Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

 

 

 

 

ASSOCIAZIONE ITALIANA CULTORI IMMAGINETTE SACRE

 

 

CHE COSA E’ L’A.I.C.I.S.?

L’AICIS è l’Associazione, apolitica e senza fini di lucro, che raccoglie appassionati cultori, studiosi, collezionisti e quanti si interessano di immaginette sotto ogni profilo: storico, folkloristico, culturale, artistico, religioso

PERCHE’ ISCRIVERSI ALL’AICIS?

Perché l’unione fa la forza. Per essere informati, attraverso la Notiziario bimestrale, di quanto interessa il settore e poter effettuare lo scambio del materiale fra i soci. Per partecipare alle mostre o anche conoscere ove si svolgono mostre di immaginette. Per partecipare a conferenze. Per avere notizie su pubblicazioni specialistiche, per avere le nuove immaginette, per conoscere i nuovi Venerabili, Beati e Santi, per avere altri ragguagli su santi e santuari.

COME ISCRIVERSI ALL’A.I.C.I.S.

 

Telefonando alla Segreteria (tel.06-7049.1619) e richiedendo l'apposito modulo da compilare.

Per il 30° anniversario della fondazione dell'A.I.C.I.S. (1983-2013), il Consiglio Direttivo, riunitosi in ottobre u.s., per nuovi tesserati, mai prima iscritti, ha riconfermato la campagna promozionale 2012.

Il Consiglio, infatti, ha stabilito che anche per l’anno 2013 quanti non sono stati mai iscritti all’AICIS e desiderano associarsi oltre la quota di iscrizione (euro 3,00), pagheranno nel 2013 la quota promozionale di euro 22,00, anziché 35,00. L'importo dovrà essere versato sul conto corrente postale nr. 39389069 intestato all' A.I.C.I.S. (Associazione Italiana Cultori Immaginette Sacre)

L’anno sociale decorre dal 1° gennaio al 31 dicembre

 

DIRITTI DEI SOCI:

- ricevere le Circolari Informative, con immaginette omaggio;

- partecipare alle mostre ed alle iniziative sociali;

- partecipare alle riunioni di scambio fra soci;

- effettuare scambi fra soci per corrispondenza;

- fare inserzioni gratuite di offerta o di richiesta di immaginette nelle Circolari Informative.

Gli incontri si tengono nella Sede dell'Ass.ne, in P.za Campitelli 9, in una sala interna al cortile adiacente la Chiesa di S.ta Maria in Portico, ogni primo martedì del mese, eccetto agosto, e salvo variazioni che di volta in volta verranno rese note.


Per Informazioni: Contattare Renzo Manfè - Vice Presidente
Tel. 328-6911.049
e-mail: aicis_rm@yahoo.it

 

 

 

SANTINI E SANTITA'

NOTIZIARIO A.I.C.I.S. N. 2- 2919
Aprile - Giugno 2019

 

San Vincenzo Ferreri Litografia della seconda metà del 1800 con acquerellatura a mano coeva.
(Collezione Michele Fortunato Damato).

 

 

 

 

- SANTINI OFFERTI DAI SOCI PER GLI ASSOCIATI -


SANTINI OFFERTI DAI SOCI PER GLI ASSOCIATI - 2/2019

 

 

1 - Santi Padri Cavensi – Santuario Avvocata sopra Maiori. Santino offerto da Giuseppe MELONE.

2 - Santa Gianna Beretta Molla, medico e madre di famiglia. Retro: Preghiera. Santino offerto da Giancarlo MERATI.

3 - Santi Luigi e Zelia Martin. Retro: Preghiera. Santino offerto da Margherita GRANDI.

4 - S.Antonio di Padova, venerato a Sparanise (CE). Retro: Preghiera. Santino offerto da P. Michele M. GIULIANO, ofm.

5 - Madonna con Bambino Retro: Preghiera. Santino offerto da Carluccio FRISON.
6 - Madonna dei Portici. Retro: Preghiera. Santino offerto da Carluccio FRISON.

7 - S.Rita da Cascia, (Statua lignea) venerata nel Santuario Francescano di Cava de’ Tirreni. Retro: Preghiera. Santino offerto da Giuseppe MELONE.

8 - Comunione Pasquale 1899, chiesa di San Marco in Rovereto. Retro: a ricordo della Mostra di Santini “Comunioni Pasquali” di Luciana Galli a Rovereto. Santino offerto da Luciana CALABRI.
9 - Crocifisso ligneo venerato nella Chiesa di S.Salvatore di Sospiro. Retro: Preghiera. Santino offerto dal Margherita GRANDI.

10 - Maria Ss.ma Annunziata, venerata nella Chiesa Madre di Resuttano. Santino stampato e offerto da Armando PANZICA.

 

 

VITA ASSOCIATIVA


21 APRILE 2019: SANTA PASQUA
Il Presidente Giancarlo Gualtieri con il Consiglio Direttivo AICIS porge gli auguri più fervidi di liete festività pasquali ai soci ed alle loro famiglie.

 

CALENDARIETTO 2019 DISTRIBUITO CON LA RIVISTA NR.2/2019
Informiamo i soci che il calendario pieghevole plasticato, distribuito con i santini della Rivista nr.2/2019 è un omaggio del nostro socio Paolo Emilio Camaiora titolare della Satec Srl, che ringraziamo.

 

SOLLECITO AI SOCI IN RITARDO CON IL PAGAMENTO DELLA QUOTA SOCIALE 2019 (€ 38,50)
Constatiamo che di 80 soci, iscritti nel 2018, non abbiamo ancora ricevuto da parte dell’Ente Poste la fotocopia del versamento della quota annuale 2019, rimasta con l’importo di due anni fa, cioè di euro 38.50. Poiché per qualcuno potrebbe esserci un disguido postale, invitiamo quanti troveranno insieme a una lettera il modulo di conto corrente postale, ad inviarci in sostituzione copia del versamento effettuato.
Tale attestazione può essere inviata anche tramite via e-mail all’indirizzo: aicis_rm@yahoo.it
Nel contempo invitiamo i ritardatari a provvedere al versamento in modo che con il nr.3/2019 possiamo allegare “Il Libro dei soci 2019”.

 

 

SAN FRANCESCO DI PAOLA

 

 

V CENTENARIO DELLA CANONIZZAZIONE DI SAN FRANCESCO DI PAOLA (1° maggio 1519 - 1° maggio 2019)
di Giancarlo GUALTIERI

I MIRACOLI DEL SANTO PATRONO DELLA CALABRIA

 

I miracoli del santo Patrono della Calabria Il 1° maggio di quest’anno ricorre il cinquecentesimo anniversario della canonizzazione di Francesco di Paola eremita e fondatore dell’Ordine religioso dei Minimi la cui esistenza, dalla nascita alla morte, fu permeata da innumerevoli avvenimenti soprannaturali, narrati poi da tanti biografi ed illustrati da valenti pittori ed incisori. In una ristampa del 1841 del libro “Vita di San Francesco di Paola Fondatore dell’ordine de’ Minimi” scritto da Monsignor Giuseppe Maria Perrimezzi nel 1715, si contano 125 litografie esprimenti i miracoli operati dal Santo e la vera effige ritratta dall’originale che si trova in Vaticano (Fig. 1).

 

LA PRIMA PARTE DELLA VITA DI FRANCESCO DI PAOLA: NEL REGNUM SICILIAE

 

Francesco nasce a Paola, in Calabria, il 27 marzo 1416, da genitori anziani, Giacomo Alessio detto “Martolilla” e Vienna di Fuscaldo, grazie all’intercessione di Francesco d’Assisi. Ancora giovanetto, dopo aver trascorso un anno presso il convento dei Francescani di San Marco Argentano, a nord di Cosenza, scelse l’eremitaggio e si ritirò in una grotta in un bosco vicino la sua cittadina natia.
Un

 

UN CERBIATTO COME AMICO

 

Il suo rifugio fu però scoperto da alcuni cacciatori che, inseguendo un cerbiatto impaurito dalla furia dei cani, aveva trovato rifugio nella grotta di Francesco. Al cospetto del santo, i cani smisero di latrare, il cerbiatto si faceva docilmente accarezzare; i cacciatori stupefatti ritornarono in paese raccontando a tutti il fatto miracoloso. Dopo alcuni anni, il cerbiatto, diventato ormai un cervo, ancora una volta inseguito dai cacciatori, fuggì verso il Convento rifugiandosi proprio sotto la cella di Francesco e da quel momento non lo abbandonò più accompagnandolo ovunque andasse (Fig. 2).
Ben presto iniziarono ad affluire al suo eremo molte persone desiderose di porsi sotto la sua guida spirituale. Francesco fonda, quindi, il suo primo convento a Paola e poi, di seguito, quelli di Paterno Calabro, Spezzano della Sila, Corigliano Calabro e Maida, operando ovunque una serie di miracoli: guarisce storpi, sana lebbrosi, libera ossessi, rende fertili donne sterili e tanti altri ancora che lo rendono famoso in tutta Italia. Ecco di seguito alcuni dei tanti miracoli raffigurati in alcuni santini.

FA SGORGARE L'ACQUA DETTA DELLA "CUCCHIARELLA"

 

Durante i lavori di costruzione del convento di Paola, Francesco opera una serie di prodigi: ferma con il segno della croce un grosso masso che stava rotolando sulle case; entra in una fornace ardente per la calce a ripararne il tetto e fa sgorgare una fonte con un tocco del bastone, per dissetare gli operai, oggi è chiamata “l’acqua della cucchiarella”, perché i pellegrini usano attingerne con un cucchiaio. “Percussit petram et fluxerunt acque” (Fig. 3).

 

ATTRAVERSA LO STRETTO DI MESSINA SUL MANTELLO
Dovendo un giorno recarsi a Milazzo, in Sicilia, per fondare un nuovo convento, giunge a Catona sulla sponda calabrese dello stretto in compagnia di due discepoli. Francesco chiede ad un barcaiolo, tal Pietro Colosa, di traghettarlo “per amor di Dio” sulla sponda siciliana. Al rifiuto di quest’ultimo non si perde d’animo, stende il suo mantello sull’acqua e, dopo esservi montato, lega una cima al suo bastone a mo’ di vela e spinto dal vento approda in Sicilia (Fig. 4).
Il 27 marzo del 1943 il Papa Pio XII, con Lettera Apostolica Quod Sanctorum Patronatus, grazie a questo miracolo, proclama San Francesco di Paola Patrono dei Marinai d’Italia.

“CHARITAS”, L'EMBLEMA DELL'ORDINE DEI "MINIMI"

 

Uno degli attributi del Santo è uno scudo con la scritta “CHARITAS”, l’emblema si riferisce a una visione avvenuta mentre egli si trovava assorto in preghiera. Secondo la tradizione infatti, uno Spirito celeste, l’arcangelo Michele, gli apparve tenendo fra le mani uno scudo luminoso su cui si leggeva la parola “CHARITAS” e porgendoglielo disse: “Questo sarà lo stemma del tuo Ordine”. (Fig. 5).
Ormai la fama di santità di Francesco aveva superato i confini italiani fino a giungere alle orecchie del re di Francia Luigi XI che lo reclamò a corte.
Quindi Francesco all’età di 67 anni, suo malgrado e, per obbedienza al Papa Sisto IV, il 2 febbraio 1483, secondo la tradizione, in compagnia di tre confratelli, padre Bernardino Otranto, padre Giovanni Cadurio, suo confessore, e fra’ Nicola d’Alessio figlio della sorella, è costretto a partire per la Francia.

 

LASCIA L'IMPRONTA DEI SUOI PIEDI SUL POLLINO


Lascia le impronte dei suoi piedi sul Pollino Sul Pollino saluta la sua terra natia, che non vedrà mai più, lasciando l’impronta dei suoi piedi su una roccia (Fig. 6).
A Napoli viene accolto a Porta Capuana dal re Ferdinando d’Aragona, meglio conosciuto come Don Ferrante, al seguito della sua corte. Anche qui opera una serie di miracoli, memorabile è quello detto:

IL MIRACOLO DELLA "MONETA SPEZZATA"

 

Il re aragonese gli dona un sacchetto pieno di monete d’oro, ma Francesco le rifiuta e spezzandone una, da cui fuoriescono alcune gocce sangue, esclama: “Sire, questo è sangue dei poveri, che grida vendetta al cospetto di Dio” (Fig. 7).
A Roma è ricevuto da Papa Sisto IV, poi incontrato casualmente Lorenzo de’ Medici con suo figlio Giovanni di appena sette anni, gli predice “… sarò santo quando questo fanciullo sarà papa”.


Giovanni de’ Medici sarà eletto Papa il 2 marzo 1513 con il nome di Leone X, lo stesso anno proclamerà beato Francesco di Paola e, dopo sei anni, il 1 maggio 1519, lo eleverà all’onore degli altari con la Bolla Excelsus Dominus istituendone la festa solenne il 2 aprile del calendario universale.

La seconda parte della vita di Francesco di Paola: a Tours, in Francia, presso la corte del re Luigi XI Arrivato a Tours gli va incontro, con a seguito alcuni dignitari della Corte, il giovanetto Carlo VIII, figlio del re di Francia Luigi XI che, gravemente ammalato, aveva chiesto l’intercessione del frate calabrese, per la sua guarigione.
Francesco non dona al re la guarigione corporale ma solamente quella spirituale preparandolo a morire con serenità e da buon cristiano. Accolto ormai alla corte reale come consigliere spirituale, si guadagna l’appellativo di “bonhomme”, vi rimane fino alla sua morte avvenuta il venerdì santo del 2 aprile 1507.
Anche dopo la sua morte Francesco concede miracoli, la regina di Francia Anna di Bretagna, ottiene la prodigiosa guarigione della figlioletta Cluadine, e si fa promotrice presso il Papa Giulio II la causa di beatificazione di Francesco, seguita da reali di altre nazioni europee e dal procuratore generale dell’Ordine dei Minimi.
Il 13 maggio 1512 viene emanato un Breve Pontificio che istituisce tre inchieste per la beatificazione, i cosiddetti processi: quello Cosentino e quello Reggino in Calabria e quello Turonense in Francia.

(Continua)

 

 

 

 

 

MADONNA DEI PORTICI


Con questo numero, troverete una bella immaginetta della Madonna dei Portici, senza altre indicazioni, che reca sul retro una preghiera alla “Madre di Misericordia”.
Questo santino proviene dalla Cattedrale di Urbania (in provincia di Pesaro-Urbino), dedicata a San Cristoforo martire, patrono della città da sempre.

La Cappella dedicata al culto della Madonna dei Portici, posta a sinistra dell’altare, venne eretta nel 1605 dal Duca Francesco Maria II della Rovere, come ex voto per la nascita del figlio.

Venne consacrata nel 1636, quando la città divenne diocesi, dal suo primo vescovo Onorato Honorati. “La copia - riporta don Corrado Leonardi nella sua Guida per le Chiese di Urbania …, p. 14 - dell’immagine della Madonna con il Bambino”, dipinta da Bernardino Dolci nel 1450 venne qui trasferita dai Portici di una casa locale, da cui l’attuale intitolazione.

Nel 1854, per voto del Comune contro l’epidemia di colera che aveva colpito la popolazione italiana, assunse anche il titolo di Madonna della Misericordia e divenne compatrona della città, insieme a San Cristoforo martire; il cui santino, dimenticavo, è pure reperibile nella chiesa.

A corredo di questa breve nota, si pubblicano il santino di San Cristoforo martire e, in una versione più completa, l’immaginetta della Madonna dei Portici, invitando chi lo volesse (e potendo, ovviamente, farlo) a visitare la suggestiva città di Urbania, l’antica Castel Durante, e i suoi molti tesori nascosti. Non ne resterete delusi: solo le chiese, molte delle quali aperte, sono una ventina!

 

 

 

IL NOTAIO JACOPO RUBIERI DA PARMA: CHI ERA COSTUI?

 

di Carluccio FRISON

 

La domanda, a chi si presta a leggere questa mia nota, può sorgere spontanea, soprattutto considerando le tematiche (Santi, Beati, Madonne… e loro santini, ecc.) che qui si trattano. Tale nome, tuttavia, ai lettori più accorti ed attenti alle diverse pubblicazioni relativi alla storia dei santini (e del loro collezionismo) o alla consultazione di qualche più o meno recente catalogo di mostre, non giungerà del tutto nuovo, rammentando forse di averlo già letto da qualche parte.

 

Non solo: nei blog a tema, “filiconici”, che sempre più numerosi in questi ultimi anni sono sorti in rete (ma anche in qualche recente eBook, sempre sui santini), qualcuno si è già soffermato sul nostro succitato notaio: chi domandandosi se, per quanto è stato scritto sul suo operato, lo si sarebbe potuto considerare come il primo vero collezionista di immaginette sacre; chi accettando il fatto di poterlo considerare come “l’antesignano dei collezionisti” italiani di cui si ha, a partire dal XV secolo, una sicura e documentata attestazione.

 

Ma vediamo dapprima -per meglio inquadrare il problema- di riportare brevemente qualche notizia biografica sul notaio Jacopo Rubieri, una figura di intellettuale, di non grande spessore, rimasta fino al secolo scorso quasi del tutto sconosciuta. Un modesto chierico, nato a Parma intorno al 1430 (anche il padre era un notaio) che svolse la sua attività professionale di “avvocato e procuratore della Sacra Rota e professore di diritto”, tra Ferrara, Roma, Veneto ed Alto Adriatico, con spostamenti tra Istria e Dalmazia, tanto da stabilirsi e lavorare prima a Padova e, dopo il 1480, nella stessa Venezia; dove forse morì nel 1500 circa. Dopo questa data, di lui infatti non si hanno più notizie biografiche. E di questo modesto procuratore legale e notaio non avremmo certamente più sentito parlare se non si fossero ritrovati, alla fine dell’Ottocento, tra i codici della Biblioteca Classense di Ravenna alcuni dei suoi manoscritti giuridici, che riportavano per lo più consiglia legali di importanti avvocati e o professori di diritto bassomedievali, ivi raccolti e ricopiati di sua mano perché dovevano servigli nell’esercizio della sua quotidiana professione.

Ovviamente, anche questo ultimo fatto non ha nulla di eccezionale, qualcuno mi potrebbe obiettare; in quasi tutte le principali città italiane ci sono archivi e biblioteche in cui abbondano pergamene, carte, faldoni, quaderni, manoscritti, e molti soprattutto di argomento giuridico, ma anche storico, letterario, religioso, che rimangono ancora da schedare, regestare, studiare e culturalmente da valorizzare.

 

I manoscritti del Rubieri sarebbero passati quasi inosservati se non fosse per una loro curiosa, quanto mai inaspettata particolarità: si presentavano “farciti” di figure.

Erano la collocazione, gli album (mi si passi il termine) che lo stesso Rubieri utilizzava per contenere la sua personale collezione di xilografie sacre: una quarantina e più di incisioni con figure, ma non solo, di Santi e Sante, che aveva raccolte nei suoi vari spostamenti; e che aveva ritagliato, adattate, talvolta colorate, e infine incollate, anche sovrapposte una sull’altra, tra i fogli dei suoi manoscritti giuridici.

L’importanza storica, per gli studiosi, di queste stampe è rappresentata dal fatto che esse possono essere annoverate tra i più antichi e rari esempi di xilografie italiane: “i più famosi monumenti della zilografia italiana”, come già è stato scritto agli inizi del secolo scorso, quasi alla stregua di quel grande capolavoro artistico -databile ai primi anni del Quattrocento- che è l’immagine, stampata su carta comune, della Madonna del Fuoco (forse la più antica xilografia europea), ora conservata nel Duomo di Forlì, e che da ben sei secoli è venerata dai Forlivesi.

Le incisioni del Rubieri sono meno antiche, databili alla fine del quattrocentesche e raffigurano diversi Santi e Sante, perlopiù in piedi, tra quelli che all’epoca erano più venerati: S. Giuseppe, S. Giorgio, S. Cristoforo, S. Agostino, S. Sebastiano, S. Rocco, S. Lorenzo, S. Francesco d’Assisi, S. Antonio da Padova, S. Domenico, S. Vincenzo Ferrer, S. Pietro Martire, S. Martino, S. Caterina d’Alessandria, S. Barbara, S. Monica, S. Chiara, S. Marina, S. Agnese, S. Lucia…, solo per citarne alcuni.

Già da alcuni anni, queste stampe sono state oggetto di numerosi studi: l’ultimo in ordine di tempo (è stato pubblicato in Italia nel 2017) è quello di David S. Areford, che ha indagato la vita e la religiosità del collezionista, il notaio Jacopo Rubieri da Parma per l’appunto, cercando di ricollocare le singole riproduzioni “nel loro contesto originale, quello di un raccoglitore di immagini di santi che affrancano le sue fatiche di copista e assemblatore di testi giuridici, illustrandoli e segnando le tappe della sua personale devozione.

 

Le popolari raffigurazioni vengono così adattate agli scopi della quotidiana vita di devoto, della cui religiosità si fanno espressione personalizzata”. A questo punto, mi sembra che si possa così concludere: può senz’altro essere nel giusto chi nega al notaio Jacopo Ruggeri da Parma la “patente” di primo collezionista di immaginette sacre, di santini.

 

 

È ovvio, infatti, che i “santini”, come li intendiamo noi oggi, non esistevano ancora nel Quattrocento, come non esistevano ancora tutti quegli strumenti e quei materiali che caratterizzano oggi un moderno collezionista di santini.

el resto, lo stesso termine “santino” fa le sue prime apparizioni nell’uso e nel parlato quotidiano solo nella terza decade del Settecento, non prima, come documentato dai Dizionari italiani allora pubblicati.

D’altra parte è indubbio che ogni autore, nell’affrontare uno studio critico, anche per quanto concerne la storia del santino e del suo collezionismo, ha cercato sempre di indagarne le origini, andando a ricercare i primi manufatti, tra le diverse rappresentazioni sacre di piccolo formato che, in qualsiasi modo, potevano essere oggetto di una qualche forma di collezione.

Così ha fatto lo SPAMER che, nel primo capitolo del suo magistrale Das kleine Andachtsbil, ha iniziato a trattare delle miniature del XIV-XV secolo.

 

Ed ugualmente ha pure fatto Dolores SELLA ( Santini e immagini devozionali in Europa dal secolo XVI al secolo XX ) che ha dedicato ben due capitoli alle miniature e alle xilografie nei santini a partire dal XV secolo.

E qui mi piace anche riportare le parole del nostro fondatore, il comm. GENNARO ANGIOLINO, che - a mio modesto parere- ben riescono a sintetizzare questo travagliato periodo di transizione tra il XV e il XVIII secolo, dall’immagine sacra di grande formato a quella di piccole dimensioni, vale a dire i nostri santini: (Continua)


 

 


CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

 

15.1.2019: PROMULGAZIONE DI NUOVI DECRETI Il 15 gennaio 2019, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza S.E. Rev.ma il Sig. Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i seguenti decreti riguardanti:

 

-UNA NUOVA SANTA Il miracolo, attribuito all’intercessione della Beata MARGHERITA BAYS, vergine. Si resta in attesa di conoscere la data della cerimonia di Canonizzazione.

MARGHERITA BAYS (1815-1879)

Margherita Bays nasce l’8 settembre 1815 a La Pierraz (SiviriezCantone di Friburgo-Svizzera). Ad otto anni riceve la Cresima e a 11 anni è ammessa alla Prima Comunione. Verso i 15 anni fa un apprendistato come sarta, mestiere che esercita poi per tutta la vita. Nel 1860 il fratello Claudio sposa una delle domestiche di casa, Josette, promossa quindi d’un colpo a padrona! Margherita si trova così a subire l’ostilità e l’incomprensione della cognata. Sia nella propria casa, sia in quelle dove si reca per lavoro, invita sempre i presenti a recitare con lei una o due poste di Santo Rosario. Dedica il suo tempo libero ad un apostolato attivo fra i bambini, insegnando loro il catechismo e formandoli alla vita morale e religiosa, preparando nel contempo le giovani alla futura condizione di spose e madri. Nel 1853 viene operata all’intestino per un cancro; sconcertata dal tipo di cure, supplica la Santa Vergine di guarirla e farla soffrire diversamente, con altri dolori per partecipare più direttamente alla Passione di Gesù. È esaudita l’8 dicembre 1854, nello stesso momento che a Roma papa Pio IX proclama il dogma dell’Immacolata Concezione. Negli ultimi anni della sua vita, il dolore si fa sempre più intenso, ma sopporta tutto senza un lamento, in totale abbandono alla volontà di Dio. Secondo il suo desiderio muore nella festa del Sacro Cuore il 27 giugno 1879. Introdotta la Causa, Margherita Bays è stata beatificata il 29 ottobre 1995. (Fonte: www.ofmcap.org


B- 14 NUOVI BEATI È stato inoltre promulgato il Decreto riguardante il martirio dei Servi di Dio ISABEL LACABA ANDÍA (in religione: MARÍA DEL CARMEN) e 13 COMPAGNE, religiose professe dell’Ordine delle Francescane Concezioniste, uccise in odium fidei in Spagna nel 1936. Si resta in attesa di conoscere la data della cerimonia di Beatificazione.

MARIA DEL CARMEN (1882-1936) e 13 COMPAGNE

Isabel Lacaba Andia nasce il 3 novembre 1882. Il 3 novembre 1902 entra nel convento delle Francescane Concezioniste di San José, situato a Madrid, in via Sagasti.

Nel 1935 è eletta superiora della comunità. È un periodo difficile per la Spagna. Subisce la persecuzione religiosa di quei terribili momenti, aumentata nel luglio 1936, quando Madre Maria del Carmen e le consorelle devono lasciare il convento di Las Rozas presso Madrid e rifugiarsi in un appartamento nella capitale spagnola, in via Manuel Silvela nr.19, dove poi sono scoperte da bande di anarchici e sottoposte a ogni sorta di molestie. Madre Maria, che può essere salvata, decide di rimanere con le consorelle. Nel pomeriggio del 7 novembre 1936 sono prese con estrema violenza da miliziani armati, e sono fucilate poco dopo “in odium fidei”. Le compagne consorelle, religiose professe dell’ordine delle Francescane Concezioniste, sono: – Sr. Maria Petra Pilar de los Desamparados (18631936) (Petra Peròs Benito). – Sr. Maria dell’Assunzione (1864-1936) (Eustaquia Monedero). – Sr. Maria del Sacro Cuore (1887-1936) (Manuela Prensa Cano). – Sr. Maria di San Giuseppe (1886-1936) (Balbina Rodriguez Higuera). – Sr. Maria Guadalupe dell’Ascensione (1892-1936) (Maria de Las Nieves Rodriguez Higuera). – Sr. Maria Juana di San Michele (1870-1936) (Juana Josefa Ochotorena Arniz). – Sr. Maria di Gesù (1889-1936) (Basilia Diez Recio). – Sr. Maria del Pilar (1897-1936) (Clotilde Campos Urdiales). – Sr. Maria Beatrice di Santa Teresa (1908-1936) (Narcisa Garcia Villa). – Sr. Inés de San José (-1936) (Inés Rodríguez Fernández). – Sr. María del Carmen de l’Immacolata Concezione (-1936) (Carmen Rodríguez Fernández). – Sr. María di San José Ytoiz (-1936). – Sr. Asunción Pascual Nieto (-1936).

 

C - DUE NUOVE VENERABILI Sono stati promulgati 2 decreti riguardanti l’eroicità delle virtù dei seguenti Servi di Dio: – A N N A K AW O R E K , c o f o n d a t r i c e d e l l a C o n g r e g a z i o n e delle Suore di San Michele Arcangelo; – M A R Í A C O N S U E L O S A N J U R J O S A N T O S ( n e l l a re l i g i o n e : MARÍA CONSOLATA), Suora professa della Congregazione delle Serve di Maria, Ministre degli infermi. Esse, pertanto, acquisiscono il nuovo titolo di “Venerabile”.

1 - Ven. Serva di Dio ANNA KAWOREK (1872-1936)
Anna Kaworek nasce in Polonia, a Biedrzychowice, il 18 giugno 1872. Già nei primi anni della scuola era germogliato nel cuore della piccola Anna il seme della vocazione religiosa. Anche se conosce diversi Istituti religiosi femminili, non giunge ad alcuna decisione circa il suo futuro. Solo a 22 anni, dopo aver sentito parlare dell’Istituto religioso che stava nascendo ad opera del beato Bronislao Markiwicz, a quel tempo salesiano, risponde alla chiamata divina. Il 25 febbraio 1894 arriva a Miejsce Piastowe, dove si presenta al futuro beato, ma rimane turbata poiché quello che vede è molto diverso dalla realtà di un convento. Dopo otto mesi di permanenza, chiede a don Markiewicz il permesso di ritornare per una visita alla casa paterna e per recarsi a piedi al Santuario di Monte Sant’Anna. Torna rafforzata nella vocazione e si dedica con entusiasmo al servizio dei più bisognosi attraverso la Congregazione delle Suore di San Michele Arcangelo di cui è cofondatrice. Dopo 34 anni di prove e di fedeltà eroica, il 21 agosto 1928 la Serva di Dio, insieme al gruppo delle prime suore, gioisce per l’approvazione canonica della sua Congregazione di cui è eletta Superiora Generale. Muore in odore di santità il 30 dicembre 1936 a Miejsce Piastowe. (Fonte: www.santibeati.it)

2 - Ven. Serva di Dio Ven. Serva di Dio MARIA SOLDEDAD SANJURJO SANTOS (1892-1973)
Maria Consuelo Sanjurjo Santos nasce ad Arecibo (Puerto Rico), il 15 novembre 1892. Rimane presto orfana dei genitori ed i familiari la internano in un istituto per ragazze orfane con problemi psichici (“La Protectora”) gestito dai Servi di Maria. Qui trascorre l’adolescenza, ma segna anche il momento prezioso in cui sente nascere la propria vocazione religiosa. A Madrid il 31 maggio 1911 veste l’abito religioso nella Congregazione delle Serve di Ministre degli Infermi con il nuovo nome di Suor Maria Soledad. Il 1° giugno 1913 emette la professione temporanea e successivamente, a Santiago de Cuba, pronuncia solennemente la formula della professione perpetua: è il 30 aprile 1921. Dotata di doni di governo, prudenza e semplicità, nel 1939 è nominata Superiora della casa di Matanzas, poi di Manzanillo, quindi di San Juan. Il 20 luglio 1950, è Superiora provinciale delle Antille, stabilendo la sua residenza a L’Avana, dove viene istituita la Curia Provinciale. Proprio in questo periodo intraprende “l’erezione di un noviziato, per le giovani vocazioni che stanno emergendo nelle Antille” . Grazie al suo zelo, la Congregazione si estende alle Comunità di Santo Domingo, Santiago de los Caballeros e La Vega nella Repubblica Dominicana. Altri “Sagrarios” quindi vengono aperti quasi a compensare quelli che, con profondo dolore, sono stati chiusi a Cuba. Ella è rieletta alla stessa carica di Superiora Provinciale il 25 luglio 1954, e lascia l’incarico il 19 marzo 1959 per divenire la Superiora della Comunità di San Juan de Puerto Rico. Nel 1965 è colpita da infarto miocardico, ma recupera presto, e continua a svolgere il proprio compito fino al 1966 quando, libera da ogni responsabilità del governo, è destinata a San Juan dove rimarrà fino alla morte. Questo ultimo periodo di sette anni è contraddistinto dalla sua dedizione alle consorelle, dalla preghiera continua, dalla sua semplicità e gentilezza. Il Signore, che lei ha sempre desiderato ardentemente, viene a cercarla il 23 aprile 1973, erano le dieci di un lunedì di Pasqua.

 

12.2.2019: PROMULGAZIONE DI NUOVI DECRETI Il 12 febbraio 2019, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza S.E. Rev.ma il Sig. Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i seguenti decreti riguardanti:

 

A - DUE NUOVI SANTI Il miracolo, attribuito all’intercessione dei Beati: 1)-Giovanni Enrico Newman (1801-1890), Cardinale di Santa Romana Chiesa, Fondatore dell’Oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra. 2)-Maria Teresa Chiramel Mankidiyan, Fondatrice della Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia. Si resta in attesa di conoscere la data della cerimonia di Canonizzazione.

1 - GIOVANNI ENRICO NEWMAN (1801-1890) John Henry Newman, probabilmente l’uomo di chiesa di spicco dell’Inghilterra del XIX sec., nasce a Londra da una madre ugonotta e da un padre di orientamento religioso molto tollerante. Ancora membro della Chiesa d’Inghilterra, le sue idee in fatto di religione cominciano a deviare gradualmente da quelle della Chiesa Evangelica d’Inghilterra per abbracciare quelle dell’ala più conservatrice della Chiesa Cattolica finché non si converte definitivamente al Cattolicesimo Romano nel 1845. Poco dopo, viene ordinato prete, ed in seguito eletto cardinale da Papa Leone XIII nel 1879. Viene beatificato a Birmingham il 19 settembre 2010 da Papa Benedetto XVI. La memoria è stata fissata al 9 ottobre, non perché questo giorno sia la data della morte del Cardinale inglese, ma perché è la data significativa della sua recezione nella Chiesa Cattolica. L’epitaffio che il Beato Newman ha desiderato fosse inciso sulla sua tomba, intarsiato anche sul nuovo altare costruito in suo onore a Birmingham, è: “Partendo dalle ombre e dalle immagini verso la verità”.

2 - MARIA TERESA CHIRAMEL MANKIDIYAN (1897-1978) Thresia Chiramel Mankidiyan nasce in India, a Puthenchira nel distretto di Thrissur il 26 aprile 1876 da famiglia nobile, poi decaduta. Nel 1888 la morte di sua madre segna la conclusione degli studi, ma anche la crescita della sua vocazione religiosa. Dal 1904 si fa chiamare “Mariam” per espresso desiderio, dice lei, della B.V. Maria. Dal 1902 al 1905 è sottoposta a vari esorcismi dal Ven. Joseph Vithayathil, su ordine del vescovo locale. Dal 1902, p.Vithayathil diviene il suo direttore spirituale fino alla sua morte. Dal 1905 al 1909 ha una serie di esperienze spirituali come le stigmate, che nasconde alla vista del pubblico. Nel 1913 fonda una casa a Puthenchira e il 14 maggio 1914 fonda la Congregazione della Sacra Famiglia. Ne è eletta Superiora. Scopi dell’istituzione sono: preghiera, meditazione, assistenza ai malati e ai bisognosi, educazione cristiana. Nel 1926 un oggetto cadendo la colpisce sulla gamba; la cosa è seria perché Madre Maria Teresa è diabetica. Inutili le cure ospedaliere. Il 7 giugno 1926 riceve gli ultimi sacramenti e il viatico. Muore l’8 giugno 1926 pronunciando la frase: “Gesù, Maria e Giuseppe, vi offro il mio cuore e la mia anima”.


B - UN NUOVO BEATO Il martirio del Servo di Dio VITTORIO EMILIO MOSCOSO CARDENAS (1846-1897), Sacerdote professo della Compagnia di Gesù, ucciso in Odium Fidei. Si resta pertanto in attesa di conoscere la data delle cerimonie di Beatificazione.

1 - VITTORIO EMILIO MOSCOSO CARDENAS (1846-1897)

Noviziato gesuita di Cuenca. Sono anni difficili. Il governo anticlericale aveva già espulso i Gesuiti dal Paese. Nel 1866 pronuncia i primi voti religiosi. Nel 1867 è nominato professore di grammatica e retorica nella Scuola San Filippo Neri di Riobamba. Dal 1892 alla sua morte avrà l’incarico di Rettore della Scuola. I testimoni lo descrivono come uomo umile e profondo, lieto di svolgere il suo lavoro al servizio dei giovani. Nel 1895, la rivoluzione liberale al comando di Eloy Alfaro trionfa in Ecuador, guidando insieme ai suoi luogotenenti una feroce persecuzione anticlericale, chiudendo gli ordini religiosi, espropriando proprietà della Chiesa e tormentando direttamente i religiosi in diverse parti del Paese, come è successo con lo stesso Santo fratello Miguel. Tuttavia, l’episodio più crudele della persecuzione liberalista è quello avvenuto il 4 maggio 1897 a Riobamba , in cui P. Emilio Moscoso, che stava pregando, viene ucciso in odio alla fede con due colpi di pistola.

C - CINQUE NUOVI VENERABILI Sono stati promulgati 5 decreti riguardanti l’eroicità delle virtù dei seguenti Servi di Dio, i quali, pertanto, acquisiscono il nuovo titolo di “Venerabile”.

1 - Ven. Servo di Dio GIUSEPPE MINDSZENTY (1892-1975)

Giuseppe nasce a Mindszent il 29.3.1892 in Ungheria. Nel 1941 cambia cognome prendendolo dalla città natale. Studia nel seminario Szombathely ed è ordinato presbitero il 12.6.1915. Dopo la prima guerra mondiale e il crollo dell’Impero asburgico, prendono il potere in Ungheria i comunisti di Béla Kun. Nel 1919 Mindszenty è arrestato perché sacerdote. Il 3.3.1944 è nominato vescovo di Veszprém. Fra il 1944 e il 1945 è di nuovo imprigionato, ma dai nazisti, poi rilasciato nel 1946. Il 2.10.1945 è arcivescovo di Esztergom e primate d’Ungheria. Pio XII lo nomina cardinale nel concistoro del 18.2.1946. L’Ungheria è di fatto un Paese satellite dell’Unione Sovietica. Il 26.12.1948 il cardinale è di nuovo incarcerato e nel 1949 condannato all’ergastolo con l’accusa di cospirazione tesa a rovesciare il locale governo comunista. Liberato dopo 8 anni durante la insurrezione popolare del 1956, trova asilo politico nell’ambasciata americana di Budapest. Nel 1971 è a Roma per il Sinodo, poi si stabilisce a Vienna ove muore il 6.5.1975.


2 - Ven. Servo di Dio GIOVANNI BATTISTA ZUABONI (1880-1939)

Giovanni Battista nasce a Promo di Vestone (Italia) il 24 gennaio 1880. Entra in seminario a Brescia nel 1897 ed è ordinato sacerdote il 9.6.1906. È vicario cooperatore a Volciano e nel 1912 a Nuvolera. Nel 1915 svolge il ministero nella parrocchia di S. Giovanni Evangelista a Brescia e presta servizio militare come soldato di sanità, assistendo i soldati dell’ospedale militare. Nel 1918 dà inizio alla prima Scuola di preparazione delle ragazze alla famiglia: l’attuale Scuola di Vita Familiare. L’iniziativa si sviluppa in varie parrocchie della Diocesi di Brescia e fuori. Nel 1930 dà forma organica all’Opera con la fondazione dell’Istituto “Pro Familia” e pone le basi per la Compagnia della Sacra Famiglia, poi riconosciuta come Istituto Secolare. Studioso dei problemi sociali, con un ardente amore al Signore e alla Chiesa, don Giovanni Battista trova, con la preghiera e l’esercizio della carità sacerdotale, la formula di un apostolato nuovo, rispondente alle più urgenti istanze del nostro tempo: educare all’amore vero i giovani affinché formino famiglie sane, contributo indispensabile per una società più umana e cristiana. Muore a Brescia il 12.12.1939.


3 - Ven. Servo di Dio SdD EMANUELE GARCIA NIETO (1894-1974)

Manuel García Nieto nasce il 5 aprile 1894 nella città di Macotera, Salamanca (Spagna). Inizia la sua formazione sacerdotale all’età di quattordici anni, culminata nel seminario di Salamanca nel 1920 con l’ordinazione sacerdotale. Dopo aver lavorato per sei anni al servizio della diocesi di Salamanca, si unisce alla Compagnia di Gesù. Inviato al seminario dell’Ordine nella città di Comillas Cantabrico, vi svolge il ministero di confessore, direttore spirituale e insegnante di preghiera dei seminaristi. Nel gennaio 1937 ottiene un salvacondotto per trasferirsi a Vizcaya, dove rimane rifugiato fino a giugno dello stesso anno. Nell’agosto 1937, Garcia Nieto torna al seminario di Comillas, dove continuerà a svolgere il ministero di confessore fino alla morte. Formatore a Comillas di molti sacerdoti e vescovi, è chiamato “Padre dei poveri” che egli aiuta in molti modi. Muore a Comillas il 13 aprile 1974.


4 - Ven. Serva di Dio SERAFINA FORMAI (1876-1954)

Letizia Formai nasce il 28 agosto 1876 a Casciana Petrosa, nel comune di Casola in Lunigiana (Massa Carrara). Devota della Vergine, entra a 19 anni nella Congregazione delle Suore Calasanziane di Firenze, ma è costretta a rientrare in famiglia per motivi di salute. Attenta ai problemi che toccano la gente comune, nel 1932 dà inizio alla Congregazione delle Suore Missionarie Rurali con il nome di Suor Serafina. Esse si occupano dell’apostolato presso scuole, orfanotrofi, laboratori, ospedali, opere parrocchiali, case di esercizi spirituali e dell’assistenza domiciliare agli ammalati. Il suo primo atto è l’apertura di un asilo parrocchiale che fa nascere la «famiglia religiosa di giovani desiderose di tendere alla perfezione cristiana e all’educazione dei fanciulli/e» . Madre Serafina, “il sorriso della Lunigiana”, muore il 1° giugno 1954


5 - Ven. Serva di Dio MARIA BERENICE DUQUE HENCKER (1898-1993)

Ana Julia nasce il 14 agosto 1898 a Salamina, nella provincia di Caldas (Colombia). Nel 1917 Ana Julia entra a Bogotà nel noviziato delle Suore Domenicane della Carità della Presentazione. Fà la sua professione religiosa con il nome di Suor Maria Berenice. Insegnante per 33 anni in vari collegi della congregazione, è dedita ai bambini a lei affidati e occupa il tempo libero per risolvere casi sociali e aiutare i più bisognosi. Spinta dal senso dei più poveri e dal desiderio di evangelizzare le comunità più indigenti, in particolare i giovani poveri, le prostitute e gli operai, il 14.5.1943 fonda una nuova comunità tesa a raggiungere tale obiettivo. Pur nelle difficoltà, la comunità cresce e nel 1953 diviene una congregazione: le Suore dell’Annunciazione. Sotto la guida di Madre Maria Berenice, la congregazione lavora per la promozione sociale di bambini e giovani, fonda centri diurni, scuole e collegi. Un altro impegno: la dignità delle donne e il reinserimento dei più emarginati, comprese le prostitute. Missioni popolari e movimenti composti da laici in quartieri svantaggiati e aree rurali sono anche organizzati per far rivivere la fede cristiana. In ciascuna delle sue fondazioni o nei suoi tour, Madre Maria diffonde la devozione al Sacro Cuore di Gesù, l’ Eucaristia e il Rosario. Gli ultimi 14 anni della sua vita sono segnati dalla malattia. Fino alla sua morte continua a ricevere molte persone povere, tra cui donne e bambini. Madre Maria Berenice muore a Medellín (Colombia) il 25 luglio 1993.

 

19.3.2019: PROMULGAZIONE DI NUOVI DECRETI Il 19 marzo 2019, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza S.E. Rev.ma il Sig. Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i seguenti decreti riguardanti:

 

A - 9 NUOVI BEATI Nella stessa Udienza, il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti il miracolo, attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio MARIA EMILIA RIQUELME Y ZAYAS.

1 - MARIA EMILIA RIQUELME Y ZAYAS (1425-1485)

Maria Emilia nasce a Granada (Spagna) il 5 agosto 1847. Figlia di Dn. Joaquín Riquelme y Gómez, Capitano Generale dell’Esercito Spagnolo, e Doña Emilia Zayas Fernández de Córdoba e de la Vega, discendenti del Gran Capitán. Nella sua infanzia si trasferisce da un posto all’altro della Spagna per via del lavoro di suo padre. Terminati gli studi si sente attratta dalla vita religiosa, ma entra in convento dopo la morte di suo padre. Per problemi di salute è costretta a lasciare il convento. Mette il suo tempo e le sue qualità a favore dei più poveri nelle scuole per i bambini poveri, alla catechesi, alle visite alle case di prostituzione, all’aiuto alle famiglie bisognose. Donna contemplativa e apostolica, si distingue per il suo grande amore per il Santissimo Sacramento e per Maria Immacolata, e per il suo zelo missionario: “Volevo che molte persone potessero incontrare Gesù Cristo personalmente, vivo e presente nell’Eucaristia”. Con questo desiderio, nel 1896 fonda la Congregazione delle Suore Missionarie del Santissimo Sacramento e della Beata Maria Vergine Immacolata (“la piccola Opera di Maria”, come lei stessa la chiama), il cui carisma è incentrato sulla adorazione perpetua del Ss.mo Sacramento, il culto di Maria Immacolata e le Missioni. Dopo una vita intensa e piena, Madre Maria Emilia muore a Granada a 93 anni il 10 dicembre 1940.

II-MARTIRIO DEI SERVI DI DIO A)-il martirio dei Servi di Dio: -1) Valerio Traiano Fren iu, 2)-Vasile Aftenie, 3)-Giovanni Suciu, 4)-Tito Livio Chinezu, 5)-Giovanni Blan, 6)-Alessandro Rusu e 7)-Giulio Hossu, Vescovi; uccisi in odio alla Fede in diversi luoghi della Romania tra il 1950 e il 1970. B)-il martirio del Servo di Dio Alfredo Cremonesi, Sacerdote professo del Pontificio Istituto per le Missioni Estere, ucciso in odio alla Fede nel villaggio di Donoku (Myanmar) il 7 febbraio 1953. Si resta pertanto in attesa di conoscere la data delle cerimonie di Beatificazione.


A) - IL MARTIRIO DI 7 VESCOVI della Chiesa Greco-Cattolica di Romania

1 - VALERIO TRAIAN FRENTIU (1875-1952)

Valeriu Traian Frenţiu nasce a Reşiţa il 25 aprile 1875 da Ioachim, prete greco-cattolico, e Rozalia Demeter. Nel 1948 Pio XII lo eleva alla dignità arcivescovile ad personam. Attivo nel difendere la Chiesa cattolica dagli attacchi del regime comunista per mantenerla in comunione con la Sede Apostolica, il 29 ottobre 1948 è arrestato insieme agli altri vescovi cattolici. Prima è portato a Dragoslavele, poi al campo organizzato presso il monastero ortodosso di Căldăruşani. Nel 1950 è trasferito nel duro carcere di Sighet Marmaţiei. Si ammala gravemente a causa delle condizioni di vita e della carenza di assistenza medica. Muore l’11 luglio del 1952.

2 - VASILE AFTENIE (1899-1950)

Vasile Aftenie nasce a Lodroman il 14 luglio 1899 da Petru e Agafia Lita. Dopo gli studi superiori e la partecipazione alla 1ª guerra mondiale, nel 1919 entra nel seminario di Blaj. È inviato a Roma per perfezionare gli studi teologici e nel 1925 consegue il dottorato all’Ateneo di Propaganda Fide. Il 1° gennaio 1926 è ordinato sacerdote. Tornato in Romania, insegna nell’Accademia teologica di Blaj. Distintosi come canonico del Capitolo di Blaj e Rettore dell’Accademia teologica, nel 1940 è nominato vescovo ausiliare di Alba Iulia e Făgăraş. La notte tra il 28 e il 29 ottobre 1948 è arrestato e imprigionato nei sotterranei del ministero degli interni a Bucarest. Nel marzo 1950, durante gli interrogatori, a causa delle angherie, è colpito da ictus cerebrale e muore il 10 maggio successivo nell’infermeria della prigione di Văcăreşti.


3 - IOAN SUCIU (1907-1953)

Ioan Suciu nasce a Blaj il 3 dicembre 1907 da Vasile, prete greco-cattolico, e Maria Coltor. Dopo gli studi primari e la maturità, decide di entrare in seminario. È inviato a Roma per il dottorato in filosofia (1927) e in teologia (1932). Il 29.11.1931 a Roma è ordinato sacerdote. Tornato in Patria, si distingue a Blaj come professore dei giovani delle scuole superiori e di quanti studiano teologia in accademia. Nel 1940 è nominato vescovo ausiliare di Oradea. Nel 1947 è nominato amministratore apostolico di Alba Iulia e Făgăraş. Nel 1948 è arrestato tre volte: la terza e decisiva detenzione è del 27 ottobre. Dopo la prigionia nel campo di Căldăruşani, è portato nel penitenziario di Sighet, dove muore il 27 giugno 1953. In due lettere ai suoi fedeli dell’ottobre del 1948 scrive: “Per la Chiesa Romena Unita è arrivato il Venerdì Santo. Adesso, cari fedeli, abbiamo l’occasione di mostrare se apparteniamo a Cristo... Non lasciatevi ingannare da parole vane, dai comitati, da promesse, da menzogne, ma restate saldi nella fede per la quale i vostri genitori e i vostri avi hanno versato il loro sangue... Non possiamo vendere né Cristo né la Chiesa... Se prenderanno le vostre chiese, pregate il Signore, come lo fecero i primi cristiani, quando gli imperatori pagani distruggevano i loro luoghi di preghiera” . Queste sue parole risuonarono anche a Roma, nel Colosseo, il 7 maggio 2000 in occasione della commemorazione ecumenica dei testimoni della Fede del XX secolo presieduta da papa Giovanni Paolo II.

4 - TIT LIVIU CHINEZU (1904-1955)

Tit Liviu Chinezu nasce a Iernuţeni il 22 dicembre 1904 da Ioan Paul, prete greco-cattolico, ed Elena Ceuşan. Dopo la maturità, è inviato a Roma al fine di perfezionare gli studi. Consegue il dottorato in filosofia all’ateneo di Propaganda Fide nel 1927 e la licenza in teologia all’Angelicum nel 1931. Nello stesso anno è ordinato sacerdote a Roma. Rientrato in Romania, riceve l’incarico all’insegnamento e si distingue come ottimo professore di teologia. Nel 1946 è nominato protopresbitero a Bucarest e, nel 1948, canonico a Blaj. Arrestato nella notte tra il 28 e il 29 ottobre 1948, è condotto nel campo prigionieri di Căldăruşani, dove in segreto è ordinato vescovo nel 1949. In quel momento offre la sua vita per il Papa. Nel maggio del 1950, avendo rifiutato di abbandonare la comunione cattolica, è trasferito presso il carcere duro di Sighet Marmaţiei. Ammalatosi gravemente, a seguito delle dure condizioni di vita, gli viene rifiutato ogni soccorso medico e nel momento della morte viene isolato in una cella. Muore il 15 gennaio 1955.

5 - IOAN BALAN (1880-1959)

Ioan Bălan nasce a Teiuş il 12 febbraio 1880 da Ştefan e da Anica Muntean. Dopo la maturità scolastica, entra nel seminario di Alba Iulia e poi di Budapest. Nel 1903 a Blaj riceve l’ordinazione
sacerdotale. Nel 1906 si laurea in teologia all’Augustineum di Vienna. Divenuto rettore dell’Accademia teologica e canonico a Blaj, gli viene affidato il delicato incarico di redigere il codice di diritto canonico orientale. Nel 1936 è eletto vescovo di Lugoj. Arrestato il 29 ottobre 1948, è trasferito nel carcere di Sighet. Nel 1955 tre vescovi, tra i quali lo stesso Bălan, vengono liberati e messi in domicilio coatto. Pur limitato nei movimenti e controllato, esorta e incoraggia i fedeli greco-cattolici a professare pubblicamente la loro appartenenza ecclesiale e a organizzare la loro struttura di Chiesa greco-cattolica nella clandestinità. A partire dal 1956 è di nuovo isolato dagli altri vescovi e inviato al monastero ortodosso di Ciorogârla, dove trascorre gli ultimi tre anni della sua vita. Fino al giorno della sua morte subisce pressioni a rinnegare la comunione con la Sede Apostolica romana e la fede cattolica. Il 7 luglio 1959 perde due volte conoscenza e, sottoposto a forti pressioni, rifiuta di passare all’ortodossia nonostante le promesse di ricevere in cambio il trattamento medico. Ciò accelera la sua fine che giunge il 4 agosto 1959.

6 - ALEXANDRU RUSU (1884-1963)

Alexandru Rusu nasce il 22 novembre 1884, a Şăulia de Câmpie, da Vasile, prete greco-cattolico, e Rozalia Sabo. Dopo il conseguimento della maturità, nel 1903 entra nel seminario della Chiesa di Alba Iulia e Făgăraş. È poi trasferito nel seminario centrale di Budapest. Consegue il dottorato in teologia nel 1910 e diviene sacerdote nello stesso anno a Blaj. Si distingue quale ottimo professore di teologia e scrittore di un giornale cristiano. Nel 1923 è nominato canonico a Blaj e ordinato vescovo di Maramureş nel 1930. Il Sinodo del 1946 lo elegge quale primo candidato per diventare metropolita. Non può esserlo a causa dell’opposizione del regime comunista. È arrestato la mattina del 29 ottobre 1948 con gli altri prelati. Subisce le ristrettezze e le crudeltà della prigione di Sighet. Viene liberato nel 1955 e arrestato di nuovo l’anno successivo. Un processo-farsa lo condanna alla prigione a vita. Muore nel carcere di Gherla il 9 maggio 1963 in seguito a setticemia.

7 - IULIU HOSSU (1885-1970)

Iuliu Hossu nasce a Milaşu Mare il 31 gennaio 1885 da Ioan, prete greco-cattolico, e Victoria Măriuţiu. Dopo la maturità, nel 1904, è inviato al Collegio Urbaniano di Roma per gli studi teologici. Si laurea nell’Ateneo di “Propaganda Fidae” in filosofia nel 1906 e in teologia nel 1910. Nel 1910 a Roma viene ordinato sacerdote. Rientrato in Romania, gli sono affidati vari incarichi nella curia di Lugoj. Il 21.4.1917 Benedetto XV lo nomina eparca di Gherla, Armenopoli, Szamos-Ujvár dei Romeni. La sua scelta è suggerita dall’imperatore Carlo I d’Austria. Riceve l’ordinazione episcopale il 21.11.1917 dal Metropolita di Alba Iulia e Făgăraş, Victor Mihaly di Apşa. È una figura preminente negli avvenimenti dell’unione della Transilvania con il regno di Romania. Il 1°.12.1918 riceve l’incarico da parte del Gran Consiglio nazionale romeno di leggere alle folle riunite nella Grande assemblea nazionale ad Alba Iulia la proclamazione dell’unione. In quell’occasione abbraccia il vescovo ortodosso Miron Cristea, futuro patriarca della Chiesa ortodossa romena. La dichiarazione d’unità di Alba Iulia è consegnata al re Ferdinando I di Romania. È anche senatore del Regno e in tale incarico difende la sovranità e l’integrità del Paese contro il revisionismo del tempo. Diviene membro onorario dell’Accademia romena. Il 5.6.1930 assume il titolo di Eparca di Cluj-Gherla. È arrestato nella notte tra il 28 e 29.10.1948. Dal 1950 al 1955 è incarcerato nella prigione di Sighet. Liberato, è costretto al domicilio coatto, subendo pressioni e vessazioni di ogni tipo. Il 22.2.1969 Paolo VI crea cardinali i vescovi Juliu Hossu e Mons.Màrton, ma il governo romeno accetta solo la porpora di mons. Màrton. Juliu Hossu muore il 28 maggio 1970 nell’ospedale Colentina di Bucarest. Tuttavia Papa Paolo VI nomina Mons.Hossu cardinale ‘in pectore’ e ne rende pubblico il nome durante il Concistoro del 1973.

B) - IL MARTIRIO del SACERDOTE del P.I.M.E. ALFREDO CREMONESI

ALFREDO CREMONESI (1902-1953) Alfredo nasce a Ripalta Guerina (CR) il 16 maggio 1902. Giovanissimo entra nel seminario diocesano dove completa i suoi studi umanistici, dimostrando un brillante ingegno. Durante gli anni seminario si ammala di linfatismo. Sembra destinato a finire presto i suoi giorni. Invece, per intervento di S. Teresina del Bambin Gesù, come riconosce lui stesso, ottiene la completa guarigione. Ciò matura in lui la vocazione missionaria. È accolto nel Seminario lombardo per le Missioni Estere di Milano (1922). Ordinato sacerdote il 12.10.1924, è inviato in missione l’anno successivo. Destinato alla missione di Taungngu, in Birmania, salpa dal porto di Napoli il 16.10.1925. Per 28 anni lavora ininterrottamente tra i suoi Karennì, i cariani rossi. Lì, soffre anni di solitudine, po
vertà e disordini politici. In un isolato villaggio di montagna lavora tra la gente Karen, viaggiando molte miglia tra le comunità. Quando la Birmania raggiunge l’indipendenza nel 1948, si spera nell’arrivo della pace, ma il governo centrale affronta grandi ostacoli mentre le tribù Karen si ribellano, impegnandosi nella guerriglia. Fr.Alfredo diviene un martire quando durante un’operazione di guerriglia, il 7 febbraio 1953, è fucilato dalle truppe governative, con l’accusa di aiutare il popolo Karen, a Donoku, in Myanmar.

B - CINQUE NUOVI VENERABILI Sono stati promulgati 5 decreti riguardanti l’eroicità delle virtù dei seguenti Servi di Dio, i quali, pertanto, acquisiscono il nuovo titolo di “Venerabile”.

1 - Ven. Servo di Dio FRANCESCO MARIA DI FRANCIA (1853-1913)

Francesco Maria nasce a Messina il 19 febbraio 1853 dai nobili coniugi Cav. Francesco e Anna Toscano. Docile alla divina chiamata, interrompe gli studi classici, e nella festa dell’Immacolata del 1869, insieme al fratello Annibale, indossa l’abito ecclesiastico. È ordinato sacerdote il 18.12.1880. Si consacra subito al sacro ministero, mostrando una predilezione verso le umili popolazioni rurali. Professore di teologia morale nel Seminario, dal 1887 è canonico della Cattedrale. Nel 1912 è nominato Vicario Generale dell’Arcidiocesi, riscuotendo la stima e l’affetto generale. Lo troviamo a Messina, incurante del pericolo, tra i colpiti dall’epidemia di vaiolo e nel 1887 dal colera. È poi accanto al fratello Annibale nel generoso tentativo di redimere moralmente e spiritualmente i rioni più abbandonati di Messina. Finiscono con lo stabilire la loro abituale dimora in un agglomerato di malsane casette del Quartiere Avignone. Qui, nel 1882 è accolta la prima bambina di pochi mesi abbandonata, seguita subito da tante altre. Nel 1887 avviene la prima vestizione della nuova Congregazione religiosa che si consacra alla loro assistenza. Tuttavia nel 1895, sorte delle divergenze nell’indirizzo dell’istituzione, col beneplacito dell’Arcivescovo, si ritira a Roccalumera, dove con l’aiuto di tre Suore e di due postulanti che lo hanno voluto seguire dà inizio a una propria Congregazione religiosa. Nel disastro del terremoto, che nel 1908 rasd, al suolo Messina, si prodiga eroicamente a vantaggio di tanti poveri sventurati. Impegnato nei suoi molteplici incarichi spesso chiede l’aiuto dei PP. Cappuccini di cui è tanto amico. Nel declinare delle forze a loro parti-colarmente affida la sua istituzione. Muore il 22 dicembre 1913. Il 1° dicembre 1915 l’istituto, con un decreto del Ministro Generale del tempo, è spiritualmente aggregato all’Ordine dei Cappuccini, assumendo il nome di Istituto Suore Terziarie Cappuccine del Sacro Cuore. Fonte: www.unangelo.it). 15
Congregazione delle Cause dei Santi


2 - Ven. Serva di Dio MARIA HUEBER (1653-1705)
Maria nasce a Bressanone il 22 maggio 1653. Presto orfana di padre è educata nella fede cattolica dalla madre. A sei anni, nel Duomo di Bressanone ha una prima esperienza mistica. A 14 anni inizia ad aiutare la mamma andando a servizio a Bolzano, poi a Bressanone Insbruck e Salisburgo. Nel 1667, è accolta nel Terz’Ordine di San Francesco sotto la guida del francescano Rufinus Laxner e comincia a progredire nella preghiera, nella pratica delle virtù e nell’amore verso Dio e il prossimo. Nel 1680 rientra in famiglia per assistere la mamma. Ha il dono del consiglio, e della scrutazione dei cuori. Accusata di stregoneria si difende davanti al Concistoro vescovile che nel 1685 la dichiara innocente. Negli anni 1698 - 1702 è sotto la direzione spirituale di P. Isidor Kirniggl ofm; questi accoglie i voti religiosi della Serva di Dio come terziaria francescana. Nel gennaio del 1700 Maria conosce Regina Pfurner, sua futura consorella, con la quale dà vita ad una comunità religiosa per l’istruzione e l’educazione gratuita delle bambine povere, comunità che poi si sviluppa nella Congregazione delle Suore Terziarie di San Francesco a Bressanone. Pur essendo arricchita di favori celesti, vive fino a 47 anni nel nascondimento, povertà, umiltà e nel servizio e nella sofferenza, sempre sostenuta dalla preghiera, dalla penitenza e dall’obbedienza ai confessori e da una profonda vita interiore. Madre Maria muore a Bressanone il 31 luglio 1705. (Fonte: www.ofm.org)

3 - Ven. Serva di Dio MARIA TERESA CAMERA (1818-1894)

Maria Teresa nasce a San Lorenzo d’Ovada l’8 ottobre 1818. Giovane devota, raccoglie attorno a sé i bambini e racconta di Gesù e di Maria. A vent’anni si unisce alla compagnia delle Orsoline, resta in paese, ma ha ormai intrapreso la sua strada di donna consacrata a Dio. Morta sua mamma nel 1849 si trasferisce a Ovada e si dedica alla cura a domicilio degli ammalati, all’assistenza dei moribondi e bisognosi. A lei si uniscono alcune giovani di Molare e di Cassinelle di Ovada. Nasce così una nuova comunità che viene detta delle Teresiane. Le donne vivono nell’ombra e nel silenzio, stimate soprattutto dagli ultimi della città. Prestano servizio presso l’ospedale di Ovada, poi di Roccagrimalda, sono guardarobiere e cuoche del Seminario di Acqui, aiutano le Madri Pie nei lavori di casa, assistono le madri anziane. Si recano nelle famiglie, lavano i panni, accudiscono ai bambini orfani, curano ammalati, vegliano infermi. Nel 1889 viene nominato Vescovo di Acqui Mons.Giuseppe Marello. Il nuovo pastore si interessa all’opera di Maria Teresa Camera e in collaborazione col vicario Mons. Pagella redige le costituzioni del nuovo Istituto delle Teresiane che diventeranno le Suore della Pietà. Le stesse costituzioni saranno promulgate nel 1892
Nel 1893 le seguaci di M.T. Camera professano i primi voti pubblici di povertà, obbedienza, e castità. Il 24 marzo 1894, sabato santo, all’età di 76 anni, Maria Teresa rimette nelle mani di Dio il dono grande della sua vita spesa per tutti i “crocefissi” della terra. (Fonte: www.figliepieta.it)

4 - Ven. Serva di Dio MARIA TERESA GABRIELI (1837-1908)

Teresa nasce a Bergamo il 13 settembre 1837. Alla morte del papà Giuseppe, per desiderio del defunto stesso, è avviata agli studi presso le Figlie della Carità Canossiane in via Rocchetta. Diplomatasi maestra, accoglie l’appello di Mons. Pierluigi Speranza, Vescovo di Bergamo, ad operare in favore della gioventù: apre infatti una scuola privata per bambine e ragazze povere. Il suo impegno s’intensifica quando conosce don Luigi Maria Palazzolo che, già dedito all’educazione dei ragazzi, giunge a prevedere qualcosa anche per le ragazze. La notte tra il 21 e il 22 maggio 1869, Teresa professa i voti religiosi: diviene la prima religiosa della nascente Congregazione delle Suore delle Poverelle, dedite a prodigarsi per i più poveri, aiutandoli ed educandoli alla fede e alla vita cristiana. Dotata di un carattere pragmatico e tenace, collabora con umiltà e totale impegno nelle istituzioni avviate dal Fondatore. Soffre per la morte di lui, pur non rallentando la sua dedizione per consorelle e poveri: entro poco più di vent’anni apre infatti 31 Case. Colpita da ictus cerebrale, Madre Maria Teresa muore a Bergamo il 6 gennaio 1908.

5 - Ven. Serva di Dio GIOVANNA FRANCESCA DELLO SPIRITO SANTO (1888-1984)

Luisa Ferrari nasce a Reggio Emilia il 14 settembre 1888. Vive in un contesto familiare non propizio alla vita di fede, ultima di sette fratelli tutti allontanatisi della pratica religiosa, sa ascoltare le intuizioni interiori che la chiamano a essere educatrice, prima come maestra nelle scuole pubbliche, poi come insegnante presso un istituto per disabili. L’incontro con questi e con la fedele amica Maria Paola le dà la possibilità di iniziare concretamente un percorso di consacrazione in una dimensione nuova, benedetta anche da incontri speciali come quelli con papa Pio XI e con padre Pio da Pietrelcina. Il suo è il percorso dall’anima eminentemente francescana. Nel 1907 consegue il diploma per l’insegnamento elementare e nello stesso anno entra a far parte del Terz’Ordine Francescano. Il 10.12.1929 a Reggio Emilia raduna le prime compagne decise ad impegnarsi per la consacrazione in una nuova Congregazione religiosa: l’Istituto delle Suore Missionarie Francescane del Verbo Incarnato. Fà la Professione religiosa con il nome di Sr. Giovanna Francesca dello Spirito Santo. L’11 ottobre 1947 la Santa Sede riconosce la nuova Famiglia. Inizia così l’avventura di una donna coraggiosa, missionaria, esperta di umanità, dedita alla Chiesa e al Regno d Dio. Muore a Fiesole (Firenze) il 21 dicembre 1984.

 

 

 

LE MOSTRE DI IMMAGINETTE SACRE IN ITALIA


Ururi (CB), 16-19 marzo 2019 Mostra di immagini sacre “L’ICONOGRAFIA DI SAN GIUSEPPE NELLA DEVOZIONE POPOLARE”

 

Da sabato 16 a martedì 19 marzo 2019 il socio Emilio Antonio Beltotto è stato presente ad Ururi (Campobasso) con una esposizione di immaginette sacre della propria collezione dal 1800 ai giorni nostri. Molti santini erano della Regione Molise, e parecchi altri di tutte le regioni italiane. Molte sono le località del Molise dove, ancora oggi, si possono ammirare gli altari di San Giuseppe. Esiste anche l’usanza di alcune famiglie, particolarmente devote, di erigere nelle proprie case degli altari in onore del Padre putativo di Gesù in occasione della festa liturgica del grande Santo.
E il socio Beltotto proprio in una di queste case di Ururi, esattamente presso la famiglia Di Pietro/Manes in Contrada Macchie nr. 25, ha allestito una mostra sul tema “L’iconografia di San Giuseppe nella Devozione Popolare” con circa 200 immaginette suddivise in otto pannelli. L’esposizione aveva il patrocinio dell’AICIS – Assoc. Italiana Cultori Immaginette Sacre. Ururi è un piccolo centro nel molisano di circa tremila abitanti a 64 chilometri da Campobasso. Pur avendo quale patrono il SS.mo Legno della Croce, venera grandemente San Giuseppe.

Roma, 1-2 giugno 2019 Piccola esposizione di immagini sacre “I SANTINI DI SANT’ANTONIO”

Presso il Complesso scolastico “Seraphicum”, in Via del Serafico, 3, nel quartiere Laurentino, sia sabato primo giugno dalle ore 10.00 alle 18.00 che domenica 2 giugno dalle ore 09 alle 17.00, l’Associazione Italiana Cultori Immaginette Sacre sarà presente alla manifestazione “Roma Colleziona” quale punto informativo della nostra realtà associativa. Ingresso Libero. Per l’occasione, verrà presentata una piccola mostra sul tema: “I santini di Sant’Antonio” , Espositori saranno: Giancarlo Gualtieri e Renzo Manfè.

Altavilla Silentina (SA), 10-12 giugno 2019 Mostra di santini “LA RISCOPERTA DI UN’ARTE: LE IMMAGINETTE SACRE”


Il prossimo 10 giugno nella cittadina di origine normanna, Altavilla Silentina, all’interno del cinquecentesco convento di San Francesco, ed esattamente nel chiostro, verrà inaugurata una mostra di immaginette sacre. Il collezionista di santini, sig. Renato Andreozzi esporrà immaginette della propria collezione. Il materiale esposto andrà dal 1800 ai giorni nostri, sul seguente tema: “ La riscoperta di un’arte: le immaginette sacre” . Una sezione sarà dedicata a Sant’Antonio da Padova e al Beato Giustino Maria Russolillo, fondatore dei Padri Vocazionisti (Società delle Divine Vocazioni) e delle Suore Vocazioniste (Suore delle Divine Vocazioni). La mostra rimarrà aperta dalle ore 10.30 alle 20.00 dal 10 al 12 giugno 2019.


Roma, 15 dicembre 2018 / 6 gennaio 2019 VII MOSTRA NAZIONALE DEL SANTINO NATALIZIO “IN DULCI JUBILO”

 

Il 6 gennaio 2019, alle ore 19.00, ha chiuso i battenti la VII edizione della Mostra sociale AICIS sul Santino natalizio, inaugurata il 15 dicembre 2018 presso il Convento di Santa Maria sopra Minerva a Piazza della Minerva 42, sul tema: “IN DULCI JUBILO - Il Natale nelle immagini sacre dal XVI al XX secolo” .
Un settore dell’esposizione era dedicata ai Santini Orientali. Un sentito ringraziamento va a quanti hanno trasmesso il prezioso materiale esposto ed a coloro che hanno collaborato per il montaggio, per l’assistenza negli orari di apertura dell’esposizione. Le foto della pagina successiva sono del Segretario Antonino Cottone.

Il 5 gennaio 2019, alle ore 17.00, nel salone della Mostra, si è svolto il Concerto di Natale “In dulci Jubilo”, ad opera del Gruppo di Musica Antica “La Fontegara” diretto dal nostro socio il Maestro Augusto Mastrantoni di Roma. L’evento è stato organizzato sia dall’Associazione Culturale Roma Tiberina “Salotto Romano” (in sala vi era il Presidente Sandro Bari e una foltissima rappresentanza di associati), sia dall’AICIS (in sala era presente il Presidente Giancarlo Gualtieri con il Consiglio Direttivo e alcuni soci del Lazio e non solo).
La manifestazione ha avuto un grande successo di pubblico grazie ai particolari brani scelti, alla maestrìa degli esecutori e alla rarità degli strumenti adoperati. Il Gruppo era composto da Augusto Mastrantoni (con strumenti: organo portativo, ghironda, gemshorn, flauto doppio, canto); Dario Guerci (flauti diritti, dolzaina, cromorno, canto); e Pasquale Sculco (saz, percussioni, campane). Il Vicepresidente Aicis Renzo Manfè ha presentato, volta per volta, i quattro gruppi di brani che sono stati eseguiti dal Gruppo di Musica Antica “La Fontegara” ai quali il Consiglio Direttivo ha trasmesso un attestato di partecipazione, come d’altronde avvenuto per i soci AICIS che hanno inviato il materiale per allestire la Mostra di immaginette natalizie.

 




 

 

NOTIZIE DAL MONDO

Assisi, 23 gennaio 2019 RIESUMAZIONE DEI RESTI MORTALI DEL VENERABILE CARLO ACUTIS

“Mercoledì 23 gennaio 2019, i resti mortali del Venerabile Carlo Acutis, a norma delle leggi canoniche, sono stati riesumati e trasferiti in un luogo idoneo, in vista della loro traslazione nel Santuario della Spogliazione di Assisi, prevista per il 5-6 aprile prossimi.
Per quanto riguarda lo stato di conservazione del corpo è prematuro ogni giudizio, in quanto sono in corso le opportune verifiche da parte del personale medico . Il 5 luglio 2018, in occasione del decreto di venerabilità di Carlo, mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, ha scritto: “Carlo è una figura di ragazzo moderno, amante delle bellezze della natura e della tecnologia più avanzata, dagli occhi luminosi, dal cuore premuroso verso i poveri, dalla fede centrata sull’amore per Gesù nel suo mistero eucaristico, da lui chiamato “autostrada verso il cielo”, dalla tenera devozione per la Vergine Santa e il suo rosario. Assisi lo ha visto tante volte passare per le sue strade. Ho incontrato tante persone che lo hanno conosciuto. (Continua)


 

Rouen (Francia), 9 marzo 2019 CHIUSA LA FASE DIOCESANA DELLA CAUSA DI BEATIFICAZIONE DI PADRE JACQUES HAMEL
“Il 9 marzo 2019 nella cappella ‘Notre Dame de l’Annonciation’ dell’Arcivescovado di Rouen, in Francia, si è svolta la sessione conclusiva della fase diocesana della causa di beatificazione dell’Abbé Jacques Hamel, il sacerdote che venne ucciso la mattina del 26 luglio 2016 mentre stava celebrando la Messa nella chiesa di Saint Etienne du Rouvray, in Normandia, da due uomini militanti del sedicente Stato islamico, che lo sgozzarono sull’altare. Papa Francesco aveva concesso la dispensa per aprire la procedura canonica pochi mesi dopo la sua morte. P(Continua)

. (Fonte: Europacristiana.com)

 

Orvieto, 30 marzo 2019 CHIUSA LA FASE DIOCESANA DELLA CAUSA DI BEATIFICAZIONE DI PADRE GIANFRANCO CHITI
Il 30 marzo 2019 alle ore 17.15, nel Duomo di Orvieto, S.E. Mons. Benedetto Tuzia, Vescovo della diocesi di Orvieto e Todi ha chiuso la Prima Fase del Processo diocesano per la beatificazione del Servo di Dio, Padre Gianfranco Maria Chiti. Hanno presenziato alla cerimonia Autorità civili e militari, numerosi granatieri provenienti da tutta l’Italia e una folta presenza di fedeli. Padre Chiti ha vissuto una vita fuori dal comune. Combattente nella seconda guerra mondiale sul fronte greco-croato e russo, guida una compagnia di granatieri di Sardegna nella drammatica campagna di Russia da cui torna con una ferita al piede, un congelamento alle gambe ed una medaglia al valor militare. Nel dopoguerra è riammesso in servizio e intraprende una brillante carriera nell’Esercito Italiano che lo porta al grado di generale di brigata e al comando della prestigiosa scuola allievi sottufficiali di Viterbo. (Continua)


 

Paravati (VV), il 6 aprile 2019 VERRÀ APERTA LA FASE DIOCESANA DELLA CAUSA DI BEATIFICAZIONE DI NATUZZA EVOL
Il 6 aprile p.v. nella Spianata della Villa della Gioia di Paravati alle ore 17.00 vi sarà la celebrazione eucaristica, con la liturgia della V Domenica di Quaresima, presieduta da S. Ecc. Mons. Luigi Renzo, Vescovo della Diocesi di Mileto – Nicotera – Tropea. Al termine della santa Messa avrà luogo la Prima Sessione per l’avvio dell’inchiesta diocesana sulla fama di santità e sulle virtù eroiche della Serva di Dio Fortunata (Natuzza) Evolo e si insedierà il Tribunale. Natuzza si è spenta a 85 anni di età, all’alba della festa di Ognissanti nel centro anziani «mons. Pasquale Colloca», annesso alla Fondazione. (Continua)


 

1984 – 2 giugno – 2019 35 ANNI DALL’ISTITUZIONE DELLO “STUDIUM” DELLA CONGREGAZIONE PER LE CAUSE DEI SANTI
Il prossimo 2 giugno saranno 35 anni dall’istituzione dello “STUDIUM” per la formazione dei postulatori, dei collaboratori e di quanti a vario titolo sono impegnati alla trattazione delle cause dei santi.
In questo ambito va posta anche la pubblicazione, in edizione bilingue latino-italiano, dell’opera monumentale di Benedetto XIV De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione. (Fonte: www.causesanti.va) 19


 

50° ANNIVERSARIO DELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI


Cinquant’anni fa, l’8 maggio 1969, veniva promulgata da Paolo VI la costituzione apostolica Sacra Rituum Congregatio.
Con essa la Sacra Congregazione dei riti, istituita da Sisto V il 22 gennaio 1588 con la bolla Immensa Aeterni Dei, veniva suddivisa in due dicasteri: la Congregazione per le cause dei santi e l’attuale Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Un mese e mezzo prima, il 19 marzo 1969, lo stesso Sommo Pontefice aveva pubblicato la Sanctitas clarior, con la quale si unificavano i due processi – ordinario e apostolico – nell’unico «processo cognizionale» (ora «inchiesta diocesana»), esemplificando così la fase istruttoria della procedura canonica.


La Sacra Rituum Congregatio definiva anche la struttura interna della Congregazione, il cui lavoro risultava organizzato in un ufficio giudiziale, retto dal segretario del dicastero; un secondo ufficio, presieduto dal promotore della Fede; e un ufficio storico-agiografico, diretto dal relatore generale. Un intervento più radicale fu attuato da Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica Divinus perfectionis Magister, promulgata il 25 gennaio 1983. Con essa veniva superata la struttura giuridico-contenziosa del dicastero, la cui procedura doveva invece essere ispirata a criteri e finalità di natura storico-teologica.

Il dibattimento processuale veniva sostituito dallo studio degli atti, costituiti da fonti testimoniali e documentali, debitamente presentati in una Positio, a sua volta sottoposta allo studio e al giudizio dei vari organi giudicanti del dicastero (Consulta storica, Congresso teologico, Consulta medica, Sessione ordinaria o Plenaria di cardinali e vescovi). Il lavoro della Congregazione delle cause dei santi è stato in questi 50 anni guidato dai cardinali prefetti Paolo Bertoli (1969-1973), Luigi Raimondi (1973-1975), Corrado Bafile (1975-1980), Pietro Palazzini (1980-1988), Angelo Felici (1988-1995), Alberto Bovone (1995-1998), José Saraiva Martins (1998-2008), Angelo Amato (2008-2018) e Angelo Becciu (dal 2018). Essi sono stati coadiuvati dai segretari Ferdinando Antonelli (1969-1973), Giuseppe Casoria (1973-1981), Traian Crişan (1981-1990), Edward Nowak (1990-2007), Michele Di Ruberto (2007-2010) e Marcello Bartolucci (dal 2010). «Fabbrica dei santi»: è un appellativo attribuito impropriamente al dicastero.
Vere fabbriche dei santi sono le famiglie cristiane, le parrocchie, le associazioni cattoliche, gli ordini religiosi maschili e femminili, perché delineano un adeguato e diversificato percorso per la santità, con una opportuna formazione e guida al suo raggiungimento. Compito della Congregazione non è «fare i santi», ma eseguire un meticoloso e scrupoloso lavoro di accertamento, di studio e di verifica della santità, conseguita mediante la pratica eroica delle virtú, con il martirio o con l’offerta della propria vita per amore di Cristo. Frutto di questo lavoro sono state le numerose beatificazioni e canonizzazioni conseguite nello scorso mezzo secolo.

 

Esse vanno attribuite, a partire dall’istituzione della Congregazione e secondo i vari
pontificati, a Paolo VI (15 beati e 61 santi), a Giovanni Paolo II (1341 beati e 482 santi), a BenedettoXVI (869 beati e 44 santi) e a Papa Francesco (778 beati e 892 santi), con un numero complessivo di 3003 beatificazioni e 1479 canonizzazioni. A queste va aggiunto il titolo di dottore della Chiesa, concesso nel 1970 a Teresa d’Avila e a Caterina da Siena, nel 1997 a Teresa del Bambino Gesù, nel 2012 a Giovanni d’Avila e a Ildegarda di Bingen, e nel 2015 a Gregorio di Narek. (Continua)

 


 

 

I SANTINI DI RADIO MARIA di Attilio GARDINI

Durante l’Avvento 2018, mi è stato spedito da Padre Livio un santino natalizio.
Trattasi di Padre Livio Fanzaga (Dalmine BG, 11 novembre 1940) che è un presbitero dell’Istituto degli Scolopi e direttore di Radio Maria. In Italia, c’è forse qualcuno che non conosce Radio Maria?

Il santino esposto a lato è prodotto dall’Officina d’Arte TORRE, nella sede di Torino, con Committente Radio Maria in Erba CO, Stampa policromatica in offset, su cartoncino elastico, R: “Adorazione dei Re Magi”, V: Orazione a Gesù Bambino; Serie: non presente; bordo blu con margine liscio; Periodo: 2010-’18; 120x80 mm. Radio Maria è un’emittente cattolica di preghiera, di evangelizzazione e di promozione umana. La sua missione è di annunciare la conversione perché tutti gli uomini credano in Gesù Cristo e si salvino. È un miracolo di volontariato, che anima le trasmissioni e le molteplici attività. Sono 20.000 i volontari di Radio Maria al servizio di oltre 30 milioni di ascoltatori nel mondo.Radio Maria non ha nessun messaggio pubblicitario ed è sostenuta unicamente dalla preghiera, dai sacrifici e dalle offerte dei suoi ascoltatori. È presente in 74 nazioni nei cinque continenti, con 81 reti, supportate da altre 19 stazioni radiofoniche che trasmettono anche nella lingua locale. Le Radio Maria presenti nei 5 continenti sono: 29 in Europa, 22 nelle Americhe, 23 in Africa 7 in Asia e Oceania.

Le Radio Maria nel mondo sono membri dell’Associazione “WORLD FAMILY OF RADIO MARIA (Famiglia Mondiale di Radio Maria) con la sede operativa a Erba CO e la sede legale a Roma. Ai filiconici dell’AICIS certamente interessa avere informazione sulla prestigiosa Ditta che continua a produrre eccellenti santini.
L’OFFICINA D’ARTE TORRE, Via Graziadio Ascoli, 9 - 10144 Torino, insignita della “Eccellenza Artigiana” dalla Regione Piemonte, è da tre generazioni dedicata alla stampa, grafica e riproduzione d’arte. Le lavorazioni sono realizzate con macchinari di alta tecnologia e con l’indispensabile supporto del l’intervento manuale della tipica bottega artigiana. Produce santini, eseguiti con le antiche arti del ‘canivet’ e ulteriormente valorizzati con propri procedimenti di realizzazione.
Si producono meccanicamente con punzoni, rendendoli preziosi oggetti di ricerca da parte di collezionisti e antiquari. La lavorazione. tipicamente artigianale, ripropone i santini come quelli di un tempo, con merlettatura e con rilievo a secco.
Ogni santino viene riprodotto con un proprio decoro e con carta pregiata durevole nel tempo, pur mantenendo un costo accessibile per la vendita.

 

 

 

I “SANTI PATRONI” DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE D’ITALIA

di Giancarlo GUALTIERI

7a REGIONE: LAZIO Province: FROSINONE, LATINA, RIETI, ROMA, VITERBO

 

La Regione ecclesiastica Lazio comprende il territorio della regione amministrativa Lazio della Repubblica Italiana ed il territorio della Città del Vaticano.

La diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino comprende nel suo territorio 21 comuni.
Sede vescovile è la città di Frosinone. Il territorio si estende suddiviso in 82 parrocchie, raggruppate in 5 vicarie: Frosinone – Veroli – Ferentino – Ceccano – Ceprano.

La diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno comprende l’area dell’Agro Pontino e dei Monti Lepini per un totale di 17 comuni.
Sede vescovile è la città di Latina. Il territorio è suddiviso in 87 parrocchie, raggruppate in 5 foranie: Latina – Terracina - Sezze - Priverno - Cisterna di Latina.

La diocesi di Rieti comprende 39 comuni della provincia di Rieti. Sede vescovile è la città di Rieti. Il territorio è suddiviso in 94 parrocchie, raggruppate in 12 vicarie: Rieti centro storico, Rieti nord, Rieti est, Contigliano, Leonessa, Cantalice, Cittaducale-Antrodoco, Amatrice, Rocca Sinibalda, Grotti-Roccaranieri, Borgorose, Borgo San Pietro.

La diocesi di Roma (in latino: Dioecesis Urbis seu Romana) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. È retta da papa Francesco. La cattedrale è l’Arcibasilica lateranense, a Roma, che reca il titolo di Madre e capo di tutte le chiese della città e del mondo.

La diocesi di Viterbo comprende 35 comuni della provincia di Viterbo. Sede vescovile è la città di Viterbo. Il territorio è suddiviso in 96 parrocchie, raggruppate in sei zone pastorali: Acquapendente, Bagnoregio, Montefiascone, Tuscania/Valentano, Vetralla, Viterbo.

Il Lazio ha due Santi Patroni: S. Pietro Apostolo – S. Paolo Apostolo - Festa: 29 giugno

 

S. PIETRO APOSTOLO (Betsaida, Galilea, I secolo a.C. – Roma, ~67 d.C.).
Simone, detto Pietro, era un pescatore ebreo di Cafarnao, è stato uno dei dodici apostoli di Gesù. Nato in Galilea, dopo la crocifissione e la Resurrezione di Cristo, venne nominato maestro e fondatore della Chiesa Cattolica ed è infatti considerato il primo Papa. Pietro fu arrestato a Roma durante la persecuzione neroniana e secondo antiche tradizioni rinchiuso, all’interno del Carcere Mamertino. Fuggito dal carcere, fu catturato nuovamente dai soldati dell’imperatore e venne crocifisso a testa in giù per sua stessa richiesta fra il 64 e il 67 d. C. (Fig. 1).

S. PAOLO APOSTOLO (Tarso, ~10; † Roma, Roma, ~67 d.C.).
Fu il principale missionario del Vangelo di Gesù tra i greci e romani. Secondo la narrazione biblica un giorno, mentre si recava da Gerusalemme a Damasco per perseguitare i cristiani della città, venne accecato da una luce e sulle sue palpebre si formarono come delle squame. Fu chiamato da Gesù risorto, e dopo il battesimo iniziò a predicare il Cristianesimo. Secondo la tradizione cristiana Paolo morì durante la persecuzione di Nerone, decapitato presso le Aquæ Salviæ, poco a sud di Roma, probabilmente nell’anno 67 d.C. (Fig. 2). La solennità di San Pietro si celebra con San Paolo il 29 giugno di ogni anno. I due santi sono considerati i fondatori della Chiesa cristiana, per questo la liturgia prevede che vengano festeggiati insieme.

I Santi patroni della città di FROSINONE sono:

 

SANT’ ORMISDA (FR, ... – Roma, 6 ago.523) -
52º Papa della Chiesa cattolica. Diacono, padre di S. Silverio, viene eletto pontefice il 20 luglio 514. Riconciliò la chiesa greca con quella romana, dopo 35 anni di scisma. Riorganizzò la vita cristiana in Africa, rovinata dall’invasione vandalica e organizzò quella di Spagna a seguito della conversione dei Visigoti. Riordinò la disciplina ecclesiastica e la difesa dai Manichei. Sotto di lui fu istituito l’ordine dei Benedettini. La sua formula di fede costituì il punto di riferimento nei secoli che lo seguirono. Morì il 6 agosto 523 (Fig. 3).

 

SAN SILVERIO (FR, … – Ponza, 2 dic. 537) -
58º Papa della Chiesa cattolica. Fu eletto pontefice l’8 giugno 536, nella certezza che avrebbe riconciliato i Romani e i Goti che occuparono gran parte dell’Italia. Ma Vigilio, Nunzio a Costantinopoli e bramoso del papato, ordì una congiura, appoggiato dall’Imperatrice Teodora che favoriva gli eretici monofisiti. Silverio fu mandato in esilio a Patara di Licia. Riconosciuto innocente dall’Imperatore Giustiniano fu restituito alla sua sede. Quando ritornò a Roma, l’usurpatore Vigilio lo fece relegare dal generale Belisario nell’isola di Ponza, dove morì il 2 dicembre 537 (Fig. 4). Ogni anno il 20 giugno, in occasione dei festeggiamenti dei SS. Patroni di Frosinone, S. Ormisda e S. Silverio, viene celebrata la Santa Messa presieduta dal Vescovo nella Cattedrale di Santa Maria, segue la processione lungo le vie del centro storico e la sera concerto e spettacolo pirotecnico.

 

I Santi patroni della città di LATINA sono:

 

SANTA MARIA GORETTI (Corinaldo-Marche, 16 ottobre 1890 – Nettuno, 6 luglio 1902).
Venerata come santa e martire dalla Chiesa cattolica è stata vittima di omicidio a seguito di un tentativo di stupro da parte di un vicino di casa, fu canonizzata nel 1950 da papa Pio XII. Il corpo di Maria Goretti, piccola martire della purezza, diventata simbolo del martirio di tante bambine e donne vittime di stupri finiti tragicamente, riposa nel santuario della Madonna delle Grazie a Nettuno, custodito dai padri Passionisti. Latina il 6 luglio di ogni anno festeggia Santa Maria Goretti, patrona della città e dell’Agro pontino, ma anche della diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno. Per l’occasione il Vescovo presiede la tradizionale Messa solenne nell’omonima parrocchia di Latina, cui fa seguito la processione con il Gonfalone della Città (Fig. 5).

 

S. MARCO EVANGELISTA (~20 – Alessandria, fine I sec. d.C.).
Ogni 25 aprile nella cattedrale, il vescovo presiede la Santa Messa nella solennità di San Marco evangelista, patrono principale della città di Latina e della diocesi, oltre a essere il titolare della stessa cattedrale. L’origine del culto a San Marco nella città di Latina, è dovuto ai primi coloni di origine veneta arrivati nell’agro pontino per la bonifica. Con la successiva crescita della città con la sua progressiva centralità politica, amministrativa e religiosa la venerazione al santo evangelista è diventata pressoché patrimonio del territorio pontino (Fig. 6).


Il Santo patrono della città di RIETI è:

 

SANTA BARBARA (? Nicomedia nel 273 d.C. – ? IV secolo).
Tante sono le leggende nate intorno a questa martire cristiana e molti sono i dubbi sulla sua storicità, certo è che il suo culto, attestato presso le comunità cristiane d’Oriente e Occidente sin dal VI-VII secolo, conobbe una grande popolarità nel Medioevo grazie alla Legenda Aurea. Rimossa dal calendario romano generale nel 1969, ancora oggi rimane una santa molto popolare grazie al numero dei suoi patronati: artificieri, genieri, armaioli, matematici, vigili del fuoco, campanari, minatori, artiglieri, architetti, tagliapietre, muratori, marinai, becchini, polveriere, contro i fulmini, il fuoco, le esplosioni, la morte improvvisa e i colpi d’artiglieria, ed altri ancora. Una tradizione vuole che la Santa sia giunta a Scandriglia con il padre militare romano e, non volendo rinnegare la propria fede cristiana, abbracciata dopo una visione, fu imprigionata in una torre con tre finestre; prima fu torturata e poi condannata a morte. Ad eseguire la condanna fu la mano del suo stesso padre, Dioscoro, che la decapitò con la propria spada e nello stesso istante fu colpito a morte da fulmine. Il 4 dicembre, giorno in cui ricorre la memoria liturgica della santa, a Rieti le vengono tributati grandi onori e festeggiamenti; in particolar modo i Vigili del Fuoco presenziano ai momenti ufficiali, come la Santa Messa. Alle celebrazioni religiose si affiancano sempre eventi civili come premi e concorsi, concerti, tavole rotonde e spettacoli teatrali (Fig. 7).


La Città di ROMA ha due Santi Patroni:

 

SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI.
La festività dei Santi Pietro e Paolo, patroni della città di Roma, la cui ricorrenza è il 29 giugno, è caratterizzata da una serie di riti ed eventi: in Vaticano il Papa impone il Pallio (una specie di sciarpa di lana bianca) ad alcuni vescovi della città, che rappresenta l’unione tra la Chiesa Universale e quelle locali, bacia il piede della statua di bronzo di San Pietro, adornata con il “piviale” rosso ed al tramonto si svolge la processione, che porta la catena di San Paolo, formata da 14 anelli di ferro. La sera dalle rive del Tevere si può assistere al meraviglioso spettacolo pirotecnico detto “Girandola di Castel Sant’Angelo”: una grande pioggia di fuoco colorato, i cosiddetti “fiori di fuoco”, istituito nel 1481, da Papa Sisto IV ed ideato poi da Michelangelo Buonarroti. Tale usanza sospesa nel 1861, oggi, è stata ripresa (Fig. 8).


La Città di VITERBO ha quattro Santi Patroni

 

1 - SANTA ROSA DA VITERBO (Viterbo, 9 luglio 1233 – 6 marzo 1251).
Rosa, giovanetta dalla salute molto precaria, dopo una guarigione miracolosa, entra nel terz’ordine francescano. Viene quindi mandata in esilio con la sua famiglia, a causa delle sue posizioni in difesa del Papa, prima a Soriano nel Cimino, poi a Vitorchiano. Ritornata a Viterbo, dopo la morte dell’imperatore Federico II, cessa a sua breve esistenza all’età di 18 anni. I viterbesi ogni anno, il 4 settembre, giorno in cui ricorre l’anniversario della traslazione del corpo della santa, avvenuta nel 1258, onorano la loro amata Rosa, con grandi festeggiamenti. Nel pomeriggio del 2 settembre viene svolta una solenne processione, il corteo storico in onore della Santa, con circa 300 figuranti in costumi d’epoca, accompagna il Sacro Cuore della Santa per le vie della Cittadina. La sera del 3 settembre viene effettuato, in onore della Santa il trasporto della “Macchina di Santa Rosa” un campanile artistico illuminato, rinnovato ogni 5 anni, alto quasi 30 metri e del peso di circa 50 quintali, sormontato dalla statua della santa, che viene portata a spalla da circa cento uomini denominati “facchini di Santa Rosa” in un percorso di un chilometro e duecento metri, lungo alcune vie abbuiate del centro storico di Viterbo. (Fig. 9).

 

2 - SANTI VALENTINO E ILARIO DI VITERBO MARTIRI (? - † tra 303 e305).
Nella zona dei Bagni dell’antica città di Viterbo, è venuta alla luce una necropoli paleocristiana. In questo luogo, secondo quanto un’antica tramanda, furono martirizzati due santi fondatori della Chiesa di Viterbo, Valentino sacerdote e Ilario diacono. Sappiamo che erano di nobile stirpe e che venivano dall’Oriente. Probabilmente giunsero da Roma nella regione cimina per predicare il Vangelo. Condannati alla decapitazione per essersi rifiutati di sacrificare al dio Ercole, furono martirizzati tra il 303 e il 305, durante la persecuzione di Diocleziano e Massimiano. Una donna di nome Eudossia raccolse i corpi dei martiri e li seppellì nel luogo dove subirono il martirio. Nel 1303 le reliquie dei martiri furono traslate nella Cattedrale di Viterbo dove oggi si trovano. Ogni 3 novembre la chiesa di Viterbo ricorda e festeggia i primi martiri evangelizzatori della Tuscia con una processione che si snoda da Piazza del Comune fino alla Chiesa Cattedrale dove il Vescovo di Viterbo presiede la Celebrazione Eucaristica (Fig. 10).

 

3 - SAN LORENZO MARTIRE (Osca, 225 – Roma, 10 agosto 258).
Lorenzo è stato uno dei sette diaconi di Roma, dove venne martirizzato nel 258 durante la persecuzione voluta dall’imperatore romano Valeriano nel 257. La celebrazione liturgica di san Lorenzo ricorre il 10 agosto e il suo emblema è la graticola. È considerato patrono di bibliotecari, cuochi, librai, pasticcieri, vermicellai, pompieri, rosticcieri e lavoratori del vetro. È inoltre il patrono di diverse città nonché patrono di Viterbo, almeno fino al XV secolo, come si evince da alcuni antichi testi, cui è dedicata la Chiesa Cattedrale. Ogni anno il 10 agosto, festa di San Lorenzo martire, si tengono le celebrazioni nella Chiesa Cattedrale di Viterbo di cui il Santo ne è titolare (Fig. 11).

 

4 - SANTA ROSA VENERINI (Viterbo, 9 febbraio 1656 – Roma, 7 maggio 1728).
Fondatrice delle Maestre Pie Venerini, congregazione religiosa nata a Viterbo nel 1685 con il sostegno del vescovo, cardinale U. Sacchetti, per l’istruzione e l’educazione cristiana dell’infanzia e delle bambine. Le Maestre Pie ebbero una vasta diffusione in tutta Italia e poi negli Stati Uniti, India e Brasile. Beatificata nel 1952 è stata proclamata santa da papa Benedetto XVI il 15 ottobre 2006. Di lei si ricorda la frase “Il bene bisogna farlo bene”. La sua memoria liturgica cade il 7 maggio, giorno della sua morte (Fig. 12).

 

 

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