Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori.
Nello specifico, i testi sono stati realizzati da Frà Silvano Bracci ofm Vicepostulatore della Causa di canonizzazione, che ha trasmesso anche le foto, mentre la grafica e la rielaborazione delle immagini è stata curata da Cartantica.
Tutti gli articoli degli altri Settori sono stati realizzati da Patrizia di Cartantica che declina ogni responsabilità su quanto fornito in queste pagine dai collaboratori.

"N.B.: L'Autore prescrive che qualora vi fosse un'utilizzazione per lavori a stampa o per lavori/studi diffusi via Internet, da parte di terzi (sia di parte dei testi sia di qualche immagine) essa potrà avvenire solo previa richiesta trasmessa a Cartantica e citando esplicitamente per esteso il lavoro originale (Autore, Titolo, Periodico) ."

 

******


CAMILLA BATTISTA DA VARANO

 

 

Figlia illegittima di Giulio Cesare Da Varano signore di Camerino, Camilla nacque il 9 aprile 1458 e crebbe a corte sotto lo sguardo di Giovanna Malatesti sposa del “magnifico signore”.
Molte notizie della sua vita le ha descritte lei stessa in una lunga lettera autobiografica (conosciuta poi come Vita spirituale) diretta al francescano Domenico da Leonessa che indirettamente aveva fatto iniziare il suo cammino interiore quando, predicando a Camerino il venerdì santo del 1466 (o 1468), colpì la fantasia della bambina con la descrizione della Passione di Gesù, tanto che poco tempo dopo Camilla fece voto di gettare almeno una lacrima ogni venerdì sulla Passione di Cristo, secondo l’esortazione del predicatore.

Però quanto dapprima sembrava un gioco, diventò sempre più fatica, perché la ragazza, educata in lettere antiche e moderne, si sentiva più incline al canto, alla danza e agli svaghi che a devozioni e pie letture e la vista di persone consacrate la irritava. Solo la sua indomita volontà supplì l’entusiasmo perduto per la preghiera del venerdì: "Beata quella creatura che per nessuna tentazione tralascia il bene incominciato!", dirà poi.
Così pian piano la lacrima produsse preghiera, meditazione, digiuno e impegno ad evitare almeno il venerdì qualche difetto, però confessa: "Facevo tutto questo bene non solo per aver premio in cielo, ma molto più in terra [...] Intensificavo la preghiera per timore dell’inferno".
Sui diciotto anni d’età cominciò a sentire interiormente l’invito a farsi suora, idea che le ripugnava perché "non si sentiva il cuore libero da alcune passioni, di cui deve essere totalmente libero chi veramente vuol servire Dio".
Nonostante il contrasto perseverò nella preghiera da cui ritraeva "una certa tranquillità e pace", ma la resistenza all’invito divino cessò un venerdì, allorché l’ormai ventunenne Camilla, dopo un forte conflitto psico-fisico che la fece abbondantemente sudare, decise di offrire la vita a Cristo, il quale iniziò subito a ricolmarla di straordinarie esperienze mistiche.
Superata l’opposizione interiore, la giovane per due anni e mezzo trovò ostacolo nell’autorità paterna, ma sono di questo tempo di combattimento la visione di Gesù che esce dal cuore di Camilla e le cammina davanti e quella del suo nome scritto sul cuore di Cristo: "Io ti amo, Camilla".

Finalmente il 14 novembre 1481 Camilla poté entrare nel monastero delle Sorelle Povere di santa Chiara a Urbino, assumendo il nome di suor Battista. Durante il noviziato appuntò le parole udite da Cristo fino allora, riscrivendole nel 1491: è l’opera " I ricordi di Gesù".
Per disposizione dei superiori, con otto consorelle dovette lasciare Urbino per il nuovo monastero di Camerino che lei volle fondato sulla Regola di santa Chiara senza attenuanti e dove entrò il 4 gennaio 1484.
Anche qui si susseguirono altri doni straordinari dello Sposo divino di cui parla nell’Autobiografia: illuminazioni interiori, estasi che l’immergevano nelle profondità divine, visioni di angeli, di santa Chiara e di santa Caterina da Bologna, ecc.
Per cinque anni suor Battista contemplò i piedi crocifissi di Cristo che poté abbracciare e baciare con amore e devozione. Di tutte queste grazie lei scrive: "È meglio parlare poco del molto che del poco dire troppo".
Nell’anno di permanenza al monastero di Urbino il Signore le aveva rivelato le sofferenze provate nel suo cuore durante la passione, che diventarono l’argomento principe della meditazione di Camilla Battista. Poco prima dell’agosto 1488 lei ebbe un’insistente ispirazione a mettere sulla carta quelle rivelazioni e Cristo stesso le suggerì l’artificio dell’anonimato.
Infatti suor Battista finge di averne sentito parlare da una certa suora quando si trovava a Urbino e di non poter rivelare tutto finché quella suora fosse ancora in vita. È la più nota opera della santa clarissa, I dolori mentali di Gesù nella sua Passione, in cui Camilla Battista scrive:

"Essendo Gesù persona divina, l’amore del suo cuore era infinito e di conseguenza non ebbero limite anche i suoi dolori «mentali», cioè interiori o psicologici, raggiungendo il culmine nella lotta interiore al Getsemani. Perciò, dice, chi meditando si ferma al dolore fisico del Signore non comprenderà l’infinita sofferenza che Egli provò nel cuore, come chi si accontenta di una goccia di miele all’esterno di un vaso e non cerca quanto è racchiuso all’interno".
Lei aveva deciso di "entrare nel sacratissimo Cuore di Gesù e di annegare nell’oceano delle sue acerbissime sofferenze", come pure che "tutti i giorni dell’anno fossero per lei come un Venerdì Santo". Dietro sua insistenza e secondo quanto le era stato promesso, Gesù glieli fece assaporare dall’ottobre 1488 al 1493 attraverso il silenzio di Dio, una presenza-assenza di Colui che era l’unico motivo della sua vita. Fu per lei un’esperienza angosciante, simile all’abbandono che Cristo stesso aveva provato nella sua passione.
Un altro genere di sofferenza attendeva Camilla Battista. Nel 1502 Cesare Borgia detto il Valentino, figlio di Alessandro VI, aveva iniziato a spodestare i signorotti del territorio pontificio per renderlo tutto direttamente soggetto al governo del papa. A Camerino Giulio Cesare da Varano preparò la difesa insieme ai figli Venanzio, Annibale e Pirro, dopo aver inviato a Venezia il figlio minore Giovanni Maria con la madre e il tesoro di stato per salvare la dinastia e aver fatto partire l’amata Camilla con una consorella alla volta di Fermo.
Qui suor Battista non fu accolta, proseguì allora per il regno di Napoli, raggiungendo la città di Atri dove venne ospitata da Isabella Piccolomini, moglie del duca Matteo Acquaviva Aragona.
Il 21 luglio a Camerino Giulio Cesare e i tre figli furono fatti prigionieri, condotti il primo nella fortezza di Pergola e gli altri nella torre di Cattolica dove il 9 ottobre furono trucidati. Camilla Battista, pur distaccata dalle vicende terrene ma ferita nei suoi sentimenti naturali, trovò rifugio nel Cuore del suo amatissimo Sposo. Dopo la morte di Alessandro VI (18 settembre 1503), Giovanni Maria da Varano restaurava la signoria a Camerino dove tornò anche la sorella che di tutte le dolorose vicende mai disse una parola di riprovazione.
Camilla Battista continuò ad avanzare nella via della perfezione verso Dio con eroica carità, pur affermando nelle sue opere che l’uomo è incapace di corrispondere all’infinita carità di Dio che si china verso le vilissime creature, tanto che lei, dopo una straordinaria illuminazione interiore, aveva esclamato: "O pazzia, o pazzia! Nessun vocabolo mi pareva più vero e conveniente a tanto amore".
Di conseguenza lei stessa si stimava degna dell’inferno e di essere posta sotto i piedi di Giuda, ma con evidente paradosso aggiungeva: "Purché là ti ami, mio Dio!".
Una volta avvenne un fatto straordinario: "Mentre entravo in chiesa per la celebrazione del vespro, guardai verso il Santo Sacramento e mi parve che da quello ne uscisse una saetta che mi ferì il cuore di amore divino".
Più volte nel suo monastero, oltre che vicaria, fu eletta abbadessa dalle consorelle che la stimavano e l’amavano e delle quali “lei pensava sempre bene e ne scusava i difetti”, come scrive il testimone Antonio da Segovia, monaco olivetano che riporta questa preghiera di Camilla Battista:

“Quando sentirò di avere questa grazia, cioè fare del bene con perfetto cuore a chi mi fa male, dire bene e lodare senza ipocrisia chi so che dice male di me e a torto mi biasima, allora Padre dolcissimo mi riterrò tua vera figlia per la reale conformità fra me e il tuo dolcissimo figlio Cristo Gesù crocifisso, unico bene dell’anima mia”.

Coltivò pure un amore alla più alta povertà, si mostrò inoltre obbediente ai superiori, umile in ogni circostanza, paziente nelle malattie. Sempre aperta verso ogni necessità altrui, da Giulio II fu inviata a fondare il monastero delle Clarisse di Fermo (1505-1506); per circa dieci mesi (1521-1522) sostò nella città di Sanseverino Marche dove, secondo una fondata ipotesi, si adoperò per plasmare la nuova comunità di Clarisse; scrisse lettere per incoraggiare o consigliare monache e laici o per supplicare in favore di due camerti condannati a morte, eccetera.
Inoltre, come attesta una sua consorella, era “talmente assorta dallo zelo delle anime che si sentiva ardere e non aveva altra consolazione né altro pasto se non questo e quando parlava della salvezza delle anime sembrava che languisse”. La stessa testimone aggiunge che suor Battista “spesso ardeva talmente per il desiderio di rinnovamento della Chiesa da non poter dormire o mangiare né ascoltare chi le parlava, in modo che alle volte per questo si ammalava gravemente”:
La Chiesa di Dio manifestava allora quel rilassamento di costumi che nel 1517 avevano indotto Martin Lutero al distacco dalla Chiesa romana.
Verso il 1521, su richiesta di un religioso, scrisse l’opera La purità del cuore, sublime itinerario di perfezione, da cui trapela la sua straordinaria esperienza di vita.
Vi si legge, tra l’altro: "I guardiani della città sono i prelati che hanno il dovere della cura delle anime, che sono la bella città di Dio […] Questi prelati indiscreti sono sì guardiani delle mura cerimoniali ma non delle mura dei buoni e santi costumi. Guai a tali prelati che dissipano il gregge del Signore!", ma la conclusione fa di Camilla Battista un’illuminata amante della Chiesa della quale brama la “renovazione” suggerendone il mezzo: "Ma Dio, con somma e stabile provvidenza, lascia che avvengano queste cose che non tocca a noi poveri uomini giudicare. Non per questo dobbiamo smettere di onorare tali prelati, anzi dobbiamo frequentemente pregare per loro […] e l’orazione per loro tornerà a beneficio proprio"
. I santi vedono ma non giudicano, amano sempre, come Dio.

Raggiunta l’età di sessantasei anni, Camilla Battista che aveva desiderato di morire per essere con Cristo, il 31 maggio 1524 durante un’epidemia di peste fu accolta nella gloria di Dio.
La sua fama di santità, costante nei secoli, fu riconosciuta da Gregorio XVI nel 1843 insieme al titolo di “beata”.
Leone XIII nel 1891 approvò gli atti del processo che, in vista della canonizzazione, si era svolto presso la Curia Arcivescovile di Camerino e nel 1893 approvò i suoi scritti.
Ora Benedetto XVI sta per coronarla con il solenne rito della canonizzazione proponendola modello alla Chiesa universale.

fr. Silvano Bracci ofm
Vicepostulatore della Causa di canonizzazione

 

Sarà canonizzata il prossimo 17 ottobre

 

Biografia preparata per la canonizzazione di Santa Camilla Battista Da Varano
(Ed. Velar, diffusione Elledici, 2010)

Le opere di Santa Camilla Battista Da Varano trascritte in lingua corrente
(Ed. Hamsa, Vicenza, 2009)

 

 

Preghiera a Santa Camilla Battista da Varano

 

O Padre,
con la grazia dello Spirito Santo
hai guidato
Santa Camilla Battista da Varano
nella via della perfezione evangelica,
concedimi di avere sempre presenti
idolori del Cuore di Gesù Tuo Figlio
per corrispondere generosamente
al Tuo infinito amore
e con la "purità del cuore"
pervenire alle vette della santità
secondo la mia personale vocazione.

Amen!

Ciao a Tutti | Contattami | Nota Legale | Ringraziamenti |©2000-2016 Cartantica.it