Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

LA VETRINA DI VENERE

 

 

 

LA CIPRIA

 

Collegata a Venere, la cipria prende il nome proprio dall'isola di Cipro da cui proveniva la dea e dove i romani aveva ritrovato dei grandi giacimenti di rame e dal nome latino "cuprum", cioè rame, era derivato il nome dell'isola in questione.
A Cipro degli scavi hanno riportato alla luce un'antica "fabbrica" adibita alla realizzazione di vari prodotti cosmetici e di profumi.

 

La cipria, realizzata con amido, riso, caolino, coloranti e profumo, venne utilizzata, sin dai tempi più antichi, per coprire qualche lieve difetto e per conferire alla pelle del viso un colore più chiaro della tonalità naturale.
In Egitto le donne utilizzavano una mescolanza di farina, fave e gesso che stendevano con un pennello.
Iin Grecia, veniva usata una mistura di gesso, argilla chiara, calce e per dare colore al viso utilizzavano il focus e il porpurissum.
A Roma si utilizzava una preparazione che univa gesso e farina di fave.

Durante il Medioevo e fino al XIV secolo, il trucco in generale e quindi anche l'utilizzo della cipria sembra essere riservato solo alle donne di malaffare.
Col passare del tempo il suo uso, almeno in Europa, dal XV secolo coinvolse però ambo i sessi e specialmente nel corso del XVII secolo divenne uno dei prodotti di cosmesi più utilizzati, soprattutto a causa delle parrucche che, secondo la moda, dovevano essere incipriate, operazione questa lunga e scomoda.

Quest'abitudine decadde con la Rivoluzione francese, ma la cipria come belletto per il viso non ha perso il suo fascino neanche nei secoli successivi e soprattutto agli inizi del secolo scorso, anni 30-'40, ha ritrovato un assiduo utilizzo, anche per l'avvento della cinematografia che presentava al pubblico le facce delle stars dell'epoca sempre ben disegnate, truccate, perfette.

Verso la seconda metà del 1800, con l'avvento dell'industria, anche la cipria diventò oggetto di produzione e se prima veniva venduta in sacchetti, successivamente il prodotto venne confezionato soprattutto in scatole.

 

La cipria che dava la bellezza doveva essere contenuta in un altrettanto bel contenitore... così, dunque, è stato tutto un susseguirsi di scatole di tutte le specie ed i formati, talvolta disegnate da artisti famosi, realizzate per lo più in cartone ma anche in metallo e poste sulle toilettes che facevano parte dell'arredamento della stanza da letto, un angolo deliziosamente arricchito di ninnoli che impreziosiva la camera....
Tonde, quadrate, ovali... hanno seguito il corso della moda dei tempi: stile art nouveau agli inizi del secolo, più geometriche quelle dèco realizzate con fantasia ed estro, anche in rilievo con immagini di donne sensuali dai lunghi capelli e fiori - a seconda del profuno della cipria - ma anche con animali e farfalle, cigni e levrieri... Poi successivamente sono diventate più lineari e meno decorate, fino a diventare neutre, direi così...

   

BOROTALCO O TALCO BORATO


Il Borotalco, o talco borato, formato da talco e acido borico, creato da Henry Roberts nel 1874 venne messo sul mercato nell 1904 con la famosa confezione a barattolo di latta, successivamente sostituito dalla plastica, tutto verde o in bustine di varioformato, sempre di color verde. Successivamente la ditta si fuse con la Manetti creando così la Manetti & Roberts.

Il Talco borato è una polvere lenitiva per pelli irritate, adatta soprattutto per i neonati e bimbi, ma consigliata anche dopo la rasatura della barba.

Il Talco è un minerale durissimo che si presenta sotto forma di scaglie o cristalli raggruppati, che viene utilizzato non solo per la profumeria ma anche per altre finalità e in vari tipi di industrie: pr le materie plastiche, per l'industria ella gomma, in quella della ceramica, per la realizzazionedi pitture, stucchi. e vernici.

 

POLVERE DI RISO

L’amido di riso, che si ricava dalla "Oryza sativa", una pianta che contiene circa l'85% di amido, viene .venduto nelle erboristerie e nelle profumerie ed è utilizzato in svariate maniere per realizzare polveri, ciprie e creme di bellezza da utilizzare in ogni parte del corpo, dai capelli alla pelle del viso, come curativo contro le infiammazioni, irritazioni ed arrossamenti di una pelle molto sensibile, per bagni rinfrescanti, ecc.

Spesso è utilizzato per realizzare una cipria leggera che non chiude i pori ed assorbe l'eventuale tendenza al grasso.

La polvere di riso originaria della Cina, era soprattutto utilizzata dagli attori, poi si diffuse in altri paesi dell'Oriente per arrivare anche in Europa verso il 1400.

 

 

SAPONI E SAPONETTE

Non ci sono notizie sicure sul periodo in cui l'uomo scoprì il sapone, probabilmente si trattò di una casualità che lo portò ad utilizzare le ceneri del legno arso per riscaldarsi e cuocere i cibi, unendole a sego e ad olii vegetali, anche perchè per sua natura il sapone non ha potuto lasciar tracce rilevabili nel tempo.
Bisogna anche considerare che la pulizia del corpo in tempi antichi non era considerata una necessità primaria e quindi il sapone venne dapprima utiizzato principalmente per la pulizia di abiti e tessuti, unitamente a cenere e a piante saponarie.

Il sapone veniva anticamente realizzato con l'utilizzo di sale di sodio o di potassio, grassi di origine animale (grasso o sugna) o grassi vegetali e liscivia (proveniente dalla cenere, ripulita filtrandola e bollendola e rifiltrandola ancora) con un processo denominato saponificazione. Gli elementi riscaldati portano alla formazione del sapone propriamente detto e di glicerina.

La saponetta tradizionale è a base di sali sodici derivanti da acidi carbossilici a lunga catena; i saponi liquidi in dispenser sono comparsi con la diffusione dei materiali plastici nel dopoguerra. Il sapone tradizionale è composto da sego bovino (80%) e olio di cocco o di oliva (al 20%). Un sapone per essere ottimo dovrebbe essere realizzato con acidi grassi saponificati di cocco, di palma e di oliva.

Non si hanno notizie certe sulla scoperta del sapone, ma delle sue tracce si possono datare al 2800 a.C., ritrovate in cilindri di argilla che fornivano anche la ricetta per realizzarlo e successivamente in Mesopotamia dove su una tavoletta incisa (220 a.C) viene descritto un sapone realizzato con acqua, alcali e olio di acacia.

Gli Egiziani avevano molta cura della loro pulizia personale ed utilizzavano un sapone derivante da grasso animale e olii vegetali mischiati con un minerale ricco di soda ed utilizzavano una sostanza molto simile al sapone per preparare la lana per la tessitura.

Gli Ebrei non sembra abbiano usato qualcosa di simile al sapone, ma sembra utilizzassero acqua bollente e cenere, liscivia e potassa, soda o nitro.

I Romani e i Greci, che tenevano molto alla pulizia personale e utilizzavano le terme per il bagno ma anche per i contatti sociali, usavano la pietra pomice o la creta, soda, argilla e dopo il bagno si sottoponevano ai massaggi con olio d'oliva.
Plinio il Vecchio (23-79) è il primo che fa riferimento ad un prodotto creato dai Galli ed utilizzato da ambo i sessi, chiamandolo erroneamente sapo, sapone, ma si trattava invece di una tintura rossa per capelli, in forma liquida e solida, preparata con grasso di capra e ceneri (soprattutto quelle di faggio), mentre Galeno (129-199 ca) ne sottolinea l'importanza sia per la prevenzione di alcune malattie che per la pulizia.


Gli Arabi, creavano degli ottimi saponi già nel VII secolo utilizzando olio d' oliva e olio di alloro, adoperando per primi la soda caustica per la saponificazione. I loro prodotti si diffusero in Europa dopo la fine delle Crociate (XIII secoli) e a seguito dell'occupazione araba e ad opera dei mercanti veneziani e genovesi che riportarono da quelle terre tecniche di fabbricazione ormai già avanzate che utilizzavano grassi vegetali, aromi e balsamo.


Comunque sta di fatto che l'industria saponaria si sviluppò enormemente nelle città prospicienti il Mediterraneo anche grazie alle piante di olivo e a quelle marine (da cui si estraeva la soda) presenti sulle coste, dalle cui ceneri si ottiene la soda e l'olio d'oliva: materie prime necessarie alla produzione di un sapone di qualità molto superiore a quello realizzato con grasso animale e soda caustica. La fabbricazione del sapone si diffuse dunque soprattutto in Spagna, Italia e Francia.

L'Italia fu forse la prima a produrre questo tipo di saponi, duri e adatti all'igiene personale, in particolare Venezia, Genova e Savona; a proposito di quest'ultima, si dice che il sapone duro vi sia stato per caso "scoperto" in maniera casalinga, tramite una casalinga che per caso o per sbaglio aveva messo a bollire della lisciva e olio di oliva... ma le possibilità sono innumerevoli, come quella che fa notare l'assonanza tra Savona ed il francese "savon" (sapone).
Dal XV secolo in Liguria la saponificazione divenne una delle risorse principali, mentre nel secolo XVII, quando le coste italiane vennero prese di mira da vari invasori, la supremazia in quest'attività passò alla Francia, a Tolosa e Marsiglia, tuttavia con l'aiuto e l'esperienza dei saponieri liguri.

In Castilla, Spagna, l'olio di oliva veniva bollito con una cenere chiamata "barilla" prodotta dalla bruciatura dell'erba kali (Salsola kali); a questo composto si aggiungeva della salamoia che permetteva al sapone di emergere intatto senza contaminazioni varie. Si otteneva, in questo modo, un sapone chiaro e di qualità, denominato Sapone di Castiglia.

I primi produttori di sapone inglesi di cui si ha notizia, che utilizzavano grasso animale, si trovavano a Bristol nel XII secolo, ed erano ancora importanti all'epoca di Elisabetta I (1533-1603, realizzando il “Bristol soap” nero e soffice e il più duro “Bristol grey soap”. In seguito l'importazione di oli vegetali come quello di palma, noce di cocco, oliva, semi di lino e semi di cotone, favorì la produzione di saponi che potevano meglio competere con il “Castile soap” d'importazione.-

Nel 1633 il re Carlo I, contro pagamento di una tassa, diede il monopolio ai saponai di Londra ma questa legge venne contestata perchè produceva gran danno ai saponifici di Bristol e un alto rialzo dei prezzi, tuttavia essa rimase in essere fino al 1852 quando, nonostane le ingenti perdite economiche, venne abolita da Gladstone.

Intanto verso la fine del '700, Nicolas Leblanc scoprì un nuovo metodo per ottenere soda di ottima qualità dal sale comune, il che permise di ridurre il prezzo di produzione e al pubblico. Nel 1823, invece, il chimico francese Michel Eugene Chevreul, chimico francese, porta avanti uno studio relativo alle sue ricerche sui corpi grassi di origine animale in cui chiarisce la saponificazione e i suoi passaggi.
Tale mezzo venne poi sostituito nel 1870 dal metodo Solvay, utilizzato ancor oggi, con costi ancora minor derivanti anche dalla creazione artificiale della soda.

Tutto questo porta ad una maggiore produzione di sapone con abbassamento del prezzo di produzione e vendita, che intanto ha avuto un grande incentivo a causa della nuova concezione di igiene personale e con l'uso quotidiano del sapone, non solo per la pulizia delle mani ma perchè il bagno quotidiiano diventa di uso comune.

L'entrata nel XX secolo porterà poi alla produzione di detergenti sintetici che avrebbero soppiantato il sapone, come la realizzazione di un sapone in polvere (il Persil), commercializzato dalla società tedesca Henkel.
Durante le due guerre del secolo, per mancanza di materie prime, le ricerche si affinarono per cercare un'alternativa che portò nel 1946 alla creazione negli Stati uniti del primo prodotto per il bucato totalmente sintetico.

Da allora ad oggi altri passi in avanti sono stati fatti in questo settore, con la creazione di prodotti per ogni uso di lavaggio, alcuni con l'aggiunta di antimicrobici, in continua evoluzione per evitare l'inquinamento o la tossicità.

Sin dagli inizi del secolo i produttori di cosmetici e speciamente quelli che producevano saponi da toilette, avevano bene in mente che la carta che avvolgeva il prodotto dovesse essere di grande e rapido impatto sull'eventuale consumatore.
Ecco che dunque vennero create una gran profusione di etichette da apporre su scatole e coperchi e carte e strisce per avvolgere le saponette. Tutte queste riproducevano l'atmosfera del momento e non tutte sono di alta qualità ma la gran parte sono raffinate e spesso ispirate ad opere d'arte, specie quelle del periodo dell'Art Nouveau e Liberty.


Attraverso queste etichette si potrebbe fare una classifica delle profumazioni più usate: al primo posto almeno agli inizi del secolo, la prima in assoluto è la violetta, poi le tante varietà di rose, il mughetto, ecc e per finire il bouquet di fiori..., passando però per profumazioni più raffinate e rare come l'eliotropio e la reseda, il trifoglio, ecc.

 

 

 

 

 

ACQUA DI COLONIA E PROFUMI

 

La storia del profumo va di pari passo con quella dell'uomo e quindi con il progredire delle varie civiltà antiche che sono il nostro passato. Presto, difatti, si risveglia in lui il desiderio di "impossessarsi" di quell'alea magica che circonda i bei fiori che vede e sente il desiderio di appropriarsi del loro odoroso effluvio.
Gli Orientali scopriranno per primi che legno, foglie, erbe cedono i loro odori all'acqua e quindi, una volta scoperto il fuoco, Cinesi, Persiani, Egizi e Arabi saranno capaci di trattare i vegetali per estrane gli olii profumati e curativi, ovviamente queste fasi saranno diluite nel tempo e secondo la capacità dei vari popoli.
Dapprima essi si interessarono solo alla mirra ed all'incenso, dagli odori un pò grevi, poi via via, raffinarono i loro gusti e tentarono di carpire ai fiori il loro profumo soave. La rarità di queste essenze, fecero sì che dapprima esse fossero utilizzate solo per il culto: fumigazioni, libagioni, abluzioni e fumi...

La tecnica estrattiva delle tinture, dei farmaci e dei profumi cominciò con un rozzo processo di spremitura, più tardi perfezionato con sistemi di decozione, pressatura, macerazione, digestione, e distillazione. Questi processi si avvalsero dapprima dell'acqua e del vapore acqueo come unico solvente, ma ben presto si scoprì che l'azione dell'acqua non bastava ad isolare dei profumi meno volatili, come ad esempio quello del gelsomino, profumi che invece venivano facilmente assorbiti da corpi grassi.
Per lungo tempo l'accostamento dei profumi e dei grassi portò alla produzione di pomate e cosmetici ma quando si scoprirono gli alcooli o spiriti come venivano chiamati, si trovò che questi potevano aiutare a separare le essenze dai grassi di assorbimento e la tecnica della profumeria cominciò a diventare quella raffinata arte che conosciamo.

La parola profumo proviene dal latino "Per fumum" cioè "attraverso il fumo" che derivava dalle offerte di aromi vari bruciati in onore degli dei.

Le sostanze aromatiche utilizzate in Medio Oriente vennero importate dall'Occidente attraverso le guerre, diffondendosi soprattutto nelle antiche Grecia e Roma, poi raggiunsero anche l'Asia, ritornando di nuovo in Europa al tempo delle Crociate.

 

I profumi degli Egiziani

Gli Egiziani tennero in gran conto i profumi: i sacerdoti usavano per le loro cerimonie diversi tipi di aromi e bruciavano davanti alle loro divinità legni odorosi, per propiziariarseli, per favorire il contatto con loro, per purificarsi, per sottolineare alcuni avvenimenti importanti, per preservare i defunti dalla decomposizione....

In Egitto si giunse ad una raffinatezza tale che nel suo Trattato di Isis e Osiris, Plutarco narra che i sacerdoti usavano differenti categorie di aromi a seconda delle ore del giorno: bruciavano resine all'ora della sveglia mattutina per destarsi in maniera ottimale, a mezzogiorno bruciavano mirra per disporsi favorevolmente al pranzo. Al popolo erano vietati i profumi utilizzati dalla classe sacerdotale ma erano riservate altre essenze, quali storace, cassia e cinnamomo.

L'Egitto è sempre stato un grande produttore di essenze ma, tuttavia, altre sostanze e legni odorosi verranno importati dal Medio Oriente e dalla cosiddetta "terra di Punt", probabilmente una zona compresa tra il Sudan e l'Etiopia, che produceva resina e legnami odorosi, incenso, mirra, ecc.


I sacerdoti, in locali appositi nei templi, mescolavano olii ed essenze profumate, assieme ad altre sostanze come il vino, il miele, ecc. seguendo formule scritte ed altre segrete. Il lavoro era lungo e durava alcuni mesi.

Essi avevano adottato il metodo della distillazione - cioè della "separazione goccia a goccia" - utilizzato già in varie aree della Mesopotamia, procedura che, tramite il vapore, permetteva di trasferire i profumi odorosi in una certa quantità d'acqua. Essa, bollendo ed evaporizzando, si trasformava quindi in "profumo". Tale essenza condensata veniva poi decantata e diventava infine profumo vero e proprio.

Attratti dalle essenze profumate, anche i faraoni e il popolo utilizzeranno queste sostanze, dapprima solo a scopo terapeutico e magico, poi semplicemente per il proprio godimento. Ecco che le essenze profumate, incenso e mirra soprattutto, vengono utilizzate quotidianamente, favorendo quindi una vera e propria industria.

I faraoni utilizzavano profumi sui capelli e nelle parti intime, assolutamente privi di alcool, composti anche da 60 essenze, che in anni recenti si è tentato di riprodurre in laboratorio, non senza difficoltà proprio a causa del numero degli ingredienti, utilizzando anche il pistacchio, la menta, la cannella, l'incenso, il ginepro.
Si è cercato anche di realizzare il kyphi, profumo composto da 16 sostanze, secondo la ricetta che ne dà Plutarco: miele, vino, uva passa, cipero, resina, mirra, legno di rosa; si aggiunge lentisco, bitume, giunco odoroso, pazienza, ginepro, cardamomo e calamo aromatico...".
Molte di queste ricette sono ancora incise sulle pareti delle stanze adibite a laboratori dei templi innalzati in onore di vari faraoni.

Un capitolo a parte spetterebbe all'imbalsamazione dei corpi, rito religioso che, prevedeva l'asportazione del cervello e degli altri organi interni vitali, con successivo lavaggio e inserimento di aromi come la mirra e la cannella, immersione in una soluzione che permetteva l'essiccazione del corpo ed infine lavaggio e profumazione con resine varie, bendaggio con fasce di lino ancora impregnate di resina.

Le essenze profumate e costose costituivano anche preziosi doni per re e principi di altri popoli vicini.

Una volta entrato a far parte dell'uso quotidiano di persone per lo più abbienti, il profumo venne apprezzato come merce da parte degli schiavi, per lo più ebrei che, una volta tornati liberi, diedero vita ad una propria produzione di essenze necessarie ad un serio commercio, importando olio di mirto o di basilico cannella, cedro, ecc .Ma già essi erano abituati all'uso di aromi profumati.

 

I profumi degli Ebrei

Difatti, nella Bibbia viene citato che i profumi sono già molto usati nella vita e nell'igiene di tutti i giorni, ma soprattutto a scopo religioso. L’incenso è il profumo riservato a Dio.

Nell'Esodo, Capitolo 30, Dio dà a Mosè alcune specifiche riguardanti l'Altare dei profumi

[1] Farai poi un altare sul quale bruciare l'incenso: lo farai di legno di acacia....

[7] Aronne brucerà su di esso l'incenso aromatico: lo brucerà ogni mattina quando riordinerà le lampade
[8] e lo brucerà anche al tramonto, quando Aronne riempirà le lampade: incenso perenne davanti al Signore per le vostre generazioni.

L'olio dell'unzione

[22] Il Signore parlò a Mosè:
[23] “Procùrati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di cinquecento sicli, cinnamòmo odorifero, la metà, cioè duecentocinquanta sicli, canna odorifera, duecentocinquanta,
[24] cassia, cinquecento sicli, secondo il siclo del santuario, e un hin d'olio d'oliva.
[25] Ne farai l'olio per l'unzione sacra, un unguento composto secondo l'arte del profumiere: sarà l'olio per l'unzione sacra.

Il profumo

[34] Il Signore disse a Mosè: “Procùrati balsami: storàce, ònice, galbano come balsami e incenso puro: il tutto in parti uguali.
[35] Farai con essi un profumo da bruciare, una composizione aromatica secondo l'arte del profumiere, salata, pura e santa.
[36] Ne pesterai un poco riducendola in polvere minuta e ne metterai davanti alla Testimonianza, nella tenda del convegno, dove io ti darò convegno. Cosa santissima sarà da voi ritenuta.
[37] Non farete per vostro uso alcun profumo di composizione simile a quello che devi fare: lo riterrai una cosa santa in onore del Signore.
[38] Chi ne farà di simile per sentirne il profumo sarà eliminato dal suo popolo”.

Un altro episodio è quello di Giuseppe venduto dai fratelli agli Ismaeliti, che rende testimonianza dei commerci di aromi che avvenivano in quella zona, tra cui resina, laudano e balsamo.
Inoltre, si fa una distinzione tra i profumi sacri e quelli profani. Giuditta, profumata d'una essenza di sandalo si presentò ad Oloferne e Ruth a Booz, mentre nel Nuovo Testamento, la Maddalena lava i piedi di Gesù con profumi pregiati, uniti alle sue lacrime di penitente, dando così alla loro preziosità profana un significato sacro.

Ancora i profumi vengono citati, come doni preziosi presentati dai Magi al Bambino Gesù appena nato, sia nell'Antico Testamento ( “ A te i Re porteranno doni “) che nel Vangelo di Matteo:
"[11] Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra..."

Nel Tempio di Gerusalemme l’offerta dei profumi era essenziale e nelle grandi festività il Sommo Sacerdote entrava nel Santo dei Santi con il turibolo dell’incenso e degli altri profumi da bruciare. Per ottenere l’olio santo o olii diversi per le unzioni, si ammollavano piante e resine aromatiche in olio bollente o si spremeva il succo di piante aromatiche dentro dei vasi.

Tuttavia i Padri della chiesa condannarono i profumi, considerandoli uno stimolo alle mollezze, conservando solo l'incenso per i sacri riti.

Questo per quanto attiene la sfera religiosa, per quanto riguarda la loro vita quotidiana, Mosè definisce l'impiego di bagni e lavaggi per ambedue i sessi, mentre dà altre istruzioni da seguire prima di mangiare: aspersione di profumo, aromatizzazione dei vini e bruciatura degli aromi nelle sale da pranzo. Ciò verrà effettuato dai leviti che oltrechè sacerdoti sono anche medici e profumieri.

I profumi preferiti dagli Ebrei erano soprattutto l'aloe ed il nardo, ambedue molto costosi, utilizzati sotto forma di unguenti, di polveri o in sacchetti di erbe varie aromatiche da portare indosso. Venivano utilizzati anche nel rito funebre che seguiva la morte: il corpo del defunto veniva cosparso di acqua profumata e successivamente di essenze.

 

I profumi dei Greci

Da Erodoto e da Ippocrate sappiamo che i Greci antichi ben conoscevano l'industria dei profumi e che i ceramisti ateniesi dei tempi di Pericle, costruivano speciali vasi destinati a contenere olii profumati. Inoltre era credenza comune che gli dei si annunciassero con profumo di ambrosia.
Si dice che Ippocrate avesse salvato gli ateniesi dalla peste facendo appendere dei sacchetti contenenti fiori ed erbe odorose sui muri della città e facendo bruciare per le vie dei legni aromatici. Questa pratica trova conferma ancor oggi, nell'applicazione del profumo come battericida.

Così come per gli Egiziani, anche per i Greci il profumo è destinato dapprima solo alle divinità e viene utilizzato durante i riti ad esse destinati: dopo i sacrifici di animali, si bruciano essenze rare e odorose quali mirra e incenso e così pure le sostanze profumate vengono utilizzate per nozze, nascite, morti..., soprattutto durante i funerali, per sottolineare il transito verso il regno dei morti. I corpi, rivestiti di lenzuola odorose erano bruciati o seppelliti con accanto piante profumate.
Soprattutto erano ricercati i profumi derivanti da mescolanze di giglio, menta e bergamotto, tanto che Teofrasto, filosofo e botanico, discepolo di Socrate, scrisse due trattati di botanica, tra cui il "Trattato degli odori", basilare per l'antica arte profumiera.

I Greci avevano una cura particolare per la pulizia del corpo e per la bellezza, erano propensi ad abluzioni dopo cui si ungevano di olio d'oliva, di nardo o iris che venivano utilizzati come saponi e si profumavano prima di mettersi a tavola. Così il profumo, nelle sue varie sfaccettature, venne inserito nella vita quotidiana. Inoltre molte delle erbe che servivano per la profumazione avevano qualità terapeutiche e divennero indispensabili per frizioni, inalazioni, bagni.
La Grecia, inoltre, produceva molte piante odorose.che diventavano profumi (come il susinon, e il kipros) con l'aggiunta di vari olii, tra cui quello d'oliva, ma ne importerà altre come il nardo, la noce moscata ecc. dai Fenici e produrrà altre fragranze prelevandole dal mondo vegetale ed animale (il muschio, l'ambra grigia, ecc), creando collegamenti e traffici con il mondo arabo, con gli indù, coi persiani, diventando uno dei più importanti produttori ed esportatori dell'antichità di essenze.

 

I profumi dell'Impero Romano

Dalla Grecia l'uso del profumo passò alla Roma imperiale. Critone, medico di Traiano annovera ben 23 tipi di olii odorosi usati come medicamento e Plinio considera l'uso dei profumi come uno dei più leciti piaceri dell'uomo.

Anche i Romani, come i Greci offrono profumi ai loro innumerevoli dei e li utilizzano in caso di matrimoni, nascite e funerali. Si servono del loro imponente Impero per traffici di droghe, spezie e quant'altro, assimilando usi e costumi di alcuni dei popoli loro sottomessi, imparando a mescolare essenze provenienti da vari Paesi, apprendendo le proprietà delle singole piante aromatiche ed utilizzandole largamente.

Si dice che Nerone al funerale di Poppea abbia fatto bruciare un'enorme quantità di incenso ma che comunque utilizzasse largamente i profumi per deliziare gli invitati alle sue feste con effluvii odorosi che provenivano da tubi nascosti sui soffitti, facendo spargere, inoltre, petali di fiori sugli invitati attraverso architetture mobili.
Sembra, anche, che i Romani spendessero cifre iperboliche per profumi, cosmetici ed unguenti medicinali, che consumassero enormi quantità di incenso e mirra, importati dalle colonie e che i più ricchi facessero il bagno direttamente nelle essenze profumate.

A parte la scoperta del sapone, i Romani preparavano unguenti, pasticche, polveri ed acque profumati con vegetali e fiori come il giglio, il cardamomo, l'iris, la rosa e resine odorose ma anche con derivati animali, come lo zibetto, un felino africano (più adatto per le donne perchè sensuale e provocatorio) e il castoro (più adatto per gli uomini). I profumi erano di tre tipi: solidi, cioè unguenti, olii e polveri e venivano acquistati presso gli unguentali, reputati alla stessa stregua dei medici.

Con l'utilizzo del vetro in varie forme e colori come contenitore di liquidi e grazie alla nuova tecnica di soffiatura, i profumi e gli unguenti verranno poi conservati in vasetti, bottigline di varie fogge e formati per tutti i prodotti, compresi i medicinali.
Ben presto nacque nell'Impero una delle principali industrie che cambiò usi ed abitudini quotidiane, dal lavaggio mattutino delle matrone, alle varie altre attività giornaliere, ai banchetti, ecc e che permise di esportare moltissimi prodotti in contenitori vitrei e di importarne molti altri da tutti i paesi che facevano parte dell'Impero.

Durante gli spettacoli nel circo gli spettatori erano irrorati di profumo.Sotto il regno di Eliogabalo, i romani, divenuti effemminati e viziosi, passavano lungo tempo alle terme dove si facevano cospargere di olii profumati.

 

I profumi degli Etruschi

Grazie alle numerose pitture etrusche ritrovate nelle tombe, sappiamo che anche gli etruschi usavano essenze profumate - che dispensavano con degli incensieri in legno o bronzo (i thymiaterion) - in varie occasioni, non solo per i loro rituali religiosi o funerari ma nella vita quotidiana, per profumare gli ambienti in cui vivevano, soprattutto in occasione di banchetti.
I defunti venivano profumati con unguenti derivanti dall'olio che l' Etruria, che non aveva coltivazioni del genere in loco, importava dalla Grecia in grosse anfore o in contenitori di varie dimensioni.
I vasetti destinati ai profumi, con disegni e decorazioni venivano invece importati da Corinto. Spesso sono stati ritrovati dei campioni di questi ultimi, nel corredo funerario di donne etrusche.
Dopo le cerimonie funerarie parenti e amici partecipavano al banchetto e si sottoponevano a suffumigi purificatori a base profumata.

La toilette mattutina di una dama etrusca non aveva niente da invidiare, per accuratezza e raffinata scelta di belletti e gioielli, a quella di una ricca signora moderna.

 

 

I profumi degli Arabi

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, avvenuta nel 476 d. C., il mondo occidentale ricade nella barbarie per alcuni secoli e sembra che non si parli più di profumi ed affini, mentre in Oriente la cultura del profumo e delle varie essenze resta ancora vivo, soprattutto nel mondo arabo, dove si fanno ponderosi studi sulle scienze mediche, farmaceutiche e chimiche, rifacendosi ai testi greci, persiani, romani e bizantini, studi che influenzeranno comunque tutti i popoli del Mediterraneo e le scuole che vi si creeranno, specializzate in farmaceutica propedeutica alla profumeria.

La parola alchimia sembra derivare appunto da al-kimîya, termine arabo che significa chimica (ma si dice anche che posssa derivare addirittura dall'egiziano Al-Kemi, (arte egizia) o dal cinese kim-iya (succo per fare l'oro). Si parla di alchimia perchè gli Arabi furono gli inventori dell'alambicco e della distillazione a filtro, utilizzando l'alcool - e non più i grassi - come veicolo di trasformazione e questo permetteva di distillare molte piante insieme e rendere più ampio l'assortimento delle profumazioni.

Tutto questo permise agli Arabi di non aver concorrenti sul mercato dei profumi per qualche centinaia di anni e solo nel XIII secolo il profumo ritornerà a diffondersi in Europa.

I Profumi più in uso presso gli arabi erano quelli derivanti da legni naturalmente profumati che potevano essere utilizzati direttamente sulla pelle oppure bruciati per diffonderne negli ambienti l'aroma; inoltre, particolarmente usato, era quello della rosa che serviva non solo per la profumazione personale, misto anche a gelsomino, ambra e muschio, e per le abluzioni rituali dei fedeli raccolti in preghiera nelle moschee, ma per profumare anche gli ambienti delle abitazioni e veniva utilizzato perfino in cucina per conferire ad alcuni piatti, dolci e gelati per lo più, un tocco particolare.

 

Cina



 

Misconosciuto per secoli, l'Estremo Oriente era considerato un mondo fantastico e forse solo favoleggiato da Marco Polo, che pure vi aveva vissuto per anni. Un mondo diverso e pienodi cose sconosciute ai più, di oggetti e sete preziosi, piante e animali mai visti prima, popolato da uomini e donne diversi dagli occidentali e da altri popoli conosciuti.
Ma quelle terre, come aveva potuto appurare Marco Polo erano ricche di prodotti nuovi, di aromi e di spezie che, commercializzati in Europa avrebbero dato enormi guadagni.

Appartenente ad una famiglia di mercanti, dopo aver fatto fortuna a Costantinopoli egli era partito, all'età di 17 anni, dirigendosi verso quelle zone inesplorate su cui dominava il Gran Khan, attraversando una miriade di nuove terre, montagne, deserti, altopiani, conoscendo gente del tutto diversa per aspetto, riti, cibi, usanze, annotando tutte le cose interessanti che suscitavano la sua curiosità (tra cui la scoperta del carbone, del petrolio, delle banconote)
Dopo tre anni e mezzo giunsero, dunque, davanti al Gran Khan e ritornarono a Venezia solo 17 anni dopo nel 1292.
Quindi, Marco ebbe tutto il tempo di assimilare usi e costumi dei cinesi, i loro piatti preferiti, dando anche ampio spazio ai profumi, molto usati specie dalle donne che dovevano essere fragranti come fiori odorosi, tra cui la telosma cordata che produceva un profumo che sapeva di rosa e di fresia con un accenno di zenzero. Grande produttore di incenso, la Cina ne esporta importanti quantità in Giappone.

In Cina nasce e cresce un arbusto dai fiori bianco-argentei o arancio-rossicci, coltivato spesso come albero ornamentale, appartenente alla famiglia delle Oliacee, da cui si ricava una delle essenze più stimolante usate in profumeria e cioè l'osmanto, utilizzato anche per aromatizzare il the o pietanze. La sua esportazione verso l'Europa risale al XIX secolo.

 

 

Giappone

Il Giappone offre un miscuglio di profumi che vanno dal ciliegio, al loto, dall'incenso alla camelia per finire al profumo del the verde.
L'incenso, proveniente dalla Cina veniva utilizzato non solo come offerta agli dei ma anche come medicinale, a cui successivamente verranno aggiunti altri ingredienti come nettare e melassa o altri aromi, per produrre sempre nuove essenze e profumazioni, in forme diverse, adatte ad ogni occasione.
Tra l'800 e il 1200 d.C l'incenso verrà utillizzato non solo come offerta agli dei ma anche per la profumazione vera e propria dei vestiti e della pelle e darà origine ad una specie di gara da svolgersi davanti ad una giuria, con l'accensione delle varie miscele personali di incenso, giuria che poi si pronuncerà sulla fragranza migliore.
Dal 1600 al 1850 circa l'incenso verrà introdotto nel "Kabuki", il mitico teatro giapponese e da qui entrerà a far parte della vita quotidiana, anche perchè verranno fondate delle scuole proprio per diffondere l'arte dell'uso dell'incenso nel quotidiano o nelle occasioni speciali, utilizzando il legno di sandalo, di aloe e di Kyara, il più prezioso.
Anche l'arte dell'uso dell'incenso, come quella di preparare il the, diventa una vera e propria cerimonia con le sue caratteristiche e le sue regole, i suoi tempi, i suoi partecipanti, le sue valutazioni.

 

I Profumi dell'India

Secondo le tradizioni indiane ogni profumo era abbinato ad una divinità, ad es. il sandalo era legato a Krishna e infatti le vesti dei sacerdoti erano impregnate dei vari profumi dedicati ai vari dei. L'incenso è sempre stato il più utilizzato, ne fanno riferimento anche i Veda, testi sacri; già nel 2000 a.C. Esso veniva anche usato per profumare gli ambienti e in preparati medicamentosi preparati dai monaci, che oltre ad esso utilizzavano varie essenze a base di anice stellato, di sandalo, aloe, cedro, gelsomino, rosa, muschio...ecc

 

I Profumi nell'Europa dal X secolo in poi

L'implosione dell'Impero Romano d'Occidente porta a un ritorno della barbarie e parte degli usi e costumi attinti dagli altri popoli e parte delle delle conoscenze e delle tecniche in uso nel campo scientifico, vengono abbandonati, ma fortunatamente, grazie ai documenti conservati e ai contatti coi paesi del bacino mediterraneo, non tutto viene dimenticato... L'incenso continuerà a bruciare nelle chiese e il suo uso si dilaterà anche alla vita di tuti i giorni, gli aromi preziosi provenienti dall'Oriente verranno utilizzati nelle più importanti occasioni, ma poi si diffonderanno di nuovo nella vita quotidiana.

Però, nel secolo XI, in Europa sorsero a Salerno, a Toledo e a Montpellier dei centri di studio che molto contribuirono allo sviluppo della tecnica estrattiva finalizzata alle essenze. Anche Venezia, regina dei mari e degli scambi con l'Oriente, tra il X ed il XV secolo contribuì in larga maniera. Furono infatti i mercanti veneziani, con l'importazione delle loro profumate merci (aloe, rabarbaro, ambra, canfora, sandalo, ecc.), a sostenere lo sviluppo delle industrie dell'Occidente ed anche la Spagna si impegna in questo settore. Gli speziali e i venditori di aromi si uniranno in Corporazioni.

Uomini e donne del Medioevo si lavano spesso e le immersioni sono profumate con erbe e fiori, prima del pasto ai convitati vengono portate bacinelle con acqua profumata per pulire le mani che servono ancora per prendere il cibo direttamente dalla tavola. Grande fortuna hanno i bagni pubblici, promiscui, che servono non solo per bagnarsi ma per esercitare altre attività e in cui si possono consumare anche i pasti.
I profumi usati dalle dame della nobiltà, non solo per il corpo ma anche per il vestiario, per lo più sono a base di lavanda, di violetta e di fiori d'arancio.

Purtroppo, però nella prima metà del 1300 l'Europa è invasa dalla peste che porterà morte e desolazione in tutti i Paesi. Per combattere il contagio la medicina dell'epoca non può fare molto e così si moltiplica l'uso di medicamenti come nalazioni, aspersioni, fumigazioni, purificazioni, a base di essenze aromatiche (ambra, alloro, rosmarino, erbe odorose) che sembrano avere un effetto placebo.

Nel centro studi di Salerno viene scoperta la distillazione dell'alcool e nasce quindi la profumeria vera e propria.
Verso il 1370 in Ungheria verrà venduto il primo profumo ispirato alla Regina, che si chiamerà "Acqua di Ungheria", realizzato con rosmarino, lavanda e una base di alcool.
Le scoperte delle nuove terre, effettuate da Colombo e da Vasco de Gama, apportano in Europa nuovi profumi di nuove spezie ed altre sostanze aromatiche.

Durante il Rinascimento e nei secoli successivi, i profumieri più apprezzati sono spagnoli ed italiani e mentre a Venezia, Roma e Firenze, gli artisti dei profumi e dei cosmetici acquistavano larga fama e gli studi botanici si sviluppavano in tutta Europa, a Parigi il lusso delle corti diffondeva largamente il gusto delle pomate, dei saponi, delle polveri per parrucche, dei guanti profumati, tutte raffinatezze che diedero vita ad un artigianato specializzato.
Caterina de' Medici, arrivata in Francia nel 1533 per sposare Enrico II, porta dall'Italia il suo personale profumiere che aprirà un negozio di grande successo, in cui venderà pozioni e profumi. Caterina incrementò l'utilizzo dei profumi alla Corte di Francia e durante il giorno, per profumarsi, si faceva portare varie ampolle di essenze.

Anche la concia delle pelli, in cui si distinguerà la città di Grasse, in Francia, che poi si specializzerà nell'attività profumiera, utilizzerà essenze profumate per il pellame più pregiato e fine. Nel 1555 verrà approvato uno statuto apposta per i guantai-profumieri, separandoli quindi dai farmacisti veri e propri.
Anche i medici troveranno nelle sostanze aromatiche il rimedio per molti malanni. Sono molto in voga i bagni aromatizzati che hanno effetti positivi su alcune malattie, mentre, invece, nel 1500, in generale, si considerano i bagni mezzo di propagazione delle malattie e quindi si evita di lavarsi spesso e approfonditamente e si sostituisce l'acqua con essenze odorose da contrapporre al cattivo odore derivante dalla scarsità dei lavaggi.

Alla fine del 1500, Venezia andrà lentamente decadendo per la maggior potenza dell'Olanda, dell'inghilterra e della Francia e quest'ultima sarà al primo posto per la profumeria. In Provenza, alcune famiglie di artigiani del settore, si tramandarono il segreto degli estratti dei fiori che chiamavano Quintessenze (perchè si dicevano ottenute dopo cinque distillazioni).

Nel secolo XVIII sono ancora la Fonderia di san Marco a Firenze e di san Gerolamo a Verona che detengono il primato della produzione delle essenze. In questo periodo la profumeria si arricchisce di nuovi processi estrattivi dovuti in gran parte alla creazione dell'alcool forte ("acqua ardente" o "acqua di vita"). Nel 1750, Giovanni Maria Farina, per primo, apre a Colonia la prima fabbrica di profumi, si dice sfruttando una ricetta e delle piante importante dall'Italia. L'"acqua admirabilis" da lui creata fu la prima di querlle "acque di colonia", il cui solo nome basta ad evocare un senso di freschezza e di benessere.

Ormai la produzione dei profumi ed essenze è avviata verso quello sviluppo industriale su basi scientifiche che è proprio della profumeria dei nostri giorni.

 

FASI DI RACCOLTA, TRASFORMAZIONE E PRODUZIONE

Da un vecchia enciclopedia degli anni '50 ho tratto queste immagini e parte delle didascalie, che illustrano le varie fasi di lavorazione utilizzate per arrivare al profumo poi da esibire sul mercato. Ovviamente, erano tecniche in uso in quegli anni che ora sono per lo più sorpassate ma che hanno ancora un loro fascino. Verranno confrontate con le tecniche moderne.

La raccolta veniva e viene effettuata in vasti campi e la prima estrazione degli olii era eseguita con il sistema della saturazione.

Per non far perdere ai fiori le loro prorietà odorose, essi venivano subito sottoposti alla cernita, nel medesimo luogo della raccolta.

Di qui i fiori passavano in capannoni dove avveniva il processo di saturazione o come si dice oggi, di Enfleurage, sostituita peraltro dall'estrazione con solvente.
Questo procedimento veniva per lo più effettuato con fiori molto delicati come le tuberose o il gelsomino. Allo scopo erano preparate delle lastre di vetro su cui si spalmava uno strato di grasso animale: i fiori freschi si introducevano tra le due lastre e vi si lasciavano per 24-48 ore; queste lastre inserite in un telaio erano poste poi in appositi cassoni.

Ogni 24 o 48 ore si cambiavano i fiori e così, come minimo, per circa 30-40 volte, finchè il grasso si era saturato di profumi. Questa massa profumata, in termine tecnico, "pomata", veniva rimossa per essere raschiata e lavata con alcol etilico per ricavare l’infuso e successivamente inviata alle industrie profumiere e messa subito in lavorazione..

Batteria di distillatori (alambicchi) in una fattoria bulgara per l'estrazione dell'olio di rose, mediante bollitura con acqua e suo raffreddamento e raccolta in un contenitore specifico per le essenze. La tecnica moderna della Distillazione è più o meno la stessa, solo che si utilizzano macchinari più evoluti.

Nel meridione di Italia si estraevano gli olii essenziali dalle bucce di arancio, mandarino, ecc. con un sistema vecchio ma efficace. Si spremevano a mano le bucce su apposite tavolette bucherellate: gli olii cadevano su delle spugne che venivano poi a loro volta spremute.

La tecnica utilizzata ora in tempi più moderni, chiamata Enfleurage è più o meno la stessa, perchè gli agrumi non potrebbero sopportare un trattamento a caldo, solo che la spremitura delle bucce è ora effettuata da un’apposita macchina: l’estratto naturale si ottiene lasciandola riposare per un determinato periodo, a seconda del frutto. Successivamente, la scorza viene filtrata adoperando un foglio di carta precedentemente imbevuto d’acqua: in questo modo vengono isolati gli oli essenziali dalle parti acquose.

Le pomate, gli olii e tutte le essenze estratte coi metodi precedentemente descritti, venivano poi lavorati col sistema per soluzione. Qui vediamo un particolare dei macchinari necessari a questo scopo, in un'industria profumiera.
In sostituzione dell’enfleurage, venne poi utilizzata la tecnica a freddo, basata sull’uso di un solvente volatile (metanolo, esano, etanolo, diossido di carbonio, ecc), al posto del grasso animale, che riscaldato, evaporando dà modo di estrapolare un elemento ceroso (concrète), che, raffreddato e depurato da ogni scoria dà vita al prodotto finale ("absolu").
Un altro sistema di estrazione è quello realizzato per mezzo dell'anidride carbonica, effettuato a caldo fino ai 40°, pressando il composto che, proprio grazie all'uso del CO2 non perderà le sostanze odorose instabili presenti, ottenendo quindi preparati di ottima qualità.

Nelle stesse industrie si provvedeva all'imbottigliamento. Profumi pregiati, profumi correnti, essenze rare erano imbottigliate singolarmente in contenitori di vetro dalle artistiche forme.

Oggi l'industria per l'imbottigliamento dei profumi è per lo più tutta meccanizzata, ma ci sono ancora molti produttori di profumi che effettuano ancora manualmente la chiusura, la sigillatura e l'etichettatura delle bottiglie, talvolta riprodotte in ogni particolare su quelle anticamente distribuite sul mercato.

 

 

Una piccola curiosità, queste figurine Liebig del 1908 che rappresentano con belle immagini la preparazione dell'essenza di Rose

A tergo: La raccolta delle rose. La piccola città di Kassanilik, sul versante meridionale dei Balcani, è il centro di un'industria affatto speciale: è là che si coltivano su vasta scala le rose allo scopo di estrane il più fine ed il più prezioso dei profumi: l'essenza di rose. Si impiegano soprattutto fiori di una specie di rosa chiara dai fiori semplici, all'epoca della raccolta si raccolgono all'alba, i bottoni appena sbocciati per distillarli il giorno stesso.

Il trasporto delle rose agli apparecchi di distillazione. La raccolta delle rose è una festa per tutto il villaggio. Tutti si vestono a festa per recarsi alle piantagioni ed allorquando i cesti sono riempiti, si ritorna in corteo; le donnee le fanciulle portano nei capelli delle corone di rose.

La riempitura degli alambicchi. Le rose raccolte sono messe in grandi alambicchi di rame, nei quali si versano anche circa 75 litri di acqua per ogni 10 chili di rose, procedendo poi alla distillazione. L'acqua di rose così ottenuta è sottoposta ad una seconda distillazione.

L'estrazione dell'essenza. Alla superficie del prodotto della seconda distillazione si trova uno strato giallastro che costituisce l'essenza di rose. Questo strato viene accuratamente lavato per mezzo di una specie di piccolo imbuto munito di un'apertura assai stretta, che non lascia passare che l'acqua, mentre l'essenza è trattenuta. Essa deve essere preservata dalla luce e dal calore..

L'esame dell'essenza. Per assicurarsi della purezza dell'essenza di rose, i negozianti la mettono a bagnomaria a 16 gradi Reaumur. Se è pura si congela a questa temperatura, mentre l'essenza falsificata non si rapprende che ad una temperatura molto più bassa. Tuttavia questa prova non offre una garanzia assoluta e molti commercianti non si fidano altro che della finezza del loro odorato. L'aroma dell'essenza di rose pura, cioè non diluita, come spesso accade con l'olio di geranio, è così forte che può procurare mal di testa.

L'impiego dell'essenza - Per ottenere un kg. di essenza, il cui prezzo varia, a seconda delle annate, da 700 a 2.000 lire, occorrono in media 3.000 kg. di rose. L'essenza è particolarmente richiesta nel medio Oriente ma anche i paesi dell'Occidente sanno apprezzare questo squisito profumo che è utilizzato in non pochi dei cosiddetti bouquets oggi in uso

 

 

DITTE ITALIANE PRODUTTRICI DI PROFUMI

 

GI.VI.EMME

La Gi.Vi.Emme, prestigiosa fabbrica di profumi, creata da Giuseppe Visconti di Modrone, nacque verso il 1920e fu attiva fino agli anni '70.
Le sue boccettine venivano realizzate a Venezia da artisti del vetro e le sue pubblicità, tra cui anche i calendarietti - tra cui uno di edina altara - da famosi cartellonisti ed illustratori, quali Dudovich ed Accornero..

 

DITTA BERTELLI

Achille Bertelli, notevole persona che fu si un industriale di fama ma anche valente chimico e aeronauta, nel 1888 immise sul mercato farmaceutico un prodotto da lui realizzato. un cerotto medicamentoso che attutiva di molto i dolori alla schiena, il famoso "Cerotto Bertelli". che tutti abbiamo sentito nominare e delle pasticche contro la tosse.

Dal campo chimico-farmaceutico alla cosmesi, il passo fu breve e dal 1898 iniziò a realizzare e produrre saponi e creme, tra cui la famosa Venus, nonchè profumi dalle essenze ricercate, contenute in bottigline dalle forme originali e tutta una serie di altre ricercatezze nonchè articoli pubblicitari, tra cui dei piccoli calendari profumati tascabili da regalare ai clienti di barbieri e parrucchieri, che in tempi successivi hanno fatto la felicità di molti collezionisti.

I CALENDARIETTI PROFUMATI

Una parola a parte deve necessariamente essere dedicata ai calendarietti tascabili che molte ditte produttrici di profumi immisero sul mercato verso la fine dell'800, che pubblicizzavano per lo più profumi, cosmetici e saponi e che venivano regalati nei negozi dei barbieri da uomo e signora e nelle profumerie. Non essendo ancora stati inventati rasoi e lamette di sicurezza, la moda corrente era quella di avere una barba fluente ma ben curata e si ricorreva, dunque, al proprio barbiere personale da cui ci si recava anche per far due chiacchiere con gli altri avventori, ascoltare le ultime novità, fare affari... si entrava dunque in confidenza con il proprio barbiere che diventava un imperdibile amico.
I barbieri, alla fine di ogni anno, per conservare la clientela regalavano loro il calendarietto augurale per l'anno successivo, su cui spesso pubblicizzavano la loro barberia. I calendarietti erano profumati, tascabili, a forma di libriccino, dalle 16 alle 20 pagine, utili ed andavano a ruba... anche perchè spesso, essendo destinati per lo più ad un pubblico maschile, erano dedicati a fatti ed avvenimenti storici ma anche a graziose "donnine", attrici, bellezze esotiche, alcune anche decisamente osè.
I più ricercati dai collezionisti sono quelli dalla forma irregolare, scontornata, quelli con motivi a rilievo in copertina o fondi oro e argento, con motivi floreali, volute e decorazioni proprie dell'Art Decò o del Liberty, soprattutto quelli provenienti dalla Francia che ne fu una grande produttrice, spesso proprio per pubblicizzare profumi e prodotti di bellezza.

Le principali ditte profumiere italiane che utilizzarono i calendarietti furono la Migone, la Bertelli, i Cella e la profumeria Sirio.

DITTA BORSARI

Lodovico Borsari iniziò presto per mantenere la numerosa famiglia che lo circondava, a lavorare come barbiere presso un amico del padre, nella Parma della seconda metà dell'800 governata dai Bonaparte. Il giovane, molto dotato per realizzare artigianalmente nuovi profumi e cosmetici, tra cui un profumo alla violetta che aveva trovato molto successo. Visto il successo che il giovane otteneva, il proprietario del negozio lo associò alla sua impresa.
Lodovico aveva seguito vecchie formule arricchendole e completandole fino ad arrivare alla "Violetta di Parma". il successo non gli mancò e alla fine del secolo egli iniziò una vera e propria attività industriale, ovviamente realizzando sempre nuove creazioni, utilizzando come contenitori delle belle bottigline in vetro e cristallo, realizzate dalla Bormioli, delle splendide scatole ed etichette realizzate da artisti del Liberty e dell'Art Nouveau.
La ditta Borsari è ancora attiva sotto il nome Borsari 1870.

Bottigline portaprofumi e Colonia "Ore d'oblio" della casa Borsari

 

DITTA MUSSO - GENOVA

 

DITTA PAGLIERI

Alessandria, 1876. Lodovico Paglieri eredita dal padre la piccola profumeria piena di profumi, ciprie, ecc. e subito matura il pensiero di dar vita a prodotti con il suo nome ben visibile sopra. Crea quindi una piccola officina al centro della città.
La sua idea ebbe subito grande successo e ai primi prodotti realizzati, altri ne seguirono e diedero lustro al piccolo laboratorio appena creato. La sua clientela era raffinata ed esigente, voleva prodotti di qualità, originali e ben confezionati, ma la prima guerra mondiale rallentò un pò tutti i progetti che, poco dopo la fine del conflitto, ripresero vita e consentirono una certa floridezza al suo "creatore".
Nel secondo ventennio del secolo scorso tutte le forze vennero investite nella realizzazione di profumi e colonie, fino alla creazione di un prodotto intramontabile denominato "Felce Azzurra". Dapprima, un'acqua di Colonia, a cui seguirà un borotalco, ancora oggi molto utilizzato.

I prodotti denominati Felce Azzurra vennero e sono realizzati con moltissimi ingredienti, si dice oltre 100, ma è ovvio che si tratta di "segreto professionale" e nessuno sa di precisoquali siano. La formula originaria è stata un pò "ritoccata" nel corso degli anni, forse con aggiunte o detrazioni, ma, in realtà, è quasi invariata.

Molta cura, ovviamente, venne data al confezionamento del prodotto ed all'immagine che vi veniva "applicata", che doveva dare subito, d'impatto un messaggio pubblicitario positivo, allettante e inequivocabile, oltrechè, ovviamente, alla pubblicità, effettuata tramite le vie tradizionali di riviste, manifesti, ecc. Per quanto riguarda la realizzazione di questi ultimi e di alcune confezioni, la Paglieri si servì degli illustratori più in voga in quel momento, bravissimi, come ad es. Gino Boccasile, per dar vita, con pochi tratti, ad un'immagine seducente e accattivante.

Nei primi anni del '900 Luigi Paglieri mise mano alla costruzione, ad Alessandria, di Palazzo Paglieri, di un enorme edificio adibito ad abitazione per la famiglia, in cemento armato, che però, nel cortile, ospitava a anche un piccolo laboratorio per circa quaranta addetti alla produzione semiautomatica dei prodotti.

Di quegli anni è la produzione del "Velluto di Hollywood”, la cui pubblicità, spesso anche in bianco e nero come del resto appariva nei giornali dell'epoca, era legata alle nascenti stelle del firmamento di Hollywood, una cipria finissima che si poteva applicare sulla pelle con una spugnetta asciutta o bagnata e che riscosse un successo incredibile.

Negli anni '30 e successivi, Intanto la struttura della ditta si evolse, diventando una Spa e dando impulso, nonostante il brutto momento del II conflitto mondiale, ancora una volta alle vendite, pur se, per contenere un pò i costi, all'interno della fabbrica venne aperto uno scatolificio.

Negli anni successivi alla guerra, con il miglioramento economico della popolazione, la Paglieri, ancora in auge, immise sul mercato altri nuovi ed eccellenti prodotti, dai nomi esotici "Fior di Loto", "Fiori degli Esperidi", Paradiso perduto", ecc. che si affermarono favorevolmente sulla piazza. E' di quegli anni la bella pubblicità, realizzata ancora da Boccasile della donna con i fiori, dapprima realizzataa seno nudo, poi pudicamente coperta con uno scialle.

Gino Boccasile

Successivamente la Paglieri diede vita ad uno stabilimento vero e proprio che dava lavoro a circa 400 persone impegnate nella produzione dei prodotti che vieppiù risuonavano di nomi esoticamente avvincenti: :"Fruscio di veli", "Tabacco ambrato", "Acqua gaia".... Questo stabilimento, realizzato a regola d'arte, contenente asili nido per i bambini del personale, dotato dei primi sistemi informatici, era una prova concreta che tutto si poteva fare per i propri dipendenti, guadagnandoci serenamente.

Altri prodotti entrarono nell'elenco di quelli già ampiamente venduti: "Gran Premio", un profumo dalla fragranza originale e ricercata, una crema idratante "Curaderma", "Barbasana" ed altri che ottennero subito gran successo. La Paglieri, in quegli anni, si servì, per la pubblicità, anche di una disciplina sportiva che andava per la maggiore: il calcio.

Negli anni '60, poi, realizzò un'altra delle sue novità: un altro stabilimento ancora più grande, dotato di un servizio di traporto proprio - poichè si trovava alla periferia della città - ed una azienda che produceva i contenitori in plastica per i suoi prodotti.
La sua produzione si avvalse poi, durante gli anni '60 e '70 della pubblicità in televisione, con scetch interpretati dal Quartetto Cetra, da Alberto Lupo, Liana Orfei, ecc.

La ditta, ben salda ancor oggi, basa tutto sulla serietà professionale, sulle nuove tecnologie, sulla ricera e sulla evoluzione che le permettono di mantenere lo standard di sempre.

 

 

 

 

DITTE FRANCESI

 

Come già accennato, in Francia la profumeria nacque con l'arrivo di Caterina de' Medici, moglie di Enrico II, che aveva portato con sè essenze e non solo, ma anche il suo profumiere di fiducia che avrà in questo Paese grande fortuna.
La Corte di Francia si adeguò agli usi della nuova Regina ed utilizzava in quantità massicce le essenze dai deliziosi profumi. Successivamente, l'uso dei profumi verrà incrementato da altre Regine, Maria Antonietta prima e da Giuseppina, moglie di Napoleone, poi..
Il centro profumiero di maggior importanza nacque al sud, a Grasse, cittadina specializzata per la concia del pellame, che diventerà poi il luogo di maggior industrializzazione del profumo. Interessante il connubio pelle e profumo: quest'ultimo, infatti, verrà realizzato dapprima proprio nelle fabbriche di guanti ed utilizzato su di essi. Fu questo il primo mezzo per far conoscere le essenze profumate alle donne alla moda.
Successivamente, l'industria del profumi utilizzò vari mezzi per l'estrazione delle essenze finchè, con l'evoluzione della chimica, si ricorse a profumi realizzati per sintesi.

Molti dei profumi degli inizi del XX secolo ebbero grande successo e sono ancor oggi ricordati negli annali della Profumeria, realizzati anche grazie a sostanze rare, ora introvabili. Verso gli anni '40 la chimica venne ancora in aiuto realizzando una molecola che dava un'estrema sensazione di freschezza che, applicata ai profumi, ne decretò il maggior successo. Intanto, l'industria profumiera si era dedicata anche agli uomini, creando anche in questo campo, prodotti di grande impatto.

 
 
 
 
 
   
 
 
 
 

 

 

 

Continua con Rasoi, Pennelli, Lamette

 

 

 

 

Bibliografia - www.wikipedia.it

http://www.accademiadelprofumo.it

http://www.liceomontanari.it/siti/archeoscuole/files/vita_quotidiana_degli_etruschi.pdf

Enciclopedia "Vita meravigliosa"

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