Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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ADORAZIONI EUCARISTICHE II

 

 


PARTE SECONDA

 

 

PARTE SECONDA
L'EUCARISTIA: L'ISTITUZIONE

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10 - L’EUCARISTIA:
moltiplicazione del pane…

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2 Re 4, 42-44 Eliseo - Mt 14, 13-21 - 15, 32-39 - Mc 6, 35-44 - 8, 1-10 - Lc 9, 10-17 - Gv 6, 1-14.

 


Mentre nell’Antico Testamento c’è notizia di una sola moltiplicazione del pane (venti pani d’orzo che bastano e avanzano per cento persone) in 2Re 4, 42-44, nel Nuovo Testamento il miracolo della moltiplicazione del pane è un fatto così importante, per tutti e quattro gli Evangelisti, che lo riportano tutti: addirittura 2 volte in Matteo (14, 13-21 e 15, 32-39) 2 volte in Marco (6, 35-44 e 8, 1-10), 1 volta in Luca (9, 10-17), 1 volta in Giovanni 6, 1-14). Se si riflette che ognuno degli Evangelisti, che è Pastore,
riporta quanto serve per la sua Chiesa, e che neanche la nascita di Gesù è riportata da tutti, ma solo la passionemorte- risurrezione e questo della moltiplicazione dei pani, è obbligo domandarsi: da dove viene a questo fatto sì grande importanza

Una risposta implicita è in S. Giovanni: nello stesso capitolo del suo vangelo, sesto, si narra la moltiplicazione del pane e, a seguire, il drammatico confronto, tra Gesù e quelli che avevano mangiato il ‘pane moltiplicato’, sul pane vero disceso dal cielo: la sua carne e il suo sangue; sulla esigenza irrinunciabile, per avere la vita, di mangiare la sua carne e bere il suo sangue.
Una risposta esplicita , autorevolissima, ce la dà CCC, al n. 1335, con queste parole::

“I miracoli della moltiplicazione dei pani, allorché il Signore pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li distribuì per mezzo dei suoi discepoli per sfamare la folla, prefigurano la sovrabbondanza di quest’unico pane che è la sua Eucaristia. Il segno dell’acqua trasformata in vino a Cana annunzia già l’ora della glorificazione di Gesù. Manifesta il compimento del banchetto delle nozze nel regno del Padre, dove i fedeli berranno il vino nuovo divenuto il Sangue di Cristo” .

Per comodità riportiamo i testi di tutti e quattro i Vangeli.



MATTEO 14, 14-21


14 - Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

15 - Sul far della sera gli si accostarono i discepoli e gli dissero:“Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”.

16 - Ma Gesù rispose: “Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare”.

17 - Gli risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci!”.

18 - Ed egli disse: “Portatemeli qua”.

19 - E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla.

20 - Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati.

21 - Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.




MATTEO 15, 29-38


29 - Allontanatosi di là, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là.

30 - Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì.

31 - E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio d’Israele.

32 - Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: “Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada”.

33 - E i discepoli gli dissero: “Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?.

34 - Ma Gesù domandò: “Quanti pani avete?”. Risposero:“Sette e pochi pesciolini.

36 - Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli e i discepoli li distribuivano alla folla.

37 - Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene.

38 - Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini.



MARCO 6, 35-44


35 - Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: “Questo luogo è solitario ed è ormai tardi,

36 - Congedali, perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare”.

37 - Ma egli rispose: “Voi stessi date loro da mangiare”. Gli risposero: “Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?”.

38 - Ma egli replicò loro: “Quanti pani avete? Andate a vedere”. E, accertatisi, riferirono: “Cinque pani e due pesci”.

39 - Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi, sull’erba verde.

40 - E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di cinquanta.

41 - Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti.

42 - Tutti mangiarono e si sfamarono.

43 - E portarono via dodici ceste piene dei pezzi di pane e anche dei pesci.

44 - Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila



MARCO 8, 1-10


1 - In quei giorni, essendoci di nuovo molta folla che non aveva da mangiare, chiamò a sé i discepoli e disse loro:

2 - “Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare.

3 - Se li rimando digiuni alle proprie case, verranno meno per via; e alcuni di loro vengono da lontano”.

4 - Gli risposero i discepoli: “E come si potrebbe sfamarli di pane qui, in un deserto?”.

5 - E domandò loro: “Quanti pani avete?”. Gli dissero: “Sette”.

6 - Gesù ordinò alla folla di sedersi per terra.. Presi allora quei sette pani, rese grazie, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla.

7 - Avevano anche pochi pesciolini. Dopo aver pronunciata la benedizione su di essi, disse di distribuire anche quelli.

8 - Così mangiarono e si saziarono; e portarono via sette sporte di pezzi avanzati.

9 - Erano circa quattromila. E li congedò.



LUCA 9, 10-17


10 - Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò verso una città chiamata Betsaida.

11 - Ma le folle lo seppero e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

12 - Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: “Congeda la folla, perché vada nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, perché qui siamo in una zona deserta”.

13 - Gesù disse loro: “Dategli voi stessi da mangiare”. Ma essi risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente”.

14 - C’erano, infatti, circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: “fateli sedere per gruppi di cinquanta”.

15 - Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti.

16 - Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla.

17 - Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.



GIOVANNI 6, 1-13


Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberiade,

2 - e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi.

3 - Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi Discepoli.

4 - Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.

5 - Alzati gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: “dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”.

6 - Diceva questo per metterlo alla prova, egli infatti sapeva bene quello che stava per fare.

7 - Gli rispose Filippo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo”.

8 - Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: ma che cos’è questo per tanta gente?”.

10 - Rispose Gesù: “fateli sedere”. C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini.

11 - Allora Gesù prese i pani e dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece con i pesci finché ne vollero.

12 - E quando furono saziati disse ai discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”.

13 - Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

9 - “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”.

10 - Rispose Gesù: “fateli sedere”. C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini.

11 - Allora Gesù prese i pani e dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece con i pesci finché ne vollero.

12 - E quando furono saziati disse ai discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”.

13 - Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.


N. B. - GV. 6, 30-69 (al n. 4)
- GV. 6, 1-58 (al n. 15)

 



Signore, noi crediamo


che con il miracolo della moltiplicazione del pane, raccontato da tutti e quattro gli Evangelisti, Tu ci offrivi un anticipo di quello che, nel dono della Santissima Eucaristia, sarebbe stato il dono dei doni.

Signore, noi crediamo che la tua divina pedagogia voleva prepararci, attraverso il miracolo della moltiplicazione del pane, alla rivelazione incredibile dell’identificazione di te, del tuo Corpo e del tuo Sangue, con il Pane e il Vino consacrati.

Signore, noi lo crediamo anche perché il discepolo, che leggeva più profondamente di tutti nel tuo cuore, Giovanni Evangelista, collega il miracolo della moltiplicazione del pane con il confronto drammatico, tra Gesù e i suoi interlocutori, sul Pane vero disceso dal cielo.

ripetuto da te più volte, volesse essere la preparazione alla rivelazione del mistero eucaristico, perché tutto il Magistero della Chiesa è univoca in tal senso.

Signore, noi crediamo alla relazione intima, che lega i miracoli della moltiplicazione del Pane e la Santissima Eucaristia, perché il Catechismo della Chiesa Cattolica esplicitamente afferma che quei miracoli prefigurano la sovrabbondanza di quest’unico pane che è la sua Eucaristia.

Signore, noi crediamo che la scelta del pane e del vino, che Gesù ha fatto, per donare a noi se stesso, sia motivata dal tuo sforzo di farci capire che, come il pane e il vino sono gli elementi nutritivi indispensabili per la vita del nostro corpo, così gli stessi elementi consacrati lo sono per quella del nostro spirito.

Signore, noi crediamo nella parola di Gesù che dinanzi alle sue affermazioni non ci sono scelte alternative: o nutrirci della Santissima Eucaristia o perdere la vita eterna. Signore, anche se ciò che Tu affermi è impossibile da capire per la nostra mente, noi accettiamo la tua parola non in posizione polemica come coloro che avevi sfamato, ma in atteggiamento di umiltà, perché Tu sei la stessa Verità e perché ci ami, né mai alcuno ci vorrà bene come te.

Signore, noi crediamo che il pane che miracolosamente hai moltiplicato era profezia dell’Eucaristia che in tutto il mondo si consacra e Tu doni. Signore, noi crediamo che se sbalorditivo è stato il miracolo della moltiplicazione del pane, che Tu hai fatto per due volte, infinitamente più meraviglioso è il miracolo eucaristico, che Tu continuamente rinnovi.


 

Signore, noi adoriamo

la tua bontà che, tenendo conto dei limiti del nostro capire, le cose essenziali, prima di donarcele, ce le predici e, dopo il dono, ce le ripeti senza stancarti mai.

Signore, noi ti adoriamo perché Tu hai parlato a noi per farti capire; perciò spesso hai preso spunto da situazioni quotidiane o da realtà del piccolo mondo nel quale la tua bontà ci fa vivere oggi, per elevare la nostra fede verso le realtà che costituiranno la nostra vita eterna con te.

Signore, noi ti adoriamo per la scelta del pane e del vino come elementi sacramentali della Santissima Eucaristia: neanche Tu, che come Dio conosci tutto, hai saputo trovare linguaggio più accessibile ai nostri limiti intellettuali.

Signore, noi ti adoriamo perché Tu, che incontrando i malati o affamati hai sempre sanato e sfamato, incontrando l’umanità, disorientata dal peccato e umiliata dalla impossibilità di risorgere da sola, hai sentito compassione, e non le hai offerto qualche cosa, ma te stesso.

Signore, noi ti adoriamo perché, dinanzi alla strafottenza dei tuoi interlocutori nei confronti delle tue affermazioni, non hai perduto la calma, ma hai ribadito, con una chiarezza che non ammette dubbi, la tua verità. Che, poi, è la nostra salvezza.

Signore, noi ti adoriamo per la perfetta umanità della tua Incarnazione, che ti ha fatto provare sentimenti di partecipe comprensione nei confronti di tutti i nostri problemi: materiali e spirituali.

Signore, noi ti adoriamo perché una dimostrazione del tuo amore per noi, superiore al dono della Santissima Eucaristia, non potevi trovarla neanche Tu che sei Dio.

Signore, ti adoriamo perché con quell’incredibile dono Tu volevi educarci all’amore totale e disinteressato. Gesù, infatti, prima di istituire il sacramento eucaristico, ha detto ai suoi intimi amatevi come io vi ho amati.

Signore, ti adoriamo perché l’apice dei tuoi insegnamenti si sintetizza nell’invito a dare la vita per i fratelli, sull’esempio di te che l’hai data per tutti.


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Signore, perdonaci


quando, pronti a credere ad ogni ciarlatano che ci turlupina, abbiamo difficoltà a credere alla parola della Verità incarnata.

Signore, perdonaci quando, come gli interlocutori beneficati da te con la moltiplicazione del pane, pretendiamo di capire con la nostra, pur meravigliosa, mente cose che la trascendono infinitamente.

Signore, perdonaci quando siamo tentati di perdere la fiducia in te solo perché non riusciamo a comprendere il tuo linguaggio: nei casi della nostra vita e nel dono della Santissima Eucaristia.

Signore, perdonaci quando, perché non riusciamo a comprendere il tuo insegnamento, siamo tentati di abbandonarti, come hanno fatto quasi tutti coloro che da te furono sfamati nelle esigenze del corpo e dello spirito.

Signore, perdonaci ogni volta che, nella santa Messa o Comunione, veniamo incontro a te come se ciò che Tu hai affermato nell’ultima Cena, fosse cosa la cui accettazione dipende dal nostro capire e non dalla nostra fede.

Signore, perdonaci quando, ricordando che nel Giovedì Santo Tu, prima di istituire l’Eucaristia, hai lavato i piedi agli Apostoli, noi veniamo a riceverti senza essere in pace con tutti i nostri simili.

Signore, perdonaci tutte le volte che il tuo invito Amatevi come io vi ho amati, noi lo soffriamo solo quando i fratelli non ci amano, e non lo soffriamo quando noi non amiamo gli altri.

Signore, perdonaci quando ci accostiamo a te senza programmare un solo minuto per riflettere sulla incredibilità del dono che Tu ci hai fatto con la Santissima Eucaristia.

Signore, perdonaci quando, dimentichi del dono che ci hai fatto con la Santissima Eucaristia, passando vicino a un tabernacolo, non facciamo neanche atto di adorazione. Cheè, poi, un atto d’amore e di doverosa gratitudine.

Signore, perdonaci quando, invitati appassionatamente da te, non te ne ringraziamo, come si fa sempre con tutti, e non accettiamo l’invito. Come se ciò che Tu offri, non l’offrissi per il nostro bene.



Signore, Ti chiediamo


tanta umiltà che ci faccia accettare ciò che tu affermi non perché comprendiamo la verità, ma solo perché lo affermi Tu.

Signore, ti chiediamo una intelligenza, che ci faccia capaci non di comprendere il mistero eucaristico, ma solo che esso è un atto d’amore, oltre il quale non è pensabile alcun altro.

Signore, ti chiediamo di donarci tanta gratitudine, da ringraziarti, almeno qualche volta, per il dono che ci fai di te stesso nella Santissima Eucaristia.

Signore, ti chiediamo la fame che ci spinga a nutrirci di te, nella Santissima Eucaristia, almeno pari a quella che ci spinge a consumare il pane che altri ci offre.

Signore, ti chiediamo la capacità di comprendere che, ricevendoti indegnamente nella Santissima Eucaristia, non facciamo solo un torto a te, ma soprattutto a noi stessi: in quelle condizioni infatti noi mangiamo e beviamo la nostra condanna.

Signore, ti chiediamo tanta luce per capire che nel dono della Santissima Eucaristia Tu ci ricordi che l’amore vero è quello di dare la vita per i nostri fratelli.

Signore, ti chiediamo quel minimo di onorabilità, conosciuto anche qui in terra, grazie al quale ci asterremo eternamente dal deridere te, che, nella Santissima Eucaristia, ci dai la vita eterna.

Signore, ti chiediamo una fede più intelligente e pronta di quella dei tuoi interlocutori al discorso del Pane della vita, non perché capiamo più di loro, ma unicamente perché vogliamo sempre e solo credere a te.

Signore, ti chiediamo la saggezza di Pietro che, dinanzi alla rivelazione del dono di te probabilmente non aveva capito tanto più dei suoi compagni, ma ha avuto il coraggio di dichiararsi per te, perché fermamente convinto che Tu solo hai parole di vita eterna.

Signore, Tui hai una illimitata fiducia in noi. Dacci di averne un po’ anche noi, nei confronti delle tue parole e dei tuoi doni.


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Signore, Ti ringraziamo

per il miracolo della moltiplicazione dei pani, ma più ancora per averci quasi sommersi in un mare di miracoli che, perché sono continuamente sotto i nostri occhi, non consideriamo più tali e non ci incantano più.

Signore, ti ringraziamo per la professione di fede delle folle che hai sfamato moltiplicando per loro il pane. Con loro anche noi vogliamo gridare che un grande profeta, è sorto fra noi.

Signore, per noi miracolo è ciò che non avviene abitualmente, e allora il miracolo delle primavere e delle altre stagioni ci dicono poco. Ma ci rendiamo conto che anche quelle sono miracoli sbalorditivi.

Signore, ti ringraziamo per la capacità che racchiudi nel chicco di grano che noi lasciamo cadere a terra in autunno. Grazie a te esso sfida i rigori dell’inverno, germina, cresce e si moltiplica nella spiga turgida.

Signore, ti ringraziamo per la capacità che dai alla vite. Per produrre di più essa sopporta la lacerazione della potatura. Ma in estate si presenta orgogliosa dei tanti e deliziosi grappoli d’uva di cui è carica.

Signore, ti ringraziamo per il miracolo della vita che hai partecipato a noi e che ci hai dato la capacità di trasmettere. E’ la più incredibile partecipazione alla tua onnipotenza

Signore, ti ringraziamo per la capacità prodigiosa concessa al nostro organismo di trasformare in sangue e vita gli alimenti che la tua generosità non ci fa mai mancare.

Signore, ti ringraziamo per il dono della intelligenza. Essa è una prodigiosa capacità di estrarre idee dalla natura in cui siamo immersi, di organizzarle e, grazie a ciò, programmare le nostre scelte.

Signore, soprattutto ti ringraziamo per il dono della Santissima Eucaristia. Tu ci avevi dato tutto quello che potevi darci. Ti mancava di donarci te stesso. E l’hai fatto: ci hai donato te stesso.
Grazie, grazie, grazie!. Eternamente grazie!.

 

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L’ISTITUZIONE
della Santissima Eucaristia


“I tre vangeli sinottici e san Paolo ci hanno trasmesso il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia; da parte sua, san Giovanni riferisce le parole di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, parole che preparano l’istituzione dell’Eucaristia: Cristo si definisce il pane della vita, disceso dal cielo” (CCC n. 1338).


11 - L’EUCARISTIA:
nella notte del tradimento

 

 

MATTEO 26, 17-30:


17 - Il primo giorno degli azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la pasqua”?.

18 - Ed egli rispose: “Andate in città, da un tale e ditegli: il Maestro ti manda a dire: il mio tempo è vicino, farò la Pasqua da te con i miei discepoli”.

19 - I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù e prepararono la Pasqua.

20 - Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici.

21 - Mentre mangiavano disse: “In verità vi dico, uno di voi mi tradirà”

22 - Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”

23 - Ed egli rispose: “Colui, che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà”.

24 - Il Figlio dell’uomo se ne va come è stato scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”.

25 - Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”.

26 - Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunciata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo:
“Prendete e mangiate; questo è il mio corpo”.

27 - Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti,

28 - perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.

29 - Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio”.



Signore, noi crediamo


al mistero divino del tuo amore perché fra noi non succede a nessuno di offrire in dono la vita a vantaggio di chi lo tradisce. Certo, Signore, perché il tradimento di Giuda, l’abbandono della folla e dei discepoli, il rinnegamento di Pietro, in quella notte, sono pesati sulla tua sensibilità umano-divina, forse, ancor più della condanna a morte.

Signore Gesù, noi crediamo che l’abbandono della folla, della tua folla, quella folla che tu prediligevi e per le cui disgrazie sentivi sempre compassione, sia stata una spina che ti ha fatto soffrire prima e più ancora di quelle con cui sarai incoronato

Però, Signore, noi crediamo che quella folla è restata e resterà sempre la tua folla, termine di un amore smisurato. Nell’ultima Cena, infatti, assicuri gli Apostoli che il tuo corpo è dato e il tuo sangue versato per loro e per tutti.

Signore, noi crediamo che il tradimento di Giuda, che Tu conoscevi prima che avvenisse, fu un doppio dolore: egli, infatti era un uomo e un apostolo: come apostolo era stato scelto proprio da te insieme a tutti gli altri.

Signore, noi crediamo che il bacio di Giuda sia stata per te una sorpresa amara: dimostrava che su questa terra non c’è limite all’ipocrisia. Si arriva perfino a usare un segno caldo di saluto, come segno di riconoscimento non per i tuoi amici, ma per i tuoi nemici.

Signore, noi sappiamo che il rinnegamento di Pietro Tu già lo conoscevi e l’avevi predetto proprio per quella notte. Noi crediamo che Tu hai unito tradimento e notte per ribadire che, nel cuore dell’Apostolo, c’erano solo buio e paura.

Signore, noi crediamo che il rinnegamento di Pietro, che avrebbe messo in crisi tutti noi, non ha intaccato la tua fiducia nei disegni del Padre che, proprio a Pietro aveva già rivelato la tua identità.
Ce lo conferma quel tuo sguardo pieno di amore: esso è stato sufficiente perché l’uomo, su cui scommettevi per la solidità del regno dei cieli, si purificasse con lacrime piante amaramente.

Signore, noi crediamo che la rivelazione di quanto doveva avvenire, mentre ha disorientato i tuoi ‘amici’, ha anche condito di amarezza l’ultima Cena che Tu facevi da Uomo-Dio.

*


Signore, noi adoriamo


la tua divina pedagogia: essa insegna che, anche se su questa nostra terra vanno sempre a braccetto dono e tradimento, l’amore non deve mai dubitare né vacillare: esso è destinato a vincere sempre.

Signore, noi adoriamo la comprensione infinita che dimostri nel camminare deciso verso il Calvario, pur vedendo quale apprezzamento o ringraziamento avresti ricevuto in cambio del tuo dono e del tuo sacrificio.

Signore, noi adoriamo la divina comprensione, con cui hai offerto, nell’ultima Cena, te stesso anche a coloro che in quella notte sarebbero scappati: era l’antidoto attraverso il quale soltanto essi avrebbero potuto superare altri momenti duri.

Signore, noi adoriamo quello sguardo che hai dato a Pietro, e che dai a ognuno di noi quando ti rinneghiamo con le nostre scelte. E’ uno sguardo che non distrugge il peccatore, ma che fa nascere l’uomo nuovo.

Signore, noi adoriamo il sovrumano controllo che hai avuto di te stesso in quella notte: pur conoscendo tutto quello che sarebbe accaduto, non hai mai rimproverato alcuno: anzi hai chiamato amico perfino Giuda.

Signore, adoriamo te, perché soltanto Tu hai il diritto, dopo questa divina lezione di amore, di ripetere: vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, così facciate anche voi

Signore, ti adoriamo perché, pur conoscendo tutto, non solo non hai avuto un momento di incertezza sul dono di te, ma hai assicurato di essere angosciato finché non fosse compiuto. E per anticipare i tempi hai lasciato in cibo te stesso.

Signore, ti adoriamo perché non solo non hai mai tremato di fronte al sacrificio di te, ma hai addirittura assicurato di aver desiderato ardentemente di consumare quella Pasqua proprio con coloro che ti avrebbero tutti abbandonato.

Signore, ti adoriamo perché, solo dopo di averci fatto il dono dei doni, offrendoci te stesso nella Santissima Eucaristia, ti sei incamminato verso l’Orto degli ulivi.

Signore, ti adoriamo perché il tuo esempio ci scuote e ci stimola tutti a percorrere le stesse vie che tu hai battuto.

*


Signore, perdona

la nostra incapacità di comprendere il tuo linguaggio di amore: Tu sei venuto sulla nostra terra, infatti, proprio per insegnarci a parlare la tua lingua: quella che si parla in cielo: la lingua dell’amore.

Signore, perdona le nostre paure che tanto spesso ci fanno calpestare anche i più sacrosanti doveri. Ciò ci accade ogni volta che trascuriamo di ripensare la dignità del tuo comportamento durante quella Cena e durante la notte di passione.

Signore, perdonaci ogni volta che usiamo il più grande segno di amore, il bacio, proprio per tradire te e i fratelli.

Signore, perdonaci ogni volta che, dopo averti osannato nei momenti di entusiasmo incandescente, ti lasciamo poi solo nel buio di quella notte. Tu, invece, per non lasciarci mai soli, hai inventato la Santissima Eucaristia, che ti consente sempre e dovunque di non lasciarci soli.

Signore, perdonaci tutte le volte che, come Pietro, dimenticando le tante proteste di amore che ti abbiamo fatto, siamo capaci perfino di giurare di non conoscerti. Signore, perdonaci ogni volta che affermiamo di aver difficoltà a perdonare le offese ricevute. In quei momenti non siamo discepoli ‘tuoi’. Tu, infatti, non solo hai perdonato i tuoi nemici, ma hai dato ad essi, addirittura, le tua carne e il
tuo sangue in nutrimento.

Signore, perdonaci quando, nel momento di una tentazione che ci fa vacillare, trascuriamo di venire da te, nutrirci di te, affrontare il combattimento con te. Signore, perdonaci quando veniamo a riceverti nella Santissima Eucaristia con abulia, distrazione, disinteresse come se, comunicandoci, facessimo qualche cosa che è nei tuoi interessi e non nei nostri.

Signore, perdona la nostra incapacità di renderci conto dell’inimmaginabile dono che ci hai fatto donandoci te stesso. Siamo esseri terrestri, non celesti.

Signore, perdonaci quando non troviamo un solo minuto per riflettere all’amore infinito che offri a tutti nella Santissima Eucaristia.

Maria santissima, Tu conservavi nel cuore e meditavi le cose grandi che Dio ha fatto in te. Aiutaci a prendere in considerazione il fatto che solo meditando si comincia a scoprire chi è Dio.



Signore, Ti chiediamo


solo una scintilla di quell’amore con il quale hai deciso di affrontare la tua passione, una volta per sempre; e, soprattutto, di rimanere con noi, per noi ogni giorno della nostra esistenza.

Signore, ti chiediamo una fiamma di quell’amore che ti ha portato a donare te stesso, che sei Dio, a noi, tue creature, pur conoscendo in che modo avremmo accettato il tuo dono e te ne avremmo ringraziato.

Signore, ti chiediamo l’intelligenza necessaria e sufficiente per capire che, come te, nessuno ci ha mai amato o ci amerà. Nessuno, infatti, è disposto a morire per noi. E, soprattutto, nessuno sarebbe disposto a rimanere per dar una mano a noi, che sappiamo ricompensare solo preparando le croci.

Signore, ti chiediamo la capacità di ascoltare e comprendere i richiami meravigliosi e occulti, che continuamente ci invii dal tabernacolo. E, soprattutto, ti chiediamo la volontà per accettarli e la saggezza per giovarcene.

Signore, ti chiediamo di aiutarci a capire che soltanto nutrendoci della tua carne e dissetandoci del tuo sangue noi possiamo vivere, perché Tu solo sei il pane vivo disceso dal cielo.

Signore, ti chiediamo di aiutarci a volere ciò che Tu vuoi, perché solo nella tua Santissima volontà è l’appagamento della nostra più profonda aspirazione: quella di diventare una sola cosa con te

Signore, ti chiediamo l’intelligenza necessaria per capire che quando, per caso, fossimo offesi, dobbiamo reagire donando; proprio come ha fatto Gesù in quella notte.

Signore, Tu solo potevi dire di compiere sempre ciò che è gradito al Padre. Dona a noi un minimo di intelligente docilità che ci convinca ad adorare te, a nutrirci di te: questo infatti è gradito a Dio Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Signore, ti chiediamo di ricordarci, nei momenti della sconfitta e della prova, che Tu ti sei fatto per noi nutrimento. E che sei disponibile per noi sempre e dovunque.

Signore, ti chiediamo di comunicarci un po’ di quella generosità per la quale Tu hai desiderato ardentemente offrirti a noi tutti nella santissima Eucaristia.

*


Signore, Ti ringraziamo


per l’insegnamento divino di quella notte: con i fatti ci hai detto che alla disattenzione, all’offesa e al tradimento si risponde col dono di se stessi.

Signore, ti ringraziamo perché hai tentato di recuperare Giuda, anche nel momento che ti dava il bacio traditore. Siamo tutti ‘Giuda’ in questo mondo. Quando ci succede di tradirti, ripetici la parola che hai detto a Giuda: amico!

Signore, ti ringraziamo perché, nella sera della istituzione della Santissima Eucaristia, Tu ci hai mostrato, con l’esempio, che la misura del dono è quella di donarsi senza misura.

Signore, ti ringraziamo perché ti sei donato, anima e corpo, per noi, proprio nella .

Signore, ti ringraziamo perché non perdi la fiducia in noi, come non l’hai persa nei confronti dei tuoi Apostoli, neanche quando le nostre scelte sono deludenti.

Signore, ti ringraziamo perché hai fondato la tua Chiesa non sull’innocenza, ma sul pentimento. Con questa scelta l’hai fondata proprio per noi che siamo sempre peccatori e, poche volte, pentiti.

Signore, ti ringraziamo: Tu tante volte, dopo che ti abbiamo abbandonato, ci inviti a riprendere il cammino; e Tu ti metti al nostro fianco, non solo come compagno di viaggio, ma soprattutto come nutrimento che dà forza e vita.

Signore, ti ringraziamo perché, anche se distratti e poco partecipi, ci hai sopportato in quest’ora di adorazione. E, invece di umiliarci per la nostra freddezza, ci inviti a ripetere questi incontri quanto più spesso possiamo, perché rimane sempre vero che la tua delizia è stare con i figli degli uomini.

Signore, ti ringraziamo per la solidarietà che hai avuto per noi quando ti sei offerto sulla croce per liberarci dai peccati; e quando ti sei offerto nell’Eucaristia per aiutarci a non peccare più.

Signore, grazie, grazie per il dono che ci hai fatto nell’Ultima Cena. Donaci la capacità di apprezzarlo e l’accortezza di giovarcene.

*


12 - L’EUCARISTIA
“… il mio corpo”


MARCO


12 - Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: “dove vuoi che andiamo a preparare perché Tu possa mangiare la Pasqua?”.

13 - Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo

14 - e là dove entrerà dite al padrone di casa: il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?

15 - Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con tappeti; già pronta; là preparate per noi”.

16 - I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

17 - Venuta la sera, egli giunse con i Dodici.

18 - Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: “In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà”. 19 - Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l’altro: “Sono forse io?”.

20 - Ed egli disse loro: “Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto.

21 - Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Bene per quell’uomo se non fosse mai nato!”.

22 - Mentre mangiavano prese il pane e, pronunciata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”

23 - Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.

24 - E disse: “Questo è il mio sangue, il sangue della alleanza, versato per molti.

25 - In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio”.

*


Signore, noi crediamo


nella tua parola: Non sono venuto per distruggere, ma per portare a compimento. Infatti per la nuova Pasqua hai usato e completato il rituale ebraico e contenuto nei Libri sacri dell’Antico Testamento, a partire dall’Esodo.

Signore, noi crediamo che, al gesto del Capofamiglia di spezzare il pane e offrirne ai commensali in segno di comunione e di benedizione, tu offri, inaspettatamente, a quel gesto un significato sorprendente ed inedito.

Signore, noi crediamo che decisive in questo senso sono le tue parole pronunciate dopo la ‘benedizione’: Prendete, questo è il mio corpo. Che è quanto dire nel linguaggio semitico: Questo (pane che vi offro) sono io stesso.

Signore, noi crediamo che nel rito del calice, che seguiva la consumazione del pane azzimo e dell’agnello pasquale, hai impresso al rituale ebraico un compimento con le parole del suo ringraziamento.

Signore, noi crediamo che le parole Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, versato per molti (tutti) sono il completamento alla benedizione solenne del calice con un significato non solo inedito, ma assolutamente inatteso.

Signore, noi crediamo che tutti i banchetti ai quali Gesù, invitato, era stato presente, come pure tutti i miracoli della moltiplicazione del pane, raggiungono ora il loro ultimo e segreto significato.

Signore, noi crediamo che, superata la notte buia della passione Tu berrai il calice del vino nuovo nel regno di Dio

Signore, noi crediamo che quel calice di vino nuovo sta ad indicare il banchetto cantato dai Profeti e confermato da Gesù: ad esso parteciperanno tutti coloro che, in questa notte terrestre di tenebre di tradimenti e di morte, seguiranno il suo esempio, accettando, per amor tuo, il calice amaro che la vita riserva ad ognuno.

Signore, noi crediamo che le scelte, che Tu hai fatto, sono state motivate dalla volontà di lasciare a noi un insegnamento concreto: te stesso nella santissima Eucaristia.

Signore, noi crediamo che possiamo onestamente dire di professare la fede in te, solo se e quando ci sforzeremo di far nostre le tue stesse scelte.


*

 

Signore, Ti adoriamo


perché, potendo Tu scegliere, hai preferito solidarizzare con tutti noi, e bere fino in fondo il calice della passione.

Signore, ti adoriamo perché, per essere solidale con tutti, hai voluto versare il tuo sangue non solo per i meritevoli, ma per tutti.

Signore, adoriamo la carità infinita grazie alla quale, dopo averci dato l’insegnamento, i miracoli e l’esempio, non avendo altro da darci, ci hai dato te stesso.

Signore, ti adoriamo perché, per mostrarci l’amore che ci porti, hai scelto, per donarci te stesso, addirittura la notte in cui tutti noi, in Giuda, in Pietro, negli Apostoli pavidi, ti abbiamo abbandonato, rinnegato, tradito.

Signore, ti adoriamo perché non avresti potuto annunciare il tuo dono con parole più inequivocabili di quelle che hai usato: Questo (pane spezzato che tengo fra le mie mani) è il mio corpo, che è dato per voi. Questo (vino contenuto nel calice che vedete) è il mio sangue.

Signore, ti adoriamo perché, dopo tutti i nostri tradimenti, hai stabilito con noi un’alleanza nuova, non più soggetta a cambiamenti, perché essa è e sarà eterna.

Signore, ti adoriamo perché, grazie alla nuova alleanza da te stipulata, l’umanità potrà sempre presentarsi a Dio senza arrossire. Tu, infatti, resti eternamente vivo, a intercedere per noi.

Signore, ti adoriamo perché, nella notte del tradimento, ci hai donato te stesso in maniera che l’effetto del tuo dono non fosse percepito per una volta, ma per sempre.

Signore, ti adoriamo perché il dono che ci hai fatto in quella Cena, è stata una tua trovata divina, per poter rimanere eternamente con noi, prima che noi veniamo a vivere eternamente con te.

*

Signore, perdonaci


quando ricordiamo la sera del Giovedì Santo senza capire e senza riflettere un minuto all’incredibilità del dono che Tu ci hai fatto.

Signore, perdona noi sacerdoti, quando ripetiamo sul pane e sul vino le parole della consacrazione senza rimanere scossi da un brivido di commozione.

Signore, perdona noi fedeli quando veniamo a riceverti nella santa Comunione pensando ad altro, magari a come vendicarci per un torto ricevuto: ciò che sarebbe la più atroce profanazione del tuo Sacramento d’amore.

Signore, perdonaci, quando, nella nostra colpevole ignoranza, non vediamo l’istituzione della Santissima Eucaristia, nel contesto della Pasqua, che Tu non sei venuto per distruggere, ma per completare.

Signore, perdonaci quando accettiamo, anche solo per pochi istanti, un dubbio su ciò che il tuo sacramento d’amoreè, o su ciò che le tue parole consacratorie vogliono dire.

Signore, perdonaci quando accettiamo di discutere sull’istituzione della Santissima Eucaristia, e dimentichiamo che, dinanzi a sì ineffabile mistero, non c’è da disquisire, ma solo da adorare.

Signore, perdonaci perché quasi mai riflettiamo sulle circostanze, sui commensali o sul contesto di quella Cena, nella quale hai donato te a noi e a tutti; per noi e per tutti.

Signore, perdonaci quando colpevolmente non riflettiamo che, avendoci donato te stesso, non abbiamo altro da aspettare da te, solo per il fatto che ora non hai più altro da dare. Aiutaci a capire e, in qualche modo, a tentare di ricambiare il dono.

Signore, perdonaci quando riceviamo, in una esistenza ristretta dal nostro egoismo e priva di opere buone te, che, per la tua Pasqua, hai voluto una sala grande e arredata da tappeti.

Signore, perdona la nostra maleducazione che non si ricorda mai, o quasi mai, di ringraziare, mentre Tu, dopo quella Cena, hai cantato, con i tuoi commensali, l’inno di ringraziamento..

+

Signore, Ti chiediamo

un aumento di fede che scuota la nostra abulia spirituale con un sussulto di devozione tale che ci faccia prendere coscienza che, quando siamo davanti al Tabernacolo, siamo davanti a Dio-amore, che lì si è rinchiuso per amore.

Signore, la lingua che noi parliamo qui in terra è quella di aride conoscenze; la lingua che parli Tu è quella dell’amore. Ti chiediamo di aiutarci a capire e a parlare anche noi il tuo linguaggio perché esso è l’unico che soddisfa e perché è quello che parleremo in cielo, se avremo la fortuna di entrarci.

Signore, hai detto di essere venuto a portare il fuoco sulla terra e di volere che fosse acceso. Ti preghiamo di accenderne in noi una fiammella che ci consenta di sentire qualche cosa dell’incendio d’amore che ti ha portato a farti uno di noi e a rimanere sempre con noi.

Signore, prima della Cena del Giovedì Santo hai rivelato ai tuoi Apostoli Uno di voi ()mi tradirà. Conosciamo la nostra debolezza e fragilità, ma Tu liberaci dalla vergogna di diventare Giuda proprio con te che ci hai amato come nessuno mai.

Signore, in quella Cena Tu hai precisato che ti avrebbe tradito colui che mangia con te. Riconosciamo che anche noi lo abbiamo fatto ogni volta che ti abbiamo ricevuto in condizioni indecenti. Ti chiediamo, oltre al pentimento, di aiutarci a mantenere il proposito di non farlo mai più.

Signore, allo sgomento dei tuoi discepoli, hai ribadito che ti avrebbe tradito Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto. Ti chiediamo la grazia di non arrivare mai, pur nella nostra fragilità, a questa aberrazione.

Signore, in quell’ultima Cena Tu hai confermato che il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito. Signore, questo ‘Guai!’ ci terrorizza.

Signore, hai concluso la tua rivelazione aggiungendo Bene per quell’uomo se non fosse mai nato!. Ti chiediamo la grazia di non sentire mai detta per noi quella sorte.

Signore, ti chiediamo docilità così intelligente che ci porti a fidarci di te sempre, e a seguire i suggerimenti che Tu ci dai.

*

Signore, Ti ringraziamo


per l’amore grazie al quale ci hai chiamato alla vita. Essa è un valore tale che, per recuperarla, Tu hai messo in gioco la tua.

Signore, ti ringraziamo per la pazienza e la comprensione con le quali hai educato gli Apostoli. Dovendoti allontanare da loro hai voluto salutarli nel clima familiare e fraterno dell’ultima Cena.

Signore, ti ringraziamo perché Mentre mangiavano prendesti il pane e, pronunciata la preghiera di benedizione, l’hai spezzato e dato loro dicendo: Prendete, questo è il mio corpo. I tuoi Apostoli, quella sera, erano l’intera umanità. Perciò quell’offerta e quell’invito Tu l’hai rivolta a tutti. Aiutaci ad essertene grati e a nutrirci, quanto più spesso possiamo, di quel pane.

Signore, ti ringraziamo perché Preso il calice e rese grazie, ne desti ai tuoi discepoli e tutti ne bevvero. Beati loro che hanno avuto la docilità di accogliere il tuo invito. Aiutaci a non essere sordi alla tua voce.

Signore, ti ringraziamo per la precisazione che hai fatto quando hai affermato che quel calice contiene il sangue della nuova alleanza. Ancora un’alleanza! Dunque un altro patto di amicizia! E, questa volta si parla di alleanza nuova. E’ proprio vero. La ‘novità’ di questa Alleanza consiste nel fatto che essa è suggellata con il sangue di te, Uomo-Dio!.

Signore, ti ringraziamo per averci assicurato che il tuo sangue veniva versato per gli apostoli e per molti. Grazie due volte, Signore. Sappiamo infatti che quel ‘molti’ sta per ‘tutti’. Dunque anche per ognuno di noi. E’ proprio vero che Tu, che ci hai creato, ci vuoi tutti in paradiso.

Signore, ti ringraziamo per il prezzo che hai pagato per la Redenzione nostra sulla croce il Venerdì Santo. Ma infinitamente più ti ringraziamo per aver deciso di rimanere sempre con noi nella Santissima Eucaristia e, addirittura, di nutrici di te, divino Pellicano.

Signore, ti ringraziamo per il dono dell’Eucaristia. L’hai pensata, realizzata e offerta a noi, pur sapendo che l’indomani, nel processo a te, avremmo gridato Crocifiggilo! Solo il tuo amore poteva arrivare a tanto.

Signore, prestaci le parole e il cuore per dirti eternamente grazie per i doni che mai avremmo potuto anche lontanamente immaginare.



13 - L’EUCARISTIA: “FATE...”
nasce il Sacerdozio cristiano


1 - Fate questo in memoria.
Era il ricordo della liberazione egiziana ()
Far memoria dell’esodo significava farne propri gli ideali, assumersi il compito della sua realizzazione nel tempo.
2 - ‘Fate questo in memoria di me’
E’ un banco di prova del grado di coraggio, di dedizione, di servizio, di sacrificio che il cristiano, sull’esempio di Gesù, è disposto a fare per i fratelli
3 - Fate questo in memoria di me’
Non è un comando liturgico e teologico, ma pratico. Non si tratta di celebrare con le parole esatte o con i gesti precisi, ma con i grandi impegni della vita.
4 - ‘Fate questo in memoria di me’
E’ istituito il ‘nuovo’ sacerdozio cristiano: non è basato sulla ‘ereditarietà’, ma su una misteriosa ‘vocazione’ da parte di
Dio stesso.
Il vino versato nel calice, ricordava il sangue delle vittime
immolate per il sacrificio dell’alleanza.
Al posto delle ‘vittime’ Gesù presenta la vittima.
Al posto della ‘vecchia’, annunzia la nuova alleanza.

LUCA
22, 7-19


7 - Venne il giorno degli azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima della Pasqua.

8 - Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: “Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare”.

9 - Gli chiesero: “Dove vuoi che la prepariamo?”.

10 - Ed egli rispose: “Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua. Seguitelo nella casa dove entrerà

11 - e dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov’è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”

12 - Egli vi mostrerà una sala al piano superiore, grande e addobbata, là preparate”.

13 - Essi andarono e trovarono tutto come avevo loro detto e prepararono la Pasqua.

14 - Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui,

15 - e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione,

16- poiché vi dico che non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”.

17- E preso un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi,

18 - poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio.

19 - Poi preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in ricordo di me”

20 - Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”.

Signore, noi crediamo

che la pasqua ebraica, ricordo della liberazione egiziana, significava, per gli ebrei, il compito della sua realizzazione nel tempo.

Signore, noi crediamo che le parole di Gesù Fate questo in memoria di me sono, nel Nuovo Testamento, un banco di prova del grado di coraggio, di dedizione, di servizio, di sacrificio che il cristiano, sull’esempio di Gesù, è disposto a fare per i fratelli.

Signore, noi, infatti, crediamo ch Fate questo in memoria di me non è un comando liturgico o teologico, ma pratico. Non si tratta di celebrare con le parole esatte o con i gesti precisi, ma con i grandi impegni della vita.

Signore noi crediamo che l’Eucaristia e il Sacerdozio sono stati istituiti insieme, in quell’ultima Cena, con quelle parole fate questo in memoria di me; parole di sublime e terribile grandezza.

Signore, noi crediamo che Fate questo in memoria di me segna l’inizio di un nuovo sacerdozio: non più ereditario, come quello levitico, ma scelto direttamente da te.

Signore, noi crediamo che, in quella Cena, Tu ci hai fatto, con l’istituzione del sacerdozio, un dono non uguale, ma tanto simile al dono dell’Eucaristia. Con quest’ultima, infatti, ci hai donato te stesso, con il sacerdozio ci hai donato la capacità di disporre di te sempre e dovunque.

Signore, noi crediamo che Tu ci avevi fatto un dono divino quando hai partecipato ai tuoi sacerdoti la capacità di rimettere i peccati, ma il dono di disporre della tua persona sempre e dovunque è qualche cosa che supera ogni più audace previsione.

Signore, noi crediamo che, partecipando ai tuoi sacerdoti la divina capacità di consacrare il pane e il vino, Tu hai voluto perpetuare nei secoli il tuo incredibile dono e sacrificio.

Signore, noi crediamo che i sacerdoti, ai quali Tu hai partecipato la tua stessa onnipotenza, siano gli esseri più vicini al tuo cuore: perciò li hai chiamati a fare, per amore, ciò che il tuo amore infinito ha fatto per tutti.

Signore, noi crediamo che con il nuovo sacerdozio Tu fai l’uomo ‘signore del paradiso’. Infatti ora egli può addirittura disporre di te che sei Dio.

*

Signore, noi adoriamo


le tue scelte, per noi infinitamente misteriose, ma vantaggiose oltre ogni immaginazione.

Signore, noi adoriamo la tua divina carità. Sapendo Tu che in nessun modo ci saremmo potuti accostare al trono della grazia, stanti le nostre debolezze e fragilità, ti sei messo a disposizione nostra attraverso i sacerdoti, creature e deboli e fragili come tutti noi.

Signore, noi adoriamo la tua sapienza. Essa ha saputo inventare il sacerdozio per fornirci gli aiuti necessari a venire verso di te, senza chiedere che arrossiamo per le nostre miserie.

Signore, noi adoriamo la tua divina liberalità. Tu hai partecipato a creature limitate e mortali il sacerdozio di Gesù, sacerdote universale ed eterno.

Signore, noi adoriamo il tuo incredibile amore. Per esso Tu non solo ci hai redento, ma, istituendo il nuovo sacerdozio, ci hai dato la possibilità di attingere al mistero della redenzione la tua onnipotenza: quella che ci consente di camminare verso di te.

Signore, noi adoriamo la tua infinita comprensione per la quale in quella Cena, mentre i tuoi discepoli discutevano su chi potesse essere considerato il più grande fra loro, Tu ti sei esinanito fino al punto di diventare, oltre che loro Dio, anche loro cibo.

Signore, noi adoriamo la tua divina pedagogia. In quella Cena, nella quale i tuoi discepoli - i nuovi sacerdoti - erano assolutamente impreparati per il dono che stavi per fare a loro e all’intera umanità, hai dato la più sublime lezione, quella dell’esempio; e hai ricordato Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, così facciate anche voi.

Signore, noi adoriamo l’illimitata fiducia che Tu hai nei tuoi sacerdoti. Non hai affidato loro, infatti, ‘qualche cosa’ in quella Cena, li hai resi padroni della tua persona e ti sei impegnato a ratificare in cielo anche i loro errori, così come hai partecipato ad essi la potestà di rimettere i peccati.

Signore, noi adoriamo la tua divina saggezza. Dovendo Tu tornare al Padre, hai dato ai tuoi sacerdoti la possibilità di richiamarti fra noi a loro discrezione. Era il tuo desiderio.

*

Signore, perdonaci

quando, invece di esserti infinitamente grati per aver Tu donato a noi i Sacerdoti, ci permettiamo di giudicarli, di criticarli e, forse, di calunniarli.

Signore, perdonaci quando, pur sapendo che i nostri sacerdoti sono creature umane e fragili come tutti, non ti preghiamo mai perché riescano ad onorare le scelte eroiche della loro vita.

Signore, perdonaci quando, sentendo apprezzamenti e giudizi non favorevoli per i tuoi sacerdoti, non abbiamo il coraggio di dire una parola di difesa per loro.

Signore, S. Francesco diceva che se avesse incontrato in strada un Angelo e un Sacerdote, prima avrebbe baciato la mano al sacerdote, poi avrebbe salutato l’angelo. Perdona noi che il più delle volte non solo non baciamo loro le mani, ma passiamo accanto a loro indifferenti o addirittura sprezzanti.

Signore, sappiamo che i nostri sacerdoti pregano diverse volte al giorno per tutti. Perdona noi che non ci ricordiamo mai, o quasi, di dire una preghiera a te per loro.

Signore, perdonaci, quando non abbiamo comprensione per le debolezze umane dei nostri sacerdoti, mentre loro sempre compatiscono e comprendono le nostre.

Signore, perdonaci quando, ascoltando la proclamazione della tua parola, fatta dai tuoi sacerdoti, ci permettiamo atteggiamenti ipercritici, invece che disponibilità docile nei confronti degli insegnamenti che ci danno.

Signore, perdonaci quando trattiamo con i nostri sacerdoti da giudici, o da pari a pari, dimenticando che essi sono i tuoi collaboratori diretti: quelli che lo Spirito Santo ha scelto nella sua sovrumana e misteriosa libertà.

Signore, nell’Antico Testamento c’erano le ‘decime’ per il sostentamento dei sacerdoti. Perdonaci quando non offriamo loro neanche un piccolo aiuto e quando ci pesa quel poco che diamo. E non ci ricordiamo mai, o quasi, di mettere nelle loro mani qualche cosa per i poveri; che sperano più da loro
che da noi.

Signore, perdonaci quando una persona ci confida di aver sentito nel cuore il tuo invito per essere tuo e nostro sacerdote, e noi, non solo non lo incoraggiamo, ma lo dissuadiamo dal tuo invito.

*

Signore, Ti chiediamo


di aiutarci a far nostre queste tre scelte sagge di S. Francesco:

1) Il Signore mi dette e mi dà tanta fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa, a causa del loro ordine, che se mi dovessero perseguitare voglio ricorrere ad essi..

2) E se avessi tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e mi incontrassi in sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie dove abitano, non voglio predicare contro la loro volontà.

3) E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori, e non voglio in loro considerare il peccato, poiché in essi io vedo il Figlio di Dio, e sono miei signori.

Signore, ti chiediamo di aiutarci a non dimenticare mai questo saggio monito di S. Francesco: Guai a coloro che li (i sacerdoti) disprezzano; quand’anche, infatti, siano peccatori, nessuno li deve giudicare, poiché solo il Signore si è riservato di giudicarli.

Signore, ti chiediamo di aiutarci a ricordare che i sacerdoti, Tu direttamente li hai scelti, e dunque sono i tuoi fiduciari, i tuoi confidenti, gli amici più intimi del tuo cuore.

Signore, ti chiediamo la grazia di collaborare sempre e volentieri con i tuoi sacerdoti, memori che collaborare con loro è collaborare con te.

Signore, ti chiediamo, nei momenti di dubbio, di farci risuonare nella mente e nel cuore quelle divine parole con le quali hai dato ai tuoi sacerdoti poteri sovrumani: Quello che voi scioglierete sulla terra sarà sciolto anche nei cieli; quello che voi legherete sulla terra sarà legato anche nei cieli.

Signore, ti chiediamo la grazia di tener sempre nella mente che ai sacerdoti, che Tu ti sei scelto, hai chiesto l’eroismo di abbandonare, per te e per noi, casa, padre, madre, fratelli e sorelle e seguire te nella via della redenzione, quella, cioè, che conduce al Calvario.

Signore, ti chiediamo amore, fede e comprensione per i tuoi e nostri sacerdoti. Il loro cuore si è aperto a te, la loro scelta sei solo Tu, il loro obbiettivo è la nostra salvezza.

*

Signore, Ti ringraziamo


perché, nella stessa Cena, nella quale ci hai donato la Santissima Eucaristia, hai istituito anche il sacerdozio ministeriale: esso assicura il perpetuarsi del tuo dono nel tempo e nello spazio.

Signore, ti ringraziamo perché hai suggerito ai sacerdoti, di compiere il mistero eucaristico in memoria di te. Celebrare, cioè, l’Eucaristia ripensando la tua ultima Cena, l’orto degli ulivi, la cattura, il processo, la condanna, il viaggio al Calvario, la tua morte e sepoltura, la tua risurrezione.

Signore, ti ringraziamo per il dono dei sacerdoti. Grazie a loro possiamo

- ripresentarci a te dopo il peccato,
- rigodere della tua amicizia riacquistata,
- riascoltare il tuo divino magistero,
- nutrirci della tua parola,
- nutrirci di te nella Santissima Eucaristia,
- sperare di conseguire la vita eterna.

Signore, ti ringraziamo per il dono dei sacerdoti: se loro ci mancassero ci mancherebbero

- la tua Eucaristia,
- la sicurezza del perdono,
- la tua parola di comprensione e di incoraggiamento,
- i consigli sicuri e necessari per conseguire la vita.

Signore, ti ringraziamo per il buon esempio che ci danno i tuoi sacerdoti. Guardando la loro scelta ci sentiamo incoraggiati a fare anche noi qualche cosa che non ti dispiaccia.

Signore, ti ringraziamo per la fiducia incondizionata che dai agli uomini nella persona dei tuoi sacerdoti: hai comunicato loro la tua stessa onnipotenza e li hai resi arbitri della salvezza.

Signore, ti ringraziamo perché hai dato il potere di perdonare e di consacrare la Santissima Eucaristia a creature umane fragili e deboli come tutti. Se quel potere lo avessi riservato solo per gli angeli, chi di noi avrebbe avuto il coraggio di avvicinarsi alla loro innocenza immacolata?

Signore, ti ringraziamo perché, con il dono del sacerdozio, Tu ci hai dato ciò che non solo mai avremmo sperato, ma ciò che mai avremmo potuto immaginare.

Signore, ti ringraziamo perché, scegliendo come sacerdoti creature fragili come noi, Tu scegli chi è in grado di comprenderci e farci coraggio.

*


14 - L'EUCARISTIA
“Quello che a mia volta vi ho trasmesso”


S. Paolo non era ‘apostolo’ al tempo dell’ultima Cena. La sua conversione avviene sulla via per Damasco, seguita da lunga, approfonditissima riflessione e da rivelazioni che lo portano a penetrare il ‘mistero di Cristo’ e diventarne apostolo.

Se si riflette che il tempo di redazione (di I Cor.) va assegnato c. il 55-57, ci si rende conto che essa rappresenta il documento più antico tra quanti ci riferiscono l’istituzione dell’Eucaristia.

In 1 Cor. (due brevi citazioni: 10, 16-21; 11, 23-34) troviamo un’allusione all’Eucaristia. Pur nella sua frammentarietà, ci espone l’aspetto dell’Eucaristia-sacrificio. Aspetto richiamato dal parallelismo con i sacrifici pagani offerti agli idoli: carne e sangue = manna e calice della benedizione.

In I Cor, 11 20-31, invece ci fa nota la tradizione che si era formata: l’istituzione dell’Eucaristia.

Il valore fondamentale della testimonianza di Paolo, in questo capitolo, (1 Cor, 11, 20 sgg) ci conferma nella fede del rito eucaristico, praticato nella città santa (Gerusalemme) fin dai primissimi giorni dopo la morte del Salvatore. ()

La dottrina di Paolo non fa che ripetere e continuare la dottrina della comunità primitiva gerosolimitana.

Paolo, in 1 Cor. 11, 20 ss., ci offre la più antica relazione che noi possediamo dell’istituzione dell’Eucaristia. In essa espone la “Cena ecclesiastica” (quella usuale nella chiesa della prima generazione cristiana) alla luce della storica Cena Ultima di Gesù; pur descrivendo, al tempo stesso, la storica Cena di Gesù alla luce della Cena ecclesiastica (Giuseppe Ruffino, “L’Eucaristia nel N. T. in ‘Eucaristia’ di A. Piolanti’, pagg. 48 e ss).

S. PAOLO: 1 CORINZI 10, 1-4

1 - Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare,

2 - e tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, e tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo

3 - Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque e perciò furono abbattuti nel deserto.

4 - Ora ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono.

S. PAOLO: 1 CORINZI 16 -11


16 - Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo?
E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?

17 - Poiché vi è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane.


S. PAOLO: 1 CORINZI 11, 20-34


20 - Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore.

21 - Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame e l’altro è ubriaco.

22 - Non avete le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!

23 - Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane

23 - e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi, fate questo in memoria di me”

25 - Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo:”Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”.

26 - Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga.

27 - Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane e beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore.

28 - Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice;

29 - perché chi mangia e beve senza conoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. ()

33 - Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri.

34 - E se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi raduniate a vostra condanna. ()

*

Signore, noi crediamo


nel valore della ‘tradizione’ non diversamente da come crediamo nel valore della ’rivelazione’.

Signore, noi crediamo che la Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono i due canali attraverso i quali Tu ci fai conoscere la tua parola.

Signore, noi crediamo che se la Sacra Scrittura è la tua parola, suggerita dallo Spirito ai sacri agiografi, la Tradizione è la tua parola consegnata da te al cuore buono dei fedeli e trasmessa da padre in figlio.

Signore, noi crediamo che la prima redazione dell’Ultima Cena l’abbiamo perché S. Paolo, scrivendo ai Corinti, ha ricordato loro Quello che, a sua volta, aveva ricevuto.

Signore, noi crediamo che tutto ciò che è contenuto nella Sacra Scrittura è trascrizione di quanto Tu avevi affidato alla fede dei tuoi uditori.

Signore, noi crediamo che Gesù, come tutti i grandi maestri, ‘diceva’, non ‘scriveva’ i messaggi che spiegava.

Signore, il Vangelo ci dice, e noi lo crediamo, che Gesù una sola volta scrisse col dito per terra. Era per salvare l’adultera e lanciare la più incredibile sfida: Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

Signore, noi crediamo che quelle parole le conosciamo non perché un documento scritto ce le ha tramandate, ma perché chi le ha sentite le ha riferite a chi ha scritto il Vangelo.

Signore, noi crediamo quanto S. Giovanni ha scritto: Se si fosse dovuto scrivere tutto ciò che il Signore ha fatto e detto, il mondo, trasformato in immensa biblioteca, non sarebbe sufficiente per contenere i volumi.

Signore, noi crediamo che quello che non potremo mai documentare con i codici, potremo sempre documentarlo con la vita. Essa, infatti, non legge nelle pergamene, ma nel cuore; e la capacità di capienza del cuore è illimitata.

*

Signore, noi adoriamo


la tua comprensione: affinché la ‘memoria’ del dono dell’ultima Cena si perpetuasse fra noi, ne hai fatto un comando agli Apostoli: fate questo in memoria di me.

Signore, ti adoriamo perché, affinché il dono inestimabile dell’Eucaristia, che Tu ci hai fatto, rimanesse sempre con noi, come Tu rimani sempre con noi, hai ispirato agli Apostoli di ripeterlo in ogni loro adunanza.

Signore, adoriamo la tua pedagogia divina che è venuta incontro ai nostri limiti, suggerendo il modo sicuro di trasmettere ai posteri la memoria e la verità del dono della Santissima Eucaristia.

Signore, ti adoriamo per l’insegnamento che ci hai dato attraverso l’Apostolo Paolo: Poiché vi è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane. Quel ricordo ci aiuta a formare una cosa sola con te, fra noi, come Tu formi una cosa sola col Padre.

Signore, ti adoriamo per la rivelazione che ci fai attraverso S. Paolo: Tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, e tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo.

Signore, ti adoriamo per averci ricordato, tramite l’Apostolo Paolo, che la Santissima Eucaristia, che ci hai comandato di mangiare in tua memoria, non è un rito, ma è l’annunzio della morte del Signore finché egli venga.

Signore, noi ti adoriamo perché ci hai assicurato che bevendo al calice delle benedizioni, noi entriamo in comunione Con il sangue di Cristo.

Signore, ti adoriamo perché, richiamando una ‘tradizione’, S. Paolo ci ha dato la più antica testimonianza dell’istituzione della santissima Eucaristia.

Signore, noi ti adoriamo perché hai consegnato alla fede dei tuoi seguaci il mistero eucaristico. Le pergamene, infatti, si lacerano, si smarriscono, si distruggono, ma i ricordi del cuore sono eterni

*

Signore, perdonaci


tutte le volte che ci accostiamo alla santa comunione dimenticando che mangiamo La cena del Signore.

Signore, perdonaci tutte le volte che ci accostiamo alla santa comunione animati non da devozione, ma da vanità.

Signore, perdonaci tutte le volte che, venendo a trovarti per un minuto di adorazione, desideriamo dentro di noi che qualcuno osservi la nostra pietà.

Signore, perdonaci tutte le volte che veniamo alla mensa che Tu hai preparato per tutti, e dimentichiamo di dividere la nostra con coloro che non hanno nulla.

Signore, perdonaci ogni volta che, dimenticando che Tu non ti sei compiaciuto dei nostri padri e li hai abbattuti, hai fatto ciò Come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive.

Signore, perdonaci quando non ricordiamo che Chiunque in modo indegno mangia il pane e beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue di Cristo.

Signore, perdonaci quando dimentichiamo che Chi mangia e beve senza conoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna.

Signore, perdonaci quando andiamo alla santa Comunione con senso di esibizionismo, senza aspettarci Gli uni gli altri.

Signore, perdonaci quando dimentichiamo che prima e dopo la santa Comunione è doveroso una - per quanto breve - ‘preparazione’ e un - per quanto breve - ‘ringraziamento’.

Signore, perdonaci quando non richiamiamo alla mente che Gesù Nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: ‘Questo è il mio corpo, che è per voi, fate questo in memoria di me’.

Signore, perdonaci quando non ci ricordiamo di ringraziarti per il dono della Santissima Eucaristia.

*

Signore, Ti chiediamo


di avere pazienza con noi: siamo incapaci anche di renderci conto di quale dono Tu ci hai fatto con la Santissima Eucaristia.

Signore, ti chiediamo misericordia: tante volte veniamo a riceverti o ad adorarti senza ‘sapere e pensare chi si va a ricevere’ o ad adorare.

Signore, ti chiediamo luce affinché possiamo intuire, se non comprendere, la sublimità del dono che ci fai quando accetti di comunicarti con noi.

Signore, ti chiediamo fede per credere che la Santissima Eucaristia Tu, dopo aver rivestito e redento la nostra umanità, ce l’hai donata come aiuto efficace per divinizzarci e renderci adatti per il Regno dei cieli.

Signore, ti chiediamo umiltà per riconoscere che veniamo a riceverti o ad adorarti senza esaminare noi stessi, attraverso un onesto esame di coscienza, e solo dopo averti chiesto perdono per le nostre mancanze ci accostiamo a mangiare o ad adorare il tuo pane e il tuo calice.

Signore, ti chiediamo amore per tentare in qualche modo di ricambiare l’amore sconfinato che ti ha suggerito e convinto a donarti e rimanere sempre e dovunque in mezzo a noi.

Signore, per condividere con noi il paradiso ti sei fatto uomo e hai sofferto quello che hai sofferto. Ti chiediamo una scintilla della tua carità per condividere il poco o il molto che la tua provvidenza ci dà, con tutti i nostri fratelli.

Signore, ti chiediamo di aiutarci a dimostrare quella buona educazione, quando veniamo a riceverti o ad adorarti, che abitualmente pratichiamo nei nostri rapporti umani.

Signore, ci hai chiesto di amarci fra noi come Tu ci hai amato. Aiutaci a volerlo e a provare di metterlo in pratica donando, se non noi stessi, almeno qualche cosa di ‘nostro’ agli altri.

Signore, donaci sempre di ‘non odiare il fratello’ perché questo sarebbe la negazione del messaggio tuo eucaristico.


 

Signore, Ti ringraziamo

per la luce e i santi propostiti che hai fatto sorgere in noi in quest’ora santa.

Signore, ti ringraziamo per averci dato, con la santa Tradizione, la più antica testimonianza di ciò che hai fatto, detto e donato a noi nell’ultima Cena.

Signore, ti ringraziamo perché la notizia di come è avvenuta l’ultima Cena, l’apostolo Paolo ci assicura di averla‘ricevuta’ dai fratelli, dunque per Tradizione.

Signore, ti ringraziamo per quanto l’apostolo delle genti ha affermato: Egli non ha fatto altro che ‘ripetere e continuare la dottrina della comunità primitiva gerosolimitana’.

Signore, ti ringraziamo perché l’apostolo “Espone la‘Cena ecclesiastica’ (quella usuale nella chiesa della prima generazione cristiana) alla luce della storica Cena Ultima di Gesù”.

Signore, ti ringraziamo perché la testimonianza di Paolo, oltre che essere espressione della Sacra Tradizione, ‘ci conferma nella fede del rito eucaristico, praticato nella città santa fin dai primissimi giorni dopo la morte del Salvatore’.

Signore, ti ringraziamo perché nella sua lettera l’Apostolo Paolo ‘ci fa nota la tradizione che si era formata’ circa‘l’istituzione dell’Eucaristia’.

Signore, ti ringraziamo perché la Santissima Eucaristiaè presentata, nella lettera dell’Apostolo, come sotto l’aspetto di Eucaristia-sacrificio’.

Signore, ti ringraziamo perché hai voluto che delle parole da te pronunciate nella sera dell’istituzione della Santissima Eucaristia, non ne perdessimo neanche una. Perciò le hai affidate al cuore buono dei tuoi commensali.

Signore, donandoci la Santissima Eucaristia. non ti rimaneva altro da donare: con essa ci hai donato tutto ciò che hai e tutto ciò che sei.. Grazie, Signore; grazie infinite!. Aiutaci a ringraziarti nel tempo e nell’eternità!.

 

*


15 - L’EUCARISTIA

“Se non mangiate…”


Nel grandioso discorso nella sinagoga di Cafarnao (che riportiamo per intero per comodità dell’Adoratore) Giovanni non ci fa la cronaca dell’Ultima Cena (come Matteo, Marco, Luca e Paolo), ma ci offre una catechesi eucaristica.

E’, infatti,"fuor di dubbio che il cap. 6 del IV evangelo forma una vera somma di insegnamenti eucaristici, e perciò stesso una vera catechesi eucaristica".

Siamo ancora al cap. 6 del suo vangelo, dunque ben lontani dall’Ultima Cena, raccontando la quale Giovanni non parla affatto dell’Eucaristia.

Questo fatto autorizza alla conclusione che

1 - Probabilmente spesse volte, come è dato vedere nella sua prima lettera, aveva esposto gli stessi soggetti a fedeli meglio preparati a comprenderlo.

2 - Che egli pone l’Eucaristia nello stesso piano dell’Incarnazione.

3 - Che Gesù, nella Sinagoga, sta parlando di vera carne e vero sangue, di una triturazione da frantumare con i denti e mangiare. Si tratta dunque di una terminologia che non poteva essere più realistica. Segno che le sue parole erano proprio da intendersi nel modo che egli voleva. (Giuseppe Ruffino, ‘L’Eucaristia nel Nuovo Testamento’, in“Eucaristia” di A. Piolanti. Pagg. 97 ss.).

GIOVANNI 6, 1-59


1 - Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberiade,

2 - e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi.

3 - Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi Discepoli.

4 - Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.

5 - Alzati gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: “dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”.

6 - Diceva questo per metterlo alla prova, egli infatti sapeva bene quello che stava per fare.

7 - Gli rispose Filippo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo”.

8 - Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro:

9 - “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”.

10 - Rispose Gesù: “fateli sedere”. C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini.

11 - Allora Gesù prese i pani, e dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece con i pesci finché ne vollero.

12 - E quando furono saziati disse ai discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”.

13 - Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

14 - Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: “Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!”.

15 - Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

16 - Venuta intanto la sera, i suoi discepoli scesero al mare

17 - e, saliti su una barca, si avviarono verso l’altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro.

18 - Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.

19 - Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù, che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura.

20 - Ma egli disse loro: “Sono io, non temete!”.

21 - Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

22 - Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, notò che c’era una barca sola e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma soltanto i suoi discepoli erano partiti.

23 - Altre barche erano giunte nel frattempo da Tiberiade, presso il luogo dove avevano mangiato il pane dopo che il Signore aveva reso grazie.

24 - Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù.

25 - Trovatolo di là dal mare, gli dissero: “Rabbi, quando sei venuto qua?”.

26 - Gesù rispose: “In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.

27 - Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo”.

28 - Gli dissero allora: “Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?”

29 - Gesù rispose: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato”.

30 - Allora dissero: “Quale segno dunque Tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi?

31 - I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo”.

32 - Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero;

33 - il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”.

34 - Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”.

35 - Gesù rispose: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”.

36 - Vi ho detto però che voi mi avete visto e non credete.

37 - Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me non lo respingerò,

38 - perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

39 - E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno.

40 - Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in Lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

41 - Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto:“Io sono il pane del cielo”.

42 - E dicevano: “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?”.

43 - Gesù rispose: “Non mormorate tra di voi.

44 - Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

45 - Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me.

46 - Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre.

47 - In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.

48 - Io sono il pane della vita.

49 - I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti;

50 - questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.

51 - Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in terno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

52 - Allora i Giudei si misero a discutere fra loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”.

53 - Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.

54 - Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

55 - Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

56 - Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.

57 - Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche chi mangia di me vivrà per me.

58 - Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i vostri padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.

 

Signore, noi crediamo


nelle tue affermazioni, senza contestare, perché sappiamo che esse superano infinitamente le nostre capacità di comprensione e sappiamo anche che un testimone più credibile di te non esiste.

Signore, noi crediamo che, dovunque le risorse umane non sono adeguate, tu provvedi alle tue creature anche con miracoli: Come hai fatto quella volta che su una montagna hai moltiplicato il pane e hai sfamato cinquemila uomini.

Signore, noi crediamo che, se noi siamo disposti a ‘dividere’ il nostro pane con chi non ce l’ha, Tu sei sempre pronto a moltiplicarlo, perché ce ne sia in abbondanza per tutti.

Signore, noi crediamo che Tu, che doni il pane a tutti, non vuoi che esso venga sprecato. Perciò hai voluto che si raccogliessero gli avanzi dopo che tutti avevano mangiato.

Signore, noi crediamo che, oltre il pane. che nutre il corpo, il Figlio tuo ci darà il pane che dura per la vita eterna. Perché su lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo.

Signore, noi crediamo che l’opera che Dio vuole da ciascuno di noi è credere in colui che egli ha mandato: credere in te, Gesù, Verbo Incarnato.

Signore, noi crediamo che la manna, che Mosè ottenne che piovesse miracolosamente dal cielo, non era il pane dal cielo, ma che il pane vero, quello dal cielo, è quello che Tu ci dai: Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, che è disceso dal cielo e dà la vita al mondo.

Signore, noi crediamo che Gesù è il pane della vita; chi viene a Lui non avrà più fame e chi crede in Lui non avrà più sete.

Signore, noi crediamo che, chi accetta la proposta di fede che il Figlio offre a tutti, egli non lo respingerà, perché è disceso dal cielo per fare non la propria volontà, ma la volontà di te che l’hai mandato.

Signore, noi crediamo che Gesù, che viene da Dio e ha visto il Padre, è il pane della vita.

+


Signore, noi adoriamo


la divina fermezza con la quale hai condottoti osannato, ti avrebbero abbandonato, però dove non è possibile e lecito il compromesso Tu sei sempre te stesso.

Signore, noi adoriamo il tuo parlare, certo crudo, ma che scandalizza solo quelli che in te vedono qualche volta il taumaturgo, raramente il Maestro, e mai Dio.

Signore, noi adoriamo la divina generosità per la quale, purché venisse recuperata la tua creatura umana, hai offerto te stesso come vittima di espiazione e di riconciliazione.

Signore, noi adoriamo l’inimmaginabile dono che ci hai fatto quando hai reso disponibile, per tutti sempre e dovunque, la tua stessa carne e il tuo stesso sangue.

Signore, l’uomo, decaduto col peccato, non avrebbe mai potuto sperare di poter recuperare la tua amicizia. Noi adoriamo la tua divina sapienza che ha saputo trovare la soluzione impensabile grazie alla quale l’uomo è tornato non solo tuo‘amico’, ma addirittura tuo ‘figlio’.

Già! Ma una volta restituito a quella dignità era necessario che si nutrisse di un cibo adeguato: Gesù, tuo Figlio, che siè fatto nostro cibo donandoci da mangiare la sua carne e bere il suo sangue: quella carne e quel sangue di Dio fatto uomo. Signore, noi adoriamo questa degnazione e questo amore.

Signore, noi ora comprendiamo il tuo discorso: con la redenzione Tu ci hai ridato la vita: essa è vita umano-divina. Non può esser sostenuta che con un cibo umano-divino: la carne e il sangue dell’uomo-Dio. Signore, ti adoriamo.

Signore, ti adoriamo per la chiarezza e concretezza con le quali ci hai avvertito che, per avere in noi la vita eterna, è indispensabile nutrirci della tua carne e dissetarci con il tuo sangue.

Signore, pensando a queste cose la nostra mente si smarrisce perché si trova di fronte a un mistero d’amore che Tu solo, Dio, potevi programmare e realizzare. Genuflessi, ti adoriamo.

*

Signore, perdonaci


tutte le volte che, dimenticando o non volendo riconoscere i nostri limiti, pretendiamo dire l’ultima parola, anche se il nostro interlocutore è lo stesso Dio.

Signore, perdonaci quando ci illudiamo, con il nostro piccolo cervello, di capire realtà che non

Signore, perdonaci ogni volta che noi, esseri mortali, vogliamo parlare di ciò che è immortale; noi, esseri finiti, di ciò che è infinito; noi, impastati di materia, di ciò che è spirito.

Signore, perdonaci quando, come gli interlocutori di Gesù, dubitiamo della sua incarnazione. E, solo perché non la comprendiamo, andiamo anche noi ‘mormorando’: Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: ‘Sono disceso dal cielo?

Signore, perdonaci quando ci troviamo di fronte al mistero, che Tu solo puoi comprendere e spiegare, e rifiutiamo il nostro assenso solo perché è mistero.

Signore, perdonaci, quando, solo perché non comprendiamo i tuoi divini misteri, ti abbandoniamo, anche se ancora i nostri occhi sono abbagliati da opere misteriose e meravigliose che Tu solo hai compiuto e Tu solo sei in grado di compiere.

Signore, perdonaci quando mettiamo in discussione le tue parole di luce solare, anche se siamo stati avvertiti da Gesù che il rifiuto di esse comporta rinunciare alla vita eterna.

Signore, perdonaci quando, perché non capiamo, non ci gioviamo dell’alimento divino che Tu ci offri, pur sapendo che esso è l’unico nutrimento necessario e adeguato per raggiungerti in paradiso.

Signore, perdonaci quando, non accettando per fede la parola di Gesù: La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda, diventiamo autolesionisti, preferendo per noi la morte alla vita.

Signore, perdonaci quando, non accettiamo il tuo invito e rinunciamo a dimorare in te e Tu in noi.

*

Signore, donaci


di aver sempre fame e sete di te, evitando così la denutrizione del nostro spirito.

Signore, donaci intelligenza per capire e credere che Tu solo hai parole di vita eterna, e che, lontano da te, da chi andremo?

Signore, con la folla strabiliata per il miracolo della moltiplicazione del pane, ti chiediamo: Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?

Signore, conosciamo la tua risposta: Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato. Ti chiediamo quel granello di fede in te, che ci consenta di scegliere te sopra e prima di tutto il resto.

Signore, ti chiediamo la saggezza necessaria per scegliere di giovarci di te, al fine di non perdere la vita: realtà alla quale siamo morbosamente attaccati.

Signore, ti chiediamo l’umiltà di riconoscere i limiti del nostro capire, e l’onestà, di fronte al mistero, di fidarci di te che non puoi ingannarti né ingannare alcuno, perché Tu sei la stessa Verità.

Signore, ti chiediamo la stessa docilità dei figli che accettano dai genitori una spiegazione che non possono comprendere e si tranquillizzano perché: ‘L’ha detto babbo/mamma’.

Signore, ti chiediamo di accettare, anche se per noi è misteriosa, la tua affermazione: Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche chi mangia di me vivrà per me.

Signore, ti preghiamo di liberarci sempre dalla tentazione di mettere in discussione la tua parola, e di non accettare mai la tentazione di chiederci: Come puoi tu darci la tua carne da mangiare?

Signore, sappiamo che di fronte ai misteri della fede non c’è da speculare, ma da credere; non c’è da disquisire, ma di cadere in adorazione. Ti preghiamo: donaci l’intelligenza per capire che l’Eucaristia è il mistero dei misteri; donaci il fervore che ci faccia cadere in ginocchio davanti ad essa.

*

Signore,Ti ringraziamo


per le rivelazioni che ci hai fatto nel discorso alla Sinagoga di Cafarnao. Esse sono tutte spirito e vita.

Signore, ti ringraziamo per la incoraggiante rivelazione che ci hai fatto quando hai detto: Questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.

Signore, nel confronto alla sinagoga di Cafarnao ci hai ricordato che è scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. In Gesù, Uomo-Dio, si realizza in modo sublime quella profezia. Grazie, Signore, oggi e sempre.

Signore, ti ringraziamo perché, conoscendo Tu che per nessun’altra via avremmo potuto recuperare la dignità perduta col peccato, in Gesù ti sei incarnato, hai sofferto e sei morto.
Nell’Eucaristia, poi, ci hai donato l’alimento necessario per sostenere e far crescere la vita nuova.

Signore, deve essere stato un colpo al cuore vedere diradarsi sempre più la folla dei tuoi seguaci. Noi ti ringraziamo per la lealtà con cui hai ribadito, senza cedimenti: In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.

Signore, quando sei rimasto soltanto con i Dodici, e davanti a te lo spettro di rimanere solo, hai offerto anche ai Tuoi la possibilità di prendere o lasciare. Ti ringraziamo,

Signore, per questa sublime lezione di onestà. Ti ringraziamo, Signore, per l’esempio di coerenza.e
dignità che ci hai dato quando, pur vedendo spegnersi l’entusiasmo e vacillare la fede, non hai scelto il compromesso. Perché la verità è Una. La verità sei solo Tu.

Le parole di Pietro: Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna, certamente sono state per te l’incoraggiamento che aspettavi e di cui avevi bisogno. Anche per noi quelle parole, ispirate dal Padre, sono la falsariga per le nostre scelte. Ti ringraziamo di questo aiuto che ci offri.

Signore, ti ringraziamo perché, nonostante la sfiducia che spesso abbiamo nei tuoi confronti, Tu rimani sempre disponibile per chi vuole credere in te.

 

16 - “COME HO FATTO IO…”


Noi ci siamo già fermati in qualche modo sul famoso capitolo 6. Ora vogliamo fermarci sulle parole che, nel racconto di Giovanni, furono pronunciate da Gesù nell’ultima Cena.
Esse sono illuminanti per capire, oltre tutto l’insegnamento del Vangelo, il mistero di quella Cena e di quella Notte.



GIOVANNI CAP. 13, 1-35


1 - Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.

2 - Mentre cenavano, quando già il demonio aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo,

3 - Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita..

4 - Poi versò dell’acqua in un catino e cominciò a lavare i piedi degli apostoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto.

()

12 - Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete bene ciò che vi ho fatto?

13 - Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono.

14 - Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni con gli altri.

15 - Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi
()

34 - Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amati, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

35 - Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri.

 

 


Signore, noi crediamo


che il distintivo di discepoli tuoi, lo mostreremo solo quando ci ameremo gli uni altri. Non certo quanto ci hai amato Tu, ma come ci hai amato Tu.

Signore, noi crediamo che il primo stadio dell’amore vero non è quello che si dice, ma quello che si fagiusto come hai fatto Tu in quella Cena quando, versata dell’acqua in un catino cominciasti a lavare i piedi degli apostoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui eri cinto.

Signore, noi crediamo che solo allora l’esempio, il suggerimento è efficace. Giusto come hai fatto che, che, dopo aver lavato i piedi ai discepoli hai chiesto: Sapete bene ciò che vi ho fatto?

Signore, noi crediamo che con le tue scelte i valori umani si capovolgono. Tu infatti non sei solo colui che gli apostoli chiamano Maestro e Signore; ma Tu sei proprio ciò che Pietro, ispirato dal Padre, ha affermato: il Cristo, il Figlio di Dio.

Signore, solo perché ce l’ha assicurato Giovanni noi crediamo che Tu hai lavato i piedi ai tuoi apostoli. Se, infatti, non ci fosse la testimonianza di uno presente in quella sera a quel gesto incredibile, mai saremmo disposti a credere.

Signore, credere che Dio, incarnato per amore delle sue creature, si umilia fino a lavare loro i piedi, è cosa inconcepibile e inverosimile nel nostro mondo.

Signore, più ancora è incredibile pensare che quello era solo uno stadio di umiliazione e di amore, preparatorio di quello che avresti, in quella Cena e in quella Notte, dovuto mostrare.

Signore, ma noi crediamo a quel segno, perché conosciamo quanto è seguito: il precetto dell’amore e il dono di te.

Signore, anche se inconcepibile, noi crediamo che Tu ci hai dato un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri; e come io vi ho amati, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Signore, noi crediamo che il comandamento dell’amore, dato da te nel contesto di quella Cena e di quella Notte è il distintivo di chi vuol seguirti.

*

Signore, noi adoriamo


la tua divina pedagogia. A te, per fare, basta una sola parola, ma per insegnare hai voluto far precedere l’esempio all’insegnamento. Anche fra noi fa così ogni maestro, che vuol farsi capire e seguire dai suoi allievi.

Signore, noi pure, come gli apostoli, ti chiamiamo ‘Rabbi’ e siamo meravigliati per l’eccellenza unica del tuo insegnamento. Ma cadiamo adoranti ai tuoi piedi quando pensiamo che Tu, nei nostri confronti, non sei soltanto Maestro: Tu sei addirittura il nostro Signore e nostro Dio che ci educa e ci insegna con paterna comprensione.

Signore, noi adoriamo l’amore infinito che ci manifesti in Gesù. Egli, prima della festa di Pasqua () sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.

Signore, noi adoriamo l’amore infinito che ci manifesti in Gesù. Egli, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava volle offrirci una incredibile prova di amore mentre cenavano, pur sapendo che già il demonio aveva messo in cuore a Giuda, figlio di Simone, di tradirlo.

Signore, noi adoriamo l’amore infinito che ci manifesti in Gesù. Egli, nell’estremo tentativo di recuperarlo, prima di quella cena, lavò i piedi anche al suo traditore. E tra poco, nell’orto degli ulivi, lo chiamerà amico.

Signore, noi adoriamo l’incredibile fiducia che Tu hai nel recupero di noi peccatori. Gesù non solo ha comunicato anche a Giuda, in quella Cena, la carne e il sangue suoi sotto le specie del pane e del vino, ma nel momento ultimo del tradimento, ha ancora tentato di salvarlo con la dolcezza che Dio solo conosce: Con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?

Signore, noi ti adoriamo per la comprensione infinita che Tu hai per tutti i ‘Giuda’, che ripetono, in ogni tempo, quel bacio traditore, venendo a riceverti nella S. Comunione in condizioni spirituali indecenti.

Signore, noi ti adoriamo per la pazienza infinita che hai con tutti noi. Dopo che ti abbiamo voltato le spalle Tu ci consideri sempre amici. Amici da recuperare. Amici da amare.

*

Signore, perdonaci


quando non prendiamo in seria considerazione il tuo nuovo comandamento di amarci. Noi lo reputiamo, quando qualche rara volta lo pensiamo, un suggerimento, un consiglio, un invito. E invece esso è un ‘comandamento’. Il ‘nuovo’ comandamento. Il ‘tuo’ comandamento.

Signore, compatiscici tutte le volte che, non solo non ci amiamo, ma litighiamo fra noi come se in Gesù non fossimo tutti fratelli.

Signore, perdonaci quando, per ogni torto ricevuto, cerchiamo una rivalsa, se non addirittura una vendetta. Come se fossimo ancora nell’Antico Testamento in cui vigeva la norma di ‘occhio per occhio, dente per dente’.

Signore, perdonaci quando nei nostri rapporti con il prossimo dimentichiamo che dobbiamo comportarci come ti sei comportato Tu con Giuda, che hai chiamato ‘amico’ anche nella notte del tradimento.

Signore, perdonaci quando dimentichiamo che c’è una‘vendetta’ che i tuoi seguaci sono invitati a imitare, quando si credono offesi da qualcuno: essa è non solo il perdono, maaddirittura la preghiera che Tu hai innalzato al Padre, dalla croce: Padre, perdonali.

Signore, perdonaci tutte le volte che, offesi, ci dimentichiamo che Tu ci hai dato l’esempio nel Cenacolo, in quella Notte, e sulla Croce quando sei stato capace di non escludere nessuno dai benefici della redenzione, ma hai dato te stesso per tutti.

Signore, perdonaci quando dimentichiamo che ognuno di noi ha un dovere anche di collaborare all’avvento del tuo regno: edificando il prossimo con scelte coraggiose dettate dall’amore. Allora soltanto, infatti noi mostreremo concretamente di essere tuoi discepoli.

Signore, perdonaci quando veniamo a riceverti senza essere, quantomeno, in pace con tutti. In quelle condizioni noi proviamo a svisare la tua identità, tentando di unire insieme l’amore e l’odio.

Signore, perdonaci quando il nostro orgoglio, sentendosi offeso, ha difficoltà a perdonare. In quei momenti ricordaci che ci hai insegnato a pregare Perdona a noi i nostri debiti, come noi perdoniamo ai nostri debitori.

*

Signore, Ti chiediamo

la grazia di guardare sempre, prima di ogni decisione, a come hai fatto Tu. Perché solo Tu sei la via, a verità e la vita.

Signore, ti chiediamo la memoria per ricordare sempre che Tu, Dio, sei amore. E, dunque, è illusione sognare di venire con te se non ci assuefacciamo a una vita d’amore.

Signore, ti chiediamo il coraggio d’imitare sempre le tue scelte, anche quando esse ripugnano al Nostro orgoglio ferito o alla nostra buona reputazione, perché Tu ci hai invitato a fare come hai fatto Tu.

Signore, ti chiediamo, ogni volta che, peccando, ti offendiamo, di aiutarci ad ascoltare e accettare l’invito della tua misericordia. Quell’invito non è offerto per la preoccupazione di salvaguardare il tuo onore, ma unicamente per tentare il recupero della pecorella smarrita.

Signore, Gesù ci ha insegnato che il bene che facciamo ai bisognosi, lo ritiene come fatto a sé. Aiutaci a vedere sempre nel volto di ogni creatura umana, i lineamenti di te, Creatore.
E aiutaci a sentirci fortunati, ogni volta che capita l’occasione di beneficare, non meno di quella che proveremmo se offrissimo qualche cosa a te.

Signore, Tu, che sei amore, sei anche un mendicante di amore. Tu hai detto: l’amore voglio più che il sacrificio. Aiutaci a capire che un po’ soddisfatti possiamo sentirci non quando abbiamo coscienza di aver rispettato le regole, ma quando offriamo gesti e sentimenti di amore a te ed ai fratelli.

Signore, sappiamo che non riusciremo mai a capire l’esagerazione di amore che Tu hai mostrato a noi con il dono dell’Eucaristia. Aiutaci a intuirne tanto, quanto basta per far diventare la nostra vita un atto di amore.

Signore, dopo la sua conversione, S. Francesco piangeva e gridava: L’amore non è amato! L’amore non è amato!. Quanto è vero! Non perché lui non ti avesse amato al punto da sacrificare tutto per te, ma perché al confronto dell’amore che Tu hai avuto per noi, il nostro, quando ce n’è un po’, è come niente.

Signore, ti chiediamo la grazia di allenarci un po’ alla vita d’amore. Come potremmo infatti vivere in cielo, se per la tua misericordia ci verremo, dove si parla il linguaggio dell’amore e ci si esprime unicamente con relazioni d’amore?



Signore, Ti ringraziamo

- per il Vangelo che ci hai donato,
- per la compassione che hai avuto per le nostre disgrazie,
- per la pazienza che hai per le nostre debolezze,
- per la carità con cui ci accetti, anche se traditori.

Signore, ti ringraziamo
- per la lezione d’amore che ci hai dato il giovedì santo quando hai lavato i piedi agli apostoli,
- per l’incredibile dono di te che hai fatto a noi deboli quando ti sei donato come nostro nutrimento,
- per il sacrificio supremo della vita a cui sei andato incontro in quella Notte. Ma soprattutto

Signore, ti ringraziamo per il dono inaudito che ci hai fatto, quando, per essere nostro amico e cibo, reperibile sempre dovunque e da tutti, ti sei identificato con il pane e il vino consacrati e hai comandato prendete e mangiate, prendete e bevete.

E ti ringraziamo, Signore, per la concretezza del tuo insegnamento. Come ogni buon educatore, quando insegna all’allievo cose superiori alle sue possibilità di conoscenza, gli dice: ‘fa’ come me, così Tu: prima ci hai dato l’esempio e poi ci hai detto: Amatevi come io vi ho amato.

Signore, ti ringraziamo perché, per rendere ancora più comprensibile il tuo insegnamento, tu ci hai detto: Come ho fatto io, il Signore e il Maestro, così fate voi.

Signore, ti ringraziamo perché, affinché i tuoi divini insegnamenti non potessero essere fraintesi, Tu, dopo averceli ripetuti tante volte, ce li hai stampati nella mente e nel cuore, in maniera indimenticabile, in quella Cena, in quella Notte, dall’alto della tua Croce.

Signore, ti ringraziamo perché ciò che ci hai tanto calorosamente raccomandato costituisce l’essenza della tua divina rivelazione: il massimo dei valori è l’amore. E, da persone accorte, dobbiamo non posporlo ad alcuna cosa al mondo.

Signore, ti ringraziamo perché ci comandi di acquisire un valore che anche per te è il massimo dei valori. Infatti Gesù, prima di passare la suprema responsabilità della Chiesa a Pietro, ha proprio voluto la dichiarazione che lui ti amava più di tutti gli altri.

 

*

17 - L’Eucaristia
“resta con noi”


I discepoli di Emmaus

Luca 24, 13-35


13 - Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus,

14 - e conversavano di tutto quello che era accaduto.

15 - Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò a loro e camminava con loro.

16 - Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.

17 - Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino”?. Si fermarono, col volto triste;

18 - uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni”?.

19 - Domandò: “Che cosa”?. Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo;

20 - come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso.

21 - Noi speravamo che fosse Lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.

22 - Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro

23 - e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.

24 - Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto”.

25 - Ed egli disse loro: “Sciocchi e tardi di cuore a credere alla parola dei profeti!

26 - Non bisognava che Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”.

27 - E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

28 - Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.

29 - Ma essi insistettero : “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro

30 - Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.

31 - Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma Lui sparì dalla loro vista.

32 - Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le scritture?”.

33 - E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro,

34 - i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”.

35 - Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.


L’episodio dei Discepoli di Emmaus è narrato soltanto da Luca nell’ultimo capitolo (il XXIV°) del suo Vangelo.
La storicità del fatto non può essere messa in discussione. Il motivo della sua collocazione (quasi a conclusione del terzo Vangelo) ha qualche ragione?

Nella mente del Pastore e del Narratore, di Luca, si voleva mettere in evidenza qualche cosa?
Noi crediamo proprio di sì. Questo:

1 - la parola di Dio illumina e infiamma (“Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino?”)

2 - l’Eucaristia dona forza e determinazione (“e partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme”).

Questi due elementi saranno il leit-motiv di questa adorazione.

*

Signore, noi crediamo


che nel racconto dell’episodio dei Discepoli di Emmaus (nell’ultimo capitolo del Vangelo) S. Luca ci vuole impartire una grande lezione di fede e di vita.

Signore, noi crediamo che la comprensione della parola di Dio illumina la mente e riscalda il cuore di chi la medita.

Signore, noi crediamo che la Sacra Scrittura è tutta in funzione del Messia e della Redenzione. Gesù infatti, in quell’episodio, cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

Signore, noi crediamo che tutta la Sacra Scrittura è stata rivelata per la nostra utilità. S. Pietro infatti afferma che: () fu loro (ai Profeti) rivelato che non per se stessi, ma per voi, erano ministri di quelle cose che ora vi sono state annunziate da coloro che vi hanno predicato il Vangelo nello Spirito Santo mandato dal cielo.

Signore, noi crediamo che la spiegazione di Gesù circa ciò che in tutte le scritture si riferiva a lui, fu, per i due fortunati Discepoli di Emmaus, luce. Infatti assicura Luca che allora si aprirono loro gli occhi.

Signore, noi crediamo che quando Gesù fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, lo riconobbero.

Signore, noi crediamo che la virtù di quel ‘pane spezzato’ diede ai due Discepoli la determinazione di partire senza indugio e di far ritorno a Gresulemme.

Signore, noi crediamo che la tua risurrezione doveva essere, per il cielo e per la terra, la conferma delle tue predizioni e il fatto determinante della Redenzione.

Signore, noi crediamo che la notizia della tua risurrezione si diffuse, tra i tuoi discepoli, rianimandoli, come la luce. Infatti i due Discepoli di Emmaus a Gerusalemme trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano:“Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”.

Signore, noi crediamo che quanto Tu ci dici nel Vangelo, nel magistero della Chiesa e con le sante ispirazioni serve per la nostra vita di fede e di amore.

 

*

Signore, noi adoriamo


la divina pedagogia che tu hai usato per risollevare la prostrazione dei due discepoli di Emmaus e ricaricarli per la conquista del mondo a te.

Signore, noi adoriamo la discrezione materna con la quale ti sei avvicinato a loro e, con le tue domande, hai aspettato che i loro cuori distrutti si scaricassero della tensione mortale che li attanagliava.

Signore, noi adoriamo la sapiente pazienza con la quale hai ascoltato il racconto dei due compagni di viaggio su ciò che conoscevi bene perché riguardava te.

Signore, noi adoriamo la comprensione con la quale sei intervenuto per ricordare che le Scritture, si capiscano o no, vanno ascoltate e credute con cuore aperto; e che quello che non comprendiamo oggi potremo comprenderlo nell’eternità o per un tuo intervento miracoloso.

Signore, noi adoriamo in te la saggezza del Maestro che, dopo aver detto cento volte agli allievi una cosa, sa che bisogna ripeterla loro altre cento e mille volte.

Signore, noi adoriamo la divina carità con la quale, facendo come se dovessi andare più lontano, hai suscitato nei due Discepoli il desiderio di te, esploso nella preghiera Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino.

Signore, adoriamo la divina condiscendenza con la quale entrasti per rimanere con loro, e, a tavola, prendesti il pane, dicesti la benedizione, lo spezzasti e lo desti loro.

Signore, noi adoriamo la grande lezione che desti ai due fortunati Discepoli quando, dopo che si furono aperti i loro occhi e ti riconobbero, sparisti dalla loro vista.

Signore, noi ti adoriamo per la fiducia illimitata che hai dato loro. Tu sei venuto per predicare, per inaugurare l’avvento del regno di Dio sulla terra. Il realizzarlo, però, hai voluto che fosse collaborazione e vanto dei tuoi Seguaci. Tu, infatti, sparisti dalla loro vista.

Signore, noi adoriamo te. Tu conosci perfettamente i nostri limiti, ti avvicini a noi, smarriti, sempre al momento giusto, con la parola giusta, con il giusto tono di voce.


 

Signore, perdonaci


quando, non comprendendo i tuoi misteri, ci lasciamo disfare dall’abbattimento. Tu sei venuto perché noi, sia che comprendiamo, sia che non comprendiamo i misteri di Dio, collaboriamo all’avvento del suo regno nel mondo.

Signore, perdonaci quando, trovandoci di fronte ai misteri di Dio, pretendiamo di penetrarli con le nostre limitatissime capacità di comprensione.

Signore, perdonaci quando, non comprendendo i misteriosi piani di Dio, invece che chinare la fronte e ripetere sia fatta la tua volontà, perdiamo tempo con le nostre lagnanze insignificanti.

Signore, perdonaci quando non diamo piena fiducia alla testimonianza dei nostri fratelli, come se solo noi fossimo nella verità, e come se, oltre che a noi, Tu non riveli a tutti quelle cose che sono necessarie per salvarsi.

Signore, perdonaci quando diventiamo sciocchi e duri di cuore a credere alla parola dei profeti e tua.

Signore, perdonaci quando non riusciamo a mettere insieme la gloria e la croce, il Venerdì santo e la Pasqua di risurrezione di Gesù, come se non bisognasse che egli sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria.

Signore, perdonaci quando consideriamo indifferente che la tua presenza illumini o no la nostra vita. La preghiera fervorosa dei due fortunati Discepoli di Emmaus Resta con noi, ci ricorda che senza la tua presenza e compagnia non si affronta la sera e il tramontare del giorno e della vita..

Signore, perdonaci quando, nonostante la luce con la quale Tu, attraverso le sante ispirazioni, guidi le nostre scelte, noi viviamo come se Tu fossi muto e noi fossimo soli.

Signore, perdonaci quando, nei momenti nei quali tu sparisci dalla nostra vista, ti accusiamo come se fossi uno che non ci vuole più bene, non ti interessi più di noi, ci abbandoni.

Signore, perdonaci quando, nella nostra presunzione, pretendiamo di insegnare qualche cosa a te, ripetendoti Tu solo sei così forestiero da non sapere…?

*

Signore, Ti preghiamo


Resta con noi quando la nostra giornata terrena volge al declino: e facci vedere la luce del giorno che non conosce tramonto.

Resta con noi quando le nostre membra perdono il vigore della sicurezza e la nostra mente comincia a perdere le battute: la tua presenza ci ridarà la lucidità per comprendere la tua parola.

Resta con noi quando il nemico di ogni bene si avvicinerà a noi e susciterà in noi i dubbi capaci di avvelenare il nostro tramonto. La tua vicinanza sia la sicurezza che ci dà la calma necessaria per non perdere gli equilibri del corpo e dello spirito.

Resta con noi quando ci manca la pazienza per ascoltare, comprendere e compatire i nostri fratelli: ricordaci allora che in ognuno di loro ti incarni. Tu stesso.

Resta con noi quando non riusciamo a trovare il compromesso necessario per convivere con situazioni difficili. Suggeriscici, allora, che insieme a te ogni difficoltà si supera.

Resta con noi quando ci resta difficile perdonare le offese. Facci ripensare che il perdono che avremo da te è condizionato con quello che noi offriamo al prossimo.

Resta con noi quando ci opprime la coscienza di averti offeso e ci sentiamo umiliati per non riuscire ad essere leali con te. Confortaci facendoci sentire le parole che Tu solo sai e puoi dire: ti son rimessi i tuoi peccati.

Resta con noi quando ti ricrocifiggiamo con le nostre scelte egoistiche. Crocifissi anche noi dai nostri peccati fa’ che imploriamo: Ricordati di me quando sarai nel tuo regno. E donaci di sentire: Oggi stesso sarai con me in paradiso.

Resta con noi quando dobbiamo prendere decisioni difficili e impegnative. Vinci le nostre incertezze con la fede nella tua proposta: Chi vuol venire dietro a me, prenda ogni giorno la croce e mi segua.

Resta con noi quando ci sentiamo umiliati di fronte a verità che superano le nostre possibilità di comprensione. Ripeti Sciocchi tardi di cuore a credere… E ricordaci che con le verità di fede non c’è da ‘capire’, ma da ‘credere’.

*

Signore, Ti ringraziamo


per la luce e il coraggio che ci offri nel tuo incontro con i due Discepoli di Emmaus. Siamo certi che la stessa divina comprensione la userai con noi nei momenti del buio.

Signore, ti ringraziamo per i momenti nei quali vorremmo vederti, toccarti, parlarti e non ci esaudisci. La tua scelta deve servire per consolidare la nostra fede.

Signore, ti ringraziamo per le volte nelle quali ti invitiamo a rimanere con noi e Tu accetti. Fa’ che la tua conversazione e la tua familiarità apra i nostri occhi e ti riconosciamo presente e operante in tutti gli eventi della vita nostra.

Signore, ti ringraziamo per tutte le volte che, anche se noi non ti avvertiamo, ti affianchi a noi, nei momenti di tristezza, per confortarci e ricaricarci della voglia di vivere.

Signore, ti ringraziamo per quando, attraverso le tue divine ispirazioni, ci fai comprendere qualche cosa della tua parola di vita. Aiutaci a conservare quella illuminazione e a tornare ad essa come a un punto di riferimento fisso e sicuro per ogni nostra decisione.

Signore, ti ringraziamo per tutte le volte nelle quali sembra che Tu voglia andare lontano da noi. E’ la tua divina pedagogia. Fa’ che provochi sempre un atto di fede in te.

Signore, ti ringraziamo per la pazienza senza limiti che hai per la lentezza del nostro capire e per l’indecisione nell’accettare le scelte che Tu ci suggerisci. Aiutaci a non abusarne.

Signore, ti ringraziamo per gli insegnamenti di vita che ci dai nell’episodio dei due Discepoli di Emmaus e per la forza con la quale ci sorreggi sempre quando spezzi il pane per noi.

Signore, ti ringraziamo per quando ci suggerisci di non isolarci, ma vivere con i fratelli. Donaci determinazione, allora, per ricercarli senza indugio, ascoltare le grazie che Tu fai a loro e comunicare il bene che hai donato a noi.

Signore, ti ringraziamo per la tua premura. Quando i discepoli di Emmaus erano distrutti per ciò che era accaduto in quei giorni a Gerusalemme, ti sei unito a loro; sta’ al fianco nostro e di ogni uomo, ogni volta che ci smarriamo.


*


18 - L’Eucaristia:
Pane spezzato =
corpo dato, sangue versato.


La ‘Fractio Panis’ (lo spezzare il pane) è uno dei quattro momenti della Pasqua dei primi cristiani di Gerusalemme.

Eccoli nell’ordine (dopo ricevuto il Battesimo):

- Insegnamento degli Apostoli,
- Unione fraterna,
- Fractio Panis,
- Preghiere.

Ed ecco il testo degli Atti (2, 41-42. 46):

“Essi, dunque, accogliendo la Parola, si fecero battezzare;
e si aggiunsero in quel giorno circa tremila anime. Si mostravano
assidui all’insegnamento degli Apostoli, nella fraterna
unione cristiana, alla ‘fractio Panis’ e alle preghiere”.
Alcune testimonianze dagli Atti degli Apostoli

2, 42 - Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli
e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere.

13, 2 Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando,
lo Spirito disse: “Riservate per me Barnaba e Saulo
per l’opera alla quale li ho chiamati”.

20, 7 - Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a
spezzare il pane e Paolo conversava con loro; e poiché doveva
partire il giorno dopo, prolungò la conversazione fino a mezzanotte.

20, 11 - Poi risalì, spezzò il pane e ne mangiò e, dopo aver
parlato ancora molto fino all’alba, partì.

27, 35 Ciò detto prese il pane, rese grazie a Dio davanti a tutti,
lo spezzò e cominciò a mangiare.


Queste citazioni hanno tutte sapore eucaristico. Totalmente‘eucaristiche’ sono:

- 2,42; 2, 46.
- 20, 7,
- 27, 35.

() La “fractio panis” (= lo ‘spezzare il pane’) fu così denominata perché ebbe origine dal gesto di Cristo nell’Ultima Cena, il quale “prese il pane…e lo spezzò” (Mc 14, 22 e parall.).

Nel giudaismo, la formula “frangere panem” era riservata al banchetto comune, e più propriamente al rito-cerimonia che vedeva nel “pane spezzato” e nella “coppa della benedizione”, entrambi fatti passare e distribuiti ai commensali, un significato 0 simbolico-comunitario.

Nell’Ultima Cena, nell’istituire l’Eucaristia, il Cristo volle conservare questo significato simbolico-comunitario, e perciò fece coincidere la consacrazione del pane con la “fractio panis” del rituale giudaico, e la consacrazione del vino con la“coppa delle benedizioni”, la terza coppa che nel banchetto pasquale seguiva la manducazione dell’Agnello. ()

Ma il gesto del Signore, la sera della Cena non era stato il solito gesto del capo di famiglia o del suo rappresentante, il quale spezzava il pane per distribuirlo ai convitati.
Le parole consacratorie sul “pane spezzato” avevano già sostanzialmente mutato il senso ‘primitivo che la “fractio panis” poteva avere nel banchetto giudaico. Il gesto di Gesù era affatto singolare: mai Egli aveva “spezzato il pane” così, né gli Apostoli s’attendevano che il “pane spezzato” potesse essere il Corpo del Maestro.
Ma quando il Signore fece loro l’esplicito comando:“fate lo stesso in memoria di me (Lc 22, 19; 1 Cor 11, 24- 25) essi non poterono avere il minimo dubbio che si trattava di ripetere quella specifica “fractio panis” dell’Ultima Cena ch’era nello stesso tempo “comunione” al Corpo di Cristo e rappresentazione della violenta morte di Lui.

La “fractio panis” riassumeva e caratterizzava tutta quell’ultima Cena, e gli Apostoli, ripetendola, nelle Sinassi cristiane, erano sicuri di adempiere il rito del nuovo culto cristiano.
Era, dunque, ‘formula liturgica’ per eccellenza. ()
E’ quindi indubbio che in Act 2, 42 la “fractio panis” designi l’Eucaristia, nel suo duplice aspetto di sacramento della reale presenza del Signore, e di sacrificio dell’alleanza nuova (cfr 1 Cor 10, 16-17)

(Giuseppe Ruffino, ‘L’Eucaristia nel Nuovo Testamento’ in “Eucaristia” di Mons. A. Pionanti - pagg. 39-40)

 

Signore, noi crediamo


che nel Giudaismo il rito-cerimonoia (del “pane spezzato” e della “coppa della benedizione”, entrambi da passare e distribuire ai commensali), avevano un significato simbolico-comunitario.

Signore, noi crediamo che nell’ultima Cena, nell’istituire l’Eucaristia, Gesù volle conservare questo significato simbolico- comunitario. Infatti fece coincidere la consacrazione del pane con la “fractio panis” del rito giudaico e la consacrazione del vino con la “coppa delle benedizioni”: la terza coppa che nel banchetto pasquale seguiva la manducazione dell’Agnello.

Signore, noi crediamo che il gesto del Signore, nell’ultima Cena, non fu il solito gesto del capofamiglia (o del suo rappresentante), il quale spezzava il pane per distribuirlo ai convitati.

Signore, noi crediamo che le parole consacratorie sul”pane spezzato” avevano già sostanzialmente mutato il senso primitivo che la “fractio panis” poteva avere nel banchetto giudaico.

Signore, noi crediamo che il gesto di Gesù, quella sera, fu totalmente singolare: mai Egli aveva “spezzato il pane” così, né gli Apostoli s’attendevano che il “pane spezzato” potesse essere il Corpo del Maestro.

Signore, noi crediamo che, quando Gesù fece loro l’esplicito comando di Fate lo stesso in memoria di me (Lc 22, 19; 1 Cor 11, 24-25), essi non poterono avere il minimo dubbio che si trattava di ripetere quella specifica “fractio panis” dell’Ultima Cena che era, nello stesso tempo, “comunione” al Corpo di Cristo e ‘rappresentazione’ della sua violenta morte.

Signore, noi crediamo che lo ‘spezzare il pane’, pur essendo uno dei quattro momenti della liturgia nelle riunioni dai primi cristiani, era ciò che caratterizzava in maniera inconfondibile la riunione stessa, e gli Apostoli, ripetendola nelle Sinassi cristiane, erano sicuri di adempiere il rito del nuovo culto cristiano.

Signore, noi crediamo che lo “spezzare il pane” nel contesto di una riunione fraterna e di una proposta della parola di Dio, era diventata, nel cristianesimo, la ‘formula liturgica’ per eccellenza.

*

Signore, noi adoriamo


la tua divina condiscendenza nell’accettare un semplice rito, per farne la base di una nuova, impensabile istituzione. Così hai svolto anche la ‘predicazione del regno’: prendendo spunto dalle cose comuni, quelle che cadevano sotto gli occhi di tutti; quelle che tutti potevano comprendere.

Signore, noi adoriamo la tua pedagogia unica. Tu non cerchi di parlare per sorprendere, ma per essere capito. I tuoi gesti e le tue parole, in quell’Ultima Cena, non potevano essere più chiari ed espliciti.

Signore, noi adoriamo la tua divina capacità di adeguare
la tua omniscienza con la nostra non-conoscenza. Tu solo sei
capace di ciò.
Signore, noi adoriamo la tua verità. Tu, Creatore, non ti sei sentito umiliato nel parlare con noi, tue creature, incapaci di comprendere un discorso che non sia basato sui nostri luoghi comuni e sulle nostre limitatissime conoscenze.

Signore, adoriamo il tuo amore infinito per noi. Perché potessimo comprenderlo ti identifichi nel “pane spezzato”, esso ‘è la sintesi della tua vita spezzata per gli altri’.

Signore, noi adoriamo la tua santità. Non hai paura che Tu, il tre-volte-santo, possa rimanere contaminato da noi peccatori, ma sei preoccupato di abbassarti fino a noi perché noi, partecipando della tua santità oggi, possiamo partecipare della tua gloria nell’eternità.

Signore, noi adoriamo la tua generosità senza misura: nell’Ultima Cena, poche ore prima di dare la tua vita per noi sulla croce, ci hai dato il tuo Corpo, la tua Anima e la tua Divinità nella Santissima Eucaristia. Che altro ancora potevi donarci? Nulla! Ci avevi dato tutto ciò che hai e tutto ciò che sei. Per te non avevi lasciato più nulla.

Signore, noi adoriamo Te, che sei Dio! Solo Tu potevi concepire un piano di salvezza universale come quello che hai concepito dall’eternità e che hai rivelato e donato nell’Ultima Cena che hai consumato con noi su questa terra.

Signore, ti adoriamo perché nel segno del ‘pane spezzato’ ci hai indicato, con la tua solita concretezza, il Corpo dato e il Sangue versato.

*

Signore, perdona


la nostra disattenzione di fronte a quanto ci hai dato nell’Ultima Cena nella realtà resa, per noi, più comprensibile dai gesti.

Signore, perdonaci per non sapere vedere, nel “pane spezzato” e distribuito ai tuoi Apostoli e, in loro, a tutti, la tua vita che hai accettato che venisse “spezzata”. Tu l’hai fatto perché la nostra vita riacquistasse il valore dell’eternità.

Signore, perdonaci per non saper vedere, nella coppa della benedizione che Tu hai nuovamente benedetto, il tuo“sangue versato”, condizione e prezzo della vita che Tu hai risuscitato in noi.

Signore, perdonaci per quando sciupiamo la grazia, che ci hai riacquistato al prezzo della tua vita, per motivi insignificanti e sempre assolutamente inadeguati, anzi ridicoli, di fronte al tuo dono e al tuo sacrificio. Tu ci hai creati come esseri dotati di intelligenza, ma quelle nostre scelte offendono l’intelligenza che ci hai regalato.

Signore, i tuoi Apostoli hanno capito immediatamente il valore del sacrificio e del dono di Te, infatti hanno ritenuto l’Eucaristia il cardine-base su cui potesse poggiare la loro predicazione e la loro evangelizzazione. Perdonaci, perché per noi, troppe volte, rimane indifferente che il dono dell’Eucaristia Tu ce l’abbia fatto o no.

Signore, i primi cristiani nell’Eucaristia trovano l’entusiasmo dell’evangelizzazione e la forza della testimonianza. Perdona la nostra vita che non parla mai di te, né con la parola né con l’esempio: le manca quasi sempre il vigore che viene dal nutrirci dell’Alimento che ci hai donato.

Signore, la fede dei tuoi commensali in quell’Ultima Cena, e poi di tutti i martiri, non ha mai dubitato delle tue parole. La nostra fede talvolta, anzi spesso, è incerta e dubbiosa. Perdonaci! Riconosciamo che ciò dipende dal trascurare di prendere e mangiare il tuo Corpo o di bere al calice del tuo Sangue.

Signore, perdonaci quando assistiamo allo ‘spezzare il Pane’ e alla sua distribuzione ai fedeli con disattenzione e disinteresse per ciò che si fa e per ciò che si dà.

^

Signore, Ti chiediamo

di farci capire che il tuo amore è veramente incredibile per noi. Aumenta la nostra fede e crederemo alla tua parola e al tuo dono; donaci il coraggio per tentare di ricambiarlo in qualche modo.

Signore, nel “pane spezzato” c’è la vita che hai dato per noi. E Tu ci hai detto: Vi ho dato l’esempio perché come ho fatto io così facciate anche voi. Donaci la volontà di provarci a camminare per la stessa direzione.

Signore, il nostro prossimo crederà nelle nostre scelte solo quando vedrà in noi, sia pure larvata, un’immagine di te. Donaci la determinazione di offrire per gli altri la vita, come Tu l’hai offerta per tutti.

Signore, è bello e commovente ricevere, ma ancora più soddisfacente è dare. Donaci la grazia di provare questa esperienza. Essa ci aiuterà ad apprezzare il tuo esempio e a deciderci di tentarne la riproduzione in noi.

Signore, con le sole nostre forze non saremo mai capaci di donare il corpo e il sangue per gli altri. Ma con il tuo aiuto diventa possibile anche l’impossibile. Non ce lo far mancare.

Signore, ti chiediamo la capacità, se non di capire, almeno di intuire quanto è costato a te il sacrificio che hai fatto per noi. Allora che ne avremo un’idea ci sarà meno difficile volerti bene e ringraziarti per tutta la vita.

Signore, crediamo che Tu hai permesso che venisse “spezzato il pane” della tua vita e “versato il sangue” solo perché ci vuoi bene ‘da morire’. Donaci la volontà di offrire la vita per te attraverso una testimonianza credibile e convincente.

Signore, la tua capacità di donare a noi tutto te stesso ci dice di che cosa è capace l’amore quando ama davvero. Donaci la convinzione che proprio così stanno le cose. E donaci la volontà di provare a ripetere nella nostra vita le tue stesse scelte.

Signore, hai detto: Anche voi dovete essere disposti a dare la vita per i fratelli. Quanto è lontana la nostra condotta dai tuoi sublimi ideali! Raddrizza Tu le scelte egoistiche che punteggiano la nostra vita.

*

Signore, Ti ringraziamo


per gli insegnamenti e gli esempi divini che ci dai. Tu vuoi in qualche modo allenarci alla vita che condurremo in cielo, se potremo arrivarci per la tua misericordia.

Signore, ti ringraziamo per la comprensione che hai per noi nell’identificare te stesso nel “pane spezzato” e nel vino consacrato. Comprendiamo quanto sia vera la tua parola riportata dall’evangelista Giovanni: La mia carne è vero cibo, il mio sangue è vera bevanda.

Signore, hai detto Chi mangia di me vivrà per me. Ora comprendiamo perché ti sei identificato negli alimenti indispensabili per la nostra esistenza: il pane e il vino. Grazie, Signore!

Signore, il riassunto di tutta la tua Ultima Cena è nella consacrazione e distribuzione ai tuoi commensali del pane e del vino consacrati. Ti ringraziamo. Questo linguaggio rimane meno ostico per il nostro capire tanto mai tardo.

Signore, ti ringraziamo perché hai voluto che il “pane spezzato”, che fu dato per noi e per tutti nel Sacrificio della croce, rimanesse sempre a nostra disposizione nel Sacramento della tua presenza reale. Aiutaci a prenderne coscienza profonda e essertene grati.

Signore, immaginiamo il disorientamento e la sorpresa gioiosa degli Apostoli quando udirono le tue parole: Prendete e mangiate, questo (pane) è il mio Corpo. Prendete e bevete, questo (vino) è il mio Sangue che sarà versato per voi e per tutti. Ti ringrazieremo con più cuore se farai provare anche a noi l’una e l’altra cosa.

Signore, ti ringraziamo perché, parlando con noi, parli il nostro stesso linguaggio: quello che ognuno può agevolmente comprendere. Noi abbiamo bisogno di questa concretezza perché siamo creature limitate.

Signore, dopo averci creati a tua immagine, ci hai recuperati a prezzo della vita. Ti ringraziamo dal profondo del cuore e ti preghiamo: aiutaci a non sciupare ancora i tuoi doni.




19 - L’EUCARISTIA
nel Nuovo Testamento


E’ accettato da tutti pacificamente che nell’Ultima Cena Gesù ha seguito il rituale della Pasqua ebraica.

In quella Pasqua ha immesso valori nuovi:

- consacrazione, oltre la benedizione,
- Se stesso, al posto dell’Agnello,
- celebrare la Pasqua In memoria di me, cioè della sua Passione, Morte e Risurrezione.

Della nostra Redenzione, dunque.

Per quanto riguarda il rituale della Pasqua ebraica Gesù ha conservato

a) “Fate questo in memoria” di me;

b) la koinonia,

c) la vittima sacrificale consumata nel contesto di una cena.

a) Celebrare la Pasqua come memoria
“Nel momento in cui Cristo sta per essere consegnato ai suoi carnefici, la Pasqua giudaica e l’antica alleanza si incontrano allo stesso punto: la duplice linea di riti sacrificali dell’Alleanza del Sinai (che racchiudono, per dir così, tutto l’A.T.) sfociano nella Pasqua nuova e nella nuova Alleanza, unificate nell’Eucaristia.
E questa, a sua volta, in cui si concentra l’A. T., pervenuto al termine, e ciò che già annuncia la morte del Cristo, dovrà essere rinnovata fino alla fine dei tempi, in ricordo di Colui che, donando il suo Corpo e Sangue agli Apostoli, loro comanda di perpetuare ciò che Egli ha appena compiuto.
Pasqua

A.T. Eucaristia


Alleanza

La spiegazione (della ‘memoria’), dicevamo, sta nel versetto 26: ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, annunziate la morte del Signore sino a che Egli venga.

b) La koinonia = non è, come tanto spesso si crede, la sola comunione di beni temporali (), ma è da intendersi in un senso nettamente spirituale (): koinonia è quella dello Spirito Santo, della fede, dell’Evangelo, del Sangue e del Corpo di Cristo, ed anche del soccorso ai poveri.

In quel contesto di amicizia e di amore la celebrazione della Pasqua acquista un valore nuovo.

L’idea di unità (della Chiesa) dei fedeli si riallaccia naturalmente alla formula: il “pane spezzato” resta idealmente uno. L’Eucaristia esprime e suppone la koinonia, ma anche la realizza.

c) la (nuova) vittima sacrificale consumata nel contesto di una cena è Gesù stesso.
Il suo gesto compiuto (dello spezzare il pane) è la sintesi della sua vita spezzata per gli altri.
Egli l’ha spiegato varie volte con la sua parola nel corso della sua predicazione, ora vuole anche ritualizzarlo in modo da rinchiudere tutti gli atti e tutte le parole in un sol gesto, efficace, persuasivo, convincente. Invece di ricapitolare tutta la vita o di elencare tutto ciò che ha compiuto, quando i suoi avranno urgenza di cogliere d’un colpo d’occhio tutto il suo immenso amore per la comunità umana, basta ripetere il‘segno’ che intende al riguardo lasciare.

(da Giuseppe Ruffino, ‘L’Eucaristia nel Nuovo Testamento’, in “Eucaristia” di A. Piolanti pagg. 93 ss).

 

Signore, noi crediamo


che i sacrifici dell’A. T. erano solo la figura, l’immagine, il tipo del vero e grande sacrificio di Gesù. Con Lui le figure diventano realtà nuova.

Gesù, noi crediamo a quanto Tu hai dichiarato. Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento.
Infatti hai inserito la tua nuova Pasqua nel contesto dell’antica Pasqua.

Gesù, noi crediamo che il sacrificio del Nuovo Testamento distrugge il peccato. Quelli dell’Antico Testamento, invece, non lo annullavano; solo disponevano il peccatore alla benevolenza divina.

Gesù, noi crediamo che il sacrificio di te, Sommo ed Eterno Sacerdote, non l’hai offerto per te, che sei stato reso perfetto in eterno, ma per i peccati di tutti, che Tu hai assunto in Te.
Nell’A. T., invece, ‘Ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, veniva costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati’.
Ma, rivestito di debolezza, () e proprio a causa di questa, anche per se stesso deve offrire sacrifici per i peccati, come lo fa per il popolo’.

Gesù, noi crediamo che Tu ci hai redento offrendo, una volta per tutte, te stesso.
Nell’’A. T., invece, il sacerdote aveva bisogno ogni giorno () di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo.

Signore, noi crediamo che Gesù, venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda () non costruita da mani d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione, non con sangue di capri o di vitelli, ma con il proprio sangue sei entrato una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna.

Signore, noi crediamo che la prima tenda era figura per il tempo attuale, offrendosi sotto di essa doni e sacrifici che non possono render perfetto, nella sua coscienza, l’offerente, trattandosi solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, tutte prescrizioni umane, valide fino al tempo in cui sarebbero state riformate.

Signore, noi crediamo che fra i sacrifici dell’Antico Testamento e quello del Nuovo Testamento c’è una distanza abissale, In quelli, infatti, si offriva a te qualche cosa che noi possediamo, in questo, invece, ci dai la possibilità di offre a te, Te stesso.

 

Signore, noi adoriamo


l’impensabile e incredibile piano attraverso il quale hai deciso di risollevarci dallo stato in cui eravamo precipitati, e restituirci la familiarità con Te.

Signore, ti adoriamo perché solo l’amore di te, che sei l’Amore che ci ama perdutamente, poteva realizzare il progetto di redenzione che Tu hai realizzato.

Signore, adoriamo la tua divina pedagogia che adegua la tua sapienza infinita con le limitatissime nostre capacità di comprensione: con le immagini ci hai preparato ad ammirare e comprendere il tuo disegno di redenzione.

Signore, ti adoriamo perché il Figlio tuo, venendo nel mondo, dice:‘
Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato,
non hai gradito né olocausti,
né sacrifici per il peccato.
Allora ho dett
:‘Ecco, io vengo
per fare, o Dio, la tua volontà’.


Signore, ti adoriamo perché Dopo aver detto prima ‘non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato’, cose tutte che vengono offerte secondo la legge, soggiunge: ‘Ecco, io vengo a fare la tua volontà’. Con ciò stesso egli abolisce il primo sacrificio per stabilirne uno nuovo.

Signore, ti adoriamo perché, guardando nella realtà della Redenzione (la Pasqua del Sinai e la Pasqua cristiana) ci riveli come tutto l’Antico Testamento era in funzione del Nuovo.

Signore, ti adoriamo perché Gesù, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati una volta per sempre si è assiso alla destra di Dio.
Diversamente da ogni altro sacerdote che si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e ad offrire molte volte gli stessi sacrifici che non possono mai eliminare i peccati.

Signore, ti adoriamo perché è per il tuo infinito amore che noi siamo stati santificati, per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre.

Signore, ti adoriamo perché Tu non distruggi mai quanto hai predisposto: lo perfezioni. Così nella creazione, così nella missione e nella predicazione del Messia.

+

Signore, perdonaci

quando ci permettiamo di giudicare male il popolo che Tu hai scelto, dimenticando che Gesù ha detto: Non giudicate, se non volete essere giudicati.

Signore, perdonaci quando ci meravigliamo che il popolo da te scelto non ti ha riconosciuto. Noi, pur con tanta luce che ci hai dato, quante volte manchiamo di fede!…

Signore, perdonaci quando ci dimentichiamo di pregare per il popolo eletto, attraverso il quale è venuto a noi Gesù benedetto, la Madonna, gli Apostoli, la prima Chiesa.

Signore, perdonaci quando non ti ringraziamo per averci rivelato il mistero del tuo amore, attraverso figure e tipi adeguati alla possibilità nostra così tarda e limitata.

Signore, perdonaci quando, ripensando al tuo amore infinito, non ci studiamo di metterlo in relazione con le profezie e le figure dalle quali lo hai fatto precedere.

Signore, perdonaci quando non ci sforziamo di vedere come, pervenuto al termine l’antico Testamento (temporaneo), era necessaria la nuova Pasqua che durasse fino alla fine dei tempi.

Signore, perdonaci quando viste in quest’unità (la Pasqua del Sinai e la Pasqua cristiana) non riusciamo ancora a comprendere come tutto l’Antico Testamento era in funzione del Nuovo Testamento.

Signore, perdonaci quando ci lamentiamo per le prove necessarie della vita, dimenticando che, anche secondo l’antica Legge, tutte le cose vengono purificate con il sangue e senza spargimento di sangue non esiste perdono.

Signore, perdonaci quando non ci sforziamo di capire come era necessario che anche i simboli delle realtà celesti fossero purificati con tali mezzi.

Signore, perdonaci quando non troviamo risposta al drammatico interrogativo: perché il sacrificio di Gesù? Dimenticando che le realtà celesti () dovevano essere (purificate) con sacrifici superiori a quelli terrestri.

*

 

Signore, Ti chiediamo


Fede per credere alla parola di Cristo: questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue, dato che i nostri occhi vedono ‘pane e vino’.

Signore, Tu sei la vita. Donaci Fede per credere alla tua parola che assicura Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna.

Signore, la vita è, insieme alla Fede, il massimo dono che abbiamo da te. Aiutaci a credere che chi mangia di te, Tu lo risusciterai nell’ultimo giorno.

Signore, donaci la grazia di vedere, oltre il pane con il quale sostieni la nostra vita, i segni che continuamente compi per sostenere la nostra fede.

Signore, donaci l’intelligenza per capire che, oltre e più del cibo che perisce, dobbiamo cercare di procurarci il cibo che dura per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo ci ha dato, perché su di Lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo.

Signore Gesù, donaci l’intelligenza e la determinazione di compiere sempre l’opera di Dio: credere in colui che Tu hai mandato.

Signore Gesù, donaci la capacità di capire che il Padre tuo ci dà il pane del cielo, quello vero.

Signore Gesù, donaci di credere che il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo.

Signore, donaci di capire che Gesù è il pane della vita; chi viene a Lui non avrà più fame e chi crede in Lui non avrà più sete.

Signore, donaci di credere alle parole di Gesù: tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Signore, donaci di credere a quanto ha assicurato Gesù: Questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno.

Signore, è consolante quanto Gesù ci ha detto: Questa è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

 

*

Signore, Ti ringraziamo


perché, mentre nell’Antico Testamento, in segno di comunione, solo una parte della vittima sacrificata veniva mangiata dagli offerenti e dai sacerdoti, nel N. T. tutta la vittima viene consumata: “Prendete e mangiate… Prendete e bevete”.

Signore, ti ringraziamo perché, come il sacrificio dell’A.T. veniva offerto ‘pro peccatis’ (per la purificazione dalle colpe), anche quello del nuovo Testamento viene offerto ‘per la remissione dei peccati’.

Signore, ti ringraziamo perché Cristo () non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore, e non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui.

In questo caso infatti avrebbe dovuto soffrire più volte dalla fondazione del mondo. Ora invece, una sola volta, alla pienezza dei tempi, (è) apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. Grazie, Signore!

Signore, ti ringraziamo perché il Figlio tuo, Gesù, dopo aver espiato in nostro vantaggio, rimane al tuo cospetto sempre pronto ad interpellarti per noi.

Signore, ti ringraziamo perché, per irrobustirci contro il male, ci hai dato, in nutrimento, la tua Carne e il tuo Sangue: Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.

Signore, ti ringraziamo, perché hai ribadito con parole che non lasciano spazio a dubbi: La mia carne è vero cibo, il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.

Signore, ti ringraziamo perché con il tuo sacrificio, hai dato a noi il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Grazie, perché ci hai assicurato che Chi mangia questo pane vivrà in eterno.

Signore, ti ringraziamo per la lezione di coerenza che ci dai. Tu, che sei sempre pronto a venire incontro alle nostre debolezze, non accetti il compromesso di fronte alla verità



 

continua con Parte Terza

 

* LE IMMAGINI CON L'ASTERISCO SONO STATE MESSE A DISPOSIZIONE DA CARTANTICA

 

 

DELLO STESSO AUTORE:

- Adorazioni Eucaristiche - Parte Prima - L'Eucaristia è predetta

- Adorazioni Eucaristiche - Parte Terza - L'Eucaristia dal I al IX Secolo del Cristianesimo

- Adorazioni Eucaristiche - Parte Quarta - L'Eucaristia nel XIX e XX Secolo

- Adorazioni Eucaristiche - Parte Quinta - Appendici - Preghiere e Canti


 

 

 

Via Crucis Bibliche- Parte prima: La redenzione prevista nell'Antico Testamento:


- La Redenzione prevista nei Salmi


- La Redenzione prevista da Isaia

- La Redenzione prevista dai Profeti (I)

- La Redenzione prevista nei Profeti (II)

- La Redenzione prevista dai Profeti (III)


Parte seconda - La Redenzione raccontata - Via Crucis Storiche -
Nel gruppo delle Via Crucis che abbiamo indicato come ‘Storiche’ sono riportate tutte le notizie delle quali gli Evangelisti sono stati spettatori (Giovanni e, almeno in parte, Marco per quanto gli poteva provenire da S. Pietro), o che hanno potuto raccogliere da fonti sicure (Matteo e Luca, sia – quest’ultimo – direttamente dalla Madonna, sia da “ricerche accurate”).
La ‘storicità’ della persona, dell’insegnamento, della Passione-Morte-Risurrezione di Gesù del resto è confermata dalla trasparenza dei racconti, condotti senza alcun ornamento o artificio letterario, oltrechè da fonti non cristiane:

- Via Crucis costruita sugli insegnamenti, Riflessioni, Predizioni, Accadimenti storici contenuti nel Vangelo di S. Matteo

- Via Crucis costruita sugli insegnamenti, Riflessioni, Predizioni, Accadimenti storici contenuti nel Vangelo di S. Marco

- Via Crucis costruita sugli insegnamenti, Riflessioni, Predizioni, Accadimenti storici contenuti nel Vangelo di S. Luca

- Via Crucis costruita sugli insegnamenti, Riflessioni, Predizioni, Accadimenti storici contenuti nel Vangelo di Giovanni

Parte Terza - La Redenzione contemplata - Nel gruppo delle Via Crucis che contemplano la Redenzione alla luce della Risurrezione si essenzializza il binomio: Morte-Vita.
Dunque la scansione delle ’Stazioni’ perde i suoi contorni. In sintonia con la Liturgia Cattolica, viene messo a fuoco lo scontro tra la Morte (Satana) e la Vita (Cristo), che ci ha meritato la redenzione.
In particolare: In MORTE–VITA (I, II, III) si è insistito sul fatto che dalla morte viene la vita.
Perciò in ogni citazione sono messi in vista, anche graficamente, i due termini e fatti correlativi.
I testi sono tratti dagli ‘Atti degli Apostoli’ e dalle ‘Lettere’ del Nuovo Testamento.
In IL GRANDE DRAMMA (I) campeggia lo SCONTRO tra Cristo e la Morte.
In IL GRANDE DRAMMA (II) quello tra i Cristiani uniti a Cristo e la Morte.
I testi di queste ultime due Via Crucis sono tratti dall’Apocalisse di S. Giovanni.
Chiude la raccolta una ‘Via Crucis’ di intonazione ‘tradizionale’.

- Via Crucis MORTE E VITA I - Costruita nella luce della risurrezione con insegnamenti, riflessioni e accadimenti storici contenuti in Atti degli Apostoli e in altri scritti del Nuovo Testamento
          

- Via Crucis MORTE E VITA II - Costruita nella luce della risurrezione con insegnamenti, riflessioni e accadimenti storici contenuti in Atti degli Apostoli e in altri scritti del Nuovo Testamento

- Via Crucis MORTE E VITA III - Costruita nella luce della risurrezione con insegnamenti, riflessioni e accadimenti storici contenuti in Atti degli Apostoli e in altri scritti del Nuovo Testamento
               
- Via Crucis IL GRANDE DRAMMA II - Riflessioni, predizioni e letture profetiche di accadimenti storici contenuti nel libro dell’Apocalisse - Seconda parte

 

- Appendici - Via Crucis Tradizionale

 

e

- Pietà popolare - Prima parte

 

- Pietà popolare - Seconda Parte (Prima Sezione)

- Pietà popolare - Seconda parte (Seconda Sezione)

- Pietà popolare - Terza parte (Sezione I)

- Pietà popolare - Terza Parte (Sezione II)

- Pietà Popolare - Terza Parte (Sezione III)

- Pietà Popolare - Quarta Parte (Sezione I)


- Pietà Popolare - Quarta Parte (Sezione II)

- Pietà Popolare - Quarta Parte (Sezione III)

 

- Pietà Popolare - Quinta Parte (Sezione I)

- Pietà Popolare - Quinta Parte (Sezione II)

 

Per altre Via Crucis, vedere in Religiosità:

- Il cammino della croce - Fioretti quaresimali

- Via Crucis figurata

 

- Via Crucis con Gesù

- Via Crucis con Maria


- Via Crucis accompagnati da San Josè Maria Escrivà de Balaguer

 

- Via Crucis accompagnati da don Tonino Bello

 

- Via Crucis accompagnati da David M. Turoldo

- Via Crucis con amore

 

- Via Crucis a più voci

- Via Crucis fotografica

 

- Via Crucis Spagnola

 

- Via Dolorosa

- Via Crucis al Colosseo del Venerdì Santo del Venerdì Santo 2005 - Meditazioni e Preghiere del Venerdì Santo 2005 dell'allora Card. Ratzinger, poi Papa Benedetto XVI

 

- Da Gerusalemme al Golgota - Personaggi

 

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