Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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MOSTRE

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SULLE TRACCE DEL PASSATO
TRA IL 1850 E IL 1930 IN PUGLIA

 

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Il Maestro Pietro Mascagni
nella sua visita a Bari nel 1900

Con il Patrocinio del Comune di Bari e della Provincia di Lecce è stata inaugurata presso il Museo Civico di Bari, diretto da Paola Bibbò, la mostra “Sulle tracce del passato”, immagini di vita, avvenimenti e personaggi in Puglia dal 1850 al 1930.
La manifestazione, patrocinata dal Comune di Bari e dalla Provincia di Lecce, promossa e organizzata dall’Associazione Culturale Comunic’Arteventi in collaborazione con l’Associazione Dimore Storiche Italiane, è un originale viaggio attraverso una selezione di oltre duecento fotografie, realizzata tra il 1850 e il 1930, provenienti da album ed archivi messi a disposizione da collezionisti privati, musei e famiglie pugliesi.
La mostra, progettata e curata dalla storica dell’arte Michela Tocci, consente di cogliere, attraverso immagini in gran parte inedite, i profondi mutamenti sociali, economici e culturali che si susseguirono in Puglia nel periodo preso in esame, rivelandosi determinanti per le sue future vicende. Un itinerario fra volti, personaggi, avvenimenti pubblici e privati che conservano tutt’ora, in modo indelebile, il loro fascino.


Ritratto di signora in maschera con ventaglio
E. Bambocci, 1898 ca.

Coppia di sposi fino '800


Il percorso storico-scientifico della Mostra è stato curato con passione e competenza da Michela Tocci che, come storica dell’arte, ha ideato l’iniziativa considerando la fotografia non solo insostituibile fonte di documentazione storica ma, anche, un mezzo di espressione e creatività, capace di attrarre interessi, di suscitare emozioni, così come avviene di fronte ad ogni opera d’arte.
Il Museo Civico di Bari, collocato nella città vecchia, rappresenta un sito espositivo ideale, sia attraverso le collezioni permanenti di cui già dispone, sia con occasioni come questa, ulteriore motivo di attrazione per i numerosi visitatori e turisti che quotidianamente approdano nella città di Bari.
Paola Bibbò, direttrice del Museo, si dice convinta che l’iniziativa, che prevede anche attività collaterali, non mancherà di “affascinare” e “catturare” i visitatori che potranno immergersi in un’atmosfera particolare alla riscoperta di un passato a volte sconosciuto.

Il garzone del fornaio
G. Tancredi
1920-30

Bimbo in divisa scolastica
su cavalluccio a dondolo
A. Antonelli
1905 ca.

I neonati erano spesso avvolti
in fasce che lasciavano libere
solo le mani e il capo
G. B. Rossi
1905 ca.

Tipo di colono greco-salentino
G. Palumbo
1907-1908

L’Assessore alle Culture del Comune di Bari, Nicola Laforgia, sottolinea come l’articolazione della mostra voluta su due sedi espositive – prima a Bari e successivamente a Lecce – ha il merito di creare un’interazione ed un ideale dialogo per immagini fra due importanti capoluoghi della nostra Regione, che grande parte hanno avuto nella storia dell’arco cronologico qui presentato, attraverso un percorso del tutto originale che si è concretizzato nella collaborazione fra l’Amministrazione Comunale di Bari e la Provincia di Lecce.
Giovanni Pellegrino, presidente della Provincia di Lecce, sostiene nella sua presentazione che “Sfogliare gli album di famiglia, significa non solo passare in rassegna l’evolversi della moda e dei riti familiari ma anche l’evolversi del gusto e della società, per capire che la storia è preziosa fonte di ispirazione per costruire il futuro, il suggerimento più evidente che ci offre è quell’innato desiderio dell’uomo di andare sempre avanti”.
Per l’occasione è stato pubblicato un elegante catalogo (Adda Editore), attraverso il quale si susseguono le varie presentazioni da parte di organizzatori e autorità, mostrando gran parte delle foto esposte, pubblicate in appositi capitoli dedicati ai ritratti, ai bimbi, alla famiglia, alle tradizioni, allo svago, alla scuola, al lavoro sulla Murgia barese, sul Gargano e nel Salento, alla Grecia salentina, ai luoghi ed agli avvenimenti, ai personaggi. I testi sono di Angelo Antonelli, Ilderosa Laudisa, Sergio Leonardi, Michela Tocci e Chiara Troccoli Previati.
La mostra, da non perdere, resterà aperta sino al 30 novembre prossimo a Bari e dal 12 dicembre a fine gennaio a Lecce, presso il Museo provinciale Sigismondo Castromediano ed è aperta gratuitamente al pubblico.

Ritratto di giovane bagnante
1925 ca.

Nuotata "sotto sorveglianza", 1905 ca.

 


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EPIFANIA DELL’INVISIBILE NELLE ICONE DI MARIA KOLIVÀ

 

Dal 2 al 18 dicembre prossimi si svolgerà presso l’Abbazia di San Nilo di Grottaferrata la mostra “Epifania dell’Invisibile nelle icone di Maria Kolivà”.
La manifestazione è organizzata dall’Associazione Italo-Ellenica “Pitagora”di Bari ed è patrocinata dal Monastero esarchico di S. Maria di Grottaferrata, dal Comune di Grottaferrata, dalla Provincia e dal Comune di Bari (Assessorato alla Culture e Religioni), dal Consolato di Grecia in Bari e dalla Camera di Commercio Italo-Ellenica di Roma.
Interverranno: padre Emiliano Fabbricatore, Archimandrita dell’Abbazia, Mauro Guelfi, Sindaco di Grottaferrata, Mons. Antonio Magnocavallo, parroco della Chiesa di San Giovanni Crisostomo di Bari, Stelio Campanale, Console onorario di Grecia a Bari e presidente della Camera di Commercio Italo-Ellenica di Roma, Evi Palla Chronopoulou, direttrice del Museo delle Tradizioni Popolari di Amaliada, Virgilio Avato, coordinatore, Paola Bibbò, direttrice del Museo Civico di Bari, Sarina Elefteria Garufi Cordone, Presidente dell’Associazione Italo-Ellenica “Pitagora” di Bari.
Il Monastero esarchico di S. Maria di Grottaferrata sorge sul sito di un piccolo oratorio del I sec. a.C., costruzione superstite di un’antica villa romana eretta sul colle Tuscolo. Il 15 dicembre 1024 il Pontefice Giovanni XIX consacra la chiesa alla Vergine Theotòkos. Nel 1870, con l’Unità d’Italia, Monastero e Biblioteca diventano Monumento Nazionale.
La Bolla Pontificia Pervetustum Crypt_Ferrat_Cœnobium (1937) eleva il Monastero ad Archimandriato Esarchico. Il sacello del Tuscolo, sorto alle porte di Roma, diviene “veluti orientalis fulgidissima gemma in Romani Pontificis tiara inserta”, ovvero “come luminosissima gemma orientale incastonata nella tiara del Romano Pontefice”.
Epifania dell’Invisibile è la mostra antologica di Maria Kolivà che racconta, attraverso 150 icone lignee gli affetti di Cristo per la Vergine, la Comunità dei Santi, gli Angeli. Ogni icona rappresenta la conclusione di una complessa liturgia che principia con la scelta dell’essenza lignea a cui segue il digiuno ed un ciclo di preghiere che si conclude con l’apposizione della firma.
L’Epifania dell’Invisibile è rivelazione del trascendente che riecheggia il “per visibilia ad invisibilia”, tratto dalla Questio XLII della Summa Theologiae di Tommaso D’Aquino.
Per l’inaugurazione è previsto anche il concerto “La preghiera nella musica sacra e nella lirica” che vedrà impegnate Giulia Calfapietro, mezzosoprano, e Mariangela Lippolis, flauto dolce, che eseguiranno musiche di Handel, Frank, Bach-Gounod, Mercadante, Rota, Verdi.
La mostra, che è anche organizzata in occasione delle celebrazioni per la nascita di Cristo, è una piccola Alleluia, un segno di riconciliazione tra Oriente ed Occidente.

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BARI E GROTTAFERRATA CELEBRANO
SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

 

In occasione delle celebrazioni in onore di San Giovanni Crisostomo si stanno svolgendo diverse manifestazioni tra le quali un Concerto che si terrà a Bari il 19 novembre prossimo nella Chiesa a Lui dedicata ed una mostra che si terrà presso l’Abbazia di San Nilo di Grottaferrata dal 2 al 18 dicembre prossimi.
La Chiesa di San Giovanni Crisostomo di Bari era dedicata a San Giovanni Battista e l’attuale tradizione conferma tale attribuzione con delle usanze che si svolgono il 24 giugno, natività del venerando, glorioso, profeta e precursore Giovanni Battista.
Nonostante le incertezze delle fonti documentarie medioevali, si può ritenere che questa Chiesa è stata costruita nell’XI secolo.
L’edificio che risulta di proprietà privata, appartenuta alla famiglia dei Passaro, viene successivamente ricordato in documenti del XV, XVI e XVII secolo quale cappella di ius patronatus della famiglia degli Alifio, estintasi nel XVI secolo, e successivamente delle famiglie Tresca Carducci e Calò Carducci.
Quest’ultima risulta proprietaria dell’immobile fino al 1955. In seguito, iniziò a dipendere dagli Arcivescovi di Bari e nel 1957, Mons. Enrico Nicodemo la destinò alla liturgia di rito Bizantino costituendola Parrocchia con giurisdizione su tutti i fedeli orientali della Diocesi barese.
Bari, città protesa verso l’Oriente, è stata sempre scalo di Orientali per motivi di commercio, di studio e di altre attività sociali ed interreligiose.
La Parrocchia di San Giovanni Crisostomo di Bari, retta dal Pàpas Mons. Antonio Magnocavallo, sin dall’inizio ha contribuito a rinforzare questo legame tra l’Oriente e l’Occidente. A conferma di ciò, nel novembre 2006, in concomitanza della Festa Patronale, ospiterà una mostra di icone di Maria Kolivà, associando attività culturali che devono portare alla presa di coscienza di un impegno speciale nei rapporti con l’Ortodossia secondo lo spirito di unità, rilanciato dal Concilio Vaticano II.
Per una migliore e maggiore diffusione del mondo ellenico, nel dicembre 2006 l’iniziativa si trasferirà presso l’Abbazia di San Nilo di Grottaferrata – ROMA – ufficiata dai Monaci Basiliani in collaborazione con l’Associazione Culturale Italo-Ellenica “Pitagora” di Bari, che ospiterà dal 2 al 18 dicembre, la mostra di icone bizantine “Epifania dell’invisibile nelle icone di Maria Kolivà”.
Le manifestazioni di cui sopra sono patrocinate dai Comuni di Bari e Grottaferrata, dall’Abbazia di San Nilo di Grottaferrata, dalla Chiesa di San Giovanni Crisostomo di Bari e dall’Associazione Italo-Ellenica “Pitagora” di Bari.


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LA VISIONE DELL'INVISIBILE NELLE ICONE DI MARIA KOLIVA'

 

È stata inaugurata alla presenza di un numeroso pubblico, presso il Museo Storico di Bari, la Mostra di Icone Bizantine di Maria Kolivà e di abiti della tradizione ellenica "Angeli e Arte", organizzata dall'Associazione Italo-Ellenica "Pitagora" di Bari, in collaborazione con il Comune ed il Museo Storico di Bari.
Hanno fatto gli onori di casa la direttrice del Museo storico, Paola Bibbò, che ha salutato autorità e pubblico sottolineando la disponibilità dell'Ente da lei diretto ad ospitare manifestazioni, soprattutto se finalizzate allo scambio di cultura tra popoli e la Sarina Garufi dell'Associazione "Pitagora".
Il presidente dell'Associazione "Pitagora", Amilcare Mascia, ha sottolineato che queste manifestazioni rinsaldano i vincoli di amicizia tra l'Italia e la Grecia.
L'assessore alla Culture del Comune di Bari, Nicola Laforgia, nel porgere il saluto dell'Amministrazione Comunale, ha sottolineato come la manifestazione, che è uno scambio di culture tra Italia e Grecia, non può che inorgoglire la nostra città che è protetta da San Nicola, un Santo che unisce, a dimostrazione che l'Amministrazione Comunale è aperta al dialogo con culture diverse auspicando la pace tra i popoli. Laforgia ha sottolineato anche che la manifestazione è il frutto della partecipazione di molte donne che hanno collaborato a presentare al pubblico di Bari il bellissimo lavoro di Maria Kolivà.

È intervenuta, quindi, Ivi Palla Chronopoulou, direttrice del Museo delle Tradizioni Popolari di Amaliada, città greca del Peloponneso, che ha porto il saluto del Sindaco di Amaliada, Giovanni Liberis, e del Presidente del Centro Spirituale della stessa città, Apostolos Liosis, sottolineando che la manifestazione vuole anche simboleggiare la pace e l'amicizia tra Bari e Amaliada e tra i popoli di tutto il mondo, come è avvenuto ad Olimpia, la prima volta, tanti anni fa, proprio per iniziativa di 16 donne.
Monsignor Antonio Magnocavallo, parroco della Chiesa di rito bizantino San Giovanni Crisostomo di Bari, ha sottolineato che le icone rappresentano la "Visione dell'invisibile", il Dio che diventa visibile attraverso la luce, un corpo leggero e gli occhi per fissare la luce eterna, e Maria Kolivà con le sue icone molto belle infonde saggezza, eleganza e tenerezza.
Infine, don Giuseppe Di Marzo. Parroco della Chiesa dell'Annunciazione, ha sostenuto che "Le opere di Maria Kolivà sono immagini che danno serenità, poiché l'autrice è una donna, una mamma e una nonna".

 

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IN MOSTRA "LA GIOIELLERIA DI DIO" ALLA PREFETTURA DI BARI

Bari. Sta riscuotendo un notevole successo di pubblico la mostra itinerante “La gioielleria di Dio”, in corso presso la Prefettura di Bari. Si tratta di parte del patrimonio artistico del Fondo Edifici di Culto (F.E.C.) del Ministero dell’Interno.
La mostra, inaugurata dal Ministro dell’Interno, è stata curata dalla Direzione Centrale del F.E.C. in collaborazione con la Soprintendenza per il Patrimonio storico-artistico ed etno-antropologico del Lazio e si chiuderà il prossimo 2 aprile.
Sono esposte alcuni capolavori del Bernini (Ciborio dell’Altare Maggiore della Chiesa romana dei Santi Domenico e Sisto ed il Salvator Mundi, esposto per la prima volta dopo il restauro), di Van Dyck (il Crocifisso), di Guido Reni, (San Giovanni Battista), di Caravaggio (San Francesco in meditazione), ecc.

Basilica di San Sebastiano fuori le mura
- Salvator Mundi -
Gian Lorenzo Bernini (XVII sec.)
- scultura in marmo bianco di Carrara con base in breccia verde

Chiesa dei Santi Domenico e Sisto - Ciborio dell´altare maggiore (1646)
Gian Lorenzo Bernini - Marmi misti, pietre dure, lapislazzuli e bronzo dorato

CARPINETO ROMANO - Chiesa di San Pietro Apostolo - San Francesco in meditazione -
Michelangelo Merisi detto Caravaggio
olio su tela (Galleria Nazionale di Arte Antica-Palazzo Barberini)

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ELENCO DELLE OPERE IN MOSTRA

“La Gioielleria di Dio”
Il Patrimonio Artistico del Fondo Edifici di Culto
BARI 25 marzo - 2 aprile 2006
PALAZZO DEL GOVERNO

ROMA


Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio
Madonna con Bambino e San Giovanni Battista, San Gerolamo, San Giovanni Evangelista e San Paolo - Battista dell´Aquila (attivo a Roma nella seconda metà del XV secolo) - tempera su tavola

Chiesa di San Marcello al Corso - Crocifisso -
A. Van Dyck - olio su tela - Sacrestia

Chiesa di Santa Maria Maddalena in Campo Marzio - Madonna della Salute -
Donato da Formello (seconda metà XVI sec.)
olio su tela

Chiesa del SS. Nome di Gesù all´Argentina - San Filippo - San Francesco Saverio - San Francesco d´Assisi
Ciro Ferri (1634 - 1689) - sculture in bronzo

I Beati XIX martiri
- Lazzaro Baldi, 1681 - olio su tela

Santi Apostoli
Alessandro Algardi (1595-1654) - sculture in bronzo

Urna detta Reliquiario del Presepe
- argentiere romano (XIX sec) - metallo argentato e dorato

Chiesa di San Nicola da Tolentino

La morte di San Giuseppe - Pittore romano (XVIII sec.) - olio su tela e legno dorato

Sacra Famiglia con Santa -
Pittore romano (XVIII sec.) - olio su tela e legno dorato

Chiesa di Santa Maria in Monticelli - Assunzione della Vergine
Andrea Sacchi - olio su tela

Chiesa di Santa Prassede - Astuccio per gli olii Santi -
artigiano romano (XVIII sec.) (1766-1773) - legno, cuoio, metallo -
Dono del Card. Francesco Saverio de Zelada, titolare della Basilica di Santa Prassede dal 1793 al 1801

Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti - Reliquiario - Mitria di Papa Silvestro
- artigiano (XIII sec.) - seta e filo d´oro in teca di legno e vetro

Chiesa dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari - Cristo flagellato -
Giuseppe Cesari detto Cavalier d´Arpino (1568-1640) - olio su tela

Chiesa di San Gregorio al Celio - Busto reliquiario di Santa Vittoria
(1594), legno scolpito e dorato - Convento

Busto Reliquiario di Santa Agnese, (1594) -
legno scolpito e dorato - Convento

Completo liturgico - manifattura romana (XVIII sec.)
Pianeta, stola, velo omerale, busta del calice e piviale in seta rossa, ricami in oro riccio, laminato e filato
Sacrestia

Chiesa di San Paolo alla Regola - Crocifisso
legno e avorio (XVIII sec.)

Chiesa di Santa Maria in Vallicella - Leggio
legno dorato (XVIII sec.)

San Filippo Neri
Argentiere romano (1643) - argento, bronzo dorato, lapislazzuli

Chiesa di Santa Maria della Concezione ai Cappuccini - San Francesco in meditazione -
Michelangelo Merisi detto Caravaggio - olio su tela

PALESTRINA - Chiesa di Sant´Antonio Abate - Decapitazione di Sant´Agapito -
Michelangelo Merisi detto Caravaggio - olio su tela (Galleria Nazionale di Arte Antica- Palazzo Barberini)

OTTAVIANO (NA)
Chiesa di San Michele Arcangelo - San Giovanni Battista -

Guido Reni (1575-1642) - olio su tela in cornice intagliata e dorata ‘a mecca´
provenienza: Coll. Medici di Ottajano - Chiesa del SS. Rosario ante 1906

Santa Maria Egiziaca
Carlo Cignani (1628-1719) (1680 - 1690) - olio su tela in cornice intagliata e dorata ‘a mecca´ provenienza: Coll. Medici di Ottajano - Chiesa del SS. Rosario ante 1906

IMOLA (BO) - Chiesa di Santo Stefano - L´Immacolata -
Giacomo Zampa (XVIII sec.) - olio su tela

Cristo alla Colonna
- Giacob Cobaert, detto Cope Fiammingo (fine del XVI inizi del XVII) - legno scolpito dorato

Chiesa dei SS. Cosma e Damiano - Completo liturgico - manifattura romana (XVIII sec.)
Pianeta, stola, velo omerale, busta del calice e piviale
in seta bianca, ricami in oro in fili e a lamine con gallone d´oro
SACRESTIA

Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta - Madonna della Misericordia -
Luigi Agricola (1750-1821)
olio su tela

Chiesa di San Nicola da Tolentino
La morte di San Giuseppe - Pittore romano (XVIII sec.) - olio su tela e legno dorato

BOLOGNA - Chiesa di San Giacomo Maggiore - Polittico (XIV sec.) -
Paolo Veneziano
pittura su tavola fondo oro (XIV sec.)



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LE ICONE DI EMIL MARINOV TZEINSKI…

San Nicola


L’icona, è un’immagine sacra rappresentante il Cristo, la Vergine, i Santi e le scene della salvezza, dipinta su tavoletta di legno o lastra di metallo, spesso decorata d’oro, argento e pietre preziose, tipica dell’arte bizantina e, in seguito, di quella russa e balcanica. Secondo Emil Marinov Tzeinski, un mezzo per trasmettere un segno di grazia divina. Non si deve dimenticare che davanti a queste immagini la gente prega, piange, cerca il contatto con Dio. Insomma l’icona non è un semplice quadro religioso, ma anche espressione di fede e di culto.
Emil Marinov Tzeinski, che è nato a Belogradcik, all’estremo nord-ovest della Bulgaria, si è perfezionato nella tecnica delle icone e nella spiritualità di cui esse sono una manifestazione, frequentando, dopo gli studi artistici, il Monastero di Rila, apprendendo dai monaci non solo la tradizionale tecnica delle icone, ma anche lo stato d’animo, profondamente intriso di spiritualità, che deve accompagnare la realizzazione. Ha lavorato ad Atene e Salonicco e risiede dal 1991 in Italia. Le sue opere hanno ormai raggiunto diffusione internazionale. Oltre alle icone l’artista bulgaro si dedica anche alla creazione di opere di grafica moderna di soggetto non solo religioso, confermando anche in questo caso come egli intenda la sua arte, la missione di trasfondere, tramite le sue opere, il senso della bellezza e della bontà, la pace interiore ed esteriore. Tzeinski, personaggio di grande levatura umana e raffinata, ha studiato al Liceo artistico di Sofia, Ha esposto in numerose mostre personali, mentre sue opere sono presenti in collezioni private di tutto il mondo, dalla Grecia alla Francia, dalla Svizzera alla Germania, dalla Russia al Canada, dal Giappone all’Australia, e un’icona è stata personalmente offerta dall’artista a Papa Giovanni Paolo II.
Le icone raffigurano non solo una teologia dipinta i cui colori sono obbligati e non scelti, infatti, il rosso rappresenta il fuoco della Divinità, l’azzurro l’umanità: Cristo ha la tunica rossa (la sua natura divina) e il manto azzurro (l’umanità assunta nell’incarnazione), ma rappresentano anche il mondo della quiete e del sacro.
Mons. Enrico Galbiati, della Biblioteca Ambrosiana di Milano, sostiene che già dai primi decenni del Novecento il professore russo Evghenij N. Trubetzkoj, scomparso nel 1920, aveva scoperto e fatto conoscere agli studiosi il valore artistico e spirituale delle icone. Ma per Tzeinski la scoperta dell’icona fu un fatto personale, strettamente legato al senso che volle dare alla sua professione di artista. La profonda religiosità respirata nell’ambiente della famiglia gli fece intuire che il fascino esercitato dalle icone più tradizionali era dovuto a iconografi che amavano profondamente la propria fede e la nutrivano con la spiritualità della liturgia ortodossa.


… E QUELLE DI MARIA KOLIVÀ

 

 

La mostra delle icone dell’artista greca Maria Kolivà dal titolo “Gli occhi di Dio”, svoltasi come la precedente a Bari, è stata organizzata dall’Associazione Culturale Italo-Ellenica “Pitagora”, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Bari.
Nel pensiero antico e nell’arte iconografica, l’immagine non è una corrispondenza staccata dalla realtà nella conoscenza rappresentativa dell’uomo e della donna. L’immagine non solo indica ciò che è espresso, ma contiene ciò che esprime.
Le tecniche usate da Maria Kolivà per le sue icone sono particolarmente originali, infatti, tratta prima di tutto il legno con una base bianca ottenuta con gesso, zinco, titanio, colla ricavata dalle ossa di coniglio, disegna con il carboncino e lo dipinge con una mistura di tuorlo d’uovo, aceto, polvere di pietra e di terra. I colori sono ottenuti da sostanze naturali come, ad esempio, il nero dal faggio bruciato o il marrone da cipolle che fa essiccare che poi trita fino a ridurle in cipria. Più elaborata è la preparazione del verde che si procura mettendo dello yogurt in un contenitore di rame nel quale si verifica una reazione chimica e lasciato per 6 mesi in un forno, sempre alla stessa temperatura, ecc. I risultati sono sorprendenti come si può vedere dalla visione delle sue opere. Infatti, Maria Kolivà attraverso le sue icone esprime il suo alto messaggio cristiano, pregno di fede profonda e di grande spiritualità. L’artista sostiene che oggi l’uomo, così carico di tensioni, ha bisogno più che mai di avvicinarsi a Dio e che le icone non sono altro che le immagini in cui l’uomo ritrova l’essenza stessa del divino, la sua presenza.
Le icone di Maria Kolivà creano un diretto rapporto tra Dio e gli uomini, il cui riflesso va metaforicamente ad identificarsi con “Gli occhi di Dio” che con la loro luce illuminano da sempre il cammino dell’umanità.
È doveroso un ringraziamento alla signora Sarina Garufi che, molto pazientemente e magistralmente, ci ha accompagnati nella interessante visita alla mostra illustrandoci con dovizia di particolari la misticità delle icone di Maria Kolivà.


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IL MUSEO DELLA DEVOZIONE E DEL LAVORO DI BITETTO

A Bitetto esiste un interessante Museo in cui sono raccolte testimonianze della vita quotidiana, in tutte le sue espressioni (artigianato, devozione religiosa, cultura, ecc) della cittadina pugliese e di quelle limitrofe. Esso occupa gli spazi dell'antico convento francescano, fondato nel 1433 dai Frati minori in cui ha vissuto, svolgendo le più umili mansioni, il Beato Frà Giacomo Veringez.

In quelle che in origine erano le cucine e le celle dei frati del vecchio convento, oggi sono raccolti e custoditi oggetti e arredi che riguardano il privato domestico, il lavoro femminile con il ricamo e la tessitura, l'istruzione con la scuola, il lavoro agricolo documentato con attrezzi per la lavorazione della terra, mentre i diversi mestieri, come sellaio, vasaio, cestaio, bottaio e altri sono rappresentati da attrezzi, materiali, strumenti ormai in disuso.

Un ampio settore del Museo è dedicato alla devozione popolare che, tra l'altro comprende un presepe permanente, realizzato dal Maestro Giuseppe Maselli, che riproduce le caratteristiche architettoniche del centro antico di Bitetto, una selezione di arredi e paramenti sacri, ex voto, numerosi oggetti religiosi e la ricostruzione ideale della cella del Beato Giacomo.

Alcuni ambienti sono caratterizzati da costumi popolari dei paesi limitrofi (Bitonto, Binetto, Giovinazzo, Modugno, Torritto) allestiti su manichini (realizzati dagli studenti del Corso di costume per lo spettacolo, docente Rita Faure dell'Accademia di Belle Arti di Bari).

La singolarità di questo museo è che una volta l'anno vive e si anima nella rappresentazione del Presepio vivente, offrendo in tal modo l'opportunità ai visitatori di assistere all'uso degli attrezzi che vi sono custoditi.

Tutti gli oggetti e manufatti in mostra sono testimonianza di esperienze di devozione e di lavoro e se osservati con rispetto, parlano della cultura del territorio e rappresentano un importante patrimonio di conoscenza per la salvaguardia della memoria storica, indispensabile per la difesa dei valori.
Ma soprattutto si intende sottolineare la funzione didattica rivolta ai giovani, che in tal modo possono condividere e comprendere l'esperienza e la fatica dei loro antenati.

Visitare il Museo è un immergersi nel passato, un assaporare la semplicità della conduzione di vita della terra pugliese, con le sue tradizioni che hanno coronato la storia che, non bisogna dimenticare, è maestra di vita efficace che fà volgere lo sguardo all'indietro ed istruisce con l'esperienza del quotidiano e proietta verso il futuro. La storia è la dimensione nella quale l'uomo vive e per la quale opera. Non è tanto una serie di eventi che sfumano nel vuoto col passare del tempo, quanto un prezioso contributo di crescita. Ecco la motiviazione, allora, di un Museo situato in un Santuario francescano ove, tra le tante scene di vita e di devozione, emerge la cella del Beato Giacomo, in egli trascorreva appena qualche ora al giorno per ritemprare il corpo ricurvo e affaticato. Anch'egli, maestro di vita nel corso della storia, ci insegni a riguardare il passato, con la certezza che il Signore, oggi come ieri, opera grandezze!

Buona passeggiata nel passato, amici... e buona visita al Museo

P. Miro Relota

Il repertorio del Museo proviene da donazioni spontanee e da altri conventi francescani.

 

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