Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori.
Nello specifico, il presente articolo è stato realizzato dal Prof. Renzo Barbattini dell'Univerisità di Udine, che ha fornito anche le immagini.
Tutti gli articoli degli altri Settori sono state realizzati da Patrizia di Cartantica che declina ogni responsabilità su quanto fornito dai collaboratori.

"N.B.: L'Autore prescrive che qualora vi fosse un'utilizzazione per lavori a stampa o per lavori/studi diffusi via Internet, da parte di terzi (sia di parte dei testi sia di qualche immagine) essa potrà avvenire solo previa richiesta trasmessa a Cartantica e citando esplicitamente per esteso il lavoro originale (Autore, Titolo, Periodico) ."

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L'APE NEL MONDO

 

PER UN’APICOLTURA A MISURA ANCHE DEI DISABILI

 

Renzo Barbattini* e Franc Šivic **

 

Con l’arnia Žnideršič l’estrazione dei favi mobili si attua dal retro, a un’altezza comoda per l’apicoltore, anche se è in carrozzina. E sì ha tante sorprese da svelare questa particolare arnia. Non anticipiamo nulla: le sorprese saranno numerose

L ’articolo di Antonio Angeli, uscito sulla Rivista Nazionale d’Apicoltura (luglio–agosto 2016) e dedicato al progetto BeesAbili (fig.1), mi ha profondamente colpito e, quindi, ho chiesto il pdf alla redazione della Rivista.
Una volta ricevuto, l’ho condiviso con gli amici/colleghi che pensavo potessero essere interessati.
Le risposte sono state numerose. Grazie all’amico Franc Šivic, dell’Associazione apicoltori della Slovenia, sono venuto a conoscenza anche di esperienze che riguardano apicoltori “disabili”, soci di quell’Associazione.
Al fine di una miglior comprensione del testo si parlerà sempre di “arnia”, ben sapendo che con questo termine s’indica la costruzione, in genere di legno, impiegata per ospitare la colonia d’api. Insomma, è più corretto, allora, chiamare “alveare” la casetta delle api (l’arnia) insieme alle api che la popolano.

Prima di andare avanti è d’obbligo una breve premessa di tecnica apistica: in Slovenia sono diffuse le arnie a “favo mobile”, Žnideršič (dette anche Alberti-Žnideršič, AŽ o Arnie nazionali); l’invenzione di questo tipo di arnia si deve all’apicoltore e imprenditore di Illirska Bistrica (anticamente chiamata Villa del Nevoso, in Slovenia, al confine con la Croazia).
Anton Žnidersič (1874-1947) che aveva sperimentato i diversi tipi di arnia esistenti allora, ritenendoli inadatti alle caratteristiche climatiche della Slovenia; l’arnia tedesca “Alberti”, però, gli piacque per le sue caratteri-stiche di accesso dal retro e per la possibilità di accatastamento.
Ispirandosi così all’arnia “Alberti”, Anton Žnidaršič elaborò un'arnia originale e particolarmente adatta al trasporto. Con una velocità sorprendente la nuova struttura si diffuse anche nelle altre regioni dell’ex Jugoslavia, soprattutto in Croazia.
Oltre che grande apicoltore, poeta e scrittore, Anton Žnidersič fu anche un imprenditore di successo: a Ilirska Illirska Bistrica era proprietario di una segheria, di una fabbrica di imballaggio e di un pastificio; a Maribor, invece, possedeva una fabbrica di cioccolata.
Le arnie di questo tipo sono visitabili non da “sopra”, come avviene nelle arnie a “favo mobile” Dadant-Blatt, ma da “dietro” (fig. 2).

Figura n. 2

Sono sovrapponibili per cui gli apiari sono vere e proprie “casette” con tanto di porta d’ingresso (fig. 3 e fig. 4): l’acquarello di Branko Čušin(1) (fig. 5) è una bellissima riproduzione!

Figura 3

Figura 4

Figura 5

Le pareti frontali di queste arnie spesso sono dipinte: la fig. 6 riporta l’immagine di San Giobbe (2), eseguita da Janez Logar nel 2002 su un frontale di un’arnia (modello Žnidersič), presente nell’apiario del Centro apistico sloveno Brdo pri Lukovici.

Figura 6



In modo schematico riportiamo le caratteristiche vantaggiose di questo tipo d’arnia:

- È molto adatta per l’apicoltura nomade, in quanto su una superficie ridotta si possono collocare numerosi alveari.

- Può durare a lungo (anche 50 o più anni). L’apiario “casetta” è, infatti, protetto da una tettoia, per cui l’arnia “AŽ” rimane al riparo dalla pioggia, dalla neve e dall'usura e può essere utilizzata anche per più di cinquanta anni.

- Sono molto ridotte le possibilità di saccheggio.

- Il miele dei favi contiene meno acqua rispetto all’arnia Langstroth o all’arnia Dadant-Blatt.

- Quando l’apicoltore compie le visite ai suoi alveari non è costretto a “stare in piedi” ma può sedersi e, così, stancarsi di meno.

- L’apicoltore regge in mano, al massimo, il peso di un favo pieno di miele, quindi circa 2 kg. Si può affermare, allora, che l’arnia Žnideršič è adatta anche ai disabili, agli anziani e, addirittura, ai bambini.

Questo tipo d’arnia presenta, però, delle esigenze “limitanti” quali:

- Un prezzo più elevato rispetto a quello dell’arnia Dadant-Blatt o dell’arnia Langstroth.

- Occorre allestire un “apiario-casetta”.

- L’apicoltore ha bisogno di più tempo per la visita.

- I favi (telaini) del nido e del melario hanno uguali misure.

- Per il punto precedente, l’apicoltore ha bisogno di uno smelatore tangenziale.

Questi apiari “casetta” sono diffusi anche in altre regioni alpine, come l’Austria e la Svizzera, sebbene questi si distinguano da quelli sloveni fin dal primo sguardo in quanto questi ultimi sono caratterizzati da una tettoia a due spioventi, con la sommità verticale in linea con la parte frontale dell'arnia.
La parte anteriore è più corta e inclinata rispetto a quella posteriore che sporge di un metro o più, proteggendo le arnie dalla pioggia e dal sole.
La parte inferiore è semicircolare così le api si indirizzano meglio al rientro dal pascolo verso il proprio alveare, ottenendo un approdo più veloce e sicuro. Essi sono veri elementi di arredo paesaggistico.

Gli apiari, elementi originali dell’economia slovena, esattamente come i caratteristici essiccatoi per il fieno, sono inseriti nell’ambiente e rappresentano un elemento essenziale del paesaggio; con le loro decorazioni sono una vera e propria galleria d’ar-te all’aria aperta.

 

Le figure successive ritraggono l’apicoltore Abram Jozef da Trnja Pivka all’interno
(fig. 7, fig. 8 e fig. 9)
e all’esterno del suo apiario
(fig. 10 e fig. 11).
Dalle stesse è possibile comprendere quanto sia semplice anche per un apicoltore “disabile” (ad Abram Jozef sono state amputate entrambe le gambe) procedere alla visita dei propri alveari. In questo tipo di arnia, infatti, l’estrazione dei favi mobili si attua dal retro, a un’altezza comoda per l’apicoltore, anche se è in carrozzina

 

In conclusione a questo breve articolo, ci piace riportare un aneddoto con le parole dello stesso Franc Šivic:
«Due mesi fa è venuto a trovarmi a Ljubljana un colonello dell’esercito degli Stati Uniti d’America che ha lavorato alcuni anni come addetto militare presso l’Ambasciata americana a Ljubljana.
Il colonello, Todd A. Scattini, ha compiuto azioni militari in Irak e in Afg-nistan, mi disse che molti suoi soldati veterani erano rimasti invalidi dopo le azioni di guerra: senza gambe o senza un braccio.
Quando ha visto, visitando il mio apiario nel nostro giardino, con quale semplicità si può lavorare con l’arnia Žnideršič, mi ha proposto di esportare questa arnia negli Stati Uniti e anche di scrivere un manuale su come si opera con questo tipo d’arnia.
Lui in persona vorrebbe istruire i suoi ex combattenti nella tecnica di conduzione dell’apiario».

 

 


Renzo Barbattini *
* Dipartim. Scienze AgroAlimentari, Ambientali e Animali, Università di Udine.
Franc Šivic ** Associazione apicoltori della Slovenia – Ljubljana

 

Note

(1) Branco Cusin, da Jesenice (vicino al lago di Bled), non è un allevatore di api ma è un grande appassionato dell’apicoltura. Così in molte sue opere si ritrovano riferi-menti alle api, agli apiari, agli apicoltori ecc. Oltre alle tecniche tradizionali di pittura, ne utilizza un’altra abba-stanza particolare: dipinge tavole di legno col propoli. I suoi lavori eseguiti con questa tecnica sono stati esposti in occasione del Congresso di Apimondia, tenutosi nel 2003 a Ljubljana (Slovenia), dove ha vinto una medaglia di bronzo. Tra questi si ricorda il “Sant’Ambrogio, protet-tore degli apicoltori italiani e sloveni”, dipinto con il pro-poli su legno d’acero. Branco Cusin ha tenuto numerose mostre in Slovenia e in Austria; circa quindici anni fa è stato invitato dall’Associazione Apicoltori dell’Alto Adige a dipingere alcuni vecchi apiari di quella regione.
(2) In Slovenia, San Giobbe venne assurto a protettore degli apicoltori fino al secolo XIX (quando fu preferito il culto di S. Ambrogio). L’iconografia, comprese le numero-se immagini ritratte dalla tradizione popolare sui frontali delle arnie slovene sia moderne sia antiche, lo dipinge come un vecchio barbuto, seduto su di un cumulo di letame, con la pelle completamente ricoperta da bubbo-ni da cui escono larve che daranno origine ad api

Bibliografia consultata


- Šivic F., 1997 – La tradizione dell’apicoltura in Slovenia. Atti Conv. naz. “Afs”, Tolmezzo (UD), 20 settembre 1997, Quaderni dell’Associazione Amici dei Musei e dell’Arte n. 4: 22-35.

- Šivic F., 2003 – Ziveti s čebelami (Vivere con le api). Mini-strsvo za kmestijstvo, gozdarstvo in prehrano (Republike Slovenije): 100 pp.


Le foto del servizio sono di Franc Šivic



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RIVISTA NAZIONALE DI APICOLTURA | NOVEMBRE 2016 | APINSIEME AMBIENTE SOCIALE

 

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