Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori. Nello specifico, i testi sono stati realizzati da Maria Gabriella Alessandroni, che ha trasmesso anche le foto, mentre Cartantica ha curato la grafica e la rielaborazione delle immagini.
Tutti gli articoli degli altri Settori sono state realizzati da Patrizia di Cartantica che declina ogni responsabilità su quanto fornito dai collaboratori.

"N.B.: L'Autore prescrive che qualora vi fosse un'utilizzazione per lavori a stampa o per lavori/studi diffusi via Internet, da parte di terzi (sia di parte dei testi sia di qualche immagine) essa potrà avvenire solo previa richiesta trasmessa a Cartantica e citando esplicitamente per esteso il lavoro originale (Autore, Titolo, Periodico) ."

RESPICE STELLAM



Amor che move il sole e l’altre stelle”. L’ultimo verso della Divina Commedia, poetico, struggente riferimento a Dio come Amore, Divino motore  dell’Universo e quindi delle stelle del cielo, da secoli incanta nella sua breve, profonda semplicità.
Il firmamento affascina come arcano, visibile, ma remoto, suggestivo, immaginario collegamento con il Padre Celeste o con il Paradiso. “Chi anela alla Luce increata non può non amare le stelle”,  afferma l’attuale Abate di San Paolo Fuori le Mura, Edmund Power.

Fig. 1 - Stella Maris

Volando come un’aquila Giovanni con la parola tende alle stelle”, una frase di Ingoberto, lo scrittore e autore, nel secolo IX, del Prologo e dei Titulus della Bibbia Carolingia, commissionata da Carlo il Calvo,  esprime l’elevazione-aspirazione verso le stelle dell’Evangelista Giovanni, con il suo simbolo, l’aquila,  attraverso l’importanza e il valore delle parole del Suo Vangelo. Riferendosi all’epocale passaggio tra il Vecchio e il Nuovo Testamento, lo stesso Ingoberto scrive in altro Titulus che Gesù Cristo “segue la nuova stella”. Qui le stelle esprimono mete soprannaturali elevatissime e difficilmente raggiungibili.

Stella è sinonimo di splendore, ma costituisce altresì affettuosa espressione di luminosa eccezionalità, rivolta a una persona che si ama o si ammira, secondo una tradizione che risale al Medioevo. Come nome di battesimo, forse oggi non molto diffuso, è augurio per un neonato di lucentezza pari a  quella di un astro del cielo. Ritroviamo la stella come simbolo di devozione a Maria nell’attributo Stella Maris (fig. 1). Il bel santino edito dai F.lli Bonella ne illustra l’iconografia, in stile novecento (data manoscritta sul verso 1945), con la delicata colorazione in rosa e grigio dello sfondo e della pianura di nuvole, che magicamente si tramuta in  mare. Sulla spuma delle lievi onde si erge la figura di Maria in preghiera. La stella dorata, come un fuoco d’artificio, sprigiona raggi luminosi, mentre nello splendore il saluto Ave Maris Stella è come un’aureola enfatizzata.

Fig. 2 - Santa Maria "Stella Maris - Manfredonia (Fg)

Nella seguente figura (fig. 2) l’immaginetta mostra la Madonna della chiesa di Manfredonia (FG), che presenta anche, luccicante tra le nuvole, la corona di dodici stelle, elemento iconografico che per tradizione contraddistingue la Immacolata.

La consuetudine di accostare alla figura di Maria il simbolo della Stella paradossalmente ebbe origine da una erronea trascrizione della famosa traduzione di San Girolamo (V secolo), dalla versione greca della Bibbia, i Settanta, alla versione latina, detta Volgata: il termine Maryam, dopo il passaggio in latino, fu letto e copiato come maris stella, in luogo di maris stilla, ovvero goccia del mare.
Tuttavia l'interpretazione, che attribuiva alla Madonna la prerogativa di costituire un faro, una valida guida sicura nella rotta dei marinai, al pari e al di sopra della Stella Polare, acquisì una popolarità che rimase inalterata nel tempo.
Il significato fu simbolicamente e naturalmente esteso a straordinario esempio da seguire, emblema di vita  per tutta l’umanità, immaginata-rappresentata come una schiera di naviganti, in balia delle burrasche, bisognosi di un aiuto soprannaturale.

Rileggiamo una parte della preghiera scritta da San Bernardo, Dottore della Chiesa (Digione, Francia, 1090 - Chiaravalle-Clairvaux, 20 agosto 1153 ), che ne esprime la profonda spiritualità e la particolare devozione a Maria:

“Tu che capisci come  in  questo  scorrere  del  Tempo siamo come naufraghi sbattuti tra tempeste e marosi,  piuttosto  che  gente  che cammina  sulla  terra  solida, non distogliere lo sguardo da questa stella, se non vuoi essere travolto dalle tempeste. Se insorgeranno i venti delle tentazioni, se incorrerai negli scogli delle tribolazioni:


Guarda la stella, invoca Maria
Respice Stellam, Voca Mariam”


Fig. 3

Fig. 4


Fig. 5

Nelle tre immaginette (figg. 3, 4, 5), stampate in Francia dalla Edition de la Grande Trappe – Orne, una  in gradazioni di grigio e nero e due in seppia, è raffigurata una statua della Madonna con la Stella, in due differenti visualizzazioni fotografiche, a campire uno spazio circolare e rettangolare rispettivamente, con le didascalie “Fr. Marie Bernard sculp.” e l’invocazione di San Bernardo in latino e in inglese.

Questo importante combattivo personaggio a soli 22 anni entrò in un monastero di cistercensi, monaci legati allo spirito originario dei benedettini, ma innovatori per quei tempi, in quanto polemici con i cluniacensi, ritenuti eccessivamente dediti ai poteri temporali ed ai beni terreni. Fondatore egli stesso del monastero di Clairvaux (Chiaravalle), attivissimo nella diffusione e nella gestione di altri monasteri di analoga ispirazione, ma anche promotore della seconda crociata, fu definito dal papa Innocenzo III “una muraglia inespugnabile al sostegno della Chiesa”.
Il Papa è raffigurato (fig. 6) nella  preziosa incisione di Antonio Tempesta (1555-1630).

 


Riscopriamo il binomio Maria-Stella nella litania  “Stella Matutina, ora pro nobis”, che riferisce alla Madonna quanto è scritto in Eccl. 50, 6, a proposito del sommo sacerdote Simone II: “quasi stella matutina in medio nebulae…lucet”.
Esprime, tra le varie litanie lauretane, un attributo celebrativo, che si collega principalmente alla bellezza della stella, ancora splendente nonostante l’ora mattutina, trasmettendo anche un chiaro significato simbolico: Maria rappresenta l’Aurora di un nuovo giorno, quello della redenzione con la nascita del Figlio Gesù. Anche nell’Akathistos, inno liturgico del V secolo, ispirato all’Apocalisse, leggiamo, tra le altre invocazioni mariane: “Ave, o Stella che il Sole precorri”.

Nella figura (fig. 7) la suggestiva incisione di Luigi Banzo del 1881, ispirata alla litania, incornicia, con la trionfale stella a sedici punte, che sfonda con la luce un sipario di nubi, il busto della Vergine, mentre in secondo piano, in basso, si sviluppa una complessa, dettagliata, solenne, ma anche tenera Natività con i Magi.

Stella è “segno esterno di una grazia interiore”.
I numerosi riconoscimenti alla Madonna di essere ricolma di ogni grazia, trovano la più alta espressione nella Pentecoste: alcune notevoli raffigurazioni nella storia dell’arte sacra sono prive della fiammella simbolica destinata alla Vergine Maria, che non ha bisogno di ricevere ancora lo Spirito Santo essendone già stata gratificata pienamente.

Fig. 7 - Incisione di Luigi Banzo

Fig. 8 - Madonna della Stella
- Lago di Canterno (Porciano - Fr) - Immagine del 1570 circa

Alla Madonna della Stella sono dedicati numerosi santuari mariani in Italia.
Mi piace ricordare un piccolo, grazioso, ma  modesto santuario con questo nome, dalle origini leggendarie e popolaresche, gemmazione della realtà rurale dei luoghi, a Porciano (FR).
 La chiesina sorge nella zona del lago di Canterno, eretta nel 1695, distrutta da un’inondazione l’8 dicembre 1772, ricostruita e consacrata nel 1774, arricchita dall’affresco  recuperato dai ruderi della primitiva costruzione. Vari episodi ne hanno ispirato la dedicazione: apparizione di Maria alla pia donna di Anticoli, Felicia Colarossi, nel 1690; misteriosa esortazione a pregare la Madonna, udita da Antonio da Alatri, mentre vedeva annegare la sua  giumenta da carico, poi sopravvissuta in seguito alle preghiere; rinvenimento da parte del pastore Sebastiano Ambrosi, di Anticoli, di una immagine della Madonna con la scritta "Ave Maris Stella", collocata su di un macigno, nel luogo indicato al pastore da una voce
Il santino con la dolce Madonna della Stella del santuario appare nella figura (fig. 8): sul manto azzurro spicca la stella a sette punte

Nella successiva figura (fig. 9) è rappresentato l’affresco realizzato da Paolo Bontulli da Percanestro (Camerino) nel 1520, come appare oggi sull’altare maggiore nel Santuario della Madonna della Stella di Montefalco, presso Spoleto.

Vi fu trasferito da una  locale chiesetta di epoca medievale dedicata a S. Bartolomeo.
Il grande Santuario ottocentesco fu edificato in stile neoclassico in seguito alle apparizioni della Madonna  al piccolo Righetto Cionchi, che nel 1862 si sentì chiamare per nome e La vide sorridergli.

L’episodio è ricordato nella didascalia dell’immaginetta sacra (fig. 10) proveniente dal Santuario, nella quale è riprodotto un attuale dipinto con la Madonna con Bambino, un modesto recente tentativo di  ricostruire per intero l’antico affresco.

L’attributo di Auxilium Christianorum fu conferito alla Madonna in seguito alla diffusione di notizie sui miracoli che avrebbe compiuto.
La stella a dodici  punte ricorda l’apparizione di una luce, che avrebbe indirizzato al ritrovamento dell’affresco tra i ruderi dell’antica chiesa di San Bartolomeo.

Fig. 9 - Affresco

Fig. 10

Fig. 11 - Mater admirabilis

Nell’immaginetta (fig. 11) la rappresentazione della Litania Lauretana “Mater Admirabilis, ora pro nobis” è resa  attraverso la figurazione della Madonna con Bambino, delicatamente inserita, ma sapientemente protesa verso l’osservatore, tra due cespugli di margherite.

La  stampa su supporto cartaceo opaco (con il noto marchio, inserito entro un piccolo cerchio, AR, n. 2251), con tratti di bordura fustellati a centina, simula un disegno a pastelli, nei colori prevalenti rosa acceso e celeste.
Sullo sfondo di cielo azzurro sfumato, in alto, una stella minuta a cinque punte suggerisce la lode a Maria-Stella.

Interessante è la connotazione degli abiti, gioielli, corone, mantelli, corredi di simulacri-manichini-statue mariani che, concordemente ad usanze, tradizioni popolari e devozionali, sono conservate da secoli  per feste popolari paesane e processioni e costituiscono oggetto di studio storico artistico. Non possiamo pertanto tralasciare nel nostro percorso ideale i manti stellati, presenti nell’iconografia della Vergine, specialmente dell’Immacolata.
Emblematica è l’effigie della Madonna dei Monti con i santi Lorenzo e Stefano (fig. 12), dipinto del XV secolo collocato sull’altare maggiore della omonima chiesa romana.
Il mantello è interamente decorato con stelle metalliche dorate, finalizzate all’arricchimento ed enfatizzazione della  sacra rappresentazione pittorica. (1)

 


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Note

1 - Le stelle esaminate nell’iconografia sacra non appaiono nella loro reale forma di astri, corpi celesti brillanti di luce propria, visibili a occhio nudo come piccole scintille, perché lontani anni luce dalla terra. Si utilizza nel rappresentarle una schematizzazione geometrica della stella, a simmetria centrale, con differenti numeri di punte, ovvero angoli geometrici, i cui vertici sono di solito  punti di una circonferenza, equidistanti tra loro, quali vertici di poligoni regolari inscritti nel cerchio: pentagoni, ettagoni, ottagoni, dodecagoni, secondo il numero dei lati.

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Le immaginette riportate nell'articolo fanno parte delle collezioni di Giancarlo Gualtieri (incisione di L. Banzo), Ennio Belotti (incisione di A. Tempesta) e Maria Gabriella Alessandroni.

Della stessa Autrice:

- Chiesa di Santa Maria del Popolo - Roma

- Chiesa di Santa Maria del Riposo - Roma

- Chiesa e monastero di santa Maria del Rosario al Trionfale

- La Basilica dei 14 Santi Ausiliatori

- Rachele, una grande matriarca della Bibbia

- San Giuda Taddeo, una stella del firmamento



 

e in Collaborazioni altro articolo di don Damiano Grenci sui:

- 14 Santi Ausiliatori

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