Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

 

COLLABORAZIONI

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LA QUARTA CROCIATA

 

 

L’otto gennaio 1198 fu eletto al Soglio di Pietro, il cardinal Lotario dei Conti di Segni che scelse per sé il nome di INNOCENZO III
Magro e  di statura piccola, era stato un allievo del celebre canonista Uguccione a Bologna e del teologo Pietro di Corbeil a Parigi ed aveva quindi nonostante l’aspetto fisico tutte le premesse e le qualità necessarie  per l’alto ufficio. Tre caratteristiche lo distinguevano: era giovane (38 anni) e quindi pieno di energie psicofisiche per il compito che l’aspettava; era  un lavoratore instancabile e tenace dotato di una straordinaria intelligenza e memoria ed infine era un dominatore nato convintissimo dei diritti papali che vedevano il Papa posto al centro fra Dio e gli uomini , al di sotto di Dio ma al di sopra degli uomini.


Tutto il suo pontificato fu guidato da tre progetti :
- lotta alle eresie;
- riforma della Chiesa;
- liberazione della Terrasanta.

Papa Innocenzo III

Doge Enrico Dandolo


Per quanto riguarda quest’ultimo punto egli manifestò pubblicamente la volontà di una nuova crociata il 15 agosto 1198, mentre si trovava a Rieti, con l’invio di una lettera a tutti i fedeli dei Regni cattolici europei, chiamandoli ad una nuova guerra per la liberazione della Terrasanta dall’occupazione musulmana.
Egli auspicava  (è un eufemismo!) che ogni città, conte o barone armasse un certo numero di uomini per poi inviarli a combattere ed anche i vescovi e gli abati avrebbero dovuto fare la loro parte  provvedendo alla buona riuscita del progetto, eventualmente con versamenti in denaro, pena la sospensione dall’ Ufficio.
L’esercito così formato si sarebbe dovuto successivamente riunire nel marzo del 1199 in una località da stabilire per poi proseguire verso la Palestina.

Nominò suoi rappresentanti due cardinali:  Soffredo, cardinale di Santa Prassede e Pietro Capuano, cardinale di Santa Maria in Via Lata , specificando che le spese per il loro mantenimento sarebbero state a carico della Sede  apostolica.  Essi  prima della partenza  della crociata avrebbero dovuto risolvere due problemi di non facile soluzione: Capuano avrebbe dovuto cercare di ottenere la pace o una tregua tra il re di Francia e quello d’Inghilterra,  Soffredo convincere Venezia a sostenere la crociata.
I  benefici spirituali per i partecipanti  sarebbero stati la remissione dei peccati confessati e la salvezza eterna senza passare per il purgatorio.

In principio l’appello papale ebbe scarso successo, tanto che verso la fine del 1198 pochi avevano aderito all’iniziativa; era evidente che mancava qualche  forte personalità che facesse da traino, come era avvenuto con Pietro l’eremita  per la Prima Crociata. Infine questa persona  carismatica fu trovata in Folco di Neully, focoso predicatore la cui fama in poco tempo si era diffusa in molte parti della Francia.

Nelle sue omelie fustigava i cattivi costumi dei suoi contemporanei ed i suoi strali si abbattevano contro i lussuriosi, gli avari e in special modo verso quei sacerdoti che tenevano presso di sé una concubina, esortandoli a prendere una decisione: scegliere fra Dio e la famiglia.
La sua giornata era suddivisa tra preghiere e digiuni, conducendo una vita così santa che cominciarono a diffondersi tra il popolo voci di persone che affermavano di essere state  miracolate in virtù delle sue preghiere. Per obbedienza al Papa cominciò a predicare la Crociata  in ciò aiutato da frati cistercensi e benedettini, ma i risultati non furono molto esaltanti e non molte persone accolsero il suo  invito.

La prima vera  decisione di partecipare alla crociata, si manifestò però durante un torneo cavalleresco nel quale il suo promotore Tibaldo di Champagne entusiasticamente decise di partecipare alla crociata  e questo suo entusiasmo contagiò molti dei presenti, cavalieri e vassalli, che similmente decisero di prendere la croce.
Intanto il cardinale Capuano riuscì a concludere il compito a lui assegnato  raggiungendo  un duplice obiettivo:  mettere pace fra l’Inghilterra e la Francia (tanto che  il 22 maggio 1200 a Le Goulet venne firmato un trattato di pace) ed a far togliere al Papa l’interdetto che gravava sulla Francia a causa del ripudio della moglie legittima da parte del re,  il quale in obbedienza al volere del Papa  riprese la legittima consorte allontanando  l ‘altra.


Più difficoltoso fu  il compito del cardinale  Soffredo e dei delegati papali i quali dovevano convincere la Serenissima ed il Doge Enrico Dandolo ad aderire alla crociata, mediante la messa a disposizione di una flotta con cui trasportare  truppe e  vettovaglie. Giunti a Venezia nel febbraio del 1201,  subito dopo i soliti convenevoli tra le parti  iniziarono i colloqui ufficiali e dopo giorni di discussioni inconcludenti, si giunse finalmente al seguente accordo :
Venezia avrebbe messo a disposizione le navi necessarie al trasporto dei crociati stimati in circa 35.000 uomini, ma solo dietro il pagamento di 85.000 marchi,una somma enorme per quell’epoca,  anche se tale somma  poteva essere versata in quattro rate.
Nel contratto  (perché tale fu), si stabilì anche che il raduno dei crociati  sarebbe dovuto avvenire a Venezia  il 29 giugno 1202.

La crociata si era  finalmente messa in moto anche se un evento imprevisto ne mise in forse la realizzazione : colui che ne era stato l’ispiratore entusiasta  e che tanti cavalieri aveva invogliato a parteciparvi, Tibaldo di Champagne, era morto  il 25 maggio 1201, in età giovanile. Per evitare un possibile disorientamento dei partecipanti si decise di scegliere immediatamente un  successore il quale assumesse il comando dell’impresa. Dopo il rifiuto del duca di Borgogna e  del conte Bar-le-duc, finalmente la scelta cadde sul marchese Bonifacio di Monferrato che accettò di comandare l’esercito crociato (naturalmente a nome del Papa).

Risolto questo problema i crociati cominciarono da più parti a muoversi in direzione di Venezia  dopo la Pasqua del 1202 raggiungendo la mèta verso la fine di giugno 1202, ma  una volta giunti  si resero conto che il loro numero era notevolmente inferiore  a quanto previsto: circa 12.000 uomini invece dei preventivati 35.000.

I veneziani nonostante dovessero utilizzare un numero inferiore di navi per il trasporto furono intransigenti nel pretendere l’intera somma pattuita senza nessuno sconto, altrimenti le navi non sarebbero salpate.
La situazione si fece grave e tesa; la presenza di tante persone inattive nel territorio poteva creare notevoli problemi alla popolazione autoctona ed il pericolo di disordini incontrollabili spinse il doge a prendere l’iniziativa.
Egli espose ai crociati la seguente proposta: se avessero aiutato Venezia a conquistare la città di Zara, avrebbero ottenuto un dilazionamento del pagamento, che si sarebbe potuto pagare anche con il ricavato dei bottini  spettanti ai crociati.

I crociati non avevano scelta: non avendo soldi sufficienti  furono obbligati ad accettare l’idea della conquista di Zara, non tenendo  conto del giuramento crociato che vietava la lotta fra cristiani e Zara era una città abitata da cristiani. La flotta cristiana salpò il 1° ottobre 1202 ed il mare di Venezia si popolò di numerose navi di ogni tipo  sulle quali erano bene in vista gli scudi dei cavalieri imbarcati e fra queste la nave del doge (che aveva deciso di partire con i crociati)  si distingueva per il color vermiglio, lo stesso colore della tenda che vi era stata montata.


Mentre la flotta si stava dirigendo verso Zara, a Roma Innocenzo III informato dal card. Capuano dell’intenzione dei cristiani di conquistare Zara, si infuriò contro questa decisione e minacciò di scomunica coloro che vi avessero  preso parte. Nel frattempo l’11 novembre 1202 i crociati erano giunti  davanti Zara  e dopo essere sbarcati e conquistato il porto  iniziarono l’assedio della città.

I crociati stavano  per dare inizio all’attacco  quando giunse da Roma l’abate cistercense Guido di Vaux-de-Cernay, il quale durante una riunione, rese nota hai capi cristiani la contrarietà del Papa all’attacco della città e la minaccia della  scomunica a chi vi avesse partecipato.
La decisione papale mandò su tutte le furie il doge e i capi  veneziani che dalla decisione  erano sicuramente i più danneggiati e tanta fu la loro indignazione che per poco non misero le mani addosso al povero abate. Comunque il doge, che più della scomunica temeva di perdere i soldi pattuiti, era determinato alla conquista della città e fu tanto convincente che riuscì a persuadere la maggioranza dei  comandanti crociati. L’assedio dunque proseguì fino alla conquista della città che avvenne il 24 novembre 1202  ed a cui seguirono tre giorni di feroce saccheggio. La città era stata conquistata ma i crociati erano ormai degli scomunicati!

Con la speranza di ottenere il perdono e la revoca della scomunica, nel dicembre 1202 una delegazione di crociati composta da due cavalieri e due ecclesiastici lasciò Zara per recarsi a Roma dal Papa. Giunti alla presenza di Innocenzo, furono immediatamente oggetto della sua ira e rimproverati aspramente per aver disubbidito ai suoi comandi ed attaccato la città di Zara, che tra l’altro era sotto il dominio del re d’Ungheria, anch’egli crociato. La situazione assunse toni drammatici ma sia il Papa che i crociati compresero che si doveva per forza trovare una soluzione perché altrimenti la crociata rischiava di finire ancor prima di cominciare.

Finalmente Papa Innocenzo dopo aver sentito i suoi consiglieri, prese la seguente decisione:

la scomunica sarebbe stata tolta a patto che i capi crociati si impegnassero per iscritto a restituire il bottino preso  nel saccheggio, a non attaccare più altre città cristiane e chiedere  perdono al re d’Ungheria.
Comunque non a tutti i crociati fu concesso il perdono. Ai veneziani, che il Papa riteneva (a ragione!) i maggiori responsabili di quanto accaduto, non fu tolta la scomunica e  conseguentemente essi vennero privati dei benefici spirituali spettanti ai partecipanti alla crociata.
I delegati  crociati messi alle strette e non avendo alternative, accettarono il diktat papale promettendo di mantenere  quanto da Lui deciso.

Mentre a Roma si discuteva sul futuro della spedizione, nella città di Zara avvenne un episodio che veramente poteva rischiare di far concludere la spedizione. Per motivi non chiariti, si accese improvvisamente una colossale e violentissima rissa fra i crociati e i veneziani che, nonostante vari tentativi di mettere pace, non si riusciva a far terminare. Fu solo con l’intervento dei capi dei due schieramenti che dopo quasi ventiquattro ore di lotta finalmente si raggiunse una tregua e la gigantesca contesa cessò. Sul terreno erano rimasti oltre cento  morti e varie  centinaia erano i feriti.

Questo vergognoso incidente avrebbe  potuto avere gravi conseguenze per l’armata cristiana, infatti anche se lo scontro era terminato non lo era il rancore per le violenze inferte e subite il che poteva avvelenare i rapporti fra veneziani e crociati di altra provenienza e spengere nei loro cuori il genuino desiderio di partecipazione alla liberazione del Santo Sepolcro.

Mentre avveniva tutto questo, a Bisanzio l’imperatore Isacco II era stato qualche tempo prima deposto dal fratello Alessio III che aveva imprigionato anche l’erede al trono Alessio..
I sovrani tedeschi imparentati con Bisanzio cercarono di rimettere sul trono  il deposto Isacco II minacciando perfino di scatenare una guerra  e cacciare l’usurpatore.

Moneta di Isacco II


Qualche tempo dopo, si presentarono al campo invernale di Zara i messi del re Svevo con una offerta molto allettante: se i crociati fossero stati disposti a marciare su Costantinopoli per rimettere sul trono il principe Alessio, questi avrebbe versato a Venezia i  marchi di cui ancora era creditrice  ed inoltre  avrebbe offerto un esercito di 10.000 uomini per la crociata.
La proposta era veramente allettante tanto che mise in seria crisi i capi crociati, i quali però alla fine presero la decisione di andare a Costantinopoli, anche se parte di loro,  non concordi su quanto deciso dai capi, abbandonarono Zara per far  ritorno  ai Paesi d'origine.

L’esercito crociato imbarcato sulle navi veneziane partì con destinazione Costantinopoli nell’aprile 1203, portando con sé il pretendente Alessio e facendo scalo nell’isola di Corfù dove rimase tre settimane. Fu proprio durante questa sosta  che scoppiò una rivolta che minacciò nuovamente di mettere la parola fine alla prosecuzione della spedizione.
Avvenne infatti che una metà dei crociati, in crisi di coscienza per la nuova disubbidienza ai comandi del Papa, decise di non più proseguire per Costantinopoli e di tornare indietro. Dopo diversi incontri finiti con un nulla di fatto, finalmente  durante un’ultima drammatica riunione, Bonifacio ed il doge Dandolo riuscirono a scongiurare lo scioglimento della spedizione mediante il conseguimento di un accordo che prevedeva la continuazione della spedizione ma fino al 29 settembre festa di San Michele; dopo tale data ogni crociato sarebbe stato  libero di proseguire per la Siria ed il trasporto sarebbe stato effettuato con le navi veneziane gratuitamente.

Raggiunto faticosamente questo accordo, il 24 maggio 1203 la flotta salpò da Corfù con destinazione Costantinopoli, dove giunse il 24 di giugno.

Riuscita con qualche difficoltà la forzatura della catena di sbarramento all’entrata del porto, i crociati dopo aver suddiviso l’armata in corpi di battaglia (oggi si direbbero reggimenti) e montato un vasto accampamento, diedero subito avvio all’assedio. Il 17 luglio al segnale convenuto i crociati iniziarono l’attacco alle mura della città addossando le lunghe scale sulle mura per scalarle ma, anche se alcuni crociati riuscirono ad arrivare fino in cima, l’attacco fu respinto grazie all’intervento dei mercenari danesi. Il primo assalto era fallito.

Un successivo assalto fu più fortunato, tanto che ben 25 torri furono conquistate ma una controffensiva capeggiata dall’imperatore in persona riuscì a ricacciare fuori i crociati; egli fece poi schierare i soldati fuori le mura  in formazione di battaglia, pronti ad affrontare il nemico.
I crociati a loro volta si disposero per lo scontro ma mentre  stavano per dare inizio all’avanzata, all’improvviso accadde un fatto inaspettato: l’esercito bizantino si ritirò in perfetto ordine entro le mura. La ragione di tale comportamento rimane un mistero; alcuni studiosi hanno cercato di  dare  delle spiegazioni ma nessuna di esse è attendibile.
Quello che è certo è che tale ritirata esasperò talmente la popolazione civile che infuriata si recò in massa verso il palazzo imperiale per chiederne il motivo all’imperatore in persona, il quale impaurito da un  possibile assalto violento  pensò bene di darsi alla fuga, non prima però di aver svuotato parte delle casse imperiali e portato con sé decine di migliaia di monete d’oro. Il suo regno era durato poco più di otto anni.

Incerti sul da farsi  di fronte a tale fuga, i cittadini con i senatori in testa dopo un’animata discussione decisero di liberare Isacco l’imperatore deposto dal fratello che nel frattempo era divenuto cieco, ricollocandolo sul trono. Su invito del nuovo imperatore i comandanti cristiani entrarono in città e raggiunsero il palazzo imperiale dove Isacco li aspettava con la corte. Dopo una discussione animata durante la quale i crociati ricordarono all’imperatore gli impegni assunti dal figlio, Isacco diede assicurazioni che avrebbe onorato gli impegni assunti,  accettando di pagare quanto stabilito

I crociati ricevettero subito una grande quantità marchi da divideere a metà fra crociati e veneziani ma della metà spettante ai crociati, il 50% fu incassata dai veneziani quale somma ancora da saldare in base al contratto stipulato a Venezia,  in modo che ai crociati rimasero solo pochi spiccioli.

Nel frattempo, il 1° agosto 1203 il giovane principe fu associato al padre ed incoronato imperatore col nome di Alessio IV; l’impero di Costantinopoli aveva così tre sovrani: un ragazzo, un cieco ed un fuggiasco ed un’armata straniera alle porte della città.

Il nuovo imperatore, che non godeva del favore popolare, si rese subito conto che le casse del regno erano vuote e quindi che non sarebbe stato più in grado di onorare gli impegni presi con i crociati e per racimolare denari pensò bene di vendere statue antiche, requisire materiale archeologico di notevole valore, vendere immobili e spogliare le chiese di tanti ornamenti d’oro, la qual cosa gli declinò le simpatie già scarse del clero e del Patriarca.

Alla fine il popolo stanco di tale comportamento gli si rivoltò contro e capeggiato da alcuni nobili, guidati da Alessio Duca detto Marzuflo che, dopo aver fatto arrestare Alessio IV nel sonno lo fece gettare in prigione, facendosi poi incoronare imperatore in Santa Sofia col nome di Alessio V.

Isacco II, l’imperatore cieco, morì di lì a poco e per non aver più rivali Murzuflo pensò bene di far strangolare anche Alessio IV e ciò avvenne nella notte tra l’otto ed il nove febbraio 1204,  spargendo poi  la voce che la causa del decesso fosse dovuta a malattia e facendolo seppellire  poi con tutti gli onori. Ma un omicidio non può rimanere nascosto per molto tempo.

Durante una nuova riunione i crociati e i veneziani, dopo essersi messi d’accordo nella suddivisione del bottino e sulla spartizione dell’impero; accusarono Marzuflo dell’uccisione del giovane Alessio e di essersi sottratto all’obbedienza di Roma, dichiarando, clero in testa, retta e giusta la conquista di Costantinopoli, sede di cristiani scismatici e fu presa la decisione di assalire di nuovo la città.


L’attacco iniziò il 9 aprile 1204 e questa volta invece che dalla terraferma si sviluppò via mare e dopo un primo assalto fallito, il secondo lanciato il 12 aprile 1204  ebbe successo e i crociati in massa riuscirono ad entrare in città eliminando subito i difensori greci e quei civili che ebbero la sfortuna di trovarsi nei paraggi.

Una volta penetrata l’armata crociata e veneziana cominciò ad espandersi in tutte le direzioni, bramosa di bottino e di belle donne. Costantinopoli per la prima volta dalla sua fondazione conobbe l’occupazione straniera  e l’oltraggio; con l’aggravante che sia  l’una che l’altro erano stati causati  da un esercito di cristiani i quali si dimostrarono  più brutali nei confronti della popolazione e della città dei turchi che la conquistarono il 29 maggio 1453, mettendo fine all’Impero Cristiano d’Oriente.

Ed il “sacco“ fu veramente senza precedenti; nulla fu risparmiato, tutto ciò che aveva un valore fu rubato e distrutto tutto ciò che non poteva portarsi via. Si verificarono stragi indiscriminate tra la gente inerme, stupri innumerevoli anche di suore, incendi in varie parti della città e in ogni strada era possibile  incontrare crociati con addosso abiti di seta e raso  e con in spalla sacchi pieni di monete d’oro e oggetti di valore. Secondo la maggior parte degli storici furono massacrati oltre duemila cittadini, bruciate intere biblioteche, distrutti irreparabilmente preziosi testi antichi e depredati enormi oggetti di valore come pochi precedenti nel passato. Il saccheggio durò per alcuni giorni.

Anche le chiese non furono risparmiate. In Santa Sofia per esempio soldati ubriachi strapparono i paramenti sacri dalle pareti, fecero a pezzi il grande baldacchino d’argento dell’altare, calpestarono le icone e distrussero bibbie di notevole valore, bevvero nei calici sacri e rubarono un numero considerevole di reliquie e mentre tutto questo avveniva, una prostituta nuda ballava e cantava sopra l’altare maggiore. Tutte le meravigliose opere artistiche che adornavano la città furono saccheggiate e se alcune furono fuse per ricavarne monete altre furono prese e trasferite in altre città, come avvenne per i quattro cavalli di bronzo dorato collocati nel grande ippodromo, i quali furono presi dai veneziani ed installati sopra l’entrata principale della basilica di san Marco a Venezia, dove ancora oggi è possibile ammirarli.

Un mese dopo, il 16 maggio 1204,  fu decretato la fine dell’Impero Romano d’Oriente e la creazione dell’Impero Latino d’Oriente che sarebbe durato per oltre mezzo secolo ed a  S. Sofia come imperatore fu insediato Baldovino di Fiandra.

La crociata voluta da Innocenzo III per liberare Gerusalemme dai musulmani era fallita miseramente, trasformandosi in una guerra tra cristiani e conclusa con il saccheggio della capitale dell'impero romano d’oriente.
Il ricordo di questo empio saccheggio è ancora oggi un macigno nelle relazioni fra la chiesa cattolica e quella ortodossa, tanto è vero che quando Giovanni Paolo II in visita ad Atene chiese perdono a Christodoulos arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia per il sacco di Costantinopoli, molti vescovi ortodossi espressero apertamente il loro dissenso.

Incoronazione del Baldovino da parte del Doge Enrico Dandolo
opera di Vassillachi Antonio detto l'Aliense

 

 

La foto relativa alla moneta di Isacco II è stata presa dal sito http://www.wildwinds.com/coins/sb/sb2002.html

 

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