Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori.
Nello specifico, il presente articolo è stato realizzato dal Prof. Renzo Barbattini dell'Università di Udine, che ha fornito anche le immagini.

Tutti gli articoli degli altri Settori sono state realizzati da Patrizia di Cartantica che declina ogni responsabilità su quanto fornito dai collaboratori.

"N.B.: L'Autore prescrive che qualora vi fosse un'utilizzazione per lavori a stampa o per lavori/studi diffusi via Internet, da parte di terzi (sia di parte dei testi sia di qualche immagine) essa potrà avvenire solo previa richiesta trasmessa a Cartantica e citando esplicitamente per esteso il lavoro originale (Autore, Titolo, Periodico) ."



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L’APE NELL’ARTE CONTEMPORANEA UN LUNGO VIAGGIO CHE CI PORTERÀ ALLA SCOPERTA DI ARTISTI CHE SI ISPIRANO ALL’APE

 

INIZIAMO UN LUNGO VIAGGIO ALLA SCOPERTA DI ARTISTI ISPIRATI DALL’APE



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LA NOSTRA QUOTIDIANITÀ STIMOLA LA CREATIVITÀ

 

Renzo Barbattini Dipartimento di Scienze AgroAlimentari, Ambientali e Animali - Università di Udine

Giuseppe Bergamini Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo - Udine

 

 


 

L’ espressione “arte contemporanea” tende a includere tutta l’arte creata dagli anni cinquanta del XX secolo fino ai giorni nostri.
L’uso dell’aggettivo generico “contemporanea” per definire l’arte dei nostri giorni è dovuto anche in parte alla mancanza di una scuola artistica dominante o distinta riconosciuta da artisti, storici dell’arte e critici.
L’arte contemporanea si manifesta in varie modalità tutte interdipendenti: videoarte, pittura, fotografia, scultura, arte digitale, disegno, musica, performance, installazioni.

Poiché nel nostro “viaggio” (“L’ape nell’arte”), alla ricerca di opere d’arte (pitture e sculture soprattutto) nelle quali vi fossero chiari riferimenti all’ape, abbiamo rinvenuto numerosi artisti (più o meno famosi) riteniamo opportuno uscire in più puntate. Similmente a quanto fatto in passato, gli autori saranno citati in ordine alfabetico.

 

MARTINO BARBIERI CALORI

 

Barbieri Calori Martino, nato nel 1948 a Bentivoglio (Bologna) e deceduto il 3/7/2009, nel 2003 ha esposto Vetro, miele e materiali vari (Fig. 1) presso il teatro Guiglia di Modena. Quest’opera, tipicamente d’avanguardia, faceva parte della mostra collettiva IL SIGILLO - Io e l’Io.

L’arte contemporanea in più casi sostituisce all’immagine un oggetto che, con la sua concretezza e solidità, è una sorta di correlativo oggettivo del segno.
Così fa anche Martino Barbieri Calori che rimarca la preziosità unica del miele, semplicemente esponendone un certo quantitativo in due semplici contenitori di vetro, esprimendo anche il valore della trasparenza e mettendo in risalto il colore particolare, dorato, di questa sostanza.


Ci piace riportare quanto scrive Morena Poltronieri, compagna di Martino: “Tante le leggende e le storie che raccontano del miele e della sua origine mitica.
Dall’antico Egitto, ove l’ape nasceva dalle lacrime di Ra ed era un altro volto dell’anima, alla cultura greco-romana, ove il miele rappresentava la fertilità e la ricchezza della natura, fino a giungere ad oggi, all’arte contemporanea che, attraverso l’artista Martino Barbieri raccoglie questo importante testimone del passato.

Ne riempie due recipienti di vetro, “Io e l’io”, il femminile ed il maschile, separati, ma uniti da un unico racconto.
Così da rappresentare la dolcezza di cui abbiamo bisogno, l’amore che vorremmo fermare e fissare all’interno di un involucro di vetro, per rinchiuderlo, solo per noi.
Ma dentro, nel profondo, è nascosto un sasso, che rappresenta un male oscuro da debellare, in altre parole la paura del vero Io.
Occorre sgretolare questa pietra, affinché il miele, anziché “legare” ci colleghi ancora una volta alla radice del vero amore”.

 

 


FIG. 1 - VETRO, MIELE E MATERIALI VARI- MARTINO BARBIERI CALORI
(2003) (proprietà dell’artista).

ALESSANDRO BATTISTIN

 

Alessandro Battistin, nato a Venezia il 27/5/1945, è uno scultore che vive e opera a Vittorio Veneto (Treviso).

Della sua produzione vogliamo ricordare Porzione di favo in argento del 1989 (Fig. 2).

L’artista eseguendo quest’opera non tralascia l’input naturale che costituisce tutta l’esecuzione elaborata della composizione.
L’elemento naturale è costituito dal favo riprodotto e solarizzato in un contesto monocromo.
L’aver spinto ad occuparsi di questa opera è senz’altro la base formativa di scultore che l’artista ha in sé; in effetti questa composizione assomiglia ad una scultura bidimensionale volutamente resa di un unico colore: l’argento, per dare al favo, d’antichissima origine, un aspetto quasi avveniristico e sovrannatural
La preziosità dell’opera, quindi, è la cifra stilistica dominante...

 

 

 

 

FIG 2 -ALESSANDRO BATTISTIN- PORZIONE DI FAVO IN ARGENTO

(1989) (proprietà dell’artista)


 


CRISTINA BAZZOLI

 

Questa pittrice, rappresentante del surrealismo italiano, è nata a Poggio Rusco (MN) il 18/3/1957 e ha cominciato a dipingere sin da bambina.

La sua formazione artistica è avvenuta nella Bassa Mantovana. Nel 2000 si è trasferita a Firenze, precisamente nel quartiere di Santo Spirito, dove ha cominciato ad appassionarsi al lavoro degli artigiani che vi tengono bottega.
È ospitata sulla piattaforma EcoArt Project (www.ecoartproject.org) con il suo dipinto del 2009 Atlante (Fig. 3) tempera all’uovo e cera su carta fissata a legno. L’autrice stessa così commenta: “Il possente Atlante si è trasformato in un debole nidiaceo, sopraffatto dal peso di uno sviluppo sempre meno sostenibile.
Per aiutarlo a sostenere il peso del mondo, servono scelte politiche forti da parte delle grandi potenze, ma servono anche piccoli quotidiani comportamenti virtuosi da parte di ogni cittadino, che, come un’ape operosa, deve dare il suo contributo

Diamo il nostro piccolo aiuto ad Atlante!”.

 

L’opera di Cristina Bazzoli vuole proporre una curiosa interpretazione del mito classico di Atlante attraverso un’ottica artistica vicina al movimento artistico del Surrealismo.

Sono affrontate questioni concernenti la stretta attualità e il dibattito quotidiano, in particolare le problematiche sullo sviluppo sostenibile e sulle questioni ambientali, la cui mancanza di soluzione è resa emblematica dalla raffigurazione del titano Atlante: se nella narrazione antica esso era considerato il simbolo stesso dell’eroico, della tenacità e della forza che è in grado di sostenere il cosmo intero, qui viene presentato privo della classica virilità ed, anzi, è incapace di sostenere un peso così grande come quello che comporta l’affrontare le tematiche sopra citate.

L’autrice esprime questo complesso riferimento con il linguaggio visivo surrealista: un mito classico, visto come una allegoria di problemi contemporanei, è rivisitato in chiave di amara ironia, in cui la figura del titano è assente, le figure presentate risentono molto della stilizzazione del mondo dei fumetti o dei “cartoons”.

 

 

FIG. 3 - ATLANTE - CRISTINA BAZZOLI - ATLANTE
(2009) (proprietà dell’artista)

 

ERIC BERG

 

Le sculture animali bronzee di Eric Berg possono essere viste in università, in musei, in giardini zoologici, in parchi e in gallerie degli Stati Uniti d’America.

Il Bombo (bumblebee) (Fig. 4), invece, si può ammirare presso lo studio dell’artista, sito a Filadelfia.

 

Notizie biografiche (l’artista è nato nel 1945 a Filadelfia) e sulla sua attività artistica si possono reperire in www. bergbronze.com.

Navigando nel sito si apprezza come lo scultore sia affascinato dalle specie animali che abitano il nostro pianeta e rivela lo straordinario amore per la natura rappresentato dalla riproduzione esatta degli animali.
Sicuramente egli è portato a riprodurre perfettamente gli animali, così come sono, senza alterarne le proporzioni ma, nonostante la fredda materia scultorea, dona a ciascun animale il suo aspetto e la sua espressione naturalmente viva.

Egli realizza, sempre con intelletto razionale, varianti astratte (che tanto astratte non sono) ma anche forme spesso simmetriche, arrotondate: ed è questo che probabilmente guida l’artista quando realizza un’opera scultorea.

Il suo lavoro è certamente guidato dalla sua intelligenza rispettosa per le regole e i canoni naturali che governano il mondo. In particolare, tra i tanti imponenti animali che egli ha eseguito, spesso si tratta di primati, si nota l’opera che rappresenta un bombo: figura abbastanza fuori dal contesto globale ma, non per questo meno carica di quella“vitalità” che l’artista dona alle proprie opere.

 

 

FIG. 4 - IL BOMBO (BUMBLEBEE) - ERIC BERG
(1986) (proprietà dell’artista)


 


LISA BERTÉ

 

Un ruolo molto importante nell’educazione ambientale, lo gioca l’illustrazione naturalistica.
Per sottolineare quest’aspetto, riportiamo una tavola eseguita dalla dottoressa Lisa Berté (www.lisaberte.com), pittrice piacentina e realizzatrice di illustrazioni sulla fauna.
Questi disegni sono stati utilizzati da Enti e Associazioni naturalistiche. La tavola riportata è del 2001 e s’intitola La casa delle api (Fig. 5)

Com’è noto, non vi sono confini netti tra illustrazione scientifica e rappresentazione artistica di soggetti dell’universo biologico, fonte inesauribile di forme e colori. Molti artisti si sono cimentati e si cimentano con la rappresentazione a scopo didattico-didascalico di piante e animali e, d’altra parte, non pochi zoologi e botanici sono stati sovente in passato o sono talora ancor oggi illustratori dei loro stessi lavori di ricerca.

Le illustrazioni prodotte da entrambe le categorie spesso ci parlano anche della passione per la natura e dell’amore per i soggetti raffigurati.

La tavola in esame, accanto all’intento didascalico, lascia trasparire la partecipazione dell’esecutrice che ha “trascritto” efficacemente brani significativi della biologia dell’ape con delicata sensibilità che si riflette nelle gradevoli e chiare tonalità cromatiche pastello utilizzate. In particolare la tavola illustra l’attività di ovideposizione (1) da parte dell’ape regina nonché lo stoccaggio, nelle cellette, di polline e di miele da parte delle api operaie “di casa”.


 

FIG. 5 - LISA BERTE' - LA CASA DELLE API
(2001) (proprietà dell’Ente Parco Nazionale Val Grande, VB)

 

GIUSEPPE BILLONI

 

Nato a Roma nel 1953, dal 1971 ha elaborato un particolare linguaggio simbolico che ha poi sviluppato in senso metafisico e cosmologico. Per approfondimenti rimandiamo al suo sito web www.billoni.it

 

Di questo pittore “criptico” (come ama definirsi) ricordiamo: • Nuvola alata (Fig. 6) del 1997, tavola in cui egli si è ispirato alla struttura geometrica dell’alveare che ricalca in qualche modo un archetipo di tipo platonico, cioè legato all’architettura e alla geometria che sovrintende il cosmo. • Quintessenza (Fig. 7) del 1991 tavola in cui egli si è ispirato al
miele in quanto nettare e. come simbolo della “bevanda d’immortalità” a cui si potrebbe collegare, per esempio, il “soma” della tradizione vedantica indù. • Bagatto (Fig. 8) del 2000. Questo dipinto fa parte della serie “Tarocchi” e in esso si notano il pavimento geometrico (a mo’ di favo) e un po’ di miele versato (in basso a sx; fig. 8 bis); in esso si apprezza la riproposta artisticamente valida ed esteticamente gradevole, di un gusto rinascimentale che Giuseppe Billoni ha saputo ricreare senza alcuna rinuncia al proprio stile e alla propria espressività artistica. R

FIG 6 - NUVOLA ALATA - GIUSEPPE BILLONI -
(1997) (proprietà dell’artista).

 

 

 

FIG. 7 - GIUSEPPE BILLONI - QUINTESSENZA

(1991) (proprietà dell’artista)


 

FIG. 8 - GIUSEPPE BILLONI - BAGATTO
(2000) (carte pubblicate - Originale di proprietà dell’artista).

 

 

 

 

 

NOTE

 

1 - Pur tenendo presente sia l’estrema variabilità esistente fra regina e regina e fra razza e razza sia il differente comportamento dello stesso individuo negli anni, ogni regina può deporre anche più di 300.000 uova all’anno.

 

 

RIVISTA "APITALIA" 2019 - n. 3

 

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SECONDA PARTE

 

L’APE NELL’ARTE CONTEMPORANEA UN LUNGO VIAGGIO CHE CI STA PORTANDO ALLA SCOPERTA DEI CREATIVI CHE SI ISPIRANO ALLA NATURA


L’ARTE SI ISPIRA ALLA NATURA

 




 

Renzo Barbattini Dipartimento di Scienze AgroAlimentari, Ambientali e Animali - Università di Udine

Giuseppe Bergamini Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo - Udine

 



 

BINO BINI

 

Il maestro orafo, scultore e medaglista Bino Bini è assai noto non solo a Firenze, sua città natale (11 settembre 1916), ma anche su tutto il territorio nazionale ed estero dove numerose sono le sue opere. Ma è con Firenze che Bino Bini ha avuto un rapporto privilegiato, grazie alla “Scuola Internazionale dell’Arte dei Metalli” (da lui fondata (1)).

Il maestro è deceduto il 2 febbraio del 2007; la figlia Anna ci ha fornito le immagini di due grandi sculture in bronzo realizzate da Bino Bini. Nel 1980 ha eseguito, per l’agenzia D della Cassa di Risparmi e Depositi di Prato, a Prato (PO), la scultura (m 4 x m 4), dal titolo Prato Operosa.

 

Essa (Fig. 1) rappresenta una grande lente d’ingrandimento attraverso la quale si vedono ingigantiti, fiori, ciuffi di erba e alcune api in volo; ciò sta a rappresentare, come similitudine, l’operosità della città di Prato e la vita operosa che si svolge in un prato vero, se ci si sofferma ad osservarlo attraverso una lente d’ingrandimento.
Bino Bini ha realizzato anche un’altra scultura con api; questo gruppo (altezza m 1,90), dal titolo Pace e lavoro, fu eseguito nel 1991 per la fondazione dello stabilimento di pelletteria IBIZA a Tokyo in Giappone, di proprietà del Sig. Yoshida.

Foto 1 - Bino Bini A, Prato Operosa (1980) (Cassa di Risparmi e Depositi di Prato

 

Questa scultura (Fig. 2), che ha per base un grosso masso, rappresenta grandi fiori a calice e tre api, di cui una sta volando e due sono posate sui fiori, intente a suggere il nettare.


Foto 2 - Bino Bini B, Pace e lavoro, (1991) (IBIZA, Tokyo, Giappone).

 

 

Foto 3 - Gianni Borta, L’ape sul fiore (1986) (collezione privata)

 

 

GIANNI BORTA

 

Gianni Borta è nato e vive a Udine ed è considerato un protagonista di quella che è ormai conosciuta come arte naturalistica; per i temi trattati e i risultati conseguiti, comincia ad essere visto come un caposcuola. Espone dal 1961 e ha ottenuto numerose affermazioni tra premi nazionali ed internazionali.
Il quadro rappresentato (Fig. 3) è stato realizzato in occasione del convegno organizzato dal Gruppo Apicoltori di Pavia di Udine, un paese del Friuli, nell’ambito della festa di S. Giuseppe nel 2002. Anche se gli apicoltori dovrebbero conoscere bene l’ape, nel quadro è rappresentato un insetto che non è un’ape ma un Dittero Sirfide (probabilmente del genere Volucella): anch’esso è un assiduo visitatore dei fiori (per questo è un ottimo impollinatore).

Molti, non del settore, confondono i Sirfidi con alcuni Imenotteri (api e vespe) in quanto i Sirfidi (non essendo dotati di organo di difesa) sono caratterizzati da un forte mimetismo con altri insetti (api e vespe) dotati di organo di difesa (il famoso pungiglione): in tal modo possono sfuggire ai loro nemici, imitando insetti in grado di difendersi. Questo dipinto è un bel brano di pittura, in cui la cosiddetta ape, resa con energia espressionista, si confonde con il fiore.

Del resto, ciò ribadisce il legame tra queste due realtà, un legame sostanziale. Il lavoro è basato soprattutto sull’energia del colore e sulla forza del segno.

L’ape di Gianni Borta è sicuramente un concentrato di movimento che l’artista ha impresso nella tela con vigore e forza. Il suo talento sta proprio nel trasformare la naturale staticità di una scena in un’immagine pregna di tutte le movenze veloci e repentine di un’ape quando si posa su un fiore. Gianni Borta non è un pittore assolutamente informale, ma lascia intravedere la scena, e interpreta sulla tela il suo pensiero in modo deciso e vigoroso.

I colori fortissimi di Gianni Borta sono un caleidoscopio d’insieme, dove le combinazioni infinite, generate a caso, formano figure che, se osservate attentamente, ricordano i colori della natura.

 


Foto 4 - Pier Augusto Breccia, Il matrimonio della regina (1989) (collezione privata, Santa Fe, New Mexico, USA).

 


PIER AUGUSTO BRECCIA

 

Pier Augusto Breccia, nato a Trento il 12/4/1943 ma attivo in America e in Italia, residente a Roma, è morto il 20 Novembre 2017; è il caposcuola della pittura ermeneutica (2) (per il manifesto di questa corrente artistica e per altre notizie su P. A. Breccia consigliamo di visitare www.pieraugustobreccia.com; cardiochirurgo è diventato pittore a tempo pieno dopo una brillante carriera di chirurgia. Quando si parla di un artista è inevitabile il riferimento a una scuola, a una tendenza, ad altri protagonisti dell’arte.


Il caso di Pier Augusto Breccia è diverso ed è, quindi, corretto definirlo proprio un “caso” per la sua originalità, per la personalità di questo artista, per la sua figura di uomo che unisce a una vasta cultura il senso profondo di una spiritualità che è, poi, la connotazione forse più significativa delle sue opere.
Da ciò discende il carattere di pittura “alta”, “colta”, che i dipinti di Breccia trasmettono.
Altro aspetto è la singolarità delle sue opere: una singolarità che lascia interdetti, ancor più che i semplici osservatori, proprio i critici di professione, quando essi tentano di inquadrare l’opera di Breccia nel pur variegatissimo spettro delle tendenze dell’arte contemporanea, a scopo non di puro e semplice esercizio accademico, ma per un approccio il più corretto possibile nei confronti dell’artista e della sua pittura.
Le sue opere sono, sovente, imponenti come dimensioni determinando un impatto notevole su chi le osserva.
Pier Augusto Breccia è un artista contemporaneo, a prima vista metafisico e surrealista con richiami al futurismo dei primi del secolo scorso però, nel contempo, la forza dirompente ed espressiva che lo caratterizza, richiama alla mente il Rinascimento.

 




 

Foto 5 - Pier Augusto Breccia, La grande ape (1990) (collezione privata, St. Louis, Missouri, USA).
Foto 6 - Pier Augusto Breccia, Impollinazione (1994) (collezione privata, Roma).
Foto 7 - Pier Augusto Breccia, Harem (1996) (proprietà dell’artista).


L’opera di Breccia è sublime e simbolica, dove il gusto del bello è sempre presente; è elegante e impeccabile nella sua interezza, anche se parla una lingua che per molti potrebbe essere sconosciuta. Solo l’autore possiede il codice per decifrare questa lingua antica. Della sua vastissima produzione riportiamo alcune tele in cui è ben rappresentata la metafora degli “uomini-ape” e dell’ “ape regina”.

• La grande ape del 1990 (Fig. 5); • Impollinazione del 1994 (Fig. 6);

• Harem del 1996 (Fig. 7);

• Lo sciame del 1996 (Fig. 8);

• Canzone d’amore del 1997 (Fig. 9);

• Il fascino di Mammona del 2003 (Fig. 10).

 

 

 

Foto 8 - Pier Augusto Breccia, Lo sciame (1996) (proprietà dell’artista).

 

Per quanto concerne l’interpretazione di questi quadri, oltre al concetto di organizzazione sociale implicito nella metafora dell’ “uomo-ape”, nelle opere di Fig. 4 e Fig. 5 domina la figura dell’ “ape regina”. Come metafora del “potere” al quale gli “uomini-ape” consegnano i loro prodotti mentre l’ape-violinista e l’ape-chitarrista offrono la loro musica.
Nelle opere delle Figure 5, 6 e 7 viene proposto il tema del rapporto tra il maschile e il femminile, “animus” e “anima”, spirito intellettivo e natura, nella metafora dell’impollinazione, della fecondazione o della conquista.
Lo sciame (Fig. 8) richiama il senso societario di un mondo ideale al quale ognuno di noi dà il suo apporto; e, naturalmente, essendo questo un mondo ideale, ogni apporto “individuale” consiste in qualcosa che ogni “ape” va a prendere nello spazio dell’”universale”.
Quanto a Il fascino di Mammona (Fig. 10), anche qui l’ “ape regina” è vista come il “potere” a cui ciascun individuo porta doni, mentre qualcuno (come l’ “uomo-ape” in primo piano sulla destra) siede nello spazio dell’ “ape regina” e riceve doni senza bisogno di faticare (allusione a ciò che succede in ogni luogo e in ogni tempo in prossimità del “potere”).
Si può affermare, quindi, che i temi toccati da Breccia sono antichissimi per concezione, ma mai così attuali e moderni in un tempo senza tempo.
È doverosa un’osservazione entomologica: è curioso il fatto che gli “uomini-ape” di Pier Augusto Breccia abbiano il pungiglione a livello di viso; le api, infatti, lo hanno nella porzione distale dell’addome. Lo stesso artista ha così risposto: «Quanto al pungiglione, nei miei quadri questo rappresenta il potere penetrante dell’intelletto (ovvero la metafora dello spirito al maschile). Esso è destinato, oltre che a incutere timore e rispetto, a penetrare le cose del mondo con l’acume dell’intelligenza. Forse per questo l’ho allocato sulla testa degli “uomini-ape”».


 

Foto 9 - Pier Augusto Breccia, Canzone d’amore (1997) (collezione privata, Roma).
Foto 10 - Pier Augusto Breccia, Il fascino di Mammona (2003) (proprietà dell’artista).

 

PAUL BRENT

 

Paul Brent è nato ad Oklahoma City (USA) nel 1946 e vive a Panama City in Florida (www. paulbrent.com) I suoi acquarelli hanno per soggetto elementi della natura (fiori e animali) e, spesso, sono stati utilizzati per farne poster.
Tra questi vogliamo ricordare Api (Honey Bees) (Fig. 11) e Bombo (Bumble Bee) (Fig. 12). Gli acquarelli stilizzati di Paul Brent fanno riferimento a un immaginario molto discreto, fatto di pochi elementi ben riconoscibili, con molta leggerezza, sulla base di qualche suggestione orientale, non senza
contatti con stilemi di matrice liberty. C’è molta poesia e molto amore nel disegno dell’ape e del bombo: sono particolareggiati ma, nello stesso tempo, risultano lievi, quasi vivi! E anche i fiori sono curati nei dettagli senza appesantire l’insieme; l’abbinamento del giallo con il violetto lo rende armonioso dal punto di vista coloristico!
Molto belle le api posate sulle margherite che dominano la scena, ed essendone le protagoniste in uno sfondo semplice e puramente di supporto, fanno mostra di se in modo che l’occhio non possa fare a meno di guardare solo loro.

Paul Brent è un grande maestro dell’acquarello, ma la sensibilità poliedrica che lo caratterizza gli consente di eseguire le sue opere con una particolare delicatezza di colori che inducono alla tenerezza e che ricordano le tinte provenzali: soprattutto quel bel violetto delicato che richiama la profumata lavanda.

Possiamo quindi affermare che le rappresentazioni “apistiche” di Paul Brent sono essenziali, ma nello stesso tempo molto incisive per il contesto semplice e di movimento che l’artista dona a questi morbidi acquarelli.

 

 

 

 


Foto 11 - Paul Brent, Api (Honey Bees) (collezione privata).
Foto 12 - Paul Brent, Bombo (Bumble Bee) (collezione privata).


 

TERESA BURROWS

 

 

Teresa Burrows, nata il 7/07/1962 a Londra (Inghilterra) ma residente da più di 30 anni nel Manitoba (Canada), nel 2000 dipinse l’olio dal titolo Surving the hive (Fig. 13).
In esso si nota una figura femminile che sottostà a diversi favi appesi ad un infisso (in secondo piano); essi sono del tutto simili a quelli che le api “ceraiole” costruiscono sfruttando ripari naturali quali le cavità nella roccia o nei tronchi.
Nell’era moderna le api utilizzano anche ripari costruiti dall’uomo quali i cassonetti per le tapparelle o i box contenenti le centraline telefoniche.
Il titolo del dipinto potrebbe essere liberamente tradotto in Eternità in quanto si mette in contrasto la deperibilità (invecchiando) del corpo umano e la capacità della colonia d’api di mantenersi nel tempo, seppur con continui rinnovamenti.

 

Foto 13 - Teresa Burrow, Eternità (Surving the hive) (2000) (collezione privata).

 

NOTE

 

 

(1) Nella propria scuola privata, la cui tradizione dopo la morte del maestro è stata proseguita da sua figlia Anna, Bino Bini ha avviato studenti italiani e stranieri alle tecniche dell’oreficeria, incisione, sbalzo e cesello, smalto.

(2) Tema centrale del pensiero ermeneutico, così come della pittura di Breccia, è la rielaborazione del problema dell’essere dopo la “morte della Metafisica” dichiarata da Nietzsche agli albori del secolo scorso. Il termine “ermeneutica”, inoltre, permette di distinguerla da quella del Surrealismo e della pittura cosiddetta Metafisica. In tutti e tre i casi si tratta di linguaggi visuali che, al di là della pura e semplice espressività emozionale, si propongono come prodotti di un Io che si interroga sui fondamenti della propria coscienza o sul senso dell’esistenza. E in tutti e tre i casi il linguaggio pittorico si offre ai visitatori come un’occasione di significabilità personale, oltre che come una via di fuga attraverso la porta di una fruizione estetica di tipo onirico o fantastico.


 

 

 

- FINE 2A PARTE -

 

DA APITALIA N. 5, 2019

 

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TERZA PARTE

 

L’APE NELL’ARTE CONTEMPORANEA UN LUNGO VIAGGIO CHE CI STA PORTANDO ALLA SCOPERTA DEI CREATIVI CHE SI ISPIRANO ALLA NATURA

 

 

CREATURE ESEMPLARI ED AMMIREVOLI



DI: Renzo Barbattini Dipartimento di Scienze AgroAlimentari, Ambientali e Animali - Università di Udine

Giuseppe Bergamini Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo - Udine

 


STEFANO CANEPARI

 

Quest’artista, nato a Piacenza il 23 dicembre 1949 ha partecipato alla quarta edizione di “Un mosaico per Tornareccio”: iniziativa ideata da Alfredo Paglione, collezionista e mecenate originario del luogo, che ha trasformato la località abruzzese in un museo a cielo aperto. Per questa rassegna d’arte, Stefano Canepari propose l’olio del 2009 “Il giullare delle api” (Fig. 1).


Giovanni Miani così lo descrive: “Il dipinto di Stefano Canepari pare immerso in una dimensione altra, dominata da un’atmosfera rarefatta, nella quale non hanno ragione di esistere le coordinate spazio-temporali con cui l’uomo comunemente percepisce la realtà. Ciò è visibile dal contesto ambientale indefinito, lunare, quasi sospeso in un ricercato immobilismo della rappresentazione. Le figure in primo piano, caratterizzate da una ieraticità fortemente accentuata dal volume corporeo e dai volti attoniti, emergono dallo sfondo come fossero delle sculture dipinte.

Le api, descritte attraverso i particolari naturalistici tipici di questi insetti, non sono esenti dalla stessa staticità. Il carattere comunque rappresentativo di quest’opera rimanda per certi versi all’arte figurativa sorta attorno agli anni venti del Novecento, caratterizzata dal “ritorno all’ordine” dopo il fiorente periodo dominato dalle sperimentazioni artistiche delle Avanguardie storiche”.

 

Foto 1 - Stefano Canepari, Il giullare delle api (2009) (collezione privata)

 

LUISELLA CARRETTA L’artista (www.luisellacarretta.it) è


nata a Genova nel 1938, città dove vive. Ha dipinto i suoi acquarelli apistici direttamente in “campo”:
Luisella ha, infatti, seguito dal 1989 al 1992 le prove di campo con il gruppo di ricerca del prof. Giorgio Celli dell’istituto di Entomologia “Guido Grandi” dell’Università di Bologna (oggi sezione del Dipartimento di Scienze e Tecnologie agro-alimentari) potendo, così, osservare il volo delle api.
Dalla prefazione di Giorgio Celli al libro di Luisella Carretta In volo con le api (Campanotto, Udine, 2000), risultato di quell’esperienza: “Luisella Carretta è un’artista che si colloca sul confine tra la pittura e l’etologia, tra i segni onirici e i percorsi ornitologici, o nel caso nostro, entomologici, attivando il fascino di una scrittura effimera sulla pagina celeste [...].

 

Questi tragitti acquistano a poco a poco, una valenza estetica, diventano segni di sogni, si trasformano da etogrammi in pittogrammi (1) in modelli motori che si esprimono nella leggerezza e nella bellezza e che forniscono all’entomologo un inventario figurale dei comportamenti di volo e di esplorazione delle api, all’uscita dell’arnia, e dei suoi immediati dintorni.” In volo con le api è un viaggio dentro la natura, dove le api vivono e volano dall’arnia verso i fiori attratte da colori e tracce odorose”.

 

Tratti da esso, si riportano i seguenti dipinti con le relative note dell’artista:

 

• Api: Voli di uscita (Parco Università, Bologna, 14.06.1989, ore 16,30/16,35, cielo parzialmente coperto) (Fig. 2) “Le uscite, anche in questo caso, si rivelano complesse per la mancanza del sole”; • Api: Voli di entrata (Parco Università, Bologna, 14.06.1989, ore 15.55/16.00, cielo coperto) (Fig. 3) “Le api arrivano veloci attraverso l’unico varco tra gli alberi, sostando, anche in questo caso, davanti all’ingresso”; • Api: Voli sui fiori di melone (Campagna di Imola, 18.06.1 +992, ore 17.27/17.42, cielo sereno) (Fig. 4) “Su questi fiori più grandi e più distanti tra loro, le soste sono mediamente più lunghe: 21 soste in tre minuti”. Il critico Miani così dice: “La peculiarità delle opere di Luisella Carretta è riscontrabile nel raggiungimento di un’essenzialità estrema e assoluta. La rappresentazione visiva del mondo sensoriale (ciò che ci sta attorno) in queste realizzazioni è ridotta al minimo proprio perché la tensione dell’artista si esprime in tutta la sua sublime forza nella messa in opera di una realtà quasi rarefatta, eterea. Tutto ciò si esplicita con pochi e brevi tocchi nonché fugaci sprazzi cromatici

 


Foto 2 - Luisella Carretta, Api: Voli di uscita, (proprietà dell’artista).
Foto 3 - Luisella Carretta, Api: Voli di entrata (proprietà dell’artista)
Foto 4 - Luisella Carretta, , Api: Voli sui fiori di melone, (proprietà dell’artista).

in questo caso, si rivelano complesse per la mancanza del sole”; • Api: Voli di entrata (Parco Università, Bologna, 14.06.1989, ore 15.55/16.00, cielo coperto) (Fig. 3) “Le api arrivano veloci attraverso l’unico varco tra gli alberi, sostando, anche in questo caso, davanti all’ingresso”; • Api: Voli sui fiori di melone (Campagna di Imola, 18.06.1 +992, ore 17.27/17.42, cielo sereno) (Fig. 4) “Su questi fiori più grandi e più distanti tra loro, le soste sono mediamente più lunghe: 21 soste in tre minuti”. Il critico Miani così dice: “La peculiarità delle opere di Luisella Carretta è riscontrabile nel raggiungimento di un’essenzialità estrema e assoluta. La rappresentazione visiva del mondo sensoriale (ciò che ci sta attorno) in queste realizzazioni è ridotta al minimo proprio perché la tensione dell’artista si esprime in tutta la sua sublime forza nella messa in opera di una realtà quasi rarefatta, eterea. Tutto ciò si esplicita con pochi e brevi tocchi nonché fugaci sprazzi cromatici.

 

JESSICA CARROLL Rosalind (suo secondo nome) è nata a Roma il 9/4/1961, oggi risiede e opera a Torino (www.jessicacarroll.it). Di quest’artista, molto prolifica, ricordiamo:

• Arnie e favi (Fig. 5), opera del 2004 presente alla La Fortezza del Mare - Isola di Palmaria (La Spezia) nell’ambito della personale Il Cannone Bianco (10 luglio - 16 agosto 2005). Le sfere in ceramica sopra alle arnie (Fig. 6) (2) , quadri colorati come la natura a primavera, rappresentano il favo a faccette esagonali da cui cola miele. Sopra di esse vi sono appoggiate alcune api di bronzo.
L’insieme, quindi, richiama la trasformazione, grazie al lavoro delle instancabili api, del nettare dei fiori nel dolce prodotto.

• Danza delle api (Fig. 7, 8, 9). Anche questi disegni sono del 2004; le api, con le loro danze, appaiono simboli solari di saggezza, d’ordine e di regalità, dell’anima collegata al divino. Essi rimandano alla danza fascinosa delle api attorno agli oggetti del loro desiderio, esprimendo nel movimento la loro inesauribile energia.

• Hannukia (Fig. 10), opera del 2005. Il percorso delle api nell’aria è raffigurato mediante fasci di metallo sospesi: piccole api in cera n’evidenziano la poetica decisamente naturalistica.

• Miss Dolcezza (Fig. 11). Quest’opera del 2004 è una sorta d’object-trouvé: una cassetta per la frutta recante appunto questa scritta su un lato ed esposta nella vetrina della galleria. All’interno vi sono decine d’api di bronzo dorato, posate su uno strato di cera.

• Casa dolce casa (Fig. 12) opera del 2003. Questa “casa” (in realtà rappresenta un’arnia!) è completamente di vetro, costruita per scrutare i segreti della vita delle api; al suo interno si trovano numerosi favi di resina di pino (tecnicamente detta colofonia) (3) su cui stazionano api di cera d’api.

• La vera Vite (Fig. 13) opera del 2006, realizzata in marmo bianco di Carrara. L’autrice a proposito di quest’opera, il cui titolo è ripreso direttamente dal Vangelo, si esprime così: “La piccola ape la sa lunga nel senso che essa osserva una vite che vagola nello spazio e lo fende dimostrando un modo di porsi davanti al mistero, certamente diverso da quello umano. Quest’atteggiamento potrebbe,
forse, essere di maggiore intimità con il mistero.

• Allarme, (Fig. 14) anch’essa del 2006. Il titolo si riferisce alla danza d’allarme delle api.

 

Jessica Carroll, con la scultura Alveare (Fig. 15) è risultata vincitrice della VI Biennale Internazionale di Scultura Premio “Umberto Mastroianni”, svoltasi nel 2008, indetto dalla Regione Piemonte e organizzato dall’Associazione Piemontese Arte www.piemontearte.com. La scultura ha diametro cm 200 ed è stata realizzata, in bronzo, nella fonderia Di Carlo di Volvera (Torino); dal giugno 2010 si trova ad Asti nei Giardini Alganon di Piazza Roma.

 

 

PIETRO CASCELLA

 

Le opere di Pietro Cascella (uno dei maggiori scultori italiani del secondo Novecento, nato a Pescara il 2 febbraio 1921 e scomparso a Pietrasanta, Lu, il 18 maggio 2008) si caratterizzano per la loro dimensione monumentale: anche quando realizza una “piccola” scultura, come quella dell’ape (Fig. 16), l’idea che vi è implicita è sempre monumentale.
Nelle sue opere, infatti, è espresso un senso di potenza ed energia che si richiama alla grande tradizione arcaica dell’arte, sulla quale s’innesta una fantasia del tutto moderna.
L’uso della pietra, da lui definita “l’ossatura della terra”, rappresenta il recupero dell’antica naturalità e integrità dell’uomo e la sintesi plastica di volumi articolati; quest’ultimi richiamano forme primitive, simboli comunicativi universali.
Tutto ciò colloca l’artista in una linea ideale della scultura europea. La “lettura” che ne dà uno non del settore “arte” (com’è uno di noi) è questa: quest’opera provoca una sensazione di non-movimento, ma di un ipotetico impietrimento.
L’ape è incastonata in una parete dove il corpo e la testa sono divisi da una sorta di muro. Anche se il corpo dell’ape è plasmato,
le ali sono di pietra e anomale rispetto alle rotondità di tutto il resto. Il complesso è, in ogni caso, abbastanza lapidario e statico. Il senso dell’opera può essere compreso come un esempio di pietrificazione di un movimento, come quando un essere vivo è fermato e fissato per l’eternità.

 

Questa scultura di ceramica e bronzo è consegnata, dal 2007, all’artista che ha ottenuto più consensi dalle due giurie del concorso “Un mosaico per Tornareccio”. Questa manifestazione si svolge ogni anno a ridosso del 16 luglio, festa liturgica della Madonna del Carmine. Con quest’opera, Jessica Carroll ha vinto il Premio Umberto Mastroianni nell’ambito della VI Biennale Internazionale di Scultura della Regione Piemonte (Torino, 18 settembre - 18 ottobre 2008). La stessa sarà realizzata in grandi dimensioni e collocata ad Asti.

 

Questa resina trasparente gialla, simile all’ambra, derivata dalla distillazione della linfa di varie conifere, usata nella preparazione di vernici, saponi, adesivi, mastici, ecc

 

 

 

 

 

NOTE

1) Il pittogramma è un segno grafico che rappresenta la cosa vista e non la cosa udita (come invece avviene nelle scritture sillabiche, consonantiche ed alfabetiche). In pratica si tenta di riprodurre l’oggetto e non il suono.

2) Questa scultura di ceramica e bronzo è consegnata, dal 2007, all’artista che ha ottenuto più consensi dalle due giurie del concorso “Un mosaico per Tornareccio”. Questa manifestazione si svolge ogni anno a ridosso del 16 luglio, festa liturgica della Madonna del Carmine. Con quest’opera, Jessica Carroll ha vinto il Premio Umberto Mastroianni nell’ambito della VI Biennale Internazionale di Scultura della Regione Piemonte (Torino, 18 settembre - 18 ottobre 2008). La stessa sarà realizzata in grandi dimensioni e collocata ad Asti.

 

3) Questa resina trasparente gialla, simile all’ambra, derivata dalla distillazione della linfa di varie conifere, usata nella preparazione di vernici, saponi, adesivi, mastici, ecc.

4) Premio “Satira politica” che s’ispira al simbolo della manifestazione che ogni anno si tiene a Forte dei Marmi (Lucca).


 

 

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Di altri Autori:

- sull'argomento "Miele" in Collaborazioni varie, di Maria Cristina Caldelli: DOLCILOQUIO - A TAVOLA CON IL MIELE ITALIANO.


- sull'argomento "Api e Religione", segnaliamo in Collaborazioni Varie l'articolo del Prof. Franco Frilli - "L'Ape nella Sacra Scrittura".

 

 

 

 

 

 

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