Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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TRATTATO SUL PARADISO

 

 

 

Dopo aver esplorato ed analizzato le misteriose regioni dell'Inferno e del Purgatorio, luoghi e stati di dolore e di tormento, finalmente ora cercherò di indagare per quanto possibile, la regione della completa beatitudine ed il porto dove tutti, per disposizione divina, dovremmo approdare: il Paradiso.

CONCETTO



Il nome “Paradiso”, come si suole chiamare il luogo della felicità eterna, origina dalla parola greca "paradeios” che sta a significare "Giardino, luogo di delizie".

Papa Benedetto XII

Papa Benedetto XII dichiarò nella Costituzione dogmatica “Benedictus Deus” (1336) che “le anime pienamente purificate sono in cielo e vedono la divina essenza con una visione intuitiva ed anche facciale, senza la mediazione di alcuna creatura, ma immediatamente, grazie alla divina essenza che si manifesta loro senza veli, chiaramente, ed è per questo che sono veramente felici ed hanno la vita e la pace eterna”.
Nel Nuovo Testamento, Gesù raffigura la beatitudine del Paradiso ad un banchetto di nozze (Mt25 v. 10) e la chiama vita eterna. In molti altri passi evangelici Gesù accenna al Paradiso come a luogo di delizie e come premio per la fedeltà alla sua Persona e ai suoi insegnamenti: “La vita eterna consiste in questo: che conoscano TE, il solo vero Dio, e colui che hai inviato: Gesù Cristo” (Gv17,3).
S. Paolo pone in risalto il carattere misterioso della beatitudine futura: “Occhio non vide, orecchio non udì e cuore umano non gustò quello che Dio ha preparato per colore che lo amano” (1 Cor. 2 ,9).
S. Giovanni pone l’idea fondamentale che la vita eterna si ottiene con la fede in Gesù, il Figlio di Dio, e che la vita eterna consiste nella visione immediata di Dio.

La Scolastica ne accentua l’assoluta soprannaturalità ed esige perciò una particolare luce dI conoscenza, il cosiddetto lumen gloriae, cioè un dono abituale e soprannaturale dell’intelletto che rende questo capace della visione divina.




DOGMATICA

La Chiesa insegna che le anime dei giusti che nel momento della morte sono libere da ogni colpa o pena, entrano in Paradiso. Questo è uno stato ed un luogo di completa beatitudine fondata sulla visione di Dio, che è la vera essenza del Paradiso.
Analizziamo brevemente ora tali concetti.

A) BEATITUDINE PRIMARIA

La felicità primaria del Paradiso consiste nella visione beatifica di Dio. L’anima salva però, pur ammessa alla beatitudine eterna, non può sostenere solo con le proprie forze la visione divina; infatti, tanto è lo splendore e tanta è la perfezione di Dio, che essa ne sarebbe annientata.
Un po’ come il nostro occhio che non è capace di sostenere una luce vivissima, perché rischierebbe la cecità. Ora se noi non siamo capaci di sostenere, per esempio, la luce del sole, creatura di Dio, come potremo sopportare il bagliore di Dio stesso?
Per ovviare a ciò è Dio stesso che interviene, infondendo nell’anima una virtù soprannaturale che la renderà capace di vederLo, amarLo e goderLo come Egli è..
Come già detto in precedenza, questa virtù viene chiamata Lumen gloriae (lume di gloria). Questo lume di gloria, questa capacità soprannaturale, è proporzionata al grado di grazia e ai meriti che ciascuno ha conseguito durante la vita terrena.
Ma cosa significa “vedere Dio”? Certo non un semplice atto visivo degli occhi del corpo, ma significa conoscere, amare, possedere Dio, goderLo in eterno, essere unito a Lui in modo intimo.
Il Beato contemplerà, senza stancarsi, la Divinità infinitamente bella e sempre nuova, mentre sempre di più in lui aumenteranno la felicità, lo stupore e la conoscenza.

B) BEATITUDINE ACCIDENTALE

San Tommaso d'Aquino

Alla beatitudine essenziale (la visione di Dio), si aggiungerà una beatitudine accidentale, che deriva dalla conoscenza e dall’amore dei beni creati.
I beati conseguiranno una beatitudine accidentale dalla comunione con la Madre di Dio, con gli angeli ed i santi e dalla riunione con parenti ed amici del tempo della vita terrena ed anche dalla conoscenza delle opere di Dio.
Pure l’unione dell’anima col corpo glorificato nella risurrezione, rappresenterà un accrescimento accidentale della gloria celeste.
Secondo la dottrina della Scolastica tre classi di beati, oltre la beatitudine essenziale, riceveranno una ricompensa particolare, detta “aureola”:
i vergini per la vittoria sulla carne, i martiri per la vittoria sul mondo, i dottori per la vittoria sul diavolo, maestro di menzogna.

Secondo S. Tommaso l’essenza dell’aureola consiste nel gaudio per le opere da loro compiute nella lotta contro i nemici della salvezza.


C) ETERNITA’ DEL PARADISO

Con la sua morte e risurrezione, Gesù ci ha aperto le porte del cielo e la beatitudine celeste durerà per tutta l’eternità.
Papa Benedetto XII dichiarò “questa visione e questo godimento dureranno senza interruzione e senza fine sino al giudizio finale e poi per tutta l’eternità”.
Gesù nel Vangelo paragona la ricompensa per le opere buone ai tesori del cielo, che non vengono meno. (Mt 6,20 ; Lc 12,33 ) e proclama che “i giusti andranno nella vita eterna...” ( Mt 25, 46 ).
S. Paolo parla della beatitudine eterna usando l’immagine di una corona incorruttibile. (1Cr 9,25).

D) DIVERSITA’ DELLA BEATITUDINE


Il Decreto per i Greci del Concilio di Firenze (1439) dichiarò che le anime pienamente giuste “vedono chiaramente Dio uno e trino, quale Egli è, ma più o meno perfettamente secondo la diversità dei meriti acquisiti”. Da quanto proclamato dal Magistero della Chiesa, quindi, apprendiamo che il grado di felicità celeste è diverso nei singoli beati, a seconda del grado dei loro meriti.

Infatti Gesù assicura “Il Figlio dell’Uomo renderà a ciascuno secondo il suo operato” ( Mt.16,27), mentre San Paolo insegna che “ciascuno riceverà la propria mercede a proporzione del suo lavoro” ( 1 Cr. 3,8) e che “chi semina scarsamente, scarsamente mieterà, chi semina con abbondanza con abbondanza pure mieterà”. (2 Cr. 9,6 ).

Quindi, per ricapitolare, se la beatitudine eterna è di uguale durata per tutti, vi saranno però diversi gradi di ricompensa, a seconda dei meriti acquisiti durante la vita terrena.

San Paolo

 


ERESIE

 

Dato che il carattere primario del Paradiso è la visione di Dio, non deve meravigliare che nella storia della Chiesa, gli errori circa la vera natura della vita eterna siano sempre stati errori sulla visione di Dio: o si diceva che la visione di Dio era impossibile o che non era eterna.

a) Negazione della possibilità della visione di Dio:

Questa teoria fu sostenuta da Teodoreto di Ciro, secondo il quale gli uomini ed anche gli angeli non possono vedere l’essenza di Dio ma “un certo splendore adatto alla loro natura”.
Anche Gregorio Palamas rinnovò nel XIV secolo la stessa distinzione e sostenne la stessa eresia.

b) Negazione dell’eternità della visione di Dio:

Questa teoria eretica fu sostenuta da Origene, secondo cui la visione e la beatitudine di Dio non possono essere eterne per una serie di ragioni che per la loro complessità non possono essere in questo breve e semplice studio trattate più ampiamente.

 

 

CONCETTO DI VITA ETERNA

Vita eterna”, è un termine molto usuale nei Vangeli ma mentre i sinottici ne parlano come qualcosa riguardante il futuro, S. Giovanni ne parla come di una realtà già presente.
Questa divergenza sul modo di esprimersi ci fanno capire come l’escatologia sia nel contempo una realtà futura ma che è già cominciata con la venuta di Gesù ma che ancora non è arrivata al suo compimento, che avverrà con il Suo ritorno (Parusia) e con la resurrezione dei corpi.

 

MODO DI ESISTENZA


Come ho già detto, la felicità primaria in Paradiso consisterà nella visione di Dio, nel gustarne l’essenza, ma detto questo oltre non possiamo andare; bisogna fermarsi nei ragionamenti perché è impossibile a qualunque mente umana andare oltre. La fede ci sia di aiuto.

Ora, come già appreso in precedenza, noi in Paradiso non saremo soli come degli eremiti ma in buonissima compagnia; gioiosamente insieme alla Vergine Santa, agli angeli, ai santi e a tutti i nostri parenti ed amici conosciuti durante la nostra vita terrena.

Penso dunque che valga la pena soffermarsi brevemente a parlare di questi nostri “compagni nella gioia”, visto che dovremmo (speriamo!) stare con loro per l’eternità.
Coloro che saranno ritenuti degni di entrare nel luogo della felicità eterna vivranno in pace ed in armonia con tutti gli altri che nel corso dei millenni saranno stati salvati dalla misericordia divina ed ognuno occuperà il posto assegnatogli dalla giustizia divina in base ai meriti acquisiti durante la vita terrena. Ognuno sarà soddisfatto del posto avuto perché saprà di averlo meritato e non ci sarà invidia per gli altri che occuperanno posti migliori.

S. Michele Arcangelo

Come sopra già accennato, faranno compagnia ai salvati gli angeli buoni; quelli che al principio della creazione non seguirono Lucifero nella ribellione a Dio onnipotente e cioè i Serafini, i Cherubini, i Troni, le Dominazioni, le Virtù, le Podestà, i Principati, gli Arcangeli ed infine gli Angeli.

Quale grande gioia sarà per ognuno fare la conoscenza del proprio angelo custode che nel corso della vita terrena tante volte ci ha liberato da pericoli incombenti, guidandoci sulla via del bene e ispirandoci sentimenti di carità e di pietà verso il nostro prossimo.

Ma la gioia maggiore sarà, dopo naturalmente la visione divina, quella della Vergine Santa, la madre di Dio. In Lei Dio ha immesso tutto ciò che aveva di più bello e di più santo e di più grande; Essa è stata la prima creatura nell’ordine della grazia e l’unica creatura preservata dal peccato originale, la più santa fra i santi, la più gloriosa fra tutte le creature.
Quale madre di Dio, Maria supera in dignità tutte le persone create, angeli e uomini, poiché la dignità di una creatura è tanto maggiore quanto più questa è vicina a Dio.

Ora Maria, dopo la natura umana di Cristo, è la creatura più vicina alla Trinità. Come madre carnale è consanguinea del Figlio di Dio, secondo la natura umana, e mediante il Figlio è intimamente unita al Padre ed allo Spirito Santo.

 

LA RESURREZIONE DEI CORPI

Il simbolo apostolico dice: “…credo nella resurrezione della carne” cioè afferma che tutti gli uomini da Adamo all’ultimo nato, nel tempo stabilito risorgeranno con lo stesso corpo che ebbero sulla terra ma l’identità non deve intendersi nel senso che tutte le parti della materia che un tempo appartennero al corpo terreno debbano trovarsi nel corpo risorto, esso sarà un corpo spiritualizzato simile a quello di Gesù risorto.
Infatti secondo i Padri della Chiesa i corpi dei giusti saranno trasformati e glorificati ad immagine del corpo glorioso di Gesù e le qualità o doti del corpo risorto saranno:

- l’impassibilità: cioè l’esclusione da ogni male fisico.

- la sottigliezza: cioè il corpo sarà spiritualizzato.

- l’agilità: la capacità del corpo di ubbidire nei suoi movimenti allo spirito.

- la chiarezza: l’assenza di ogni bruttezza e la pienezza della bellezza e dello splendore.

Anche i corpi dei dannati risorgeranno immortali e incorruttibili, ma a differenza di quelli beati per subire la punizione eterna meritata a causa della loro impenitenza.
I corpi risorgeranno alla fine del mondo nel momento stesso in cui Gesù ritornerà gloriosamente sulla terra per giudicare tutti gli uomini e di questo giudizio Gesù stesso ne da una grandiosa descrizione nel Vangelo di S. Matteo. Il giudizio finale servirà alla glorificazione di Dio e dell’Uomo–Dio, Gesù Cristo, poiché manifesterà con quanta sapienza, bontà e giustizia avrà governato l’universo intero. (Maranathà)!

Giunto finalmente alla conclusione di questo difficile trattatello, anche per il Paradiso è mia intenzione far conoscere alcuni fatti storici riguardanti apparizioni di anime beate, le quali confermano la realtà di quanto asserito finora.


 

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TESTIMONIANZE




1° episodio



Nella vita di S. ANTONIO DI PADOVA si legge che quando era di passaggio a Camposampiero, qualche volta egli accettava l’ospitalità del conte Tiso il quale gli teneva riservata una camera appartata, affinché, lontano da qualunque rumore potesse pregare e studiare a suo piacimento.

Volendo una sera il conte parlare ad Antonio e non azzardandosi a disturbarlo per l’ora già tarda, si avvicinò alla porta e guardando attraverso il piccolo foro della serratura, vide che il Santo aveva in collo un bellissimo bambino, e lo baciava e lo vezzeggiava con serafico ardore. Il bambino altresì tutto splendore, gli gettava le braccia al collo e lo stringeva con trasporto.

Il Bambino Gesù, perché tale era, rivelò ad Antonio che il conte stava spiandolo, ma Antonio lo lasciò spiare finchè volle, per non privarlo di quella scena paradisiaca.
Scomparso che fu il Bambino Gesù, però il Santo comandò al conte di tacere con chiunque di ciò che aveva visto, finchè egli fosse stato in vita.

 







2° episodio


L’episodio qui riportato è uno dei miracoli riconosciuti dalla Chiesa per la causa di Beatificazione di Papa GIOVANNI XXIII°.
Suor Caterina Capitani, suora delle Figlie della carità della provincia napoletana, cominciò ad accusare disturbi di salute alcuni mesi dopo la vestizione, finchè non ebbe una forte emorragia a cui lei però non dette molta importanza. Per sette mesi non accadde nulla, poi all’improvviso il male scoppiò in tutta la sua virulenza. Da allora iniziò il suo calvario con controlli, esami clinici e ricoveri ospedalieri, con cure a volte molto dolorose, che però non sortivano alcun effetto e, infine, venne operata. L’intervento durò cinque ore e le vennero asportati lo stomaco, la milza ed il pancreas.
Le consorelle, vista al gravità della sua situazione, iniziarono a pregare con fervore Papa Giovanni.
Nel maggio 1966, Suor Caterina era quasi in fin di vita. Il 25 maggio verso le 14,30 si assopì. Ad un certo punto sentì una mano che le premeva la ferita ed una voce d’uomo che la chiamava.
Suor Caterina si voltò verso la parte da cui veniva la voce e vide accanto al letto Papa Giovanni.

Era Lui che le teneva la mano sulla ferita dello stomaco. Papa Giovanni le disse : “ Non temere non hai più niente. Suona il campanello e chiama le suore che stanno in cappella, fatti misurare la febbre e vedrai che la temperatura non arriverà a 37 gradi. Mangia tutto quello che vuoi... non hai più niente. Và dal professore e fatti fare delle radiografie e fai mettere tutto per iscritto perché un giorno queste cose serviranno".
Poi la visione scomparve.”
Possiamo immaginare lo stupore delle consorelle nel vederla guarita e nell’ascoltare il racconto, e possiamo pure immaginare lo meraviglia del Prof. Zannini che l’aveva operata...
Da quel giorno Suor Caterina non ha avuto più niente. I medici la visitarono, la sottoposero a decine di radiografie. Dei suoi malanni non c’era più nessuna traccia.



3° episodio

 



NATUZZA EVOLO di Paravati, vedeva Gesù come un uomo alto e molto bello, vestito di bianco, con i capelli color biondo nocciola, divisi al centro da una riga, con gli occhi stupendi e meravigliosi.
A chi le chiedeva se lo vedesse di frequent, Natuzza rispondeva: “ Non di frequente, ma l’aspetto con la stessa ansia che ha una mamma quando aspetta un figlio che le torna da lontano”.

Durante la Quaresima e la Settimana Santa, Gesù si intratteneva con lei più a lungo, incoraggiandola e sostenendola nelle sue sofferenze, come risulta dai meravigliosi messaggi del Venerdì Santo in parte riferiti da Natuzza stessa.

La maggior parte dei colloqui avvenuti e che proseguirono tra Gesù e Natuzza finchè lei visse, rimarranno segreti perché il Signore è geloso delle Sue anime elette, nei cui cuori soltanto può trovare corrispondenza all'Amore che Lui offre a tutto il genere umano.


 


4° episodio

 



Un certo Pietro di Affile, accusato di eresia, fu catturato a Roma e, per ordine di Gregorio IX, venne affidato in custodia al Vescovo di Tivoli, con la minaccia che se se lo fosse lasciato sfuggire, sarebbe stato rimosso dal vescovado. L'uomo fu trattato con rigore e nel carcere fu anche torturato e messo in ceppi.
L’infelice cominciò ad invocare con preghiere e lacrime S. FRANCESCO D’ASSISI poiché aveva inteso che si era alla vigilia della sua festa. E siccome in cuor suo aveva già abiurato l’eresia, con atto di fede e di grande devozione si era affidato al Santo. Sull’imbrunire del giorno della sua festa, il santo gli apparve nel carcere e lo chiamò per nome ordinandogli di alzarsi.

- Chi sei ? domandò Pietro. – Io sono colui che hai molto invocato – rispose Francesco.

I ceppi si infransero, le porte si aprirono senza essere toccate da mano umana e l’uscita risultò essere libera.
Il Vescovo avvertito del fatto, si recò subito sul posto e riconoscendo la potenza del Signore, in quello stesso luogo l’adorò. Anche il Papa ed i cardinali, quando videro quelle catene spezzate, furono colmi di stupore ed approvarono il miracolo.

Pietro di Affile visse da allora una vita santa e morì dopo qualche anno in grazia di Dio.



5° episodio

 



SAULO giovane ardente, perseguitava i primi cristiani.
Mentre era incamminato sulla via di Damasco, d’improvviso una luce dal cielo gli sfolgoreggiò intorno.

Caduto per terra da cavallo, sentì una voce che gli disse: “Saulo,Saulo, perché mi perseguiti?“
Ed egli chiese : “Chi sei Signore?“.
“Io sono Gesù, che tu perseguiti!...” e gli intimò di andare in citta’ presso un discepolo di nome Anania.

Da quel momento Saulo, ovvero S. PAOLO, divenne forse il più grande degli apostoli, l’Apostolo dei pagani, il banditore più zelante del Vangelo di Gesù.
Successivamente Gesù volle premiare il fedele apostolo ammettendolo a visitare il Paradiso mentre era ancora in vita.
Spinto a narrare ciò che aveva veduto disse: Ciò che occhio mai vide, orecchio mai udì, cose che mai entrarono nel cuore dell’uomo, queste cose Dio ha preparato per coloro che lo amano. “

 

 

6° Episodio

 



Nell’autobiografia di S. TERESA D’AVILA si legge questo episodio:

“Era molto malato un frate del nostro Ordine, religioso di grande virtù. Mentre ascoltavo la messa, entrai in raccoglimento e vidi che era morto e che saliva al cielo senza passare per il purgatorio.

Seppi poi che era morto nella stessa ora in cui l’avevo visto.

Siccome mi meravigliai nel vederlo esente dal purgatorio, intesi che aveva ottenuto questo favore per le Bolle dell’Ordine.“





7° Episodio



Dal libro “Colui che parla dal fuoco“ scritto sulle esperienze mistiche di JOSEFA MENENDEZ si legge quanto segue:

“Dopo una notte terribile di espiazione, le appare Nostro Signore. Ella non può contenere il suo dolore e Gli parla di quel numero incalcolabile di anime perdute per sempre che ha visto.

Gesù l’ascolta col volto improntato a grande tristezza; poi, dopo un istante di silenzio disse: “Tu hai visto quelle che cadono, ma non hai visto quelle che salgono“.

Allora Josefa scorse una fila interminabile di anime strette le une alle altre. Entravano in un luogo spazioso pieno di luce, e si perdevano in quella immensità.
E Gesù disse: “Queste anime sono quelle che hanno accettato con sottomissione la croce del mio amore e della mia volontà“.




 

 

8° Episodio

 


 

Nel 1656, la peste infieriva a Napoli ed in tutto il regno. Dopo Foggia, dove morì quasi la metà della popolazione, Manfredonia era minacciata.

Il Vescovo Giovanni Puccinelli, ricorse a S. MICHELE ARCANGELO e, nella santa grotta, con tutto il clero e tutto il popolo, gli chiese il suo potente aiuto.

All’alba del 22 settembre 1656, in una grande luce, vide S. Michele che gli disse:
“Sappiate o Pastore di queste pecorelle, che Io sono l’Arcangelo Michele; ho impetrato dalla SS. Trinità che, chiunque adopererà con devozione i sassi della mia grotta, allontanerà dalle case, dalle città e da qualunque luogo, la peste.
Voi benedirete i sassi, scolpendo su di essi il segno della croce con il mio nome “.
E la peste fu vinta.
Oggi ancora si usano questi sassi, presi nella Grotta con fede, per avere la protezione di S. Michele.


 

 

9° episodio

 



Un giorno a S. CATERINA DA SIENA apparve la Madonna con S. Giovanni e S. Paolo.
La Vergine santa prese la mano di Caterina e presentandola al Figlio, lo invitava dolcemente a sposarla a sé nella fede.

L’Unigenito di Dio, graziosamente dicendo di si, mise fuori un anello d’oro nel quale erano incastrate tutto in giro quattro perle e un meraviglioso diamante in mezzo.
Con la sua mano destra poi lo lasciò scorrere nel dito anulare della vergine dicendo:
"Ecco: Io ti sposo a me nella fede; a me tuo Creatore e Salvatore. Conserverai illibata questa fede fino a che non verrai in cielo a celebrare con me le nozze eterne..”

La visione disparve, ma l’anello rimase sempre in quel dito e qualcuno in seguito potè vederlo.


10° episodio

 



Nella vita di S. GIOVANNI BOSCO, si legge questo episodio:

Era morto il chierico Luigi Comollo da Cinzano.
La sera dopo S. Giovanni Bosco riposava con i chierici del Corso Teologico nel loro dormitorio.
Ad un tratto, allo scoccare della mezzanotte, si udì un cupo rumore in fondo al corridoio, rumore che rendevasi più sensibile, più cupo e più acuto mentre si avvicinava. Pareva il rumore di un treno. I seminaristi di quel dormitorio si svegliarono, ma nessuno parlava. Io ero impietrito dal timore. Intanto il rumore si avanzava, ma sempre più spaventoso.

Improvvisamente si aprì la porta del dormitorio e si cominciò ad intravvedere una languida luce mentre il rumore continuava fragoroso. Ad un certo momento si fece improvvisamente silenzio, splendette più viva quella luce e si udì distintamente risuonare la voce del Comollo:

"Bosco, Bosco! Io sono salvo in Paradiso!".

In quel momento il dormitorio divenne più luminoso ed il cessato rumore si fece sentire di nuovo e di gran lunga più violento.
I Chierici balzati dal letto fuggirono spaventati, ed anche Don Bosco per il grande spavento si ammalò di una malattia che lo portò sull’orlo della tomba.
Dopo molti anni dall’apparizione sono ancora vivi alcuni testimoni del fatto.”



 

 

 

11° episodio

 


 

Nel 1958, nella sua residenza di Castel Gandolfo, moriva Pio XII.

Prima che il mondo ne venisse informato, attraverso la Radio Vaticana, S. PADRE PIO, nel Convento di S. Giovanni Rotondo, comunicò ai suoi confratelli, la morte del "Pastor Angelicus", con questa frase:

“In questo momento Pio XII è entrato in Paradiso “.

Il momento della comunicazione di Padre Pio risultò essere quello in cui Papa Pacelli aveva esalato l’ultimo respiro.

 

 





 

12° episodio

 



 

In una nota, nobile famiglia cattolica del Belgio, un bambino di circa sette anni era moribondo.
La madre addolorata se ne stava presso il letto, aspettando l’ultimo respiro del figlio. Era il 7 febbraio 1878.

Ad un tratto il bambino si anima, si solleva, fissa gli occhi al cielo e stende le mani esclamando:
" Mamma, che vedo!"
" Che cosa vedi figlio mio?" – chiese la madre.
" PIO IX che va su su! Oh quanto è bello ! Tutto luminoso".

La signora credendo che il bambino delirasse procurava di calmarlo, ma un istante dopo il bambino esclamava di nuovo:

”Oh mamma, la Madonna quanto è bella e sorridente! Ecco va incontro a Pio IX e gli pone una corona sul capo.”

Dopo essere rimasto un istante a contemplare questo meraviglioso spettacolo, il bambino volgendosi alla madre disse:

"Mamma, sono guarito! La Madonna e PIO IX mi hanno benedetto e guarito!".

Il bambino era guarito e pieno di vigore. Successivamente si venne a sapere che PIO IX era spirato proprio nel momento in cui il bambino aveva avuto la visione.

 

 

Foto fornite da Cartantica

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dello stesso Autore:

Breve Trattato sull'Inferno


Breve Trattato sul Purgatorio

 

Brevi considerazioni sul Limbo

Cagliostro

Eresie: Nestorio, Eutiche e Pelagio


Frà Dolcino e gli Apostolici

 

Giordano Bruno


Girolamo Savonarola


I Catari

Il Grande Scisma d'Occidente

 

Il Sacco di Roma

I Re Magi


I Templari


L'Arianesimo

L'Assedio di Malta


L'Assedio di Vienna

La Battaglia di Lepanto


La Breccia di Porta Pia

La Guerra dei 100 anni

 

La Peste Nera

La Prima Crociata

 

La Quarta Crociata

La Repubblica Romana

La Riforma Protestante

La Strage di San Bartolomeo

Lo Scisma Anglicano

 

Lo Scisma d'Oriente

Un eresiarca risoluto: Giovanni Calvino

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