Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori.
Nello specifico, i testi sono stati realizzati da Mario Tasca che ha fornito anche le immagini, mentre la pagina è stata curata, per la parte grafica da Cartantica.
Tutti gli articoli degli altri Settori sono state realizzati da Patrizia di Cartantica che declina ogni responsabilità su quanto fornito dai collaboratori.

"N.B.: L'Autore prescrive che qualora vi fosse un'utilizzazione per lavori a stampa o per lavori/studi diffusi via Internet, da parte di terzi (sia di parte dei testi sia di qualche immagine) essa potrà avvenire solo citando esplicitamente per esteso (Autore, Titolo, Periodico) il lavoro originale."


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LE MOSTRE DI SANTINI DI MARIO TASCA


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SANTINI RICORDO DELLA PRIMA COMUNIONE
8 - 23 APRILE 2006

CAORLE

Una mostra, sulla stessa tematica della precedente, è stata ripresentata dal sig. TASCA a Caorle, nel Centro Pastorale dall'8 al 23 aprile 2006.

 

Partecipazione di Cartantica alla suddetta Mostra



Domenica 23 è terminata l’esposizione a Caorle che……è stata un po’ deludente sotto l’aspetto della partecipazione: mi aspettavo che i turisti della Pasqua fossero numerosi, e lo sono stati, ma nelle strade e nelle piazzette di Caorle e molto meno nel visitare la mia mostra!

Comunque ho avuto la costruttiva visita di alcuni collezionisti, tra cui Cimenti, socio AICIS e un altro di S. Donà di Piave, non iscritto ma intenzionato, che colleziona da 30 anni e solo fino ai primi novecento avendo incentrato la propria collezione su pezzi più ricercati e antichi.
E proprio mentre questi mi magnificava alcuni dei suoi canivet e pergamene dipinte a mano, si è sovrapposta al nostro discorrere un’altra signora collezionista col commento “in questa sala (un vasto e bel salone del rinnovato centro parrocchiale) i miei santini non ci starebbero tutti!”
Ha cominciato a parlarci dei suoi santini molti dei quali le vengono dati da una signora che gira il mondo per il volontariato piuttosto che da una suora missionaria, e ha tolto dal portafogli, per farceli ammirare, tre santini tra i suoi più preziosi:……. attuali e tra i più banali e comuni!
Per lei erano il massimo perché uno preso in quella chiesa là, l’altro donato dal tale sacerdote per il suo 50°, il terzo datole appunto da quella missionaria al ritorno dal Sud America!

Le ho dato notizia dell’AICIS e le ho sottoposto, illustrandola, la Circolare Informativa, aggiungendo che in ogni notiziario vengono inserite delle immaginette. La signora mi ha guardato stupita e ha aggiunto con convinzione: “Ma io non voglio santini dati così”
E' evidente che la citata signora non accetta santini anche bellissimi o antichi dati anonimamente: per lei hanno valore solo quelli presi in quel santuario o in quella chiesa, che le riportano l’atmosfera mistica del luogo, o dati da quella tal persona o sacerdote che le ricordano l’incontro, il motivo ed il momento in cui lei li ha avuti.
Io mi sento un collezionista e cultore del settore: la signora è una devota! Confesso che mi ha colpito e affascinato nello stesso tempo constatare i diversi modi e punti di partenza per lo stesso tipo di collezionismo.
Mi domando e domando:”Il collezionare della visitatrice merita forse più rispetto?!”

L’esposizione sui santini della Prima Comunione sarà replicata una terza volta a FOLLINA in occasione della seconda edizione del mercatino “Colori di Primavera” domenica 15 maggio.

MARIO TASCA

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SANTINI RICORDO DELLA PRIMA COMUNIONE

8/12/2005 - 8/1/2006

FOLLINA (TV)

 

La mostra si è svolta

domenica 4 dicembre in via Roma 18 nell’ambito de “Colori d’inverno” Mercatino di Natale a Follina

e

dall' 8 dicembre 2005 all'8 gennaio 2006, presso l'Abbazia S. Maria di Follina.

L’esposizione, dopo la giornata del mercatino di Natale, come lo scorso anno è stata spostata da un locale del centro storico del paese alla basilica S. Maria di Follina, dove è stata allestita nell’antico refettorio risalente al XIII secolo.
Quest’anno i visitatori non erano “distratti” da i presepi, con cui lo scorso anno i santini condividevano lo spazio: tutta l’attenzione era perciò dedicata alle immaginette della prima comunione.
Il grande locale è bello, austero e però..….privo di riscaldamento!
Nelle splendide giornate di sole che dicembre ci ha regalato, entrando in mostra si era assaliti da una temperatura più fredda che all’esterno!
Ho potuto constatare personalmente che molti visitatori, anche tra i più interessati, a metà percorso dell’esposizione erano spinti dal grande freddo a dare uno sguardo frettoloso ai restanti quadri per poi guadagnare l’uscita.
Debbo anche fare un “mea culpa” per aver esposto forse troppo materiale, avendo accorpato la nuova esposizione a quella dello scorso anno, per cui il totale dei pannelli esposti era di 22.
In più, ai 5 cartelli esplicativi sui santini dello scorso anno, se ne sono aggiunti 6 sulla Prima Comunione: “Il sacramento dell’Eucarestia”, “Istituzione dell’Eucarestia”, “Come viene chiamato questo Sacramento”, “Effetti dell’Eucarestia”, “Triplice significato dell’Eucarestia”, “Spiegazione della Transustanziazione” .
Particolare curiosità e interesse hanno suscitato inoltre 2 altri pannelli su “Abitini” e “Libretti di Preghiera” realizzati con le belle immagini concesse dalla sig.ra Patrizia del sito Cartantica, e Albero e Presepe allestiti coi canivet della Barbieri Editore.

Anticipo già che l’esposizione, limitata alla Prima Comunione, sarà ripresentata a Caorle, città di mare in provincia di Venezia, nelle 2 settimane a cavallo della S. Pasqua.

Antico refettorio dell’Abbazia S. Maria di Follina
Ingresso della mostra

 

Due pannelli su “Abitini” e “Libretti di preghiere”
realizzati grazie alle belle immagini tratte dal sito “CARTANTICA”

Tra i vari santini, sono stati esposte delle immagini concesse da Cartantica e presenti nell'articolo dedicato alla Prima Comunione (Settore Religiosità).

 

Pannelli al centro e sul lato destro della sala
In primo piano il tavolo con pubblicazioni e
“Album dei Santini”

 

Ancora il tavolo in primo piano e dietro il pannello dedicato all’’A.I.C.I.S..

 

Presepe allestito con i “canivet” della Barbieri Editore

 

All’uscita della mostra due ceste su due colonne.
A destra: Offerte (per la chiesa).
A sinistra: Omaggio ai visitatori: “Breve storia del santino”

Altre 4 foto dell’esposizione nei locali di via Roma
il 4 dicembre, giorno del Mercatino.

4 Cartoline per illustrare il bellissimo
complesso abbaziale S. Maria di Follina, dove si è svolta la mostra

Alcuni Cartelli:

Grazie per la Vostra visita !

Mario Tasca
Socio A.I.C.I.S. dal 1999
Colleziono Santini dal 1994
Contattatemi
338 1467630
mariotasca2@tele2.it

 





Se avete ancora le vostre
Immaginette Ricordo
della Prima Comunione,
o quelle dei vostri figli,
o quelle dei vostri genitori,
e volete che
si conservino
nel tempo
e non rischino
un domani
di andare perdute,
affidatele
alla mia Collezione:
godranno di una nuova
riconsiderazione
e ammirazione,
tramandando per sempre
il ricordo di quel
fausto giorno!


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QUADRETTI ESPLICATIVI DELLA MOSTRA



IL SACRAMENTO DELL’EUCARESTIA


Il nostro Salvatore nell’ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo sangue, col quale perpetuare, nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della
sua Morte e Resurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, “nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura”.
(Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium , 47).


ISTITUZIONE DELL’EUCARESTIA


Secondo la bella testimonianza dell’Evangelista San Paolo, avvenne come segue: avendo il Signore amato i suoi, li amò fino alla fine e per dare un pegno mirabilmente divino di questo amore, sapendo giunta l’ora di passare da questo mondo al Padre, per non allontanarsi mai dai suoi, compì con ineffabile consiglio un mistero che supera ogni ordine e limite di natura. Celebrata coi discepoli la cena dell’agnello pasquale, affinché la figura cedesse il luogo alla verità e l’ombra al corpo, prese il pane e, dopo aver reso grazie a Dio, lo benedisse, lo spezzò e lo distribuì ai discepoli dicendo:” Prendete e mangiate: questo è il mio corpo che sarà immolato per voi: Fate questo in memoria di me”. E così prese il calice, dopo cenato, dicendo:” Questo calice è il nuovo patto nel sangue mio: fate questo, ogni volta che lo berrete, in memoria di me”. Il Signore comandò così ai suoi apostoli di celebrare l’Eucarestia, memoriale della sua vita e della sua risurrezione, fino al suo ritorno, costituendoli “in quel momento sacerdoti della Nuova Alleanza”.
Concilio di Trento: Denz. -Schonm.,1740)


COME VIENE CHIAMATO QUESTO SACRAMENTO


L’insondabile ricchezza di questo sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti particolari. Lo si chiama:
Eucarestia
perché è rendimento di grazia a Dio. I termini “eucharistein” e “eulogein” ricordano le benedizioni ebraiche che, soprattutto durante il pasto, proclamano le opere di Dio: la creazione, la redenzione e la santificazione.
Cena del Signore
perché si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua Passione e dell’anticipazione della cena delle nozze dell’Agnello nella Gerusalemme celeste. Frazione del Pane, perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, soprattutto durante l’ultima Cena. Da questo gesto i discepoli lo riconosceranno dopo la sua Risurrezione, e con tali espressioni i primi cristiani designeranno le loro assemblee eucaristiche. In tal modo intendono significare che tutti coloro che mangiano dell’unico pane spezzato, Cristo, entrano in comunione con lui e formano in lui un solo corpo. Assemblea eucaristica (“synaxis”), in quanto l’Eucarestia viene celebrata nell’assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa.
Santo Sacrificio ,
Memoriale della Passione e della Risurrezione del Signore,
perché attualizza l’unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l’offerta della Chiesa; o ancora santo sacrificio della Messa, sacrificio di lode, sacrificio spirituale, sacrificio puro e santo, poiché porta a compimento e supera tutti i sacrifici dell’Antica Alleanza. Santa e divina Liturgia, perché tutta la Liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di questo sacramento; è nello stesso senso che lo si chiama pure celebrazione dei Santi Misteri. Si parla anche del Santissimo Sacramento, in quanto costituisce il Sacramento dei Sacramenti. Con questo nome si indicano le specie eucaristiche conservate nel tabernacolo.
Comunione, vocabolo preso dal passo dell’Apostolo: “Il calice di benedizione, cui noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che spezziamo, non è forse comunione con il corpo del signore?” Infatti, come spiega il Damasceno, questo sacramento ci unisce a Cristo, ci fa partecipi della sua carne e della sua divinità e in lui ci concilia e ci congiunge, quasi cementandoci in un unico corpo. Ecco perché questo sacramento è detto anche sacramento di “pace”e di “carità”, per far intendere quanto siano indegni del nome di cristiani quelli che alimentano inimicizie e come si debbano sterminare quale orribile peste gli odi, i dissidi e le discordie, tanto più che nel sacrificio quotidiano professiamo di serbare soprattutto la pace e la carità.
Mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo; viene inoltre chiamato “le cose sante” (ta hagia; sancta) è il significato originale dell’espressione “comunione dei santi” di cui parla il Simbolo degli Apostoli, pane degli angeli, pane del cielo, farmaco d’immortalità, viatico…
Viatico, sia perché è il cibo spirituale che ci sostenta nel pellegrinaggio della vita, si perché spiana la via alla gloria e felicità eterna. Per questo è antica e fedele tradizione della Chiesa cattolica che nessuno dei fedeli parta da questa vita senza questo sacramento.
Santa Messa, perché la Liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invito ai fedeli (missio) affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.

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EFFETTI DELL’EUCARESTIA


L’Eucarestia è davvero la sorgente di tutte le grazie, perché racchiude in maniera mirabile Gesù Cristo, fonte delle grazie e dei doni celesti e autore di tutti i sacramenti; da lui come da fonte, deriva agli altri sacramenti tutto quello che hanno di buono e di perfetto. Nessuno può dubitare che quelli che partecipano a questo sacramento con sensi di fede e di pietà, riceveranno il Figlio di Dio in maniera di trovarsi in qualche modo innestati sul suo corpo, quasi membra vive; poiché sta scritto: “Chi mangia di me, vivrà per me”; e ancora: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Come il cibo naturale non solo conserva ma anche accresce il corpo e gli fa ogni giorno gustare nuova dolcezza e nuovo piacere, così il sacrosanto cibo dell’Eucarestia non solo sostenta l’anima, ma ancora le accresce le forze e fa si che lo spirito sia ogni giorno maggiormente preso dal diletto delle cose divine. Nessuno deve poi dubitare che l’Eucarestia rimetta i peccati leggeri o veniali. Tutto quello che l’anima, trascinata dall’ardore della concupiscenza, aveva perduto in maniera lieve, le viene reso da questo sacramento, che cancella i peccati minori. Un altro effetto dell’Eucarestia è di conservarci puri e integri dal peccato e di salvarci da ogni impeto di tentazione, immunizzando, quasi celeste farmaco, l’anima, affinché non abbia a infettarsi o corrompersi per il veleno di mortifere passioni. Per compendiare in una sola parola tutti i vantaggi e i benefici di questo sacramento, basta dire che esso possiede una virtù somma per procurarci l’eterna gloria, avendo detto Gesù: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”


TRIPLICE SIGNIFICATO DELL’EUCARESTIA

Tre sono le cose significate da questo sacramento.
La prima è un avvenimento passato: la passione del Signore, come Egli stesso ci ha insegnato: “Fate questo in memoria di me” e l’apostolo attesta: ”Ogni volta che mangerete questo pane e berrete questo calice annunzierete la morte del Signore, fino a quando egli venga”.
La seconda è una realtà presente, cioè la grazia divina e celeste che questo sacramento ci dona per nutrire e conservare le anime nostre. Come il Battesimo ci genera a nuova vita e la Cresima ci fortifica perché possiamo respingere il demonio e confessare apertamente il nome di Cristo, così l’Eucarestia ci nutre e ci sostenta.
La terza è un preannunzio del futuro, cioè il frutto dell’eterna gloria e felicità che riceveremo nella patria celeste, secondo la promessa di Dio.


SPIEGAZIONE DELLA TRANSUSTANZIAZIONE


Per una meravigliosa conversione tutta la sostanza del pane si converte, per divina virtù, in tutta la sostanza del corpo di Cristo e tutta la sostanza del vino in tutta la sostanza del sangue di Cristo, senza alcuna mutazione del signore. Infatti Cristo non è generato, non si muta ne si accresce, ma rimane intatto nella sua sostanza. Con molta ragione ed esattezza la santa Chiesa cattolica chiama questa mirabile conversione con il nome di “transustanziazione”, secondo l’insegnamento del sacro Concilio di Trento. Come infatti la generazione naturale può giustamente esser detta “trasformazione”, perché si ha un cambiamento della forma, così la parola transustanziazione assai propriamente è stata foggiata dai Padri, per esprimere il cambiamento di una sostanza tutta intera in un’altra, quale appunto è quello che si opera nell’Eucarestia.

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“BREVE STORIA DEL SANTINO" data in omaggio ai visitatori

 

Dal ‘500 al ’900 .

Ancor prima dell’invenzione della stampa a caratteri mobili (Magonza 1454) erano già diffusi, in vari paesi europei, fogli di carta con incisioni in legno (xilografie) con immagini della Madonna, di Cristo e dei Santi più venerati, da appendere nella casa o nella stalla, a scopo devozionale e propiziatorio. Piccoli dipinti su pergamena, manufatti nei monasteri, cominciavano a circolare fuori dalla loro collocazione originaria, diffondendo le immagini sacre in luoghi anche lontani dai monasteri stessi. Ma la produzione vera e propria delle piccole immagini devozionali inizia nella seconda metà del Cinquecento, quando si sviluppano la produzione del libro stampato e la tecnica dell’incisione su rame. In Germania si applicano all’incisione numerosi artisti raggiungendo vette difficilmente ripetibili e i conventi della Svezia e della Baviera si specializzano in immagini devote.

A partire dal Seicento queste piccole stampe ebbero una divulgazione enorme, soprattutto nelle Fiandre, dove i Gesuiti, a supporto della loro opera divulgativa e pedagogica, diventano i maggiori committenti degli incisori e degli stampatori di Anversa, esportando le loro immaginette devozionali in tutta Europa e nelle loro missioni in Asia ed in America latina. In una società come quella del tardo Medioevo e del Rinascimento, quando la maggior parte della gente era analfabeta, la Chiesa doveva sfruttare la via delle immagini per raggiungere ed informare i fedeli. San Gregorio Magno, nel VI secolo, scriveva in una lettera a Loreno, vescovo di Marsiglia: <<Quello che è la Sacra Scrittura per coloro che sanno leggere, è l’immagine per gli ignoranti; per mezzo dell’immagine imparano il cammino da seguire. L’immagine è il libro di coloro che non sanno leggere>>. I santini venivano infatti anche definiti come “La Bibbia dei poveri”!

Nel XVI secolo il fulcro dell’attività passa in Francia; sull’onda della Controriforma Parigi diventa il più importante centro religioso europeo. Si moltiplicano i conventi e le associazioni ecclesiastiche come l’Oratorio, che diventa poi Saint-Sulpice. Gli incisori e i commercianti di stampe si riuniscono nella rue Saint-Jacques, dove resteranno per oltre due secoli. La produzione di santini italiani si sviluppa più tardi rispetto a quella fiamminga ed è certamente inferiore, per qualità e quantità a quella francese; viene destinata prevalentemente al mercato interno, tranne quella dei Remondini di Bassano, che esportano in Europa e nelle Americhe e si spingono, coi loro venditori ambulanti, fino alla Russia asiatica.

A partire dalla fine del settecento Il santino, da oggetto esclusivamente devozionale, assume gradualmente molteplici funzioni che contribuiscono ulteriormente alla sua diffusione. In questo modo l’immaginetta religiosa assume anche una funzione sociale in quanto viene utilizzata come documento per annunciare e ricordare, a parenti ed amici, momenti importanti della vita cristiana, Battesimo, Cresima, Prima Comunione o la morte di un congiunto, con un santino funebre (luttino); oppure come ricordo delle grandi feste del calendario liturgico.

Accanto alla produzione a stampa, di serie, vi è quella dei santini manufatti, di produzione conventuale, che ha raggiunto livelli particolarmente alti di tecnica, virtuosismo e bellezza, come avviene per i canivets dal francese “canif” (temperino), prodotti prevalentemente nel Settecento che, attorno ad una parte centrale costituita da vere e proprie miniature, presentano un minutissimo e prezioso intaglio, su carta o pergamena, che imita diverse qualità di pizzo.

Nella seconda metà dell’Ottocento una nuova tecnica di stampa, la litografia, rappresentò per la vita del santino una nuova stagione di grande diffusione. Nello stesso periodo gli stampatori parigini di immaginette sacre abbandonano i vecchi insediamenti per trasferirsi nei dintorni della chiesa di Saint-Sulpice; viene fondata la maison Bousse-Lebel che finisce per assorbire i laboratori della rue Saint-Jacques e la stessa prestigiosa casa Basset; inizia l’attività della famiglia Letaille e di Eugene Boumerd. Nasce così uno stile che viene conosciuto come “sulpicien”. Le immagini hanno una certa grazia romantica e sono racchiuse da una cornicetta di pizzo fatta a punzone. I santini con il pizzo continuano ad esser prodotti fino agli inizi del Novecento, accanto a quelli più a buon mercato stampati in cromolitografia.

Dal ‘900 ai giorni nostri .

Negli anni fine ‘800 primi ‘900, nel panorama italiano, si distingue la “Casa Editrice S. Lega Eucaristica” fondata a Milano nel 1896 da padre Gerardo Beccaro, che, pur operando per soli 36 anni, ha lasciato un’indelebile impronta nella storia del Santino, per la cospicua ed importante produzione di immaginette di ottima qualità, per gusto e realizzazione. Dagli anni ’20 le case francesi che avevano regnato incontrastate, pian piano escono dal settore e vengono soppiantate dalla produzione italiana che può vantare un’ottima combinazione di creatività e tecnica.

Prima del suo declino il santino conosce un’altra stagione di particolare bellezza e fortuna: lo stile Liberty influenza anche la grafica religiosa con la sua linea sinuosa mobilissima, a spirale, con effetti estetici gradevolissimi. Anche i bordi del santino non sono più diritti e squadrati, ma spesso la parte superiore è centinata e quella laterale delicatamente sagomata per seguire le volute del motivo decorativo. In alcuni casi i bordi sono contornati da volute di fiori, intagliati meccanicamente, oppure le figure sono stampate in rilievo su di un fondo finemente traforato, che ricorda il pizzo dei decenni precedenti.

Nel periodo compreso tra le due guerre la qualità del santino peggiora inesorabilmente: viene utilizzata una qualità di carta sempre più scadente, la tecnica di stampa si mantiene su livelli esclusivamente commerciali e la qualità artistica peggiora per il sopravvento della fotolitografia sulla cromolitografia.

A partire dagli anni ’60 si fa più evidente la disaffezione verso la rappresentazione sacra; la riforma della liturgia, dopo il Concilio Vaticano II, che introduce l’uso della lingua parlata, porta l’abbandono del messale. Il santino perde anche quest’ultimo rifugio. La rappresentazione delle immaginette diventa cerebrale o didascalico e perde ogni sensibilità: il santino viene relegata così a segnalibro, a ricordino, a messaggio personale, ormai incapace di venire in aiuto della devozione. Nei santini moderni un pensiero, a volte dell’autore a volte tratto dalle Scritture, viene esemplificato da una fotografia o da un grafismo: si ricerca l’essenziale, il puro pensiero.

Il Cristianesimo però non è teoria, è incarnazione, e ancora nelle immaginette i modelli preferiti continuano ad essere quelli classici! Infatti, una nuova seppur limitata produzione che riprende i vecchi motivi Liberty o riproduce le trinature dei deliziosi Sulpicien, è ripresa in questi ultimi anni, stimolata dal collezionismo e dal gusto/moda dell’Antico. Queste imitazioni del vecchio gusto, hanno raggiunto risultati pregevoli, pur con i limiti di “valore aggiunto” che hanno le moderne tecniche di stampa e di punzonatura rispetto alla produzione artigianale dei secoli scorsi. In questa meritoria riscoperta del santino “bello”, in questa più che decorosa riproduzione del glorioso passato di questa “arte”, non così minore come molti ancora la considerano, si distingue l’editore Barbieri di Manduria (TA), a cui si deve anche la splendida rivista trimestrale “Santini et Similia”.

Ma c’è una sostanziale differenza tra una vecchia, ingiallita, sdrucita, vissuta immaginetta ed una sua pur ottima riproduzione dei giorni nostri, impeccabilmente integra e pulita! Al di là dell’intrinseco valore collezionistico e financo di antiquariato del vecchio santino, il suo fascino ed il suo “plusvalore”, derivano dal fatto che quel “pezzettino di carta” è arrivato dai nostri avi passando tra più generazioni; è stato pregato e stropicciato tra le mani, è stato cucito su una sottoveste, è stato custodito in un messale, conservato con cura come richiesta di aiuto al santo protettore o come preghiera alla Madonna; su di esso è stata forse vergata con incerta grafia una supplica al Redentore o una dedica ad una persona cara, ha vissuto assieme alla persona che lo possedeva gioie speranze e dolori, e per questo è stato pregato, supplicato, baciato e ringraziato, a volte anche “dimenticato” nel proprio portafogli, ma pur sempre tenuto con sé! Quel vecchio santino non è solo un pezzo di carta più o meno bello, più o meno artistico, non è solo un patrimonio di fede, di storia e di cultura, esso è un vivo testimone dell’umano passaggio, pregno di sofferenze, gioie, preghiere e speranze !
Mario Tasca
° ° °

BIBLIOGRAFIA: Vittorio Pranzini: “Storia Breve Del Santino” – Edizioni Essegi
Liubina Debeni, Liliana Mlakar : “Per Visibilia Ad Invisibilia” – B&V Editori
Carla Paglia (a cura di ): “I Santini: Icone Della Devozione Popolare” – Catalogo mostra

 

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Dello stesso Autore:



- Mostra PREGHIERE E DEDICHE MANOSCRITTE SULLE IMMAGINETTE SACRE
- (FOLLINA, DICEMBRE 2006)

- SANTINI DELLA COLLEZIONE MARIO TASCA -
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FOLLINA, 1 - 27 APRILE 2007

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