Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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  I TEMPLARI

 


Fondazione dell'Ordine

 

ORIGINE DELL'ORDINE


L’interesse dell’opinione pubblica intorno alle vicende dell’Ordine del Tempio, in questi ultimi tempi è andato aumentando costantemente e ne sono una dimostrazione i numerosi articoli, libri e films che trattano della storia dei Templari (o sarebbe meglio dire della loro pseudo-storia), perché a volte il solo scopo è quello di offrire ad avidi lettori o spettatori l’entrata nell’arcano mondo del mistero e dei segreti.
Numerose sono le leggende che circolano su di loro ed a cui non bisogna dare troppa importanza, specialmente a quella riguardante la loro origine mitica, secondo cui l'Ordine risalirebbe addirittura a Gesù!
E’ vero che ciascuno può credere a quello che vuole, ma la verità sulla creazione di questo ordine religioso – militare è conosciuta e vari documenti comprovano la sua origine, mettendola in relazione con la Prima Crociata che portò alla conquista di Gerusalemme.

Tutto ebbe inizio il 27 novembre 1095 nel Concilio di Clermont durante il quale il Papa di allora URBANO II lanciò un appello a tutti i cristiani affinché partecipassero numerosi ad una crociata per la liberazione del Santo Sepolcro e degli altri luoghi santi, ribadendo con forza che questa era la volontà di Dio.
A tutti coloro che vi avessero partecipato era concessa l’indulgenza plenaria per tutti i peccati commessi e a coloro che vi avessero perso la vita, l’entrata subitanea in Paradiso.
All’appello papale risposero con grande entusiasmo e con genuina fede decine di migliaia di persone che al grido “Dio lo vuole“ si misero a disposizione delle autorità predisposte per partire alla santa Crociata.

Papa Urbano II


Dopo che una prima crociata non ufficiale guidata da Pietro l’Eremita terminò la frettolosa avventura in modo tragico con una sconfitta nella battaglia di Drakon, finalmente dopo essersi riuniti con molta difficoltà a Costantinopoli, i crociati partirono in direzione della Palestina, in quella che passerà alla storia come la Prima Crociata, benedetta dallo stesso Pontefice che ne affidò il comando al vescovo De Puy.
Dopo molte disavventure e scontri anche cruenti con i musulmani, finalmente il 15 luglio 1099 dopo una giornata di combattimenti i crociati guidati da GOFFREDO DI BUGLIONE entrarono in Gerusalemme e la conquistarono, macchiandosi però di orrendi massacri che veramente non fecero onore a chi pretendeva di rappresentare il Dio dell’amore.

Papa Urbano II riceve Pietro l'Eremita

Goffredo di Buglione


Con la liberazione dei Luoghi Santi e specialmente dopo aver pregato sui luoghi stessi che videro la presenza terrena del Salvatore, molti crociati ritennero raggiunto lo scopo per cui erano venuti e considerando conclusa la loro missione, ripresero la via del ritorno in patria.
Solo pochi decisero di rimanere con lo scopo di salvaguardare le terre conquistate e garantire una perenne vigilanza sull’incolumità dei pellegrini (vittime spesso di bande di briganti) ed anche per difenderne i beni, ma il loro numero era insufficiente
Nel 1118 un cavaliere di origine francese UGO DI PAYNS ebbe un’idea straordinaria : creare una Militia Christi con lo scopo di difendere i pellegrini dalle incursioni degli infedeli.
Egli raccolse intorno a sé un primo nucleo di 9 cavalieri che si sarebbe in breve tempo accresciuto con nomi illustri e la costituzione di tale Confraternita fu accolta favorevolmente dal re di Gerusalemme BALDOVINO II° che concesse alla milizia - che allora si chiamava “dei Poveri Cavalieri di Cristo“ - come sede, un’ala del Palazzo Reale, situata accanto al Tempio di Salomone. Successivamente donò loro tutta la spianata del tempio con le annesse due grandi Moschee di Omar ed Al Aqsa, facendoli diventare di fatto anche i pretoriani del Re e della Corte.
Divenuti custodi ufficiali del Tempio di Salomone i seguaci di Ugo di Payns furono da allora soprannominati “Templari“. Col passare del tempo si fece sentire prepotentemente l’esigenza di dotare l’Ordine di una Regola precisa che vincolasse i membri e consentisse loro di essere ufficialmente riconosciuti nell’esercizio delle loro funzioni dalla Chiesa.

Nell’autunno del 1127 Ugo di Payns s’imbarcò con alcuni compagni per una specie di giro di propaganda attraverso l’Europa, avendo un duplice obiettivo:

a) far approvare dalla Chiesa di Roma la Regola dell’ordine, già elaborata nelle sue linee generali in Palestina;

Papa Onorio II

b) diffonderne la conoscenza in occidente al fine di reclutare nuovi adepti per la difesa dei luoghi santi.

Papa ONORIO II dopo aver ricevuto Ugo di Payns e gli altri cavalieri, li rinviò con uno speciale decreto al CONCILIO di TROYES che aprì i suoi lavori il 14 gennaio 1128 alla presenza dello stesso Pontefice e di S. BERNARDO il grande protettore e sponsorizzatore del nuovo Ordine.

Al termine del Concilio la milizia fu riconosciuta e i suoi statuti promulgati, ai cavalieri fu assegnato il mantello bianco ed il Patriarca di Gerusalemme li autorizzò a fregiarsi della croce di Lorena (più tardi fu adottata una semplice croce rossa), che i cavalieri dovevano portare ricamata sul mantello, all’altezza della spalla sinistra.

A Troyes i templari adottarono anche il motto dell’ordine: “NON NOBIS DOMINE, SED NOMINI TUO DA GLORIAM“ (Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome sia data gloria), motto che infiammò molti cuori generosi specialmente quelli dei giovani nobili cavalieri.

Al termine del Concilio il gruppo dei Templari si separò ed ogni cavaliere si mise in cammino verso una meta diversa per far pubblicità all' Ordine.
Rimane ancora oggi un mistero come riuscissero, in breve tempo, a convincere un gran numero di cavalieri ad aderirvi, beneficiando di innumerevoli lasciti e donazioni che gettarono le basi della loro immensa potenza economica.

Croce di Lorena

Croce adottata poi dai Templari

 

 

ORGANIZZAZIONE E VITA QUOTIDIANA

 

In base alla regola approvata e composta di 72 articoli, l’Ordine poteva amministrare direttamente i territori conquistati, eleggere i propri dignitari e sacerdoti e ben presto si arricchì con privilegi e garanzie concesse dalla Chiesa stessa, dal Re di Gerusalemme, dai baroni crociati, dagli altri sovrani cristiani ed anche dai semplici privati.
Era suddiviso in Provincie con a capo un Gran Priore, in Regioni governate da Precettori e in Fortezze con Torri (conventi o templi), rette da Commendatori e da Priori.

Al vertice dell’Ordine vi era il GRAN MAESTRO a cui tutti i frati dovevano obbedienza, ma la Regola prevedeva anche che il Maestro, prima di prendere decisioni importanti riguardanti la vita comunitaria, era obbligato a chiedere consiglio ai frati riuniti in CAPITOLO, ricalcando in questo l’organizzazione feudale in vigore in quel tempo che imponeva al vassallo, oltre che la fedeltà e l’obbedienza al proprio Signore, anche il dovere di dargli consigli se richiesti, per cui egli non era detentore di un potere assoluto ma le decisioni prese erano frutto di un accordo fra lui e la maggioranza dei frati.

Il Gran Maestro poteva disporre di 4 cavalli e aveva al suo servizio due cavalieri, un cappellano, un sergente, un domestico, un maniscalco, un segretario e diverso altro personale di servitù.

Quando un Maestro moriva, il Maresciallo assumeva la reggenza e dava disposizioni per le esequie.
Per una settimana tutti i frati dovevano recitare 100 Pater Noster in suffragio del defunto e nella stessa settimana a 100 poveri venivano distribuiti pasti caldi due volte al giorno.
Infine, dopo una procedura abbastanza complicata, i templari sceglievano “in onore dei 12 apostoli“ 12 frati che dovevano, insieme ad un cappellano che simboleggiava Gesù, scegliere il nuovo Gran Maestro.

IL CAPITOLO DEI FRATI era l’organo consultivo; esso si riuniva normalmente per dare dei pareri al Gran Maestro su questioni inerenti la vita dell’Ordine.

IL SINISCALCO era il secondo dignitario dell’ordine e sostituiva in tutte le funzioni il Maestro in caso di sua assenza o impedimento.

Altra figura importante era il MARESCIALLO che vigilava in ogni momento sulla disciplina del convento e sovrintendeva su tutte le armi, armature e attrezzature belliche della casa.
Il suo ruolo era importante soprattutto durante le campagne militari, perché tutti i frati e le truppe ausiliarie erano ai suoi ordini.

IL COMMENDATORE DELLA TERRA DI GERUSALEMME aveva la funzione di tesoriere con l’affidamento di tutti i beni materiali dei quali però non poteva disporre senza l’assenso preventivo al loro incameramento da parte del Gran Maestro.
Una volta compiuta questa formalità egli aveva la responsabilità del suo utilizzo. Anche il bottino raccolto durante le campagne militari gli veniva affidato, tranne le bestie e le armi che venivano consegnate al Maresciallo. Egli manteneva i contatti con i Templari di Gerusalemme e con le altre sedi d’Occidente ed inoltre predisponeva la suddivisione dei frati tra le varie case e fortezze.

Alle sue dipendenze vi era il Drappiere che aveva il compito di rifornire i frati di abiti e materiale da campo. Egli era anche responsabile della protezione dei pellegrini che giungevano in Terra Santa.
Altri componenti minori dell’0rdine erano: I SERGENTI, con compiti di polizia a cavallo, il GONFALONIERE ed il TURCOPOLERIO che guidava la cavalleria leggera reclutata localmente e che combatteva alla turca, cioè a cavallo e con l’arco.

La vita quotidiana del templare si svolgeva così:

All’alba avevano luogo le cerimonie di culto (ufficio del mattino, ecc. ) e se per qualche valida ragione questo non era possibile, il cavaliere doveva recitare 13 pater noster al mattino e 7 allo scadere di ogni ora; in poche parole la preghiera era posta al vertice come si conviene ad un Ordine religioso.

Il digiuno non era ammesso perché i cavalieri dovevano essere sempre in forma per combattere gli infedeli ed anche per sopportare il clima torrido del Medio Oriente. Potevano mangiare la carne tre volte alla settimana e la domenica anche due volte. Durante i pasti venivano letti brani delle Sacre Scritture e segno di umiltà, vi era una sola scodella ogni due cavalieri.

Era proibito tassativamente ogni contatto con le donne per evitare possibili cedimenti al voto di castità.

Ad ogni cavaliere era concesso di possedere due camicie, due brache, due paia di calze e due mantelli: uno per l’estate e l’altro più pesante per l’inverno.
Erano banditi il gioco dei dadi e delle carte, aboliti i mimi e i giocolieri e tutto ciò che era divertimento, vietato era anche parlare troppo e ridere scompostamente in quanto ritenuto non idoneo ad un religioso.

La sveglia era alle 4 del mattino ed in estate alle 2 e bisognava dormire “in arm “ per essere sempre pronti alla battaglia.

Incisioni di Gustave Dorè, relative alle vittorie di Saladino


 

 

L'EPOPEA MILITARE E LA TRAGICA FINE

 

I primi fatti d’arme compiuti dai Templari in Terra Santa risalgono al 1138, quando a Tecua vicino Gaza, subirono una pesante sconfitta; sconfitta causata non da loro ma dall’avidità degli altri crociati che, fermatisi a raccogliere il bottino, permisero al nemico di riorganizzarsi e contrattaccare vittoriosamente.

Essi parteciparono ad altri fatti d’armi e pagarono un alto tributo di sangue, specie durante l’assedio di EDESSA e della sua conquista da parte dei musulmani nel 1144, la cui caduta provocò un grande scalpore in Europa, tanto che Baldovino III re di Gerusalemme chiese al papa EUGENIO III di bandire un’altra Crociata, il che avvenne il 1° dicembre 1145.

Altra battaglia a cui parteciparono pagando un altissimo tributo di sangue fu quella dei “CORNI DI HATTIN“, avvenuta il 3 luglio 1187 dove i crociati vennero sconfitti da SALADINO.

PAPA EUGENIO III


Successivamente subirono altre sconfitte, fino al 18 maggio 1291 quando S. GIOVANNI D’ACRI, ultimo baluardo cristiano in Palestina, cadde in mano dei Mamelucchi con relativa strage di cristiani e di Templari.
Con questa sconfitta, finì il regno di Gerusalemme; i cristiani sgombrarono la Palestina ed il sultano ordinò la distruzione di tutte le città cristiane della costa.

In due secoli i Templari avevano lasciato sul terreno nelle varie battaglie oltre 12.000 cavalieri. I superstiti fuggirono dalla Palestina ed emigrarono nell’isola di Cipro.

Assedio di Ascalona (1153)

La morte di Giacomo di Mailly (1187)

La strage di al Mansurah (1250)

La caduta di S. Giovanni d'Acri (1291)

Terminata l’epopea militare, l’Ordine si dedicò all’attività economica trasformandosi in una grande banca, finanziando Re e nobili squattrinati ed incrementando lo sviluppo del commercio soprattutto navale e divenendo in breve tempo, anche grazie alle innumerevoli donazioni, immensamente ricco, il che gli procurò molte invidie da parte dei potenti di allora.
I Templari erano divenuti talmente efficienti nelle operazioni bancarie che ben presto anche i Papi affidarono loro la gestione dei fondi ecclesiastici e i re di Francia quella del tesoro reale, tanto che il tesoriere del Tempio di Parigi si trovò presto a svolgere le funzioni di un ministro delle finanze.
Essi nel concedere i prestiti facevano fruttificare il capitale posseduto e dai rischi di insolvenza, in caso di mancata restituzione, il Tempio si cautelava esigendo pegni, interessi e ammende.

Filippo Il Bello

Poco prima della sua soppressione si può ben affermare che l’Ordine dei Templari aveva ormai perso l’originario spirito cavalleresco al servizio dei poveri pellegrini, divenendo un imponente sistema di potere essenzialmente economico e finanziario, il cui centro nevralgico era situato a Parigi, dove era anche custodito il loro immenso tesoro, vigilato giorno e notte da vari Templari.

E fu proprio per impadronirsi del tesoro che il re di Francia FILIPPO IL BELLO, debitore verso l’Ordine di molto denaro, progettò con alcuni fidi collaboratori di trovare delle ragioni valide per poterlo smantellare, facendo nel frattempo circolare tra la popolazione voci false e calunniose sul conto dei Templari.

All’alba del 13 ottobre 1307 al comando di numerosi soldati, GUGLIELMO DI NOGARET (quello che schiaffeggiò Papa Bonifacio VIII) si presentò alle porte del Tempio e riuscendo con astuzia a neutralizzare le guardie che vigilavano, entrò nel castello e nelle camerate dove i cavalieri dormivano e li fece arrestare insieme al Gran Maestro JACQUES DE MOLAY, rinchiudendoli nelle prigioni del Tempio stesso.

Arresto del Gran Maestro Giacomo di Molay

A nulla valsero le proteste del Maestro e dei cavalieri che ricordarono al Nogaret i loro diritti in quanto membri di un corpo che dipendeva solo dal Papa. Ma Nogaret non voleva sprecare tempo nell’ascoltare questi “nemici “ il cui destino era ormai già segnato da tempo.
Contemporaneamente all’arresto dei Templari a Parigi, in tutta la Francia si procedette a quello degli altri componenti dell’Ordine; infatti al momento stabilito e cioè all’alba, i procuratori reali con gran numero di soldati occuparono fortezze e possedimenti dell’Ordine, trascinando i cavalieri nelle rispettive galere. L’effetto sorpresa fu estremamente perfetto.

Papa Clemente V

Papa CLEMENTE V succube del re di Francia, solo due settimane dopo il 27 ottobre osò inviare una protesta scritta al Re, in cui lo criticava aspramente, ma che non conseguì nessun risultato pratico.

Anzi il Re convinse il Papa del pericolo che l’Ordine rappresentava per l’intera cristianità, tanto che il 22 novembre 1307 Papa Clemente emanò il fatale decreto che sollecitava tutti i principi della Cristianità a incarcerare i Templari e a consegnare la totalità dei loro beni alla Chiesa, motivando questa sua presa di posizione col grave sospetto di eresia causato dalle confessioni rese dal ramo francese dell’Ordine.
Questo documento segnò definitivamente il destino dell’ordine dei Templari!

La risposta dei Sovrani fu encomiabile per quanto riguarda le confische dei beni dell'Ordine quanto poi a consegnarli alla Chies... questo è un altro discorso.
Bisogna anche dire che per quanto riguarda l’arresto dei cavalieri, molti Re non rispettarono del tutto il comando papale, permettendo a molti di essi di fuggire.

Il sovrano che più aiutò i templari fu il Re del Portogallo DINIZ che, consigliato dalla moglie la futura S. ELISABETTA DEL PORTOGALLO, li protesse e li ospitò con amicizia.

In definitiva possiamo affermare che il monito lanciato dal Papa alla cristianità col famoso Decreto causò nella maggior parte dei casi un effetto opposto a quello auspicato. I procedimenti richiesti dalla Santa Sede portarono in molti casi alla completa assoluzione dei Templari ed al loro rilascio.

Re Diniz


L’Inquisizione, sotto la guida del domenicano GUGLIELMO IMBERT, iniziò a sottoporre i prigionieri a serrati interrogatori e molte deposizioni furono estorte ricorrendo alla tortura. Pur di far cessare i terribili patimenti molti cavalieri confessarono di aver commesso ciò di cui erano accusati e che sempre prima avevano negato e cioè : aver rinnegato Gesù Cristo, sputato sulla Croce, aver avuto rapporti omosessuali e aver adorato un idolo chiamato Bafometto.
Il 12 maggio 1310, 54 templari “relapsi“ cioè che avevano ritrattato una precedente abiura all’eresia, salirono sul rogo a Parigi proclamando ad alta voce la propria innocenza.

Infine durante il CONCILIO DI VIENNE che ebbe inizio il 16 ottobre 1311, il Papa con la bolla "Vox in excelso" del 3 aprile 1312, d’autorità sopprimeva definitivamente l’Ordine del Tempio con tutte le sue istituzioni.

Ad essa ne fece seguire un’altra “Ad providam Christi Vicarii” con la quale disponeva la suddivisione dei beni che praticamente furono preda dei vari sovrani europei . Distrutto l’Ordine ora non rimaneva che liquidare gli alti dignitari rimasti ed il Gran Maestro.

Dopo un processo farsa Jacques de Molay e Goffredo di Charney in quanto “relapsi“, il 18 marzo 1314 vennero arsi vivi sull’isoletta della Senna alle spalle di Notre Dame.

Si narra che dal rogo il Gran Maestro nel proclamare di nuovo la sua innocenza, chiamasse a comparire davanti al tribunale divino entro l’anno sia il Papa che Re Filippo.

In effetti papa Clemente morì soltanto quattro settimane dopo il Gran Maestro e Filippo lo seguì nella tomba nell’autunno dello stesso anno dopo atroci sofferenze. Qualche mese prima del rogo era morto anche Guglielmo di Nogaret, colui che arrestò Molay nel Tempio di Parigi.
In conclusione bisogna riconoscere che a soffrire maggiormente della soppressione dell’Ordine fu la Chiesa stessa di cui i Templari in varie occasioni avevano dimostrato una fedeltà esemplare e molti Papi avevano considerato l’Ordine come una sorta di esercito permanente della Chiesa che poteva essere impiegato ovunque in suo favore.
La sua soppressione si farà sentire molto nei secoli successivi quando i Papi in più occasioni, specie in momenti pericolosi per la cristianità, faticheranno non poco a convincere i sovrani europei a coalizzarsi per formare un esercito e combattere i nemici della fede.


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