Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

RELIQUIE E CORPI SANTI

 

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SAN RUFFINO

Dal latino "Rufus", fulvo, rossiccio, Ruffino o Rufino, è il nome di più di dieci martiri conosciuti: un San Ruffino martire a Roma viene ricordato il 28 di febbraio, un San Rufino martire in Africa è festeggiato il 16 novembre, un altro in Francia, morto assieme a s. Valerio, un San Ruffino è venerato con san Venanzio a Sarezzano ed, infine, il santo Vescovo Ruffino Patrono di Assisi.

L'esistenza delle reliquie di san Ruffino Martire, venerato ad Amandola, nelle Marche, presso l'Abbazia a lui dedicata assieme a San Vitale, risulta da antichi documenti dell'Abbazia, una delle più importanti del circondario, costruita su vestigia romane del secolo X.
Le reliquie del santo sono conservate nell'abside centrale, in una cripta in cui, secondo tradizione, ogni 19 agosto, devono entrare i malati di ernia, visto che il santo è il loro intercessore.


 

SAN BENEDETTO MARTIRE

Di San Benedetto Martire, come per molti altri, si hanno poche notizie e neanche tanto attendibili.Tuttavia le sue reliquie sono presenti nella chiesa di san Bernardino in Chieri (santo patrono dei tessitori e dei lanaioli)- mentre il santo in questione è patrono dei tintori della cittadina.

Le sante reliquie vennero donate da un sacerdote di Chieri alla Confraternita del SS. Nome di Gesù ma non si sa nulla della loro origine, si presume solo che potrebbero essere originarie di una delle tante catacombe romane.

 



SANT'URBICO

Tra i tanti luoghi romani destinati alla sepoltura dei martiri, quello delle catacombe di Sant'Agnese, sono state ritrovate le reliquie di Sant'Urbico.
Di lui si conosce solo il nome iscritto su una lapide di tale catacomba e quindi la sua appartenenza, attraverso il battesimo, alla fede cristiana.
Papa Innocenzo X aveva donato i resti del suo corpo ad un nobile di Novara all'incirca attorno alla fine della prima metà del secolo XVII e successivamente il suo corpo venne deposto nella chiesa di Agognate e successivamente venne definitamente traslato nella chiesa di santa Rita.

 

 

SANTA CHIARA

Santa Chiara nasce ad Assisi nel 1194 da una nobile e religiosa famiglia e, seguendo lo spirito di radicale povertà, obbedienza e di totale abbandono alla Provvidenza di Dio che animava san Francesco, nella notte della Domenica delle Palme del 1212, accompagnata da Pacifica (prima suora dell'ordine), si recò senza dir nulla a nessuno alla Porziuncola, dove san Francesco e e altri frati l'attendevano.
Là Chiara promette obbedienza a Dio insieme alle prime consorelle dedite ad una vita contemplativa e di estrema povertà, viene vestita da Francesco del semplice saio francescano, offre i suoi lunghi capelli e si consacra definitivamente alla vita claustrale. Dapprima presso le suore benedettine di Bastia Umbra, prenderà successivamente possesso di San Damiano in Assisi, dove trascorrerà tutta la sua vita con le prime consorelle e che diventerà la Casa delle "Povere Dame recluse di San Damiano" e, dopo la sua morte, delle "Clarisse".

Santa Chiara visse a San Damiano fino alla fine dfella sua vita, passando da una malattia all'altra, esempio di obbedienza alla volontà divina per sua madre e due sue sorelle che la seguirannmo nella vita religiosa, insieme a molte altre conoscenti che vestiranno anch'esse un semplice saio.

Nel 1215 San Francesco, nominandola badessa, compone una prima Regola dell'Ordine, successivamente consolidata dal Cardinale Ugolino, legato pontificio, che concederà a Chiara e alle Clarisse il privilegio della povertà.

Tale Regola verrà poi riconfermata dal futuro Papa Alessandro IV e da Innocenzo IV che si recò persino a trovarla, qualche ora prima della sua morte e che ufficiò per lei una messa solenne, intenzionato a dichiararla santa subito.
Tuttavia, fu Alessandro IV che la canonizzò formalmente nel 1255.

 

 

SAN VITALIANO MARTIRE

San Vitaliano, ancora infante venne ucciso, attorno al 260, nelle persecuzioni contro i cristiani.
Il suo corpo santo viene venerato nella Chiesa dei SS. Ambrogio e Teodulo di Stresa in cui, dalla catacomba romana in cui era stato rinvenuto, venne traslato nel 1835, grazie alla richiesta che la nobildonna A. Maria Bolongaro ne aveva fatto al Papa. E' invocato come protettore dei bambini.

 

 

SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI

Caterina de' Pazzi, nata nel 1566 da una nobile e potente famiglia di Firenze, legata alla congiura contro i Medici, fu educata cristianamente e sin dall'infanzia sentì profondamente il desiderio di dedicarsi tutta a Dio, tanto che a soli 10 anni (all'epoca era un fatto quasi straordinario) ricevette la Prima Comunione e a 17 entrò nel monastero delle Carmelitane di Santa Maria degli Angeli, prendendo il nome di Maria Maddalena. Entro quelle mura condusse una vita di preghiera e di mortificazione, tormentata nello spirito da lunghi periodi di aridità spirituale e nel corpo da varie malattie, come durante il noviziato quando fu quasi in punto di morte, tanto che le venne concesso di anticipare la professione solenne.
Vivendo in preghiera, si dedicò alle giovani novizie e venne eletta vice-priora, diventando per le sue consorelle guida verso la perfezione.


Nel 1590, il suo spirito fu sommerso dalle visioni estatiche che la fortificarono per andare incontro a nuove difficoltà.
Essa sentiva che la Chiesa aveva bisogno di un rinnovamento e in tal senso scrisse lettere al Papa e ai Vescovi, ai Cardinali e offrì più volte la sua vita per i sacerdoti, affinchè fossero davvero "altri Cristi" capaci di illuminare e portare la Parola, attraverso l'Amore, in uno scambio continuo tra Dio e le anime. Ebbe estasi mistiche durante le quali parlava di questioni teologiche e grazie straordinarie, tra cui le stigmate. Le sue esperienze vennero trascritte dalle sue consorelle in quei "manoscritti originali" che riportano quello che accadeva durante le sue visioni e le rivelazioni della Santa. Seguendo la Regola Carmelitana, era molto devota alla Vergine Maria che amava per la sua purezza. Tormentata nel corpo da dolorose ulcere, essa offriva tutto al Signore, ripetendo "Patì, non morì", patire e non morire.
Morì il 25 maggio del 1607. Beatificata nel 1626, venne canonizzata il 22 aprile 1669

 


SANTA CATERINA DA BOLOGNA

Santa mistica del XV secolo, nata a Bologna in una ricca famiglia, visse poi presso la corte di Ferrara dove ricevette una buona educazione, imparando l'arte della pittura che mise a buon frutto realizzando anche delle miniature (è stata proclamata patrona dei pittori).

A 14 anni entrò tra le Terziarie francescane, ma il suo desiderio era quello di consacrarsi tutta a Dio, cosa che avvenne nel 1432, quando pronunciò i voti solenni, entrando nell'Ordine delle Clarisse, vivendo in umiltà e lavorando alacremente, anche come maestra delle novizie per cui scrisse il libretto "Le sette Armi Spirituali"
Nel 1456 si recò a Bologna per la costruzione di un nuovo monastero di cui poi divenne badessa. Ebbe visioni mistiche.
Morì il 9 marzo 1463 e venne subito sepolta. Tuttavia dopo una ventina di giorni il suo corpo venne riesumato e si potè appurare che era rimasto intatto ed emanava un soave profumo. E' ancora esposto, in posizione seduta, alla venerazione dei fedeli nella Chiesa del Convento delle Clarisse di Bologna. Venne proclamata santa da Papa Clemente XI nel 1712.

 


 


SANTA CATERINA DA SIENA

Caterina, ultima di una lunga schiera di fratelli, nacque nel 1347 ed era destinata a divenire sposa giovanissima, ma poichè già sentiva in sè il desiderio di dedicarsi tutta a Dio, riuscì a convincere i genitori a lasciarla entrare nel convento delle Mantellate Domenicane, dove si dedicò alla preghiera e alle opere di assistenza a malati e moribondi.
Nel 1367 ebbe la mistica visione di alcuni santi, della Madonna e del Cristo che le donò l'anello nuziale che, invisibile agli altri, rimase per sempre al suo dito. Un'altra volta, Gesù le apparve prendendole il cuore e sostituendolo con un altro, il suo. Segno di questo divino intervento fu una piccola cicatrice che le restò sul petto. Nel 1375, mentre era assorta in preghiera, ricevette in dono le Stigmate, anche queste visibili solo a lei.

Benchè quasi analfabeta, per dono divino riusciva a scrivere e leggere e fu prolifica scrittice di lettere indirizzate a Papi e a personaggi di spicco dell'epoca, di Preghiere e di opere mistiche. Sottoposta ad una verifica teologica da parte del Capitolo Generale dell'Ordine, la sua ortodossia venne accertata ed il suo intervento come consigliera venne richiesto da vari potentI.


Per intercedere a favore dei fiorentini, si recò dal Papa Gregorio XI ad Avignone, convincendolo a ritornare a Roma (1377) e nonostante fosse molto malata,successivamente, intervenne a favore di Papa Urbano VI contro l'antipapa Clemente VII. Propose inoltre la riforma dell'Ordine domenicano, perorando il ritorno alla Regola primitiva.
Morì a Roma il 29 aprile 1380 e venne sepolta in santa Maria sopra Minerva, mentre il suo capo venne traslato nella chiesa di san Domenico in Siena di cui è Patrona. E' anche Patrona di Roma e Compatrona d'Italia assieme a san Francesco, Compatrona d'Europa assieme ai Santi Cirillo e Metodio, a Santa Brigida di Svezia e a Santa Edith Stein.
E' protettrice dei tintori, delle lavandaie, degli infermieri, dei boys-scouts, degli studenti, dei ciclisti, delle sarte e delle giovani da marito.


 

SANTA EUSTOCHIA

Smeralda Calafato,  messinese, nacque durante l'epidemia di peste del 1434.
In gioventù aveva pensato di crearsi una famiglia ma comprese che Dio le aveva riservato ben altro e decise di entrare in convento e, nonostante le ritrosie della sua famiglia, diede i voti nell'Ordine delle Clarisse col nome di Eustochia.

Successivamente, tuttavia, non trovando corrispondenza alla Regola originale di Santa Chiara, chiese al Papa Callisto III di poter creare un nuovo monastero a Messina, il che avvenne di lì a poco, vicino al colle Montevergine.
Aveva grande amore per il Crocifisso e visse umilmente ed in penitenza in un angusto sottoscala, dormento sulla nuda terra.

Santa Eustochia morì nel gennaio del 1485 ed il suo corpo incorrotto è esposto alla venerazione dei fedeli nella chiesa da lei fondata, in posizione eretta.
E' stata proclamata santa da Papa Giovanni Paolo II nel 1988.

 

 

SANTA RITA DA CASCIA


E' una santa talmente conosciuta da non trovare ulteriori parole per descrivere la sua esistenza terrena e il suo cammino spirituale: nata a Roccaporena attorno al 1378, fu moglie e madre esemplare, rimasta vedova e venuti a mancare i figli, si dedicò, come aveva tanto desiderato in gioventù, completamente alla vita monacale, sia pure affrontando numerose difficoltà e rifiuti.

In monastero visse per quarantanni, pregando e meditando la Passione di Gesù.
In uno di quei momenti di contemplazione davanti al Crocifisso, ricevette in dono una Spina della Corona di Cristo che sulla fronte le produsse una ferita profonda e purulenta che, misteriosamente, scomparve solo nel momento in cui dovette affrontare un lungo viaggio per andare pellegrina a Roma, per ricomparire poco dopo.

Visse nel digiuno e nella sofferenza e si narra che quando morì tutte le campane - non mosse da mani d'uomo - suonassero all'unisono per festeggiare la sua rinascita in cielo.

Arrivata agli onori degli altari soltanto nel 1900, dopo la beatificazione avvenuta nel 1627, la devozione nei suoi confronti è ancora viva, forse, proprio per questa "vicinanza" alle sofferenze umane e per la normalità della sua vita: moglie, madre esemplare che aveva subito molte tragedie nella vita, affrontandole però sempre con profonda rassegnazione e un totale affidamento alla volontà del Signore.

E' invocata come Patrona e santa "degli impossibili" e viene ricordata il 22 maggio.

 

 

SAN LEONARDO DA PORTO MAURIZIO

San Leonardo da Porto Maurizio dei Frati Minori, Paolo Girolamo Casanova, visse a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo.
Figlio di un armatore, appena dodicenne si recò a Roma presso uno zio per ragioni di studio, ma sentito il richiamo di Dio si diede agli studi ecclesiastici e nel 1702 diventò sacerdote. Sentiva imperiosa l’urgenza di andare in missione ma il suo destino fu altro.
 Dopo qualche tempo essendosi ammalato di tisi, i superiori lo rimandarono nella sua città natale dove visse per 5 anni. Guarito miracolosamente, venne inviato a Firenze per dar vita ad un nuovo convento, dopodichè cominciò la sua attività di predicatore che lo portò in varie regioni d’Italia, e successivamente a Roma, dove visse nel convento di San Bonaventura.
Infine fu a Genova dove venne acclamato per le sue prediche in cui consigliava di porre sulla porta di casa un’immagine di Gesù ed i Nomi di Gesù e Maria ed in cui sollecitava i fedeli alla pia pratica della via Crucis, di cui fu ardente diffusore. Infatti, lui per primo piantò nel Colosseo una Croce in ricordo dei martiri cristiani e vi fece innalzare delle edicole votive che però poi vennero eliminate durante successivi lavori di ricostruzione dell’Anfiteatro Flavio.
Continuò, infaticabile le sue peregrinazioni e predicazioni, che venivano seguite da un gran numero di fedeli,  in Liguria, in Toscana e persino in Corsica, poi morì nel convento di San Bonaventura il 26 novembre 1751.Venne proclamato santo nel 1867 ed è stato conclamato Patrono dei missionari in terra cattolica.

Il suo corpo si trova nella chiesa di san Bonaventura a Roma.

 

 

SANTA CECILIA

 

Santa Cecilia, martire di Roma, moglie di Valeriano che era riuscita a convertire al Cristianesimo, venne condannata ad essere bruciata viva nella sua casa, ma superata tale terribile prova, venne decapitata.
Si narra che venne colpita dalla spada ben tre volte, ma sopravvisse per tre giorni, cantando con voce bellissima le lodi del Signore.
Poiché suonava l'arpa e il liuto - viene infatti rappresentata iconograficamente con vari strumenti musicali - è la protettrice dei musicisti e.dei cantanti e Patrona dell'Accademia che porta il suo nome.

Venne sepolta nel Cimitero di Callisto, sulla Via Appia, dopo secoli dopo venne ritrovato il suo corpo. Viene ricordata il 22 gennaio.

 

 

SANTA COLOMBA

Santa Colomba venerata, assieme a San Vitale, nel santuario dedicato a San Gerardo Maiella, a Materdomini (Av).

 





 

SAN FORTUNATO MARTIRE

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Tra i vari santi, beati e martiri che portano questo nome, si ricorda in particolar modo San Fortunato, legionario che fu anche lui giustiziato insieme ai suoi compagni della Tebea, dopo essersi rifiutato di sacrificare agli dei ed aver gettato via le armi, inginocchiandosi e pregando Dio di accettare il sacrificio suo e dei suoi commilitoni.
Il suo corpo sembra esser stato traslato da Augaunum a Roma. Fu venerato infatti nelle Catacombe di Santa Priscilla dove il corpo rimase fino agli inizi del 1600 quando, dopo una ricognizione, venne traslato a Turbigo assieme ad altri quattro corpi di martiri.
Nel 1950 ca. il parroco di Lonate Pozzolo richiese con grande ardore uno dei corpi dei martiri e gli vennero concesse le spoglie di San Fortunato che vennero traslate nel paese tra grandi festeggiamenti e sistemate in una splendida urna sotto l'altare Maggiore della Parrocchia.
Tuttavia, anche la cittadina di Casei vanta delle reliquie di San Fortunato che sarebbero state traslate da Roma a Casei verso la metà del 1700.
Probabilmente si tratta di due santi omonimi appartenenti entrambi alla mitica Legione.

 

 

SANTA MARIA GORETTI

Maria Goretti, nata nel 1890, è un limpido esempio di purezza. Era originaria con la sua famiglia, povera ma religiosa, di Corinaldo nelle Marche, dove però non riuscivano più ad andare avanti e quindi, per cercare di migliorare la situazione, si trasferirono, insieme ad un'altra famiglia amica, i Cimarelli, prima vicino Roma alle dipendenze del Conte Selsi e successivamente alle Ferriere di Ronco, vicino Nettuno, di proprietà del Conte Mazzoleni.
Maria era la secondogenita, assennata e devota sin da piccolina, di indole dolce ed affettuosa, si occupava della casa e dei fratellini più piccoli. Aveva occhi azzurri, carnagione chiara, capelli biondi, era molto devota alla Vergine, a S. Giuseppe e al S. Cuore e non dimenticava mai le preghiere quotidiane.
La fattoria dei Goretti era isolata e confinava solo con l'altra affittata ai Cimarelli; intorno, un paesaggio squallido di paludi, pochi alberi, terra riarsa e dura da dissodare e per ascoltare la Messa, che veniva celebrata saltuariamente, si doveva camminare molto.
Ben presto però il gran lavoro e l'aria insalubre minarono la salute di Luigi, il padre, e per non abbandonare il raccolto, il proprietario gli mandò due operai che avrebbero diviso con loro il guadagno dell'annata: Giovanni e Alessandro Serenelli; il primo, il padre, robusto e autoritario, la cui moglie era morta in manicomio e l'altro, il figlio, un ragazzo forte e silenzioso che non aveva l'anima del contadino e che spesso sfuggiva la compagnia per rinchiudersi in equivoche fantasie. Con il passare del tempo, poichè Luigi aveva sempre poche forze per via della malaria, i due Serenelli divennero arroganti e pretendevano sempre di più.

La situazione peggiorò ulteriormente quando Luigi morì, consigliando la moglie di tornare a Corinaldo. Ma come poteva con i piccoli e dovendo ancora pagare i debiti? Lei si rimboccò le maniche e prese nei campi il posto del marito, lasciando la conduzione della casa a Maria che lo faceva con grande amore.

Una volta andando alla Messa una vipera si levò fischiando sul sentiero e la piccola si slanciò in avanti per proteggere la mamma. La vipera indietreggiò e scomparve sibilando.

Maria desiderava ardentemente fare la Prima Comunione e con molti sacrifici riuscì a frequentare, insieme al fratellino, la dottrina che si teneva presso la sarta del Conte. Nel giorno previsto, nonostante non avesse i soldi, ebbe in prestito il vestito, il velo, le scarpe.

Prima di andare alla Messa chiese perdono a tutti quelli che credeva di avere offeso e fece la comunione con straordinario raccoglimento, tenendo a mente le parole dell'Arciprete: "Ad ogni costo dovete restare puri e per questo affidatevi alla Vergine Maria".

Alessandro intanto aveva cominciato a guardare Maria con interesse e poichè passavano molte ore insieme lavorando nei campi - Maria aveva dato il cambio a sua madre - un giorno le si avvicinò per attirarla a sè, lei si divincolò sfuggendogli e avvertendolo che avrebbe raccontato tutto alla mamma. Il giovane la minacciò ed ella ebbe paura di confidarsi e non parlò, ripromettendosi di non restare mai più sola con lui, vivendo però nel terrore e non osando più uscire da sola.
Altre volte il giovane tentò di circuirla ma lei gli sfuggì, fino a quel 5 luglio, un giorno d'afa pesante in cui tutti erano al lavoro meno Giovanni che era ammalato e Alessandro che voleva approfittare di quel momento: di forza portò Maria in cucina e poichè lei si difendeva, avvertendolo che stava commettendo un grosso peccato, infuriatosi, prese un coltello sul tavolo e le inflisse 8 coltellate, mentre lei continuava a dire, sempre più debolmente: "E' peccato, tu andrai all'inferno!". Impressionato, il giovane fuggì dalla stanza ma, alle grida di Maria che lo accusava, ritornò a colpirla altre 6 volte.
Dopo molte ore Maria venne trasportata in ospedale e operata senza neanche essere narcotizzata, ma a nulla valsero le cure, morì il giorno seguente, festa del Preziosissimo Sangue di Cristo, dopo essersi comunicata ed aver perdonato volentieri al suo assalitore, perchè "voleva che anche lui un giorno la raggiungesse in Paradiso". Aveva solo 11 anni.

Una folla immensa accompagnò la sua bara e due anni dopo le venne eretto un monumento nella chiesa di Ns. Signora della Grazia. Il 5/6/1950 fu dichiarata Santa da Papa Pio XII.
Alessandro, che allora aveva 20 anni, negò anche l'evidenza dei fatti, poi confessò con cinismo il suo delitto e venne condannato a 30 anni di lavori forzati in Sicilia.
Nei primi tempi faceva lo spavaldo ma una notte sognò Maria trasfigurata che gli porgeva dei gigli che lui prese tra le mani, ma al contatto, essi si traformarono in fiamme.
Questo sogno lo mutò radicalmente e divenne così esemplare che venne scarcerato 4 anni prima del previsto.
Passò il resto della sua vita in un convento, diventando terziario, occupandosi del giardino e morendo santamente.

 


 

 

SANTA CATERINA LABOURE'

Santa Caterina Labouré, entrata a far parte delle Figlie della Carità di Parigi, nel 1830, aveva messo la sua vita al servizio di Gesù affidandosi alla sua santa madre, prendendo Maria a modello della sua vita, cercando di imitarne le virtù.
In questo cammino di perfezione ella ebbe cinque "incontri" con la Madonna che le mostrò la Medaglia Miracolosa che lei avrebbe dovuto far coniare e diffondere nel mondo intero.
Le affidò, inoltre, la realizzazione di una aggregazione mariana che Santa Caterina chiamò "Le Figlie di Maria", dedicata alle giovani, la cui attività iniziò nel 1846, diventando poi Gioventù Mariana.

 

 

 

 

 

SANTI FELICE, REGOLA ED ESSUPERANZIO

 

Anche se probabilmente la loro appartenenza alla Legione Tebea è una leggenda, i Santi Martiri Felice e Regola ed il loro servitore Essuperanzio vengono ricordati tra i tanti martiri morti nella decimazione o successivamente.
Scampati al massacro, essi si sarebbero rifugiati a Zurigo dedicandosi all'evangelizzazione della città ma, scoperti dalle autorità romane, vennero condannati alla decapitazione dal Governatore.
Come San Donnino, farebbero parte dei cosiddetti santi Cefolofori, cioè "portatori di testa", in quanto avrebbero preso le loro teste cadute in terra e le avrebbero portate sino al luogo della loro sepoltura.

 

 

 

SAN FELICE MARTIRE

 

San Felice Martire venerato nella Cappella dell'Istituto Arti e Mestieri di Torino

Molti, come per altri casi, i santi dal nome Felice, le cui storie a volte si intrecciano. In questo caso San Felice Martire è un fanciullo di cui nulla si sa, se non che ha dato la sua vita per non tradire la sua fede.

PREGHIERA

O glorioso S. Felice, che nelle tenebre del paganesimo germinasti come un fiore delicato per insegnare a noi a quali eroismi si possa giungere anche in tenera età, mediante la fervente orazione, fa che le nostre preghiere siano come le tue, sempre attente e gradite a Dio. Gloria

San Felice nostro modello e protettore, prega per noi

O giglio candidissimo che nell'imperversare della corruzione del mondo sapesti conservare tutte le attrattive ed il profumo degli angeli, fa che il nostro cuore non sia mai contaminato dalla colpa che tanto dispiace a Dio. Gloria

O modello di fortezza, intrepido martire che sacrificasti la vita piuttosto di tradire il sacrosanto carattere battesimale, ottieni a noi che imploriamo la tua speciale protezione, la grazia di adempiere ogni nostro dovere affinchè possiamo un giorno vedere con te Gesù e Maria tra gli angeli del cielo. Gloria

 

 

 

SANTA VITTORA VERGINE E MARTIRE

 

Di lei nulla si sa se non che probabilmente morì martire durante la persecuzione di Diocleziano. Il suo corpo ed il suo sangue, ritrovati nel cimitero di santa Ciriaca, vennero poi traslati e conservati nella chiesa romana di S. Maria della Vittoria.

PREGHIERA


O Dio, che fra gli altri miracoli della tua potenza anche nel sesso debole hai riportato la vittoria del martirio: concedi benigno, che come celebriamo il natale della tua beata Vergine e Martire Vittora, così, dietro i suoi esempi, giungiamo a Te.
Per il Signore Nostro Gesù Cristo, Tuo Figliuolo, il Quale vive e regna con Te nell'unione dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Così sìa.

 

 

 

SANTA BERNADETTE SOUBIROUS

Il 7 gennaio 1844, a Lourdes, in una povera famiglia profondamente cristiana, nasce Bernadette, primogenita di nove figli. A causa della salute non buona, frequenterà saltuariamente la scuola, tanto che a 14 anni frequentava ancora la classe delle bambine di 7 anni, non avendo una gran memoria e parlando solo il dialetto. Tuttavia era docile, obbediente e serena.
L'11 febbraio del 1858, Bernadette con alcune compagne si reca a raccogliere della legna secca nella grotta di Massabielle, quando improvvisamente in una grotta le appare una Signora bellissima e giovane. La fanciulla, che sembra l'unica a vederla, si sente l'animo invaso da una gioia indescrivibile ed inizia a recitare con Lei il Rosario. La Signora svanisce quasi subito e la giovane ritorna dalle compagne che vengono a conoscenza di quel segreto a cui però non riescono a credere. Così, anche, non vi crede la madre di Bernadette che le vieta di tornare laggiù, ma intanto la notizia si diffonde nel paese con clamore. Bernadette è ritenuta una bugiarda che vuole rendersi interessante. Tuttavia, domenica 14 un piccolo seguito di persone la accompagna alla grotta, con il permesso materno. L'apparizione ritorna e così pure il 18 febbraio quando, finalmente, la Signora le parla, chedendole di ritornare per quindici giorni consecutivi, aggiungendo: «Non ti prometto la felicità in questo mondo, ma nell'altro». Fedele alla sua promessa, tutte le mattine ella si reca in quel luogo dove, il 21 successivo, riceve questo messaggio:«Prega Dio per i peccatori» e poi : "Va a dire ai sacerdoti che qui deve esser costruita una cappella"; il 24, poi, la Signora pronuncia ripetutamente le parole: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!».

Intanto le autorità civili e religiose si preoccupano di quanto sta accadendo e sottopongono Bernadette ad interrogatori, mentre il Parroco, non convinto della veridicità delle apparizioni, si tiene in disparte e alla richiesta della ragazza di erigere una cappella, chiede alla Signora un miracolo, cosa che avverrà solo successivamente.
Il 25 Bernadette, scortata dai soldati, torna alla grotta per pregare, ma poi compie vari movimenti che suscitano l'ilarità della gente che la prende per pazza: si dirige verso il fiume, torna alla grotta, avanza in ginocchio e a mani nude scava la terra lì intorno, portandosi alla bocca un pò dell'acqua che scaturisce dal suolo.

Si lava il viso con quell'acqua e mangia qualche stelo d'erba. Molti la irridono, ma poco dopo alcuni passanti si accorgono che un filo d'acqua sgorga dalla cavità, diventando poi una sorgente che ben presto dovrà essere incanalata e che ancor oggi produce una grande quantità d'acqua, diventata fonte d'inesauribili grazie e guarigioni.
Il 25 marzo, giorno dell'Annunciazione, la Signora finalmente si rivela: «Sono l'Immacolata Concezione». Bernadette corre a ripetere questa frase che non capisce al Parroco che, finalmente crede apparizioni, esclamando: «È la Santa Vergine!». Pochi anni prima, Papa Pio IX aveva proclamato il Dogma della completa assenza di peccato in Maria Vergine. Intanto, tra le alterne vicende di Bernadette, soffocata dalle domande dei curiosi, pressata dall'opinione pubblica e sorvegliata dalle autorità che tentano di porre fine agli affollamenti della gente che chiede miracoli, in giugno il luogo delle apparizioni viene delimitato da uno steccato. Ma la folla continua a condurre là gli ammalati.
L'ultima apparizione della Vergine avrà luogo il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine: «Non l'ho mai vista tanto bella», dice Bernadette, rattristata dall'annuncio che non avrebbe più rivisto la bella Signora.
Successivamente, anche il Vescovo di Tarbes pronuncerà solennemente: «Noi riteniamo che Maria Immacolata, Madre di Dio, è veramente apparsa a Bernadette Soubirous, l'11 febbraio 1858 ed i giorni seguenti, per diciotto volte».
I visitatori si fanno sempre più numerosi e cercano di vedere la fanciulla. Temendo per la sua salute, il parroco e il sindaco fanno entrare Bernadette - che non si è mai gloriata dei fatti straordinari di cui è stata protagonista - in un pensionato di suore nel 1860; là ella ritrova un pò di calma anche se la gente continua a cercarla.
Sei anni più tardi, dopo aver esitato a lungo su tale scelta, ritenendosi indegna, nè abile nè intelligente, la veggente di Lourdes, a 22 anni, viene ammessa - con il nome di suor Maria Bernarda - al convento di S. Gilardo dalle Suore della Carità e dell'Istruzione cristiana di Nevers: «Sono venuta qui per nascondermi», diceva. Nascondersi per pregare, per soffrire, per sè e per i peccatori...
Gli inizi della sua nuova vita sono penosi: ella soffre di nostalgia dei suoi e per l'assenza della Signora, per le umiliazioni morali inflittele dalla Madre Superiora, che non la comprende e la tratta con freddezza, non constatando niente di straordinario in quella “veggente". Ma la sua vita, pur tormentata da vari malanni fisici, sarà una vita di umiltà e di preghiera, segnata da grande coraggio e da una forza d'animo fuori del comune; volenterosamente e sempre sorridendo, compie ciò che le viene chiesto.

Oltre alle continue crisi d'asma, durante l'inverno del 1877 le si forma un ascesso tumorale al ginocchio destro, il dolore è atroce ma Bernadetta trova forza in Gesù e, per amore suo, arriva al punto di “amare” la sofferenza: «Sono più felice con il mio Cristo, sul mio letto, che una regina sul trono» scrive ad una suora. Negli istanti di tregua, si rende utile alla comunità, ricamando, disegnando, dipengendo, ecc. Ben presto, però si alletta e, essendo ormai in fin di vita, chiede insistentemente di pronunciare i voti. Dopo la cerimonia, officiata dal Vescovo, Monsignor Forcade, la salute di Bernadette si ristabilisce in maniera inattesa.
Nel 1879, verso la fine di marzo si aggrava ed il 16 aprile muore recitando l'Ave Maria. Umile e fiduciosa fino alla fine, Suor Maria Bernarda dice per due volte: «Santa Maria, Madre di Dio! Prega per me... povera peccatrice... povera peccatrice». Spira quasi subito dopo, stringendo al cuore il Crocifisso.
Bernadette Soubirous, canonizzata da Papa Pio XI l'8 dicembre del 1933, è protetttrice delle donne che lavorano neicampi e viene ricordata liturgicamente il 16 aprile.

 

 

 

SANTA FILOMENA

La venerazione verso Santa Filomena Vergine, molto sentita, è accompagnata però da una curiosa storia derivante dal ritrovamento del suo corpo nelle catacombe di Priscilla.
Tale ritrovamento, avvenuto nel 1805, portò alla luce un loculo con l'iscrizione, "Lumena - Paxte - Cum Fi". Il loro ordine venne scambiato in "Pax te cum Filumena", ma senza addentrarci in lunghi discorsi linguistici, la tradizione l'ha annoverata tra le sante più venerate, sopratutto nel Meridione.
Le sue ossa vennero traslate ai primi del 1800, dirette a Mugnano del Cardinale - borgo della Diocesi di Nola nel regno di Napoli - non mancando di suscitare singolari manifestazioni: le ossa vennero inserite in una sorta di contenitore di cartapesta dalle fattezze umane e adornato di una ricca parrucca e il "corpo" venne chiuso in un'urna che risultava essere troppo piccola, per cui le si dovettero ripiegare le gambe e all'arrivo aveva preso la tipica posizione "a triclinio", che ancora conserva. Vi furono varie manifestazioni prodigiose e successivamente delle "Rivelazioni" di Suor Maria Luisa di Gesù che dettero al culto un ulteriore impulso. Pare poi che sia Paolina Jaricot - che aveva iniziato l'Opera della Propagazione delle Fede - che San Giovanni Maria Viennay vennero miracolati per intercessione di Santa Filomena.

PREGHIERA

Santa Filomena vincitrice delll'inferno pregate per noi.
O Filomena bella nel candore della tua purezza e forte per i meriti del tuo sacrificio nelle lotte contro l'inferno, vinci per noi i demoni ddell'abisso con lo splendiore dei tuoi esempi, con la potenza dei tuoi miracoli e con l'amore del tuo patrocinio

10 Gloria con l'invocazione: Santa Filomena, vincitrice dell'inferno, pregate per noi

 

 

 

SANTA EUFEMIA DI CALCEDONIA DI DORNO

Nella Chiesa parrocchiale, nel terzo altare a sinistra, si venera il corpo di S. Eufemia, giovinetta martirizzata nel IV secolo durante la persecuzione di Diocleziano.

L'urna della Santa è posta in fondo a una splendida cappella che è un vero trionfo di pitture e sculture. L'altare è di marmi preziosi, la vetrata porta l'immagine della Martire, l'urna di bronzo e di cristallo è rinchiusa in un tempietto di legno finemente scolpito e dorato.

S. Eufemia era una fanciulla di 14 o 15 anni; dopo il martirio il corpo fu sepolto in un loculo nelle Catacombe di S. Ciriaco sulla via Ostiense e là rimase fino al 1665 quando la zona andò in proprietà alla antica e nobile famiglia romana dei Principi Aldobrandini Pamphili. Quattro anni dopo fu affidato ad Anna Pamphili, moglie del principe Doria di Genova ed infine venne donato al monastero di S. Spirito delle Suore Domenicane di clausura.

Nel 1925, su richiesta del prevosto mons. Maroi, il Vescovo di Vigevano destinò le reliquie della Santa alla parrocchia di Dorno dove vennero sistemate adeguatamente. Le Suore Missionarie dell'Immacolata di Mortara prepararono gli indumenti secondo modelli e disegni di stile romano -cristiano: la veste é di seta bianca arabescata, il manto di damasco rosso bordato di ricami finissimi, il materassino e il cuscino di velluto rosso con motivi a palme in oro.

La palma che la Santa tiene nella mano sinistra, come simbolo del martirio, e il diadema sono di oro puro. L'ampolla, che contiene terra e sangue è racchiusa in un reliquiario d'argento.

Dall'esame del cranio, che si conserva quasi completo, si rilevò una larga spaccatura prodotta da un colpo di mazza; per questo sulla maschera di cera della Santa é stata riprodotta la ferita sulla fronte.

In occasione del Congresso Eucaristico Diocesano del 1927 l'urna di bronzo con le spoglie di S. Eufemia fu trasportata a Dorno. Viene festeggiata il 16 settembre.

La santa viene per lo più rappresentata con la ruota della tortura e dei leoni.

Informazioni avute da Santina che ringrazio tanto

 

 

 

 

SAN BOTONTO

Di San Botonto, le cui reliquie sono esposte a Torino, in un reliquiario di cera, in Santa Maria al Monte,
si sa molto poco: nel 1841 le sue reliquie, assieme a quelle di altri martiri ed un'ampolla di sangue, vennero ritrovate a Roma, presso il cimitero di Sant'Agnese, assieme ad un'iscrizione che ricordava il piccolo martire di 3 anni e due mesi.
Il bimbo, probabilmente appartenente ad una nobile famiglia forse originaria della Grecia, venne martirizzato sotto Diocleziano. Le sue reliquie donate a Re Carlo Alberto vennero conservate nella chiesa del Monte dei cappuccini dal 1843

 

 

 

SAN GIUSEPPE MARIA TOMMASI

Proclamato Beato da Pio VII nel 1803 e Santo da Papa Giovanni Paolo II nel 1986, San Giuseppe Maria Tomasi da Lampedusa è sepolto in Sant'Andrea della Valle, ma una riproduzione del suo corpo in cera con alcune reliquie sono conservati nella Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, di cui era stato titolare e dove, alla sua morte, egli volle essere sepolto.

Manifestò la santità con la sua vita e le sue opere, soprattutto dando estrema importanza al culto liturgico, tanto che si può definirlo "scienziato della Liturgia" per i suoi scritti scientifici che denotano una grande sensibilità culturale, amore alla verità ed impegno verso i fratelli.

Di nobile ed agiata famiglia siciliana (era Principe di Lampedusa e Duca di Palma di Monte Chiaro), sin dall'infanzia innamorato di Dio, a Lui si dedicò entrando nell'Ordine dei Teatini, rinunciando ai beni materiali e ai titoli nobiliari, facendosi povero e testimoniando una totale disponibilità alla vita religiosa, assistendo i poveri e i malati, svolgendo incarichi presso la Curia Romana, fino a ricevere, da Papa Clemente XI, la porpora cardinalizia che egli tentò di ricusare, per umiltà. Appena aveva un pò di tempo, però, faceva il "parroco" coi fedeli e soprattutto coi ragazzi, spiegando il catechismo.

 

PREGHIERA

O San Giuseppe Maria Tomasi, che da giovane pieno di santità spesse volte esclamaste "Muoia il peccato e viva Iddio! ", Vi preghiamo di ottenerci la grazia di sradicare dal nostro Misero cuore i vizi che lo deformano sostituendovi altrettante virtù.
Giacché poi in terra il Vostro cuore riversò sempre amore verso Gesù e carità verso il prossimo, fateci partecipi di ambedue i doni, ora che lo stesso Dio Vi ha ricolmato di tesori infiniti nel Cielo e con la Vostra potente intercessione otteneteci il favore che vi domandiamo...

Padre nostro, Ave, Gloria.

San Giuseppe Maria Tomasi Pregate per noi. – Perché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo: O Dio, che facesti risplendere nell' ordine sacerdotale San Giuseppe Maria Tornasi, consacrato al servizio delle scienze sacre e dei ministeri ecclesiastici; per Sua intercessione fà che compiamo con santa intelligenza il servizio del culto divino in terra, per godere eternamente del suo frutto nel cielo. Per il nostro Signore.

 

 

 

SAN DONATO MARTIRE

Nella cittadina di Penne, in Abruzzo, il culto di San Donato in Castiglione risale ai primi secoli, riferendosi a san Donato di Ortona, le cui reliquie da Tocco di Casauria erano state trasferite in Abruzzo, assieme a quelle di San Massimo e di San Venanzio. Su questa devozione locale si inserì più tardi il culto di San Donato Vescovo di Arezzo.

Nel 1843 Antonio De Filippis, l'arciprete, riuscì a trovare a Roma le reliquie di un martire, proveniente dalle Catacombe di Santa Ciriaca, che da una bolla papale risultava essere proprio San Donato e tornò trionfante a Penne con le reliquie, la bolla ed un corpo in cera.
Il tutto venne esposto alla devozione dei fedeli in un'urna di pregio pochi giorni dopo, mentre cinquant'anni più tardi veniva eretto un altare ad hoc nella Cappella intitolata al Santo, abbellita con due portalampada dalla forma di cicogna e da un affresco sulla volta che rappresenta San Donato che ha la apparizione della Santa Croce.

San Donato, nato forse a Vicenza Intorno al 270 d.C., aveva intrapreso la carriera militare che lo aveva portato ad Aquileia dove si era avvicinato alla comunità cristiana ed infine si era fatto cristiano, molto convinto e missionario, tanto che venne invitato ad abbandonare la nuova fede ma egli, che si sentiva pienamente di Cristo, rifiutò e venne quindi torturato in vari modi prima di essere decapitato.

PREGHIERA

O glorioso martire Donato, testimone della Parola che è Gesù,
fino ad affidare ad Essa tutta la tua vita,
prega per noi uomini del nuovo millennio,
estremamente sazi di benessere,
interiormente avviliti nel cuore.

Prega per noi, perché la fede in Gesù
Maestro e Signore, Crocifisso e Risorto,
animi la nostra speranza,
infiammi il nostro cuore,
diventi quotidiano desiderio di attingere
acqua che zampilla per la vita eterna
all'inesauribile sorgente che è Lui.

Perché la carità che il Cristo ha vissuto
nel dono di sé al Padre sulla Croce
diventi lo stile della nostra vita;
desiderio di comunione con Dio
e con tutti i nostri fratelli.

O martire Donato che nella nostra comunità
rifulgi con il gesto deciso e coraggioso del martirio
prega per tutti noi, per la Chiesa di Dio
e per quanti soffrono nel corpo e nello spirito,
per i giovani, per le famiglie,
per quanti sono ai margini
per i più diversi motivi,
per quelli che sono lontani dall'Amore di Dio.
Rendi generoso e disponibile
il cuore del popolo che ti invoca,
fa che sia sempre fedele a Cristo.

 

 

SAN GASPARE DEL BUFALO

 

Nato a Roma nel 1786, sin da piccolo sentì il richiamo di Dio e sisentì vocato soprattutto all'evangelizzazione.
Svolse la sua attività di sacerdote e missionario a Rimini e in generale nell'Italia centrale. Il suo desiderio era quello di recarsi in terre lontane appunto per annunciare il Vangelo.
Conclusi gli studi presso il Collegio Romano, iniziò la sua opera nel 1798, indirizzandola all'assistenza dei più poveri, ridando vita all'Opera di S. Galla e nel 1808 diventò sacerdote, fondando subito un oratorio e svolgendo la sua opera di evangelizzazione presso i contadini.
Sullo sfondo di una situazione politica difficile per la Chiesa (Papa Pio VII venne imprigionato), San Gaspare rifiutatosi di giurare fedeltà a Napoleone, venne messo in prigione per 4 anni ma poi, tornato a Roma, riprese la sua attività, dedicandosi alle missioni popolari, su consiglio del Papa e ciò fece per tutta la sua vita, instancabilmente, mentre cresceva in lui la devozione verso il Sangue Preziosissimo di Gesù, di cui divenne fervente apostolo, come anni prima Suor Agnese del Verbo Incarnato aveva predetto.
Egli fondò a questo scopo la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, alcuni dei quali veri esempi di santità (tra gli altri anche il futuro Pio IX) e successivamente, con l’aiuto  di Maria De Mattia, poi beatificata, l''Istituto delle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue, che sfociarono nella Pia Unione del Preziosissimo Sangue, oggi Unio Sanguis Christi, già in essere sin dal 1808, diffusa sul territorio nazionale ed anche all'estero.

San Gaspare, già in fama di santità, riusciva a convertire e a sciogliere i cuori più duri, nonostante le difficoltà postegli sul cammino, gli attentati alla sua vita a cui miravano gruppi di massoni contro cui lui predicava e l'affidamento di una rischiosa missione, diretta a placare le efferatezze dei briganti che la facevano da padroni nei dintorni di Roma e che egli riuscì a debellare con le sole armi del Crocifisso e della sua parola.

Morì nella sua città natale nel 1837 e S. Vincenzo Pallotti, suo coadiuvatore, vide ascendere la sua anima al cielo sotto forma di stella, mentre Gesù stesso gli andava incontro.
E' sepolto nella chiesa di Santa Maria in Trivio.

La devozione verso San Gaspare crebbe in un batter d'occhi non solo in Italia ma anche in Francia e gli si ascrivono molti miracoli e grazie, ad es. la guarigione miracolosa della figlia del governatore di Nizza.

Molti libri su di lui e sulle sue opere, scritti da Gastone de Segur e da san Pietro Giuliano Eynard, ne diffusero ancor più la fama di santità.

Venne beatificato nel 1904 da Papa Pio X e fatto santo nel 1954 da Pio XII.

PREGHIERA

PREGHIERA A SAN GASPARE DEL BUFALO

O glorioso S. Gaspare, che con tanto zelo promovesti la devozione al Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo, deh, fà che per i suoi meriti infiniti otteniamo la grazia che tanto desideriamo. 
Tre Gloria. 

O Glorioso S. Gaspare, che dal Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo traesti ispirazione e ardore nelle tante tue opere a vantaggio del prossimo, aiutaci ed ottienici la grazia che umilmente ti chiediamo. 
Tre Gloria. 

O S. Gaspare, le grazie e i prodigi ottenuti dalla tua intercessione attestano ogni giorno la tua gloria presso il trono dell'Agnello Divino, volgi, te ne preghiamo, il tuo sguardo sulle grandi necessità che a te ci spingono ed esaudiscici. 
Tre Gloria.

 

 

 

SANTA BONOSA

 

Bonosa, santa e martire del III sec., di Porto (l'odierna Ostia di Roma) assieme ad Eutropio e Zosima, probabilmente suoi fratelli, era venerata in una chiesa dedicata a san Lorenzo presso Capo Due Rami a Porto, dove erano conservate le sue reliquie e quelle degli altri due martiri.

Alcune di queste reliquie vennero poi traslate nel 1227 nell’abbazia di Clairvaux, in Francia, e parte di quelle della santa vennero invece traslate nella chiesa eretta in suo onore in Trastevere, a Roma, probabilmente sulle fondamenta della casa natale della santa e dei suoi fratelli, ma successivamente trasferite in S. Apollinare e a metà circa del 1800 riportate in Trastevere.
Verso la fine del 1800 la chiesa venne demolita e le reliquie della santa vennero affidate alle monache canossiane, finchè non vennero definitivamente poste in S. Maria della Mercede e S. Adriano, accanto alle reliquie di Santa Felicita.

Il martirio dei 3 santi fratelli venne riportato in un libro di San Giovanni Bosco che narra, in maniera particolareggiata, la comparizione di Santa Bonosa, dinanzi all'imperatore, la sua detenzione in carcere, la conversione dei 50 soldati mandati ad indurla, con percosse ed altri mezzi crudeli, a rivedere le sue convinzioni e a sacrificare agli dei. Ma la santa, invece, riuscì a catechizzare quei 50 valorosi che diventarono cristiani anch'essi, messi poi a morte perchè non intendevano rinunciare alla nuova religione nè martirizzare Bonosa.
Essa venne uccisa col taglio della testa, il 15 luglio.

 

 

 

SANTA GEMMA GALGANI

Santa Gemma Galgani, nata nel 1878, rimase orfana di madre in tenera età e crebbe a Lucca con il padre ed i fratelli, frequentando la scuola delle Suore Oblate dello Spirito Santo finchè, ridotta in povertà, la sua famiglia dovette trasferirsi per vivere in condizioni precarie.
Afflitta da varie malattie misteriose che indussero i suoi esaminatori a non ritenerla adatta alla vita monastica - avrebbe voluto appartenere all'Ordine dei Passionisti - la Santa ricevette nella sua piccola casa le stigmate e la corona di spine, che sanguivano copiosamente ma che, dopo sua richiesta al Signore, a cui era misticamente unita, scomparvero pur causandole sempre atroci dolori.

Una ricca famiglia di Lucca la ospitò e la sostenne economicamente per circa quattro anni, poi venne tenuta in una casa vicina per paura del contagio della tubercolosi che l'aveva colpita e che lacondusse alla morte, a soli 25 anni, assistita dal suo confessore e dal Passionista Germano Ruoppolo suo primo biografo.

Dopo la sua morte, come lei aveva sperato, a Lucca venne costruito un convento di Passioniste dove riposa il suo corpo. Fu proclamata Beata nel 1933 da Papa Pio XI e Santa nel 1940, da Papa Pio XII.

PREGHIERA

Composta da Santa Gemma per ottenere grazie

Eccomi ai vostri santissimi piedi, caro Gesù, per manifestarvi ogni momento la mia gratitudine per tanti e continui favori che mi avete fatto e che ancora volete farmi.

Quante volte vi ho invocato, o Gesù, mi avete fatta sempre contenta: ho ricorso spesso a voi e m'avete sempre consolata.

Come esprimermi con voi, caro Gesù? Vi ringrazio.

Ma un'altra grazia voglio, o mio Dio, se a voi piace........ (esporre la grazia che si desidera).

Se voi non foste onnipotente, non vi farei questa domanda.

O Gesù, abbiate pietà di me!
Sia fatto in tutto il vostro santissimo volere.

Pater, Ave e Gloria. -

 

 

 

BEATA ELENA DUGLIOLI DALL'OLIO

 

Nata nel 1472, la Beata Elena Duglioli Dall'Olio, figlia di un notaio, ricevette un'educazione profondamente cristiana e sentiva vivo in lei il desiderio di consacrarsi a Dio, ma i genitori vollero che si sposasse, giovanissima, con Benedetto Dall'Olio molto più grande di lei che venne però coinvolto dalla moglie a condurre una vita comiugale santa e perfetta.

Dopo la morte del marito si diede ad opere religiose, fondò un'opera pia per i bisognosi, aiutò a realizzare una cappella in onore di Santa Cecilia nella sua parrocchia e pare che riuscì a convincere Raffaello a dipingere una pala dell'altare dedicata alla Santa. In quella stessa cappella è ora sepolto il suo corpo.

Fu confidente-consigliera dei Papi Giulio II e Leone X e predisse il giorno della sua morte che avvenne il 23 settembre 1520.

La sua condizione di donnasposata all'epoca non consentì un riconoscimento delle sue virtù e quindi la sua beatificazione avvenne solo nel 1828, sotto Leone XII

 

 

 

BEATA AGOSTINA PIETRANTONI

 

Livia Pietrantoni nasce nel 1864 in una famiglia molto religiosa e sin da bambina sente il richiamo della vita monastica e si dedica specialmente alla contemplazione del Crocifisso.

La famiglia ha bisogno di una mano e quindi sin da piccola lavora, prima in miniera eppoi alla raccolta delle olive, sempre disposta ad aiutare i più deboli.

Dopo aver ottenuto il diploma di infermiera, entra tra le suore della Carità prendendo il nome di Agostina e lavora come infermiera presso l'Ospedale del Santo Spirito a Roma., dove morirà a 30 anni, ferita a morte con un coltello da un malato a cui le prestava le sue cure.

 

continua

 

 

Bibliografia

http://www.fondazionetessilchieri.com/ita/sanbenedetto.htm

http://www.verbanensia.org/scrineum%5CVB_Stresa_chiesa_S_Ambrogio_1788.pdf

http://www.parrocchiasantarita.com/PARROCCHIASANTARITA/inostriricordi.html

http://www.sanruffino.com

* immagine tratta dal sito http://www.fmboschetto.it/Lonate_Pozzolo/San_Fortunato.htm

- http://www.stgemmagalgani.com

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- di Fabio Arduino - "Santi Corpi"

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