Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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L'ICONOGRAFIA DEL PRESEPE

SAN GIUSEPPE NELLA NATIVITA'

 

Nelle raffigurazioni della Natività, la figura di San Giuseppe si presenta con varie tipologie, la più consueta delle quali è quella che lo descrive in attitudine orante, accanto al Bambino che giace nella mangiatoia. In altri casi Giuseppe appare operoso, intento a provvedere paglia e fieno o anche ad asciugare fasce e panni del figlio di Dio.

Generalmente le figure sacre vengono rappresentate con attributi riferibili a tratti biografici, che divengono poi il connotato specifico, e l'emblema del patronato.
Questa premessa ci introduce all'analisi di una immagine della Natività (vedi sopra), scelta per le sue molteplici particolarità, che si ammira nel Missale del 1879, conservato nella Biblioteca Comunale di Fermo
(AP). La composizione è strutturata in tre fasce, così da incorniciare il riquadro centrale all'interno di scene e figure bibliche, richiami significativi all'avvento messianico.
Ai quattro angoli, compaiono nei riquadri i profeti: Davide e Salomone in alto, Geremia e Isaia in basso.
Lateralmente sono visibili due episodi biblici; a sinistra la chiamata di Mosè, colto nel momento in cui il Signore si manifesta e gli comanda di togliere i calzari, per rispetto alla sacralità del luogo e dell'evento (Es. 3,5), quindi rivela il Suo Nome, e si svela come il Dio vivo, partecipe delle sofferenze del popolo, annunciando la liberazione e la promessa di una terra nuova.
A destra il sommo sacerdote Melchisedek, che fu re di Gerusalemme, nell'atto di compiere il servizio divino, con l'offerta di pane e vino sull'altare (Gen. 14/18) per rendere grazie e accompagnare la benedizione di Abramo accanto a lui, appena tornato vincitore: è un riferimento alla comunione eucaristica, al sacerdozio regale attualizzato nella persona del Cristo, alla benedizione che avrà il suo pieno compimento appunto nell'Incarnazione.
Al centro della composizione osserviamo ora la scena della Natività:
Maria in ginocchio, orante, e Giuseppe anch'egli in ginocchio, in posizione simmetrica, ai lati del Bambino disteso nel giaciglio.
Nella parte superiore tre angeli sostengono il cartiglio, e al di sotto i due animali fanno da sfondo alla mangiatoia, semplice e lineare, nello stile dell'intera figurazione.


L' iconografia medievale aveva a lungo ricalcato i moduli bizantini. Invece dopo il 1300 le Rivelazioni di santa Brigida (t 1373) influenzarono largamente il linguaggio rappresentativo dell'arte, determinando una svolta importante nell'impianto della scena: Maria e Giuseppe, da allora, vennero prevalentemente raffigurati in ginocchio, ai lati del Bambino, in attitudine di raccoglimento e di estatica contemplazione, pur avendo connotazioni di carattere simbolico o realistico.
Secondo le Rivelazioni, san Giuseppe si reca in cerca di luce per rischiarare la grotta; da questo motivo gli artisti presero spunto per raffigurare nelle sue mani una candela, poi una lampada o una lucerna.
Nella litografia, vediamo la lucerna con la candela, inoltre un altro importante dettaglio; alle spalle di Giuseppe, si notano gli 'arnesi del mestiere": una sega e una sacca contenente strumenti da carpentiere, richiamo figurativo all'attività di faber lignarius.
La letteratura cristiana dei primi secoli espresse narrazioni leggendarie inerenti la vita della Santa Famiglia, in cui il Fanciullo collabora e opera interventi prodigiosi, per favorire la buona riuscita del lavoro; spesso appare intento a fabbricare croci, sotto lo sguardo amorevole di Giuseppe. Il legno, il "mestiere" di Giuseppe, non solo preconizza la morte di croce, ma evoca l'intero disegno salvifico.
Così esprime il concetto Massimo il Confessore (t 662): "Esercitava il mestiere di carpentiere, esperto nell'arte più di tutti i carpentieri: infatti doveva essere al servizio del vero architetto, il creatore e carpentiere di tutte le creature'.
Giuseppe, discendente della stirpe di Davide, è colui che ha saputo umilmente far spazio al Signore, ed esserne custode e tutore, affinché potesse compiersi il progetto divino, per la Redenzione di ogni uomo.
L'immagine è una sintesi chiara ed efficace della tradizione; i protagonisti dell'evento dominano la scena con grande sobrietà e partecipazione spirituale, trasmettendo il senso del muto dialogo che li lega.
Giuseppe, d'altra parte, è mostrato con attrezzi artigianali fin dai primi secoli: in due Natività su avori del V sec. si nota la presenza di una sega, molto simile a quella qui osservabile; successivamente gli vennero affiancati anche squadra, compasso, chiodi e martello...
L'intento realistico da una parte, e l'aderenza alla tradizione dall'altra, determinarono la persistenza di questi connotati, tuttora presenti nell'arte ufficiale, nella statuaria, nei santini, nella tradizione orale.

 

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Della stessa Autrice:

 “A Te, o Beato Giuseppe…”: Il Culto di san Giuseppe nelle piccole immagini devozionali

"...E, prostrati, lo adorarono". Aspetti iconografici dell'Adorazione dei Magi

- L'Albero rivestito di luce


- L'Apprendista Gesù nella Bottega di Nazareth - Tipologie Iconografiche

 

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- La Collezione di P. Giuseppe Taveri di Valbrembo - Testimonianza di devozione giuseppina

- La Festa estiva "Dul Bambin"

 

- La Natività di Cristo


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- Natale di carta

- Patrocinio, intercessione, gloria di San Giuseppe attraverso l'iconografia devozionale in Italia

 

- Pietro Ivaldi - Aspetti di simbologia nelle sue Natività

- San Giorgio, Immagini e Simbologia

 

- San Giuseppe Artigiano - Tra Simbologia e Quotidianità


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