Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

 

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori.
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LE MOSTRE DI SANTINI DI MARIO TASCA

 

SANT'ANTONIO DI PADOVA

Santini della collezione Mario Tasca

nell'ambito di "Colori d'inverno" - Mercatino di Natale a Follina
Sabato 4 e domenica 5 dicembre 2010
 Sabato 3 e domenica 4 dicembre 2011"

 

1 - Locandina

 

Nelle edizioni 2010 e 2011 di “Colori d’Inverno”, mercatino di Natale a Follina, Mario Tasca ha allestito la sua annuale un’esposizione di  immaginette sacre dedicandola a Sant’Antonio di Padova, per ricordare l’Ostensione delle spoglie del Santo, avvenuta nel febbraio 2010.

In un nuovo e più elegante locale a due passi dall’Abbazia, che Mario Tasca sta organizzando come esposizione permanente della sua collezione, sono state presentate numerose immaginette sacre che spaziavano dal XVIII secolo ai giorni nostri. In diversi pannelli e quadretti erano esposte siderografie e cromolitografie di metà ‘800- primi ‘900; inoltre, risalenti al 1700- primi “800, diverse incisioni a bulino di cui alcune acquerellate, e una pergamena interamente dipinta a mano.

I visitatori potevano poi consultare tre album esposti su leggii in cui erano raccolte tutte le altre immaginette del Santo, antiche e moderne, facenti parte della collezione. Oltre alle immaginette devozionali, erano esposti pannelli esplicativi di vita, morte e miracoli del Santo, foto dell’avvenuta ostensione nel 2010, testimonianze di diversi Orfanotrofi Antoniani, quadri, libretti, cartoline, riproduzioni di dipinti di artisti famosi e di ex-voto; faceva da cornice al materiale cartaceo varia oggettistica antoniana, compreso un’antica scultura lignea ed un perfetto saio da fraticello che, circa 80 anni or sono, una bimba di poco più di un anno indossò per 1 anno 1 mese e 1 giorno, come voto fatto dai suoi genitori al Santo per grazia  ricevuta!

Mario Tasca per questa mostra si è avvalso della  collaborazione di due esperte collezioniste che hanno partecipato all’esposizione con riproduzioni fotografiche di alcune tra le più pregiate immaginette di sant’Antonio delle loro collezioni: Paola Galanzi, studiosa e collaboratrice della rivista AICIS “Santini e Santità”, titolare del  Blog “Le monde Ravissant des Images Pieuses”, e  Patrizia Fontana Roca titolare di “Cartantica”. Cartantica ha inoltre concesso l’uso di materiale pubblicato sul sito, col quale sono stati allestiti alcuni dei cartelli esplicativi della vita di Sant’Antonio. V’è da aggiungere che, nel tardo pomeriggio di domenica, l’ ”Armonioso Duo” (Cristiana Tasca al flauto traverso e Federica Basso alla chitarra classica), hanno allietato con la loro musica il pubblico presente, a cui sono stati offerti caffé pasticcini e……un calice di prosecco!

All’uscita dalla mostra i visitatori ricevevano in omaggio: ”Vita Morte e Miracoli di Sant’Antonio”

 

Articolazione della mostra

2 - La vita, in sintesi, di sant’Antonio di Padova

3 -Tavolo all’ingresso della mostra; dietro, sul rosso tendone, sono appesi
ingrandimenti del retro di immaginette con le diverse preghiere al Santo.

4 - Particolare del tavolo

 

5 - In fondo, pannello con le foto della Ostensione del Santo

6 - Primo piano del pannello dell'Ostensione del 2010

 

 

7 - Visitatrice che lascia un commento

 

8 - Visitatori

Sulla parete di fronte i due pannelli contenenti riproduzioni di alcuni santini delle collezioni di Patrizia Fontana  Roca di  Cartantica  e di  Paola Galanzi  di Le Monde Ravissant des Images Pieuses, affiancati a cartelli esplicativi dei rispettivi siti.

 

9 - Pannello di www.Cartantica.it

 

ARTICOLI TRATTI DA www.cartantica.it


ST. ANTHONY GUIDE (Pannello esplicativo n. 34)

 

IL PANE DI SANT'ANTONIO (Cartello esplicativo n. 36)

Si dice che questa istituzione sia nata in un'oscura bottega di Tolone, dove alcune persone afflitte da mali morali, patrimoniali e fisici avevano promesso che se sant'Antonio li avesse salvati da quelle afflizioni, avrebbero dato in cambio una certa quantità di denaro, consentendo di distribuire del pane fresco a molti poveri. Altri sostengono, invece, che nacque per un prodigio avvenuto poco dopo la morte del Santo, miracolo compiuto risuscitando un bimbo che era annegato per negligenza della madre. Questa, disperata, aveva fatto voto al Santo che se il bambino avesse ripreso vita, lei avrebbe dato ai poveri tanto frumento quanto era il peso del bambino.
Comunque sia, la Provvidenza diffuse in tutto il mondo questa pia pratica, portando molte persone a promettere a sant'Antonio una certa quantità di pane per le persone più povere, se avessero ottenuto la liberazione da mali spirituali o fisici. Ottenuta la grazia, il beneficato deponeva riconoscente nella cassetta del Santo, presente in chiesa, una somma di denaro corrispondente al pane promesso.
Per questo spesso Sant'Antonio, che anche in vita fu generoso sostentatore dei più miserabili, viene rappresentato in atto di dare del pane ai poveri e in special modo ai bambini.

 

AFFIDAMENTO DEI BAMBINI (Cartello esplicativo n. 37)

Sant'Antonio ha avuto una particolare predilezione per i bambini. Tra i miracoli da lui compiuti quand'era in vita, più di uno riguarda proprio loro.                           .               
Per questo è invalsa la tradizione di porre i piccoli, fin dalla nascita, sotto la protezione del Santo.                             .
A questa usanza fa seguito quella di far indossare ai bambini l'abitino francescano, il giorno 13 Giugno in cui ricorre la sua festività, per ringra ziare il Santo della protezione ricevuta e per divulgare agli altri questa pia devozione.                   .                                            
 In suo nome sono sorti poi numerosissimi Orfanatrofi in cui i piccoli senza famiglia hanno potuto e possono vivere in un clima di amore e di rispetto, seguiti nella crescita psico-fisica e nell'istruzione.                                       

 

CURIOSO RACCONTO (Cartello esplicativo n. 38)

"Verso la metà di maggio del 1894 una signora si trovava nella carrozza d'un treno in compagnia di altri viaggiatori. Eran passate quattro ore dalla partenza, quando la signora si accorse d'aver smarrito il biglietto di viaggio: e avendola aiutata nelle ricerche quanti erano nella stessa carrozza, ne rovistarono ogni cantuccio; ma inutilmente. "Sant'Antonio trovatelo voi!" — esclamò con vero slancio di fede la pia signora. Scoppia un'ilarità irrefrenabile a queste parole ed uno di quegli increduli viaggiatori si permette di aggiungere: "Sicuro! Signora, Sant'Antonio glielo rimanderà da uno dei finestrini!" La buona signora tutta mortificata da questo lazzo, vergognosa d'aver esposta agli scherni di quegli increduli la fede che aveva nel Santo, crede bene di tacere, fa la sua promessa e prega il Santo in cuor suo. Dopo qualche minuto il treno si ferma ad una stazione, e poco dopo, ripreso il cammino, ecco si presenta allo sportello uno dei verificatori, montando sulla predella della carrozza. Al vederlo la signora più che mai si smarrisce, cerca per l'ultima volta il suo biglietto, essendo per lei gravosissimo di doverlo ripagare. Uno di quei viaggiatori dice: "E' proprio inutile, Signora, lei non ha il suo biglietto, lo sa benissimo che lo ha perduto!" A queste parole, dette tra le risa generali e villane, il verificatore soggiunse: "Lei ha perduto il suo biglietto? Per quale destinazione?" - la signora gli nomina la città - "Ebbene, stia tranquilla: il suo biglietto è stato trovato sul marciapiede della stazione di partenza: ho ricevuto a quest'ultima fermata un telegramma che me ne avvisa." E senz'altro le porse dal finestrino un foglio di riscontro che sostituiva il biglietto. La buona signora ringrazia con effusione il verificatore, e, rivolgendosi a quello dei viaggiatori che alla sua incredulità aveva aggiunto il sarcasmo gli dice: "Lei l'ha indovinata: Sant'Antonio mi ha rimandato il biglietto dalla finestra!!".

 

SEQUERI (Cartello esplicativo n. 39)

Il Sequeri è una forma di preghiera popolare cristiana che la tradizione consiglia per recuperare le cose perdute.
Quasi più nessuno oggi conosce questa forma di preghiera, che deriva il suo nome dalla storpiatura del latino: "si quaeris miracula", parole iniziali del responsorio a Sant'Antonio di Padova, invocato dal popolo per trovare un oggetto smarrito.
Sono molti i versetti popolari della preghiera che la gente un tempo recitava, a volte pure per fare trovare marito alle giovani donne. Oggi a saperli recitare tutti correttamente sono rimasti in pochi; per di più, è ormai difficile giungere alla stessa conoscenza di questa formula religiosa, oramai ignorata anche dalle raccolte di preghiere. Per tradizione popolare tale preghiera va recitata senza interruzione per tredici volte di seguito (da cui il nomignolo "tredicina di sant'Antonio").


(LA)

« Si quaeris miracula
mors, error, calamitas,
demon, lepra fugiunt
aegri surgunt sani.
Cedunt mare, vincula;
membra, resque perditas,
petunt et accipiunt
juvenes et cani.
Pereunt pericula,
cessat et necessitas,
narrent hi qui sentiunt,
dicant Paduani.
Cedunt mare, vincula…
Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto…
Cedunt mare, vincula… »

(IT)

« Se miracoli tu brami,
fugge error, calamità,
lebbra, morte, spirti infami
e qualunque infermità.
Cede il mare e le catene
trova ognun ciò che smarrì
han conforto nelle pene
vecchi e giovani ogni dì.
I perigli avrai lontani,
la miseria sparirà;
ben lo sanno i Padovani,
preghi ognun e proverà!
Cede il mare e le catene…
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo…
Cede il mare e le catene… »
                                                           

 

10 - Il Pannello de "Le monde ravissant des images pieuses"

 

11 - Tavolo principale con diverse pubblicazioni e 2 dei 3 album sfogliabili contenenti
tutti i santini su Sant’Antonio; il terzo album è visibile sul tavolo della seconda sala.

12 - Lo stesso tavolo da un’altra visuale

 

13 - Panoramica della sala con i principali pannelli di cromolitografie e santini con pizzo

 


14 -Cromolitografie Fine ‘800- Primi ‘900

 

15 - Da metà ‘800 ai primi ‘900 : Incisioni e cromolitografie

 

16 - Miracoli in vita di Sant’Antonio – Cromolitografie di fine ‘800

17 - Altri Santini particolari

 

 

18 - In una vetrinetta i santini –mini

 

19 - Mario Tasca alle cui spalle s’intravvede la seconda sala

 

20 - Prima parete della seconda sala:
al centro, incorniciate in quadretti, incisioni del ‘700 e ‘800

21 - Primo piano delle incisioni

22 - Primo piano delle incisioni

 

23 - In fondo alla sala, il piccolo saio da Fraticello, con sandalini, indossati 80 anni or sono da una bimba graziata dal Santo

PICCOLO SAIO DA FRATICELLO

Questo piccolo saio da fraticello (coi relativi sandali) è stato indossato per 1 anno, 1 mese e 1 giorno, da una bimbetta di poco più di un anno, come voto fatto dai suoi genitori per grazia ricevuta da Sant’Antonio.
La bimba, colpita da gastroenterite acuta, versava in gravi condizioni e la guarigione, avvenuta dopo che i suoi genitori si erano affidati con devozione, speranza e molte preghiere al Santo, ebbe del miracoloso!
Questo avveniva parecchi anni fa: la “bimba”, che vive vicino a Padova, il prossimo anno compie 80 anni e gode di buona salute! In tutti questi anni una grande devozione l’ha tenuta costantemente legata al Santo, di tanto in tanto lo visita in Basilica  e recita regolarmente la “tredicina”.
L'usanza di vestire i bambini da fraticelli è sempre stata un gesto di riconoscenza devozionale come grazia ricevuta per un familiare o per il bimbo stesso; è stata un’usanza molto sentita nel Padovano  e nel Veneto in generale fino a 50/60 anni fa.
E' ancora attualmente in uso in Meridione: per la festa del Santo a Giugno, giungono a Padova ancora vari bambini vestiti da fraticelli per ex-voto dei genitori.

Cartello esplicativo n. 24

 

 GLI EX-VOTO


Gli ex-voto sono segni di riconoscenza portati alla tomba di sant’Antonio da coloro che, essendosi a Lui rivolti, hanno ottenuto la grazia. Questo per testimoniare a tutti l’efficace protezione del Santo. I più interessanti, anche da un punto di vista storico e di costume, sono certamente quelle tavolette sulle quali pittori acerbi e con uno stile approssimativo quanto efficace, hanno raccontato l’episodio cui il “graziato” è stato protagonista. Oggi poco usate come forma di ringraziamento, le tavolette costituiscono uno dei settori più ammirati del Museo della Devozione presso la Basilica del Santo.

Le riproduzioni qui esposte sono tratte dal calendario del “Messaggero di sant’Antonio” del 2006. Ci sono malati stesi su letti bianchissimi, il viandante che precipita in  un burrone, il marinaio sorpreso dalla tempesta, il pedone travolto dalle ruote di un carro, la bambina che scivola in un torrente, una rovinosa caduta che guasta il ritorno dalle nozze, e così via. Tutti drammi, ma con lieto fine, ottenuto dall’intercessione di sant’Antonio che ha spesso a fianco la Vergine Maria.

Cartello esplicativo n. 40

 

25 - Riproduzioni di ex voto sulla seconda parete

 

26 - Riproduzioni di quadri di artisti famosi

 

27 - Ore 16,15: concertino de  “L’Armonioso Duo"
Cristiana Tasca, flauto traverso e Federica Basso,chitarra classica

 

VERO  RITRATTO DI SANT’ANTONIO ?

Questo affresco di scuola Giottesca, che adorna il pilastro a sinistra dell'altare maggiore della Basilica di Padova, è l’immagine più antica del Santo e per questo è tradizionalmente considerata la vera immagine di Antonio. Giotto lavorava con tanti allievi e maestri ai suoi comandi e non è facile distinguere quello che è di sua vera mano. Il maestro  lavorò alla Basilica circa 70 anni dopo la morte del santo ed è poco probabile quindi che ci fosse ancora qualcuno che avesse conosciuto direttamente Antonio e che lo ricordasse così bene da poterlo descrivere. Viene però più volte definito “corpulentus” : effettivamente anche dai resti scheletrici è stata calcolata una altezza di 1.70 m circa, altezza considerata notevole per l'epoca. Nell'ostensione del 1981 l'Università di Padova ha preso il calco del cranio e della faccia del Santo e vi ha fatto la ricostruzione facciale: il volto così trovato è in realtà molto diverso da quello raffigurato in questa immagine (la ricostruzione si trova ora alla fine della mostra di devozione popolare permanente in Basilica). Appunto per questo alcuni suppongono che sia l'immagine del Santo ormai gonfio in prossimità della morte: effettivamente è raffigurato forse anche troppo florido considerando la vita che conduceva.  D'altro canto la ricostruzione facciale non è assolutamente una scienza esatta, anzi molto è dato dalla capacità interpretativa (le parti molli non lasciano veri segni sull'osso sottostante, solo i muscoli con i tendini lasciano veri segni che devono essere "interpretati").
 Nel 1749 ci fu un incendio che prese via da uno "scaldino" lasciato acceso accidentalmente in un confessionale dietro il presbiterio da un sacerdote che lo usava per scaldarsi. Nell'incendio venne bruciato e distrutto il retro del presbiterio, il coro e le cappelle radiali. Proprio queste cappelle radiali si ipotizza che fossero affrescate da Giotto (e la sua scuola) e vennero tutte perse. Uniche immagini rimaste sono proprio questo affresco e alcuni volti presenti in alto nella Cappella delle Confessioni. Intatto rimase tutto l'Altare Maggiore e quindi anche l'affresco in questione.

Cartelli esplicativi n. 28 - 29

 

Cartello esplicativo n. 30 - Veritable Portrait

 

Cartello esplicativo n. 31 - Morte di sant’Antonio

 

OSTENSIONE DEL GENNAIO 1981

Ricognizione, 6 – 01 – 1981
Riposizione, 01 – 03 – 1981

 

E’ stato trovato ben conservato lo scheletro del Santo, eccetto il mento e l’avambraccio sinistro prelevati nel 1350 e riposti in reliquari. Frammisti alla massa del corpo ridotta in  polvere sono stati rinvenuti notevoli residui di cute, di capelli, dell’organo della fonazione, cioè l’osso jode e frammenti delle cartilagini aritenoidee.

Cartello esplicativo n. 32

 

Cartello esplicativo n. 33 - La Lingua del Santo

 


CAPPELLA DELL’ARCA DEL SANTO

Occupa il braccio sinistro del transetto principale della Basilica ed è probabile che tale posizione fosse occupata, in precedenza, dall’abside della preesistente chiesetta di Santa Maria Mater Domini, dove in origine venne tumulato il corpo del Taumaturgo. L’attuale splendido sacello è il frutto di un radicale rifacimento della cappella avvenuto nell’intero arco del XVI secolo, e concluso solo nel ‘600 per la parte degli ornati, con ulteriori contributi e arricchimenti avvenuti anche nel corso del ‘700. L’idea progettuale di quest’opera, uno dei più straordinari capolavori del pieno Rinascimento italiano, viene attribuita a Tullio Lombardo, il padovano Andrea Briosco (il Riccio) ne eseguì un modello  rendendola concreta e plasticamente visibile mentre la direzione dei lavori venne assunta dal proto Giovanni Minello coadiuvato dal figlio Antonio e da altri ornatisti formatisi alla scuola dei Lombardo. Al Minello, che diresse i lavori per oltre vent’anni (1500–1521) successe nell’incarico di proto Gian Maria Falconetto che provvide al completamento della facciata e della magnifica volta, in stucco con dorature, il cui disegno proviene da uno dei cartoni creati dalla prolifica bottega romana di Raffaello. Tra il 1541 ed il ’46 vennero intagliate la facce marmoree del pilastro che racchiude lateralmente il fronte sinistro verso la Basilica. Il corrispondente verso destra venne scolpito solamente nel 1652 da Matteo e Tomaso Allio. L’esecuzione dei nove altorilievi raffiguranti i miracoli del Santo occupò un periodo di tempo di circa sessant’ anni: dal 1505 al 1577. L’altare che contiene la tomba o “arca” del Santo venne ridefinito nella forma attuale da Tiziano Aspetti tra il 1593 e il ’94. La forma originale e particolarissima di questo altare elevato su sette gradini e racchiuso da balaustre e cancello riprende alcuni spunti e soggetti iconologici dell’altare donatelliano, presentando sul grado la statua di sant’Antonio fiancheggiata da san Ludovico d’Angiò e da san Bonaventura, mentre sulla balaustra si elevano due angeli portacero. Tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700 vennero collocati i due magnifici candelabri in argento massiccio realizzati dal veneziano Giovanni Balbi, alti ciascuno m. 2,12. Essi si elevano su due raffinati basamenti in marmo opere, l’uno di Filippo Parodi (1689), l’altro di Orazio Marinali (1712).

Nel 1742 furono inseriti il tabernacolo e due cartegloria in lamina di argento sbalzato opere dell’orafo veneziano A. Fulici.

Il 4 dicembre 2009, dopo un importante restauro durato 20 mesi, duranti i quali la tomba del Santo è stata collocata nella  cappella di S. Giacomo,  questo gioiello del 500 padovano è stata riaperto a fedeli e turisti e, col ritorno dei resti mortali di S. Antonio dopo l’ostensione del febbraio 2010, si è  restituito il cuore devozionale del Santuario a milioni di pellegrini.

Cartello esplicativo n. 34

 

ORFANATROFI ANTONIANI

Cartello esplicativo n. 41

Cartello esplicativo n. 43

 

Cartello esplicativo 42 - Araldo di Sant'Antonio

 

Alcune delle preghiere stampate sul retro dei Santini

 

44 - Veduta serale dell’esterno della  mostra. e……



45 -…..…arrivederci alla prossima esposizione!

 

 

Articolo pubblicato sul settimanale “L’Azione” del 27/02/2011


                                                                                                            

 

All’uscita dalla mostra i visitatori ricevevano in omaggio una copia de:

SANT'ANTONIO, VITA, MORTE E MIRACOLI

Sant'Antonio è uno dei santi più popolari ed amati nel mondo, forse per il gran numero di miracoli che gli si attribuiscono, per le leggende fiorite intorno a lui, ma probabilmente proprio per il carisma che, lui vivente, si diffondeva alle persone che lo incontravano. Dalla Chiesa, sant'Antonio viene considerato come un eccezionale teologo, gran predicatore, guida dei cristiani e taumaturgo. Della sua vita non si hanno che notizie piuttosto incerte, molte derivanti da agiografie successive, che man mano si arricchivano di particolari; di sicuro si sa che sant'Antonio, il cui vero nome era Fernando di Buglione nacque a Lisbona da nobile famiglia portoghese discendente dal crociato Goffredo di Buglione, attorno all'anno 1190-1195 e che i genitori gli fecero impartire un'educazione umanistica - a quel tempo riservata a poche persone - nutrendo su di lui ambiziosi progetti. Ma Fernando ben presto decise di dedicarsi a Dio, entrando a 15 anni nell'Ordine dei Canonici Regolari di sant'Agostino, in un convento poco fuori la sua città natale, dove rimase per due anni, ampliando la sua già notevole cultura. Si trasferì successivamente a Coimbra dove pensava di poter restare isolato dal mondo esterno, poichè egli aveva bisogno di raccoglimento, e dove sperava di approfondire gli studi di Teologia; ma l'ambiente di quel luogo, pervaso di mondanità e di potere, non faceva per lui che, aiutato da una straordinaria memoria, si diede anima e corpo alle scienze umane e teologiche. A Coimbra, probabilmente, venne ordinato sacerdote, intorno ai 25 anni ma, successivamente, decise di lasciare l'Ordine degli Agostiniani, per entrare in quello dei Francescani, più consono alle sue esigenze spirituali, colpito soprattutto dalla semplicità e dalla serenità di quei frati che spesso bussavano al suo convento per chiedere un pò di pane. Da loro si informò sulla Regola e sulla figura di san Francesco e a loro si unì con la promessa di potersi recare tra i saraceni, che in quel tempo perseguitavano i cristiani e che avevano messo a morte parecchi frati francescani, ottenendo il consenso dopo molte difficoltà. Rivestito del saio francescano, cambiò anche il nome in quello di Antonio, stabilendosi nella piccola comunità di frati che, rispettando il loro impegno, lo lasciarono partire per il Marocco. Una provvidenziale malattia lo costrinse a rientrare subito in patria ma, come si sa, "le vie del Signore sono infinite" e mentre la nave rientrava in Portogallo, una tempesta la dirottò verso la Sicilia dove sant'Antonio, ospitato dai confratelli di Messina, recuperò le forze. Intanto ad Assisi stava per svolgersi il Capitolo generale dei frati minori (1221), presieduto da san Francesco, a cui tutti i frati erano invitati. Anche Antonio si incamminò verso la cittadina umbra dove potè vedere ed udire il gran Santo, sia pur senza conoscerlo, convincendosi sempre più della bontà della scelta di vita intrapresa. Successivamente si recò all'eremo di Montepaolo in Romagna dove Antonio celebrava la Messa, partecipava alle preghiere comuni e alla povera vita conventuale, senza mai lasciar intendere la sua enorme cultura, fino a quando, nel 1222, mentre si trovava a Forlì per un'ordinazione, non essendo presente alcun altro, dal Superiore gli venne richiesto di prendere la parola.

Fu così che le sue doti si rivelarono in pieno e gli venne affidato dunque l'incarico di predicare nelle piazze e nelle chiese, percorrendo l'Italia e la Francia, a partire dalla Romagna, sempre a contatto con il popolo a cui si proponeva non solo come predicatore, ma come confessore, insegnante, cercando di riportare sulla retta via gli eretici (venne chiamato anche il martello degli eretici), molto diffusi a quel tempo, in particolar modo i catari. Qui sono ambientati molti dei prodigi che gli vengono attribuiti, come quello della predica ai pesci, accorsi numerosi ad ascoltare la sua parola, mentre era stato respinto e schernito dagli eretici. Nel 1223-24, San Francesco, pur mancando di profonda istruzione e non volendo sprecar tempo per lo studio a discapito della preghiera, sentiva però che era necessario un corso di studi regolari anche per il suo Ordine e, riconoscendo la profonda cultura di sant'Antonio, lo incaricò di aprire una scuola di Teologia (Studium francescanum) che ebbe tra i Frati Minori esponenti di spicco quali san Bonaventura e Duns Scoto. Verso la fine del 1224, sant'Antonio venne inviato in Francia per tentare di arginare l'eresia degli Albigesi; fu predicatore e maestro di teologia a Montpellier, importante centro universitario, baluardo dell'ortodossia cattolica, a Limoges assunse un incarico di governo come custode e infine fu ad Arles per il capitolo Provinciale della Provenza dove, mentre Antonio teneva un sermone, apparve in bilocazione san Francesco che aveva appena ricevuto le stigmate, che li benedisse tutti; insegnò a Tolosa dove è ambientato un altro miracolo a lui attribuito: quello del mulo che adorò l'Eucarestia. Nel 1227 ritornò in Italia, di nuovo in Romagna; nel 1228, su incarico di papa Gregorio IX - che lo definì "Arca del Testamento", predicherà nella settimana di Quaresima. Spesso i suoi sermoni erano dedicati a Maria, della cui Assunzione era un convinto assertore. Sembra che le prediche furono tenute davanti ad una folla di varia provenienza e che ognuno lo sentisse parlare nella propria lingua. Viaggerà ancora senza risparmiarsi, pur con grande stanchezza e varie malattie che lo tormentavano (soffriva d'asma e di idropisia), stabilendosi poi finalmente nel convento di Padova, città ricca di commerci e molto popolosa. A questo popolo, si dedicherà sant'Antonio con tutto se stesso, mettendo da parte una sua opera dottrinale, i Sermones, in cui risaltavano i suoi temi preferiti: i precetti della fede, della morale e della virtù, l'amore di Dio e la pietà verso i poveri, la preghiera e l'umiltà, la mortificazione, scagliandosi contro l'orgoglio e la lussuria, l'avarizia e l'usura di cui era acerrimo nemico. Ma quest'opera resterà incompiuta perchè si dedicherà senza risparmio, alla predicazione al popolo. Intorno a lui si raccoglievano folle mai viste che nessuna chiesa o piazza potevano contenere, per cui ci si spostava in aperta campagna dove il santo predicava e confessava senza sosta. Si ricordano, in questo periodo, due suoi interventi a favore dei cittadini: la riforma del Codice statutario repubblicano grazie alla quale un debitore insolvente ma senza colpa, dopo aver ceduto tutti i beni non poteva più essere anche incarcerato e tenne testa ad Ezzelino da Romano, soprannominato il Feroce, perchè in un solo giorno aveva fatto massacrare undicimila padovani che gli erano ostili, affinchè liberasse i capi guelfi incarcerati. Nel 1231, a primavera inoltrata, Antonio decise di spostarsi in campagna, trasferendosi a Camposampiero con due frati, Luca Belludi e fra Ruggero, ospite del conte Tiso che gli approntò una piccola cella su di un grande albero, dove avrebbe potuto pregare in pace; ben presto però la notizia si diffuse e gruppi sempre più numerosi di fedeli si radunarono sotto il noce per vedere e ascoltare Antonio.

Durante questo soggiorno una tradizione locale pone la Visione di Gesù Bambino, che altre testimonianze collocano in Francia. Si racconta che una sera Tiso, mentre si recava nella stanza del Santo, vide sprigionarsi dall'uscio socchiuso un intenso chiarore e, pensando che si trattasse di un incendio, spalancò la porta, ma si trovò dinanzi ad una scena inattesa: Antonio stringeva tra le braccia Gesù Bambino. Scomparsa la visione, il Santo si accorse della presenza del conte e lo pregò di non farne parola con nessuno. Solo dopo la morte di Antonio, infatti, egli diffuse notizia di quello di cui era stato spettatore.  L'unica data certa della vita del Santo è proprio quella della sua morte, avvenuta il 13 giugno 1231. Verso mezzogiorno Antonio fu colpito da un collasso e i confratelli accortisi della gravità della situazione, come da suo desiderio, si accinsero a riportarlo al convento di Santa Mater Domini, adagiandolo su un carro trainato da buoi e si incamminarono verso Padova, ma alla periferia della città le sue condizioni si aggravarono talmente che essi decisero di ricoverarlo nel vicino monastero di Santa Maria de Cella (Arcella), dove viveva una comunità di Clarisse. Antonio venne adagiato in una cella e pregò insieme agli altri frati fino all'ultimo, cantando con un filo di voce un inno alla Vergine, rimanendo poi assorto in contemplazione. Morì a 36 anni non compiuti. Erano circa le cinque del pomeriggio. Si racconta che mentre stava per spirare ebbe la visione del Signore e che al momento della sua morte, nella città di Padova, frotte di bambini presero a correre e a gridare che il Santo era morto. Subito dopo, il suo corpo venne conteso tra il convento dove era spirato e quello di Santa Maria ma alla fine si giunse a un accordo e la salma fu trasportata nella chiesa di Padova. L'arca che conteneva le spoglie di Antonio fu collocata su colonne attraverso cui passavano le folle dei devoti che  andavano a rendergli omaggio e che in tal modo si ponevano simbolicamente sotto la sua protezione. Dopo la sua deposizione si produssero molti miracoli. Anche in vita Antonio aveva operato decine e decine di miracoli quali esorcismi, profezie, guarigioni, compreso il riattaccare una gamba recisa o un piede, rendendo innocui cibi avvelenati, mostrandosi in vari posti contemporaneamente, qualche volta anche con Gesù Bambino in braccio. La sua vita, la sua predicazione e i suoi miracoli fecero sì che Antonio venisse subito canonizzato, dopo solo un anno dalla morte, il 30 maggio 1232, da Papa Gregorio IX e il suo corpo venne deposto, nel 1263, in una nuova e più ampia chiesa - che sorge vicino al convento di Santa Maria Mater Domini - che fosse in grado di accogliere le schiere di pellegrini devoti al Santo. In quest'occasione, venne aperto il sarcofago in cui si scoprì che la sua lingua era rimasta intatta e S. Bonaventura da Bagnoregio, che era presente, la mostrò alla folla con commozione, esclamando:"O lingua benedetta, che sempre hai benedetto il Signore e lo hai fatto benedire dagli altri, ora è a tutti noto quanto merito hai acquistato presso Dio". Assieme alla lingua, anche il mento e un dito del Santo vennero posti in vari reliquiari, conservati nella Cappella del tesoro presso la Basilica, mentre il corpo fu posto in una nuova cassa, sigillato e deposto nell'arca.

Nel 1946 Pio XII ha proclamato sant'Antonio, Dottore della Chiesa.

                                                                                                                           

 

 

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