Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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SAN FABIO (GENS FABIA)

 

 

SANT'ANTIMO PRETE E MARTIRE E I SUOI DISCEPOLI

L’onomastica ricorda il nome Fabio l’11 maggio. Egli fa parte di un gruppo di martiri e santi ricordati in questa data aventi come riferimento il martire della Sabinia (o\e di Nicomedia) Antimo.

Sant’Antimo è ricordato con altri 9 martiri e santi, di difficile identificazione: Massimo, Basso, Fabio, Sisinnio, Diocleziano, Fiorenzo, Faltonio, Piniano e Anicia Lucina.

La tradizione di questi martiri, ricordati nel martirologio romano, è legata agli Acta Sancti Anthimi.

Secondo questo testo, Faltonio Piniano, che aveva sposato Anicia Lucina, discendente dell'imperatore romano Gallieno, era stato nominato dagli imperatori Diocleziano e Massimiano proconsole in Asia. Dopo la morte di un suo consigliere, Cheremone, che su suo incarico aveva perseguitato i cristiani, Faltonio era stato colpito da una grave malattia.
Anicia, dopo avere provato alcune terapie tradizionali, chiese aiuto ai cristiani imprigionati. Fra questi erano presenti Antimo e gli altri martiri. Antimo disse che Faltonio sarebbe guarito se si fosse convertito, e così fu.
Piniano decise dunque di restituire la libertà ai prigionieri e li nascose nelle sue ville in Sabina e nel Piceno. Al diacono Sisinnio, a Diocleziano e Fiorenzo, in particolare, fu affidato un terreno nei pressi di Osimo. Tre anni dopo, però, i tre furono lapidati per non aver voluto abiurare il cristianesimo.

Antimo, invece, fu ospitato in una villa al XXII miglio della Via Salaria. Qui continuò a praticare attività di proselitismo, convertendo al cristianesimo un sacerdote del dio Silvano e inducendolo a distruggerne un idolo.
Per questo motivo fu denunciato al proconsole Prisco, che lo fece gettare nel Tevere con un sasso legato al collo, ma il sacerdote sopravvisse e fu decapitato. La sepoltura avvenne in un oratorio dei dintorni, presso il quale Antimo aveva l'abitudine di pregare.
Ad ereditare il ruolo di Antimo fu Massimo, che però fu decapitato pochi giorni dopo, il 19 o il 20 ottobre, e fu a sua volta sepolto in un oratorio, al XXX miglio della Via Salaria.
Presso questo oratorio fu sorpreso a predicare Basso, che fu arrestato e ammesso alla prova dell'abiura: avendo rifiutato di effettuare sacrifici in onore di Bacco e Cerere, fu massacrato nel mercato di Forum Novum.
Simile sorte toccò a Fabio, che fu torturato e decapitato sulla Via Salaria.
Faltonio Piniano e Anicia Lucina, invece, morirono a Roma di morte naturale.

Non v'è certezza sulla data di questi documenti, che tuttavia vengono collocati in un periodo compreso fra il V e il IX secolo: in particolare, non si sa se siano stati prodotti dall'unione di diversi testi agiografici o se invece si tratti di un corpo unico.
Secondo una tesi proposta dallo storico Hippolyte Delehaye e ritenuta autorevole, tuttavia, le storie narrate negli Acta sono elaborazioni fittizie e agiografiche che uniscono in una stessa narrazione personaggi dotati invece di una vita e vicende autonome.

Sant'Antimo, citato nel martirologio geronimiano, è indicato sotto l'11 maggio con un'indicazione che conferma gli Acta Sancti Anthimi, ma che probabilmente si limita a derivare da questi: Romae (...) via Salaria miliario XXII natale sancti Antimi.
Particolarmente venerato a Cures Sabini, l'odierno Passo Corese (frazione di Fara in Sabina), a Sant'Antimo furono dedicate numerose chiese. Alcune leggende lo citano come vescovo di Terni, Spoleto e Foligno.
Durante il sinodo romano del 501, il vescovo di Cures si firmò come episcopus ecclesiae Sancti Anthimi.
A Montalcino, in provincia di Siena, sorge l'abbazia di Sant'Antimo, che secondo la tradizione avrebbe ospitato le spoglie del santo.
A L'Avana esiste una diocesi di Cures Sabinorum, la cui dedicazione è Curensis seu S. Anthimi.[1]
Le spoglie di Diocleziano, Fiorenzo e Sisinnio, invece, un tempo conservate nel monastero di San Fiorenzo di Osimo, furono traslate nel 1437 nel Duomo di San Leopardo in Osimo.
Secondo il beato Alfredo Ildefonso Schuster, Antimo è un santo locale, mentre per Delehaye sarebbe da identificarsi con sant'Antimo di Nicomedia, ricordato però nel martirologio geronimiano il 27 aprile. Delehaye, riconoscendo che questa è una congettura, ritiene però che l'11 maggio sia la data dell'ingressus reliquiarum o del natalis basilicae del santo di Nicomedia a Cures.
Questa tesi, tuttavia, non viene ritenuta provata da Francesco Lanzoni. Secondo quest'ultimo la lettura fornita da Delehaye potrebbe essere fondata per quel che riguarda Massimo, Fabio e Basso, visto che nel loro caso, pur essendo stati ricordati congiuntamente a sant'Antimo nel martirologio romano, non si conosce dove siano stati sepolti.
In particolare, un san Massimo martire veniva venerato il 19 o il 20 ottobre, data di morte riportata dagli Acta, nell'antica Forconio; una festa analoga veniva il celebrata il 27 ottobre a Penne, l'11 a Teramo e il 30 a Cuma e nell'antica Comsa (l'odierna Conza): secondo Lanzoni, dunque, è possibile che Forum Novum si limitasse a venerare le reliquie di questo santo.
Quanto a Fabio e Basso, infine, secondo Lanzoni, che osserva come esistono due martiri africani ricordati appunto con questo nome, molte chiese del Centro-Sud dell'Italia veneravano reliquie di martiri africani.
Diocleziano e Fiorenzo, inoltre, sono citati nel martirologio geronimiano il 16 maggio. Di Faltonio Piniano, invece, non si hanno ulteriori notizie, mentre la moglie è spesso citata negli Atti dei martiri dei Santi Processo e Martiniano e di San Marcello papa. Viene ricordata nel martirologio romano al 30 giugno.


Origine e diffusione del nome Fabio


Continua l'antico nome latino Făbiu(m), Făbius e Fabia.
Esso è stato utilizzato molto presto per nominare i componenti della Gens Fabia.
I Fabii devono il nome alla faba, cioè le fave, legumi la cui coltivazione era assai diffusa in età arcaica.§
In proposito, Plinio il Vecchio ricorda che molte antiche famiglie romane derivarono il proprio nomen dai legumi che prediligevano, o alla cui coltivazione erano dediti maggiormente; ad esempio ricordiamo i Lentuli (da lentes, lenticchie), un ramo della Gens Cornelia, i Pisoni, ramo dei Calpurnii, ed ancora i Ciceri.

 

Santità di nome Fabio

- San Fabio, martire in Sabina insieme ai compagni, commemorato l'11 maggio (e 20 Ottobre).

- San Fabio il Vessillifero, martire di Cesarea in Mauritania, si festeggia il 31 luglio.

- San Fabio, martire, festeggiato a Vienna il 27 maggio.

 

San Fabio e compagni martiri in Sabina
11 maggio

 

Nicomedia, III sec. – Curi in Sabina, 305

Bisogna subito dire che di San Fabio singolarmente non si sa quasi niente, perché il martirio è accomunato ad un gruppo di martiri e confessori i cui nomi sono: Antimo prete, Massimo levita, Fabio, Basso suoi discepoli martiri sulla Via Salaria in Sabina, Sisinnio diacono, Dioclezio e Fiorenzo martiri ad Osimo nel Piceno, Faltonio Piniano e Anicia Lucina sposi, morti di morte naturale a Roma.
Le notizie pervenuteci si leggono nella “Passio sancti Anthimi” che fu scritta fra il V e IX secolo, ritenuta dagli studiosi abbastanza leggendaria e fantasiosa; nel primo Medioevo qualche agiografo, per dare una consistenza maggiore alle poche notizie pervenute su uno o più martiri, li riuniva in un'unica ‘Passio’ dalle ingarbugliate e fantasiose vicende.
Così avvenne per sant’Antimo e i suoi compagni, fra i quali vi è quel san Massimo levita, destinato a diventare compatrono con san Vittorino, della diocesi dell’Aquila.
Alla fine del III secolo era proconsole dell’Asia Minore Faltonio Piniano, sposato con Anicia Lucina, imparentata con l’imperatore Gallieno.
Consigliere di Piniano era un certo Cheremone che odiava i cristiani e aveva giurato di distruggerli con la loro religione. Per le sue insinuazioni, il presbitero Antimo e i suoi discepoli furono gettati in carcere, ma Cheremone non poté godere a lungo della persecuzione in atto, perché un giorno attraversando sul cocchio proconsolare le vie di Nicomedia, cadde rovinosamente e ancor più miseramente morì.
Ciò terrorizzò Piniano, formalmente responsabile della persecuzione e la sua angoscia gli provocò una grave malattia dalla quale i medici non riuscivano a guarirlo.
Lucina la moglie, che già da tempo si sentiva attratta dalla nuova religione, pensò di consultare Antimo, lo fece liberare con i discepoli e condurre al palazzo consolare; qui gli promise la libertà e cospicue ricompense se avesse guarito il marito.
Antonio rispose che una sola cosa poteva guarirlo, che si fosse fatto cristiano. Piniano non solo accettò ma si dimostrò un catecumeno attento e sincero, cosicché Antimo riuscì ad ottenere da Dio la sua guarigione e poi lo battezzò con tutta la famiglia.
Verso il 303 Faltonio Piniano ritornò a Roma, richiamato dall’imperatore Diocleziano (243-313), ma prima di partire riuscì a convincere Antimo e i suoi discepoli a seguirlo nella capitale dell’impero; naturalmente il suo arrivo non passò inosservato e ben presto si diffuse la notizia che aveva condotto con sé dei cristiani.
Per sottrarli alle possibili persecuzioni, Piniano decise di allontanarli da Roma, mandandoli in due vasti poderi di sua proprietà. Il diacono Sisinnio con Dioclezio e Fiorenzo, andarono ad Osimo nel Piceno, mentre Antimo, Massimo, Basso e Fabio furono inviati presso la città sabina di Curi.
Naturalmente non rimasero ad oziare, uscirono dal loro rifugio e ambedue i gruppi presero ad evangelizzare la regione; Antimo sempre seguito dai suoi discepoli, operò anche un miracolo, liberando dal demonio un sacerdote pagano; l’invasato distruggeva tutto ciò che gli capitava a tiro, ma si calmò solo al richiamo di Antimo che gli era andato incontro senza retrocedere.
L’ossesso una volta guarito, per dimostrare la sua riconoscenza e la nuova fede che aveva abbracciato, atterrò l’idolo del dio Silvano, incendiando anche il bosco a lui sacro. I pagani furiosi denunciarono il grave oltraggio al proconsole Prisco, incolpando di ciò il prete Antimo, il quale fu arrestato con i discepoli.
Seguirono interrogatori, torture, prodigi, che in questa scheda omettiamo, rimandando alla scheda propria di S. Antimo prete.
S. Antimo fu decapitato l’11 maggio 305 e sepolto nell’Oratorio di Curi in cui era solito pregare; la stessa sorte toccò al suo erede nello zelo apostolico Massimo, decapitato il 19-20 ottobre 305 e sepolto nel suo Oratorio al XXX miglio della Salaria; Basso che intratteneva i fedeli incoraggiandoli, fu arrestato e avendo rifiutato di sacrificare a Bacco e Cerere, fu massacrato dal popolo nel mercato di Forum Novum; invece Fabio fu consegnato al console che dopo averlo fatto torturare, lo condannò alla decapitazione lungo la stessa via Salaria.
Sisinnio, Dioclezio e Fiorenzo, sempre nel 305, non avendo voluto sacrificare agli dei, furono decapitati dal popolo. Infine Piniano e Lucina morirono naturalmente nella loro casa di Roma.

S. Antimo, S. Basso e S. Fabio sono ricordati l’11 maggio, gli altri in giorni diversi.

La Diocesi Suburbicaria di Sabina e Poggio Mirteto celebra la memoria il 20 ottobre, mentre i comuni Vescovio, Torri, Selci, S. Polo, nella stessa data, celebrano la festa dei SS. Fabio, Basso, Massimo, martiri

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Liturgia delle Ore, Calendario particolare e testi propri
Diocesi Suburbicaria di Sabina e Poggio Mirteto

 

20 ottobre
SS. Fabio, Basso, Massimo, martiri

Memoria obbligatoria in tutta la diocesi - Festa a Vescovio, Torri, Selci, S. Polo

 

Al termine del quinto secolo si diceva che il martire Basso era stato ucciso nella città di Forum Novum (Vescovio) durante un tumulto avvenuto nel mercato, e il suo corpo era custodito in quel luogo insieme alle reliquie del martire Fabio.
Nello stesso tempo si diceva che il martire Massimo era venerato al trentesimo miglio della via Salaria il 19 ottobre, proprio quando si teneva nella città di Forum Novum (Vescovio) le feste e i giochi pagani. A partire del sesto secolo i tre martiri furono venerati insieme nello stesso giorno e nello stesso luogo.

Dal Comune di più martiri
Ufficio delle letture - Seconda lettura

Dalle "Note di antica agiografia sabina" del beato A. I. Schuster.
(Bollettino Diocesano Sabino, 1917, pp. 227, 192; 1918, p. 59).

Terra sabina, terra di martiri e di santi

È opportuno far rivelare quale conferma rechino i martiri foronovani alle antiche tradizioni circa l’origine della sede episcopale di Vescovio e della sua veneranda basilica ursaciana.
Né poteva essere diversamente. La propaganda evangelica prese le mosse ed ebbe anzitutto di mira la conversione dei grandi centri; le campagne vennero in seguito, così che il nome «paganus» nel senso di idolatria rimane appositamente a designare i rozzi abitanti dei pagi, i quali quando già avevano abbracciato in massima parte la fede, ostinavansi  a rimanere attaccatissimi all’antica loro religione.
Ed è per questo che troviamo in Sabina delle sedi episcopali erette ovunque sorgevano dei pagi un po' popoloso ed importanti, a Curi, a Nomentum, a Fidene, a Ficulea, a Foro Novo. Di lì partiva il movimento espansionista evangelico, e lì, si comprende facilmente, era più viva la reazione pagana.
Perciò tutte queste sedi come ebbero i loro atleti e missionari, così anche  i loro martiri, i quali mentre segnano altrettante pagine gloriose nei fasti della Chiesa, dimostrano altresì quanto costante, viva, saggiamente distribuita fosse la lotta con la quale i padri nostri redensero la regione sabina dall’obbrobrio dell’idolatria.
Tante fatiche, dolori e sangue è costato il Cristianesimo nelle nostre terre! Giova tenerlo sempre presente, per non rinunciare mai per accidia o mancanza di zelo alla sacra conquista del Cristianesimo in tanti secoli di storia e al patrimonio spirituale che ci hanno trasmesso quei santi.
Chi visita oggi queste campagne può appena sospettare tanta feracità di fiori e di frutti santi in quel suolo agreste. Eppure questa è la vittoria della fede, che ha saputo tramutare le anime semplici dei poveri, degli ignoti agricoltori, in eroi della confessione cristiana, in martiri invitti.
Deh!, che le loro ossa ignorate nei nostri campi «pullulent in loco suo» giusta il volo delle Scritture, cosicché anche i figli dei Martiri non vengano meno alla gloria dei loro avi e non smentiscano quelle sacre tradizioni per cui essi impavidi affrontarono la morte.
Ma poi, miei venerandi colleghi nel sacerdozio, oso aggiungere che queste ricostruzioni storiche non hanno per noi un valore puramente archeologico. Trattasi delle confessioni cruente dei nostri primi martiri ed antecessori nel governo delle anime affidate alle nostre umili cure.
Quei grandi hanno confermato e documentata la fede, che noi professiamo ed insegnamo, col loro martirio. La fede nostra poggi quindi «super fundamentum Apostolorum et Prophetarum» come su base incrollabile posta da Dio stesso a sostegno della famiglia cristiana.
I luoghi inoltre dove noi risiediamo, dove offriamo il divin sacrificio, donde annunciamo il Santo Vangelo, sono tutti consacrati dell’apostolato e dal sangue di tanti Martiri e Santi che ci hanno preceduti. Non vi ha zolla in Sabina che non sia consacrata dalla memoria di qualche antico santo; e inoltre quegli stessi cui governiamo ed amministriamo i sacramenti, sono i figli e gli eredi degli antichi nostri martiri, cui quindi conviene riguardare siccome un pegno santo e una sacra eredità.

Responsorio
R. Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunci che annuncia la pace, messaggero di lieti annunci che annunzia la salvezza, * che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».
V. Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi.
R. Che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».

Orazione
O Dio, che ci hai chiamati a rendere testimonianza al tuo Figlio in questa terra feconda dal sangue di tanti martiri, concedi per tua grazia, di vivere come autentici figli dei tuoi santi nella coraggiosa confessione della fede. Per il nostro Signore.

 

San Fabio il Vessilifero, martire
31 luglio

+ Cesarea di Mauritania, 303/304

Martirologio Romano, 31 luglio: “A Cesarea di Mauritania, nell’odierna Algeria, san Fabio, martire, che, rifiutandosi di portare nell’assemblea generale della provincia il vessillo del governatore, fu dapprima gettato in carcere e, continuando a dichiararsi cristiano, fu poi condannato a morte dal giudice”.

Diversi martirologi latini riportano al 31 luglio l’elogio del martire San Fabio il Vessillifero, ad oggi unico santo con tale nome a comparire nel calendario ufficiale cattolico, il Martyrologium Romanum. Ripercorrendo le scarse notizie sulla sua vicenda terrena è facile comprendere l’origene dello strano appellativo conferitogli.
Nella prima parte della sua “passio” sono narrati la confessione, il processo ed il martirio, racconto che pare fornire sufficiente garanzia di veridicità, mentre la parte conclusiva, assai fantasiosa, non costituisce che un evidente tentativo di giustificare il possesso delle reliquie del santo da parte della città di Cartenna.
Verso il 303 o 304, mentre imperversava la persecuzione anticristiana indetta dall’imperatore Diocleziano, il preside romano della Mauritania convocò un’assemblea presso Cesarea e proprio per tale occasione si sarebbe svolto in cui Fabio era stato incaricato di portare il vessillo del governatore. Poiché però la cerimonia avrebbe avuto un carattere religioso pagano, Fabio rifiutò fermamente di parteciparvi e per punizione venne incarcerato. Dopo qualche giorno fu condotto dinanzi ad un tribunale, ove fu esaminato il suo caso. Egli rimase fermo nel suo proposit e perciò fu inevitabile la condanna alla decapitazione.
La narrazione successiva, come detto, fornisce elementi fantastici: il giudice non volle che Fabio ricevesse conveniente sepoltura, onde evitare una venerazione popolare nei suoi confronti, ed ordinò quindi che il capo ed il corpo venissero gettati separatamente in mare. Essi però si ricongiunsero miracolosamente e, così uniti, furono spinti dalle onde sino al lido di Cartenna, sulle coste della Mauritania sua patria, ove finalmente trovarono degna sepoltura.

 

I “CORPI SANTI” DI NOME FABIO

S. Fabio martire romano – chiesa delle Carmelitane – Vienna (Austria)

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San Fabio Martire

Il culto delle reliquie, derivante dalle onoranze per i defunti, è oggi raccomandato ma non imposto dalla Chiesa. Il Concilio di Trento nella sua venticinquesima sessione lo emendò dagli eccessi e il Concilio Vaticano II così si espresse: “La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare”. (SC. 111)
Un avvenimento segnò un’epoca e una moda, se così possiamo dire. Nelle catacombe solo nel XVI secolo, grazie anche all'interesse suscitato da San Filippo Neri, vennero riprese le ricerche di reliquie. Si riesumarono "corpi santi", "martiri inventi" che venivano trasferiti nelle chiese della città. Il ritrovamento nei loculi di semplici balsamari o d'epitaffi recanti simboli di fede erano sufficienti, per la metodica dell'epoca, come prova dell'avvenuto martirio. L’esperienza romana fu poi applicata anche in altri luoghi dove esistevano catacombe.
Con il termine di “corpo santo” si identificano quelle reliquie ossee che, proveniente dalle catacombe romane e non solo, furono traslate nell’Urbe e nell’Orbe, in un periodo comprese tra la fine del XVI secolo e la seconda metà del XIX secolo.

Perché “corpo santo” e non “santo corpo”? La differente posizione dell’attributo (santo) rispetto all’oggetto (corpo) determina una differenza sostanziale: possiamo definirla una certezza d’identità del soggetto. Il “corpo santo” è un oggetto in quanto tale, un corpo di un defunto nelle catacombe, che solo in un secondo tempo ha una valenza sacrale.
Ma come riconoscere un “corpo santo” nelle catacombe? Tutte le sepolture erano di “martiri”? È un discorso molto grande che lasciamo ad altri studi, qui vogliamo solo rifarci a Marcantonio Boldetti (famoso custode pontificio e incaricato per l’estrazione dei corpi dalle catacombe), il quale dava per certe le spoglie scoperte attribuendole ad un martire dei primi tre secoli. La simbologia che definiva la sepoltura di un martire era: la palma, il XP, la scritta B.M. (“Beato Martire”), e poi nel suo interno un balsamario con “il sangue”. Spesso la lapide riportava il nome del “martire”, in caso contrario dopo l’estrazione veniva attributo un nome e i criteri di rinomina dei “corpi santi” è molto vario (ad esempio il nome del…. vescovo diocesano o pontefice in carica; titolare della Chiesa che accoglie il corpo; della catacomba da cui è estratto; eccetera).
Ciò che importa, oggi come oggi, è la valenza simbolica del “corpo santo”: un cristiano della Chiesa dei primi secoli (spesso dell’Urbe e quindi la comunione con la Santa Sede), un testimone verace del Vangelo, fino al dono della propria vita con il martirio.

Ecco un elenco di corpi santi di nome Fabio.
In questo elenco vengono riportati, dove è possibile, i seguenti elementi: nome, luogo, località, catacomba, data estrazione e\o arrivo del sacro corpo (in alcuni casi sono parti del corpo – capo, ossa – e non il corpo integro) e festività. In alcuni casi è specificato, per curiosità e se è possibile, l’età del ”martire” e se il nome è proprio (n.p.).

1) Fabio - ? – Milano - ? – 9 agosto 1766

2) Fabio – chiesa delle Carmelitane – Vienna (Austria) - ? – 1633 – 21/5

3) Fabio – chiesa di San Giacomo – Udine - ? – 1687 – II dom. Quaresima

Santi Beinio, Fabio, Emanuele e Fermo
martiri romani, “corpi santi”

Il 22 ottobre 1633 veniva posta la prima pietra del monastero delle Carmelitane Scalze di Vienna, dedicato a San Giuseppe. Fu eletta prima priora Paola Maria di Gesù, oriunda di Genova, che morì poi in concetto di santità il 15 gennaio 1646. Tale monastero fu dotato di un elevato numero di reliquie, pare oltre duecento, fatte pervenire da ogni parte.
Il bollandista Daniele Papebroech (1628-1714) fu pregato dal carmelitano scalzo Paolo di Tutti i Santi, definitore dell’Ordine in Germania, derogando alla solita regola di non trattare "operose ac singillatim" dei martiri "recentiori memoria Romae editis", di trattare circa alcuni dei martiri delle cui reliquie erano entrati in possesso. Fece dunque menzione di Beinio, Fabio, Emanuele e Fermo, la cui festa comune era celebrata al 21 maggio, ma singolarmente erano invece festeggiati rispettivamente il 21, il 27, il 30 maggio ed il 1° giugno.
Il dotto gesuita, osservando come il nome Emanuele non potesse appartenere ad un martire romano dei primi secoli e, di conseguenza, "ex designatione inventoris vel donatoris inditum credi possit", concluse dunque che "Quibus porro indiciis crediti sint illi, quorum sic translata sunt ossa, vere martyres Christi fuisse, tacentibus donationum instrumentis, dicere nequimus".
Era dunque evidente ci si trovasse di fronte a dei corpi santi, estratti dalle catacombe, ma ai quali arbitrariamente furono assegnati dei nomi per poter porre tali reliquie ala venerazione dei fedeli.

 

Preghiera

Dio onnipotente e misericordioso,
che hai dato a san Fabio un’invitta costanza
fra i tormenti del martirio,
rendici sereni nelle prove della vita
e salvaci dalle insidie del maligno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

(Colletta, Comune dei Martiri, Messale Romano)

 

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Bibliografia e fonti

- AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
- C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
- Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2009
- Liturgia delle Ore, Calendario particolare e testi propri - Diocesi Suburbicaria di Sabina e Poggio Mirteto - Tipografia Poliglotta Vaticana, Città del vaticano, 1976, pp. 22-25.
- Mallia Franco - I Santi Martiri di Cures Sabini Culto e Passiones – Ed. Regione Lazio e Provincia di Rieti, pro Caritas della Diocesi Sabina a Poggio Mirteto
- Che santo è? Iconografia dei santi in stile manga – ed. Studio EBI, 2009 (qui c’è un’immagine del Martire Fabio il Vessilifero, che non pubblicabile in quanto ha i diritti di autore)
- Sito web Santibeati.it
- Sito web Wikipedia, l'enciclopedia libera

Ed. D. M. G.
17 dicembre 2009

 

 

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http://www.preguntasantoral.es/?p=3177

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-

 

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