Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

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LA REPUBBLICA ROMANA

 

 

Il 16 giugno 1846 veniva eletto Papa il Cardinal Giovanni Maria Mastai-Ferretti col nome di Pio IX, nome scelto in memoria del suo protettore Pio VII (1800-1823).

Sin da quando era Vescovo egli passava per aver tendenze liberali e le sue prime decisioni da Papa sembrarono confermarlo, specie quando promulgò l'editto di amnistia per i detenuti politici.

Papa Pio IX

Questi primi gesti ebbero una grande risonanza e suscitarono molto entusiasmo fra il popolo cristiano e non solo. Le folle esultanti gridavano "Viva Pio IX" in quanto si pensava che questo Papa avrebbe concesso quelle libertà di associazione, pensiero e stampa che i suoi predecessori avevano negato.

In poche parole, il mito del "Papa liberale" accomunò credenti e non credenti, liberali e radicali, tutti con la speranza di assistere a cambiamenti profondi.

Nel 1848 tutta l'Europa fu sconvolta da moti rivoluzionari ed anche a Roma non mancarono sollevazioni popolari che reclamavano cambiamenti ai vertici del potere.

In quello stesso anno, Carlo Alberto, re del Piemonte, dichiarò guerra all'Austria e la notizia causò a Roma un irrefrenabile entusiasmo per la guerra all'oppressore per antonomasia e tale eccitazione aumentò quando si venne a sapere che anche truppe pontificie stavano marciando verso nord per unirsi all'esercito piemontese.

Alcuni giorni dopo però, Pio IX con la sua famosa allocuzione del 29 aprile, decise di far ritornare indietro le sue truppe perchè come rappresentante di un Dio di pace non poteva prendere parte a nessun tipo di guerra e tantomeno combattere contro l'Austria, nazione cattolica.
Inizialmente i suoi soldati, al comando del Gen. Durando, non obbedirono a quest'ordine e parteciparono a qualche scontro con gli austriaci ma poi il 12 giugno dovettoro obbedire e fecero ritorno a Roma il 25 luglio.

Questa decisione del Pontefice fece venir meno ogni simpatia nei suoi confronti, raffreddando gli entusiasmi e suscitando tra il popolo sentimenti di risentimento e disprezzo. La scelta papale diede anche inizio a sollevazioni popolari, atti di violenza e la richiesta, tra le altre cose, della deposizione del Papa e la formazione di un governo provvisorio, la qualcosa comportò da parte delle forze di polizia l'uso di maniere forti e l'imprigionamento degli elementi più facinorosi.

Re Carlo Alberto

Nel settembre 2848 Pio IX affidò a Pellegrino Rossi l'incarico di formare il governo. Il nuovo presidente però era malvisto dai romani, tanto che il 15 novembre 1848 un giovane ex volontario gli piantò un coltello nel collo uccidendolo. Alcuni giorni dopo, i circoli democratici organizzarono un assedio al Quirinale, sede politica del Papa, il quale non sentendosi più al sicuro, nella notte del 24 novembre 1848, travestito da semplice prete, lasciava il Quirinale per raggiungere in carrozza Gaeta.

Il suo abbandono rese possibile a liberali e repubblicani la presa del potere, tanto che nel febbraio 1849 fu costituita un'Assemblea Nazionale che decretò la decadenza del potere temporale dei Papi ed annunciò che il nuovo Stato avrebbe assunto il nome di "Repubblica Romana", affidando i poteri ad un triumvirato composto da Mazzini, Armellini e Saffi.

Pronta fu la risposta di Pio IX che da Gaeta emanò la scomunica agli autori di tale decisione e nel contempo lanciò un appello a Francia, Austria, Spagna e Regno delle Due Sicilie. L'appello del Pontefice affinchè lo aiutassero a riprendere il potere a Roma non rimase inascoltato e tutte le nazioni interpellate risposero positivamente.

Mentre le truppe austriache, vinto il Piemonte (I Guerra di Indipendenza) cominciavano a marciare verso sud lungo due direttrici e le truppe napoletane iniziavano a risalire da sud entrando nello Stato Pontificio, il 24 aprile 1849 a Civitavecchia, sbarcavano circa diecimila francesi al comando del Gen. Oudinot, decisi a sconfiggere i ribelli romani.

Se all'invito del Papa Francia, Spagna, Austria e Regno Borbonico risposero prontamente, altrettanto prontamente lo fecero i volontari di tutta italia che affluirono a Roma a migliaia per unirsi ai difensori della Repubblica Romana.

Complessivamente, a difendere la città eterna c'erano circa ventimila uomini, i quali pur essendo pochi erano il meglio che in quel momento l'Italia democratica risorgimentale potesse dare.

Ecco alcuni di questi eroi: Nino Bixio, Luciano Manara, Emilio Cernuschi, Goffredo Mameli, Ugo Bassi liberale e sacerdote, Carlo Pisacane, Ciceruacchio, ma tra tutti emergeva Giuseppe Garibaldi (sua moglie Anita lo raggiunse più tardi), il quale giunse a Roma con ritardo perchè Mazzini, che non lo stimava, aveva cercato inutilmente di non coinvolgerlo ed una volta giunto nella città eterna lo pose sotto il comando del Gen. Avezzana.

Il 18 aprile 1849, il Gen. Oudinot diede ordine ai suoi soldati di marciare su Roma, convinto di ottenere una facile vittoria perchè credeva che gli italiani dopo i primi scontri si sarebbero subito arresi. Ma la sua alterigia andò incontro ad una forte delusione.

I reparti repubblicani guidati da Luigi Masi e Garibaldi, dopo furibondi combattimenti respinsero i francesi a Porta Cavalleggeri e Porta San Pancrazio. La ritirata francese fu precipitosa e si fermò solo a diversi chilometri da Roma, verso Castel di Guido e non lo fu di più perchè Garibaldi che li inseguiva fu richiamato a Roma da Mazzini che non voleva umiliare i francesi, fiducioso in un loro ripensamento di strategia politica.
Fu un grave errore perchè i francesi, umiliati da un pugno di ribelli, non solo non pensarono minimamente ad una ritirata definitiva, ma anzi si affrettarono ad inviare in Italia sostanziosi rinforzi.

In attesa di nuove truppe e per guadagnar tempo inviarono a Roma un negoziatore: Ferdinando de Lesseps (l'ingegnere del Canale di Suez) il quale sottoscrisse con Mazzini una tregua delle ostilità, ma per Parigi questo trattato era solo carta straccia.

Fermati momentaneamente i francesi, il triumvirato ritenne di avere mani libere per fronteggiare gli austriaci che nel frattempo avevano conquistato Bologna e Firenze ed erano penetrati nelle Marche, assediando Ancona. Comunque la minaccia più incombente era costituita dai napoletani di Re Ferdinando II, il quale però non essendo riuscito ad accordarsi con i francesi per un'azione comune, prudentemente decise di rinunciare ad attaccare Roma, non sicuro della buona riuscita dell'impresa e si acquartierò a Velletri.

Da Roma, però, un corpo di volontari, al comando di Roselli e a cui partecipò Garibaldi, gli andarono incontro con l'intento di sconfiggerli in batttaglia.
Vi fu un piccolo scontro a Velletri ma fu più che sufficiente per mettere in fuga i borbonici, i quali il 22 maggio addirittura fecero ritorno nel loro territorio, obbligando Garibaldi ad interrompere l'inseguimento .

Enrico Dandolo

Intanto a Gaeta, al comando del Generale Fernadez de Cordova, erano sbarcati seimila spagnoli con scarsa voglia di combattere e che si accontentavano di passare il tempo in belle parate militari a cui lo stesso Pio IX non mancava di partecipare.

Mentre il Triumvirato si preparava a fronteggiare spagnoli e austriaci, improvvisamente nella notte del 3 giugno i francesi diedero inizio ad un fitto bombardamento, in appoggio alle truppe che nel frattempo avevano iniziato ad attaccare di sorpresa gli scarsi avamposti repubblicani, occupando Villa Pamphili, Villa Corsini ed alcune posizioni di fronte a Porta San Pancrazio.

Immediati furono i contrattacchi dei romani e per ben tre volte villa Corsini fu riconquistata e perduta.
Morirono eroicamente in quei furiosi scontri Enrico Dandolo, Francesco Daverio ed in seguito alle ferite Goffredo Mameli.

Questa strenua resistenza romana costrinse il Gen. Oudinot a posticipare di qualche giorno la data dell'assalto finale che avvenne il 28 giugno. La prima linea romana crollò dopo sanguinosi scontri contro un nemico più numeroso e potentemente armato ed a quel punto ai romani non restò che ritirarsi nella seconda linea difensiva.
Contro di essa, il 30 giugno si avventarono i francesi che dopo durissimi scontri riuscirono a neutralizzare gli eroici difensori che lasciarono sul campo oltre 400 morti, tra cui Luciano Manara, distintosi nella difesa di Villa Spada.

Considerata ormai l'impari lotta, lo stesso giorno l'Assemblea presieduta da Mazzini decretò la fine delle ostilità, comunicandolo al Generale Oudinot che ordinò a sua volta il "cessate il fuoco".
Garibaldi, sempre lui, non volle darsi per vinto ed il 2 luglio, con circa 4000 uomini uscì da Porta San Giovanni, iniziando la sua rocambolesca fuga verso nord, inseguito tenacemente dagli austriaci.

In questa sua fuga, Garibaldi perse gran parte dei suoi uomini, ma soprattutto la sua fedele ed amata compagna Anita, che morì nelle paludi malariche di Comacchio, proprio a causa della malaria (4 agosto 1849).
Distrutto da quella perdita proseguì la sua fuga aiutato ed assistito da numerosi patrioti del Comacchio ed attraversò Forlì e Prato, giunse nei pressi di Follonica (Gr) da cui si imbarcò per la Liguria, parte del Regno di Sardegna, ove potè mettersi in salvo.
Mazzini rimase ancora qualche giorno a Roma senza essere riconosciuto, per poi imbarcarsi a Civitavecchia con un falso passaporto americano.


Foto Archivio di Stato di Bologna
e Sezione di Imola

Goffredo Mameli

Luciano Manara

 

il 4 luglio i francesi occuparono il Campidoglio espandendosi poi in tutta la città alla ricerca degli ultimi tenaci resistenti. Nonostante l'occupazione però i tumulti, le manifestazioni ostili e gli atti di violenza furono così numerosi che fu necessario proibire tutte le riunioni non religiose ed imporre il coprifuoco alle 21,30.

Pio IX, consigliato di attendere qualche mese prima di rientrare a Roma, per paura di attentati, vi tornò solo il 12 aprile 1850, dopo 17 mesi di assenza, fra due ali di folla esultante (così dicono alcune fonti).

Con il suo ritorno, il nuovo governo Pontificio diede vita ad una repressione politica veramente feroce che coinvolse non solo intellettuali ma soprattutto operai, contadini, semplici popolani, il che dimostrava la spontaneità e l'ardore di una rivolta che traeva origine soprattutto tra la plebe, più povera e meno colta.

Finì così l'esperienza della Repubblica Romana che ebbe un valore ideale molto alto e ricco di testimonianze, ma che non poteva avere alcuna possibilità di successo sul piano militare.



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