Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

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API E RELIGIONI: LA CERA INGREDIENTE INDISPENSABILE NELLE SOLENNI LITURGIE



di Renzo Barbattini - Dipartimento di Biologia applicata alla Difesa delle Piante – Università di Udine

 

La cera d'api è un prodotto naturale conosciuto e impiegato dall'uomo già da millenni; si tratta di una sostanza composita di cui fino ad oggi sono stati individuati oltre 300 componenti. Secreta per un breve periodo di circa 10 giorni da particolari ghiandole possedute solo dalle api operaie, questa cera presenta peculiari caratteristiche chimico-fisiche che ne hanno permesso l'impiego nelle più disparate attività domestiche, artigianali, industriali, artistiche, farmaceutiche e cosmetiche.
Per la semplicità della lavorazione è stata utilizzata, fin dall'antichità, per la costruzione di diversi oggetti, molti dei quali sono giunti fino a noi grazie alla conservabilità e stabilità della cera nel tempo. Si possono ricordare i manufatti egizi risalenti al 3000 a.C. o le tavolette per la scrittura usate dagli antichi Romani.
La cera per secoli è servita per costruire candele (oggi la Chiesa Ortodossa impone una percentuale di cera d'api variabile dal 10 al 30): infatti uno dei più sentiti elementi di culto nella Chiesa, soprattutto in quella Ortodossa, è l'utilizzo della luce che crea un'atmosfera di raccoglimento.
La religione ortodossa sottolinea che pur essendo un flebile materiale, simbolo di Dio, l'umile e silenziosa luce delle candele permea le chiese di un'atmosfera d'un particolare senso di gioia spirituale.
Nell’età moderna la tecnica ha messo a disposizione materiali alternativi oppure sostanze cerose di sintesi a basso costo e di varia origine con caratteristiche analoghe e con possibilità di impiego simili, che hanno largamente sostituito la cera d’api. Le candele in cera pura d'api, però, diffondono un gradevole profumo di miele nello spazio liturgico per cui si può affermare che anche il senso dell'odorato viene toccato con una fragranza tale da sollevare l'animo verso il Cielo.
Come tutte le sostanze naturali, la cera si presenta con differenti caratteristiche a seconda delle diverse regioni di provenienza. In particolare due aspetti facilmente apprezzabili - malleabilità e colore - possono variare sensibilmente conferendo a questa preziosa sostanza una grande e pregiata mutevolezza.

 

OMAGGIO SPIRITUALE AL FRATELLO SACERDOTE

“In questa notte di grazia accogli, Padre santo, il sacrificio di lode, che la Chiesa ti offre per mano dei suoi ministri, nella solenne liturgia del cero, frutto del lavoro delle api, simbolo della nuova luce”.

Queste sono alcune parole tratte dal “Preconio” che viene declamato o cantato durante la Veglia pasquale nella liturgia.
In particolare il riferimento alle “nostre” api mi ha stimolato a regalare a mio fratello, don Guerrino, il cero pasquale fatto di pura cera d’ape

Allo scopo mi sono rivolto all’amico Angelo Sommaruga de “La cereria del nord” di Verbania.

A “Maria Assunta” è intitolata la parrocchia di mio fratello, mentre “San Rocco” è il patrono di Sarmato (PC), paese ove don Guerrino vive. L’immagine di “Maria Assunta” riprende un quadro dipinto dal pittore Prati (1) nel 1891 e conservato nella chiesa maggiore.

Il cero fatto arrivare a mio fratello, rappresentato nella fotografia, ove subito sotto il riquadro utilizzato per celebrare “La liturgia della Luce” il Sabato Santo, sono riportate le immagini di “Maria Assunta” e di “San Rocco”.

L’immagine di San Rocco, invece, riprende una statua lignea di autore anonimo (seconda metà del 1700) conservata nel piccolo Oratorio di San Rocco, sempre a Sarmato, a lui dedicato.


(1) Enrico Prati (Piacenza, 1842 – Paderna di Pontenure, 1913) si formò all’Accademia di Belle Arti di Parma e si dedicò alla pittura di veduta, ai lavori di decorazione di chiese e cappelle, alla ritrattistica e alla pittura di soggetti religiosi. Tra lavori di decorazione si ricordano quelli della cupola della chiesa di Pontenure, della cappella del seminario urbano di Piacenza, della cappella del rosario nella Collegiata di Castel San Giovanni; tra i ritratti sono da segnalare quelli di vescovi e di personalità piacentine. Per quanto riguarda la pittura di soggetti religiosi è certamente da ricordare il “S. Vincenzo de’ Paoli” del 1887 (Chiesa di S. Eufemia a Piacenza).


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SAN ROCCO DI MONTPELLIER 1350-1380)

E' certo che era di famiglia altolocata, che rimase orfano in giovane età e che lasciò ogni bene per andare "pellegrino" a Roma. Prima di giungervi si fermò ad Acquapendente (Viterbo) dilaniata da una delle frequenti e periodiche, a quei tempi, epidemie di peste bubbonica che mieteva intere popolazioni. Qui fece sosta nell'ospizio del luogo curando e assistendo gli appestati fino alla loro frequente e miracolosa guarigione. Pare che perfino un cardinale ne sia stato testimone e questi lo avrebbe accompagnato anche dal Papa, dopodiché è iniziato il suo ritorno in patria. Un ritorno che, a quanto pare, non avvenne mai, benché il luogo della sua morte sia tuttora sconosciuto. E' quasi certo che a Piacenza contrasse lui stesso la peste, ne venne scacciato e si rifugiò nei boschi vicini alla città dove venne miracolosamente guarito, con l'assistenza di un cane che gli portava del cibo sottratto alla mensa di un nobile del posto a sua volta convertitosi alla vita eremitica. Di lui altro non si conosce, ma ciò non diminuisce, anzi aumenta, il valore della sua santità e del messaggio che ha lasciato.
Il suo culto fu immediato e alla fine del secolo è tra i più importanti al mondo, facendo nascere la maggiore iconografia di santi conosciuta.
Il 16 agosto Montpellier festeggia San Rocco con manifestazioni di culto, culturali e popolari che attirano migliaia di persone.

 

 

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SAN ROCCO A SARMATO


Allontanatosi dalla città, Rocco si rifugiò in una grotta nei boschi. Tale luogo viene tradizionalmente identificato con Sarmato, sia per le descrizione geografica del luogo ricco di acqua e, a quel tempo, di boschi, sia per il personaggio di Gottardo Pallastrelli, figlio di Bernardo, signore del castello attiguo, che lo incontrerà e lo seguirà nella vita eremitica. Nella grotta di Sarmato egli ebbe la visione degli angeli che lo nutrivano del corpo di Cristo e che lo guarirono dalla peste, indi prese la strada del ritorno in patria. Incerte sono le circostanze della sua morte, avvenuta, forse, durante una dolorosa prigionia riportate nelle diverse versioni della sua biografia. A Sarmato con certezza resta un'antica tradizione di culto evidenziata dal piccolo santuario a lui dedicato proprio sopra una grotta naturale nello sperone che si alza sull'ampia golena del Po. Inoltre, più distante, una fontana che, si dice, un tempo miracolosa, come una pianta di pere, poi essiccata, che maturava i suoi frutti proprio il 16 agosto. Fino a pochi decenni fa, anche una confraternita custodiva il tempio e i resti del "romito" in cui sarebbe vissuto Rocco.
Tutti gli anni si celebra solennemente la sua festa il 16 agosto, con una solenne processione che porta nella chiesa parrocchiale la statua del santo, dal santuario attraverso le vie del paese.
La festa patronale segue quella della Madonna Assunta cui è dedicata la chiesa maggiore e, da qualche anno, è accompagnata da altre manifestazioni sportive, culturali e ricreative che richiamano in paese anche molti emigranti che lasciarono il paese in cerca di lavoro altrove.

 

FONTE:

Api e religioni: la cera ingrediente indispensabile nelle solenni liturgie. Apitalia, 31 (9) (2004): 43-44.

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