Rubriche di
Patrizia Fontana Roca


SULLE ORME DEL BEATO ANGELO PAOLI

 

 

Il mio Parroco, P. Lucio Maria Zappatore, Carmelitano, già noto sul sito per le sue poesie in romanesco, per i suoi 500 presepi, per le sue interviste su TV2000 e per la nuova conduzione della Parrocchia dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, è da sempre uno studioso appassionato, curioso e fervente discepolo del Beato Angelo Paoli che del Carmelo è uno dei pilastri portanti.

Tanto appassionato, da sollecitare ogni mese a seguirlo "Sulle orme del Beato Angelo Paoli", visitando cioè quei posti del quartiere dove l'opera del Beato si svolgeva giornalmente con impegno e massima dedizione, in un itinerario che impegna il fisico ma soprattutto lo spirito.

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SAN MARTINO ED IL BEATO ANGELO PAOLI

Ci si incontra davanti alla Basilica dei SS. Silvestro e Martino ai Monti e si entra per ascoltare una breve spiegazione della "passeggiata" che avverrà, per una preghiera e la benedizione, una breve visita alla tomba del Beato ed ad alcune cose che gli sono appartenute e che sono state racchiuse in un'apposita vetrina.

Si tratta di un busto in marmo, del suo semplice giaciglio, di un libro, del suo tabarro, del suo cappello, della sua maschera mortuaria ed altre piccole cose...
Il Beato era piccolo di statura ma forte e vigoroso, nonostante vari malanni lo affliggessero.

Nato in una famiglia numerosa ad Argigliano (MS) nel 1642, si sentì presto chiamato al sacerdozio e a 18 anni entrò nel convento di Siena, diventando sacerdote nel 1667.
Si dedicò anima e corpo a sollevare il suo prossimo da sofferenze fisiche e spirituali, alleviando le pene degli ammalati, essendo caritatevole verso i poveri e spronando gli altri giovani frati ad aiutarlo in questa missione.
Venne trasferito poi a Fivizzano per 4 anni, vissuti in intensa preghiera ed applicandosi come organista e sagrestano.
Successivamente, nel 1687 venne trasferito a Roma, proprio nella Basilica dei SS. Silvestro e Martino ai Monti, per seguire come maestro il Noviziato.
Il suo amore per Gesù Eucaristico era il primo dei suoi pensieri e doveri, il centro della sua vita spirituale, ed incitava i suoi confratelli e devoti, rimproverando chi dimostrava verso l'Eucaristia mancanza di amore o negligenza, impegnandosi inoltre a curare l'abbellimento della chiesa e delle suppellettili relative.

 

IL CONSERVATORIO DELLE VIPERESCHE

Sull'altare maggiore c'è una pala ottocentesca dell'Immacolata

Usciti dalla chiesa, iniziamo il cammino a piedi che ci condurrà, come prima tappa, in via di San Vito, presso il Conservatorio della SS. Immacolata Concezione, denominato poi Conservatorio delle Viperesche.

E un antico ospizio, fondato nel 1668 dalla Nobildonna Livia Vipereschi, a cui l'amato fidanzato era stato sottratto da una morte repentina poco prima delle nozze e che si era dedicata a Dio ed al suo prossimo.

Mise quindi a disposizione del progetto che le era nato in mente, la sua casa sull'Esquilino e vi accolse ragazze orfane in difficoltà, vedove o zitelle, al fine di dar loro istruzione e fondamenti della religione cattolica ed eventualmente maritarle con scapoli o vedovi di specchiata moralità, donando loro una cospicua dote, oppure destinarle alla vita monastica.

Presso questo Istituto il B. Angelo Paoli svolse le funzioni di Confessore e Direttore Spirituale.

Ai primi del '900, il Conservatorio, che per oltre 200 anni circa aveva continuato ad adempiere la sua funzione, divenne il Convitto Vipereschi della SS.ma Concezione, sotto le Maestre Pie Venerini che avevano sostituito le Oblate, per dare educazione morale e civile alle giovani assistite, per istruirle sulle mansioni di donne di casa e madri di famiglia.

Ora il Convitto, affidato all'Ordine delle Pie Discepole del Redentore, è stato trasformato in pensionato che accoglie studentesse universitarie.

Visitiamo anche il piccolo cortile verde e raccolto, incastonato tra le vecchie mura

 

LUNGO VIA MERULANA, ALLA SCALA SANTA

Orti di Mecenate

Costeggiando la chiesa di Sant'Antonio da Padova

Si prosegue poi per Via Merulana, con una breve sosta davanti agli Orti di Mecenate, per costeggiare la chiesa di S. Antonio da Padova, fino ad arrivare alla Scala Santa, altra tappa preferita del nostro Beato.

Accediamo al piano superiore, non salendo in ginocchio, come fanno molti pellegrini, ma su per le scale, fino ad arrivare a contemplare i vari mosaici della Cappella antistante il Sancta Sanctorum che raffigurano apostoli, Papi e Santi.
Purtroppo non possiamo accedervi questa mattina, possiamo solo intravvedere l'immagine acheropita di Gesù - si dice dipinta da San Luca - una tempera su legno rivestita d'argento.
Purtroppo la figura non appare intera, se ne vede solo il volto ma si presume rappresentasse il Cristo in trono.
Poichè l'immagine veniva portata in processione per le vie della città, per evitare danni venne ricoperta da una lastra sottile di oro sbalzato con varie aperture per poter vedere non solo il viso ma anche le mani, il costato e i piedi.
L'immagine aperta veniva concessa alla vista dei fedeli durante il periodo quaresimale per adorare le Cinque Piaghe della Passione.
L'immagine del Santo Volto, purtroppo, con il passare del tempo si è deteriorata ed è stata sostituita con una copia.

 

BASILICA LATERANENSE, S. GIOVANNI

Forse proprio davanti a questa immagine, dopo essere passato vicino all'antico Ospedale di San Giovanni, il Beato sentì il richiamo di dedicarsi agli ammalati.

Dalla Scala Santa alla Basilica di S. Giovanni in Laterano il passo è breve e ci immettiamo nella fila dei tanti altri visitatori per una breve visita.
Angelo Paoli conduceva qui i suoi collaboratori dopo il lavoro presso l'Ospedale.

Portico con loggiato opera di Domenico Fontana

Siamo tutti?

Navata centrale con soffitto a cassettoni e parte superiore dell'Altare maggiore sulla cui sommità, in un ciborio gotico sono conservate le teste degli Apostoli Pietro e Paolo. In fondo, il transetto su con affresco dell'Ascensione.

Statua donata da Papa Francesco

Abside cosmatesco e "Cattedra papale"

Transetto nord con organo cinquecentesco

Baldacchino gotico di Giovanni di Stefano

 

Altare papale

Tomba di Papa Martino V

Statua lignea di S. Giovanni Battista

Pietà di Antonio Montauti

Gesù risorto con S. Giovanni Battista
e S. Giovanni Evangelista

Cardinale Pietro Gasparri

Cappellina per raccogliersi in preghiera

Eccoci di fronte all'Ospedale S. Giovanni, che si affaccia proprio sulla piazza, a lato della Basilica, luogo primario dell'apostolato del Beato Angelo Paoli.

Facciata del S. Giovanni - Antico ospedale destinato agli uomini

Sul lato sinistro, facciata di quella che sembra una chiesa ma che invece era il palazzo dell'Ospedale del Salvatore riservato alle donne, cioè il Reparto Maternità

Poichè la chiesa dei SS. Silvestro e Martino era adiacente il Colle Oppio e vicina al grande Ospedale di S. Giovanni (già noto con altri nomi sin dal 1216), un giorno, uscendo dalla Scala Santa dove si recava per pregare, il Beato Paoli fu colpito dal pensiero della sorte dei tanti ammalati che erano ricoverati nel vicino nosocomio e, ricordando le passate esperienze vissute accanto ad essi in Toscana, decise di impegnarsi personalmente ad alleviare le loro sofferenze e la loro solitudine..
Cominciò a recarsi in ospedale e con amore, pazienza e dedizione cercava di aiutare gli ammalati soli nei momenti del bisogno, cercava di distrarli e farli ridere con aneddoti divertenti e con la presenza di musici e cantori, portava loro piccoli doni mangerecci, pienamente convinto che ciò aiutasse il morale e quindi la voglia di sconfiggere il male.

Si dice infatti che abbia anticipato la clownterapia, realizzata poi soprattutto dal Dr. Hunter Adams - più noto come Patch Adams - con travestimenti e trucchi clowneschi per far sorridere i malati spesso depressi e tristi per le loro condizioni.

Entriamo dunque nella grande struttura ospedaliera, in quella che è la parte più antica del nosocomio, ora denominata Sala Mazzoni, all'epoca destinata agli uomini.
E' una larga e lunghissima sala, sulle cui pareti più strette si trovano, da una parte, un affresco che riproduce il miracolo che Gesù fece al paralitico e dall'altra un altare sormontato da un Crocifisso. Su una parete laterale, spicca una targa in marmo con una data: 1567, forse l'anno in cui venne attivata questasala dell'Ospedale.
In alto, una lunga balaustra che costeggia tutta la parte destra, da cui i dottori si affacciavano e "visitavano" gli ammalati affetti da malattie contagiose o incurabili, scostando con una lunga asta le tende sotto cui essi giacevano.

P. Lucio ci illustra un pò le attività del Beato A. Paoli in questo luogo, ci racconta qualche aneddoto, eppoi ci indica una nicchia in marmo istoriata in cui venivano racchiusi gli oli sacri e dove c'è un antico lavabo.
Infine, ci facciamo scattare una foto di gruppo da una guardia che ha assistito alla nostra visita.

Usciamo dall'Ospedale per dirigerci verso la prossima tappa, via di S. Giovanni in Laterano - più comunemente detto Stradone di S. Giovanni -, costeggiando dapprima antiche vestigia, eppoi dirigendoci verso la nostra meta, calpestando l'antico pavimento romano del tratto da cui si dipartiva la via Tuscolana.

Lo stradone è una lunga via che conduce al Colosseo e che ci regala immagini inattese: il viso di Gesù scolpito su di un muro, antichi istituti di suore, la struttura della chiesa dei Quattro santi Coronati, un antico complesso monastico fortificato, e un'inattesa statua della Madonna sospesa nel verde

Sostiamo poi qualche minuto davanti alla lapide posta su un muro della Chiesa di S. Maria delle Lauretane, vicino alla chiesa di S. Clemente e poco distante, ormai dal Colosseo, dedicata al Beato Angelo.

Qui sorgeva l'Ospizio creato dal Paoli per i convalescenti che venivano dimessi dall'ospedale ma che non erano in grado, ancora, di sostentarsi autonomamente.
Poichè ne vedeva tanti che dopo usciti non sapevano dove andare ed altri che non avevano modo di sostenersi al meglio e che ricadevano nella malattia, nel migliore dei casi, oppure morivano, egli aveva maturato l'idea dapprima di accasarli presso alcune delle nobili famiglie romane che conosceva e che lo aiutavano, ma poichè il numero degli ammalati cresceva di giorno in giorno, questa sdoluzione non si rivelò più attuabile.

L'unico modo di aiutarli fu quello di creare una struttura che potesse accoglierli dopo la degenza al S. Giovanni, fino a quando non si fossero completamente rimessi.

Mandava a recuperare quelli che con le loro forze non ce la facevano a raggiungere l'ospizio e, davanti alla porta accoglieva ogni gruppo di infermi, esortandoli a vivere come se quell'ambiente fosse casa loro, una casa in cui avrebbero potuto rimettersi in forze e in buona salute e propinava loro pranzi completi con tanto di minestre, carni, uova, verdure...
Tutte queste cose gliele fornivano dei benefattori e poichè lo fornivano in grande abbondanza, il Beato poteva elargirle ancheai tanti altri poveri che si affollavano sempre davanti alla chiesa di San Martino.

In segno di festa, all'arrivo di ogni nuovo gruppo di degenti, si sedeva davanti all'organo posto nella Cappellina della struttura ed intonava una musica festosa.

In quel luogo, i malati che non avevano un mestiere definito, durante la degenza erano sollecitati anche ad impararne uno per potersi poi reinserire nella società.

Riguardo ai poveri esortava tutti ad accoglierli come si sarebbe dovuto accogliere Dio, ad aiutarli a correggersi nei loro difetti, senza rimproverarli apertamente ma con correzione fraterna, poichè davanti al Signore siamo tutti uguali ed ugualmente amati, senza alcuna differenza.

Per questo suo grande amore verso di essi, il Beato veniva e viene chiamato "Padre dei poveri".

Con passo svelto ci avviamo verso un'altra tappa: il Colosseo...

Eccoci davanti al monumento più celebrato del mondo e là davanti incontriamo i soliti centurioni romani che stazionano attorno al monumento, tentando di rimediare la giornata.
Anche questo è diventato un lavoro... molto criticato.
Ma che male fanno? Danno un pò di colore...

Li ritroveremo all'uscita, intervistati da un giornalista perchè in questi giorni si fa un gran parlare di loro, si parla di eliminare queste figure un pò scomode, che con elmi, gladii e armature si propongono ai turisti, magari con insistenza, per rivestirli magari di una toga approntata lì per lì...
Sperando che qualcuno voglia farsi fotografare con loro, magari in qualche posa guerresca, lasciando, poi, un "obolo".

Tra le tante defaillances di Roma, carente, purtroppo, di tante cose, questa mi sembra la meno dannosa e la meno criticabile.
Ma Ubi major, minor cessat..., come dicevano i latini che ci hanno fatto eredi di tante belle cose, la maggioranza delle quali abbiamo però dimenticato...

 

Inaspettatamente, veniamo incanalati, non nella lunghissima fila di stranieri e visitatori italiani che si raccoglie davanti all'entrata ufficiale, ma per una strada preferenziale e privilegiata: le grate di ferro, che costeggiano sulla sinistra l'Anfiteatro si aprono davanti a noi misteriosamente e veniamo indirizzati ad entrare attraverso uno spiraglio aperto apposta per noi.

Dopo esser passati sotto una delle arcate buie, eccoci alla luce della parte centrale del Colosseo e, guidati da P. Lucio, ci dirigiamo verso la sinistra; pochi passi ed ecco, una cosa davvero inaspettata e insospettata: una Cappellina bianca ed accogliente, che si trova sulla sinistra, piccola ma per noi capiente, dove ci raccogliamo in preghiera ed ascoltiamo un affiliato al Circolo S. Pietro - a cui la chiesetta è affidata - che ci racconta un pò di storia passata e un pò di storia odierna, che riguarda questa Associazione, la cui fondazione risale al 1869.

Il Circolo S. Pietro nacque per sostenere i più indigenti, che non avevano di che mangiare. Dappria vi aderirono i rampolli della nobiltà romana che volevano dimostrare la loro fedeltà al Papato e, sostenuti da Papa Pio IX, iniziarono a sostenere e confortare i più poveri.con distribuzione di pasti caldi e di denari.

 

Il delegato del Circolo che ci ha ricevuti, ci racconta la storia della Associazione e dei suoi intenti, ci impartisce una piccola catechesi e ci invita a ritornare per la messa prefestiva pomeridiana che si svolge alle 16,00 o a quella della mattina della domenica.

Sicuramente, qualcuno del gruppo si farà vivo al più presto.

In questa piccola chiesa si è respirato un'intenso sentimento di fede, di fervore, di convinzione, di fiducia che forse in altre assemblee non sono così vive e pregnanti.

Salutiamo la nostra guida, ringraziandola d cuore e ci dirigiamo verso un'apertura dell'anfiteatro che dà proprio sull'arena.

Sulla destra campeggia, alta e nera, la Croce che il Beato Angelo Paoli volle fosse eretta in ricordo dei tanti santi che affrontarono il martirio durante le persecuzioni contro i cristiani.

Vivendo nella zona, il Beato Angelo si recava spesso per ricordare i tanti eroi della fede che vi avevano perso la vita per amore di Gesù.

Era rattristato dalle pessime condizioni in cui quell'importante monumento versava, poichè era ormai ridotto in un totale stato di abbandono.

Non dobbiamo dimenticare che questa zona, ora così importante ed attiva, era allora una campagna dimenticata, frequentata da briganti e prostitute.

Per ridare al luogo, che egli considerava sacro, una nuova identità, P. Angelo chiese al Papa Clemente XI di isolare quell'area e, aiutato da alcuni volontari, si trasformò in muratore, chiudendo gli archi, rendendo quel suolo un sacrario ed ergendovi al centro una Croce, che tuttora svetta nell'Anfiteatro.

Fece del Colosseo meta di itinerari di penitenza, in cui si faceva memoria dei tanti martiri morti proprio là per la Fede.


Salutato il nostro ospite, ci inerpichiamo per una scalinata che si apre di fronte al Colosseo, per continuare il nostro itinerario che è giunto quasi al termine. Ci porterà alla Chiesa di San Pietro in Vincoli per ammirare ancora una volta il Mosè di Michelangelo e presso i Canonici Regolari Lateranensi.

Intervista ai centurioni

Davanti ala chiesa di San Pietro in Vincoli

Il Mosè, il capolavoro più ammirato ed amato di Michelangelo, oltre alla Pietà, s'intende, ha tutta una storia riguardante la posizione di Mosè, aneddoti veri ed inventati, luci ed ombre...

A proposito di luci, si dice che la statua era stata appositamente messa in questa posizione per ricevere luce da una finestrella successivamente murata.

Ai nostri giorni la bellezza della statua viene esaltata da un'illuminazione speciale, un gioco di luci a vari tempi, realizzato con lampade a led.
La statua, solenne e maestosa, è allo stesso modo immobile e dinamica.

L'ultima parte del percorso è destinata alla visita all'antico Monastero della Purificazione, oggi affidato ai Canonici Regolari Lateranensi, che si trova sulla via delle / Sale, poco distante dalla nostra Parrocchia di S. Martino.
Qui, ogni mattina, il Beato Paoli celebrava la Messa per le monache.

Nel giardino d'ingresso, le vestigia di una piccola cappellina interrata che il Beatostesso fece riportare alla luce.
Purtroppo le pitture che rappresentano Gesù, la Madonna, San Pietro e San Paolo ed un altro santo, probabilmente il Battista, sono troppo deteriorate

il Beato Angelo Paoli morì il 17 Gennaio 1720.
Gli vennero attribuiti molti miracoli - sia in vita che dopo la morte - e nel 1781 Papa Pio VI ne riconobbe le virtù eroiche.

Nel 1908 venne annoverato tra i Servi di Dio e nel 2010, il 25 aprile, per un ultimo miracolo riconosciut, fu beatificato in S. Giovanni in Laterano.

Il nostro interessante tragitto si conclude davanti alla piazzetta deila chiesa dei SS. Silvestro e Martino Monti, nostro punto di partenza, dopo circa 4 ore.


Ringraziamo di cuore P. Lucio che ci ha condotti con serenità, amicizia e dedizione in questo piccolo viaggio che si è rivelato gioioso e nient'affatto faticoso, ricco di cose nuove e belle da vedere, permeato dalla profonda fede del Beato, che ci ha accompagnato passo passo lungo tutto il cammino e che speriamo ci protegga e guidi durante il percorso della vita che ancora ci rimane da compiere...

 

 

 

 

- Per altre notizie sul Beato Angelo Paoli vedere in Religiosità:

 

- Beatificazione di Angelo Paoli Carmelitano

- Santi Carmelitani

e, di P. Giuseppe Midili, OCarm, in Collaborazioni:

- P. Angelo Paoli, un sacerdote "contemporaneo" vissuto nel '700

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