Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

L'EPOPEA DEI SAVOIA - LE ORIGINI - I POLITICI - I CONDOTTIERI - I CONTI GUERRIERI -
I RE D'ITALIA - LE DONNE

 

Il nome Savoia deriva dal romano Sapaudia - derivante da pino (Sapin) diventato poi Sapodia per la pronuncia alla francese del dittingo au (o). Esso significa, dunque, paese dei pini .

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LE ORIGINI

 

Il nome dei Savoia compare nella storia attorno al X secolo. Proprio all'anno 1000, al 25 gennaio, risale un documento di donazione firmato da un Umberto o Uberto, o ancora Uperto, Uguberto... il nome del capostipite dei Savoia è rimasto incerto, benchè ci si riferisca, per lo più, al primo, cioè Umberto e per la precisione Humbertus blancis manibus (dalle bianche mani), citato come conte di Salmorera nel 1003, di Nyon nel 1007, di Aosta nel 1024 e di molti altri luoghi successivamente.

Varcato il Gran San Bernardo, Umberto sbaraglia le truppe del Conte di Champagne

Da dove veniva questo Umberto Biancamano e con chi era imparentato? Si dice dalla famiglia di Sassonia, da quella di Bosone, re di Provenza, o ancora da Ottone di Borgogna.

Molte le ricerche ma pochi i risultati reali, mentre relativamente al suo soprannome (dalle bianche mani) c'è anche chi tenderebbe a pensare ad un errore di trascrizione e che in realtà esso avrebbe dovuto essere "dalle bianche mura" con riferimento ai castelli innevati (blancis moenibus).

La teoria più accreditata lo vede imparentato con la nobiltà della zona alpina, soprattutto ai conti di Vienne, fors'anche a Ottone Guglielmo.

Era presumibilmente nato nel 980 ed era luogotenente militare del re di Borgogna, a cui fu sempre fedele sia nella buona che nella cattiva sorte.
Proprio nella guerra scoppiata nel 1032 per la successione al Regno di Borgogna, il re Rodolfo III aveva inviato al nipote Corrado II di Franconia, detto il Salico, le insegne che gli conferivano la successione.
Ma Eude II, conte di Blois della Champagne, anche lui nipote di Rodolfo, avanzò invece le sue pretese come successore e con il suo esercito e molti alleati occupò la Borgogna fino al Giura e alle Alpi.

Corrado II, fiancheggiato da Umberto, il cui apporto si dimostrò risolutivo per la vittoria, affrontò Eude e lo ridusse a malpartito, costringendolo alla pace.
Tuttavia, altre erano le sue mire, quindi la guerra ricominciò poco dopo; ma Umberto, con una manovra incredibile e con il grosso dell'esercito attraversò il Gran San Bernardo prendendo alla sprovvista Eude ed i suoi che vennero irrimediabilmente sconfitti e fatti prigionieri.

Corrado II venne quindi incoronato Re di Borgogna a Ginevra il !° Agosto 1034, mentre Umberto ottenne le terre della Savoia e della Moriana - prima appartenute ai re di Borgogna - dai Passi del Moncenisio al Piccolo e Grande san Bernardo, verso il Sempione fino al Lago di Ginevra, dando inizio alla dinastia come Conte di Savoia, benchè solo Tomaso I si fregerà del titolo di Sabaudiae comes.

All'interno delle Alpi nasce quindi una signoria autonoma, una vera "Marca di frontiera" che diventerà poi sempre più importante e Umberto Biancamano diventerà una figura leggendaria date le sue doti di politico, di capitano e di guerriero.

Sposò nel 1002 Anchillia, figlia di Manasse - Conte di Savoia da cui ebbe quattro figli: Amedeo, Burcardo, Aimone e Oddone e probabilmente morì nel 1056 dopo 24 anni di governo.

Umberto visita i territori avuti in dono
da Corrado il Salico

 

Il primogenito Amedeo viene ricordato come cavaliere temerario e audace.
Egli si presentò alla corte di Verona all'imperatore Enrico III, quasi a sottolineare una parità di importanza.
Era una sfida davvero grave per quei tempi e per questo Amedeo venne soprannominato La Coda in ricordo del gran numero di armati con cui si era recato a Verona.

Morto Amedeo, gli successe il quartogenito Oddone, poichè gli altri due fratelli si erano dedicati alla vita sacerdotale.

Oddone, nel 1045, sposò Adelaide, figlia di Olderico Manfredi marchese di Susa, discendente di Arduino d'Ivrea, re d'Italia. Come dono per le nozze, la sposa portò altre terre del Piemonte e dell'attuale Liguria.
In pochi anni i possedimenti dei Savoia si erano raddoppiati, ma non è tanto questa la cosa notevole; notevole è che dalle Alpi, il loro predominio si spingerà fino alle pianure bagnate dal Po.

Oddone ed Adelaide avranno cinque figli: Pietro I, Amedeo II, Berta che andrà sposa all'Imperatore Enrico IV - protagonista dell'umiliazione di Canossa dove attese papa Gregorio VII per tre giorni e tre notti, prima di essere ricevuto e perdonato - Adelaide e Oddone vescovo di Asti.
Morto Oddone, Adelaide governerà con fermezza fino a quando il figlio Pietro I non sarà in grado di reggere il governo.

Durante tutti questi anni non vi furono importanti conflitti anche perchè i Savoia dominavano un'ampia zona di importanza strategica e nessuno voleva affrontarli in zone tanto impervie.

Dopo Pietro I, morto senza discendenza nel 1078, governò il fratello Amedeo II e poi suo figlio Umberto II detto " il Rinforzato". Ma in realtà fu sempre Adelaide a tenere le redini del governo.
Alla sua morte, però, Umberto II, alleatosi con la repubblica di Asti, seppe destreggiarsi bene e conquistare anche la Tarantasia.

Fu quella l'ultima impresa guerresca sul versante francese della Alpi. A partire dall'XI secolo, i Savoia combatteranno soprattutto per conquistare o difendere terre italiane e la loro storia si intreccerà indissolubilmente con quella del Piemonte prima e poi con il resto della penisola...

Amedeo I a Verona,
visita l'Imperatore Enrico III

Oddone sposa Adelaide,
Marchesa di Susa (1045)

 

I CONTI GUERRIERI

 

Portare con onore le armi è stato sempre un imperativo per i Sabaudi. In ogni tempo i discendenti di Umberto Biancamano hanno saputo tenere un comportamento di alto valore in epiche imprese.

Tra essi, Tomaso I (1178-1233) che per tutta la vita s'impegnò in guerre tra le Alpi senza riportare alcuna sconfitta, tanto che venne denominato "Il Cesare sabaudo".

"Piccolo Carlomagno" venne invece chiamato Pietro II (1203-1268), uno dei figli di Tomaso I, il più ardito. Sebbene avviato alla vita ecclesiastica, coltivò sempre il sogno di impugnare le armi e benchè dinanzi a lui si aprisse un' importante carriera, un giorno lasciò tutto per correre da Enrico III d'Inghilterra che stava combattendo contro i Francesi.
Battendosi da vero leone, si guadagnò la contea di Richmond ed un bel palazzo sulle rive del Tamigi, il "Savoy House", nonchè la custodia delle fortezze del Regno.
Per la prima volta i Savoia e gli Asburgo si trovarono in lotta tra loro quando Rodolfo di Asburgo, Langravio d'Alsazia, a seguito della estinzione della dinastia dei Kibourg, mostrò l'intenzione di impadronirsi delle loro terre. Pietro II si oppose nonostante le forze preponderanti dell'avversario che si affrettò a circondare con i suoi armati il castello sabaudo di Chillon. Pietro, però, approfittò di un momento di debolezza del nemico per piombargli addosso e sterminarlo definitivamente.
Aggredì anche le forze del Vescovo di Sion che si rifiutava di riconoscere la sua Signoria, conquistandone alcune terre: la parte del Valese e del Vaud. Rodolfo, intanto, aveva proposto la pace.
Oltrechè guerriero, Pietro fu anche insigne legislatore ed il suo soprannome deriva appunto da una raccolta di leggi detta "Statuto di Evian" (1245), che metteva ordine nelle tante ed anche inutili o contradditorie leggi precedenti.

Amedeo V detto il Grande (1249-1323) visse in un periodo difficile, durante la lotta tra Papato e l'Impero quando l'Italia era tutta un ribollire di lotte e guerriglie intestine.
Anche lui ebbe un temibile avversario: Guglielmo, marchese di Monferrato, che era riuscito a portare dalla sua parte molti nobili, ma Amedeo riuscì a sconfiggerlo e ad imprigionarlo in Alessandria.
Ebbe un'importante parte nel tentativo di pacificazione che l'imperatore Enrico VII stava intraprendendo tra le città ed i nobili italiani che si sterminavano in lunghe lotte. Tuttavia, per la morte dell'imperatore esso non si realizzò. Amedeo, allora, si ritirò con la sua corte a Chambery dove chiamò vari importanti artisti dell'epoca, dedicandosi al miglioramento delle sue terre e alla decorazione di chiese e palazzi..

Amedeo VI (1334-1383), venne detto il Conte Verde per essersi presentato ad un torneo tutto vestito di verde, compresi paggio e cavallo. La sua vita fu tutta una battaglia.
Più volte riuscì a sconfiggere i Francesi, assoggettò il Sionese, s'impegnò in varie lotte contro gli inglesi di Robin du Pin e dapprima fatto prigioniero, si vendicò distruggendo completamente il nemico a Carmagnola e Staffarda.
Quando l'imperatore di Costantinopoli, aggredito dai Turchi, chiese aiuto ai nobili cristiani, Amedeo VI si mosse subito e su navi veneziane si recò sul posto sconfiggendo a Gallipoli i Turchi che però avevano imprigionato e condotto a Varna l'imperatore Paleologo.
Amedeo, senza pensarci troppo, con le sue navi si recò in quella città, liberando l'imperatore e ritornando in Italia nel 1367 da trionfatore.

Molti sostengono che il motto sabaudo "FERT" sia stato coniato proprio da Amedeo VI e che potrebbe significare "Fortitudo ejus Rhodum tenuit" (La sua fortezza tenne Rodi), ma non esistono conferme nè prove storiche.
Poichè, tuttavia, la divisa Fert venne adottata proprio da Amedeo VI, si crede che questa possa essere messa in relazione con l'Ordine dell'Annunziata (istituito da lui col nome di Ordine del Collare). Fert, allora, potrebbe significare "Buon augurio" o identificare la "Buona Novella", cioè l'Annunciazione che il collare porta. Infatti, dal collare pende proprio una medaglia dell'Annunciazione.

Dopo essere ritornato in Piemonte, Amedeo VI inizia una impegnativa lotta contro i Visconti che sconfiggerà per ben quattro volte.
Le sue decisioni di arbitrato venivano ascoltate dai vari contendenti, come quelle tra Monferrato e Milano, tra Milano e Ferrara e soprattutto quella di Torino con cui risolse un'annosa guerra tra il Veneto e Genova.

Figlio di Amedeo VI, Amedeo VII (1360-1391) venne chiamato il Conte Rosso, per il colore della veste indossata sopra l'armatura.
Inviato dal padre, spalleggiò Carlo Vi di Francia contro Gaud, riportando vittorie a Rosebecq e a Ypres. Impavido, sfidò inglesi, fiamminghi e i soldati del re francese in una lunga tenzone che lo vide vincitore su tre cavalieri inglesi abbattuti l'uno dopo l'altro.
Riportò vittorie varie annettendosi il Saluzzese ed il Valese e sconfiggendo un valoroso condottiero, Facino Cane.
Il suo obiettivo però era quello di annettersi delle terre che portavano al mare, cosa che gli riuscì occupando Nizza il 13 agosto 1388.
Morì a seguito di una ferita riportata durante una battuta di caccia.

Qui si conclude l'avventura dei Conti Sabaudi che accederanno poi al grado di Duca.

 

Il piccolo Carlomagno (Pietro II)
alla Corte di Re Enrico III d'Inghilterra

 

Dopo le lotte, Amedeo V si dedica all'arte

 

Il Conte Rosso abbatte in un torneo tre

cavalieri inglesi a Bourlouy (1382)

Il Conte Verde libera l'imperatore di Costantinopoli prigioniero a Varna (1367)

 

 

 


I CONDOTTIERI


 

Emanuele Filiberto alla battaglia di S. Quintino (15557)

 

Uno dei più famosi ed indimenticabili capitani dei Savoia è il duca Emanuele Filiberto (1528-1580), detto "Testa di ferro". Pur avendo ricevuto un dominio di piccole dimensioni, egli seppe ricondurlo ad uno splendore straordinario, gettando per la dinastia le basi di una potenza che si sarebbe poi accresciuta.
Non era destinato al trono avendo due fratelli maggiori e, seguendo la tradizione, fu avviato alla carriera ecclesiastica ma, per la morte dei fratelli, cambiò completamente rotta e, avendo comunque sempre desiderato impugnare le armi, si diede ai più duri esercizi, divenendo in breve tempo uno straordinario soldato, grazie alla sua ferrea volontà.
In quel periodo era in atto una sanguinosa guerra tra Francia e Spagna che coinvolgeva anche l'Italia, il bottino più ambito. I Francesi avevano occupato le principali piazze del Piemonte - che si era mantenuto neutrale e che ora ne pagava le spese - ed anche Emanuele Filiberto bambino, nel 1536 aveva dovuto allontanarsi da Torino per rifugiarsi a Nizza.
Il trattato di Nizza aveva ridotto drasticamente il patrimonio dei Savoia, confiscando parecchie loro proprietà e a Carlo il Buono, padre di Emanuele Filiberto, non rimasero che pochi castelli.

Il giovane era convinto che per risollevare le sorti dello stato bisognava parteggiare per l'uno o per l'altro dei due contendenti. Offerse così all'imperatore Carlo V i suoi servigi, ma venne più volte rifiutato a causa della sua giovane età e solo nel 1546 la sua offerta venne accettata. Si dimostrò sempre fedele servitore ma soprattutto fiero ed eroico combattente.

Nel 1547 contribuì alla vittoria di Murberg, in Germania, , comandando un'ala dell'esercito e a soli 25 anni gli venne affidato il comando dell'esercito imperiale. Ciò non piaceva molto ai veterani che però presto lo ammirarono per l'intraprendenza e la disciplina ferrea a cui piegava se stesso oltre che i suoi sottoposti.
Dai Catalani che l'avevano visto combattere in mare contro i francesi, venne soprannominato Testa di Ferro (Cabeza de fierro).

Nel 1557, Emanuele Filiberto assediava S. Quintino che dominava la strada per Parigi verso cui i francesi mandarono aiuti che vennero però fermati dal giovane comandante sabaudo e sbaragliati.
Le battaglie si susseguivano alle battaglie ma lui riusciva sempre a prevedere le mosse del nemico, fino alla resa totale avvenuta a S. Quintino. La Francia non più in grado di ricostituire un nuovo esercito sottoscriveva a Chateau Cambresis la pace, nel 1559. Il trattato firmato restituiva ai Savoia le terre di cui erano stati privati.

Nello stesso anno sposò Margherita di Valois. Si disse che l'avrebbe sposata per riconoscenza avendolo lei salvato da un incendio scoppiato al Louvre, mentre egli era ospite del Re di Francia. Molte feste si celebrarono in onore degli sposi, tra cui un famoso Carosello.

Tornato in Piemonte, Emanuele Filiberto fu anche un ottimo governante, dando avvio ad innovazioni in ogni campo, abolendo i mercenari e instaurando la leva obbligatoria, risollevando le casse dello stato e obbligando i nobili pagare le tasse, fondando università, promulgando nuove leggi e costruendo fortezze.
Volle che il Piemonte avesse una flotta di guerra che partecipò poi con onore alle imprese di Malta, Orano e Lepanto (1570).
Venne anche chiamato Cento occhi dagli Olandesi e successivamente anche dai Piemontesi perchè apprezzavano le sue opere di ricostruzione.

 

Carlo Emanuele I con soli 20 cavalieri sconfigge le truppe francesi al ponte della Duranza (1590)

 

Carlo Emanuele I il Grande (1562-1630) aveva ereditato dal padre Emanuele Filiberto molte doti, specie quelle militari. Durante i cinquant'anni del suo governo non restò mai in pace, sostenendo che bisognava prendere partito, non restare neutrali alle provocazioni. Trovandosi le sue terre tra Francia e Spagna si schierò ora da una parte, ora dall'altra, ricavando con questa tattica frutti positivi per il Piemonte. Anche con un esercito non troppo numeroso riuscì a vincere ed umiliare sia francesi che spagnoli.
Uno dei suoi sogni era quello di diventare imperatore o anche solo re di Francia e, inserendosi nelle lotte tra Cattolici ed Ugonotti, riuscì ad invadere il Saluzzese, e persino la Provenza. Con l'appoggio spagnolo pensava di poter creare un ampio Regno dai Pirenei al Ticino, ma Filiberto II non sostenne le sue mire e, nonostante entrasse vincitore in Aix e in Marsiglia, dovette poi controbattere l'offensiva dei Francesi contro il Piemonte. Questa guerrà andò avanti per anni con alterne vicende e proposte francesi di cedere Saluzzo a cui Carlo Emanuele rispose con ulteriori e dure battaglie. Infine, però, senza soldati e senza soldi sferrò l'ultima offensiva, i Francesi cedettero e così il Duca conservò Saluzzo, pur dando in cambio altre terre, scacciando definitivamente i Francesi dal Piemonte.
Successivamente, si rivolse contro la Spagna, mandando via dalla corte l'ambasciatore di Madrid e restituendogli l'onorificenza del Toson d'oro. Nonostante il trattato di Asti del 1615, nel 1616 scoppiò un'altra guerra a cui gli Spagnoli risposero marciando contro Vercelli ed occupandola. Tuttavia nel 1618 Carlo emanuele riebbe in dotazione la città dopo aver scoperto una congiura degli Spagnoli contro Venezia
Nel 1628 si alleò nuovamente con la Spagna contro i Francesi, sconfiggendoli a Casteldelfino, nonostante Richelieu stesso conducesse la campagna contro di lui, che non era nemmeno troppo in forze poichè affetto da podagra. La sua salute si deteriorò maggiormente e mentre si avvicinava alla morte, indossò l'ermellino ed il Collare dell'Annunziata "per ricevere degnamente Cristo Re". Era il 1630.

Carlo Emanuele scaccia l'Ambasciatore di Madrid

 

Vittorio Amedeo I dà gli ordini per l'assedio di Casale (1630)

Vittorio Amedeo I, suo figlio e successore, fu anche lui un eccezionale condottiero che ben presto dimostrò il suo valore a Zuccarello dove con 7000 uomini riuscì a tener testa a più di 25.000 nemici , facendoli ritirare a Bastagna.

Alla morte di suo padre, la situazione non era delle più rosee, purtuttavia egli riuscì a vincere varie battaglie sconfiggendo vari generali francesi a Casale e così la Francia trattò a Cherasco (1631) restituendo al Duca alcuni dei suoi domini.

Ad una nuova guerra tra Francia e Spagna egli si alleò coi Francesi riportando una vittoria a Tornavento (Gallarate) nel 1632 e l'anno successivo aprì la strada per Milano verso cui si accinse a recarsi. Purtroppo, forse avvelenato, morì a Vercelli dopo sette anni di governo.

 

Eugenio di Savoia ed il cugino Vittorio Amedeo II esaminano le posizioni avversarie prima della battaglia di Torino (1706)

Del ramo collaterale dei Soissons, Eugenio, nato a Parigi nel 1663, fu un vero stratega.
A 19 anni chiese al Re di Francia di entrare nell'esercito ma non avendo ottenuto una risposta soddisfacente si rivolse all'Imperatore d'Austria. Diede subito prova delle sue possibilità e presto salì di grado.
Nel 1690 venne inviato in Piemonte in aiuto del cugino Vittorio Amedeo II che purtroppo subì una sconfitta da parte dei francesi a Staffarda. Eugenio riuscì a salvare il resto delle truppe piemontesi liberando in seguito Cuneo.
Nel 1697 dimostrò grande abilità nella guerra contro i Turchi che vennero annientati e costretti a rinunciare per sempre alle loro mire di occupare l'occidente (1697).
Allo scoppio della guerra di successione di Spagna egli comandava le forze imperiali sul fronte italiano contrapponendosi a vari famosi marescialli francesi che vennero sconfitti l'uno dopo l'altro. Tuttavia non avendo molte truppe a sua disposizione passò al fronte bavarese e partecipò alla vittoria di Hochstadt, 1704.
Intanto in Italia i Francesi occupavano la Lombardia e stavano per assediare Torino. Eugenio corse in soccorso del cugino, compiendo una manovra davvero strategica, passando l'Adige sorvegliato dalle truppe nemiche e con una marcia rapida costeggiò la riva destra del Po giungendo a Carmagnola dove l'attendeva Vittorio Amedeo II.
Tale rapida azione non lasciò tempo ai Francesi di organizzarsi e la battaglia di Torino - celebre anche per il famoso episodio di Pietro Micca - terminò con una larga vittoria di Eugenio che liberava l'Alta Italia dai Francesi.
Partecipò ad altre guerre in Fiandra e ancora lottò contro i Turchi vincendoli a Belgrado, continuando ad essere a capo dell'esercito nonostante l'età avanzata durante la guerra di successione polacca.

 

I POLITICI


IL PRIMO DUCA

 

Amedeo VIII "Il Pacifico" rinuncia alla tiara per rappacificare il mondo cristiano (1449)

Le nozze con Maria di Borgogna

Amedeo VIII, detto "Il Pacifico", successore del Conte Rosso e primo duca di Savoia, nacque nel 1383 e a soli 8 anni restò orfano del padre.

Grande uomo di stato, per natura più dedito alla pace, comprese che non era destinato alle grandi battaglie ma che poteva consolidare i suoi possedimenti e riuscì ad imporre rispetto verso la sua casata anche da parte della Francia e della Borgogna con cui confinava.
Occupò anche le zone del biellese e del vercellese ma l'arrivo al potere di Filippo Maria Visconti portò la guerra tra i due ed Amedeo perse i nuovi domini.

Nel 1401 sposò Maria di Borgogna a cui era stato promesso sin da bambino.

All'imperatore Sigismondo, di passaggio a Chambery nel 1416, egli riservò una splendida accoglienza, e questi lo nominò Duca.
Intanto nel 1418 era morto l'ultimo rappresentante degli Acaia ed il Piemonte si unì alla Savoia formando un tutt'uno.
Questo rese necessarie nuove leggi che formarono lo Statuta Sabaudiae (1430) approvato a Chambery e che lo fece dfinire il Salomone dei suoi tempi.
Tali leggi erano ispirate a precetti morali che Amedeo VIII raccomandò caldamente ai suoi successori nel testamento, cioè rettitudine, semplicità e giustizia.

Nel 1434, considerando il figlio Lodovico maturo per il potere, si ritirò a vita eremitica a Ripaglia, con altri 6 gentiluomini, fondando l'Ordine di San Maurizio.

Durante il concilio di Basilea, i padri conciliari si divisero in due fazioni, una a Ferrara favorevole a Papa Eugenio IV e l'altra a Basiliea che, contraria al papa in carica accusato di simonia ed eresia, proclamò un nuovo Pontefice, proprio Amedeo VIII pur restio a questa nomina ma che accettò, prendendo il nome di Felice V, quando capì che il bene della chiesa lo esigeva.
Nel 1449, tuttavia, depose la tiara per porre fine allo scisma e al suo posto venne eletto papa Nicola V.
Morì il7 gennaio 1451.

Ad Amedeo VIII viene offerta la nomina papale

 

Vittorio Amedeo II, detto la Volpe Savoiarda fu principe valoroso e saggio.
Nato nel 1666 a Torino, dopo la morte del padre Carlo Emanuele avvenuta quando lui aveva solo 9 anni, venne sostituito nel governo dalla madre Giovanna di Nemours che parteggiava per Luigi XIV. Raggiunta la maggiore età, il contrasto con la madre a questo proposito si acuì e nel 1684 si assunse completamente l'onere di governare.
In quello stesso anno, tuttavia, sposò Anna d'Orleans, nipote del Re di Francia.

Alleatosi con Austria, Spagna e Venezia contro i Francesi combattè a lungo ma nella pace di Ryswick dovette cedere alcuni dei suoi possedimenti.
Nella guerra di successione di Spagna, nel 1700, fu prima con i Francesi ma il disprezzo del Re lo convinse a riunirsi agli imperiali nel 1704. I Francesi invasero il Piemonte ma furono completamente disfatti a Torino da Eugenio di Savoia accorso in aiuto del cugino.

Fu soprattutto diplomatico e politico, creando in Piemonte una classe politica formata da abili dirigenti non solo nobili ma anche della borghesia. Pubblicò una raccolta di leggi ed assestò il suo regno che aveva avuto gravi sconvolgimenti

Nel 1713, col trattato di Utrecht, riceveva il Monferrato e a Torino veniva proclamato Re di Sicilia. Tuttavia, nel 1718 pressioni politiche lo obbligarono a cedere la Sicilia in cambio della Sardegna. Da allora i Savoia presero il titolo di Re di Sardegna

Tuttavia i suoi ultimi anni furono tristi, abdicò nel 1730, tentando poi di ritornare sul trono ma suo figlio Carlo Emanuele III lo relegò nel castello di Rivoli dove morì nel 1732 assistito dalla sua seconda moglie, la Marchesa di Spigno.

A seguito di un suo voto, nel XVIII secolo venne eretta la Reale Basilica di Superga.

Le nozze di Vittorio Amedeo II e Anna d'Orleans

Incoronazione di Vittorio Amedeo II a Re di Sicilia (1714), divenuto poi nel 1718 re di Sardegna

Vittorio Amedeo II alla battaglia di Torino

 

Carlo Emanuele III entra in Milano di cui è divenuto Signore per la vittoria di Guastalla (1734)

Carlo Emanuele III, nato nel 1701 e il cui regno durò oltre 40 anni, prese il posto del padre dopo la sua abdicazione.

Nel 1722 sposò la principessa Cristina del Palatinato-Sulzbach che morì dopo un solo anno lasciandogli un erede anche lui destinato a morte precoce. Successivamente sposò Polissena d'Assia-Rotenburg-Rheinfels che gli diede altri eredi.

Invece che un periodo di tranquillo governo Carlo Emanuele dovette fronteggiare la guerra di successione polacca in cui si unì alla Francia contro l'Austria vincendo a Guastalla nel 1734 ed ottenendo dagli alleati l'intero ducato di Milano. Successivamente però la pace di Vienna del 1735 lo obbligò a cedere quasi tutto il lombardo, tenendo delle terre conquistate solo Novara e Tortona.

Alla guerra di successione austriaca egli prese le parti di Maria Teresa (1742). I Francesi vennero sconfitti e alla pace di Aquisgrana del 1748 Carlo Emanuele III riebbe Nizza e la Savoia e ricevette altri territori del Piemonte.

Morì nel febbraio del 1773.

 

Carlo Alberto decide di proclamare la guerra all'Austria (18489

Nella storia della dinastia si ha l'esempio di una politica generosa, idealistica ma anche ardita quale fu quella di Carlo Alberto, forse troppo in anticipo sui tempi per realizzare quello che era un suo sogno: l'Italia unita.
Carlo Alberto, figlio di Carlo Emanuele e Maria Cristina di Sassonia-Curlandia, è ricordato come "Italico Amleto" "Amleto savoiardo", "Re Tentenna", "Il Magnanimo", per le sue esitazioni nel prendere le decisioni.
Apparteneva ad un ramo secondario della famiglia sabauda e la sua salita al trono era quasi impossibile visto che Carlo Emanuele IV, (succeduto a Vittorio Amedeo III), aveva due fratelli, i futuri Re Vittorio Emanuele I e Carlo Felice e c'era inoltre la presenza di un figlio di Vittorio Emanuele - anche lui chiamato Carlo Emanuele - che poi morirà).
All'arrivo dell'armata napoleonica, il Re andò in eslio, ma Carlo Emanuele, di idee filo liberali e napoleoniche come del resto anche la moglie, non lo seguì anzi si arruolò nell'Armata francese, di cui era già stato Ufficiale. Tuttavia egli e la sua famiglia vennero condotti a Parigi e tenuti sotto stretta sorveglianza e in povertà e quando Carlo Emanuele morì a soli 30 anni, la moglie rifiutò l'offerta di Vittorio Emanuele che voleva far allevare il giovane principe secondo le regole di Casa Savoia.

Carlo Alberto visse la sua infanzia a Parigi venendo a contatto con le idee rivoluzionarie e senza religione. A 12 anni entrò in collegio e nel 1814 venne nominato sottotenente dei dragoni da Napoleone ma al ritorno sul trono di Francia dei reali, nel 1814, dovette rientrare a Torino dove Vittorio Emanuele lo nominò principe ereditario e gli fece impartire un'educazione conveniente al suo rango.
Nel 1821 a Torino i rivoluzionari chiedevano l'approvazione di una costituzione, alcuni reggimenti si ribellarono al Re e Carlo Alberto venne mandato a trattare ma senza alcun risultato. Re Vittorio Emanuele I, deciso ad evitare una guerra civile ed una guerra contro l'Austria, decise di abdicare in favore del fratello Carlo Felice, nominando Reggente Carlo Alberto.
In questa veste egli firmò la costituzione - previa ratifica del nuovo Re che al momento non era in Torino - ed il giorno successivo sostituì il governo. Il nuovo Re in disaccordo con lui gli impose di recarsi a Novara e attendere ordini a cui Carlo Alberto non si oppose, rinunciando alla reggenza e trasferendosi in Toscana come gli aveva richiesto Carlo Felice. Successivamente partecipò ad una spedizione francese in Spagna dove erano scoppiati moti a favore della costituzione, combattendo da vero soldato, pur colpito da una malattia che lo perseguiterà per tutta la vita. Il suo comportamento lo riporterà nelle simpatia delle famiglia sabauda e tornato a Torino si preparerà quindi a regnare.
Era uomo di grande cultura, parlava correntemente quattro lingue, scrisse diverse opere letterarie.
Salito al trono, 27 aprile 1831, alla morte di Carlo Felice, dovette poi affrontare i moti rivoluzionari del 1848 che si estesero a tutta l'Italia: le cinque giornate di Milano, la cacciata degli austriaci da Venezia, rivolte in Toscana, in Sicilia, in Campania, nel Lazio, ecc. Tutti volevano la guerra contro l'Austria già provata dai moti di Vienna e d'Ungheria. Sarebbe, dunque, stato utile scendere in guerra in quel preciso momento storico. E questo fece Carlo Alberto il 25 marzo 1848 dichiarando l'inizio della Prima guerra d'Indipendenza.
Benchè gli eventi si mettessero inizialmente a favore del re, con la conquista di Peschiera e la vittoria a Curtatone e Montanara, successivamente, tuttavia, la situazione cambiò anche perchè la guerra era stata dichiarata troppo precipitosamente senza una adeguata preparazione militare e strategica. Carlo Alberto, che cercò invano la morte sul campo di battaglia, vedendosi ormai sconfitto, venne battuto a Custoza e costretto a fuggire da Milano dapprima conquistata ed, infine, a firmare l'armistizio di Salasco.
L'anno dopo, però iniziò una nuova guerra, sempre senza mezzi, che lo portò in brevissimo tempo alla disfatta di Novara. Il Re decise quindi di abdicare a favore del figlio Vittorio Emanuele, lasciando l'Italia per recarsi in esilio in Portogallo, ad Oporto, dove morì poco tempo dopo, nel luglio del 1849.

 

 

I RE D'ITALIA

 

Vittorio Emanuele II, Primo Re d'Itala, chiamato "Re Galantuomo", fu il vero fautore dell'unità del nostro Paese, proclamando Roma capitale.
Le sue doti di coraggioso soldato e di Sovrano buono e saggio furono care al popolo italiano che a Roma eresse un grandioso monumento al Padre della Patria.
Nato il 14 marzo 1820 e morto il 9 gennaio 1878.
Nel 1842, il 12 aprile 1842, sposò Maria Adelaide Arciduchessa d'Austria, nata il 3 giugno 1822, morta il 20 gennaio 1855.
Il cammino per giungere alla grande impresa di riunire la Penisola dalle Alpi alla Sicilia in una sola nazione, fu lungo e arduo. Dopo che Vittorio Emanuele II aveva assunto il potere dopo l'abdicazione del padre, davanti a lui si aprirono grandi difficoltà: un vincitore che mirava a continuare ad occupare il paese, unn esercito disfatto, un paese avvilito. Eppure l'idea di un'Italia unita aveva ormai preso piede nell'opinione nazionale.
Indubbiamente una gran parte di merito l'ebbe la grande mente di Cavour, detto "il tessitore", ma cosa avrebbe potuto fare senza la guida di un sovrano lungimirante e geniale come Vittorio Emanuele II?
Essi, dunque, concordarono nel partecipare con un corpo dell'esercito piemontese alla guerra di Crimea, combattendo a fianco degli Inglesi e dei francesi (1855).
Quando, preparata da Vittorio Emanuele, da Cavour e da Napoleone III, nel 1859 scoppiò la guerra franco-piemontese-austriaca, il re vi partecipò personalmente con ardore, tanto che gli zuavi francesi lo nominarono capitano d'onore per il coraggio dimostrato.
Il genio politico di Vittorior Emanuele si rivelò soprattutto nel famoso colloquio di Monzambano, quando Napoleone III e Francesco Giuseppe - senza la presenza del ùSavoia - stavano concertando di arrestare la guerra, concedendo al Piemonte la sola Lombardia senza il Veneto, come precedentemente previsto.
Cavour avvertì il re sperando che egli si sarebbe rifiutato di riconoscere l'armistizio, ma Vittorio Emanuele benchè angosciato capì che non tutto sarebbe andato perduto.
Cavour si dimise per un breve tempo ma i fatti dimostrarono che Vittorio Emuele II aveva avuto ragione, poichè le insurrezioni che di lì a poco avrebbero incendiato la penisola e più ancora la spedizione dei Mille, avrebbero poi permesso una riunione quasi totale dell'Italia sotto i Savoia.
Quando, nel 1860 in Sicilia scoppiarono i moti insurrezionali, il Re e Cavour sentirono la necessità di aiutare Garibaldi che voleva portare soccorso agli insorti, fornendolo di armi. Il 5 maggio la spedizione composta da poco più di 1000 volontari salpò da Quarto e pochi giorni dopo sbarcò a Marsala. In 20 giorni Garibaldi conquistò la Sicilia, poi Reggio Calabria mentre l'esercito borbonico si disperdeva. Il Re Francesco II si ritirò dietro il Volturno dove poi combattè un'aspra battaglia, vinta comunque da Garibaldi.

Vittorio Emanuele II al Colloquio di Vignale (1849)

Cavour intanto faceva occupare Ancona, tutte le Marche e l'Umbria, mentre l'esercito piemontese e quello di Garibaldi si avvicinavano. Il 25 ottobre, il Re Vittorio Emanuele II e il nizzardo si incontrarono a Teano entrando poi insieme a Napoli. L'8 dicembre Garibaldi si ritirò a Caprera rifiutando ogni onore, re Francesco II si arrese poco dopo e a Torino, il 28 febbraio 1861, si riuniva per la prima volta il Parlamento italiano che proclamò il Regno d'Italia con Vittorio Emanuele II re.
Mancava ancora Venezia che si aggiunse al Regno nel 1866 e Roma che venne conquistata nel 1870.
Certo era ora necessaria un'armonia che coagulasse i vari staterelli, le tante leggi, le varie abitudini, lingue per arrivare alla formazione di uno stato omogeneo sotto un solo Re. A questo il Re Galantuopmo portò un insostituibile contributo placando conflitti e sostenendo la nascente Italia riunita.
Tuttavia la sua morte fu un vero colpo per tutti. Egli morì il 9 gennaio 1878.

Incontro di Garibaldi e Vittorio Emanuele II a Teano

Alla morte di Vittorio Emanuele II, salì al trono Umberto I, benvoluto dal popolo.
Il momento non era dei più facili, vista la situazione del paese che ancora doveva crearsi un'identità nazionale ed era già scosso da questioni sociali, mentre la politica estera destava preoccupazione.
Tuttavia sotto Umberto I l'Italia compì i primi passi verso l'unità, verso l'organizzazione dell'economia ed anche in campo militare.
Ma nella seconda metà del sec. XIX in Europa e in America si diffusero delle teorie anarchiche inneggianti ad una piena libertà dell'uomo, senza l'intervento di alcun potere religioso o laico, senza, quindi nessun governo. Tali idee diedero origine a moti rivoluzionari con episodi sanguinosi che tentavano di rovesciare i governi costituiti, sopprimendone i capi.
In questo quadro si inserisce l'uccisione di Re Umberto I, il Re buono com'era chiamato per l'opera svolta personalmente a favore dei sudditi in momenti particolarmente gravi per la patria, come quello dell'inondazione del Veneto p il terremoto che distrusse Casamicciola ed il colera che uccise tante vittime. Il re era accorso sempre sui luoghi colpiti dai disastri cercando di portare un aiuto autentico nel momento del bisogno.

Umberto I nel quadrato di Villafranca

Egli era già stato oggetto di un attentato a Napoli nel 1878. Fu uno degli "incerti del mestiere" come diceva lui e fallì per la calma dimostrata dal sovrano ed il pronto intervento di Cairoli. e fu ancora magnanimo con il suo assalitore a cui commutò la pena di morte mentre dava sostentamento alla madre rimasta senza aiuti.
Nel 1900 alcuni anarchici residente negli Stati uniti, ordirono un complotto contro di lui e mentre re Umberto, a Monza, lasciava la palestra dove aveva assistito ad una festa ginnica, per far ritorno alla villa reale, l'anarchico Bresci esplose contro di lui alcuni colpi di rivoltella, due dei quali lo raggiunsero al cuore. Pochi minuti dopo il re spirava.
Umberto I, nato a Torino il 14 marzo 1844 e morto il 9 gennaio 1878, sposò Maria Margherita, principessa di Savoia, nata a Torino il 20 novembre 1851.

L'assassinio di Re Umberto I

Dopo il Re buono salì al trono Vittorio Emanuele III, principe di Napoli, Imperatore d'Etiopia dal 1936 al 1943 e Re d'Albania dal 1939 al 1943.
Nato a Napoli l'11 novembre 1869, ebbe un'infanzia un pò triste poichè sin da piccolo fu educato come un vero soldato, lontano dai genitori, ma tuttavia benchè timido e schivo, diventò uomo colto - parlava quattro lingue - esperto soprattutto di numismatica e di geografia.
Nel 1896 sposò, a Roma, la principessa Elena del Montenegro da cui ebbe 4 figlie ed un figlio, il futuro e sfortunato Re Umberto II.
Vittorio Emanuele III venne detto anche il "Re soldato", "Re di Peschiera", "Re Socialista" o "Re borghese" per le sue idee a favore delle classi sociali più deboli, satiricamente venne anche definito "Sciaboletta" per la sua bassa statura che avrebbe determinato la forgiatura di una sciabola ad hoc, più piccola di quelle normali in dotazione, o "Re Tappo", sempre a causa dell'altezza.
Salito subito al trono dopo l'assassinio del padre, cercò di recuperare un rapporto amichevole con la Francia e con la Russia, mentre mirava a tenere a bada l'Impero ottomano, interessato personalmente alla Tripolitania ed alla Cirenaica.
Per l'interno, uno dei suoi punti fermi era la conquista della pace sociale, portatrice non solo di benessere economico ai suoi sudditi ma anche di cultura e progresso. Molte le leggi da lui promulgate a favore dei lavoratori, delle donne, della scuola. Fu l'ideatore e realizzatore dell'istituzione che oggi è chiamata FAO e finanziò istituti per studi e cure sul cancro.
Riguardo alle mire espansionistiche in Africa, l'occupazione dell'Eritrea e della Somalia erano già avvenute da alcuni anni ed il Re propendeva anche per l'accaparramento della Libia, annessa all'Italia nel 1911, mentre nel 1912 vennero annesse le isole del Dodecanneso.
Nella Prima guerra Mondiale, dapprima sostenitore della neutralità, si schierò poi con Francia, Gran Bretagna e Russia. Fu sempre presente sui campi di battaglia e per questo venne chiamato "Il Re soldato". Alla avvenuta sconfitta di Caporetto, nel Convegno di Peschiera, con determinazione e convinzione riuscì a persuadere gli alleati di una possibile futura vittoria, cosa che avvenne poi a Vittorio Veneto.
La vittoria portò l'annessione del Trentino e di Trieste, dell'Alto Adige, dell'Istria, di Zara e di alcune isole della Dalmazia.
La guerra però lasciò dietro di sè un'economia povera ma soprattutto il timore destato da rivoluzioni sociali in corso in altri paesi e da nuove idee politiche, in particolar modo quelle che serpeggiavano nel nascente movimento fascista capitanato da Benito Mussolini che ben presto decise di scendere a Roma per occuparla. Il Re interpellato sul da farsi (il Consiglio dei ministri avrebbe voluto deliberare lo stato di assedio) non firmò il documento relativo e sperando di rappacificare gli animi diede a Mussolini l'incarico di formare il nuovo governo. Nel 1925 egli prenderà il sopravvento, creando un unico partito con tutto ciò che questo comporterà.
Nell'ottobre del 1935 l'esercito italiano occupava l'Etiopia, entrando poi l'anno seguente ad Addis Abeba. Il 9 maggio del 1936 Vittorio Emanuele III diventava Imperatore d'Etiopia e nel 1939 Re d'Albania.
Pur avversando sinceramente alcuni "passaggi" della politica mussoliniana, il Re, che cercava di difendere ideali, diritti e prerogative, sia pur controvoglia dovette a volte conformarsi alle disposizioni del governo, il che acuì i rapporti già tesi tra Casa Savoia e Mussolini.
Vittorio Emanuele, difatti, forse consapevole dell'inadeguatezza delle forze armate italiane, nel 1940 era contrario all'entrata in guerra a fianco della Germania contro Francia e Gran Bretagna.
Difatti, già nel 1941 l'Italia aveva perso quasi tutti i possedimenti africani, aveva avuto gravi problemi nei Balcani ed il Re era stato l'obiettivo di un attentato - fortunatamente fallito - mentre l'anno successivo la disfatta di El Alamein portò al totale disfacimento dell'Impero.
Intanto le truppe alleate invadevano vaste zone d'Italia portando morte e distruzione. Mussolini venne deposto ed il Re firmò non solo il suo arresto, ma anche l'armistizio (8 settembre 1943) che gettò nel caos esercito e civili abbandonati a se stessi e alla mercè dei tedeschi giunti numerosi d'Oltralpe dopo la destituzione di Benito Mussolini.
Vittorio Emanuele III, partito in fretta dalla capitale, si recò a Brindisi dove stabilì momentaneamente il governo e, supportato dagli americani, dichiarò guerra alla Germania che, inasprita da questo voltafaccia, si diede ad azioni di ritorsione.
Nel settembre dello stesso anno, Mussolini, liberato dai tedeschi, a Salò aveva instaurato la R.S.I. che portò ad una quasi netta divisione dell'Italia in due parti, creando disordini, fame, povertà e stermini, finchè il 25 aprile del 1945 le truppe alleate costrinsero alla resa la Germania ed i suoi alleati.
Intanto il Re, il 5 giugno del 1944 aveva nominato il figlio Umberto Luogotenente del Regno e alla fine della guerra, inviso all'opinione pubblica per aver assecondato in generale il regime fascista e soprattutto per la partecipazione al secondo conflitto mondiale, abdicò in suo favore il 9 maggio 1945 ed espatriò in Egitto, ad Alessandria dove morì il 28 dicembre 1947. Le sue spoglie si trovano nella Cattedrale della città egiziana.

Vittorio Emanuele III al Convegno di Peschiera (8 Novembre 1917)

L'esercito vittorioso sfila dinanzi al re

imperatore (maggio 1937)

 

 

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LE DONNE DI CASA SAVOIA

 

Le donne di casa Savoia attraverso i secoli hanno offerto un esempio ininterrotto di virtù, di abnegazione e di sacrificio che fece loro accettare le necessità della dinastia.
Amanti soprattutto della famiglia seppero però, quando le circostanze glielo imponevano, agire con deciso senso di responsabilità e di dovere, dimostrandosi degne del nome portato.
Così, ad esempio, la nipote di Umberto Biancamano, Berta, figlia di Oddone che andata sposa ad Enrico IV dimostrò sempre una grande dignità nonostante patimenti e affronti subiti da parte del marito.

Molte sono state le donne sabaude andate spose a sovrani, come ad esempio, oltre alla predetta Berta, un'Adelaide maritata col duca di Svevia, un'altra Adelaide - figlia di Umberto II il Rinforzato - data in moglie a Luigi I di Francia, una Mafalda, figlia di Amedeo III, sposata ad Alfonso, re del Portogallo.

Un posto eminente nella dinastia è ricoperto da Beatrice, figlia di Tomaso I che, data in moglie a Raimondo Berlingieri di Provenza, ne ebbe quattro figlie, tutte diventate regine. Il fatto venne sottolineato anche da Dante nella Divina Commedia: "Quattro figlie ebbe e ciascuna regina Raimondo Berlingieri...".

La più famosa Savoia del Medioevo fu forse Bona, che vissuta in Francia nel castello di Amboise, venne richiesta da vari sovrani ma per ragioni politiche sposò poi Galeazzo Maria Visconti, Duca di Milano.
Venne catapultata nella città allora scena di varie lotte intestine e se pur mal vista all'inizio, dopo la morte di Galeazzo - avvenuta nel dicembre del 1476 - ella con coraggio reagì all'imprevisto con fierezzza e decisione, facendo nominare Visconte il figlio Gian Galeazzo, opponendosi ai ribelli.
Tuttavia ella dovette poi abbandonare la città, recandosi in Francia ed infine in Italia, dove morì nel 1503 a Fossano.

Un'altra donna eminente fu Luisa, figlia di Filippo Senza Terra, che sposò Carlo di Valois da cui ebbe due figli: Margherita che andò sposa al Re di Navarra e Francesco che divenne Re di Francia.
Rimasta vedova non avendo compiuto ancora 20 anni, si dedicò completamente ai figli e resse il trono con polso fermo durante la prigionia di Francesco.
Abile politica riuscì ad accordarsi con Margherita d'Austria, zia di Carlo V, sulla pace di Cambrais, detta anche "Pace delle due dame".

Significativa è anche la vita di Maria Cristina, figlia di Vittorio Emanuele I di Savoia.
Andata in sposa a Ferdinando, Re delle Due Sicilie, visse a Napoli e con la sua grande bontà riuscì a conquistare il cuore del suo popolo che la chiamava "Santa" già in vita. Quando morì dando alla luce un erede al trono, ella venne subito venerata e la chiesa ne ha riconosciuto le virtù eroiche.

Clotilde di Savoia appena sedicenne, nel 1859, venne fatta sposare al principe Gerolamo Napoleone e visse nel silenzio, dedita solo ai figli ed alle opere di carità.
Nel 1870 quando la Francia venne invasa dai Prussiani, Clotilde stentò ad allontanarsi dalla sua nuova città e solo a malincuore si recò poi nel castello di Moncalieri dove visse tutta la vita, uscendone solo una volta per recarsi dal marito morente.

La Regina Margherita è un altro fulgido esempio di Regina Sabauda.
La sua nascita venne annunziata da Massimo d'Azeglio e la sua morte da Mussolini.
Già da bambina era decisa e forte di carattere, intelligente, dotata di varie virtù e pia.
Sposò Re Umberto I nel 1868. L'anno successivo nacque Vittorio Emanuele III della cui educazione si occupò lei stessa.
Pur avendo doti politiche se ne astenne sempre sottolineando che "I Savoia regnavano uno alla volta". Si occupò di arte e letteratura, molto ammirata dal Carducci che le dedicò dei versi.
Fu cara al cuore del popolo, sopratutto dopo l'assassinio del marito a Monza. Da allora la sua vita fu dedicata alle opere di carità. Durante la grande guerra ella trasformò il palazzo reale in un ospedale. Morì a Bordighera il 4 gennaio 1928.

Bona va in sposa a Galeazzo Sforza

Luisa di Savoia dirige la politica di Francia dopo la battaglia di Pavia

L'arrivo a Parigi di Clotilde di Savoia sposa del Principe Gerolamo Bonaparte, cugino di Napoleone III

La Regina Margherita dedita alle sue opere di carità

Ultime in ordine cronologico ma solo per quello, sono da rammentare la Regina Elena - del cui operato si è già molto parlato a proposito della generosa cura che aveva dei poveri - e la principessa Mafalda, la cui vita si concluse così nefastamente a Buchenwald...

 

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Biografia

Liberamente tratto da L' Epopea dei Savoia - Compagnia Italiana Liebig - Sotto l'auspicio del Museo del Risorgimento di Milano

http://it.wikipedia.org

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Per altre notizie su Casa Savoia:

- Santi... Regali I (Religiosità)

e

 

- Venerabili, Beati e Santi di Casa Savoia di Fabio Arduino (Collaborazioni)

- Elena, Giovanna e Mafalda di Savoia di Cristina Siccardi (Collaborazioni Varie)

- Altri Santi Piemontesi di Giampiero Pettiti (Collaborazioni Varie)

- Immagini di Casa Savoia (Collaborazioni Varie)

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