Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

 

POESIE

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Silloge

 

DALLA PARTE DI OGNI INERME CREATURA

 

 

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NATALE


Mio Dio, mio Dio,
dove nascerai stanotte?

La terra vive la preistoria
della sua distruzione
impazzita tra neon, sirene, esplosioni,
popolata di mostri, d'automi
che si urtano, corrono, vociano
s'insultano con rabbia,
si uccidono...
L'Umanità ferocemente fagocita
ogni specie vivente
senza più illudersi, senza credere.

Nel cuore degli uomini,
nemmeno un lume di speranza.

Capitalista, borghese, proletario,
politicante, show-man, finanziere...
Chi sarai?
Era questa l'uguaglianza
di cui Tu parlavi?
Dove nascerai?
In un'asettica clinica svizzera
o in un maleodorante
ospedale italiano?
Mio Dio,
dove nascerai stanotte?

Nel cuore degli uomini
nemmeno un filo di bontà.

...La Tua cometa offuscata dai neon,
si frantumerà contro uno
dei mille satelliti che solcano i cieli
o contro una bomba dispersa...
Nel mondo ancora guerre...

Ma, nonostante tutto,
Tu nascerai stanotte
in questa nuda stalla
che è il cuore degli uomini,
portando di nuovo
bontà e speranza...

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TROFEO DI PESCA


Due polpi grigi, vellutati
dalle ventose rosa,
ancora vibranti le lunghe,
sinuose braccia,
affannosamente cercano
la morbida corposità del mare
a cui l'inganno dell'esca
li trasse.

Inutilmente,
l'estremo tentativo,
grottesca danza di morte,
s'infrange
contro la gelida parete
dell'acquaio di marmo,
grigio obitorio.

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IO VIDI

 


Da un dipinto di Manet


Io vidi il toro morire
nell'arena.
E mi chiesi: "Perchè?".

Io vidi un fiore azzurro
fremere
calpestato.
E mi chiesi: "Perchè?".

Vidi un bimbo languire
lentamente
di fame, di malattia
tra le braccia attonite
della madre impotente.
E mi chiesi: "Perchè?".

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CROCIFISSIONE


Nel torpore del letargo
l'esile corpo nero sussultò
trafitto sullo spesso cartone,
candida bara e sfondo, forse,
per un quadretto-ricordo
di trascorse vacanze montane
che la mia bimba orgogliosa mostrerà
come un trofeo di caccia.

Io spio
l'estremo battito
che t'anima ancora,
il lieve fremito delle antenne
che vorrebbero delicatamente,
accarezzare spazi.
E ti compiango,
dea leggiadra e sinuosa
che nei prati serena vagavi
aspergendo i fiori
d'un invisibile velo
di bellezza.
Il rosso delle tue ali
era una goccia di sangue
assurda e viva
in tanto verde.
Eri una bandierina ondeggiante
nei liberi sentieri dell'aria...

Ora, souvenir di passate vacanze,
per sempre giaci,
crocifissa.


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CANE DA SALOTTO


Mi vedo a volte come un cane da salotto,
infiocchettato per una mostra d'esemplari.
Siedo su un morbido cuscino e sogno...

Sogno d'essere un cane cacciatore
che festoso si lancia sulla preda
saltando campi e fossi con ardire,
il muso al vento nella foga della corsa.

Sogno d'essere un cane da pastore
che nei prati conduce e imbriglia il gregge,
solitamente inerte ed obbediente,
che all'improvviso sbanda e si disperde.

Ma io non corro, non caccio, non lotto,
non lancio ululati di rabbia o di dolore.
Già, sono solo un cane da salotto
e m'appago di carezze distratte,
mi contento della morbida seta
su cui, senza passione, sogno,
infiocchettato per una mostra d'esemplari...

 

-Poesia pubblicata sulla Rivista di Ironia, Satira e Umorismo "Il Pungolo Verde" - XX Columbian Trophy di Poesia - Campobasso - XL Anno -

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MINIATURE


Nell'arco protettivo
del morbido corpo felino,
dal ventre non più gonfio,
sei miniature di gatti
ancora molli ed indifesi
miagolano incerti
ma tronfi di vita
alle carezze sinora sconosciute.

Breve attimo di tenerezza
tutta materna...

Ma presto vi allontanerete
dall'angolo riposto
in cui avete visto la luce,
presto per voi ci saranno le cacce,
le scalate impossibili,
i pacifici sonni
accanto al fuoco
e nel buio della notte
vagherete
come disperse lucciole
danzanti...

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DALLA PARTE DI OGNI INERME CREATURA

 


Io sono dalla parte del toro
che muore nell'arena,
dalla parte del cavallo dilaniato
le cui ferite sanguinano
sotto la spessa gualdrappa.

Io sono dalla parte del maestoso elefante,
signore della savana,
che l'uomo sventra con ordigni esplosivi
lasciando dietro sè deserti d'ossa,
per trasformare le sue zanne vive
in ornamenti e monili inanimati.

Io sono dalla parte del giovane tonno
che a maggio sogna nuovi confini
e s'illude che il suo viaggio non avrà fine,
ma non sa che l'uomo l'attende
per crocifiggerlo con arpioni d'acciaio.

Io sono dalla parte d'ogni inerme creatura,
nata per vivere...

 

Poesia premiata con II Premio ex-aequo al Concorso Primavera Strianese - 1988 - Striano -
Pubblicazione della poesia sulla Rivista Presenza e successivo inserimento nell'Antologia: "La Parola delle Donne":

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IL FALCO


L'oscuro falco notturno
esce nel torrido giorno
dal suo nido d'amianto,
abbeverando la sua scomposta sete
ad una sorgente di lava,
attingendo da essa
la sua fierezza di granito.
E consuma il suo avido pasto
affondando nei ventri
di dilaniate carogne
i suoi rapaci coltelli...

Vorrei fermare il tuo andare
e venire solitario
di predatore in caccia,
dovrei ucciderti, audace falco,
ma simile al cacciatore inesperto
il mio braccio trema.

Lo sgomento e il fascino
mi fermano la mano...

E ti osservo ancora
mentre t'innalzi in cerchi,
in voli concentrici
e le tue ali inneggiano
nella danza della vita
e della morte,
quasi leggiadro,
come una freccia di velluto...


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UNA SCIMMIA


Una piccola scimmia ammaestrata
come un cucciolo d'uomo
si comporta,
grottesca maschera di pensosità,
di sorriso, di sospetto, d'ilarità.
Mentre un lampo negli occhi,
ironico e mesto, passa
e dà corpo ai pensieri:

"Tu che mi guardi e mi deridi
ed ai miei lazzi contrapponi
risate beffarde e noccioline stantie...
A poco serve il tuo intelletto.
Le sbarre di questa mia prigione
tra me e te si frappongono
ma noi, ugualmente schiavi
di finzioni viviamo,
di rassegnazione...

Ma io sono il re della pantomima,
l'audace trasformista, il mago
e con la fantasia, di colori dipingo
l'arido grigiore del presente.
Le sbarre muto in liane verdi,
in alberi secolari,
il vociare dei bimbi e dei curiosi
nelle perdute voci della savana.
Ed io, non più prigioniero,
ritorno re della libera foresta!".

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AD UN PESCIOLINO ROSSO


Recluso
in un globo di vetro,
vivi,
piccolo pesce rosso,
la tua malinconica follia
di inutili andirvieni,
frenetico correndo
dietro alla tua ombra.

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DIALOGO


"È l'uomo che mi uccide
coi suoi congegni distruttori.
Mio Dio,
perchè non sono più fertile?"
(È la terra che muore...)


"È l'uomo che mi uccide
coi suoi veleni.
Mio Dio,
perchè non sono più trasparente?"
(È il mare che muore...)


"È l'uomo che mi uccide
con le sue mille ciminiere fumose.
Mio Dio,
perchè non son più limpido?"
(È il cielo che muore...)


"Io uccido...
Mio Dio,
perchè mi hai creato
così insaziabile?
Io ho ucciso il mare,
ho ucciso la terra e il cielo
e me stesso, infine,
ucciderò..."

 

-Poesia premiata con diploma e Coppa a Radio Lariano 1 - IV Concorso di Poesia 16/4/1987

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CHERNOBYL


I piccoli giocano ignari...
La loro ingenuità non s'avvede
dell'umana follia
nè delle ferite aperte
nel ventre della terra
da menti ingegnose sapienti,
da mani adulte simii alle mie.

A malapena sostengo il loro sguardo
in cui si specchia un cielo
ancora limpido.

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CANTO DI MORTE D'UN TONNO

 


Felice ero
nelle libere profondità marine,
dove cavalcavo creste spumose e bianche
ed esploravo abissi,
evitando i voraci agguati
degli squali.

Ma altro era il mio destino...
Nuovi desideri, nuove tensioni
vennero a premere, a inturgidire
la mia pelle argentea
e un'ansia di risalire correnti,
di dirigersi verso altre coste
ove placare l'inquietudine.

Compiuto il rito dell'amore
il grande Oceano m'attendeva...
Invece, dinanzi a me s'aprì
il sentiero della morte
a cui mi condussero un canto ammaliante
e richiami ancestrali.
Una pausa, un silenzio...
Poi ti vidi, o Rais,
mistico e sinistro sacerdote pagano
assetato di sangue,
esecutore della mia sorte,
ieraticamente ritto sulla zattera
da cui impartivi ordini
con misteriosi gesti d'incitamento.

Così ti vidi,
l'occhio intorbidito dalla paura
come quattromila anni fa
i miei progenitori,
sempre lo stesso volto impassibile,
inumano, inespressivo.
Tu che nelle notti serene di maggio
ascolti e carpisci i segreti
delle onde e dei venti
e ad essi adegui i tuoi piani
di distruzione...

Tu che non hai pietà della mia genia,
intonasti le grida selvagge, gutturali
dell'inno della morte
e ad un tuo cenno, l'arpione inferocito
s'aprì un varco nel branco,
massacrando e percosse
il mio dorso d'acciaio.

...Nel ribollire delle onde
tinte di sangue
fu un inutile intrecciarsi
di mutui richiami
ed io seppi che mai più
avrei risalito indomite correnti
nè cavalcato creste bianche
e spumose.
Nè, mai più, esplorato abissi.

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UN GABBIANO


Mossero le ampie ali
i bianchi uccelli marini
e volarono via, migratori insonni,
verso terre lontane,
creature senza tempo,
candide eco di libertà,
tracciando nel limpido cielo
una scia luminosa.

Il sole sembrava una freccia rossa
infissa nell'immenso
ad indicare il cammino.

Un solo uccello argenteo rimase,
in un angolo ombroso,
lisciandosi l'ala ferita,
tuffandosi, deluso nell'acqua,
consolatrice.
Poi, scrollate le piume,
con aria da saggio emise
un tenero canto d'addio...

 

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COME UN CRICETO


Nella giostra della vita
la ruota gira insensata
ed io, piccolo prigioniero,
inutilmente m'affanno
anelando spazi.
Al di là delle sbarre
intravvedo il mondo
e il suo imprevedibile
campionario di promesse...

La giostra folle, alfine si ferma.
Ecco, mani mi traggono
dalla mia reclusione,
ma non sono che un trastullo,
un balocco che si carezza
distrattamente...

Volevo respirare
aria di libertà, di felicità,
ma già altre sbarre, invisibili,
insormontabili
s'ergono intorno a me...

Così riprendo la corsa inumana
e correrò sino all'ultimo,
folle respiro, invocando
una dolce pazzia che mi faccia sognare
d'essere ancora libero
nella quiete serena dei boschi
tra verdi prati ed alberi inattesi...

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LA MEDUSA


Mia bianca medusa, danzatrice dei mari,
che dagli inesplorati abissi risalivi
inarcando il fragile corpo opalescente,
disegnando con grazia austera
morbide volute e volteggi...

Ora la riva a cui sei pervenuta,
muta ti accoglie e tu giaci,
massa incolore, fremendo illusoriamente
al susseguirsi incalzante delle onde
contro la diafana cupola
e delle tue aggraziate movenze
riaffiora solo un ricordo.

Così il mio corpo, la mia anima
poltiglia anch'essi, vibrano
quando la schiuma dei giorni che scorrono
li blandisce con la sua informe carezza...


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DON CHISCIOTTE


Partirò, sì,
partirò come chi s'appresta
a una grande avventura.

Indosso, solo la mia armatura
donchisciottesca
con cui battaglie inutili
o insensate ho combattuto
(alcune vinte,
altre che ho perduto),
la lancia tesa contro l'ignoranza,
il cuore sempre aperto alla speranza...

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AUTODISTRUZIONE


Si corrodono, col tempo e l'egoismo,
molte cose, anche i ricordi.

Si corrode, col tempo
ogni specie d'amore,
poichè apparteniamo
a quella seminomade razza di lupi
per cui anche la taiga
ha confini.

E in cerca di spazi più ampi
non ci avvediamo
che la bandiera rossa della trappola
pone limite alla nostra libertà
e ci avvia allo sterminio.

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NATALE DI GUERRA

Cartolina disegnata da Corbella


Nel mondo continua la guerra:
uomini muoiono stringendo le armi,
mentre bimbi sognano
bianchi alberi e doni.

Pace, fratelli... Pace.

Volando, gli aerei gettano bombe
non giocattoli
e voi bimbi, non sorridete.
Perchè?

Filo spinato, cannoni, trincee...
Deponete le armi per abbracciarvi.
Le stelle, stanotte indicano
la strada dell'amore.
Oggi è giorno di festa, di speranza:
Cristo nasce per cancellare
la guerra.

Pace, fratelli... Pace.

- Poesia premiata con Targa e Pubblicazione nell'Antologia al Premio Nerola 85 -

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INNO ALLA PACE

Mahatma Gandhi
Caricatura di Garretto


Ancora morti, massacri, sterminii,
livide pagine da annotare
sulla macabra antologia della storia.
Marchi d'infamia che non si cancellano.
Oh, come abbiamo deprecato
gli orrori dei lager, le deportazioni,
il fungo mortale di Hiroshima!
Eppure, anche oggi, ci dilaniamo
in inutili guerre e rivolte
e milioni di vittime dipingono,
con il loro sangue,
luttuosi paesaggi.

Dio, quanti morti!
Voglio scrivere un inno alla pace,
un inno alla vita,
voglio guardare gli occhi dei bimbi,
gli occhi dei cerbiatti.
Sono occhi sereni, miti,
occhi di pace.
Non trasformiamo i piccoli
in vittime oggi
e domani in strumenti di morte
senza sentimenti.

Guardiamo gli occhi dei bimbi.
E in essi, riflesso,
l'azzurro del cielo...

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TERREMOTO


La terra trema
scossa da orribili singulti
a cui segue una stasi irreale.
Non più uomini, case, strade.
Sul terreno sconvolto
dalle macerie fioriscono
poveri corpi sventrati.

Silenzio...
Occhi increduli
sui volti di marmo
attraversano il cielo
ferendolo di mille domande
attonite.
Poi, voci di spettri,
lamentazioni funebri,
dissonanti e acute
della gente del Sud...

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HELL DRIVERS


Roulottes, carrozzoni,
baracche messe in piedi
alla meglio
e, proprio al centro,
il cerchio della morte.

Megaterrificanti,
così li definiscono
sui colorati murales.

Attesa di inutili esibizioni...
La folla, come sempre
assetata di rischio,
d'imprese mirabolanti,
acclamerà con applausi e grida
l'inerme uomo-macchina
che s'avventura
a sfiorare la morte.

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IL CIRCO


Sulla pista, vuota nella pausa,
strumenti e costumi abbandonati
e nell'aria, ancora note allegre
di fanfara.
Il sipario non s'alzerà che domani
su un altro, atteso spettacolo.

L'otaria ammaestrata pulserà
sull'arida terra rossa,
obbediente ai comandi.
Felice di quel sicuro porto,
poichè forse rammenta le lotte
sulle mobili banchise alla deriva.

Aerei, acrobatici salti
inventeranno i trapezisti,
brillando come lucciole
nei loro rutilanti costumi
e come un arco flessuoso
si curverà,
l'abile contorsionista.

Patetico il clown,
con la sua faccia di bistro
e biacca,
che forse nasconde tristezze,
regalerà ai bimbi sane,
spensierate risa
che allevieranno
la sofferente delusione
degli adulti...

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PREGHIERA


Nulla vorrei,
che mi rattristasse.
Neanche i piccoli zingari
che dalle madri nomadi
ereditano
una vita di stenti e di miseria.
Nè i visi inermi degli etiopi
che sui torridi altipiani
sgranano gli occhi attoniti
a questa assurda, progredita era.

Ma mi rattristerò
e per voi pregherò...

Nulla vorrei
che m'intenerisse.
Neanche tu,
ragazzo sconosciuto
seduto dinanzi ad un portone
con l'aria persa
e due occhi sgranati
di paura e di noia.
Che chiedi, senza parlare,
col tuo cartello su cui è scritto:
"Ho fame!"
Ma mi intenerirò e
pregherò anche per te,
perchè non diventino droga
ma pane
queste mie poche lire...

...E per te, barbone,
immobile davanti a una vetrina
di dolciumi,
sconvolto dal freddo,
quasi travolto da una garrula folla
frastornata da un'insolita neve.
Un fiocco lieve, bianco
affonda nella tua barba bruna
ma tu, nella tua solitudine,
neanche te ne accorgi...

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PLASTICA


L'orologio sulla mensola
non insegue più il tempo
con la sua cadenza sonora,
detronizzato da sempre più piatti
e minuscoli contenitori di plastica.
Ora lampeggia segnali luminosi,
emette ultrasuoni
che vibrano nel cervello
come uno sciame di zanzare invadenti.

Il fiasco sulla tavola,
non più ricoperto
di rustica paglia riluce
nella sua nuova veste
di plastica colorata.

Sacchetti, posate, piatti di plastica,
utili sì, colorati sì
ma senza rilievi, senza suono,
senz'anima.
Niente più si sbrecca
o si rompe in mille piccoli pezzi
ognuno con una sua inconfondibile
ma precaria struttura.
Senza un ricordo di mani artigiane
che plasmano, che creano forme,
figure irripetibili.

Ogni oggetto quotidiano perde,
in questo stadio evoluto di civiltà,
la sua sagoma personalizzata.

Anche il seme umano raccolgono
in asettici tubicini di plastica
per migliorare, perfezionare
la nostra genia imperfetta.
Così, tra poco, non più uomini
ma manichini di plastica guarderemo
l'evoluzione d'un nuovo mondo,
con volti senza occhi.
E il nostro grido d'orrore
non si trasformerà in suono,
sulle nostre bocche, solo dipinte.

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CERCATORI D'ORO


C'è gente che duramente vive
e duramente muore...
Adios mama...

Brulichio d'uomini che arrancano
e s'affaticano
lungo scalee di roccia.
Inutile caccia all'oro.

Il vostro sudore stilla copioso
e la terra l'assorbe, mai sazia.
Forze e sangue,
fors'anche la vita pretende,
per darvi in cambio
scaglie dorate, briciole di pietra,
inutile baratto...

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