Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

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L'ESPOSIZIONE DELLE "QUARANT'ORE" NELLA CHIESA DI SANTA MARIA DELL'ORTO IN TRASTEVERE - ROMA

 

 

Papa Alessandro III incontra Federico Barbarossa

E’ noto che l’esposizione del SS.mo Sacramento, detta “esposizione delle Quarant’ore”, ebbe questo nome in memoria del tempo che Gesù stette nel Santo Sepolcro.
La prima memoria che abbiamo di una adorazione in questo senso risale al tempo di Alessandro III ( 1159 – 1181 ) e viene raccontata da un cronista di Zara. Il detto Pontefice, recatosi a Venezia nella Quaresima dell’anno 1177 ad un convegno con l’imperatore Barbarossa, ricevette la visita dell’Arcivescovo di quella città, accompagnato da alcuni fedeli i quali gli chiesero di voler arricchire di indulgenze il devoto esercizio che essi intendevano compiere pregando per quaranta ore davanti al SS. Sacramento chiuso in un tabernacolo dal mattino del Giovedì al mezzogiorno del Sabato Santo.
Il Pontefice acconsentì alla richiesta permettendo, inoltre, che in tale circostanza il SS.mo Sacramento venisse esposto alla vista del popolo contro la consuetudine universale mantenuta fino ad allora, per la quale la sacra Ostia, anche nelle adorazioni solenni, non veniva mai esposta alla vista dei fedeli: consuetudine di cui rimane la testimonianza nella esposizione solenne del Giovedì Santo, comunemente chiamata il Sepolcro.

Sant'Antonio Maria Zaccaria

Diverse sono le tesi su chi ne fu realmente l’istitutore e dove avvenne la prima celebrazione. Si è parlato di un eremita di Cremona chiamato Fra Buono, il quale avrebbe ottenuto dall'Arcivescovo e dal Duca di Milano Francesco Sforza, l’autorizzazione ad istituire nella città l’adorazione delle Quarant’ore.
Secondo altre tradizioni sarebbe stato P. Giuseppe da Fermo,  frate cappuccino, a predicare una Quaresima nella stessa città. Infine, e questa è la tesi più accreditata, il primo istitutore della solenne esposizione sarebbe stato S. Antonio Maria Zaccaria, fondatore dei chierici regolari di S. Paolo, detti Barnabiti.

Tuttavia per parlare delle Quarantore in senso attuale dobbiamo arrivare al secolo XVI. La pratica viene approvata con un Breve pontificio solo nel 1537, periodo in cui incombeva la minaccia turca e la diffusione dell’eresia protestante. Introdotta a Milano da G.B. Bellotti (1572), ebbe il primo ordinamento da S. Carlo Borromeo ( 1576): ma  a Roma, già nel 1550, San Filippo Neri organizzava una esposizione delle Quarantore la prima domenica di ogni mese nella chiesa di San Salvatore in Campo e in alcune Confraternite quali, Santa Caterina da Siena, Orazione e Morte, Trinità dei Pellegrini e Pietà dei Carcerati.
Diverse erano le forme di rappresentare l’esposizione, mentre a Roma i Cappuccini usavano celebrarla nel corso della Settimana Santa e nel periodo dell’Avvento, attraverso una scenografia povera costituita da croci e corone di spine che richiamavano la Passione di Gesù, i Gesuiti organizzavano l’evento nelle grandi occasioni quali i Giubilei, l’elezione del Papa e soprattutto negli ultimi giorni del carnevale in cui  esibivano sfarzose “macchine”, opere di artisti celebri per le loro creazioni effimere.

Clemente VIII

Clemente VIII ( 1592 ) con la Bolla Graves et diuturnae”, istituì canonicamente il “turno incessante” delle Quarantore, cioè una preghiera continua, recitata a rotazione nel corso di tutto l’anno.
Pratica adottata in seguito nelle principali città e diocesi; il fine del Pontefice, come quello del primo istitutore, era quello di rendere propizia la misericordia divina a tutti i fedeli e tener lontani dai cristiani ogni sorta di male, con il trionfo della Chiesa e la conversione dei peccatori.

La pratica assunse la forma definitiva con Clemente XII ( 1731)  attraverso “l’Instructio Clementina”.
L’esposizione solenne dell’Ostia consacrata all’adorazione dei fedeli, quale atto di devozione al SS. Sacramento, si svolgeva per un periodo di quaranta ore distribuite in diversi momenti dell’arco di tre giorni.

Il significato della cerimonia si richiama al biblico numero quaranta ed è occasione di preghiera e di intercessione per pubbliche necessità.
La simbologia del numero quaranta, nella tradizione delle Sacre Scritture, rappresenta un periodo di purificazione ed espiazione per condurre i fedeli al traguardo della salvezza.
Quaranta è il numero della tribolazione e della prova, della penitenza e del digiuno, della preghiera e della punizione; quaranta giorni e quaranta notti durò il Diluvio Universale e Mosè sostò quaranta giorni sul Monte Sinai in attesa ricevere la Legge ( Es, 24,38) ; il cammino nel deserto del profeta Elia ( 1 Re 19,8) e il periodo della penitenza nella città di Ninive ( Gio, 3) durarono quaranta giorni; il viaggio nel deserto degli Ebrei durò quaranta anni; il periodo del digiuno di Nostro Signore, dopo il Battesimo, durò quaranta giorni ed in seguito  anche la Quaresima ( tempo di Passione) della Chiesa; l’apparizione di Cristo ai suoi discepoli avvenne quaranta giorni dopo la Resurrezione; il corpo di Nostro Signore rimase nel Sepolcro per quaranta ore.

Clemente XII

Tra le diverse festività religiose, quella della Candelora, che ricorre il 2 di febbraio, si celebrava quaranta giorni dopo il Santo Natale, mentre per  la legge ebraica le puerpere erano considerate impure per quaranta giorni dopo il parto. Il numero quaranta significa anche, secondo S. Agostino, la vita eterna dell’affanno, della peregrinazione e dell’attesa.
Nella chiesa e Arciconfraternita di S. Maria dell’Orto a Trastevere è antica tradizione rappresentare la pratica delle Quarantore con l’allestimento - posto sull’altare maggiore - di un solenne “catafalco”, struttura in legno intagliato e  dorato, che nel secolo XVII assunse il nome di “macchina”, splendida opera scolpita nel 1848 da Maestro Filippo Clementi, che ospita ben 213 candele vere e rappresenta l’unico esemplare rimasto pressoché intatto in uso in Italia.
L’adorazione si svolge il Giovedì Santo dopo la S. Messa i “Coena Domini” e la struttura illuminata resta alla vista dei fedeli fino alla mezzanotte circa.
E’ questa un’ulteriore occasione per visitare la chiesa, splendido esempio di Tempio Mariano a Roma dove sono rappresentate tutte le “storie” della Vergine Maria.

 

 

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   Nota bibliografica:

  G. Moroni, Dizionario di Erudizione StoricoEcclesiastica…vol. LVI – 1852.

   Le Quarantore, Storia, Liturgia, Adorazione (Bibliotechina di cultura per il popolo) -   Periodico mensile,  Marzo – Giugno 1936. 

   AA.VV. La festa a Roma dal Rinascimento al 1870, a cura di Marcello Fagiolo. Vol.II,   articolo di Renato Diez – 1997.                

             

G. Heinz- Mohr, Lessico di iconografia Cristiana. 1984.                                 

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