Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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I SANTI DI CANZO

 

 



INTRODUZIONE

Guardare la santità vuol dire constatare la possibilità dell’esistenza di un vita buona così come Dio la sogna, guardando il Figlio. Santità, infatti, significa costruire la propria maturità umana alla luce di quella del Figlio. Nella santità la creatura col suo limite e la sua colpa non si dissolve in una sorta di aura sacrale ma si libera e si ricrea.

“La santità è testimonianza e segno del mistero della Chiesa. Dio stesso, sommamente buono, fonte, corona e gloria di ogni santità, suscita nella Chiesa sempre nuovi modelli di virtù, e nella vita di coloro che, partecipi della nostra natura, vengono tuttavia resi più conformi all'immagine di Cristo … (Dio) manifesta vividamente agli uomini il suo volto e la sua presenza e offre per mezzo loro un segno fulgidissimo del suo regno per stimolarci efficacemente a raggiungerlo per mezzo di un gran numero di testimoni”. (Sanctitas Clarior 1)

La Diocesi di Milano nella sua vastità custodisce un gran numero di testimoni del Vangelo che hanno guidato con il loro esempio il cammino di fede del popolo ambrosiano.
Anche Canzo, in provincia di Como e Diocesi di Milano, ha avuto tra i suoi figli coloro “che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello” (Ap 7,14).


Sono tre figli che hanno seguito Gesù povero e casto alla scuola del Santo d’Assisi:

- Giuseppe Maria Longhi
- Miro Paredi
- Simona Catulli

Scrive il nostro Cardinale Angelo Scola nella lettera pastorale “Alla scoperta del Dio vicino”:

«Per vivere adeguatamente l’Anno della fede dobbiamo avere l’umiltà di rimetterci alla scuola di Gesù e di domandarci che cos’è la fede. L’uomo generato dal dono dello Spirito vive la fede: tuttavia la sua persona assume i tratti della conformazione all’umanità di Gesù.
La fede in Cristo è accoglienza piena dello stupore: l’iniziativa è sempre di Dio che intercetta il desiderio di felicità del cuore di ogni donna e di ogni uomo.
La fede in Cristo è adesione fiduciosa: è la decisione di orientare a Dio le forze della propria persona (intelligenza, volontà, affetti), in una parola tutto l’io, il “cuore”. La fede in Cristo è appartenenza: non si può ridurre la fede a una opinione personale né a una convinzione da seppellire nel privato (…) la sequela di Cristo domanda sempre l’appartenenza alla Chiesa (…) attraverso la comunità cristiana, che in concreto ha i tratti della nostra Chiesa locale, riceviamo il lascito dei padri, diventiamo eredi, come ci ha ricordato il Papa, di un patrimonio inestimabile».



Giuseppe Maria Longhi da Canzo
Laico Professo dei Frati Minori Conventuali (1694 – 1756)

 

 

Fra Giuseppe Longhi nacque a Dolzago, nella Brianza, il 13 maggio 1694, da Giacomo e Cecilia Ripamonti, quarto della lunga schiera di fratelli. Passò, ancora bambino con la famiglia, nel vicino paese di Ello, ove sotto la direzione dell’ottimo parroco don Giovanni Antonio Fioroni, coltivò la pietà, custodì il candore dell’innocenza battesimale, maturò la vocazione al convento. Venne infatti accolto tra i Frati Minori Conventuali di Canzo - ultimo paese dell'Alta Brianza all'imbocco della Vallassina, a nord della città di Erba, in provincia di Como. Il paese è posto all'estremità nord del Lago del Segrino, racchiuso tra i boschi dei monti: Cornizzolo, Corni, Barzaghino e Scioscia.
L'ubicazione della chiesa e del convento di S. Francesco è presso l'omonima piazza. L’insediamento del complesso conventuale di san Francesco risale agli ultimi decenni del 1300; era costituito, oltre che dalla zona di servizio preposta alla vita dei frati, da una chiesa di modeste dimensioni dedicata alla Vergine. Gli altari originali erano tre e dedicati, oltre che a Maria, a san Miro e al Corpus Domini. La chiesa era in origine dedicata alla Vergine; successivamente la dedicazione venne fatta a san Miro, in data non nota, ma senz’altro antecedente al 1532, anno in cui su un atto di donazione si cita esplicitamente la chiesa di san Miro. Nel 1722 furono intrapresi lavori di consolidamento dell’abside e del campanile, mentre nel 1748 la struttura fu ampliata con la creazione dei cinque altari oggi visibili. Controversa la data che sancì la fine della presenza dei frati Minori Conventuali a Canzo; probabilmente fu il 1778, dato che i beni del convento furono alienati nel 1777 ed il privilegio del Perdon d’Assisi, fino ad allora appannaggio della chiesa di san Miro, passò a quella parrocchiale di Santo Stefano il 27 Novembre 1778. Nel 1839 con il lascito del prevosto don Angelo Sala e con il sostanziale contributo di Giovan Battista Gavazzi, il convento venne trasformato in Ospedale Civile per divenire molto più tardi, dopo la grande guerra, casa di riposo per anziani, funzione che ha mantenuto fino al 1979. Nel frattempo la chiesa assunse la denominazione di san Francesco, anche se nella memoria degli anziani rimane la dedicazione a san Miro (gésa da san Mirètt).
Nel convento di san Francesco a Canzo, fra Giuseppe Maria, seguendo gli impulsi della grazia, percorse le vie più ardue della perfezione, distinguendosi in modo particolare nella continua preghiera e nella più austera penitenza. Ed il Signore lo favorì di speciali grazie e comunicazioni, per cui alle preghiere di lui ricorrevano fiduciosi i buoni popolani, come ne fanno testimonianza il Parroco e il medico di Canzo.
Alla sua santa morte, avvenuta il 17 gennaio 1756, il popolo lo circondò di particolare venerazione, acclamandolo santo.
La sua tomba, nella chiesa di San Francesco – dove ancora si trova, presso il presbiterio a sinistra – fu sempre tenuta in considerazione, anche dopo la soppressione del convento e specialmente dalle buone mamme che vi portavano i loro bambini a fare i primi passi sulla pietra che racchiudeva le sacre spoglie.
Il Servo di Dio, oltre essere raffigurato in un ovale dipinto sopra la lapide della tomba, è anche affrescato, con pittura monocromatica, presso l’eremo di San Miro al Monte, sotto la cui immagine si legge: “Servo di Dio fra Giuseppe, morto a Canzo, in fama di santità, il 17 febbraio 1756”.

La causa di canonizzazione di Fra Giuseppe Maria non è ad oggi inserita nelle cause in discussione presso la Congregazione delle Cause dei Santi, quindi risulta sospesa.

Novena per ottenere grazie mediante l’intercessione di Fra Giuseppe Longhi da Canzo

O Cuore di Gesù, siamo persuasi che tu ci vuoi bene. Sappiamo pure che le nostre miserie sono tante. Perdonaci, Ti preghiamo. E con tutta l’umiltà con cui può essere capace la nostra estrema debolezza, Ti chiediamo la grazia ... Te la chiediamo per l’intercessione e per la glorificazione del Tuo Servo buono e fedele fra Giuseppe Longhi.
- Pater, Ave, Gloria.

Ti scongiuriamo, o Cuore di Gesù, per quella carità che Tu hai voluto come vincolo tra noi, poveri peccatori e Te, di voler ascoltare la nostra umile ed insistente preghiera. Signore, se Tu vuoi puoi esaudirci, dacci la grazia ... Te la chiediamo per l’intercessione e per la glorificazione del Tuo umilissimo Servo fra Giuseppe Longhi. -
Pater, Ave, Gloria.

O Cuore di Gesù, che hai detto: picchiate e vi sarà aperto, mostra di gradire la nostra insistenza. Glorifica questo ardente serafino della Tua Eucaristia: fra Giuseppe Longhi, per intercessione del quale Ti chiediamo la grazia ... Te la chiediamo con la fede della Madonna e di tante anime tribolate che sono ricorse a Te e furono esaudite. -
Pater, Ave, Gloria.



Miro (PAREDI) di Canzo
terziario francescano ed eremita

 

San Miro nasce a Canzo verso il 1253 (alcuni dicono 1306 o 1336?) da Erasmo Paredi e Drusilla (o Drusina), pii genitori che ebbero in dono un figlio in tarda età, e che chiamarono “Miro” forse per esprimere la meraviglia di un dono così grande. San Miro prima orfano di madre e poi di padre, donò tutto ciò che possedeva ai poveri e si mise a condurre vita eremitica sotto la guida di un maestro, prima a Canzo e poi a Sorico in diocesi e provincia di Como, sulla Riviera del Lario.

Alcuni studiosi lo ritengono appartenente al Terz’Ordine Francescano, altri negano questa appartenenza.
San Miro a 32 anni, dopo la morte del maestro e da lui stesso guidato in un sogno, iniziò un lungo pellegrinaggio nei luoghi santi per poi ritornare nel suo paese d'origine dove si ritirò come eremita nel luogo dove oggi sorge l'eremo a lui dedicato, nella valle del torrente Ravella. Qui visse in continui digiuni e preghiere. Gli apparve la Santa Madre di Dio a consolarlo e sostenerlo nella sua vocazione. Il suo letto era la nuda terra, si cibava dei frutti del bosco, si dissetava ad una fontana che scaturì dalla roccia viva grazie alle sue preghiere.

Si racconta che prima di lasciare Canzo per Sorico, dove sarebbe morto, svolse un discorso di commiato ai suoi paesani, ecco come ce lo racconta il Tam:
“Ecco quel vostro Miro che partito da qui anni orsono, pellegrino ai Luoghi santi, e poi ritornato non fu da voi riconosciuto: ora, poiché deve abbandonarvi per sempre, prega il Signore che, in riconoscenza del bene che avete fatto a lui poveretto, vi faccia qualche grazia. Dite che grazia desiderate”.
Racconta ancora il Tam che dalla folla si udì una voce di un fanciulla che gridava “Acqua, acqua! .. E acqua otterrete, rispose Miro”.
Questo episodio elesse San Miro a santo da invocare per ottenere l’acqua o come protettore nei disastri causati dall’acqua. Ancora oggi a Cazzago Brabbia (VA) lo invocano per la siccità.
Così San Miro, in procinto di morire, da Canzo raggiunse Onno e poi Mandello attraversando il lago usando il proprio mantello a mo' di barca. Da ultimo raggiunse Sorico dove morì, a 45 anni, nel 1308 (o 1381?) – secondo alcuni l'11 maggio – qui fu sepolto nella chiesa di S. Michele (oggi chiamata di S. Miro), situata su un vicino colle.

La prima “Vita” in italiano pare fosse la traduzione di un precedente testo latino andato perduto. Presso il santuario di San Miro al Monte – a Canzo - la vita del santo eremita è riccamente illustrata negli affreschi che lo decorano. Il Santo è spesso raffigurato in abito grigio da eremita o da pellegrino.
Il 10 settembre 1452 si ebbe la ricognizione delle reliquie, seguita poi da quella del 1837 e del 1932. La festa liturgica si celebrava o si celebra ancora il secondo venerdì di maggio, mentre il padre Tatti, della congregazione dei PP. Somaschi, nel suo “Martyrologium Novocomiensis” lo collocò al 10 maggio; è ricordato anche il 21 maggio probabile data di una ricognizione.
Presso Sorico (santuario di San Miro) e la parrocchia di Canzo sono custodite le sue sante reliquie. San Miro pur essendo storicamente esistito e pur essendoci un culto secolare, non è inserito nel Martirologio Romano: dimenticanza?

I luoghi di culto del santo eremita sono il Santuario di Sorico e di Canzo.

Santuario di San Miro al Monte presso Canzo.

Scrive Ignazio Cantù in “Guida pei monti della Brianza e per le terre circonvicine” del 1837:

«San Miro è luogo di devoto pellegrinaggio, visitato da' terrieri vicini, e dove ai dì festivi si celebra il sagrificio, quando appena la stagione non corra rigidissima o nevosa. Il povero convento e l'umile chiesetta, innalzata in onoranza del santo, giacciono in un luogo eminentemente pittoresco; poco orizzonte, chiuso da nudi scogli, variato dal rapido torrente della Ravella e da alcune macchie d'alberi antichi. La prima domenica d'agosto al profondo silenzio di quel ritiro succedono i canti di festa, i suoni monotoni, ma sempre cari, delle fistule, delle zampogne; tutta l'altura è gremita di terrazzani festosi, che, finiti gli uffici divini, calano dall'altura e si fermano a merendare lietamente in un ameno valloncello, intorno alle labbra della già nominata fontana di Gajumo».

La costruzione fu iniziata il 6 Settembre 1643 e portata a termine nel 1660.
La tradizione vuole che il luogo dove oggi sorge questo modesto, ma interessante santuario, si trovasse l'eremo di S. Miro, che lì visse in solitudine, penitenza e preghiera.

Annesso alla chiesa vi era un piccolo edificio a due piani che da subito ospitò un eremita; nel 1723 gli eremiti erano due, secondo quanto riporta nel suo “Compendio della vita del beato Miro” il padre somasco Giuseppe Maria Stampa. È probabile che i frati appartenessero al convento situato in paese a lato della chiesa di san Francesco – luogo dove si santifico fra Giuseppe Maria Longhi - e che vivessero vicino all’eremo per assicurarne l’accoglienza e l’assistenza spirituale. Si possono ancora notare, sul ripido pendìo, posti sull’altro versante del torrente, alcuni muretti a secco che sorreggevano i terrazzamenti sui quali i frati coltivavano le verdure per il loro fabbisogno. I religiosi rimasero in loco fino alla fine del settecento, quindi, con la cessazione dell’attività del convento di san Francesco, abbandonarono il luogo di culto. Dalla metà dell’800 fu pressoché trascurato; i primi lavori di restauro iniziarono nel 1950 e terminarono nel 1966. Nei decenni successivi, con fatica e con pause molto lunghe, si provvide dapprima a mantenere, quindi a restaurare l’intero comparto, fino al restauro completo della chiesetta terminato nel 2005. I locali annessi alla chiesa hanno mantenuto e valorizzato, soprattutto in questi ultimi anni, la loro vocazione ad ospitare coloro che, nell’ambito di gruppi organizzati, intendono dedicare qualche giorno alla preghiera e alla meditazione.
Il culto di san Miro è legato all’acqua e da secoli l’eremo è meta di pellegrinaggio, così come lo è la fonte, dalla quale sgorga un’acqua a cui molti si affidano per mantenere il proprio benessere, se non per guarire da qualche malattia. Essa fu meta di pellegrinaggio fin dal 1600, come la grotta del Santo eremita di fronte alla chiesa.
E proprio l'acqua, in un periodo di siccità, lasciò in dono al popolo di Canzo, riconoscente del bene ricevuto. Il dono dell’acqua è anche presente a Sorico: il Gesiolo è una cappella rinascimentale costruita a protezione della fonte di san Miro sul sentiero va alla chiesa a lui dedicata. Venne eretto nel 1598.

Santuario di San Miro, già Chiesa di San Michele a Sorico (CO).

L'edificio sorge ad una quota di 282 metri sul livello del mare sul Poggio di San Michele ed è raggiungibile solamente a piedi percorrendo un'antica mulattiera che si dirama dalla Antica Via Regina. Il sentiero di ascesa alla chiesa è caratterizzato dalla Torre Nuova, dalla grotta ove secondo la tradizione san Miro morì e dalla fonte a lui dedicata, detta anche Gesiolo. Di origine romanica, l’edificio è presumibilmente del sec. XII ed è ricordato per la prima volta in un documento del 1286 conservato presso la Collegiata di Chiavenna. Della primitiva chiesa di San Michele rimangono nella navata destra degli affreschi trecenteschi e una monofora. La chiesa nel XV secolo venne dedicata a san Miro il cui corpo venne rinvenuto il 10 settembre 1452 all'interno della chiesa nella cappella dedicata a sant'Antonio. Miro alla sua morte venne sepolto nella chiesa e la sua tomba divenne subito meta di pellegrinaggi per la richiesta di pioggia contro la siccità o per fermare eventi calamitosi causati dall’acqua.
Dal 1452 iniziò un lungo periodo di ampliamenti e arricchimenti artistici della chiesa, che venne riconsacrata nel 1456. Nel 1526 Sigismondo de Magistris completa un ciclo pittorico di pregevole fattura nella navata di destra dedicato a sant'Antonio e san Miro. Nel 1637 la Città di Milano che da sempre è legata alla devozione a san Miro sino a definirlo “avvocato dei Milanesi in tempo di siccità” finanziò nuovi lavori che portarono all'attuale struttura del santuario. Nel 1987 iniziò un'importante fase di studio e restauro che in pochi anni portò alla luce diversi affreschi nascosti sotto secolari strati di calce nella navata sinistra di origine tardo medioevale. Nel 1990 abbattendo un muro perimetrale si ritrovò l'antico arco d'accesso alla cappella dalla tomba del santo, demolita nel sec XVII.
Ogni anno la prima domenica di maggio è dedicata alla festività di San Miro con solenni celebrazioni e pranzo all'aperto nella radura vicino al Santuario. Nel mese di maggio la chiesa del San Miro viene visitata da gruppi di preghiera provenienti da Canzo (paese nàtio di Miro), Stazzona, Pognana essendo questi legati al Santo per il miracolo dell'acqua e da Prata Camportaccio paese della madre di San Miro.


SIMONA CATULLI DA CANZO
terziaria francescana

Presso il Santuario di San Miro al Monte, in Val Ravella, tra gli affreschi che lo decorano, c’è un affresco monocromatico che raffigura la beata Simona. Nella didascalia sottostante la figura della beata si legge: “Beata Simona Catulli, detta della Canna, nata a Canzo, morta a Parma il 26 giugno 1474”.
Chi è la Beata Simona?

Nel libro dal titolo “L’Anno francescano, ossia vite de’ fratelli e sorelle del terz’ordine di San Francesco d’Assisi compilare dal padre Fulgenzio Maria Riccardi di Torino, minore osservante” (1789), a pagina 39, si legge:

“Così scrive di questa serva di Dio l’autore delle memorie storiche della Provincia di Bologna dei Minori Osservanti. ‹Giovanni Catulli di Nobile stirpe, e Maria di Carpi furono genitori della Beata Simona, che in Parma ebbe i suoi natali (sic!) e nell’età puerile essendo rimasta priva del padre, andò colla madre a Carpi, ove professo la regola del Terz’Ordine di San Francesco. Vesti sempre ruvida lana e sempre portò in mano una lunga canna in memoria di quella data a Gesù, e perciò Simona della Canna fu comunemente chiamata.
Dopo un faticoso viaggio fatto fino a Roma nell’anno del Giubileo del 1450 per visitare le sacre Basiliche, e dopo la morte della madre si stabilì in Parma sua patria, ove visse in vita umile e penitente. Fu amabile la sua devozione al glorio San Bernardo Vescovo, e protettore della città, dinnanzi al cui altare fu più volte trovata, dove spesso si recava anche se il luogo fosse a porte chiuse, e fu ammirabile per la grande pazienza che ebbe nel sopportare gravi accuse di impostori.
Alla santità della vita corrisponde una santa morte il 26 giugno 1474, la quale non giunse inaspettata, avendola ella stessa, con sapienza dall’alto, preveduta e predetta›.

Il testo illustrandoci bene le virtù della beata, contraddice l’affresco suddetto in cui si diceva nata a Canzo. Rimane il dilemma!

L’epigrafe funeraria della beata Simona della Canna è tutt’oggi visibile, perché murata nella cattedrale di Parma, poiché un suo devoto, Pier Maria Rossi, volle che la beata fosse sepolta in Duomo.


BIBLIOGRAFIA E SITI

* AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Cantù Ignazio - Guida pei monti della Brianza e per le terre circonvicine (1837)
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2012
* Riccardi Fulgenzio Maria - L’Anno francescano, ossia vite de’ fratelli e sorelle del Terz’Ordine di San Francesco d’Assisi – Stamperia Mairesse, Torino, 1789
* Sito web di altabrianza.org
* Sito web di comune.canzo.co.it
* Sito web di wikipedia.org
* Tam Giovanni – Santi e Beati in Valtellina. Biografie popolari. Memorie storiche. Tradizioni – Scuola Tip. Casa Divina Provvidenza, Como 1923

 

 

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