Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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JOHN HENRY NEWMAN

 

 

«Ex umbris et imaginibus in Veritatem» («Dalle ombre e dagli spettri alla Verità»), così recita l’epitaffio sulla tomba del cardinale John Henry Newman (1801-1890), il pastore anglicano che abbracciò il Cattolicesimo dopo lunghi anni di elaborazione intellettuale, filosofica, teologica e che il 19 settembre è stato beatificato a Birmingham da Benedetto XVI, durante il suo viaggio in Gran Bretagna (16-19 settembre 2010).
Tutta la sua vita è la prova più evidente e concreta che la ragione può unirsi alla Fede per approdare a Santa Romana Chiesa, l’unica vera custode degli insegnamenti di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Via, Verità e Vita. ù


Ancora cardinale, Joseph Ratzinger, il 28 aprile 1990, in occasione del centenario della morte di Newman, dichiarò:

«… fu la sua coscienza che lo condusse dagli antichi legami e dalle antiche certezze dentro il mondo per lui difficile e inconsueto del Cattolicesimo. Tuttavia, proprio questa via della coscienza è tutt'altro che una via della soggettività che afferma se stessa: è invece una via dell'obbedienza alla verità oggettiva. Il secondo passo del cammino di conversione che dura tutta la vita di Newman fu infatti il superamento della posizione del soggettivismo evangelico [nel senso del Protestantesimo, che nega il valore della Tradizione, n.d.r], in favore d'una concezione del Cristianesimo fondata sull'oggettività del dogma».


A condurre il professore e pastore Newman verso il Cattolicesimo fu certamente lo studio che con amore dedicò ai Padri della Chiesa, ma altrettanto determinante, come vigoroso stimolo intellettuale alla conversione, risultò il cammino che fece all’Università di Oxford, all’interno dell’ Oxford Movement, nato nel 1833, nel quale confluirono i suoi grandi amici anglicani, Kelbe, Pusey, Ward, Faber, teso ad un’interpretazione della Chiesa d’Inghilterra come una «Via media», tra gli errori del Protestantesimo da un lato e quelli di Roma dall’altro.
Tuttavia, nel febbraio 1841, nel documento Tract 90, Newman scrisse che i 39 articoli della Fede anglicana (stilati nel 1571) non erano compatibili con l’essenza del Cristianesimo, fino a comprendere che Roma è «in verità le antiche Antiochia, Alessandria e Costantinopoli, così come una curva matematica ha la propria legge e la propria espressione».

Il 26 settembre 1843 pronunciò l’ultima omelia come vicario anglicano della parrocchia di Littlemore, dove, l’8 ottobre 1845, si recò il passionista Domenico Barberi, l’Apostolo dell’Inghilterra, beatificato da Paolo VI nel 1963.
Aveva viaggiato per cinque ore di seguito sotto la pioggia, seduto a cassetta di una vettura di linea. Erano le undici di sera ed egli stesso ricorderà:

«Mi sedetti accanto al fuoco per asciugarmi. La porta si aprì e quale impressione fu per me quella di vedere comparire improvvisamente John Henry Newman che mi chiedeva di ascoltare la sua confessione e di essere accolto fra le braccia della Chiesa! E lì, accanto al fuoco, iniziò la sua confessione generale con straordinaria umiltà e devozione».

Mirabili tracce del cammino lungo e faticoso della sua conversione le ritroviamo nell’Apologia pro vita sua, opera che Newman scrisse per  difendersi dagli attacchi di chi gli era diventato nemico, dopo che aveva abbracciato la vera Fede.
In queste pagine ritroviamo la personalità magnetica di un autore che ripercorre virtualmente l’intera evoluzione dell’Occidente, dall’epoca in cui la cultura classica diffuse il suo lievito formativo, a quando il Cristianesimo trasformò i parametri umani dirigendoli verso la dimensione ultraterrena, fino a giungere alle vicende della nuova civiltà, che, così simili a quelle dell’Israele biblico, portarono alle divisioni e alle distorsioni del progetto originario, di cui l’epoca moderna è sofferente protagonista. Tutto ciò espresso con spirito non conformista, ma con libertà di indagine e chiarezza di giudizio.
La confessio fidei di questo innamorato e testimone della Verità diventa illuminazione decisiva e tagliente, come «una spada a doppia lama», sulla storia occidentale e, di conseguenza, sulla radice della sua vitalità e sulle ragioni della sua decadenza.
I semi della Grazia e della dottrina, depositati in lui già quando era calvinista e poi anglicano, avevano raggiunto un grado di sviluppo tale da imporgli moralmente la conversione.
Di sé scriverà: «entrò nella Chiesa cattolica perché credeva che questa e solo questa fosse la Chiesa dei Padri; perché credeva che esistesse solo una Chiesa sulla terra, fino alla fine dei tempi; e perché, a meno che questa Chiesa fosse la Chiesa di Roma non ne esistevano altre».


Degno erede della Scolastica e di san Tommaso d’Aquino, Newman ci aiuta a comprendere la bellezza della Sposa di Cristo, sempre nuova nella sua eternità, dove la Tradizione, con i suoi Padri, «che mi fecero cattolico», assume i connotati della risorsa sicura per la purezza della Fede.
Tutto il pensiero del grande cardinale inglese, che lo condusse dalle ombre alla luce, impasta costantemente la sua vita, fino ad identificarla con esso.
Non abbiamo di fronte a noi semplicemente un maestro di cattedra che illustra lo sviluppo filosofico, storico e teologico delle sue scoperte ed intuizioni, ma abbiamo un’anima che trova, passo passo, ostacolo dopo ostacolo, sofferenza spirituale dopo sofferenza, l’approdo all’Oggetto del suo amore: la Verità e con essa tutta la ricchezza di stampo cristologico e mariologico.

John Henry Newman è uno dei più grandi e prolifici prosatori inglesi, nonché il più autorevole apologeta della Fede che la Gran Bretagna abbia prodotto e sicuramente egli si pone nella schiera di quei convertiti che con il loro insegnamento e la loro testimonianza hanno inciso nella storia del mondo, accanto a personalità come san Paolo, sant'Agostino e Gilbert Keith Chesterton.
Newman comprese che il compito della Chiesa non è tanto quello di stimolare novità in campo dottrinale, quanto quello di vigilare che tali novità, lasciate al genio personale dei singoli, illuminato dalla costante azione dello Spirito Santo, non debordino mai dal vero quando la presunzione individuale non permette più di ascoltare la voce di Dio; tale vigilanza deve essere anche attuata con atteggiamenti repressivi, quando è necessario:

«Nella ricerca teologica sono sempre stati gli individui e non la Santa Sede a prendere l’iniziativa e a dare le direttive all’intelligenza cattolica. Anzi, uno dei rimproveri che si muovono alla Chiesa cattolica è quello di non aver fatto nulla di nuovo e di avere soltanto servito da remora o freno allo sviluppo della dottrina. È un’obiezione che io accetto come verità: perché penso che quello sia proprio lo scopo principale del suo straordinario dono».


Spiegò con parole di un’attualità disarmante e sconcertante, in quello che è stato definito il Biglietto Speech, stilato nel 1879 in occasione del conferimento della berretta cardinalizia:

«Per trenta, quaranta, cinquant’anni ho cercato di contrastare con tutte le mie forze lo spirito del liberalismo nella religione. Mai la santa Chiesa ha avuto maggiore necessità di qualcuno che vi si opponesse più di oggi, quando, ahimé! si tratta ormai di un errore che si estende come trappola mortale su tutta la terra; e nella presente occasione, così grande per me, quando è naturale che io estenda lo sguardo a tutto il mondo, alla santa Chiesa e al suo futuro, non sarà spero ritenuto inopportuno che io rinnovi quella condanna che già così spesso ho pronunciato.
Il liberalismo in campo religioso è la dottrina secondo cui non c’è alcuna verità positiva nella religione, ma un credo vale quanto un altro, e questa è una convinzione che ogni giorno acquista più credito e forza.
È contro qualunque riconoscimento di una religione come vera. Insegna che tutte devono essere tollerate, perché per tutte si tratta di una questione di opinioni.
La religione rivelata non è una verità, ma un sentimento e una preferenza personale; non un fatto oggettivo o miracoloso; ed è un diritto di ciascun individuo farle dire tutto ciò che più colpisce la sua fantasia […].
Si possono frequentare le Chiese protestanti e le Chiese cattoliche, sedere alla mensa di entrambe e non appartenere a nessuna.
Si può fraternizzare e avere pensieri e sentimenti spirituali in comune, senza nemmeno porsi il problema di una comune dottrina o sentirne l’esigenza.
Poiché dunque la religione è una caratteristica così personale e una proprietà così privata, si deve assolutamente ignorarla nei rapporti tra le persone. Se anche uno cambiasse religione ogni mattina, a te che cosa dovrebbe importare?».


Quando Leone XIII lo creò cardinale, scelse, per il suo stemma, il motto, tratto da san Francesco di Sales,  «Cor ad cor loquitur»: «Il Cuore parla al cuore», quello del Creatore a quello della Sua creatura.
Trovò, inoltre, negli Oratoriani di san Filippo Neri la sua giusta dimensione religiosa e a  Birmingham costituì la Congregazione filippina del Regno Unito e da quella casa, dove finalmente era giunto, dopo tanta ansiosa e bramosa attesa, prese ad indicare, con lo slancio, l’abnegazione e la passione che lo avevano sempre contraddistinto, la via maestra agli uomini del suo e del nostro tempo.

 

 

Della stessa autrice:

 

- Elena, Mafalda e Giovanna di Savoia, Madre e figlie verso gli altari

- Gugliemo Massaja, l'Abuna Messias d'Etiopia

- Umberto II, il Re Cattolico

- La direzione spirituale di Padre Sebastiano Valfrè in Casa Savoia

 

 

Sui Savoia, in libreria, di Cristina Siccardi:


- Elena. La regina mai dimenticata - Ed. Paoline

- Mafalda di Savoia. Dalla reggia al lager di Buchenwald - Ed. Paoline

- Giovanna di Savoia. Dagli splendori della reggia alle amarezze dell'esilio - Ed. Paoline

 

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