Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

POESIE

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SANDALIA, ATLANTIDE DISPERSA

Dedicata alla Sardegna

 

- R.C.V. Radio Tv Editrice - Premio di Poesia e Narrativa "Castelli Romani" - Albano Laziale - VIII Ediz. -
I Premio per la Sezione Silloge "Atlantide" - 25/10/1986 - Premio: Un Quadro del Pittore Ufagrà

- VI Edizione Premio Int.le di Poesia "Città di Pomezia"1985 - Diploma e Targa per II Premio Ex-aequo per la Silloge "Sandalia "- Pubblicazione della Poesia "Nell'isola d'esilio" sul I volume dell'Antologia Pometina

- Concorso Int.le "Città di Venezia X Ed. 1986 - Antologia "I Contemporanei"- Pubblicazione della poesia "Maestrale" dalla Silloge "Sandalia" nell' Antologia "I Contemporanei"

 

IMBARCO

M'imbarcai.

La verde Sardegna m'attendeva
in un susseguirsi di coste
di linee arrotondate e scarne,
in un disegno tormentato e severo.

Dove le turrite acconciature
di festa delle donne,
incorniciavano volti medievali,
s'abbellivano di pizzi e nervature.

E i dimenticati nuraghe
ponevano la loro immobilità serena
alla furia grezza, marinaresca del vento.

 


 

AL DI LA' DEL MARE


Ferma,
nella triste opacità
dell'alba
la mia gente rimase,
sospirando silenziosi addii.

Al di là del mare,
dove soffrirò e sognerò,
è la mia casa.
Dove l'onnipresenza
del nostro amore
diventa felicità assoluta.



 

NELL'ISOLA D'ESILIO


Imminente tristezza,
la prima pioggia d'autunno
cade...

Dal mio grattacielo bianco e blu
guardo la città morta,
il porto senza voci,
la terra arsa e gialla
che avidamente beve.

Non voglio rimpiangere
la mia città dai sette colli
dove l'autunno è una carezza lieve
su mura millenarie.

Vento del Sud, sabbia
flagellatemi!
Ancora estati e inverni
vedrò raggiungermi
nella ventosa isola d'esilio...

 


SULLE RIVE


Mi lascerò morire piano piano
sulle rive di quest'isola selvaggia,
di cui ho sfidato i venti
e le tempeste.

E non turberà la mia quiete
il lento trasmigrare delle dune
nè il grido triste e spavaldo
d'un gabbiano errante...



MAESTRALE


Inafferrabile,
il vento batteva la sua ansia
d'ignoto
contro le grige montagne.
E cancellava,
nella sua corsa,
orme di secoli.

Immota,
inconsapevole della sua forza,
l'isola pietrosa
fronteggiava
la sua rabbia.


 

THARROS


 

Tra rovine di secoli,
due colonne sfidano
l'incalzare del tempo.
E pongomo limite alla terra.

Al di là,
il mare infinito, libero...



 

COME UN'ARANCIA SUGOSA


Rosse ferite lancinanti
mostravano
i sugheri contorti
all'assalto del vento.


L'arsa campagna intorno
sembrava arida, nuda.
Ma fra gli sterpi,
azzurri fiordalisi nascevano
a mitigare
la monotonia del giallo.


Nubi gonfie di luci s'impennavano
come cavalli impetuosi,
che io inseguivo.
oltre l'arco del cielo,
il sole,
come un'arancia sugosa,
che io assaporavo...


 

A MARIA CARTA


Nel tuo volto di Madonna bruna
la malinconia inerte
della tua gente diventa
grazia altera.


Nella tua voce
dai toni limpidi e sicuri,
l'oscuro idioma isolano diventa
cadenza gentile,
inattesa preghiera.





LA TESSITRICE


Fiori e arabeschi nascono spontanei
dalle tue mani mobili,
apparentemente senza grazia.
La vecchia accanto a te
fila la grezza lana
e s'accompagna
cantando nenie antiche.

La spola gira e fila...
Su e giù

L'ordito del tessuto
e la trama della tua vita
si confondono...

 

 

RICORDO D'UN GIORNO D'ESTATE


Indosso un pigiama-palazzo
tutto arabeschi e colori,
che tanti anni fa disegnava
un corpo imperfetto, ma ancora
armonioso.

Ricordo un giorno d'estate,
un matrimonio d'amici
sull'altra sponda del mare...
Una casupola tonda, di pietra,
un tetto di paglia
rifugio d'antichi pastori.
Il sole era alto,
noi all'ombra d'un pergolato di viti,
intenti a gustare succosi porchetti
e muggini avvolti in erbe lacustri.
Il sole era a picco. A due passi
i mared'un azzurro mai visto,
uguale miracolosamente
al cielo.
Tutto perfetto, allora
come nel ricordo.

Ed io indossavo un pigiama-palazzo
tutto arabeschi e colori...



 

NON ANCORA PRIMAVERA


La primavera ancora lontana
cova sapore di mandorlo
sotto gli sterpi grigioverdi.


Finchè esploderà con furore,
rompendo l'assurdo silenzio del vento,
battendo inaccessibili spiagge
dimenticate.


Senza contaminare
la sabbia immacolata,
nè la chiusa anima isolana...

 

 

 

ARBOREA


Assurda visione nasci
tra i campi riarsi,
silenziosa oasi di pace.

Assaporo il verde rigoglioso
in cui racchiudi assorta
piccole case, comignoli
d'altre origini,
un esile campanile
dietro cui il sole corre,
scomparendo verso il tramonto.

Nell'arco breve del tempo,
una bimba ed una rosellina
appena nate,
sorridono a misteriose voci
d'angeli cantori.




 

ADDIO SANDALIA


Addio Sandalia,
ultimo paradiso dove il tramonto
era un gioco rosazzurro di luci
ed ogni giorno una bolla chiara
sospesa tra cielo e mare.

Uno splendente arcobaleno
tra ieri e domani.

Addio, isola selvaggia
dov'ero libera e felice.
A te mi lega il ricordo incarnato
d'una vita
fiorita nella tua terra.

Estranea tra la mia gente,
tornerò a vivere,
nella città che un giorno amavo...

 


ISOLA PERDUTA


Andremo lontano,
isola perduta, su altre coste,
portandoci dentro
un dolceamaro sapore
di nostalgia.

Nostalgia
per le tue sabbie accecanti
e gli aguzzi scogli
che affiorano,
improvvisi pinnacoli,
a spezzare la compattezza del mare.

Nell'ombra
di bianche insenature,
gabbiani alacri pescano
teneri pesci argentei,
incrinando il silenzio...



PRIMO APPRODO


Approdai all'isola.

Aerea torre la mia casa
da cui spaziavo
su strade ventose,
lastricate di sale
e spiavo i segreti dei gabbiani.

Vissi giorni e notti irripetibili,
erede d'una nuova progenie d'eletti.
mentre in me levitavano sensazioni
mai prima conosciute,
quasi placata ormai,
la mia ansia di libertà.

Di qua dal mare tornai,
portando infinite nostalgie
e l'isola,
col suo passato fulgore
s'inabissò
nel mio io silenzioso...

 

 


SOLTANTO UN SOGNO


Nora è soltanto un sogno
nebuloso, lontano
e tu, Sardegna, un fantasma senza parole,
senza futuro.

Vestigia di marmo,
membra gigantesche sott'acqua disperse
e il mare come una bara
in cui seppellire intemperanze,
come un talamo
su cui distendere pensieri
e la mia solitudine d'allora,
pronta ad attendere vita.

Sulla sabbia inerte componevo
parole senza suono,
pensieri gonfi di vento
che il tempo avrebbe cancellato.

Ma non dal mio cuore,
dove una voce profonda
e inalterata, vibrava.

 


LAGGIU' NELLA GIARA


A pochi passi dal vuoto,
quasi sospesa
a un invisibile filo,
guardavo giù nella Giara
luminosa e verde.

Bianchi cavalli andavano
all'impazzata, liberi, felici,
caracollando madidi di sudore,
brucando tenera erba appena nata.

Che peso la sella, il morso,
che stretta l'amata prigione!
Gusterò ancora l'erba setosa
che m'attende,
laggiù nella Giara?



 

 

ESTRANEA SONO


Perchè il vento
tramuta in rosa immobile, inodore
la sabbia del deserto?
E da lontano
tormenta il mio cuore chiuso
con immagini e voci
dell'aspra terra di Gavino Ledda?

Sughere percosse dal maestrale,
accartocciate, come morte,
volti intagliati dall'accetta del sale
e nomi gutturali, quasi uno scioglilingua,
Zedda, Sanna, Manca, Piras...

Estranea giunsi a quella terra.
Estranea sono.
Eppure, sotto il sole isolano,
il mio cuore spinoso esplose
in fiori d'inattesa bellezza.

- Premio Nerola 85 - Targa e Pubblicazione nell'Antologia

 


 

PIOGGIA


 

 

 

Dietro i vetri appannati
in silenzio guardo la pioggia,
le luci rossoblu del tramonto
che si specchiano in piccole
pozze traslucide
e tingono i petali appassiti
d'una rosa thea.
Mentre il tuono da lontano
evoca, cupo,
sinfonie wagneriane.
Ed io attraverso i vetri,
attraverso la pioggia,
attraverso lo spazio...

Eccomi
tra le quattro pareti d'una casa
dove idee e desideri
si componevano,
si avveravano, si esprimevano
diventando vita.
Una casa sul mare,
forme che si disfano nel ricordo,
due stanze, essenza di linee,
qualcosa di pazzo, finestre sul cielo...
Il mare mormorava la sua eterna canzone
che mi penetrava,
certezza d'essere viva.

Invece qui risuonano passi, runori,
voci d'ogni giorno
che non mi appartengono,
che dimentico
per sognare spazi aperti, ampie vetrate
contro cui il vento batteva
in notti senza luna.

Ma io, non me ne accorgevo,
intenta com'ero
a realizzare i sogni...


 

ALTRE PRIMAVERE


L'acqua corre insistente sul vetro
lasciando striature iridescenti
che sembrano
scintillii di sole.

Ricordo
il sole di altre primavere
vissute cantando in riva al mare,
su dune bianco latte
che mi accoglievano,
come seni materni, a gustare
il sapore della vita.

L'acqua lambiva miriadi di sassi
incastonati nella sabbia dorata,
come monili preziosi.
Mentre io cercavo conchiglie
ed alghe multiformi
da trasformare in ricordi.

 


 


RICORDANDO UN'ISOLA


Ricordo il gracile,
ininterrotto frinir dei grilli,
agili cavalieri circassi
tra campi d'asfodelo e sughereti.
E l'umile vasaio che nella sua officina
plasmava l'argilla bruna
in forme delicate o panciute.

Ora, sui piatti azzurri
comprati ad Olbia
( o era Golfo Aranci?)
la polvere segna un solco grigio
di tempo e nostalgia.

Chi è quella donna
sbiadita,
dietro il vetro appannato del ricordo?
Inattesa, la sconfitta
l'attendeva
al di là dell'isola...

 


SEDICI D'AGOSTO



Sedici d'agosto di tanti anni fa...

La strada assolata
rifrangeva il caldo e noi,
ridendo all'imprevisto
che allora aveva sapore d'avventura,
trovammo rifugio
nella cunetta ombrosa.

L'isola era tutta nostra
e noi Titani incontrastati
al cui cenno obbedivano i venti
e le maree.

Quanto è lontano quel tempo
e quell'estate...

Noi, ora gnomi riottosi,
neghiamo persino lo splendore
d'un arcobaleno.




 


PAUSA


Sulle spiagge della fantasia,
dove saggi gabbiani
con stridii intermittenti,
cantano all'uomo la loro libertà,
di nuovo tornerò
a restituire alle profondità degli abissi
il mite ippocampo
gettato a riva dall'impulsiva marea.

E piccoli granchi iridati opporranno
agli assalti delle onde
la loro tenera fragilità.

Il vento, forse riporterà fantasmi,
ma io
in riva al mare giacerò riversa,
il corpo sopraffatto, annullato,
la mente persa
nel silenzio d'una lunga pausa.

Aspirerò l'aria di libertà
che proviene dal Sud,
l'antica sete di rivolta si placherà
alla carezza del sole
mentre ascolterò, assorta,
la voce del mio io redivivo,
incontaminato.

 


 

 

SECONDO APPRODO


 

L'isola s'avvicina...

La nave squarcia il mare
ed il mio cuore
in crepe ondeggianti.

Approderò
Ma non mi chinerò a baciare
la terra dell'Eden ritrovato.



 

 

ATLANTIDE DISPERSA


 

Mutano le stagioni
e le effimere orme
sulle mobili dune.
L'inquieta anima isolana vibra,
con un sordo brusio,
interrompendo l'assorta quiete
della campagna.

E forse, non v'è rimasto d'eguale
che il sole e l'ansimar del vento
contro la torre moresca
che sfida nemici invisibili
dall'alto del Bastione.

Ma nulla,
nemmeno lo scorrere del tempo,
turba gli immobili nuraghe,
dispersi nel verde
come gregge di pietra.

 


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