Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori.
Nello specifico, il presente articolo è stato realizzato dal Prof. Renzo Barbattini dell'Univerisità di Udine, che ha fornito anche le immagini.
Tutti gli articoli degli altri Settori sono state realizzati da Patrizia di Cartantica che declina ogni responsabilità su quanto fornito dai collaboratori.

"N.B.: L'Autore prescrive che qualora vi fosse un'utilizzazione per lavori a stampa o per lavori/studi diffusi via Internet, da parte di terzi (sia di parte dei testi sia di qualche immagine) essa potrà avvenire solo previa richiesta trasmessa a Cartantica e citando esplicitamente per esteso il lavoro originale (Autore, Titolo, Periodico) ."

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L’APE NELL'INDUSTRIA E NELL'ARTIGIANATO ARTISTICO:

FRAGMENTA APIARIA

 

di Renzo Barbattini* e Santi Longo*

 

L’ape è un modello e un’inesauribile fonte d'ispirazione per artigiani e designers che si avvalgono di tecniche tradizionali e di nuove tecnologie per realizzare prodotti che, oltre a essere funzionali hanno un valore estetico ed evocativo che attira l’attenzione del fruitori


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Nel viaggio intrapreso alla ricerca di “spunti apistici” nell’arte, ci si è imbattuti in espressioni non propriamente artistiche, vale a dire non legate alle vere e proprie opere d’arte intese, secondo Benedetto XVI, quale prodotto di una personalità estetica, ovvero frutto della capacità creativa dell’essere umano che si interroga davanti alla realtà visibile, cerca di scoprirne il senso profondo
e di comunicarlo attraverso il linguaggio delle forme, dei colori, dei suoni (it.wikiquote. org/wiki/Papa_BenedettoXVI).

È più corretto, quindi, parlare di prodotti industriali e di un particolare artigianato artistico; quest’ultimo è un’attività lavorativa in cui gli oggetti utili e decorativi sono realizzati a mano o per mezzo di semplici attrezzi, mentre gli articoli industriali sono quelli ottenuti tramite fabbricazione in serie o da macchine con criterio massivo (rispetto al quale si distingue dall’artigianato che è una realtà composita, costituita da molteplici ambiti produttivi nei quali spiccano qualità professionali, creatività e originalità. L’artigianato artistico, pur conservando tecniche proprie di quello tradizionale, si distingue per l’elaborazione di nuove forme, proposte originali di fantasia e cultura.
È la bottega artigiana il luogo in cui avviene la trasmissione del sapere e l’incontro tra l’artigiano e la sua clientela. La lunga tradizione di manualità e di cura paziente del particolare è arricchita da un preciso significato artistico, oggi sempre più legato a processi d'osmosi tra diverse culture artigiane e nuove tecnologie. In questo contributo si riportano alcuni manufatti realizzati prendendo spunto dall’ape domestica e, a nostro parere, meritevoli di segnalazione.

 

ZUCCHE ARTISTICHE

 

ALESSANDRA BRAVO, presidente e designer di Lucuma, organizzazione che segue artisti peruviani www.lucuma.com, ha segnalato”zucche” di Pablo Hurtado intagliate e colorate secondo la tecnica della “pirografia”, seguendo i dettami di una tecnica antica (4000 anni), tipica del Perù.

Il primo oggetto (Fig. 1a) s’intitola Bees: Gourd Bird House (Api: zucca casa per uccelli) e fa parte di una serie di manufatti dedicati al ricovero d’uccelli selvatici quali capinere, scriccioli, picchi muratori. Questa casa per uccelli, dotata d’apertura e di fori di drenaggio, rivestita di un apposito rivestimento protettivo esterno, può essere appesa ad un sostegno.

Il secondo oggetto (Fig. 1b), dal titolo Bees: petite gourd ornament (Api: piccola zucca ornamentale), fa parte di una ricca serie di zucche lavorate: anche in questo caso le cellette dei favi e le api sono intagliate a mano e colorate con il fuoco seguendo un’antichissima tradizione.

In Fig. 1c (Honeycomb) e in Fig. 1d (Beehive), invece, sono riportate due zucche “scatola” facenti parte di una ricca collezione. Anch’esse sono intagliate e “pirografate”.


Foto 1 a

Foto 1 b

A proposito di questi oggetti i pareri sono discordanti. Secondo alcuni sono produzioni tipicamente naif; l’arte naif, infatti, è una particolare forma d'arte popolare (detta anche folk art), che dalla notte dei tempi viene realizzaa con fini e attraverso tecniche molto dissimili tra loro.
Gli oggetti riportati ne sono un palese esempio. L’artista ha realizzato con tecnica vecchia di millenni, un “manufatto” che non possiamo definire oggetto d’arte in senso stretto, ma che racchiude in sé quelle caratteristiche comuni all’arte naif, come la mancanza di studi a hoc dell’artista, il non ricondursi a correnti e generi artistici specifici, ecc.
È da ricordare che moltissimi artisti naif, prima d’essere tali sono stati anche dei validissimi artigiani, e ciò non ne riduce la loro bravura.
Secondo altri, pur essendo le “zucche” peruviane“pirografate” molto belle, non si può parlare d’arte naif né d’arte contemporanea, ma piuttosto di una sorta d’artigianato del luogo; realizzato da artisti che creano veri capolavori d'artigianato.
L’aver utilizzato, una tecnica molto antica e il non rifarsi a una “scuola” artistica specifica non giustificano, però il vero senso spontaneo dello spirito naif. È giusto, quindi, circoscrivere l'arte naif in forme pittoriche o scultoree a prescindere dai supporti dei vari materiali usati: la pirografia non rientra nell’arte naif.

 

BERECHEA RODICA


La tradizione dell’artigianato in Romania è antica e molto diffusa, soprattutto nelle zone rurali (www.artigianatoromania.com).
La lavorazione riguarda prevalentemente oggetti in ceramica, legno o tessuto, al fine di realizzare utensili d’uso quotidiano, ornamenti per la casa o anche espressioni di riti popolari, come le caratteristiche maschere o le tradizionali uova pasquali chiamate Berechea Rodica (Fig. 2).

Queste sono uova (cm 6,5; gr 50), dai disegni geometrici e colori armoniosi, sulla cui superficie sono applicate, con cera d’api, numerose perline.

 

LAURE SELIGNAC

Le migliaia di stampi, le centinaia di disegni realizzati e una costante ricerca di innovazione sono il successo della casa parigina LAURE SÉLIGNAC (www.laureselignac. fr). La casa, fondata nel 1919, si è specializzata nel produrre oggetti in fine porcellana (1), dipinti a mano, numerati, firmati e autenticati da un certificato rilasciato dal Ministero dell’Economia e dell’Industria francese.

Spaziando tra classicismo e modernità, ogni oggetto d’arte è dipinto, da mani esperte, utilizzando anche materiali preziosi quali la polvere d’oro.
Tra le numerose collezioni mi ha incuriosito quella denominata “Impero” caratterizzata da motivi che riprendono le api di napoleonica memoria: Napoleone Bonaparte, forse per legittimare il suo trono imperiale, fece ricamare api dorate (2) sul manto imperiale (e anche sulle “robe” da parata, al posto dei gigli della dinastia che aveva sostituito) e le fece adottare come emblema caratteristico dell’araldica imperiale in genere, dove rappresentavano l’industriosità dei cittadini che lavoravano fedelmente per il loro sovrano.

Di questa serie fanno anche parte il “portaburro” (Fig. 3a) in porcellana con l’ape in rilievo (Fig. 3b), dipinta in oro 24 carati e il “ calamaio” (Fig. 3c).


Figura 3c

Figura 3a


Figura 3b

 

PORTA MIELE 900

Figura 4

Simone, antiquario e collezionista (www.ilvecchiotarlo. it) ha fornito l’immagine di un particolare manufatto (Fig. 4); si tratta di un contenitore da miele (diametro cm 9,5; alto cm 10), di manifattura italiana, realizzato in metallo verso la metà del ‘900 ca.
Si caratterizza per l’involucro lavorato ad alveare, il manico di fiorellini tenuto da due api, il cucchiaino originale con impugnatura ad ape e il contenitore interno in vetro.

 

SILVER HONEY BEE

Si sa: gli insetti solitamente non sono i benvenuti sulla tavola, specialmente quando si è all’aperto o con la finestra aperta. Possiamo fare un’eccezione per quest’elegante “ape”.

Questo bel “portamiele”, indicato per la colazione mattutina o per il the pomeridiano è a forma di ape: il capo e il torace sono la parte anteriore, in silver, mentre l’addome non è altro che il contenitore, in vetro, del miele.

L’oggetto è accompagnato da un cucchiaino, anch’esso in silver (Fig. 5).

Figura 5

 

BEE STRESS RELIEVER (APE MITIGATORE DI SFORZO)

Figura 5

 


Simpatico è il Mitigatore di sforzo a forma di ape (Fig. 6) prodotto dall’azienda statunitense Rodin International (Headquaters-Scottsdale, Arizona) www.stressballs.us.

Questo articolo si stringe, più volte, con le dita sul palmo di una mano: l’azione produce un effetto antistress.

 

LE LANTERNE MAGICHE


Le lanterne magiche sono dispositivi della cosiddetta pre-cinematografia; esse con le loro immagini, storie e illusioni ottiche furono famose nel XVII secolo e per secoli rimasero in auge.
La lanterna magica fu un’invenzione rivoluzionaria in un’epoca in cui la televisione non esisteva ancora. Questa attrazione era presentata da artisti itineranti nei luoghi fino all’inizio del XX secolo. Esse sono paragonabili ai moderni proiettori di diapositive e permettono di“incantare” il pubblico con immagini in movimento e improvvise apparizioni e sparizioni.

Le storie erano rappresentate lastre di vetro dipinte. Altre volte le lastre accompagnavano canzoni. Per l’uomo “medio” esse furono una miniera di informazioni: la gente pagava per guardare in una scatola che conteneva immagini o disegni. Erano creati effetti speciali come il passaggio dal giorno alla notte o giochi di prospettiva. I visitatori venivano a conoscenza di battaglie, guerre o ancora di altre città e paesi.
Le storie erano raccontate dall’artista durante lo spettacolo.

Figura 7a

La Fig. 7a riporta l’immagine di un bell’esemplare di lanterna magica (in ceramica costruita dalla ditta Falk, Norimberga, 1895 ca.).
Ecco la descrizione del funzionamento: antenata del moderno proiettore cinematografico, la lanterna magica è un apparecchio dotato di un sistema ottico e di una fonte di luce (candela, lampada a petrolio, lampada di Argand, luce ossi-calcica, ecc.) che proietta, ingrandite su uno schermo o su una parete bianca, immagini raffigurate su vetro.
Il sistema ottico prevede un riflettore, un condensatore e un obiettivo: il riflettore è uno specchio concavo, generalmente in metallo, posizionato dietro la fonte di luce per raccoglierne i raggi luminosi e direzionarli sul condensatore; questo ultimo, composto da due lenti biconvesse o pianoconvesse, ha la funzione di convergere i raggi luminosi sull’immagine dipinta e rinviarli all’obiettivo che proietta l’immagine ingrandita sullo schermo.
Il riflettore, la sorgente luminosa e il condensatore sono collocati all'interno della macchina, una semplice scatola con un camino per la fuoriuscita del fumo prodotto dalla fonte di luce; l’obiettivo (il cui modello più semplice è costituito da due lenti piano-convesse)è collocato all’esterno, sulla parte anteriore della lanterna.
Il meccanismo di funzionamento era, quindi, intuitivo: bastava inserire i disegni nella macchina perché questa li proiettasse su una parete o su uno schermo predisposto.

Le lanterne si prestavano ai più svariati utilizzi; da subito furono utilizzate sia per scopi educativi (raccontare, ad es. la Bibbia col supporto d’immagini colorate a tutto schermo), sia di intrattenimento.
Col tempo si capì che oltre la semplice proiezione si poteva tentare di riprodurre il movimento; bastava, infatti, far scorrere davanti l'obiettivo una serie di disegni in sequenza.
Si ottennero così i primi cartoni animati nella storia.
Il Museo Nazionale del Cinema (www.museonazionaledelcinema. it) di Torino ospita una vasta collezione di vetri che si riferiscono ai più diversi settori, quali la cultura umanistica (soprattutto favole), la biologia, le scienze fisiche e naturali.
Tra quelli, relativi al mondo animale, vi sono vetri raffiguranti l’alveare (Fig. 7b): a prima vista, le immagini sembrano uguali ma osservandole con attenzione si nota che le api hanno assunto posizioni diverse.
Ciascun esemplare di lanterna, infatti, è costituito da tre vetri inseriti sovrapposti in un telaio di legno: no fisso (che raffigura il giardino con l’alveare) e due mobili (con l'immagine delle api), montati in una cremagliera dentata di ottone. Un pignone a sua volta dentato, posto all’estremo limite di una manovella, s’innesta nei denti delle cremagliere e la fa ruotare quando si aziona la manovella.
In questo modo si ottiene il volo delle api attorno all’alveare.

Figura 7b

 

GIOCATTOLI


Honey Bee Tree (L’albero dell’ape) (childcare. scholarschoice.ca)
è un giocattolo indicato a bambini di tre anni d’età.
Tramite questo gioco, essi possono sviluppare coordinazione e concentrazione dell’occhio e della mano. Il gioco consiste nel rimuovere le foglie stando attenti a non far cadere le api contenute nella sommità dell’albero.

Le api che cadono sono appoggiate sul vassoio che sa alla base; vince il giocatore (si gioca in due, in tre o in quattro) che avrà fatto cadere il minor numero di api (Fig. 8).



Mookie Smart Trike Deluxe - Bee (Mookie Trike mod. lusso - ape) (www.parentsupermarket. com)
è un triciclo multi-funzionale (3 in 1) adatto a bambini, a partire da 10 mesi di età (Fig. 9).
Questo prodotto modulareè utilizzato per uso domestico e per esterni e si compone di diverse fasi d’utilizzo;
inizialmente è una culla a dondolo, poi può avanzare grazie alla spinta di una persona su un’apposita maniglia, quindi diventa triciclo e avanza indipendentemente grazie al bambino trasportato. Esso è dotato di sedile imbottito lavabile, di cinture e barra di sicurezza, di tettuccio rimovibile che offre ombra e riparo e di un cestino posteriore per contenere giocattoli.
Un modo meraviglioso per incoraggiare l’esercizio e giochi all’aperto, questo trike aiuta a sviluppare la coordinazione, l’equilibrio e infonde forza e fiducia, ponendo il bambino in un ambiente sicuro.



Wheelybug Bee Large, www.wheelybug.com (in Italia distribuito come Vespetta Vagabonda, www.orsodado.com)
è un cosiddetto“cavalcabile” prodotto in Australia.
La Vespetta Vagabonda (insieme con il Maggiolino Giramondo, la Mucca Pellegrina e il Topino Birichino) è un simpatico insetto da cavalcare (Fig. 10), spingere o tirare e tanto morbido da abbracciare! Può andare avanti e indietro, a destra o sinistra, oppure fare un gran girotondo.

I Wheelybug sono leggeri, fatti a mano, curati nei minimi dettagli e realizzati con materiali d’alta qualità. Le rotelle omnidirezionali offrono la massima libertà di movimento garantendo ore di divertimento ai piccoli (sono indicati a bambino di 1-3 anni).
I Wheelybug stimolano la sicurezza di sé attraverso lo sviluppo delle capacità motorie e la consapevolezza degli spazi.
Il corpo dei Wheelybug è ricoperto da uno strato di morbida gomma piuma e il rivestimento esterno è robusto, resistente e facile da pulire.
Il Maggiolino Giramondo, la Vespetta Vagabonda e la Mucca Pellegrina possono essere utilizzati su tutte le superfici piane.

Figura 8

Figura 9


Figura 10

*Dipartimento di
Scienze Agrarie e Ambientali
Università di Udine
**Dipartimento di Agricoltura,
Alimentazione e Ambiente

Università di Catania

NOTE

1 - La porcellana è un particolare tipo di ceramica, che si ottiene a partire da impasti con presenza di caolino, feldspato e per cottura a temperature tra i 1200 e i 1400 °C. Tutti sono d’accordo nell’attribuzione della nascita della porcellana in Cina, ma la data esatta resta un argomento controverso.
Alcuni sostengono che avvenne nel secolo VII d.C., durante la dinastia Tang (618-907) altri, intorno al secolo XI. L'unica certezza che abbiamo, è la scoperta di una “particolare ceramica” da parte di Marco Polo, tra 1275 e 1291, durante un viaggio in Cina. La denominò “porcellana”, dal nome di una conchiglia madreperlacea.

2 Il celebre campo di Francia dello stemma borbonico, derivato dall’arma di Francia Antica, presenta un campo azzurro seminato di piccoli gigli d’oro (il numero di fleur-de-lys fu ridotto a tre da Carlo V nel XIV secolo). Questi gigli, in origine, sarebbero stati però…delle api! Nel 1653, infatti, a Tournai furono trovate in gran copia delle api dorate – anche se, in realtà, si tratterebbero di cicale! - nella tomba del re Childerico I (se ne conservano solo due esemplari nella Biblioteca Nazionale di Parigi, le altre sono andate disperse). Dal momento che Childerico fu il fondatore della dinastia merovingia, le api furono considerate il più antico emblema dei sovrani francesi. In seguito la loro forma si sarebbe stilizzata fino ad esser confusa con quella dei gigli.

DA APITALIA 9, 2015

 

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SECONDA PARTE

 

MUSEO STIBBERT

Il Museo Stibbert (www.museostibbert.it) a Firenze si trova nell’omonima via collinare al numero 26. Vi sono esposte armi antiche ed oggetti d’arte.
Nato dalle collezioni di Frederick Stibbert (1838-1906), un inglese di madre toscana che qui alla fine dell’Ottocento aveva restaurato e ingrandito la piccola Villa Montughi creando la sontuosa villa di famiglia che Frederick Stibbert, alla sua morte, donò, insieme con il parco e le collezioni alla città.
Il Museo Stibbert costituisce un raro esempio di casa-museo, nel quale ogni sala fu appositamente allestita per evocare atmosfera, luoghi e periodo d’appartenenza delle opere. Il progetto di Stibbert si articolò nel corso degli anni. Alle iniziali raccolte di armi e armature; col tempo si affiancarono i costumi, la quadreria, gli arazzi, gli oggetti di arredo e di arte (1).

L’abito conservato presso questo Museo (Fig. 11a) fu eseguito per l’incoronazione di Napoleone I (2) a Re d’Italia a Milano nel 1805 (dove, secondo la tradizione, s’impose da sé la Corona Ferrea fatta arrivare apposta dal duomo di Monza).
Riprende, leggermente semplificato e mutato di colore, quello indossato per l’incoronazione a Imperatore dei Francesi del 1804; è di velluto verde (richiamo alla Repubblica Cisalpina e specifico dell’Italia, perché ne differenzia il tricolore da quello francese), in raso di seta e porta ricamati simboli cari all’araldica napoleonica: l’alloro della gloria, l’ulivo della pace, le stelle del glorioso destino, le api della prosperità del popolo operoso (Fig. 11b).
Si completa con le insegne dell’Ordine Cavalleresco della Corona Ferrea, istituito dallo stesso Napoleone per la nobiltà del Regno, che si voleva erede dell’antico Regno Longobardo d’Italia.

 

LAMPADA

Se si dovesse riassumere il lavoro di Marie Christophe (www.mariechristophe.com) in una parola si potrebbe dire che si tratta del matrimonio tra la scultura e la leggerezza.
Leggerezza del materiale utilizzato, il filo di ferro o d’ottone, che si svolge in sottili forme e fluttua nello spazio; la forma che ne risulta è punteggiata dall’artista con elementi lussuosi, ad es. il cristallo, o più modesti come la ceramica.
Quindi si può affermare che Marie Christophe, con le sue opere, propone, ancora una volta, la problematica eterna di quale sia il confine tra l’arte decorativa e la scultura.

Questa artista, nata Strasburgo ma residente a Parigi, nel 2008 ha realizzato per i magazzini “Dior per i bambini” la lampada Bee Wall Sconce (Fig. 12)
Questo prezioso oggetto (14 mila dollari è il suo costo) , che possiamo definire scultura è una sorgente luminosa elaborata secondo uno stile decisamente originale.
I delicati cristalli collocati a mano si combinano con i fili, per dar vita alle forme di un’ape ad ali distese. Ogni pezzo differisce dagli altri, per garantire la massima esclusività ai clienti.
Un simile risultatoè reso possibile dalla lavorazione completamente artigianale, idonea a differenziare i dettagli.

La nota azienda Philips S.p.A. (www.philips. it) produce GuideLight Bee, una lampada notturna, luce guida per bambini dalle forme divertenti (esiste, oltre al modello“ape” anche il modello “coccinella” (Fig. 13)
È una lampada con tecnologia LED; leggera e portatile, si ricarica automaticamente quando è riposta sulla base di ricarica.
Essa funge anche da luce di sicurezza: si accende, infatti, automaticamente quando non c’è la corrente elettrica.

Il designer Omar Rivas (nihildes.blogspot.com), architetto di El Salvador (nato nel 1979), ha progettato, nel 2009, la lampada Bee light (Fig. 14), il cui disegno è ispirato dalla forma dell’ape che impollina un fiore.
La lampada è costituita dalla base acrilica (torace), dalle ali a mo’ di maniglie in alluminio e dalla lampadina acrilica traslucida (addome). La base presenta un piatto con cui può, oltre che appoggiata anche essere appesa a una parete o al soffitto e una parte staccabile (contenente una batteria ricaricabile) che permette movimenti alla lampada stessa.
Inoltre, proprio per ricordare il brusio dell’ape, la lampada ha un sistema programmabile di vibrazione che reagisce a qualsiasi rumore esterno (ad es. una risata).
Essa, dotata di timer, funziona anche come sveglia.

 

CHIAVETTE USB


Il nome della chiavetta USB descritta qui di seguito (USBee) è, evidentemente un gioco di parole tra bee (ape) e il verbo essere to be.
Per cui si potrebbe tradurre in entrambi i sensi: Sii/ape.
Questa flash drive è un gadget che attira decisamente l’attenzione e non solo per il suo aspetto che ricorda un’ape ma anche perché è snodabile e per la sua forma sinuosa (Figg. 15a) e la sua leggerezza per il materiale costituente (alluminio e silicone). Il suo collo, infatti, è completamente flessibile lungo tutti gli assi; questo brevetto rivoluzionario rende la flash drive USBee sicura per il computer.
Essa si può comprimere in spazi molto stretti tra il computer e qualsiasi altro oggetto evitando, così, danni fisici al PC quando la flash drive è accidentalmente urtata.

La componente elettronica interna è protetta (ad es. dal rovesciamento di caffé o di succo d frutta) e dalle cadute accidentali, dal guscio esterno in alluminio ricoperto di silicone (Fig. 15b).
L’USBee ha anche un sistema di ventilazione attorno alla scheda dei circuiti così non si rischia di “friggere” i preziosi dati archiviati (Fig. 15c). L’elettronica, infatti, si trova in un guscio di alluminio coperto da gomma di colore giallo. La parte posteriore della USBee ha fori di raffreddamento all’interno del silicone in modo che l’alluminio possa dissipare calore e mantenere fresco il dispositivo.
Per quanto riguarda la sua ergonomia, si può affermare che la scelta del silicone come materiale esterno è stata una buona idea in quanto esso impedisce che la flash drive USBee sfugga dalla mano; in più la presa è assicurata anche dai tagli presenti sulla parte posteriore.

In senso tecnico, USBee è molto più avanzata
rispetto alle normali chiavette USB.
La forma USB standard è stato ridisegnata, ora ha una forma insolita, con linee eleganti e raffinate, che gli conferiscono un look molto chic. Ogni volta che la si cerca, che sia dietro il computer, in tasca, in borsa o nello zaino, è facile da trovare, senza nemmeno guardare. Il suo corpo di forma speciale la rende facile da riconoscere con la mano.

Questo oggetto è stato progettato e disegnato da Damjan Stanković nel febbraio 2008 per l’azienda cinese MS; attualmente non è in produzione. Damjan Stanković (nato a Belgrado, Serbia, nel 1984 e residente nella stessa città), si è specializzato nella progettazione industriale e informatica (www.relogik.com).
Maikii (www.maikii.com) l’azienda di Treviso leader in Europa per la fornitura di chiavi USB e unità di memoria di ogni tipo. attraverso il marchio Tribe (www. usbtribe.com) produce collezioni di pennette USB simpatiche e sempre diverse.

Le collezioni raffigurano divertenti animaletti e personaggi sempre nuovi in morbida gomma: nell’aprile del 2012 sono state realizzate le chiavette USB di Ape Maia (la progettazione in 3D è stata realizzata dal team Design di Tribe sulla base del personaggio Ape Maia 3D progettato da Studio 100 Media nel 2011).

Era il 1912 quando l’Ape Maia fece la prima comparsa nei romanzi “Le avventure dell’Ape Maia” di Waldemar Bonsels.

A 100 anni di distanza, dopo aver emozionato migliaia di ragazzi grazie al cartone animato degli anni ‘80, la simpatica ape dai capelli ricci e biondi diventa protagonista delle tecnologie più moderne.
Le chiavette USB Ape Maia sono disponibili in due diverse versioni, entrambe con capacità di 4 GB (Fig. 16a e Fig. 16b).

 

HONEY-WAY


Officinanove (www.officinanove.it), azienda italiana (Pontedera, PI) specializzata nella produzione d’arredi in metallo, ha presentato nell’edizione 2010 del Salone Internazionale del Mobile di Milano, tra le novità del catalogo 2010, anche Honey-Way.

Questa è una linea di contenitori in acciaio a forma esagonale, a cella d’ape, da appoggiare a terra o da fissare a parete, aperti o con tre diversi tipi di anta, componibili secondo un presupposto modulare per venire incontro alle esigenze individuali di spazio e capienza.

La collezione Honey-Way è stata disegnata dai designers del team IS (Bedini, Raco e Settimelli) e gli elementi, come tutti i prodotti Officinanove, sono disponibili nei 190 colori della scala di colori RAL. Una bella possibilità in termini di personalizzazione delle proprie scelte di arredo (Fig. 17a e 17b).

 

 

ESPRESSIONI DI GRAVIDANZA

Il blog “Paesaggi dell’anima” ha pubblicato un post dal titolo “Espressioni...di gravidanza” (post n° 4057, 9/2/2011) che ci ha incuriosito, soprattutto per l‘immagine di questo calco con disegno (Fig. 18a).

Il post riporta una nuova tendenza che immortala un momento speciale della vita delle donne in gravidanza (in genere al 9° mese); questa particolare tecnica, per alcuni, è diventata una professione.

Oltre al ricordo “cartaceo” (fotografie varie) del cosiddetto “pancione” oggi c'è quello “scultoreo” (“fai da te”) proposto da Belly casting (www.Proud Body.com).

L’azienda vende un kit comprensivo del materiale per fare il calco in gesso del ventre della futura mamma e del materiale pittorico per personalizzarlo.

Dopo aver protetto il “pancione” con garze, preparata la poltiglia in gesso, la si spalma e si attende che si asciughi; la durata della applicazioneè di circa mezz’ora.


Dopodichè il calco è rimosso per essere dipinto: le decorazioni realizzate, pur essendo molto varie e belle, non sono, certamente, opere d’arte in quanto, spesso, sono opera degli stessi futuri genitori.

Nella galleria fotografica del sito web citato sono presenti alcuni calchi “apistici”: quello di Fig. 18b riporta l’ape come insetto pronubo e su quello di Fig. 18c è rappresentato un alveare naturale da cui escono ed entrano numerose api.


 

 

API DI SASSO

ELENA SANSON, artista di Feltre, ove è nata il 23/6/1963, dipinge animali sui sassi isassianimatidielena.blogspot.com.

La sua passione per la pittura, il disegno e la creatività in genere risale all’infanzia. Questa particolare tecnica, adottata con l’intento di rendere i sassi morbidi e soffici alla vista, prevede diverse fasi a partire dalla ricerca del sasso. Non è una ricerca facile, perchè si tratta di scoprire la pietra che racchiude in sé l’essenza dell’animale da ritrarre e che abbia una sua stabilità. Il successivo passaggio è il lavaggio del sasso che in molti casi rivela buchi, crepe o una grossolana grana per cui risulta inutilizzabile.

Quando il sasso è ben asciutto si procedere con una prima mano di colore per il fondo. La fase più creativa è lo schizzo a matita sul sasso del soggetto che l’artista vuole ritrarre, successivamente si procede al dipinto in ogni suo particolare utilizzando pennelli sintetici e colori acrilic

Una volta terminato, il sasso dipinto è protetto utilizzando una vernice resistente all’acqua.
Elena dipinge prevalentemente specie (soprattutto gatti) che si accovacciano, perché sono più efficacemente rappresentabili, poichè i sassi sono per lo più tondeggianti.

Lei stessa scrive: “io, quando vedo un sasso ci vedo anche l’animale ritratto e in questi piccoli sassolini dalla forma un po’ allungata ci ho visto delle api” (Fig. 19a e Fig. 19b).

 

THUN

La nota azienda di Bolzano (www.thun.it) propone un vasto catalogo di articoli da regalo e da collezione, mattonelle decorative per stufe, bomboniere e servizi in porcellana.

Nel suo catalogo si trovano numerosi prodotti decorati con api o che riportano soggetti afferenti al tema e che, qui di seguito, sono presentati:


• Ape “Pina” (Fig. 20a), l’anno d’immissione sul mercato è il 2008;
• Ape (Fig. 20b), questo magnete è stato “lanciato” nel 2010;
• Quadretto Fortuna (Fig. 20c) anche questo articolo è stato immesso sul mercato nel 2010;


• Campanella ape (Fig. 20d e Fig. 20e);
Anche questo articolo è stato realizzato in due formati: grande nel 2010, e mini nel 2011;

 

 

• Salino e pepino (ape e coccinella) (Fig. 20f); questi “portasale” e “portapepe” sono del 2010;

• Ghirlanda Estate (Fig. 20g) del 2010;

• Ape e frutti di bosco (Fig. 20h);
anche quest’articolo è stato immesso sul mercato nel 2010;

• Tisaniera “Miele” (fig. 20i) del 2011.

L’azienda stessa così scrive: “L’ape assolve, nei nostri prodotti, una funzione decorativa complementare, trovando spazio in composizioni che ritraggono la stagione primaverile o estiva.

 

In continuità con l’estetica tipica del marchio Thun, essa è chiamata ad evocare un immaginario favolistico e fantastico che si traduce in forme calde e tondeggianti”.

 



CAFFÈ PEDROCCHI (SALA ROSSINI)


La singolare decorazione della Sala Rossini (Fig. 21a) del celebre caffé Pedrocchi (3) di Padova (www.caffepedrocchi.it) è certamente ispirata al manto imperiale di Napoleone e conferisce all’ambiente una piacevole eleganza, in tono con l’edificio che rimane, ancora oggi uno dei più suggestivi caffé storici d’Italia (inscritto tra i monumenti patrimonio dell’Umanità stilato dall’Unesco).

Nel 1826, Giuseppe Jappelli (4) riceve da Antonio Pedrocchi l’incarico per la realizzazione del CAFFÈ PEDROCCHI; il piano terra sarà completato nel 1831 ma i lavori proseguono fino al 1842, anno in cui sarà inaugurato il piano nobile dell’edificio. Il Caffè Pedrocchi si configura come un edificio di pianta approssimativamente triangolare, paragonata a un clavicembalo.
Le tre sale principali del piano terra sono la Sala Bianca, la Sala Rossa e la Sala Verde, così chiamate dal colore delle tappezzerie realizzate dopo l’Unità d’Italia nel 1866.
Il piano superiore o Piano Nobile è articolato in otto sale, ciascuna decorata con uno stile diverso: etrusca, greca, romana, rinascimentale, ercolana, napoleonica (o Sala Rossini, destinata alle feste, al ballo e ai ricevimenti), egizia, moresca.

Sulle pareti della sala dedicata al compositore pesarese Gioachino Rossini sono applicate, tramite chiodini, numerose api in ottone sbalzato, a simulare una tappezzeria (Fig. 21b). Sul perché Napoleone scelse proprio le api come suo simbolo si veda la nota n. 2 a pag. 37
Le api sono anche simbolo dell’operosità per il bene comune, della società organizzata gerarchicamente, del risparmio e della gestione oculata del capitale: valori assai cari alla buona borghesia ottecentesca della città di Antenore (eroe troiano, mitico fondatore di Padova) che, nell’omaggio al bonapartismo, si autocelebrava e compiaceva di avere a disposizione diversi ambienti al Caffè, tutti decorati in ossequio alla storia, alle dinastie e alla tradizione musicale italiana.

Inoltre, come ha fatto notare qualche commentatore in passato, le api (che volano leggere e “spensierate”) sono simboliche del divertimento lecito, comunitario, come giusto premio per le fatiche del lavoro e degli impegni quotidiani.



 

 

 


Renzo Barbattini* e Santi Longo"

*Dipartimento di
Scienze Agrarie e Ambientali
Università di Udine

**Dipartimento di Agricoltura,
Alimentazione e Ambiente
Università di Catania

 

 

 

NOTE

1 - L’intera collezione, attualmente è costituita da oltre 36.000 numeri di inventario (per circa cinquantamila oggetti), per la maggior parte esposti, frutto del nucleo originale lasciato da Stibbert alla sua morte ma incrementato da vari doni e acquisti posteriori
2 - Napoleone Bonaparte, forse non inconsapevolmente, scelse le api come simbolo per il proprio manto (e per gli stemmi delle città): per cercare una “legittimazione” al proprio potere, rinviando alle antiche origini dei monarchi francesi. Esse saranno presenti negli abiti (“robe”) di parata, nell’Araldica
e nell’oggettistica in generale, abbinate o meno all’aquila dell’Impero (adottata nella forma “posata” a volo chiuso, simbolo di fermezza e d’equilibrio del potere). Questo particolare “apistico” si nota in importanti dipinti di artisti dell’ ‘800 quali Vincenzo Baldacci, Jaques Louis David e François Gérard.
3 - L’importanza storica del locale è anche data dal fatto che l’8 febbraio 1848, il ferimento al suo interno di uno studente universitario diede il via ad alcuni dei moti caratterizzanti il Risorgimento italiano.
4 Giuseppe Jappelli, ingegnere e architetto (Venezia, 14 maggio 1783 - Venezia, 8 maggio 1852) di fama europea e esponente di spicco della borghesia cittadina, fu tra i massimi esponenti dello stile neoclassico nel Veneto.

 

Da Apitalia, 41 (10) (2015): 39-45


******

 

 

III PARTE



Interpretazioni artistiche dell’ape sono presenti, oltre che nelle decorazioni, nei più disparati manufatti: dai fregi degli abiti ottocenteschi alle moderne chiavette USB, dai giocattoli al materiale apistico

ANIMALETTI PORTAFOTO E PORTINCENSO

Margherita Cenedese di Padova (www.fatinaspaziale.altervista.org) da anni si dedica alla realizzazione di creazioni d’argilla.

Tutti gli oggetti sono modellati e decorati interamente a mano: ogni oggetto è un pezzo unico che deve essere apprezzato ancor più in un’epoca d’omologazione e svalutazione dell'oggetto (sono sue parole!) Ha realizzato anche una serie di oggetti denominata “Animaletti Portafoto e Portincenso”.

Tutti gli animaletti, infatti, sono forniti di foro che può ospitare una barretta d’incenso ma anche una spirale metallica che, quindi, può essere usata per trasformarli da portaincensi a portafoto o segnaposto

(Fig. 1).

 

 

ANIMALETTI IN RESINA

Elena Pittino di Cadunea di Tolmezzo (UD) (www.montagnasenzaconfini.it) produce oggetti in ceramica per usi domestici e ornamentali; nel 2010 ha realizzato “Ape”.

Questa creazione artistica fa parte di una folta schiera di “animaletti”; Elena modella la resina e la ceramica e a ogni manufatto viene allegata una storia, un proverbio o una filastrocca della tradizione carnica, da qui il nome del suo negozio con laboratorio artistico: ce cal conte. ce cal conte può avere doppio significato: ciò che conta e ha valore (essendo una creazione artistica e quindi un oggetto unico),oppure ciò che racconta.

Nello specifico, l’ape è stata realizzata in resina e assieme è allegato il seguente proverbio: Nùe a l’é plùi dolc dal mîl, nùe a fâs mâl come un becòn. Niente è più dolce del miele, niente fa male come una puntura d’ape. In tutti c’è un lato positivo e uno negativo.

(Fig. 2)

 

 


AEREO

Nel 1979, Robert Starr ha avviato i lavori di progettazione e di costruzione del più piccolo biplano del mondo.
Dopo cinque anni, il minuscolo aereo “Starr Bumble Bee” (Fig. 3) era pronto per il volo che avvenne il 28 gennaio 1984 a Marana (Arizona, USA) e l’aereo è stato accreditato nel libro di guinness dei record del mondo come il più piccolo aereo, cat. Biplani, mai pilotato.
Robert Starr nel 1990 ha donato l’originale“Starr Bumble Bee” al museo “dell’aria e dello spazio” di Pima (Tucson, Arizona, www.pimaair.org).

 


APE IN FERRO BATTUTO

 

Le Fig. 4a, 4b, 4c riportano immagini di una creazione dell’azienda di Cortina d’Ampezzo (BL), Fabbro Zino (www.fabbrozino. it). L’insetto dalle sembianze di un’ape nei colori nero, grigio e oro, misura 15 centimetri di lunghezza, 15 di altezza e 22 di larghezza ed è stato interamente forgiata e dipinto a mano; essa è stata realizzato nell’aprile 2010, utilizzando 50 ore di lavoro.

All’occhio dell’entomologo non può sfuggire che i dettagli anatomici non sono fedelmente riprodotti: le ali posteriori sono solo abbozzate e le zampe non mettono in evidenza le caratteristiche peculiari dell’ape operaia, nell’apparato boccale le mandibole sono appena accennate, il labbro inferiore manca, mentre stipite e galee mascellari sono frutto di una libera interpretazione.
Bisogna, tuttavia, ricordare che si tratta di un oggetto decorativo e non prodotto a fini didattici, e come tale va valutato.
Sulla facciata del laboratorio dell’apiario benedettino di Finale Ligure (www.finalpia. it/07api/apiario.htm) sono installate alcune realizzazioni in ferro battuto di argomento apistico realizzate, partendo da semplici “verghe” di ferro, opportunamente sagomate e saldate da fra Benedetto che aveva l’hobby del ferro battuto

Nelle Fig. 5a, 5b e 5c sono riportate l’immagine di un’ape operaia bottinatrice, di un’ape operaia e di un apicoltore (probabilmente un frate) che visita un alveare.

Trattandosi di lavori che ricalcano il profilo/ contorno reale dei soggetti rappresentati, è dato poco spazio all’immaginazione per divagare e spaziare sul piano dell’arte.
Si sottolinea la capacità tecnica dell’esecutore, che con maestria indiscussa ha saputo piegare (nel senso letterale della parola), un materiale così poco duttile qual’è il ferro, per ridurlo ad essere immagine.

Queste apparentemente semplici figure, denotano una grande conoscenza “dell’Arte” dell’apicoltura.
Le figure prodotte, non solo sono esse stesse delle opere d’arte, ma anche raccontano una storia millenaria per la cura delle api, per l’amore e la dedizione che gli uomini hanno saputo dare e ricevere dalle importantissime api.

L’ape con l’alabarda (guardiana) è certamente ripresa da un’illustrazione riportata nel famoso libro di Martin Lindauer del 1975 (Il linguaggio delle api sociali, Zanichelli, Bologna); essa mostrava la “carriera” di un’ape operaia con la sequenza cronologica delle attività compiute durante la sua vita (pulitrice con la scopa, ceraiola con la cazzuola, bottinatrice col cestino…): questa figura è stata citata in diversi manuali di apicoltura.

Queste realizzazioni esterne e visibili a tutti diffondono le conoscenze dell’apicoltura e il legame che i Padri benedettini hanno sempre avuto con l’attività apistica.

È bene ricordare le numerose attività e iniziative svolte nel tempo presso l’abbazia di Finale Ligure (più comunemente: Finalpia) quali la conduzione dell’apiario, i vari corsi di avviamento all’apicoltura e di aggiornamento, i numerosi corsi di analisi sensoriale dei mieli, la gestione di un’avviata e fornita erboristeria).

È noto quanto i Monaci benedettini fossero dediti non solo alle attività intellettuali ma anche ad alcune manuali quali la legatura dei libri e l’allevamento delle api.

In questo contributo non abbiamo voluto riportare le immagini relative a oggetti strettamente “apistici” ma, data la loro innovazione tecnologica, facciamo un’eccezione per i successivi prodotti.

 

 

BEEHAUS OMLET

L’azienda inglese Omlet (www.omlet.co.uk) produce dal 2009 Beehaus, un tipo d’arnia di così facile gestione da consentire l’allevamento delle api persino nel giardino (Fig. 6a) o sul tetto di casa (Fig. 6b).
L’arnia Beehausè componibile e costituita, in prevalenza, da polietilene a media densità con alcune parti in ABS1 e polipropilene. I sostegni sono in acciaio rivestito PPA2.

È noto che il nido delle arnie verticali più diffuse (Langstroth, Dadant-Blatt) contiene 10 telaini mobili, il nido dell’arnia Beehaus ne contiene 22; i suoi melari non sono sovrapposti ma accostati e contengono ognuno 5 telaini (Fig. 6c, Brood Box, Brood Frames, Supers, Supers Frames). Con questo tipo d’arnia sono possibili tutte le operazioni apistiche previste dalla conduzione dell’alveare.

 


PROPOLINA


Fin dall’antichità si conoscono le proprietà antibiotiche e antinfiammatorie della (o del al maschile) propoli (3): recentemente sono stati scoperti i benefici della frazione volatilediffusa nell’ambiente che svolge un’azione probiotica sull’intero organismo. Kontak, azienda di Pozzo d’Adda (MI) (www.kontak.
it) ha messo a punto alcuni diffusori di propoli al 100% Made in Italy, tra questi ci piace segnalare, per la sua particolare forma, Propolina “l’ape amica dei bambini”, realizzata nel 2010.

Questo diffusore (Fig. 7) è in plastica caricata vetro per renderla ignifuga; la propoli utilizzata è in forma pura (polverizzata) come si raccoglie dall’alveare ed è confezionata in una capsula di alluminio che bisogna inserire in un fornelletto all’interno del diffusore (in Propolina la resistenza è ubicata nella parte superiore della testa).

Ciò che è liberata gradualmente e regolarmente per tutta la durata della capsula non è la frazione cerosa, che cadendo andrebbe sicuramente a sporcare le superfici ma è solo la frazione volatile composta da flavonoidi, terpeni e olii essenziali. Il diffusore scalda, infatti, la propoli fino al punto di fusione della frazione cerosa, portandola poi alla temperatura ottimale per la liberazione della frazione volatile.

 



PROGETTO API ROVERGARDEN


Il Progetto api fu ideato, nel biennio 1999 2000, dal sig. Giuseppe Rovera, titolare della Società Rovera Resine s.r.l. (www.rovergarden. it).
Egli, data l’esperienza maturata nella lavorazione delle materie plastiche, decise di applicare la tecnologia messa a punto nella sua azienda a una sua passione giovanile: l’apicoltura.

In particolare realizzò gli stampi per poter produrre favi da nido e da melario interamente costruiti in polipropilene, con cellette il più possibile simili a quelle naturali.
Costruì, come completamento della gamma di prodotti apistici, anche un’arnia (Fig. 8a) con determinate caratteristiche quali la robustezza, l’atossicità e la facile manutenzione e pulizia.
Le sue pareti sono di una resina bicomponente; in realtà si tratta di una doppia parete che determina la presenza di un’intercapedine la quale permette un perfetto isolamento termico.

Quest’arnia può essere disinfestata a vapore senza subire danneggiamenti e deformazioni; essa è, inoltre, sovrapponibile. La Fig. 8b mostra la facile sovrapposizione di tre arnie complete per il trasporto; i tetti delle arnie trovano posto al di sopra di esse. I favi (la Fig. 8c mostra quelli del melario) presentano celle di dimensioni“naturali” (mm 4.9 con tolleranza più o meno di 5 centesimi) e sono anch’essi costruiti in materiale atossico.

 







NOTE

1 - Acrilonitrile-butadiene-stirene (ABS) è un comune termoplastico Si tratta di un copolimero fatta per polimerizzazione dello stirene e acrilonitrile in presenza di polibutadiene; Il stirene regala alla plastica
una superficie lucida e im-permeabile. Il butadiene, una gommosa sostanza, fornisce resistenza anche alle basse temperature.
2 - PPA è la sigla che identifica la Poliftalamide, un materiale termoplastico in resina sintetica della poliammide (nylon).
3 - La propoli è un prodotto che le api ottengono elaborando con enzimi e secrezioni salivari le resine raccolte su gemme e su cortecce di alcuni vegetali quali pioppi, querce, ontani, betulle, abeti, pini,
ippocastani, ecc.; esse sono prodotte con lo scopo di proteggere soprattutto gemme e germogli e hanno una composizione che varia nelle diverse stagioni e da pianta a pianta.

 

Da Apitalia, 41 (11) (2015): 42-46

 

 


Renzo Barbattini* e Santi Longo"

*Dipartimento di
Scienze Agrarie e Ambientali
Università di Udine

**Dipartimento di Agricoltura,
Alimentazione e Ambiente
Università di Catania



BIBLIOGRAFIA


- BARBATTINI R., BEGAMINI G., 2010 - L’ape nell’arte del Settecento e dell’Ottocento - (parte I). Apitalia, 36 (1): 35-39 • BARBATTINI R., BEGAMINI G., 2010
- L’ape nell’arte del Settecento e dell’Ottocento (parte II). Apitalia, 36 (2): 35-38
BARBATTINI R., MAZZOCCHI L., 2015 - L’ape insetto prodigioso: il suo linguaggio. L’Apis, 23 (1) (2015): 27-29
CONTESSI A., 2004 - Le api: biologia, allevamento, prodotti. Calderini edagricole, Bologna: 497 pp.
D’AMBROSIO TONINI M., 1986 - L’apicoltura. Edizioni Paoline, Roma:145 pp.
FRILLI F., BARBATTINI R., MILANI N., 2001 - L’ape, forme e funzioni. Calderini edagricole, Bologna: 112 pp.
LINDAUER M., 1975 - Il linguaggio delle api sociali. Zanichelli, Bologna
MAZZA B., (a cura di), 1984 - Il Caffè Pedrocchi in Padova. Signum, Padova: 172 pp.
POSSAMAI P., 2000 - Caffè Pedrocchi, Guide, Skira Editore. 93 pp.
RICCIARDELLI D’ALBORE G., INTOPPA F., 2000 – Fiori e api. La flora visitata dalle api e dagli altri apoidei in Europa. Calderini edagricole, Bologna: 253 pp
ROSSI P., 2006 - Comparazione di metodi di produzione della propoli. Apoidea 3 (1): 27–32
SERRA G., 2002 - La propoli. In “Apicoltura, il Sapore di una Storia. I prodotti dell’apicoltura” a cura di Sabatini A.G. e Carpana E., I. N. A., Bologna, Ed. Leader II: 60-74.

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Api nell'Arte

 

- Api nell'Arte antica

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- Api e Figurine Liebig

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- Api - Perchè pungono

- Ape, insetto prodigioso

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- Appunti di vacanze - Il rifugio di Resy

- Metamorfosi del legno

- Pellegrinaggio in Terrasanta

- 42° Congresso Internazionale di Apicoltura (Apimondia) a Buenos Aires, 2011

- Per un'apicoltura a misura dei disabili

 

 

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