Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

CHIESE E MADONNE  DI ROMA

 

CHIESE E MADONNE  DI ROMA

Breve itinerario storiografico ed iconografico tra
Chiese e Madonne romane, 
con qualche digressione su immagini devozionali,
preghiere e la vita di alcuni Santi

PREMESSA

E’ un’impresa difficile ed anche un po’ ambiziosa questa di voler parlare solo di alcune delle chiese esistenti a Roma,  non perché siano più belle o più importanti delle altre o perché la loro storia sia più interessante, ma a causa del loro elevato numero sarebbe un’impresa folle e forse impossibile elencarle tutte in un’unica pubblicazione.
Quindi, fra le tante, ne ho selezionato alcune che hanno come comun denominatore la presenza di quadri, icone o affreschi dedicati alla Madonna, venerata sotto vari titoli. Oltre a tale elemento essenziale, ho poi prescelto alcune chiese dedicate ad alcuni Santi o Martiri, altre edificate anche grazie all’iniziativa di qualche Santo Fondatore, di cui nella chiesa si conservano le reliquie o comunque tracce del suo operato. 
 
Diciamo che sono stata spinta a questa scelta anche dalla mia passione collezionistica che riguarda non solo le immagini sacre, ma altri settori del collezionismo, come le cartoline, i calendarietti, le Figurine Liebig ed altro. Ma la “scoperta”, circa venti anni fa, dei “santini”, mi ha portato pian piano a conoscere un mondo affascinante, pregnante di fede, mi ha avvicinato alle figure senza tempo di alcuni Santi che hanno fatto la storia della Chiesa. Insomma, è stata una scoperta che mi ha arricchito molto interiormente!

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-.....Bisogna dire che, al di là della bellezza estetica che porta a collezionare le immaginette sacre, esse rappresentano quasi sempre uno sprone a saperne sempre di più sulla vita e sulle opere di Gesù o del santo o della Madonna che raffigurano.
Ci si chiede in che luogo siano conservati i relativi dipinti o venerate le statue delle Madonne conosciute sotto vari titoli, coronate o no dal Capitolo Vaticano…   o i corpi incorrotti di alcuni santi rappresentati in molti santini.
Le domande sono tante e si vorrebbe sempre una risposta esauriente.

E’ questa urgenza, dunque, che mi ha portato a scegliere tra le migliaia di immaginette collezionate, che  mi ha spinto a fare una selezione e che mi ha indotto ad assemblare insieme Chiese, Madonne e Santi che condividono uno spazio, un luogo fisico, storia e leggende, tradizioni e cerimoniali. 

Sicuramente non saranno notizie del tutto esaurienti, ma ho cercato di fare del mio meglio selezionando gli argomenti che mi sembravano più interessanti per un lettore “digiuno” sia di informazioni religiose che di quelle artistiche, augurandomi che questo sia solo l’inizio di una ricerca che diventerà man mano più appassionata ed appassionante.

 

 

 

 

CHIESA DI SANTA MARIA IN VIA

MADONNA DEL POZZO

Incoronata dal Cap. Vat. Nel 1646

Preghiera

Vergine santa, Regina e Madre nostra amorosa, a Voi con cuore di figli grati veniamo a deporre il nostro tributo riconoscente per aver scelto quest'umile luogo ove manifestare la Vostra potenza, facendo prodigiosamente emergere dal pozzo e galleggiare sulle acque la Vostra venerata immagine.
In questo Santuario, dove da sette secoli regnate Madre di Misericordia e Dispensatrice di celesti favori, sempre pronta a comrpendere le nostre necessità ed a lenire i nostri dolori, si elevino a Voi non solo le nostre umili suppliche ma anche i nostri ringraziamenti per i segnalati favori da Voi elargiti.
Deh! accogliete l'omaggio della nostra devozione e la promessa di tenerci sempre uniti a Voi, persuasi che nel giorno in cui, per nostra sventura, ce ne allontanassimo, saremmo perduti.
Siate dunque Voi sola il pensiero prediletto della nostra mente, l'affetto più tenero del nostro cuore, l'oggetto più caro dei nostri accenti in ogni giorno della nostra vita, finchè non ci sia concesso di stringerci maggiormente a Voi coi vincoli di quella carità perfetta che è riservata ai Beati in cielo. Così sia!

L'immagine della Madonna qui venerata fu oggetto di un miracoloso "salvataggio" ad opera del Cardinal Capocci.
Nella notte tra il 26 e il 27 di settembre del 1256, in Roma, un servo del Cardinale aveva - per sbaglio o di proposito, non si sa - gettato nel pozzo della stalla del palazzo un'immagine della Madonna dipinta su un pesante mattone di terracotta. Nonostante il peso, prima che arrivasse in fondo, il rigurgitare improvviso ed abbondante delle acque riportarono a galla la sacra icona. Il Cardinale, dopo aver pregato a lungo, riuscì ad afferrarla e trala in salvo.

Il processo canonico comprovò il miracolo e il papa Alessandro IV la fece mettere in venerazione in una cappella presso il pozzo da dove era riemersa. Sotto papa Innocenzo VIII (1484-1492), la chiesa fu ricostruita “dalle fondamenta”.
Egli raccontò l’accaduto a Papa Alessandro IV ed il pontefice, ritenendolo miracoloso, ordinò che la stalla venisse trasformata in chiesa e si recò a vedere  l’immagine di Maria, sottoponendola all'attenzione dei fedeli, proprio vicino allo stesso pozzo presso cui era stata rinvenuta, chiamandola, appunto, "Madonna del Pozzo".
La Madonna venne ufficialmente incoronata dal Capitolo Vaticano nel 1646.
Nell’attuale chiesa-santuario, questa icona è tuttora venerata nella prima cappella sulla destra, dove molti fedeli quotidianamente vanno ad attingere e bere l’acqua dell’antico pozzo.

Antica stampa


Presente sul territorio, rione Trevi, quasi alle spalle della famosa Fontana, già intorno all'anno 1000 e sin dagli inizi del 1200 eretta a parrocchia, la chiesa venne affidata all'Ordine dei Servi di Maria nel 1513 e ricostruita verso la fine del 1500, ad opera di insigni architetti; successivamente la cooperazione di Giacomo della Porta, Francesco da Volterra e Carlo Rainaldi ne realizzò la facciata.
L’interno è ad una sola navata , ma su ciascun lato si aprono quattro cappelle. La volta è di Gian Domenico Piastrini.
Nella Cappella Aldobrandini, terza sulla destra, vi sono un'Annunciazione e due quadri del Cavalier d'Arpino.


Immagine sul soffitto

Statua della Virgen del Quinche, venerata in Ecuador donata dal cardinale ecuadoregno González Zumárraga, in visita a Roma

Quadro di Tarcisio Bedini

 

Il Santuario pubblica una rivista quadrimestrale chiamata "La Madonna del Pozzo" e presso la chiesa è attiva la sezione romana dell’Associazione Italiana Amici del Presepio che, durante il periodo natalizio, ospita un Presepio antico e una mostra di presepi viene esposta nel chiostro.

Cristodeposto dalla Croce con la Madre e le pie donne -
- Quadro da restaurare, presente nella sagrestia

 

 

 

SANTA MARIA IN TRIVIO

VERGINE COL BAMBINO

Devota effige della Vergine Santissima, XV secolo 

Preghiera

Ricordatevi, o pietosissima Vergine Maria che non si è mai inteso al mondo che alcuno ricorrendo alla Vostra protezione, implorando il Vostro aiuto e chiedendo il Vostro patrocinio, sia stato da Voi abbandonato.

Animato da tale confidenza, a Voi ricorro, o Madre, o Vergine delle vergini, a Voi vengo e con le lacrime agli occhi, reo qual sono, mi prostro ai Vostri piedi a domandare pietà.

Non vogliate, o Madre del Verbo, disprezzare le mie suppliche, ma benigna ascoltatemi ed esauditemi, così sia

La chiesa -  già detta di  Santa Maria in Xenodochio eppoi chiamata S.Maria in Trivio o Trejo, perché situata al centro di tre vie -  ha dato nome alla nota fontana situata alla confluenza delle tre strade ed al rione, trasformandosi  successivamente in Trevi.

Dapprima assegnata ai Crociferi, verso la metà del 1600 venne concessa ai Ministri degli Infermi e verso la seconda metà del 1800 ai Chierici Minori, fino all’ odierno affidamento alla Congregazione del Preziosissimo Sangue fondata da San Gaspare del Bufalo, qui sepolto.

La facciata, su cui campeggiano delle false finestre,  venne realizzata da Jacopo del Duca verso la fine del 1500 e  nel 1800 l’edificio venne ristrutturato da Carlo Maderno.
La navata centrale che ha lateralmente varie cappelle con sepolture di antiche, nobili famiglie venne quasi del tutto rifatta sul disegno originale, a seguito dei bombardamenti su Roma durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre il tabernacolo, andato distrutto, venne ricostruito.
La volta, affrescata da   Antonio Gherardi, è decorata con scene del Nuovo Testamento.


Preghiera al Preziosissimo Sangue 

O Sangue preziosissimo di Gesù, prezzo infinito di riscatto dell'universo, bevanda e lavacro delle nostre anime, che difendi la causa dell’umanità dinanzi al trono della suprema misericordia, noi profondamente ti adoriamo.

Vorremmo, per quanto è possibile, compensarti dell'ingratitudine e degli oltraggi, che. ricevi continuamente da tanti peccatori, che ardiscono di bestemmiarti.

Sii sempre benedetto, o Sangue di infinito valore e sia mille volte benedetto Gesù che ti ha sparso per la nostra salute.

È stato il Suo immenso amore per noi, che ti ha cavato dalle Sue vene fino all'ultima stilla!
O Sangue di redenzione e di vita, di unità e di pace, sorgente di grazia e pegno di vita eterna, fa che tutti i cuori e tutte le lingue ti possano lodare, benedire e ringraziare ora e sempre.

 Amen.

San Gaspare del Bufalo

Nato a Roma nel 1786, sin da piccolo sentì il richiamo di Dio e soprattutto era portato all'evangelizzazione.
Svolse la sua attività di sacerdote e missionario a Rimini e in generale nell'Italia centrale. Il suo desiderio era quello di recarsi in terre lontane appunto per annunciare il Vangelo.
Conclusi gli studi presso il Collegio Romano, iniziò la sua opera nel 1798, indirizzandola all'assistenza dei più poveri, ridando vita all'Opera di S. Galla e nel 1808 diventò sacerdote, fondando subito un oratorio e svolgendo la sua opera di evangelizzazione presso i contadini.
Sullo sfondo di una situazione politica difficile per la Chiesa (Papa Pio VII venne imprigionato), San Gaspare rifiutatosi di giurare fedeltà a Napoleone, venne imprigionato per 4 anni ma poi, tornato a Roma, riprese la sua attività, dedicandosi alle missioni popolari, su consiglio del Papa e ciò fece per tutta la sua vita, instancabilmente, mentre cresceva in lui la devozione verso il Sangue Preziosissimo di Gesù, di cui divenne fervente apostolo, come anni prima Suor Agnese del Verbo Incarnato aveva predetto.
Egli fondò a questo scopo la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, alcuni dei quali veri esempi di santità (tra gli altri anche il futuro Pio IX) e successivamente, con l’aiuto  di Maria De Mattia, poi beatificata, l''Istituto delle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue, che sfociarono nella Pia Unione del Preziosissimo Sangue, oggi Unio Sanguis Christi, già in essere sin dal 1808, diffusa sul territorio nazionale ed anche all'estero.

San Gaspare, già in fama di santità, riusciva a convertire e a sciogliere i cuori più duri, nonostante le difficoltà postegli sul cammino, gli attentati alla sua vita a cui miravano gruppi di massoni contro cui lui predicava e l'affidamento di una rischiosa missione, diretta a placare le efferatezze dei briganti che la facevano da padroni nei dintorni di Roma e che egli riuscì a debellare con le sole armi del Crocifisso e della sua parola.
Morì nella sua città natale nel 1837 e S. Vincenzo Pallotti, suo coadiuvatore, vide ascendere la sua anima al cielo sotto forma di stella, mentre Gesù stesso gli andava incontro.
La devozione verso San Gaspare crebbe in un batter d'occhio, non solo in Italia ma anche in Francia, per la guarigione miracolosa della figlia del governatore di Nizza e di molti scritti sulla sua vita ed opere da parte di Gastone de Segur e di san Pietro Giuliano Eynard. Venne beatificato nel 1904 da Papa Pio X e fatto santo nel 1954 da Pio XII.
Infiniti sono i miracoli e le grazie ottenuti per sua intercessione.

 


Madonna del Calice

Tale immagine era molto cara a San Gaspare del Bufalo che pare l’avesse fatta dipingere su sue specifiche indicazioni, riguardante soprattutto la presenza del calice nelle mani di Gesù Bambino.
L’appellativo di questa Madonna era “Madonna delle missioni”, poi diventata “Madonna del Calice”, successivamente “Madonna del Preziosissimo Sangue” ed infine “Regina del Preziosissimo sangue”.
Il quadro è conservato dai Missionari nella chiesa di S. Maria in Tri­vio, a Roma, e viene ricordata liturgicamente il 24 maggio, secondo le disposizioni di San Gaspare che nella sua Regola esortava i suoi seguaci a venerare la Madre di Dio, alla cui protezione aveva affidato la Sua Congregazione.

Preghiera


Gloriosissima Vergine, scelta dall'eterno Consiglio per Madre dell'eterno Verbo umanato, tesoriera delle divine grazie ed avvocata dei peccatori, io, indegnissimo Vostro servo a Voi ricorro, affinchè vogliate essermi di guida e consigliera in questa valle di lacrime.
Impetratemi per il preziosissimo sangue del Vostro Divino Figlio, il perdono dei miei peccati, la salveza dell'anima mia e i mezzi necessari per conseguirla.

Ottenete il trionfo della Santa chiesa e la propagazione del Regno di Gesù Cristo su tutta la terra. Così sia.

 

 

 

CHIESA DI SAN BONAVENTURA AL PALATINO

MADONNA DEL BELL'AMORE

Questo quadro, realizzato dal pittore Sebastiano Conca nel 1741, venne da lui regalato a san Leonardo da Porto Maurizio che rimase talmente colpito dall’immagine di Maria da definirla “Madre del bell’amore”, dedicandole queste righe:

“La Madonna è la creatura più amata da Dio e perciò è opera così degna, così eccelsa che Dio medesimo non può fare, tra le pure creature, cosa più bella.
La Madonna è la più amante dell'uomo.
Maria santissima, come la più amata da Dio può salvarci, come la più amante dell'uomo vuole salvarci. dunque, chi è vero devoto di Maria, può dire liberamente: il paradiso è mio!
E' tanto grande il buon cuore che ha Maria di soccorrerci, che si ritiene offesa da chi, nelle sue miserie, a lei non ricorre”

Preghiera 

O Maria, Madre del bell'amore, Madre di dolore e di misericordia, noi vi domandiamo di unire le vostre preghiere alle nostre, affinchè il vostro Divin Figlio, al quale noi ci rivolgiamo con confidenza, in virtù delle vostre lacrime esaudisca le nostre suppliche.
E ci conceda oltre le grazie che Gli domandiamo, la corona della gloria nell'Eternità.

Così sia!".

La chiesa di S. Bonaventura, in alto a destra

Costruita nel 1675 da Papa Clemente X  e dedicata a San Bonaventura Dottore della chiesa,  essa venne edificata assieme al convento su una antica cisterna dell’Acquedotto Claudio, poco distante dalle rovine della Domus Augustana.
Veniva chiamata anche San Bonaventura alla Polveriera, dalla vicina fabbrica di polveri da sparo.
Le costruzioni vennero realizzate su quella che era la vigna del Cardinale Francesco Barberini.
Sia il convento che la chiesa vennero poi restaurate nella prima metà del 1800 quando fu anche realizzata la facciata, incorniciata dalle due ultime stazioni di una antica Via Crucis.

San Bonaventura titolare della chiesa

 

Beato Bonaventura da Barcellona

All’interno, sotto l’altare di sinistra vi è sepolto il Beato Bonaventura da Barcellona che diede inizio alla costruzione della chiesa.
Sposato e rimasto vedovo entrò nell’Ordine Francescano ed operò in vari conventi spagnoli, poi nel 1658 visse a Roma dove è ricordato per la sua opera di evangelizzazione. Morì nel suddetto convento nel 1684.

Sotto l’altar maggiore vi era conservato il corpo di San Leonardo da Porto Maurizio, di cui oggi rimane in San Bonaventura solo una costola, essendo il corpo stato traslato ad Imperia.

Nella chiesa sono inoltre conservati i resti dei martiri Colomba e Flaviano.

 

San Leonardo da Porto Maurizio

San Leonardo da Porto Maurizio dei Frati Minori, Paolo Girolamo Casanova, visse a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo.
Figlio di un armatore, appena dodicenne si recò a Roma presso uno zio per ragioni di studio, ma sentito il richiamo di Dio si diede agli studi ecclesiastici e nel 1702 diventò sacerdote. Sentiva imperiosa l’urgenza di andare in missione ma il suo destino fu altro.
 Dopo qualche tempo essendosi ammalato di tisi, i superiori lo rimandarono nella sua città natale dove visse per 5 anni. Guarito miracolosamente, venne inviato a Firenze per dar vita ad un nuovo convento, dopodichè cominciò la sua attività di predicatore che lo portò in varie regioni d’Italia, e successivamente a Roma, dove visse nel convento di San Bonaventura.
Infine fu a Genova dove venne acclamato per le sue prediche in cui consigliava di porre sulla porta di casa un’immagine di Gesù ed i Nomi di Gesù e Maria ed in cui sollecitava i fedeli alla pia pratica della via Crucis, di cui fu ardente diffusore. Infatti, lui per primo piantò nel Colosseo una Croce in ricordo dei martiri cristiani e vi fece innalzare delle edicole votive che però poi vennero eliminate durante successivi lavori di ricostruzione dell’Anfiteatro Flavio.
Continuò, infaticabile le sue peregrinazioni e predicazioni, che venivano seguite da un gran numero di fedeli,  in Liguria, in Toscana e persino in Corsica, poi morì nel convento di San Bonaventura il 26 novembre 1751.Venne proclamato santo nel 1867 ed è stato conclamato Patrono dei missionari in terra cattolica.

 


 


SANTUARIO DEL DIVINO AMORE

MADONNA DEL DIVINO AMORE

Miracolosa immagine della Madonna del Divino Amore (XIV sec) – Incoronata il 13 -5- 1883

Preghiera 

O bella Vergine Immacolata Maria, Madre di Dio e Madre nostra, o Madre del Divino amore, a Te rivolgiamo la nostra fiduciosa preghiera per le grazie di cui abbiamo bisogno.
Tutto Tu ci puoi ottenere, Tu che meritasti di sentirti salutare dall'Angelo di Dio: Ave Gratia plena!

Si, o Maria, veramente Tu sei piena di grazia, perchè il Tuo celeste Sposo, lo Spirito Santo, col Suo Divino Amore, fin dalla Tua concezione è venuto in Te, Ti ha preservata dalla colpa e conservata immacolata; è ritornato sopra di Te nell'Annunciazione e Ti ha resa Madre di Gesù lasciando intatta la Tua Verginità; su Te si è posato ancora nel giorno della Pentecoste, riempiendoti dei suoi sette doni, sicchè Tu sei tesoriera e fonte delle divine grazie.

Tu dunque, Madre dolcissima del Divino Amore, ascolta le nostre suppliche e concedici quanto Ti chiediamo!

Assicura all'Italia e al mondo la pace, fa trionfare il Tuo Amore, proteggi il Papa, raduna nell'unità perfetta voluta dal Tuo Divin Figlio tutti i cristiani. Illumina con la luce del S. Vangelo coloro che ancora non credono, converti a Dio i poveri peccatori, dona anche a noi la forza per piangere i nostri peccati e vincere d'ora in poi le tentazioni, rischiaraci la mente per seguire sempre la via del bene, aprici alfine, o Maria, quando Dio ci chiamerà, la porta del Cielo.

Ed intanto, Tu che ci vedi gementi e piangenti in questa valle di lacrime, soccorrici nelle nostre miserie, conservaci la rassegnazione nelle inevitabili croci della vita, guarisci o Madre di grazia, le nostre infermità, ridona la salute ai malati che a Te ricorrono.

Solleva, o Maria, e libera dalle lore pene le anime sante del Purgatorio, specialmente quelle affidate all'Opera dei Suffragi del Santuario e le vittime di tutte le guerre.

Guarda maternamente e proteggi le opere del Tuo Santuario del Divino Amore, e a noi Tuoi figli, concedi, dolcissima Madre, di poterti sempre lodare e che il nostro cuore sia tanto acceso del Divino Amore in vita, da porterne godere in eterno in Cielo. Amen.

In un giorno di primavera del 1740, un devoto che voleva raggiungere a piedi la Basilica Vaticana si smarrì nella campagna romana a sud di Roma, vicino a Castel di Leva. Si diresse  per chiedere informazioni verso alcuni casolari ma, assalito da cani aggressivi e rabbiosi, non sapendo a chi rivolgersi, alzò lo sguardo verso l’alto e vide l’immagine dello Spirito Santo che indicava una Madonnina con in braccio un Bambino,  rappresentati su una torre del castello.

Si affidò dunque a Maria, invocando la sua protezione e di lì a qualche istante i cani se ne andarono senza toccarlo. Subito dopo alcuni pastori si avvicinarono all’uomo di cui avevano udito le grida, che raccontò loro quanto gli era capitato e lo indirizzarono verso la giusta direzione. Essi riferirono a tutti quanto accaduto  e la gente incominciò a recarsi davanti all’immagine della Madonna per devozione.

L’icona della Madonna venne tolta dalla torre e trasferita dapprima in Santa Maria ad Magos e successivamente in una nuova chiesetta, dove l’affresco venne inserito nell’altare maggiore, diventando subito oggetto di devozione e meta di pellegrinaggi degli abitanti di Roma e zone limitrofe, dando origine ad un’indulgenza plenaria, concessa da Papa Benedetto XIV per il giorno del secondo trasferimento ed anche per la settimana successiva.

Il piccolo santuario venne affidato subito ad un eremita poi all’inizio del 1800, solo per il periodo della Pentecoste ad alcuni sacerdoti. Dopo un secolo la chiesa venne rinnovata e restaurata ed anche la strada che conduceva al Santuario venne riaggiustata. Ai festeggiamenti per il centenario partecipò anche il re del Portogallo, Michele.
Col tempo però il luogo sacro venne profanato dalla presenza di bancarelle di generi alimentari frequentate dai visitatori del Santuario che ormai era diventato soprattutto  meta di scampagnate e successivamente al furto dei gioielli donati alla Madonna, nel 1930 la struttura venne affidata ad un rettore-parroco, il primo dei quali fu Umberto Terenzi (ora Servo  di  Dio) – il cui corpo è stato posto nel santuario dopo la morte  -  che diede vita alla Congregazione delle Figlie della Madonna del Divino Amore e successivamente gli Oblati,  a cui venne affidato il Santuario.

Successivamente al bombardamento avvenuto nella zona nel corso della Seconda Guerra Mondiale, l’immagine della Madonna del Divino Amore venne portata in processione nella capitale e deposta nella chiesa intitolata alla Madonna del Divino Amore, poi, qualche mese dopo essa venne trasferita in san Lorenzo in Lucina dove, soprattutto per la Novena di Pentecoste, vi fu un massiccio afflusso di devoti romani, invitati da Papa Pio XII a pregare ardentemente per tener lontano dalla città ogni  azione di guerra, tanto che l’icona venne poi ancora trasferita in una chiesa più grande, quella di Sant’Ignazio di Loyola.

Proprio alla scadenza della novena, la sera del 4 giugno, dopo aver proclamato il voto solenne fatto dalla popolazione romana per la salvezza della città, promettendo la costruzione di un nuovo Santuario e di un’opera caritativa, i tedeschi si ritireranno da Roma mentre arriveranno le truppe alleate.
Il Papa, finalmente libero di poter uscire dal Vaticano, qualche giorno dopo si recò nella chiesa per la celebrazione di una messa davanti all’immagine della Madonna che verrà chiamata anche Salvatrice di Roma.

Nel settembre del ’44 l’immagine della Madonna venne riportata nel Santuario dove, tre anni più tardi fu costruita la Cripta dell’Addolorata e vennero realizzati dei mosaici del primo miracolo e del voto dei romani.
A guerra finita, sul territorio di Castel di Leva si ricostruì dunque il Santuario, un Seminario, la casa madre della Congregazione delle Figlie della Madonna del Divino Amore.

Nel Santuario visitato da molti Papi sono conservati molti ex voto tra cui fa spicco la cuffia del radiotelegrafista del dirigile “Italia” che Nobile condusse al Polo Nord nella sfortunata spedizione, promessa come dono alla Madonna del Divino Amore se i sopravvissuti – tra cui appunto il telegrafista – fossero potuti tornare alle loro case. La radio per tanti giorni inservibile, dopo il voto ricominciò a funzionare permettendo l’arrivo dei soccorsi.

Il Santuario, rinnovato per l’Anno Santo del 2000, è meta d’arrivo di molti pellegrini, molti dei quali partono a piedi da Roma di notte per arrivare al Santuario alle prime luci dell’alba e diventa scenario di una suggestiva Via Crucis animata da un gran numero di persone.

 

 

 

BASILICA DEI SANTI SILVESTRO E MARTINO AI MONTI

BEATA VERGINE DEL CARMINE

Preghiera

O beatissima Vergine Immacolata, decoro e splendore del Carmelo, Voi che riguardate  con occhio di particolare bontà chi riveste il benedetto vostro abito, riguardate benignamente anche me e ricopritemi col mantello della Vostra materna protezione.
Fortificate la mia fiacchezza col Vostro potere, illuminate le tenebre della mia mente con la Vostra sapienza, accrescete in me la fede, la speranza e la carità.
Adornate l’anima mia di tali grazie e virtù che sia sempre cara al Vostro divin Figliolo ed a Voi.
Assistemi in vita, concedetemi in morte la Vostra amabilissima presenza e presentatemi all’augustissima Triade come Vostro figlio e servo devoto per eternamente lodarVi e benedirVi in pace.
Assistetemi nel cammino della vita, conservatemi fedele nel Vostro servizio, donatemi ogni grazia che mi aiuti a vivere la mia vocazione cristiana secondo il mio particolare stato di vita.
Soprattutto, Vergine Maria, ottenetemi dal Padre celeste di crescere nella carità divina per raggiungere un giorno la vita eterna. Amen.

Madre e Regina del Carmelo, pregate per noi. 

La basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti (o S. Martino in Thermis),  una delle più antiche di Roma, si trova sulle rovine della Domus Aurea e, nei suoi sotterranei, sussistono le tracce del passato Titulus Equitii, un "cenacolo", un oratorio, una piccola chiesa domestica che, secondo il Libro Pontificale, pare sia stata creata da Papa Silvestro I nell'abitazione del suddetto Equizio.
Durante il III secolo la comunità cristiana di Roma era aumentata notevolmente e fu necessario  trovare dei luoghi per celebrazioni e riunioni; vennero quindi istituiti dei Titoli o Chiese Titolari o Domus Ecclesiae, case acquistate dalla stessa comunità o ad essa donate, in cui i fedeli si raccoglievano per il culto. Tuttavia, c'è anche qualche voce contraria che afferma che "lo scopo originale di questa pressocché modesta sala "... fu probabilmente di servire come spazio di immagazzinamento per usi commerciali..."

La chiesa subì varie trasformazioni: alla fine del 1100 avvenne un primo restauro, nel secolo XIII venne  ristrutturato parte del Titolo e rinnovato il monastero, di cui oggi sono rimasti la torre e un muro con alcune finestre. Esso, dapprima affidato ai benedettini, nel 1299 venne poi concesso ai Carmelitani da Bonifacio VIII.
Durante il 1400 la chiesa veniva chiamata di s. Martino in s. Silvestro o s. Martinello.
Sotto il Cardinale Diomede Carafa, nipote di Papa Paolo IV, tumulato nel Titolo, vennero effettuati altri restauri,  ricostruita la pavimentazione, mentre durante il 1600  venne realizzata la ristrutturazione della facciata e costruita una cappella in onore di San Silvestro. Il soffitto della navata centrale,  donato da S. Carlo Borromeo, titolare della basilica, distrutto da un incendio, verrà poi ricostruito.

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DESCRIZIONE DELLA BASILICA

ESTERNO:

1. Sagrato, assai ampio.

2. Facciata (1676) a due ordini a timpano, con abbondanti decorazioni a stucco. Mostra della porta del tardo sec XVI.

INTERNO :

3. Pianta della Basilica suddivisa in tre navate da due file di 24 colonne in marmo cipollino del V secolo. I capitelli sono quelli della Chiesa del  VI secolo, ristrutturati dal Filippini.

4. Nella navata Principale:  Architrave in marmo ricoperto di stucchi della metà del 1600 che sul lato destro riproducono dei simboli dell'Antico Testamento e del culto ebraico, sulla sinistra, invece, simboli e scene di martirio.
Tra i vari simboli spiccano otto medaglioni realizzati da Paolo Naldini: quelli di destra sono simboli dell’Antico Testamento mentre quelli di sinistra rappresentano gli Evangelisti. Questo insieme è la rarità di questa Basilica, comunemente chiamata “Bibbia dei poveri”.
Nel Pavimento sono presenti alcune lastre tombali. Il Soffitto è intagliato a cassettoni e dorato; è stato completamente rinnovato nel 1897 da F. Gagliardi.

5. Sopra l’Architrave sono presenti Statue e Medaglioni  di Santi compresi nell’elenco della Cripta.

ALTARE MAGGIORE, PRESBITERIO E ABSIDE:

6. L’altare Maggiore disegnato da Francesco Belli risale al XVIII secolo. Ricco di marmi pregiati e di ornati in bronzo dorato è sormontato da un tempietto marmoreo a forma di cupola sostenuto da colonine di alabastro che  poggiano su un blocco  di marmo verde. Risulta molto elegante l’urna marmorea verde su cui poggia la mensa dell’altare.
Le pitture che adornano l’abside sono di Antonio Cavallucci e rappresentano il Padre eterno benedicente, La Madonna con il Bambino, I Santi Pietro e Paolo.

in basso i Santi: Andrea Corsini, Maria Maddalena dei Pazzi, Pier Tommaso, Teresa di Gesù. Nell’arco trionfale a destra: S. Martino di Tours e S. Francesco Saverio, a sinistra: S. Silvestro e S. Carlo Borromeo. Il coro disegnato dal Belli è opera Di Giovanni Panatta.

San Martino di Tours

San Carlo Borromeo

San Silvestro Papa

Santa Maria Maddalena de' Pazzi

NAVATE LATERALI:


Le due navate sono illustrate dal cosìdetto “Ciclo del Dughet”. Realizzate tra gli anni 1640-1655 rappresentano scene della campagna romana nelle quali sono ambientati episodi della vita del Profeta Elia, il Profeta, ispiratore dell’Ordine dei Carmelitani e alcune sue storie. Il ciclo è di 18 affreschi : 16 del Dughet e 2 di Francesco Grimaldi.

NAVATA DESTRA:

7. Fonte Battesimale. L’ubicazione della Fonte risale al XVII secolo, mentre la realizzazione allo stato attuale è del 1780-1800. Una targa ricorda il Battesimo di San Gaspare del Bufalo.  

Partendo dalla Fonte si trovano i seguenti altari:

8. di Santa Maria Maddalena dei Pazzi, carmelitana, la pala raffigurante la santa è opera di M. Piccione da Ancona (1647).

9. di Santa Teresa di Gesù, carmelitana, con pala di Battista Greppi (1646)

10. di San Martino di Tour, pregevoli ornati ornano la cappella; la tela del Santo è stata dipinta da Fabrizio Chiari (1645)

11. di Santo Stefano protomartire, la tela è di Giovanni Angelo Canini (1645).

12. di San Carlo Borromeo, la pala è di Filippo Gherardi realizzata nel 1693.

NAVATA SINISTRA:

13. Cappella della Madonna del Carmine. Eretta nel 1593 su commissione di Caterina ‘de Nobili fu ristrutturata nel 1790 e nel 1793 da Andrea de Dominicis.  L’immagine della Madonna è di Girolamo Massei (1595). L’originale corona d’oro con cui fu coronata solennemente dal Capitolo Vaticano del 1659 venne sottratta dalle truppe napoleoniche nel 1798. La Madfonna venne poi di nuovo coronata solennemente nel 1959.
Tra i Pontefici che si sono raccolti in preghiera davanti a Lei ricordiamo Innocenzo X, Pio VII e Giovanni Paolo II.  
La pala con le anime purganti (che ricorda il “Privilegio Carmelitano”) e la tela raffigurante S. Elia sono del Cavallucci. L’affresco del soffitto raffigurante S. Simone Stock è del Cavallucci e di Sciacca. Sotto la Mensa dell’altare riposano le spoglie dei Santi Crescenzio, Lanziano e la sua Sposa.
Riguardo a questo quadro della Madonna con Bambino, è documentata una storia interessante e meravigliosa:  fu una delle tante Madonne miracolose che si “animarono”  nel 1796:
- Alla vigilia dell'invasione Napoleonica in Italia, nel 1796, fatto unico nella storia del Cristianesimo e nel mondo, si produssero un numero elevatissimo di prodigi mariani, non solo relativi ad immagini dipinte ma anche a statuette, edicole stradali, ecc.
La Madonna del Carmelo, nella Cappella a lei dedicata in S. Silvestro e Martino ai Monti. Il 15 luglio, vigilia della sua festa, muove gli occhi.
Nella Cappella del Noviziato dello stesso convento c'è un'altra immagine di Maria con le palpebre quasi chiuse. Si apriranno il 12.7 e si muoveranno velocemente sino al 22.1.1797.


Sacrestia

Accanto alla cappella della Madonna del Carmine, si apre la Sacrestia dove in passato era conservata una lampada votiva d'argento traforato del V secolo, che sembra esser stata realizzata con la tiara di San Silvestro.
Sull'altare presente nella Sacrestia una bella immagine di Maria Immacolata.

Partendo dalla Cappella della Madonna del Carmine ci sono i seguenti altari:

14. della Trinità fatto erigere tra il 1640 e il 1644 da Bartolomeo Sebregondi. La pala Rappresentante La SS. Trinità e i Santi Bartolomeo e Nicola di Bari è di. Giovanni A. Canini.

15. di S. Alberto, carmelitano, del 1593; la tela raffigurante il Santo è opera di Girolamo Muziano. Sotto l’Altare si trova l’urna con la reliquia di San Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Le spoglie mortali del Santo che prima qui riposavano sono state consegnate ai teatini.

Sant'Alberto

Sotto quello di sant’Alberto Carmelitano si conservano - nella riproduzione del corpo in cera - alcune reliquie di San Giuseppe Maria Tomasi di Lampedusa, cardinale titolare della basilica che volle essere sepolto nell'antico Titolo, dove ancora si trova una delle casse di legno che accolse il suo corpo, poi traslato in Sant'Andrea della Valle.

San Giuseppe Maria Tomasi

Figlio del Principe di Lampedusa, nacque a Licata, in Sicilia, il 12 Settembre 1649. rifiutati i suoi diritti nobiliari e patrimoniali, entrò nei Teatini di Palermo dove fece la prima professione di fede nel 1666, diventando poi sacerdote a Roma nel Natale del 1673.
Conoscitore, oltrechè delle lingue moderne e classiche, dell’ebraico e del siriano, pubblicò numerose opere bibliche, teologiche e liturgiche, per cui venne denominato “principe dei liturgisti romani”, diventando propugnatore di un cambiamento nella liturgia. Clemente Xi, che ammirava le sue virtù e il suo sapere, lo nominò Cardinale del titolo dei Ss. Silvestro e Martino ai Monti nel 1712.
Morì in fama di santità il 1° Gennaio 1713, a Roma. Beatificato nel 1803 da Papa Pio VII, verrà santificato da Papa Giovanni Paolo II nel 1986. Viene festeggiato il 3 Gennaio.

Preghiera

O Dio nostro Padre, che nella Tua Provvidenza hai dato alla Chiesa, in S. Giuseppe Maria Tomasi, un egregio maestro di vita cristiana, vivificata dalla assidua meditazione delle sacre Scritture, dallo zelo per il culto divino, dalla filiale devozione a Maria Vergine e dalla piena adesione al magistero del romano Pontefice, fa che seguiamo i suoi insegnamenti ed il suo esmpio, e poiché lo veneriamo come nostro Protettore, concedici, per sua intercessione, non solo la grazia che ti chiediamo ora ma soprattutto di godere della salute dell’anima e del corpo per dedicarci meglio, per amor Tuo, al servizio dei nostri fratelli e conseguire, con la perseveranza finale, la gloria del Tuo Regno.

Per Cristo nostro signore. Amen

16. di Sant’Angelo, carmelitano, del 1604 è stata restaurata nel 1640. La tela del Santo è opera di Pietro Testa.

Altri affreschi della Navata Sinistra

17. Interno della vecchia Basilica di San Pietro in Vaticano (1656?) opera di fantasia di Filippo Gagliardi in cui è, tra l’altro, raffigurata la “pigna” tramandata da una leggenda.

18. San Giovanni in Laterano (1651), è rappresentato l’incontro tra S. Francesco, Sant’Angelo e S. Domenico.

19. Affresco rappresentante lo pseudo-concilio di S. Silvestro ricordato dagli apocrifi simmachiani. Eseguito nel 1640 da Galeazzo Simoncini.   Sotto l’affresco riposano le spoglie del Venerabile Angelo Paoli chiamato “l’angelo dei poveri” per il suo apostolato sociale, fondò l’ospedale per i convalescenti in fondo allo stradone di San Giovanni.

20. In fondo alla Navata è affrescato il Battesimo del Sultano di Damasco eseguito nel 1651 da Jan Miel illustra una leggenda carmelitana attribuita a San Cirillo, futuro Generale dell’Ordine carmelitano.

CRIPTA

La trasformazione della chiesa - che ricalca quella antica  - in quella attuale,  venne effettuata tra il  1635 e il 1664, grazie al priore Filippini che affidò i lavori all'architetto F. Gagliardi che si avvalse dell'opera di grandi artisti come Gaspare Dughet, il Lucchesino, il Bolognese ed altri.
E proprio in occasione di questi lavori fu da lui riscoperto il vecchio Titolo che venne riportato alla luce.
Due scale presso il presbiterio conducevano all' oratorio sottostante e al Titolo Equizio; esse vennero poi soppresse e sostituite da una scala centrale.

Gli stucchi sono opera di Paolo Naldini. Il rivestimento marmoreo è di Benedetto Folchini. Vi si trova il Busto marmoreo del Filippini e le tombe di vari Generali dell’Ordine Carmelitano.  Al centro della Cripta, sotto l’altare trova posto un cubo in marmo con disco in porfido rosso contenente le reliquie di molti Santi e martiri trasferiti da Papa Sergio II dalle catacombe di Santa Priscilla nella basilica. Le reliquie sono elencate su una grande targa posta sulla parete sinistra della scala.

Dalla Cripta si accede al: Titolo Equizio

Come accennato, Il “Titolo” era il luogo di riunione dei primi cristiani. In questo caso tale luogo era di proprietà della famiglia Equizio da cui il nome. La struttura risale al III secolo ed è suddivisa in vari locali in cui si ritrovano colonnine, capitelli, lastre tombali, ecc.
Tra il 236 e il 250, durante il pontificato di Papa Fabiano, la città venne divisa in circoscrizioni ed il Titolo Equizio, situato nella zona Esquilina, confinava col Clivus Suburraneus, con l'Ara Mercurii, col Lacus et Platea Orpheus, ma tutta la zona intorno era di grande interesse archeologico per i numerosi reperti della Domus Aurea, delle Terme di Tito e di Traiano, del Tempio di Iside, ecc.
L’antico Titolo di Equizio, che papa Silvestro aveva adattato a scopi di culto, risale al II secolo, ma attorno al 509, papa Simmaco edificò su di esso una chiesa dedicata a San Silvestro, di cui era molto devoto e a San Martino. Sembra che nel 324 abbia celebrato in questa basilica un incontro preparatorio al Primo Concilio di Nicea, come dimostrebbe un affresco di vaste proporzioni presente nella basilica.
Un'iscrizione situata lungo lo stretto passaggio sopra menzionato ricorda che la primitiva struttura dell'oratorio venne dedicata alla "Vergine Maria Gaudiam Cristianorum", ma successivamente venne menzionata soltanto come "titulus Equitii" o "titulus Silvestri", dopo che papa Silvestro ebbe sistemato gli ambienti secondo le esigenze del rito cristiano adattandolo alle riunioni della comunità.

Portale d'ingresso alla cripta sormontato dall'aquila imperiale

Antico Battistero e resti di una colonna

Tombe e simulacri di alcuni Priori dell'Ordine Carmelitano dei secoli passati.
Vi e' presente anche la cassa in legno che racchiudeva il corpo di San Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Vescovo titolo della Basilica, poi trasferito in un altare della Chiesa di Sant'Andrea della Valle.

Lapide con iscrizione e pannello marmoreo dedicati al Beato Angelo Paoli, figura di spicco, per carità verso i poveri ed amore a Cristo, sepolto nella Basilica.

Si tratta di un grande spazio rettangolare diviso da pilastri d'epoca romana (III secolo), in tre navate,. Adiacente alle terme e al centro di un rione dedito a riti pagani, era stato destinato, probabilmente, dapprima ad uso commerciale, forse un magazzino o un mercato (infatti l'entrata era a livello della strada) e verso la fine dello stesso secolo venne adibito al culto cristiano, da contrapporre appunto a quelli pagani ancora in auge, ad opera di San Silvestro Papa, che lo riadattò per usarlo per riti e riunioni.
Probailmente in questo spazio, chiamato dapprima Titolo di Equizio e successivamente di San Silvestro, vennero effettuati i Sinodi del 499 e quello del 595. Forse in passato ci si pose la domanda se si trattasse di due titoli differenti oppure sempre dello stesso, ma sembra non esserci dubbio che si tratti di un unico Titolo, chiamato in due modi diversi.
Sul pavimento, sono presenti residui frammenti bianchi e neri di mosaico, che come altri motivi decorativi sul soffitto o sulle pareti possono datarsi agli inizi del III sec., quando i locali servivano per utilizzo mercantile.

Le scale conducono ad un cunicolo inesplorato ed ormai inagibile, che si presuppone porti al Foro Romano

Altare dedicato a San Silvestro con antico mosaico in cui Papa Simmaco è inginocchiato davanti al Santo. L'altare e gli angeli laterali vennero realizzati successivamente

Nel VI secolo, Papa Simmaco, farà ulteriori lavori accorpando al Titolo delle preesistenti gradinate (forse appartenenti ad un anfiteatro o ad un teatro) ed ampliando il Titolo, includendo nell'edificio una interessante e curiosa cavea del III secolo, il cui uso è ancora avvolto nel mistero.
Altre opere vennero eseguite (tre secoli più tardi) da Papa Sergio II che volle costruire la Basilica superiore e nel contempo restaurare e migliorare il Titolo con lavori di rinforzo.
Nella prima metà del XVII sec. il Priore Antonio Filippini realizzò nei locali del Titolo la cappellina dedicata a S.Silvestro.

Alcuni frammenti di pittura sono ancora visibili sulle pareti e sul soffitto sono ben visibili i resti di una pittura in stile bizantineggiante, che raffigura dei Santi con la Madonna e Gesù

Reperti di epoche varie alle pareti

Scorcio dei locali e scala attraverso cui si accede al Titolo

 

San Martino di Tours

San Martino nacque nella città di Sabaria, in Pannonia (odierna Ungheria), intorno al 316 da una famiglia pagana benestante. Il padre, ufficiale dell'esercito dell'Impero romano, chiamò il figlio Martinus in onore del dio della guerra, Marte. Proprio a causa della professione paterna, Martino si trasferì in Italia, a Pavia, dove trascorse la sua fanciullezza.
Si racconta che un giorno, quando Martino aveva solo 10 anni si allontanò da casa e trascorse due interi giorni da solo, pare per recarsi in una chiesa al fine di approfondire le notizie che aveva sul Cristianesimo e per chiedere di essere battezzato. Non bisogna dimenticare che da poco Costantino aveva emesso il cosiddetto Editto di Milano (313) con cui concedeva la libertà religiosa ai cristiani e sembra quindi che in quegli anni tra infanzia e adolescenza, il giovanetto sognasse una vita di nascondimento, di solitudine e di preghiera. Questo è quanto narra la sua agiografia.
In realtà nel 331, spinto dal padre che lo voleva arruolato ed anche da un editto di coscrizione per cui i figli dei soldati ed ufficiali erano costretti ad entrare nell'esercito, Martino diventerà soldato di carriera e resterà per 25 anni nell'esercito diventando membro della guardia imperiale, conquistando il diritto di possedere un cavallo ed uno schiavo. Appena assoldato sarà inviato nelle Gallie, vicino ad Amiens, dove il suo comportamento sarà considerato atipico per un soldato: non passa il tempo in inutili gozzoviglie e tratta il suo schiavo come un suo pari.

Proprio nelle vicinanze di Amiens, nel 335, durante un inverno particolarmente freddo, avviene l'episodio per cui san Martino è ricordato e rappresentato da valenti pittori. Sulla sua strada incontra un povero che non ha di che coprirsi e che gli chiede l'elemosina. Martino, non avendo soldi con sè, taglia in due il suo pesante e largo mantello e gliene dona la metà.
Tra realtà e leggenda, si dice che la notte seguente Martino sognerà Gesù ricoperto del suo mantello che agli angeli che lo circondano dice: "Martino, che è solo un catecumeno, mi ha regalato questo mantello".
Come c'è chi afferma inoltre che, miracolosamente, quel giorno il clima si riscaldò (da qui "l'estate di san Martino").

Un frammento del mantello del santo, (mantello corto o cappella) venne conservato nella cospicua collezione del Re dei Franchi, custodito dai "cappellani", cioè dagli addetti alla tutela della reliquia, posta in un piccolo edificio, detto poi "cappella".

Pur non potendo ancora lasciare l'esercito, Martino aveva comunque deciso di farsi battezzare e, appena possibile, dedicare la sua vita completamente a Dio. Insieme alle sue truppe venne inviato nella città di Worms, dove stava per scatenarsi una battaglia contro i Barbari che premevano da Nord e per le sue convinzioni religiose egli chiese all'imperatore Giuliano di essere assolto dai suoi incarichi. Questi lo tacciò di viltà ma Martino, lo assicurò che il giorno seguente sarebbe andato indifeso in mezzo ai nemici e che sarebbe uscito incolume da questa prova.
L'imperatore invece lo fece incarcerare, ma il giorno dopo i Barbari presentarono a Giuliano proposte di pace e Martino, ritenuto in qualche modo l'artefice di quella pace, venne scarcerato.
Conclusa la sua ferma, il santo pensa alla sua nuova vita e si reca a Poitiers dove avvicina sant'Ilario che gli propone il diaconato ma egli, sentendosi ancora indegno di questo passo, rifiuta e torna in patria, dove si dice abbia convertito sua madre al Cristianesimo.
Si reca poi a Milano, a Roma e infine torna in Francia, vicino a Poitiers, dove vivrà in eremitaggio insieme ad altri compagni, fondando quello che viene considerato il primo monastero.
Dapprima diacono, esorcista e sacerdote, alla morte del vescovo di Tours, nel 371, gli verrà proposto il vescovato che egli rifiuterà, ma quasi "costretto" dalla popolazione ad accettare questa carica, si piegherà alla volontà di Dio, svolgendo il suo incarico in modo esemplare, osteggiando il paganesimo, le superstizioni e le eresie, costruendo chiese e monasteri, girando per i centri più sperduti ed evangelizzando le popolazioni più emarginate.
Si racconta che egli stesso avrebbe abbattuto idoli e templi pagani, che avrebbe guarito molti ammalati, si dice anche che a Vienne abbia guarito San Paolino da Nola che aveva gravi problemi agli occhi e che intorno a lui si verificavano fatti miracolosi - anche il ritorno in vita di due persone ormai morte - come quello derivato da un altro suo atto di carità nei confronti di un povero, quando Martino era vescovo.
In questo caso, si tolse la tunica e coperto alla bell'e meglio celebrò la Messa, durante la quale una sfera infuocata comparve sopra la sua testa, insieme a una schiera d'angeli.
Vicino ormai agli ottant'anni, ormai prossimo alla morte, Martino compie la sua ultima missione intraprendendo un viaggio per sedare una disputa sorta nell'ambito clericale. Morirà l'8 novembre del 397 a Candes - che sucessivamente verrà denominata Candes-Saint-Martin - e verrà sepolto a Tours, dopo varie vicissitudini poichè sia gli abitanti di Tours che quelli di Poitiers ne reclamavano il corpo. I suoi funerali avvennero l'11 novembre - giorno in cui si celebra la sua festa liturgica - accompagnati dalla presenza di un'enorme folla. La sua tomba, divenne meta di pellegrinaggi e cosi pure successivamente la basilica dove furono poste le sue reliquie, ma con varie interruzioni, come durante la rivoluzione francese, quando la basilica venne ridotta a scuderie per la cavalleria napoleonica.
Fortunamente le sue reliquie vennero opportunamente messe in salvo e successivamente rideposte nella nuova basilica consacrata nel 1925.
Il suo culto si diffuse in tutta Europa e successivamente negli altri continenti, in un numero di chiese a lui dedicate che supera le quattromila unità e il suo nome è stato dato a cittadine e paesi in ogni parte del mondo. E' venerato non soltanto dalla chiesa cattolica ma anche da quella ortodossa e da quella copta.
E' patrono di varie categorie: dell'Esercito, in particolare della Fanteria, di cavalieri e cavalli, dei mendicanti per via della sua donazione al povero, dei sarti per il mantello, dei conciatori di pelli, dei viaggiatori, è ritenuto soprattutto il protettore per avere del buon vino; esercita il suo Patronato sui bevitori, sugli osti, albergatori, vignaioli, vendemmiatori e sui fabbricanti di botti.
Molti anche i Proverbi che lo citano a tal proposito: " Se vuoi ottenere un buon vino, pota e zappa di San Martino" - "Di San Martino, ogni mosto diventa vino". L'11 novembre si beveva il vino nuovo (vino di San Martino), cominciava l'anno giudiziario, dei parlamenti e delle scuole, si svolgevano le elezioni comunali, si rinnovavano i contratti e si pagavano le locazioni e su questo argomento, tra i modi di dire c'era anche "fare San Martino" il cui significato era traslocare, lasciare un alloggio, perchè i contratti d'affitto scadevano di regola proprio nel suo giorno onomastico.
La figura di San Martino ha ispirato nei secoli molti pittori che l'hanno rappresentato con molta intensità, soprattutto nell'atto di donazione del suo mantello al povero, ma anche in molti dei suoi altri miracoli.
Molto interessante e variegata, a seconda delle epoche, la sua rappresentazione iconografica: dapprima raffigurato come soldato romano quale era, poi via via in vesti di cavaliere medievale e successivamente in abiti rinascimentali.

 

Preghiera 

O glorioso san Martino, che per la vostra generosa carità, che vi mosse a tagliare colla spada il vostro mantello militare per ricoprire un povero quasi inudo, meritaste di essere personalmente visitato da Gesù Cristo, encomiato ed istruito in tutto quello che Lui voleva da voi.
Voi foste anche preservato ancora dalla morte quando, avviato alla patria per la conversione dei vostri genitori, cadeste nelle mano dei ladri e quando, ritiratovi nel deserto, vi cibaste di erbe avvelenate senza conoscerle.
Ottenete a noi tutte le grazie per muoverci sempre in soccorso dei nostri fratelli più bisognosi, impegnando le nostre forze e le nostre sostanze, per meritarci la speciale assistenza divina in ogni spirituale e corporale necessità. Gloria…

 

 

 

CHIESA DEI SANTI FABIANO E VENANZIO

MADONNA DELLA MISERICORDIA

Preghiera

O Maria, Madre di Dio e madre nostra,
noi tuoi figli ricorriamo a Te.
Le nostre necessità sono grandi come le nostre miserie, ma più grande è il tuo amore per noi.

Accogli l'umile e fiduciosa supplica che ti rivolgiamo: prega per noi Gesù che tieni nelle tue braccia, affinchè ci conceda le grazie di cui abbiamo bisogno.

Noi ci impegnamo ad amarti e a servirti come figli
e a fare sempre la volontà del tuo Figlio Gesù.

Amen

Santi Fabiano Papa e Venanzio

Accanto a Villa Fiorelli, zona ancora di campagna agli inizi del secolo scorso, ad opera di vari enti sorse un popoloso quartiere ben fornito di strade e strutture di tutti i generi, compresi alcuni istituti religiosi femminili e poiché la densità della popolazione era ormai consistente e le chiese in linea d’area vicine non riuscivano a soddisfare il gran numero di fedeli, si sentì la necessità di costruire una chiesa ad hoc per il nuovo quartiere.
Papa Pio XI diede la sua approvazione nel 1933 e la nuova chiesa, dedicata ai Santi Fabiano Papa e Venanzio, venne costruita nell’arco di due anni, nascendo ufficialmente nel 1936, subito riconosciuta come Parrocchia anche dal Re Vittorio Emanuele III. Nel frattempo la Parrocchia venne ospitata dalle “Gianelline” nella Cappella dell’Orto.
Sempre a Roma, intitolata anche a  S. Ansuino,  gli era stata dedicata un’antica chiesa, s. Giovanni in Mercatello, vicina all’Aracoeli,  affidata nel 1675 alla confraternita dei Camerinesi residenti a Roma, poi alla Pia unione del Sacro Cuore di Maria e successivamente ai Padri Agostiniani dell'Assunzione.
Con la costruzione del monumento a Vittorio Emanuele II, poi Altare della Patria, avvennero molti cambiamenti nella zona e la chiesa di s. Venanzio venne demolita con gli altri edifici nel 1928.
Nella nuova Parrocchia vennero poi trasferiti l’altare, reliquie e l’immagine miracolosa della Madonna della Misericordia.
Nel 1999 in questa Parrocchia, Chiara Amirante – fondatrice della Comunità “Nuovi Orizzonti” creata a Roma nel 1991 ed ora diffusa in tutta Europa  - aveva aperto il “Centro Arcobaleno dell’Amore” per aiutare derelitti, drogati e senzatetto della città.

San Fabiano Papa

San Fabiano, nato a Roma, forse di nobile discendenza, salì al soglio pontificio nel 236.  
Sulla sua elezione si narra una leggenda, secondo cui egli venne proclamato Papa quando una colomba si posò sul suo capo.
Il suo impegno fu finalizzato al rafforzamento degli ordinamenti della Chiesa ed alla raccolta degli atti dei Martiri.
Venne ucciso durante la persecuzione di Decio ed il suo corpo riposa nelle Catacombe di san Callisto.

San Venanzio

Iconograficamente viene riprodotto con vesti di soldato, forse per la battaglia sostenuta per il martirio di cui la palma è il simbolo,  in mano ha il modello della città di Camerino di cui è Patrono ed ai suoi piedi zampilla l’acqua della fonte che fece scaturire.
S. Venanzio,  nato nel 235 a Camerino da una famiglia di fede cristiana, durante la persecuzione di Decio, per evitare che venisse ucciso venne affidato dai genitori ad alcuni eremiti rifugiatisi in montagna.
Cresciuto in quell’atmosfera di fede egli sin da piccolo si fece apostolo del cristianesimo, ma venne arrestato e martirizzato, a soli 15 anni, nel 250. Molte le leggende attorno alla sua vita,  una delle quali narra che essendo il luogo in cui viveva vicino a Camerino, il prefetto di quella città Antioco, nemico giurato dei cristiani che erano perseguitati ed uccisi con ferocia, pese di mira la piccola comunità religiosa ed il ragazzo che viveva con loro. 
Antioco ordinò quindi di farlo rinchiudere in prigione e avuta da lui una piena confessione della sua fede, prima lo blandì cercando di ricondurlo agli dei pagani, ma al suo rifiuto, lo minacciò di terribili torture, mentre il ragazzo con grande forza d'animo continuava a proclamare la sua fedeltà a Cristo.

Il Prefetto ordinò di fustigarlo a sangue senza però farlo morire, gli vennero strappate le vesti e le sue carni diventarono livide e sanguinolente, poi venne sottoposto ad altre innumerevoli torture ed il suo corpo fu tutto una piaga; così ridotto venne portato in cella dove cominciò a pregare ardentemente.
Il giorno dopo le sue ferite erano miracolosamente state sanate ed egli, più fresco di prima, disse: "Il mio Dio è stato il mio aiuto".
Venanzio venne ricondotto da Antioco e lui pure stupito ma furibondo per le nuove attestazioni di fede, lo sottopose ad altre torture, ma sempre il ragazzo veniva sanato, suscitando con la sua fede e con quei miracolosi interventi divini, nuovi adepti; anche uno dei suoi carcerieri, Anastasio, si convertì, venendo subito messo morte.§
Il giovane intanto venne condotto davanti ad un altro giudice a cui parlò della potenza del suo Dio e mentre questi stava pensando di condannarlo a morte, anch'egli si proclamò invece nuovo seguace di Cristo, con molti altri presenti. Infine, Antioco furente per questi atteggiamenti, lo condannò ad essere portato nell'arena e sbranato dai leoni. Egli sorridente e calmo si avviò verso l'arena dove però i leoni gli si gettarono ai piedi come cuccioli.
Il Prefetto rabbioso decise di buttarlo giù da una rupe ma degli angeli lo sostennero e lo riportarono a Camerino; questo, sembra, avvenne per tre volte; di nuovo trascinato su sassi e sterpi, Venanzio si mosse a compassione dei suoi persecutori e degli astanti che avevano sete e fece sgorgare una fonte di acqua pura ed essi lo supplicarono di perdonarli.


Timoroso di nuove conversioni, Antioco ordinò che gli venisse tagliata la testa e così fu. La sua uccisione fu seguita da un intenso terremoto che spaventò Antioco facendolo fuggire come un pazzo e poco dopo si seppe che era morto.
Il capo mozzato di Venanzio venne onorato nella chiesa innalzata per lui in Camerino ma più tardi le sue spoglie vennero traslate in Puglia.

Una bella e antica tradizione affidava i bambini alla protezione di San Venanzio. Le loro madri appendevano loro al collo una medaglietta del giovane Santo "Perchè li liberasse dalle cadute"
E’ patrono di Camerino.

Non sarà questo il caso ma molti simili portenti si verificarono più volte nella vita di molti martiri, attestati anche da scrittori non cristiani.

Preghiera

O eroico protettore San Venanzio che sacrificaste la vostra vita fra i più spietati tormenti e martiri che sosteneste con tanta fermezza nella tenera età di quindicI anni, per confessare la vostra fede in Cristo, ottenete a noi tutti, che invochiamo il vostro potente soccorso di essere sempre preservati da tutti i mali tanto spirituali che corporali ed impetrateci da Dio la grazia di essere come voi apostoli della fede, disposti a soffrire per amor suo qualunque affronto, anzichè perdere una sola delle cristiane virtù.
Amen

 

 


 CHIESA DEI SS. APOSTOLI

MADONNA DELLA SANITA'

Preghiera

O Santissima Vergine Immacolata, Madre nostra amorosissima, consolatrice degli afflitti e salute degli infermi, noi Ti preghiamo e supplichiamo con immensa fiducia, di intercedere presso il Tuo figlio divino, Salvatore misericordioso, che passò beneficando e sanando, affinché si degni di alleviare le sofferenze e di concedere salute ai nostri fratelli ammalati.

Così, confortati e ristabiliti essi Ti dimostrino perenne riconoscenza, con una vita cristiana fervente ed esemplare.

O clemente, o pietosa, o dolce Vergine Maria.

Presumibilmente costruita nel VI secolo, per volere di Papa Pelagio I -  anche se alcuni sostengono che sia molto più antica – venne conclusa verso la fine del VI secolo da Papa Giovanni III.
La chiesa dei Santi Apostoli dà nome anche alla piazza antistante.

Vari Papi contribuirono ai molti lavori di restauro iniziati da Martino V, che fece costruire il portico a nove arcate e la bella abside decorata da Melozzo da Forlì e ripresi più tardi da Sisto IV, per riparare ingenti danni  che erano diventati urgenti dopo i danni causati da un terremoto avvenuto alla metà del secolo XIV.
Nel 1700 vennero apportate altre modifiche da vari architetti tra cui Carlo Fontana mentre la facciata del Valadier è del secolo successivo.
All’interno, a 3 navate,  tra l’altro, uno dei primi lavori del Canova, il monumento marmoreo di Papa Clemente XIV e vari quadri dedicati alla Madonna e ai santi e la più grande pala d’altare di Roma, “Il martirio dei S. Filippo e Giacomo”, nonché 13 statue raffiguranti gli apostoli e Gesù, contrassegnate dalle rispettive lettere iniziali che rappresentano in realtà un elogio al cardinale che ne volle la realizzazione.
Qui avrebbe dovuto esser sepolto Michelangelo, il cui corpo invece venne portato a Firenze per esser inumato in Santa Croce.

Nella chiesa si trovano molte reliquie di martiri, le più importanti delle quali sono quelle degli Apostoli Filippo e Giacomo, rinvenute nel VII secolo e deposte sotto l’altare. Si conserva anche, in forma liquida, il sangue attribuito a S. Giacomo.
Sono, inoltre, presenti altri resti di martiri, quelli di Bono, Fausto, Mauro, Calumnioso, Cirillo, Esuperanzia, Giovanni, Onorato, Primitivo, Teodosio, traslati nel IX secolo da un antico cimitero sulla via Latina. E quelle di Giovino e Basileo martiri sotto Valeriano,  di Eugenia e Claudia, madre e figlia.martirizzate anch’esse, quelle di Clemente e Sabino, di sant’Agape e di Santa Benedetta, amica di santa Galla, i resti dei due sposi martiri Crisanto e Daria, sepolti vivi, quelli di Diodoro presbitero e del Diacono Mariano, anch’essi martirizzati sotto l’imperatore Numeriano, nonché quelli di Dionisio, Vitale, Eutropio, Basilide, Cirino, Nabore e Nazario.

Santi Crisanto e Dalia


Santi Filippo e Giacomo

San Filippo, nato a Betsaida come Giacomo e Giovanni, nel Vangelo è citato poche volte, ma sempre in situazioni di una certa rilevanza.
La prima quando presenta a Gesù l'amico Bartolomeo-Natanaele, che si unirà al cammino del Maestro, poi quando Gesù, commosso dinanzi alla gran folla radunata, a lui si rivolge, dicendo: "Dove compremo il pane, perchè questa gente possa mangiare?", ma Filippo non comprende appieno ciò che Gesù sta dicendo.
Di nuovo viene citato quando si occupa di portare a Cristo dei non credenti e nell'ultima Cena, quando il Egli parla loro della Trinità e poichè l'Apostolo sembra non comprendere Gesù, chiamandolo per nome, gli risponde:: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre... Non credi tu che io sono nel Padre e il Padre è in me?...”

Poi non si sa più nulla di lui, neanche come morì. La tradizione dice che evangelizzò alcune città della Samaria e della Frigia, dove compiva miracoli. A questo proposito, il suo nome è legato a quello di Simon Mago che con le arti occulte aveva attratto molti seguaci i quali però, dopo averlo confrontato con Filippo, che parlava di Cristo e di ben altri prodigi, scelsero quest'ultimo.
Sembra che abbia trovato la morte a Gerapoli, crocifisso sotto Domiziano o Traiano..
La Chiesa dunque li festeggia insieme il 3 Maggio.

San Giacomo minore

 

San Filippo

Di San Giacomo, detto il Minore - per distinguerlo dal fratello di Giovanni chiamato il Maggiore - o anche "Il Giusto", nel Vangelo non si dice nulla, tranne che viene annoverato tra i 12 e che era cugino di Gesù, essendo anch'egli come Giuda Taddeo, figlio di Alfeo, nato probabilmente a Cana. Dagli Atti degli Apostoli, invece, sappiamo che nella chiesa di Gerusalemme occupava un posto di primo piano, anche per la parentela con il Maestro, tanto che probabilmente ne diventò Vescovo, dopo l'uccisione di Giacomo il Maggiore.
Di tale Santo possiamo leggere una Lettera, indirizzata a tutti i cristiani, che esorta con forza alla fede; tuttavia la fede da sola non basta, è necessario anche l'operato che si deve svolgere con umiltà, pazienza e carità.
Pietro, dopo la liberazione dal carcere lo investirà con la sua autorità del compito di portare la Parola ai neoconvertiti e sarà accanto a lui nel primo Concilio di Gerusalemme, tenutosi attorno al 50 d.C., per parlare sull'ecumenismo della Chiesa. Ebbe poi contatti con San Paolo che lo cita nella sua lettera ai Galati dicendo: “Degli Apostoli non vidi nessun altro se non Giacomo, il fratello del Signore”.
Secondo la tradizione sarebbe stato condannato alla lapidazione dai sacerdoti del Tempio attorno al 62 ed il suo sepolcro si trova quindi a Gerusalemme, mentre la sua testa viene venerata nel Duomo di Ancona.

La sua festa liturgica viene celebrata dalla Chiesa, insieme a quella di San Filippo, il 3 maggio.

 

Continua

 

- Chiese e Madonne di Roma - Breve itinerario storiografico ed iconografico tra Chiese e Madonne romane,  con qualche digressione su immagini devozionali, preghiere e la vita di alcuni Santi

 

 

- II Parte

- III Parte

- IV Parte

 

- per altre notizie sulla Chiesa Santa Maria sopra Minerva de' Predicatori, troverete altre dettagliate informazioni e foto nell'articolo sulla Mostra di immaginette Sacre "Nativitas Christi" Dicembre 2013-Gennaio 2014


- per notizie sulla chiesa dei SS. Silvestro e Martino ai Monti in Roma, vedere - sempre in Religiosità - l'articolo: - Due santi e una chiesa

 

 

- per notizie sulla chiesa dei SS. Silvestro e Martino ai Monti in Roma, vedere - sempre in Religiosità - l'articolo:

- Due santi e una chiesa

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