Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

 

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I CATARI

 

Sebbene illuminata dalla presenza fisica degli Apostoli e fortificata dalla loro predicazione, la Chiesa ha dovuto confrontarsi contro falsi profeti e bugiardi maestri, che insegnando dottrine erronee non in sintonia con la dottrina degli Apostoli, diffondevano eresie e conseguenti divisioni tra i fedeli.
Ci vollero quattro secoli prima che venisse definito il Credo, cioè la formula di fede che sintetizza i principali dogmi cristiani, ma nonostante ciò, nell’arco di tempo che va dalla nascita di Gesù ai nostri giorni, si sono formate numerose eresie dovute al mancato accoglimento di qualche parte del Credo sia da parte di singoli individui che da gruppi più o meno grandi ed organizzati.
Uno dei movimenti ereticali più organizzati ed efficienti che diedero molto filo da torcere alla Chiesa ufficiale fu quello dei Catari o Albigesi i quali diffusero la loro dottrina nei secoli XII° e XIII° riuscendo a penetrare in tutte le classi sociali e persino in parte del clero.


LE ORIGINI DEL MOVIMENTO

 

Mani

Sant'Agostino


Il movimento dei Catari (da Khataros che in greco significa “ puri “) affonda le proprie radici nelle Sette ereticali dualistiche molto diffuse nei primi secoli del cristianesimo ed in particolare dal MANICHEISMO, una dottrina elaborata da un persiano nato in Mesopotamia di nome MANI o MANICHEO vissuto tra il 216 e il 277 circa.
Principio fondamentale del manicheismo è la divisione dell’universo in due parti distinte :
il Regno della Luce a Nord dove governa un dio buono, il Padre della Luce e il Regno delle Tenebre a Sud, dominio di un dio cattivo, il Principe delle Tenebre.
Questi due regni sono stati e sono in conflitto perenne tra loro. Sarebbe lungo e complicato da spiegare la storia di questo conflitto e potrebbe riuscire alla lunga anche noioso per chi legge, per cui ritengo opportuno solo accennare che ad un certo punto della sua predicazione, Mani iniziò a interpretare e ad adattare la fede cristiana alla luce delle sue strane teorie.

Nel IV° secolo la Chiesa manichea era presente in tutto il territorio dell’impero romano e sebbene osteggiata dalla Chiesa Cristiana e perseguitata dalle autorità civili, continuava a fare proseliti; lo stesso S. AGOSTINO di Ippona vi aderì, ma in seguito si convertì al Cristianesimo, divenendo un acerrimo nemico del Manicheismo.
Dopo violente persecuzioni ed “energiche“ espulsioni da vari paesi dell’impero, la dottrina dualistica manichea si avviò ad un rapido declino, ma non sparì completamente; infatti alcune sue teorie riuscirono a sopravvivere nell’ambito di gruppi ristretti e dopo qualche secolo si riaffacciò con forza sulla scena, giungendo a compromettere di nuovo l’unità dei cristiani.

Un primo passo verso questa divisione è rappresentato dal PAULICIANESIMO setta sbocciata in Asia Minore e fondata da COSTANTINO DI MANAMALI e così denominata perché gli adepti avevano un rispetto particolare per gli scritti di S. Paolo. Essi, come i seguaci di Mani, erano dualisti e respingevano tutti i riti e i sacramenti del Cristianesimo.
Per queste loro idee furono condannati e perseguitati dalle autorità bizantine e costretti a difendersi con le armi, e ci riuscirono così bene che per un certo periodo furono in grado perfino di creare in Asia Minore un piccolo stato indipendente, annientato però nel 752 dall’imperatore bizantino COSTANTINO V°. Ciò nondimeno, la setta sopravvisse per qualche tempo ma poi fu definitivamente estirpata dall’imperatore di Bisanzio ALESSANDRO che deportò i seguaci superstiti nell’odierna Bulgaria. Essi comunque anche lì continuarono a predicare la loro dottrina alle popolazioni autoctone, formando così i loro eredi spirituali che presero successivamente il nome di BOGOMILI e la loro dottrina è passata alla storia col nome di BOGOMILISMO.

 

Effige di Costantino V

 

Sigillo del Conte di Tolos

 


Questa eresia dualistica la cui dottrina scaturisce come abbiamo appurato dal Paulicianesimo, dalla Bulgaria si irradiò in tutta la penisola Balcanica; dalla Serbia fino alla Bosnia e a partire dall’XI° secolo anche nell’Europa Occidentale. Ma fu soprattutto nel XII° secolo, in seguito alle persecuzioni da parte dell’impero bizantino e ad abili predicatori che si muovevano lungo le grandi vie commerciali, che i bogomili esportarono la loro fede in occidente.
Nell’XI° secolo i Bogomili emigrarono nel sud della Francia, dando vita ad una eresia che passò alla storia col nome di CATARISMO.

La loro dottrina iniziò a diffondersi in modo disordinato in Provenza e Linguadoca ma anche nelle Fiandre e nella Champagne e la loro presenza e pericolosità fu segnalata per la prima volta nel 1049 dal Concilio di REIMS, ma le persecuzioni si intensificarono solo nei primi anni del XII° secolo ed una delle prime vittime fu il famoso eresiarca PIETRO DI BRUYS, arso nel 1126 a Saint-Gilles. Però solo dopo un altro concilio (il Concilio di TOURS) nel 1163, i vescovi del sud della Francia iniziarono ad organizzare misure tendenti a soffocare l’eresia che si stava diffondendo in modo preoccupante da Tolosa al Mediterraneo, anche se ancora non si era costituita in chiesa ufficiale.
Ciò avvenne nel 1167 con la venuta dalla Bulgaria del “vescovo” NICETA detto il Papa dei Catari che riuscì ad organizzare i fedeli in una chiesa ufficiale con pretese di universalità, ad immagine di quella di Roma.

La Chiesa, nonostante qualche rogo e qualche pubblica punizione, si mostrò straordinariamente tollerante e fu solo in seguito al grido di allarme lanciato dal conte RAIMONDO DI TOLOSA che nel 1177 informò le Autorità Religiose dello spaventoso sviluppo dell’eresia catara e ad altri gridi di allarme da parte di notabili francesi che, durante il III° CONCILIO LATERANENSE (1179,) fu lanciata la scomunica contro i Catari mettendoli al bando della società civile, ma ancora non proclamando nessuna crociata sterminatrice, cosa che accadrà solo dopo qualche decennio.

Prima però di raccontare lo svolgimento della famosa crociata contro i Catari cerchiamo di comprendere un po’ la loro dottrina.

Alessandro, Imperatore di Bisanzio

Catari condannati al rogo

 


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LA DOTTRINA, L'ORGANIZZAZIONE, LA LITURGIA

La dottrina catara, dualista, sosteneva l’esistenza di due dèi: in dio malvagio, creatore del mondo materiale, della terra, del cielo, delle stelle e degli esseri umani; e di un dio buono, creatore del mondo spirituale nel quale esiste un universo parallelo a quello materiale. Il dualismo trovava conferma secondo i teologi catari, anche nella divisione delle Sacre Scritture in Antico e Nuovo Testamento. Il dio dell’Antico Testamento creatore del mondo materiale veniva identificato col dio malvagio o Lucifero, mentre nel Nuovo Testamento si riconosceva l’emanazione del dio buono.
Quanto agli esseri umani discendenti di Adamo ed Eva, essi in quanto corporei erano considerati creature del diavolo in cui però erano imprigionate le anime spirituali, infuse dal dio buono, il cui scopo era liberarle e riportarle nel suo universo celeste.
Purtroppo il dio buono non poteva liberarle perché un abisso separava l’universo divino da quello materiale creato da Lucifero e quindi si venne a trovare nella necessità di generare un mediatore, Gesù, al tempo stesso suo figlio, sua immagine e il più perfetto degli angeli ( i catari non ammettevano la Trinità ).
Cristo, risalendo al cielo aveva lasciato sulla terra la sua Chiesa fondata sugli Apostoli affinché essa annunziasse a tutto il mondo la verità e la liberazione dal Male.
Ma il principe delle tenebre riuscì a trascinare gli uomini sulla via dell’errore, giungendo a distruggere la pura chiesa di Cristo ed a sostituirla con una falsa: la Chiesa di Roma, la Bestia Immonda dell’Apocalisse. Da ciò si deduce che essa è la sede dei seguaci di Lucifero e che i suoi insegnamenti sono falsi come falsi e inutili sono i suoi sacramenti.
La croce, suo simbolo, è in realtà il simbolo del male e quindi va odiata e rifiutata come rifiutate devono essere le immagini sacre e le preghiere di intercessioni ai Santi ed alla Vergine Maria, che non può essere considerata la madre di Gesù perché Egli ha avuto solo un corpo apparente, essendo in realtà un puro spirito.
Un’altra caratteristica dei Catari era la loro avversione per la vita in generale ed umana in particolare, atteggiamento che nasceva dal concetto di male, identificato con il mondo materiale e di conseguenza le nascite erano viste come opera satanica e le donne incinte considerate possedute da Satana. Ideale e scopo ultimo dell’umanità doveva essere il suicidio generale, concepito o in modo diretto o come divieto ad ogni attività procreativa.

La Chiesa Catara era organizzata sul modello della Chiesa Cattolica ed era suddivisa in DIOCESI, a loro volta suddivise in porzioni minori fino ad arrivare al nucleo minimo della casa.
A capo della diocesi vi era un VESCOVO coadiuvato da due fedeli “perfetti” detti uno il Figlio Maggiore e l’altro il Figlio Minore, il primo destinato alla morte del vescovo a succedergli, il secondo a diventare nella stessa occasione Figlio Maggiore.
Una porzione della diocesi era retta da un DIACONO nominato dal vescovo, coadiuvato da un certo numero di perfetti, a cui spettava la predicazione e la cura d’anime. L’ unità minima della comunità, la casa, era retta da un ANZIANO cioè da un perfetto che da più tempo aveva ricevuto il “consolamentum “, il quale officiava i riti e la dirigeva .
La comunità era divisa in due categorie di fedeli: I PRETI che conducevano una vita di rinunce ed ascetismo e I LAICI che vivevano come tutti gli altri uomini, potevano sposarsi, esercitare una professione, possedere beni e sforzarsi solo di vivere rettamente e credere nei dogmi insegnati.
I primi erano chiamati PERFETTI: sempre vestiti di nero, praticavano l’assoluta castità,rifiutavano di mangiare carne perché tutti i corpi di animali potevano imprigionare un’anima umana (i catari credevano alla reincarnazione). Essi conducevano una vita da eremiti itineranti, recandosi di villaggio in villaggio, di castello in castello, ovunque rispettati per la loro austerità, bontà ed ascetismo.
I secondi erano chiamati CREDENTI : essi non imitavano la vita dei perfetti, ma speravano che la fede di questi procurasse loro la salvezza ed erano tenuti a condurre solo una vita retta e rispettabile.
Il rito fondamentale, condizione fondamentale per la salvezza, era il CONSOLAMENTUM che rendeva il credente ”un perfetto”, un uomo nuovo, un po’ come il battesimo cristiano rende il neonato membro effettivo della Chiesa.
Il rito del Consolamentum era celebrato dal più anziano dei perfetti e si articolava in tre fasi:
La trasmissione del Libro, che consisteva nella consegna al novizio del Nuovo Testamento,
la Trasmissione della Preghiera che consisteva nell’obbligo del novizio di recitare il Padre Nostro,
infine il Consolamentum vero e proprio, che avveniva per imposizione delle mani e la recita di alcune preghiere.
La maggior parte dei catari non si piegarono alle dure prescrizioni che vincolavano i perfetti, ma contavano di ricevere il consolamentum solo in punto di morte che allora era detta “ buona morte”.
Se il malato che aveva ricevuto il consolamentum guariva, gli veniva suggerito di porre fine ai suoi giorni con il suicidio che era detto “ Endura “ e che poteva avvenire sia per inedia che per veleno o addirittura in alcuni casi per strangolamento.


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LA CROCIATA E LA FINE

 

Papa Innocenzo III

San Domenico


Abbiamo visto come la reazione della gerarchia cattolica all’inizio della propagazione dell’eresia fu abbastanza blanda e solo dopo che nel 1167 il “ vescovo “ Niceta “ riuscì ad organizzare i fedeli catari in una chiesa ufficiale con pretese di universalità, essa cominciò a reagire in modo via via sempre più spietato e violento.

 

La svolta si ebbe nel 1198 con la salita al trono pontificio di INNOCENZO III° ( 1198 – 1216 ), ideatore di una vera e propria campagna contro i catari.
Dapprima egli inviò nel sud della Francia tra il 1207 e il 1208 famosi ed abili predicatori come S. DOMENICO DI GUZMAN e DIEGO D’AZEVEDO vescovo di Osma per cercare di convertire i catari, ma i risultati furono scarsi ed anzi spesso i teologi catari negli infuocati dibattiti pubblici risultarono più convincenti di quelli cattolici. Il punto di non ritorno avvenne il 15 gennaio 1208 con l’assassinio del legato pontificio PIETRO DI CASTELNAU, ucciso a coltellate da un cataro mentre galoppava tranquillamente su una mula lungo il fiume Rodano.
Quando il Papa apprese della morte del suo legato fu molto dispiaciuto e qualche giorno dopo diede ordine all’Abate di Citeaux, ARNALDO AMALRICO di dar vita ad un’armata di crociati e annientare tutti gli eretici situati nel sud della Francia.

 

La crociata fu predicata dagli inviati papali e ad essa parteciparono, oltre a molti nobili del Sud e del Nord della Francia, anche molti avventurieri attratti più che dal perdono dei peccati dalla possibilità di saccheggiare e impadronirsi di campi e proprietà varie.
L’esercito crociato arrivò così a contare circa 20.000 cavalieri e oltre 20.000 soldati e servi al seguito, tutti pronti ad iniziare la “ santa “ crociata.

 

La prima città ad essere posta sotto assedio il 22 luglio 1209, fu Béziers i cui abitanti rifiutarono di arrendersi. In essa vi erano anche vari cattolici fedeli alla Chiesa di Roma e quando si chiese al legato pontificio Arnaldo Amaury come si potessero distinguere gli abitanti catari da quelli cattolici egli pronunziò la famosa frase: “ Uccideteli tutti, Dio saprà riconoscere i suoi “.

 

Espugnata in breve tempo dai crociati, essi entrando in città diedero inizio ad una carneficina massacrando uomini donne e bambini.

Nel giro di poche ore le strade della bella città di Béziers furono disseminate di cadaveri e di macerie .In quel giorno e nei giorni seguenti furono massacrate 20.000 persone e Arnaldo Amaury ricevette le congratulazioni dal Papa in persona!. “ Dulcis in fundo” la città fu data alle fiamme.

Il massacro degli abitanti di Beziers e il suo incendio, furono i primi eventi davvero poco onorevoli della crociata intrapresa dalla Chiesa.

 

Simone de Monfort

Catari imprigionati dopo la presa di Carcassonne


Alla presa di Béziers seguì l’assedio e la presa del castello di Carcassonne, dove fu imprigionato e morì in carcere il visconte Raimond-Roger di Trencavel, Signore della città. Nei duri combattimenti a Carcassonne si mise in evidenza per il suo coraggio SIMONE DI MONTFORT un signorotto dell’Ile-de-France a cui furono donate le terre conquistate, assumendo anche il titolo di visconte di Carcassonne. Considerato anche il più valoroso dei nobil,i fu messo a capo dei crociati al posto di Arnaldo Amalrico che fece ritorno a Roma.

 

Dal 1210, con a capo Simone di Montfort, i crociati conquistarono una impressionante serie di città e villaggi catari: Agen, Bram, Cahusac, Albi, Castres, Lavaur, Montegut, Saint Marcel ecc.; all'occupazione, seguì sempre la tortura e il massacro degli eretici. Un episodio per tutti fu la conquista di Lavaur nel 1211 con il rogo di 400 catari e l’uccisione di Giraude di Lavaur una nobile catara, sorella del comandante della guarnigione, molto amata anche dai cattolici. Essa fu gettata in un pozzo e lapidata a morte dai crociati su ordine del Montfort.

 

Solo la città di Tolosa resistette valorosamente all’assedio crociato. Nel 1212 intervenne nella crociata, prendendo le difese dei tolosani, il re d’Aragona PIETRO I° poiché molte terre intorno a Tolosa invase dai crociati facevano parte del suo regno. Fra gli aragonesi ed i crociati la lite degenerò in guerra e nella pianura davanti alla città di MURET gli aragonesi furono sconfitti da Simone de Montfort ed il re d’Aragona fu ucciso già nel primo assalto ( 13 settembre 1213 ).

 

I tolosani, nonostante la morte del re d’Aragona, non si arresero e continuarono a resistere all’assedio dei crociati ancora per qualche tempo, fino al 1215 quando dovettero cedere.

 

Ma il signore di Tolosa Raimondo VI° ed il figlio Raimondo VII,° fuggiti in Inghilterra, non si diedero per vinti e prepararono il ritorno. Sbarcati a Marsiglia nel 1216 e formato un esercito con persone a loro devote, nel 1217 riuscirono a sconfiggere l’esercito crociato che ancora assediava Tolosa, rientrando nella città tra due ali di folla acclamanti.

Furioso per l’affronto subito, Simone di Monfort ripartì con le sue truppe verso Tolosa, cingendola di nuovo d’assedio. E proprio durante questo assedio trovò la morte, colpito da una palla di pietra lanciata da una donna.( 1218 ).

 

Il comando dei crociati passò al figlio AMAURY VI° DI MONTFORT, ma con scarso successo, tanto che fu costretto qualche tempo dopo a cedere tutte le terre conquistate dal padre a da lui al re di Francia LUIGI VIII° che nel frattempo era intervenuto con tutta la forza del suo esercito nelle operazioni militari, per dare man forte allo stesso Amaury!

 

Alla fine nel 1229, spossato dalla lunga guerra, Raimondo VII° di Tolosa accettò lapace, conservando parte delle sue terre ma dovendo dichiarare la sua fedeltà al re di Francia.

 

“Scoppiata” la pace, ai militari subentrarono gli inquisitori domenicani e francescani guidati da PIETRO SEILAN e GUGLIELMO ARNAUD, la cui attività era stata ufficializzata da Papa GREGORIO IX°. Essi erano odiati dalla popolazione locale ma riuscirono ad imperversare sul territorio con estrema severità per circa 100 anni, facendo imprigionare, torturare ed uccidere un numero considerevole di eretici.

L’odio per gli inquisitori si concretizzò ad Avignonet , dove nel 1242 fu ucciso Guglielmo Arnaud insieme a sette monaci inquisitori.

 

Amaury de Monfort

Papa Gregorio IX

 

Questo fu il pretesto per scatenare un ultimo colpo ai catari asserragliati nella fortezza di MONTSEGUR, divenuta nel frattempo la capitale clandestina del catarismo e il cui assedio fu l’atto finale della guerra contro i catari.

 

Nel maggio del 1243, la fortezza difesa da Raimond de Pèirelle e dal perfetto Bernard Marty iniziò ad essere assediata dalle truppe al comando del siniscalco di Carcassonne UGO DI ARCIS. Il 28 febbraio 1244, dopo nove mesi di assedio, la fortezza capitolò e immediatamente furono eretti i roghi sui quali, il 16 marzo 1244, furono arsi più di 200 eretici cominciando dal loro vescovo Bernard Marty.

 

La terribile avventura dei catari si concludeva.

 

Papa Innocenzo IV assolve il conte di Tolosa - 1244

 


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