Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

 

IL GUARDIANO
DEL FARO

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UNO SPUNTO DI MEDITAZIONE

 

Uno spunto di meditazione spesso ci è fornito da una preghiera, da una lettura o da un brano della Bibbia. Ma anche un panorama, un affresco o un quadro possono offrire lo stimolo per dare il via a questo esercizio della mente. Se poi a tutto questo si unisce il gusto della ricerca, della scoperta e del desiderio di approfondire certe tematiche il gioco è fatto : l’intelletto si può esercitare ad elaborare le informazioni in suo possesso alla luce della nuova scoperta, pervenendo così ad un aggiornamento e ad un arricchimento del bagaglio culturale.

Uno dei miei passatempi preferiti è quello di scoprire piccoli dettagli poco noti, aneddoti, curiosità di ciò che mi sta intorno, in particolare di quelle cose che “credo” di conoscere bene o sulle quali “penso” non ci sia più nulla da scoprire.
Perciò quando sono venuto a conoscenza di un particolare a me sconosciuto presente negli affreschi di Michelangelo della Cappella Sistina ho provato una gioia immensa per la scoperta e ho cercato di approfondire ciò che ruotava intorno ad essa, collegando conoscenze, letture e quant’altro in modo da dare un significato più profondo a questa scoperta.

E’ cosa nota che l’artista ha nascosto negli affreschi della cappella Sistina alcune figure mascherandole nell’insieme delle raffigurazioni. Molto note sono quelle del volto di un demone e la silhouette di un delfino. Queste particolarità sono già documentate ampiamente nella storia delll'Arte.
Nella famosissima immagine della Creazione di Adamo vediamo Dio che tocca il dito di Adamo trasmettendogli l’afflato della vita e dell’intelletto. E’ un’immagine che tutti conosciamo e che troviamo nei testi scolastici e di arte, nonché su cartoline, souvenir e quant’altro.
Ma ultimamente mi è stato fatto notare un particolare che non conoscevo e che mi ha permesso di gustare ancora di più il capolavoro michelangiolesco.

Se guardiamo attentamente la figura di Adamo possiamo intravedere nella parte che va dal ginocchio al collo del piede la figura del corpo di una donna a cui manca solo la testa.

Più si osserva l’affresco e più diviene evidente che non può trattarsi di una “allucinazione” o di un caso. Inoltre tale evidenza non può essere giustificata pensando che sia frutto di alcune pennellate date “a caso” dall’artista. Personalmente sono certo che il genio di Michelangelo sia stato ben cosciente quando ha dipinto l’intera volta ed ogni particolare di essa contenga un sentimento, un messaggio che l’autore ha voluto trasmettere.

Mi piace pensare che nella raffigurazione del momento magico in cui Dio trasmette la vita ad Adamo toccandogli il dito, il Maestro abbia voluto che fosse presente anche Eva.
La mancanza della testa secondo me è voluta, in quanto rimanda alla successiva raffigurazione specifica della Nascita di Eva: una nascita che è solo fisica, come è fisica la rappresentazione della sua origine ovvero da una costola di Adamo.

Credo che anche ai tempi di Michelangelo ci siano state disuguaglianze tra i sessi e proprio in questo tema il grande artista ha voluto lasciare il suo “giudizio” : l’uomo e la donna erano presenti entrambi nell’atto supremo della Creazione, il resto conta poco, è solo un contorno.
In questo ci vedo una anticipazione delle successive dispute e discussioni che si sono succedute e continuano fino ai giorni nostri.
Per Michelangelo la cosa essenziale è che l’essere umano, indipendentemente dal sesso, ha ricevuto il dono della vita da Dio.
E’ questa la chiave di lettura che mi piace utilizzare ammirando ancora una volta l’affresco.
E’ questa la novità che mi piace condividere con tutti : l’uomo e la donna sono chiamati insieme alla vita !

 

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NUNC DIMITTIS

 

Nunc dimittis, è una delle espressioni di Sua Santità Giovanni Paolo II che tanto ha fatto discutere e sulla quale sono state espresse varie più o meno esatte interpretazioni. Se però si legge questa frase alla luce della vita del Sommo Pontefice è chiaro il collegamento al vangelo che è stato il cardine del suo pontificato e della sua vita. Nella supplica di Simeone troviamo la chiave di lettura : “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola” (Luca 2, 29). Come Simeone anche Giovanni Paolo II sentiva di aver assolto il compito che gli era stato “profetizzato” dal suo amico e confratello il Cardinale Wyszynski primate di Polonia prima della sua elezione al Soglio pontificio: “…dovrai traghettare la Chiesa nel terzo millennio….”.
Mi piace collegare a questa espressione un altro brano, questa volta tratto da San Paolo : “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa” (Tim2 4,7). Chi più di questo Pontefice può permettersi di ripetere una frase già detta da un grande apostolo!
Questo Papa ci ha abituato a brevi frasi : ” Non abbiate paura” , “Spalancate le porte a Cristo”, “ Dunc in altum”, “Sentinelle del mattino”, “Mai più la guerra”, ecc. . Eppure ognuna di essa nasconde un mare, un fiume di parole e di sentimenti che, a posteriori possiamo affermare, sono stati capiti, accolti e meditati nei cuori e nelle menti di milioni di persone di ogni razza e spesso di Fedi diverse dal cattolicesimo. Giovanni Paolo II ha saputo parlare al cuore degli uomini, sicuramente con parole e discorsi appropriati, eppure, a ben guardare, il suo successo sembra dovuto a “piccole” cose, a piccole parole che però andavano dritte al cuore degli uomini che hanno avuto la voglia, il coraggio, il desiderio di accoglierle come dette da un padre, da un amico, da un fratello maggiore.
Si può certo affermare che Giovanni Paolo II non “ha detto” ma “ha fatto”; non “ha inviato” ma “è andato”, non “ha parlato di sofferenza” ma “ha sofferto”; non “ha predicato l’amore” ma “ha amato”, non “ha parlato di pace” ma “ ne ha fatto la sua vita”.
Mi fa immensamente piacere assistere alla “santificazione” di fatto di questo pontefice !!! Anche se il suo iter sarà quello che la Chiesa richiederà, l’aureola è già stata posta sul suo capo dalle centinaia di migliaia di persone che sono accorse a Roma; dalla presenza ai suoi funerali di capi di stato di diverse Fedi ed estrazioni politiche. E in attesa delle varie prassi burocratiche, non potendo innalzarlo da subito allo Status di Santo, lo hanno gratificato del titolo di “Grande”, che lo iscrive a caratteri cubitali nel grande libro della Storia.

 

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