Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

MUSEO TECNOLOGICO DELLA COMUNICAZIONE

(COLLEZIONE CREMONA)

 

(Per gentile concessione del Gen. Francesco Cremona)

 

Affiliato alla Fondazione Marconi - Guinness World Records 1998-1999-2000-2001-2002

PRESENTAZIONE

Il Museo Tecnologico della Comunicazione (Collezione Cremona) ha origine agli inizi del 1950 con una prima raccolta di vari residuati bellici.
Successivamente si è arricchito con l’acquisizione di quegli apparati via via posti fuori servizio dagli stessi utilizzatori in conseguenza della rapida innovazione tecnologica.
Altre fonti sono state quelle tradizionali: scambi tra collezionisti e acquisti da antiquari e rigattieri. 
                
Oggi la Collezione comprende circa 1500 reperti ed è articolata in 25 sezioni tematiche dei vari periodi evolutivi della comunicazione umana a distanza, comprese due sezioni complementari con strutture espositive, gigantografie marconiane, biblioteca, videoteca e varie.

Seguendo un percorso storico-didattico si procede passo dopo passo:

- dai bagliori di fuoco e dai segnali acustici con corni e conchiglie degli uomini primitivi, alle buccine, alle trombe, ai fari e alle stazioni di vedetta e segnalazioni del periodo greco-romano;
- nel Medioevo alcuni strumenti acustici sono stati utilizzati anche nel campo delle trasmissioni: campane, gong, tam-tam, megafoni, trombette, sirene, ecc, senza tralasciare i colombi viaggiatori che hanno avuto un notevole impiego da parte di tutte le forze belligeranti sia durante la Grande Guerra che nel Secondo Conflitto Mondiale;
- verso la fine del 1700, con l’ausilio del cannocchiale, ha origine la telegrafia ottica in codice, detta anche telegrafia aerea con il famoso “Telegrafo di Napoleone” e tanti altri sistemi di segnalazioni semaforiche realizzati sia in Europa che in America;
- nel XIX secolo, conl’impiego dell’Elettricità, inizia l’era tecnologica della comunicazione con il telegrafo, il telefono, la telescrivente e il facsimile per proseguire poi con la wireless telegraphy di Guglielmo Marconi fino agli albori della radio, al broadcasting e alla televisione con telecamere amatoriali, videoregistratori e alla telefonia cellulare;
- la sezione militare comprende apparati delle Trasmissioni impiegati nelle Trasvolate Atlantiche e durante il 2° Conflitto Mondiale con un’appendice al periodo della Guerra Fredda, fino ai sistemi di radioassistenza alla navigazione e ai ponti radio;
- di particolare interesse la Sezione di Intelligence con radio-valigie, macchine cripto, dispositivi per intercettazione telefonica, protezione acustica ambientale e kit per la bonifica elettronica, fotofoniche e cripto-telefoni, minifotocamere, registratori tascabili, radiogoniometri di bordo e campali, radiofari e apparati per S.O.S. ricevitori a larga banda e disturbatori di guerra elettronica;
- un’appendice a questa sezione è costituita da telegeofoni, sismo-microfoni e contatori Geiger;
- per impieghi civili c’è una sezione con apparati per Radioamatori e palmari della City Band;
- un terminale terrestre per comunicazioni satellitari chiude la parte delle Telecomunicazioni a segnali,   elettriche ed elettroniche;
- infine alcune sezioni comprendono registratori e riproduttori di suoni, fotocamere e accessori per pellicole, cineprese per dilettanti e proiettori di film e con il personal computer si arriva all’informatica;
- sezione di attrezzi per la costruzione di linee telefoniche, amplificatori intermedi e apparati vari.

La Collezione Cremona ha avuto numerose occasioni di esposizione totale o parziale in Italia e all’Estero ottenendo sempre riscontri favorevoli sia nei reportage giornalistici che in alcuni servizi radiotelevisivi, come si può evidenziare  nella “Sintesi della Rassegna Stampa”.
Nelle edizioni dal 1998 al 2002 è stata annoverata nel Guinness World Records” per vastità, rarità, diversità e rilevanza storica dei cimeli.

In occasione di due manifestazioni importanti per ricorrenza storica, è stato concesso l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica: nel 1993 con il Presidente Scalfaro per “Le Telecomunicazioni nella Storia” al Museo delle Navi romane al lago di Nemi e nel 2001 con il Presidente Ciampi per l’inaugurazione della sala “Guglielmo Marconi e le Telecomunicazioni nella Storia” presso il Museo Civico di Colleferro dov’è ospitata temporaneamente la Collezione Cremona.

Per le Celebrazioni del Centenario del Premio Nobel per la Fisica, attribuito a Marconi nel 1909, molti reperti della Collezione sono stati esposti al pubblico in occasione di varie manifestazioni per ricordare l’evoluzione delle Radiocomunicazioni dalla scoperta della Telegrafia Senza Fili di Guglielmo Marconi, ai suoi successivi e notevoli progressi ed a ciò che ne è derivato.

 

NOTA INTRODUTTIVA

LE ORIGINI

 

Homo Neanderthal

Attraverso lo studio e l'analisi di molti reperti archeologici rinvenuti in varie parti della Terra è stato possibile costruire la storia del genere umano, sin dalle sue origini, e si è potuto così stabilire che l'uomo è l’unico essere al mondo capace di costruire utensili e manufatti per poter migliorare la sua vita.
In particolare lo sviluppo della comunicazione a distanza va di pari passo con l’evoluzione stessa dell’uomo che sin dalle sue origini sentì innata la necessità di dialogare col prossimo. Infatti, la caratteristica che lo distingue dagli altri esseri viventi, è appunto la capacità di esprimere la sue idee e trasmettere il proprio pensiero anche con strumenti semplici e rudimentali che egli stesso iniziò a costruire per far sentire la sua voce anche lontano.
E sin dalle origini le comunicazioni furono acustiche e visive.

 

Dalla primitiva forma di esistenza e di vita nomade dell'Homo Sapiens di Neanderthal, dedita alla caccia ed alla semplice raccolta di cibi (Paleolitico inferiore 125.000 e 40.000 anni fa), a quella dell'Homo Sapiens Sapiens di Pechino, coltivatore stanziale e addomestica­tore di animali (Neolitico inferiore 40.000 5.000 anni fa), attraverso lente trasformazioni che segnano più progrediti stadi di evoluzione, l'essere umano ascende, con la comparsa dell'Homo Sapiens Sapiens di Cro-Magnon, alla sua attuale configurazione.
Reperti archeologici rinvenuti in Sud Africa, Asia, Europa, America, India e Cina, evidenziano la contemporaneità dei vari stadi di evoluzione dell'uomo avvenuti nel Neolitico.
 
Gordon Childe, storico e archeologo, definì tale avvenimento come la "rivoluzione neolitica".
La rivoluzione neolitica portò successivamente a quella "urbana" (5.000 a.C.) con la creazione delle prime società complesse e con la diffusione di varie civiltà: egiziana, assiro-babilonese, etrusca, indiana, cinese e precolombiana quella del Continente Americano.

 

PALEOLITICO - HOMO SAPIENS NEANDERTHALENSIS
(Età della pietra antica – da 2 milioni e mezzo a 40 mila anni fa)

E’ il periodo più lungo della Preistoria che caratterizza l’evoluzione dell’uomo: dall’Homo Erectus di circa due milioni e mezzo di anni fa, all’Homo Abilis di circa un milione e mezzo di anni fa che dall’Africa si diffonde in Europa, Asia e America.
L’uomo evolve e crea tecnologia e la tecnologia stimola la sua mente a inventare

Circa cinquecentomila anni fa l’uomo scoprì il fuoco, iniziò a praticare la caccia e la pesca di gruppo e costruì le prime capanne per ripararsi dalle intemperie e difendersi dagli animali. Ne abbiamo testimonianza con l’uomo di Pechino nella vicina località di Chou-k’ou-tien dove, intorno al 1930, furono rinvenuti resti scheletrici di 44 individui, frammenti di ossa bruciate di animali e numerosi strumenti di pietra.

Centotrentamila anni fa comparve l’Homo Sapiens Neanderthalensis che prese il nome dalla località di Neanderthal a 12 km da Dusseldorf in Germania dove, nel 1856, un operaio scoprì per caso in una grotta, uno scheletro completo di Ominide.
In seguito ci sono stati vari ritrovamenti anche in altre parti del globo. In particolare in Italia, sono stati rinvenuti un teschio e alcuni frammenti nella grotta Guattari sul monte Circeo nel Lazio e altri reperti nella zona di Saccopastore, nei pressi di Roma.

Probabilmente l'uomo di Neanderthal per dialogare con i suoi simili si esprimeva attraverso i gesti e con suoni di voce, mentre per comunicare a distanza adottò, verosimilmente, un modo spontaneo - noto  ancora ai giorni nostri - cioè avvicinò le mani alla bocca, come a formare un megafono naturale e indirizzò la voce, modestamente amplificata, verso il suo corrispondente lontano.

Circa centomila anni fa iniziò il Mesolitco, fase intermedia tra il Paleolitico e il Neolitico. Importante perché si fa coincidere con la fine dell’ultima glaciazione: il clima divenne più mite e simile a quello attuale, l’uomo si adattò alle nuove condizioni climatiche e addomesticò il cane che divenne il suo fedele amico.  

 

NEOLITICO - HOMO SAPIENS SAPIENS DI CRO-MAGNON
(Età della pietra nuova - da 40 mila a 5 mila anni fa)

Circa centomila anni fa iniziò il Mesolitco, fase intermedia tra il Paleolitico e il Neolitico.

Importante perché si fa coincidere con la fine dell’ultima glaciazione: il clima divenne più mite e simile a quello attuale, l’uomo si adattò alle nuove condizioni climatiche e addomesticò il cane che divenne il suo fedele amico.  

L’Homo Sapiens-Sapiens detto anche “Uomo di Cro-Magnon” è il più vicino all’evoluzione dei nostri antenati.
Questo periodo è caratterizzato dall’uso dei primi strumenti da lavoro realizzati con pietra levigata e schegge di selce per scuoiare gli animali e tagliarli a pezzi, dall’impiego di conchiglie giganti e corni per produrre suoni udibili a distanza, dall’uso dell’arco con la freccia per la caccia ma soprattutto dall’invenzione della ruota.
La denominazione “Cro–Magnon” deriva dalla località della Francia dove, nel 1868, durante alcuni lavori stradali, vennero scoperti i resti scheletrici di quattro individui preistorici.
Altri reperti archeologici del nostro più vicino progenitore sono stati rinvenuti anche in altre località: Africa, Europa, Asia, America, India, Cina e recentemente, anche in Australia.

Queste scoperte evidenziano in modo particolare la contemporaneità dei vari stadi di evoluzione dell’uomo preistorico avvenuti nel Neolitico.
Pertanto, il termine “Cro–Magnon” è ormai impiegato per indicare il tipo anatomicamente più simile all’uomo di oggi.
Gordon Childe, nel 1925, definì tale avvenimento: “Rivoluzione Neolitica” che diede inizio all’epoca storica.

 

 

ALCUNE  PIETRE MILIARI

Nel 1150 a.C. i Greci comunicarono ad Argo la loro vittoria sui Troiani per mezzo di una ideale linea telegrafica costituita da fuochi e fumate, come recita Clitennestra rivolta al Coro nel 1° atto dell'"Agamennone" di Eschilo.
I Greci e i Romani impiegarono stazioni per la trasmissione di segnali costruite da Enea Tattico e da Polibio.
La rete dei collegamenti dell'Impero Romano costituita da torri di vedetta e di segnalazione si estendeva per circa 60.000 Km con altre 3000 stazioni.
L'impiego dei piccioni viaggiatori si perde nella memoria dei tempi:  i Fenici, i Greci e i Romani li utilizzarono per il recapito di messaggi urgenti.
Nel IV secolo a.C. Alessandro Magno utilizzò speciali corni amplificatori per dare ordini alle sue truppe.
Nel Medioevo le numerose scoperte, finalizzate magari ad altri scopi, trovarono utile applicazione anche nel campo delle trasmissioni acustiche ed ottiche.
Il 30 agosto 1794 verso mezzogiorno, nel momento in cui la Convenzione di Parigi stava per iniziare una Seduta, giunse da Lilla un dispaccio con cui si comunicava la liberazione di Condè. Il sistema di trasmissione era la telegrafia aerea di Claude Chappe.
Nell'ottobre del 1832 il pittore Samuele Morse, di ritorno dall'Europa sul piroscafo Sully in viaggio verso l'America e conversando con altri passeggeri sulle ultime esperienze di elet­tromagnetismo eseguite presso l'Accademia delle Scienze di Parigi, ebbe un'intuizione che lo portò poi alla realiz­zazione di un apparecchio di telegrafia elettrica
Il 14 febbraio 1876 Alexander Graham Bell depositò in America una domanda di brevetto per la trasmissione della voce tra due apparecchi collegati da conduttori metallici e nello stesso anno presentò all'Esposizione di Filadelfia il suo telefono.
Nella primavera del 1895 Guglielmo Marconi, a villa Grifone  in Pontecchio, presso Bologna, faceva alcuni esperimenti sulla propagazione delle onde elettromagnetiche.
L'anno dopo da Londra il capo del Post Office, Sir William Preece, diffuse la notizia che il giovane inventore italiano aveva realizzato la telegrafia senza fili.
Nel 1941, dopo circa vent'anni di esperimenti fatti in Europa e in America, dall'Empire State Building di New York furono trasmessi i primi programmi regolari di televisione in bianco e nero e dieci anni più tardi nasceva la televisione a colori.
Nel 1962 venivano realizzati i primi collegamenti radiotelevisivi tra gli Stati Uniti e l'Europa per mezzo del satellite Telestar. Tre anni più tardi, col satellite "Hearly Bird", le trasmissioni telefoniche e televisive intercontinentali divennero una realtà tecnica e sociale.
I progressi ottenuti in questi ultimi anni sono veramente incalcolabili e sorprendenti: dalle valvole termoioniche di dimensioni notevoli degli anni '20 e '30 si è passati ai minu­scoli transistor, ai circuiti modulari su schede, agli integrati, veramente miniaturizzati e alla microelettronica che ha dato origine all'informatica e alle recenti nanotecnologie.
Alle miracolose onde elettromagnetiche che ormai dominano anche lo spazio cosmico, si sono ag­giunte le fibre ottiche, letelecomunicazioni satellitari e il telefonino cellulare con tutte le sue prestazioni.

Ricordate così molto sinteticamente queste tappe fondamentali cerchiamo, qui di seguito, di percor­rere passo dopo passo e per argomento la strada e l'evoluzione delle telecomunicazioni non tralasciando, per quanto è possibile, gli scienziati e gli sperimentatori che con le loro scoperte hanno contribuito in modo determinante a tracciare il cammino di questo mera­viglioso e fantastico progresso che ormai integra e condiziona la nostra civiltà.

 

MUSEO TECNOLOGICO DELLA COMUNICAZIONE
(COLLEZIONE CREMONA)

AFFILIATO ALLA FONDAZIONE GUGLIELMO  MARCONI

SEZIONI e CONSISTENZA
   (Aggiornata al 2011)

Sezione

Titolo

 Reperti

 1° Sezione

Preistoria e strumenti primordiali di comunicazione: reperti recenti, incisioni e stampe

(3)   

 2° Sezione

Segnali nel periodo Greco-Romano: torri, stazioni di vedetta e segnalazione, strumenti sonori, modellini, foto e stampe

(3)

 3° Sezione

Piccioni viaggiatori e Messaggeri: equipaggiamenti per colombi, bicicletta per portaordini e varie 

(13)

 4° Sezione

Segnalazioni dal Medioevo alla Rivoluzione Francese: apparati per segnalazioni ottiche a breve e a grande distanza, fari, fanali, lanterne, strumenti acustici, modellini e stampe

(38)

 5° Sezione

Telegrafia aerea (che scrive nell'aria)  “il Telegrafo di Napoleone” e comunicazioni con gli Aerostati: modellini e stampe

(9)

 6° Sezione

Aula didattica: dispositivi per esperimenti scientifici ed elettronici, strumenti per rilevamenti topografici e restitutore per fotogrammetria

(99)

 7° Sezione

Telegrafi, stazioni ottiche, segnalazioni con bandiere, telemetri e binocoli per grandi distanze                

(40)

 8° Sezione

Telefoni d’epoca, da muro, da tavolo, campali, intercomunicanti, di arredamento, per uso pubblico, segreterie telefoniche, cordless, cellulari, teledrin e citofoni

(162)

9° Sezione

Posti di commutazione telefonica manuale e centralini telefonici da muro, da tavolo e a consolle

(35)

10° Sezione

Telescriventi, apparati ausiliari per telescriventi, telefotografia, fax e telefax con segreteria

(32)

11° Sezione

Sala Guglielmo Marconi, l’effetto “antenna-terra” e la radiotelegrafia: apparati storici, cimeli marconiani e ricordi di Elettra

(67)

12° Sezione

Componenti e accessori per lo sviluppo delle radiocomunicazioni: valvole termoioniche, microfoni, tasti telegrafici, cuffie, altoparlanti e arredi per sala di registrazione

(118)

13° Sezione

Radiodiffusione: radio d’epoca, da soprammobile, di lusso e a console, radio-galena, radio-popolare, sul comodino, portatile, radiosveglia e radioregistratori, radiogrammofoni, stereo hi-fi,  filodiffusione, transistor, pocket radio, palmare, radio-cuffia e autoradio

(146) 

14° Sezione

Radio per impieghi militari ed altro: apparati portatili, campali e veicolari di piccola potenza, radio in Marina e in Aviazione durante la 2° Guerra Mondiale, apparati in dotazione ai reparti del Patto Atlantico e del Patto di Varsavia, radio per Carabinieri, Polizia, Marina mercantile, Radioamatori, City Band e per impieghi vari

(130)

15° Sezione

Complessi radio di media e grande potenza per Comandi di Grandi Unità   

(31)

16° Sezione

Ponti radio, radar terrestri e di bordo a lungo e breve raggio

 (37)

17° Sezione

Intelligence: radiovaligie e codificatori, fotofoniche e criptotelefoni, dispositivi per intercettazione telefonica e ambientale, minifotocamere, kit per bonifica elettronica, apparecchiatura  per protezione acustica ambientale, miniregistratori, radioricevitori e radiodisturbo, apparati per S.O.S., radiogoniometri campali, di bordo, e radiofari per l’assistenza in volo

 

(288)

18° Sezione

Mezzi ausiliari: sismomicrofoni e contatori Geiger, metal detector, geofoni

(20)

19° Sezione

Registratori e i riproduttori di suoni: dictafoni a cilindro di cera, fonoincisori elettronici su nastro, registratori  a filo d’acciaio e a nastro magnetico, grammofoni e mangiadischi

(37)

20° Sezione

Fotografia. Cinema e Televisione: fotocamere, cineprese, videoregistratori, proiettori, telecamere, televisori, e accessori

(76)

21° Sezione

Computer: computer d’azienda, personal computer, pc portatili e accessori

(18)

22° Sezione

Costruzione e controllo delle linee telegrafoniche: attrezzi  per lo stendimento di linee e cavi, separatori per linee virtuali, apparati soccorritori, amplificatori intermedi e utensili vari

(34)

23° Sezione

Treminale terrestre per comunicazioni satellitari: valigia-apparato con videotelefono, telecamera portatile con treppiede, antenna a parabola con treppiede 

(14)

 

Totale Cimeli, Apparati e Componenti  (+ 90  valvole termoioniche)

1.500

 

24° Sezione

Strutture espositive: vetrine, teche, fotocomposizioni, gigantografie, strutture “Octanorm” e varie

  (221)

25° Sezione

Documentazione relativa alla Storia delle Telecomunicazioni e dei Servizi di Intelligens, biblioteca e miscellanea: testi, manuali tecnici, foto, videoteca, dischi, cd-rom, e varie

 (2.506)

Totale Strutture espositive e Biblioteca

2.727

 

 

 

I SEZIONE

 

Teca

 

Strumenti primordiali di Comunicazione

 

Comunicazioni con Tritonia

Da alcune semplici considerazioni si può intuire che il primo modo per poter comunicare a distanza fu probabilmente l’istinto di avvicinare le mani alla bocca in modo da realizzare una specie di megafono, cosa che spesso si fa ancora adesso.
Dallo studio di alcuni reperti archeologici è possibile anche stabilire che un primitivo strumento di comunicazione fu molto probabilmente la conchiglia di un mollusco gigante.

La conchiglia della Tritonia Caronia può rappresentare iI primo strumento acustico realizzato dall’uomo di Cro-Magnon per produrre suoni udibili a distanza.
Probabilmente la scoperta della conchiglia gigante per comunicare fu del tutto casuale poiché, per poter espellere la polpa del mollusco dal suo guscio, l'uomo ne ruppe la punta e soffiandovi dentro produsse casualmente anche un suono molto intenso.

Un reperto di Tritonia fu rinvenuto molti anni fa, durante alcuni scavi nella galleria della Pollera, presso Finale Ligure che risale a circa 18.000 anni fa, ed è custodito nel Museo Archeologico.

Un altro reperto molto interessante è la Venere di Laussel trovata in un sito archeologico nella Francia meridionale ed è datata pressappoco 21.000 anni fa.
Verosimilmente la Tritonia gigante fu utilizzata in Europa, Asia e Africa mentre nelle prime comunità Indo-Orientali e in Oceania, furono adoperate conchiglie di Strombus Cigas con imboccatura laterale.
Poiché le conchiglie risultarono molto fragili, l’uomo preistorico utilizzò anche il corno di bue.
A differenza della conchiglia il cui impiego come strumento acustico fu verosimilmente casuale, il corno fu invece sottoposto ad apposito lavoro di taglio, utilizzando schegge di selci per eliminarne  la punta o raschiandolo sulla roccia fino ad arrivare alla parte forata.
Ciò sempre a conferma di una iniziale fase evolutiva dell’uomo.

Intanto in Europa si diffondeva la lavorazione del metallo per cui si susseguirono le varie età del rame, del bronzo e del ferro.
Iniziava così un periodo evolutivo particolare, che potremmo definire epoca storica con la creazione delle prime società complesse e con la diffusione di varie civiltà che portarono alla rivoluzione urbana.
Contemporaneamente in Medio Oriente si inventava la scrittura e quindi si giunge all’età moderna.

Corno di bue

 

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II SEZIONE

LE SEGNALAZIONI NELL’ANTICHITÀ

 

Teca

 

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GUERRA di TROIA (1160 - 1150 a.C.)

– Brano da “Agamennone” di Eschilo

Scoperto il fuoco, l'uomo impiegò bagliori e fumate per trasmettere segnali visibili anche a distanze notevoli.
Sono note, nell’antica Grecia, le postazioni di allarme situate in molte isole dell’arcipelago per segnalare l’eventuale avvicinarsi di navi nemiche.

La prima citazione storica di segnalazioni con fuochi proviene dalla Guerra di Troia narrata da Eschilo (524-456 a.C.) nel decimo libro dell'Agamennone quando Clitennestra, rivolta al Coro per annunziare la lieta notizia della vittoria contro i Troiani, descrive con dovizia di particolari “una ideale linea telegrafica” costituita proprio da fuochi e bagliori.

Corifeo: Ebbene,da quanto tempo fu occupata la città?

Clitennestra: Da questa notte che ci generò questo giorno dico.

Corifeo: Ma quale messaggero giungerebbe così presto di là    

Clitennestra: Efesto, inviando dall'lda bagliore di fiamma e roghi fin qui succedendosi a roghi.
Il fuoco è il corriere!
L' lda alla rupe Ermeia di Lemno e dall'isola, terza,
la vetta dell'Athos a Zeus consacrata accolse la fiaccola enorme.
Poi l'anelito festoso della torcia con un salto varcò il dorso del mare,
trasmise come un sole i bagliori dorati d'un raggio al Macisto in vedetta.
Il monte non tarda, non si è reclinato storditamente al sonno,
è pronto al suo turno di messaggero.
Così da lungi, attraverso le correnti dell'Euripo,
le scolte del Messapio videro giungere il segno splendente.
E con fiamma alla fiamma risposero,
avanti sospinsero il Nunzio incendiando una forcata di erica secca.
Vigorosa, senza mai affievolirsi, la luce scavalca il piano d'Asopo,
fulgida come una luna svegliò, sulla vetta del Citerone,
l'altra Staffetta della catena di fuoco.
Il raggio sbucato lontano non fu respinto: la scolta bruciò più di quanto
le avevano imposto e il raggio rimbalza sulla pianura Gorgopide,
sfiora appena il giogo dell'Egiplanto per sollecitare la fiamma già pronta.
Mandano infatti un'altra gran barba di fiamma, eccitata con generoso vigore,
a varcare, guizzando,  il promontorio che veglia lo stretto Saronico.
Ed ecco un raggio sfrecciare, ferire la punta Aracnea, vedetta prossima ad Argo.
E di là piombare su questa casa d'Atreo
la luce che ha il suo progenitore nel fuoco dell' lda.

Queste le tappe da me fissate ai suscitatori dei fuochi scaturiti a catena l'uno dall'altro.
Vince il primo corridore e l' ultimo insieme.
Questo il segnale, il messaggio convenuto, che lo sposo mi manda da Troia.

Corifeo: Più tardi, o donna, ringrazierò gli dèi.
Ora vorrei sentire per esteso il racconto e stupirmene ancora, udendoti parlare........

Eschilo, fra le sue Opere per il Teatro greco, nel 459 a.C. scrisse, l'Agamennone per celebrare gli avvenimenti della guerra di Troia combattuta circa 700 anni prima e che si era conclusa nel 1150 a.C. con la vittoria dei Greci.

 Stazione per segnali di Enea tattico (4° sec. a.C.)               

 Enea Tattico, scrittore di cose militari, visse in Grecia nel IV secolo a.C. Realizzò un sistema di segnalazioni con fiaccole e vasi di terracotta già ideato da Cleossene e Democlito e che Polibio descrisse, con dovizia di particolari, nelle sue "Storie" al cap. 44 del X  libro.
La stazione di Enea Tattico impiega un codice a frasi ed è costituita di:
- un vaso cilindrico di rame o di terracotta pieno d'acqua, le cui misure sono di 1 cubito di base per 3 cubiti di altezza (1cubito = 44,4 cm); nella parte bassa del vaso è praticato un  foro per il canaletto di scarico;
- due o tre galleggianti di sughero, sui quali sono fissate le assicelle con segnali corrispondenti a varie frasi comunemente usate specie in azioni di guerra;
- una brocca per raccogliere l'acqua che defluisce dal vaso;
- una fiaccola o un drappo per segnalare l'inizio e la fine del deflusso dell’acqua;
- uno schermo dietro cui nascondere la fiaccola o il drappo.

Le stazioni sono tutte perfettamente uguali tra di loro

Quando si vuole trasmettere un messaggio, l'uomo incaricato delle segnalazioni, il telegrafista, alza la fiaccola, la agita e attende che il suo corrispondente lo imiti a sua volta.
Certo del consenso dell'altro operatore, apre il canaletto di scarico facendone defluire l’acqua e contemporaneamente nasconde la fiaccola dietro lo schermo.
Alla scomparsa del segnale della stazione trasmittente, l'operatore del posto ricevente apre il rubinetto del suo serbatoio e lascia defluire l’acqua.
In tal modo i galleggianti si abbassano con sincronismo e con essi anche gli assi dei segnali.
Quando la frase da trasmettere corrisponde all'altezza dell'orlo del vaso, il segnalatore scopre la fiaccola e blocca la fuoriuscita dell'acqua.
Alla ricomparsa della fiaccola l'operatore della stazione ricevente chiude il rubinetto e osserva che all'orlo del suo vaso corrisponde una frase che è identica a quella della stazione trasmittente.
Ciò naturalmente avviene se le operazioni sono state eseguite con perfetto sincronismo.
Dopo di che, si rimboccano i vasi con l'acqua raccolta nella brocca e si ricomincia per una frase successiva.
Le frasi più comunemente usate erano ad esempio: "i cavalieri sono arrivati nel territori", "é arrivata la fanteria pesante", "navi nemiche in vista all’orizzonte”.
Il "telegrafo” di Enea Tattico fu impiegato da Alessandro Magno nella battaglia di Arbela contro i Persiani (331 a.C)

Stazione per segnali di Polibio (146 a.C.)             

Scipione Emiliano nell'assedio di Cartagine, durante la 3° Guerra Punica, impiegò la “Stazione dei Segnali” di Polibio" , detta poi “Telegrafo di Polibio”.
La stazione, impiega un codice alfabetico ed è costituita di:
- due palizzate, di legno o di muratura, ad altezza d’uomo e distanziate tra loro;
- un corpo centrale con un traguardo collimatore;
- due serie di 5 fiaccole disponibili sull'orlo di ciascuna palizzata;
- 5 tavolette, numerate da 1 a 5, su ciascuna delle quali sono incise cinque lettere dell'alfabeto:

I        A  B  C  D  E
II       F  G  H   I   J
III      K  L  M  N  O
IV      P  Q  R  S  T
V       U  V  X  Z   Y

Quando da una stazione si vuole trasmettere un messaggio, l'incaricato delle segnalazioni alza sopra il parapetto centrale una fiaccola accesa e poi una seconda ed attende che il suo corrispondente faccia altrettanto.
Ottenuta la conferma, vengono tolte le due fiaccole di consenso e si inizia la trasmissione del messaggio.
Ciò si effettuava disponendo, in appositi fori in cima alla palizzata di sinistra un numero di fiaccole corrispondente al numero della tavoletta che conteneva la lettera da trasmettere e sulla palizzata di destra, un numero di fiaccole corrispondente alla posizione della lettera indicata nella tavoletta.
Praticamente si effettuano le stesse mosse che si fanno nel gioco della “battaglia navale”.
Dopo di che, le fiaccole vengono rimosse e si procede ad una seconda operazione per indicare la lettera successiva e così via di seguito.
Ad esempio, per trasmettere la parola ROMA si opera nel modo seguente:

R  =  IV       3
O  =  III       5
M  =  III       3
A   =  I         1

Come si può dedurre, la trasmissione in codice alfabetico era molto  lenta, però consentiva qualunque tipo di comunicazione.
In seguito il codice alfabetico fu integrato con un codice di frasi convenzionali che consentì una maggiore velocità di trasmissione.


Torre di vedetta e segnalazione -  Impero romano (45 a.C. - 46 d.C.)

Durante l'Impero romano fu realizzata la costruzione del Limes Danubiano con Torri di Vedetta e Segnalazione dalle quali, oltre al controllo del territorio, venivano effettuate varie segnalazioni ottiche con torce e bagliori di notte e con sostanze resinose di giorno.
L'importante rete di collegamenti si estendeva per oltre 60.000 Km: dalla Dacia a Roma e da Roma fino alla Gallia, alla Spagna e alla Britannia con oltre 3.000 stazioni di cui:

1200 in Italia - 1100 in Gallia - 300 in Spagna - 500 in Asia

Le segnalazioni con torce venivano eseguite con figurazioni semplici: in orizzontale, in verticale, a cerchio, ecc per allertare le truppe ausiliarie accampate nelle vicinanze; mentre i collegamenti con le legioni dislocate nei Presidi  più lontani erano mantenuti con corrieri a cavallo e con scambi di colombi viaggiatori.
Nei pressi degli acquedotti principali e soprattutto in prossimità delle cisterne, le torri di segnalazione servivano per disciplinare le manovre di erogazione e di distribuzione delle acque in città a seconda delle esigenze.

Ancora oggi si trovano molte testimonianze di torri romane in tutta Europa, specialmente sulle alture in prossimità delle strade consolari, e in alcuni siti dove successivamente furono costruite le torri medievali. I collegamenti erano a vista e quindi a distanze di circa quattro kilometri.

Una testimonianza suggestiva di queste opere ci proviene da un bassorilievo della Colonna Traiana, edificata a Roma nel 112 e dal 1980 rappresenta il simbolo dei Reparti delle Trasmissioni dell’Esercito Italiano. 

Faro di Alessandria (279 a.C.)          

      

                                  
Dopo il Faro di Alessandria, fatto costruire sull’isola di “pharos” dal Sovrano d’Egitto Tolomeo Filadelfo, l'impiego dei fari ha avuto un notevole sviluppo  fino ai  nostri giorni, sia per le segnalazioni costiere che per agevolare l'approdo delle navi nei porti.
Le sorgenti di luce, realizzate inizialmente sulle torri con fuochi e sostanze resinose, sono state perfezionate in seguito con lumi a petrolio e riflettori parabolici.
All'inizio dell'Ottocento, furono introdotti anche particolari sistemi ottici lenticolari con anelli catadriottici e schermi colorati.
In tempi più recenti, prima con l’Arco Voltaico e poi, con l'invenzione delle lampade elettriche di Edison (1879), ai fari sono state applicate potenti lampade ad incandescenza che ne hanno aumentato notevolmente la luminosità e la portata.

I flash di luce che si ottengono con la rotazione di una piccola parabola riflettente, si succedono con un codice proprio stabilito a livello internazionale.

Colosso di Rodi - 280 a.C.

 

Grande Muraglia (206 a.C.)      

La “Grande Muraglia Cinese” fu costruita, a cominciare dal 206 avanti Cristo, lungo il confine nord come opera fortificata, per difendersi dalle invasioni nemiche.
E’ lunga circa 6500 Km. e le sue torri, situate a vista l’una dall’altra, fungevano da caserme e magazzini ma anche da stazioni per le segnalazioni ottiche, con fuochi e fumate, oppure con forti segnali acustici realizzati con esplosioni di polvere pirica.

                                             

Corno acustico di Alessandro Magno  - (Battaglia di Arbela - 331 a. C.)

Il corno amplificatore era uno strumento acustico di notevoli dimensioni, usato da Alessandro Magno per trasmettere ordini alle truppe durante le sue battaglie.

Segnalatori di Annibale (Battaglia di Canne - 216 a. C.)          

                                           
Per trasmettere ordini alle truppe in combattimento, Annibale impiegò anche suonatori di corni che effettuavano segnali acustici convenuti.

Segnalatori di Giulio Cesare (passaggio del Rubicone - 49 a.C.)                                             

Le Legioni di Giulio Cesare disponevano di "buccinatores" che trasmettevano, ai soldati in battaglia, ordini e segnali con speciali trombe, chiamate buccine e che venivano portate a spalla perché molto grandi.
In questa stampa del Piranesi: Giulio Cesare al “Passaggio del Rubicone.

 



Jobhel ebraico - (A.T. Corno di montone per l'Anno giubilare)

 

Reperto rinvenuto in una tomba etrusca

 

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III SEZIONE

 

I PICCIONI VIAGGIATORI  “MESSAGGERI ALATI”

 

Teca

 

Cenni storici

L’impiego dei piccioni viaggiatori risale fino alle più remote civiltà, infatti l’uomo si é sempre servito dell’istinto che hanno i colombi di ritornare nei luoghi dove sono nati o dove hanno nidificato, per cui possiamo convenire che:
il colombo viaggiatore non va, ma torna!

Noé, per verificare che il diluvio fosse cessato sulla terra, lanciò fuori dall’Arca una colomba che poi tornò con un ramoscello d’ulivo in bocca.

Questa particolare caratteristica dei colombi fu sfruttata dagli Indi, dagli Egizi, dai Greci e dai Romani che affidavano a tali volatili messaggi importanti e urgenti.  

In Europa si cominciò ad addestrarli sistematicamente al principio del XIII secolo in Belgio, Olanda, Francia, Italia ed Inghilterra.

Nel Medioevo era un grande privilegio delle famiglie nobili avere, vicino al castello, una colombaia con piccioni viaggiatori  per consentire la un continuo scambio di messaggi.


Tra le varie specie di colombi che nidificano sulla terra, i più noti sono quelli di città e i colombi domestici che, a loro volta, si suddividono in tre categorie: per uso alimentare, di lusso e colombi viaggiatori.
Fra questi ultimi, quelli più comunemente addestrati per il recapito dei messaggi, sono i colombi di fondo e  quelli di velocità. I primi volano a circa 60–70 km/h, mentre i colombi veloci riescono a volare fino a 110–120 km/h.
I colombi di fondo possono effettuare anche voli superiori ai mille chilometri, però si fermano per mangiare, per riposarsi e la notte non volano.
I colombi di velocità invece, durante il percorso non si fermano e fanno un volo diretto, per cui  è bene non impegnarli in tratte superiori ai trecento chilometri.

Profilo

Il colombo viaggiatore è un animale intelligentissimo che ha un'elevata adattabilità a varie situazioni e una buona predisposizione all'addestramento. Possiede uno spiccatissimo senso di orientamento che gli consente di valutare costantemente la posizione di volo e di captare immediatamente ogni minima variazione di quota e di direzione.
Uno studioso americano dell'Istituto di Fisiologia della Pennsylvania ha stabilito che il senso di orientamento del colombo viaggiatore è localizzato probabilmente all'estremità del nervo ottico in costante rapporto con le forze di attrazione magnetica terrestre.
Studi più recenti hanno formulato l'ipotesi che nel cervello del colombo ci possa essere una particolare sostanza magnetica che ne sviluppa il senso dell'orientamento.

Grazie alla lunga selezione, intesa a migliorare le sue doti fisiche e sensitive, il colombo viaggiatore si distingue dalle altre varietà affini per il petto molto sviluppato, il portamento elegante e per la testa arrotondata nella quale brilla l'occhio dai colori vivaci, circondato da un filetto biancastro carnoso.
Il piumaggio è ricco, liscio e morbido come la seta, con riflessi metallici sulle piume del collo.
Le ali sono possenti, hanno grande estensione e quando sono chiuse si incrociano sulla estremità della coda stretta e fine.
Le penne delle ali sono chiamate "remiganti" per la funzione che hanno nel volo, mentre quelle della coda sono dette "timoniere" perché dirigono il volo stesso.

Addestramento

Zainetto per 6 colombi

Come tutti gli animali, non appena sono in condizioni di muoversi e di volare, i piccoli colombi si allontanano dalla dimora natale per cercar cibo e conoscere l'ambiente circostante, e far poi ritorno al loro primitivo rifugio.
Quando i piccioni giovani sono pronti a superare percorsi più lunghi, gli addestratori li pongono in una cesta e li trasportano a circa un chilometro di distanza dalla colombaia.
Nel momento in cui vengono liberati, s'alzano in volo e istintivamente ritornano nella loro dimora dove li attendono genitori.
Successivamente essi vengono portati a distanze sempre maggiori e in direzioni diverse, finché acquisiscono buona padronanza del proprio senso d'orientamento.
La selezione avviene sulla base delle loro prestazioni di velocità in volo o di resistenza ai lunghi percorsi.
Sia nell'impiego normale che nelle gare di fondo i colombi volano a circa 60 Km. orari, possono percorrere distanze fino a 1500 Km. e, durante la missione, si fermano per riposarsi e per mangiare.
Nelle gare di velocità possono raggiungere anche 120 Km. l'ora ma non si fermano e quindi non  possono superare distanze oltre i 300 chilometri.
Uno dei primati mondiali sulle lunghe distanze è stato stabilito nel 1931 da un colombo addestrato in Indocina che, liberato ad Arras nei pressi di Lilla, in Francia, è riuscito a compiere la straordinaria distanza di oltre 11.000 chilometri raggiungendo  Saigon in 24 giorni.
L'addestramento richiede molta passione ed una cura costante per evitare eventuali perdite e per ottenere risultati veramente soddisfacenti.

Selezione

I colombi viaggiatori europei vengono selezionati, a seconda delle zone di alleva­mento, in:
- Tipi Belgi: viaggiatori di Anversa e di Bruxelles;
- Tipo Olandesi:viaggiatore di Maastricht;
- Tipi Inglesi: viaggiatori di Londra a faccia lunga e breve;
- Tipo Irlandese: viaggiatore dell'Ulster;
- Tipo Francese: viaggiatore di Lilla;
- Tipo Italiano: viaggiatore di Parma a testa sferica e piana.Le razze più belle e più forti sono quelle belghe probabilmente per le antiche tradi­zioni di allevamento.
La colombaia più importante attualmente è quella della regina di Inghilterra.

Colombigrammi, trasferimenti e mezzi di trasporto

 

I messaggi sono scritti su singoli colombigrammi  di speciale carta molto sottile piegata più volte, mentre per il loro recapito si utilizzano speciali  astucci di alluminio, bustine di pelle o di tela impermeabile che gli vengono applicati ad una zampina, oppure in taschette portacolombigrammi sistemati al petto con apposite bretelline, mentre nella zampa destra c’è  sempre l’anello di matricola che gli viene inserito quando è ancora pulcino.

I contenitori per il trasporto dei colombi sono di vari tipi a seconda delle necessità: ceste di vimini contenenti 12 o 6  colombi e  zainetti attrezzati per 2, 3 o 6 posti.

Il trasferimento dei piccioni viaggiatori dalle proprie colombaie ai luoghi di destinazione si può effettuare impiegando qualsiasi mezzo di trasporto dalle mongolfiere, alle biciclette, all'automezzo e al treno, compreso anche l'aeroplano e il paracadute per il lancio di ceste dagli aerei da ricognizione.
Nel luogo di permanenza provvisoria in attesa del lancio il colombo non deve soggiornare a lungo, perché potrebbe ambientarsi e affezionarsi alla nuova dimora e quindi rifiutarsi di ritornare al suo vecchio nido o alla sua colombaia.

Attualmente l’impiego dei piccioni viaggiatori è regolato dalla Federazione Colombofila Internazionale con sede a Bruxelles e con varie Associazioni nazionali, provinciali e locali.

Colombo con bustina portamessaggi

Ultimo colombo francese

L'impiego in guerra

In Guerra l’impiego dei colombi viaggiatori è stato sempre indispensabile e a volte anche  determinante.
E’ noto infatti lo slogan spesso ricorrente: “quando la radio non funziona e le linee del telegrafo e del telefono sono  interrotte, il piccione viaggiatore arriva sempre”. 
Furono  utilizzati durante le Crociate, specialmente nell'assedio di San Giovanni d'Acri nel maggio del 1099.
Successivamente, vennero impiegati dalla Repubblica di Venezia che ne trasse notevoli vantaggi economici per comunicazioni importanti ed urgenti riguardanti i traffici commerciali con l'Oriente.
Nella guerra Franco-Prussiana (1870-71), in particolare durante l’assedio di Parigi, constatata la difficoltà di far passare i corrieri attraverso le linee nemiche che assediavano la città si organizzò un considerevole impiego di piccioni viaggiatori per assicurare i collegamenti.
I messaggeri alati venivano trasportati, con le Mongolfiere fuori dall’accerchiamento nemico per poi consegnarli ai Comandi alleati. I messaggi di risposta, erano poi affidati ai colombi che, una volta lanciati liberi, se ne tornavano alle loro colombaie parigine dove i preziosi plichi venivano prelevati dal personale addetto a questo particolare servizio.
Per motivi di sicurezza, i testi dei messaggi venivano cifrati, elaborati con la microfotografia ed inviati in più copie con voli diversi per avere la certezza che fossero recapitati, poiché spesso molti colombi venivano abbattuti dai nemici. 
In periodi più recenti, specie negli ultimi due Conflitti Mondiali, l’impiego dei piccioni viaggiatori è stato particolarmente notevole da parte di tutti gli Eserciti belligeranti.
Le colombaie, fisse e mobili, erano situate di solito nelle retrovie presso i Comandi di Grande Unità, mentre per l’impiego. I Colombofili con relativo zainetto di tre o sei colombi, si recavano con i Reperti in prima linea oppure con gli Ufficiali Osservatori che, dopo aver  rilevato gli obiettivi nemici, compilavano i relativi colombigrammi che venivano poi affidati ai solerti messaggeri alati,  per il recapito agli Alti Comandi.
Durante la 1° Guerra Mondiale, l’impiego dei gas asfissianti provocò  purtroppo la morte di diverse centinaia di colombi, per cui fu necessario adattare le colombaie con grossi filtri per la depurazione dell'aria. 
Nella 2° Guerra Mondiale i colombi viaggiatori furono utilizzati  da tutti gli eserciti belligeranti e si rivelarono sempre ottimi messaggeri, specie in azioni di spionaggio.
In Francia fu anche sperimentato,ma con esito poco soddisfacente, l'impiego del colombo  come fotografo applicandogli al pettorale una speciale macchina fotografica "Leica".

Colombofili del Genio

Pattuglia tedesca con colombi

Le gare

Un aspetto molto interessante dell'attività di questo docile e intelligente volatile si rivelò, intorno al 1820, quando si incominciò ad impegnarlo in attività agonistiche. Il 15 luglio 1820 in Belgio, nel contado di Liegi, fu organizzata la prima gara fra colombi conclusasi, come riferirono le cronache del tempo  con importanti festeggiamenti, addirittura  una sfilata preceduta da una gabbia con il colombo vittorioso  seguito da una fanfara militare, attraversò per più giorni tutti i paesi della regione come in un corteo trionfale.
Le prime competizioni internazionali, alle quali parteciparono circa 60.000 concorrenti, si svolsero ad Orleans, in Francia.
La gara più importante, che detiene ancora il record assoluto e in cui vennero lanciati ben 200.000 colombi, ebbe luogo nel 1887, tra Anversa e Bruxelles, in occasione del giubileo di Re Leo­poldo.
Nel 1878 in Italia nacque la Società Colombofila Fiorentina, subito seguita dalla Società Giano di Genova e da altre.
La prima gara italiana si svolse a Venezia nel marzo del 1912 per l'inaugurazione del nuovo campanile di San Marco e da allora la piazza è sempre affollata di colombi.

Il giornalismo

Nel 1835 James Gordon Bennet, capostipite della stampa americana, fondò il "New York Herald", un giornale moderno per quell'epoca e adatto alla vita movimentata del lettore americano per le notizie concise e sensazionali. Poiché allora non si disponeva ancora della telegrafia Morse, per poter battere sul tempo i concorrenti con la rapidità delle informazioni, Bennet organizzò un servizio di colombi viaggiatori tra Boston e New York.
Le cronache degli anni trenta riferirono che ci fu uno scambio di "colombigrammi" tra Gabriele D'Annunzio, Vittorio Emanuele III e Guglielmo Marconi per dimostrare che, in pieno sviluppo della Radio, i piccioni viaggiatori erano an­cora  più che validi.
Le cronache più recenti ci riferiscono che, in occasione delle Olimpiadi di Tokyo del 1964, le redazioni di alcuni giornali giapponesi si attrezzarono con proprie colombaie per comunicare con celerità gli esiti di alcune gare, celebrando così un ritorno alle antiche usanze greche.

Oggi l'impiego dei colombi viaggiatori è regolato da Associazioni Nazionali, con vari gruppi provinciali e sezioni locali, che aderiscono alla Federazione Internazionale Colombofila con sede a Bruxelles.
In Italia l'Associazione Colombofila ha sede a Modena.

 

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Segue...

- Seconda parte: IV/V Sezione: Dal Medio Evo alla Rivoluzione francese


- Terza Parte - VI Sezione: Aula Didattica - VII Sezione: Telegrafi, telemetri, binocoli - VIII Sezione: Telefoni - IX Sezione: Centralini - X Sezione: Telescriventi e telefax

 

- Quarta parte: XI Sezione: Sala Marconi e Cimeli - Particolareggiato profilo di Guglielmo Marconi: vita, invenzioni, applicazioni delle stesse, curiosità, ecc

 

- Quinta Parte - XII Sezione: Componenti e Arredi - XIII Sezione: Radio Storiche - Radio Galena - Radio Consolle - Radio d'epoca - Radio di lusso - Radio popolari - Radio in bachelite

 

- Sesta Parte: XIV sezione: Radio Impieghi militari ed altre - XV Sezione: Radio Media e grande Potenza

- Settima Parte: XVI Sezione: Ponti Radio e Radar - XVII Sezione, Intelligence: Radiovaligie - Codificatori e Macchine - Criptotelefoni e Fototoniche - Intercettazioni telefoniche

- Ottava Parte: Segue XVII Sezione, Intelligence: Minifotocamere e miniregistratori - Radio intercettazione militare - Radiogoniometri e radiofari - S.O.S e varie - A) Complesso Minerva - Germania - B) Complesso Standard - USA
- XVIII Sezione: Geofoni e sismomicrofoni - XIX Sezione: Registratori e Grammofon
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-  Nona parte  - XX Sezione: Fotocamere e cineprese - XXI sezione: Computer - XXII Sezione: Linee telegrafoniche - XXIII Sezione: Comunicazioni satellitari -XXIV Sezione: Gigantografie e Teche - XXV Sezione: Biblioteca, Videoteca e Testi

- Decima Parte - Curriculum del Gen. Francesco Cremona - Rassegna Stampa - Mostre ed Eventi in Italia e all'estero ed Esposizione completa dal 1972 al 2004

 

- Partecipazione del Gen. Francesco Cremona alla puntata del programma televisivo Rai Educational "La Storia siamo noi" di Giovanni Minoli, dedicata a Guglielmo Marconi "L'uomo che inventò il futuro"


http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=699



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