Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori.
Nello specifico, il presente articolo è stato realizzato dal Prof. Renzo Barbattini dell'Università di Udine, che ha fornito anche le immagini.
Tutti gli articoli degli altri Settori sono state realizzati da Patrizia di Cartantica che declina ogni responsabilità su quanto fornito dai collaboratori.

"N.B.: L'Autore prescrive che qualora vi fosse un'utilizzazione per lavori a stampa o per lavori/studi diffusi via Internet, da parte di terzi (sia di parte dei testi sia di qualche immagine) essa potrà avvenire solo previa richiesta trasmessa a Cartantica e citando esplicitamente per esteso il lavoro originale (Autore, Titolo, Periodico) ."

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LE API NELL'ARTE DEL NOVECENTO (I PARTE)

di Renzo Barbattini* e Giuseppe Bergamini **

 

*Dipartimento di Biologia e Protezione delle Piante – Università di Udine
**Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo - Udine

 

L’arte del Novecento è attraversata a livello mondiale da numerosi movimenti d’avanguardia: nuove tendenze astratte, cubiste, espressioniste, metafisiche, surreali si affermano e convivono, specie in pittura, con modi e schemi tradizionali, che continuano a godere i favori del pubblico.
I dipinti presi in esame in questa puntata sono per lo più di carattere figurativo, talvolta quasi fotografico, poetici: illustrano con raffinata poesia e con toccante nostalgia un mondo agreste oggi purtroppo in via di estinzione.

E’ nella seconda metà dell’Ottocento che si sviluppa in Francia il rivoluzionario movimento impressionista ad opera di un gruppo di artisti - tra cui Monet, Degas, Cezanne, Renoir - accomunati dalla stessa ricerca di una pittura naturalistica e antiaccademica che li portò ad abbandonare il chiuso degli studi per dipingere all’aria aperta sulle rive della Senna.
Partiti dal naturalismo, si mossero in direzione edonistica e individualistica, così che, esaurito l’iniziale intento polemico, ognuno riprese la propria strada e il movimento si esaurì nell’arco di un decennio. I loro paesaggi luminosi, i delicati ritratti, le scene di vita della piccola borghesia riflettevano una società appagata e senza problemi, incline a godere della bellezza delle piccole cose. Ma la loro nuova concezione pittorica fu alla base di tutte le avanguardie artistiche che seguirono, non escluse le correnti astratte, per cui si può affermare che essa costituì l’inizio dell’arte moderna. Il ‘900 è stato testimone di cambiamenti radicali e repentini, nell’arte e nella scienza, più di qualsiasi altro periodo storico. Nel primo decennio del secolo, la rottura cubista con tutti i tradizionali metodi di rappresentazione aprì la strada all’astrattismo.
Ciò nonostante, la pittura e la scultura tradizionali hanno continuato a mantenere un posto rilevante.
In questo contributo si desidera segnalare, procedendo in ordine alfabetico, alcuni esempi di pittori che realizzarono opere con chiari riferimenti all’ape.



AMEDEO BOCCHI

Fig. 1a (sinistra) - Amedeo Bocchi, L’alveare (1915-16), Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, sede di Parma
Fig. 1b (destra) - Amedeo Bocchi, L’alveare (1915-16) (particolare), Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, sede di Parma

Amedeo Bocchi (nato a Parma il 24/8/1883 e morto a Roma il 16/12/1976) è una figura assolutamente singolare nella storia dell’arte del Novecento. Autore fin dai primi decennni del secolo di opere d’eccezionale significato, per la qualità intrinseca e per la partecipazione aggiornata e originale al contesto europeo, seppur apprezzato da importanti critici e studiosi, non ha ancora trovato il posto che gli compete nella storiografia artistica del secolo XX. L’opera riportata (fig. 1a) s’intitola L’alveare; essa è stata eseguita negli anni 1915-16 con tecnica mista (tempera, ecc.) per la decorazione, con l’affresco Il Risparmio, di una parete della Sala del Consiglio della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, sede di Parma (oggi Cariparma).
Questa, sala, progettata, preparata e realizzata fra il 1913 e il 1916 è uno dei più alti risultati stilistici del “liberty” italiano. In questo caso, l’artista è incorso in un “incidente” sistematico rappresentando un gran numero d’insetti che, invece di essere api adulte sono Ditteri Sirfidi (fig. 1b).

 

 

HENRY BACON

Quest’artista americano (1839-1912) realizzò nel 1881 il dipinto La figlia dell’apicoltore (Bee Keeper’s Daughter) (fig. 2). In quest’olio si nota una figura femminile sull’uscio di una casetta di campagna sulla cui facciata esterna sono disposti, su due mensole, alcuni alveari di paglia (i cosiddetti bugni villici).
Il linguaggio artistico che caratterizza quest’opera rivela i profondi legami con il realismo figurativo tradizionale; i molteplici elementi visivi che concorrono a formare l’immagine rappresentata sono, infatti, tratti dalla realtà quotidiana.
La figura femminile è abbigliata con vestiti dell’epoca; colui che la osserva la percepisce però come una persona familiare, quasi viva con ogni probabilità realmente esistita.
Con la sua presenza, rafforza la dimensione quotidiana dell’episodio presentato dall’artista.
Lo stesso dicasi per il paesaggio circostante, appartenente a una natura raffigurata con un intento narrativo, attraverso un’attenzione meticolosa per ogni suo aspetto.
L’oggettività della scena è ottenuta da Bacon con uno stile pittorico caratterizzato da una estrema veridicità che può anticipare nel risultato finale la fotografia quale mezzo di riproducibilità del reale.

Fig. 2 - Henry Bacon, La figlia dell’apicoltore (Bee Keeper’s Daughter) (1881), Caldwell Gallery, Manlius, NY



SALVADOR DALÌ

Fig. 3 - Salvador Dalì, Sogno causato dal volo di un’ape (Sueño causado por el vuelo de una abeja alrededor de una granada un segundo antes del despertar) (1944), Museo Thyssen- Bornemisza, Madrid

Il pittore, scrittore e poeta spagnolo (nato a Figueras, 11/5/1904 e morto a Figueras, nella Torre Galatea, il 23/1/1989) resta nell’immaginario collettivo l’esponente per eccellenza del surrealismo: alla sua popolarità contribuirono certamente uno stile di vita eccentrico e la grande considerazione di sé stesso.
Nel 1944 realizzò Sogno causato dal volo di un’ape (Sueño causado por el vuelo de una abeja alrededor de una granada un segundo antes del despertar) (fig. 3).
In quest’opera, il cui titolo intero è Sogno causato dal volo di un’ape attorno a una melagrana, un attimo prima del risveglio compare Gala, la moglie di Dalì, che dorme sospesa a mezz’aria su una specie di scoglio galleggiante sul mare, con accanto la melagrana.
L’ispirazione del quadro venne a Dalì dalla puntura di un’ape subita mentre stava dormendo.
Il dolore produsse quindi una serie di sensazioni ingigantite dalla mancanza momentanea della coscienza di quanto stava avvenendo.

L’immagine è una rappresentazione simultanea del prima e del dopo: l’istante della puntura è dato dalla punta della baionetta che sta per trafiggere il braccio della donna nuda; l’istante del dolore è invece rappresentato dall’irrompere di allucinazioni quali le tigri inferocite che fuoriescono dalla bocca di un pesce che a sua volta sorge da una melograna o l’elefante, con l’obelisco sulla groppa, e con le lunghe zampe esili, che riesce a camminare sul pelo dell’acqua.
Dalì fonde così in una stessa tela sogno e realtà, oggetti e proiezioni della sua mente.

 


MAKSIM GASPARI

E’ uno dei più amati pittori della Slovenia, terra in cui è nato (26/1/1883 nella località di Selscek, vicino a Cerknica) ed è morto (1980, a Ljubljana).
Italosloveno (il padre, Giacomo Gaspari, infatti, era friulano di Paularo, la madre, Ivana Svigelj, invece, era slovena).
Nella sua immensa produzione (dipinti a tecniche miste, olio e acquarello, cartoline e illustrazioni di libri, soprattutto libri per bambini), ha sviluppato un proprio stile e ha trattato i suoi motivi preferiti.
Dipinse, in special modo, motivi folcloristici sloveni (ad es. scene relative a matrimoni, funerali, artigianato, lavori in campagna, danza, ecc.) traducendo, quindi, visivamente la vita del popolo.
Tutto ciò è segno del suo amore per una tradizione che non è, certamente, superata; anzi è modello di vita contemporanea.
La fig. 4 (pag. 37) riporta l’immagine di un dipinto, Apicoltore davanti al suo apiario (Cebelar pred svojim ãebelnjakom), realizzato nel 1929 e oggi collocato presso la Cassa di Risparmio di Ljubljana (Mestna hranilnica ljubljanska).
In esso è rappresentato un apicoltore intento a disopercolare, con l’apposito coltello, un pezzo di favo; alla scena assistono due fanciulli.
Sullo sfondo si nota un tipico apiario sloveno costituito da numerose arnie di tipo Žnidersič1 sovrapposte; queste arnie sono visitabili dal retro e spesso la parete anteriore (il “frontale”) è decorata: su di essa sono ritratte scene di arte popolare. Il dipinto Apicoltore alveari (Cebelar nosi panje) (fig. 5), è del 1935. In esso è rappresentato un apicoltore con il suo carico di alveari (arnie o r i z z o n t a l i “Kranjič”2, un tempo molto diffuse in Slovenia) sulla schiena, in sosta, per una preghiera, dinanzi a un’edicola dedicata alla Beata Vergine.

Fig. 4 - Maksim Gaspari, Apicoltore davanti al suo apiario (Cebelar pred svojim ãebelnjakom) (1929), Cassa di Risparmio di Ljubljana (Mestna hranilnica ljubljanska)

Fig. 5 - Maksim Gaspari, Apicoltore porta i suoi alveari (Cebelar nosi panje), (1935), collezione privata, Celje, Slovenia




LUDVIK KUBA

Fig. 6 - Ludvìk Kuba, Apiario (Rucher), Castello di Breznice, Repubblica Ceca


Il castello di Breznice3 (Repubblica Ceca) ospita una galleria con opere di Ludvik Kuba (1863-1956).
L’artista era solito trascorrere le sue vacanze in una casetta di sua proprietà, situata non lontano dal castello che con il suo parco e la città stessa di Breznice gli offrirono numerosi soggetti per le sue tavole, raffiguranti scene e motivi tratti dalla realtà della Boemia meridionale.
Nelle sue molteplici opere Kuba rivela un’inclinazione artistica che per certi versi lo avvicina all’arte dell’impressionismo francese della seconda metà dello Ottocento.

Tra queste si ricorda Apiario (Rucher), dipinto realizzato secondo lo stile impressionista (fig. 6) ancora vicini alla pittura paesaggistica tradizionale, quali Sisley e Renoir, piuttosto che alle innovazioni visive realizzate dai “grandi” del periodo come Monet.
Esso dimostra la predilezione artistica del pittore per le prime sperimentazioni stilistiche e tecniche realizzate dagli esponenti francesi della pittura “en plein air”.
L’episodio raffigurato rivela una natura pacata, tersa, “a misura d’uomo”, che risente ancora dell’influsso figurativo della poetica del cosiddetto “pittoresco”, tendenza artistica affermatasi nella prima metà dell’Ottocento.
Gli elementi paesaggistici convivono con la realtà dell’uomo armoniosamente gli alberi che emergono ai lati della tavola non turbano con la loro presenza i sentimenti umani e lo spazio pittorico della scena.

 


ISAAC LEVITAN

Pittore paesaggista lituano (1860- 1900), Levitan strinse amicizia con gli impressionisti francesi, ma i suoi innumerevoli studi sulla natura lo pongono senza dubbio fra i “realisti russi”.
Opera significativa è L’apiario (The Apiary) (fig. 7) in cui sono riprodotti numerosi bugni, tipici di un’apicoltura villica.
A differenza degli impressionisti francesi della seconda metà dell’Ottocento, impegnati nella sperimentazione di un nuovo e più moderno linguaggio figurativo, l’artista lituano si dimostra ancorato alla tradizione della pittura di paesaggio (o paesaggismo).
Nella resa degli elementi naturali emerge un rispetto pressochè totale per il dato oggettivo, per la realtà quale è percepita empiricamente, ovvero attraverso i sensi.

Fig. 7 - Isaac Levitan, L’apiario (The Apiary), collezione privata.

La natura che pervade il dipinto, dal quale è estraneo ogni elemento umano, non viene rappresentata alla maniera degli impressionisti, vale a dire attraverso rapide e scattanti macchie, bensì attraverso una minuziosa e quasi accademica stesura dei colori.
L’immagine che ne consegue risulta meno “emozionale”, più dettagliata e oggettiva, in ultima analisi maggiormente tradizionalista e meno aperta ai linguaggi artistici che in quell’epoca si stavano affermando sotto l’impulso degli impressionisti.

 

Fonte

L'ape nell'arte del Novecento (I parte). Apitalia, 36 (4) (2010): 33-37

 

 

NOTE


1 - L’invenzione di questo tipo di arnia si deve all’apicoltore e imprenditore di Illirska Bistrica (anticamente chiamata Villa del Nevoso, in Slovenia al confine con la Croazia) Anton Žnidersič (1874-1947) il quale aveva sperimentato i diversi tipi di arnia esistenti allora, ritenendoli inadatti alle caratteristiche climatiche della Slovenia. Oltre che grande apicoltore, poeta e scrittore, Anton Žnidersič fu anche un imprenditore di successo: infatti, a Illirska Bistrica era proprietario di una segheria, di una fabbrica di imballaggio e di un pastificio; a Maribor, invece, possedeva una fabbrica di cioccolata.
2 - Esse portano il nome “Kranjic” perché il loro utilizzo prese piede originariamente nell’Alta Carniola, la cui capitale è Kranj. Erano costruite in legno di abete o di tiglio e avevano una forma di “parallelepipedo” con una lunghezza media di 70 cm, una larghezza tra i 25 e i 30 cm e un’altezza tra i 18 e i 22 cm. Da un secolo questo tipo d’arnia è stato sostituito gradualmente, in prevalenza, dall’arnia moderna di tipo Žnidersič.
3 - In origine era una fortezza gotica circondata da un fossato; fu ricostruita nel XVI secolo in castello rinascimentale.

 

 

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L’APE NELL'ARTE DEL NOVECENTO (II PARTE)

di Renzo Barbattini* e Giuseppe Bergamini **

 

 

Il Novecento, com’è noto, è dominato dalla poliedrica e innovativa personalità di Pablo Picasso, capace di sconvolgere gli antichi principi che regolavano il mondo della pittura, della scultura, della grafica.
Eppure questo secolo, quanto mai complesso per quanto attiene l’arte, si distingue dai precedenti per la varietà delle proposte artistiche, come in sunto mostrano le significative opere qui presentate.



 

RENÉ JULES LALIQUE

René Jules Lalique, il maestro gioielliere francese (nato ad Ay il 6/4/1860 e morto a Parigi il 5/5/1945), è riconosciuto come uno dei designer di gioielli più importanti che abbiano seguito i dettami dell’Art Nouveau francese.
A partire dagli inizi del ‘900, è stato fra i primi designer di opere in vetro.
Sue fonti d’ispirazione sono quelle tipiche dell’Art Nouveau, quali la fauna (soprattutto insetti) e la flora, ma egli le ha rinnovate servendosi di materiali poco usati, in quegli anni, per creare gioielli (vetro, smalto, cuoio, corno, perle e pietre semipreziose) affidandosi, quindi, più all’originalità del disegno e alla qualità della lavorazione che al valore del materiale utilizzato.
Molte delle sue opere sono pezzi unici.
Lalique, quindi, prende sovente ispirazione dalla natura e dalla sua osservazione; aggiunge, perciò, alla sua maestria tecnica e di designer una curiosità quasi scientifica, facendone partecipe l’osservatore stesso.
Qui si riporta un disegno ad acquarello Progetto di pettine con bombi (Projet de peigne avec bourdons) servito al maestro per il gioiello defintivo: un pettine sulla cui sommità sono posizionati alcuni bombi, apoidei molto “vicini” all’ape domestica, anch’essi ottimi impollinatori.

 

 

PABLO PICASSO

Pittore, scultore grafico e disegnatore spagnolo (Malaga, 1881 - Mougins/ Cannes, 1973) Picasso è l’artista più celebre del XX secolo, le cui eclettiche realizzazioni hanno condizionato la maggior parte dei movimenti d’avanguardia.
La sua produzione è smisurata: nessun artista è stato più fecondo o ha avuto un’influenza maggiore sui suoi contemporanei.
Molta della storia dell’arte del XX secolo gravita intorno alle sue opere. Egli ha usato la tecnica dell’acquaforte per realizzare numerose tavole; tra queste si ricorda
L’ape da lui chiamata L’aveille (antico termine della lingua spagnola) (Fig. 2). In essa si notano tre api che volano sopra i fiori di una leguminosa (probabilmente la ginestra, Spartium junceum) e di una malvacea (probabilmente la malva selvatica, Malva sylvestris). In questa tavola è ben rappresentato il maggiore interesse apistico di una delle due specie; le api, infatti, si stanno indirizzando, attratte, verso i fiori di malva.

 

 

BAISHI QI

Baishi Qi, longevo pittore nato nel 1864 (Xiangtan, Cina) e deceduto nel 1957, con la sua splendida arte pittorica ci ha lasciato oltre 40.000 dipinti, conquistandosi con i suoi capolavori una brillante pagina nella
storia dell’arte cinese.
La lunga pratica artistica lo ha portato a eccellere non solo nella pittura, ma anche nella poesia, nella calligrafia e nell’incisione1.
Nella tavola che si riporta (Fig. 3) si nota un apide appoggiato a un fiore di una bignoniacea (forse Tecoma stans); nella parte bassa è immortalata una cavalletta.
Le immagini di questi insetti (Baishi Qi ha dipinto anche libellule, farfalle, mantidi, locuste e cicale) lasciano stupiti per la loro finezza.



ALFRED GEORGES REGNER

Di questo pittore surrealista francese (Amiens, 1902 - Bayeux, 1987) si riporta il dipinto intitolato Sguardo nell’alveare (Regard dans la ruche) (Fig. 4). Il fatto che si tratti di un bugno è intuibile dalla forma e dalla presenza della porticina d’ingresso alla base della struttura, e non da altri particolari.
Il pittore, rappresentando le due donne in quest’atteggiamento - come se stessero spiando il contenuto del bugno - vuole forse inviarci due messaggi.
Il primo è che la curiosità è soprattutto femminile - non a caso entrambi i soggetti raffigurati nel quadro sono donne -; il secondo è che il mondo delle api possiede veramente qualcosa di “magico”, che porta le donne a spiarlo con interesse per cercare di carpirne i segreti.




PACIFICO SIDOLI

Artista piacentino (1868 - 1963), nel 1913 dipinse un vasto affresco, di stile divisionista 2, sul Tema dell’Abbondanza sul soffitto del salone centrale della Banca Cattolica di S. Antonino a Piacenza.
In seguito al fallimento della Banca di Sant’Antonino l’edificio fu venduto all’amministrazione delle Poste e Telegrafi che vi aprì i suoi uffici nel 1938.
La gran macchina allegorica restava comunque in tema anche con la nuova destinazione del palazzo, visto che esiste un risparmio postale.
Protagonista di quest’opera (Fig. 5a pag. 35), certamente la più impegnativa di Pacifico Sidoli, è l’allegoria del risparmio e la sua parte inferiore è occupata da una gloria di fiori e da uno sciame di putti alati, forti e gioiosi.
Molti sono i putti, ma cinque sono i principali (Fig. 5b pag. 35); essi, disegnati con notevole maestria, rovesciano alveari di paglia, ridendo e ruzzolando tra i fiori. Il dipinto è di gusto liberty nella sinuosità delle linee, nella profusione di fiori, nella grazia dei putti alati la cui anatomia salda e ben tornita rimanda a modelli classici.
L’alveare, come emblema del risparmio, non ha bisogno di spiegazioni, tant’è che questa simbologia è giunta fino ai giorni nostri a caratterizzare il logo di alcuni istituti di credito.



GRAHAM SUTHERLAND

Pittore e artista grafico inglese di fama internazionale (Londra 24/8/1903 - Mentone, 17/2/1980) si dedicò a svariate forme d’arte, dall’incisione alla pittura ad olio, dall’acquarello al design d’oggetti in vetro, e a temi anche distanti tra loro, dal paesaggio all’illustrazione di testi stampati, dalla pittura religiosa a quella di scene di guerra.
Nel 1968 eseguì numerose litografie che composero un “bestiario” che è un vero e proprio catalogo di fantasia in cui i soggetti subiscono strani processi di metamorfosi.
Queste interpretazioni antropomorfiche non compaiono invece nel microcosmo delle api, edito nel 1977 (ciclo composto di 14 acqueforti e acquetinte su lastre di rame).
Tra queste si ricordano:
• Espulsione e uccisione di un nemico (Expulsion and killing of an enemy) (Fig. 6) in cui è rappresentato l’attacco Fig. a una vespa, nota predatrice di api operaie, da parte di api “guardiane”;
• Metamorfosi: uovo, larva, pupa (Metamorphosis: Egg, Larvae, Pupae) (Fig. 7) che illustra il ciclo di sviluppo dell’ape, dall’uovo deposto dall’ape regina allo sfarfallamento dalla celletta dell’insetto adulto;
• L’apicoltore (The Beekeeper) (Fig. 8) in cui si nota un allevatore di api con indosso l’apposita maschera, utilissima per proteggere il viso.

 




ERNESTO TRECCANI

A buon diritto si può citare quest’artista (Milano 1920 - 2009) in quanto ha attraversato con la sua arte tutto il XX secolo. Sensibile alla pittura cubista di Picasso, sviluppò un linguaggio alternativo allo stile del Novecento italiano, con l’intento di recuperare il naturalismo della tradizione lombarda.
Una parte importante della sua opera è ispirata dal’esperienza di vita e di lavoro a Melissa, dal quotidiano contatto con la gente e la cultura del piccolo centro calabrese.
E’ del 1967 il dipinto L’ape regina (Fig. 9). Il titolo del quadro si rifà al personaggio rappresentato, zio Giovanni, contadino saggio di Melissa e apicoltore.
Anche in questa tela è espresso il tema del rapporto tra l’uomo e la natura, tema ricorrente nelle opere del periodo.
Quest’opera gioca un ruolo importante nello sviluppo del linguaggio figurativo dell’artista. La definizione dell’immagine (soprattutto per la parte sinistra della tela) ha richiesto, infatti, un lungo periodo di lavoro.



 

RINGRAZIAMENTI


Sentitamente si ringraziano il compianto Dottor Stefano Fugazza, già direttore della Galleria d’Arte Moderna
“Ricci Oddi” (Piacenza), la Dottoressa Cecilia Farinelli di Cariparma (Parma), la Dottoressa Laura Fortunato e il Professor Franco Frilli dell’Università di Udine, Emanuele Lazzarin (guide.supereva.it/liberty_e_deco) e Giovanni Miani (Udine) per la collaborazione prestata.

 

Fonte

L'ape nell'arte del Novecento (II parte). Apitalia, 37 (6/2010)


*Renzo Barbattini - Dipartimento di Biologia e Protezione delle Piante Università di Udine
e **Giuseppe Bergamin Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo Udine

NOTE

1 In riconoscimento dei suoi successi artistici, nel 1953, il Ministero della cultura gli conferì il titolo onorifico di “Artista del popolo”; nello stesso anno, Baishi Qi fu eletto Presidente
dell’Associazione degli artisti cinesi; e nel 1956 ottenne il Premio internazionale della pace conferito dal Consiglio mondiale della pace, diventando un personaggio illustre nella cultura
mondiale
2 Il Divisionismo, derivazione del Simbolismo, è una tendenza artistica sviluppatasi in Italia tra il 1885 e il 1915. I pittori divisionisti adottarono un procedimento molto simile a quello
del neo-impressionismo francese; essi scomponevano il colore con una separazione metodica delle tinte complementari.
Fig. 3 (sinistra) - Baishi Qi, Insetti e fiori, Cina , collezione privata.
Fig. 4 (destra) - Alfred Georgres Regner, Sguardo nell’alveare (Regard dans la ruche) (1954).

 

 

 

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