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Rubriche


UN PENSIERO PER...

 

...alcuni dei nostri amici che ci hanno lasciato :

 

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CLAUDIA CAROSI

 

 

 

Consentitemi, qui, di ricordare Claudia Carosi, la giovane figlia di mio cugino, che viveva all'Aquila e che è morta a causa del terremoto del 6 aprile u.s., nella famigerata via XX Settembre. Non nella Casa dello studente che pure ha mietuto numerose, giovani vittime, ma in una casa adiacente che come quella si è sbriciolata al suolo...
In quel terribile giorno, mentre fervevano i soccorsi ho chiesto a tutti voi, cari amici di Cartantica di pregare per lei, affinchè la trovassero viva e voi avete risposto, numerosi e disponibili con le vostre parole e le vostre preghiere. Ma, purtroppo, così non è stato, Claudia era già morta.
Anche dopo la triste notizia voi avete continuato a scrivermi per confortare attraverso di me i suoi genitori e sua sorella. Ancora Grazie.

Claudia avrebbe compiuto 30 anni il 25 di maggio u.s. Era laureata in giurisprudenza e lavorava presso uno studio legale, aveva già superato gli esami per diventare procuratore. Appassionata di cinema e di moda, di shopping, era una ragazza allegra, solare, di contatto, dotata di un particolare carisma che la faceva amare da tutti i suoi numerosissimi amici. Avrebbe voluto sposarsi presto con il suo fidanzato Daniele, avere dei figli... Quanti sogni infranti, i suoi e quelli dei suoi genitori...

Fiorella e Paolo, i suoi genitori e sua sorella Ilaria hanno passato giorni d'inferno e il loro dolore si è confuso, pur rimanendo strettamente personale, con quello degli altri genitori colpiti dalla stessa tragedia, con quello degli altri sopravvissuti, con quello della città intera devastata dal sisma. Hanno vissuto per molto tempo in una tendopoli accanto al cimitero in cui, in forma privata, è stata sepolta Claudia.
Per distrarsi, un giorno, Fiorella ha per caso sfogliato un giornale, Vanity Fair - di cui Claudia era un'appassionata lettrice e su cui compariva un articolo dedicato al recente terremoto.

Fiorella ha quindi voluto scrivere a Vanity Fair

La sua lettera è stata letta anche nel programma di Bruno Vespa "Porta a porta" del 6 Maggio 2009, in occasione di uno speciale dedicato al Terremoto dell'Aquila "Una scossa al cuore".

Successivamente, la giornalista di Vanity Fair, Silvia Nucini, coinvolta da tanto dolore, ha contattato Fiorella per una intervista un pò più approfondita, pubblicata poi sulle pagine del giornale:

Mi piace pensare che non abbia sofferto perchè deve essere morta nel sonno, senza accorgersi di nulla e che quando l'hanno trovata era serena e stringeva ancora a sè quel piccolo cuscino a forma di cuore.

A lei dedico questa poesia:

A CLAUDIA

Eri là, sola

Dormivi, le lunghe dita avvinte
al tuo cuscino, inutile riparo e,
persa nel sonno, forse elaboravi nuovi progetti…

I tuoi sogni, le tue speranze,
tutto polverizzato
in quella crudele, assurda notte
tra le diafane pareti della stanza,
tra i muri portanti fatiscenti
e vacillanti sotto la terribile scossa.

Un attimo è bastato per dare vita
ad un groviglio di rovine, di detriti, di oggetti,
un attimo è bastato per dare morte…

Morte e silenzio per un lungo momento…
Eppoi i lamenti e le grida dei dispersi
e dei soccorritori, improvvisati e impavidi
tra i cumuli inerti delle macerie…
Mentre la luna a tratti dispariva
tra geyser di polvere e dolore…

Il dolore di quella notte…
Il dolore in quella notte è diventato
un sudario gelido sul cuore
di chi è ancora vivo,
un fiore essiccato tra le pagine
del libro della vita,
un segno indelebile che graffia
a sangue l’anima…

…Una diafana luce s’intravvedeva
tra la polvere e il cielo,
rendeva spettrale e sconosciuto
il paesaggio sconvolto
che sembrava ora, assurdamente,
una costruzione di bimbi,
un immaginario castello di carte disfatto,
dissolto a un lieve tocco…

… Ed i tuoi là, in attesa,
anime perse in quella pallida foschia,
nell’alacre delirio degli scavi,
avvinti a un tenue filo di speranza
spezzato poi dall’amara realtà.

Una realtà di dolore e di morte,
di grida e d’ingiustizia,
di dolore sordo, persistente
come il sibilo delle sirene impazzite,
come l’immane sforzo dei soccorritori,
solerti e generosi
che hanno lottato, salvato averi e vite.

Ma non la tua…
Perché?

Restano i dubbi, le illazioni, le domande
senza risposta, se non quella della fede:

“Dio solo sa qual è il momento decisivo
in cui chiamare un altro angelo nel cielo…”

 

Un pensiero a te, cara Claudia, un abbraccio a voi Fiorella, Paolo, Ilaria

Patrizia

 

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GIOVANNI RUGGERI

Ricordiamo qui GIOVANNI RUGGERI (Rugggio), uomo di alta dirittura morale e di fede, ottimo marito ed ottimo padre, personaggio di spicco della sua cittadina natale Bagnone, dove aveva creato il Centro di cultura Bagnonese, che continua tutt'ora, con varie manifestazioni, ad essere vitale e frequentato.

Giovanni Ruggeri mi aveva gentilmente concesso di usufruire delle belle immagini di una via Crucis, presente sul suo sito realizzata http://www.bagnonemia.it, realizzata dal pittore Mario Barberis - di cui sono una fervida ammiratrice e che troverete nella sezione a lui dedicata.
Ci eravamo scambiati i banner e successivamente mi aveva chiesto notizie su un'altra Via Crucis di cui aveva ricevuto le immagini da una sua amica dell'Ontario e di cui non aveva però altre informazioni.
Mi sono data da fare ed ho scoperto quindi che si trattava di un'opera presente in Texas. Giovanni, ancora una volta, mi ha consentito di mettere le foto sul mio sito.

Di lui ho ancora in serbo alcune foto di un'altra via Crucis che in futuro poi vedrò se sarà possibile inserire su Cartantica.

Avevo poi saputo che da tempo era malato di cancro ma con la sua forte tempra fisica e spirituale lottava contro il male. Grande consolazione per lui e la sua famiglia sarà senz'altro stata la possibilità di festeggiare, il 16 aprile u.s., i 50 anni di matrimonio con la moglie e i figli.
Credo che abbia speso tutte le sue risorse proprio per questa finalità. Infatti dopo un mese, il 26 maggio Giovanni, è morto.

A lui ed alla sua famiglia va il nostro pensiero ed il nostro ricordo.

 

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STEFANO FUGAZZA

 

 

Un altro pensiero affettuoso va a STEFANO FUGAZZA, direttore della galleria d'Arte Ricci Oddi di Piacenza, che ha collaborato assieme al Prof. Renzo Barbattini a vari articoli sulle Api presenti su Cartantica:

OMAGGIO AGLI ARTISTI - L’APE NELL'ARTE MEDIEVALE - L'APE NELL'ICONOGRAFIA DEI SANTI - L'APE NELL'ARTE ANTICA - MA QUANTE API SONO?

Di grande cultura,si occupava di arte figurativa e di letteratura.
Tra i suoi libri: Simbolismo (Mondadori, 1991), I pompiers. Il volto accademico del Romanticismo (Ilisso, 1992), Ulvi Liegi. Momenti del Postimpressionismo in Toscana (2007), Giovanni Fattori. Il vero tra forma, linguaggio e sentimento (2008), Arte in transizione 1885-1930 (2008), vari cataloghi di mostre e monografie su singoli artisti.
Con Gabriele Dadati aveva creato nel 2006 la rivista "Ore piccole" dedicata alla letteratura e all'arte.

A Renzo Barbattini piace ricordarlo così:

"Un ricordo del liceo classico con Stefano mio compagno di banco.
Durante le interrogazioni (ad altri compagni, poveretti!) di filosofia o storia (piuttosto noiose in verità) io e Stefano ci divertivamo così: io facevo dei disegni (obbrobi!) a mo' di De Chirico (pensavo io!) e Stefano ne faceva la recensione critica (molto belle).

Ciao Stefano,
Renzo"

Un grazie di cuore a lui per le sue collaborazioni ed un pensiero affettuoso alla famiglia

 

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RENO BROMURO

 

... Ricevevo le sue News con piacere anche se, talvolta, debbo riconoscerlo, le leggevo sommariamente. Erano sempre interessanti, provocatorie, singolari, insomma, ma non ho mai approfondito la sua conoscenza. Sono rimasta ad attendere le sue e-mail perchè istintivamente percepivo la sua ricchezza interiore ma di lui sapevo poco o nulla, non conoscevo le sue opere, i suoi tanti interessi ed impegni...
Mi dispiace di non averlo mai contattato scrivendogli quello che sto scrivendo ora e di non aver ancora approfondito i suoi lavori.

Ho scoperto ora i tanti siti che gestiva ed altri a cui collaborava. Voglio elencarveli così che potrete anche voi rendervi conto della sua sfaccettata personalità e delle sue indubbie doti.

http://www.poesiavita.com

http://poetilandia.it/index.php?option=com_qcontacts&view=contact&id=4%3Areno-bromuro&catid=36%3Acontatti&Itemid=55

http://renobromuro.splinder.com

http://www.myspace.com/renobromuro

http://digilander.iol.it/wholt/indice_reno_bromuro.htm

 

www.club.it/autori/sostenitori/reno.bromuro

www.partecipiamo.it/Poesie/reno/bromuro.htm

http://www.letteratour.it/tourismi/index.asp

http://www.letteratour.it/dblog_renoBromuro

http://www.oltrepensiero.com/modules.php?name=News&new_topic=27


http://www.sfairos.it/teatro_reno_bromuro.htm

http://www.poetilandia.it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=48&Itemid=136

Ti saluto, dunque, sconosciuto amico di penna e ti auguro, là dove sei, di continuare a riempire delle tue parole l'infinita distesa del cielo.

 

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Oggi 28 ottobre alle ore 11:00 a Firenze è tornato alla Casa del Padre dopo un lungo calvario offerto con coraggio e amore,

DON ACHILLE PASSALACQUA
Parroco della Parrocchia Maria SS.ma del Tindari a Rocca di Caprileone (ME)

Per 25 anni si è speso a servizio della causa del Vangelo e della Chiesa. Ci uniamo in preghiera perché il Signore accolga il suo sacrificio e gli dia la gloria dei servi buoni e fedeli.

Ricordiamo Don Achille, che aveva da poco festeggiato il suo 25° di sacerdozio, come una voce chiara e lucida in mezzo al groviglio di messaggi deboli e confusi di un mondo relativista. Grande comunicatore, interveniva spesso con articoli e contributi arguti sui blog manifestando il suo amore a Cristo ed alla sua Chiesa e ricordando la centralità della vita umana e della famiglia nel progetto di Dio.
Proprio nei giorni scorsi Padre Livio aveva letto a Radio Maria una sua lettera, pubblicata da Avvenire, inviata ad un confratello che aveva fatto osservazioni inaccettabili sui soldati morti nell'attentato in Afganistan.
Alcuni amici del Movimento Per la Vita lo avevano conosciuto al Seminario "V. Quarenghi" di Gioiosa Marea per aver celebrato una mattina la S.Messa (avevamo chiesto la sua presenza per più giorni, ma la sua salute gli aveva permesso di celebrare a Gioiosa solamente un giorno).

Ricordiamo Achille come un amico carissimo e un fratello maggiore nella fede, schietto, chiaro, duro quando necessario, ma sempre mosso dalla carità e da un desiderio profondo di Verità. Ci ha sostenuti nella scoperta della nostra vocazione e ci ha trasmesso il coraggio di vivere anche controcorrente a testimoniare i valori fondamentali della vita e della famiglia. E' stato per noi un punto di riferimento e anche se siamo tristi per la sua morte, siamo grati a Dio per avercelo dato e perchè ci è stato compagno prezioso nel cammino della vita. (qui e qui degli articoli)

            Grazie Achille!

     Marco e Angela

 

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X ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI PADRE RICCARDO PALAZZI

(26-3-1948-15-12-1999)


 

Ho conosciuto questo santo sacerdote anni fa, quando giovane ed entusiasta dispensava a tutti, gentile ed affabile, un sorriso, le sue capacità, il suo buonumore, la sua gioiosità contagiosa, il suo amore a Cristo. Attivissimo nel Centro Stampa Carmelitano dove realizzava la Rivista "La Madonna del Carmine", calendari, video, ecc. ed in altri svariati campi, ottimo educatore ed oratore - si faceva piccolo coi piccoli ed adulto con gli adulti - nell'estate del 1995 aveva accusato i primi sintomi di una malattia che lo avrebbe portato all'immobilità assoluta, una mielite virale.

Dopo una lunga, dolorosa degenza di alcuni mesi in ospedale, dove non potevano ormai fargli più nulla ed un periodo di riabilitazione - se così vogliamo chiamarla, poteva muovere solo la testa - era rientrato nel convento dove aveva vissuto e lavorato in precedenza e là con l'aiuto di sofisticati mezzi aveva potuto riprendere la sua attività nel Centro Stampa con grande sforzo, con grande sacrificio ma sempre con amore e buonumore. Ormai non poteva muovere che i muscoli facciali e con l'aiuto di uno speciale sensore riusciva a lavorare ancora al computer. Bastava un soffio e poteva ancora comunicare.

Ma P. Riccardo comunicava con tutto il suo essere. Con il suo corpo malato che si gonfiava a poco a poco per l'immobilità ma maggiormente con i suoi occhi ed il suo sorriso, intatto in tanto sfacelo, che veramente era un riflesso del cielo a cui si stava avvicinando a grandi passi, percorrendo con eroismo e santità la sua personale Via Crucis

La sua morte, dopo questa prova, questa sua personale Via Crucis, che lui ha vissuto con eroismo e santità commosse tutti: confratelli e parrocchiani che si arrampicarono sino alla stanza posta in alto nel grande complesso religioso, vicina al terrazzo, già vicina al cielo. Il suo corpo ormai del tutto fermo era al centro della stanza, su di esso si concentrava l'attenzione di tutti perchè da esso si irradiava una forza ed un calore che avvolgeva i presenti. La stanza dava su di una terrazza al centro della quale si ergeva una bella immagine della Madonna a cui lui guardava spesso da quella sua finestra sul cielo.

" Ogni sera dalla finestra posso vedere una bella edicola della Madonna posta nel terrazzo di fronte: la pietà mariana di p. Craig, confratello canadese, vi accende spesso un cero cosicchè anche nel buio intravvedo l'immagine di Maria che stringe il bambino Gesù; in alto nel cielo vedo splendere, luminoso fra tutti, il pianeta Giove, mi sento come avvolto nell'universo e una brezza interiore mi accarezza.
Di fronte a tanta bellezza dimentico tutto, mi vien voglia di sorridere e dal cuore spontaneo affiora un sentimento: come posso amarti di più?". (Da l'Exsultet di tutta una vita - a cura di Roberto M. Russo e Giuseppe Midili - Roma 2000 - Centro Stampa Carmelitana, Roma).



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P. Riccardo avrebbe dovuto tenere una conferenza il 18 dicembre. questi erano i suoi appunti lasciati sul computer. Si possono considerare il suo testamento spirituale.

LA VITA INTERIORE

 

Abbandono nelle mani di Dio, con tutta la mia persona, le sue debolezze e le poche virtù. Nella costruzione del tempio ogni mattone ha la sua importanza ed ognuno di noi è indispensabile, è un mattone particolare del quale il tempio non può fare a meno. Sono una parte della Chiesa e per quanto dipende da me debbo essere la più splendida, non importa se sia in bella vista o nascosta.
Il senso di sopportazione. Anche Lui, Figlio di Dio ha accettato fino in fondo una volontà superiore,
Il dolore riesce a fiaccare la mente, la volontà e tenta di corrompere anche il cuore.
Le difficoltà, i dolori persistenti fanno spesso gridare: "O Dio vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Perchè sei sordo alla mia preghiera?"
Il Signore! Non solo è vicino, ma entra in te, prende possesso anche del tuo corpo perchè esso, con i suoi lineamenti, con i suoi non movimenti, possa parlare di Lui agli altri. Ti fa icona, non dipinta da mano umana. Beati coloro che lo sanno riconoscere. Venite a vedere...
Essere Porta del Grande Giubileo.
Il Signore si fa medicina, chiedo a lui di entrare nei miei muscoli doloranti, di prenderne possesso. La coscienza che sei di peso alla societò, a cominciare dai tuoi più intimi provoca una morte a questo mondo che appartiene agli efficienti e ti pone su un mondo differente dove vivono le persone che hanno tempo per dedicarsi ai valori più prpfpndi della vita.
La grande tentazione: quella che può portare a ribellarsi a Dio non accettando più la dura situazione e pretendendo di porre termine a tutto.
Il senso di essere utile a qualcosa.
Ricevo tante lettere da amici, consorelle e confratelli tutti chiedono preghiere e mi assicurano che pregano per me. E' la voce e la forza della chiesa, è la comunione dei santi che pervadono la nostra vita e non ci fanno sentire soli, ma parte, mattone, di un edificio spirituale che è proprio la Chiesa. "Prego Dio per te, tu prega per me perchè possiamo essere ciò che Dio vuole da noi".
Ti sostengo nel tuo apostolato con le mie sofferenze; il Signore le accetti come sacrificio. Offro a Lui anche tutto quello che il mio cuore desidererebbe fare ma il mio corpo non vuol sapere di fare. Ed allora, se siamo impediti nelle membra, abbiamo bisogno di qualcun altro che ci porti con sè. Disposto a farsi compagno, ad accettarti per essere insieme annuncio del Regno.
Ad un confratello del Brasile che chiedeva le mie preghiere, ho risposto così: "Portami con te nei tuoi incontri la gente".

 

"In occasione del X anniversario della morte del nostro amato confratello p. Riccardo Palazzi, O. Carm. responsabile per oltre vent'anni per l'edizione della presente rivista, vogliamo proporvi come testimonianza viva della sua spiritualità carmelitana un suo intervento tenuto in occasione del II Congresso Internazionale "Il volto dei volti di Cristo" nell'ottobre 1998:

"Io sono Padre Riccardo Palazzi, ho cinquant'anni, sono nel Carmelo dall'età di 12 anni, Sacerdote da 24, tetraplegico dal 1995: posso muovere solo la testa, il resto del corpo è immobile e insensibile, ho quindi bisogno che altri mi aiutino in tutto.
Voglio presentarvi la mia esperienza partendo da una riflessione su come possa essere stato il volto di Gesù nel tempo della passione: dal Getsemani alla Croce. In quelle vicende c'è la realtà di quanti come me, nella propria vita, devono vivere situazioni "off limits".

Quando parliamo del volto di Gesù, a volte il pensiero va al suo aspetto estetico, non che questo atteggiamento sia riduttivo, ma mi piace estendere il suo volto a una visione più ampia, trascendente, dove l'aspetto estetico si coniuga profondamente con il mistero della Chiesa. Quello stesso uomo-Dio che con i suoi occhi e con le sue mani ha guardato e toccato il mondo, quel suo volto che da tanti uomini è stato visto, non ha cessato di realizzare una sua presenza storica, ma continua tutt'ora a manifestarsi, più propriamente nella Chiesa, ma anche in tutti gli uomini e in tutto il creato.
Per scoprire la vera bellezza del volto di Gesù, non ci si può fermare solo su delle rappresentazioni artistiche dettate dalla creatività, sebbene quest'ultima possa essere illuminata da uno spirito fervente: solo la fede nelle sue profondità spirituali può rivelare, ancora oggi, la presenza viva di quello sguardo, la presa di quelle mani che trattengono e non abbandonano mai. Gesù stesso ha affermato che il suo volto può essere visto sempre, bisogna solo avere la forza ed il coraggio di sopportare il suo sguardo penetrante perchè è nascosto negli occhi di persone che spesso fanno parte di categorie scomode....
... Penso che il tempo del Getsemani e poi fino alla Risurrezione, sia il tempo della fatica e dell'accettazione piena della fisicità da parte di Gesù, la violenza che altera i ritmi, i bisogni, le leggi del corpo, che lo fa gridare, penare e morire.

Fino a quel momento Gesù aveva dato ai suoi amici e discepoli insegnamenti, amicizia, sentimenti, miracoli; una presenza positiva, si potrebbe dire anche affettiva e spirituale, la sua vita era stata sana, normale e relativamente tranquilla, ma il dono del suo corpo, già offerto nella Cena, lo fa ora ed è un'esperienza travolgente. Forse la esagerata consuetudine della nostra tradizione di penalizzare il corpo, di negarne valore e sacrificarlo sul cammino delle mete spirituali, ci ha oscurato l'importante valore di compartecipazione a pieno titolo del corpo, non antagonista allo spirito ma che interpella e domanda rispetto e significato perchè non è solo contenitore di un'anima. Gesù-Dio ha anche un corpo umano che ha pienamente mostrato nella Risurrezione.

Tutta la vicenda si apre e si conclude con il volto di Gesù alzato verso il Padre. La prima domanda: "Passi da me questo calice, ma..." l'ultima: "Nelle tue mani rimetto il mio spirito".

L'uomo di fronte al dolore ha paura e vuole evitarlo. Solo la fede e l'amore permettono l'accettazione di situazioni che non lasciano intravvedere una soluzione positiva.
Gesù dice di dover "bere"; si tratta di un qualcosa che passa attraverso il volto e pervade tutto l'essere. Questa "bevanda" è un cocktail d'umanità; contiene tutte le vicissitudini umane, tutta la storia. Trasforma anche le sue fattezze fisiche: tanto era sfigurato da non essere più d'uomo il suo aspetto. La storia umana è sopra di lui, è la sua bevanda. Dovrà berne anche la feccia, ma il suo sguardo va oltre perchè sa scorgervi la vita che gli è promessa nel progetto del Padre.
E' il momento della maggiore solitudine di tutta la Passione: nessuno più lo comprende, cerca comprensione e amore da coloro che maggiormente hanno ricevuto le sue confidenze, ma loro non capiscono e dormono. Nel momento in cui si è umanamente soli il Padre interviene a consolare. Manda il suo angelo cosicchè nell'ora dell'abbandono da parte di tutti, il cielo - e solo il cielo - si china a guardare il volto di Gesù. Intanto quel volto tocca un'altra estrema esperienza: l'evangelista ci dice che Gesù pose la faccia sulla terra (Mt. 26,39); la terra dalla quale fu plasmata la creatura riceve il soffio vitale del Creatore fattosi creatura e la plasma col sudore di sangue; la fa sangue del suo sangue. Non teme di sporcare la propria divinità, venendo così a stretto contatto con la povertà e la precarietà dell'umano.
Mantiene la sua bellezza, ma chi può comprenderla! E' la bellezza di chi ha accettato la sofferenza cadutagli addosso e l'accetta perchè ama. E' bello e radioso il suo volto perchè si accorge che ormai ogni attimo, parola, sguardo sono solo ed esclusivamente per gli altri.
In tale situazione Gesù non si vergogna della sua faccia; esteriormente senza apparenze umane ma ugualmente splendente, si pone dinanzi ai nostri occhi perchè, guardandolo, possiamo percepire il messaggio della Verità senza più veli. Il dolore che umanamente può trasparire è sorpassato dall'amore che ha il potere di trasformare tutto, di coprire tutto, di far vedere tutto nella vera luce.
Così ogni situazione di dolore, di sofferenza, sotto questa luce si mostra per quella che è: nella debolezza è lì che è la forza. Quella condizione di inutilità maschera ciò che solo un occhio non gretto può scoprire e non dice: "non serve più a niente..." Anzi, confessa che dietro c'è un qualcosa di più, come il centurione: "Veramente costui...".

Nonostante l'apparente sconfitta, perfino di fronte ad alcuni suoi discepoli, il volto di Gesù si presenta come quello di una mamma: ha davanti a sè il volto di tutti i suoi figli e che può fare se non abbracciarli uno ad uno e dire a tutti: "Figlio mio quanto sei bello!". Non esprime un giudizio su nessuno; esprime solo il sentimento più vero di una madre, quello di amare i propri figli, qualsiasi strada abbiano intrapreso, non pronuncia giudizi, li ama e basta: sono figli. Tutto quello che viene dopo è solo espressione dell'amore totale di fronte al quale ci si porta la mano alla bocca perchè faccia silenzio.

Gesù va ancora alla ricerca di qualcuno con cui rapportarsi e a cui manifestare questa novità. I suoi intimi: ahimè, dormono. Si manifesta ai soldati e provoca una reazione travolgente, ma non comprendono. Si manifesta a Giuda e ne riceve un bacio. E' anche il mio, il nostro bacio per il quale deve "bere" quel calice. Questo bacio può diventare anche un bacio di ringraziamento per quanto quel volto accetta di sopportare per me, per noi, per ogni figlio.
Si manifesta a Pilato come "verità" ma la verità e la politica raramente hanno camminato insieme. Si manifesta al popolo e ne fanno un capro espiatorio. Si manifesta alle donne e sono le prime a capire quell'amore. Si manifesta alla Madre e non lo lascia più.
Ultimo si manifesta al Padre con un grido carico di umanità: "Perchè mi hai abbandonato"... e non è solo il grido di Gesù...
Qui bisogna fare profondo silenzio, non ci sono "ma"... che tengano. Solo la fede, fusa con l'amore, può ancora sostenere.

Comunque, in queste situazioni, il Signore si fa nostro compagno, anche se ci sembra assente: a Lui basta un soffio, un semplice toccare col dito per rovesciare tutto. Non dobbiamo stancarci mai di chiederglielo, anche quando la situazione sembra tragicamente immutabile e non importa con quali parole, se di preghiera o di sconforto. Tutto questo nella certezza che il Signore ci è veramente compagno, altrimenti la nostra vita sarebbe proprio un inferno e non si può credere che il nostro Dio, amico degli uomini, sia tanto cattivo da non farci compagnia almeno Lui...

Gesù conclude proprio con una preghiera d'amore, d'intimità totale: "Nelle tue mani...". Alla fine di tutto rimane solo l'amore; col suo calore cura ogni ferita, anche la più grande.

Roma, 14 settembre 1998

Festa dell'Esaltazione della Santa Croce
(Dalla Rivista"La Madonna del Carmine - 11-12 Dicembre 2009)

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Di lui, il giornalista, vaticanista,scrittore Luigi Accattoli dice:

Un religioso

Alle sapienti parole del Manzoni ora si accompagnano - nella mia anima - le sante parole di un amico che ho già citato in questa rubrica come testimone della fede ai nostri giorni: il carmelitano Riccardo Palazzi, morto il 15 dicembre 1999, dopo quattro anni e mezzo di serena attestazione del Vangelo nella sofferenza più terribile, essendo egli completamente paralizzato a seguito di una mielite virale, e potendo muovere solo la testa.

Ecco le sue preziose parole: "Ho scoperto che oltre i voti c'è ancora un modo più semplice e più libero di consacrarsi a Dio aperto a tutti: è quello indicato da Gesù quando dice di identificarsi nel forestiero, nel malato, nel carcerato... e ho visto in chi veniva a trovarmi, in chi si sedeva accanto a me, in chi mi asciugava il sudore, in chi mi faceva una carezza, in chi mi dava un bacio, un valore immenso, quasi una consacrazione di quelle persone al "voto" di voler essere veramente cristiani. Mi sentivo di poter stare di fronte a Dio e giustificare persone che spesso si sentono prigioniere di colpe legate all'inosservanza delle tante leggi che regolano la vita cristiana. Ho capito che Gesù aveva semplificato tutto, la sua domanda finale per ciascuno di noi era molto semplice: hai amato? Allora di fronte a Dio, contro l'accusatore, potevo avere una mia parola in loro favore. Potevo dire: no, questa persona è venuta a trovarmi, mi ha dato da bere, questa persona mi ha amato. Sentivo che quel loro gesto era più importante delle eventuali inosservanze della legge" (Aa. Vv., L'Exultet di tutta una vita. Padre Riccardo Palazzi carmelitano, 1948-1999, Roma 2000, 14).

Quanto sguardo ci viene dai santi! E Riccardo è un santo dei giorni nostri. Che hanno bisogno di ritrovare il giusto rapporto tra il valore essenziale della carità e il ruolo strumentale della legge, perché torni a splendere la verità evangelica della salvezza promessa a tutti i "giusti" della terra, compresi quelli che ignorano Cristo o che vivono in contrasto con l'una o l'altra legge della sua Chiesa.

Luigi Accattoli

(Da http://www.ilregno.it/it/archivio_articolo.php?CODICE=30515)

 

 

ed anche:

"Il padre Riccardo Palazzi invece l'ho amato per tempo e ora lo amo più che mai. La sua santità era evidente anche ai non vedenti come me. Costretto da un mieloma all'assoluta immobilità, ha continuato a sorridere, a esprimere gioia di vivere, a rendere lode per il fatto che riusciva a vedere dalla finestra, a sera "il pianeta Giove che è il più luminoso". Quattro anni è durata la sua crocifissione. Credo abbia patito più di Cristo. Per la messa di addio, aveva chiesto ai confratelli carmelitani che gli cantassero l'exultet pasquale. E l'hanno fatto, il 18 dicembre, nella chiesa romana di San Martino ai Monti. E' stato il più bell'exultet della mia vita.

La notizia della morte di padre Riccardo è stata per me del tutto diversa di quella di don Emilio. Riccardo si era manifestato: mi ero abituato a pregare con lui nei mesi in cui era nel reparto di rianimazione dell'ospedale di San Giovanni, aveva battezzato due dei miei figli, mi diceva che per lui era importante una carezza, una parola. E io gli facevo la carezza, cercavo la parola. Parlavo con lui della sofferenza e della croce. A suo tempo aveva assistito in morte, insieme a me, una persona che mi era cara.

( ...) Invece all'altezza della morte del padre Riccardo c'ero già: mi ci aveva condotto lui, con evangelica trasparenza. Egli non faceva che narrare a tutti la sua speranza della resurrezione. E' la persona con la quale più ho parlato di Gesù, dopo i miei familiari.

Luigi Accattoli

da http://web.tiscalinet.it/donemilio/accattoli1.htm

 

Una volta ho intervistato un santo: il p. Riccardo Palazzi, carmelitano (morto nel dicembre 1999, a 54 anni). Era totalmente paralizzato, muoveva appena la testa. Mi azzardai a chiedergli: "Se torni sano che fai? Che hai imparato dall'immobilità?". Questa fu la grande risposta: "Non farei tanti cambiamenti, la mia era già una vita di impegni. Ma aggiungerei l'attenzione alle persone: il dono di una carezza, di una parola d'aiuto. Ho imparato l'importanza del contatto, del tatto, della vicinanza, dell'attenzione e della compassione diretta all'altro".
Riccardo non muoveva neanche un dito. Gli prendevo la faccia tra le mani e sempre rideva quando gli facevo quel regalo.

Luigi Accattoli

da http://www.ilregno.it/it/archivio_articolo.php?CODICE=30372

 

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IL PROFESSOR LEO MAGNINO

Professore emerito dell’Istituto Orientale di Napoli e delle Università di Roma e Coimbra,  Presidente dell’“Accademia Archeologica Italiana”, Consigliere dell'Istituto Int.le di Studi europei "A. Rosmini", socio della Società Dalmata di Storia Patria, membro del Comitato Int.le Accademico della Diandra International University and Academy, del Comitato di Pedagogica, rivista della Sociedad Internacional de Estudios y Investigaciones Pedagogica, Madrid, studioso e cultore del teatro e della lingua giapponese, già alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione di Roma, Presidente d'onore del Centro Studi Orientali di Savona e tanto altro di più.

Al di là d’ogni sua tendenza  politica, religiosa o d’altro genere,  debbo riconoscere che era un soggetto di grande interesse umano. Il primo incontro col Prof. Magnino ebbe su di me un grande impatto poichè era una persona affascinante intellettualmente,  coltissimo, di rara gentilezza e sagacia e ne definii la figura in questi appunti:

"Una figura coi capelli che conservano ancora ramature antiche, ormai radi sul cranio e allungati sul collo, un naso oblungo che taglia  un viso enigmatico e come scolpito nella stessa pietra delle statue dell'Isola di Pasqua… 
Piu' che ottantenne ha però uno spirito vivace, arguto e la sua conversazione cattura gli uditori, poiché ha una cultura vastissima e coinvolgente ed è un appassionato di arti varie, mai però prevaricatore nei confronti dei suoi ospiti, anche se a lui inferiori in ogni campo, è premuroso  ed attento verso di loro senza alcuna ostentazione ed è il primo che nella  vita mi abbia salutato con un baciamano...
Una  volta o l'altra, vorrei quasi  darle un bacio, professore...!

E'  un pomeriggio di mezza estate,  neanche troppo caldo se si percorrono, come noi abbiamo fatto, le ombreggiate e silenziose vie dei  Parioli che dischiudono ai nostri occhi le loro coreografiche architetture: grappoli di verde pendono ad agghindare vecchie  mura color ocra, balconcini di ferro   panciuti  ed  aggressivi, torrette che s'alzano verso il cielo a dominare le forme armoniche o disarmoniche dei tetti sottostanti.

Ci perdiamo quasi nel dedalo di vie che si intrecciano, digradanti o in salita, per convergere su piazza Euclide e raggiungere poi la costruzione che cerchiamo e a cui do appena un'occhiata, catturato ormai lo sguardo dall'alto cancello di ferro battuto che s'erge a nascondere l'ampio e  verdeggiante parco dell'ambasciata portoghese.
Dinanzi al portone d'ingresso ci sbarra il  passo una cancellata; ci preannunciamo per citofono e la inconfondibile voce del Professore - un pò nasale, un pò  monocorde - ci guida verso  una  porticina laterale e all'ascensore incassato nella struttura bianca che lentamente ci porta su.

E lui è là, sul pianerottolo ad attenderci, a fare gli onori di casa.
Come sempre nel salutarmi accenna  un leggero baciamano, che  mi imbarazza, in  linea con  tutta  la  sua personalità. Alto, legnoso, sia per l'artrosi che per l'età, è tuttavia agile e disinvolto nell'accoglierci nell'ampio salone  sovraccarico – ma  non  è  una definizione  negativa - di gingilli, di quadri, di collezioni, un pout-pourri di ricordi e di ninnoli che rappresentano una parte della sua vita.

Ero  curiosa,  dopo averlo conosciuto,  di  vedere questa casa in cui abita, più che altro  per  completare l'idea  che mi ero fatta di lui.
Di  famiglia forse  nobile o  dell'alta  borghesia milanese, esponente di molti movimenti  culturali, instancabile direttore della rivista letteraria “cultura nel mondo”, enciclopedico conoscitore di  lingue  straniere, insegnante e studioso della lingua giapponese, e fine cultore del teatro No e Kabuki su cui ha scritto molti pregevoli testi  letterari, ambasciatore in vari paesi...  e chissà  quante  altre cose ancora che non avrò mai l'opportunità di scoprire né l'ardire di chiedere.

Si  vede che e' abituato a viver da solo - se  non fosse per le sporadiche, brevi presenze di qualche amico - e che la sua esistenza si consuma quasi tutta là in quell'appartamento antico che  s'affaccia  sul verde parco intravisto poco prima e che si delinea in  tutta la sua bellezza intensa - come fosse  un sogno,  un  quadro - affacciandosi dalle ampie vetrate della piccola veranda: sotto di  noi  e davanti a noi un fitto intrecciarsi di tonalità di verde, una piccola strada di ghiaia che porta ad una costruzione, molto  più  antica  della casa in cui ora siamo, ornata  di statue... e un  silenzio ovattato  interrotto  soltanto da  qualche  rapido trillo di uccelli.

La  stanza, dicevo, separata in due da una  parete divisoria  incorniciata  da un listello  di  legno sagomato  e  istoriato sulla  sommità, è davvero ingombra: al centro della parete più  grande  che delimita  l'angolo della conversazione,  divano  e poltrone  di paglia viennese ricoperte da  cuscini damascati, un piccolissimo tavolino  d'ebano, un carrellino contenente liquori e proprio al centro l'ampia bocca d'un camino inutilizzato ma colmo di decorativi  ciocchi di legna, due scansie  cariche d'oggetti, una cassapanca su cui, dinoccolato  e scomposto, s'allunga un  Pierrot  di  porcellana quasi ricoperto da una bandiera croata: uno scudo a scacchiera  rossa e bianca  sormontato  da  una corona  che  spicca  chiara  sul  fondo  d'un  blu elettrizzante. 

Più in là, accanto alla  finestra, un  mobile  intarsiato  e  dall'altra  parte   una piccola consolle su cui spiccano,  incastonate in vecchie cornici, alcune foto di famiglia ed altre con  dedica autografa di   alcuni illustri personaggi: Papa Pio X, Pio XI, il Re Umberto, un ambasciatore del Giappone,  amico  fraterno  del Professore che era diventato Padrino della  figlia in occasione della Prima Comunione; un ritratto di quell'allora bimba, vestita col kimono e seduta a terra nel tipico atteggiamento giapponese,  spicca sulla parete attigua.

Dall'altra  parte, adibita alla refezione, uno stretto tavolo e due mobili, qualche lampada,  una fruttiera  ricolma di vivide mele verdi...
Disseminati tra tutte queste suppellettili, una miriade  di gatti - il Professore ne fa  collezione da anni poichè li ama svisceratamente - in varie pose e  di  vari materiali: in ceramica, in  vetro,  in stoffa, in legno. Sembrano saltellare per tutta la stanza, occhieggiano buffi, contriti o aggressivi da ogni  angolo, persino sui muri;  sulla parete divisoria,    due lampi di colore giallo fosforescente ed eccone uno che sembra balzare in avanti dal nero  assoluto dello sfondo d'un quadro... altri tre, nati dai tratti leggeri d'una matita, giocano ignari in un angolo.

Su  tutta  questa miscellanea di oggetti, un pò kitsch e un pò decadente - ma forse son io che la intendo così - si stende, quasi palpabile un  velo di  polvere stantia e qualche  ragnatela  s'annida tra  le gambe intarsiate dei tavoli a  rendere la scena un pò melanconica.
Ma tutta questa presunta immobilità  si  dissolve quando il vecchio entra in scena e dal fondo della scomoda poltrona si erge nelle spalle per  gettare qua  e là, con quella sua voce nasale  ma  tonante quando s'appassiona ad un argomento, i  semi  di quella  sua  profonda cultura  o  qualche  domanda insieme  interessante e provocatoria che suscita discussione...  si dipanano vari  discorsi,  l'uno porta all'altro come una conseguenza logica e  lui lascia  parlare  ora  l'uno  ora  l'altro  di  noi tendendo l'orecchio quasi a voler cogliere, tra le tante,  l'idea più originale (o forse quella  più banale) da riafferrare, pronto, al minimo languire della conversazione.

Si vede che questo scambio continuo gli dà gioia, si trova a suo agio in mezzo  a questo   guazzabuglio  di  parole... 
E’ come   un giocoliere che tiri in aria una clava colorata  ed attenda  che  ricada giù e nel  frattempo ha  già lanciato,  in sequenza, altri oggetti  che  girano con un moto giocoso, vorticoso...

Il   nostro  amico  comune che ci ha portato da lui,  mi sembra un po’ a disagio, un  pò sconcertato, forse voleva un attimo di requie al suo girovagare, ma di buon grado s'affanna a farci star comodi,  a  preparare  bibite rinfrescanti  e  quando il  Professore con tono semiserio ci  propone di rimanere a cena,  forse dentro  trasalisce;  noi pur desiderandolo molto, siamo un  pò incerti se accettare o no quest'invito inatteso e spontaneo.
Ma  ecco, in  un quarto d'ora o  poco  più  viene imbastita  una cena semplice che avrà come  piatto forte l'unica cosa che il vecchio sappia  ammannire, un  saporito risotto alla pseudo  milanese.

Lo stretto tavolino d'ebano viene  ricoperto d'una piccola tovaglia senza fronzoli, i nostri due anfitrioni prendono i  soliti  posti l'uno di fronte all'altro e noi quelli  ai lati opposti. Sul tavolo, acqua e  vino in  abbondanza, un vino scuro e pesante, l'unico vero vino a detta dell'anziano amico che, presumo, viva nutrendosi pochissimo, eccezion fatta per  il caffè,  il  vino  e  le  sigarette. 
Non  si  può, difatti, ricordare il professore senza abbinare la sua immagine ad un alone di fumo... appena  spenta una  già è alla ricerca di quella  successiva… 
Nonostante le sue asserzioni di non credere, prima di mangiare, lasciandoci stupiti, recita il Breve di Sant’Antonio:
“Ecce Crucem Domini. Fugite, partes adversae Alleluja!Vicit Leo de tribu Juda Radix David, alleluja! Alleluja! (Ecco la croce del Signore! Fuggite, o nemici. Il leone della tribù di Giuda, il germoglio di Davide, ha vinto. Alleluia)”,

I discorsi continuano su un tono allegro, giocoso e prendendo bonariamente in giro il nostro giovane amico, il professore con aria profetica prevede scherzosamente il suo futuro, preannunciandogli un avvenire luminoso…
Lui, rosso e confuso non sa se stare al gioco, se lasciarsi punzecchiare o rispondere in tono serio.
La già efficace parlantina di Paolo, contento  per aver  trovato  un  ascoltatore  così  arguto,  ora rinvigorita dal corposo vino pugliese  diventa  un effluvio  di  battute,  di  idee, di  proposizioni che trovano il suo interlocutore  per un attimo un tantino annebbiato - è solo un  breve  momentaneo effetto poiché il vecchio subito si riprende, reso ancor più vigoroso ora dall'alcool, ed è pronto ad illustrare un  lungo, impegnativo progetto che ha intenzione di  sviluppare nei prossimi mesi -  la creazione di un'università nella cittadina di Grosseto.
Paolo che è nato a pochi passi da  lì, maremmano  dalla  testa  ai  piedi,  si  sente  al settimo cielo per quest'insperata iniziativa e non fa  che sollecitare, incitare, galvanizzare  ancor di  più  - se fosse possibile -  il  gentiluomo a percorrere la via intrapresa. Intanto, con la scusa che non  mangio da  iersera, il mio piatto non è mai vuoto, mi coccolano quasi.

La  cena è finita e come si usava ai vecchi  tempi ci si trasferisce sulla veranda dove due  poltrone un  pò sbiadite e due sgabelli formano un  circolo quasi perfetto attorno ad un minuscolo tavolino su cui, quasi subito appaiono digestivi e rinfrescanti.
Dagli alti vetri aperti non entra un refolo  di vento e dietro di essi la notte è  come un  tappeto  di velluto nero... solo  dopo  un  pò l'occhio s'abitua e discopre le sagome lontane dei palazzi  e  le frange più scure  delle  palme del giardino sottostante.
Neanche una stella in questo cielo cittadino opaco per lo smog..."


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Sullo stagno morto
Il rumore di una rana che s'immerge

Questa è una breve poesia del 1943, un Haiku del Prof. Magnino, esperto di questo stile poetico, profondo conoscitore del Giappone, anche della sua lingua, oltrechè delle sue arti.

Alcuni dei suoi libri dedicati al teatro giapponese ed al Giappone:

- Liriche giapponesi, 1943

Storia della letteratura giapponese 1952, più volte ristampato (II ed. - Milano, Nuova accademia, 1957- III ed. Milano, Nuova Accademia, 1963)

- Panorama del teatro giapponese - Nuova Accademia Milano 1956 -

- Cento Poesie giapponesi - traduzione dal giapponese con introduzione e note di Leo Magnino - Venezia Ed. Carucci, 1956

 - Le più belle pagine della letteratura giapponese - Milano, Nuova accademia, 1957

- Teatro Nô e Kabuki, Nuova Accademia, 1965 (I ed.) Interessante saggio con una selezione di opere tratte dal teatro classico giapponese

- I facili misteri della lingua giapponese,   1968

 

Altri scritti

- Scritti minori - a cura del Centro Studi Orientali di Savona

- Coimbra : la culla del Portogallo -1939, Firenze, Istituto Geografico Militare

- 40 anni di pace e di lavoro in Portogallo - Roma, 1966, Arti Grafiche Milillo

 

Alcune monografie dedicate al mondo scolastico:

- La riforma della scuola in Giappone - Roma 1947 (Estr. da: Bollettino di legislazione scolastica comparata, 1947, n. 3)   

- Le universita in Giappone - Roma, a cura del Ministero dell'educazione nazionale, 1944 (Estr. da: Bollettino di legislazione scolastica comparata, 1944)

- La scuola nei Paesi del Medio ed Estremo Oriente, 1950 Monografia

- La scuola nei paesi di lingua francese, 1950 Monografia

- La scuola nei paesi di lingua spagnola e di lingua portoghese,  Ed. Viola, Monografia

- La scuola nel mondo arabo e in Israele, 1950 Monografia

- Sulla Rivista Affrica - Rivista mensile di interessi affricani:

- Italia e Portagallo in Africa - Rivista Affrica 1951
- Università a Mogadiscio e Ruota d’Africa - Rivista Affrica, 1-2 Gennaio-Febbraio 1955
- Ancora l'Università di Mogadiscio - Letteratura e folclore d'Africa: rassegna a cura di Leo Magnino - Anno XI - N. 8-12 Agosto-Dicembre 1956

- La scuola dell'obbligo nei vari paesi del mondo 1961 Monografia

- Nozioni per gli insegnanti in Africa - Organizzazione scolastica dei paesi africani - Roma, Istituto italiano per l'Africa

- Organizzazione scolastica dei paesi africani - ISIAO, collana di studi africani, 1972

 

Alcuni Estratti ed interventi a Conferenze, Incontri nazionali ed internazionali:

- Alcuni aspetti della organizzazione del commercio di esportazione giapponese - Leo Magnino - Tipografia della Camera dei Deputati, 1936, "Estratto dal N. 2, Anno IX - Febbraio 1936-XIV - di "Commercio" Rivista mensile della Confederazione Fascista dei Commercianti"-

- Gli ideali del Giappone - Roma, Edizione della Rassegna italiana, 1940 (Estr. da: Rassegna italiana, 1940, n. 260)

- Le relazioni tra la Santa Sede e il Giappone attraverso i documenti pontifici (Pontificia nipponica) Romae : Officium libri catholici, 1947

- Duarte Montalegre di Almeida Garrett: L'uomo e l'opera parole introduttive di Antonio Ferro; messaggio di Leo Magnino. - Roma, Commissione di studi luso-brasiliani, Comitato internaz. per l'unità e l'universalità della cultura, 1954?

La Vanguardia Espanola, 2 febbraio 1958 riporta un suo intervento nella biblioteca Centrale di Barcellona sul tema "Divagazioni di un ispanico"

- Discurso do representante da Itália Leo Magnino Lisboa, 1961- Sep. Actas Congresso Internacional História Descobrimentos, 1 -

- A contribuição dos Portugueses para o conhecimento da ilha de Iesso, no Japão, no séc. XVI, 3º vol., pp. 317-326. - Congresso Internacional de História dos Descobrimentos. Actas 1961.

- Fascino e romanticismo del Giappone, in coll. con la Sezione Scienze, al Lyceum Club Firenze, 1961

- L'education de l'homme europèen, fondaments et limites - Atti del 6° incontro internazionale - Istituto A. Rosmini, 1962 - Athesia Bolzano

- La Fuga di Napoleone dall'Elba e L'avventuroso viaggio del ministro del Portogallo a Genova (estratti da Studi Napoleonici atti del primo e secondo Congresso Internazionale - Autori vari (Portoferraio 3-7 maggio 1962; 3-6 maggio 1965), Firenze 1969

- Un curioso episodio delle relazioni diplomatiche tra santa Sede e Portogallo all'inizio dell'Impero napoleonico

 

Altri interventi o studi in portoghese:

- António de Noli e a colaboração entre portugueses e genoveses nos descobrimentos marítimos - Lisboa: Centro de Estudos Históricos Ultramarinos, 1962 -

- O ressurgimento: no centenário da unidade a Itália, Braga: Cruz, 1962

- A influência da Universidade de Évora sobre a acção dos missionários portugueses no Oriente e particularmente no Japão- 1967

- Os problemas étnicos e os direitos das nações, Braga Livr. Cruz, 1969

- Influência do iluminismo na cultura portuguesa - Braga, 1974

- Nuove ipotesi sulla preistoria del Giappone - Lisboa, Centro de Estudos Históricos Ultramarinos da Junta de Investigações Ciêntíficas do Ultramar, [D.L. 1981] -

- Hipóteses históricas sobre o descobrimento da América - Braga, Liv. Cruz, 1985

 

Molte le sue presentazioni, e collaborazioni a libri di altri autori e contributi vari:

- Aspetti della questione etiopica di Sperduti Giuseppe, Con la collaborazione di Leo Magnino e Aldo Morante.
Con lettera di S.E. il Sottosegretario di Stato alle Colonie
, Roma, Edizioni di “Roma Fascista”, 1935-XIII (Stabilimento Tipo-Litografico Vittorio Ferri).

- Revista de educacion - un lungo articolo dettagliato sull'insegnamento La Ensegnanza de la Filosofia en Italia, anno?

- Il contributo italiano all’evoluzione del diritto giapponese, riportato nella Rivista Cipangu edita dal Centro di Cultura Italo-Giapponese" (IsMEO), 1956

- Poemi imperfetti di Joaquim Paco d'Arcos tradotti da Gino Saviotti Roma, 1959

- Dante in Portogallo (Maestro Dante / a cura di Vittorio Vettori,; saggi e testimonianze, Marzorati, 1962

- Lusíadas- I Lusiadi di Luis de Camoes, 1965

- Boletim geral do ultramar.- vol. 42, nº 490, 1966 - Testemunho do prof. Leo Magnino

- Poesie di Giuseppe Burgio - Quaderni di poesia La cultura nel mondo, 1967

- La cultura e la morale internazionale alla luce della Psicosintesi, 1969 - Istituto di Psicosintesi - Fi -

- Processo alla scuola di Giuseppe Virgadamo, Palermo, Palladium, 1971 

- Luce e ombra - rivista trimestrale di parapsicologia e problemi connessi - L'Umanità tradita, 1989

- Studi in onore di Federico Curato. Vol. 2, 1996- contributo

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Fu l'ideatore e l'autore di "La Cultura nel mondo", rivista letteraria rivista mensile del Politecnico Professionale di Bologna su cui scriveva articoli, recensioni, dando spazio a nuovi talenti. Qui si riportano solo alcuni degli innumerevoli suoi scritti:

- Attualità di Camoes in Italia - Poesia lirica portoghese, secolo XVI - La cultura nel mondo, N. 2 (1968)

- Mediterraneità di Dante - Stralcio da: La cultura nel mondo, luglio 1979

- Schegge di saggezza, Recensione in “La cultura nel mondo”, Roma, luglio 1980

- Estancia de los detenimientos, en La Cultura nel Mondo, nº 2, abril-junio 1991,

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Nel decennale della scomparsa del

Prof. Leo Magnino

Nipponista, lusologo, umanista

Primo Presidente d’Onore del CSO

a cura del Centro Studi Orientali di Savona è in preparazione l’edizione degli scritti apparsi nella Rivista

Le Civiltà del Mondo

 

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AD UN AMICO

 

Amico,

fisso nelll'immobilità irreversibile della morte inattesa,
con quella fascia bianca che ti cinge il capo
e la massa fluente dei capelli indocili
difficile quasi è il riconoscerti,
senza quel sorriso accattivante, mite...
Difficile pensare di non incontrarti più
sulle strade che quotidianamente percorro,
e che anche tu percorrevi, sempre impegnato
in qualche incombenza familiare.

La malattia improvvisa di questi ultimi mesi,
aveva tracciato linee dure sul tuo viso,
di solito mobile e sereno,
ma non pensavo che te ne andassi così
all'improvviso, senza clamore, senza avvertimenti,
serio e pacato come sempre...

Tu così attivo e solerte,
dedito ad onorare famiglia e lavoro
nelle difficoltà e nella quotidianità.
Marito devoto e premuroso,
padre affettuoso e prodigo,
amico generoso e delicato...

Guardo una foto in bianco e nero
- era il mio diciottesimo compleanno -
e tu forse il più grande di noi, pochi anni di più,
ma questo bastava a farti emergere
dal gruppo di quei ragazzini scalmanati e bruttini
che mi si affollavano intorno
mentre tu con quegli occhiali scuri,
molto in voga allora,
nascondevi uno sguardo più serio, più posato...
Invece in quella foto a colori che amo tanto,
sembri un aedo, un bardo d'altri tempi
che magnifica le doti della sua bella.
Accanto a te la tua sposa, la tua principessa
per cui eri amico, sostegno, essenza della vita...

Ma eri sempre tu, l'uomo sensibile e indulgente,
arrendevole, compassionevole e paziente
silenzioso, modesto, signorile
che tutti rimpiangeremo.
Una persona unica e speciale
con cui condividere
momenti di gioia o di dolore...

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UN PENSIERO PER PADRE ENRICO PINCI

 

 

Il 27 gennaio u.s. P. Enrico Pinci, carmelitano, è morto.

Ricordo una sera di circa tre anni fa in cui eravamo in chiesa per una celebrazione solenne e vidi di sfuggita P. Enrico che ci salutò con un cenno contenuto del capo, il viso tirato, non illuminato dal solito sorriso cordiale.
Difatti poi sapemmo che il giorno dopo era entrato in ospedale per un'operazione importante: aveva un tumore allo stomaco.
Si riprese con grande forza d'animo impegnandosi per altri anni, alternando la sua attività pastorale presso il Santuario di Maria SS.ma Annunziata di Trapani con le cure, continuando il suo lavoro creativo con i giovani, partecipando come ogni anno al pellegrinaggio in Terra Santa, relegando in un angolo della sua mente quel pensiero oscuro che pure lo tormentava (anche suo fratello era morto in una simile circostanza), sbandierando il suo sorriso accattivante.
Sembrava non tener in alcun conto il male che l'aveva colpito e le sue conseguenze, gli teneva testa, lo dominava continuando a fare la vita che faceva prima.

L'ho rivisto poco tempo fa, circa un mese prima della sua morte: era arrivato con l'aereo da Trapani apposta per celebrare il Venticinquesimo di matrimonio di una coppia di sposi che quando lui era parroco a Roma in San Martino ai Monti partecipavano attivamente alla vita comunitaria e che lui stesso aveva unito in matrimonio.
Lì per lì, dico sinceramente, non lo avevo riconosciuto, forse perchè era seduto su una panca di una navata laterale non troppo illuminata, forse per il suo atteggiamento stanco, forse per il volto decisamente più magro di quanto ricordassi... Ma fu un attimo ed il nostro incontro fu cordiale, sereno, lui contento di quella "scappata", di essere tornato tra quelli che erano i suoi "giovani" di un tempo. Sembrava avesse superato le fasi più acute della malattia, avviato ormai ad una completa guarigione.

E invece, se ne è andato, appena compiuto il suo sessantanovesimo compleanno. P. Enrico era difatti nato a Palestrina, vicino Roma, il 25 gennaio 1941. Era diventato sacerdote nel 1965 ed aveva cominciato a svolgere il suo ruolo dapprima di vice parroco in s. Maria Regina Mundi, poi come Parroco nella Basilica dei SS. Silvestro e Martino ai Monti dal 1973 al 1985 e dal 1985 al 1991 in S. Maria in Traspontina, ricoprendo altri incarichi nell'ambito della comunità Carmelitana. Dal 1991 era stato poi trasferito a Trapani dove si è conclusa la sua storia terrena.

 

 

Noi lo incontrammo per la prima volta quando mia figlia si apprestò a partecipare alla catechesi per la Prima comunione. Lui era un parroco ancor giovane, dinamico, disponibile e riusciva a raccogliere grandi e piccini attorno a sè con molte iniziative.
Tutto questo suo impegno, l'impegno di nostra figlia e forse la nostalgia dei valori che ci avevano insegnato i nostri genitori, segnarono il nostro "rientro" nella comunità parrocchiale dopo un lungo periodo di assenteismo, un abbandono non dovuto a reale carenza di fede, ma creato dalle circostanze, dal non voler farsi coinvolgere in una questione che richiedeva tempo, impegno, costanza, una svolta decisiva che richiedeva perseveranza. Facemmo il "salto" e ne fummo e ne siamo tuttora ripagati ampiamente.

 

P. Enrico ed alcuni parrocchiani durante una gita sulla neve

 

Sul sito della Parrocchia SS.ma annunziata di Trapani dove ha trascorso i suoi ultimi anni ho trovato alcuni pensieri di P. Enrico, tutti bellissimi e pregnanti che illuminano sulla sua profondità di spirito e sul suo cammino interiore.
Voglio ricordarne solo alcuni:

- L'amore comprende tutti i comandamenti

- Credere vuol dire guardare la vita con altri occhi


- I miracoli più grandi non sono quelli fisici, ma quelli del cuore

- II cristiano è l’uomo sereno che si fida di Dio.


- La (parrocchia non deve essere un agglomerato di persone una accanto all’altra ma una comunione di persone una dentro l’altra

- La santità affascina i credenti e forse inquieta i non credenti.

 

Ciao, P. Enrico, prega per noi.

 

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PADRE ALBERTO o carm

 

A pochi giorni di distanza da P. Enrico, il 2 febbraio, è morto anche un altro frate carmelitano, Padre Alberto, più anziano, più semplice, un sacerdote d'altri tempi che per anni ed anni ha svolto serenamente la sua opera.

Un ricordo anche per lui.

 

 

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UN PICCOLO PENSIERO PER JENNY

 

Purtroppo sei andata via nei giorni di Natale, quando l'atmosfera festosa permea la vita anche di chi non crede... Tutt'ad un tratto, per un'emorraggia celebrale che ti ha tenuto sospesa per qualche giorno tra la vita e la morte.
Difficile compito parlare di te per ricordarti in modo affettuoso e lineare per sottolineare i pregi e sorridere dei difetti, per rammentare i bei momenti trascorsi insieme in tanti anni.

Eri amica della mia amica del cuore, che a sua volta era quasi una sorella per me, per cui subito mi facesti simpatia quando ci conoscemmo, tanti e tanti anni fa.
Ma quei tre anni di differenza facevano molto a quei tempi ed io vi vedevo, nella mia immaginazione, già adulte e più esperte della vita. Avevi un nome importante Gianna Maria che però nessuno forse più ricordava perchè per tutti eri Jenny, un nome agile e svelto che ben si attagliava alla tua personalità.

Di fondo tranquilla, quasi sorniona, amabile, quieta e serena, signorile e di cultura, eri invece una donna capace, attiva e poliedrica, amavi l'arte e in special modo il teatro a cui ti eri avventurosamente avvicinata, affascinata da quel mondo.

Ci legammo più intensamente e tutte e tre le coppie ci frequentammo più intensamente soprattutto con la crescita dei nostri figli, più o meno coetanei, passando spesso molto tempo insieme durante i giorni di festa, nel Carnevale od altre ricorrenze, finchè poi loro si dispersero, ormai giovinetti, attirati da altre amicizie, dagli amori, dagli interessi diversi.

Ma noi continuavamo a trascorrere ore felici in chiacchiere lievi.... finchè... finchè non, tu ed Elio non avete preso con voi un cane...
Io purtroppo, debbo confessare che non amo gli animali, anche i cani, non mi piace la loro vicinanza, il loro dimostrarti affetto leccandoti a tutto spiano - mi farò un sacco di nemici ma non importa...
Quello di Etta era un cane piccolo e abbastanza tollerabile, il vostro di misura più grande, giocoso, molto mobile... a me incuteva un pò di timore... e quindi diradammo, per mia colpa, questo si, i nostri incontri.

Mi sento decisamente responsabile per quel mancato incontro di un 31 dicembre di tanti anni fa in cui ti dissi che per me la presenza del cane in casa mia era davvero un gran problema, anche perchè non sarebbe stato solo ma ci sarebbe stato anche quello, più piccolo e gestibile di Etta... Temevo che in due avrebbero organizzato un bailamme di corse, di guaiti e di problemi nella mia casa abbastanza grande ma anche sovraccarica di mobili e di oggeti.. Da allora poi ci vedemmo veramente di rado e me ne dispiace, ma quel problema era più forte di me.
Avevo sempre, comunque, tue notizie dalla tua-mia amica che ci serviva da tramite e sporadicamente avemmo occasione di incontrarci di nuovo e colmare il vuoto degli anni in cui non ci eravamo visti.

Ma adesso sento che avrei desiderato vederti di più, condividere molti altri momenti gioiosi insieme... purtroppo non ci è concesso e spero che dal luogo in cui ora sei vedrai la mia contrizione e con un sorriso dolce, come sempre, sul viso mi perdonerai per queste mie umanissime mancanze...

 

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FAUSTO IOSA

 

(Foto dal quotidiano "Il Romanista" del 13 Maggio 2010)

 

I giornali hanno riportato la tua scomparsa, il 12 di maggio, tre giorni fa, illustrando in breve la tua vita e il tuo prodigarti a favore della squadra della Roma, dei suoi tifosi, fondando il Cucs (Commando Ultrà Curva Sud) , organizzando trasferte per seguire la squadra, allestimenti coreografici, animando e colorando gli spalti degli stadi con strisce colorate, coinvolgendo, trascinando, pagando di persona in certe occasioni, di tasca propria e spiritualmente, partecipando alle riunioni dei clubs, ed altro ancora.... Eri stato nominato Vicepresidente dell'Associazione Italiana Roma Club e in questa veste hai profuso tempo, denaro, sentimenti...

Ricordo che quando la Roma vinse l'ultimo scudetto 2000-2001, nel quartiere fu tutta una festa. Tu ti eri attivato a decorare persino i numerosi alberi del viale che da san Giovanni porta a Santa Maria Maggiore, avevi regalato centinaia di bandiere che sventolavano dalle finestre delle vie adiacenti, avevi coinvolto tutti, anche i non residenti, nella grande festa notturna che culminò con l'arrivo delle "botticelle"...
I tifosi, impazziti, di gioia, diedero avvio ad una grande performance di colori, di inneggiamenti... un vortice di "Forza Roma", di giallo rosso in tutte le possibili espressioni e fu una notte indimenticabile per il quartiere...

Tu eri contento, esultante ma stanco, sfinito dalle nottate, oltretutto calde dell'estate incombente, dalle preoccupazioni che il lungo lavoro di supportare la squadra ed ora di organizzare quei festeggiamenti aveva comportato... e la foto qui accanto non ti rende giustizia, ma è l'unica che ho, scattata appunto in quella bella, indimenticabile serata...

Vorrei parlare di te, personaggio davvero interessante che spiccava sulla massa anonima del nostro rione, ma ora non trovo parole adatte a definire la tua personalità, ma soprattutto la tua umanità.
Sin dall'infanzia, che ho vissuto appunto qui, tu e la tua famiglia eravate in toto coinvolti nella vita quotidiana delle strade del quartiere. Ricordo che verso sera vi riunivate in crocchio, vicino al negozio paterno, per scambiare idee, notizie, per confabulare su cose di famiglia avvenute durante il giorno o tuttavia connesse alla vostra esistenza che comunque convergeva là, su quell'angolo di strada.

Tu eri il più piccolo, il coccolato, forse viziato da madre e sorelle più grandi ma sempre attento agli affari, sempre teso a fare al meglio il tuo lavoro - vendita di tendaggi e tessuti, materassi e quant'altro connesso - dedito alla famiglia, ma coinvolto, ormai senza speranza che ti passasse, in quell'attrazione fatale per la formazione del cuore, in quell'avventura senza regole che ti portava spesso fuori casa per seguire le orme giallorosse della tua squadra e dei suoi destini...

Ci conoscevamo da sempre senza conoscerci intimamente e soprattutto ti conoscevo per la tua presenza costante nel tuo negozio di tendaggi davanti al quale passavo ogni giorno e dove spesso stazionavi per scambiare con chi passava qualche battuta allegra o mordente, sottolineandola col tuo tipico fare romano tra il sornione ed il salace.
Eri, se così si può dire, l'amico della porta accanto che si salutava ogniqualvolta si usciva, con cui si conversava di cose rilevanti o futili, che elargiva arguzie allegre o graffianti a me e a mio marito, poi ai miei figli ed ora, infine, al mio nipotino.
Ti rallegrasti tutto quando ti dissi che la mia futura nuora - ora lo è davvero - era una romanista sfegatata. Ti si rischiarò il viso già provato dal dolore in cui si leggeva la gioia di quella notizia e la voglia di conoscere una nuova tifosa della Roma per illuminarla ancor più sul privilegio di questa "appartenenza"...
Mi spiace molto di non avertela fatta conoscere personalmente, ma soprattutto che lei non abbia conosciuto te, Fausto...

Comunque, da lassù, dalla tua tribuna giallorossa del cielo, ci guarderai tutti con rinnovato amore e tiferai per noi...

 

 

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