UN PENSIERO PER...
...alcuni dei nostri amici che ci hanno lasciato :
******
A seguito del ricordo di Padre Ubaldo Pani più sotto da me espresso, un suo ex alunno, ex seminarista mi ha inviato questo bellissimo pensiero che tengo a condividere con voi:

Una mano misteriosa mi ha guidato fino ad arrivare a questo sito che non conoscevo affatto. Ero alla ricerca di un nome che ha riempito tanti giorni della mia gioventù passata nel Seminario Carmelitano di Sassone, sui colli Albani, per sapere come poterlo rintracciare. E ho scoperto così che Padre Ubaldo Pani è volato al cielo già dallo scorso mese di ottobre. Chi avrebbe mai potuto dirmelo visto che ci siamo persi di vista ormai da troppi anni?
Con Felice Alese ( ritratto alla sinistra), amico di studio e di seminario, con il quale ci siamo rivisti dopo tanti anni in occasione delle ferie estive, commentavamo la foto che vi allego e che venne scattata in occasione di un incontro con tutti gli ex allievi carmelitani . Ricordavamo con nostalgia i pochi anni vissuti in quel collegio che molti ci invidiavano. Il tempo passa per tutti, ma i ricordi, soprattutto quelli belli, rimangono indelebili nel cuore e nella mente e io non posso certamente dire di non averne. Se provo a socchiudere gli occhi mi rivedo giovanotto e rivedo accanto a me tutti gli amici e tutti i superiori …comprese le rimproverate che non mancavano ma che hanno contribuito a formarci alla vita.
Grazie Padre Ubaldo, forse non l’ho mai fatto perché avevo verso di te rispetto e venerazione, ma anche timore.
Tante volte ti ho criticato …soprattutto in quella serata del tardo autunno del 1971 quando mi hai mandato via dall’Istituto Carmelitano perché, mentre tu avevi capito che la vita sacerdotale non era fatta per me, io non lo capivo e non riuscivo neanche a immaginare che il progetto di Dio per me era diverso.
Ho preso altre strade ma i tuoi insegnamenti li ho sempre serbati nel cuore e ancora oggi posso ancora mettere a disposizione degli altri quello che proprio tu mi hai insegnato: saper suonare l’organo!
Ciao Padre Ubaldo, dal Cielo degnati di volgere una attenzione verso di me e la mia famiglia ma anche verso i tuoi ex allievi e, anche se non ci siamo più rivisti, sappi che il mio affetto per te è rimasto sempre nel cantuccio del mio cuore.
Bartolo BALDI – Vieste (Foggia)
PADRE UBALDO PANI, CARMELITANO

In ricordo di P. Ubaldo Pani
Quadro di Alberto Randaccio
|
|
Ancora un altro sacerdote carmelitano da ricordare, P. Ubaldo Pani che ha concluso la sua esperienza terrena il 16 ottobre u.s. per approdare alla sua Terra Promessa.
Nato a Cagliari il 31 ottobre 1937, entrato nel Seminario da ragazzo, sentì crescere la sua vocazione che lo portò ad entrare nell'Ordine Carmelitano e a diventare sacerdote nel gennaio del 1961. Dopo vari anni di esperienze missionarie, dall'ottobre del 2009 era Parroco della chiesa di Nostra Signora del Carmine (Ca).
Se ne è andato in silenzio, tacitamente, come tacitamente aveva vissuto. Era stato ricoverato al Policlinico Gemelli dopo una precedente degenza al San Giovanni di Roma, dove era stato scoperta la gravità del suo male purtroppo incurabile.
Con lui i suoi fratelli, sorelle, parenti ed amici
più stretti ed anche i suoi parrocchiani passati e presenti, non perdono un pastore, un riferimento, un esempio, ma anzi penso che da lassù egli sarà un punto fermo e luminoso che indicherà la via per cui proseguire. |
Sulla sua vita, a parte le notizie che lui qualche volta, col suo fare schivo, nel corso degli anni del suo incarico parrocchiale aveva fornito o che ho raccolto nel suo entourage, poco so, perchè P. Ubaldo era modesto e timido, incarnava lo spirito isolano della Sardegna: riservato, semplice, umile, tranquillo, mai una parola di troppo, mai chiassoso o scomposto... un sorriso sempre discreto sulle labbra qualunque cosa avvenisse...
Ma da questo buio e silenzio la sua figura si staglia cristallina e vivida ad illuminare il suo percorso di uomo e di sacerdote che ha vissuto una vita dedicata agli altri, ai più deboli spendendo tanti dei suoi anni nelle missioni del Congo, del Cameroun e del Burkina Faso.
|
La sua vita missionaria, in questi Paesi disagiati, ebbe inizio dopo la sua presenza a Roma, in veste di Vice Parroco nella chiesa di Santa Maria in Traspontina per quattro anni e di Rettore del Seminario per cinque.
Venne destinato in Congo (allora chiamato Zaire) ed egli accettò con insolito entusiasmo andando incontro ad una vita priva di agi e di benessere - così come lo concepiscono gli europei, ancorchè frati e quindi destinati ad un altro stile di vita - vissuta a stretto contatto con una natura ostile e con popoli culturalmente diversi, sottoposti a malattie e a disagi terribili.
Un'esperienza che colpiva il cuore e l'anima profondamente e che gli diede forza per percorrere chilometri e chilometri nella savana per raggiungere villaggi ed uomini dispersi nel nulla ma che sembravano attendere proprio la sua Parola.
In seguito venne destinato al Burkina Faso, un paese davvero privo di tutto dove però la risposta della popolazione alla chiamata di Dio è oggi ben evidente; nel 2000 vi è sorta una casa ed oggi vi sono una ventina circa di novizi.
Un altro viaggio, poi ed un'altra terra in attesa di lui e della Buona Novella. Nel Camerun venne inviato come Priore e Maestro dei novizi, una trentina circa.
Durante la sua "Missione a Roma" - dove forse in questi ultimi decenni l'apostolato è più necessario che altrove - come Parroco della chiesa dei SS. Silvestro e Martino ai Monti, una delle sue prime aspirazioni fu quella di creare un centro per i senza tetto, realizzando poi un Centro Docce dove i poveri e gli sbandati della zona potevano ripulirsi ed avere anche qualche indumento nuovo.
|

In Missione
|

|

|
Papa Giovanni Paolo II, in un messaggio del 1° Maggio del 1999, in occasione del VII Centenario della donazione della Basilica dei SS. Silvestro e Martino ai Monti ai "Fratelli della Beata Vergine del Monte Carmelo, si rivolge a lui, come Priore della chiesa di S. Martino, per ricordare l'opera dell'allora Venerabile Angelo Paoli, apostolo della carità:
"Come non far memoria, poi, di quell’umile frate, il ven. Angelo Paoli, "padre dei poveri" e "apostolo di Roma", che possiamo definire il fondatore ante litteram della "Caritas" nel rione Monti? Egli per primo collocò la Croce nel Colosseo dandovi, così, inizio al pio esercizio della Via Crucis che il Venerdì Santo anch’io ogni anno ho l’onore di presiedere accanto a quel monumento ricco di storia e di antiche vestigia...". E ancora: "Ho, inoltre, notato con gioia che, seguendo gli insegnamenti del Santo Vescovo Martino di Tours difensore dei poveri, al quale codesta Basilica è dedicata, grande è la vostra attenzione verso i bisognosi. Esempio concreto di questo vostro impegno caritativo è il Centro docce per i poveri del quartiere, gestito in collaborazione con i volontari vincenziani." |
Noi parrocchiani, giovani e meno giovani, lo coinvolgemmo, inoltre, in attività ricreative come Recital musicali, concorsi di fotografia e pittura, nonchè in gite-pellegrinaggio a cui egli diede sempre la sua adesione ed approvazione. |

Premiazione Concorsi, 1992 |
|

|

|
Pellegrinaggio ad Assisi, 1992 |
Anche nella sua terra - dove la presenza carmelitana risale al 1500 - aveva, in quest'ultimo trascorso a Cagliari come Parroco della chiesa di Nostra Signora del Carmine, messo subito mano ad alcune iniziative tra cui la ristrutturazione dell'oratorio da anni chiuso ai giovani e, tra le ultime, l'organizzazione della festa dedicata alla Madonna del Carmine.
"Un vero uomo di Dio, un esempio di santità per tutti noi". Così l'ha definito il Provinciale dei Carmelitani, P. Gian Domenico Meloni, ricordando la sua figura. E così era, obbediente alla Chiesa e al Pontefice, devoto a Maria SS.ma, generoso verso i poveri.
"La messe è molta, ma gli operai sono pochi" preannunciava Gesù, ma tu Padre Ubaldo, sei stato un servitore fedele che ha lavorato molto nei campi del Padre. Da qui non ti è stato forse possibile constatare che c'è stato un raccolto, ma da lassù dove sei sicuramente ora ne sarai a conoscenza e Gesù rallegrandosi con te ti dirà:
"Vieni, benedetto del Padre mio; ricevi in eredità il regno preparato per te fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi hai dato da mangiare, ho avuto sete e mi hai dato da bere; ero forestiero e mi hai ospitato, nudo e mi hai vestito, malato e mi hai visitato, carcerato e sei venuto a trovarmi...".
|
FAUSTO IOSA

(Foto dal quotidiano "Il Romanista" del 13 Maggio 2010)
I giornali hanno riportato la tua scomparsa, il 12 di maggio, tre giorni fa, illustrando in breve la tua vita e il tuo prodigarti a favore della squadra della Roma, dei suoi tifosi, fondando il Cucs (Commando Ultrà Curva Sud) , organizzando trasferte per seguire la squadra, allestimenti coreografici, animando e colorando gli spalti degli stadi con strisce colorate, coinvolgendo, trascinando, pagando di persona in certe occasioni, di tasca propria e spiritualmente, partecipando alle riunioni dei clubs, ed altro ancora.... Eri stato nominato Vicepresidente dell'Associazione Italiana Roma Club e in questa veste hai profuso tempo, denaro, sentimenti...
Ricordo che quando la Roma vinse l'ultimo scudetto 2000-2001, nel quartiere fu tutta una festa. Tu ti eri attivato a decorare persino i numerosi alberi del viale che da san Giovanni porta a Santa Maria Maggiore, avevi regalato centinaia di bandiere che sventolavano dalle finestre delle vie adiacenti, avevi coinvolto tutti, anche i non residenti, nella grande festa notturna che culminò con l'arrivo delle "botticelle"...
I tifosi, impazziti, di gioia, diedero avvio ad una grande performance di colori, di inneggiamenti... un vortice di "Forza Roma", di giallo rosso in tutte le possibili espressioni e fu una notte indimenticabile per il quartiere...
|
|
|
|
|
|
Tu eri contento, esultante ma stanco, sfinito dalle nottate, oltretutto calde dell'estate incombente, dalle preoccupazioni che il lungo lavoro di supportare la squadra ed ora di organizzare quei festeggiamenti aveva comportato... e la foto qui accanto non ti rende giustizia, ma è l'unica che ho, scattata appunto in quella bella, indimenticabile serata...
Vorrei parlare di te, personaggio davvero interessante che spiccava sulla massa anonima del nostro rione, ma ora non trovo parole adatte a definire la tua personalità, ma soprattutto la tua umanità.
Sin dall'infanzia, che ho vissuto appunto qui, tu e la tua famiglia eravate in toto coinvolti nella vita quotidiana delle strade del quartiere. Ricordo che verso sera vi riunivate in crocchio, vicino al negozio paterno, per scambiare idee, notizie, per confabulare su cose di famiglia avvenute durante il giorno o tuttavia connesse alla vostra esistenza che comunque convergeva là, su quell'angolo di strada.
|
Tu eri il più piccolo, il coccolato, forse viziato da madre e sorelle più grandi ma sempre attento agli affari, sempre teso a fare al meglio il tuo lavoro - vendita di tendaggi e tessuti, materassi e quant'altro connesso - dedito alla famiglia, ma coinvolto, ormai senza speranza che ti passasse, in quell'attrazione fatale per la formazione del cuore, in quell'avventura senza regole che ti portava spesso fuori casa per seguire le orme giallorosse della tua squadra e dei suoi destini...
Ci conoscevamo da sempre senza conoscerci intimamente e soprattutto ti conoscevo per la tua presenza costante nel tuo negozio di tendaggi davanti al quale passavo ogni giorno e dove spesso stazionavi per scambiare con chi passava qualche battuta allegra o mordente, sottolineandola col tuo tipico fare romano tra il sornione ed il salace.
Eri, se così si può dire, l'amico della porta accanto che si salutava ogniqualvolta si usciva, con cui si conversava di cose rilevanti o futili, che elargiva arguzie allegre o graffianti a me e a mio marito, poi ai miei figli ed ora, infine, al mio nipotino.
Ti rallegrasti tutto quando ti dissi che la mia futura nuora - ora lo è davvero - era una romanista sfegatata. Ti si rischiarò il viso già provato dal dolore in cui si leggeva la gioia di quella notizia e la voglia di conoscere una nuova tifosa della Roma per illuminarla ancor più sul privilegio di questa "appartenenza"...
Mi spiace molto di non avertela fatta conoscere personalmente, ma soprattutto che lei non abbia conosciuto te, Fausto...
Comunque, da lassù, dalla tua tribuna giallorossa del cielo, ci guarderai tutti con rinnovato amore e tiferai per noi... |
UN PICCOLO PENSIERO PER JENNY
|
Purtroppo, te ne sei andata via all'improvviso nei giorni di Natale, quando l'atmosfera festosa permea la vita anche di chi non crede... Tutt'ad un tratto, per un'emorraggia celebrale che ti ha tenuto sospesa per qualche giorno tra la vita e la morte.
Difficile compito parlare di te per ricordarti in modo affettuoso e lineare per sottolineare i pregi e sorridere dei difetti, per rammentare i bei momenti trascorsi insieme in tanti anni.
Eri amica della mia amica del cuore, che a sua volta era quasi una sorella per me, per cui subito mi facesti simpatia quando ci conoscemmo, tanti e tanti anni fa.
Ma quei tre anni di differenza facevano molto a quei tempi ed io vi vedevo, nella mia immaginazione, già adulte e più esperte della vita. Avevi un nome importante Gianna Maria che però nessuno forse più ricordava perchè per tutti eri Jenny, un nome agile e svelto che ben si attagliava alla tua personalità.
Di fondo tranquilla, quasi sorniona, amabile, quieta e serena, signorile e di cultura, eri invece una donna capace, attiva e poliedrica, amavi l'arte e in special modo il teatro a cui ti eri avventurosamente avvicinata, affascinata da quel mondo.
Ci legammo più intensamente e tutte e tre le coppie ci frequentammo più intensamente soprattutto con la crescita dei nostri figli, più o meno coetanei, passando spesso molto tempo insieme durante i giorni di festa, nel Carnevale od altre ricorrenze, finchè poi loro si dispersero, ormai giovinetti, attirati da altre amicizie, dagli amori, dagli interessi diversi.
Ma noi continuavamo a trascorrere
ore felici in chiacchiere lievi.... finchè... finchè non, tu ed Elio non avete preso con voi un cane...
Io purtroppo, debbo confessare che non amo gli animali, anche i cani, non mi piace la loro vicinanza, il loro dimostrarti affetto leccandoti a tutto spiano - mi farò un sacco di nemici ma non importa...
Quello di Etta era un cane piccolo e abbastanza tollerabile, il vostro di misura più grande, giocoso, molto mobile... a me incuteva un pò di timore... e quindi diradammo, per mia colpa, questo si, i nostri incontri.
Mi sento decisamente responsabile per quel mancato incontro di un 31 dicembre di tanti anni fa in cui ti dissi che per me la presenza del cane in casa mia era davvero un gran problema, anche perchè non sarebbe stato solo ma ci sarebbe stato anche quello, più piccolo e gestibile di Etta... Temevo che in due avrebbero organizzato un bailamme di corse, di guaiti e di problemi nella mia casa abbastanza grande ma anche sovraccarica di mobili e di oggeti.. Da allora poi ci vedemmo veramente di rado e me ne dispiace, ma quel problema era più forte di me.
Avevo sempre, comunque, tue notizie dalla tua-mia amica che ci serviva da tramite e sporadicamente avemmo occasione di incontrarci di nuovo e colmare il vuoto degli anni in cui non ci eravamo visti.
Ma adesso sento che avrei desiderato vederti di più, condividere molti altri momenti gioiosi insieme... purtroppo non ci è concesso e spero che dal luogo in cui ora sei vedrai la mia contrizione e con un sorriso dolce, come sempre, sul viso mi perdonerai per queste mie umanissime mancanze... |
|
|
|
PADRE ALBERTO, CARMELITANO
A pochi giorni di distanza da P. Enrico, il 2 febbraio, è morto anche un altro frate carmelitano, Padre Alberto, più anziano, più semplice, un sacerdote d'altri tempi che per anni ed anni ha svolto serenamente la sua opera.
Un ricordo anche per lui.
|
UN PENSIERO PER PADRE ENRICO PINCI, CARMELITANO
Il 27 gennaio u.s. P. Enrico Pinci, carmelitano, è morto.
Ricordo una sera di circa tre anni fa in cui eravamo in chiesa per una celebrazione solenne e vidi di sfuggita P. Enrico che ci salutò con un cenno contenuto del capo, il viso tirato, non illuminato dal solito sorriso cordiale.
Difatti poi sapemmo che il giorno dopo era entrato in ospedale per un'operazione importante: aveva un tumore allo stomaco.
Si riprese con grande forza d'animo impegnandosi per altri anni, alternando la sua attività pastorale presso il Santuario di Maria SS.ma Annunziata di Trapani con le cure, continuando il suo lavoro creativo con i giovani, partecipando come ogni anno al pellegrinaggio in Terra Santa, relegando in un angolo della sua mente quel pensiero oscuro che pure lo tormentava (anche suo fratello era morto in una simile circostanza), sbandierando il suo sorriso accattivante.
Sembrava non tener in alcun conto il male che l'aveva colpito e le sue conseguenze, gli teneva testa, lo dominava continuando a fare la vita che faceva prima.
L'ho rivisto poco tempo fa, circa un mese prima della sua morte: era arrivato con l'aereo da Trapani apposta per celebrare il Venticinquesimo di matrimonio di una coppia di sposi che quando lui era parroco a Roma in San Martino ai Monti partecipavano attivamente alla vita comunitaria e che lui stesso aveva unito in matrimonio.
Lì per lì, dico sinceramente, non lo avevo riconosciuto, forse perchè era seduto su una panca di una navata laterale non troppo illuminata, forse per il suo atteggiamento stanco, forse per il volto decisamente più magro di quanto ricordassi... Ma fu un attimo ed il nostro incontro fu cordiale, sereno, lui contento di quella "scappata", di essere tornato tra quelli che erano i suoi "giovani" di un tempo. Sembrava avesse superato le fasi più acute della malattia, avviato ormai ad una completa guarigione.
E invece, se ne è andato, appena compiuto il suo sessantanovesimo compleanno. P. Enrico era difatti nato a Palestrina, vicino Roma, il 25 gennaio 1941. Era diventato sacerdote nel 1965 ed aveva cominciato a svolgere il suo ruolo dapprima di vice parroco in s. Maria Regina Mundi, poi come Parroco nella Basilica dei SS. Silvestro e Martino ai Monti dal 1973 al 1985 e dal 1985 al 1991 in S. Maria in Traspontina, ricoprendo altri incarichi nell'ambito della comunità Carmelitana. Dal 1991 era stato poi trasferito a Trapani dove si è conclusa la sua storia terrena.
Noi lo incontrammo per la prima volta quando mia figlia si apprestò a partecipare alla catechesi per la Prima comunione. Lui era un parroco ancor giovane, dinamico, disponibile e riusciva a raccogliere grandi e piccini attorno a sè con molte iniziative.
Tutto questo suo impegno, l'impegno di nostra figlia e forse la nostalgia dei valori che ci avevano insegnato i nostri genitori, segnarono il nostro "rientro" nella comunità parrocchiale dopo un lungo periodo di assenteismo, un abbandono non dovuto a reale carenza di fede, ma creato dalle circostanze, dal non voler farsi coinvolgere in una questione che richiedeva tempo, impegno, costanza, una svolta decisiva che richiedeva perseveranza. Facemmo il "salto" e ne fummo e ne siamo tuttora ripagati ampiamente.

P. Enrico ed alcuni parrocchiani durante una gita sulla neve
|
Sul sito della Parrocchia SS.ma annunziata di Trapani dove ha trascorso i suoi ultimi anni ho trovato alcuni pensieri di P. Enrico, tutti bellissimi e pregnanti che illuminano sulla sua profondità di spirito e sul suo cammino interiore.
Voglio ricordarne solo alcuni:
- L'amore comprende tutti i comandamenti
- Credere vuol dire guardare la vita con altri occhi
- I miracoli più grandi non sono quelli fisici, ma quelli del cuore
- II cristiano è l’uomo sereno che si fida di Dio.
- La (parrocchia non deve essere un agglomerato di persone una accanto all’altra
ma una comunione di persone una dentro l’altra
- La santità affascina i credenti e forse inquieta i non credenti.
Ciao, P. Enrico, prega per noi.
|
AD UN AMICO
Amico,
fisso nelll'immobilità irreversibile della morte inattesa,
con quella fascia bianca che ti cinge il capo
e la massa fluente dei capelli indocili
difficile quasi è il riconoscerti,
senza quel sorriso accattivante, mite...
Difficile pensare di non incontrarti più
sulle strade che quotidianamente percorro,
e che anche tu percorrevi, sempre impegnato
in qualche incombenza familiare.
La malattia improvvisa di questi ultimi mesi,
aveva tracciato linee dure sul tuo viso,
di solito mobile e sereno,
ma non pensavo che te ne andassi così
all'improvviso, senza clamore, senza avvertimenti,
serio e pacato come sempre...
Tu così attivo e
solerte,
dedito ad onorare
famiglia e lavoro
nelle difficoltà e nella quotidianità.
Marito devoto e premuroso,
padre affettuoso e prodigo,
amico generoso e delicato...
Guardo una foto in bianco e nero
- era il mio diciottesimo compleanno -
e tu forse il più grande di noi, pochi anni di più
ma questo bastava a farti emergere
dal gruppo di quei ragazzini scalmanati e bruttini
che mi si affollavano intorno
mentre tu con quegli occhiali scuri,
molto in voga allora,
nascondevi uno sguardo più serio, più posato...
Invece in quella foto a colori che amo tanto,
sembri un aedo,
un bardo d'altri tempi
che magnifica
le doti della sua bella.
Accanto a te la tua sposa, la tua principessa
per cui eri amico, sostegno, essenza della vita...
Ma eri sempre tu, l'uomo sensibile e indulgente,
arrendevole, compassionevole e paziente
silenzioso, modesto, signorile
che tutti rimpiangeremo.
Una persona unica e speciale
con cui condividere
momenti di gioia
o di dolore...
17/01/2010 |
IL PROFESSOR LEO MAGNINO
Professore emerito dell’Istituto Orientale di Napoli e delle Università di Roma e Coimbra, Presidente dell’“Accademia Archeologica Italiana”, Consigliere dell'Istituto Int.le di Studi europei "A. Rosmini", socio della Società Dalmata di Storia Patria, membro del Comitato Int.le Accademico della Diandra
International University and Academy, del Comitato di Pedagogica, rivista della Sociedad Internacional de Estudios y Investigaciones Pedagogica, Madrid, studioso e cultore del teatro e della lingua giapponese, già alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione di Roma, Presidente d'onore del Centro Studi Orientali di Savona e tanto altro di più.
Al di là d’ogni sua tendenza politica, religiosa o d’altro genere, debbo riconoscere che era un soggetto di grande interesse umano. Il primo incontro col Prof. Magnino ebbe su di me un grande impatto poichè era una persona affascinante intellettualmente, coltissimo, di rara gentilezza e sagacia e ne definii la figura in questi appunti:
"Una figura coi capelli che conservano ancora ramature antiche, ormai radi sul cranio e allungati sul collo, un naso oblungo che taglia un viso enigmatico e come scolpito nella stessa pietra delle statue dell'Isola di Pasqua…
Piu' che ottantenne ha però uno spirito vivace, arguto e la sua conversazione cattura gli uditori, poiché ha una cultura vastissima e coinvolgente ed è un appassionato di arti varie, mai però prevaricatore nei confronti dei suoi ospiti, anche se a lui inferiori in ogni campo, è premuroso ed attento verso di loro senza alcuna ostentazione ed è il primo che nella vita mi abbia salutato con un baciamano...
Una volta o l'altra, vorrei quasi darle un bacio, professore...!
E' un pomeriggio di mezza estate, neanche troppo caldo se si percorrono, come noi abbiamo fatto, le ombreggiate e silenziose vie dei Parioli che dischiudono ai nostri occhi le loro coreografiche architetture: grappoli di verde pendono ad agghindare vecchie mura color ocra, balconcini di ferro panciuti ed aggressivi, torrette che s'alzano verso il cielo a dominare le forme armoniche o disarmoniche dei tetti sottostanti.
Ci perdiamo quasi nel dedalo di vie che si intrecciano, digradanti o in salita, per convergere su piazza Euclide e raggiungere poi la costruzione che cerchiamo e a cui do appena un'occhiata, catturato ormai lo sguardo dall'alto cancello di ferro battuto che s'erge a nascondere l'ampio e verdeggiante parco dell'ambasciata portoghese.
Dinanzi al portone d'ingresso ci sbarra il passo una cancellata; ci preannunciamo per citofono e la inconfondibile voce del Professore - un pò nasale, un pò monocorde - ci guida verso una porticina laterale e all'ascensore incassato nella struttura bianca che lentamente ci porta su.
E lui è là, sul pianerottolo ad attenderci, a fare gli onori di casa.
Come sempre nel salutarmi accenna un leggero baciamano, che mi imbarazza, in linea con tutta la sua personalità. Alto, legnoso, sia per l'artrosi che per l'età, è tuttavia agile e disinvolto nell'accoglierci nell'ampio salone sovraccarico – ma non è una definizione negativa - di gingilli, di quadri, di collezioni, un pout-pourri di ricordi e di ninnoli che rappresentano una parte della sua vita.
Ero curiosa, dopo averlo conosciuto, di vedere questa casa in cui abita, più che altro per completare l'idea che mi ero fatta di lui.
Di famiglia forse nobile o dell'alta borghesia milanese, esponente di molti movimenti culturali, instancabile direttore della rivista letteraria “cultura nel mondo”, enciclopedico conoscitore di lingue straniere, insegnante e studioso della lingua giapponese, e fine cultore del teatro No e Kabuki su cui ha scritto molti pregevoli testi letterari, ambasciatore in vari paesi... e chissà quante altre cose ancora che non avrò mai l'opportunità di scoprire né l'ardire di chiedere.
Si vede che e' abituato a viver da solo - se non fosse per le sporadiche, brevi presenze di qualche amico - e che la sua esistenza si consuma quasi tutta là in quell'appartamento antico che s'affaccia sul verde parco intravisto poco prima e che si delinea in tutta la sua bellezza intensa - come fosse un sogno, un quadro - affacciandosi dalle ampie vetrate della piccola veranda: sotto di noi e davanti a noi un fitto intrecciarsi di tonalità di verde, una piccola strada di ghiaia che porta ad una costruzione, molto più antica della casa in cui ora siamo, ornata di statue... e un silenzio ovattato interrotto soltanto da qualche rapido trillo di uccelli.
La stanza, dicevo, separata in due da una parete divisoria incorniciata da un listello di legno sagomato e istoriato sulla sommità, è davvero ingombra: al centro della parete più grande che delimita l'angolo della conversazione, divano e poltrone di paglia viennese ricoperte da cuscini damascati, un piccolissimo tavolino d'ebano, un carrellino contenente liquori e proprio al centro l'ampia bocca d'un camino inutilizzato ma colmo di decorativi ciocchi di legna, due scansie cariche d'oggetti, una cassapanca su cui, dinoccolato e scomposto, s'allunga un Pierrot di porcellana quasi ricoperto da una bandiera croata: uno scudo a scacchiera rossa e bianca sormontato da una corona che spicca chiara sul fondo d'un blu elettrizzante.
Più in là, accanto alla finestra, un mobile intarsiato e dall'altra parte una piccola consolle su cui spiccano, incastonate in vecchie cornici, alcune foto di famiglia ed altre con dedica autografa di alcuni illustri personaggi: Papa Pio X, Pio XI, il Re Umberto, un ambasciatore del Giappone, amico fraterno del Professore che era diventato Padrino della figlia in occasione della Prima Comunione; un ritratto di quell'allora bimba, vestita col kimono e seduta a terra nel tipico atteggiamento giapponese, spicca sulla parete attigua.
Dall'altra parte, adibita alla refezione, uno stretto tavolo e due mobili, qualche lampada, una fruttiera ricolma di vivide mele verdi...
Disseminati tra tutte queste suppellettili, una miriade di gatti - il Professore ne fa collezione da anni poichè li ama svisceratamente - in varie pose e di vari materiali: in ceramica, in vetro, in stoffa, in legno. Sembrano saltellare per tutta la stanza, occhieggiano buffi, contriti o aggressivi da ogni angolo, persino sui muri; sulla parete divisoria, due lampi di colore giallo fosforescente ed eccone uno che sembra balzare in avanti dal nero assoluto dello sfondo d'un quadro... altri tre, nati dai tratti leggeri d'una matita, giocano ignari in un angolo.
Su tutta questa miscellanea di oggetti, un pò kitsch e un pò decadente - ma forse son io che la intendo così - si stende, quasi palpabile un velo di polvere stantia e qualche ragnatela s'annida tra le gambe intarsiate dei tavoli a rendere la scena un pò melanconica.
Ma tutta questa presunta immobilità si dissolve quando il vecchio entra in scena e dal fondo della scomoda poltrona si erge nelle spalle per gettare qua e là, con quella sua voce nasale ma tonante quando s'appassiona ad un argomento, i semi di quella sua profonda cultura o qualche domanda insieme interessante e provocatoria che suscita discussione... si dipanano vari discorsi, l'uno porta all'altro come una conseguenza logica e lui lascia parlare ora l'uno ora l'altro di noi tendendo l'orecchio quasi a voler cogliere, tra le tante, l'idea più originale (o forse quella più banale) da riafferrare, pronto, al minimo languire della conversazione.
Si vede che questo scambio continuo gli dà gioia, si trova a suo agio in mezzo a questo guazzabuglio di parole...
E’ come un giocoliere che tiri in aria una clava colorata ed attenda che ricada giù e nel frattempo ha già lanciato, in sequenza, altri oggetti che girano con un moto giocoso, vorticoso...
Il nostro amico comune che ci ha portato da lui, mi sembra un po’ a disagio, un pò sconcertato, forse voleva un attimo di requie al suo girovagare, ma di buon grado s'affanna a farci star comodi, a preparare bibite rinfrescanti e quando il Professore con tono semiserio ci propone di rimanere a cena, forse dentro trasalisce; noi pur desiderandolo molto, siamo un pò incerti se accettare o no quest'invito inatteso e spontaneo.
Ma ecco, in un quarto d'ora o poco più viene imbastita una cena semplice che avrà come piatto forte l'unica cosa che il vecchio sappia ammannire, un saporito risotto alla pseudo milanese.
Lo stretto tavolino d'ebano viene ricoperto d'una piccola tovaglia senza fronzoli, i nostri due anfitrioni prendono i soliti posti l'uno di fronte all'altro e noi quelli ai lati opposti. Sul tavolo, acqua e vino in abbondanza, un vino scuro e pesante, l'unico vero vino a detta dell'anziano amico che, presumo, viva nutrendosi pochissimo, eccezion fatta per il caffè, il vino e le sigarette.
Non si può, difatti, ricordare il professore senza abbinare la sua immagine ad un alone di fumo... appena spenta una già è alla ricerca di quella successiva…
Nonostante le sue asserzioni di non credere, prima di mangiare, lasciandoci stupiti, recita il Breve di Sant’Antonio:
“Ecce Crucem Domini. Fugite, partes adversae Alleluja!Vicit Leo de tribu Juda Radix David, alleluja! Alleluja! (Ecco la croce del Signore! Fuggite, o nemici. Il leone della tribù di Giuda, il germoglio di Davide, ha vinto. Alleluia)”,
I discorsi continuano su un tono allegro, giocoso e prendendo bonariamente in giro il nostro giovane amico, il professore con aria profetica prevede scherzosamente il suo futuro, preannunciandogli un avvenire luminoso…
Lui, rosso e confuso non sa se stare al gioco, se lasciarsi punzecchiare o rispondere in tono serio.
La già efficace parlantina di Paolo, contento per aver trovato un ascoltatore così arguto, ora rinvigorita dal corposo vino pugliese diventa un effluvio di battute, di idee, di proposizioni che trovano il suo interlocutore per un attimo un tantino annebbiato - è solo un breve momentaneo effetto poiché il vecchio subito si riprende, reso ancor più vigoroso ora dall'alcool, ed è pronto ad illustrare un lungo, impegnativo progetto che ha intenzione di sviluppare nei prossimi mesi - la creazione di un'università nella cittadina di Grosseto.
Paolo che è nato a pochi passi da lì, maremmano dalla testa ai piedi, si sente al settimo cielo per quest'insperata iniziativa e non fa che sollecitare, incitare, galvanizzare ancor di più - se fosse possibile - il gentiluomo a percorrere la via intrapresa. Intanto, con la scusa che non mangio da iersera, il mio piatto non è mai vuoto, mi coccolano quasi.
La cena è finita e come si usava ai vecchi tempi ci si trasferisce sulla veranda dove due poltrone un pò sbiadite e due sgabelli formano un circolo quasi perfetto attorno ad un minuscolo tavolino su cui, quasi subito appaiono digestivi e rinfrescanti.
Dagli alti vetri aperti non entra un refolo di vento e dietro di essi la notte è come un tappeto di velluto nero... solo dopo un pò l'occhio s'abitua e discopre le sagome lontane dei palazzi e le frange più scure delle palme del giardino sottostante.
Neanche una stella in questo cielo cittadino opaco per lo smog..."
******
Sullo stagno morto
Il rumore di una rana che s'immerge
Questa è una breve poesia del 1943, un Haiku del Prof. Magnino, esperto di questo stile poetico, profondo conoscitore del Giappone, anche della sua lingua, oltrechè delle sue arti.
Alcuni dei suoi libri dedicati al teatro giapponese ed al Giappone:
- Liriche giapponesi,
1943
-
Storia della letteratura giapponese,
1952, più volte ristampato (II ed. - Milano, Nuova accademia, 1957- III ed. Milano, Nuova Accademia, 1963)
- Panorama del teatro giapponese - Nuova Accademia Milano 1956 -
- Cento Poesie giapponesi - traduzione dal giapponese con introduzione e note di Leo Magnino - Venezia Ed. Carucci, 1956
- Le più belle pagine della letteratura giapponese - Milano, Nuova accademia, 1957
- Teatro Nô e Kabuki, Nuova Accademia, 1965 (I ed.)
Interessante saggio con una selezione di
opere tratte dal teatro classico giapponese
-
I facili misteri della lingua giapponese, 1968
Altri scritti
- Scritti minori - a cura del Centro Studi Orientali di Savona
- Coimbra : la culla del Portogallo -1939, Firenze, Istituto Geografico Militare
- 40 anni di pace e di lavoro in Portogallo - Roma, 1966, Arti Grafiche Milillo
Alcune monografie dedicate al mondo scolastico:
- La riforma della scuola in Giappone - Roma 1947 (Estr. da: Bollettino di legislazione scolastica comparata, 1947, n. 3)
- Le universita in Giappone - Roma, a cura del Ministero dell'educazione nazionale, 1944 (Estr. da: Bollettino di legislazione scolastica comparata, 1944)
- La scuola nei Paesi del Medio ed Estremo Oriente,
1950
Monografia
- La scuola nei paesi di lingua francese,
1950
Monografia
-
La scuola nei paesi di lingua spagnola e di lingua portoghese,
Ed. Viola, Monografia
-
La scuola nel mondo arabo e in Israele, 1950
Monografia
- Sulla Rivista Affrica - Rivista mensile di interessi affricani:
- Italia e Portagallo in Africa - Rivista Affrica 1951
- Università a Mogadiscio e Ruota d’Africa - Rivista Affrica, 1-2 Gennaio-Febbraio 1955
- Ancora l'Università di Mogadiscio - Letteratura e folclore d'Africa: rassegna a cura di Leo Magnino - Anno XI - N. 8-12
Agosto-Dicembre 1956
-
La scuola dell'obbligo nei vari paesi del mondo,
1961
Monografia
- Nozioni per gli insegnanti in Africa - Organizzazione scolastica dei paesi africani - Roma, Istituto italiano per l'Africa
- Organizzazione scolastica dei paesi africani - ISIAO, collana di studi africani, 1972
Alcuni Estratti ed interventi a Conferenze, Incontri nazionali ed internazionali:
- Alcuni aspetti della organizzazione del commercio di esportazione giapponese - Leo Magnino -
Tipografia della Camera dei Deputati, 1936, "Estratto dal N. 2, Anno IX - Febbraio 1936-XIV - di "Commercio" Rivista mensile della
Confederazione Fascista dei Commercianti"-
- Gli ideali del Giappone - Roma, Edizione della Rassegna italiana, 1940 (Estr. da: Rassegna italiana, 1940, n. 260)
- Le relazioni tra la Santa Sede e il Giappone attraverso i documenti pontifici (Pontificia nipponica) Romae : Officium libri catholici, 1947
- Duarte Montalegre di Almeida Garrett: L'uomo e l'opera parole introduttive di Antonio Ferro; messaggio di Leo Magnino. - Roma, Commissione di studi luso-brasiliani, Comitato internaz. per l'unità e l'universalità della cultura, 1954?
La Vanguardia Espanola, 2 febbraio 1958 riporta un suo intervento nella biblioteca Centrale di Barcellona sul tema "Divagazioni di un ispanico"
- Discurso do representante da Itália Leo Magnino Lisboa, 1961- Sep. Actas Congresso Internacional História Descobrimentos, 1 -
- A contribuição dos Portugueses para o conhecimento da ilha de Iesso, no Japão, no séc. XVI, 3º vol., pp. 317-326. - Congresso Internacional de História dos Descobrimentos. Actas 1961.
- Fascino e romanticismo del Giappone, in coll. con la Sezione Scienze, al Lyceum Club Firenze, 1961
- L'education de l'homme europèen, fondaments et limites -
Atti del 6° incontro internazionale - Istituto A. Rosmini, 1962 -
Athesia Bolzano
- La Fuga di Napoleone dall'Elba e L'avventuroso viaggio del ministro del Portogallo a Genova (estratti da Studi Napoleonici atti del primo e secondo Congresso Internazionale - Autori vari (Portoferraio 3-7 maggio 1962; 3-6 maggio 1965), Firenze 1969
- Un curioso episodio delle relazioni diplomatiche tra santa Sede e Portogallo all'inizio dell'Impero napoleonico
Altri interventi o studi in portoghese:
- António de Noli e a colaboração entre portugueses e genoveses nos descobrimentos marítimos - Lisboa: Centro de Estudos Históricos Ultramarinos, 1962 -
- O ressurgimento: no centenário da unidade a Itália, Braga: Cruz, 1962
- A influência da Universidade de Évora sobre a acção dos missionários portugueses no Oriente e particularmente no Japão- 1967
- Os problemas étnicos e os direitos das nações, Braga Livr. Cruz, 1969
- Influência do iluminismo na cultura portuguesa - Braga, 1974
- Nuove ipotesi sulla preistoria del Giappone - Lisboa, Centro de Estudos Históricos Ultramarinos da Junta de Investigações Ciêntíficas do Ultramar, [D.L. 1981] -
- Hipóteses históricas sobre o descobrimento da América - Braga, Liv. Cruz, 1985
Molte le sue presentazioni, e collaborazioni a libri di altri autori e contributi vari:
- Aspetti della questione etiopica di Sperduti Giuseppe, Con la collaborazione di Leo Magnino e Aldo Morante.
Con lettera di S.E. il Sottosegretario di Stato alle Colonie, Roma,
Edizioni di “Roma Fascista”, 1935-XIII
(Stabilimento Tipo-Litografico Vittorio Ferri).
- Revista de educacion - un lungo articolo dettagliato sull'insegnamento La Ensegnanza de la Filosofia en Italia, anno?
- Il contributo italiano all’evoluzione del diritto giapponese, riportato nella Rivista Cipangu edita dal Centro di Cultura Italo-Giapponese" (IsMEO), 1956
- Poemi imperfetti di Joaquim Paco d'Arcos tradotti da Gino Saviotti Roma, 1959
- Dante in Portogallo (Maestro Dante / a cura di Vittorio Vettori,; saggi e testimonianze, Marzorati, 1962
- Lusíadas- I Lusiadi di Luis de Camoes, 1965
- Boletim geral do ultramar.- vol. 42, nº 490, 1966 - Testemunho do prof. Leo Magnino
- Poesie di Giuseppe Burgio - Quaderni di poesia La cultura nel mondo, 1967
- La cultura e la morale internazionale alla luce della Psicosintesi, 1969 - Istituto di Psicosintesi - Fi -
- Processo alla scuola di Giuseppe Virgadamo, Palermo, Palladium, 1971
- Luce e ombra - rivista trimestrale di parapsicologia e problemi connessi
- L'Umanità tradita, 1989
- Studi in onore di Federico Curato. Vol. 2, 1996- contributo
******
Fu l'ideatore e l'autore di "La Cultura nel mondo", rivista letteraria rivista mensile del Politecnico Professionale di Bologna su cui scriveva articoli, recensioni, dando spazio a nuovi talenti. Qui si riportano solo alcuni degli innumerevoli suoi scritti:
- Attualità di Camoes in Italia - Poesia lirica portoghese, secolo XVI - La cultura nel mondo, N. 2 (1968)
- Mediterraneità di Dante - Stralcio da: La cultura nel mondo, luglio 1979
- Schegge di saggezza, Recensione in “La cultura nel mondo”, Roma, luglio 1980
- Estancia de los detenimientos, en La Cultura nel Mondo, nº 2, abril-junio 1991,
******
Nel decennale della scomparsa del
Prof. Leo Magnino
Nipponista, lusologo, umanista
Primo Presidente d’Onore del CSO
a cura del Centro Studi Orientali di Savona è in preparazione l’edizione degli scritti apparsi nella Rivista
Le Civiltà del Mondo |
X ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI PADRE RICCARDO PALAZZI
(26-3-1948-15-12-1999)
Ho conosciuto questo santo sacerdote anni fa, quando giovane ed entusiasta dispensava a tutti, gentile ed affabile, un sorriso, le sue capacità, il suo buonumore, la sua gioiosità contagiosa, il suo amore a Cristo. Attivissimo nel Centro Stampa Carmelitano dove realizzava la Rivista "La Madonna del Carmine", calendari, video, ecc. ed in altri svariati campi, ottimo educatore ed oratore - si faceva piccolo coi piccoli ed adulto con gli adulti - nell'estate del 1995 aveva accusato i primi sintomi di una malattia che lo avrebbe portato all'immobilità assoluta, una mielite virale.
Dopo una lunga, dolorosa degenza di alcuni mesi in ospedale, dove non potevano ormai fargli più nulla ed un periodo di riabilitazione - se così vogliamo chiamarla, poteva muovere solo la testa - era rientrato nel convento dove aveva vissuto e lavorato in precedenza e là con l'aiuto di sofisticati mezzi aveva potuto riprendere la sua attività nel Centro Stampa con grande sforzo, con grande sacrificio ma sempre con amore e buonumore. Ormai non poteva muovere che i muscoli facciali e con l'aiuto di uno speciale sensore riusciva a lavorare ancora al computer. Bastava un soffio e poteva ancora comunicare.
Ma P. Riccardo comunicava con tutto il suo essere. Con il suo corpo malato che si gonfiava a poco a poco per l'immobilità ma maggiormente con i suoi occhi ed il suo sorriso, intatto in tanto sfacelo, che veramente era un riflesso del cielo a cui si stava avvicinando a grandi passi, percorrendo con eroismo e santità la sua personale Via Crucis
La sua morte, dopo questa prova, questa sua personale Via Crucis, che lui ha vissuto con eroismo e santità commosse tutti: confratelli e parrocchiani che si arrampicarono sino alla stanza posta in alto nel grande complesso religioso, vicina al terrazzo, già vicina al cielo. Il suo corpo ormai del tutto fermo era al centro della stanza, su di esso si concentrava l'attenzione di tutti perchè da esso si irradiava una forza ed un calore che avvolgeva i presenti. La stanza dava su di una terrazza al centro della quale si ergeva una bella immagine della Madonna a cui lui guardava spesso da quella sua finestra sul cielo.
" Ogni sera dalla finestra posso vedere una bella edicola della Madonna posta nel terrazzo di fronte: la pietà mariana di p. Craig, confratello canadese, vi accende spesso un cero cosicchè anche nel buio intravvedo l'immagine di Maria che stringe il bambino Gesù; in alto nel cielo vedo splendere, luminoso fra tutti, il pianeta Giove, mi sento come avvolto nell'universo e una brezza interiore mi accarezza.
Di fronte a tanta bellezza dimentico tutto, mi vien voglia di sorridere e dal cuore spontaneo affiora un sentimento: come posso amarti di più?". (Da l'Exsultet di tutta una vita - a cura di Roberto M. Russo e Giuseppe Midili - Roma 2000 - Centro Stampa Carmelitana, Roma).
******
P. Riccardo avrebbe dovuto tenere una conferenza il 18 dicembre. questi erano i suoi appunti lasciati sul computer. Si possono considerare il suo testamento spirituale.
LA VITA INTERIORE
Abbandono nelle mani di Dio, con tutta la mia persona, le sue debolezze e le poche virtù. Nella costruzione del tempio ogni mattone ha la sua importanza ed ognuno di noi è indispensabile, è un mattone particolare del quale il tempio non può fare a meno. Sono una parte della Chiesa e per quanto dipende da me debbo essere la più splendida, non importa se sia in bella vista o nascosta.
Il senso di sopportazione. Anche Lui, Figlio di Dio ha accettato fino in fondo una volontà superiore,
Il dolore riesce a fiaccare la mente, la volontà e tenta di corrompere anche il cuore.
Le difficoltà, i dolori persistenti fanno spesso gridare: "O Dio vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Perchè sei sordo alla mia preghiera?"
Il Signore! Non solo è vicino, ma entra in te, prende possesso anche del tuo corpo perchè esso, con i suoi lineamenti, con i suoi non movimenti, possa parlare di Lui agli altri. Ti fa icona, non dipinta da mano umana. Beati coloro che lo sanno riconoscere. Venite a vedere...
Essere Porta del Grande Giubileo.
Il Signore si fa medicina, chiedo a lui di entrare nei miei muscoli doloranti, di prenderne possesso. La coscienza che sei di peso alla societò, a cominciare dai tuoi più intimi provoca una morte a questo mondo che appartiene agli efficienti e ti pone su un mondo differente dove vivono le persone che hanno tempo per dedicarsi ai valori più prpfpndi della vita.
La grande tentazione: quella che può portare a ribellarsi a Dio non accettando più la dura situazione e pretendendo di porre termine a tutto.
Il senso di essere utile a qualcosa.
Ricevo tante lettere da amici, consorelle e confratelli tutti chiedono preghiere e mi assicurano che pregano per me. E' la voce e la forza della chiesa, è la comunione dei santi che pervadono la nostra vita e non ci fanno sentire soli, ma parte, mattone, di un edificio spirituale che è proprio la Chiesa. "Prego Dio per te, tu prega per me perchè possiamo essere ciò che Dio vuole da noi".
Ti sostengo nel tuo apostolato con le mie sofferenze; il Signore le accetti come sacrificio. Offro a Lui anche tutto quello che il mio cuore desidererebbe fare ma il mio corpo non vuol sapere di fare. Ed allora, se siamo impediti nelle membra, abbiamo bisogno di qualcun altro che ci porti con sè. Disposto a farsi compagno, ad accettarti per essere insieme annuncio del Regno.
Ad un confratello del Brasile che chiedeva le mie preghiere, ho risposto così: "Portami con te nei tuoi incontri la gente".
 |
"In occasione del X anniversario della morte del nostro amato confratello p. Riccardo Palazzi, O. Carm. responsabile per oltre vent'anni per l'edizione della presente rivista, vogliamo proporvi come testimonianza viva della sua spiritualità carmelitana un suo intervento tenuto in occasione del II Congresso Internazionale "Il volto dei volti di Cristo" nell'ottobre 1998:
"Io sono Padre Riccardo Palazzi, ho cinquant'anni, sono nel Carmelo dall'età di 12 anni, Sacerdote da 24, tetraplegico dal 1995: posso muovere solo la testa, il resto del corpo è immobile e insensibile, ho quindi bisogno che altri mi aiutino in tutto.
Voglio presentarvi la mia esperienza partendo da una riflessione su come possa essere stato il volto di Gesù nel tempo della passione: dal Getsemani alla Croce. In quelle vicende c'è la realtà di quanti come me, nella propria vita, devono vivere situazioni "off limits".
Quando parliamo del volto di Gesù, a volte il pensiero va al suo aspetto estetico, non che questo atteggiamento sia riduttivo, ma mi piace estendere il suo volto a una visione più ampia, trascendente, dove l'aspetto estetico si coniuga profondamente con il mistero della Chiesa. Quello stesso uomo-Dio che con i suoi occhi e con le sue mani ha guardato e toccato il mondo, quel suo volto che da tanti uomini è stato visto, non ha cessato di realizzare una sua presenza storica, ma continua tutt'ora a manifestarsi, più propriamente nella Chiesa, ma anche in tutti gli uomini e in tutto il creato.
Per scoprire la vera bellezza del volto di Gesù, non ci si può fermare solo su delle rappresentazioni artistiche dettate dalla creatività, sebbene quest'ultima possa essere illuminata da uno spirito fervente: solo la fede nelle sue profondità spirituali può rivelare, ancora oggi, la presenza viva di quello sguardo, la presa di quelle mani che trattengono e non abbandonano mai. Gesù stesso ha affermato che il suo volto può essere visto sempre, bisogna solo avere la forza ed il coraggio di sopportare il suo sguardo penetrante perchè è nascosto negli occhi di persone che spesso fanno parte di categorie scomode....
... Penso che il tempo del Getsemani e poi fino alla Risurrezione, sia il tempo della fatica e dell'accettazione piena della fisicità da parte di Gesù, la violenza che altera i ritmi, i bisogni, le leggi del corpo, che lo fa gridare, penare e morire.
Fino a quel momento Gesù aveva dato ai suoi amici e discepoli insegnamenti, amicizia, sentimenti, miracoli; una presenza positiva, si potrebbe dire anche affettiva e spirituale, la sua vita era stata sana, normale e relativamente tranquilla, ma il dono del suo corpo, già offerto nella Cena, lo fa ora ed è un'esperienza travolgente. Forse la esagerata consuetudine della nostra tradizione di penalizzare il corpo, di negarne valore e sacrificarlo sul cammino delle mete spirituali, ci ha oscurato l'importante valore di compartecipazione a pieno titolo del corpo, non antagonista allo spirito ma che interpella e domanda rispetto e significato perchè non è solo contenitore di un'anima. Gesù-Dio ha anche un corpo umano che ha pienamente mostrato nella Risurrezione.
Tutta la vicenda si apre e si conclude con il volto di Gesù alzato verso il Padre. La prima domanda: "Passi da me questo calice, ma..." l'ultima: "Nelle tue mani rimetto il mio spirito".
L'uomo di fronte al dolore ha paura e vuole evitarlo. Solo la fede e l'amore permettono l'accettazione di situazioni che non lasciano intravvedere una soluzione positiva.
Gesù dice di dover "bere"; si tratta di un qualcosa che passa attraverso il volto e pervade tutto l'essere. Questa "bevanda" è un cocktail d'umanità; contiene tutte le vicissitudini umane, tutta la storia. Trasforma anche le sue fattezze fisiche: tanto era sfigurato da non essere più d'uomo il suo aspetto. La storia umana è sopra di lui, è la sua bevanda. Dovrà berne anche la feccia, ma il suo sguardo va oltre perchè sa scorgervi la vita che gli è promessa nel progetto del Padre.
E' il momento della maggiore solitudine di tutta la Passione: nessuno più lo comprende, cerca comprensione e amore da coloro che maggiormente hanno ricevuto le sue confidenze, ma loro non capiscono e dormono. Nel momento in cui si è umanamente soli il Padre interviene a consolare. Manda il suo angelo cosicchè nell'ora dell'abbandono da parte di tutti, il cielo - e solo il cielo - si china a guardare il volto di Gesù. Intanto quel volto tocca un'altra estrema esperienza: l'evangelista ci dice che Gesù pose la faccia sulla terra (Mt. 26,39); la terra dalla quale fu plasmata la creatura riceve il soffio vitale del Creatore fattosi creatura e la plasma col sudore di sangue; la fa sangue del suo sangue. Non teme di sporcare la propria divinità, venendo così a stretto contatto con la povertà e la precarietà dell'umano.
Mantiene la sua bellezza, ma chi può comprenderla! E' la bellezza di chi ha accettato la sofferenza cadutagli addosso e l'accetta perchè ama. E' bello e radioso il suo volto perchè si accorge che ormai ogni attimo, parola, sguardo sono solo ed esclusivamente per gli altri.
In tale situazione Gesù non si vergogna della sua faccia; esteriormente senza apparenze umane ma ugualmente splendente, si pone dinanzi ai nostri occhi perchè, guardandolo, possiamo percepire il messaggio della Verità senza più veli. Il dolore che umanamente può trasparire è sorpassato dall'amore che ha il potere di trasformare tutto, di coprire tutto, di far vedere tutto nella vera luce.
Così ogni situazione di dolore, di sofferenza, sotto questa luce si mostra per quella che è: nella debolezza è lì che è la forza. Quella condizione di inutilità maschera ciò che solo un occhio non gretto può scoprire e non dice: "non serve più a niente..." Anzi, confessa che dietro c'è un qualcosa di più, come il centurione: "Veramente costui...".
Nonostante l'apparente sconfitta, perfino di fronte ad alcuni suoi discepoli, il volto di Gesù si presenta come quello di una mamma: ha davanti a sè il volto di tutti i suoi figli e che può fare se non abbracciarli uno ad uno e dire a tutti: "Figlio mio quanto sei bello!". Non esprime un giudizio su nessuno; esprime solo il sentimento più vero di una madre, quello di amare i propri figli, qualsiasi strada abbiano intrapreso, non pronuncia giudizi, li ama e basta: sono figli. Tutto quello che viene dopo è solo espressione dell'amore totale di fronte al quale ci si porta la mano alla bocca perchè faccia silenzio.
Gesù va ancora alla ricerca di qualcuno con cui rapportarsi e a cui manifestare questa novità. I suoi intimi: ahimè, dormono. Si manifesta ai soldati e provoca una reazione travolgente, ma non comprendono. Si manifesta a Giuda e ne riceve un bacio. E' anche il mio, il nostro bacio per il quale deve "bere" quel calice. Questo bacio può diventare anche un bacio di ringraziamento per quanto quel volto accetta di sopportare per me, per noi, per ogni figlio.
Si manifesta a Pilato come "verità" ma la verità e la politica raramente hanno camminato insieme. Si manifesta al popolo e ne fanno un capro espiatorio. Si manifesta alle donne e sono le prime a capire quell'amore. Si manifesta alla Madre e non lo lascia più.
Ultimo si manifesta al Padre con un grido carico di umanità: "Perchè mi hai abbandonato"... e non è solo il grido di Gesù...
Qui bisogna fare profondo silenzio, non ci sono "ma"... che tengano. Solo la fede, fusa con l'amore, può ancora sostenere.
Comunque, in queste situazioni, il Signore si fa nostro compagno, anche se ci sembra assente: a Lui basta un soffio, un semplice toccare col dito per rovesciare tutto. Non dobbiamo stancarci mai di chiederglielo, anche quando la situazione sembra tragicamente immutabile e non importa con quali parole, se di preghiera o di sconforto. Tutto questo nella certezza che il Signore ci è veramente compagno, altrimenti la nostra vita sarebbe proprio un inferno e non si può credere che il nostro Dio, amico degli uomini, sia tanto cattivo da non farci compagnia almeno Lui...
Gesù conclude proprio con una preghiera d'amore, d'intimità totale: "Nelle tue mani...". Alla fine di tutto rimane solo l'amore; col suo calore cura ogni ferita, anche la più grande.
Roma, 14 settembre 1998
Festa dell'Esaltazione della Santa Croce
(Dalla Rivista"La Madonna del Carmine - 11-12 Dicembre 2009)
******
Di lui, il giornalista, vaticanista,scrittore Luigi Accattoli dice:
Un religioso
Alle sapienti parole del Manzoni ora si accompagnano - nella mia anima - le sante parole di un amico che ho già citato in questa rubrica come testimone della fede ai nostri giorni: il carmelitano Riccardo Palazzi, morto il 15 dicembre 1999, dopo quattro anni e mezzo di serena attestazione del Vangelo nella sofferenza più terribile, essendo egli completamente paralizzato a seguito di una mielite virale, e potendo muovere solo la testa.
Ecco le sue preziose parole: "Ho scoperto che oltre i voti c'è ancora un modo più semplice e più libero di consacrarsi a Dio aperto a tutti: è quello indicato da Gesù quando dice di identificarsi nel forestiero, nel malato, nel carcerato... e ho visto in chi veniva a trovarmi, in chi si sedeva accanto a me, in chi mi asciugava il sudore, in chi mi faceva una carezza, in chi mi dava un bacio, un valore immenso, quasi una consacrazione di quelle persone al "voto" di voler essere veramente cristiani. Mi sentivo di poter stare di fronte a Dio e giustificare persone che spesso si sentono prigioniere di colpe legate all'inosservanza delle tante leggi che regolano la vita cristiana. Ho capito che Gesù aveva semplificato tutto, la sua domanda finale per ciascuno di noi era molto semplice: hai amato? Allora di fronte a Dio, contro l'accusatore, potevo avere una mia parola in loro favore. Potevo dire: no, questa persona è venuta a trovarmi, mi ha dato da bere, questa persona mi ha amato. Sentivo che quel loro gesto era più importante delle eventuali inosservanze della legge" (Aa. Vv., L'Exultet di tutta una vita. Padre Riccardo Palazzi carmelitano, 1948-1999, Roma 2000, 14).
Quanto sguardo ci viene dai santi! E Riccardo è un santo dei giorni nostri. Che hanno bisogno di ritrovare il giusto rapporto tra il valore essenziale della carità e il ruolo strumentale della legge, perché torni a splendere la verità evangelica della salvezza promessa a tutti i "giusti" della terra, compresi quelli che ignorano Cristo o che vivono in contrasto con l'una o l'altra legge della sua Chiesa.
Luigi Accattoli
(Da http://www.ilregno.it/it/archivio_articolo.php?CODICE=30515)
ed anche:
"Il padre Riccardo Palazzi invece l'ho amato per tempo e ora lo amo più che mai. La sua santità era evidente anche ai non vedenti come me. Costretto da un mieloma all'assoluta immobilità, ha continuato a sorridere, a esprimere gioia di vivere, a rendere lode per il fatto che riusciva a vedere dalla finestra, a sera "il pianeta Giove che è il più luminoso". Quattro anni è durata la sua crocifissione. Credo abbia patito più di Cristo. Per la messa di addio, aveva chiesto ai confratelli carmelitani che gli cantassero l'exultet pasquale. E l'hanno fatto, il 18 dicembre, nella chiesa romana di San Martino ai Monti. E' stato il più bell'exultet della mia vita.
La notizia della morte di padre Riccardo è stata per me del tutto diversa di quella di don Emilio. Riccardo si era manifestato: mi ero abituato a pregare con lui nei mesi in cui era nel reparto di rianimazione dell'ospedale di San Giovanni, aveva battezzato due dei miei figli, mi diceva che per lui era importante una carezza, una parola. E io gli facevo la carezza, cercavo la parola. Parlavo con lui della sofferenza e della croce. A suo tempo aveva assistito in morte, insieme a me, una persona che mi era cara.
( ...) Invece all'altezza della morte del padre Riccardo c'ero già: mi ci aveva condotto lui, con evangelica trasparenza. Egli non faceva che narrare a tutti la sua speranza della resurrezione. E' la persona con la quale più ho parlato di Gesù, dopo i miei familiari.
Luigi Accattoli
da http://web.tiscalinet.it/donemilio/accattoli1.htm
Una volta ho intervistato un santo: il p. Riccardo Palazzi, carmelitano (morto nel dicembre 1999, a 54 anni). Era totalmente paralizzato, muoveva appena la testa. Mi azzardai a chiedergli: "Se torni sano che fai? Che hai imparato dall'immobilità?". Questa fu la grande risposta: "Non farei tanti cambiamenti, la mia era già una vita di impegni. Ma aggiungerei l'attenzione alle persone: il dono di una carezza, di una parola d'aiuto. Ho imparato l'importanza del contatto, del tatto, della vicinanza, dell'attenzione e della compassione diretta all'altro".
Riccardo non muoveva neanche un dito. Gli prendevo la faccia tra le mani e sempre rideva quando gli facevo quel regalo.
Luigi Accattoli
da http://www.ilregno.it/it/archivio_articolo.php?CODICE=30372
|
Oggi 28 ottobre 2009 alle ore 11:00 a Firenze è tornato alla Casa del Padre dopo un lungo calvario offerto con coraggio e amore,
DON ACHILLE PASSALACQUA
Parroco della Parrocchia Maria SS.ma del Tindari a Rocca di Caprileone (ME)
Per 25 anni si è speso a servizio della causa del Vangelo e della Chiesa. Ci uniamo in preghiera perché il Signore accolga il suo sacrificio e gli dia la gloria dei servi buoni e fedeli.
Ricordiamo Don Achille, che aveva da poco festeggiato il suo 25° di sacerdozio, come una voce chiara e lucida in mezzo al groviglio di messaggi deboli e confusi di un mondo relativista. Grande comunicatore, interveniva spesso con articoli e contributi arguti sui blog manifestando il suo amore a Cristo ed alla sua Chiesa e ricordando la centralità della vita umana e della famiglia nel progetto di Dio.
Proprio nei giorni scorsi Padre Livio aveva letto a Radio Maria una sua lettera, pubblicata da Avvenire, inviata ad un confratello che aveva fatto osservazioni inaccettabili sui soldati morti nell'attentato in Afganistan.
Alcuni amici del Movimento Per la Vita lo avevano conosciuto al Seminario "V. Quarenghi" di Gioiosa Marea per aver celebrato una mattina la S.Messa (avevamo chiesto la sua presenza per più giorni, ma la sua salute gli aveva permesso di celebrare a Gioiosa solamente un giorno).
Ricordiamo Achille come un amico carissimo e un fratello maggiore nella fede, schietto, chiaro, duro quando necessario, ma sempre mosso dalla carità e da un desiderio profondo di Verità. Ci ha sostenuti nella scoperta della nostra vocazione e ci ha trasmesso il coraggio di vivere anche controcorrente a testimoniare i valori fondamentali della vita e della famiglia. E' stato per noi un punto di riferimento e anche se siamo tristi per la sua morte, siamo grati a Dio per avercelo dato e perchè ci è stato compagno prezioso nel cammino della vita. (qui e qui degli articoli)
Grazie Achille!
Marco e Angela |
RENO BROMURO
... Ricevevo le sue News con piacere anche se, talvolta, debbo riconoscerlo, le leggevo sommariamente. Erano sempre interessanti, provocatorie, singolari, insomma, ma non ho mai approfondito la sua conoscenza. Sono rimasta ad attendere le sue e-mail perchè istintivamente percepivo la sua ricchezza interiore ma di lui sapevo poco o nulla, non conoscevo le sue opere, i suoi tanti interessi ed impegni...
Mi dispiace di non averlo mai contattato scrivendogli quello che sto scrivendo ora e di non aver ancora approfondito i suoi lavori.
Ho scoperto ora i tanti siti che gestiva ed altri a cui collaborava. Voglio elencarveli così che potrete anche voi rendervi conto della sua sfaccettata personalità e delle sue indubbie doti.
|

|
|

|

|

|

|

|

|

|

|

|
|
|
|

|

|
Ti saluto, dunque, sconosciuto amico di penna e ti auguro, là dove sei, di continuare a riempire delle tue parole l'infinita distesa del cielo.
|
STEFANO FUGAZZA
Un altro pensiero affettuoso va a STEFANO FUGAZZA, direttore della galleria d'Arte Ricci Oddi di Piacenza, che ha collaborato assieme al Prof. Renzo Barbattini a vari articoli sulle Api presenti su Cartantica:
OMAGGIO AGLI ARTISTI - L’APE NELL'ARTE MEDIEVALE - L'APE NELL'ICONOGRAFIA DEI SANTI - L'APE NELL'ARTE ANTICA - MA QUANTE API SONO?
Di grande cultura,si occupava di arte figurativa e di letteratura.
Tra i suoi libri: Simbolismo (Mondadori, 1991), I pompiers. Il volto accademico del Romanticismo (Ilisso, 1992), Ulvi Liegi. Momenti del Postimpressionismo in Toscana (2007), Giovanni Fattori. Il vero tra forma, linguaggio e sentimento (2008), Arte in transizione 1885-1930 (2008), vari cataloghi di mostre e monografie su singoli artisti.
Con Gabriele Dadati aveva creato nel 2006 la rivista "Ore piccole" dedicata alla letteratura e all'arte.

A Renzo Barbattini piace ricordarlo così:
"Un ricordo del liceo classico con Stefano mio compagno di banco.
Durante le interrogazioni (ad altri compagni, poveretti!) di filosofia o storia (piuttosto noiose in verità) io e Stefano ci divertivamo così: io facevo dei disegni (obbrobi!) a mo' di De Chirico (pensavo io!) e Stefano ne faceva la recensione critica (molto belle).
Ciao Stefano,
Renzo"
Un grazie di cuore a lui per le sue collaborazioni ed un pensiero affettuoso alla famiglia. |
GIOVANNI RUGGERI

Ricordiamo qui GIOVANNI RUGGERI (Rugggio), uomo di alta dirittura morale e di fede, ottimo marito ed ottimo padre, personaggio di spicco della sua cittadina natale Bagnone, dove aveva creato il Centro di cultura Bagnonese, che continua tutt'ora, con varie manifestazioni, ad essere vitale e frequentato.
Giovanni Ruggeri mi aveva gentilmente concesso di usufruire delle belle immagini di una via Crucis, presente sul suo sito realizzata http://www.bagnonemia.it, realizzata dal pittore Mario Barberis - di cui sono una fervida ammiratrice e che troverete nella sezione a lui dedicata.
Ci eravamo scambiati i banner e successivamente mi aveva chiesto notizie su un'altra Via Crucis di cui aveva ricevuto le immagini da una sua amica dell'Ontario e di cui non aveva però altre informazioni.
Mi sono data da fare ed ho scoperto quindi che si trattava di un'opera presente in Texas. Giovanni, ancora una volta, mi ha consentito di mettere le foto sul mio sito.
Di lui ho ancora in serbo alcune foto di un'altra via Crucis che in futuro poi vedrò se sarà possibile inserire su Cartantica.
Avevo poi saputo che da tempo era malato di cancro ma con la sua forte tempra fisica e spirituale lottava contro il male. Grande consolazione per lui e la sua famiglia sarà senz'altro stata la possibilità di festeggiare, il 16 aprile u.s., i 50 anni di matrimonio con la moglie e i figli.
Credo che abbia speso tutte le sue risorse proprio per questa finalità. Infatti dopo un mese, il 26 maggio Giovanni, è morto.
A lui ed alla sua famiglia va il nostro pensiero ed il nostro ricordo. |
CLAUDIA CAROSI
Consentitemi, qui, di ricordare Claudia Carosi, la giovane figlia di mio cugino, che viveva all'Aquila e che è morta a causa del terremoto del 6 aprile u.s., nella famigerata via XX Settembre. Non nella Casa dello studente che pure ha mietuto numerose, giovani vittime, ma in una casa adiacente che come quella si è sbriciolata al suolo...
In quel terribile giorno, mentre fervevano i soccorsi ho chiesto a tutti voi, cari amici di Cartantica di pregare per lei, affinchè la trovassero viva e voi avete risposto, numerosi e disponibili con le vostre parole e le vostre preghiere. Ma, purtroppo, così non è stato, Claudia era già morta.
Anche dopo la triste notizia voi avete continuato a scrivermi per confortare attraverso di me i suoi genitori e sua sorella. Ancora Grazie.
Claudia avrebbe compiuto 30 anni il 25 di maggio u.s. Era laureata in giurisprudenza e lavorava presso uno studio legale, aveva già superato gli esami per diventare procuratore. Appassionata di cinema e di moda, di shopping, era una ragazza allegra, solare, di contatto, dotata di un particolare carisma che la faceva amare da tutti i suoi numerosissimi amici. Avrebbe voluto sposarsi presto con il suo fidanzato Daniele, avere dei figli... Quanti sogni infranti, i suoi e quelli dei suoi genitori...
Fiorella e Paolo, i suoi genitori e sua sorella Ilaria hanno passato giorni d'inferno e il loro dolore si è confuso, pur rimanendo strettamente personale, con quello degli altri genitori colpiti dalla stessa tragedia, con quello degli altri sopravvissuti, con quello della città intera devastata dal sisma. Hanno vissuto per molto tempo in una tendopoli accanto al cimitero in cui, in forma privata, è stata sepolta Claudia.
Per distrarsi, un giorno, Fiorella ha per caso sfogliato un giornale, Vanity Fair - di cui Claudia era un'appassionata lettrice e su cui compariva un articolo dedicato al recente terremoto.

Fiorella ha quindi voluto scrivere a Vanity Fair

La sua lettera è stata letta anche nel programma di Bruno Vespa "Porta a porta" del 6 Maggio 2009, in occasione di uno speciale dedicato al Terremoto dell'Aquila "Una scossa al cuore".
Successivamente, la giornalista di Vanity Fair, Silvia Nucini, coinvolta da tanto dolore, ha contattato Fiorella per una intervista un pò più approfondita, pubblicata poi sulle pagine del giornale:


Mi piace pensare che non abbia sofferto perchè deve essere morta nel sonno, senza accorgersi di nulla e che quando l'hanno trovata era serena e stringeva ancora a sè quel piccolo cuscino a forma di cuore.
A lei dedico questa poesia:
A CLAUDIA
Eri là, sola
Dormivi, le lunghe dita avvinte
al tuo cuscino, inutile riparo
e,
persa nel sonno, forse elaboravi
nuovi progetti…
I tuoi sogni, le tue speranze,
tutto polverizzato
in quella crudele, assurda notte
tra le diafane pareti della stanza,
tra i muri portanti fatiscenti
e vacillanti sotto la terribile scossa.
Un attimo è bastato per dare vita
ad un groviglio di rovine, di detriti, di oggetti,
un attimo è bastato per dare morte…
Morte e silenzio per un lungo momento…
Eppoi i lamenti e le grida dei dispersi
e dei soccorritori, improvvisati e impavidi
tra i cumuli inerti delle macerie…
Mentre la luna a tratti dispariva
tra geyser di polvere e dolore…
Il dolore di quella notte…
Il dolore in quella notte è diventato
un sudario gelido sul cuore
di chi è ancora vivo,
un fiore essiccato tra le pagine
del libro della vita,
un segno indelebile che graffia
a sangue l’anima…
…Una diafana luce s’intravvedeva
tra la polvere e il cielo,
rendeva spettrale e sconosciuto
il paesaggio sconvolto
che sembrava ora, assurdamente,
una costruzione di bimbi,
un immaginario castello di carte disfatto,
dissolto a un lieve tocco…
… Ed i tuoi là, in attesa,
anime perse in quella pallida foschia,
nell’alacre delirio degli scavi,
avvinti a un tenue filo di speranza
spezzato poi dall’amara realtà.
Una realtà di dolore e di morte,
di grida e d’ingiustizia,
di dolore sordo, persistente
come il sibilo delle sirene impazzite,
come l’immane sforzo dei soccorritori,
solerti e generosi
che hanno lottato, salvato averi e vite.
Ma non la tua…
Perché?
Restano i dubbi, le illazioni, le domande
senza risposta, se non quella della fede:
“Dio solo sa qual è il momento decisivo
in cui chiamare un altro angelo nel cielo…”
Un pensiero a te, cara Claudia, un abbraccio a voi Fiorella, Paolo, Ilaria
Patrizia
*****
Sono passati due anni, i familiari di Claudia, ognuno a suo modo cerca di andare avanti, con rituali quotidiani o buttando giù, con determinazione e molta abilità, pensieri, ricordi, racconti, come fa Ilaria che non si rassegna a non avere più accanto a sè la sorella. Il ricordo di Claudia e di quella morte, immeritata, prematura, travolgente, non l'abbandona mai nel suo quotidiano andirvieni tra le varie occupazioni a cui si dedica e quando ha un pò di tempo scrive... scrive pagine a Claudia, su Claudia, sul loro stretto rapporto di sorelle quasi coetanee, sui ricordi in comune che ora appartengono solo a lei, sulle ingiustizie che ancora si consumano attorno a quella tragedia...

Da "Vanity Fair" del 5-10-2011

|
|