"In occasione del X anniversario della morte del nostro amato confratello p. Riccardo Palazzi, O. Carm. responsabile per oltre vent'anni per l'edizione della presente rivista, vogliamo proporvi come testimonianza viva della sua spiritualità carmelitana un suo intervento tenuto in occasione del II Congresso Internazionale "Il volto dei volti di Cristo" nell'ottobre 1998: "Io sono Padre Riccardo Palazzi, ho cinquant'anni, sono nel Carmelo dall'età di 12 anni, Sacerdote da 24, tetraplegico dal 1995: posso muovere solo la testa, il resto del corpo è immobile e insensibile, ho quindi bisogno che altri mi aiutino in tutto. Quando parliamo del volto di Gesù, a volte il pensiero va al suo aspetto estetico, non che questo atteggiamento sia riduttivo, ma mi piace estendere il suo volto a una visione più ampia, trascendente, dove l'aspetto estetico si coniuga profondamente con il mistero della Chiesa. Quello stesso uomo-Dio che con i suoi occhi e con le sue mani ha guardato e toccato il mondo, quel suo volto che da tanti uomini è stato visto, non ha cessato di realizzare una sua presenza storica, ma continua tutt'ora a manifestarsi, più propriamente nella Chiesa, ma anche in tutti gli uomini e in tutto il creato. Fino a quel momento Gesù aveva dato ai suoi amici e discepoli insegnamenti, amicizia, sentimenti, miracoli; una presenza positiva, si potrebbe dire anche affettiva e spirituale, la sua vita era stata sana, normale e relativamente tranquilla, ma il dono del suo corpo, già offerto nella Cena, lo fa ora ed è un'esperienza travolgente. Forse la esagerata consuetudine della nostra tradizione di penalizzare il corpo, di negarne valore e sacrificarlo sul cammino delle mete spirituali, ci ha oscurato l'importante valore di compartecipazione a pieno titolo del corpo, non antagonista allo spirito ma che interpella e domanda rispetto e significato perchè non è solo contenitore di un'anima. Gesù-Dio ha anche un corpo umano che ha pienamente mostrato nella Risurrezione. Tutta la vicenda si apre e si conclude con il volto di Gesù alzato verso il Padre. La prima domanda: "Passi da me questo calice, ma..." l'ultima: "Nelle tue mani rimetto il mio spirito". L'uomo di fronte al dolore ha paura e vuole evitarlo. Solo la fede e l'amore permettono l'accettazione di situazioni che non lasciano intravvedere una soluzione positiva. Nonostante l'apparente sconfitta, perfino di fronte ad alcuni suoi discepoli, il volto di Gesù si presenta come quello di una mamma: ha davanti a sè il volto di tutti i suoi figli e che può fare se non abbracciarli uno ad uno e dire a tutti: "Figlio mio quanto sei bello!". Non esprime un giudizio su nessuno; esprime solo il sentimento più vero di una madre, quello di amare i propri figli, qualsiasi strada abbiano intrapreso, non pronuncia giudizi, li ama e basta: sono figli. Tutto quello che viene dopo è solo espressione dell'amore totale di fronte al quale ci si porta la mano alla bocca perchè faccia silenzio. Gesù va ancora alla ricerca di qualcuno con cui rapportarsi e a cui manifestare questa novità. I suoi intimi: ahimè, dormono. Si manifesta ai soldati e provoca una reazione travolgente, ma non comprendono. Si manifesta a Giuda e ne riceve un bacio. E' anche il mio, il nostro bacio per il quale deve "bere" quel calice. Questo bacio può diventare anche un bacio di ringraziamento per quanto quel volto accetta di sopportare per me, per noi, per ogni figlio. Comunque, in queste situazioni, il Signore si fa nostro compagno, anche se ci sembra assente: a Lui basta un soffio, un semplice toccare col dito per rovesciare tutto. Non dobbiamo stancarci mai di chiederglielo, anche quando la situazione sembra tragicamente immutabile e non importa con quali parole, se di preghiera o di sconforto. Tutto questo nella certezza che il Signore ci è veramente compagno, altrimenti la nostra vita sarebbe proprio un inferno e non si può credere che il nostro Dio, amico degli uomini, sia tanto cattivo da non farci compagnia almeno Lui... Gesù conclude proprio con una preghiera d'amore, d'intimità totale: "Nelle tue mani...". Alla fine di tutto rimane solo l'amore; col suo calore cura ogni ferita, anche la più grande. Roma, 14 settembre 1998Festa dell'Esaltazione della Santa Croce
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Di lui, il giornalista, vaticanista,scrittore Luigi Accattoli dice:
Un religioso
Alle sapienti parole del Manzoni ora si accompagnano - nella mia anima - le sante parole di un amico che ho già citato in questa rubrica come testimone della fede ai nostri giorni: il carmelitano Riccardo Palazzi, morto il 15 dicembre 1999, dopo quattro anni e mezzo di serena attestazione del Vangelo nella sofferenza più terribile, essendo egli completamente paralizzato a seguito di una mielite virale, e potendo muovere solo la testa.
Ecco le sue preziose parole: "Ho scoperto che oltre i voti c'è ancora un modo più semplice e più libero di consacrarsi a Dio aperto a tutti: è quello indicato da Gesù quando dice di identificarsi nel forestiero, nel malato, nel carcerato... e ho visto in chi veniva a trovarmi, in chi si sedeva accanto a me, in chi mi asciugava il sudore, in chi mi faceva una carezza, in chi mi dava un bacio, un valore immenso, quasi una consacrazione di quelle persone al "voto" di voler essere veramente cristiani. Mi sentivo di poter stare di fronte a Dio e giustificare persone che spesso si sentono prigioniere di colpe legate all'inosservanza delle tante leggi che regolano la vita cristiana. Ho capito che Gesù aveva semplificato tutto, la sua domanda finale per ciascuno di noi era molto semplice: hai amato? Allora di fronte a Dio, contro l'accusatore, potevo avere una mia parola in loro favore. Potevo dire: no, questa persona è venuta a trovarmi, mi ha dato da bere, questa persona mi ha amato. Sentivo che quel loro gesto era più importante delle eventuali inosservanze della legge" (Aa. Vv., L'Exultet di tutta una vita. Padre Riccardo Palazzi carmelitano, 1948-1999, Roma 2000, 14).
Quanto sguardo ci viene dai santi! E Riccardo è un santo dei giorni nostri. Che hanno bisogno di ritrovare il giusto rapporto tra il valore essenziale della carità e il ruolo strumentale della legge, perché torni a splendere la verità evangelica della salvezza promessa a tutti i "giusti" della terra, compresi quelli che ignorano Cristo o che vivono in contrasto con l'una o l'altra legge della sua Chiesa.
Luigi Accattoli
(Da http://www.ilregno.it/it/archivio_articolo.php?CODICE=30515)
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ed anche:
"Il padre Riccardo Palazzi invece l'ho amato per tempo e ora lo amo più che mai. La sua santità era evidente anche ai non vedenti come me. Costretto da un mieloma all'assoluta immobilità, ha continuato a sorridere, a esprimere gioia di vivere, a rendere lode per il fatto che riusciva a vedere dalla finestra, a sera "il pianeta Giove che è il più luminoso". Quattro anni è durata la sua crocifissione. Credo abbia patito più di Cristo. Per la messa di addio, aveva chiesto ai confratelli carmelitani che gli cantassero l'exultet pasquale. E l'hanno fatto, il 18 dicembre, nella chiesa romana di San Martino ai Monti. E' stato il più bell'exultet della mia vita.
La notizia della morte di padre Riccardo è stata per me del tutto diversa di quella di don Emilio. Riccardo si era manifestato: mi ero abituato a pregare con lui nei mesi in cui era nel reparto di rianimazione dell'ospedale di San Giovanni, aveva battezzato due dei miei figli, mi diceva che per lui era importante una carezza, una parola. E io gli facevo la carezza, cercavo la parola. Parlavo con lui della sofferenza e della croce. A suo tempo aveva assistito in morte, insieme a me, una persona che mi era cara.
( ...) Invece all'altezza della morte del padre Riccardo c'ero già: mi ci aveva condotto lui, con evangelica trasparenza. Egli non faceva che narrare a tutti la sua speranza della resurrezione. E' la persona con la quale più ho parlato di Gesù, dopo i miei familiari.
Luigi Accattoli
da http://web.tiscalinet.it/donemilio/accattoli1.htm
Una volta ho intervistato un santo: il p. Riccardo Palazzi, carmelitano (morto nel dicembre 1999, a 54 anni). Era totalmente paralizzato, muoveva appena la testa. Mi azzardai a chiedergli: "Se torni sano che fai? Che hai imparato dall'immobilità?". Questa fu la grande risposta: "Non farei tanti cambiamenti, la mia era già una vita di impegni. Ma aggiungerei l'attenzione alle persone: il dono di una carezza, di una parola d'aiuto. Ho imparato l'importanza del contatto, del tatto, della vicinanza, dell'attenzione e della compassione diretta all'altro".
Riccardo non muoveva neanche un dito. Gli prendevo la faccia tra le mani e sempre rideva quando gli facevo quel regalo.
Luigi Accattoli
da http://www.ilregno.it/it/archivio_articolo.php?CODICE=30372
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IL PROFESSOR LEO MAGNINO
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Professore emerito dell’Istituto Orientale di Napoli e delle Università di Roma e Coimbra, Presidente dell’“Accademia Archeologica Italiana”, Consigliere dell'Istituto Int.le di Studi europei "A. Rosmini", socio della Società Dalmata di Storia Patria, membro del Comitato Int.le Accademico della Diandra
International University and Academy, del Comitato di Pedagogica, rivista della Sociedad Internacional de Estudios y Investigaciones Pedagogica, Madrid, studioso e cultore del teatro e della lingua giapponese, già alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione di Roma, Presidente d'onore del Centro Studi Orientali di Savona e tanto altro di più.
Al di là d’ogni sua tendenza politica, religiosa o d’altro genere, debbo riconoscere che era un soggetto di grande interesse umano. Il primo incontro col Prof. Magnino ebbe su di me un grande impatto poichè era una persona affascinante intellettualmente, coltissimo, di rara gentilezza e sagacia e ne definii la figura in questi appunti:
"Una figura coi capelli che conservano ancora ramature antiche, ormai radi sul cranio e allungati sul collo, un naso oblungo che taglia un viso enigmatico e come scolpito nella stessa pietra delle statue dell'Isola di Pasqua…
Piu' che ottantenne ha però uno spirito vivace, arguto e la sua conversazione cattura gli uditori, poiché ha una cultura vastissima e coinvolgente ed è un appassionato di arti varie, mai però prevaricatore nei confronti dei suoi ospiti, anche se a lui inferiori in ogni campo, è premuroso ed attento verso di loro senza alcuna ostentazione ed è il primo che nella vita mi abbia salutato con un baciamano...
Una volta o l'altra, vorrei quasi darle un bacio, professore...!
E' un pomeriggio di mezza estate, neanche troppo caldo se si percorrono, come noi abbiamo fatto, le ombreggiate e silenziose vie dei Parioli che dischiudono ai nostri occhi le loro coreografiche architetture: grappoli di verde pendono ad agghindare vecchie mura color ocra, balconcini di ferro panciuti ed aggressivi, torrette che s'alzano verso il cielo a dominare le forme armoniche o disarmoniche dei tetti sottostanti.
Ci perdiamo quasi nel dedalo di vie che si intrecciano, digradanti o in salita, per convergere su piazza Euclide e raggiungere poi la costruzione che cerchiamo e a cui do appena un'occhiata, catturato ormai lo sguardo dall'alto cancello di ferro battuto che s'erge a nascondere l'ampio e verdeggiante parco dell'ambasciata portoghese.
Dinanzi al portone d'ingresso ci sbarra il passo una cancellata; ci preannunciamo per citofono e la inconfondibile voce del Professore - un pò nasale, un pò monocorde - ci guida verso una porticina laterale e all'ascensore incassato nella struttura bianca che lentamente ci porta su.
E lui è là, sul pianerottolo ad attenderci, a fare gli onori di casa.
Come sempre nel salutarmi accenna un leggero baciamano, che mi imbarazza, in linea con tutta la sua personalità. Alto, legnoso, sia per l'artrosi che per l'età, è tuttavia agile e disinvolto nell'accoglierci nell'ampio salone sovraccarico – ma non è una definizione negativa - di gingilli, di quadri, di collezioni, un pout-pourri di ricordi e di ninnoli che rappresentano una parte della sua vita.
Ero curiosa, dopo averlo conosciuto, di vedere questa casa in cui abita, più che altro per completare l'idea che mi ero fatta di lui.
Di famiglia forse nobile o dell'alta borghesia milanese, esponente di molti movimenti culturali, instancabile direttore della rivista letteraria “cultura nel mondo”, enciclopedico conoscitore di lingue straniere, insegnante e studioso della lingua giapponese, e fine cultore del teatro No e Kabuki su cui ha scritto molti pregevoli testi letterari, ambasciatore in vari paesi... e chissà quante altre cose ancora che non avrò mai l'opportunità di scoprire né l'ardire di chiedere.
Si vede che e' abituato a viver da solo - se non fosse per le sporadiche, brevi presenze di qualche amico - e che la sua esistenza si consuma quasi tutta là in quell'appartamento antico che s'affaccia sul verde parco intravisto poco prima e che si delinea in tutta la sua bellezza intensa - come fosse un sogno, un quadro - affacciandosi dalle ampie vetrate della piccola veranda: sotto di noi e davanti a noi un fitto intrecciarsi di tonalità di verde, una piccola strada di ghiaia che porta ad una costruzione, molto più antica della casa in cui ora siamo, ornata di statue... e un silenzio ovattato interrotto soltanto da qualche rapido trillo di uccelli.
La stanza, dicevo, separata in due da una parete divisoria incorniciata da un listello di legno sagomato e istoriato sulla sommità, è davvero ingombra: al centro della parete più grande che delimita l'angolo della conversazione, divano e poltrone di paglia viennese ricoperte da cuscini damascati, un piccolissimo tavolino d'ebano, un carrellino contenente liquori e proprio al centro l'ampia bocca d'un camino inutilizzato ma colmo di decorativi ciocchi di legna, due scansie cariche d'oggetti, una cassapanca su cui, dinoccolato e scomposto, s'allunga un Pierrot di porcellana quasi ricoperto da una bandiera croata: uno scudo a scacchiera rossa e bianca sormontato da una corona che spicca chiara sul fondo d'un blu elettrizzante.
Più in là, accanto alla finestra, un mobile intarsiato e dall'altra parte una piccola consolle su cui spiccano, incastonate in vecchie cornici, alcune foto di famiglia ed altre con dedica autografa di alcuni illustri personaggi: Papa Pio X, Pio XI, il Re Umberto, un ambasciatore del Giappone, amico fraterno del Professore che era diventato Padrino della figlia in occasione della Prima Comunione; un ritratto di quell'allora bimba, vestita col kimono e seduta a terra nel tipico atteggiamento giapponese, spicca sulla parete attigua.
Dall'altra parte, adibita alla refezione, uno stretto tavolo e due mobili, qualche lampada, una fruttiera ricolma di vivide mele verdi...
Disseminati tra tutte queste suppellettili, una miriade di gatti - il Professore ne fa collezione da anni poichè li ama svisceratamente - in varie pose e di vari materiali: in ceramica, in vetro, in stoffa, in legno. Sembrano saltellare per tutta la stanza, occhieggiano buffi, contriti o aggressivi da ogni angolo, persino sui muri; sulla parete divisoria, due lampi di colore giallo fosforescente ed eccone uno che sembra balzare in avanti dal nero assoluto dello sfondo d'un quadro... altri tre, nati dai tratti leggeri d'una matita, giocano ignari in un angolo.
Su tutta questa miscellanea di oggetti, un pò kitsch e un pò decadente - ma forse son io che la intendo così - si stende, quasi palpabile un velo di polvere stantia e qualche ragnatela s'annida tra le gambe intarsiate dei tavoli a rendere la scena un pò melanconica.
Ma tutta questa presunta immobilità si dissolve quando il vecchio entra in scena e dal fondo della scomoda poltrona si erge nelle spalle per gettare qua e là, con quella sua voce nasale ma tonante quando s'appassiona ad un argomento, i semi di quella sua profonda cultura o qualche domanda insieme interessante e provocatoria che suscita discussione... si dipanano vari discorsi, l'uno porta all'altro come una conseguenza logica e lui lascia parlare ora l'uno ora l'altro di noi tendendo l'orecchio quasi a voler cogliere, tra le tante, l'idea più originale (o forse quella più banale) da riafferrare, pronto, al minimo languire della conversazione.
Si vede che questo scambio continuo gli dà gioia, si trova a suo agio in mezzo a questo guazzabuglio di parole...
E’ come un giocoliere che tiri in aria una clava colorata ed attenda che ricada giù e nel frattempo ha già lanciato, in sequenza, altri oggetti che girano con un moto giocoso, vorticoso...
Il nostro amico comune che ci ha portato da lui, mi sembra un po’ a disagio, un pò sconcertato, forse voleva un attimo di requie al suo girovagare, ma di buon grado s'affanna a farci star comodi, a preparare bibite rinfrescanti e quando il Professore con tono semiserio ci propone di rimanere a cena, forse dentro trasalisce; noi pur desiderandolo molto, siamo un pò incerti se accettare o no quest'invito inatteso e spontaneo.
Ma ecco, in un quarto d'ora o poco più viene imbastita una cena semplice che avrà come piatto forte l'unica cosa che il vecchio sappia ammannire, un saporito risotto alla pseudo milanese.
Lo stretto tavolino d'ebano viene ricoperto d'una piccola tovaglia senza fronzoli, i nostri due anfitrioni prendono i soliti posti l'uno di fronte all'altro e noi quelli ai lati opposti. Sul tavolo, acqua e vino in abbondanza, un vino scuro e pesante, l'unico vero vino a detta dell'anziano amico che, presumo, viva nutrendosi pochissimo, eccezion fatta per il caffè, il vino e le sigarette.
Non si può, difatti, ricordare il professore senza abbinare la sua immagine ad un alone di fumo... appena spenta una già è alla ricerca di quella successiva…
Nonostante le sue asserzioni di non credere, prima di mangiare, lasciandoci stupiti, recita il Breve di Sant’Antonio:
“Ecce Crucem Domini. Fugite, partes adversae Alleluja!Vicit Leo de tribu Juda Radix David, alleluja! Alleluja! (Ecco la croce del Signore! Fuggite, o nemici. Il leone della tribù di Giuda, il germoglio di Davide, ha vinto. Alleluia)”,
I discorsi continuano su un tono allegro, giocoso e prendendo bonariamente in giro il nostro giovane amico, il professore con aria profetica prevede scherzosamente il suo futuro, preannunciandogli un avvenire luminoso…
Lui, rosso e confuso non sa se stare al gioco, se lasciarsi punzecchiare o rispondere in tono serio.
La già efficace parlantina di Paolo, contento per aver trovato un ascoltatore così arguto, ora rinvigorita dal corposo vino pugliese diventa un effluvio di battute, di idee, di proposizioni che trovano il suo interlocutore per un attimo un tantino annebbiato - è solo un breve momentaneo effetto poiché il vecchio subito si riprende, reso ancor più vigoroso ora dall'alcool, ed è pronto ad illustrare un lungo, impegnativo progetto che ha intenzione di sviluppare nei prossimi mesi - la creazione di un'università nella cittadina di Grosseto.
Paolo che è nato a pochi passi da lì, maremmano dalla testa ai piedi, si sente al settimo cielo per quest'insperata iniziativa e non fa che sollecitare, incitare, galvanizzare ancor di più - se fosse possibile - il gentiluomo a percorrere la via intrapresa. Intanto, con la scusa che non mangio da iersera, il mio piatto non è mai vuoto, mi coccolano quasi.
La cena è finita e come si usava ai vecchi tempi ci si trasferisce sulla veranda dove due poltrone un pò sbiadite e due sgabelli formano un circolo quasi perfetto attorno ad un minuscolo tavolino su cui, quasi subito appaiono digestivi e rinfrescanti.
Dagli alti vetri aperti non entra un refolo di vento e dietro di essi la notte è come un tappeto di velluto nero... solo dopo un pò l'occhio s'abitua e discopre le sagome lontane dei palazzi e le frange più scure delle palme del giardino sottostante.
Neanche una stella in questo cielo cittadino opaco per lo smog..."
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Sullo stagno morto
Il rumore di una rana che s'immerge
Questa è una breve poesia del 1943, un Haiku del Prof. Magnino, esperto di questo stile poetico, profondo conoscitore del Giappone, anche della sua lingua, oltrechè delle sue arti.
Alcuni dei suoi libri dedicati al teatro giapponese ed al Giappone:
- Liriche giapponesi, 1943
- Storia della letteratura giapponese, 1952, più volte ristampato (II ed. - Milano, Nuova accademia, 1957- III ed. Milano, Nuova Accademia, 1963)
- Panorama del teatro giapponese - Nuova Accademia Milano 1956 -
- Cento Poesie giapponesi - traduzione dal giapponese con introduzione e note di Leo Magnino - Venezia Ed. Carucci, 1956
- Le più belle pagine della letteratura giapponese - Milano, Nuova accademia, 1957
- Teatro Nô e Kabuki, Nuova Accademia, 1965 (I ed.) Interessante saggio con una selezione di opere tratte dal teatro classico giapponese
- I facili misteri della lingua giapponese, 1968
Altri scritti
- Scritti minori - a cura del Centro Studi Orientali di Savona
- Coimbra : la culla del Portogallo -1939, Firenze, Istituto Geografico Militare
- 40 anni di pace e di lavoro in Portogallo - Roma, 1966, Arti Grafiche Milillo
Alcune monografie dedicate al mondo scolastico:
- Le universita in Giappone - Roma, a cura del Ministero dell'educazione nazionale, 1944 (Estr. da: Bollettino di legislazione scolastica comparata, 1944)
- La scuola nei Paesi del Medio ed Estremo Oriente, 1950 Monografia
- La scuola nei paesi di lingua francese, 1950 Monografia
- La scuola nei paesi di lingua spagnola e di lingua portoghese, Ed. Viola, Monografia
- La scuola nel mondo arabo e in Israele, 1950 Monografia
- Sulla Rivista Affrica - Rivista mensile di interessi affricani:
- Italia e Portagallo in Africa - Rivista Affrica 1951
- Università a Mogadiscio e Ruota d’Africa - Rivista Affrica, 1-2 Gennaio-Febbraio 1955
- Ancora l'Università di Mogadiscio - Letteratura e folclore d'Africa: rassegna a cura di Leo Magnino - Anno XI - N. 8-12
Agosto-Dicembre 1956
- La scuola dell'obbligo nei vari paesi del mondo, 1961 Monografia
- Nozioni per gli insegnanti in Africa - Organizzazione scolastica dei paesi africani - Roma, Istituto italiano per l'Africa
- Organizzazione scolastica dei paesi africani - ISIAO, collana di studi africani, 1972
Alcuni Estratti ed interventi a Conferenze, Incontri nazionali ed internazionali:
- Alcuni aspetti della organizzazione del commercio di esportazione giapponese - Leo Magnino - Tipografia della Camera dei Deputati, 1936, "Estratto dal N. 2, Anno IX - Febbraio 1936-XIV - di "Commercio" Rivista mensile della Confederazione Fascista dei Commercianti"-
- Gli ideali del Giappone - Roma, Edizione della Rassegna italiana, 1940 (Estr. da: Rassegna italiana, 1940, n. 260)
- Le relazioni tra la Santa Sede e il Giappone attraverso i documenti pontifici (Pontificia nipponica) Romae : Officium libri catholici, 1947
- Duarte Montalegre di Almeida Garrett: L'uomo e l'opera parole introduttive di Antonio Ferro; messaggio di Leo Magnino. - Roma, Commissione di studi luso-brasiliani, Comitato internaz. per l'unità e l'universalità della cultura, 1954?
La Vanguardia Espanola, 2 febbraio 1958 riporta un suo intervento nella biblioteca Centrale di Barcellona sul tema "Divagazioni di un ispanico"
- Discurso do representante da Itália Leo Magnino Lisboa, 1961- Sep. Actas Congresso Internacional História Descobrimentos, 1 -
- A contribuição dos Portugueses para o conhecimento da ilha de Iesso, no Japão, no séc. XVI, 3º vol., pp. 317-326. - Congresso Internacional de História dos Descobrimentos. Actas 1961.
- Fascino e romanticismo del Giappone, in coll. con la Sezione Scienze, al Lyceum Club Firenze, 1961
- L'education de l'homme europèen, fondaments et limites - Atti del 6° incontro internazionale - Istituto A. Rosmini, 1962 - Athesia Bolzano
- La Fuga di Napoleone dall'Elba e L'avventuroso viaggio del ministro del Portogallo a Genova (estratti da Studi Napoleonici atti del primo e secondo Congresso Internazionale - Autori vari (Portoferraio 3-7 maggio 1962; 3-6 maggio 1965), Firenze 1969
- Un curioso episodio delle relazioni diplomatiche tra santa Sede e Portogallo all'inizio dell'Impero napoleonico
Altri interventi o studi in portoghese:
- António de Noli e a colaboração entre portugueses e genoveses nos descobrimentos marítimos - Lisboa: Centro de Estudos Históricos Ultramarinos, 1962 -
- O ressurgimento: no centenário da unidade a Itália, Braga: Cruz, 1962
- A influência da Universidade de Évora sobre a acção dos missionários portugueses no Oriente e particularmente no Japão- 1967
- Os problemas étnicos e os direitos das nações, Braga Livr. Cruz, 1969
- Influência do iluminismo na cultura portuguesa - Braga, 1974
- Nuove ipotesi sulla preistoria del Giappone - Lisboa, Centro de Estudos Históricos Ultramarinos da Junta de Investigações Ciêntíficas do Ultramar, [D.L. 1981] -
- Hipóteses históricas sobre o descobrimento da América - Braga, Liv. Cruz, 1985
Molte le sue presentazioni, e collaborazioni a libri di altri autori e contributi vari:
- Aspetti della questione etiopica di Sperduti Giuseppe, Con la collaborazione di Leo Magnino e Aldo Morante.
Con lettera di S.E. il Sottosegretario di Stato alle Colonie, Roma,
Edizioni di “Roma Fascista”, 1935-XIII
(Stabilimento Tipo-Litografico Vittorio Ferri).
- Revista de educacion - un lungo articolo dettagliato sull'insegnamento La Ensegnanza de la Filosofia en Italia, anno?
- Il contributo italiano all’evoluzione del diritto giapponese, riportato nella Rivista Cipangu edita dal Centro di Cultura Italo-Giapponese" (IsMEO), 1956
- Poemi imperfetti di Joaquim Paco d'Arcos tradotti da Gino Saviotti Roma, 1959
- Dante in Portogallo (Maestro Dante / a cura di Vittorio Vettori,; saggi e testimonianze, Marzorati, 1962
- Lusíadas- I Lusiadi di Luis de Camoes, 1965
- Boletim geral do ultramar.- vol. 42, nº 490, 1966 - Testemunho do prof. Leo Magnino
- Poesie di Giuseppe Burgio - Quaderni di poesia La cultura nel mondo, 1967
- La cultura e la morale internazionale alla luce della Psicosintesi, 1969 - Istituto di Psicosintesi - Fi -
- Processo alla scuola di Giuseppe Virgadamo, Palermo, Palladium, 1971
- Luce e ombra - rivista trimestrale di parapsicologia e problemi connessi - L'Umanità tradita, 1989
- Studi in onore di Federico Curato. Vol. 2, 1996- contributo
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Fu l'ideatore e l'autore di "La Cultura nel mondo", rivista letteraria rivista mensile del Politecnico Professionale di Bologna su cui scriveva articoli, recensioni, dando spazio a nuovi talenti. Qui si riportano solo alcuni degli innumerevoli suoi scritti:
- Attualità di Camoes in Italia - Poesia lirica portoghese, secolo XVI - La cultura nel mondo, N. 2 (1968)
- Mediterraneità di Dante - Stralcio da: La cultura nel mondo, luglio 1979
- Schegge di saggezza, Recensione in “La cultura nel mondo”, Roma, luglio 1980
- Estancia de los detenimientos, en La Cultura nel Mondo, nº 2, abril-junio 1991,
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Nel decennale della scomparsa del
Prof. Leo Magnino
Nipponista, lusologo, umanista
Primo Presidente d’Onore del CSO
a cura del Centro Studi Orientali di Savona è in preparazione l’edizione degli scritti apparsi nella Rivista
Le Civiltà del Mondo
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Amico,
fisso nelll'immobilità irreversibile della morte inattesa,
con quella fascia bianca che ti cinge il capo
e la massa fluente dei capelli indocili
difficile quasi è il riconoscerti,
senza quel sorriso accattivante, mite...
Difficile pensare di non incontrarti più
sulle strade che quotidianamente percorro,
e che anche tu percorrevi, sempre impegnato
in qualche incombenza familiare.
La malattia improvvisa di questi ultimi mesi,
aveva tracciato linee dure sul tuo viso,
di solito mobile e sereno,
ma non pensavo che te ne andassi così
all'improvviso, senza clamore, senza avvertimenti,
serio e pacato come sempre...
Tu così attivo e
solerte,
dedito ad onorare
famiglia e lavoro
nelle difficoltà e nella quotidianità.
Marito devoto e premuroso,
padre affettuoso e prodigo,
amico generoso e delicato...
Guardo una foto in bianco e nero
- era il mio diciottesimo compleanno -
e tu forse il più grande di noi, pochi anni di più,
ma questo bastava a farti emergere
dal gruppo di quei ragazzini scalmanati e bruttini
che mi si affollavano intorno
mentre tu con quegli occhiali scuri,
molto in voga allora,
nascondevi uno sguardo più serio, più posato...
Invece in quella foto a colori che amo tanto,
sembri un aedo,
un bardo d'altri tempi
che magnifica
le doti della sua bella.
Accanto a te la tua sposa, la tua principessa
per cui eri amico, sostegno, essenza della vita...
Ma eri sempre tu, l'uomo sensibile e indulgente,
arrendevole, compassionevole e paziente
silenzioso, modesto, signorile
che tutti rimpiangeremo.
Una persona unica e speciale
con cui condividere
momenti di gioia
o di dolore...
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Il 27 gennaio u.s. P. Enrico Pinci, carmelitano, è morto.
Ricordo una sera di circa tre anni fa in cui eravamo in chiesa per una celebrazione solenne e vidi di sfuggita P. Enrico che ci salutò con un cenno contenuto del capo, il viso tirato, non illuminato dal solito sorriso cordiale.
Difatti poi sapemmo che il giorno dopo era entrato in ospedale per un'operazione importante: aveva un tumore allo stomaco.
Si riprese con grande forza d'animo impegnandosi per altri anni, alternando la sua attività pastorale presso il Santuario di Maria SS.ma Annunziata di Trapani con le cure, continuando il suo lavoro creativo con i giovani, partecipando come ogni anno al pellegrinaggio in Terra Santa, relegando in un angolo della sua mente quel pensiero oscuro che pure lo tormentava (anche suo fratello era morto in una simile circostanza), sbandierando il suo sorriso accattivante.
Sembrava non tener in alcun conto il male che l'aveva colpito e le sue conseguenze, gli teneva testa, lo dominava continuando a fare la vita che faceva prima.
L'ho rivisto poco tempo fa, circa un mese prima della sua morte: era arrivato con l'aereo da Trapani apposta per celebrare il Venticinquesimo di matrimonio di una coppia di sposi che quando lui era parroco a Roma in San Martino ai Monti partecipavano attivamente alla vita comunitaria e che lui stesso aveva unito in matrimonio.
Lì per lì, dico sinceramente, non lo avevo riconosciuto, forse perchè era seduto su una panca di una navata laterale non troppo illuminata, forse per il suo atteggiamento stanco, forse per il volto decisamente più magro di quanto ricordassi... Ma fu un attimo ed il nostro incontro fu cordiale, sereno, lui contento di quella "scappata", di essere tornato tra quelli che erano i suoi "giovani" di un tempo. Sembrava avesse superato le fasi più acute della malattia, avviato ormai ad una completa guarigione.
E invece, se ne è andato, appena compiuto il suo sessantanovesimo compleanno. P. Enrico era difatti nato a Palestrina, vicino Roma, il 25 gennaio 1941. Era diventato sacerdote nel 1965 ed aveva cominciato a svolgere il suo ruolo dapprima di vice parroco in s. Maria Regina Mundi, poi come Parroco nella Basilica dei SS. Silvestro e Martino ai Monti dal 1973 al 1985 e dal 1985 al 1991 in S. Maria in Traspontina, ricoprendo altri incarichi nell'ambito della comunità Carmelitana. Dal 1991 era stato poi trasferito a Trapani dove si è conclusa la sua storia terrena.
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Noi lo incontrammo per la prima volta quando mia figlia si apprestò a partecipare alla catechesi per la Prima comunione. Lui era un parroco ancor giovane, dinamico, disponibile e riusciva a raccogliere grandi e piccini attorno a sè con molte iniziative.
Tutto questo suo impegno, l'impegno di nostra figlia e forse la nostalgia dei valori che ci avevano insegnato i nostri genitori, segnarono il nostro "rientro" nella comunità parrocchiale dopo un lungo periodo di assenteismo, un abbandono non dovuto a reale carenza di fede, ma creato dalle circostanze, dal non voler farsi coinvolgere in una questione che richiedeva tempo, impegno, costanza, una svolta decisiva che richiedeva perseveranza. Facemmo il "salto" e ne fummo e ne siamo tuttora ripagati ampiamente.
P. Enrico ed alcuni parrocchiani durante una gita sulla neve |
Sul sito della Parrocchia SS.ma annunziata di Trapani dove ha trascorso i suoi ultimi anni ho trovato alcuni pensieri di P. Enrico, tutti bellissimi e pregnanti che illuminano sulla sua profondità di spirito e sul suo cammino interiore.
Voglio ricordarne solo alcuni:
Ciao, P. Enrico, prega per noi.
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A pochi giorni di distanza da P. Enrico, il 2 febbraio, è morto anche un altro frate carmelitano, Padre Alberto, più anziano, più semplice, un sacerdote d'altri tempi che per anni ed anni ha svolto serenamente la sua opera.
Un ricordo anche per lui.
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Purtroppo sei andata via nei giorni di Natale, quando l'atmosfera festosa permea la vita anche di chi non crede... Tutt'ad un tratto, per un'emorraggia celebrale che ti ha tenuto sospesa per qualche giorno tra la vita e la morte. Eri amica della mia amica del cuore, che a sua volta era quasi una sorella per me, per cui subito mi facesti simpatia quando ci conoscemmo, tanti e tanti anni fa. Di fondo tranquilla, quasi sorniona, amabile, quieta e serena, signorile e di cultura, eri invece una donna capace, attiva e poliedrica, amavi l'arte e in special modo il teatro a cui ti eri avventurosamente avvicinata, affascinata da quel mondo. Ci legammo più intensamente e tutte e tre le coppie ci frequentammo più intensamente soprattutto con la crescita dei nostri figli, più o meno coetanei, passando spesso molto tempo insieme durante i giorni di festa, nel Carnevale od altre ricorrenze, finchè poi loro si dispersero, ormai giovinetti, attirati da altre amicizie, dagli amori, dagli interessi diversi. |
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Mi sento decisamente responsabile per quel mancato incontro di un 31 dicembre di tanti anni fa in cui ti dissi che per me la presenza del cane in casa mia era davvero un gran problema, anche perchè non sarebbe stato solo ma ci sarebbe stato anche quello, più piccolo e gestibile di Etta... Temevo che in due avrebbero organizzato un bailamme di corse, di guaiti e di problemi nella mia casa abbastanza grande ma anche sovraccarica di mobili e di oggeti.. Da allora poi ci vedemmo veramente di rado e me ne dispiace, ma quel problema era più forte di me. Ma adesso sento che avrei desiderato vederti di più, condividere molti altri momenti gioiosi insieme... purtroppo non ci è concesso e spero che dal luogo in cui ora sei vedrai la mia contrizione e con un sorriso dolce, come sempre, sul viso mi perdonerai per queste mie umanissime mancanze... |
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I giornali hanno riportato la tua scomparsa, il 12 di maggio, tre giorni fa, illustrando in breve la tua vita e il tuo prodigarti a favore della squadra della Roma, dei suoi tifosi, fondando il Cucs (Commando Ultrà Curva Sud) , organizzando trasferte per seguire la squadra, allestimenti coreografici, animando e colorando gli spalti degli stadi con strisce colorate, coinvolgendo, trascinando, pagando di persona in certe occasioni, di tasca propria e spiritualmente, partecipando alle riunioni dei clubs, ed altro ancora.... Eri stato nominato Vicepresidente dell'Associazione Italiana Roma Club e in questa veste hai profuso tempo, denaro, sentimenti...
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Ricordo che quando la Roma vinse l'ultimo scudetto 2000-2001, nel quartiere fu tutta una festa. Tu ti eri attivato a decorare persino i numerosi alberi del viale che da san Giovanni porta a Santa Maria Maggiore, avevi regalato centinaia di bandiere che sventolavano dalle finestre delle vie adiacenti, avevi coinvolto tutti, anche i non residenti, nella grande festa notturna che culminò con l'arrivo delle "botticelle"...
I tifosi, impazziti, di gioia, diedero avvio ad una grande performance di colori, di inneggiamenti... un vortice di "Forza Roma", di giallo rosso in tutte le possibili espressioni e fu una notte indimenticabile per il quartiere...
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Tu eri contento, esultante ma stanco, sfinito dalle nottate, oltretutto calde dell'estate incombente, dalle preoccupazioni che il lungo lavoro di supportare la squadra ed ora di organizzare quei festeggiamenti aveva comportato... e la foto qui accanto non ti rende giustizia, ma è l'unica che ho, scattata appunto in quella bella, indimenticabile serata... Vorrei parlare di te, personaggio davvero interessante che spiccava sulla massa anonima del nostro rione, ma ora non trovo parole adatte a definire la tua personalità, ma soprattutto la tua umanità. |
Tu eri il più piccolo, il coccolato, forse viziato da madre e sorelle più grandi ma sempre attento agli affari, sempre teso a fare al meglio il tuo lavoro - vendita di tendaggi e tessuti, materassi e quant'altro connesso - dedito alla famiglia, ma coinvolto, ormai senza speranza che ti passasse, in quell'attrazione fatale per la formazione del cuore, in quell'avventura senza regole che ti portava spesso fuori casa per seguire le orme giallorosse della tua squadra e dei suoi destini... Ci conoscevamo da sempre senza conoscerci intimamente e soprattutto ti conoscevo per la tua presenza costante nel tuo negozio di tendaggi davanti al quale passavo ogni giorno e dove spesso stazionavi per scambiare con chi passava qualche battuta allegra o mordente, sottolineandola col tuo tipico fare romano tra il sornione ed il salace. Comunque, da lassù, dalla tua tribuna giallorossa del cielo, ci guarderai tutti con rinnovato amore e tiferai per noi... |
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