Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

MUSEO TECNOLOGICO DELLA COMUNICAZIONE - (COLLEZIONE CREMONA) - QUARTA PARTE

 

XI SEZIONE - SALA MARCONI

 

 

INTRODUZIONE

 

LE ONDE ELETTROMAGNETICHE

 

 

Le equazioni di Maxwell

 

Nel 1864 il fisico scozzese James Clerk Maxwell, sviluppando le idee di Faraday di cui era stato allievo, enunciò "una teoria dinamica del campo elettromagnetico" in cui, con quattro fondamentali formule matematiche, indicò l'esistenza delle onde elettromagnetiche e le loro caratteristiche.
Stabilì che il comportamento delle onde era identico a quello della luce sia per la  propagazione, riflessione, rifrazione ecc., compresa la velocità a 300.000 km/s.
Le equazioni di Maxwell, puramente matematico-scientifiche, costituirono il fondamento della teoria delle onde elettromagnetiche interessandone alla ricerca e alla sperimentazione molti studiosi che, in vario modo contribuirono allo sviluppo e alle applicazioni delle onde elettromagnetiche

Nel 1879 il fisico inglese David Hughes (1821-1900) - già inventore di una macchina telegrafica stampante e del microfono a bastoncini di carbone - eseguì un interessante esperimento per  dimostrare che, facendo scoccare una scintilla elettrica fra i poli di una bottiglia di Leyda carica, si produceva un suono avvertibile tramite una cuffia telefonica, senza che peraltro esistesse alcun collegamento diretto fra i due apparecchi. A tale positiva dimostrazione, presenziarono molti scienziati fra cui Sir William Crookes e Sir William Preece.

Nel 1885 Thomas Alva Edison brevettò in America un sistema di telegrafia senza fili nel quale si faceva uso di antenna (v.s. Pat. 465. 971.).

Nel 1886 l'americano Dolbear brevettò un trasmettitore costituito da un rocchetto di Ruhmkorff dotato di antenna elevata da terra.

Nel 1892 il noto fisico Sir William Crookes, in un articolo pubblicato in una rivista inglese, si espresse con intuizione quasi profetica sulle possibili applicazioni delle onde elettromagnetiche, infatti affermò:
«... Non è questo un semplice sogno di filosofo visionario. Tutti i requisiti per realizzare ciò nella nostra vita di ogni giorno rientrano nella possibilità di scoperte pratiche, sono ora attivamente perseguite, da un giorno all'altro, che tali scoperte siano passate dal campo della speculazione scientifica a quello della realtà dei fatti...».

Nel 1888 il fisico tedesco Heinrich Rudolph Hertz (1857-1894) dimostrò sperimentalmente la validità delle teorie di Maxwell, applicando ad un rocchetto di Ruhmkorff un "oscillatore"; riuscì così a produrre onde elettriche che si propagavano nello spazio alla stessa velocità della luce (300.000 km/s.) e che potevano essere rivelate da un "risonatore" ad anello. Hertz chiamò questo fenomeno: "diffusione di forza"
La precoce morte dello scienziato a soli 37 anni, non gli consentì di effettuare ulteriori ricerche.
I suoi studi si limitarono soltanto ad esperienze di laboratorio e poiché la distanza di propagazione delle onde raggiunta era di appena qualche metro, nessuno allora pensò che quella scoperta potesse essere applicata a fini di utilizzo nel campo delle comunicazioni.

Il Coherer

E’ il primo rivelatore di onde elettromagnetiche il cui funzionamento è basato sulla conduttività di polveri metalliche. In condizioni normali un miscuglio di piccoli granelli di ferro contenuti in un tubetto di vetro presenta una resistenza elettrica molto elevata mentre sotto l'influenza di scariche elettriche, di fulmini o di onde elettromagnetiche ad alta frequenza generate da un rocchetto di Ruhmkorff, diviene istantaneamente un buon conduttore di elettricità indicandone l’effetto in circuito elettrico formato da un galvanometro, un campanello e una lampadina alimentato da una pila.
Tale fenomeno perdura anche quando cessa l'azione e per riportarlo allo stato di non coerenza o di interdizione, occorre percuoterlo con un martelletto.

Nel 1884 la scoperta di tale fenomeno fu fatta dal il fisico italiano Temistocle Calzecchi-Onesti (1853-1922), insegnante al Liceo “Annibal Caro” di Fermo. Mentre effettuava delle prove sulla conduttività elettrica di alcuni metalli, si accorse che al verificarsi di un fulmine a distanza ravvicinata, la limatura di ferro sparsa sul tavolo del laboratorio subiva dei piccoli spostamenti.
Successivamente, poté verificare  che la polvere di ferro contenuta in un tubetto di vetro opponeva una notevole resistenza al passaggio della corrente elettrica, mentre sotto l'influenza di una scarica elettrica o atmosferica, offriva un'ottima conduttività
Calzecchi-Onesti chiamò il suo tubetto coesore elettrico e pubblicò i risultati della sua scoperta sulla prestigiosa rivista scientifica “Il Nuovo Cimento” con una dotta relazione dal titolo: “Sulla conduttività delle polveri metalliche” (Terza serie, XVII, 1884,pp. 38-42).

Molti studiosi di elettrofisica portarono avanti altre ricerche su questa nuova scoperta:

1891 – Edouard Branly (1844-1940) insegnante di fisica all'Università Cattolica di Parigi, continuando gli studi sul comportamento delle polveri metalliche sotto l’effetto di scariche elettriche, apportò notevoli perfezionamenti al tubetto di Calzecchi-Onesti utilizzando polveri diverse (ferro, nichel, platino, ecc) e dosandole opportunamente insieme.

1893 – ll fisico italiano Augusto Righi (1850-1921), riprendendo le esperienze di Hertz, riuscì a produrre onde di pochi centimetri, appurando che le onde elettromagnetiche avevano un comportamento identico a quello della luce - sia nel campo dell'ottica ge­ometrica che dell'ottica fisica - per quanto riguardava riflessione, rifrazione, assorbimento ecc ecc.

1894 – Oliver Lodge (1851-1940) a Londra perfezionò ulteriormente il “coesore” di Calzecchi Onesti, già modificato dal francese Branly che lo aveva chiamato “radioconduttore”.
Lo perfezionò ancora, lo rese più sensibile alle scariche elettriche utilizzando polveri di ferro, nichel e platino dosati opportunamente e lo chiamò "Coherer" dal latino cohaerare - essere coerente, aver coesione. Termine che poi divenne di uso comune per tutti i tecnici e gli studiosi di onde elettromagnetiche.

1895 – il fisico russo Alexander Stefanovic Popov, professore presso la Scuola di Torpedini di Kronstadt, effettuò interessanti esperienze sulla ricezione a distanza delle scariche atmosferiche. Per migliorare la sensibilità del coherer, lo collegò a un lungo filo di rame isolato, tenuto sospeso dal tetto dell'istituto. Popov realizzò l'antenna ricevente senza però applicarla all'oscillatore, non attuando quindi esperimenti di trasmissione con onde magnetiche a considerevole distanza.

Sulla scia dei primi esperimenti anche altri insigni scienziati si dedicarono allo studio delle onde elettromagnetiche e alla loro propagazione: gli inglesi Varley, Fleming, Rayleigh e Thomson, gli americani Thompson e Loomis, il croato Nikolaj Tesla, il francese Dessau, il tedesco Slaby, gli italiani  Vincenzo Rosa e Augusto Righi e, Sir William Preece direttore del Post Office di Londra.

Nessuno aveva però conseguito risultati concreti sulle comunicazioni a distanza.

Tuttavia in tale settore scientifico si era venuta a creare un'atmosfera interessante e stimolante, tale da indurre il giovane Guglielmo Marconi - già appassionato di problemi elettro-scientifici tecnici - ad approfondire le ricerche iniziate dai suoi predecessori e a scoprire, a soli 21 anni, che le onde elettromagnetiche potevano consentire comunicazioni a distanza.

 

GUGLIELMO MARCONI

Breve profilo del “Padre della Radio”

 

Busto di Marconi

 

 

Guglielmo Marconi appartiene a quella ristretta schiera di uomini eccellenti e di talento che, con le loro opere e le loro scoperte, hanno determinato una grande svolta nel progresso civile e scientifico, il suo nome è rimasto legato all'invenzione della radio e ancora oggi tutto ciò che viene realizzato nel campo delle radiocomunicazioni trae origine dai suoi esperimenti e dalle sue geniali scoperte.

Nacque a Bologna il 25 aprile 1874 da Giuseppe, ricco proprietario terriero e da Annie, della famiglia irlandese dei Jameson, distillatori di whisky.
 
Pur non avendo seguito corsi regolari e sia pure in periodi saltuari, Marconi compì i suoi primi studi a Bologna, a Livorno e a Firenze, dove frequentò l’Istituto Tecnico senza però conseguire un regolare titolo di studio.

Trasmettitore Marconi 1895

Per un naturale e affettuoso interessamento da parte della madre che ne aveva compreso la notevole indole fu assistito da bravi precettori che lo aiutarono nello studio delle materie scientifiche.

- L’Effetto “Antenna-Terra” e la Telegrafia Senza Fili  

Durante un suo soggiorno a Livorno, nell’estate del 1891, il giovane Marconi fu affascinato dalle dotte lezioni private del Prof. Vincenzo Rosa sulla scoperta di Heinrich Rudolf Hertz delle onde elettromagnetiche, teorizzate in precedenza sin dal 1864 da Maxwell e concepì l'idea di utilizzare queste onde per stabilire comunicazioni a distanza senza l’impiego di fili conduttori metallici come avveniva per il Telegrafo.

Tornato a casa si chiuse nel suo laboratorio e spinto da una notevole perseveranza e da eccezionale intuito passò tutto l’inverno tra il 1894 e il ’95 in un paziente e tenace lavoro di esperimenti con le nuove onde elettriche.
Condusse le prime prove usando come generatore un Rocchetto a induzione di Ruhmkorff accoppiato a un Oscillatore a quattro sfere di Righi e come rivelatore il Coherer di Oliver Lodge, perfezionato da lui stesso e montato su un castelletto con vibratore a tremolo decoerizzante.

Nello stesso tempo ebbe anche l’opportunità di seguire, come uditore, le lezioni del prof. Augusto Righi insegnante di onde elettromagnetiche all’Università di Bologna.
Era l’epoca in cui molti scienziati approfondivano la scoperta di Hertz e in quelle lezioni il prof. Righi dimostrava agli studenti come le onde Hertziane avessero lo stesso comportamento ottico della luce per quanto concerne velocità di propagazione, riflessione, rifrazione,ecc.

Sicché seguendo gli insegnamenti dell’illustre insegnante, nei suoi primi esperimenti, il giovane Marconi costruì apparati ad onde cortissime e con riflettori parabolici ottenendo ottimi risultati ma che purtroppo si riscontravano solo per brevi distanze e di ciò ne conservò memoria anche in seguito, quando riprese gli esperimenti con le Onde Corte.
Si accorse che con le onde lunghe poteva ottenere migliori risultati e scoprì, con un sistema del tutto nuovo, che per avere effetti apprezzabili a distanza occorreva connettere un’estremità dell'oscillatore ad un filo di rame collegato ad una lastra metallica alta dal suolo che chiamò “radiatore” e l'altra estremità ad un picchetto di rame conficcato nel terreno che chiamò “contrappeso”. Fece lo stesso per il ricevitore e realizzò l’effetto antenna-terra
Successivamente, oltre a perfezionare continuamente sia il trasmettitore che il ricevitore si dedicò anche a costruire e sperimentare altre forme di antenne con cilindri concentrici e barattoli di latta per migliorare la portata dei suoi apparati.

Vista particolare del Ricevitore

Nell’autunno del 1895 riuscì a trasmettere segnali telegrafici con onde elettromagnetiche oltre la collina dei Celestini, prospiciente villa Griffone, sino a 2600 metri di distanza. Poiché non c’era visibilità ottica, Marconi incaricò il suo collaboratore Mignani di sparare un colpo di fucile non appena avesse udito suonare il campanello del ricevitore e così avvenne che la “radiotelegrafia nacque con un colpo di fucile”.
Comprendendo l’importanza della scoperta, la madre di Guglielmo scrisse ad alcuni suoi parenti a Londra, convinta che in Inghilterra sarebbe stato possibile trovare facili appoggi per lo sviluppo della sua invenzione. Anche perché in quel periodo l’Impero britannico possedeva la più grande Flotta del Mondo.   

In un laboratorio da lui stesso attrezzato nella sala dei bachi della villa paterna il “Griffone” a Pontecchio presso Bologna, si dedicò sin da giovane a vari esperimenti di Chimica finalizzati alla realizzazione di un nuovo tipo di pila per un concorso internazionale indetto dalla rivista l’Elettricità a cui era abbonato. Nel 1895 apportò al coherer ulteriori notevoli miglioramenti nel dosaggio delle polveri metalliche (4% di argento e 96% di nichel) che gli consentirono un’ottima decoerizzazione e una maggiore sensibilità, mentre il vuoto d’aria nel bulbo di vetro gli poté garantire una notevole durata di funzionamento.

Nell’autunno del 1895, nella sua “Villa Griffone” a Pontecchio, presso Bologna Marconi costruì un Trasmettitore a scintilla con un Rocchetto di Ruhmkorff  accoppiato a un oscillatore di Righi e un Ricevitore a coherer con martelletto a tremolo decerizzante scoprì l’effetto antenna-terra e inventò


“la telegrafia senza fili”

valendosi in seguito della preziosa opera di illustri assistenti e collaboratori, dedicando poi tutta la sua vita ad ampliare il campo delle sue indagini.

– Guglielmo Marconi a Londra   

Guglielmo Marconi nel febbraio del 1896 si recò con i suoi apparati a Londra dove con l’aiuto del cugino Henry Davis Jameson, il giovane inventore fu presentato, con una lettera dello scienziato Campbell Swinton al Direttore Generale del Post Office, Sir William Preece che, comprendendo l'importanza della scoperta ne divenne un sostenitore entusiasta.
In presenza di varie Autorità e giornalisti il 27 luglio Marconi eseguì un esperimento con il trasmettitore installato sulla terrazza della Saving’s Bank a circa un miglio di distanza e il ricevitore sistemato nella Sala delle conferenze del Ministero.
Dopo l’esito straordinario, i giornali dell’epoca pubblicarono nelle prime pagine e con grande rilievo che un giovane italiano aveva inventato la Telegrafia Senza Fili.
Ottenne il brevetto registrato al n° 12,039 A.D. 1896 dal titolo: “Perfezionamenti nella trasmissione degli impulsi e dei segnali elettrici e negli apparecchi relativi”.

Memore delle lezioni del Prof. Augusto Righi all’Università di Bologna e dei suoi primi esperimenti a Villa Griffone con apparati a microonde, Marconi volle dimostrare anche questo metodo di trasmissioni.
Nel mese di settembre, nella zona di Salisbury e con l'aiuto di tecnici delle Poste e Telegrafi inglesi riprese alcuni esperimenti con apparecchi a microonde, dell'ordine di 30 cm,  impiegando speciali riflettori parabolici di rame e a visibilità ottica che chiamò "sistema a raggio".
Scoprì così anche l'influenza delle antenne diettive sull’irradiazione delle onde elettro­magnetiche.

In una storica conferenza tenuta a Londra il 12 dicembre dello stesso anno, presso la "Royal Institution", Sir William Preece dichiarò che Marconi aveva realizzato un nuovo ed utilissimo mezzo di comunicazione fra le genti ed aggiunse si essere autorizzato dal "Post Office" a non lesinare spese per sperimentare in qualunque modo, gli strumenti ed i concetti dello scienziato italiano.
Sir Preece disse tra l'altro: «Poco tempo fa si presentò a me un giovane italiano con un sistema nuovo che noi sperimentammo subito a Salisbury Palin, con magnifici risultati alla distanza di un miglio e tre quarti: questo giovane è il signor Guglielmo Marconi, qui presente, il quale potrà ripetevi in piccolo alcuni di questi esperimenti».

Marconi compì alcune dimostrazioni che furono calorosamente applaudite.
Per la prima volta venne intervistato da un giornalista italiano della "Tribuna" di Roma il sig. Olindo Malagodi.
L'intervista fu pubblicata sul giornale romano nel fascicolo n° 358 del 27 dicembre 1896
La conferenza, per la competenza e l’autorevolezza del Relatore, ebbe un valore storico e, oltre a richiamare l'attenzione di tutto il mondo su Marconi, valse anche ad attestarne la priorità dell’invenzione quando poi inizieranno i tentativi di svalutare l'originalità della sua scoperta.

– Dimostrazioni in Italia

I continui progressi delle sue scoperte suscitarono un enorme interesse in varie parti del mondo dove fu chiamato a ripetere le sue esperienze.

Nella primavera del 1897, sempre con l'aiuto di alcuni tecnici delle Poste e dei Telegrafi inglesi, eseguì altre prove nel canale di Bristol fino a circa 9 miglia. Tale distanza fu considerata veramente notevole.   
A queste dimostrazioni era presente anche il Prof. Slaby, noto scienziato tedesco, che al suo rientro in Germania pubblicò in una Rivista scientifica un articolo molto elogiativo di Guglielmo Marconi.
Fece anche alcune dimostrazioni dell’invenzione tra le quali in particolare una nell’isoletta di Pfaueninsel dove, nella Chiesetta di Sacrow sistemò nella cella del campanile, alto 23 metri, un’asta di legno sporgente sulla cui cima legò un filo di metallo collegato al trasmettitore collocato sotto il portico. Il ricevitore invece era trasportato da alcuni collaboratori in varie postazioni. L’esperimento riuscì bene fino a circa 10 km.
In quegli stessi giorni alcuni giornali londinesi pubblicavano notizie che dalla stazione di Needles nell’isola di Wight, Marconi aveva trasmesso segnali con un piroscafo in navigazione fino a circa 35 km di distanza.
Nel mese di giugno 1897 fu invitato dal Ministro della Regia Marina, Benedetto Brin, a eseguire anche in Italia alcune dimostrazioni della sua invenzione.
Il 2 luglio effettuò una dimostrazione al Ministero  della Marina nel palazzo di Via della Scrofa, alla presenza del re Umberto 1° e successivamente, dal 10 al 16 luglio, nel golfo di La Spezia a bordo della Corazzata San Martino in collegamento con il Molo San Bartolomeo fino alla distanza di circa 18 Km.

Non avendo potuto ottenere in Italia i mezzi necessari per lo sviluppo industriale della sua invenzione, Marconi tornò in Inghilterra dove riprese i suoi esperimenti con l’aiuto dei tecnici del Ministero delle Poste.

La Marconi's Wireless Tetegraph Company Ltd. -

Per molto tempo la sede naturale della sua attività fu a Londra dove, con l’iniziativa del cugino Henry Jameson Davis e con la partecipazione di altri nove soci tutti commercianti di granaglie, il 20 luglio 1897 fondò la “Wireless Trading Telegraph and Signal Company Limited” per la protezione dei suoi brevetti e per la costruzione di vari apparati soprattutto specialmente per uso navale.

Ottenne il famoso brevetto n° 7777 per i circuiti sintonici che gli permise di generare lunghezze d’onda diverse e quindi poter produrre vari canali di radiotelegrafia
Valendosi sin dall’inizio della preziosa opera di validi assistenti e illustri collaboratori, nella nuova Società furono progettati e costruiti interessanti apparati di Radiotelegrafia che venivano commercializzati per i battelli-faro lungo le coste inglesi e soprattutto per uso navale a bordo di vari tipi di imbarcazioni.

Nel 1900, con un capitale di 100.000 Sterline di cui lui stesso deteneva il 60 % delle azioni, la Società acquisì la nuova denominazione di Marconi's Wireless Telegraph Co. Ltd., divenendo il più imponente mezzo di sviluppo della sua invenzione e creando “una vera e propria multinazionale” con affiliazioni in varie parti del mondo.

Filiali e Compagnie associate alla Marconi's Wireless Telegraph Company Ltd. nei primi anni del ‘900

1 - The Marconi Intemational Marine Communication Co, Ltd di Londra
2 - The Russian Company of Wireless & Telephon St Petersburg
3 - Compagnie de Télègraphie Sans Fil Bruxelles
4 - Compagnie Francaise Marittime et Coloniale de Télègraphie Sans Fil
5 - Marconi Wireless Telegraph Company of America New York
6 - Marconi Wireless Telegraph Company of Canada Montreal
7 - Compania Marconi de Telegrafia Sin Hilos del Rio de la Plata Buenos Aires
8 - Compania National de Telegrafia Sin Hilos Madrid
9 - Wireless Spanish and General Trust London
10 - Deutsche Betriebsgesellschaft fur Drahtlose Telegraphie M.S.B. Berlin

- La Radiocronaca sportiva, il Mare e il Giornalismo

Dopo la scoperta a Villa Griffone, le prime dimostrazioni della Telegrafia Senza Fili al Post Office di Londra e nella pianura di Salisbury, ciò che destò veramente una notevole risonanza di pubblico e della Stampa, fu la “prima radiocronaca sportiva".
Dal 20 al 21 luglio del 1898, in occasione delle regate del Royal Yacht Club organizzate dal giornale "Daily Express" che si svolsero nella baia di Dublino, Marconi comunicava l’andamento delle imbarcazioni impegnate nella gara con un trasmettitore che fu installato a bordo del piroscafo “Flying Huntress” da cui seguiva gli yachts in alto mare, mentre il ricevitore fu sistemato sul terreno adiacente alla residenza del Capitano Crofton, comandante del porto di Kingstown.
A sua volta la stazione ricevente era collegata telefonicamente con la redazione del Giornale a Dublino che con speciali bollettini dava notizie in tempo reale e pubblicate in edizioni successive dell’Evening Mail.
L’avvenimento suggerì anche le notevoli utilità che la telegrafia senza fili poteva offrire per i servizi marittimi.

Nel periodo luglio-agosto fu chiesto al giovane inventore, da parte della famiglia reale, di impiantare due stazioni  radio una per il collegamento tra la residenza estiva della regina Vittoria “Osborne House”, nell’isola di Wight e un’altra sullo yacht “Osborne” dove era imbarcato il principe di Galles, futuro re Edoardo VII.
  
Nel mese di marzo 1899, un altro avvenimento eccezionale, Marconi realizzò il primo radiocollegamento tra l’Inghilterra e la Francia. Per l’attraversamento della Manica furono impiantate due stazioni una a South Foreland – presso Dover – e l’altra a Wimereux vicino a Boulogne sur Mer, aalla distanza di 32 miglia. 
Pochi mesi dopo, durante un’esercitazione navale, furono installati degli apparati radio su alcune unità della Marina di Sua Maestà Britannica e Marconi seguì gli esperimenti a bordo dell’incrociatore “Juno”.

Ai primi di ottobre del 1899 su invito dei giornali "New York Herald" ed "Evening Telegraph" Marconi organizzò con apparecchiature di nuova produzione un’altra radiocronaca per le regate della “America’s Cup” nella baia di New York.

Qualche settimana dopo, in occasione delle grandi manovre della Marina Americana, sperimentò per la prima volta e in maniera determinante l’impiego della radiotelegrafia in operazioni navali installando i suoi apparati sulle unità “New York" e "Massachusetts" della Flotta americana.
L’esito positivo di tale esperimento fu registrato con un lusinghiero rapporto dell’Ammiragliato USA.

Il 15 novembre dello stesso anno, di ritorno dall’America a bordo del Piroscafo “St. Paul”, in collegamento con la Stazione di Needles (Inghilterra) a 110 km di distanza, pubblicò il “Transatlantic Times” un foglio di notizie in tempo reale che provenivano dall’Inghilterra.

1901 – Paolo Castelli, Sottufficiale semaforista della Regia Marina italiana, realizzò a La Spezia un rivelatore a goccia di mercurio più sensibile del coherer.

La Radiotelegrafia di Marconi sull’Atlantico

Nel dicembre del 1901 Guglielmo Marconi superò l'Atlantico con un prodigioso collegamento radiotelegrafico tra Poldhu in Cornovaglia e San Giovanni di Terranova in Canada a 3400 km di distanza, come lui stesso ricorda: 

«Verso le 12,30 del 12 dicembre, mentre ero in ascolto, sentii al telefono tre deboli battiti corrispondenti alle tre battute del codice Morse; ma non volli essere soddisfatto senza una conferma».
«Udite voi nulla signor Kempt? Dissi porgendo il telefono al mio assistente.
Kempt udì il medesimo crepitio da me udito, cioè il ritmo della scintilla di Poldhu ripetuta tre volte, ed allora mi persuasi che non mi ero ingannato».
«Le onde elettriche generate a Poldhu avevano attraversato l'Atlantico, senza preoccuparsi della curvatura della terra, che molti consideravano un fatale ostacolo: esse erano venute ad influenzare il ricevitore stabilito a Terranova. Io presagii allora con sicurezza, che il giorno non era lontano in cui sarei stato in grado di inviare messaggi completi senza filo attraverso l'Oceano».
«Per poco tempo i segnali si arrestarono; ciò fu dovuto evidentemente al mutamento di capacità dell'aereo, causato dalle differenti altitudini del cervo volante. Ma alle 13,10 e alle 14,20 i tre segnali furono nuovamente e sicuramente intesi per 25 volte.
Tali segnali furono nuovamente rivelati il giorno seguente. Non vi era più dubbio; l'esperimento era pienamente riuscito».
«In quel pomeriggio dal 14 dicembre io inviai telegrammi al governo Italiano ed al Consigliere Delegato della Compagnia Marconi a Londra, maggiore Flood Page, informandoli che i segnali erano stati ricevuti, ma che le condizioni del tempo erano pessime».
«Quella sera stessa partecipai la notizia alla stampa di San Giovanni di Terranova, da dove fu telegrafato a tutte le parti del mondo».
«Tale notizia fu ricevuta in più paesi con grande entusiasmo, come foriera di una nuova era nelle comunicazioni telegrafiche; ma in qualche paese fu accolta con molto scetticismo».
«In seguito al successo dell'esperimento compiuto, io mi vidi notificare a nome della Compagnia Anglo-Americana dei Cavi Telegrafici una diffida nella quale si asseriva che detta Compagnia possedeva la concessione del monopolio delle comunicazioni telegrafiche tra Terranova e le località situate fuori dei limiti della colonia e che perciò il lavoro nel quale io ero impegnato costituiva una violazione dei suoi diritti».
«Mi si imponeva di sospendere i miei esperimenti, di ritirare i miei apparecchi, pena, in caso contrario, il ricorso alle vie giudiziarie.
Ed io sospesi gli esperimenti, ma ormai avevo vinto. Le onde elettriche avevano varcato vittoriosamente l'Atlantico».

Il primo ponte radiotelegrafico tra l'Europa e l'America era stato gettato.

Il 17 Dicembre il "New York Times" scrisse: «Se Marconi riesce nelle sue esperienze di telegrafia senza fili intercontinentali, il suo nome rimarrà attraverso i secoli tra quelli più grandi inventori di tutto il mondo. Ciò che egli sta tentando di fare verrebbe, con i suoi effetti, a rivoluzionare la vita sociale, gli affari e le relazioni politiche fra i popoli della Terra. Lo spirito animatore della recente invenzione è quello di superare gli ostacoli del tempo e dello spazio, associare tutte le razze umane, ravvicinandole».

Alla fine di febbraio 1902 in viaggio sul “Philadelphia” verso il Canada ed in collegamento con la nuova Stazione di Poldhu scoprì che le onde lunghe di circa 1000 metri avevano una portata maggiore di notte che di giorno. Si spinse dal Mediterraneo al Baltico (Kronstadt) e all'Oceano Atlantico fino a Glace Bay (Table Head - Nuova Scozia) in Canada.

Nel 1902, brevettò a Londra il “detector magnetico” di sua invenzione ed effettuò sull'incrociatore Carlo Alberto della Regia Marina Italiana, due “Campagne Radiotelegrafiche” durante le quali diede inizio a una serie di esperimenti di radiotelegrafia a grande e grandissima distanza
Quest'invenzione, perfezionata poi con il doppio ascolto (Brev. n° 10,95), venne installata anche a bordo del Titanic e rimane in servizio fino alla 2^ Guerra Mondiale. Le Campagne si svolsero nel periodo giugno-luglio nel Mar Baltico e nel mese di ottobre nell’Oceano Atlantico , Marconi poté collaudare la sua nuova invenzione e si convinse sempre di più a voler disporre di una sua “nave-laboratorio” per dedicarsi meglio alle ricerche sulla radio e sulla propagazione di nuove onde corte.

Nel Gennaio del 1903 stabilì un collegamento radiotelegrafico tra gli Stati Uniti e l’Europa: da Cape Cod, nei pressi di Boston, a Poldhu in Cornovaglia con due marconigrammi inviati al re Edoardo Vll di Inghilterra e al re d’Italia Vittorio Emanuele lll. ricevendone, il giorno dopo, due radiogrammi di felicitazioni.

- La Cittadinanza romana

Ai primi di maggio 1903 Marconi si recò a Roma e venne accolto ovunque da entusiastiche accoglienze.
Il giorno 7, con la madre Annie Jameson, fu ricevuto in Campidoglio dove, alla presenza dei Sovrani d’Italia, era indetta un’Adunanza straordinaria del Consiglio comunale per conferirgli la Cittadinanza Romana. Per l’occasione il Sindaco di Roma, Don Prospero Colonna, si espresse con un memorabile discorso elogiativo nei riguardi del giovane scienziato italiano.
Durante il suo soggiorno a Roma tenne diverse conferenze sulla “Sintonia della Telegrafia senza fili” e compì anche esperimenti alla Stazione Radiotelegrafica di Monte Mario dove fu accolto dal prof. ing. Guglielmo Mengarini e da varie Personalità militari.   
Approfittando della sua permanenza in Italia, il 20 maggio si recò a Pisa per incontrarsi col prof. Antonio Pacinotti.

Nel settembre del 1903 nella traversata dall’Inghilterra all’America, a bordo del Transatlantico “Lucania”, coadiuvato dal suo amico e collaboratore, il Marchese Luigi Solari, pubblicò il primo giornale a bordo il “The Cunard Bulletin” stampato sulla stessa nave con notizie provenienti per radio dall’Europa e dall’America.

1904 a Londra - John Ambrose Fleming professore all'University College e consulente alla Marconi’s Wireless Co. Ltd. ripetendo vari esperimenti sull’effetto Edison nelle lampadine elettriche,  inventò il diodo che diede ottimi risultati come rivelatore di onde elettromagnetiche, fu subito utilizzato nei ricevitori radiotelegrafici e diede origine all’elettronica.

Nel 1906 – Si scoprirono le proprietà di alcuni minerali contenenti solfuro di piombo (zincite, calco­pirite, molibdentite, galena, ecc.) che avevano buone caratteristiche di semiconduttore.
Si costruirono i primi ricevitori a cristallo come la radiogalena che, per la semplicità del circuito elettrico, la facilità di costruzione e la possibilità di funzionare senza alimentazione, divenne presto l'hobby preferito di molti radiodilettanti.

Nel 1907 a Chicago - Lee De Forest della Western Electric, studiando il diodo di Fleming, inventò il triodo una valvola termoionica a tre elettrodi con griglia di controllo detta comunemente audion, che consentì non solo di rivelare le onde elettromagnetiche, ma di amplificarle e perfino di generarle.

Anche Marconi adottò presto nei suoi apparati l’audion di De Forest come rivelatore.

Le finalità principali delle sue ricerche furono rivolte soprattutto alla necessità del soccorso in mare, al collegamento fra i transatlantici in navigazione e con la terraferma ed anche alla possibilità di ridurre il fattore “spazio-tempo” per agevolare buoni rapporti fra i popoli del mondo.

Le stazioni ultrapotenti di Clifden  di Glace Bay e di Coltano

Alla fine di settembre del 1907 le nuove stazioni di Clifden in Irlanda e di Glace Bay in Canadà, furono  collaudate dallo stesso Marconi e il 16 ottobre, alla presenza di molti giornalisti, fu aperto al pubblico il primo servizio regolare di radiotelegrafia tra l’Europa e l’America.

Il 19 novembre 1911, con la partecipazione del re d’Italia Vittorio Emanuele 2° e di molte autorità civili e militari, fu inaugurata la stazione ultrapotente di Coltano, presso Pisa da 250 Kw che fu messa subito in collegamento con le stazioni di Clifden, con Glace Bay e con le Colonie di Asmara, Massaua e Mogadiscio.
Per quell’epoca la stazione radiotelegrafica di Coltano fu la più potente ed efficiente per collegamenti a grandissima distanza.

Pochi giorni dopo, iniziarono le trasmissioni con la stazione di Buenos Aires per corrispondere anche con molti emigranti italiani che risiedevano in Argentina e in altre località dell’America Latina.

Durante la guerra Italo/Turca (1911-1912) la stazione di Coltano mantenne i collegamenti con le Unità della Regia Marina che operavano in Egeo e con le stazioni radio campali dell’Esercito dislocate in Tripolitania.
Approfittando dell’occasione e con la collaborazione del Tenente del Genio Luigi Sacco, Marconi compì esperimenti di irradiazione delle onde elettromagnetiche con i fili di rame delle antenne delle stazioni radio campali appoggiati sulla sabbia arroventata del deserto Libico.

- Grazie alla sua Radiotelegrafia fu possibile salvare molti naufraghi

Nella notte tra il 23 e il 24 gennaio del 1909 presso il faro di Nantucket nelle vicinanze di New York, venivano a collisione il transatlantico “Republic” della White Star Line e il piroscafo italiano “Florida”.
In quell'emergenza, James Binns, il radiotelegrafista del Republic lanciò messaggi di aiuto per più di 14 ore.
Grazie all’intervento di soccorso dei piroscafi Lorraine, Lucania e Baltic si salvarono circa 2000 superstiti e a tal fine, alcuni Governi promulgarono leggi speciali per rendere obbligatorio l'impianto di stazioni radio telegrafiche a  bordo delle navi a lunga crociera.
Dopo l’affondamento del “Titanic” (15 aprile 1912), tali leggi furono estese a livello internazionale...

– Il Premio Nobel per la Fisica

Il 10 dicembre 1909 venne conferito a Marconi, assieme a Carl F. Braun il Premio Nobel per la Fisica.
Il giorno seguente, alla Reale Accademia delle Scienze Svedese, Marconi tenne una esauriente relazione sull’Effetto Antenna/Terra e l’origine della Telegrafia Senza Fili, dissertando sugli ultimi progressi della Radiotelegrafia e accennando anche alle notevoli previsioni future delle Radiocomunicazioni.

L’anno successivo nel mese di settembre, a bordo del piroscafo “Principessa Mafalda” in viaggio verso Buenos Aires, in collegamento con le stazioni di Clifden in Irlanda e Glace Bay in Canadà, scoprì che durante la notte la propagazione delle Onde elettromagnetiche era notevolmente maggiore.

Nel 1910 la Marconi’s Wireless Ltd. costruì ricevitori a carborundum con alimentazione a pila.
Il carborundum è un carburo di silicio usato soprattutto come abrasivo ma è anche un ottimo rivelatore di onde.
 

 

Ricevitore R 4 con 2 carborundum

Primo piano del Trasmettitore

Particolare delle scintille del trasmettitore in funzione

Ricevitore Marconi 1895

Primo piano del Ricevitore

Ricevitore E 13 - RTM

Ricevitore doppio ascolto

Tramettitore 1,5 kw. - Marconi 1920

- Marconi alla Grande Guerra, le onde a fascio e il Trattato di Pace a Parigi

All’inizio della Grande Guerra il Senatore Guglielmo Marconi si arruolò volontario, fu inquadrato come Tenente del Genio nel Battaglione Dirigibilisti e inviato al Fronte con l’incarico di Ispettore delle Reti Radio. E’ da precisare che in quell’epoca non esistevano Reparti Radiotelegrafisti.
Fu promosso Capitano del Genio per meriti eccezionali e nel 1916 transitò nella Regia Marina e ammesso, con una Legge speciale, nel Ruolo degli Ufficiali di Vascello col grado di Capitano di Corvetta e in seguito ebbe tutte le promozioni fino al grado di Contrammiraglio.  

Durante la Guerra, approfittando di un breve periodo di riposo, si recò presso le Officine di Genova dove si dedicò alla progettazione di apparati ad onde medio-corte di piccola potenza. Costruì piccoli trasmettitori a scintilla rada per uso navale e per aeroplani progettati appositamente per avere brevi distanze di propagazione per evitare l’intercettazione da parte del nemico, mentre i ricevitori erano del tipo con rivelatori a perikon e a carborundum.

Il primo esperimento di radiotelegrafia in Aviazione fu diretto dallo stesso Marconi in Piemonte, al campo d’aviazione Mirafiori di Torino.  
Su un biplano Coudron fu installato un piccolo trasmettitore “Marconcina”. L’aereo, pilotato da un giovane Ufficiale, sorvolò la Val di Susa fino a circa 30 Km. di distanza e a bordo c’era il Ten. Di Vascello, Marchese Luigi Solari che trasmise i 3 punti della lettera “S” dell’alfabeto Morse.
A terra il segnale radio fu captato da un ricevitore MK III a Perikon e Carborundum “Marconi”.
Dopo l'esperimento tutti gli aerei italiani impegnati nel Conflitto furono dotati di apparati radiotrasmittenti e impiegati dall'Ufficiale Osservatore di bordo che svolgeva anche il ruolo di Radiotelegrafista.
L’antenna era avvolta in un rocchetto applicato sulla parete esterna della carlinga e durante il volo si svolgeva con un contrappeso per effettuare la trasmissione.
I primi collegamenti radiotelegrafici in Aviazione erano effettuati soltanto da "bordo a terra" perché sull’aereo era impossibile ricevere i segnali in cuffia sia per il forte rumore del motore dell'aereo ma soprattutto per il fatto che le candele, non essendo ancora schermate, provocavano forti interferenze.
Gli eventuali ordini non previsti dal piano di volo venivano trasmessi al pilota, prima dell'atterraggio, con bandiere di segnalazione bianche e rosse che venivano distese in codice sul terreno e prece­dute da fumate di colori diversi per segnalare eventualmente l’autorizzazione all’atterraggio.

Apparati marconiani - I Guerra Mondiale

Nello stesso periodo, con l’impiego delle prime valvole termoioniche e con l’aiuto dei suoi collaboratori alla Marconi’s Wireless, il Capt. Round per i circuiti radioelettrici e l’ing. Samuel H. Franklin per la realizzazione di speciali antenne, riprese gli esperimenti sulla propagazione ionosferica con le onde corte e, scoprì i segnali radio potevano essere convogliati in determinate direzioni con l’impiego di speciali antenne a riflettore e ciò consentiva soprattutto una notevole portata e un’ottima direzionalità, le chiamò “onde corte a fascio”.
Nel 1917 si recò a Washington con alcuni plenipotenziari italiani per concordare alcune clausole di collaborazione militare con gli Stati Uniti per le esigenze della Guerra in corso.
Nel Settembre del 1919, in qualità di Senatore del Regno d’Italia, partecipò come delegato, alla Conferenza di Pace a Parigi con Tittoni, Scialoja, Ferraris e Crespi.

Nel 1920 a Genova - nelle Officine Marconi, iniziò la produzione dei famosi Triodi amplificatori.

All’inizio del 1920, dopo cioè 25 anni dalla scoperta di Guglielmo Marconi, con l’impiego delle “valvole termoioniche”  iniziarono i primi validi esperimenti di “radiotelefonia” a cui seguì subito la radiodiffusione circolare “The Broadcasting”.


Trasmettitore sperimentale

Trasmettitore S.E.L.F.

Ricevitore V 2 Marconi

Maronifono Magnus

- La Trasvolata Atlantica di Italo Balbo (luglio-agosto 1933) -

Dopo aver raggiunto un notevole impiego nei collegamenti terrestri e marittimi, la radio fu anche protagonista in Aviazione, prima a bordo dei Dirigibili e sugli Aeroplani, durante la 1^ Guerra Mondiale e successivamente anche sugli Aerei da trasporto.
Inizialmente, a partire dal 1920 la Radio fu impiegata in vari Raid aerei italiani e stranieri.
L’impiego della radio ebbe il suo trionfo nelle Crociere Atlantiche organizzate e condotte da Italo Balbo.
Nel 1931 nella Crociera “no stop” da Orbetello a Rio de Janeiro per la vendita al Brasile di 18 idrovolanti
“S 55” Siai-Marchetti.
 
Nel 1933 si svolgeva a Chicago l’Esposizione Universale “Un Secolo di Progresso” e l’Italia vi partecipò con varie rappresentanze e con una selezione di apparati radio scelti personalmente da Guglielmo Marconi.
 L’occasione fu propizia anche per celebrare anche il decennale della fondazione della Regia Aeronautica con la famosa Trasvolata Atlantica di Italo Balbo.
Furono impiegati 24 Idrovolanti Siai-Marchetti “S.55 T.A.-X.”, divisi in squadriglie di tre aerei.
Decollarono da Orbetello il 30 giugno diretti ad Amsterdam per una prima tappa di 1400 km per proseguire verso l’Irlanda a Londoderry e poi in Islanda a Reykjavik. Durante il primo ammaraggio fu perso purtroppo un aereo, però senza perdite umane e fu presto rimpiazzato.
Il 12 luglio, con la tappa più lunga di 2400 km da Reykjavik a Cartwright in Labrador (Canada), l’America era raggiunta. L’aeroplano di Balbo fu il primo ad ammarare dopo dodici ore di volo.
Le tappe successive furono: Cartwright-Shediac, 1288 km; Shediac-Montreal, 700 km; Montreal-Chicago, 1700 km.
Nel pomeriggio del 15 luglio gli Idrovolanti di Italo Balbo ammararono nelle acque del Lago Michigan accolti da una folla di oltre centomila persone. Salve di cannoni e aeroplani che sorvolavano la zona diedero un caloroso segno di benvenuto.
Dopo le accoglienze ufficiali e un soggiorno di alcuni giorni a Chicago la Squadra di Balbo si diresse verso la conclusione del viaggio di andata con una tappa di 1530 km fino a New York dove giunse il 18 luglio. L’indomani gli Aviatori italiani sfilarono in trionfo tra una folla in delirio lungo la 5^ Strada
Il 25 luglio iniziarono le operazioni di rientro con una rotta un po’ diversa da quella di andata: New York –  Shediac, 1200 km; Shediac – Shoal Harbour, 900 km; Shoal Harbour – Azzorre, 2700 km; Azzorre – Lisbona,1500 km; Lisbona – Idroscalo di Ostia al Lido di Roma, 2300 km. dove alle 18, 45 del 12 agosto 1933 si concluse la Crociera Atlantica.  

Fu l’apoteosi di Italo Balbo e della sua “Centuria Alata”, si era compiuto “il Record Aviatorio del 19° Secolo”. L’eccezionale impresa fu resa possibile grazie all’impiego della radio in costante collegamento con la nave appoggio “Alice” in navigazione nel Nord-Atlantico lungo la rotta degli Idrovolanti e con l’utilizzazione dei radiogoniometri installati sia a bordo degli Aerei che sulla nave.

L’evento non solo inaugurò una nuova via commerciale tra i due Continenti, ma confermò ancora una volta l’ideale di Guglielmo Marconi: la riduzione dello “spazio-tempo” per una migliore comprensione tra i popoli. del Mondo.

Antenna Elettra

Ricevitore S.G. 4

– La Radiodiffusione - the Broadcasting

 Nel 1907, con l’impiego dell’Audion di Lee De Forest e con altri sistemi di modulazione molti studiosi si dedicarono alla realizzazione di circuiti valvolari per i primi esperimenti di radiofonia: in America Fessenden, De Forest, Armstrong e Sarnoff, in Inghilterra Capitan Round della Marconi’s e in Italia Quirino Majorana, Vanni e Moretti. Purtroppo non si riscontrarono subito esiti lusinghieri: soltanto le stazioni “PCGG” dell’Aia, “VBZ” di Springfield e forse qualcun’altra diedero risultati abbastanza soddisfacenti però soltanto con iniziative locali.
Poi le esigenze belliche del 1° Conflitto Mondiale, specie in Europa, ne avevano rallentato gli studi. Un notevole contributo alla nascita e allo sviluppo della radio fu dato soprattutto da molti radiodilettanti, che dopo aver acquisito nozioni di radiotecnica durante la guerra in qualità di radiotelegrafisti, riuscirono a realizzare con apparecchi di loro costruzione, collegamenti anche a grande distanza nella gamma delle onde corte, che inizialmente erano state lasciate di libero uso in quanto non ritenute utili dalle industrie del settore orientate soltanto all’impiego delle onde lunghe.

Il 15 giugno 1920 Marconi inaugurò la sua prima trasmissione di radiodiffusione dall’emittente costruita nella fabbrica di Chelmsford con un memorabile concerto radiofonico del soprano australiano Nelly  Melba che fu ricevuto fino ad oltre 2000 miglia di distanza.
Poco tempo dopo, in seguito al suggerimento dello stesso Marconi, il suo collaboratore il belga Capitan Henry Joseph Round, costruì la stazione di Broadcasting “2 –LO” nella Marconi House di Londra. 
Nel mese di settembre dello stesso anno, in un garage di Wilkinsburg in Pensylvania, anche l’emittente “KDKA” della Westinghouse diretta dal Dr. Frank Conrad iniziava le sue trasmissioni a grande distanza.
 Dopo la Grande Guerra con l’impiego determinante delle valvole termoioniche che con la nuova tecnica elettronica consentirono alla tecnologia delle radiotrasmissioni la possibilità di modulare l’onda portante ad alta frequenza con un segnale fonico a bassa frequenza in trasmissione e in ricezione con vari circuiti di demodulazione, dando origine prima alla radiotelefonia e subito dopo alla radiodiffusione circolare “the broadcasting” e alla “radio”.

In America il “Broadcasting” nacque con diverse iniziative private sostenute da molti “sponsors” in  cambio di pubblicità, che poi confluirono in grandi colossi tra cui RCA, CBA, NBC ed altri.
In Europa viceversa la radiodiffusione circolare fu controllata, sin dall’inizio, come “Monopolio di Stato”.
Le Stazioni emittenti furono realizzate, fin dall’inizio con grossi impianti di trasmissione sia in onde medie che in onde corte e con imponenti antenne di irradiazione.
 I Radioricevitori furono costruiti inizialmente con valvole rivelatrici e amplificatrici in circuiti a reazione di Armstrong e successivamente con la Supereterodina di Reginald Fessenden.

La “Radio” entrò in casa occupando l’angolo più bello del salotto e le famiglie si riunivano per ascoltare i primi concerti radiofonici e i radiodrammi, mentre nei Bar e nei Circoli si ascoltava il giornale radio con notizie da tutto il Mondo, le radiocronache delle partite di calcio e vari  programmi di intrattenimento.
Progressivamente in varie parti del Mondo si costruirono colossali impianti di trasmissione con apparecchiature tecniche sempre più sofisticate e imponenti antenne di irradiazione.
I primi apparati riceventi, abbastanza complessi, erano corredati di speciali antenne a telaio e di particolari altoparlanti con trombe di grammofono.
Ai radioricevitori inizialmente molto costosi seguirono presto apparecchi commerciali a costi più competitivi e nel contempo si costruivano anche radioricevitori di lusso e radiogrammofoni con dischi a 78 giri.     
Mentre con apparecchi a basso costo, promossi da vari Governi, si sviluppò anche la radio-didattica, la radio-rurale e la radio-politica e c’era anche la “radiogalena” con cuffia personale che i “radiodilettanti” si costruivano con apposite scatole di montaggio.

Con la Radio fecero anche il loro ingresso le ”annunciatrici” e con grande stupore, nel 1927 in America, la radio salì in moto-sidecar e fu installata anche in alcune automobili. Nel 1928 anche in Italia la prima “autoradio” fu installata su un’autovettura Lancia di lusso.
 Sulla scena apparve anche la radio portatile per la gioia dei bambini e per il “pic-nic” dei grandi.

In Italia, in una zona allora sperduta dei Monti Parioli a Roma, il 6 ottobre 1924 l’Unione Radiofonica Italiana (U.R.I.) iniziò il servizio di radioaudizioni circolari con un Concerto dell’Orchestra italiana e il pagamento di un Canone annuo di abbonamento di 80 Lire.
In seguito furono inaugurate le Stazioni di Torino, Milano, Napoli, Bolzano ed altre.
Nel 1928 il Governo Italiano istituì l'Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (E.I.A.R.) e a Prato Smeraldo, nella zona della Cecchignola alla periferia di Roma, furono costruite le stazioni di radiodiffusione con  trasmettitori Marconi ad onde medie e corte da 1000 KW, mentre a Santa Palomba furono attivati gli impianti per le trasmissioni intercontinentali. ad Onde Corte.
Dopo la Guerra l’EIAR assunse la denominazione RAI (Radio Audizioni Italiane) e nel 1954, RAI -TV.

Foto 1 - Radio Marconi a Chemlsford, 20 giugno 1920

Foto 2 - Nelly Melba al I Concerto di Broadcasting

- La Stazione Radio nello Stato della Città del Vaticano -

Anche lo Stato della Città del Vaticano volle fornirsi del nuovo mezzo di divulgazione di notizie e di fede.
Su desiderio del Papa Pio XI che fu riconosciuto universalmente Papa della Scienza, Padre Gianfranceschi,  Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, chiese a Marconi di installare una  stazione radio a Roma nella Città del Vaticano.

La “Stazione Radio dello Stato della Città del Vaticano” realizzata con modernissime apparecchiature fu installata in un’apposita palazzina con la collaborazione dell’Ing. Mathieu e di Padre Gianfranceschi che ne fu il primo Direttore.   Il 12 febbraio 1931 Guglielmo Marconi ne annunziò ufficialmente l’inaugurazione con un messaggio “Urbi et Orbi” del Pontefice Pio XI che rivolse a tutta la Cristianità.
La Radio Vaticana iniziò le sue trasmissioni in 12 lingue nell’arco delle 24 ore e in relazione ai vari fusi orari. Oggi la “Radio del Papa” irradia i suoi programmi in 50 lingue diverse compreso l’Esperanto e il Latino.

-  Il Radiotelefono tra Vaticano e Castelgandolfo e il Radioeco

Nel 1933, dopo i risultati positivi dell’approdo cieco nel Porto di Sestri Levante e il ponte radio tra Rocca di Papa e Golfo degli Aranci, Padre Gianfranceschi, direttore della Radio Vaticana, chiese a Marconi di installare un radiotelefono con la Sede Apostolica di Castelgandolfo
L’inaugurazione del primo “radiotelefono tra posti fissi” fu fatta l’11 febbraio 1933 con una cerimonia solenne alla presenza dello stesso Pontefice.
Durante i lavori per l’installazione degli apparati Marconi scoprì il “radioeco” cioè la riflessione delle onde
elettromagnetiche ad altissima frequenza non avveniva soltanto in linea superficiale o per riflessione ionosferica come per le onde lunghe, medie e corte, ma in linea coassiale.
Quando cioè un segnale irradiato da un’antenna direttiva incontrava un ostacolo metallico in movimento, si rifletteva su se stesso andando a urtare contro l’antenna che lo aveva emesso e provocava nella cuffia del ricevitore una nota acustica particolare che lui chiamò appunto radioeco, per cui conoscendo la velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche (uguale a quella della luce pari a 300.000 km/s), era possibile calcolare la distanza dell’oggetto che ne aveva provocato la riflessione.
Di questa scoperta Marconi ne rese partecipe anche il Santo Padre che poté verificarne personalmente l’effetto in una prova ripetuta appositamente in sua presenza il 26 aprile su una terrazza del Vaticano.

Successivamente, in via del tutto riservata, lo stesso Marconi diede notizia anche al suo vecchio amico, il Colonnello Luigi Sacco, Capo del 1° Reparto del Servizio Tecnico del Genio del Regio Esercito, col quale aveva collaborato in Tripolitania durante gli esperimenti di trasmissione con le antenne della radio distese direttamente sulla sabbia rovente. Per l’occasione gli esperimenti furono ancora ripetuti dalla postazione di Castelgandolfo.
La scoperta avvenuta nei giardini del Vaticano fu del tutto casuale. Mentre si procedeva all’allineamento dell’antenna verso Castelgandolfo, un ignaro giardiniere che spingeva avanti e indietro su un poggio erboso, di fronte agli apparati, una macchina taglia-erba provocò una specie di effetto Doppler nella cuffia del ricevitore, per cui gli fu richiesto di ripetere diverse volte i suoi passaggi.
 
Era nato l’antesignano del Radar

Rivelatore Calzecchi Onesti


Primo piano del Detector Regia Marina

Trasmettitore R.F.- 1,5 kw. Marconi

Coesore Branly 1895

Detector a goccia di Regia Marina

Coherer di G. Marconi - Evoluzione

Detector Marconi

– Le Ultrafrequenze a Torre Chiaruccia e il “Raggio della Morte"

Dopo la scoperta del radioeco con onde cortissime nei giardini vaticani e memore dei suoi primi esperimenti a Villa Griffone e a Londra con apparati a microonde e antenne paraboliche, verso la  fine di ottobre del 1931, Marconi spinse le sue ricerche anche nel campo delle ultrafrequenze per esplorarne il comportamento e la propagazione. 
Era a conoscenza che nel 1928 il giapponese Shintaro Uda in collaborazione col prof. Hidetsugu Yagi di cui era assistente, alla Tohoku University era riuscito a produrre microonde con un circuito “Barkhausen-Kurz, sicché, alla fine di ottobre del 1931, costruì un piccolo trasmettitore a microonde con circuito Barkhausen opportunamente modificato e riuscì a generare segnali di 500 Mhz. con una potenza di qualche Watt.
Successivamente, continuò i suoi esperimenti con nuovi apparati costruiti presso le Officine di Genova con la collaborazione tecnica dell’Ing. Gaston Antoine Mathieu e con speciali antenne e a parabola e a spina di pesce con riflettore progettate da Charles Samuel Franklin, suo amico e collaboratore alla Marconi’s Wireless Co. Ltd.
Nel 1934, sotto l’egida del Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.), di cui era Presidente, Marconi istituì il “Centro Nazionale di Sperimentazione per le Ultrafrequenze” di Torre Chiaruccia, a Capo Linaro presso Santa Marinella, la cui attività principale era la "radiolocalizzazione" delle navi in transito al largo del Porto di Civitavecchia.
Nel Maggio del 1935, effettuò una dimostrazione di “radio-avvistamento a distanza” nella zona del Fosso dell’Acqua Fredda, tra la via di Boccea e l’Aurelia alla periferia di Roma.
Erano presenti il capo del Governo, autorità delle Forze Armate, scienziati e rappresentanti diplomatici. Fra gli esperti italiani c’era anche il Gen. Luigi Sacco, Capo del 1° Reparto del Servizio Tecnico del Genio del Regio Esercito che aveva già assistito alla scoperta di Marconi durante un esperimento riservatogli a Castel Gandolfo. Per motivi di riservatezza e anche per un probabile impiego militare, non fu ammessa la Stampa.
Gli apparati ideati da lui stesso erano stati costruiti nelle Officine di Genova e le antenne di Franklin erano orientate su alcuni autocarri militari che transitavano lungo il fossato dove, per caso, c’era anche un pastore che stava pascolando un gregge di pecore.
Poiché dopo qualche settimana nella zona tra Viterbo e Civitavecchia si verificò una notevole moria di ovini a causa di un virus, la notizia stimolò la fantasia di molti giornalisti che attribuirono a Guglielmo Marconi anche l’invenzione del “raggio della morte”.
Nonostante la sua sollecita smentita sul «New York Herald» del 25 giugno ’35 e su altri quotidiani importanti, la fantasia popolare ormai andava oltre la realtà dei fatti.
Lo stesso Marconi poi comunicò l’esito della sua scoperta alla Direzione Scientifica della Marconi’s Wireless di cui era Presidente.

Audion di De Forrest

Triodo amplificatore Marconi

Trasmettitore a scintilla Marconcina 1916

Ricevitore a Carborundum Marconi 1915

Ricevitore da Trincea MK III

- Il Ponte radio tra Rocca di Papa e Capo Figari -

 

Per verificare la portata dei nuovi apparati a maggiori distanze era necessario disporre di una postazione in una quota più elevata per cui Marconi decise di proseguire i suoi esperimenti tra il Lazio e la Sardegna.
Le apparecchiature, costruite nelle Officine di Genova, erano dotate di particolari antenne a spina di pesce con riflettore e a parabola progettate dall’Ing. Charles Sa­muel Franklin, amico e collaboratore di Marconi, presso la Marconi's Wireless Ltd. Co.

Ai primi di agosto del 1932 nei locali dell’Osservatorio Sismografico di Rocca di Papa vicino a Roma, fornito all’epoca di energia elettrica e situato a quota 750 s.m., fu installato un nuovo impianto in collegamento con l’Elettra ormeggiata al Lido di Ostia, per poi proseguire in navigazione lungo la costa tirrenica fino a Civitavecchia e dirigesi successivamente al Golfo degli Aranci in Sardegna.
Durante la navigazione il collegamento avvenne con fasi alterne per l’ostacolo dovuto alla visibilità ottica.
L’11 agosto, giunti a Capo Figari, furono smontati gli apparati dallo yacht e trasportati al Faro della Marina a quota 340 s.m.

Sistemata la stazione e ripristinato il collegamento con le antenne orientate verso Rocca di Papa, il segnale radiotelefonico fu trasmesso e ricevuto “forte e chiaro” alla notevole distanza di 270 km. era nato il

“radiotelefono a grande distanza”

I risultati di questo evento furono comunicati da Marconi il 2 dicembre dello stesso anno alla Royal lnstitution of Great Britain di Londra con la conferenza “Radiocomunicazioni ad onde cortissime” e il 14 agosto 1933 con una sua memoria “Sulla propagazione delle microonde a notevole distanza” all’Adunanza straordinaria della  Reale Accademia d'Italia.

Cimeli vari

Cimeli marconiani

- L’Elettra

La passione di Guglielmo Marconi per il mare risale sino alla sua giovane età. Nei suoi continui soggiorni a Livorno, oltre ad aver conosciuto un vecchio marinaio che gli insegnò l’alfabeto Morse, spesso si recava un po’ al largo con una sua piccola imbarcazione non per la pesca ma forse per meditare sui suoi progetti per esperimenti scientifici.
Alla fine della Grande Guerra, per soddisfare la sua innata passione per il mare e la determinazione di  effettuare sempre esperimenti a distanze variabili, decise di acquistare lo yacht Rowenska, costruito intorno al 1901 nei cantieri navali di Londra per conto dell’arciduchessa Maria Teresa d’Austria e che rimase di proprietà degli Asburgo fino al 1909, anno in cui passò sotto bandiera inglese.
Lo fece attrezzare a laboratorio navigante, affidando i lavori di adattamento all’ammiraglio Filippo Camperio che scelse anche l’equipaggio con il Comandante Lauro e lo ribattezzò “Elettra”
Ciò gli permise di effettuare una notevole mole di esperimenti in collegamento con la Stazione di Poldhu e con le altre di Clifden, Glace Bay e Colano, navigando nel Mediterraneo e attraversando decine di volte l'Atlantico.

Nei momenti di concentrazione passava lunghi minuti a suonare il suo immancabile pianoforte e nei momenti  di relax gradiva  anche ospitare a bordo amici e personaggi eccellenti.
Nella sua “particolare officina” si dedicò costantemente alla progettazione e alla costruzione di sempre nuovi apparati e verificarne subito l’effettivo esito.
Naturalmente, la cabina-laboratorio del suo panfilo subì spesso varie trasformazioni in relazione ai continui esperimenti e alla costruzione di prototipi che poi venivano inviati in Fabbrica per la produzione industriale.

Con l’impiego delle prime valvole termoioniche e la collaborazione di Capt. Round, ex ufficiale della Marina inglese, all’inizio degli anni ’20 iniziò una serie di esperimenti di radiotelefonia con onde medie ed onde corte e costruì i primi apparecchi commerciali per uso navale.
Il primo complesso ricetrasmittente funzionante in radiotelefonia e in radiotelegrafia sia su onde medie che in onde corte fu utilizzato sull’Elettra per circa tre anni, fu poi sostituito con apparati più moderni e trasferito a Gardone nel Lago di Garda presso il “Vittoriale” di Gabriele D’Annunzio che lo impiegò per alcuni anni. Intorno agli anni ’30, l’apparato marconiano fu inviato al Museo delle Poste e Telecomunicazioni di Roma dov’è attualmente.

All’inizio degli anni ’20, sempre a bordo dell’Elettra, furono eseguiti nuovi esperimenti con le onde corte per verificarne la propagazione e che diedero esiti molto positivi.  
Nel mese di maggio del 1922 Marconi giunse a New York con il suo yacht accolto come sempre con viva cordialità, “era la prima volta che un panfilo italiano attraversava l’Atlantico”.
Il 20 giugno, dinanzi all’Assemblea riunita dell’I.R.E (Institute of Radio Engineers) e dell’A.I.E.E. (American Institute of Electrcal Engineers) illustrò con una dotta relazione i notevoli vantaggi delle Onde Corte a Fascio per comunicazioni a grandi distanze e accennò che avrebbe proseguito le sue ricerche anche nel campo delle onde più corte. 
La storica conferenza fu ripubblicata quarant'anni dopo con un’ampia prefazione dello storico-scienziato Susskind, sul n. 50/1962 del prestigioso «Proceeding of the I.R.E.» con il titolo “Radio Telegraphy by Senator Marconi”

Nell’estate del 1923 a bordo dell’Elettra compì una crociera nell’Atlantico lungo la costa occidentale dell’Africa fino al Capo di Buona Speranza per verificare, con la nuova stazione di Poldhu, fino a che distanza era possibile la ricezione delle “onde corte a fascio”, scoperte nel 1916 durante il suo soggiorno a Genova.
L’esito positivo di questi esperimenti gli consentì di aprire una nuova era delle radiocomunicazioni a grandi e grandissime distanze con onde corte e antenne direzionali.
Con i nuovi apparati che funzionavano anche in radiotelegrafia e radiotelefonia la Marconi’s Wireless Co.Ltd. realizzò l’imponente Rete Imperiale Inglese, i cui lavori iniziati nel 1924 furono ultimati a metà del 1927.
Il 25 marzo 1930 alle ore 11,00 italiane corrispondenti al tramonto a Sydney, dopo un saluto alla popolazione riunita davanti al palazzo delle Esposizione Mondiale per l’inaugurazione ufficiale, Marconi abbassando il tasto delle apparecchiature dell’Elettra, ancorata a Genova a 14.000 km di distanza, provocò l’accensione simultanea dell’impianto di illuminazione dell’Esposizione costituito da 3.000 lampade, dimostrando così la possibilità del “radiocomando” anche a un’enorme distanza.

Marconi continuò i suoi esperimenti fino all’autunno del 1936 quando l’Elettra” venne posta in disarmo a Genova e ceduta allo Stato italiano. Con un Decreto Legge del Governo, il 14 luglio 1937, pochi giorni prima della morte di Marconi, la “Storica Nave” passò di proprietà al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni.
Poco dopo anche la Società Marconi Italiana cedette tutti gli impianti radio che erano a bordo del panfilo.
Poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia nel 2° Conflitto Mondiale, l’Elettra fu trasferita a Trieste, ritenuta più sicura da eventuali incursioni aeree nemiche e fu passata in custodia alla “Società di Navigazione Italia”.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 il panfilo fu requisito dai Tedeschi e il 29 novembre inviato in cantiere per essere trasformato in un mezzo da guerra. Poiché non fu possibile far revocare l’ordine, le Autorità triestine riuscirono a convincere il Comandante tedesco a far sbarcare dalla nave almeno le attrezzature tecniche per agevolarne l’impiego bellico. Sicché il Prof. Mario Picotti e il radiotecnico Ferruccio Capitanio furono incaricati di smantellare le apparecchiature radio dallo yacht.
Fu trattenuto soltanto ciò che era nel laboratorio privato di Marconi perché ritenuto di notevole importanza. 
Dopo varie peripezie e soprattutto per un buon rapporto tra il Prof. Picotti e il Tenente Roth, Comandante delle truppe tedesche a Trieste, fu possibile smontare il complesso radiotrasmittente “MC 1” ad onde medie, il radiotrasmettitore “SW B4” ad onde corte e il radiogoniometro “DF M3”.
Man mano che gli apparati venivano smontati erano depositati, apparentemente alla rinfusa sulla banchina e imballati in casse provvisorie e, un po’ furtivamente, trasportati nei sotterranei del Castello di San Giusto.

Il 28 dicembre ’43 la nave con la bandiera germanica, iniziò la sua missione di guerra di pattugliamento lungo la costa dalmata, il 21 gennaio 1944 fu bombardata dagli aerei della RAF vicino a Zara ma rimase in secca per il basso fondale. Ed essendo in prossimità della costa fu completamente depredata di tutti gli arredi e accessori
Alla fine della guerra il panfilo divenne proprietà della Repubblica Jugoslava perché le truppe del Maresciallo Tito avevano occupato tutto il territorio dell’Istria.
Intanto, con la complicità delle Truppe Alleate in Italia, le apparecchiature custodite ancora a Trieste furono trasportate al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano e sistemate provvisoriamente in una grande sala in attesa di un’adeguata e definitiva destinazione.
Nel 1959, dopo un lungo iter burocratico e diplomatico, fu concessa al Governo italiano la restituzione di ciò che restava della gloriosa Elettra.
Poiché il relitto della nave non era assolutamente recuperabile, fu necessario tamponare la parte della prua, danneggiata per il bombardamento, con una colata di cemento per renderla galleggiante.
Nel 1960 fu rimorchiata al porto di Trieste e ormeggiata nel cantiere di San Rocco dove rimase abbandonata ancora fino al 1974.

Strana coincidenza: proprio il 25 aprile di quell’anno ricorreva il centenario della nascita di Marconi.

Nel 1974 lo scafo del glorioso panfilo fu infine suddiviso in vari tronconi e distribuiti ad alcuni Enti per adibirli  a monumenti come triste ricordo
Nel 1985, essendo sempre proprietà del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, tutti gli apparati furono trasferiti da Milano al Museo delle Poste e Telecomunicazioni di Roma, dove si trovano attualmente.

Particolare dei cimeli della Elettra

- La Radio in Aeronautica - Il Dirigibile Italia e la radio al Polo Nord (giugno 1928)

Il 25 giugno 1928 il Dirigibile “Italia” dopo aver sorvolato il Polo Nord andò a schiantarsi sulla Banchisa e la stazione radio di bordo andò completamente distrutta.
 Con la sua eccezionale bravura il Radiotelegrafista Giuseppe Biagi riuscì a ricuperare alcune batterie e a mettere in funzione una piccola trasmittente “Ondina 33” che Marconi stesso gli aveva consegnato, prima della partenza dall’Aerodromo di Milano per eseguire delle prove collegamento con le “nuove onde corte”.
Per alleggerire il carico, troppo pesante del dirigibile, il Generale Nobile diede ordine di scaricare molta zavorra e tutto il materiale inutile.
Biagi, ricordandosi la raccomandazione di Marconi preferì lasciare la poltroncina della cabina radio e usò la ricetrasmittente come sgabello per tutta la missione.
Com’è noto, dopo il disastro, il 3 giugno Biagi riuscì a ricuperare alcune batterie e a ripararetrasmettere l’S.O.S. che, raccolto da un Radioamatore di Arcangelo, una località nel Nord della Russia lo ritrasmise subito ad altri Radiodilettanti, dando origine all’immediata organizzazione dei soccorsi.    

Tramettitore a scintille Siemens-Halske

- Aerofoni, Radiolocalizzatori, Radiotelemetri e Radar

Dopo la “storica memoria” del 20 giugno 1922 all’assemblea riunita dell’A.I.E.E. (Istituto Americano degli Ingegneri Elettrici) e dell’IR.E. (Isitituto dei Radio Ingegneri) di New York sulla propagazione e la riflessione delle onde corte per mezzo della ionosfera con possibili futuri sviluppi delle radiocomunicazioni con onde ancora più corte. Com’è noto, la Conferenza fu ripubblicata 40 anni dopo sul “Proceeding of the IRE” con il titolo:  “Radiotelegraphy by Senator Marconi”
Nelle varie relazioni successive Guglielmo Marconi comunicò sempre i risultati delle sue scoperte: dall’approdo cieco con “radiofari” nel porto di Sestri Levante, alla scoperta del “radioeco” con ultrafrequenze nei giardini vaticani nel 1933 e alla famosa favola del “raggio della morte”, per cui molti scienziati si dedicarono allo studio dei radiolocalizzatori per sostituire i vecchi “aerofoni” con moderni “radiotelemetri”.

Gli esperimenti si svilupparono un po’ dovunque per tutti gli anni ’30 e con più o meno impegno, sia in campo militare che civile:
 - negli USA, il Signal Corps e il Naval Laboratory, sotto la direzione di Hoyt Taylor e di Leo  Young, realizzarono un radiolocalizzatore di aerei in volo e un radiotelemetro per l’individuazione di navi a due miglia di di­stanza,
 - in Germania, alcuni radiolocalizzatori costruiti con la collaborazione di varie industrie furono installati su alcune Corazzate Tascabili,
 - In Gran Bretagna, Robert Watt del National Physical Laboratory costruì un radiolocalizzatore ad impulsi con Indicatore a Tubo Catodico,
 - in Francia, Gutton installò sul transatlantico Normandie un localizzatore da nebbia per l'approdo cieco,
 - ancora in America, l'Istituto di Tecnologia del Massachusetts e i Laboratori BelI perfezionarono i cavi coassiali e le guide d'onda, riducendo l’attenuazione del segnale dovuta all'accoppiamento d'antenna nei circuiti ad altissima frequenza,
  - in Germania la Telefunken riuscì a risolvere tale problema inserendo direttamente l’apparato all’antenna,
 - a Milano, Ernesto Montù il 28 dicembre 1936 ottenne il brevetto su un “Dispositivo per il rilevamento di bersagli mobili visibili ed invisibil"i.

Purtroppo le applicazioni per scopi militari e i timori di guerre imminenti fecero calare un velo di segretezza sugli esperimenti di radiotelemetria e nel 1941, nel pieno della 2^ Guerra Mondiale, in America fu coniato l’acronimo RADAR (Radio Detection and Ranging) per indicare la localizzazione di navi e aerei.
In Italia i primi radiolocalizzatori furono realizzati nel 1935 dal prof. Ugo Tiberio studioso delle ultime tecnologie marconiane sulle microonde. Era Ufficiale di complemento presso l’Istituto Superiore delle Trasmissioni e nello stesso tempo insegnante all'Accademia Navale di Livorno. Fu trasferito poi nel Ruolo degli Ufficiali della Marina con l’incaricato di dirigere il costituendo RIEC (Regio Istituto Elettrotecnico e Comunicazioni) a Livorno dove iniziarono in gran segreto gli studi per la realizzazione del “RDT” (Radio Detector Telemetro).
 
Negli Stabilimenti di La Spezia Tiberio realizzò un radiotachimetro ad effetto Doppler per individuare aerei in volo a 50 km e navi a 15 km di distanza e diresse i lavori per la costruzione dei radiotelemetri: il “Gufo” (navale) per l’installazione a bordo di unità della Regia Marina e il “Folaga” (terrestre) per le postazioni lungo la costa per avvistamenti aerei e navali.
Questi prototipi rimasero purtroppo per molto tempo nei magazzini in attesa del collaudo.

Dopo la battaglia di Capo Matapan che si svolse nella notte tra il 27 e il 28 marzo 1941 tra la flotta italiana e quella inglese, con gravi perdite da parte nostra, il Ministero della Guerra chiese alle industrie italiane la costruzione urgente di 150 radiolocalizzatori ma, con tutta la buona volontà e la sollecitudine delle nostre industrie, alla data dell’8 settembre 1943 ne erano stati consegnati appena una quarantina, di cui solo 14 Gufo “EC/3” installati tra il 1941 e il ’42 su alcune delle più belle navi da battaglia: Roma, Littorio, Fuciliere, Carini, Vittorio Veneto, Legionario ed altre.  

- Il Congresso internazionale di Fisica Nucleare -

Dall’11 al 18 ottobre del 1931 si svolse a Roma, presso la Reale Accademia d’Italia, il primo Congresso Internazionale di Fisica Nucleare al quale parteciparono i più noti scienziati del Mondo.
Guglielmo Marconi in qualità di Presidente dell’Accademia fece gli onori di casa e lo vediamo in primo piano vicino a Madame Curie.
Tutti i lavori del Convegno furono condotti da Enrico Fermi.

- Marconi in USA

Nel mese di Ottobre del 1933, a bordo del piroscafo “Conte di Savoia”, Marconi intraprese un lungo viaggio in varie parti del Mondo per incontrarsi con amici, autorità e collaboratori ma soprattutto per constatare personalmente gli immensi sviluppi della sua fondamentale scoperta e delle sue invenzioni.
Arrivato a New York gli furono tributate solenni accoglienze. A San Francisco gli venne conferita la Cittadinanza Onoraria, a Chicago per la visita all’Esposizione Mondiale “Un Secolo di Progresso” gli furono resi gli onori con una Parata Militare come di solito si riserva ad un Capo di Stato.
In occasione di una cena di gala e con una solenne cerimonia, gli venne comunicato che il 2 ottobre il Governo degli Stati Uniti gli aveva dedicato il “Marconi’s Day”.
Fu accolto anche con affettuosa cordialità dal Presidente Roosevelt che lo accompagnò, assieme alla Consorte, nel tradizionale corteo di automobili lungo la strada principale della Città.

- Fu un grande precursore

- Impiegò le Onde corte per la propagazione ionosferica quando tutte le altre Industrie continuavano a produrre ancora stazioni ad onde lunghe con apparti pesanti e dispendiosi con tralicci di antenne enormi. 
- Utilizzò le onde cortissime per l’approdo cieco.
- Con l’impiego delle microonde scopri il “radioeco”, precursore dei radiotelemetri e del radar.
- Preconizzò il telefonino cellulare o radiotelefono personale .
- Contribuì alla fondazione della BBC per le trasmissioni di Broadcasting anche se non ne fu molto entusiasta: si trattava di radiotrasmissioni circolari volute e pilotate dai produttori.
- Suggerì agli sperimentatori ed ai tecnici di trasmissioni televisive di utilizzare le sue microonde che avrebbero consentito la scansione elettronica dei segnali video.
- Costituì una delle prime “Multinazionali” con varie filiali associate alla Marconi's Wireless Telegraph Company Ltd. di cui era Presidente.
- Oltre al Premio Nobel per la Fisica che gli fu conferito il 10 dicembre del 1909, fu insignito di sedici "Lauree Honoris Causa" in prestigiose Università italiane e straniere e gli furono assegnati oltre cento titoli di appartenenza ad Accademie ed Istituzioni scientifiche.
- Fu nominato socio dell'Accademia dei Lincei (1912), Senatore del Regno d'Italia (1914), Delegato alla Conferenza di Pace di Versailles (1919), Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (1928), Presidente della Reale Accademia d'Italia (1930) e dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana (1933), Professore di Onde Elettromagnetiche alla Regia Università di Roma (1935) e Accademico Pontificio (1936).
- Fra i vari riconoscimenti piace anche ricordare la “Cittadinanza Onoraria” che alcune importanti città vollero concedere: Roma, Milano, Firenze, Livorno, Pisa, Genova, Bari, Rieti, Civitavecchia, San Francisco, Rio de Janeiro, Tokio e il significativo "Marconi's Day".
- E’ conosciuto universalmente come il “Padre della Radio” e alla sua morte, avvenuta il 20 Luglio del  1937, tutte le stazioni radio del mondo osservarono due minuti di silenzio. Un tributo riservato fino ad oggi soltanto a lui.

 

 

 


Segue...

- Prima parte: I/III Sezione: Dalla Preistoria all'utilizzo dei colombi viaggiatori

- Seconda parte: IV/V Sezione: Dal Medio Evo alla Rivoluzione francese


- Terza Parte - VI Sezione: Aula Didattica - VII Sezione: Telegrafi, telemetri, binocoli - VIII Sezione: Telefoni

 

- Quinta Parte - XII Sezione: Componenti e Arredi - XIII Sezione: Radio Storiche - Radio Galena - Radio Consolle - Radio d'epoca - Radio di lusso - Radio popolari - Radio in bachelite

- Sesta Parte: XIV sezione: Radio Impieghi militari ed altre - XV Sezione: Radio Media e grande Potenza


- Settima Parte: XVI Sezione: Ponti Radio e Radar - XVII Sezione, Intelligence: Radiovaligie - Codificatori e Macchine - Criptotelefoni e Fototoniche - Intercettazioni telefoniche

- Ottava Parte: Segue XVII Sezione, Intelligence: Minifotocamere e miniregistratori - Radio intercettazione militare - Radiogoniometri e radiofari - S.O.S e varie - A) Complesso Minerva - Germania - B) Complesso Standard - USA
- XVIII Sezione: Geofoni e sismomicrofoni - XIX Sezione: Registratori e Grammofoni

  Nona parte  - XX Sezione: Fotocamere e cineprese - XXI sezione: Computer - XXII Sezione: Linee telegrafoniche - XXIII Sezione: Comunicazioni satellitari -XXIV Sezione: Gigantografie e Teche - XXV Sezione: Biblioteca, Videoteca e Testi

- Decima Parte - Curriculum del Gen. Francesco Cremona - Rassegna Stampa - Mostre ed Eventi in Italia e all'estero ed Esposizione completa dal 1972 al 2004



- Partecipazione del Gen. Francesco Cremona alla puntata del programma televisivo Rai Educational "La Storia siamo noi" di Giovanni Minoli, dedicata a Guglielmo Marconi "L'uomo che inventò il futuro"


http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=699

 

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