Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

 

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MADRE ANNA MICHELI

Anna Micheli è la confondatrice, insieme al Venerabile Agostino Chieppi, della Congregazione delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria di Parma. Con il Padre Fondatore e la Beata Eugenia Picco Anna è una Figura di spicco nell’intera storia della Congregazione. La sua biografia è molto semplice ma talmente intensa che giunge utile lasciarla raccontare dai Documenti che sono pervenuti sulla sua Figura, i quali, la dipingono indelebilmente usando espressioni che non a molti risultano comuni.
Nasce a Parma il 10 Febbraio 1828 da una famiglia molto povera e religiosissima. Anna è fragile di salute, non cammina e non si conoscono le cause di questa sua infermità che l’afflisse fino all’età di sette anni. I genitori, particolarmente devoti a Maria Vergine, l’accompagnarono in Pellegrinaggio presso il Santuario di Fontanellato, percorrendo a piedi la strada da Parma: “posata e sostenuta sulla pradella dell’altare, riprese sull’istante le forze cominciando a camminare speditamente. Era il premio alla fede semplice e instancabile di quei due genitori… Dopo questo fatto, la presenza di Maria nella vita di Anna diventerà qualche cosa di sostanziale, di determinante” (Madre Anna Micheli: La Congregazione delle Piccole Figlie dei SS. Cuori di Gesù e di Maria nel centenario della morte della Confondatrice, [a cura delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria], [S. l.: s. n.], 1971, p. 5).
Un’importante pagina sulla Figura di Anna è stata scritta nella Cronaca della Congregazione:
“…Era già da 5 anni che una certa Micheli Anna unitamente ad una sua cugina certa Zinelli Melchiorre facevano un po’ di scuola privata, non avendo altro mezzo di sussistenza. A queste due si aggiunsero altre tre giovani, che in modo speciale nei giorni festivi, si univano e facevano un po’ di lettura spirituale, istruzione ecc. Il Venerdì Santo 1865, tutte cinque unite insieme, coll’approvazione del Padre Fondatore, proposero di formare una piccola Congregazione, intendendo di adorare ciascuna una Piaga di Gesù in Croce… A queste cinque ben presto si unirono altre quattro giovani ed allora si decisero di attuare lo scopo e si proposero l’istruzione religiosa delle fanciulle del popolo e l’assistenza alle ammalate a domicilio. Appena deliberata la cosa, tutte animate si accinsero all’opera.
Diffatto si incominciarono a visitare ed assistere, anche vegliando, povere ammalate bisognose di tutto e provvedevano loro alcuni soccorsi, che domandavano alla carità cittadina. Raccoglievano eziando nei dì festivi povere fanciulle trascurate, la maggior parte, dai genitori e le indirizzavano dove abitava la Micheli, che, con ansietà ed amore, le abbracciava e prodigava loro le cure necessarie al momento. Cresciute le fanciulle in numero straordinario, in poco tempo, la suddetta A. Micheli prese a pigione una stanza al pianterreno nella Casa, ove essa abitava B.go S. Quirino N. 10 (di fronte a Casa Biondi).
Tutte le Domeniche e festività dell’anno le fanciulle si radunavano alle ore due nella suddetta stanza, dove veniva loro impartita l’istruzione religiosa della buona Micheli non che dalle altre, che s’erano divise in sezioni le fanciulle. L’istruzione durava circa mezz’ora, poscia le intrattenevano con alcuni fatti storici, e le fanciulle pendevano dal labbro di quelle buone e pie, come figlie attorno alle loro Madri. Dopo dispensavano a ciascuna di queste povere fanciulle la polenta, che tutte affamate mangiavano con grande avidità, e la farina e fascine occorrenti per farla, venivano raccolte dalla buona Micheli dalle famiglie benestanti della città. Poscia le Maestre, piene di carità e di zelo, indirizzavano alle loro case quelle povere ragazze, meno di quelle, che dovessero essere trattenute per bisogno di pulizia personale, e così le pettinavano e le mondavano da moltissimi insetti, da cui venivano tormentate, ed altre medicavano piaghe e mali che avevano specialmente in testa. Le ascoltavano poi per conoscere i pericoli ed i bisogni delle loro famiglie, e durante la settimana procuravano di soccorrerle, accattando qualche cosa di vesti, panni ecc. Per quelle fanciulle, che vivevano assolutamente nel peccato, la buona Micheli, con indefessa premura, procurava ricercare qualche sussidio per poi ricoverarle in casa sua. Anche le sue compagne si davano attorno a raccogliere qualche cosa dalla carità cittadina per vestirle, specialmente quando le fanciulle dovevano fare la prima Comunione…” (Cronaca della Congregazione manoscritta (inedita), fasc. I; anche in: Parma D. Giuseppe, Vita di Mons. Agostino Chieppi, fondatore delle Piccole Figlie dei SS. CC., Parma: Tip. Fresching, 1923, pp. 116-21).
Un altro ricordo ci è pervenuto grazie alle bellissima letteratura di Don Giuseppe Parma, biografo di Agostino Chieppi e Assistente Ecclesiastico della Congregazione, ricordo che traccia le linee essenziali per comprendere il momento in cui nacquero le Piccole Figlie: “ La mattina del Venerdì S. 1865 (14 Aprile) nell’ora in cui la Chiesa commemora la Morte del Signore, e le anime sentono come internamente rinnovarsi ed infondersi nuovo fuoco di vita spirituale, quelle cinque Pie Donne, dopo le funzioni rituali, si sono date convegno, e col cuore aperto, e con tutta l’anima, a capo il Degnissimo Sacerdote D. Agostino, in quella medesima Chiesa di S. Rocco, in quel solenne silenzio, senza nessun testimonio, senza che anima viva ne abbia un sentore, innanzi al Tabernacolo Santo, che tanti voti e tante loro preci ha già raccolto e che infonde una sicurezza, la quale fa meraviglia a loro stessi, quelle cinque Pie Donne fanno un patto, in povertà e castità, di raccogliersi in pia associazione, per ora non in comunità, e giurano di mantenere la loro parola agli scopi dell’ubbidienza a Colui, che ormai non soltanto avrà le cure per le loro anime e della loro organizzazione, ma ne assumerà la vera e propria Paternità ed il nome dolce di Padre…” (Parma D. Giuseppe, Vita di Mons. Agostino Chieppi, fondatore delle Piccole Figlie dei SS. CC., Parma: Tip. Fresching, 1923, pp. 116).
Scrisse il Venerabile Agostino Chieppi in una lettera ad Anna, con lo scopo di infondere il carattere che desiderava vedere nelle sue Figlie: “Se io potessi stamparlo a tutte sul cuore questo caro nome «umiltà» io sarei il più contento della terra”

Nel 1869 Anna Micheli riunisce nella Casa di Piazzale S. Apollonia in Parma le sue consorelle, che sino ad allora vivevano ancora nelle rispettive famiglie, dando alla luce la prima Comunità della Congregazione. “Stavano per scoccare due anni dalla fondazione di quella prima comunità religioso – apostolica quando il Signore chiese una dolorosa prova: l’interruzione del cammino terreno, in breve giro di giorni, di Anna Micheli…
Una comune circostanza: una grave polmonite, contratta per essersi affaticata troppo nel curare una fanciulla e per essersi spogliata dei suoi abiti per un’altra bambina priva di tutto. Era il disegno di Dio che si attuava: la prima Piccola Figlia, proprio la Confondatrice, doveva essere vittima della carità. L’offerta di tutta se stessa a Dio era già stata fatta nel giorno dell’emissione dei voti… offrirsi vittima per una fanciulla che si trovava in grave pericolo morale. L’offerta fu accolta dal Signore: la giovinetta fu salva e Madre Anna Micheli, a quarantatre anni, passò a consumare le nozze eterne” (Madre Anna Micheli: La Congregazione delle Piccole Figlie dei SS. Cuori di Gesù e di Maria nel centenario della morte della Confondatrice, [a cura delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria], [S. l.: s. n.], 1971, pp. 22-23).
Era il 23 Marzo 1871. Sulla sua tomba il Venerabile Agostino Chieppi scrisse: Ad Anna Micheli / nata il 10 febbraio 1828 / rapita il 23 marzo 1871 / eterna pace / la sua morte / preziosa al cospetto di Dio / a quanti la conobbero fu amara / adorna d’ogni bella virtù, sfavillava di carità ardente / al tutto di sé dimentica / le fanciulle più povere le furon sempre / cura delizia e gloria / le compagne / nella sua opera d’amore / posero questa memoria / inconsolabili.

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BEATA EUGENIA PICCO

 

Eugenia Picco nasce a Crescenzago (Milano) l'8 novembre 1867. Il padre Giuseppe, non vedente, fu un rinomato musicista e concertista, la madre Adelaide Del Corno era una persona attratta dalla mondanità che mirava ad un’esistenza agiata, grazie ai successi del marito. A causa delle lunghe tournées dei genitori, Eugenia era stata affidata dal padre alle cure dei nonni paterni e gli unici momenti d'incontro erano le pause tra una tournée e l'altra. Da una tournée dei due negli Stati Uniti ritornò sola Adelaide ed Eugenia non saprà mai nulla del destino del genitore misteriosamente scomparso. La madre dopo poco cominciò a convivere con tale Basilio Recalcati, con il quale in seguito avrà altri figli, costringendo Eugenia a lasciare i nonni per vivere con lei e con il suo nuovo compagno, trasferendosi a Milano.
Eugenia fu costretta a crescere in un ambiente irreligioso e dalla dubbia moralità, dovendo confrontarsi con le ambizioni mondane di Adelaide che la voleva a tutti i costi artista di rilievo. A ciò si deve aggiungere il comportamento del Recalcati che la fa vittima di particolari attenzioni, infastidendola in modo pressante. La giovane iniziò a frequentare l’oratorio delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di via Parini a Milano e senza avere, al momento, una profonda conoscenza di Dio “…Si rifugiava nella basilica di Sant’Ambrogio, nella quale avvertiva qualcosa di arcano che sin da piccola l’aveva spinta a promettere qualcosa certamente di ispirato, anche se ancora non pienamente compreso...” (Lentini G., Eugenia Picco: sarò come tu mi vuoi, p.25).
Nel maggio 1886, ricevette la chiamata alla santità: “Un episodio da essa narrato già lascia intravedere qualche spiraglio della sua futura esperienza mistica. Straziata per le continue provocazioni al male che le giungevano da quel rischioso ambiente, una sera, ritiratasi in camera, sola e affranta dal dolore, si buttò in ginocchio invocando l’aiuto del Signore” (Vacca M, Una medaglia trovata per strada, p.5).
Davanti ad un’immagine, la cui raffigurazione non è nota, Eugenia scrive:“ Che facessi e che avvenne non so dire. Questo ricordo: si staccò dal quadro una striscia di luce (quasi una lama di uno stile) e si lanciò colpendo il mio cuore con un dolore acuto, come provenisse da una ferita prodotta da una punta. Di qui tutto. Quella punta mi cambiò. Non ero più quella. Luce e forza. Il mio Dio mi colpì. Maria vinse la causa. Mi sentii totalmente mutata…dall’istante stesso del fatto, il mio spirito si ritrovò mutato, leggero, forte, sembrò rinato innocente” (Picco E., Relazione al Direttore spirituale, 15.12.1909, in: Scritti, Vol. I, p.11-12).
In proposito il Teologo Censore P. Alessio Benigar, ofm: “Dagli effetti buoni che sperimentò la Serva di Dio io, se fossi stato il suo Direttore spirituale, avrei concluso che nel caso in questione non si tratta di un’illusione…ma di una speciale azione di Dio stesso, forse dell’infusione dell’amore, che chiamerei carismatico, giacché da quel momento nella Serva di Dio si accese quell’amore verso Gesù Sacramentato che contraddistinse spiccatamente la sua vita” (Benigar A., Votum, Positio super virtutibus , 6c, p.28; cfr. Ferrari F., L’esperienza cristiana di Agostino Chieppi, p.23).
“Quella sera iniziò per Eugenia un itinerario ascetico e mistico che la portò sino alle nozze mistiche e all’esercizio delle virtù in un grado che oggi la Chiesa ha giudicato eroico” (Lentini G., Agostino Chieppi: portatore di Cristo, p.431).
Era chiaro che la vita religiosa avrebbe rappresentato l’imminente futuro di E. La soluzione più ovvia era di entrare tra le Orsoline (il cui Noviziato era a Milano), ma ciò avrebbe significato rimanere nel Capoluogo lombardo, ambiente dal quale Eugenia doveva e voleva assolutamente allontanarsi.
La scelta ricadde sulla Congregazione delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria: “…la congregazione delle Piccole Figlie dei Cuori di Gesù e Maria, fondata da appena vent’anni a Parma, era molto conosciuta ed apprezzata dalle buone Orsoline di Milano che avevano dimestichezza con il Fondatore, monsignor Agostino Chieppi, sia perché la loro Casa madre era pure a Parma sia perché il sant’uomo, oratore di vaglia, a volte veniva a Milano a predicare…” (Lentini G., Eugenia Picco: sarò come tu mi vuoi, p.31).
Eugenia lasciò Milano di nascosto, causa l’opposizione della madre e del convivente, e partì per Parma dove fu accolta dalle Chieppine (altro nome con il quale sono conosciute le Piccole Figlie, dal nome del Padre Fondatore, il Venerabile Agostino Chieppi) il 31 Agosto 1887.
Il 26 agosto 1888 ha inizio il noviziato con la consegna della medaglia benedetta dalle mani del Fondatore; medaglia che scopre essere molto simile ad una trovata da lei stessa poco tempo prima a Milano, raffigurante i Sacri Cuori di Gesù e Maria. E. raccontò in proposito: “Gesù mi fece trovare per strada una medaglia coi Sacri Cuori di Gesù e Maria, uguale a quella che allora portavano le novizie delle Piccole Figlie dei Cuori di Gesù e di Maria. Fu un segno che mi voleva qui, in questa congregazione? Sino allora non tenevo nulla di sacro addosso” (Lentini G., Eugenia Picco: sarò come tu mi vuoi, p.30-31).
Il 10 giugno 1891 emette la prima professione religiosa e riceve, dal Venerabile Agostino Chieppi, l’anello, “segno della triplice promessa di castità, povertà e obbedienza” (Piccole Figlie, Eugenia Picco: Beatificazione 7 Ottobre 2001, p.5).
Il 1 giugno 1894 “Sr. Eugenia Picco emette pubblicamente i suoi Voti Perpetui” (Conforti G. M., Le Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, p.89).
Si donò alle allieve del Convitto insegnando loro il francese, musica e canto e alle novizie come maestra distinguendosi per il suo essere umile: “La sua incredibile umiltà colpiva gli animi, tanto che, a volte, qualcuno particolarmente impertinente si divertiva a provocarla, senza mai riuscire a scomporla o a ferirla…a suor Eugenia importava solamente vivere il Vangelo come ultima fra gli ultimi” ( Cappucciati R., Eugenia Picco: come vuole l’Amore, p.45).
Le caratteristiche di religiosa saggia e prudente unite alla eccezionale diligenza nelle piccole cose, la portarono ad assumere le cariche di consigliera, di bibliotecaria e archivista, di segretaria e nel giugno 1911 di Superiora generale, rimanendo in carica fino alla morte.
Il suo fu un governo che può definirsi illuminato, diede un ordine definitivo alle Costituzioni e alle Regole dell’Istituto, fedelmente a quanto trasmesso dal Padre Fondatore.
In letteratura lascia ai posteri Scritti inediti come Diario e Lettere al Direttore spirituale, Lettere alle Suore, Scritti Vari e il fondamentale Biografia di Mons. A. Chieppi: compilata sui documenti; ma è nel Diario che redasse dal 1909 al 1921 “in cui espresse il suo straordinario itinerario spirituale. Era in continuo colloquio con Gesù…sentì forte il bisogno di trasformare la sua esistenza in una eucaristia permanente. […] Siamo ai più alti gradi della mistica. Fu dono immenso, concessole dallo Spirito!” (Vacca M, Una medaglia trovata per strada, p. 14).
La sua carità a servizio dei deboli, poveri, emarginati, fanciulli ebbe modo di manifestarsi ancor di più durante la I Guerra Mondiale facendosi rifugio dei bisogni per il corpo e per l’anima del prossimo; una carità che trova una ragione nel suo sconfinato amore per Gesù Sacramentato: “Tabernacolo Santo, anticamera della patria eterna” ( Picco E., Diario. cfr. Brizzolara P., La sorella del pane, p.4).
Di cagionevole salute, Le fu diagnosticata anche un’artosinovite all’articolazione tibio-tarsica con febbre che la porterà, nel 1919 all’amputazione dell’arto inferiore destro.
Il 7 settembre 1921 “Dopo una lunga e dolorosa agonia, iniziata alle 5.45 del mattino e durata fino alle 4 del pomeriggio, Madre Anna Eugenia Picco, Terza Superiora Generale delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori, rende la sua anima a Dio in Casa Madre” (Conforti G. M., Le Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, p. 99) nello stesso giorno e mese in cui, nel 1891, lasciò la vita terrena il Padre Fondatore, Venerabile Agostino Chieppi.
Dal 15 settembre 1945 al 30 novembre 1946 si svolse il Processo ordinario informativo; la Causa avanzò e nel 1989, definito l’esercizio eroico delle virtù, fu dichiarata Venerabile. Il 20 dicembre 1999 si pubblicò e riportò negli Atti della Congregazione delle Cause dei Santi, il Decreto sul miracolo attribuito all’intercessione di Eugenia a favore di Camillo Talubingi Kingombe di Uvira (ex Zaire) avvenuto il 25 agosto 1992 guarito, in modo veloce e completo, miracolosamente.
Il 7 ottobre 2001 Papa Giovanni Paolo II la proclama Beata.

 

Dello stesso Autore:

 

- Il Venerabile Agostino Chieppi

 

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