Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

RELIQUIE E CORPI SANTI VII

 

 

 

 

 

SANTA CASILDA

Casilda da Toledo, santa dell'XI secolo. Di lei si parla solo dopo molti secoli dopo la sua morte, nella Diocesi di Toledo e Burgos.

Pare fosse una giovane islamica, per alcuni forse figlia dell'emiro di Toledo al-Mamun, per altri del governatore di Cuenca, Ben Cannon, mentre Toledo, a quel tempo, era capitale religiosa della Spagna islamica.
Era una ragazza generosa che aiutava i cristiani prigionieri ed un giorno venne trovata mentre portava ad essi dei viveri ma quando la perquisirono, neò suo grembiule, si trovarono solo delle rose.
Successivamente la ragazza venne colpita da una malattia sconosciuta che nessun medico riusciva a curare ed i suoi amici cristiani le suggerirono di bagnarsi nelle acque della fonte di San Vincenzo, dove spesso i malati prodigioisamente guarivano.

Quell'acqua la guarì e Casilda decise di aderire al Cristianesimo e, ricevuto il battesimo, si ritirò in un luogo desertico, vicino alla fonte che poi prese il suo nome.
Si narra che morì in tarda età, non si sa bene la data, proprio là, dopo aver fatto tanti miracoli. Il suo corpo venne sepolto nella chiesa di san Vincenzo.
Nel 1759 le sue reliquie vennero portate in un altro santuario.
Nei quadri a lei dedicati da grandi pittori, come ad.es. Murillo, viene rappresentata con vesti fastose, tipiche del secolo in cui era vissuta.

E' molto venerata, specie in Spagna. La sua festa è ricordata il 9 aprile. La chiesa a lei intitolata, che si trova a a Briviesca, a cui è annesso un ospedale, è molto visitata.

PREGHIERA

 

Ci rivolgiamo a Te, o Padre, sorgente della vita e della gioia, e per intercessione della giovane vergine Santa Casilda sempre pronta a soccorrere i poveri e gli infelici, ti chiediamo con fiducia questa grazia...(esprimere l´intenzione per la quale si chiede la grazia).
Il tuo amore onnipotente esaudisca la nostra preghiera e ci renda forti nei momenti della prova e della tribolazione,  perché  possiamo  essere  segno per i  fratelli di costante fedeltà a Te e al tuo figlio Gesù che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

SANTA CELERINA

 

Nella Basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio, di Capodimonte, a Napoli, realizzata presso le Catacombe di san Gennaro, a Napoli, fortemente voluta, nella prima metà del XX secolo, dalla Serva di Dio suor Maria di Gesù Landi e sovvenzionata dalla Nobiltà Napoletana e da alcuni alti prelati, realizzata dell’architetto Vincenzo Veccia, si trovano le reliquie di Santa Celerina.

Dietro i piloni della Crociera, si aprono tre absidi semicircolari, la prima dedicata a santa Govanna d’Arco, la terza dedicata a Papa Pio X, la seconda cappella, dedicata a santa Celerina, vergine e martire, il cui corpo è composto in un’urna di vetro sotto l’altare. Probabilmente proviene dalle catacombe romane di S. Ciriaco. La sua festa è il 3 febbraio.



Nella Basilica c'è un quadro della Madonna, appumto del Buon Consiglio, che sembra essere miracoloso ed aver sconfitto un'epidemia di peste e i resti di pietre, cenere e lapilli che aveva coperto Napoli dopo l'eruzione del Vesuvio nel 1906.

 

PREGHIERA

 

L'intercessione di Santa Celerina Vergine e martire, ci ottenga, o Signore, grazia e perdono, giacchè essa vi fu sempre grata per la sua castità e per aver riconosciuta la potenza dela Tua grazia.

 

 

SANTA CELESTINA

La Badia Nuova è una chiesa di  Alcamo, in provincia di Trapani. con annesso monastero di san Francesco di Paola.

La chiesa venne fondata nel 1531, mentre più avanti venne realizzato il monastero che, soppresso nel 1866, poi riaperto e ristrutturato.

 

Nel 1567 suor Margherita De Montesa, con quattro consorelle, dal monastero del Santissimo Salvatore si trasferì qui, diventandone la prima badessa. In seguito, per le leggi del 1866, il monastero lasciò una parte del monastero cedendola ad una scuola tecnica, poi ad una scuola di avviamento professionale e quindi ad una scuola elementare.
Alcuni di questi locali sono ora utilizzati da alcune associazioni.

Le suore, che seguono il carisma dell' "ora et labora", vivono la loro giornata nella preghiera e nel lavoro: durante il giorno si dedicano ai lavori nell'orto e nelle "officine del monastero" in cui si eseguono: lavori di taglio e cucito, a maglia, ricamo, restauro di oggetti sacri, dolci, ghirlande di fiori smaltate, vino dei vigneti.

Le monache, che tempo fa assistevano alla Messa da dietro le grate poste in alto, ora tutte le mattine sono in chiesa.

Sono inoltre impegnate nella liturgia delle ore, dell'opus Dei e della Lectio Divina, a cui i fedeli possono partecipare su richiesta.

All'interno sono conservate alcune tele e statue settecentesche e la teca contenente il corpo di Santa Celestina si trova nel secondo altare di destra.

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Una curiosità -

Un'altra Santa Celestina Martire, romana (230-40 - 253-260), viene venerata, come Patrona, a San Marcello Pistoiese, l'8 settembre.

Nel 1731 i padri Leonardo da Porto Maurizio, diventato poi santo,  e Antonio da Bologna rivolsero a Papa Clemente XII la richiesta di un "corpo santo" per il loro paese, San Marcello.

Sarà il corpo di una martire romana, proveniente da una catacomba romana, senza nome, che verrà definita Celestina o abitatrice del cielo. Il corpo venne deposto sotto l'altare maggiore.

Era una giovane romana vissuta sotto Valeriano imperatore che aiutava i cristiani perseguitati e dava sepoltura a quelli già martirizzati. Divenne oggetto, anch'essa della persecuzione ed il suo corpo venne ritrovato nel cimitero di santa Ciriaca. Probabilmente aveva solo 21 anni.
Il suo corpo venne, dunque, portato, con varie deviazioni, a S. Marcello Pistoiese, pe la deposizione nella Chiesa parrocchiale. L'8 settembre di ogni anno, in questo paese toscano, ha luogo il lancio di una mongolfiera, proprio in onore della santa, che in alto poi si squarcerà.

Il pallone è alto 15 metri, formato da 24 spicchi di carta bianchi, rossi e verdi incollati insieme e decorati da gale tricolori e azzurre, ha una circonferenza di 30 metri e un peso di circa 100 chili. La tradizione vuole che, come riferimento, deve essere preso il campanile della chiesa del paese: se viene superato dal pallone sarà un anno fortunato per tutta la montagna, altrimenti no.


Probabilmente il primo aerostato lanciato in alto, risale al 1838, quando la famiglia Cini - proprietaria della cartiera a La Lima – festeggiò la medaglia d'oro ricevuta alla prima esposizione dei prodotti delle manifatture toscane organizzata dall'Accademia dei Georgofili.

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Vetrata con Santa Celestina e San Marcello I, Papa

PREGHIERA


Dio, onnipotente ed eterno, che scegli le creature miti e deboli per confondere le potenze del mondo, concedi a noi, per intercessione della Martire Santa Celestina, di imitare la sua costanza eroica nella Fede. Amen.

 

 

SANTA GIUSTA

Santa Giusta è venerata nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo di Boves, nella terza cappella di destra della chiesa, che, all'arrivo del suo corpo era stata ricostruita, per accogliere degnamente le sue reliquie, posizionate come base dell'altare a lei dedicato, realizzata in legno dorato, cristallo e vetro. Ora, esse si trovano in un locale annesso alla sacrestia.
Sull'altare si trova una tela con santa Giusta martire, rappresentante la santa con, sullo sfondo, a sinistra, il martirio della giovane, sotto la protezione della Madonna col Bambino e due angioletti. il dipinto fu realizzato o al 1680) dal pittore Lorenzo Gastaldi, che realizzò per questa chiesa altre pale d'altare.

Le sue reliquie provenivano dal cimitero di San Callisto di Roma ed arrivarono a Boves durante il 1680.

Pare fosse originaria di Siviglia e l’iconografia è quella di una fanciulla dai capelli lunghi sciolti sulle spalle, vestita con abito bianco e rosso, secondo i colori della purezza e del martirio.

Le reliquie di santa Giusta vennero prelevate dalle catacombe romane (cimitero di San Callisto), ma nulla si sa di preciso in merito alla figura di questa santa.

Nella chiesa è anche presente un  dipinto che raffigura Santa Giusta, opera di Lorenzo Gastaldi (1680 ca.) e una statua in cera ornata di vesti di seta, allungata in posizione dormiente  in cui sono inserite le reliquie della santa martire, custodite in una teca in legno dorato e vetro. Festa della santa: terza domenica di luglio.

 

PREGHIERA

 

O Signore, che Ti compiaci della venerazione tributata ai tuoi martiri, concedi che per i meriti e l'intercessione di-Santa Giusta, di cui ti furono care la vita e la morte gloriosa, possiamo meritare le grazie temporali e spirituali necessarie a conseguire l'eterna beatitudine. Amen.

 

 

SANTA SABAZIA

A Napoli, vicino alla Porta San Gennaro, c'è la chiesa del Gesù delle Monache.
Questo monastero fu attivo già nel XV secolo, grazie anche alle cospicue donazioni della regina Giovanna II, che aiutarono ad ampliarne la struttura ed in seguito da parte della regina Giovanna III, moglie di Re Ferrante I d’Aragona, e la figlia Giovanna IV che attrezzarono il monastero come sede per i defunti della famiglia reale, a mò di pantheon per la loro dinastia.
Però, conclusosi il regno aragonese, il monastero (dedicato nel 1527 a Santa Maria del Gesù) non ebbe più finanziamenti, ma, nel 1582 fu però possibile ricostruire la chiesa, grazie all’interessamento di Lucrezia Dentice e della famiglia Montalto.
Verso la fine del XVII secolo, l’edificio venne restaurato in stile barocco, e nel 1862, la chiesa di San Giovanni in Porta, attigua al monastero, venne distrutta e la sua denominazione passò alla chiesa del Gesù delle Monache, dando vita così alla parrocchia di San Giovanni Evangelista.
La parte anteriore della chiesa, di stile tardo-rinascimentale, ha delle edicole in cui ci sono statue di Santi, mentre l’ingresso presenta un maestoso portale in legno intagliato del Cinquecento.

PREGHIERA


O gloriosa Santa Sabazia che con coraggio donasti la vita per testimoniare la Fede nel Cristo risorto, ottienici dal Signore di essere come te coerenti nella nostra vita cristiana e di impegnarci ogni giorno nella conversione del cuore, per divenire autentici costruttori del Regno di Dio. Amen.

 

 

SANTA VINCENZA, VERGINE E MARTIRE

La Chiesa, probabilmente del 1250, intitolata ai Santi Filippo e Giacomo e Convento di S. Agostino, risalente al XV sec., nel corso del tempo ebbe diverse modifiche, negli anni ’60\70 è stata sede della parrocchia della Catena e negli anni '90 sede temporanea della parrocchia Madrice.
In questi ultimi anni, restaurata e riportata all’antico splendore, la chiesa ospita il Museo degli argenti e dei Paramenti Sacri.

Al centro della chiesa, un ampio coro e un altare ligneo con sotto l’urna della martire S. Vincenza e in alto, vari, apprezzabili quadri dei Santi Filippo e Giacomo, l’altare della Madonna del Soccorso, una tela di S. Nicola da Tolentino, una con la Madonna della Cintura, una dell'Addolorata ed una statua di S. Luca. Inoltre, una statua di S. Rita una tela di S. Agostino, una della Crocifissione ed un monumento funebre.
La chiesa ha altre ampie cripte che venivano utilizzate per la sepolture dei religiosi. Il complesso del convento oggi è sede di alcuni uffici comunali.. 

PREGHIERA

Donaci, Signore, la Tua Misericordia, per intercessione di Santa Vincenza, che risplende nella Chiesa, per la gloria della verginità e del martirio e concedi anhe a noi, per Sua intercessione, di testimoniare in vita e in morte la Fede del nostro Battesimo. Amen.

 

 

SANTA VIRGINIA, VERGINE E MARTIRE

 

Le Reliquie di S. Virginia V. e M., che si conservano in questa chiesa di Baggiovara, furono scoperte nel 1794 nel Cimitero dei Santi Pietro e Marcellino a Tor Pignatara in Roma, entro urna di marmo pellegrino, portante un'iscrizione col Nome della Santa.

Nulla si sa del genere di martirio da essa subito; da frammenti di un tessuto d'oro scoperti negli avanzi delle vesti, si arguisce la nobile condizione della giovinetta, che dai periti si giudica aver avuto circa diciassette anni d'età.

I sacri Resti furono a quel tempo estratti dall' urna e portati alla Custodia delle SS. Reliquie che si trova presso l'Em.mo Vicario in Roma. Oltre le S. Ossa e la bella e lunga capigliatura aderente al cranio, si conservavano pure le carni e le vesti, ridotte però in minuzzoli, che furono custodite in due capaci vasi di cristallo.

Nel 1838 S. Em. il Cardinal Vicario Principe Carlo Odescalchi fece dono del S. Corpo a Sua Ecc. Mons. Luigi Reggianini Vescovo di Modena, il quale fece fare da un celebre artista romano una statua in cera, e sotto i suoi occhi volle vi fossero internamente accomodate le S. Ossa, e riposte le carni e le vesti in quattro bei vasi di cristallo ornati d'argento.
Mons. Reggianini trasportò quindi le insigni Reliquie da Roma a Modena, e ne fece dono alla piissima Arciduchessa Maria Beatrice Principessa di Savoia Duchessa di Modena, che le collocò sotto l'Altare della sua Cappella privata, dopo averle preziosamente rivestite e deposte nell'urna ove presentemente si trovano.

Nell'anno 1859 i Duchi di Modena, costretti a fuggire dalla loro città, lasciarono le SS. Reliquie al Monastero delle Religiose della Visitazione di S. Maria da loro fondato, le quali le custodiscono attualmente con profonda devozione sotto l'Altare della loro Cappella. I quattro vasi però sono conservati nell'interno del Monastero, mentre nell'urna si venera il piccolo vasetto di vetro con il sangue disseccato, come fu trovato nel 1794.
La festa della Santa Martire si celebra il giorno 17 luglio.

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Altre reliquie di una Santa Virginia si trovano a Barbaiana - Varese

 

Santa Virginia (II secolo – Roma, tra il 160 e il 180) fu una giovane cristiana martirizzata durante le persecuzioni nel II secolo; è venerata come santa dalla Chiesa cattolica.

 

Subì il martirio all'età di circa 12 anni, durante il regno dell'imperatore Marco Aurelio (160-180 d.C.).

Il suo corpo venne ritrovato nelle catacombe di Priscilla.

I suoi resti giunsero a Barbaiana, attualmente in provincia di Milano, nell'agosto del 1662.

La consegna dei resti della santa a Barbaiana, è attestata da una bolla del papa Alessandro VII, datata 14 marzo 1665, in cui la custodia del corpo viene assegnata alla parrocchia di San Bernardo, dove la bolla è tuttora conservata.

Una successiva bolla, emessa da papa Leone XII, del 19 giugno 1893, concede l'indulgenza plenaria per sette anni a tutti i fedeli che si recano in pellegrinaggio alla parrocchia di San Bernando in occasione della ricorrenza della festa della santa, tradizionalmente fissata nella terza domenica di settembre.

Il corpo è attualmente racchiuso in una statua di cera conservata in una teca di cristallo e argento, che durante la festa della Santa viene esposta al pubblico dopo essere stata portata in processione.

PREGHIERA A SANTA VIRGINIA

 

O invitta Martire di Gesù Cristo, Santa Virginia, che sigillasticon il tuo sangue la professione della santa fede, e che per una speciale disposizione di Dio sei venuta fra noi, facci sentire i benefici effetti della tua presenza e della tua particolare protezione.
L'ardore della tua carità ci scaldi di amore per Dio, e ci renda generosi nei nostri sacrifici: la fermezza della tua fede ci faccia superiori alle pene di questo misero esilio, riguardando, come te, ai premi eterni che ci aspettano in cielo.
Amen.

Pater, Ave, Gloria

 

 

SANTA CATERINA DE' RICCI

Caterina (Alessandra Lucrezia Romola, chiamata Sandrina) de' Ricci, nata a Firenze il  23 aprile 1522 e morta a  Prato, il 2 febbraio 1590) s fu una religiosa, terziaria regolare domenicana presso il monastero di San Vincenzo Ferreri, a Prato, di cui fu anche priora e dove la comunità si ampliò di numero. Fu beatificata nel 1732 e proclamata santa da papa Benedetto XIV il 29 giugno 1746.

Poichè la madre era morta quando lei aveva 5 anni, suo padre la fece entrare nel vicino convento di Monticelli affinché potesse studiare, all'età di 6 anni e dopo poco tempo passato al di fuori del convento, all'età di 14 anni si fece domenicana nel monastero di San Vincenzo a Prato, dove visse tutta la sua vita, diventandone priora.
Fin dall'infanzia si diede a meditare la Passione di Cristo che diventerà il centro della sua vita spirituale.


Guardata con diffidenza dale consorella che nn sapevano discernere le sue grazie straordinarie, era ritenuta alquanto squilibrata ed in lei si alternavano fasi di malattie e di guarigioni altrettanto straordinarie. I tormenti fisici e morali le servirono da preparazione per prove ben più difficili, che saranno poi conosciute attraverso le rivelazioni fatte da Caterina alla maestra di noviziato, suor Maddalena Strozzi.

Nel febbraio del 1542, Caterina ebbe la sua prima estasi relativa alla Passione, fenomeno che avvenne per dodici anni: dal mezzogiorno dei giovedì alle ore 16 del venerdì, essa viveva le varie fasi del Calvario in comunione spirituale con la Vergine e, durante la settimana aveva, impressi nella carne, i segni di sofferenza. La notizia di questo fenomeno fu subito resa nota anche al di fuori del monastero e venne allertato anche il generale delI'Ordine, Alberto Las Casas.

Paolo III inviò là un cardinale per sotorre Caterina ad un esame, che ebbe esito positivo.
Intanto altri doni misitci le vennero concessi: Il 9 aprile 1542 l'anello dello sposalizio mistico, Il 14 dello stesso mese ebbe le stimmate, visibili sul suo corpo, rimasto ialterato; il Natale successivo le fu promessa una corona di spine, le cui punture la trafissero fino alla morte.
Nel corso del tempo ebbe altre visioni che la facevano meditare sullo stato delle anime, su quello della sua comunità e sulle condizioni della Chiesa, dilaniata a quel tempo dalla rivolta protestante, per cui sentiva l'invito che le rivolgeva Cristo a rendersi disponibile ad offrirsi per ottenere l'unità della Chiesa.

Arricchita da questi doni mistici, Caterina iniziò a scrivere lettere, come esperta di religione ed amministrazione, i suoi consigli erano ricercati ed ascoltati, e spesso le erano richieste anche preghiere. Ebbe interessanti scambi di lettere con tre futuri Papi:  Marcello II, Clemente VIII e Leone XI ed era spesso interpellata dai granduchi di Toscana ed altri nobili, come Filippo Salviati, grande benefattore di San Vincenzo e di future Sante e Santi, come Maria Maddalena de' Pazzi, san Filippo Neri, S. Carlo Borromeo, ecc.

La meditazione della Passione, fulcro della spiritualità di Caterina, fu espressa per la comunità con il Cantico della Passione, composto di versetti e diventato abituale nell'Ordine nei venerdì di Quaresima. Morì il 2 febbraio 1590 e l''Ordine Domenicano la ricorda il 4 febbraio.

Per tutta la vita conservò come preziose reliquie un dito di Girolamo Savonarola, il cerchio di ferro che ne aveva sostenuto il corpo sul rogo e un ritratto (ora al Museo di San Marco di Firenze) dipinto da fra Bartolomeo.
Leggeva spesso sue prediche e scritti, consigliandole a tutti, perchè facevano riflettere e spingevano alla meditazione.
Questa sua devozione rallentò il corso del processo della sua canonizzazione, ancora due secoli dopo, benchè questo sul culto era da definirsi privato e perchè, alla fine della sua vita, il Savonarola, aveva ricevuto i sacramenti della chiesa poco prima di morire, accettando l'indulgenza plenaria del Papa.

È patrona della congregazione delle suore domenicane di Upper Darby.

PREGHIERA

 

Oh Dio, Tu hai disposto che la vergine, Santa Caterina raggiungesse sublimi altezze nella contemplazione del Tuo Figlio Crocifisso.
Per sua intercessione, concedi a noi di meditare devotamente il mistero della Pasqua, sì da attingervi frutti sempre più abbondanti di salvezza.
Te lo chiediamo per Cristo, mostro Signore. Amen.

 

 

SANTA FELICITA

A Torino si venera una piccola reliquia del “corpo santo” di Santa Felicita, martire romana dei primi secoli, reliquia ottenuta grazie ad un intervento di una Felicita o Felicità di Casa Savoia. Quindi, non si tratta di un vero e proprio Corpo Santo
Essa, prelevata dalle catacombe, venne destinata a Torino, trovando degna sepoltura nella Chiesa del Real Convitto delle Vedove e Nubili, oggi diventato casa di cura privata.

 



Il 7 Marzo si commemorano le Sante Martiri Perpetua e Felicita.

Nell’anno 203, sotto l’impero di Settimio Severo, governatore africano, anticristiano ed antiebraico, a Cartagine, la giovane donna Tibia Perpetua, che aveva allora 22 anni e l’ancor più giovane  santa Felicita, in attesa avanzata di un figlio, vennero fatte prgioniere per appartenenza alla fede cristiana, come si faceva in quegli anni di persecuzione contro cristiani ed ebrei che venivano imprigionati e sottoposti a torture di ogni specie, che portavano per lo più alla morte dopo stenti e sofferenza.


In prigione, santa Perpetua scrisse dei diari, arrivati fino a noi, in cui narrava quello che avveniva di giorgno in giorno, con le sue impressioni, paure e in cui esaltava anche la figura della sua giovane amica, santa Felicita.
Esse vennero uccise in modo atroce, con intenti spettacolari per far gioire il pubblico pagano là raccolto ad assistere alla morte, che venne inflitta dalle aguzze corna di un toro inferocito.

 

Esse, tuttavia, dimostrarono fino alla fine una serenità impensabile, nell'accettazione di morire per il signore nostro Gesù Cristo, cercando sempre di tener fede al loro comportamento indomito. Perpetua era sposata ed aveva avuto un bambino, Felicita ne attendeva una quando era ststa catturata ma aveva partorito precocemente pur di non venir meno a quanto la aspettava.

Le due sante vengono ricordate nel corsodella liturgia pasquale. Ad esse ed ai loro compagni di prigionia e di martirio, venne dedicata, sul luogo dell loro sepoltura, una basilica, la Basilica Maiorum.

La figura di Santa Perpetua è stata evidenziata anche nei "Promessi sosi" dal Manzoni, che ne fà un personaggio dei suoi "Promessi sposi", e che pone a fianco di don Abbondio, che cura con amorevolezza. Da questa figura di donna, verrà fuori una categoria di cosiddette "perpetue", che si prenderanno cura dei sacerdoti, contribuendo al loro apostolato.
Durante l'epidemia di peste del 1632, santa Perpetua venne invocata e quasi subito la malattia cessò.

Le due sante vengono celebrate nel giorno della loro morte, insiema San Saturnino, San Revocado e San Secundolo.

PREGHIERA

 


O gloriosa Santa Felicita, che per la vostra viva fede meritaste dal buon Dio la grazia del martirio, otteneteci il divino aiuto per vincere ogni rispetto umano nel credere e professarci in faccia al mondo veri seguaci della cattolica Chiesa, che sola è maestra infallibile di verità e di virtù.
Gloria Patri.
O gloriosa Santa Felicita, che vedete quanto poco valga l’umana prudenza contro gli innumerevoli ostacoli all’eterna salute, deh! otteneteci la grazia, che rivolti alla santa stoltezza della Croce, apriamo il cuore a quella speranza, che unica e sola ci fa mirare con occhio sicuro al cielo.
Gloria Patri.
O gloriosa Santa Felicita, che vedete quante sollecitudini ed affetti legandoci alla terra, ne fanno perdere di vista il cielo, deh! otteneteci la grazia che crescendo ogni giorno più nell’amore di Dio, possiamo mandare innanzi quel corredo di buone opere, che ce ne assicuri l’eterno possesso.
Gloria Patri.

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Amen. O Dio, che hai sostenuto le sante martiri Perpetua e Felicita con la forza invincibile della tua carità e le hai rese intrepide di fronte ai persecutori, concedi anche a noi, per loro intercessione, di perseverare nella fede e di crescere nel tuo amore.

 

 

SANT'ERMETE



S. Ermete eremita, venerato a Rendinara (Aq) sarebbe stato un monaco. Purtroppo poco si sa di lui nemmeno l'epoca precisa in cui sia vissuto. Per un'incomprensibile sovrapposizione con sant'Ermete esorcista, martire della Mesia, viene ricordato nel Martirologio romano al 31 Dicembre da solo e il 4 gennaio coi sant' Aggeo e Caio.

 

Secondo la tradizione, il suo nome appare nel Martyrologium Hieronymianum, sarebbe stato un ricco liberto, forse di origini greche; morì martirizzato nel 120 a Roma e sepolto nel cimitero di Bassilla.

La sua esistenza sarebbe confermata dal fatto che il culto è molto antico. Nonostante ciò, i suoi Atti, inclusi in quelli di Papa Alessandro I, sono leggendari, affermando che Ermete venne martirizzato a Roma con i compagni e che furono tutti uccisi per ordine del giudice Aureliano.

 

Nel medioevo, il borgo di Roccarendinara, faceva parte, assieme ad altri comuni della cosiddetta "Retiaria". Appartenne alla famiglia Colonna fino all'abolizione dei feudi (1806) e, dopo l'ascesa di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat al trono di Napoli, il paese fu dichiarato "Comune riunito", incluso fino al 1816 a quello centrale di Balsorano, con San Giovanni Valle Roveto e Roccavivi.
Fino al 1831 Rendinara fece parte del comune centrale di Civita d'Antino e, dal 1831, del nuovo comune di Morino insieme a Grancia.

Nel 1915, con il terremoto della Marsica, in paese ci furono 72 vittime, il patrimonio architettonico di Rendinara subì gravissimi danni, ma riuscì a risollevarsi dalla tragedia, riuscendo a rimediare ai disastri, così come appare da un martirologio che ricorda sant'Ermete l'eremita ed esorcista, la cui santità è stata con ogni probabilità proclamata nella forma vox populi, vox Dei, anche se il Patrono originario della cittadina era san Giovanni Battista.collaborazionifolklore

Il santo sarebbe vissuto intorno al X-XI secolo, almeno stando ad una bolla trovata nell'urna alla ricognizione della salma, custodita all'interno della chiesa di San Giovanni Battista.
Venerato anche dai fedeli di Luco dei Marsi viene festeggiato annualmente il 9 luglio.

PREGHIERA

 

O Signore, cheTi compiacesti della contemplazione di sant'Ermete, concedi che per i suoi meiti possiamo rafforzare la nostra fede e meritare la Tua grazia. Amen.

 

 

SANT'EUSEBIO MARTIRE



Molto discusso, questo Corpo Santo conservato nella chiesa della Madonna del Popolo a Romagnano, antico borgo della Valsesia di cui è compatrono assieme a San Silvano, i cui resti giunti nel medioevo da Roma, sono venerati nella chiesa parrocchiale a lui dedicata.

Il Corpo di Sant'Eusebio venne donato a quella comunità nel 1660, da un religioso cappuccino, che l'aveva ricevuto da un suo confratello, che l'aveva ottenuto assieme ed altri corpi santi dal cardinal vicario della città di Roma, dalle catacombe di Calepodio. Il martire era stato ucciso, secondo la passio, con i compagni Ponziano, Vincenzo e Pellegrino, al tempo dell’imperatore Commodo (180 – 192) e i loro corpi erano stati deposti in una catacomba tra la Via Aurelia e la Via Trionfale al sesto miglio dalle mura della città.

Considerando, però, che nella basilica romana di San Lorenzo in Lucina, una lapide ricorda la presenza di reliquie di questi martiri, Eusebio, Ponziano, Vincenzo e Pellegrino, all’interno dell’altare consacrato nel 1196 da papa Celestino III, così come Adone, e che nella seconda redazione del suo Martirologio, si riporta l’indicazione di una traslazione di reliquie dei Santi Eusebio e Ponziano, avvenuta nell’865, in Francia a Vézelay e a Pothieres, e, calcolando inoltre che dello scheletro custodito nella chiesa della Madonna del Popolo a Romagnano, sono presenti la maggior parte delle ossa, la sua identificazione con il santo martire del 25 agosto risulta ulteriormente problematica. E, infatti, più probabile, che le sue eventuali autentiche reliquie siano state traslate dalla catacomba che le ospitava molto prima dei recuperi effetuati nel 1600.

Comunque, i resti del corpo di cui parliamo, vennero collocati in tre cassette di legno, con i sigilli di uno dei tanti prelati del Vicariato di Roma che si occupava della distribuzione dei corpi santi; altre ricognizioni vennero compiute ancora a Roma e documentate, nel novembre 1658, per ulteriore garanzia d’autenticità prima della partenza delle reliquie per Novara.

Nell’atto di riconoscimento, del 26 settembre 1659, risulta che là giunsero due dei tre corpi, quello di Eusebio e quello di Celestino che, attentamente controllati dal vicario generale della diocesi, furono consegnati al padre Giovanni Battista Romano che nel 1660, trasmise le reliquie a padre Castello: Eusebio venne destinato alla chiesa di Romagnano, mentre Celestino a quella di Borgosesia.

Nel convento dei Cappuccini, il corpo di Eusebio fu oggetto di nuova ed attenta ricognizione, alla presenza del Vicario Foraneo, del parroco del luogo, del padre Guardiano del convento, di padre Alberto da Milano ed altri testimoni, che ricostruirono, con la documentazione allegata, tutti i passaggi della reliquia dal suo recupero dalla catacomba al suo arrivo a Romagnano.

Dopo questo lungo iter, burocratico-religioso, i resti furono consegnati a padre Domenico di Milano, che li ricompose nell’urna che gli era stata destinata.

La traslazione del corpo di Eusebio alla chiesa della Madonna del Popolo, avvenne nel 1661, ma solo nell' 11 agosto 1709 ci sarà la consacrazione di un altare dedicato al “santo”, in cui verrà collocata l'urna, dopo la processione per le vie del borgo.
La chiesa in questione custodiva già importanti reliquie di San Silvano martire. La venerazione verso il nuovo santo fu subito molto sentita. Vanno ricordati i trasporti dell’urna in occasione di particolari bisogni o calamità pubbliche, durante le guerre, pestilenze o siccità; inoltre nel 1738 era stata concessa, una particolare indulgenza di cento giorni a chi si fosse recato a pregare le reliquie di Eusebio nei giorni di domenica, mercoledì e venerdì, oltre che il 25 agosto, giorno della memoria.

PREGHIERA

 

O glorioso santo, protettore di intercessioni, a Voi ricorriamo fiduciosi del vostro aiuto. Fortificateci nella fede e nella fedeltà alla santa legge di Dio. Accrescete nei sacerdoti l'amore della loro santificazione e della nostra salvezza. Benedite i nostri bambinii e ottenete da Dio che fiorisca in molti di essi la vocazione sacerdotale e religiosa. Fate che ritornino alla Fede ed alla pratica di essa quanti se ne sono allontanati. Rendete sante le famiglie e pura la gioventù. Liberateci da ogni pericolo e flagello materiale e spiriituale. Otteneteci, infine, che tutti possiamo raggiungere, dopo la nostra morte, il Santo Paradiso, per cantare con Voi le glorie e le misericordie di Dio per tutta l'eternità. Così sia.

 

 

SANTI EMITERIO E CHELIDONIO

I Santi Martiri Cheledonio ed Emeterio, morti a Calahorra il 3 marzo 298, erano militari spagnoli che vennero decapitati.

Prestavano servizio militare a La Rioja, Spagna, verso la fine del III secolo.
Imprigionati nella cosiddetta Casa Santa e richiesti di rinunciare alla loro fede o alla carriera militare, vennero prima torturati e poi decapitati sulla riva del fiume Cidacos, fuori della città di Calahorra, là dove, molto più tardi, venne costruita l'attuale cattedrale.

Sembra che le loro teste arrivarono, a mezzo di una barca di pietra, nella città di Santander, accolte da una comunità di monaci là presente, che le custodirono per proteggerle dall'invasione musulmana, quando questa giunse fino alla zona della valle dell' Ebro.

Oggi le loro due teste sono custodite presso la cattedrale di Santander, poi costruita sulla vecchia abbazia dai tempi di Alfonso II delle Asturie.

Il resto dei loro corpi è venerato, invece, nella Cattedrale di Calahorra, di cui sono Patroni, e vengono portati in processione per le vie ogni 3 marzo, 15 maggio e 31 agosto.

Sono patroni anche di Santander e di altri comuni.

Sono stati definiti protettori di Calahorra e celebrati da Prudenzio, poeta ed asceta spagnolo, nato in quella città, che parla del luogo in cui era avvenuta la loro morte per martirio.

PREGHIERA

 

 

O gloriosi Santi che testimoniaste col sangue la fede che aveste in Cristo, alla vostra potente intercessione con fiducia noi ricorriamo. Otteneteci dal Signore fede ferma ed operosa, carità ardente, zelo per la gloria di Dio e per il bene dei nostri fratelli. Illuminate la mente e dirigete la mano di chi ha cura della nostra anima e del nostro corpo. Otteneteci ancora che - dopo una vita cristianamente vissuta - possiamo conseguire il dono della perseveranza finale, che ci congiunga a voi e a tutti i Beati nell'eterna visione di Dio. Così sia.

 

 

SANT'ONORATO MARTIRE

 

Tra storia sacra e storia profana, a Caltabellotta, in provincia di Agrigento, si trova il Corpo Santo di Sant'Onorato, che sembra esser stato decapitato proprio vicino alla antica chiesa e questo fà pensare ad un martirio.

Le reliquie sono state raccolte in un corpo di cera, vestito da guerriero normanno o da templare ed è posto di lato.
Il gomito destro del Santo poggia su una finta pietra di sughero nel cui interno si vede un teschio e la mano destra sorregge il capo. Con la mano sinistra sorregge, invece, un calice, forse per raccogliere il suo stesso sangue.

 


Viene ricordato il 24 novembre.

PREGHIERA

Dio onnipotente ed eterno, che al Tuo santo martire Onorato, hai dato la forza di sostenere fino all'ultimo la battaglia della Fede, concedi anche a noi di affrontare, per tuo amore, ogni avversità e di camminare con entusiasmo incontro a Te che sei la Vera Vita.

 

 

SAN SETTIMIO

Settimio di Jesi, nato in Germania e morto a Jesi, il 5 settembre 307, fu vescovo, venerato come martire e protovescovo di Jesi.

Da giovane studiò, poi seguì la carriera militare e si convertì al Cristianesimo, trasferendosi in Italia. A Milano iniziò la sua opera di conversione delle genti, ma, quando Diocleziano comiciò a perseguitare i cristiani, si trasferì a Roma nel 303, continuando anche là la sua opera, tanto che Papa Marcello I lo nominò Vescovo della città di Jesi.

Là, fondò la prima cattedrale, dedicata al Santissimo Salvatore, ma, purtroppo il giudice romano  gli ordinò di sacrificare agli dei, seguendo le regole dettate dall'imperatore. Settimio, rifiutando tale imposizione, continuò a far proseliti, conversioni e miracoli e, allo scadere dei cinque giorni, il 5 settembre del 307, venne decapitato.

Gli studi sulla sua figura, messa più tardi in discussione, hanno rilevato che le notizie su di lui erano contraddittorie - o Settimio fu realmente martirizzato, senza essere però Vescovo di Jesi, ed identificabile con Settimio martire a Salona, Croazia, già da prima venerato nella zona, insieme ad altri martiri dalmati, oppure fu Vescovo o protovescovo di Jesi, ma non martire, benchè fosse indubbio che il suo culto fosse già ben vivo sin dal XIII sec. e la cattedrale di Jesi era già intitolata a lui dagli inizi del 1200.

Il suo corpo, ritrovato nel 1469, si trova, comunque, nel Duomo di Jesi. E' Patrono della città, ricordato il 22 settembre.

PREGHIERA

 

O Padre Misericordioso che alla gente della Valle Jesina hai portato il lieto annunzio della Fede in Gesù Cristo con la predicazione apostolica e il martirio di San Settimio, Primo Vescovo e Patrono della Chiesa Jesina, donaci di essere radicati e fondati nella Fede, per crescere nella santità di vita e realizzare il Tuo progetto di salvezza in questa nostra terra.

O Padre, infiamma i nostri cuori con lo spirito del Tuo Amore perchè consoliamo e aiutiamo i fratelli malati, anziani ed emarginati con le opere di misericordia e siamo testimoni del Tuo Vangelo.
O Padre, aiutaci ogni giorno a costruire un mondo più giusto e fraterno in cui ogni persona trovi un posto conveniente alla sua dignità e coopera con gioia all'edificazione del Tuo Regno. Lo chiediamo per l'intercessione del nostro Patrono S. Settimio. Amen.

 

 

SAN STANISLAO KOSTKA



1550 - 1568


Verso la metà del 1500, da una nobile famiglia polacca nacque Stanislao Kostka che sin da bambino si dimostrò vivace e interessato alle cose che lo circondavano, con un carattere allegro e fondamentalmente sano e sempre, infatti, conservò un candore spirituale sia pur nell'ambiente di liberi costumi che caratterizzava la sua potente famiglia.

Nel 1564, a 14 anni, Stanislao fu mandato a Vienna con il fratello maggiore per compiere gli studi presso i Gesuiti e quella vita regolare del collegio gli piaceva molto, ascoltava fino a tre Messe al giorno, tanto che pensò di darsi alla vita religiosa.

Purtroppo però i Gesuiti dovettero chiudere il collegio e Stanislao, il fratello e il loro precettore furono costretti ad andar via, accettando - sia pur contro voglia, almeno per quanto riguardava Stanislao - l'ospitalità di un senatore di fede luterana.

Egli comunque rimase fedele alle sue abitudini religiose, confessandosi settimanalmente e comunicandosi alle feste e correndo in chiesa, eludendo la sorveglianza del fratello che aveva dato alla sua vita un'altra inclinazione più mondana, conducendo una vita di bagordi, che in ogni modo osteggiava la sua religiosità e se ne faceva beffe, insieme ad altri amici come lui dediti solo al divertimento.
Il loro precettore si era schierato dalla parte del fratello maggiore e non mancava, anche lui, di riprendere in ogni occasione il giovinetto. Tutto ciò veniva accettato in silenzio da Stanislao che, spesso, durante la notte, quando finalmente tutto era calmo in quella casa sempre in festa, si alzava per pregare e flagellarsi e sempre senza reagire sopportava quel continuo martellamento.

Questa fu la sua vita dal marzo del 1565 all'agosto del 1567 e la tensione in atto minò la salute di Stanislao che si ammalò di un forte esaurimento nervoso che lo portava al delirio: egli vedeva orribili apparizioni del demonio sotto forma di un grosso cane nero che riusciva a mettere in fuga col segno della croce.
Chiese quindi il conforto di un sacerdote, ma il suo ospite essendo luterano, rifiutò questa grazia al ragazzo. Viste le condizioni del giovanetto, il precettore si mosse a compassione e spesso durante la notte lo vegliava.

Stanislao faceva parte della confraternita di santa Barbara, i cui componenti si affidano alla loro Patrona per avere la comunione in punto di morte; il giovane, dunque, aveva in lei fiducia che ciò sarebbe avvenuto e una notte, quando appunto il suo precettore gli era accanto, questi si sentì afferrare per le spalle e scuotere, mentre Stanislao che si era a fatica alzato e inginocchiato diceva: "Ecco santa Barbara! eccola, con due Angeli! Mi portano il Santissimo Sacramento!".
E così fu: gli angeli si curvarono su di lui e lo comunicarono. Sfinito, il ragazzo si riadsgiò sul letto e presto ci si rese conto che era arrivato allo stremo. Tuttavia, dopo qualche giorno di aggravamento, Stanislao si alzò una mattina perfettamente guarito, affermando che voleva andare personalmente a ringraziare il Signore. Pensando che ciò non foss'altro che frutto di eccitazione nervosa, i dottori gli proibirono di muoversi dal letto.

Nessuno poteva immaginare quello che era accaduto: durante la notte Stanislao aveva visto la Vergine con in braccio il Bambino Gesù che aveva deposto sul letto, proprio vicino al giovane che l'aveva abbracciato, mentre la Madonna gli preannunciava che sarebbe diventato un sacerdote Gesuita.

La guarigione fu rapida, Stanislao non perse tempo e si affrettò a recarsi dal Padre Provinciale dei Gesuiti che però si rifiutò di prendere in considerazione il desiderio del giovane, senza il nulla osta paterno.
Pur senza molte speranze, Stanislao non si perse d'animo e decise che se non gli era permesso questo a Vienna, ciò sarebbe stato possibile in un altro posto, in Germania o in Italia.
Intanto, i rapporti con il fratello si erano deteriorati al punto che Stanislao decise di lasciare il palazzo dove alloggiava e, lasciate le sue belle vesti e indossate quelle di contadino, si incamminò verso Augusta dove il Padre Canisio, provinciale della Germania, avrebbe forse accettato la sua richiesta. Scoperta l'assenza, il fratello lo cercò a lungo e cominciò a provare rimorsi per la sua condotta. Intanto, il padre, avvertito della scomparsa andò su tutte le furie e minacciò rappresaglie verso tutti i conventi dei Gesuiti se l'avessero accolto.

Nel frattempo, Stanislao compì il percorso di 750 chilometri, sempre a piedi, che lo portò ad Augusta ma Padre Canisio non era là, si trovava a Dillingen, a un'altra giornata di cammino. Il giovane riprese il suo interminabile viaggio accompagnato da un Padre Gesuita; davanti ad una chiesetta si fermarono per pregare mentre Stanislao attendeva con ansia che vi venisse celebrata la Messa.
Ma presto si rese conto che era una chiesa luterana e scoppiò in pianto; il Padre che l'accompagnava fece per avvicinarglisi e rincuorarlo, quando vide che due angeli si avvicinavano al ragazzo e gli porgevano l'Ostia.
Padre Canisio, ricevendolo, gli prospettò grandi difficoltà sempre a causa dell'avversione del padre che dalla Polonia faceva sentire la sua collera e minacciava i Gesuiti se avessero accolto Stanislao come novizio.

Alla fine, il giovane si fece persuaso che solo a Roma avrebbe potuto finalmente realizzare il suo sogno e si rimise di nuovo in cammino, da solo, percorrendo tra ostacoli di varia natura, 900 chilometri. Arrivò stremato, ma finalmente venne accettato come novizio. Felice di aver raggiunto il suo scopo egli potè dimenticare le avversità e vivere una vita di preghiera e di devozione.
Ma ormai la sua salute era minata e quando giunse il mese di agosto del 1568, peggiorò improvvisamente ed egli si fece persuaso che per la festa dell'Assunzione sarebbe salito al cielo. Così fu e mentre spirava gli apparve la Madonna che l'invitava a seguirla.

PREGHIERA

Amabilissimo Stanislao, serafino di carità e d'innocenza io, indegnissimo vostro servo, raccomando a voi l'anima mia. Vi prego, per l'amore portatovi da Gesù Cristo che riceveste tra le braccia, in forma di bambino e nella Comunione per mano degli Angeili, e per l'amore di Maria che venne più volte a visitarvi, custoditemi da ogni peccato col darmene quell'orrore che vi faceva tramortire.
Impetratemi un'angelica purità di cuore e fortezza contro le tentazioni, imprimendomi nell'animo quel vostro bel sentimento, che non son io nato per le cose temporali, ma per le eterne, e a queste debbo vivere, non a quelle; sicché meriti una morte simile alla vostra nel costato di Gesù e tra le braccia di Maria. Così sia.
Pater ed Ave.

 

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