Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

CINEMA, CINEMA

 

Avendo ritrovato, tra le mie numerose "carte antiche" che conservo, una serie di bei ritratti dei più bravi, belli ed interessanti attori degli anni '50, rendo loro omaggio con queste foto e le parole che sono state dette in occasione della realizzazione di questa raccolta, intitolata "Volti del cinema italiano" realizzata dalla UNITALIA FILM, IFE, Roma.

Ogni attore è stato riprodotto in due foto e accompagnato dalle parole di illustri scrittori, critici, registi...


E' una carrellata interessante che dà uno sguardo, un pò biricchino e un pò commosso sulle carriere e sulla vita di questi attori che per molti hanno rappresentato la scoperta di una finestra aperta su un mondo un pò fatato, un pò svagato, un pò sentimentale, un pò malizioso... un pò lo specchio della propria gioventù...

 

 

(Roma, 7 Marzo 1908 - Roma, 26 Settembre 1973)

Bellissima
di Luchino Visconti

 

 

Anna Magnani può condurci dove vuole, dallo schermo, tanto la memoria e la fantasia dello spettatore s'affidano a ciò che ella va rintracciando e riproducendo della realtà, con una felicità di osservazione e una forza di rappresentazione, con una verità ed una poesia della vita che fanno di una tale attrice un fenomeno unico.

Ella può darci un ritratto esemplare di donna italiana, di quelle che hanno spazientito tanta letteratura e che è stato sempre ambizione di scrittori italiani e stranieri poter raffigurare.
In realtà è difficile esprimere con un'arte plausibile il senso della vita intima di questo Paese, trovare la strada per un discorso di tutti i giorni, dire, dando un'immagine della realtà, le parole più comuni.
La naturalezza e l'istintività.che corrono le nostre strade sono, a riprodurle sullo schermo, privilegio di pochi.
Anna Magnani può darcene un repertorio completo.

L'ignara crudeltà della vita, cioè questa realtà italiana di cui il Cinema è riuscito a imporre il senso e il gusto ad un pubblico fino ad ieri riluttante, e che è conferma d'una letteratura di ormai mezzo secolo, ha la sua grande attrice.

CORRADO ALVARO

Filmografia

Tempo massimo, La cieca di Sorrento, Cavalleria, Teresa Venerdì, L'ultima carrozzella, Campo de' fiori, Roma città aperta, Il bandito, Abbasso la ricchezza, L'Onorevole Angelina, Assunta spina, L'Amore, Vulcano, Stromboli terra di Dio, Bellissima, Camicie rosse, La rosa tatuata, Suor Letizia-Il più grande amore, Selvaggio è il vento, La rosa tatuata, Nella città l'inferno, Pelle di serpente, Risate di gioia, Mamma Roma, La pila della Peppa, Made in Italy, Il segreto di Santa Vittoria, Correva l'anno di grazia 1870, Roma.

Senza contare il suo trentennale impegno nel teatro, in ogni genere, il connubio con Totò ed altri grandi attori con cui condivise un sempre maggior successo.

 

Premi:

Nastri d'Argento 1946 per "Roma città aperta"
  Premio Miglior attrice non protagonista

Nastri d'Argento 1952 per "Bellissima"
  Premio Miglior attrice

Premio Oscar 1955 per la "Rosa tatuata"
  Premio Miglior attrice

David di Donatello 1959 per "Nella città l'inferno"
  Premio Miglior attrice

Venezia Mostra Int. d'Arte Cinematografica 1947 per "L'Onorevole Angelina"
  Premio Miglior attrice

Berlino International Film Festival 1958 per "Selvaggio è il vento" -  Premio Miglior attrice
David di Donatello 1958  -  Premio Miglior attrice
Premio Oscar 1957  -   Nomination Miglior attrice

Nastri d'Argento 1957 per Suor Letizia - il più grande amore" -   Premio Miglior attrice

 

 

 

, Roma, 17 marzo 1925

Filmografia

Benvenuto Reverendo, Rondini in volo, çp zappatore, Bandiera a settentrione, iI Falsari, core ingrato, Tre storie proibite, Inganno, La Provinciale, Le amiche, l'Avventura, La lunga notte del '43, A ciascuno il suo, C'era una volta il West, Morton, La confessione, Il portiere di notte, Grog.


In Tv partecipa alla serie "Delitto e castigo"m a quella di "Quo Vadis?" e a"Papa Luciani - Il sorriso di Dio"
Nel 1998 riceve la Grolla d'Oro come premio alla carriera.

Core ingrato
di- Guido Brignone

" Ho conosciuto Ferzetti lo scorso autunno, per l'interpretazione della mia commedia "Salviamo la giovane". L'incontravo per la prima volta.
A parte i suoi modi un pò bruschi, perdonabili alla sua età, alle prove mi ritrovai alla presenza di uno dei più dotati giovani attori del nostro teatro di posa. Ha la natura, il piglio, la prestanza di colui che potrà domani salire al posto di protagonista. Voce calda, felice simpatia e comunicabilità con il pubblico.
Naturalmente il cinematografo l'ha subito adocchiato ed è probabile che lo sottragga al teatro. Io, come autore drammatico, me ne dolgo. Voi, come cineasti, ne esultate........

CESARE GIULIO VIOLA

 

 

Filmografia:

 

Sciuscià, Fabiola, Domenica d'agosto, Teresa, Parigi è sempre Parigi, Don Camillo, Ergastolo, Processo alla città, Giovinezza, Don Lorenzo, Gli eroi della domenica, La provinciale, Il mondo le condanna, I vitelloni - I vinti - Cento anni d'amore - Amori di mezzo secolo - Ulisse -Le due orfanelle - La contessa scalza - I giorni più belli - Totò, Peppino e i fuorilegge - Padri e figli - Il cielo brucia - Addio alle armi - Giovani mariti - La regina della povera gente- Sangue sull'asfalto - Il generale della rovere - La notte brava - Le svedesi - Viva l'Italia - Match contro la morte - Cronache del '22 - Una notte per cinque rapine - Toy Story - Miranda - Il camorrista - L'avaro - Antelope - Gli assassini vanno in coppia - Romanzo criminale - Notte prima degli esami - La bella società...

 

 

Parigi è sempre Parigi
di Luciano Emmer

 

"Totò il buono nasce sotto un cavolo maturo, Ariele nasce sotto una nuvola di vento, Franco Interlenghi nasce sotto la divisa "più grande di lui" da militare alleato dello sporco "Sciuscià". E nasce buono, come i suoi fratelli di sogno, anche se la crudeltà degli uomini lo fa diventare, fin dal suo primo film, un involontario assassino.
Nei film che seguono, il bambino diventa adolescente e uomo e sempre porta in mezzo agli altri personaggi, lo sguardo stupito dei suoi occhi venuti da un mondo lontano e la rozza, popolare linearità di un volto aperto e forte, di una possibilità interpretativa pronta ad accogliere il suggerimento e l'impronta di una forte regia, la comunicativa capace di commuovere o di intenerire lo spettatore, di iniziare con lui il più umano e il più naturale dei linguaggi.
E' il personaggio destinato a portare sullo schermo problemi e stati d'animo comuni a molti uomini, comuni al nostro dopoguerra, comuni alle anime semplici che vanno al cinema per specchiare nel volto di un attore il proprio volto e la propria attesa.

DOMENICO REA

 

 

Napoli, 15 Febbraio 1898 - Roma, 15 Aprile 1967

Troppo c'è da dire su questo magnifico attore di cinema e di teatro, ma non solo, anche poeta, paroliere, cantante, che ha lasciato un segno indelebile nella storia dello spettacolo italiano, cercherò di riassumere, nel modo più breve e conciso, il suo impegnativo e grande lavoro che ha abbracciato non solo il teatro, dandoci la possibilità di una risata di cuore, di una felicità piccola ma intensa, facendoci forse versare anche qualche lagrima...

Nato da Anna Clemente e dal marchese Giuseppe De Curtis, che lo riconobbe solo più avanti, nacque nel cuore di Napoli, ebbe un'infanzia misera e triste rallegrata solo dalla sua precoce vocazione artistica che già gli faceva osservare e ripetere i gesti, le fisionomie, i caratteri delle persone che gli ruotavano intorno.
Dal collegio in cui venne poi messo per studiare.non trasse particolari benefici, anzi subì un banale incidente che gli cambiò i connatati dando al suo viso quella particolare "inclinazione" del naso e della mascella che gli fornirono poi per tutta la vita quella "maschera" tanto nota, un pò da marionetta e un pò da triste Pierrot.
Abbandonati gli studi, prese a recitare saltuariamente per le famiglie, come andava di moda allora, e nei piccoli teatri della periferia, idove conobbe Eduardo e Peppino De Filippo.
Allo scoppio della I Guerra mondiale andò volontario nell'esercito e scampò dal trasferimento con il suo battaglione in Francia, rimanendo in Italia e dopo il congedo avrebbe dovuto arruolarsi in marina ma non essendo la disciplina il suo forte, decise finalmente di dedicarsi a quello che amava di più: far ridere la gente.
Venne scritturato come macchiettista da Eduardo D'Acierno.

Finalmente riconosciuto dal Marchese suo padre che ne aveva sposato la madre, si trasferì a Roma coi genitori, riuscendo ad entrare nella compagnia teatrale di U. Capece, senza però nè paga nè rimborsi.
Le sue brevi performances gli guadagnarono i primi apprezzamenti del pubblico ma ancora nessun compenso, senza contare che raggiungeva a piedi il teatro molto lontano dalla sua abitazione e tentando di farsi pagare almeno il biglietto del tram riuscì solo a farsi licenziare.
Piombò nella disperazione ma nel contempo riuscì a perfezionare la sua arte, deciso a dedicarsi al varietà, puntando al Teatro Ambra Jovinelli dove si erano esibiti Petrolini, Viviani ed altri illustri attori. Finalmente venne accettato e debuttò con delle macchiette che gli garantirono non solo gli applausi del pubblico ma anche dell'impresario che gli propose finalmente un contratto vero e proprio ed anche se il guadagno era poco, finalmente aveva qualche soldo in tasca per le spese più urgenti.
Con l'aiuto di un amico riuscì ad approdare alla Sala Umberto, dando nella prima rappresentazione il meglio di se stesso e suscitando una marea di applausi. Era finalmente in scena e vi rimase per una lunga serie di anni con un successo enorme e duraturo.

La sua vita sentimentale, invece, fu un altalena di gioie e dolori. Dal 1929 al 1930 egli fu preso dall'amore per Liliana Castagnola, conosciuta al Teatro Nuovo e subito corteggiata. ma già reduce da molte e complesse avventure sentimentali, .
Breve e difficile rapporto attraversato dalla folle gelosia di Totò, che mal digeriva l'ammirazione dei fans di Liliana, che dava adito a tremendi litigi, incoraggiati poi da pettegolezzi infondati che diedero il via ad un periodo oscuro per lei che, profondamente depressa, si chiedeva se l'attore l'avesse mai amata. Questa profonda crisi la condusse al suicidio, dopo aver scritto una amara lettera a Totò, che la ritrovò morta al suo ritorno a casa. Con un enorme senso di colpa, che lo attanagliò per tutta la sua esistenza, la fece seppellire nella Cappella dei De Curtis.

Pochi mesi dopo conobbe la giovanissima Diana Rogliani che, nonostante il divieto dei genitori, andò a convivere con lui. Nel 1933 nacque una bambina che, secondo la promessa che aveva fatto a se stesso, l'attore chiamò Liliana. Diana intanto lavorava con lui nella rivista "Il mondo è tuo", portandosi dietro la piccola che stabilizzò un pò la loro unione, sfociata poi, nel 1935, finalmente nel matrimonio. Tuttavia l'equilibrio tra i due era molto precario ed il matrimonio venne annullato con procedure particolari più tardi riconosciute anche in Italia, ma essi per il bene della bambina continuarono a vivere insieme per molti anni, finchè lei, nel 1951, a seguito di un ennesimo litigio se ne andò di casa ed anche la figlia, diventata maggiorenne lasciò la casa parterna.
. Nel 1938 Totò perse la vista dell'occhio sinistro, ma nessuno ne seppe nulla per un bel pezzo se non i familiari stretti e l'amico Mario Castellani.

L'attore, intanto, folgorato da una foto di Franca Faldini, apparsa sulla copertina di un giornale, la cercò, riuscendo a conoscerla e a frequentarla. Ei era una giovane attrice che aveva appena girato una parte in un film americano. Dopo poco si fidanzarono e vissero insieme, tra alti e bassi, fino alla fine della vita dell'attore . Tra i due c'erano circa 30 anni di differenza e questo spesso causava tra loro degli scontri. Ebbero un bambino, Massenzio che, nato a otto mesi di gravidanza, non sopravvisse che poche ore.

Ricordando la sua infanzia piuttosto miserevole, coi suoi guadagni (sempre al di sotto di quello che avrebbe meritato) sosteneva molte opere a favore dei più bisognosi: ospizi, orfanatrofi, ex carcerati ed anche a favore di animali randagi per cui aveva riattato un canile dismesso.

Riviste

Dal 1927 al 1957 Totò portò in scena circa 40 tra riviste e commedie, alcune scritte di suo pugno e altre "grandi riviste".

Dal 1927 fu scritturato da Achille Maresca ed entrò a far parte prima della compagnia di Isa Bluette, partecipando a 5 spettacoli:
- Madama Follia - Bel Ami - Il Paradiso delle donne - Mille e una donna - Girotondo e Peccati... e Virtudi.
e sempre nello stesso anno, lasciata la compagnia della Bluette, lavorò con quella di Angela Ippaviz, ancora con Maresca, portando in scena:
- Sì, sì, Susette - La stella del Charleston, poi nel '29: Monna Eva e La giostra dell'amore.

Nel 1929 lavorò con la Compagnia Stabile Napoletana Molinari di E. Aulicino, rappresentando vari spettacoli di Eduardo Scarpetta:
Messalina - Lo balcone de Rusinella - Santarellina - Miseria e nobiltà - Amore e cinema - Il processo di Mary De' Can - Bacco, Tabacco e Venere - I tre moschettieri.

Negli anni che seguirono, il lavoro del comico venne premiato con grandi successi e la sua arte era tutta nelle sue espressioni mimiche, nelle sue battute, nelle macchiette, nelle improvvisazioni, nei doppi sensi che potevano forse essere provocatori, salaci, surreali ma mai volgari, mai grossolani, mai mediocri o comuni.

Nel 1931 ritornò alla compagnia di Achille Maresca con:
- La vile seduttrice e La vergine di Budda, il primo spettacolo scritto proprio da lui.
Ne seguirono poi altri, sempre suoi: nel 1932 collaborò con la Compagnia di Riviste e Fantasie Comiche Totò con Colori nuovi, scritto assieme a Guglielmo Inglese e ancora Ridi che ti passa, Era lui, sì... sì...! Era lei, no... no...! ,sempre stessi autori, La vergine indiana, ancora di suo pugno, come anche Totò, Charlot per amore.
Nel 1933 lavorò in: Al Pappagallo (Compagnie di riviste di Totò), Se quell'evaso fossi io - Questo non è sonoro - Il mondo è tuo, di Totò e Cliquette (Diana Rogliani, sua moglie), La banda delle gialle, Dalla calza al dollaro.
Nel 1934 lavorò a: Il grand'Otello, di Bel Ami, La mummia vivente, di Bel Ami e Tramonti, I tre moschettieri, di Mario Mangini e Tramonti
Nel 1935: Belle o brutte mi piaccion tutte -
Nel 1936: 50 milioni... c'è da impazzire!, scritto di suo pugno assieme a Guglielmo Inglese - Una terribile notte
Nel 1937: Dei due chi sarà, scritto da lui, come pure Uomini a nolo, scritto assieme a Bel Ami - Novanta fa la paura, sempre suo.
Nel 1938: Se fossi un Don Giovanni, scritto da Totò, come anche L'ultimo Tarzan.
Nel 1939 scrisse
Accade una notte che...e l'ultimo suo lavoro: Fra moglie e marito, la suocera e il dito.
Alla fine di quell'anno, andò in tournée in Etiopia, accompagnato dalla moglie Diana per presentare 50 milioni... c'è da impazzire!, già rappresentato in Italia.

Nella Grande Rivista:

- tra il 1940-41, dopo il debutto al Quattro Fontane di Roma recitò assieme ad Anna Magnani e a Mario Castellani in: Quando meno te l'aspetti..., di Michele Galdieri, realizzata dalla Compagnia Grandi Riviste Totò, eppoi in Volumineide, sempre di Galdieri, realizzata con la Compagnia Teatrale Errepi di Remigio Paone.

Con l'entrata dell'Italia nella seconda Guerra mondiale, il teatro era ovviamente meno frequentato ma tra il 1942-1943 partecipò a: Orlando curioso, di Galdieri e nel '43 poi Totò venne scritturato per un film che vedeva tra gli altri anche Primo Carnera Due cuori fra le belve (ripresentato anni dopo col titolo Totò nella fossa dei leoni.
Tra il 1943-44 scrisse e recitò: Aria nuova e nel 1944 Che ti sei messo in testa?, di Galdieri, scritta prima della liberazione di Roma e messa in scena dalla Compagnia Grandi Riviste Totò-Magnani e che in realtà avrebbe dovuto chiamarsi Che si son messi in testa...?, riferendosi ai tedeschi che avevano occupato la capitale. Questo lavoro gli creò seri problemi, venne finanche denunciato alla polizia assieme a Eduardo e Peppino De Filippo, ma tutti e tre riuscirono a scappare e a nascondersi in case sicure, tuttavia la loro notorietà era in quel momento un handicap tanto che furono costretti a cambiare nascondiglio e a restarvi fino al momento della liberazione.

Subito dopo Totò riprese a recitare assieme alla Magnani in nuovi lavori: Con un palmo di naso, facendo la parodia del Duce e di Hitler e Imputati... alziamoci!, sempre di Galdieri, con la Compagnia Totò-D'Albert di R. Paone
La collaborazione con la Magnani venne sospesa quando lei, nel 1945, lavorò in "Roma città aperta" con Rossellini, suo compagno nella vita e sul set.
- 1945-46: Un anno dopo, di Oreste Biancoli, ancora con la Compagnia appena citata
- 1946-47: Eravamo sette sorelle scritta da Aldo De Benedetti e Michele Galdieri e Ma se ci toccano nel nostro debole.... di Nelli, Mangini, Garinei & Giovannini, recitate dalla Compagnia Totò di Romagnoli
- 1947-48: C'era una volta il mondo, di Galdieri, messa in scena dalla Compagnia Spettacolo Errepi di Paone, che presentava la Compagnia Totò-Barzizza
- 1949-50: Bada che ti mangio!, di Galdieri e Totò, realizzata sempre da Paone, che presentava la Grande Compagnia di Riviste Totò-Barzizza-Giusti
- 1956-57: A prescindere, di Nelli e Mangini, sempre con Paone e la Compagnia Totò-Yvonne Menard, ultima rivista di Totò, interrotta per la grave malattia che gli colpì gli occhi.

Film

 

Nel 1931 Totò fece il primo provino per il film Il ladro disgraziato con Stefano Pittaluga - che aveva appena prodotto il primo film italiano sonoro La canzone dell'amore - che però poi non venne mai realizzato e Totò ritornò al teatro, per riprendere poi l'avventura nel cinema, con una prima pellicola di scarso successo nel 1937 (Fermo con le mani) e prendere poi davvero il via nel 1939, interpretando 97 film quasi sempre come protagonista. Nel 1940 interpretò San Giovanni Decollato, regia di Alberto Palermi, che ebbe il successo della critica per la sua interpretazione e nel 1941 L'allegro fantasma, sempre diretto da Palermi.

Lavorò con molti illustri registi:

- dapprima con Carlo Ludovico Bragaglia: Animali pazzi (dove Totò interpretò un doppio ruolo) - Totò Le Moko - Totò cerca moglie - Figaro qua, figaro là - Le sei mogli di Barbablù - 47 morto che parla.

- con Mario Mattioli: I due orfanelli - Fifa e arena - Totò al Giro d'Italia - I pompieri di Viggiù - Tototarzan - Totò sceicco - Totò terzo uomo - Un turco napoletano - Il più comico spettacolo del mondo - Miseria e nobiltà - Il medico dei pazzi - Totò cerca pace - Totò, Peppino e le fanatiche - Signori si nasce - Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi - Sua Eccellenza si fermò a mangiare.

- con Steno e Monicelli: Totò cerca casa - Guardie e ladri - Totò e le donne - Totò e i re di Roma -
- poi solo con Steno: Totò a colori - L'uomo, la bestia e la virtù - Totò nella luna - I Tartassati - Letto a tre piazze - Totò diabolicus - I due colonnelli - Totò contro i quattro - Capriccio all'italiana - episodi Il mostro della domenica
- solo con Monicelli: Totò e Carolina - I soliti ignoti - Risate di gioia.

- con Camilo Mastrocinque: Totò all'inferno - Siamo uomini o caporali? - La banda degli onesti - Totò a Lascia o raddoppia? - Totò, Peppino e la Malafemmina - Totò, Peppino e i fuorilegge - Totò a Parigi - La cambiale - Noi duri - Tototruffa '62.

- con Sergio Corbucci: Chi si ferma è perduto - Totò, Peppino e la dolce vita - I due marescialli - Lo smemorato di Collegno - Il giorno più corto - Il monaco di Monza - Gli onorevoli.

- con Pier Paolo Pasolini in: Uccellacci, uccellini - in Le streghe, episodio La terra vista dalla luna - in Capriccio all'italiana, episodio Che cosa sono le nuvole?

- con Fernando Cerchio in: Totò contro Maciste - Totò e Cleopatra - Totò contro il pirata nero.

- venne diretto anche:

- da Eduardo de Filippo, a cui lo legava una lunga e bella amicizia in Napoli milionaria e con cui poi recitò ne L'oro di Napoli di De Sica e in una brevissima apparizione ne Il giorno più corto.
- da Aldo Fabrizi in Una di quelle
- da Roberto Rossellini in Dov'è la libertà?
- da De Sica in L'oro di Napoli, episodio Il guappo
- da Alessandro Blasetti in Tempi nostri - Zibaldone n. 2, episodio La macchina fotografica
- da Luigi Zampa episodio La patente
- da Vittorio Metz e Marcello Marchesi in Sette ore di guai
- da Lattuada nella Mandragola
- da Comencini: L'imperatore di Capri
-
da Mauro Bolognini in Arrangiatevi
- da Gianni Franciolini in Racconti romani
- da Domenico Paolella in Destinazione Piovarolo e in Il Coraggio
- da Antonio Musu in Totò e Marcellino
- da Lucio Fulci in I Ladri
- da Giorgio Bianchi in Totò e Peppino divisi a Berlino
- da Mario Amendola in Totò di notte n. 1
- da Paolo Heusch in Il comandante
- da Ugo Gregoretti in Le belle famiglie, episodio Amare è un po' morire
- da Mario Costa in Gli amanti latini, episodio Amore e morte
- da Dino Risi in Operazione San Gennaro.
-
da Mario Bonnard in Il ratto delle Sabine

Tuttavia, la critica non gli fu sempre molto favorevole, la sua comicità surreale non veniva capita, anzi veniva considerata troppo fuori delle righe e lui spesso valutato solo come un "guitto", un attore di livello piuttosto basso e poco preparato.

Come attore di teatro, Totò era abituato ad altri ritmi ed esecuzioni, più lenti ma più "intensi" per così dire. I tempi del cinema erano stringenti ma c'erano anche lunghe sospensioni tra una scena e l'altra, il tempo per il posizionamento delle luci, delle scene, le riprese erano spesso destinate alla mattina, ma lui faticava ad alzarsi presto..., era, insomma, un ritardatario cronico, per non parlare della sua superstizione che non gli consentiva nemmeno di uscire di casa per lavorare "nè di Venere nè di Marte..." nè il 13 o il 17 di ogni mese...
Nei suoi film ebbe come "spalla" preziosi attori come Guglielmo Inglese, Eduardo Passarelli che parteciparono ad alcuni suoi film, mentre Mario Castellani gli fu accanto per quasi tutta la sua carriera
di attore. I tempi erano spesso molto ridotti, i set spesso improvvisati e Totò che non aveva spesso una chiara visione della storia del film recitava improvvisando battute, gag e quant'altro su un esile abbozzo di storia.
Totò recitò anche assieme alla sua compagna di vita Franca Faldini in Dov'è la liberta? di Rossellini e Totò e le donne di Steno e Monicelli.

Si adoperò anche come doppiatore, sceneggiatore e montatore di alcuni dei suoi film.

Nella sua carriera venne premiato - ma bisogna sottolineare, non com'era giusto - con un nastro d'argento come miglior attore protagonista di Guardie e ladri e di Uccellacci e uccellini e ricevette una menzione speciale al Festival di Cannes nel 1966 per la parte interpretata nel film Uccellacci e uccellini, nel 1959 venne premaito con la Targa d'Oro dell'ìANICA e nel 1961 meritò come premio alla carriera la Grolla d'oro, da lui mai ritirata.

In Televisione, Totò realizzò una serie di 9 telefim con la regia di Daniele Danza "TuttoTotò" e 9 spot pubblicitari per Carosello con la regia di Luciano Emmer e partecipò come ospite d'onore negli show di Mario Riva (Il Musichiere) e di Mina (Studio Uno), nonchè ad alcune interviste sia radiofoniche che in tv.

Molti, negli anni, i programmi a lui dedicati e che vanno ricordati: W Totò, condotto di Nanni Loy - Caro Totò, ti voglio presentare, con Renzo Arbore - Di Giancarlo Governi vari lavori: 30 puntate del Il pianeta Totò,i poi riproposto, in 25 puntate -Totò, un altro pianeta, in 15 puntate - Tocco e ritocco - La vita del principe Totò - Omaggio a Totò e Totò 100.

Su di lui sono stati effettuati anche dei documentari: Totò 2001 di M. Giusti - Il baule di Totò di G. Turco - Un principe chiamato Totò, di Fabrizio Berruti - Totò, Napoli... ed io, di Diana De Curtis e Francesco Brancatella.

Poesie

Anche come poeta, Totò fu eccezionale. Famosissima la sua 'A livella (La livella), ma anche le altre sue numerose opere, rivelano, come sempre, il suo essere poeta "dentro":

Canzoni

I suoi testi musicali, anche questi eccelsi, dedicati alle canzoni, furono innumerevoli.
Tra tutti, risalta quello di "Malaffemmena", del 1951 che fu poi cantata da molti altri illustri interpreti, dedicata alla moglie Diana che, avendo deciso di risposarsi, aveva lasciato il tetto sotto cui ambedue vivevano insieme per il bene della figlia.
Si dice anche che, invece, questa canzone fosse dedicata alla bella e giovane attrice Silvana Pampanini che l'aveva colpito molto per la sua bellezza e procacità e a cui Totò avrebbe fatto il "filo", per così dire, ma che lei l'avesse respinto.


Nel 1942 incise anche un disco, l'unico, di canzone non scritte da lui: Marcello il bello e Nel paese dei balocchi due canzoni tratte dalla rivista Volumineide.
Nel 1954, una sua canzone Con te, dedicato alla sua compagna Franca ed interpretato da Achille Togliani, Natalino Otto e Flò Sandon's venne proposto al Festival di Sanremo, arrivando al 9º posto della graduatoria finale.

 

 

 

E' andata via da poco, discreta come sempre nella sua vita, Silvana Pampanini, lasciando nei suoi moltissimi fans il ricordo della sua bellezza prorompente di ragazza, la sua tenacia, la sua bravura, la sua riservatezza.

Nel 1939, nasce il concorso di "Miss Italia" e nel 1946 la Pampanini, che aveva 21 anni, votata quasi all'unamità, deve però lasciare il primo posto ad una giovane che farà poca carriera, mentre lei, vincitrice morale, inizierà a fare i primi passi nel cinema. Il suo primo film ha un titolo altisonante "L'Apocalisse", ma dopo quello lei sarà ormai lanciata nel genere della commedia, lavorando spesso con Totò, con i più importanti attori e registi di quell'epoca e facendo sfoggio, nel film cantati, della sua bella voce, mentre nel parlato spesso verrà doppiata.
Sarà protagonista sulla carta stampata su molti cineracconti, settimanali illustrati, ecc
Nata a Roma, era nipote della famosa cantante Rosetta Pampanini e si era avviata allo studio del bel canto, diplomandosi al Conservatorio di Santa Cecilia.
Infatti, tra il 1947 ed il '57 registrò molte canzoni su dischi a 78 e 45 giri, che però non sono mai stati riversati su supporti moderni.
Nel 1949 interpreterà "I pompieri di Viggiù", regia di Mattioli, con Totò, Carlo Campanini, Ave Ninchi, Isa Barzizza e Wanda Osiris. L'anno dopo Totò la vorrà in "47, morto che parla" e sempre nello stesso anno parteciperà a "Bellezze in bicicletta" che le darà notorietà, nel 1951 Soldati la vorrà come Poppea nel suo "Ok Nerone" con Alberto Sordi. In seguito reciterà in film più impegnativi come "Processo alla città" di Zampa, "La tratta delle bianche" di Comencini, "La Presidentessa" di Germi, "Un marito per Anna Zaccheo" di De Santis, "Canzoni, canzoni, canzoni", "Bufere" e "L'incantevole nemica"(1953), "La schiava del peccato", "La principessa delle Canarie", "L'allegro squadrone", "Amori di mezzo secolo", "Il matrimonio", "Orient Express" e "Un giorno in pretura" (1954), "Canzoni di tutta Italia", "La torre del piacere", "La bella di Roma" e "Racconti romani" (sempre del '55) e "La strada lunga un anno" (1958) di De Santis, che verrà candidato all'Oscar e riceverà il Globo d'Oro come miglior film straniero.
"Il gaucho" di Risi, girato nel 1964, sarà il suo ultimo film nella parte di una star al tramonto che ricerca ancora il successo ormai perduto.

Lavora con tutti i grandi attori italiani del tempo: Totò, Sordi, De Sica, Nazzari, Mastroianni, Gassman, Manfredi, Girotti, ecc. ed anche con quelli stranieri: Jean Gabin, Brasseur, Armendariz, Aumont, ecc
Lavora molto anche all'estero in Francia, in Egitto, Spagna, Argentina ma quei film non vennero poi mai tramessi in Italia. Sembra però che alcuni di essi ora siano stati messi in distribuzione in dvd.

E' sempre presa di mira per i suoi presunti flirt con personaggi famosi, quali un principe afgano e addirittura con il re egiziano Faruk e con vari attori tra cui William Holden, Omar Sharif, Orson Welles, mentre lei invece racconta un'altra storia e cioè che il suo vero amore, non appartenente al mondo del jet set e del cinema, era morto poco prima delle nozze.

I suoi impegni cinematografici si conclusero piuttosto presto, nel 1966, e lei si dedicò ai genitori ormai anziani ed ai programmi della radio e della TV, presentando eventi e concorsi di bellezza o altre manifestazioni, scrivendo anche su una rivista dello spettacolo e girando qualche cortometraggio.
In Tv comparve addirittura nelle prime trasmissioni di prova della Rai poi fu ospite del Musichiere e nel 1965 presentò il varietà "Mare contro mare" con Aroldo Tieri e nel 1970 interpretò un commedia di Flaubert. Sulle reti Mediaset comparve in piccoli ruoli.

Fu "madrina" del Mago Silvan a cui diede il nome d'arte.

"Debbo dire subito che il cinema non mi interessa molto e questa mancanza di attrattiva mi porta poco ad occuparmidei suoi attori.
L'unica che mi abbia interessato, fra le nuove attrici, è silvana.
La sua bellezza è di quel tipo rigoglioso, opulento e florido, tipicamente italiano, che negli spettatori esclude ogni genere di questioni mentali e vieta qualunque forma di attività dello spirito critico o raziocinante:
ma è una bellezza che appaga per intero la vista, proclamandosi, se così possiamo esprimerci, di tutto riposo.
Io non posso giudicarla come attrice perchè fin'ora non l'ho mai vista in una vera interpretazione, ma posso dire che si incontra con i miei gusti e con quelli del pubblico.
Tanto che, in questi giorni, tra le molte scritte patriottiche che ho visto sui muri, ce n'era anche una dedicata a Silvana Pampanini."

VINCENZO CARDARELLI

 

 

 

 

Che la bellezza umana potesse offendere come un'immagine di ineguaglianza, gli eserciti di coloro che sono stati trascurati dalla natura, Ingrid Bergman dovrebbe riuscire la più offensiva tra le attrici dello schermo, ed essere la più odiata. Nelle altre attrici la bellezza funziona, in generalecvome un valore rappresentativo di beni che tutti gli uomini possiedono o hanno posseduto: come, ad esempio, una concentrazione di sensualità; o come una concentrazione di gioventù; per cui il pubblico può riconoscersi in esse molto facilmente ed identificarsi con esse.
La bellezza di ingrid è invece rappresentativa della Bellezza stessa; di tutto ciò che al mondo risulta bello, anche in senso morale, anche in senso intellettuale; e dunque di una condizione che viene raggiunta o per un processo selettivo o per un intenso sforzo intellettuale.

La ragazza che possiede solo il bene della gioventù non ha grandi probabilità di riconoscersi in una parte che Ingrid Bergman abbia rivestito, della sua speciale bellezza e quindi resa unica, eccezionale.
Tuttavia, la ragazza che possiede solo il bene della gioventù non vede in Ingrid Bergman un'estranea, anzi la sente più "sua" di quanto non senta sua ogni altra attrice.

Insieme alla capacità di riconoscersi in immagini "di quello che sono" gli uomini hanno anche la capacità di riconoscersi in immagini di "quello che potrebbero essere". Hanno la capacità di considerare uno di loro come un adempimento di tutti loro.
E questo è sullo schermo Ingrid Bergman per chi non possiede nemmeno il bene della gioventù: un adempimento

ELIO VITTORINI

Nata a Stoccolma nel 1915, figlia unica di un pittore e fotografo, orfana della madre in tenera età, trascorse solitariamente la sua infanzia finchè a 13 anni, alla morte del padre, venne adottata dagli zii. Abituata da suo padre a stare a stretto contatto con macchine fotografiche e da ripresa e, decisa sin dall'infanzia a voler fare l'attrice, tale decisione la determinò a raggiungere quest'obiettivo.
Si iscrisse, infatti, alla scuola del Reale Teatro Drammatico a Stoccolma e a 19 anni riuscì ad ottenere una piccola parte nel film svedese "Il conte della città vecchia", interpretando il ruolo di una cameriera. Notata da Gustav Molander, attore e regista finlandese, venne lanciata nel cinema e in 4 anni interpretò circa una dozzina di film da lui diretti, tra cui il celebre Intermezzo del 1936 e Senza volto, che la lanciarono nel mondo internazionale.

Avrebbe potuto continuare ad ascendere nel firmamento del cinema svedese, ma il suo fascino telegenico, la sua bravura e la sua determinazione la spinsero verso altri lidi e volle provare ad andare a lavorare all'estero, dapprima a Berlino, nel 1938, dove lavorò in Quattro ragazze coraggiose, in cui dimostrò anche una certa padrionanza della lingua tedesca poichè sua madre era di questa nazionalità. Ma all'avvento del nazismo, si disinteressò di questo bacino di popolarità e, dopo aver sposato Peter Lindstrom, da cui ebbe la figlia Pia, si dedicò a lavorare negli Stati uniti.
La sua interpretazione in Intermezzo aveva colpito il produttore David O. Selznick, che le fece fare un remake del film in questione come protagonista. Nel 1940 debuttò, inoltre, a Broadway in Liliom e nel 1941 realizzò "Anna Christie" di Eugene ='Neill's.
Altri film realizzati in America furono .
- nel 1941 lavorò in:. la Famiglia Stoddard, Follia o L'ironia della beffa, il Dr. Jekyll e Mr. Hyde.
I suo ruoli più importanti furono quelli in Casablanca con Humphrey Bogart e in "Per chi suonala campana" di Hemingway con Gary Cooper, nel 1942.
Nel 1944 interpretò il ruolo della protagonista in Angoscia di Hitchcock che le darà un Oscar e un Golden Globecome migliore attrice protagonista, sempre con lo stesso regista Io ti salverò, del 1945, Notorius del 1946 e Il peccaro di Lady Considine del 1949, mentre intanto sono del '45 Le Campane di Santa Maria,,per cui vincerà un golden globe come migliore attrice, Arco di Trionfo e Giovanna d'Arcodel '48.

La sua immagine di donna sposata, madre e attrice era impeccabile, ma ebbe uno scossone quando conobbe il regista italiano Roberto Rossellini. Infatti, dopo dieci anni di lavoro in America si recò in Italia, dove esordì con Stromboli terra di Dio, proprio diretto da Rossellini (1950).
Durante le riprese i due si innamorarono e la loro relazione destò grande scandalo, poiché entrambi erano sposati. La loro relazione desta grande scandalo nell'America puritana e viene rimossa dal suo ruolo impeccabile e denigrata come immorale. Divorzia dal marito e nel 1950 si sposa con Rossellini, dandogli un figlio maschio. Stromboli all'estero non sarà un gran successo forse proprio a causa di tutto questo gran clamore attorno alla vita privata dell'attrice.
Sempre da Rossellini, successivamente avrà due gemelle, Isotta e Isabella, mentre conduce una vita serena e lavora ad altri film di Rossellini Europa '51 del 1952 e Viaggio in Italia, Siamo donne, terzo episodio, ambedue del '53, La paura e Giovanna d'Arco al rogo del '54, che però la critica ignorerà, pur dandole in premio un Nastro d'argento nel '51, come migliore attrice straniera in Italia, per Stromboli terra di Dio e nel '53 per Europa '51.

Nel 1956 girerà Elena e gli uomini di Jean Renoir che segna l'inizio di una ripresa nella sua carriera.
Nel '57, intanto, finisce il suo matrimonio con Rossellini.
Nel 1956 ritorna ad Hollywood in Anastasia che le farà vincere un Oscar, un Golden Globe e un David di Donatello.
Nel '58 si sposa per la terza volta.
Rientrata alla grande nelle grazie degli americani, Ingrid si dedica anche alla televisione e al teatro, ricomincia a girare film e a mietere successi: nel 1958 gira il film Indiscreto e La Locanda della sesta felicità e nel 1959 vince un Emmy per una miniserie televisiva.


Nel 1961 gira Le piace Brahms di Litvak, Auguste nel '61, La vendetta della signora e Una rolls Royce tutta gialla nel 1964, Stimulantia nel '67, Fiore di Cactus nel '69, Passeggiata sotto la pioggia di primavera nel '70, Il segreto della vecchia signora nel '73. Intanto dal 1967 ritorna a vivere in america
Assassinio sull'Orient Express, nel 74, le farà vincere un Oscar e il Premio Balta .come migliore attrice non protagonista.
Nel '76 girerà Nina di Vincente Minnelli e nel '78 Sinfonia d'autunno per cui vinse un David di Donatello. Aveva girato questo film subito dopo aver subito un'importante operazione a causa di un cancro.
e nel 1983 vince un Golden globee un emmycome migliore attrice nella mini-serie televisiva Una donna di nome Golda
Morì a Londra il 29 agosto 1982, giorno del suo sessantasettesimo compleanno.
Nel 1999 la American film institute l'ha proclamata la quarta più grande attrice della storia del cinema

 

 

 

 

Di questa creatura nemmeno incontestabilmente bella (come mai è incontestabilmente bello ciò che è umano e credibile, ma eccezionale, superba, per la capacità tutta naturale di personificare con la sua sola presenzal'ideale della donna nel momento della sua più tenera e doviziosa fioritura, hanno fatto una vamp.
Le calze nere strappate, i pantaloncini stretti a metà coscia la maglia derente a modellare il seno di Afrodite della risaia (la conturbante divisa di mondina che De Santis le regalò al suo esordio), rivelarono un personaggio e di una bella ragazza fecero, una volta di più, un'attrice: ma forse tradirono il suo avvenire, fissarono il tipo
Ho idea che da quel suo primo film, i fatti che hanno accompagnato la sua immagine sullo schermo, le affiches che sottolineano i suoi doni, non badino ad altro che a caricarla di una morbosità cui gli spettatori si prestano volentieri.
In realtà: una creatura che nessuna guaina, nessuna audacia può destituire del suo candore; nessuna carica emotiva può scompigliare di barbariche o corrotte sensualità il suo stupefatto sorriso.

Silvana, o della felicità domestica, questa, io penso, la verità segreta, trepidante e rispettosa che la fa esistere e resistere nel cuore dei suoi ammiratori, che aprirebbe una strada infinita di storie semplici, e nient'altro che umane, alla sua digià luminosa carriera.

VASCO PRATOLINI

 

Film

 

- Le jugement dernier, regia di René Chanas (1945)

- L'elisir d'amore, regia di Mario Costa (1946)

- Il delitto di Giovanni Episcopo, regia di Alberto Lattuada (1947)

- Gli uomini sono nemici, regia di Ettore Giannini (1948)

- Gli spadaccini della serenissima (Black Magic), regia di Gregory Ratoff (1949)

- Riso amaro, regia di Giuseppe De Santis (1949)

-. Il lupo della Sila, regia di Duilio Coletti (1949)

- Il brigante Musolino, regia di Mario Camerini (1950)

- Anna, regia di Alberto Lattuada (1951)

- Mambo, regia di Robert Rossen (1954)

- Ulisse, regia di Mario Camerini (1954)

- L'oro di Napoli, regia di Vittorio De Sica (1954)

- Uomini e lupi, regia di Giuseppe De Santis (1956)

- La diga sul Pacifico (This Angry Age), regia di René Clément (1958)

- La tempesta, regia di Alberto Lattuada (1958)

- La grande guerra, regia di Mario Monicelli (1959)

- Jovanka e le altre (5 Branded Women), regia di Martin Ritt (1960)

- Crimen, regia di Mario Camerini (1961)

- Il giudizio universale, regia di Vittorio De Sica (1961)

- Barabba, regia di Richard Fleischer (1961)

- Il processo di Verona, regia di Carlo Lizzani (1963)

- La mia signora, regia di Mauro Bolognini, Tinto Brass e Luigi Comencini (1964)

- Il disco volante, regia di Tinto Brass (1964)

- Io, io, io... e gli altri, regia di Alessandro Blasetti (1966)

- Scusi, lei è favorevole o contrario?, regia di Alberto Sordi (1966)

- Le streghe, regia di Mauro Bolognini, Vittorio De Sica, Pier Paolo Pasolini, Franco Rossi e Luchino Visconti (1967)

- Edipo re, regia di Pier Paolo Pasolini (1967)

- Capriccio all'italiana - episodi "La bambinaia" di Mario Monicelli, "Perché?" di Mauro Bolognini e "Viaggio di lavoro" di Pino Zac (1968)

- Teorema, regia di Pier Paolo Pasolini (1968)

- Scipione detto anche l'Africano, regia di Luigi Magni (1971)

- Morte a Venezia, regia di Luchino Visconti (1971)

- D'amore si muore, regia di Carlo Carunchio (1972)

- Lo scopone scientifico, regia di Luigi Comencini (1972)

- Ludwig, regia di Luchino Visconti (1972)

- Gruppo di famiglia in un interno

-
Oci ciornie, regia di Nikita Mikhalkov (1987)+

 

Nata a Roma il 23 aprile 1930, da una famiglia semplice e unita, forse ereditò dalla madre inglese che era stata ballerina, l'amore per le arti. Frequentò i corsi di danza tenuti dalla Ruskaja e notata per la sua avvenenza - sin da bambina era già eccezionalmente bella - e per la sua bravura, venne richiesta in Francia dove si recò e già nel 1945 lavorò come comparsa nel film Le jugement dernier.

Ritornata in Italia, alla riapertura di Cinecittà, assieme alla sorella ed altre amiche cercò di farsi assumere come generica, lavorando nel contempo come indossatrice presso un atelier di moda, partecipando a vari concorsi di bellezza in cui vinse il titolo di Miss Roma nel 1946.
Contravvenendo alla volontà del padre, continuò a cercare parti nel cinema e seguì un corso di recitazione dove conobbe Marcello Mastroianni, .che aveva qualche anno più di lei, il suo primo grande amore; che ricordava sempre con calore e con cui negli anni successivi girò alcuni film.

Nel 1947 riuscì a comparire in quattro film: Cagliostro di G. Ratoff, Follie per l'opera di Costa, Il delitto di Giovanni Episcopo di Lattuada e Gli uomini sono nemici di E. Giannini e nel 1948, notata dal regista G. De Santis, venne finalmente chiamata per un provino relativo al film in preparazione "Riso amaro",
Presentatasi con un vestito ed un trucco vistoso, che non si confaceva alla sua bellezza, venne a tutta prina scartata per essere ripescata poi, dopo che il regista l'aveva rincontrata per strada, casualmente, vestita e truccata sobriamente. Pur contro la volontà dei produttori che stentavano a credere che un'attrice sconosciuta al pubblico potesse avere fortuna, il film venne girato e fu un successo, grazie non solo alla sua bellezza ma anche alla sua interpretazione.
La mondina con il suo look ... le darà successo e notorietà.

Oltretutto sul set del film conobbe quello cxhe sarebbe stato suo marito, il produttore Dino De Laurentis, mentre la stampa la definiva fidanzata con Gassman con cui recitò un secondo film, piuttosto modesto, quasi subito dopo, Il lupo della Sila. in cui compariva anche Amedeo Nazzari. L'anno successivo, sempre con Nazzari, girò Il brigante Musolino.
La Mangano, richiesta da Hollywood, rifiutò di andarvi.

Intanto, sempre nel 1949, aveva sposato De Laurentiis, da cui ebbe i figli Veronica, Raffaella, Federico e Francesca.
Certo, l'importante figura del marito ebbe su di lei un certo impatto positivo ma l'attrice, benchè il suo contatto col pubblico fosse sempre evidente e viscerale, era un pò troppo riservata e schiva e pur improntando il suo lavoro sulla bravura e sull'impegno, era sempre troppo evanescente, le sue doti naturali ed i suoi mezzi espressivi, che forse avrebbero avuto bisogno di più spazio, sembravano rimpicciolirsi e rimpicciolirla. Silvana non fece mai del teatro e sarà parca di apparizioni anche nella sua carriera cinematografica, scegliendo i soggeti più adatti alla sua personalità, tenendo sempre a bada quella sua sensualità proprompente ma difficile da gestire.

Nel 1951, dopo la nascita della prima figlia, Silvana ritornò sullo schermo per recitare in Anna, un film un pò pesante, ma ben diretto da un grande regista come Lattuada, in cui interpretava il ruolo di una giovane novizia, dal passato burrascoso, ancora ancora indecisa tra il noviziato o uno dei due pretendenti: Gassman o Vallone. Comunque fu il primo film italiano ad incassare una somma enorme, famoso per il suo ballo sul tema de El negro Zumbon.

Successivamente lavorò nell' Ulisse, il kolossal di Camerini (1954), con attori di fama internazionale, un vero successo con la partecipazione di Kirk Douglas ed Anthony Quinn, dove lei interpretò bennaggi, la fedele Penelope e la Maga Circe, interpretazioni apprezzatissime dalla critica.

Nel 1954, comparirà ne L'oro di Napoli (1954) di Vittorio De Sica, nell'episodio di Teresa, una prostituta, che vuole togliersi dalla vita di strada. Per questo film ricevrtte, nel 1955, un Nastro d'argento come migliore attrice protagonista.e, sempre nel '54 tornò a recitare con Gassman in Mambo, riportando un gran successo personale, ma non si impegnò ad esempio a recitare in Guerra e Pace, un film sicuramente adatto alle sue doti, prodotto dal marito.

Un anno dopo, la Mangano recitò per De Santis in Uomini e lupi; quasi un insuccesso, perché non era in sintonia con Y. Montand. Girato sulle montagne della Majella in Abruzzo, durante un pausa, la Mangano venne assalita da uno dei lupi usati per le scene, sfuggito al suo domatore. Venne salvata dall'intervento di Celano, che con coraggio riuscì a deviare l'animale, poi abbattuto.

Nel 1957 fu protagonista, insieme con A. Perkins, di La diga sul Pacifico, di R. Clément, tratto dal romanzo omonimo, eppoi Suzanne, figlia di coloni dell'Indocina francese che secondo la volontà della madresogna di costruire una diga contro le inondazioni del fiume. In questa pellicola, , la Mangano sembrò finalmente a suo agio, dando prova delle sue doti di attrice.

Non desiderando più lavorare con Mastroianni, accettò, nel 1958, il film La tempesta e negli anni '60, recitò con impegno e produttività in varie commedie, come La grande guerra (1959) di Monicelli, di nuovo con Gassman e con Sordi, di cui diverrà amica affettuosa per tutta la vita, interpretando il ruolo della prostituta Costantina e rivelando notevoli doti comiche, utilizzando anche il dialetto veneto che negli anni seguenti avrebbe ripreso in più occasioni.
Nel 1959, lavorò con un regista hollywoodiano, M. Ritt, lavorando in Jovanka e le altre, un film tutto al femminile che raccontava la lotta dei partigiani jugoslavi contro il regime nazista, film che Gina Lollobrigida aveva rifiutato, tagliandosi a zero i capelli come da copione e guadagnandosi una copertina della rivista Life.
Nel 1959 Federico Fellini la invitò a recitare in La dolce vita, a fianco di Mastroianni, ma De Laurentiis, forse geloso, la indusse a rifiutare quella parte, poi interpretata da Anouk Aimée.
Nel 1960 recitò in Crimen di Camerini, una divertente commedia con Sordi, Manfredi e Franca Valeri e ancora Gassman. .L'anno seguente fu protagonista di La tempesta, di Lattuada, film ispirato alla novella di Puškin, La figlia del capitano, con un gran cast internazionale.

Nel 1961 lavorò di nuovo per De Sica, interpretando Il giudizio universale, con Alberto Sordi e nello stesso anno girò il kolossal Barabba, ancora con un cast internazionale, facendo poi, l'anno seguente, una breve apparizione, nel ruolo di se stessa, in Una vita difficile di D. Risi.

Nel 1963 interpretò Edda Ciano ne Il processo di Verona di Carlo Lizzani, interpretando con grandi doti uno dei suoi ruoli più tormentati che successivamente la contraddistingueranno. Per la sua interpretazione la Mangano ricevette il David di Donatello come migliore interprete femminile ed un Nastro d'argento come miigliore attrice protagonista:

Nel 1964, lavorando ancora in coppia con Sordi, ovviamente una commedia, girerà La mia signora di Tinto Brass, prima che questi cambiasse genere e, in chiave comica e al meglio, interpretò cinque diversi "tipologiei" di moglie italiana e, sempre nello stesso anno, Il disco volante, in cui interpretava una contadina veneta..

Nel 1965, con la regia di Blasetti interpretò una attrice di successo in declino in Io, io, io e gli altri, ritrovandosi ancora una volta con Mastroianni e nel 1966, sotto la direzione di Sordi, affiancata dalla sua recitazione, il film satirico Scusi, lei è favorevole o contrario?.

Partecipò poi a svariati film molti dei quali a episodi, una formula frequentata spesso negli anni Sessanta dai principali autori e interpreti della commedia all'italiana.

Nel 1967 Le streghe, con vari episodi, tutti interpretati da lei, con la regia di L. Visconti, De sica, Rossi, Bolognini e P.P..Pasolini.
Per questo film ricevette il David di Donatello ancora come miglior attrice protagonista.
Avendo notato le sue doti di attrice tragica, Pasolini la chiamò ad interpretare Giocasta nel film Edipo re (1967); e succesivamente Teorema (1968), dove le affidò il ruolo di Lucia, una donna dell'alta borghesia, moglie delusa e alla disperata ricerca di una verità esistenziale che crede di poter trovare attraverso il sesso.

All'inizio degli anni Settanta, per affrontare i problemi sorti a sfavore del la sua casa di produzione, De Laurentiis si trasferì con la famiglia negli Stati Uniti per realizzare coproduzioni con Hollywood e la Mangano lo seguì sia pure senza grande entusiasmo.
Successivamente, nel 1969, Pasolini le affida il ruolo straordinario della Madonna nel Decameron, nel 1971 è protagonista al fianco di M. Mastroianni nella satira in costume Scipione detto anche l'Africano, di L. Magni.
La sua raffinatezza di questo periodo fece colpo su Visconti che la volle poi in Morte a Venezia (1971) in cui diede prova di una bellezza malinconica e per cui lei ricevette nel 1972 il David di Donatello come migliore attrice non protagonista.
Nel 1972 recita nella commedia-capolavoro di Luigi comencini, Lo scopone scientifico, assieme ad Alberto Sordi, Bette Davis e Joseph Cotten. Sempre nel 1972 girerà il melodramma di C. Carunchio D'amore si muore, film di poco successo.

Nel 1973, assieme a Romy Schneider, sotto la regia di Visconti girerà Ludwig e nell'anno seguente sarà nel cast di Gruppo di famiglia in un interno con Burt Lancaster ed Helmut Berger, dando prova di una recitazione intensa.

Poi ci fu un crollo e Silvana, rinchiusa e isolata in se stessa, lontana dal marito ed anche dai figli, rimase lontana dal cinema per alcuni anni, poi nel 1981 perse il figlio Federico di 25 anni in un incidente aereo e questo le diede il colpo finale che non riuscì più a superare.
Tra il 1984 ed il 1985, si separò dal marito e si trasferì a Madrid. La sua depressione si acutizzò al massimo, poi l'attrice venne colpita da un tumore.

Nel 1984 era però ritornata a recitare, in un'inquietante ruolo nel film fantascientifico Dune, di D. Lynch, prodotto dalla figlia Raffaella, quello della sacerdotessa Ramallo
Nel 1987, si riavvicinò a De Laurentiis e, nel 1987, lavorò ancora con Marcello Mastroianni. interpretando il suo ultimo film, Oci ciornie di N. Michalkov, interprerando il ruolo di Elisa, moglie di Mastroianni.

Morirà a Madrid, dove viveva con la figlia Francesca, il 16 dicembre 1989, non avendo compiuto i 60 anni.

All'inzio degli anni '60 l'attrice venne sempre doppiata, tranne nel canto in Riso amaro mentre poi ne L'oro di Napoli, il processo di Verona, La grande guerra, Jovanka e le altre, Crimen ed Il giudizio universale la Mangano reciterà con la sua voce.

 

 

I

Bibliografia :

https://it.wikipedia.org

http://www.ingridbergman.com/about/bio2.htm

Continua

 

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La nascita di Cinecittà

e in Di tutto un pò:

Totò

 

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