Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

 

GESU' E LE SUE CULLE

 

 

Gesù Bambino viene, ovviamente, spesso rappresentato in una culla, fatta solo di grano, opure con la struttura in legno, di vaie fogge, qunado costituita da semplici assi di legno, quando nuda e povera, quando strutturata in vera e propria culla, con ornamenti, fregi, intagli, di varie fattezze, di vari materiali, ornamentali e non, fino ad arrivare a vere e proprie culle di lusso, realizzate, anacronisticamente, ma secondo i gusti dell'epoca, con metalli e arredi preziosi...


Si sa, in realtà, che le madri palestinesi erano solite collocare il bambino in una culla di fango cotto, che poteva essere poggiata su una sorta di cavalletto (a forma di aspo) o semplicemente deposta a terra o in un altro luogo.

La culla più importante, però, è quella che si ritiene essere l'originale, esposta in Santa Maria Maggiore, sotto l'altare principale.
Sembra che San Girolamo, che era a Betlemme verso l’anno 386, avesse detto in un’omelia che il presepe originario, che lui preferiva, era d'argilla, ma che poi era stato sostituito con uno d’argento, che lui non apprezzava molto, ringraziando, però, i fedeli per la devozione.

Sempre a Betlemme, dal V secolo, la “Culla”, d’oro e d’argento,nella grotta, veniva illuminata con delle lampade. I pellegrini prendevano terra e polvere come reliquie. Successivamente, portarono via non solo la terra, ma anche pezzi di legno.


Si ritiene che le reliquie della Culla, ora nella Basilica di Santa Maria Maggiore, primo santuario-cattedrale dedicata a Santa Maria, chiamata all'epoca dai tempi paleocristiani e dagli inizi del II millennio, vennero inviate da San Sofronio di Gerusalemme a papa Teodoro I (642-649), per contrastare l’invasione musulmana e fu proprio in quest'epoca che la basilica si chiamò 
Col tempo la basilica cambiò nome.

La costruzione e dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore ha avuto luogo a partire e come frutto del Concilio di Efeso (431), celebrato sotto il pontificato di Celestino I (422-432).

Il suo successore, papa Sisto III (432-440), che dedicò il tempio alla Vergine, istituendo nella basilica primitiva o accanto ad essa una specie di “grotta della Natività” del Signore, per celebrare la memoria del mistero di Betlemme. era stato inviato da papa Celestino al Concilio quando era ancora diacono.

Il Concilio di Calcedonia (451) determinò in seguito con maggiore esattezza la terminologia che in Cristo c’è una sola persona (divina) in due nature (quella divina e quella umana). Nel contesto culturale storico, la mentalità ellenistica trovava difficoltà ad accettare l’incarnazione della divinità, salvando armonicamente umanità e divinità.

Ad Antiochia e a Costantinopoli si sottolineava l’umanità, ad Alessandria d’Egitto la divinità (spiritualità). A Roma si prestava più attenzione alla verginità e maternità di Maria e, sia in Efeso che in Calcedonia Maria venne rilevata come madre dell’unica persona divina del Verbo incarnato, con la sua doppia natura, divina e umana.

Era propriamente un “oratorio” con altare proprio e alcuni segni che facevano riferimento a Betlemme, pur prescindendo dall’arrivo delle reliquie di Betlemme.

Nella biografia di papa Sergio II (844-847) si parla di “Camera Praesepis”, che il pontefice fece decorare e che era contigua alla basilica della “Madre di Dio”, chiamata anche “Maggiore”.

In relazione al titolo “Liberiana”, la basilica ha anche fin dall’antichità il titolo di Santa Maria delle Nevi (ad nives) in base a una leggenda o tradizione plurisecolare: “Mi costruirai una chiesa nel luogo in cui domani mattina troverai della neve fresca”.

Il prodigio a cui la tradizione attribuisce l’origine di Santa Maria Maggiore ebbe luogo la notte precedente la clamorosa scoperta. Immaginate una nevicata a Roma agli inizi di agosto, in piena estate!

La Vergine parlò in sogno la notte del 4 agosto dell’anno 358 a papa Liberio e a un tale Giovanni, patrizio dell’Urbe, dicendo appunto che la chiesa sarebbe sorta dove l’indomani ci fosse stata neve fresca.
Il patrizio Giovanni corse la mattina del 5 agosto dal papa per comunicargli l’incredibile visione notturna, e poco dopo ci fu la conferma del miracolo: la collina dell’Esquilino era imbiancata da una nevicata in agosto.

Nel 1590 la cappella chiamata “sistina” soppiantò la cappella del Presepe. Papa Sisto V affidò la costruzione di questa cappella all’architetto Domenico Fontana.

Successivamente, Papa Sisto V fece collocare le reliquie della Culla sotto l’altare della cappella “sistina”, realizzata proprio per questo scopo. La cappella “sistina” (da Sisto V) ha avuto l’obiettivo di custodire il Santissimo Sacramento, e nella cripta sotto l’altare le reliquie del Presepe. Presepe ed Eucaristia sono quindi collegati.

Il tabernacolo è monumentale e riproduce il modello della cappella. Anche sull’altare sono riprodotte alcune scene della Natività.

Nella cripta, sotto il tabernacolo, venne collocato il presepe di Arnolfo di Cambio costruito nel 1198-1216 per ordine di Innocenzo III e dovuto alla scomparsa, nel XVI secolo, di alcune figure del presepe primitivo. Fontana fece trasportare nel 1589 in blocco il presepe di Arnolfo di Cambio, smantellando la vecchia cappella del Presepe.

Nel 1606 la regina di Spagna Margherita d’Austria regalò un reliquiario d’argento, per contenere le reliquie, ma esso scomparve nei disordini del 1797. Venne quindi, realizzato un nuovo reliquiario, a Giuseppe Valadier, i forma ovale, di cristallo e argento parzialmente dorato, dono della duchessa spagnola Manuela de Villahermosa.

In quell’urna, che è quella odierna, ci sono dei bassorilievi del presepe, l’adorazione dei magi, la fuga in Egitto e l’Ultima Cena. Sull’urna c’è un Bambino Gesù d’oro che benedice, assieme a due cherubini, con un vaso di cristallo che custodisce alcune reliquie (presumibilmente fieno del presepe e un frammento del velo di Maria).


Il restauro venne inaugurato nel 1864 e la reliquia della Culla venne trasferita lì.


Attualmente nell’urna della Culla si conservano cinque listoni di legno, in posizione orizzontale (uno di questi non è autentico). Con quattro listoni si può montare un cavalletto per sostenere una culla di fango cotto, in uso, come accennato, tra le madri palestinesi.

La devozione alla Culla, ormai in atto da secoli, fu davvero sentita da vari Santi: San Carlo Borromeo, Sant’Ignazio di Loyola, Santa Brigida e San Gaetano di Thiene.

 

 


 

NASCITA DI GESU' E VISITA DEI PASTORI - LUCA 2


In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra.
 2 Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio.
 3 Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. 
4 Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, 
5 per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.

 6 Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto.
 7 Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.

8 C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge.
9 Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, 

10 ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 
11 oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. 
12 Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». 
13 E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:

14 «Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama».


15 Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere».
16 Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.
17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
18 Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. 
ri dicevano. 
19 Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

20 I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.

 
 

" La nascita di Gesù è descritta anche in alcuni Vangeli apocrifi, postumi, ricchi di particolari e di elementi fiabeschi, la cui storicità è decisamente inattendibile.

Il Protovangelo di Giacomo, diffuso verso la metà del II secolo, accorda la narrazione di Matteo (che parla dei Magi, della persecuzione di Erode e della  fuga in Egitto) e quella di Luca (che parla del censimento).
Il luogo in cui avvengono i fatti, è sempre a Betlemme ma in una grotta e non in una stalla come narra Luca.

Tale specifica, che non è nei Vangeli canonici, è, col passare del tempo, diventata elemento quasi fondamentale nella rappresentazione del presepe, così come appare, ad esempio, nella Basilica della Natività di Betlemme che conferma tale consuetudine e che non proprio in antitesi con la nascita in una stalla, come racconta Luca: la Palestina, infatti si distingue proprio per le tante piccole grotte, spesso ampliate da lavori in muratura, usate come dispense o stalle.

Nel Protovangelo sono narrati, poi tre elementi leggendari: nel primo episodio, Giuseppe stesso narra che al momento della nascita il tempo si fermò, nel secondo episodio c'è la presenza di due levatrici che, chiamate da Giuseppe, arrivarono alla grotta immediatamente dopo la nascita, testimoniando la verginità di Maria (cc. 19-20). Nel terzo, si dice che la grotta fu avvolta da "una nube luminosa".
Sempre nel Protovangelo di Giacomo viene rilevata la presenza del bue e dell'asinello.

Intrisi di soprannaturalità ma anche di imprecisioni e scritti molto dopo gli eventi narrati, il Protovangelo di Giacomo e il tardo Vangelo dello pseudo-Matteo hanno provocato molte discussioni fra studiosi e biblisti e, secondo gli studiosi moderni, gli autori di queste due fonti avrebbero preso notizie non da testimoni diretti, ma da persone e fonti indirette ed anche se la storicità di alcuni fatti è incerta, si evidenziano, comunque, informazioni reali e certe, come ad es. i nomi dei genitori (Giuseppe e Maria) e la nascita di Gesù in Palestina al tempo di re Erode e dell'imperatore Augusto.

Ma, seguendo la narrazione tradizionale, i resoconti dei Vangeli si ritengono storicamente certi, si fondono e si intrecciano benchè in essi coesistano elementi che a prima vista sembrerebbero antitetici, ma dettati dalle necessità dei due redattori che li riportarono: Giacomo, rivolgendosi alle prime comunità cristiane, formate in primo luogo da Ebrei, facevano riferimento soprattutto all'Antico Testamento che si era realizzato, mentre Luca si rivolgeva ai Gentili, narrando cose per loro più comprensibili.


Alcuni fatti accaduti non erano conosciuti da Luca, ad es. "La fuga in Egitto", mentre Matteo non sapeva che "Giuseppe e Maria vivevano a Nazareth prima ancora della nascita di Gesù".
Anche Betlemme come luogo di nascita viene messo in discussione, così come l'apparizione della stella cometa vista dai magi, il censimento di Quirinio che all'epoca poteva essere solo un funzionario che aveva gestito questa procedura. E, infine, perchè Giuseppe e Maria si avventurarono in un lungo viaggio, quasi allo scadere del tempo previsto per la nascita, se non erano di Betlemme e non avevano là alcun possedimento?
Si pensa che Giuseppe e Maria abbiano viaggiato da Nazareth a Betlemme aggregandosi ad una carovana, in un viaggio lungo e faticoso, nonostante l'avanzato stato di gravidanza ma forse già si si trovavano a Betlemme da tempo, ma il luogo dove erano alloggiati non era adatto alle esigenze di una partoriente e di un bimbo appena nato.


Anche l'Adorazione dei Magi è in discussione: per alcuni sarebbe avvenuta dopo la circoncisione di Gesù, quindi successiva alla presentazione al Tempio e alla fuga in Egitto, ma, data la vicinanza tra Betlemme e Gerusalemme, Erode si sarebbe presto messo in allarme non vedendoli tornare; alcuni studiosi moderni hanno invece ipotizzato che la visita dei Magi non si sia verificata poco dopo la nascita di Gesù ma successivamente, dopo la presentazione al Tempio; al termine della cerimonia religiosa, la Sacra Famiglia sarebbe rientrata a Betlemme, dove sarebbe avvenuta la visita.
Quindi, prima sarebbe avvenuto il viaggio da Nazaret a Betlemme, poi la nascita di Gesù, l'adorazione dei pastori, la circoncisione e la presentazione al Tempio, infine la visita dei Re Magi, la fuga in Egitto e il ritorno definitivo a Nazareth.

Luca dice che la Sacra Famiglia, a un mese dalla nascita di Gesù e l'adorazione dei pastori, effettuata la circoncisione e i riti della purificazione al Tempio in Gerusalemme, era tornata Nazaret: "Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret.".
Luca, inoltre, informa che la famiglia tornò pacificamente a Nazareth dopo la nascita a Betlemme, il che è inconciliabile con l'implicazione di Matteo "che il bambino avesse quasi due anni quando la famiglia fuggì da Betlemme in Egitto ed ancora più grande quandoessi tornarono dall'Egitto, trasferendosi a Nazareth".

Secondo alcuni però l'intento di Luca, nel raccontare la presentazione al Tempio, sarebbe quello di far comprendere che Maria e Giuseppe, ebrei osservanti, avevano adempiuto le prescritte pratiche religiose, facendo sì che Gesù, il Messia atteso, venisse inserito nella legge di Mosè e che la sua vita futura si sarebbe svolta a Nazaret.
Il chè rende impossibile l'episodio dell'adorazione dei Magi, ma soprattutto la successiva fuga e permanenza in Egitto, prima di giungere a Nazaret, come riportato invece da  Matteo.

Secondo altri invece è possibile che la Sacra Famiglia, dopo la visita dei Magi (avvenuta poco prima della partenza per Gerusalemme) e la presentazione al Tempio, sia rientrata a Nazaret e da lì, non sentendosi al sicuro, sia partita poi per l'Egitto, per tornare definitivamente dopo la morte di Erode.

 

Questa ricostruzione però non si accorda con quanto ci dice Matteo, secondo cui Giuseppe venne avvertito in sogno di fuggire in Egitto, subito dopo la partenza dei Magi e non si sa per certo che Gesù in Galilea sarebbe stato in pericolo e comunque un viaggio da Nazareth in Egitto sarebbe stato più lungo e rischioso.
Alcuni studiosi hanno così ipotizzato che dopo la presentazione al Tempio (avvenuta prima della visita dei Magi), la Sacra Famiglia sia rientrata a Nazaret per un periodo e, successivamente, tornata a Betlemme, città più importante, per risiedervi e tale ipotesi potrebbe essere anche plausibile, ma non citata in alcuno dei testi evangelici.

Alcuni autori legati alla tradizione, vedono una discordanza rilevante tra i racconti della natività di Matteo e Luca e riguarderebbe il rapporto della Sacra Famiglia con Nazaret, che come dice Luca era "la loro città", mentre in Matteo non si sottolinea alcun collegamento con tale città fino al trasferimento là della Sacra Famiglia, dopo la fuga in Egitto, infatti la definisce "una città chiamata Nazaret".

Forse bisognerebbe vedere tutto alla luce delle finalità teologiche a cui i due Evangelisti tendevano:

 

- Matteo convergeva verso il fatto che Gesù derivava dalla stirpe di Davide e la realizzazione della profezia di Michea riguardo al Messia:

 

Ma da te, o Betlemme [...] uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni [...] egli sarà grande fino all'estremità della terra. Sarà lui che porterà la pace»


e a sottolineare che il trasferimento in Galilea e a Nazaret era avvenuto per volontà divina ("avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea").

- Per Luca, Betlemme non aveva la stessa importanza di quella di Matteo, per cui le riserva poca importanza rispetto a Nazaret.

 





CULLE DI PAGLIA E LEGNO

 

La nascita di Gesù Bambino, avvenuta in una grotta di Betlemme è il momento iniziale della nostra Religione. E' il momento in cui si realizza il "Fiat" di Maria, dopo la sua adesione alla volontà di Dio.

La grotta della nascita, è il centro del mondo, da cui si diramerà e diffonderà la luce di Dio...
Il piccolo Gesù, sempre al centro della scena, mostra al mondo la sua inerme piccolezza, alloggiato spesso su un ciuffo dorato di paglia...

 
 

 


Poi, lo si può vedere poggiato al centro di culle di legno, alcune di fogge molto semplici, 4 assi di legno e basta, ma che, via via, si fanno più sinuose nelle forme, negli intagli, più stilizzate, più interessanti nella struttura e nella costruzione, col passare del tempo più sapientemente decorate ed abbellite, realizzate con legno ed intarsi sempre più pregiati...

 


 
 
 
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CULLE SONTUOSE

Si arriva, infine, alle culle "sontuose" che, intendono, forse, sottolineare la " regalità" del Bambino, con utilizzo di materiali più preziosi per la costruzione e di tessuti ed ornamenti più sfarzosi.
Forse il Bambino non sarà stato contento di essere stato raffigurato con tante esagerazioni, Lui, il Re degli umili, dei poveri, dei miti..

 

 

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- Wikipedia


- https://www.papaboys.org/pochi-lo-sanno-la-culla-di-gesu-bambino-e-in-italia-oggi-andiamo-a-scoprire-dove-si-trova/



* Le immagini contrassegnate dall'asterisco sono sono state fornite dalla Prof.ssa Stefania Colafranceschi

 

 

 

 

 

 

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