Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori.
Nello specifico, il presente articolo è stato realizzato dal Prof. Renzo Barbattini dell'Università di Udine, che ha fornito anche le immagini.
Tutti gli articoli degli altri Settori sono state realizzati da Patrizia di Cartantica che declina ogni responsabilità su quanto fornito dai collaboratori.

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LE API NELL'ARTE DEL BERNINI

di Renzo Barbattini* e Giuseppe Bergamini **

da

APITALIA 6 - 2009

 

Si deve al genio di Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 – Roma 1680), mirabile interprete della nuova concezione estetica barocca, la realizzazione di gran parte delle opere architettonico - scultoree che nel corso del Seicento conferirono alla città di Roma quel volto che tanto piacque ai contemporanei e che ancora stupisce che visita la Città Eterna.

Architetto, scultore ma anche pittore e scenografo, in possesso di una vasta cultura che spaziava dalla conoscenza della plastica nervosa e del concitato dinamismo della scultura ellenistica a quella, più affine al suo intendimento, della scultura michelangiolesca del Cinquecento, di una illimitata fiducia nelle potenzialità della tecnica, e di una stupefacente capacità creativa, il Bernini divenne con rapida ascesa il protagonista del rinnovamento artistico voluto dalla Roma papale a gloria e testimonianza del maggiore  centro della cristianità.
Fu proprio papa Urbano VIII (al secolo Maffeo Barberini) a consacrare Gian Lorenzo artista ufficiale della corte pontificia, e in particolare della casa Barberini (1)che legò il proprio nome a tante realizzazioni – chiese, palazzi, fontane, statue – del grande maestro.         

Urbano VIII (nato a Firenze 1568 - eletto il 6 agosto 1623, morto il 29 luglio 1644) fu un papa di vasta cultura umanistica, amante dell’arte e delle letterature classiche, rimasto purtroppo famoso anche per il noto processo di condanna contro Galileo Galilei. Seguendo la terminologia araldica (2), il suo stemma può essere così descritto: Arma: d'azzurro a tre api montanti d’oro poste 2, 1 (3). (Fig. 1)

Fig. 1 - Stemma del papa Urbano VIII
(Maffeo Barberini, 1568-1644)
(Immagine di Massimo Ghirardi,
Sala Baganza - PR)

Le tre api furono scelte, come emblema di operosità, dallo stesso Urbano VIII in sostituzione di altrettanti tafani, antichi simboli araldici della sua famiglia. In origine, infatti, i Barberini si chiamavano Tafani da Barberino.
Ecco dunque il perché del curioso titolo di questo nostro articolo ed anche della presenza delle api “barberiniane” in diverse opere commissionate al Bernini dall’illustre casato.

 

BALDACCHINO DI SAN PIETRO (Roma)

Fig. 2 - Baldacchino di San Pietro, 1624-33,

Basilica di San Pietro, Roma

Fig. 3 - Basamenti marmorei delle quattro
colonne del baldacchino di San Pietro

La prima importante commissione pubblica, che Gian Lorenzo Bernini ricevette da papa Urbano VIII, fu quella di realizzare il baldacchino per l’altare maggiore della Basilica di San Pietro, in Vaticano (Fig. 2). Quest’opera, monumentale impianto architettonico barocco all'interno della Basilica, venne inaugurata il 28 giugno 1633 dallo stesso papa. La genesi e l’esecuzione dell’opera richiesero tempi lunghi (circa dieci anni) a dimostrazione di quanto il compito fosse sentito dal Bernini, che giunse alla soluzione definitiva dopo molte ricerche ed elaborazioni. Il baldacchino, che si conclude con una soluzione insolita, slanciata e traforata,  è sorretto da quattro colonne tortili di bronzo (in parte tolto dal soffitto a lacunari del Pantheon, da cui il sarcastico detto: Quod non fecerunt Barbari, fecerunt Barberini) e si sviluppa secondo una pianta quadrata.
            Durante la realizzazione del baldacchino di San Pietro, l’artista napoletano pensò di avvinghiare del fogliame intorno alle colonne (già per altro abbellite con api e puttini), in modo tale che, dopo la colata del bronzo fuso, le forme dei rami e foglie potessero restare intatte e arricchire ancor di più l’opera. Bernini volle posizionare in mezzo alla vegetazione anche una lucertola di dieci centimetri ai piedi di una delle colonne per caricare il baldacchino di una certa connotazione simbolica: il piccolo rettile guarda infatti verso la sommità della colonna dove è posizionata una serie di soli.
Chiaro è il significato dato dall’artista: lo sguardo della lucertola è incantato dalla luce e trova in essa giovamento, proprio come l'animo umano che resta in contemplazione e prova benessere nell'ammirare la luce divina (4).
Sui basamenti marmorei delle quattro colonne è riportato lo stemma (contornato da volute e drappeggi) del casato dei Barberini con le tre api in campo  (5) (Fig 3). Le tre api sono anche nel drappeggio alla sommità del baldacchino (Fig. 4).

Fig. 4 - Drappeggio alla sommità del
baldacchino di San Pietro

 

 

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FONTANA DEL TRITONE (Piazza Barberini, Roma)


Fig. 5 - Fontana del Tritone (Piazza Barberini,
Roma), 1643

Fig. 6 - Fontana del Tritone, stemma dei
Barberini

Della serie di fontane a cui il maestro si dedicò con passione – egli si dichiarava amico dell’acqua che sentiva molto vicina al suo carattere – quella del Tritone di piazza Barberini (1643), realizzata in travertino, è ritenuta una delle più belle di Roma (6). (Fig. 5). Fra le code dei delfini che sorreggono la conchiglia sulla quale si accovaccia il tritone, il Bernini ha posizionato uno stemma dei Barberini per lato (Fig. 6), la tiara e le chiavi, simboli pontifici di Urbano VIII committente dell'opera. Il tritone che soffia con impeto in una conchiglia fa uscire il getto d'acqua che, ricadendo prima nelle valve e poi dalle scannellature di queste nella vasca sottostante, crea una coreografia di grande effetto.
La fontana fu restaurata nel 1932 e nel 1990.

 

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FONTANA DELLE API (Via Vittorio Veneto, Roma)

 

Fig. 7 - Fontana delle Api (Via Vittorio Veneto), 1644 (Foto Barbattini)

Subito dopo l'esecuzione della fontana del Tritone, al Bernini venne affidata nel 1644 la realizzazione di una fontanella per abbeverare i cavalli (7) (Fig. 7), com'era consuetudine costruire accanto alle fontane monumentali.
Originariamente situata all'angolo di piazza Barberini con via Sistina e appoggiata a palazzo Soderini, essa consiste in una enorme conchiglia con le valve aperte: una in piano, a fior di terra, per servire da vasca di raccolta, l’altra eretta in maniera da aderire all’angolo del palazzo. Sulla cerniera di raccordo tra le due valve vi sono tre api barberiniane (Fig. 8), disposte simmetricamente, che sormontano le uscite dell’acqua.
L'opera, geniale saggio del barocco romano, fu nel 1867 smontata e portata in uno dei depositi comunali al Testaccio (rione di Roma). Nel gennaio del 1916, su pressione di alcuni studiosi, venne ricomposta con i pochi pezzi originali ritrovati e posizionata dove oggi si vede, all’imbocco di Via Veneto.
Occorre segnalare che nel luglio del 2004 un vandalo ha sfregiato una delle tre api in marmo scolpite sul monumento (Fig. 9).

 

Fig. 8 - Fontana delle Api (particolare) (Foto Piazza-Intoppa)

Fig. 9 - Fontana delle Api (particolare dell’ape rovinata da un vandalo).

 

FONTANA DELLA BARCACCIA (Piazza di Spagna, Roma)

 

Fig. 10 - Fontana della Barcaccia (Piazza di Spagna), Pietro Bernini, 1628 (Foto Barbattini)

Una delle piazze più belle e caratteristiche di Roma è senz'altro Piazza di Spagna. Essa è caratterizzata dalla grande scalinata (8) e dalla sua particolarissima fontana, detta la barcaccia (9) (Fig. 10) situata ai piedi della scalinata stessa.
La fontana, pur essendo stata progettata e costruita nel 1628 da Pietro Bernini (Sesto Fiorentino, 1562 – Roma, 1629), viene qui ricordata in quanto le decorazioni di prua e di poppa (Fig. 11) sono opera del figlio Gian Lorenzo. Il nome del monumento, solo apparentemente dispregiativo, deriva dalle barcacce che, nel vicino porto di Ripetta, erano utilizzate per il trasporto del vino. La barcaccia è frutto della genialità di Pietro Bernini che sfruttò la raffigurazione di una barca in apparente pericolo di affondare per eliminare il problema relativo alla bassa pressione dell’acqua che alimentava la fontana. Le api e i soli che decorano la fontana sono i simboli della famiglia (Barberini) di Urbano VIII, il papa committente dell’opera.

Fig. 11 - Fontana della Barcaccia (particolare)

 

           

 

MONUMENTO SEPOLCRALE DI PAPA URBANO VII (Basilica di S. Pietro. Roma)

 

Fig. 12 - Monumento sepolcrale di papa
Urbano VIII (Basilica di San Pietro, Roma),
1627-1647

Fig. 13 - Monumento sepolcrale di papa Urbano VIII (Basilica di San Pietro, Roma) (la
Giustizia)

Una nicchia laterale della basilica vaticana ospita un illustre esempio di architetturafuneraria: il monumento sepolcrale del più grande mecenate di Gian Lorenzo Bernini, il più volte citato Maffeo Barberini, papa con il nome di Urbano VIII (Fig. 12). Gian Lorenzo fu chiamato a progettarlo e a realizzarlo dallo stesso pontefice, ma il lavoro a questo complesso straordinariamente sontuoso impegnò l'artista e una nutrita schiera di collaboratori per un ventennio, dal 1627 al 1647.
Di fronte all’elaborato piedistallo di questo monumento, che sorregge la statua del papa, si trovano il sarcofago, l’epigrafe dedicatoria e due statue allegoriche in marmo bianco (a sinistra la Carità e a destra la Giustizia). La Giustizia (Fig. 13), con lo sguardo fisso in cielo e con il volto appoggiato alla mano nell’atteggiamento tradizionale della melanconia, tiene il gomito destro su un libro di codici e, con l’altra mano, sorregge una grande spada, la cui elsa è decorata con api (che fanno parte – come già detto - dello stemma della famiglia Barberini). Dall’alto domina la colossale statua bronzea di Urbano VIII, rivestito degli abiti pontificali, mentre su tutto il sepolcro sono collocate api di bronzo.
A questo proposito ci piace riportare un gustoso aneddoto. Bernini terminò il monumento nel 1647, anno in cui Innocenzo X aveva messo sotto inchiesta la famiglia Barberini accusata di essersi arricchita a spese dello Stato Pontificio, inchiesta che ne provocò la fuga in Francia. Un conoscente fece notare all’artista che tutte le api sparse sul sepolcro non erano che una metafora della dispersione dei suoi protettori. E il Bernini così rispose: “Vostra Signoria sa bene però che le api disperse prima o poi tornano all’alveare”.

           

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Ringraziamenti

Sentitamente si ringraziano il dott. Stefano Fugazza della Galleria d’Arte Moderna “Ricci Oddi” (Piacenza), il prof. Franco Frilli dell’Università di Udine, Massimo Ghirardi del Comune di Reggio Emilia, la dott.ssa Maria Gioia Piazza e il dott. Francesco Intoppa oggi del CRA-PAV (Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura, Centro di ricerca per la patologia vegetale) di Roma (ieri dell’ISZA Sez. op. di Apicoltura, Roma, afferente al CRA-API, Bologna), per la collaborazione prestata.

 

Note

1- Famiglia che trae origine dal castello di Barberino (1018) in Val d’Elsa in Toscana, stabilitasi prima a Firenze, dove esercitò il commercio, e poi a Roma.

2 - Il pontefice vi collocò quest'impresa: Gallis mella dabunt, Hispanis spicula figent: le api offriranno il miele per la Francia, il pungiglione per la Spagna. La risposta spagnola fu: Spicula si figent, emorientur apes, ovvero quando le api pungono, lasciano nella ferita il pungiglione e con esso la vita. Forse pentito il papa fece rispondere che il re (sic) delle api non porta pungiglione e quindi non ferisce né muore.

3 - Immagine di Massimo Ghirardi di Sala Baganza, provincia di Parma. Grafico ed illustratore, specializzato nell’illustrazione araldica, Ghirardi ha curato diverse pubblicazioni su questo argomento, lavora come insegnante-atelierista presso l’Istituzione Nidi e Scuole dell’Infanzia di Reggio Emilia. Cura, con Bruno Fracasso, il sito www.araldicacivica.it

4 - In araldica si definisce campo l’area circoscritta (il fondo) dallo stemma. Dal latino campum (luogo aperto, campagna).

5 - Può essere interessante sapere che il Bernini deve parte del suo capolavoro a Stefano Maderno (Bissone, 1576 – Roma, 17 settembre 1636). Questi infatti, realizzò per la fontana dell'Aquila o dello scoglio nei giardini vaticani (Città del Vaticano), un tritone che, a cavallo di un delfino, soffia acqua da una conchiglia (proprio come nel tritone berniniano). Il tritone del Maderno è del 1611/12, cioè molto anteriore a quello del Bernini (1643). Quindi quest'ultimo si è ispirato al Tritone del Maderno. Però niente toglie alla grande personalità del Bernini.

6 - Si racconta che il Bernini ebbe in dono dal Pontefice due once d’acqua e, benché a quel tempo ve ne fosse molta, sembra che nelle case scarseggiasse. L’astuto Bernini vendette le due once d’acqua a prezzo più che raddoppiato rispetto a quello corrente. Tale episodio fu sfruttato contro i Barberini e ci fu chi osservò che le api della fontana, simbolo della famiglia, succhiavano acqua in gran copia dalla vasca e la restituivano in piccoli getti.

7 - La scalinata, detta di Trinità dei Monti venne realizzata, completamente in travertino, sotto Innocenzo XIII Conti e Benedetto XIII Orsini, vale a dire nei tre anni che vanno dal 1723 al 1726, su progetto di Francesco De Sanctis.

8 - La tradizione vuole che papa Urbano VIII rimanesse talmente impressionato da una barca che era venuta ad arenarsi sulla piazza a seguito di una piena del Tevere, da volerne far restare perpetua memoria.

 

Bibliografia consultata

- Bernardini M. G., Fagiolo dell’Arco M. (a cura di), 1999 – Gian Lorenzo Bernini. Regista del Barocco, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Venezia, 21 maggio-16 settembre), Skira editore, Milano: 496 pp.

- Bussagli M. (a cura di), 1999 - Roma. L’arte nei secoli, Ed. Magnus, Udine, 2 voll: 680 pp.

- Graziola C., Perissinotto A., 2005 – Le api nelle Sacre Scritture inesauribile fonte d’insegnamento. Apitalia, 32 (4): 49-50.

- Hibbard H., 1967 – Bernini Gian Lorenzo e Bernini Pietro, in Dizionario Biografico degli Italiani, IX, Roma: 365-377.

- Labatut JP., 1982 – Le nobiltà europee dal XV al XVIII secolo. Il Mulino, Bologna: 234 pp.

- Monge R., 2004 – Duemila anni di papi. Gribaudo, Savigliano (CN): 472-473.

- Montanari T., 2004 – Gian Lorenzo Bernini. Collana “Grandi scultori”, Gruppo Editoriale L’Espresso: 110-115.

- Piper D., 1991 – Dizionario illustato dell’arte e degli artisti. Gremese editore, Roma: 459 pp.

- Reinahardt V. (a cura di), 1996 – Le grandi famiglie italiane. Neri Pozza ed,, Vicenza: 703 pp.

- Santi Mazzini G., 2003 - ARALDICA, storia, linguaggio, simboli e significati dei blasoni e delle arme. Electa Mondadori, Milano: 593 pp.

 

 

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*Dipartimento di Biologia e Protezione delle Piante – Università di Udine
** Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo - Udine

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