Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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“MANCU LI GATTI"
IL GATTO NELLA VITA DEI SANTI


Introduzione

Nella mitologia greca e romana il gatto non è presente. Siamo invece abituati ad accostare il gatto all’Egitto. Erodoto narra che gli egiziani si raccoglievano con grande devozione nella città di Bubastis. Qui veneravano la dea Bastet, raffigurata con il corpo di donna e la testa di gatto. Il culto del gatto nella civiltà egizia è attestato già dal 1550 a.C.
La simbologia del gatto è ambivalente: è espressione del bene e del male.

Un gatto è presente nella scena dell’Annunciazione, opera di Vico Consorti, nella Porta Santa della Basilica Vaticana. È l’unico caso in San Pietro sul colle Vaticano. Nella Cabala ebraica il gatto è associato al serpente, simbolo del male, divenne automaticamente emblema della menzogna e del tradimento, tanto che i cristiani cominciarono a rappresentare un gatto ai piedi di Giuda. Anche nel buddismo il gatto è associato al serpente nel rimprovero per non aver pianto per LA morte di Buddha.

La tradizione patristica poco o nulla dice a riguardo del gatto, per di più la Sacra Scrittura sembra ignorarlo.

C’è solo un versetto nel libro di Baruc, in cui profetizzando la deportazione in Babilonia del popolo eletto, lo ammonisce di non cadere in balia dei culti pagani:

“State attenti dunque a non divenire in tutto simili agli stranieri; il timore dei loro dèi non si impadronisca di voi. Alla vista di una moltitudine che prostrandosi davanti e dietro a loro li adora, dite a voi stessi: "Te dobbiamo adorare, Signore". Poiché il mio angelo è con voi, ed è lui che si prende cura delle vostre vite. Essi hanno una lingua limata da un artefice, sono coperti d'oro e d'argento, ma sono simulacri falsi e non possono parlare. E come per una ragazza amante degli ornamenti, prendono oro e acconciano corone sulla testa dei loro dèi. Talvolta anche i sacerdoti, togliendo ai loro dèi oro e argento, lo spendono per sé, e lo danno anche alle prostitute nei postriboli. Adornano poi con vesti, come gli uomini, gli dèi d'argento, d'oro e di legno; ma essi non sono in grado di salvarsi dalla ruggine e dai tarli. Sono avvolti in una veste purpurea, ma bisogna pulire il loro volto per la polvere del tempio che si posa abbondante su di essi. Come il governatore di una regione, il dio ha lo scettro, ma non stermina colui che lo offende. Ha il pugnale e la scure nella destra, ma non si libererà dalla guerra e dai ladri. Per questo è evidente che essi non sono dèi; non temeteli, dunque! Come un vaso di terra una volta rotto diventa inutile, così sono i loro dèi, posti nei templi. I loro occhi sono pieni della polvere sollevata dai piedi di coloro che entrano. Come per uno che abbia offeso un re si tiene bene sbarrato il luogo dove è detenuto perché deve essere condotto a morte, così i sacerdoti assicurano i templi con porte, con serrature e con spranghe, perché non vengano saccheggiati dai ladri. Accendono lucerne, persino più numerose che per se stessi, ma gli dèi non possono vederne alcuna. Sono come una trave del tempio il cui interno, si dice, viene divorato, e anch'essi, senza accorgersene, insieme con le loro vesti sono divorati dagli insetti che strisciano fuori dalla terra. Il loro volto si annerisce per il fumo del tempio. Sul loro corpo e sulla testa si posano pipistrelli, rondini, gli uccelli, come anche i gatti. Di qui potrete conoscere che essi non sono dèi; non temeteli, dunque!” (Bar 6, 4-22)

Il gatto negli autori medievali è trattato con sospetto e ben poca benevolenza. Sarà colpa di quegli occhi che brillano al buio e che appaiono inquietanti? Oppure per la sua indole sensuale, che ancora oggi ci fa dire: sembri un gatto in calore?
Oppure ancora perché a differenza del cane non poco addestrabile così da renderlo modello di coloro che non voglioso sottomettersi alle leggi divine?
Troviamo poi l’accostamento del gatto – specialmente quello nero – al demonio, per cui alla stregoneria e alla blasfemia.

Annunciazione - Lorenzo Lotto -


Il gatto appare nell’arte sacra. Come già accennato sopra, Giuda e il gatto. Un esempio è il Ghirlandaio con la sua Ultima Cena nel refettorio piccolo del convento domenicano di San Marco in Firenze (1481). Altre esempi sono in Lorenzo Lotto, in Leonardo da Vinci, in Pieter Huys, in Guido Reni, in Federico Barocci e molti altri.

Ultima Cena - Ghirlandaio - Convento San Marco, Firenze


Spesso il gatto è raffigurato in lotta con il cane con un chiaro rimando alla lotta fra il bene e il male.
Il gatto però ha sempre avuto la sua utilità nel tenere lontani i topi, veri animali da debellare perché portatori della temibile peste e di altre infezioni.
Questo rende il gatto un animale sempre più “di casa”, tanto che comincia ad essere presente nei monasteri, tra i monaci e le monache. Il più famoso è il così detto gatto certosino.
Una leggenda narra che i Crociati che tornavano dalle spedizioni in Terra Santa venivano ospitati nelle certose. Per sdebitarsi con i monaci dell'ospitalità offerta, regalarono loro una coppia di gatti dall'esotico mantello grigio-blu. Avevano la fama d'essere dei grandi cacciatori di topi, per questo i monaci iniziarono ad allevarli, allo scopo di proteggere i granai e le scorte alimentari, come pure per evitare la distruzione di preziosi manoscritti.
Ma è una leggenda. Il gatto certosino è una delle razze feline più antiche. È stato importato in Francia dall'Oriente dai cavalieri templari nel 1100 circa.

Il gatto nelle comunità monastiche diventa quasi specchio delle qualità proprie della vita monastica: adattamento, povertà, solitudine, discrezione e capacità di passare repentinamente dal sonno alla veglia.
Un esempio artistico è il gatto nel dipinto di Antonello da Messina, presso la National Gallery di Londra: San Girolamo nello studio. Qui il gatto evoca quella silenziosa complicità, muta ispirazione per pensatori e scrittori.

San Girolamo nello studio, particolare - Antonello da Messina

Ultima Cena - Ghirlandaio - Convento San Marco, Firenze

Infine anche l’agiografia è presente il gatto. Una presenza sporadica, che va dallo strumento di tortura alla compagnia caritatevole.

I SANTI E IL GATTO

Dobbiamo iniziare per parlare di santità ed il gatto, dalla santa di Nivelles, Gertrude.
Il Martirologio Romano la ricorda il 17 marzo:

SANTA GELTRUDE DI NIVELLES

A Nivelles in Brabante, nell’odierno Belgio, santa Geltrude, badessa, che, nata da nobile famiglia, prese il sacro velo delle vergini dal vescovo sant’Amando e resse con saggezza il monastero fatto costruire dalla madre, fu assidua nella lettura delle Scritture e si consumò nell’austera pratica di veglie e digiuni.

Santa Gertrude di Nivelles nasce a Nivelles, nella regione del- Brabante (Belgio) nel 626  e qui muore il 17 marzo 659.
Figlia di Pipino di Landen, signore nel Brabante e antenato di Carlo Magno, alla morte del padre (639) si fa monaca con la madre Itta e la sorella Begga. La madre fonda un monastero doppio, di uomini e donne, governati tutti dalla badessa. E badessa è Itta, fino alla morte (652).
Le succede Gertrude, che accetta il titolo, ma lascia a un frate il potere effettivo e riserva a sé il compito di istruire monaci e monache. Chiama dall'Irlanda monaci dotti in Sacra Scrittura e manda gente a Roma per rifornire la comunità di libri liturgici.
Fu presto circondata dall'aureola di santa. Ma il suo vero prodigio fu la pace portata tra le famiglie signorili locali, divise da eterni scontri che per la gente portavano solo saccheggi, razzie di ostaggi e anni di miseria. Quando muore, a 33 anni nel 659, la venerazione è immediata.
Il suo corpo viene deposto in una cappella che poi ingrandita, abbattuta e ricostruita diventerà basilica, ingrandita, abbattuta e ricostruita attraverso il tempo. I suoi resti saranno poi raccolti in un prezioso reliquiario del XIII secolo, destinato esso pure a essere vittima della guerra: sarà infatti distrutto da un bombardamento nel 1940, insieme a tante case di Nivelles.
Gertrude è stata a lungo venerata come protettrice contro le invasioni di topi. La narrazione, priva di base storica, è tuttavia segno dell’ammirazione che l’ha sempre accompagnata. Questa invocazione contro le infestazioni dei roditori fa di Gertrude di Nivelles la patrona dei gatti.

Dalla patrona dei gatti, passiamo al sogno del santo patrono dei giovani: Giovanni Bosco.


SAN GIOVANNI BOSCO

 


(foto da http://auxilioymadre.blogspot.it/2010/05/don-bosco-y-maria-auxiliadora.html)

La Chiesa Cattolica lo ricorda il 31 gennaio. Il 2015 sarà il bicentenario della sua nascita avvenuta a Castelnuovo d’Asti il 16 agosto 1815, giorno del Santo pellegrino di Montpellier (San Rocco), che ha in comune con don Bosco il cane, il famoso Grigio. Don Bosco muore a Torino il 31 gennaio 1888.

San Giovanni Bosco è il grande apostolo dei giovani, fu loro padre e guida alla salvezza con il metodo della persuasione, della religiosità autentica, dell’amore teso sempre a prevenire anziché a reprimere. Sul modello di San Francesco di Sales il suo metodo educativo e apostolico si ispira ad un umanesimo cristiano che attinge motivazioni ed energie alle fonti della sapienza evangelica.
Fondò i Salesiani, la Pia Unione dei cooperatori salesiani e, insieme a Santa Maria Mazzarello, le Figlie di Maria Ausiliatrice.
Tra i più bei frutti della sua pedagogia, san Domenico Savio, quindicenne, che aveva capito la sua lezione: “Noi, qui, alla scuola di Don Bosco, facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri”.
Giovanni Bosco fu proclamato Santo alla chiusura dell’anno della Redenzione, il giorno di Pasqua del 1934. Il 31 gennaio 1988 Giovanni Paolo II lo dichiarò Padre e Maestro della gioventù, “stabilendo che con tale titolo egli sia onorato e invocato, specialmente da quanti si riconoscono suoi figli spirituali”.

Il Martirologio Romano così lo ricorda:
Memoria di san Giovanni Bosco, sacerdote: dopo una dura fanciullezza, ordinato sacerdote, dedicò tutte le sue forze all’educazione degli adolescenti, fondando la Società Salesiana e, con la collaborazione di santa Maria Domenica Mazzarello, l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per la formazione della gioventù al lavoro e alla vita cristiana. In questo giorno a Torino, dopo aver compiuto molte opere, passò piamente al banchetto eterno.

Don Bosco è famoso per i sogni profetici e premonitori, e come nelle Sacre Scritture, il Signore parla al Santo con i sogni.
Il sogno più famoso è quello dei nove anni: gli pareva di essere vicino a casa, in un cortile molto vasto, dove si divertiva una gran quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. Al sentire le bestemmie, egli si lanciò in mezzo a loro, cercando di ammonirli usando pugni e parole.
Ma in quel momento apparve un uomo maestoso, nobilmente vestito: il suo viso era così luminoso che egli non riusciva a guardarlo. Lo chiamò per nome e gli ordinò di mettersi a capo di tutti quei ragazzi. Giovanni gli chiese chi fosse colui che gli comandava cose impossibili: “Io sono il figlio di colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno”.
In quel momento apparve, vicino a lui, una donna maestosa, e in quell’istante, al posto dei giovani, c’era una moltitudine di capretti, cani, gatti, orsi e parecchi altri animali.
La Madonna gli disse: “Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Cresci umile, forte e robusto, e ciò che adesso vedrai succedere a questi animali, tu lo dovrai fare per i miei figli”. Fu così che, al posto di animali feroci, comparvero altrettanti agnelli mansueti, che saltellavano, correvano, belavano, facevano festa.
Proprio dopo questo sogno nel giovane Giovanni Bosco si accese la vocazione.

Il sogno dei gatti ammansiti, che diventano agnellini, ci porta al “predicatore dei gatti”, Angelo d’Acri.

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BEATO ANGELO D'ACRI

 

Il beato Angelo d'Acri, religioso francesco della riforma cappuccina, è ricordato nel Martirologio Romano il 30 ottobre:

Ad Acri in Calabria, beato Angelo, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che, percorrendo instancabilmente il regno di Napoli, predicò la parola di Dio con un linguaggio adatto ai semplici.

Nasce ad Acri il 19 ottobre 1669, e muore nella sua città il 30 ottobre 1739. Lucantonio Falcone ebbe un cammino vocazionale singolarmente travagliato. Entrò e uscì dal noviziato cappuccino per ben due volte. Il terzo tentativo fu decisivo. Venne ordinato sacerdote nel 1700 nella cattedrale di Cassano  sullo Ionio. Esercitò il suo apostolato come padre provinciale e, soprattutto, come predicatore in tutto il Mezzogiorno per 40 anni. Era conosciuto come l'Angelo della pace, ma, la predicazione sistematica, è stato il ministero principale di servizio reso alla Chiesa e all'Ordine Cappuccino per quaranta anni. Era divenuto il missionario più ricercato ed ascoltato dell'Italia meridionale tanto che si diceva che quando predicava, "nelle case non ci restavanu mancu li gatti".
Le testimonianze giurate ricordano come recitava a memoria la Sacra Scrittura e come ne faceva sempre uso nell'evangelizzazione del popolo.
In vita e dopo la morte, avvenuta nel 1739, compì numerosi miracoli. Il suo corpo è venerato nella basilica di Acri, che è a lui dedicata. È stato beatificato da Papa Leone XII nel 1825. Il suo corpo, ricomposto in un’urna, è oggetto di quotidiana venerazione nella Basilica a Lui dedicata nella sua città di Acri

Se Rocco di Montpellier, aveva il cane caritatevole, Giudo da Selvena ha il gatto caritatevole.

 

BEATO GUIDO DA SELVENA

 


Foto da http://selvena.altervista.org/index.php?s=selvena-beato-guido-da-selvena

Guido da Selvena, religioso francescano della provincia di Grosseto, nasce a Selvena nel 1200 e muore nel convento del Colombaio a Seggiano tra il 1287 o 1278.
La sua memoria liturgica del Beato è circoscritta alla Maremma e all’Ordine: il 4 o 5 dicembre.
Il convento del Colombaio venne fondato da San Francesco nel 1220 quando ritornava da Viterbo, dove era stato a fare visita al papa Onofrio III. Molto autori, agiografi e cronisti francescani antichi, hanno scritto del beato Giudo, ma colui che si è occupato maggiormente di lui è senza altro il Wadding. Ancora novizio, «meritò di parlare dolcissimamente con Cristo». Trascorre il tirocinio in Siena, e fu condotto insieme ad altri giovani al Colombaio dal Beato Pietro Pettinaio.
Il beato Giudo, un uomo di grande fede e amore per il Signore Gesù, che quando il santo uomo era già carico di anni ed infermo, il Signore stesso provvide a mandargli un gatto di un'affezione e di un'attaccatura singolari: ogni giorno, strappava al bosco un uccello, così che frate Francesco da Montalcino, lo cucinasse e lo presentasse così preparato al Beato. Era in quel tempo l'unico suo cibo.
Il giorno stesso in cui il Beato morì, anche il gatto spirò ai suoi piedi. La data della morte non è sicura, si può stabilire che sia avvenuta o il 21 aprile 1287 oppure nel 1288.

 

Un altro caso di gatto caritatevole è nella vita di Chiara d’Assisi.


foto da http://www.iqt.it/webcity/card/cardonomastico_ago.htm

Santa Chiara, che il martirologio Romano ricorda l’11 agosto:
Memoria di santa Chiara, vergine, che, primo virgulto delle Povere Signore dell’Ordine dei Minori, seguì san Francesco, conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell’estrema indigenza e infermità, permise di essere separata.

Chiara ha solo dodici anni, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, quando Francesco d'Assisi compie il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre Bernardone.
Conquistata dall'esempio di Francesco, la giovane Chiara sette anni dopo fugge da casa per raggiungerlo alla Porziuncola. Il Santo le taglia i capelli e le fa indossare il saio francescano, per poi condurla al monastero benedettino di S. Paolo a Bastia Umbra, dove il padre tenta invano di persuaderla a ritornare a casa. Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fonda l'Ordine femminile delle «povere recluse» (oggi Clarisse) di cui è nominata badessa e dove Francesco detta una prima Regola.
Chiara scrive successivamente la Regola definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il «privilegio della povertà». Per aver contemplato, in una Notte di Natale, sulle pareti della sua cella il presepe e i riti delle funzioni solenni che si svolgevano a Santa Maria degli Angeli, è scelta da Pio XII quale protettrice della televisione.
Erede dello spirito francescano, si preoccupa di diffonderlo, distinguendosi per il culto verso il SS. Sacramento che salva il convento dai Saraceni nel 1243. more ad Assisi l’11 agosto 1253.

Nella vita di Santa Chiara è presente una gatta. La presenza è attestata dai processi per la canonizzazione. Si racconta che Santa Chiara, inferma nel letto, avesse bisogno di una certa “tovagliola”, ma non essendoci chi gliela portasse, ecco un gatta, cominciò a tirare e trascinare la “tovagliola” per portagliela come poteva.
Ma la Santa la rimproverò perché la gatta la trascinava per terra. Allora la gatta, come se avesse compreso, cominciò ad avvolgere la “tovagliola” perché non toccasse a terra e gliela portò.

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Dopo il gatto caritatevole troviamo il gatto “diabolico”, nella vita di Ludovico da Tolosa.

San Ludovico d'Angiò o di Tolosa, vescovo francescano, nasce a Brignoles (Provenza) nel febbraio 1274 e qui muore il 19 agosto 1297.
Figlio di Carlo d’Angiò, re di Napoli. Da ragazzo fu condotto prigioniero con i fratelli presso il re di Aragona, ed ebbe occasione di conoscere i Francescani. Tali contatti francescani, avranno un’influenza decisiva sulla vita di Ludovico, e proprio nel periodo catalano, sbocciò la vocazione al sacerdozio, del resto la sua vita fu più intensamente vissuta nella preghiera dei suoi fratelli, con episodi premonitori come la lotta con un grande gatto nero che l’aveva assalito mentre era in preghiera e che Ludovico mise in fuga con un segno di croce.
Riacquistata la libertà, rinunciò al trono e ad ogni altra prospettiva di grandezze terrene. Ludovico venne ordinato sacerdote nel febbraio 1296, a ventidue anni, e vescovo nel dicembre successivo. Fu inviato a reggere la diocesi di Tolosa.
Nel ricco episcopato Ludovico, improntò la propria vita alle rigide regole della povertà francescana. Predilesse i poveri, i malati, i giudei vittime di persecuzione ed emarginazione e i carcerati ai quali si recava spesso a far visita. Ludovico venne elevato agli onori degli altari nel 1318 da Giovanni XXII, nella città pontificia di Avignone in Francia, presenti sua madre e il fratello Roberto.

Il Martirologio Romano lo ricorda il 19 agosto:
Presso Brignoles nella Provenza in Francia, transito di san Ludovico, vescovo, che, nipote del re san Luigi, desiderò la povertà evangelica ben più che le lodi e gli onori del mondo e, ancor giovane di età ma maturo nella virtù, fu elevato alla sede di Tolosa, ma, consumato dalla sua malferma salute, si addormentò presto nella pace del Signore.

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Dal gatto “diabolico” passiamo al gatto “penitenziale” con Gemma Galgani.

Gemma nasce il 12 marzo 1878 a Bogonuovo di Camigliano (Lucca). La mamma Aurelia muore nel settembre del 1886. Nel 1895 Gemma riceve l'ispirazione a seguire impegno e decisione la via della Croce. Gemma ha alcune visioni del suo angelo custode. L'11 novembre 1897 muore anche il padre di Gemma, Enrico. Ammalata, Gemma, legge la biografia di San Gabriele dell'Addolorata – allora solo Venerabile - che le appare e la conforta.
Gemma nel frattempo matura una decisione e la sera dell'8 dicembre, festa dell'Immacolata, fa voto di verginità. Nonostante le terapie mediche, la malattia di Gemma, osteite delle vertebre lombari con ascesso agli inguini, si aggrava fino alla paralisi delle gambe, dalla quale però viene guarita miracolosamente. Le visioni di Gemma continuano e le viene data la grazia di condividere le sofferenza di Cristo. Nel maggio del 1902 Gemma si ammala nuovamente, si riprende, ma ha una ricaduta in ottobre. Muore l'11 aprile 1903.

Nella vita di Santa Gemma ci sono episodi in cui la vergine lucchese, già ammirata in vita per i suoi doni mistici, si schernisce di fronte alle visite di coloro che vengono a conoscerla per ammirarla.
È il caso di un sacerdote che venne a visitarla e Gemma per apparire stolta e per schernirsi davanti al prelato prese un grosso gatto di casa e con moine e carezze infantili al gatto si presentò davanti al sacerdote, il quale strinse le spalle, la disprezzo e ne andò. La Santa aveva raggiunto il suo scopo.

Il Martirologio Romano la ricorda l’11 aprile:
A Lucca, santa Gemma Galgani, vergine, che, insigne nella contemplazione della Passione del Signore e nella paziente sopportazione dei dolori, a venticinque anni nel Sabato Santo concluse la sua angelica esistenza.

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Il caso singolare di legame tra santi e gatti è nella vita di Maria Tuci.

 

Maria Tuci, vergine e martire, appartiene al gruppo dei Martiri Albanesi. I Servi di Dio Vincenzo Prennushi e 39 compagni delle chiese cattoliche di rito romano e greco-cattolico d’Albania sono solo alcuni dei numerosissimi cattolici albanesi che hanno subito prigionia, torture e falsi processi, nel tentativo di sradicare il Vangelo e la cultura di un intero popolo. Il processo diocesano per accertare il loro effettivo martirio in odio alla fede si è svolto presso la diocesi di Scutari dal 10 novembre 2002 all’8 dicembre 2010.

Maria Tuci nasce a Ndërfushaz-Mirdita il 12 marzo 1928, e muore in odium fidei a Scutari il 24 ottobre 1950.
La Tuci frequentò il collegio delle suore Stimmatine a Scutari e domandò di poter entrare nel loro Istituto religioso. Incaricata d’insegnare nelle scuole elementari di due paesi, trasmise clandestinamente anche il catechismo. Arrestata con alcuni familiari il 10 agosto 1949, fu condotta nel carcere di Scutari, dove, per non aver rivelato il nome dell’uccisore di un politico comunista e per non aver voluto concedersi a un membro della Sigurimi - la polizia di regime - subì torture atroci.
Ad esempio, venne chiusa in un sacco, nuda, insieme a un gatto inferocito; nel frattempo, il sacco era preso a bastonate, dilaniando così le sue carni. A causa delle privazioni subite, venne ricoverata nell’ospedale civile di Scutari, dove morì il 24 ottobre 1950.
I suoi resti mortali, riesumati dopo la caduta del regime comunista in Albania, riposano nella chiesa delle Stimmatine a Scutari. È l’unica donna presente nell’elenco dei 40 martiri albanesi.
Alla sua memoria è stato intitolato un collegio per ragazze, situato a Rreshen e gestito dalle suore Serve del Signore e della Vergine di Matará, ramo femminile dell’Istituto del Verbo Incarnato.

 

Tra i Santi amanti degli animali c’è Martino de Porres.

 

La sua memoria è inserita nel calendario universale della Chiesa Cattolica, in data 3 novembre, così come lo ricorda il Martirologio Romano:
San Martino de Porres, religioso dell’Ordine dei Predicatori: figlio di uno spagnolo e di una donna nera, fin dalla fanciullezza, sia pure tra le difficoltà derivanti dalla sua condizione di figlio illegittimo e di meticcio, apprese la professione di medico, che in seguito, diventato religioso, esercitò con abnegazione a Lima in Perù tra i poveri e, dedito a digiuni, alla penitenza e alla preghiera, condusse un’esistenza di semplicità e umiltà, irradiata dall’amore.

Martino nasce a Lima nel 1579. Suo padre è l'aristocratico spagnolo Juan de Porres, che all'inizio non vuole riconoscerlo, perché la madre è un'ex schiava nera d'origine africana. Nominato governatore del Panama, il padre lascia la bimba a un parente e Martino alla madre, con i mezzi per farlo studiare. Martino diventa allievo di un barbiere-chirurgo.
Lui però vorrebbe entrare fra i Domenicani, che hanno fondato a Lima il loro primo convento peruviano. Ma come mulatto viene accolto solo come terziario e gli vengono assegnati solo compiti umili. Quando i Domenicani avvertono la sua energia interiore lo tolgono dalla condizione subalterna, accogliendolo nell'Ordine come fratello cooperatore. Martino de Porres, figlio di un "conquistatore", offre così in Perù un esempio di vita esemplare.
Vengono da lui per consiglio il viceré del Perù e l'arcivescovo di Lima, trovandolo perlopiù circondato da poveri e da malati, sia uomini che animali. Quando a Lima arriva la peste, cura da solo i 60 confratelli. Per tutti è l'uomo dei miracoli: fonda a Lima un collegio per istruire i bambini poveri: il primo del Nuovo Mondo. Guarisce l'arcivescovo del Messico, che vorrebbe condurlo con sé. Ma Martino muore a Lima nel 1639.

La vita di San Martino è ricca di episodi con gli animali, come cani, gatti, e roditori.
Un giorno attraversando il cortile del convento, con un confratello, scorge in un angolo presso il vano cantina un gattino che miagolava disperatamente a causa della testa sfracassata da una sassata.
Egli invita il gatto ad andare in infermeria, e la bestiola lo seguì. Dopo averlo lavato, medicato e cucita la ferita, il Santo gli prepara una sorta di cuffia, invitandolo a ripresentarsi per medicazioni la successiva mattina. Cosa che avvenne!

Infine, in questa piccola indagine, tra santi e gatti, l’ultimo caso fin ora riscontrato è nell’iconografia di Clotilde di California.

Clotilde, al secolo Helene Quast, santa non appartenente alla Chiesa Cattolica, ma alla chiesa celtica.
Una Chiesa annoverata nella tradizione ortodossa ed istituita nel 1866, anche se i suoi membri sostengono la sua fondazione ad opera di Giuseppe d'Arimatea nel 37 d. C., in Gran Bretagna, in un luogo che ora è chiamato Glastonbury. Successivamente arricchita dalla testimonianza di Sant’Aristobulo, che evangelizza le isole britanniche. Essa si ritiene erede del grande monachesimo irlandese.
La chiesa celtica è stato iniziata o restaurata nel 1866, ad opera del vescovo Jules Ferrette. Nel 1977 il vescovo Mael, primate della chiesa celtica fino al 2014, ha messo in azione profonde riforme, e da allora la Chiesa ha continuato a crescere, recuperando la storia celtica, le tradizioni, il suo rito e il sua spiritualità. Nuove comunità sono nate, stabilendo rapporti ecumenici con le altre Chiese.

Helen Quast è nato il 12 settembre 1912 a Seattle, nello Stato di Washington, USA. Non sappiamo nulla della sua infanzia, ma da giovane entra in un convento di una congregazione di suore francescane. Helen lascia il convento per assistere la madre malata, cosa che fece fino alla morte. Poi conosce la chiesa celtica a Davis in California, il cui vescovo all'epoca era Elia e il suo ausiliare Nathan. A costoro Helen esprime il desiderio di entrare nella vita monastica e di diventare una suora nello spirito di Francesco d’Assisi.
Entra in noviziato nel 1979 con il nome di Suor Clotilde. Fa la professione monastica nelle mani del vescovo Elia il 4 ottobre del 1981, che rinnova nel 1982 nelle mani del vescovo Mael, l'unico abate, allora, della chiesa celtica.
L’abate Mael divenne il suo padre spirituale. Malferma in salute, non potendo più vivere da sola, entra in una piccola casa di riposo per anziani a Sacramento, in California, a  condizione di poter mantenere il suo abito monastico in ogni momento.
Si addormenta nella pace del Signore il 25 ottobre 1993, a 83 anni. Fu canonizzata il 10 agosto 2008 nella cattedrale Nostra Signora del Segno a Saint-Dolay.
La chiesa celtica celebra la memoria di San Clotilde il 25 ottobre. Nell’icona per la canonizzazione, secondo l’uso orientale, è raffigurata con un gatto.

 

Bibliografia e siti

* AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
* Barbagallo Sandro – Gli animali nell’arte religiosa. La basilica di San Pietro in Vaticano – LEV, 2010
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Frigerio Luca – Bestiario medievale. Animali simbolici nell’arte cristiana – Ancora, 2014
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2015
* Jones D.M. – Animali e pensiero cristiano – EDB, 2013
* Maspero Francesco – Bestiario antico – Piemme, 1997
* Pisani Paolo – Santi, Beati e Venerabili nella provincia di Grosseto – Cantagalli. 1993
* Rossetti Felice - Un’amicizia coi baffi. Storie di Santi e dei loro animali – Porziuncola, 2011
* Sito web ladanzadellacreativittravelandexplore.blogspot.it
* Sito web orthodoxie-celtique.net
* Sito web papalepapale.com
* Sito web wikipedia.org

 

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Santi e Sante:

- Santi 14 Ausiliatori

- Bambini Santi

 

- Corpi Santi

- Famiglie di Santi

 

- I Santi Magi

- L'Amico dello Sposo - S. Amico

- Longino, la santità sgorgata dal Cuore di Cristo

- Luciano, nato nella luce

 

- Martino di Monselice e Martino di Tours

- San Callisto


- San Damiano e Damiano di...

- San Donato

- San Fabio (Gens Fabia)

- San Giovanni da Tufara

 

- San Lucio I Papa


- San Mamante di Cappadocia


- San Marco

- San Mario


- San Sefirio

 

- San Sostene: un nome, due santi

- San Vincenzo Ferrer

- Sant'Albino, Vescovo: Un quartiere di Monza

- Santa Cita di Serravalle


- Santa Liberata

 

- Santa Marina Vergine

- Santa Rosalia, tra i testimoni di Gesù

 

- Santi dai nomi Atipici :
Apollo, un santo dell'era apostolica
Eliana, la "Figlia del sole"
Genoveffa detta anche Ginevra

Ludovica "Colei che è gloriosa in battaglia"

Gigliola "Bella come un giglio "

- Santi di Canzo

- Santità di nome "Lucia"

- Santità di nome "Romeo"


- Sebastiano, Nobile atleta di Cristo

 

Santità e...

- Come la ginestra... (Santità calabrese)

- Dalla schiavitù alla santità

- In Defensum Castitatis


- Santi e lebbra

- Santi e sofferenza

 

- Santi Patroni dei cultori di immagini sacre


- Santità e Stigmate

- Santità ed Ecumenismo

- Santità Silvestrina

Altro:

- Sacro Cuore di Gesù e Santità e Sacro Cuore

- "Sarà chiamato Emmanuele"

- "Saremo condotti..."


- Siti personali di Don Damiano Grenci:

http://xoomer.alice.it/damiano.grenci/Home.html

 

http://www.preguntasantoral.es/?p=3177

http://regio18.blogspot.com

 

 

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