Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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L’UNIVERSO SIMBOLICO NEI PRESEPI DI CARTA, NELLE IMMAGINETTE
E I MANUFATTI DELLA TRADIZIONE CLAUSTRALE

 

 

Presepe a teatrino, cromolitografia - Museo Diocesano di Bressanone

L’universo simbolico del Presepio tradizionale, quale si è andato configurando a partire dalle prime rappresentazioni plastiche del XIII secolo, ha assunto nel tempo e negli ambiti regionali, tratti e caratteri spiccati, pur mantenendo, di fondo, elementi costanti e fondamentali (1). La Nascita del Dio Bambino ha ispirato artisti e artigiani, esponenti della cultura, così come uomini e donne dalla fede semplice, ma anche quei religiosi, votati alla vita monastica, che seppero realizzare con una materia sobria e versatile, la carta, manufatti di accurata fattura (2).
Sotto i nostri occhi le creazioni settecentesche e ottocentesche di Maria e il Bambino nella greppia, san Giuseppe che si sporge con la lampada, gli animali inginocchiati accanto a Gesù, i pastori, gli angeli e i Magi dintorno, testimoniano non solo l’intento narrativo-rappresentativo, quanto piuttosto la continuità di un impianto arcaico di temi e motivi, che si dipanano nelle molteplici componenti della scena, e in essa trovano valore e significato.

La struttura compositiva dei presepi tradizionali, dai tratti complessi, trae origine da un nucleo antico, che vede innanzitutto al centro il gruppo della Natività, con Maria in adorazione del Bambino, che lo contempla e ne mostra il divino splendore ai convenuti, e san Giuseppe, pensoso, o in preghiera/adorazione, intento ad accogliere, oppure impegnato nelle incombenze pratiche, quali portare luce, fieno, pannicelli, cibo.
Per antica tradizione, Maria è giacente, ovvero, nell’iconografia trecentesca, orante e contemplativa; a questa attitudine, che si afferma nell’arte rinascimentale, succede poi una diversa modalità rappresentativa, secondo cui Maria è assisa, e mostra il Bambino con gesti espressivi di affettuosa premura (3). E la luce promanata dal Bambino, riflessa sul volto degli astanti, ripropone il tema di Cristo “luce del mondo”.

Museo di Bressanone

L’episodio dell’Annuncio ai pastori figura costantemente, sul lato o in lontananza, a significare la Buona Novella giunta fra gli uomini; gli umili pastori, che condividono con gli animali i percorsi e le stagioni, simbolizzano coloro che riconobbero nel Dio Bambino il Messia, annunciato dai profeti dell’Antico Testamento. E vigilano contro le insidie del diavolo, nel mondo ottenebrato dal peccato, figurando i pastori del gregge dei credenti.
Tra di loro, di cui antiche fonti ricordano la sepoltura nei pressi di Betlemme, ve n’è chi scruta l’orizzonte, chi è colto dall’eccezionalità del fulgore dell’Annuncio, chi ascolta la voce divina, richiamando l’attitudine di ogni uomo, raggiunto dalla Parola. E simbolizzano le tre età, giacché figurano in sembianze di giovane, mezzano, e attempato (4), inoltre il pastore più giovane, rivestito di pelli, richiama l’iconografia paleocristiana del profeta Balaam. Alcuni pastori, poi, suonano uno strumento; così la tradizione crea un parallelo tra il coro degli angeli, in cielo, e la loro musica, in terra:

“Cantate senza sosta un inno di lode al Signore che si leva da Betlemme:

… Cantiamo popoli, assieme agli angeli, “Gloria a Dio nell’alto” (5).

E dopo di loro, giungono i Magi, i pagani.
“I pastori erano israeliti, i Magi pagani. Quelli venivano da vicino, questi da lontano, ambedue tuttavia corsero verso la pietra angolare” (6). Si sono avute nel mondo antico numerose testimonianze e interpretazioni sui Magi: il loro numero, i nomi, la provenienza e l’aspetto variano, come dimostrano le diverse raffigurazioni conosciute, a partire dagli affreschi catacombali. A loro è associata la Stella, che li guidò nel cammino.
Il Vangelo riferisce che “alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo… Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino” (7).
La profezia messianica, di cui i Magi erano informati, fa riferimento alla stella profetizzata da Balaam “Sorgerà una stella da Giacobbe e da Israele si alzerà un uomo e dominerà su tutte le nazioni” (8).
Questo portò ad associare Balaam e i Magi, che figuravano la realizzazione della profezia, potendo scorgere con gli occhi della fede quel che il profeta vide nello spirito: “ per molti anni, di generazione in generazione, i nostri padri e i figli dei loro figli sono rimasti nell’attesa, fino a che questa parola si è avverata davanti a noi” (9) riferisce il Vangelo Armeno dell’infanzia, nel brano del dialogo con Erode, che li interrogava sul Bambino.

Figure presepiali sagomate, XVIII secolo
pittura su carta
Museo Diocesano di Bressanone

Alla ricerca dell’Emanuele, i Magi si affidano alla Stella, che guida il loro cammino, a tratti si ferma e riprende ad avanzare, fin quando – dice il Vangelo – venne sopra il luogo dov’era il bambino e si fermò (10), assumendo una funzione analoga a quello dello Spirito Santo al momento del battesimo che venne sotto forma di colomba e rimase in lui (11),“perciò – afferma Origene – ritengo che la stella sia segno della sua divinità” (12).
Sopraggiunti da Colui che cercavano, lo onorarono con i loro doni: “fedeli alla profezia, gli offrirono come re l’oro, come vittima la mirra e come Dio l’incenso” (13). Il simbolismo dei doni non è univoco; essi richiamano la natura terrena, regale e divina di Cristo, ma anche virtù morali e spirituali (14).
La tradizione (15) parla anche di una profusione di tesori: “oro, argento, pietre preziose, perle magnifiche e zaffiri di gran valore”, doni al Re dei re, presentati con la gestualità regale di chi, prostrato, bacia il piede e protende le mani in segno di riverente sottomissione, come vediamo, con immutata continuità, nei presepi di carta e nelle immaginette devozionali.
I Magi simbolizzano le età e le razze umane, effigiati differentemente per sembiante e per colorito: anche i loro cavalli hanno colori diversi (nero, bianco, rosso) (16). Investiti da un fascio di luce eccezionale che si irradia potente, i protagonisti della scena, Maria e Giuseppe accanto al Bambino Gesù, e al loro fianco i pastori con i doni, e un agnello – simbolo di Cristo –. Una luce intensa si proietta sui Magi in adorazione, e fa risaltare lo splendore delle offerte, la lucentezza degli abiti, le volute dell’incenso emanato dai turiboli agitati dai paggi e dagli angeli.

Presepe a teatrino, cromolitografia - Museo Diocesano di Bressanone

 

Cromolitografia a rilievo, inizio XX secolo
collezione privata

Attraversando lo spazio celeste, questa luce volteggia, e sovrasta il luogo della Nascita con la sua coda ondeggiante, esito dell’innovazione che Giotto, ammirato alla vista della cometa di passaggio, aveva apportato nell’iconografia della Stella.
La Stella “caudata” (fig. a sn.) sarà compagna inscindibile della capanna, o della grotta-caverna in cui il Bambino si mostra al mondo, segno divino, emblema epifanico nel cuore della notte più buia, la notte solstiziale in cui i pagani celebravano la festività del Sole invitto, Mitra, a cui la Chiesa contrappose la festa del Sole di giustizia:

“la tua nascita (…)
ha fatto risplendere sul mondo la Luce della conoscenza, e coloro che adoravano gli astri, grazie alla stella, impararono ad adorare te, Sole di giustizia” (17).

In Oriente non si ebbe, nei primi secoli, la celebrazione del Natale di Cristo; si commemorava da antica data, invece, l’Epifania, memoria della manifestazione della divinità del Signore, nel battesimo.
La festa liturgica della Natività venne istituita al 25 dicembre a partire dall’anno 354, nel calendario romano, mentre in Oriente si continuava a farne memoria il 6 gennaio; e pur affermandosi la festa del Natale, le chiese bizantine in genere ricordavano nello stesso giorno sia la nascita sia l’adorazione dei Magi. Per questo l’iconografia li considera congiuntamente, in quest’ambito (18).
Molti presepi mostrano questo tipo di abbinamento: i pastori e i Magi in prossimità del Bambino. Gli uomini dei dintorni, e quelli giunti da lontano, i più vili accanto ai sapienti, chiamati gli uni dall’annuncio, gli altri dall’evento prodigioso di una Stella risplendente, profetizzata da secoli, portatrice di un messaggio celeste, la venuta del Dio bambino.

La figura in cui si concentra il simbolismo del divino, è Maria, ammantata di blu, emblema della divinità, e con la tunica rosso cupo che richiama il sangue, la carnalità.
Al suo fianco spicca il candore delle fasce del neonato, che giace nella mangiatoia, su ciuffi di fieno e spighe di grano, dal significato eucaristico.
E' quanto si può notare nelle figure sotto riportate e in altre immaginette ottocentesche.

Siderografia su canivet a punzone con decorazione di paillettes, seconda metà XIX secolo, collezione privata

Siderografia su fondo traforato a punzone con motivi vegetali, XIX secolo, collezione privata

San Giuseppe è variamente rappresentato nei presepi; simmetrico a Maria, in preghiera e in adorazione, oppure dominante, connotato dal bastone ricurvo – il bastone fiorito, dell’episodio apocrifo della sua elezione –, è talvolta assorto, ieratico, ovvero attivo e operoso nel provvedere nutrimento, fuoco, protezione. Emblematico il gesto di proteggere sotto il mantello la Madre e il Figlio.

Museo di Bressanone

Un testo della tradizione popolare narra:

Giuseppe, sempre prodigo di cure
Va frettoloso in cerca d’una brace.
Sulle montagne intorno tutto tace;
solo i pastori veglian lor creature.

Giuseppe chiede un po’ di focherello,
distende a terra il lacero mantello
come per dire: questo è il mio bracere.

Ora Giuseppe cade a capo chino.
Raccoglie in un cantuccio il focherello
E avvolge nel tiepido mantello,
perché non tremi più, Gesù Bambino (19).


Derivato dal tema della luce, è l’elemento iconografico della lampada, che Giuseppe trattiene, o si individua al suo fianco.
Nell’interno della capanna, accostati al Bambino, scorgiamo nei presepi i profili di un asino e un bue, simbolo dei popoli che hanno riconosciuto il Signore, secondo il profeta Isaia (20), citato dagli autori ecclesiastici.
Ma nelle antiche leggende si precisano spunti narrativi, che vediamo sopravvivere nelle raffigurazioni presepiali.
“Giuseppe aveva portato con sé un bove forse per venderlo – narra la Leggenda Aurea (21) –
"… aveva con sé anche un asino per portarvi sopra la Vergine Maria. Miracolosamente tanto il bove che l’asino riconobbero nell’infante il Signore, si inginocchiarono e l’adorarono”:
Vediamo infatti i due animali partecipi dell’evento, adoranti, protesi sul Bambino, solitamente genuflessi.
Altri animali popolano la scena: pecore, capre, il cane, volatili… che spesso volgono lo sguardo in alto, esprimendo lo stupore del creato nel momento in cui, fermatosi il tempo, ogni cosa è sottomessa al disegno di Dio, presente in mezzo agli uomini. Questo momento straordinario è descritto in un brano dei vangeli apocrifi, ripreso nella Leggenda Aurea.
La presenza di tutti questi animali sta a significare la ripristinata armonia del creato, con l’Incarnazione: “gli animali che hanno in sé la vita e la capacità di sentire e discernere, manifestarono la nascita di Cristo” (22)

Immaginetta sagomata, secolo XX

Siderografia con cornice centinata, XIX secolo, collezione privata

La colomba, messaggero celeste simbolo di purezza, compare frequentemente nell’iconografia devozionale, insieme al Bambino Gesù; gli reca doni di carattere allegorico, come le virtù inscritte nei piccoli cartigli della figura sotto riportata, o attributi simbologici, come la corona di spine.

Le spine, in forma di corona, o rami di contorno, ricorrono anche nei presepi di carta, riprendendo un preciso tema iconografico, il motivo del presagio della Passione.
Le immaginette qui richiamate, ben illustrano un tema che ebbe particolare sviluppo, nell’iconografia devozionale del XVII-XIX sec., il presagio della Passione, che ispirò una iconografia complessa, riconoscibile fin nei più minuti dettagli del traforo cartaceo che fa da contorno al Bambinello, nei santini detti del “Bambino vestito”.

 

Frequentemente vediamo il Bambino con una coroncina di spine, nella figura 1, trasportata da due colombe, analogamente nella figura 2, in cui la corona è tra le Sue mani, e gli strumenti in basso, in primo piano, tra l’asino e il bue, così da richiamare insieme i due momenti della storia salvifica, che nella Croce ebbe il suo compimento.

Anche il santino ottocentesco dallo sfondo violaceo – colore allusivo alla morte – presenta una corona di spine che sovrasta il Bambino, fasciato di candide bende (fig. 3.)

Fig. 1 - Siderografia colorata a mano su fondo traforato a punzone, XIX secolo, collezione privata


Fig. 2 - Siderografia dipinta su fondo traforato,
XIX secolo, collezione privata

Fig. 3 - Siderografia, cornice centinata decorata
con sovrapposizioni in argento, XIX secolo, Parigi

I “Bambinelli vestiti” poi, rappresentano un filone a sé stante della produzione claustrale, frutto di un accurato lavoro di intaglio, capace di trasmettere una pluralità di messaggi e di significati.
Le figurazioni di Gesù Bambino, all’interno dei monasteri, costituivano oggetto di particolare venerazione, per l’adorazione liturgica, e la devozione individuale; ai più antichi simulacri lignei, risalenti al Trecento, seguirono realizzazioni di cera o terracotta, che ancor oggi si producono.
Il genere iconografico dei Bambinelli della Passione fa riferimento ai simulacri del XVI e XVII sec., in cui si distinguono le tipologie dei “Bambini della Culla”, “Bambini della Passione", "Bambini della Passione addormentati" (23).

Splendida rappresentazione del Bambino nella culla con angelo - Collezione di Rosina Llagaria

A questi sono ispirate le immaginette, variamente decorate, testimoni della diffusione e ricchezza della tradizione devozionale, i cui pregevoli esemplari – noti anche a seguito di recenti mostre (24) – illustrano, grazie agli elementi nell’intaglio, le simbologie della Passione; dai grappoli d’uva, riferimento al vino eucaristico, agli strumenti della Passione minuziosamente descritti: i dadi, la tunica, la colonna della flagellazione, martello, chiodi e tenaglia… mentre il Bambino dormiente, richiama il sembiante di morte, evocativo della missione redentiva (25).

Cromolitografie con cornice riccamente decorate, collezione Rosina Llagaria

Nella stella di carta di produzione claustrale l’angelo trattiene un velo dinanzi al Bambino dormiente, richiamando il tema della morte salvifica, e rievocando insieme, con efficace simbolismo, il sudario funebre.

Santini a stella con immagine incollata, cromolitografia con elementi dipinti a mano, produzione conventuale, collezione privata


Santino cromolitografico applicata su supporto a pressa e a punzone oro, seconda metà secolo XIX, collezione Rosina Llagaria



Domina la scena, con varietà di movenze, il coro degli angeli, annunciatori di gloria e musici gioiosi.

Nel periodo post-riformistico la loro presenza assumerà un’importanza crescente, sostituendo le figurazioni popolaresche, e caricandosi di importanti valenze devozionali.

Gli angeli figurano come adoranti e accoglienti nel presepio, protagonisti e interlocutori del Bambino da solo o con Maria e della Sacra Famiglia, a cui servono doni, fiori, (fig. a sn.) e frutti che alludono alla Passione e al Paradiso, come rose, passiflora, mele, melagrane, uva, ciliege.

Nelle immaginette, nelle cartoline, nelle raffigurazioni presepiali, sono gli angeli a spalancare le porte per contemplare il Dio bambino, a intrattenerlo con le loro armonie, e illuminare di luci le tenebre della notte, con piccole candele; questa funzione di portaluce si accompagna, nell’iconografia del XIX e XX sec., all’abete di derivazione nordica così che il tema della luce, sostanziale in quanto espressione del divino, diviene cifra dell’albero natalizio, che si arricchisce via via di dolciumi e giocattoli, un tempo legati alla festività del 6 dicembre, s. Nicola, ma progressivamente ricondotti alla più recente figura di Santa Klaus - Babbo Natale, dai tratti bonari e marcatamente profani.

Cartolina vittoriana, XX secolo
collezione privata

Cromolitografia inizi XX secolo, collezione Rosina Llagaria

La luce, primaria annunciatrice della nascita divina, Stella risplendente che muove verso la capanna, e guida i tre Re, diviene, nelle immaginette di inizio ’900, la decorazione cuspidale dell’albero, o un fregio per la culla del Bambinello di carta, elemento ornamentale di nostalgica memoria, che ancora richiama, coi suoi riflessi dorati, l’immagine della leggendaria carovana regale venuta dall’Oriente:

“Noi siamo i Tre Re magi
che abbiam vista la gran stella
la qual porta novella del gran Signore


Abbiam molto cavalcato
seguitando la grande stella
che per noi fu guida bella la notte e il giorno” (26).

Cromolitografia, XIX secolo
collezione privata

Cromolitografia con inserti di sottilissimo raso di vari colori, inizi XX secolo, collezione Llagaria


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Bibliografia


1 - Per un inquadramento generale vd A. Finizio-A. Salvatori, Compendio di storia del presepio, AIAP, Roma, 2007.
2 - Vd E. Gulli Grigioni, Santi auguri. Presepi di carta, santini, calendarietti devozionali per augurare la buone feste (secoli XIX e XX), Ravenna, 1995.
3 - Si riprende qui a distanza di tempo una iconografia alto-medioevale di Maria assisa che adora o comunque si occupa del Bambino.
4 - Prerogativa che in antico era dei Re Magi, v. miniature bizantine del X sec.
5 - Romano il Melode, Inno per il Natale IV, 20, 29.
6 - Agostino, Discorso 202, Epifania del Signore 1: vd S.J. Voicu, Prima del presepe, Roma, 2004, p. 22.
7 - Mt 2, 2.
8 - Nm 24, 17.
9 - Vangelo armeno dell’Infanzia, 11, 10. vd Voicu, op. cit., p. 43.
10 - Mt 2, 9.
11 - Mt 3, 16.
12 - Origene, Omelia sui Numeri 18, 4: vd Voicu, op. cit., p. 52
13 - Basilio di Cesarea, Sulla nascita di Cristo 6, ivi, p. 55
14 - come si legge nell’Omelia sui Vangeli di Gregorio Magno, in Voicu, op. cit., pp. 60-61.
15 - Vangelo armeno dell’infanzia 11, 16-17, in Voicu, op. cit., p. 62.
16 - vd Compendio di storia del presepio, op. cit., p. 196; C. Widmann, La simbologia del presepe, Roma, 2004, p. 333.
17 - Romano il Melode, Inno del Natale.
18 - G. Passarelli, Icone delle dodici grandi feste bizantine, Milano, 1998, pp. 85-108.
19 - G. Dell’Aringa, Leggende della vita di Gesù, Associazione Ponte, Capannori (Lu) 1990, p. 43.
20 - Is 1, 5: vd R. Papa, Contributo per una storia iconologica della Natività, in La Madonna del Presepio. Da Donatello a Guercino. Una devozione antica e nuova nella terra di Cento, Cento, Pinacoteca Civica, 2 dicembre 2007 - 13 aprile 2008, p. 90.
21 - Jacopo da Varagine, Leggenda Aurea, trad. di C.Lisi, Firenze, 1952, p. 52.
22 Ibid., p. 53.
23 M. Dolz, Il Dio Bambino. La devozione a Gesù Bambino dai vangeli dell’infanzia a Edith Stein, Milano, 2001, pp. 201-2.
24 Il Divino Infante. Sculture del Bambino Gesù dalla Collezione Hiky Mayr, a cura di C. Basta, FMR, 2002; S. Micheli, Imago Sanctitatis. Il Bambino vestito. Una particolare tipologia di immaginette devozionali, Capannori, 2007; D. Tonti, Il Verbo si è fatto carne. L’iconografia del Bambinello, Urbino, 2007.
25 vd R. Papa, op. cit., pp. 84-87.
26 Lode sopra i Tre Magi, canto popolare, Lago di Garda: vd “Dolce felice notte…” I Sacri canti di G.B. Michi (Tesero 1651-1690) e i canti di questua natalizio-epifanici nell’arco alpino, dal Concilio di Trento alla tradizione orale contemporanea, a cura di R. Morelli, Provincia Autonoma di Trento, 2001, p. 109.


 

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