Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

 

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LA GUERRA DEI CENT’ANNI

 

La Battaglia di Azincourt

 

La guerra dei cent’anni, conflitto che coinvolse il regno di Francia e quello d’Inghilterra, fu una guerra lunga e sanguinosa che durò con brevi pause e transitori accordi, più di un secolo, dal 1337 al 1453. Gli storici la definirono così solo dall’inizio dell’Ottocento quando fu introdotta in Francia nei manuali scolastici, ma anche se rimane un’espressione imprecisa, serve a farci comprendere non solo la tragicità di quel terribile evento ma anche la sua grande importanza storica perché, pur se si trattò di una guerra dinastica, essa diede origine alla nascita delle nazioni inglese e francese e ad una loro rivalità che si protrasse per alcuni secoli toccando il punto estremo nel periodo napoleonico.

 

LE CAUSE DEL CONFLITTO

I motivi di contrasto fra le due monarchie erano numerosi e gravi. Innanzitutto c’era il problema della GUIENNA, regione francese sotto dominio inglese, densamente popolata ed in contatto con l’Inghilterra attraverso i commerci e di cui il re di Francia voleva riappropriarsi. Essa fu la causa principale del drammatico e molto sanguinoso conflitto, ma non l’unica.
Oltre al problema della Guienna altre due furono le cause che contribuirono ad alimentare l’incendio: il controllo delle FIANDRE, regione legata economicamente all’Inghilterra specie per il commercio della lana, ma politicamente dipendente dal re di Francia e la QUESTIONE DINASTICA, cioè la pretesa del re d’Inghilterra di cingere anche la corona di Francia.

Re Edoardo III d'Inghilterra

Re Filippo VI di Francia

Infatti con la morte di CARLO IV re di Francia, si estinse la dinastia dei Capetingi e non avendo eredi diretti, il trono fu conteso da Filippo di Valois ed il re d’Inghilterra EDOARDO III (figlio di Isabella di Francia) e solo grazie all’appoggio dei grandi feudatari di Francia, Filippo potè cingere la corona col nome di FILIPPO VI ed inaugurare la dinastia dei Valois.
Secondo alcuni recenti studiosi, la rivendicazione di Edoardo al trono di Francia fu solo una manovra tattica utile ma secondaria al vero obiettivo, cioè quello di acquisire nuovi territori e soprattutto essere riconosciuto legittimo proprietario della Guienna.
Come  spesso succede nei contrasti politici, dalle parole si passò ai fatti: il 24 maggio 1337, Filippo VI annunciò la confisca della Guienna inglese a cui seguì la rivendicazione pubblica di Edoardo III del regno di Francia per parte di madre, ritrattando l’omaggio feudale che aveva prestato al re di Francia per la Guienna. La rottura tra i due Re era totale; il conflitto che doveva durare più di cento anni stava per iniziare.

 

L'INIZIO DELLE OSTILITA'

Dopo aver ottenuto l’appoggio militare delle città della Fiandra, Edoardo III salpò dai porti inglesi  trasportando con la sua flotta un potente esercito di oltre 30.000 soldati,  con lo scopo di sbarcare in Francia. I francesi tentarono con la loro flotta  che incrociava a largo della Fiandra, di impedirne  lo sbarco ma furono sconfitti in una  battaglia navale vicino Bruges e tale sconfitta fece perdere ai francesi non solo il controllo della Manica e di tutta la costa francese  ma permise all’esercito inglese di sbarcare in forze.
L’avanzata inglese non fu facile anche per avvenute difficoltà economiche e dopo due scontri incerti fra i due schieramenti, si decise di stipulare  una tregua che sarebbe dovuta durare fino al giugno 1342, senonchè una nuova vicenda riaccese il conflitto: la lotta di potere in Bretagna. Ritornando dalla campagna del 1340, il duca di Bretagna si ammalò e in breve tempo morì senza lasciare eredi  (aprile 1341).

I due candidati che ambivano a succedergli chiesero al re Filippo di risolvere la loro controversia, ma mentre si era in attesa della sua decisione, uno dei pretendenti: GIOVANNI DI MONTFORT, si impadronì militarmente della città di Nantes, capitale del ducato, recandosi a trovare Edoardo III per avere il suo appoggio, il che ottenne, insieme alla contea di Richmond.
A partire da questo momento, Giovanni di Montfort si proclamò duca di Bretagna e riconobbe Edoardo come re di Francia. Contemporaneamente Filippo VI nominò duca di Bretagna l’altro candidato: CARLO DI BLOIS,  che gli rese il dovuto omaggio feudale.
Accadde così che accanto al conflitto anglo-francese, iniziò una  guerra  civile che durò 23 anni e che vide contrapposti i due duchi e i loro sostenitori, caratterizzata da numerosi scontri militari che insanguinarono la bella e ricca regione francese.

Mentre proseguivano gli scontri in Bretagna, terminò la tregua ed immediatamente Edoardo sbarcò in Bretagna per aiutare Giovanni di Montfort che si trovava  in difficoltà. Anche Filippo organizzò un esercito per aiutare i sostenitori di Carlo ed una grande battaglia fra i due schieramenti fu evitata grazie all’intervento di Papa Clemente VI il quale riuscì a convincere i due contendenti a firmare un’altra tregua il 19 gennaio 1343 a Malestrot, che sarebbe dovuta durare fino a settembre del 1346. Bloccata temporaneamente la questione bretone, Edoardo riprese le sue attività in Guienna, conquistando vari villaggi e contemporaneamente sbarcando incontrastato  con un poderoso esercito il 12 luglio 1345 in Normandia, mettendosi subito in marcia verso l’interno del Paese conquistando villaggi e la città di Caen, accumulando inoltre un grande bottino.
Il 16 agosto superò la Senna dirigendosi verso nord, ma fu costretto a retrocedere a causa della presenza di un potente esercito francese che si mise all’inseguimento del nemico. Gli inglesi stufi di ritirarsi, decisero di affrontare i francesi in una battaglia campale e grazie all’abilità dei propri arcieri, li sconfissero a CRECY (1346), dove  trovarono la morte molti nobili francesi e lo stesso re Filippo, ferito,  riuscì a fuggire miracolosamente alla cattura.
Questa vittoria  galvanizzò le truppe inglesi che avanzarono vittoriosi fino a CALAIS che fu espugnata dopo un lungo assedio nell’agosto del 1347, divenendo la base inglese più importante e assicurando il controllo totale della Manica.

 

Giovanni il Buono

Le cose si stavano mettendo male per i francesi anche in Bretagna, dove Carlo di Bois, sconfitto in battaglia, fu fatto prigioniero e questa sconfitta unita alla perdita della città di Calais, contribuì a far vacillare in modo pauroso l’autorità regia, tanto che nel novembre 1347 vi fu una rivolta di Palazzo contro Filippo che riuscì a sedarla con difficoltà e che ebbe come conseguenza l’imprigionamento dello Stato Maggiore della corona. Una nuova mediazione papale portò - il 28 settembre 1347 - alla conclusione di una nuova tregua che pur se poco rispettata, durò in linea di principio fino al giugno del 1355. A far sì che fosse rispettata dalle due parti fu la comparsa di un elemento non previsto: la peste (che passerà alla storia col nome di  Peste Nera) che quasi dimezzerà  la popolazione europea e che effonderà il suo alito mortale  dal 1347 al 1352, impedendo di fatto tutte le operazioni militari.
Intanto il 26 agosto 1350, Filippo VI morì e a succedergli sul trono di Francia fu il figlio GIOVANNI  II IL BUONO.

Uno dei primi compiti del nuovo sovrano fu quello di riorganizzare l’esercito che dopo la disfatta di Crecy non si era ancora ricomposto e di dare  nuovo impulso alla cavalleria creando l’Ordine della Stella,  a cui potevano aderire solo cavalieri scelti. Nel 1355 le ostilità ripresero con alterne vicende sia in Bretagna che nel resto della Francia ma improvvisamente per il Re francese si aprì un nuovo capitolo negativo:  CARLO DI NAVARRA (detto il MALVAGIO), quando si rese conto che la contea di Angouleme sarebbe stata assegnata al favorito di Giovanni, CARLO DI SPAGNA, nel gennaio 1354 con l’aiuto di eminenti personalità lo fece uccidere per poi rivendicarne  l’omicidio pubblicamente. Il sovrano francese per paura che Carlo di  Navarra  si potesse schierare col re inglese, decise di non punirlo ed  in cambio della sua sottomissione gli concesse la contea di Beaumont e parte della penisola del Cotentin. Questa decisione da molti fu interpretata come un  segno di debolezza, contribuendo alla diminuzione del prestigio regale in Francia.
Nel frattempo si stava sviluppando nella Francia meridionale una vasta operazione inglese le cui truppe erano sbarcate a Bordeaux  sotto il comando del principe di Galles EDOARDO, figlio del re Edoardo e passato alla storia col nome di Principe Nero.

Monumento funebre del Principe Nero

Nel corso di questa operazione le truppe inglesi si lasciarono andare a fruttuose scorribande in Languedoc fino a Narbonne e Carcassonne senza essere minimamente ostacolate dall’esercito francese che rimase sempre sulla difensiva. Dopo qualche mese di stasi, l’esercito inglese al comando del Principe Nero di nuovo si mise in marcia con l’intento di ripetere ciò che aveva fatto nei mesi precedenti, ma questa volta l’esercito francese al comando dello stesso sovrano decise di dare battaglia. Essa si svolse a POITIERS il 19 settembre 1356 ed ancora una volta la vittoria arrise all’esercito inglese che travolse i francesi  catturandone un gran numero e simbolo della disfatta, tra di essi vi era lo stesso re di Francia. In seguito alla sconfitta, la Francia sprofondò nel caos.

 

LE RIVOLTE POPOLARI

La disfatta militare  con la conseguente cattura del Re, determinò un aumento del malcontento popolare che in molte località assunse carattere violento ed anarchico. La Francia in questo tragico momento era retta, in assenza del re, dal delfino diciottenne CARLO, che dovette affrontare giovane ed inesperto, un’opposizione pericolosa e molto determinata. Nel tentativo di stabilizzare il potere regio, convocò gli Stati della Languedoil a Parigi nell’ottobre del 1356, ma l’assemblea fu burrascosa e violenta dominata soprattutto dal rappresentante dei mercanti di Parigi: ETIENNE MARCEL, critico sulla politica delle tregue, degli indugi e dei negoziati e determinato ad ottenere una riforma drastica dello Stato e l’allontanamento dei corrotti.
Il delfino pur contrario a queste proposte non osò rifiutarle apertamente accettandole solo successivamente. Il padre prigioniero però rifiutò di dare il proprio assenso e sconfessò l’operato del figlio, il che  fece aumentare  le proteste popolari:  Marcel organizzò nel febbraio 1358 una sommossa popolare a Parigi durante la quale trovarono la morte i Marescialli di Normandia e della Champagne  e costrinsero lo stesso delfino  ad abbandonare la città per paura di essere ucciso. Contemporaneamente alla sollevazione di Parigi vi fu una ribellione di contadini in varie parti del Paese causata dal forte aumento delle tasse necessarie per il proseguimento della guerra  e dall’oppressione dei nobili  accusati di sfruttare ed affamare il popolo.
Questa sollevazione passò alla storia col nome di JACQUERIE,  definizione  derivante dal nome proprio Jacques, molto in uso fra i contadini francesi del tempo. La reazione delle forze fedeli al Re fu caratterizzata da feroci repressioni  che in breve tempo riuscirono ad avere la meglio su ambedue le rivolte e lo stesso Marcel fu giustiziato. Il trionfo della monarchia era completo: l’ordine interno era in gran parte ristabilito. Rimaneva però la guerra contro gli inglesi.

Carlo V di Francia

Nella situazione drammatica in cui si trovava, il delfino fu costretto a firmare la PACE DI BRETIGNY (1360), con cui all’Inghilterra furono riconosciute vaste regioni della Francia sud-occidentale oltre al possesso della città di Calais  e stabilito un enorme riscatto per la liberazione del Re, contro la rinuncia definitiva di Edoardo al trono di Francia: un  trattato di pace a tutto vantaggio dell’Inghilterra.
Nel 1364 moriva prigioniero a Londra, dove era dovuto ritornare per l’impossibilità di pagare l’enorme riscatto, Giovanni II° il Buono e suo figlio gli succedette  col nome di CARLO V, determinato a non rispettare l’ingiusta pace e a continuare la guerra.
Il nuovo Re, assistito da valenti consiglieri, riorganizzò il sistema fiscale e affidò le sorti della guerra ad un nobile condottiero: BERTRAND DU GUESCLIN il quale, consapevole dell’inferiorità militare francese in campo aperto, mise in atto una strategia di logoramento.

In poche parole praticò con successo una feroce guerriglia colpendo gli inglesi con imboscate, rapidi assalti e praticando la tattica della terra bruciata; tattica che gravi danni arrecò ai già tanto provati contadini francesi, che si videro distruggere le case e razziare  gli animali dagli stessi soldati francesi per impedire che cadessero in mani nemiche.
Tale tattica  se provocò notevoli danni ai contadini, però determinò anche il crollo dell’esercito inglese tanto che  l’Inghilterra  perse gran parte dei territori che il trattato di  pace aveva loro assegnati.
Intanto nel 1377 erano morti Edoardo III e suo figlio il Principe Nero e venne eletto re d’Inghilterra il nipote RICCARDO II di soli dieci anni. Il 16 settembre 1380 moriva anche Carlo V proprio in un momento delicato in quanto gli inglesi stavano riorganizzandosi per sferrare una nuova  offensiva  che però fu resa vana perché nel 1381 in Inghilterra  accadde quello che qualche decennio prima era avvenuto in Francia:  una grande rivolta contadina originata  dalla notevole pressione fiscale necessaria per provvedere alle spese di guerra.
Disordini rurali scoppiarono in varie parti  contro gli esattori fiscali ed in seguito la protesta si estese in quasi tutte le contee e numerosi castelli e monasteri furono saccheggiati o bruciati. I ribelli erano guidati da un certo WAT TYLER, che riuscì ad imporre ai contadini una certa disciplina. In gran numero marciarono su Canterbury invadendo la cattedrale e liberando un prete scomunicato: JOHN BALL che divenne il loro profeta, dirigendosi successivamente verso Londra.
Il Re, per precauzione, fu costretto a rinchiudersi nella Torre di Londra col suo seguito ed obbligato ad incontrare i ribelli, accettando tutte le loro richieste. Ma era un trucco per guadagnare tempo. Infatti poco dopo con l’appoggio dei nobili e di numerosi soldati, diede vita ad una feroce repressione che interessò tutte le contee coinvolte e che cagionò la morte di molti rivoltosi e dei loro principali capi della rivolta, determinando la fine della stessa.
Mentre tutto ciò accadeva  il nuovo re francese CARLO VI, sovrano incapace e afflitto da turbe mentali, decise  sorprendentemente di abbandonare la strategia  di Guesclin che si era rivelata vincente non tenendo in alcun conto il parere contrario dei suoi consiglieri più vicini.
Afflitti come erano da notevoli problemi interni, i due Paesi belligeranti nel 1389 decisero di stipulare  una tregua che nonostante non sarà sempre rispettata, si manterrà fino al 1395. Essa fu rinnovata nel 1396 a Parigi e secondo le intenzioni dei firmatari  sarebbe dovuta durare fino al 1426. Intanto la pazzia del re di Francia si palesò in modo esplicito a partire dal 1392 e da questa data i suoi momenti di lucidità divennero sempre più rari, privando di fatto il Paese della sua guida e  facendolo precipitare in un  profondo baratro.

 

LA GUERRA CIVILE

 

Enrico V d'inghilterra

Mentre il Re peggiorava sempre più a causa della sua malattia, due fazioni nobiliari si contendevano il potere: una guidata da GIOVANNI SENZA PAURA duca di Borgogna e l’altra da LUIGI D’ORLEANS  fratello del Re. Il contrasto fra le due fazioni spesso violento rimase  per qualche tempo solo verbale  tanto che si sperava ancora in una riconciliazione, ma come spesso succede in circostanze simili l’odio e il desiderio di potere presero il sopravvento e quello che si temeva potesse avvenire, avvenne. Il 23 novembre 1407: Luigi d’ Orleans fu assassinato da sicari assoldati dal duca di Borgogna, dando inizio ad una sanguinosa guerra civile: BORGOGNONI  (seguaci del duca di Borgogna) contro ARMAGNACCHI (chiamati così dal duca di Armagnac che prese il comando dei seguaci del defunto Luigi di Orleans). Il Paese era nell’anarchia più totale  perché oltre a dover sostenere una  guerra molto onerosa contro l’Inghilterra,  doveva sopportare anche una guerra civile che tra tutte le guerre è quella più piena di odio,  tanto  che ambedue le fazioni per poter prevalere sull’altra, cercarono di venire a patti col nuovo re d’Inghilterra ENRICO IV, il quale optò inizialmente per gli armagnacchi che gli avevano offerto proposte più vantaggiose. Il 20 marzo 1413 il re moriva, lasciando il trono al figlio ENRICO V di soli 25 anni ma molto maturo per la sua età, il quale approfittando delle lotte intestine francesi decise di proseguire la guerra sbarcando con un esercito di 12.000 soldati a Chef de Caux il 14 agosto 1415.


Di fronte al pericolo inglese  le fazioni rivali sembrarono riconciliarsi, ma era solo  tattica, tanto che Giovanni senza paura si alleò segretamente con gli inglesi, lasciando all’altra fazione l’arduo  compito di lottare contro l’invasore. Il 25 ottobre 1415 i due eserciti si scontrarono ad AZINCOURT e l’esito della battaglia fu disastroso per i francesi che furono sbaragliati ed umiliati ed in conseguenza di ciò la quasi totalità della Francia settentrionale fu occupata dagli inglesi e dagli alleati borgognoni.
Il re di Francia fu costretto a firmare il 21 maggio 1420 il TRATTATO DI TROYES, il cui punto più importante prevedeva che  Carlo VI, pur rimanendo  re fino alla  morte,  riconosceva come suo successore il re d’Inghilterra Enrico V e non suo figlio: tanto la Francia era caduta in basso.
Questo trattato sembrò mettere fine alla decennale guerra ma così non fu, infatti il delfino e i suoi sostenitori contestarono subito la validità dell’accordo, pianificando una nuova strategia  per proseguire la guerra.

Enrico V, rendendosi conto che il potere del delfino era ancora solido  pensò  fosse necessaria un’impresa di vasta portata per sconfiggerlo definitivamente.
In principio le cose andarono per il verso giusto, tanto che Enrico ritornò in Inghilterra lasciando il comando delle operazioni ai suoi luogotenenti, i quali però non si dimostrarono all’altezza della situazione ed il 22 marzo 1421 furono sconfitti dalle truppe del delfino a BAUGE’.
Enrico V  vista la piega che stava prendendo la situazione ritornò velocemente in Francia assumendo il comando delle truppe e impiegando molti mesi per riconquistare il terreno perduto, ma  proprio quando la situazione stava nuovamente volgendo a suo favore, si ammalò e morì nell’agosto del 1422.
Il 21 ottobre scomparve a sua volta Carlo VI e in base al trattato di Troyes Enrico, figlio del defunto Enrico V, divenne re di Francia a soli pochi mesi di vita, avendo come reggente il duca di Bedford.
Nel frattempo il delfino si era proclamato re con il titolo di CARLO VII: la Francia aveva due Re!. Intanto la guerra era ripresa e gli inglesi, anche con l’aiuto dei borgognoni, sconfissero i francesi a GRAVANT e soprattutto a VERNEUIL SUR AVRE.

Carlo VII di Francia

 

Tuttavia l’alleanza anglo-borgognona si rivelò  effimera tanto che Carlo VII, grazie ai buoni uffici della suocera  Jolanda d’Aragona, riuscì a convincere GIOVANNI V capo dei borgognoni a sospendere l’alleanza con gli inglesi.
La guerra continuò contro i soli inglesi, i quali il 12 ottobre 1428 con un esercito di qualche migliaio di soldati, quasi tutti inglesi, iniziarono l’assedio della città di ORLEANS.
E proprio nel  momento più tragico  della storia di Francia, ecco entrare in scena un personaggio misterioso, che riuscì a risollevare le sorti della guerra dando energia e forza ai  demoralizzati  francesi: GIOVANNA D’ARCO.


 

GIOVANNA D'ARCO

 

Giovane contadina lorenese, nacque il 6 gennaio 1412 a Domremy-la-Pucelle da una povera famiglia e all’età di tredici anni iniziò a sentire voci soprannaturali le quali, proprio quando gli inglesi stavano assediando con buone prospettive di successo la città di Orleans,  la convinsero ad agire ed accorrere in aiuto di Carlo VII, delfino di Francia, non ancora consacrato re. A Chinon il  6 marzo 1429 riuscì ad incontrarlo convincendolo del carattere divino della sua missione e delle sue voci.
Essa fu creduta anche dalla maggioranza dei nobili e dei politici vicini al re tanto da ricevere armi, cavalli e numerosi soldati e pur non avendo ricevuto nessuna carica militare, si comportò come un capo militare, guidando le truppe finalmente infervorate alla battaglia per la liberazione di Orleans.
I francesi spronati da Giovanna, riuscirono a rompere l’accerchiamento  sconfiggendo gli inglesi e liberando la città (da tale impresa derivò il nome “Pulzella d’Orleans” ).

La "Pulzella d'Orleans"

Sull’onda di tale successo, i francesi non diedero tregua agli inglesi, sconfiggendoli nuovamente nella battaglia di PATAY riuscendo a liberare tutti i territori occupati fino a Reims, dove il 17 luglio 1429 Carlo VII fu  finalmente incoronato Re di Francia.
La paura iniziò a diffondersi in campo inglese tanto che Lord Bedford  programmò di ripiegare fino  in Normandia, ma per sua fortuna il re francese mancò di determinazione e nonostante il parere contrario della pulzella, intavolò delle trattative coi nemici. Giovanna continuò la sua crociata fino al 1430, quando  durante uno scontro a Compiegne  fu ferita e  catturata dai soldati  borgognoni, che la vendettero per   la somma di diecimila franchi tornesi agli alleati inglesi, i quali la processarono per eresia.
Il processo “farsa”  ebbe inizio il 9 gennaio 1431 a Rouen e si  concluse il 23 maggio dello stesso anno con la condanna al rogo. Giovanna, fisicamente stremata, impaurita dalla prospettiva di morire bruciata e vinta da umana paura, sottoscrisse un atto di abiura il che, oltre a reintrodurla nella Chiesa Cattolica, le commutava la pena in carcere a vita.

Ma alcuni giorni dopo si ricredette rinnegando l’abiura e affermando davanti ai giudici di averlo fatto perché timorosa dalla prospettiva di morire bruciata viva. Tale ritrattazione determinò la definitiva sua condanna al rogo  che fu eseguita il 30 maggio 1431. I pochi resti della pulzella  furono raccolti e gettati nella Senna per evitare un suo culto postumo .
A quanto risulta  Carlo VII non fece nulla per salvarla, temendo che la sua figura ormai leggendaria potesse offuscare il suo  prestigio regale, dimenticando che se era stato consacrato re lo doveva a quella esile ma coraggiosa ragazza.

 

 

LA FINE DELL' INCUBO

 

La condanna a morte di Giovanna ebbe per gli inglesi una duplice valenza politica: rinsaldare l’alleanza col duca di Borgogna e far riconoscere Enrico VI quale unico re di Francia. Il 16 dicembre 1431, fu in effetti incoronato re di Francia a Parigi, ma l’alleanza con il duca di Borgogna non si realizzò; infatti grazie all’intervento di Papa EUGENIO IV fu stipulato a Lilla una tregua di sei anni fra il duca di Borgogna e Carlo VII. Nell’agosto del 1435, Carlo V  convocò una riunione ad Arras con l’obiettivo di rinsaldare il regno di Francia e rendere definitiva la pace fra gli Armagnacchi e i Borgognoni.
La CONFERENZA DI ARRAS, che passò alla storia come la prima conferenza europea perchè ad essa oltre ai francesi e ai borgognoni parteciparono rappresentanti di altri Paesi, fu firmata il 21 settembre 1435 e pose fine alla guerra civile  che tanti lutti aveva arrecato alla Francia.
Ma la guerra non era terminata, dopo Arras tra la Francia e l’Inghilterra si combattè ancora 18 anni, ma i frutti della riconciliazione franco-borgognona fecero si che i progressi nella riconquista fossero rapidi, tanto che il 13 aprile 1436 Parigi fu occupata dai francesi. A Londra il Consiglio reale era diviso fra il partito della guerra e quello della pace, e dopo cruente discussioni prevalse il partito favorevole alla guerra, specie contro il traditore borgognone.
Sbarcati in Francia, misero a ferro e fuoco la Fiandra e dopo alcune scaramucce con i borgognoni tra i due avversari furono firmate alcune tregue e riattivati gli scambi commerciali.
Carlo VII si trovò nuovamente in difficoltà, ma questa volta reagì coraggiosamente ottenendo positivi risultati contro i nemici. Tutte queste battaglie ed il gravoso mantenimento dell’esercito in Francia, dissanguarono  l’erario inglese, tanto che stanchi e sfiduciati, nel settembre 1444 furono costretti a firmare a TOURS una tregua generale valida per due anni.

Papa Eugenio IV

Dopo alcune scaramucce non importanti, gli eventi precipitarono e nel 1448 i francesi riaprirono le ostilità assediando e occupando la città di Le Mans.
Carlo VII prese la decisione di colpire in modo definitivo gli inglesi, riconquistando la regione più importante ancora in loro possesso: la Normandia. La campagna condotta con grande abilità durò un anno intero: dall’agosto 1449 all’agosto 1450 e portò, specie dopo la sconfitta inglese a FORMIGNY il 15 aprile 1450 alla totale riconquista della Normandia.
Tale perdita significò il fallimento completo e definitivo inglese in Francia, tanto che tale umiliazione fu il segnale di rivolte popolari nel sud-ovest del regno. A capo dei rivoltosi vi era un certo Jack Cade che diede molto filo da torcere a re Enrico il quale però con difficoltà  riuscì   a soffocare la rivolta, la quale  sebbene risolta, impedì un pronto intervento in  aiuto all’esercito che combatteva con notevoli difficoltà  in Normandia. Carlo VII approfittando della situazione difficile del Paese nemico, nel 1450 riuscì a conquistare tutta la Guienna, cacciando gli inglesi ivi presenti.
Gli inglesi fecero un ultimo tentativo per riconquistare la Guienna, inviando una spedizione militare nella regione, riuscendo non solo a conquistare Bordeaux ma anche molti villaggi perduti l’anno prima. Ma la reazione francese non si fece attendere e nello scontro che avvenne a CASTILLON nel 1453 gli inglesi furono sbaragliati e ucciso lo stesso comandante Talbot.
Bordeaux di nuovo assediata dai francesi si arrese il 19 ottobre: la Guienna era ritornata sotto il dominio francese. Ma i guai per gli inglesi non erano finiti, proprio in quell’anno scoppiò una feroce guerra civile che passò alla storia come la “Guerra delle due Rose” : l’Inghilterra era letteralmente in ginocchio!
La guerra dei cent’anni terminava con la riconquista della provincia che ne era stata la causa, ma la disfatta inglese non portò  subito alla pace. Solo il 29 agosto 1475 il nuovo re di Francia LUIGI XI e EDOARDO IV nuovo re d’Inghilterra, firmarono il TRATTATO DI PICQUIGNY che mise fine in modo definitivo alla guerra, ma non all’odio ed alla rivalità tra i due Regni che essa aveva generato.
 

 

L'abbazia di saint Denis, a Parigi, in cui sono sepolti Giovanni il Buono,
Carlo V, Carlo VI il Folle, Carlo VII ed altri reali di Francia

 

 

 

 

 

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