Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori.
Nello specifico, il presente articolo è stato realizzato dal Prof. Renzo Barbattini dell'Università di Udine, che ha fornito anche le immagini.
Tutti gli articoli degli altri Settori sono state realizzati da Patrizia di Cartantica che declina ogni responsabilità su quanto fornito dai collaboratori.

"N.B.: L'Autore prescrive che qualora vi fosse un'utilizzazione per lavori a stampa o per lavori/studi diffusi via Internet, da parte di terzi (sia di parte dei testi sia di qualche immagine) essa potrà avvenire solo previa richiesta trasmessa a Cartantica e citando esplicitamente per esteso il lavoro originale (Autore, Titolo, Periodico) ."

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LE "FALSE API" NELL'ARTE, NELL'EDITORIA, NELLA PUBBLICITA'

 

di Renzo Barbattini*
e Rinaldo Nicoli Aldini**

 

I PARTE

 

Nell’immaginario popolare sembra che l’ape sia presente più che altro come un “oggetto volante” con ali trasparenti e addome anellato di giallo e nero.
Ce lo fanno pensare certe opere pittoriche di artisti contemporanei nelle quali, forse per ragioni di libertà espressiva, figurano come api certi insetti che api non sono.
Ce ne danno conferma soprattutto la stampa quotidiana e periodica, la pubblicità e la televisione, in cui troppo spesso sono presentati erroneamente come api alcuni insetti che alle api somigliano soltanto, in primis i Ditteri Sirfidi


Nel ricercare immagini di opere artistiche con riferimenti apistici, talvolta ci siamo imbattuti in alcune “sviste” ammissibili per una persona non addentro al mondo degli insetti, ma che lasciano quantomeno perplesso l’appassionato apicoltore e, a maggior ragione, l’entomologo.
Senza voler mettere qui in discussione il principio della libertà espressiva nelle arti figurative e le scelte che l’artista può operare in ordine alla comunicazione con i fruitori dell’opera, ci piace riportare, autore per autore, alcuni esempi di tali “licenze pittoriche”, siano esse conseguenza di opzioni deliberate o invece - in qualche caso - di insufficiente conoscenza dei più comuni insetti. Cogliamo l’occasione per stigmatizzare il frequente uso improprio - nella stampa quotidiana come nei rotocalchi o nella pubblicità - di immagini di altri insetti superficialmente simili, spacciandoli per api.

 

 

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FERNANDO ANDOLCETTI

 

Il modus operandi di Fernando Andolcetti (nato a Lucca, 1930), artista contemporaneo aderente alla corrente denominata “arte concettuale”, in campo figurativo trae ispirazione dalla musica, intesa in tutte le sue accezioni sonoro-visive - egli è anche un musicista concertista - e si fonde intimamente con essa.
Per le sue composizioni visive usa tutti i materiali della musica a disposizione: da quelli prettamente della “notazione musicale”, ossia della scrittura vera e propria (porzioni di partiture estrapolate senza un particolare criterio musicologico, ma con criterio essenzialmente e puramente estetico di accostamenti), a quelli più relativi agli stessi strumenti musicali, in particolar modo i violini e la viola.
Nel 2001 l’artista ha realizzato un’opera intitolata Ape musicale (fig. 1), che fa parte della serie “Zoo minimo” ed è stata eseguita con la tecnica del “fotocollage”.
L’insetto che Andolcetti ha scelto come modello ed elaborato poi nell’Ape musicale in realtà non è un’ape ma un Dittero della famiglia Tabanidi. Il soggetto originario ci sembra, infatti, di poterlo individuare nel maschio di Tabanus bovinus Linnaeus, un comune tafàno, raffigurato nel volumetto di Gabriele Pozzi “Insetti d’Italia” (testo e illustrazioni dell’autore), edito da A. Martello nel 1972; la stessa figura campeggia anche sulla copertina del libro (fig. 2).
G. Pozzi è un noto e apprezzato illustratore di insetti ed anche autore di libri divulgativi sull’argomento.

 

Fig. 1 - L’”Ape musicale” di Fernando Andolcetti (2001)

Fig. 2 - Il Tabanus bovinus Linnaeus nella copertina del libro Insetti d’Italia di G. Pozzi (1972)

L’ape (famiglia Apidi) (figg. 3 e 4) appartiene all’ordine sistematico degli Imenotteri, dotati di quattro ali membranose, mentre i Tabanidi (fig. 5), così come le mosche, appartengono all’ordine dei Ditteri, insetti che hanno due sole ali membranose: le ali del secondo paio, infatti, sono trasformate in bilancieri, organi stabilizzatori del volo.
I Tabanidi non sembrano affatto insetti“musicali”: una loro prerogativa, almeno nelle femmine, è l’assenza di qualsiasi ronzio, il perfetto silenzio nei movimenti e nel volo, per raggiungere indisturbati la cute degli ospiti, perforarla e succhiarne-lambirne il sangue. I maschi d’estate possiamo osservarli sui fiori, intenti a suggere il nettare.

Fig. 3 - Un’operaia di ape (Apis mellifera ligustica Spinola) intenta a bottinare su fiore di Onobrychis alba (W. et K.) Desv

Fig. 5 - Un Tabanus sp., Dittero Tabanide

Fig. 4 - Un’ape operaia (Apis mellifera carnica Pollmann) “passeggia” sulla superficie di un favo

 


 

AMEDEO BOCCHI

 


Fig. 6 - “L’alveare” (1915-1916), di Amedeo Bocchi
Parma, Sala Consiglio di Cariparma.
Gli insetti però non sono api, ma Ditteri Sirfidi!

Amedeo Bocchi, nato a Parma il 24 agosto 1883, è morto a Roma il 16 dicembre 1976 nella sua casa-studio di Villa Strohl-Fern.
Bocchi è una figura assolutamente singolare nella storia dell’arte del Novecento, autore fin dai primi decenni del secolo passato di opere di grande rilievo sia per la qualità intrinseca sia per la partecipazione aggiornata e originale al contesto culturale europeo.
Seppur apprezzato e studiato da importanti critici e studiosi, non ha ancora il posto che gli competerebbe nella storiografia artistica di quel periodo.
L’opera riportata in fig. 6, realizzata nel 1915-16 e intitolata L’alveare, fu eseguita con tecnica mista (tempera, ecc.) per la decorazione della Sala del Consiglio della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, sede di Parma (oggi Cariparma).
Quest’ultima, progettata, avviata e realizzata fra il 1913 e il 1916, è uno dei più alti risultati stilistici del “liberty” italiano.
La figura riproduce il lavoro secondo noi concettualmente più pregevole tra quelli che abbiamo individuato: l’alveare come “casa” delle laboriose api o anche come loro “forziere”, in qualche misura assimilabile (un po’ favo e un po’ mattoni) ai corrispettivi edifici e strutture creati dall’uomo. Nel dipinto però gli insetti - tra loro equidistanti e ad ali distese, quasi uno stormo di aerei in formazione di volo - sono evidentemente (ahimé!) Ditteri Sirfidi.
Come meglio si evince più oltre, accade spesso che i Sirfidi, la maggior parte dei quali ha livrea variegata di giallo-arancio e di bruno-nero (si vedano ad esempio la Volucella zonaria (Poda) in fig. 7 e la Myathropa florea (Linnaeus) in fig. 8, vengano confusi con alcuni Imenotteri come api e vespe.
In effetti molte specie di Sirfidi, di per sé indifese, sono caratterizzate da un forte mimetismo di forme e colori con tali Imenotteri che sono invece dotati di un efficacissimo organo di difesa, il ben noto aculeo o pungiglione: questi Ditteri, presentandosi come api e vespe che sono in grado di pungere, possono sfuggire a predatori quali ad esempio gli uccelli insettivori che hanno imparato ad evitare tutti gli insetti con quelle livree.
I Sirfidi che più di altri somigliano anche nei colori alle api sono però quelli del genere Eristalis Latreille (fig. 9) che hanno un colore di fondo più scuro: la comune Eristalis tenax (Linnaeus), che d’estate osserviamo di frequente sui fiori, ricorda molto le api e soprattutto il fuco.
Allo stato larvale molte specie di Sirfidi sono utili in agricoltura in quanto predatrici di piccoli insetti fitofagi dannosi, ad esempio afidi.

Fig. 7 - Un grande Sirfide con livrea mimetica è la Volucella zonaria (Poda), qui in primo piano su fiori di edera

Fig. 8 - Myathropa florea (Linnaeus), un altro vistoso Sirfide

Fig. 9 - Un comune Sirfide del genere Eristalis Latreille




GIANNI BORTA



Fig. 10 - Opera pittorica di Gianni Borta per un Convegno di apicoltori (2002)
L’insetto sul fiore è un Sirfide

 

Gianni Borta è nato e vive a Udine ed è considerato un protagonista di quella che è ormai conosciuta come arte naturalistica.
Per i temi trattati e i risultati conseguiti comincia ad essere visto come un caposcuola. Espone dal 1961 e ha ottenuto numerose affermazioni tra premi nazionali e internazionali.
L’opera qui presentata (fig. 10) è stata realizzata in occasione del convegno organizzato dal Gruppo Apicoltori di un paese del Friuli, Pavia di Udine, nell’ambito della festa di San Giuseppe nel 2002.
Nel dipinto però è rappresentato un insetto che non è un’ape ma, anche in questo caso, un Sirfide su un fiore; anche i Sirfidi, come le api, da adulti sono assidui visitatori dei fiori e ottimi impollinatori. Il dipinto di Borta resta comunque un bel brano di pittura in cui l’insetto, reso con efficacia espressionista, si confonde con il fiore, quasi a ribadire il legame tra i due: un legame sostanziale, vitale per entrambi.
Il lavoro è basato soprattutto sull’energia del colore e sulla forza del segno.

 


GIORGIO CELIBERTI

 

Giorgio Celiberti è nato a Udine, città dove vive e lavora, il 19 novembre 1929. Di lui Vittorio Sgarbi scrive: “Celiberti è in realtà un figurativo dell’anima in quanto riesce a rappresentare in modo realistico i sentimenti della sua profonda interiorità, qualcosa che quindi si segna sul suo cuore, mentre si segna sul muro; pittore di memoria e pittore di emozioni.
Nei suoi muri graffiati c’è anche un altro elemento molto importante: il recupero dell’espressività primitiva”.
La fig. 11 riproduce una serigrafia di Celiberti, denominata Senza titolo. Il soggetto illustrato, un’ape secondo l’artista, suscita in noi qualche perplessità perché, mentre l’insetto di minori dimensioni potrebbe essere effettivamente un’ape se guardiamo, ad esempio, l’aspetto dell’addome, quello sottostante più grande, pur avendo (forse) quattro ali, per la forma dell’addome sembra piuttosto un Dittero. Il titolo dell’opera in ogni caso mette l’autore al riparo da possibili critiche di entomologi.

Fig. 11 - Serigrafia “Senza titolo” di Giorgio Celiberti; negli intenti dell’autore, forse, la “trasfigurazione” di un’ape

 


ISAAC KINE

 

Fig. 12 - La “Ruche”, opera pittorica dell’artista francese Isaac Kine

Le opere di quest’artista francese contemporaneo, cariche d’allusioni simboliche o di connotati surreali, sono caratterizzate, con disegno ben definito e sapiente uso della luce, da trasparenze, velature e dissolvenze che accompagnano sagome, ombre, figure reali e immagini speculari.

Conosciamo due lavori di Kine dal titolo e dai contenuti “apistici”: Ruche (Arnia) e Abeille reine (Ape regina) (fig. 12 e 13).


Nel primo dei due quadri il soggetto in realtà è un favo, nelle cui tipiche cellette esagonali (ma non più regolari: libertà che si può concedere all’artista) si notano numerosi visi (in buona parte femminili) incastonati. In natura le cellette del nido sono destinate a ospitare i“piccoli” d’ape, cioè gli stadi giovanili: forse a significare che le società umane somigliano a colonie d’api con tanti sudditi dominati da un sovrano, o che lo sviluppo e la formazione dei giovani avvengono in un contesto siffatto?

Più articolato il secondo lavoro, costituito da alcuni ‘brani’ cuciti assieme, tutti dominati dalla presenza di un “capo” (in tutti i sensi), di grandi dimensioni e visto frontalmente, che tuttavia non ha le fattezze di un’ape regina ma di un Vespide del genere Vespula Thomson (cfr. la Vespula vulgaris (Linnaeus) in fig. 14); si tratta pur sempre di un Imenottero Aculeato a costumi sociali, con società governate da una regina.
Anche in questo dipinto i “sudditi” trasfigurati sono esseri umani, rappresentati da un giovane viso femminile riprodotto e specularmente clonato innumerevoli volte: un’opera non priva di suggestioni per il pubblico.

Fig. 13 - L’”Abeille reine”, altro lavoro di Kine con allusioni apistiche

Fig. 14 - Un Imenottero Vespide, la Vespula vulgaris (Linnaeus), vista frontalmente


 

Da Apitalia 36 (10) (2010): 35-39

 

 

II PARTE

 

Quotidiani e rotocalchi, libri e locandine pubblicitarie con troppa frequenza veicolano erronei messaggi visivi riguardo all’identità dell’ape.
Con una panoramica su questo tipo di “sviste”, che denotano superficialità o incompetenza e rendono un pessimo servizio alla correttezza della comunicazione e della divulgazione scientifica, si conclude il viaggio ideale degli autori alla ricerca delle “false api”

 

“SVISTE” NELL’EDITORIA E NELLA PUBBLICITÀ


Ci piace concludere con un excursus nella pubblicità, nella stampa quotidiana e più in generale nell’editorìa.
Il legame fra il fenomeno “arte” (arte figurativa) e il fenomeno “pubblicità” è assai forte e la sua evidenza più immediata sta forse nel fatto che entrambe queste attività umane comportano tre componenti concatenate: l’opera, l’autore, il fruitore.
Generalmente nell’arte prevale la regìa dell’autore e la centralità dell’opera, mentre nella pubblicità prevale il ruolo attivo del fruitore e la funzione mediale dell’opera.
Anche i cosiddetti “creativi” incorrono non di rado in vistosi lapsus nel campo della sistematica entomologica: ne riportiamo alcuni esempi, assieme ad altri che riguardano articoli giornalistici o il frutto di altre attività editoriali.
Siamo ben consapevoli che il nostro è solo un modestissimo campionario, nient’altro che la punta di un iceberg.
L’errore di gran lunga più diffuso, analogo alla libertà di certi artisti contemporanei, consiste nell’uso di immagini di Ditteri Sirfidi invece che di api.
Una nota rivista italiana destinata agli apicoltori riportava nel 1987 la pubblicità di un prodotto farmaceutico contro la nosemiasi, una grave malattia che colpisce le api adulte, soprattutto le bottinatrici. Peccato che una delle foto accompagnatorie illustrasse un Sirfide intento a visitare un fiore (fig. 1) !

Nel 2002 un’organizzazione apistica presente sul territorio nazionale diede alle stampe un libro dal titolo "I colori del miele". In copertina il solito madornale errore: un Sirfide - in questo caso indubbiamente una Eristalis - spacciato per ape (fig. 2) !

 

Fig. 1 - Un Sirfide e non l’ape nella pubblicità (1987) di un prodotto contro la nosemiasi delle api!

 

Fig. 2 - Un’Eristalis (Sirfidi) nelle improbabili vesti di ape sulla copertina del libro I colori del miele (2002)

 

Il 30 settembre 2007 a Marentino (Torino) si tenne la 12a edizione della tradizionale “Fiera del miele”, mostra mercato dei prodotti agroalimentari e dell’artigianato locali. Anche in questa circostanza la locandina della manifestazione riproduceva uno dei più comuni Sirfidi (fig. 3).

Un diffuso settimanale illustrato a tiratura nazionale è incorso, nel 2008, nella medesima confusione sistematica a margine di un’intervista al professor Giorgio Celli dell’Università di Bologna.
L’intervista verteva sul sentito problema delle “morìe” delle api, e la didascalia della foto a corredo recitava: Insetti preziosi. Illustriamo il servizio sul pericolo d’estinzione delle api, fra le risorse più preziose della natura per l’importante ruolo che svolgono nell’impollinazione degli alberi da frutto, con l’immagine ingrandita di uno di questi insetti su un fiore”.
Affermazione concettualmente sacrosanta, peccato che l’insetto in fotografia (fig. 4) fosse un Sirfide del genere Syrphus Fabricius: un pessimo servizio reso dalla redazione della rivista al noto entomologo bolognese!

Fig. 3 - È toccato a un Sirfide l’onore di
reclamizzare una fiera del miele nel Torinese nel 2007!

Fig. 4 - Ancora un Sirfide (in questo caso del genere Syrphus Fabricius) spacciato per ape di recente (2008) dalla redazione di un diffuso settimanale

Fig. 5 - Benché in visione frontale, non è difficile riconoscere un Sirfide in questa presunta “ape”.

Poco o nulla di diverso dalla foto (fig. 5) che accompagnava la tragica notizia della morte per shock anafilattico di una signora punta da un’ape, riportata il 3 agosto 2009 da un quotidiano del Nord-Est, o da un’altra (fig. 6), in questo caso il Sirfide sembrerebbe del genere Chrysotoxum Meigen) che il 30 novembre dello scorso anno corredava in un diffuso quotidiano dell’Emilia-Romagna un’intervista a Lucio Cavazzoni, già presidente di Conapi, l’ente che raggruppa centinaia di aziende apistiche e numerose cooperative e associazioni di produttori in tutt’Italia.

Non possiamo qui tacere, infine, i casi in cui certi servizi televisivi che parlavano di api e problematiche correlate ci hanno propinato belle riprese di Sirfidi in attività sui fiori, e di api… nemmeno l’ombra.

Similmente al campo delle opere artistiche, anche nell’editoria non sono però solo i Sirfidi, tra i Ditteri, a “usurpare” la scena alle api. Come non rimanere un po’ stupiti, ad esempio, di fronte all’edizione del 2004 dell’opera Bees of the World di Christopher O’Toole e Anthony Raw (pubblicata da Facts On File a New York), la cui copertina è occupata a tutto campo dalla macrofotografia di una “mosca” o“moscone” su un fiore (fig. 7) (verosimilmente in questo caso trattasi di un grosso Muscide del genere Mesembrina Meigen)?
Ulteriore esempio di una più che probabile interferenza indebita di un editore nell’opera di competenti entomologi


Fig. 6 - L’ennesima “falsa ape” (2009), un Sirfide verosimilmente del genere Chrysotoxum Meigen

 

Fig. 7 - Copertina dell’edizione del 2004 dell’opera Bees of the world di O’Toole & Raw (2004): l’insetto sul fiore non è un’ape o un Apoideo, ma un Dittero Muscide probabilmente del genere Mesembrina
Meigen

 

 


CONSIDERAZIONI

 


Sebbene l’ape sia l’insetto da sempre più noto e più importante per il genere umano, se guardiamo alla serie di“sviste” sopra riportate e alle tante altre che indubbiamente potrebbero aggiungersi, ci rendiamo conto che, a quanto pare, il suo aspetto per molti è tutt’altro che inconfondibile, il suo riconoscimentoè problematico ai più.
Parrebbe quasi che nell’immaginario popolare l’ape sia presente più che altro genericamente come un oggetto volante con ali trasparenti, dotato di addome anellato di nero e di giallo o arancio; così, del resto, la si vede talvolta simpaticamente presente anche nei fumetti o nei cartoni animati.
A questa rappresentazione mentale probabilmente non è estranea l’ambivalenza implicita nell’idea che la gente ha di quest’insetto, da un lato gradevole perché utile produttore di miele, dall’altro sgradito e temibile per le sue punture.
Il messaggio di allarme insito nella vistosa colorazione variegata gialla e nera delle vespe o in quella un po’ meno appariscente, ocracea e nera, delle api, elaborato nel corso dell’evoluzione e fatto proprio, a scopo mimetico protettivo, dagli indifesi Sirfidi e da altri insetti meno noti e diffusi, da tempo immemorabile è entrato anche nella consapevolezza del genere umano, e lo si può notare perfino nella segnaletica del mondo civilizzato, dove l’alternanza di bande gialle e nere è divenuta a tutti gli effetti un segnale di attenzione, se non di allarme.
Tale messaggio deve aver giocato un ruolo non indifferente nel costituirsi del generico e ampio archetipo visivo che molti si sono fatti dell’ape stessa, o dell’ape congiuntamente alla vespa, e che ha come conseguenza le confusioni sopra analizzate, laddove non si tratti di volontaria ‘trasfigurazione’ artistica per rendere più immediata la comunicazione con un pubblico che dell’insetto abbia soltanto un’immagine vaga, generica o distorta.
Si noti poi che le opere artistiche da noi rintracciate sono di autori recenti, contemporanei o quasi: nell’arte contemporanea vi è ampio spazio per la libertà espressiva e l’imprevedibilità; certi possibili travisamenti quindi non devono sorprenderci più di tanto!

Quali che ne siano le cause, queste “sviste” in fondo ci fanno intravedere anche, sul piano biologico, l’ampia portata del fenomeno mimetico, efficace in molti casi - a quanto sembra - pure sulla specie umana. Che altro è il mimetismo se non, prima di tutto, un’imitazione ingeneratrice di equivoco, di inganno?
È peraltro evidente che l’uso di tali immagini improprie non giova alla formazione di corrette conoscenze scientifiche, e ciò è grave soprattutto nei riguardi dei più giovani: sarebbe auspicabile che, per lo meno nel campo dell’editoria, della pubblicità e della comunicazione televisiva e tramite internet, vi fosse maggiore preparazione e senso di responsabilità da parte di chi sceglie o gestisce fonti iconografiche, immagini e filmati. Saper riconoscere un’ape da altri insetti che api non sono è certamente importante per tutti, quantomeno per non allarmarsi ingiustificatamente in caso di incontro ravvicinato con esseri del tutto innocui.

RINGRAZIAMENTI


Vogliamo qui ricordare con gratitudine il compianto dottor Stefano Fugazza, già direttore della Galleria d’Arte Moderna “Ricci Oddi”, Piacenza, per le indicazioni che ci fornì.
Desideriamo inoltre ringraziare, per la collaborazione prestata, la dottoressa Laura Bortolotti del CRA-API di Bologna, le dottoresse Francesca Bigliardi e Cecilia Farinelli (Cariparma, Parma), il dottor Francesco Intoppa del CRAPAV (Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura, Centro di ricerca per la patologia vegetale, Roma), il professor Aulo Manino dell’Università di Torino, il dottor Claudio Porrini dell’Università di Bologna, l’ingegner Franc Šivic (Associazione apicoltori della Slovenia, Ljubljana) e il signor Giuliano Zoppi (Parma).
Un particolare ringraziamento al professor Franco Frilli dell’Università di Udine il quale, oltre a fornirci utili indicazioni, ha effettuato la revisione del manoscritto.

BIBLIOGRAFIA


- BELLONZI F., 1970 - Amedeo Bocchi, De Luca editore, Roma.
- CASERO C., 2007 - La sala del Consiglio, pp.158-159, in: CARAMEL L. (a cura di), Amedeo Bocchi. La luce della bellezza e della “vita vera”, MUP, Parma, 470 pp.
- DELSANTE U., GONIZZI G., 1994 - Amedeo Bocchi e la Sala del Consiglio della Cassa di Risparmio 1916 -
1976, Le Collezioni d’Arte della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Parma: 28 pp.
- GILBERT F.S., 1986 - Hoverflies (With plates by S.J. Falk), Naturalists’ Handbooks 5, Cambridge University Press, Cambridge, V+66 pp.
- GUIGLIA D., 1972 - Les guêpes sociales (Hymenoptera Vespidae) d’Europe Occidentale et Septentrionale, Masson et C.ie Éditeurs, Paris (Faune de l’Europe et du Bassin Méditerranéen, 6), VIII+181 pp.
- POZZI G., 1972 - Insetti d'Italia, Aldo Martello editore, Milano, (collana I miracoli della natura), VII+156 pp. (cfr. p. 102).
- SPERONI F., 1994 - Arte e pubblicità, pp. 26-37, in: ABRUZZESE A., COLOMBO F. (a cura di), Dizionario della pubblicità (storia, tecniche e personaggi), Zanichelli, Bologna, X+480 pp.
- TIMI F., 2010 - La decorazione della Sala Bocchi, Noi della Cassa: il giornale della “Gente” della Cassa, 19: 8-11.
- TREMBLAY E., 1994-1997 - Entomologia applicata. Volume Terzo (Parte seconda: Ditteri Brachiceri (Caliptrati esclusi), Parte terza: Ditteri Brachiceri (Caliptrati), Sifonatteri e Strepsitteri), Liguori Editore, Napoli, 213 pp., 137 pp.
- TURILLAZZI S., 2003 - Le società delle vespe, Alberto Perdisa Editore, Bologna, XIII+251 pp.
- WICKLER W., 1991 - Mimetismo animale e vegetale, Franco Muzzio Editore, Padova, 220 pp.

 


 

Da Apitalia 36 (11) 201: 35-38.

 

*Dipartimento di Biologia e Protezione delle Piante Università di Udine
**Istituto di Entomologia e Patologia vegetale Università Cattolica del Sacro Cuore, Piacenza

 

 


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