Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

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NESTORIO, EUTICHE  E  PELAGIO

In un mio precedente articolo ho analizzato gli sviluppi storici e la sofisticata dottrina dell’eresia ariana che molto filo da torcere riuscì ad arrecare alla Chiesa  primitiva riuscendo per qualche tempo non solo ad essere riconosciuta come ortodossa da intere popolazioni, ma anche ad arrivare  alla corte imperiale dove trovò molti sostenitori. Ricordo che lo stesso imperatore Costantino fu battezzato in punto di morte dal vescovo ariano Eusebio di Nicomedia.
L’arianesimo  potè avere questo notevole sviluppo non solo per la seducente dottrina e la straordinaria capacità oratoria di Ario, il suo ispiratore, ma soprattutto perché nella Chiesa dei primi secoli  non era stato ancora elaborato un Credo, cioè quella serie di formule che sintetizzassero le principali verità della fede contenute nelle sacre scritture e nella sacra tradizione ed alle quali tutti i credenti dovevano attenersi. Col Concilio di Nicea del 325 d.c., convocato proprio per contenere e combattere la dottrina di Ario, finalmente fu formulata una professione di fede  valida per tutta la Chiesa e grazie a ciò da quel momento fu più facile riconoscere prontamente se nuove dottrine fossero ortodosse o meno e quindi  mettere in moto tutti quei provvedimenti atti a neutralizzarle. Per maggiore conoscenza di chi legge ,voglio aggiungere a quanto già accennato che nel corso dei secoli si sono avute numerose professioni o simboli della fede in risposta ai bisogni delle diverse epoche: simboli delle vecchie chiese antiche, il simbolo “quicumque” detto di sant’Atanasio, le professioni di fede dei vari Concili. Nessuno di questi simboli può considerarsi inutile, ma fra tutti  due occuparono ed occupano un posto speciale nella vita della Chiesa:

1 - il Simbolo degli Apostoli, così chiamato perché ritenuto il riassunto fedele della fede degli apostoli. E’ l’antico simbolo battesimale della Chiesa di Roma. A volte in questi ultimi tempi si legge durante la messa domenicale

2 -  il Simbolo di Nicea-Costantinopoli, il quale trae la sua grande autorità per il fatto che è stato frutto dei primi due concili ecumenici ( 325 e 381 ). E’ tuttora comune a tutte le grandi Chiese dell’oriente e dell’occidente  ed è più utilizzato perché più dettagliato.

 Nel quarto e quinto  secolo la Chiesa fu colpita da un continuo succedersi di eresie di cui le principali furono il nestorianesimo, il monofisismo ed  il pelagianesimo  per citare solo le maggiori e le più dannose per la comunità dei credenti. Se i pagani del  primo secolo , che furono conquistati dall’amore che i cristiani nutrivano tra di loro, avessero potuto vedere l’odio e l’intolleranza che i cristiani di qualche secolo dopo manifestavano nei confronti dei loro confratelli, sicuramente non si sarebbero convertiti a Cristo con la stessa facilità.
Fatta questa breve premessa, ora analizzerò le tre eresie principali del  terribile quinto secolo e cioè il  Nestorianesimo, il Monofisismo e il Pelagianesimo , cercando nei limiti delle mie possibilità di spiegarne i contenuti teologici e l’evoluzione storica, anticipando che le prime due furono eresie cristologiche  mentre la terza fu più che altro una eresia riguardante il concetto di grazia divina.

 

NESTORIANESIMO

Nell’anno 428 d.c. una nuova dottrina eretica comparve nella vita della Chiesa aggiungendosi alle numerose già presenti, essa sarà la principale eresia del quinto  secolo e passerà alla storia col nome di  Nestorianesimo, definizione derivata dal nome del suo maggior propugnatore NESTORIO (+ 451). Costui nacque a Germanicia in Siria, fu prima monaco e sacerdote nel monastero di Euprepius dove svolse il suo ministero con dovizia e zelo e proprio per queste sue qualità unite alla  notevole capacità oratoria ed alla profonda conoscenza teologica, su beneplacito dell’imperatore TEODOSIO II, fu nominato Patriarca di Costantinopoli.
Consacrato nel mese di aprile del 428, subito mostrò uno zelo particolare nel combattere le eresie, in particolare contro quella ariana, dai cui adepti ebbe a subire diverse noie.

Moneta raffigurante Teodosio II

Fu verso la fine del 428 o i primi del 429 d.c. che iniziò a formulare e divulgare con la sua nota abilità oratoria una dottrina che a molti monaci e teologi sembrò subito non essere in sintonia con quella ufficiale. Uno dei primi a sollevare la voce contro di essa fu Eusebio, in seguito vescovo di Doryleum, seguito da due sacerdoti della  diocesi: Filippo e Proclo. Ma in che cosa consisteva questa nuova dottrina che tanta apprensione e sconcerto originava e quali i suoi punti fondamentali?
La dottrina nestoriana aveva già avuto un precedente di cui pochi si erano accorti  perché abilmente e sottilmente presentata ed argomentata; mi riferisco a DIODORO, vescovo di Tarso, che qualche decennio prima aveva detto qualcosa di molto simile se non addirittura uguale. Alla sua morte, altri si impadronirono di questa sua teoria e la predicarono con convinzione e  tra questi si distinsero  TEODORO ed il prete ANASTASIO il quale la trasmise a Nestorio che divenne di questa nuova dottrina il portavoce ed il maggiore sponsor tanto che la storia gli attribuirà la responsabilità di averla elaborata e difesa fino alla fine . Dottrina che nella storia delle eresie rimarrà una delle più  odiose perché metteva in discussione la maternità di Maria , il cui culto già a quei tempi era molto diffuso.

Cerchiamo ora di riassumerla nei seguenti punti fondamentali:
- Il figlio di Maria (Gesù) è diverso dal Figlio di Dio (Logos), quindi in correlazione con le due nature, umana e divina, bisogna ammettere in Cristo anche due  Persone, esse sono unite tra loro solo accidentalmente.  L’uomo Cristo non è Dio, ma soltanto portatore di Dio. L’incarnazione non è farsi uomo, ma solo un’abitazione del Logos-Dio nell’uomo Gesù Cristo. I termini (nascita, sofferenza, morte) devono essere attribuiti solo a Cristo uomo, mentre quelli come (creazione, onnipotenza, eternità) solo al Logos-Dio.
 Di conseguenza Maria non può essere designata in senso proprio come  “ Madre di Dio “ ma semplicemente madre di Gesù-Uomo.

Cirillo di Alessandria

Riassumendo in breve in Gesù vi sarebbero due nature in due Persone unite più che altro dal punto di vista accidentale, morale  più che in modo sostanziale. In poche parole l’umanità di Gesù sarebbe una sorta di tempio in cui era albergante la divinità e di conseguenza Maria non era la  madre di Dio  (theotokos ) ma solo la madre di Gesù uomo (christotokos).
Contro questa subdola dottrina si oppose in modo veemente  CIRILLO di ALESSANDRIA il cui scopo principale fu sempre quello di annientare questa eresia che metteva in dubbio uno degli attributi principali della Madonna: quello di ” Madre di Dio “ .
Numerosi  vescovi, alcuni suoi amici , cercarono di convincere Nestorio a ritrattare le sue affermazioni  ed evitare così l’inevitabile condanna da parte della Chiesa ma senza riuscirvi , in quanto Egli si rifiutò sempre di ammettere come non ortodossa la sua dottrina, dimostrando ancora una volta di essere un uomo ribelle , superbo ed ostinato.

Considerato che il nestorianesimo diventava sempre più pericoloso e coloro che aderivano alla nuova dottrina aumentavano in modo esponenziale, le massime autorità della Chiesa decisero di intervenire presso gli imperatori d’Occidente e d’Oriente, TEODOSIO II e VALENTINIANO III, i quali convocarono un Concilio, scegliendo come località EFESO e come data il 7 giugno 431, invitando a parteciparvi gli antinestoriani, i seguaci di  Nestorio  ed i rappresentanti del Papa che a quel tempo era CELESTINO I°.


Per cause sconosciute, all’apertura del Concilio si presentarono solo Cirillo insieme  a 198 vescovi tutti antinestoriani, ma dei vescovi nestoriani e dei rappresentanti del Papa nessuna notizia. Cirillo attese due settimane prima di dare inizio ai lavori sperando di ricevere qualche notizia ma non ricevendone, decise di procedere con la discussione. Fu in questo clima di incertezza e sospetto che si aprì il Concilio di Efeso (il terzo ecumenico), del quale date le premesse si può immaginare quale sarebbe stata la conclusione: Nestorio fu scomunicato e la sua dottrina condannata all’unanimità come eretica.
Poco dopo aver pronunciata la sentenza di condanna, giunsero i vescovi nestoriani guidati da Giovanni di Antiochia, i quali apprendendo che il concilio aveva già emesso la condanna senza la loro presenza protestarono vivacemente e poco mancò che si arrivasse alle vie di fatto. Immediatamente venne aperto un contro – sinodo dal quale furono esclusi quelli che avevano partecipato al precedente, ed anche in questo caso la conclusione venne presa all’unanimità: fu riconosciuta come ortodossa la dottrina di Nestorio ed annullata la condanna del concilio precedente, Cirillo ed altri vescovi furono scomunicati con l’accusa di arianesimo ed apollinarismo.
Circa dieci giorni più tardi giunsero finalmente anche i rappresentanti di Papa Celestino I°, i quali senza riconvocare un terzo Concilio, resero nota la decisione del Papa che era conforme totalmente alle conclusioni cui erano giunti Cirillo ed i suoi vescovi durante il primo Concilio, proclamando solennemente il seguente dogma di fede: la natura divina e umana in Cristo sono unite ipostaticamente, in un'unica persona; di conseguenza fu condannata come eretica la dottrina di Nestorio il quale venne mandato in esilio in un monastero vicino Antiochia e successivamente in Egitto, ove morì nel 451 d.c.
La condanna del nestorianesimo non significò però la sua fine, in quanto essa sopravvisse in Oriente e si diffuse in Persia raggiungendo le lontane terre dell’India e della Cina. Ai nostri giorni sopravvivono ancora dei seguaci di Nestorio, soprattutto tra gli appartenenti alla Chiesa Caldea in Iraq.

 

MONOFISISMO

A volte una reazione esagerata nel difendere la dottrina ortodossa da un’eresia, può portare a crearne  una nuova  ed è quello che avvenne con EUTICHE, settantenne archimandrita (superiore) di un monastero di più di trecento monaci a Costantinopoli, ove godeva di una forte influenza nella corte imperiale. Costui nell’ansia di difendere Gesù Cristo dall’eresia  nestoriana arrivò alla conclusione , interpretando in modo errato le conclusioni di Cirillo, che in Cristo c’era si una sola persona ma, e qui sta l’errore, anche una sola natura. Di conseguenza il suo insegnamento e quello dei suoi seguaci  stabiliva quanto segue : Cristo è di due nature ma non in due nature; prima dell’incarnazione c’erano due nature, ma dopo l’incarnazione una sola, quella divina, derivata dall’unione delle due nature stesse.
Tale dottrina fu definita Monofisismo  (una sola natura) ed i suoi seguaci Monofisiti.
Essa rendeva  la dottrina dell’espiazione (della Passione), uno dei punti centrali del cristianesimo,  assolutamente irrilevante. Per cercare di debellare questa nuova eresia che cominciava a fare diversi proseliti fra i semplici cristiani e fra il clero, le autorità della Chiesa convinsero l’imperatore Teodosio II° a convocare un concilio che si riunì di nuovo ad Efeso nel 449 d.c. in cui però era notevole la presenza dei sostenitori di Eutiche e la presidenza affidata a DIOSCURO successore di Cirillo in qualità di vescovo di Alessandria e sostenitore di Eutiche.

 

Papa Leone I Magno

Il concilio si svolse in modo scandaloso in quanto Dioscuro si comportò in modo scandaloso e criminale, arrivando a costituire bande di fanatici monofisiti armati di coltelli ed inviandoli a minacciare i vescovi contrari ad Eutiche. A tanto può portare il fanatismo religioso! In questo clima di terrore, i vescovi impauriti si sottomisero alla violenza, obbedendo a tutto quello che gli comandarono di fare. La conclusione fu che  Flaviano, vescovo di Costantinopoli che era stato l’avversario più deciso di Eutiche fu condannato e dichiarata ortodossa la dottrina monofisita. L’imperatore confermò le decisioni di questo concilio-farsa, mentre in modo energico  Papa LEONE I MAGNO intervenne immediatamente per impedire che l’ingiustizia trionfasse e riunì un sinodo a Roma che annullò le decisioni prese dal concilio di Efeso arrivando a dichiarare tale concilio un “ latrocinium “   e cioè un   “ Brigantaggio “ .
Nell’anno 451 d.c. dopo la morte di Teodosio II avvenuta l’anno prima, Papa Leone convocò il CONCILIO di CALCEDONIA (quarto concilio ecumenico) con l’approvazione dell’imperatrice Pulcheria e del suo sposo Marciano, nonché dell’imperatore d’Occidente Valentiniano III.

Ad esso parteciparono un gran numero di vescovi, quasi seicento, la maggioranza dei quali provenienti dall’oriente. In questa occasione furono i rappresentanti del Papa a presiedere l’Assemblea e tutto si svolse in modo ordinato e corretto. Nel corso dei lavori fu data lettura di una lettera che Papa Leone aveva inviato due anni prima a Flaviano durante il concilio di Efeso ma che non potè essere letta a causa delle minacce dei seguaci di Eutiche. La lettura dell’epistola, che condannava  la dottrina di Eutiche, fu accolta dall’Assemblea con entusiasmo e tutti all’unisono proclamarono a gran voce “ Pietro ha parlato per bocca di Leone ! “.
Le delibere del “latrocinio di Efeso”  furono revocate, Flaviano ricevette una reintegrazione postuma ( era infatti morto per le ferite riportate durante il precedente concilio)  ed infine  Eutiche, Dioscuro  e i vescovi loro favorevoli, furono dichiarati eretici e scomunicati.
A Calcedonia venne dichiarato solennemente che: “ Noi insegnamo che bisogna riconoscere un solo stesso Cristo, Figlio, Signore, Unigenito, in due nature unite senza confusione, senza trasformazione, senza divisione, senza separazione, poiché la differenza delle nature non è affatto soppressa dalla loro unione; al contrario ognuna di esse conserva ciò che le è proprio “.
Quindi per riassumere le due nature di Cristo continuano ad esistere intatte dopo l’unione senza trasformazione o confusione.
Il Concilio di Calcedonia diede un colpo mortale all’eresia monofisita ma essa, come successe e succederà  per altre eresie non si estinguerà completamente, diffondendosi  in molti parti dell’impero soprattutto in Egitto, Etiopia, Siria ed Armenia.
Ancora oggi queste quattro Chiese esistono e si definiscono  ortodosse, creando non poca confusione con le Chiese calcedonesi  cioè con quelle  universalmente riconosciute come ortodosse.
Le due Chiese più numerose sono quella Egiziana (Copta) e quella Etiopica, di gran lunga la più numerosa con circa 36 milioni di fedeli, le quali furono per molto tempo unite fra loro in quanto nel 640 d.c. la Chiesa Etiopica era stata assorbita da quella  egiziana. Tale unione durò fino al 1948, quando l’ultimo negus Hailé Selassié decise la scissione. Questa Chiesa, con forte componente monastica, mantiene alcune usanze ebraiche come la circoncisione, la festività del sabato e soprattutto il culto dell’Arca dell’Alleanza che secondo loro è conservata nella città di Axum.

Moneta di Pulcheria

Moneta di Valentiniano

 

 

 

PELAGIANESIMO

Oltre alle due eresie sopra descritte, nel quinto secolo fece la sua comparsa nella vita della Chiesa un nuovo movimento ereticale che prese il nome dal suo fondatore  PELAGIO (ca. 360 – 420),  austero monaco di origine britannica  che ideò e diffuse una delle eresie più insidiose e subdole.
Uomo dotato di  forte carisma e di  grande talento da oratore, seppur rimasto laico,  per la sua grande conoscenza teologica era molto apprezzato fra le gerarchie ecclesiastiche. Nonostante  le sue teorie lo portassero fuori dalla comunione ecclesiale, fu evidente la sua buona fede iniziale; infatti il suo più grande desiderio era quello di lavorare per il bene della Chiesa.
Essendo soprattutto un moralista, non voleva creare una setta religiosa a sé stante e la ragione che lo spinse ad esporre e propagandare le sue teorie fu il timore che il modo di vivere pagano in quel tempo di nuovo in forte espansione, corrompesse la fede dei cristiani  e pensò quindi di far fronte a questo pericolo predicando uno stile di vita austero, il distacco dalle ricchezze e da  ogni vanità , in modo da meritare il Paradiso ed evitare la dannazione , il cui pensiero lo tormentava giorno e notte.

Ma in che cosa consisteva questa dottrina e quali i suoi punti fondamentali?
In genere quando si parla di  pelagianesimo  si vuole intendere una  sottovalutazione del primato della grazia divina ai fini della salvezza dell’uomo ed una esaltazione  del potere dell’uomo, che può ottenere la salvezza eterna con le proprie forze anche  perché il peccato originale non fu trasmesso da Adamo ai discendenti e di conseguenza ogni uomo che nasce non è gravato dal peccato originale.

Pelagio vedeva il peccato originale come un disordine dei sensi dell’uomo e non come qualcosa che toccasse la sua natura e si trasmettesse ai discendenti; al momento della nascita ogni uomo è come un lenzuolo candido, puro e senza peccato. Adamo trasmise ai suoi discendenti non una colpa indelebile ma solo un cattivo esempio ed il fatto che i neonati fossero privi del peccato originale lo indusse  a schierarsi contro il battesimo dei bambini che non aveva alcun significato. Inoltre queste sue teorie che negavano il peccato originale portavano alla logica deduzione  dell’inutilità della Redenzione di Gesù, conclusione ancora più sconvolgente di quella riguardante il battesimo, per cui la morte  e resurrezione non avevano  avuto  alcun valore e significato ai fini della salvezza dell’uomo.

Per riassumere, la visione pelagiana riteneva che l’uomo fosse capace con le sole proprie forze di ottenere il premio eterno anche  senza un intervento da parte della divinità e per questa ragione  molta importanza veniva attribuita  al fervore e all’entusiasmo personale nel  cammino spirituale, privilegiando un perfezionismo ascetico e mettendo l’accento, ripeto, sull’impegno personale piuttosto che sull’aiuto divino.
Nonostante tutto la dottrina pelagiana riuscì ad affascinare molte persone colte, tra le quali CELESTIO, che divenne difensore dell’ eresia più di Pelagio e GIULIANO da ECLANO, ma contro di essi e la loro dottrina si contrappose un gigante della fede : S. AGOSTINO, vescovo di Ippona e con lui tutta la chiesa ufficiale.
All’inizio vi furono difficoltà  in quanto nel Sinodo di Gerusalemme non furono prese  iniziative contro Pelagio demandando la risoluzione del problema a Roma. Un altro sinodo tenutosi a Diospolis  nel 415, dichiarò addirittura Pelagio innocente dall’accusa di eresia nonostante che questa fosse chiesta da due maestri di conoscenze bibliche e teologiche: S. GIROLAMO e PAOLO OROSIO, discepolo di Agostino.
Ma tale assoluzione durò molto poco e i partecipanti a quel sinodo furono accusati di aver mal gestito il  lavori e di avere scarse conoscenze teologiche. In un ulteriore sinodo tenutosi a Cartagine, Pelagio fu riconosciuto eretico e condannato e tale condanna fu ratificata da Papa INNOCENZO I.
L’anno dopo questa condanna, morì Papa Innocenzo ed il successore ZOSIMO, convinto in un primo momento da Celestio dell’ortodossia del pelagianesimo, fece riabilitare Pelagio e pretese che la chiesa africana accettasse tale decisione. Fu costretto  a correggere queste sue decisioni  errate proprio dalle vigorose proteste di tutto l’episcopato africano, compatto nella condanna del pelagianesimo e convincendolo a convocare un nuovo concilio che si tenne a CARTAGINE nel 418 d.c. e che vide la partecipazione di oltre duecento vescovi.

Sant'Agostino

Papa Innocenzo I


A Cartagine la posizione ortodossa contro il pelagianesimo fu esposta nei seguenti  punti principali:

- la morte di Adamo era conseguenza del peccato.
- i bambini appena nati devono essere battezzati a causa del peccato originale.
- la grazia santificante serve  per il  perdono dei peccati passati ma anche per evitare quelli futuri. 
- senza la grazia è impossibile compiere buone azioni.
- i bambini che muoiono senza battesimo sono esclusi dalla visione beatifica in quanto solo il battesimo permette di entrare nel Regno dei Cieli, ma non sono destinati all’inferno perché privi di colpe personali.

(Considerazione: se i bambini non possono andare in paradiso perchè privi del battesimo e nemmeno all’inferno e  in purgatorio perché privi di colpe personali dove finiscono allora? al Limbo? eppure oggi la Chiesa  sembra volerlo abolire. Il problema resta ancora aperto).

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Pelagio, Celestio e tutti i vescovi che li sostenevano furono bollati come eretici e scomunicati e la dottrina pelagiana condannata definitivamente come eretica.
Nonostante alcuni  vescovi continuassero a diffonderne la dottrina, essa non ottenne molto successo presso le popolazioni presso cui venne predicata. Tutte queste polemiche comunque ormai non interessavano  più Pelagio, il quale deluso ed umiliato, non intervenne più ed in solitudine morì  intorno al  420 d.c., non si sa bene se in Palestina o in Egitto.



dello stesso Autore:

Breve Trattato sull'Inferno


Breve Trattato sul Purgatorio


Breve Trattato sul Paradiso

 

Brevi considerazioni sul Limbo

Cagliostro

 

Frà Dolcino e gli Apostolici


Giordano Bruno

 

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Il Grande Scisma d'Occidente

 

Il Sacco di Roma


I Re Magi


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L'Arianesimo

L'Assedio di Malta


L'Assedio di Vienna

 

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La Prima Crociata

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Lo Scisma Anglicano

 

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