Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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L’ARIANESIMO


Nei primi tre secoli della sua storia, tutta presa dal confronto a volte aspro e feroce con il mondo pagano cercando di convertirne i componenti che nella loro grande maggioranza non credevano più agli dèi atavici, la Chiesa non aveva ancora definito un Credo, cioè una formula che sintetizzasse le principali verità di fede ed a cui ogni cristiano doveva aderire in modo totale.
Tale mancata codificazione e conseguentemente l’insufficiente conoscenza delle verità di fede ortodosse, offrì a teologi e pseudo teologi la possibilità di proclamare e propagandare dottrine su questo o quell’argomento teologico, alimentando errori e divisioni a volte gravi.

Uno di questi, quello che più danni arrecò alla Chiesa primitiva fu ARIO (ca 256 – 336) un presbitero di Alessandria di aspetto piacevole, piuttosto famoso dotato di un viso riflessivo e malinconico e di una voce dolce e profonda che contribuiva ad accrescerne l’eloquenza di predicatore ed il carisma di abile parlatore. Egli per diffondere la propria dottrina utilizzò canti popolari ed inni intonati da marinai e viaggiatori, anticipando di oltre mille anni quel tipo di propaganda che viene utilizzata nei nostri tempi.

Papa San Vittore I

 

Egli mutuò la sua dottrina da alcune eresie antitrinitarie tra cui L’ ADOZIONISMO, una fantasiosa teoria elaborata da un conciatore di pelli di Bisanzio di nome TEODOTO che fu condannato come eretico da papa VITTORE in un Concilio tenuto a Roma nel 198.
Secondo questa teoria Gesù sarebbe stato “adottato" da Dio, così semplicemente. Egli semplice uomo, si faceva chiamare Figlio di Dio solo perché era stato adottato da Dio Padre. Qui le eresie erano duplici: si negava la Santa Trinità e la divinità di Gesù.
Questa teoria in realtà non fu una grave minaccia per la Chiesa e molti studiosi di Storia della Chiesa forse non ne avrebbero neanche fatto cenno se essa non fosse stata alla radice di una dottrina antitrinitaria ben più grave e pericolosa: IL MODALISMO o SABELLIANISMO.


Cos’era il Modalismo? Era un’eresia che riduceva le tre Persone della Santissima Trinità a manifestazioni o modi di un’unica Divina Persona. Iniziatore di questa dottrina fu NOETO DI SMIRNE di cui poco si conosce ma quel che è certo è che la sua fama fu presto oscurata dal suo discepolo PRASSEA che diffuse ampiamente la nuova eresia facendo incrementare il numero degli aderenti.

Tra i nuovi seguaci vi fu SABELLIO, che fu colui che avrebbe dato alla dottrina un contenuto più teologico e di fronte al quale sia Noeto che Prassea passarono in seconda linea, tant’è che il modalismo è più conosciuto col nome di Sabellianismo.

Concilio di Nicea

 

DOTTRINA e DIFFUSIONE

La sua eresia contrariamente alle altre precedenti si adattava perfettamente alla situazione politica e sociale del tempo. Ormai le persecuzioni con Costantino erano cessate, il fervore mistico dei primi cristiani era in diminuzione e molti intellettuali, convertiti al cristianesimo più per far piacere all’imperatore che per intima convinzione, rimanevano sostanzialmente dei pagani a cui un’idea formulata con coerenza ed abilità non poteva non suscitare interesse e un’attenta valutazione.

L’Arianesimo fu dunque la più grave crisi che la Chiesa dovette affrontare nei primi secoli, paragonabile forse alla crisi della Riforma protestante. Per più di un secolo continuò a decimare le file dei cristiani aprendo falle nel clero stesso e accrescendosi sempre più in modo esponenziale.
Ma in che cosa consisteva questa travolgente dottrina che rappresentò per la Chiesa un vero e proprio cataclisma? Non è facile spiegarla in poche parole anche se potremmo dire che essa consisteva in una teoria che negava la divinità del Verbo e conseguentemente di Cristo.

Il Figlio, sebbene creatura superiore ad ogni altra aveva dovuto avere – diversamente da Dio – un inizio. Solo Dio Padre era Dio vero, increato, unico ed inaccessibile, come principio ingenerato: il Logos non poteva essere né coeterno rispetto a Lui né ingenerato, dal momento che aveva ricevuto dal Padre la vita e l’essenza : “Se il Figlio è figlio vero, allora il Padre deve precedere il Figlio”; quindi vi era un tempo nel quale Egli non esisteva, dunque è stato creato o generato.
In poche parole il Verbo non è che un figlio adottivo di Dio, la sua prima creazione, e con queste sue teorie smantellava tutta la concezione cattolica insegnata dalla Chiesa, e negava la divinità di Cristo.
Quanto allo Spirito Santo esso è stato a sua volta creato dal Verbo ed a Lui subordinato.

Ario ebbe molti simpatizzanti anche tra personaggi influenti della corte imperiale, ma il suo sostenitore più accanito fu EUSEBIO DI NICOMEDIA, che in gioventù era stato suo compagno di studi ed era legato al predicatore alessandrino da sincera amicizia. Il suo appoggio fu importante.
Egli era un uomo di grande cultura, teologo, geografo, matematico e poteva anche vantare il più grande dei privilegi: quello di essere amico della famiglia imperiale, anche se ciò non gli servì molto.
Scoppiata la crisi dell’Arianesimo, le dispute divennero sempre più aspre all’interno della Chiesa: Gerusalemme contro Antiochia, la Bitinia contro i Galati e così via.
L’imperatore COSTANTINO preoccupato della piega che prendeva la questione e volendo ripristinare l’ordine e ristabilire la verità, convocò il Primo Concilio Ecumenico della Chiesa che venne inaugurato a Nicea il 20 maggio 325, in questo sostituendosi a PAPA SILVESTRO a cui sarebbe spettata l’iniziativa.

San Silvestro I, Papa

Moneta con ritratto di Costantino

 

IL CONCILIO DI NICEA

Convocato con il preciso scopo di cercare di pacificare le divisioni che si stavano creando in seno alla cristianità e proclamare la retta dottrina sulla divinità di Gesù Cristo, ad esso parteciparono - secondo la maggioranza degli storici - 318 vescovi, in larghissima maggioranza provenienti dalla parte orientale dell’Impero. A tutti Costantino pagò il viaggio e le spese di soggiorno; l’ingente onere di tali spese fu interamente addebitato al bilancio statale.

Quando la discussione ebbe inizio, la maggior parte dei partecipanti risultava ancora non schierata, ma ben presto quando i protagonisti cominciarono ad esporre le loro teorie, l’aula conciliare si trasformò in una arena. La tesi ariana fu esposta prima dal vescovo Eusebio di Nicomedia che diede vita ad una violenta controversia e poi da Ario che, chiamato a giustificare il suo operato davanti all’Imperatore, si difese con dignità mostrando di essere in buona fede.

La tesi contraria all’Arianesimo fu sostenuta soprattutto da ALESSANDRO, vescovo di Alessandria e da ATTANASIO semplice sacerdote ma teologo molto valido e stimato che già in passato aveva avuto feroci polemiche con Ario; essi argomentarono le loro tesi in modo così efficace che convinsero la stragrande maggioranza dei vescovi presenti in aula ad accettarle.

Alla fine l’Arianesimo fu condannato come dottrina eretica e messa al bando; Ario e i due vescovi (tra cui Eusebio da Nicomedia) che ne avevano sostenuto la dottrina, furono scomunicati e mandati in esilio. Venne ribadita solennemente la divinità di Gesù Cristo, procedendo alla formulazione di un simbolo o Credo che esprimeva la fede comune della Chiesa (CREDO NICENO), dove per quanto concerne la natura di Cristo fu inserito il termine HOMOOUSION (consustanziale). In parole semplici il Figlio generato dal Padre è della stessa sua sostanza (mentre il punto centrale della dottrina ariana era proprio la negazione della consustanzialità ).
Il Concilio si concluse con grande sfarzo e con un banchetto cui parteciparono tutti i vescovi, con esclusione dei due incauti vescovi che nel difendere Ario ne condivisero la sorte.
Il pericolo ariano sembrava scongiurato, ma la storia successiva dimostrò che esso era ancora vivo e vegeto.

Il Credo di Nicea

 

L’ARIANESIMO DOPO NICEA



San Giulio, Papa

La setta degli ariani non si sciolse ma continuò a diffondersi nel mondo; molti vescovi orientali che avevano votato a Nicea contro l’Arianesimo non erano soddisfatti del termine adottato “homoousio“ ed erano allarmati più per l’eresia di Sabellio che consideravano un pericolo maggiore dell’Arianesimo.

Nel 327 Ario rese di fronte a Costantino una professione di fede che venne considerata sufficiente alla sua reintegrazione. L’anno seguente Eusebio di Nicomedia fu richiamato dall’esilio, e divenne anche consigliere fidato di Costantino (fu lui a battezzarlo in punto di morte nel 337).

Dal 326 in poi fu condotta una campagna sistematica contro i vescovi niceni, deposti a decine. L’acme fu raggiunto nel 336 quando Attanasio, nel frattempo nominato vescovo di Alessandria, venne deposto e rimosso dalla sede vescovile.
Nel 336 Ario morì all’età di circa 80 anni, lasciando ai suoi seguaci il compito di difendere la sua teoria eretica nella quale forse neanche lui credeva più.

La rinascita dell’Arianesimo fu in massima parte opera di Eusebio di Nicomedia e di pochi altri vescovi orientali. Solo nel 340 Attanasio – che fu poi santificato dalla Chiesa – ottenne soddisfazione grazie a PAPA GIULIO I che in un Concilio a Roma lo riabilitò, considerandolo ingiustamente calunniato, e durante il quale si ribadì la condanna dell’Arianesimo.

La dottrina di Ario tuttavia, continuò ad avere successo tra quelle popolazioni che i romani chiamavano barbare e che vivevano nelle province del Danubio: Goti, Ostrogoti, Visigoti, Longobardi, Vandali, Alemanni; essi furono tutti di credo ariano. Sarebbe passato molto tempo prima che queste popolazioni potessero essere riassorbite dall’ortodossia; solo entro la fine del VIII secolo l’Arianesimo si potè definire scomparso.


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