Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

 

COLLABORAZIONI

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SAN SEBASTIANO, NOBILE ATLETA DI CRISTO

INTRODUZIONE

 

Un affetto. È proprio un affetto verso San Sebastiano che mi spinge a scrivere questo nuovo quaderno. Il Martire è uno dei quei compagni di viaggio “verso il Cielo” che può descrivere molti eventi della mia vita: dalla mia infanzia-giovinezza alla mia nuova realtà ministeriale in Brugherio.

Per di più questo 2009 ha in San Sebastiano il “patrono dell’anno”, come un’antica tradizione delle nostre parrocchie elegge il primo giorno di Gennaio.

Infine l’affetto al Martire Sebastiano è anche segno d’appartenenza alla Chiesa Ambrosiana che mi ha generato nella fede e mi ha conferito il sacramento del sacerdozio: per questa Chiesa di Milano che ha generato Sebastiano e in per quella di Roma, che è Madre, che ha custodito la sua testimonianza, invoco la benedizione del Signore!

Ecco allora questo piccolo contributo, per far conoscere uno dei Santi più famosi e il cui culto è tra i più diffusi tra i Martiri dell’antichità cristiana.

“...è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio” (At 14,22). Se molte sono le persecuzioni, molti sono anche i riconoscimenti, e dove ci sono molte corone, è segno che vi sono state altrettante lotte. Ti giova che ci siano molti persecutori perché, fra molte persecuzioni, troverai più facilmente la corona.
Prendiamo l’esempio del martire Sebastiano, del quale oggi ricorre il giorni natalizio per la vita eterna. Egli nacque a Milano, dove il persecutore forse non era ancora venuto e se n’era allontanato, o era piuttosto moderato. Sebastiano si accorse che qui il combattimento non ci sarebbe stato o sarebbe stato fiacco. Partì per Roma, dove infuriavano aspre persecuzioni contro la nostra. Ivi subì il martirio, cioè ebbe la corona. Così meritò il domicilio dell’immortalità eterna là dove era giunto come ospite. Se non fosse esistito che un solo persecutore, egli non avrebbe ricevuto la corona del martirio.
Però badiamo bene che sono persecutori soltanto quelli che si vedono, ma anche quelli che non si vedono, e sono molto più numerosi.

Come infatti un solo re persecutore mandava a molti suoi dipendenti ordini di persecuzione e così vi erano molti persecutori nelle singole città o province, così anche il diavolo invia molti suoi ministri per suscitare persecuzioni non soltanto al di fuori, ma anche al di dentro delle anime dei singoli.

Di queste persecuzioni è stato detto. “Tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo saranno perseguitati” (2 Tm 3,12). Tutti, ha detto, senza eccezione. Infatti chi può essere eccettuato quando il Signore stesso ha sopportato i tormenti delle persecuzioni?
Quanti oggi sono in segreto martiri di Cristo e rendono testimonianza al Signore Gesù! Questo martirio e questa testimonianza fedele di Cristo furono sperimentati dall’Apostolo che disse: “Questo infatti è il nostro vanto e la testimonianza della nostra coscienza” (2 Cor 1,12).

(Dal Commento al salmo 118 di S. Ambrogio vescovo)


San Sebastiano, martire,
nobile atleta di Cristo,
dalla tua stessa terra
a te si levi il cantico.

Ardente eroe della fede,
aneli alla santa battaglia;
così ci lasci e a Roma
trovi una gloria cruenta.

Tu coronato rifulgi
Presso la corte dell’eterno Re:
morbo letale fa’ che non devasti
il popolo che fu tuo.

A te, Padre, la Lode
e all’unico tuo Figlio,
allo Spirito santo,
negli infiniti secoli. Amen

(inno ambrosiano)


San Sebastiano, martire, che, originario di Milano, venne a Roma, come riferisce sant’Ambrogio, al tempo in cui infuriavano violente persecuzioni e vi subì la passione; a Roma, pertanto, dove era giunto come ospite straniero, ebbe il domicilio della perpetua immortalità; la sua deposizione avvenne sempre a Roma ad Catacumbas in questo stesso giorno.

(20 gennaio, Martirologio Romano)

 

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LA VITA DEL SANTO

(Duomo di Monza, foto Grenci)

Un breve passo nel commento al salmo 118 di S. Ambrogio e la Depositio Martyrum del cronografo del 354 costituiscono i documenti storici da cui è possibile ricavare i pochi elementi certi sulla vita del santo.
La ricostruzione è, invece, consentita dalla Passio S. Sebastiani, una sorta di romanzo storico, che un autore romano scrisse verso la metà del secolo V: Sebastiano nasce a Narbona (mentre secondo sant’Ambrogio a Milano da padre narbonese), da madre milanese sposata ad un funzionario romano della Gallia meridionale.
Entra nelle guardie pretoriane, raggiungendo ben presto alte cariche.

Viene, quindi, chiamato a far parte delle guardie personali degli imperatori Diocleziano e Massimiano, cui fu molto gradito per la sua fedeltà e lealtà.
Grazie a questa fiducia imperiale e alle alte cariche raggiunte, riesce a diffondere il messaggio cristiano tra le famiglie nobili e i magistrati, fino a convertire il prefetto di Roma, città in cui Sebastiano ormai vive. Lo zelo per la diffusione della dottrina cristiana unito a quello per l'assistenza ai carcerati e alla sepoltura dei martiri non passarono inosservati. Chiamato a giudizio dagli imperatori fu condannato a morte mediante il supplizio delle frecce. Di notte alcuni cristiani fra cui Irene, vedova del martire Castulo, si recarono sul posto per dargli sepoltura. Accortasi che era ancora miracolosamente vivo, la nobildonna lo soccorse e lo accolse nel suo palazzo del Palatino. Riacquistata la salute, anziché seguire l'invito dei cristiani ad abbandonare Roma per avere salva la vita, decise di dichiarare pubblicamente la sua fede in Cristo, davanti ai due imperatori mentre questi compivano un sacrificio al tempio di Ercole. Per ordine di Diocleziano fu ucciso, probabilmente tra la fine del III sec. e l'inizio del IV, ma secondo alcuni, con una certa certezza, nell’anno 288 d. C., mediante flagellazione nell'ippodromo del Palatino e il suo corpo gettato in una cloaca. La Passio racconta che Sebastiano apparve alla matrona Lucina rivelandole il luogo in cui era stato abbandonato il suo corpo e ordinandole di seppellirlo presso la tomba dei Santi Pietro e Paolo sulla via Appia. Lucina eseguì quanto comandato e diede sepoltura al martire nel cimitero ad Catacumbas.

 

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IL CULTO DEL SANTO

La festività di S. Sebastiano martire, è celebrata nella Chiesa d'Occidente il 20 gennaio e nella Chiesa d’Oriente il 18 agosto.

Nell'antichità il centro principale di venerazione fu sulla via Appia nel cimitero ad Catacumbas, celebre perchè i pellegrini vi si recavano principalmente per venerare i principi degli Apostoli Pietro e Paolo, ma rendendo pari culto agli altri martiri che vi erano sepolti. Lo stesso San Filippo Neri si recava a pregare presso la catacomba di S. Sebastiano.

La fama, però, è legata soprattutto alla protezione contro la peste insieme a S. Antonio, S. Rocco, S. Cristoforo e i Santi Ausiliatori. Si narra, infatti, che nel 680 scoppiò una furiosa pestilenza; si ricorse all'intercessione di S. Sebastiano ed immediatamente l'epidemia cessò. Questi episodi gli guadagnarono la fama di taumaturgo contro le epidemie ed essendo queste assai diffuse nel Medioevo, un conseguente notevole aumento della sua fama e del suo culto che si protrasse fino al XVI sec.
La città di Milano venera il Martire Sebastiano come patrono secondario. A lui è dedicato il grandioso Tempio civico di via Torino edificato dopo la liberazione dalla peste nel 1576.
Dal 1957, per opera di S. S. Pio XII, San Sebastiano è anche patrono dei vigili urbani d’Italia (“i ghisa”).



(Chiesa di Lesmo, foto Grenci)

 

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SAN SEBASTIANO OGGI

“Siate santi,
perché io,
il Signore vostro Dio,
sono santo”.
(Lv 19,2)

(Milano, foto Grenci)

Oltre ad essere il Santo più rappresentato nella storia dell’arte, nella tradizione e nella contemporaneità, Sebastiano, per la sua molteplicità di raffigurazioni e simbologie, continua ad assumere e rivestire diversi ruoli nella nostra società.
Fin da subito la sua popolarità lo vedeva quale protettore dalle malattie, ed in particolare dalla peste, come attesta la tradizione che lo vuole spesso raffigurato con San Rocco in molti dipinti e affreschi; oggi San Sebastiano è considerato, con San Luigi Scrosoppi e con San Rocco, il santo protettore dall’Aids: non altro per il fatto che è la peste contemporanea.
Una curiosità sul Martire Sebastiano è il suo essere icona gay e così ripreso da molti artisti: la rappresentazione tradizionale di giovane, bello e forte, alcune volte quasi efebo sognante piuttosto che di giovane dolorante e vicino alla morte, ha scatenato le visioni di ideale omosessuale.

Ultima in ordine di tempo è la sua nomina, da parte della Chiesa stessa, a patrono dei chirurghi laparoscopici, quelli che operano trafiggendo il corpo dei pazienti con delle sonde: le antiche frecce del martirio sono divenute, quindi, gli strumenti per combattere le malattie.

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La santità di nome “Sebastiano”

Oltre al Santo martire Sebastiano, la Chiesa Cattolica ricorda altri esempi di santità di nome “Sebastiano”:

- Sebastiano Aparicio, beato, laico francescano, Frati Minori, 25 febbraio

- Sebastiano Calvo Martìnez, beato, sacerdote martire, Congregazione dei Missionari del Cuore Immacolato di Maria, 12 agosto

- Sebastiano De Burgherre, beato, religioso, Ordine Mercenario, 26 giugno

- Sebastiano De Riccafont, beato, religioso, Ordine Mercenario, 23 aprile

- Sebastiano De Silveira, venerabile, religioso, Ordine Mercenario, 28 novembre

- Sebastiano dello Spirito Santo, beato, religioso, Ordine Mercenario, 17 luglio

- Sebastiano Desbrielles, beato, sacerdote martire in Francia, clero diocesano, 3 settembre

- Sebastiano Descalzo, “beato”, laico, veggente mariano di Chiavari

- Sebastiano Gili Vives, servo di Dio, sacerdote diocesano e fondatore, 11 settembre

- Sebastiano Nam I-gwan, santo, laico martire in Corea, 26 settembre

- Sebastiano Riera Coramina, beato, religioso martire, Congregazione dei Missionari del Cuore Immacolato di Maria, 15 agosto

- Sebastiano Rimura, beato, sacerdote martire, Compagnia di Gesù (Gesuiti), 10 settembre

- Sebastiano Maggi, beato, sacerdote, Ordine Domenicano, 16 dicembre

- Sebastiano Muringathery, servo di Dio, sacerdote, Oblati del Divin Amore, 11 marzo

- Sebastiano Newdigate, beato, religioso martire, Ordine Certosino, 19 giugno

- Sebastiano Valfrè, beato, sacerdote, Congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri, 18 gennaio

- Sebastiano Zerbino, servo di Dio, sacerdote diocesano e fondatore


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I “corpi santi” di nome SEBASTIANO

Il culto delle reliquie, derivante dalle onoranze per i defunti, è oggi raccomandato ma non imposto dalla Chiesa. Il Concilio di Trento nella sua venticinquesima sessione lo emendò dagli eccessi e il Concilio Vaticano II così si espresse: “La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare”. (SC. 111)
Un avvenimento segnò un’epoca e una moda, se così possiamo dire. Nelle catacombe solo nel XVI secolo, grazie anche all'interesse susitato da San Filippo Neri, vennero riprese le ricerche di reliquie. Si riesumarono "corpi santi", "martiri inventi" che venivano trasferiti nelle chiese della città. Il ritrovamento nei loculi di semplici balsamari o d'epitaffi recanti simboli di fede erano sufficienti, per la metodica dell'epoca, come prova dell'avvenuto martirio. L’esperienza romana fu poi applicata anche in altri luoghi dove esistevano catacombe.
Con il termine di “corpo santo” si identificano quelle reliquie ossee che, proveniente dalle catacombe romane e non solo, furono traslate nell’Urbe e nell’Orbe, in un periodo comprese tra la fine del XVI secolo e la seconda metà del XIX secolo.

Perché “corpo santo” e non “santo corpo”? La differente posizione dell’attributo (santo) rispetto all’oggetto (corpo) determina una differenza sostanziale: possiamo definirla una certezza d’identità del soggetto. Il “corpo santo” è un oggetto in quanto tale, un corpo di un defunto nelle catacombe, che solo in un secondo tempo ha una valenza sacrale.
Ma come riconoscere un “corpo santo” nelle catacombe? Tutte le sepolture erano di “martiri”? È un discorso molto grande che lasciamo ad altri studi, qui vogliamo solo rifarci a Marcantonio Boldetti (famoso custode pontificio e incaricato per l’estrazione dei corpi dalle catacombe), il quale dava per certe le spoglie scoperte attribuendole ad un martire dei primi tre secoli. La simbologia che definiva la sepoltura di un martire era: la palma, il XP, la scritta B.M. (“Beato Martire”), e poi nel suo interno un balsamario con “il sangue”. Spesso la lapide riportava il nome del “martire”, in caso contrario dopo l’estrazione veniva attributo un nome e i criteri di rinomina dei “corpi santi” è molto vario (ad esempio il nome del…. vescovo diocesano o pontefice in carica; titolare della Chiesa che accoglie il corpo; della catacomba da cui è estratto; eccetera).
Ciò che importa, oggi come oggi, è la valenza simbolica del “corpo santo”: un cristiano della Chiesa dei primi secoli (spesso dell’Urbe e quindi la comunione con la Santa Sede), un testimone verace del Vangelo, fino al dono della propria vita con il martirio.

Ecco un elenco di corpi santi di nome Lucio.
In questo elenco vengono riportati, dove è possibile, i seguenti elementi: nome, luogo, località, catacomba, data estrazione e\o arrivo del sacro corpo (in alcuni casi sono parti del corpo – capo, ossa – e non il corpo integro) e festività. In alcuni casi è specificato, per curiosità e se è possibile, l’età del ”martire” e se il nome è proprio (n.p.).

- Sebastiano - ? – Altomunster (Germania)

- Sebastiano – cattedrale santi Michele e Gudula – Bruxelles (Belgio)

- Sebastiano – chiesa S. Brigida (Birgittenkirche) – Altomunster (Germania)

 

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Un segno perenne, ma oggi particolarmente eloquente, della verità dell'amore cristiano è la memoria dei martiri. Non sia dimenticata la loro testimonianza. Essi sono coloro che hanno annunciato il Vangelo dando la vita per amore. Il martire, soprattutto ai nostri giorni, è segno di quell'amore più grande che compendia ogni altro valore. La sua esistenza riflette la parola suprema pronunciata da Cristo sulla croce: «Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23, 34). Il credente che abbia preso in seria considerazione la propria vocazione cristiana, per la quale il martirio è una possibilità annunciata già nella Rivelazione, non può escludere questa prospettiva dal proprio orizzonte di vita. I duemila anni dalla nascita di Cristo sono segnati dalla persistente testimonianza dei martiri.

Questo secolo poi, che volge al tramonto, ha conosciuto numerosissimi martiri soprattutto a causa del nazismo, del comunismo e delle lotte razziali o tribali. Persone di ogni ceto sociale hanno sofferto per la loro fede pagando col sangue la loro adesione a Cristo e alla Chiesa o affrontando con coraggio interminabili anni di prigionia e di privazioni d'ogni genere per non cedere ad una ideologia trasformatasi in un regime di spietata dittatura. Dal punto di vista psicologico, il martirio è la prova più eloquente della verità della fede, che sa dare un volto umano anche alla più violenta delle morti e manifesta la sua bellezza anche nelle più atroci persecuzioni.

Inondati dalla grazia nel prossimo anno giubilare, potremo con maggior forza innalzare l'inno di ringraziamento al Padre e cantare: Te martyrum candidatus laudat exercitus. Sì, è questo l'esercito di coloro che «hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello» (Ap 7, 14). Per questo la Chiesa in ogni parte della terra dovrà restare ancorata alla loro testimonianza e difendere gelosamente la loro memoria. Possa il Popolo di Dio, rinforzato nella fede dagli esempi di questi autentici campioni di ogni età, lingua e nazionalità, varcare con fiducia la soglia del terzo millennio. L'ammirazione per il loro martirio si coniughi, nel cuore dei fedeli, con il desiderio di poterne seguire, con la grazia di Dio, l'esempio qualora le circostanze lo richiedessero.

(Incarnatione Mysterium, 13)

 

QUADERNO 79 - sac. Damiano Marco Grenci
Ed. D. M. G.17 ottobre 2009


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Bibliografia e fonti

- AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova

- C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142

- Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2009

- Grenci Damiano Marco - Quaderno 3 – Sancti Innumerabiles: veri o presunti della pietà popolare- Ed. D. M. G. – 2005

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