Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

FIORI E ANIMALI NELLE IMMAGINETTE RELIGIOSE

 

ANIMALI

 

Insieme ai fiori, o talvolta da soli, nelle immaginette religiose, specialmente quelle dedicate alla catechesi dei bambini, compaiono piccoli graziosi animali che vegliano il sonno del Santo Bambino indifeso o a cui il piccolo Gesù si accosta con amore, per accudirli.

Primi fra tutti dei piccoli agnelli, che lo accompagneranno dal primo momento di vita nella grotta di Betlemme fino all'età adulta, per sottolineare sì il suo amore per le creature più indifese, ma soprattutto la simbologia che lo accomuna a tali bestiole, usate all'epoca per i sacrifici al Signore.
Egli, infatti, è non solo il buon Pastore che va alla ricerca della pecora smarrita anche su sentieri impervii e che trovatala la raccoglie e la riconduce all'ovile, ma riconferma di essere l'Agnello di Dio, la vittima sacrificale per eccellenza, che volontariamente si dona per la salvezza dell'umanità, a lui affidata.


Ma ci sono anche asinelli che trasportano il piccolo Gesù, in compagnia di angioletti, verso mete natalizie...

o che conducono Gesù adulto verso la sua ultima meta...

... e un frullio di ali di colombe e di uccellini cinguettanti che allietano le ore dell'infanzia del santo Bambino.


 

Numerose le immagini di Gesù Bambino che distribuisce il cibo a dei piccoli uccelli o che sembra arringare ad essi con chissà quali amorevoli parole

 


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Meno frequenti quelli della Madre, per lo più ritratta con delle colombe, allegoria dello Spirito Santo, mentre molto numerosi i santini simbolici, usati sia per ricordare le Prime Comunioni, le Ordinazioni Sacerdotali ed anche gli altri Sacramenti, per lo più raffiguranti pecore, colombe o anche cerbiatti.

 
 

 

SANTI E ANIMALI

 

I Santi e le Sante spesso nell'iconografia religiosa vengono rappresentati con accanto ogni sorta di animale domestico, tra cui cani, cavalli, buoi, uccellini. Ma ve ne sono alcuni che vengono invece accompagnati da cerbiatti, da aquile e persino da leoni.
Questo a motivo di alcuni episodi delle loro vite, in cui la presenza di tali bestie era stata importante per la loro esistenza o perchè tali animali simboleggiano la loro purezza o il mezzo del loro martirio.
Talvolta, come nel caso di draghi o serpenti, il significato della loro rappresentazione sembra puramente allegorico, cioè riferito alla lotta dell'anima contro le forze del male, rappresentate appunto da animali leggendari come il drago o dall'aspetto ripugnante come il serpente, che si ricollegano "al dragone, al serpente antico, cioè al diavolo..." come citato nell'Apocalisse di Giovanni.

 

 

CAVALLO



Santa Giovanna d'Arco



Sant'Ippolito



Sant'Alessandro

San Martino

I santi, cosiddetti "militari" ovviamente vengono rappresentati in groppa alle loro cavalcature di servizio; così San Martino, sant'Ippolito, sant'Alessandro e ovviamente Giovanna d'Arco, la Pulzella d'Orleans e molti altri, qui non citati...

Santa Giovanna d'Arco è spesso rappresenta nell'atteggiamento di curar le pecore del suo gregge L’eroina che, nel XV secolo, liberò la  Francia dalla conquista inglese, era giustamente una di quelle anime che piacevano agli angeli ed ai santi.
Nel  suo villaggio di Domrémy, ella fu dapprima una bambina dolcissima, molto pia, migliore delle altre. Le accadde di custodire le greggi nelle praterie in cui la Mosa disegna anelli verdi scuri, sottolineati dai pioppi; ella li menava anche nei gigliati del Bosco Chenu, su di una leggera scoscesa a qualche distanza dal fiume. Giovanna, che si chiamava Giannina, aveva delle amiche. Le preferite si chiamavano Mengette, Hauviette e Guglielmina.  Ella aveva anche dei fratelli  ed una sorella, a  casa, in chiesa o nei campi, mai ella dava oggetto del minimo rimprovero.
Quando era sola al pascolo, pregava.

 

 

SANTI E DRAGHI

 

SAN MICHELE ARCANGELO

SAN MICHELE

Michele (Chi come Dio?) è l'arcangelo più citato nell'antico Testamento, come uno dei capi supremi che vanno in aiuto del profeta Daniele; mentre nel nel Nuovo Testamento compare nell'Apocalisse, alla testa dei suoi angeli mentre combatte col nemico di sempre "il grande drago, il serpente antico" che comunque verrà battuto.

San Michele, dunque ci protegge dalle insidie del demonio - sempre teso ad approfittare delle nostre debolezze, per farci cadere - ed è costantemente in lotta con lui.

Il suo culto nacque in Asia Minore e si diffuse soprattutto ad opera di Costantino, che gli fece erigere un tempio chiamato "Michaelion" e "Mikhael" era il grido di battaglia degli ebrei.
Nel secolo VI esistevano già, in Costantinopoli e nei dintorni, una diecina di chiese dedicate all'Arcangelo mentre in Egitto era diventato protettore del Nilo.
Durante il Medio Evo, l'Arcangelo assunse le funzioni di guardiano armato delle chiese contro i demoni e di difensore del popolo cristiano, ma anche delle singole Nazioni (p. es. la Germania) e di varie città come Bruxelles e Roma.

Molte in Italia le chiese a lui dedicate, importante per il suo culto, soprattutto, il Santuario di Monte Sant'Angelo, sul Gargano, mentre in Europa il più frequentato è quello francese di Mont Saint Michel.

L'Arcangelo, viene spesso raffigurato mentre uccide il drago oppure con in mano una bilancia con cui "pesa" le anime. E' perciò Patrono anche di chi fa un mestiere in cui viene usata la bilancia e cioè: :pasticceri, droghieri, commercianti in genere ed è anche il Patrono della Polizia e dei Paracadutisti.
Come conduttore delle anime al cielo (o psicopompo) è anche invocato come Patrono delle Confraternite seppellitrici.

 

SAN GIORGIO

San Giorgio, poi, oltreché col cavallo, viene raffigurato mentre uccide il mitico drago.
Patrono della Cavalleria e dei militari in genere, è protettore dell'inghilterra dal 1348 su nomina del re Edoardo III.
Forse nato in Cappadocia attorno al 300, arruolatosi in giovane età come soldato, si distinse per il suo valore ed il suo coraggio. Cristiano, manifestò apertamente la propria fede, opponendosi all'editto di Diocleziano contro i seguaci di Cristo.
Venne così sottoposto a varie torture da cui però scampò, finchè fu decapitato e sepolto proprio nella terra in cui era nato Gesù.
Si dice che San Giorgio in nome di Cristo e affinché tutti si convertissero, uccise un terribile drago che era in procinto di mangiare una giovane principessa. Ovviamente il drago rappresentava il demonio ed il peccato.

 




SANTA MARTA

SAN BERNARDO

Quando si parla di Santa Marta, il cui nome deriva dall' aramaico "Tamar", che significa "palma", si allude essenzialmente alla sorella di Lazzaro e Maria di Betania.

Il suo onomastico cade il 29 luglio ed è Patrona delle cuoche, degli osti, degli ospizi, degli albergatori, dei padroni di casa, delle massaie e casalinghe.

Il simbolo del drago, con cui essa spesso viene effigiata, sembra però riferirsi ad altra non ben identificata Santa Marta, che, venuta a sapere della presenza di un drago che infestava le zone della Provenza, in cui lei stava portando il Vangelo, lo seguì nei boschi e, dopo averlo ammansito, lo portò a Tarascona, dove esso venne ucciso.

San Bernardo Abate o da Mentono o da Aosta, nato in Francia verso la fine dell'anno 1000, entrò nei Circestensi, di cui in seguito fu priore.
Viene festeggiato il 20 agosto ed è il patrono degli apicultori, della Liguria e di Gibilterra.
Scrisse numerosi testi teologici e gli è stato attribuito il titolo di Dottore della chiesa. Venne chiamato "il monaco bianco" per il saio che indossava ma anche per la luminosità del fervore apostolico, comune a molti santi del Medio Evo e per l'attiva predicazione che lo portò nel Vallese e a Ginevra.
Fondò gli Ospizi del Grande e Piccolo San Bernardo.
Morì a Novara nel 1081

San Bernardo è considerato il Patrono degli alpinisti e degli scalatori.

 


SANTA MARGHERITA O MARINA DI ANTIOCHIA

SAN MAGNO DI FUSSEN

Santa Margherita (o Marina) di Antiochia (275-290 ca.), cristiana sin dalla tenera età per opera della balia che l'aveva allevata dopo la morte prematura della madre, venne martirizzata sotto Massimiano. La sua vita, un pò nebulosa per la verità, narra che ritornata a casa dal padre, ne venne scacciata per l'appartenenza al Cristianesimo ed essa tornò dalla balia che le affidò il suo gregge.

Vagando per la campagna con le pecore, venne notata da un giovane prefetto che venne però respinto e che la denunciò per la sua fede.

Imprigionata, essa venne tentata in cella dal demonio che prese le forme di un drago che la inghiottì, ma Margherita, armata di una croce gli trafisse il ventre ed uscì sana e salva.
La Passio narra di altre torture e prodigi mentre lei sosteneva spavaldamente la sua fede, fino alla morte per decapitazione, a soli 15 anni.

Santa Margherita è ricordata tra i 14 Santi Ausiliatori. E' invocata dalle partorienti e dai moribondi.
Protettrice contro le tempeste e contro le febbri malariche, è Patrona degli insegnanti, dei soldati e degli agricoltori.

Magno di Füssen, nato nel 699 circa, era monaco ed eremita, fondatore e primo Abate dell'Abbazia di Füssen, quindi di origini tedesche, mentre altri confutano questo dato sostenendo che fosse un monaco irlandese, uno dei tre santi di Algovia, con San Gallo e San Colombano.

Per mancanza di fonti sicure, l'anno della sua morte viene indicato da alcuni col 772, mentre per altri isi tratta del 750.

Tra storia e leggenda, si narra che la sua vita, anche se un pò controversa per mancanza di fonti sicure, fu fattiva e piena di miracoli.

E' venerato soprattutto nei monasteri benedettini e lo si invoca contro piccoli animali come topi, bruchi, parassiti ed insetti nocivi alle piante ed ortaggi in genere, dando importanza alla benedizione con il "bastone di San Magnus" a cui venivano attribuite miracolose proprietà.


Questa, pratica nel tempo venne proibita ed abbandonata, con la confisca del suddetto bastone, che, nel 1822 venne però restituito ai monaci e ancor oggi il 6 settembre, nel giorno della memoria del Santo, il suo bastone viene portato in processione

 

 

SAN FILIPPO APOSTOLO

Nel Vangelo di Giovanni, Filippo viene ricordato in vari punti:

[43] Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi».
[44] Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
[45] Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret».
[46] Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
[47] Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità».
[48] Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico».
[49] Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!».
[50] Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!».
[51] Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo». Bethsaida di Galilea, fu uno dei primi apostoli e portò con sè uno della sua famiglia Natanaele (Bartolomeo), che Cristo disse di aver visto sotto un fico prima che glielo presentasse Filippo. Il nuovo Apostolo però non se ne era accorto, ma seguì subito il Maestro.

La moltiplicazione dei pani

[1] Dopo questi fatti, Gesù andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade,
[2] e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi.
[3] Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli.
[4] Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. [5] Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».
[6] Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare.
[7] Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».

e in quest'altro;

Gesù annunzia la sua glorificazione attraverso la morte

[20] Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni Greci. [21] Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù». [22] Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.
[23] Gesù rispose: «E' giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo.

L'addio

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
[9] Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?
[10] Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere.
[11] Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.



La leggenda posteriore lo vuole apostolo in Scizia e Frigia. In Scizia dove visse per circa 20 anni assieme alle due figlie vergini fu imprigionato da alcuni pagani che volevano obbligarlo a sacrificare alla statua di Marte; ma dal piedestallo della statua che si sgretolò, uscì un drago che terrorizzò tutti e ne uccise alcuni. Filippo cacciò il drago, resuscitò quelli uccisi, guarì gli intossicati dai fumi venefici dell'animale e convertì i presenti.

Filippo poi andò a Hierapolis dove opeerò molte conversioni, tra cui quella della moglie del proconsole che però lo fece arrestare e crocifiggere a testa in giù. Venne sepolto là vicino e la sua tomba divenne meta di venerazione da parte di molti.

 

«Filippo, uno dei dodici apostoli, riposa a Hierapolis con due sue figlie che si serbarono vergini tutta la vita, mentre la terza, vissuta nello Spirito Santo, è sepolta a Efeso».

Più tardi le sue ossa vennero portate a Costantinopoli e infine a Roma-

 

SAN CRESCENZIANO O CRESCENTINO MARTIRE

Nessua notizia su di lui prima del secolo VII, nella passio coeava Crescentino o Crescenziano è descritto come un soldato romano che, fuggito nella campagna dell’antica ‘Tifernum’, avrebbe ucciso un dragone che terrorizzava la zona

Probabilmente di famiglia nobile romana, era arrivato a Città di Castello per evangelizzare ma, trovando la presenza di quel drago che infestava la città, lo affrontò a cavallo, uccidendolo-
Catturato però dai suoi inseguitori, durante la persecuzione di Diocleziano, ne sarebbe stato ucciso il 1° giugno 287 e sepolto nel luogo detto ‘Gaddi’ o ‘Saddi’.

Su quel luogo venne eretto un tempio presso cui abitarono il vescovo della città s. Florido ed il sacerdote s. Amanzio, che dopo la loro morte, vennero sepolti anch’essi nella chiesa.
Le sue reliquie, sepolte sulla via Ostiense, forse erano state trasferite - in un periodo imprecisato . a Città di Castello e deposte sotto l’altare della Basilica.
San Crescentino-Cressenziano comunque, è considerato un martire locale.
Nel 1500 Cesare Baronio lo inserì al 1° giugno nel ‘Martirologio Romano’, tenendo conto dell’antico culto che il santo martire godeva nella zona tifernate.

 

 

 

SAN RUFILLO O RUFFILLO

Viene ricordato liturgicamente il 18 luglio.
San Rufillo o Ruffillo (IV - V sec) fu il primo Vescovo di Forlimpopoli.

E' noto per la sua lotta contro un drago che si nascondeva nella zona fra Forlimpopoli e Forlì e col suo fiato disgustoso appestava l'aria provocando la morte di molte persone.

Il vescovo Rufillo esortò i fedeli a fare digiuni e a pregare, per liberarsi da quel mostro e intanto invitò il vescovo di Forlì s. Mercuriale (30 aprile) a compartecipare all’impresa.


Tuti e due si recarono là dove viveva il drago e con le loro due stole lo strozzarono, gettandolo poi in un pozzo profondissimo di cui chiusero lo sbocco con un "Memoriale"’ (un monumento o un’iscrizione).

Questo episodio viene raccontato anche nella ‘Vita’ di s. Mercuriale e in quella dei santi Grato e Marcello.


Il drago rappresenta l’idolatria ancora abbastanza diffusa nella zona, che vide, contro di essa, l'impegno fortissimo del protovescovo di Forlimpopoli per debellarla con l'aiuto di altri santi vescovi della zona, suoi contemporanei, come Mercuriale di Forlì, Leo di Montefeltro, Gaudenzio di Rimini e Geminiano di Modena.

Oltre a ciò doveva contrastare anche l’eresia ariana, soprattutto a Rimini.
Sembra sia morto a Forlimpopoli più che novantenne.
Nel 1362, le sue reliquie vennerotrasportate a Forlì nella Chiesa di S. Giacomo in Strada e successivamente, nel maggio 1964 esse ritornarono nella Basilica collegiale di Forlimpopoli.

 

PAPA SAN SILVESTRO I

Si racconta che nel IV secolo dopo Cristo, a Roma, in una caverna sul Palatino presso unpiccolo stagno, vivesse un drago che con il suo alito pestifero uccideva tutti quelli che abitavano o si trovavano a passare nelle sue vicinanze.

Papa Silvestro I, che aveva già sconfitto una simile bestia a Poggio Catino, decise quindi di intervenire recandosi presso la caverna dove viveva questo mostrp, con il mano il Crocifisso, come unica arma . Alla vista di quel simbolo, mentreintanto il Papa invocava l'aiuto di Maria Vergine, il drago diventò completamente mansueto, tanto che il Papa lo poté legare con un filo della sua veste, portandolo al guinzaglio come un cagnolino ai suoi fedeli, che lo uccisero. Poi il mastodontico corpo venne portato al Foro Romano, presso il tempio di Castore Polluce, dove venne sepolto
I sacerdoti pagani che avevano assistito a quell'avvenimento, si convertirono al Cristianesimo.

Pare che fu il Pontefice ad edificare proprio là vicino la chiesa di S. Maria Liberatrice, detta anche di S. Maria libera nos a poenis inferni, ma poichè là attorno vennero creati altri complessi sacri non vi è certezza.

Sullo stemma del rione romano "Campitelli", è riprodotto proprio un drago con le fauci spalancate, a ricordo di questa leggenda, tratta dagli "Acta Silvestri".

 

 

Riferimenti su Cartantica:

- Parliamo di Angeli

- Spiritualità Scout


- In Collaborazioni

- San Giorgio Martre - Immagini e simbologie del Santo Cavaliere di Stefania Colafranceschi

- Santi e Draghi di don Damiano Grenci


- Santi 14 Ausiliatori di don Damiano Grenci

 

SAN FRANCESCO DI PAOLA

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San Francesco di Paola viene alternativamente rappresentato sia assieme ad una pecorella che con un piccolo cervo. Si narra, infatti, che Francesco conduceva tranquillo la sua vita eremitica, ma un giorno venne disturbato da alcuni cacciatori che, inseguendo un cerbiatto, avevano scoperto il suo rifugio. L'animaletto, impaurito dai cani, si era nascosto dietro di lui, mentre i cani si fermarono di fronte al Santo, smettendo di latrare.
I cacciatori,stupiti da tale comportamento,ritornati a Paola, narrarono l’accaduto. Questo diede il via ad un continuo pellegrinaggio dei abitandi dei dintorni, alla ricerca di conforto e di consiglio da parte di quel giovane eremita - non aveva ancora 20 anni - che già sapevano innammorato di Dio. E
gli rinunciò, quindi, alla sua contemplazione solitaria per aderire alla volontà del Signore, accogliendo amorevolmente chi chiedeva il suo aiuto.

 

SANT'ANTONIO ABATE


Antonio, nato in Egitto attorno alla seconda metà del II secolo, sentendosi chiamato ad una vita eremitica, lasciò i suoi beni e si ritirò a vivere in preghiera, povertà e castità.
Creò una piccola comunità nel vicino deserto e poi si ritirò in una grotta fino alla sua morte e viene per questo considerato il fondatore degli Ordini Monastici e ricordato anche con il nome di Sant'Antonio del deserto La sua festa liturgica è celebrata il 17 gennaio.
E' raffigurato vestito da frate, con il bastone e circondato da animali, di cui è sempre stato il protettore
Ha anche il Patronato sulle attività ad essi connessi ed è considerato quindi il Patrono dei tosatori, dei guantai, dei macellai, degli agricoltori, e degli eremiti. Viene invocato contro tutte le malattie della pelle e del "fuoco di Sant'Antonio" e contro gli incendi.

 

 

BUE




SAN LUCA

SAN SILVESTRO PAPA

San Luca, unico tra gli apostoli a non essere ebreo, è rappresentato con il bue, offerta abituale, perché il suo Vangelo riferisce il sacrificio di Cristo.

Non aveva potuto conoscere di persona Gesù, ma ha riferito testimonianze ricevute dagli apostoli e dalle donne che lo seguivano, sottolineando la Sua azione misericordiosa di medico delle anime e del corpo, chino sulla sofferenza dell 'uomo.


Seguirà San Paolo anche in prigione e verrà da lui definito "compagno di lavoro, caro medico" e mentre attende la morte, dirà: "Solo Luca è con me".


Oltrechè abile medico e attento narratore, San Luca sembra sia stato anche pittore, validissimo autore di molte immagini della Vergine. Per questo è Patrono delle Belle Arti, degli Artisti e dei medici.

Già ricordato per la sua lotta contro il drago, San Silvestro Papa, figlio di San Rufino e di Santa Giusta, era noto in tutta Roma per la sua misericordia verso i poveri.

Alla morte di Papa Melchiade e sarà Papa, a furor di popolo, dal 314 al 335, sotto l'impero di Costantino che a quell'epoca ancora non era cristiano.

Ammalatosi di lebbra, l'imperatore ebbe una visione di angeli e si recò dunque dal sant'uomo affinchè lo guarisse. Cosa che avvenne subito e Costantino si convertì al Cristianesimo.

A lui l'imperatore donerà il palazzo del Laterano che diventerà la sua residenza abituale e più tardi la basilica di San Giovanni e sarà lui ad iniziare i lavori per la prima basilica di San Pietro.


Viene ricordato il 31 dicembre.
E' Patrono dei muratori e dei tagliapietre.

 

 

CANI



SANTA MARGHERITA DA CORTONA

SANTA AGNESE DI BAGNI DI ROMAGNA

Si narra che la giovane Margherita, bella e nobile fanciulla, contrariamente ai desideri della famiglia si era innamorata di un cavaliere con cui convisse per nove anni.
Quando il compagno si eclissò senza lasciar tracce, il suo cane, a cui la giovane era molto affezionata, cercò senza posa il padrone, che era stato assassinato, finchè non ne trovò il cadavere e, tornato da Margherita, tirandola per la veste la portò nel luogo in cui si trovava il corpo.
Essa tornò dai suoi che però la respinsero, mentre il suo cane non l'abbandonò mai e le diede grande consolazione nella sua nuova vita dedicata alla preghiera, alla carità e, alla contemplazione di Dio.

 

Questa santa dal nome altisonante nient'altro è che la nota S. Agnese di Roma, trasformata ed adattata alla storia locale.

E', infatti, legata alle virtù terapeutiche delle acque termali di Bagno di Romagna, note ed apprezzate già dai Romani, che ne avevano fatto un luogo di abluzioni salutari, ampliando le vasche esistenti ed anche l'edificio dedicato ad una Ninfa, divinità di quelle acque.

Questo luogo, poi, passò sotto il controllo dei Cristiani che ne esaltarono ancor più le qualità taumaturgiche e depuratrici...

Cosicchè alla ninfa pagana subentrò Santa Agnese, non già di Roma, quella autentica, ma di Bagno di Romagna.

La storia della Santa Agnese romana, narra che Agnese, fanciulla cristiana di 13 anni, vissuta a Roma al tempo delle persecuzioni di Diocleziano, tra la fine del 200 e gli inizi del 300, si era votata alla castità, preferendo il martirio al matrimonio con il figlio del Prefetto di Roma.

Anni dopo, Costantina, figlia dell'imperatore Costantino, recatasi a pregare sulla tomba di Agnese, ottenne la guarigione dalla lebbra, ed in suo onore fece erigere la basilica sulla via Nomentana.

Proprio questo miracolo, associato alle virtù taumaturgiche delle acque termali che curavano le malattie cutanee in Bagno di Romagna, trasformò la Santa Agnese romana in quella romagnola, con una sua vita ed una sua storia.
Che la vedeva, lei cristiana, destinata a sposare un giovane pagano che lei rifiutò, pregando Dio di essere sfigurata e quindi respinta dal pretendente.

Suo padre, accusandola di stregoneria, la destinò alla solitudine in una foresta ma i soldati che la accompagnarono poi la lasciarono libera, riportando al padre false prove della sua morte.

La giovane camminò a lungo nella foresta finchè incontrò un cagnolino che raspando la terra, fece scaturire dal terreno delle acque calde che la risanarano dalla lebbra.

Questa figura nuova, pur conservando le qualità originarie della santa romana, si intreccia sia con quella della beata Agnese di Sarsina, sepolta a Pereto, che con quella della beata Giovanna di Bagno di Romagna.

Insomma, un pò di confusione...

 



BEATA MARGHERITA DA CASTELLO

Margherita, di famiglia nobile, nacque cieca e storpia, ma ricca di grazia e di intelligenza. I suoi genitori, la condussero a Città di Castello per implorarne la guarigione ad un santo li molto venerato. Ma poichè non successe nulla, decisero di abbandonarla in chiesa, tornandosene a casa.
Margherita riponendo tutta la sua fiducia in Dio, lo pregò ininterottamente e ne fu subito santificata e successivamente accolta nel Terz’Ordine di San Domenico, dedicandosi all'Ordine, alla preghiera, alla penitenza e raggiungendo alte vette di santità.

Dopo la sua morte, nel 1320, nel suo cuore furono ritrovate 3 perle su cui erano scolpite l’immagine di Gesù, della Madonna e di S. Giuseppe.
Il suo corpo incorrotto si trova nella chiesa di San Domenico a Città di Castello. Nel 1988 il locale Vescovo di Urbino e Città di Castello l’ha proclamata Patrona Diocesana dei non vedenti.

 

 


SAN VITO

SAN ROCCO

Vito, martire siciliano, è annoverato tra i Santi cosiddetti Taumaturghi o Ausiliatori ed è invocato contro il morso di cani idrofobi. E' rappresentato per lo più con un cane (o due) ai piedi.

A lui si ricorre anche contro il morso di alcuni animali velenosi e contro il "ballo di San Vito", malattia di tipo epilettico che colpisce il sistema nervoso e che provoca gesti involontari e tic.

Di conseguenza, è Patrono dei ballerini e i contadini lo invocavano affinchè proteggesse il loro raccolto contro i topi, mentre le madri affinchè i bimbi che tardavano a prendere sonno, subito si addormentassero.

Si dice che San Rocco, nobile francese, era nato con una croce rossa impressa sul petto e che sin da giovane si era dedicato alle opere di carità, rinunciando ai suoi averi e dirigendosi, come un pellegrino qualsiasi alla volta di Roma, guarendo moltissimi ammalati di peste nelle città che attraversava.

Egli viene per lo più ritratto con un cane, poichè sembra che, contagiato anche lui da quella malattia rifugiatosi in una grotta, un cane che si era accorto di lui, lo aveva salvato poichè ogni giorno gli portava un pezzo di pane con cui poteva sfamarsi.

E' il Patrono dei farmacisti e di molte nostre città e paesi e viene invocato contro la peste.

 



SAN DONNINO

SAN LAZZARO

Soldato e martire sotto il regno di Diocleziano venne decapitato con i suoi commilitoni per aver aiutato i cristiani che venivano torturati.

Si narra che egli raccolse la sua testa e guadò il vicino fiume, giungendo sull'altra sponda. Se non viene rappresentato come Santo Cefaloforo, cioè senza la testa o con la propria testa in mano,

San Donnino viene quasi sempre ritratto con un cane accanto, poichè aveva guarito una donna morsa da un cane rabbioso.

Sulla base di questa leggenda, nella zona di Parma, nella festa di questo Santo, per tradizione, si faceva mangiare del pane benedetto ai cani per preservarli dalla rabbia.

Da non confondere con Lazzaro, fratello di Marta e Maria di Betania, amico di Gesù e da Lui resuscitato.
Il santo in questione è il povero della parabola del ricco e del lebbroso.

Lazzaro elemosinava alla sua porta, senza però destare in Epulone, il ricco, alcuna pietà, ma quando morì egli venne portato in cielo accanto al Padre, mentre alla sua morte, il ricco venne condannato alle pene infernali Vangelo di Luca, 16, 19-31).

Lazzaro è considerato il patrono dei lebbrosi, e dal suo nome derivò la parola "lazzaretto", cioè il luogo di ricovero e di cura per i lebbrosi o comunque dei malati da tenere isolati.

 

SANTA GENEVIEVE O GENOVEFFA

Genoveffa nacque a Nanterre nel 422 e morì a Parigi il 3 gennaio 512, venerata dalla Chiesa cattolica come santa e patrona della città di Parigi e della polizia.
Geneviève, il cui nome in celtico significa "dalle bianche guance", nacque in una famiglia nobile gallo-romana, il cui padre, Severus, era un magistrato di Nanterre, città vicina a Parigi.
Si dice che da bambina abbia incontrato i Santi Germano d'Auxerre e Lupo di Troyes che andavano a portare il Cristianesimo tra i pagani della Britannia e pare che da questo incontro sia nata la sua vocazione religiosa.

Alla morte dei genitori, la nonna la portò a Parigi e verso i 16 anni, Geneviève scelse di vivere una vita di ascesi e di santità. Si diede, dunque, ad opere di bene e fece costruire la prima chiesa sul sepolcro di san Dionigi, il vescovo protomartire di Parigi.

Successivamente incitò i parigini a rimanere in città e a contrastare gli Unni di Attila, che volevano occupare Parigi. I Parigini l'ascoltarono e difesero la loro capitale, incoraggiati dalle esortazioni e dalle preghiere di Geneviève, cosicchè Attila, scoraggiato dall'inattesa resistenza, deviò e si diresse verso Orléans, dove poi venne sconfitto dal generale romano Ezio.

Pochi anni dopo, Meroveo, re dei Franchi, mise sotto assedio Parigi, difesa ancora dai Romani, e dopo la sua morte l'assedio fu continuato dal figlio Childerico I, che dopo cinque anni la conquistò. Geneviève non gli si oppose, sperando che egli avrebbe diffuso su tutto il territorio la fede cristiana ma l'assedio e la guerra avevano portato agli abitanti difficoltà e carestia. Geneviéve allora, organizzò un gruppo di undici battelli che si fermavano in varie città, raccogliendo grano ed altri generi alimentari che portò a Parigi, salvando gli abitanti dalla fame.
Durante il viaggio Geneviève compì molti miracoli guarendo molti ammalati, liberando indemoniati ed altro e, tornata a Parigi, fece distribuire con saggezza il grano raccolto

Le sue opere e la sua santità si diffusero in tutto il mondo ed era rispettata anche dal re pagano Meroveo e da Childerico suo figlio. Poi nel 496 il figlio di questi, Clodoveo I, fondatore dei Merovingi, la cui moglie Clotilde era già cristiana, si convertì alla vera Fede.

Geneviève, intanto, si era ritirata in un piccolo convento in collina nel Quartiere latino, dove passava giorni e settimane in solitudine, digiuno e penitenza. Aveva visioni ed emetteva profezie Verso la fine della sua vita, convinse Clodoveo a costruire in quel luogo una chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo.

Morì nel 502 e là dove aveva vissuro fu sepolta. Accanto a lei vennero sepolti anche Re Clodoveo e la regina.
Accanto alla chiesa fu eretto un monastero, dato ai Benedettini eppoi agli Agostiniani che ne fecero un centro di cultura davvero apprezzabile.

 

SAN DOMENICO DI GUZMAN

Nelle immagini, il Santo è di solito accompagnato da un cagnolino bianco e nero con una fiaccola.
Si dice, infatti, che sua madre, mentre lo attendeva avesse avuto in sogno una visione in cui partoriva un cane che con una fiaccola in bocca incendiava il mondo.
Non a caso, quindi, San Domenico scelse come emblema il cane con la fiaccola e fece derivare il nome del suo Ordine da "Domini canes" ossia segugi di Dio, per indicare la loro fedeltà al Creatore e alla dottrina della chiesa.
Il suo Ordine fu ricco di spiritualità, di mistica, di cultura e di conoscenza, messi al servizio e a difesa della chiesa. Egli stesso fu un predicatore instancabile che sin dall'iniziotentò di riparare i gravi effetti dell'eresia Catara che si era diffusa in mezza Europa. Le sue parole ridestarono le anime, illuminandole col fuoco dell'amore a Cristo.


A lui è attribuita la pia pratica del Rosario e solitamente la Madonna del Rosario è ritratta, in quadri ed immaginette, con il Rosario e ai piedi i due Santi i domenicani: San Domenico e Santa Caterina.

 

 




SAN MARTINO DI PORRES

Il santo peruviano, offrì l'esempio di una vita tutta dedita agli altri, mettendo a frutto i molti doni spirituali di grazia e santità, dalla bilocazione alla profezia, alla carità e alle scienze infuse.
Era devotissimo all'Eucaristia.

Nelle immaginette è spesso accompagnato da animali, per lo straordinario amore e rispetto che riversava su di loro e fece vari miracoli legati ad animali d’ogni sorta con cui parlava e che curava.

Il cane, in particolare, è il ricordo di un cane resuscitato dopo che il procuratore del convento lo aveva fatto uccidere perchè troppo vecchio.

 

 


ORSO


SAN ROMEDIO

San Romedio, o Remedius o Remegius, santo eremita, nacque nel 330 in una famiglia cristiana vicino ad Innsbruck.

Ormai adulto, si recò in pellegrinaggio a Roma con due compagni, Abramo e Davide e nel viaggio conobbe Vigilio, vescovo di Trento ed i futuri martiri Sisinio, Martirio e Alessandro. A Roma visitò le tombe dei Santi Pietro e Paolo, le catacombe dei martiri e conobbe il Papa.

Tornato a Trento, regalò al Vescovo le sue proprietà ed alri beni alla chiesa di Augusta in Baviera. Abitò presso il luogo dei martiri sopracitati, in Val di Non, sulla roccia che poi prese il suo nome, dove trascorse gli ultimi anni di vita come i monaci orientali. Morì nel 400 o 405 e fu sepolto in cima alla roccia.

Nell'VIII secolo, sulla sua tomba, venne costruita una cappella, che, verso la fine dell'anno 1000, venne ingrandita ulteriormente.

Varie le leggende legate alla sua figura, come quella di aver ammansito un orso che aveva attaccato il cavallo su cui stava montando per andare dal vescovo Vigilio di Trento e quella riguardante il fatto di aver informato Vigilio che, per avvertirlo della sua morte, avrebbe fatto suonare la campana della chiesa.

SAN MASSIMINO DI TREVIRI

Massimino di Treviri, tedesco, nato a Silly nel III secolo e morto a Poitiers, nel settembre del 349, fu vescovo di Treviri, al tempo del regno dei figli di Costantino. Fu un forte oppositore dell'arianesimo. E' venerato come santo.

A Treviri diede ospitalità a sant'Atanasiol 335 al 337.
M
orì eiroenando da un viaggio a Costantinopoli.

Nel VI sec., sulla sua tomba venne costruita un'abbazia benedettina divenuta poi l'Abbazia imperiale di San Massimino. La sua testa viene invece conservata in un'altra chiesa di Treviri.

Viene invocato come patrono contro i pericoli del mare, della pioggia e dello spergiuro e viene spesso rraffigurato in compagnia di un orso, che secondo una leggenda aveva ucciso l'animale da soma (cavallo, asino o mulo, non si sa) che trasportava il suo bagaglio durante un suo viaggio a Roma e che egli avrebbe costretto a sostituirsi alla bestia uccisa nel trasporto dei suoi bagagli.

Viene ricordato il 29 maggio.

 

SAN GALLO ABATE

Sembra sia nato in Irlanda verso la metà del sec. VI, fu uno dei discepoli di s. Colombano, che lo accompagnarono nel continente.

Visse prima a Luxenil con lui, seguendolo poi in vari luoghi finanche quando partí per l'esilio nel 610, arrivando a Bregenz, sulle rive del lago di Costanza, ma quando Colombano si diresse in Italia, verso l'anno 612, si separò da lui, probabilmente perchè ammalato e si recò con altri monaci in Svevia, dove visse come eremita con altri monaci e dove probabilmente morí tra il 630-645.

Sulla sua tomba fu costruita una chiesa su cui poi venne fondata da Sant'Otmaro un'abbazia che venne poi denominata Abbazia di San Gallo.
Si dice che un gio
rno, mentre Gallo pregava, un orso si avvicinò per mangiare i resti del pasto. Gallo avrebbe tolto dal piede dell'orso una spina e questo lo avrebbe aiutato a costruire il suo romitorio.

Morì probabilmente ad Arbon, a novantacinque anni, e sarebbe stato sepolto ai piedi dell'altare del luogo in cui viveva. Per una strana deformazione poi, S. Gallo viene invocato come protettore dei gallinacei e dei volatili in genere.

 

 

CERVO



SAN CALOGERO EREMITA

Il Santo viene raffigurato accanto ad una cerva, poichè si dice che durante la sua vecchiaia, non potendo più raccogliere le erbe di cui nutrirsi, si cibava del latte di quell'animale, mandatogli dal Signore.

Un giorno però un cacciatore, detto Arcario perché cacciava con l’arco e le frecce, involontariamente colpì a morte la cerva e, addolorato, divenne discepolo del santo, aiutandolo con amore sino alla sua morte.

Egli lo seppellì in una caverna sul monte, nota a lui soltanto, che trasformò successivamente in una piccola chiesa, dove alloggiò insieme ad altri discepoli.



SANT'EGIDIO

Sant’Egidio (o Saint Gilles) era abate nella Francia di Carlo Magno, superiore di un convento benedettino di Saint Gilles, appunto.

L'iconografia lo ritrae con un cervo, talvolta ferito da una freccia, che egli protegge.


Si narra, infattti, che durante una battuta di caccia, Carlo Magno colpi un tale animale, ma questi fuggì nella foresta e quando l'imperatore lo ritrovò, vide che l’abate Egidio lo proteggeva, abbracciandolo.
Per difenderlo, si era fatto colpire dalla freccia a lui destinata.

E’ il patrono dei poveri, dei pazzi e dei paurosi.

 


SANTA GENOVEFFA DI BRABANTE

Genoveffa di Brabante, tra santità e leggenda.
Si narra, infatti, che lei, moglie integerrima del conte Sigfrido, vissuto probabilmente nel sec. VIII, resista, durante l'assenza del marito, alla corte spietata del maestro di palazzo e che per questo venga da lui condannata, assieme al figlioletto neonato, ad essere annegata.

Ma il servo, che ha ricevuto questo tristo incarico, lascia la donna in una foresta dove, aiutata da Dio e da una cerva che fornisce del latte a lei e al neonato, riesce a sopravvivere e poi ritrovata dal marito a cui racconterà ogni cosa.

Ma Genoveffa, in realtà, non è mai stata inserita nel Martirologio benchè alcuni la ritengano santa.
Si sono però trovate alcune tracce di culto a lei dedicato in un santuario dove è stata trovata una sepoltura che si crede dedicata a lei.

SAN MEINULFO

Di San Meinulfo, diacono, nato a Paderborn in Sassonia, nell’odierna Germania, si sa davvero poco o nulla.

Si dice solo che abbia costruito ed abbellito il monastero di Böddeken, riservato ad una comunità femminile.

Secondo l'agiografia, prima di dedicarsi alla vita monastica, avrebbe avuto, tra le corna di un cervo, la visione di un Cristo in croce che lo invitava ad abbandonare la sua vita sregolata e a ravvedersi, dedicandosi alla fede ed ad una vita votata a Dio.

 

SANT'UBERTO

 

Sant' Uberto, chiamato anche "l'apostolo delle Ardenne" nacque a Tolosa forse nel 656 dalla dinastia merovingia.

Era il primogenito del duca Bertrando di Aquitania e nipote di re Cariberto II e crebbe a Metz, come conte palatino presso la corte di re Teodorico III di Neustria.
Poi si traferì in Austrasia, dove accolto benevolmente da Pipino di Herstal, nel 692 sposò la figlia del conte di Lovanio da cui ebbe un figlio, Floriberto.

Secondo l'agiografia, un Venerdì Santo, durante una battuta di caccia, avrebbe avuto la visione, tra le corna di un cervo, di un Crocifisso che lo invitava a convertirsi ad una vita più regolata.

Dopo poco, rimasto vedovo, si mise alla sequela di san Lamberto di Maastricht, rinunciando a titoli ed averi, a favore del fratello minore a cui affidò anche il figlio.

Si diede allo studio della teologia e fu poi consacrato sacerdote, coadiuvando Lamberto a cui poi succedette come Vescovo di Maastricht:, dedicandosi alla predicazione e facendo proseliti nel Brabante e nelle Ardenne ancora pagane, fondando la diocesi di Liegi, di cui divenne vescovo.

Era invocato contro i morsi dei cani rabbiosi e la sua tomba fu meta di numerosi pellegrinaggi.

E' ricordato il 3 novembre.

SANT'AIDANO DI LINDSFARNE

Aidano, monaco irlandese dell'isola di Iona (Scozia) è detto l'Apostolo di Northumbria perchè fu missionario, fondatore e primo Vescovo del monastero di Lindisfarne, venerato come santo sia dalla Chiesa anglicana che dalla cattolica, che lo ricordano il 31 agosto.

E' citato da Beda il Venerabile nella sua Storia ecclesiastica del popolo inglese, in cui si narra che Oswald di Northumbria, vissuto nel monastero di Iona durante l'esilio, là convertito e battezzato, salendo al trono, volendo portare il Cattolicesimo in patria, ancora pagana, chiese missionari che dal monastero vicino infiammassero di fede i conterranei, ma il vescovo Corman affermava che la Northumbria non era facile alla conversione, perché i suoi abitanti erano troppo ostinati.
Aidano, che lo aveva criticato per il metodo usato verso popoli così digiuni di fede, venne messo al suo posto, nella diocesi di Lindsfarne, sia pur non conoscendo l'inglese che gli veniva tradotto in irlandese da Re Oswald. Quando il Re morì, Aidano si servì di re Oswine di Deira.
Sant'Aidano morì nel 651 ed il monastero da lui fondato divenne un centro di formazione.
Secondo le storie che lo vedono protagonista, Aidano avrebbe raggiunto tutti i villaggi, suscitando interesse per la vera religione.

Si dice che Oswine avesse regalato un cavallo ad Aidano ma che lui poi l'aveva donato ad un povero e spesso viene ritratto con un cervo perchè ne salvò uno dall'uccisione facendolo miracolosamente sparire.

 

SAN GIULIANO OSPITALIERE

Giuliano l'Ospitaliere, è un santo, Patrono di Macerata, la cui festa cade il 31 agosto.

Secondo una leggenda di origine nordica, Giuliano era nato da una nobile famiglia, nel gennaio 631 d.c., ad Ath in Belgio. Violento di carattere, anche da giovane, si narra che durante una battuta di caccia, un cervo che stava per morire, gli predisse che avrebbe ucciso i suoi genitori.

Questa profezia, purtroppo, qualche anno dopo si avverrò, quando i genitori giunsero nel suo castello mentre lui era assente per una battuta di caccia e la moglie, una nobile vedova conosciuta in Spagna, offrì loro il letto nuziale per la notte. Rientrando in casa, Giuliano, credette ad un adulterio della moglie e uccise i due che stavano nel suo letto, cioè i propri genitori.


Disperato per aver commesso quest'orribile peccato, venne in Italia con la moglie, risalendo la penisola dalla Sicilia fino ad Aquileia, sulle rive del fiume Potenza, che in quel tempo era navigabile, dove per tutta la vita traghettò viandanti e pellegrini, offrendo loro la sua assistenza.

Durante una traversata la sua barca rischiò di capovolgersi e lui per tutto il tempo tenne stretto a sè un lebbroso per impedirgli di cadere fuori bordo. Questi, che passò poi la notte nel suo letto, si rivelò essere un Angelo mandato dal Signore a dirgli che aveva già scontato il suo peccato e la sua penitenza era stata accettata e che presto sarebbe stato ripagato ampiamente assieme a sua moglie.


Non si hanno notizie precise su quando questa storia venne resa nota per la prima volta, ma è sicuro che nel XIII secolo molti scrissero di lui, anche Jacopo da Varagine che lo inserì nella sua famosa Leggenda Aurea. In secoli a noi più vicino, anche Gustave Flaubert scrisse una leggenda su di lui.
Oltre che a Macerata, dove pare sia sepolto, san Giuliano l'Ospitaliere è venerato in Francia.

 

 

LUPO


SAN SIMPERTO DI MURBACH

SAN FRANCESCO DI ASSISI

Forse nipote di Carlo Magno visse nell'Abbazia di Murbach e ne divenne abate. Successivamente fu nominato Vescovo di Augsburg, ma si occupò sempre della Diocesi e del suo monastero, facendo fiorire nuove abbazie. Morì nell'807.


Sembra che abbia salvato un bambino dall'aggressione di un lupo e viene spesso ritratto in quest'atteggiamento accanto all'animale.

La città di Gubbio era oggetto delle scorrerie di un lupo selvaggio che incuteva un gran terrore ai cittadini.


San Francesco lo incontrò fuori delle mura e gli si avvicinò, ammansendolo con parole e carezze, tanto da renderlo domestico.

Questo è ricordato come uno dei primi miracoli del Santo.

 

SAN GUGLIELMO DA VERCELLI

Guglielmo, nato a Vercelli, nel 1085, da nobile famiglia, dopo un pellegrinaggio a Santiago di Compostela, dove fu ospite di un fabbro, gli chiese di realizzare un attrezzo per mortificare la carne, da usare durante il pellegrinaggio. Esso era così pesante da essere trascinato a malapena. Mentre effettuava il cammino, oltre al peso, San Guglielmo digiunò totalmente.

Tornato a casa, avrebbe voluto recarsi a Gerusalemme, per cui si recò nel sud Italia, ma venne rapinato e malmenato da alcuni ladri. Ciò fu interpretato dal Santo come fosse volontà di Dio che lui restasse là a diffondere il cristianesimo.

Si fermò, dunque, sulla catena montuosa che circonda Avellino e là trascorse alcuni anni da eremita, costruendo una piccola casa, dove poi ricevette alcuni discepoli che innalzarono una chiesa dedicata alla Madonna ed un monastero (Montevergine), dando vita, intanto, alla Congregazione dell'Ordine di S. Benedetto.

Molti i penitenti ed i fedeli che affluivano al Monastero, così lasciò quel luogo e si trasferì a Goleto, tra Campania e Basilicata, dando vita ad un nuovo monastero, continuando poi in quest'opera di fondazione di altri eremi.

Morì a Goleto nel 1142 ed il suo corpo fu successivamente trasferito a Montevergine.


E' noto per vari miracoli, tra cui quello del lupo, che avrebbe sbranato l'asinello di cui si serviva i santo. Egli allora si sarebbe rivolto all'animale e gli avrebbe intimato di prestarsi, da allora in poi, a tutte le mansioni delegate all'asino e da allora, questi sarebbe diventato mansueto e docile come un cagnolino.

 

 

CIGNO

 


SANT'UGO

Sant'Ugo, su esempio del padre che si era ritirato in monastero quando aveva perso la moglie, portandolo con sè, continuò a vivere nella comunità, divenendo poi sacerdote nella Grande Chartreuse.

Venne mandato in Inghilterra dove svolse missioni diplomatiche e dove fu nominato Vescovo. Morì avvelenato da ignoti.

Si dice che un cigno annunciasse ogno volta il suo arrivo al palazzo vescovile svolazzando...

 

 

RANA


SAN RAINALDO

1250 ca - 1321 - Vescovo di Vicenza e vicario papale a Forlì dove venne però aggredito e ferito gravamente.

Dopo esser fuggito, diventò Arcivescovo di Ravenna dove concluse un difficile processo contro i Templari accusati di varie falsità, pronunciandosi contro le torture ed ottenendo anche l'approvazione del Papa.

Viene ritratto con delle rane poichè si dice che riuscì ad indurre al silenzio una quantità enorme di rane che gracidavano in città, riuscendo così a tenere agli abitanti il suo sermone.

 

 

GALLINA

 


SAN DOMENICO DELLA CALZADA

Nato nell'omonimo comune spagnolo, Domingo diventò monaco, assumendo l'incarico di assistente del legato pontificio che poi lo ordinò sacerdote.

Alla morte di questi, si diede a vita eremitica sul Sentiero di Compostela e prese il nome "de la calzada" perchè cercava di rendere più agevole ai pellegrini il sentiero che portava a Santiago.

Fece costruire un ponte, una cappella, ostelli e ospedali e alla sua morte venne sepolto in quella che diventò una Cattedrale e che porta il suo nome.

Si dice che molti pellegrini vennero miracolati dinanzi alla sua tomba, come ad esempio, il figlio di due pellegrini ingiustamente giustiziato, che quando essi andarono per reclamarne il corpo, lo trovarono in buonissima salute ed egli andava raccontando che l'aveva salvato Santo Domingo.


Al sentire questo fatto, il governatore disse che il ragazzo era vivo come la gallina che stava mangiando in quel momento e all'improvviso questa, sia pur arrostita, cominciò a cantare...

 

 

CAVALLO



SANTA QUINTA DI ALESSANDRIA

SANT'ELIGIO

Eusebio di Cesarea, in una lettera del vescovo alessandrino San Dionigi al vescovo Fabio di Antiochia circa le troppe e violente uccisioni di vari martiri ad Alessandria d’Egitto, sotto l’imperatore Decio, dice che:

“Condussero in un tempio pagano una donna cristiana chiamata Quinta (o Cointa), cercando di costringerla ad adorare un dio pagano, ma essa, si rifiutò con grande resistenza.

Allora le legarono i piedi aggiogandola ad un cavallo e, la trascinarono per la città facendola sbattere contro delle grosse pietre poste su quel cammino.
Poi la flagellarono e, ritornati infine al tempio del dio Metra, la la pidarono, uccidendola, poichè si rifiutava di riconoscere quello come suo dio..

Secondo altre fonti, Quinta venne legata ad un cavallo e trascinata per strada finchè non morì.

Venerata dunque come santa martire, viene ricordata l'8 febbraio.

Sant' Eligio, (Noyon 588 ca-il 1º dicembre 660), fu abile orafo e funzionario presso la corte dei re merovingi. Sembra che il re Clotario II gli avesse chiesto di realizzargli un trono tutto d'oro e che lui, con il prezioso materiale affidatogli ne avesse realizzati due.
Il Re, meravigliato per la sua onestà e bravura, lo nominò orafo di corte e maestro della zecca; egli continuò a lavorare indefessamente, realizzando vari capolavori (purtroppo molti dispersi) ed opere per varie chiese di Francia, tra cui notre Dame e Saint Denis.
Sotto Dagoberto, successo a Clotario, fu tesoriere e si occupò anche di diplomazia, per ristabilire la pace tra Franchi e Bretoni e presso la corte franca conobbe vari santi personaggi come Sulpizio, Desiderio e Audoeno.


Generoso coi poveri, solerte coi malati, pagava di tasca sua il riscatto dei prigionieri e faceva costruire chiese e monasteri. Dopo la morte del re venne eletto Vescovo della diocesi di Tournai e Noyon e si dedicò alla conversione dei pagani, incoraggiando il culto dei santi di cui rinvenne alcuni corpi (San Quintino e San Luciano di Beauvais), per cui poi, realizzò dei reliquiari.
È, patrono di orafi, numismatici, dei maniscalchi e dei veterinari poichè avrebbe riattaccato la zampa ad un cavallo, con cui viene spesso ritratto nelle immagini sacre. Viene ricordato il 1° dicembre.

 

 

TORO




SANTA MARCIANA DI CESAREA

SANTA SERENA

Originaria della Mauritania, dopo aver deciso di dedicarsi a Dio, si ritirò conducendo vita di penitenza a Cesarea.


Fermamente contraria al paganesimo, durante la persecuzione di Diocleziano, una volta distrusse una statua della dea Diana venerata in città e venne arrestata, sottoposta a varie torture corporali e minacciata di essere disonorata.
Ma ella non cedette e quindi venne condannata ad essere uccisa da belve feroci.


Condotta nell'arena venne caricata da un toro che la ferì eppoi venne uccisa da un leopardo.

Viene ricordata l'11 luglio nel Martirologio Geronimiano e in quello Romano il 9 gennaio e a Toledo viene festeggiata il 12 luglio.

Prima si riteneva che questa seconda Santa Marciana, venerata a Toledo, fosse una santa omonima, ma poi si è appurato che ne esiste solo una, quella mauritana.

 

Serena, venerata come santa e martire del III secolo, sarebbe stata la prima moglie dell'imperatore Diocleziano.
Si narra che l'imperatrice Serena si fosse battuta a favore dei cristiani per difenderli dalla furiosa persecuzione fomentata dal marito. Secondo fonti agiografiche ella stessa, ripudiata da Diocleziano, sarebbe stata condannata a morire nell'arena.

Altre fonti ci dicono che ella non fu martirizzata ma inviata in esilio a Foggia, dove esistono ancora i suoi resti mortali, mentre altri sostengono che la vera moglie di Diocleziano non fosse lei ma Prisca.

Molti dubbi, dunque, su questa presunta martire, tolta anche nell'ultimo Martirologio romano. anche perchè forse confusa con un'altra dallo stesso nome, proveniente da Spoleto, caritatevole ed affezionata al suo Vescovo, martirizzata sotto Diocleziano e la cui memoria liturgica è ricordata il 7 dicembre, assieme a San Savino che sosteneva che ella fosse originaria di Spoleto, morta, appunto, sotto l'imperatore citato.


Le sue reliquie, che si trovavano a Spoleto, vennero trasferite a Metz. Viene ricordata il 16 agosto.

 

 

FALCO, AQUILA





SAN GIOVANNI APOSTOLO

SAN BAVONE DI GAND

Apostolo di Gesù, con il fratello Giacomo - i due che il Maestro aveva definito "figli del tuono" - ebbe l'altissimo onore di vedersi affidata, sotto la Croce, la vita di Maria Santissima.

Viene per lo più rappresentato con Gesù o con il libro, in quanto autore del quarto Vangelo e della visione dell''Apocalisse e con l'aquila.
Già nei primi secoli, infatti, egli veniva definito come "aquila spirituale".

Tale rapace, che si eleva a grandi altezze e può fissare la luce del sole, è la simbologia più adatta per sintetizzare l'opera di San Giovanni che ha saputo elevarsi alle più grandi altezze spirituali, fino a fissare la luce beata della Santissima Trinità.

E' Protettore dei teologi, degli scrittori e degli stampatori.

Nacque da nobile famiglia in Belgio, alla fine del VI sec. ed ecco perchè viene spesso raffigurato vestiuto con abiti eleganti e con un falco.
Dopo una vita dissoluta e la morte della moglie, si recò da s. Amando che predicava alle popolazioni pagane della regione di Gand e per suo consiglio distribuì ai poveri le sue terre, entrando poi nel monastero di Gand, appena fondato da s. Amando e che in seguito si chiamerà "S. Bavone di Gand".

Divenne discepolo del santo missionario, che seguì nei suoi viaggi apostolici nelle Fiandre; poi ritornò a Gand, dove si fece costruire una piccola cella nel cavo di un grosso albero, dove si rintanò vivendo per tre anni una vita eremitica ed ascetica, che però minò il suo fisico. Morì tra il 655 e il 659 e il suo corpo venne sepolto nel monastero di Gand.
Le sue reliquie sono in parte nella cattedrale di Gand e in parte nell’abbazia benedettina di Nesle-la-Reposte, là dove si erano rifugiati i monaci fuggiti da Gand, invasa dai normanni, verso l’882-83.

 


SAN PAOLO, EREMITA

SANTA OPPORTUNA

Paolo di Tebe, ricordato come il Primo Eremita (Egitto, 230 ca – Tebaide, 335 ca), è venerato sia dalla Chiesa cattolica che da quella Ortodossa e copta e la sua storia fu redatta verso la seconda metà del IV secolo, da san Girolamo durante il suo soggiorno nel deserto della Calcide, nel 375-377.

Durante la persecuzione degli imperatori Decio e Valeriano, Paolo, proveniente da ricca e colta famiglia egiziana, ma cristiano, fu costretto a lasciare la città, per rifugiarsi nel deserto della Tebaide, in una grotta vicina ad una sorgente e ad un albero di palma, da cui prendeva le foglie per realizzare abiti e datteri per nutrirsi. Così fino ai 43 anni, quando un corvo cominciò a portargli ogni giorno un pezzo di pane.

Avvicinandosi l'ora della morte, gli venne in visita S. Antonio, altro grande eremita-monaco a cui espresse il desiderio di essere sepolto avvolto nel mantello che Antonio aveva ricevuto in dono dal vescovo Atanasio. Antonio lo seppellì proprio in quel mantello, in una fossa scavata, sempre secondo quanto narrato, da due leoni.
In base a tali fatti, nell'iconografia è generalmente rappresentato vestito con un abito di foglie di palma intrecciate, un corvo e due leoni.
La sua festa cade il 15 gennaio

Santa Opportuna, nata a Exmes era una badessa del monastero di Montreuil la Cambe o di d'Almenêches.

Era invocata dalle coppie sterili che desideravano un figlio.

Molti sarebbero i miracoli a lei attribuiti, tanto da definirla "La Taumaturga della Normandia". Era nata da una famiglia nobile. anche suo fratello godenardo aveva intrapreso la vita monastica e venne eletto Vescovo e che si avviò a Roma come pellegrino restandovi molti anni.

Sarebbe morta nel 770, dopo una vita di tanta astinenza e di austerità, portando per tutta la vita un duro cilicio, sopportando a fatica la morte dell'adorato fratello..

I suoi resti mortali, trasferiti in una piccola cappella costruita con le offerte dei pellegrini e successivamente portati nella chiesa di Moussy-le-Neuf, costruita verso il 1220-12221.

Viene spesso rappresentata con uccello che le si appoggia su di una spalla perchè ella si dedicava all'orticoltura e a tentare di farsi capire dagli uccellini.

La sua festa si celebra il 22 aprile.

 

 

PECORE, AGNELLI

SANTA AGNESE

 

Nobile romana, decise di consacrarsi a Dio sin da fanciulla e rifiutò le proposte di un giovane patrizio, probabilmente figlio del Prefetto di Roma..

Il padre del giovane respinto, la fece rinchiudere tra le vestali che professavano il culto della dea Roma e al suo rifiuto di sacrificare alla dea, la rinchiuse in una casa di tolleranza dove nessuno però le si avvicinò per farle del male.

Si dice anche che la giovane venne accusata di stregoneria e condannata quindi al rogo ma che le fiamme non la lambirono nemmeno e che i suoi lunghi capelli nascosero a tutti la sua nudità.
Infine, venne martirizzata e sgozzata come un agnello, simbolo di innocenza e di purezza, animale con cui viene spesso ritratta nelle immagini religiose.

Il suo corpo fu sepolto a Roma, sulla via Nomentana, in un cimitero cristiano preesistente, noto come Catacombe di Sant'Agnese.

 

SAN GIOVANNI BATTISTA

La sua nascita viene annunciata da Gabriele Arcangelo, lo stesso che porterà l'annuncio a Maria della nascita di Gesù. Figlio di Zaccaria ed Elisabetta, parente di Maria, predicatore e precursore di Cristo, è anche il più grande dei Profeti.

Vivrà nel deserto una vita di preghiera e penitenza, convertendo, battezzando in attesa del Messia. Gesù andrà da lui per farsi battezzare nelle acque del Giordano ed il Santo lo definirà come "l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo".

Dopo aver visto lo Spirito Santo aleggiare su Gesù ed aver ascoltato la voce di Dio, egli continua la sua missione e si spinge a condannare il matrimonio tra Erode e Erodiade, il che porterà il Santo alla morte, per taglio della testa, tanto che verrà chiamato anche San Giovanni Decollato.

San Giovanni, sia da bambino che da adulto viene raffigurato con un lungo bastone sulla cui punta c'è una piccola croce con la scritta Ecce agnus Dei e con l' agnello, che prefigura il Cristo immolato.

 

 

 

SANTA GEMMA

Nata verso il 1375 in Abruzzo, in una famiglia dedita alla pastorizia, aiutò sin da piccola i suoi genitori e lo continuò a fare anche quando essi morirono precocemente.
Altri informano invece che Santa Gemma si trasferì nel paese di Goriano, presso una comare.

La casa dove santa Gemma visse, oggi ospita la confraternita a Lei dedicata.

Di lei e della sua bellezza si invaghì il conte di Celano che, respinto, rimase però poi colpito dalla sua religiosità, tanto che le fece erigere un piccolo eremo dove lei visse una vita di preghiera e di ascesi, studiando la Bibbia, consigliando e aiutando chi a lei si rivolgeva per consiglio. Altre fonti ci fanno sapere, invece, che Santa Gemma visse per 42 anni in perfetta clausura.


Morì forse nel 1439 e subito si verificarono dei miracoli.
Il suo corpo ancora intatto venne posto sotto l'altare della chiesa a lei dedicata che si trova a Goriano, in Abruzzo.

GIACINTA E FRANCESCO, I PASTORELLI DI FATIMA

 

Giacinta e Francesco, i pastorelli di Fatima, fatti santi da Papa Giovanni Paolo II, hanno aderito senza tentennamenti al messaggio di Maria SS.ma, comparsa a Fatima nel 1917.
Breve vita la loro, ma intensa e piena di slancio. Di 7 e 9 anni, non avevano ancora nemmeno fatto la Comunione (solo Lucia l'aveva già fatta), quando la "bella signora" comparve loro quel 13 maggio...


Non sapevano leggere e non erano così devoti come sembrerebbe; recitando il Rosario a volte saltavano dal Padre nostro all'Ave Maria, per sbrigarsi ed andare a giocare. Ma quel 13 maggio, nella Cova de Iria, mentre radunavano le loro pecore per tornare a casa, giacchè i lampi dardeggiano in cielo, ecco apparire una bella signora che li guardava amorevolmente, invitandoli a recitare quanti più rosari potevano...

Tornando a casa vorrebbero tacere, ma Giacinta non sa tenere il segreto: la notizia trapela e si diffonde, tra consensi, scetticismo e minacce. I bimbi vengono addirittura imprigionati perchè le autorità vogliono sapere ciò che è accaduto, ma essi tengono duro, volendo rivedere la Madonna, il 13 di ogni mese.


Il 13 ottobre sarà l'ultima volta, dopo i due pregheranno per ore per i peccatori, per le anime che vanno all'inferno perchè nessuno si occupa di loro... Regalano le loro merende ai bimbi più poveri, mangiando di contro radici, ghiande, frutti selvatici. Sanno che, come ha annunciato Maria, la loro vita sarà breve e preferiscono passarla contemplando Gesù Sacramentato, che fare quello che bimbi della loro età fanno.


Giacinta ha indossato un cilicio attorno alla vita per la salvezza delle anime e accetta ogni contrarietà, anche di restare e morire da sola nell'ospedale, in cui verrà ricoverata, contagiata dalla "spagnola". La Madonna le apparirà spesso dandole conforto fino alla morte, avvenuta il 20 febbraio 1920, a 10 anni. Francesco riceverà la sua Prima Comunione il giorno prima di morire, a 11 anni, nel 1919.


I due bimbi, quindi, sono per noi modelli di santità e ci mostrano la loro breve vita come un'opera d'arte compiuta.

 

 

LEONE, TIGRE

SANTA MARTINA

SAN PONZIANO

 

Nella vita di Martina, nobile romana del III secolo, realtà e leggenda si confondono:
secondo la sua Passio era una diaconessa, arrestata per la sua appartenenza alla fede cristiana, che venne condotta a sacrificare agli dei romani.
Ma ella si rifiutò di farlo, facendo crollare la statua ed il tempio, nell'imperversare di un terremoto e di tuoni e fulmini.

Portata nell'arena per esser data in pasto alle belve feroci, ella venne risparmiata dai leoni che diventarono mansueti, ma poi torturata con uncini di ferro ed infine decapitata sulla via Ostiense, là dove poi venne edificata una chiesa in cui erano conservate le sue reliquie.

Durante il VI sec. papa Onorio I le fece costruire una chiesa vicino al Foro Romano, che oggi è intitolata a Luca e Martina, più tardi restaurata ed abbellita da Piero da Cortona.
Papa Urbano VIII la nominò tra le compatrone di Roma e la sua festa venne stabilita al 30 gennaio.


Ponziano di Spoleto, di nobile famiglia durante il regno di Anonino, avrebbe veduto in sogno il Signore che gli chiese di diventare cristiano e subito si mise alla sua sequela, predicando e convertendo, nonostante le persecuzioni.

Arrestato, venne gettato in una gabbia con dei leoni che però con lui si comportarono come animali domestici, venne poi fatto passare sui carboni infuocati, ma non ne rimase bruciato e venne tenuto lungamente a digiuno ma degli angeli si occuparono del suo sostentamento.
Infine, gli venne tagliata la testa e si dice che in quel momento la terra tremò - e per questo è uno dei patroni del terremoto - ed il suo capo rimbalzando fece scaturire una fonte miracolosa.
Là dov'era morto venne poi eretta una chiesa e più tardi anche un monastero.

Viene ricordato il 14 gennaio, giorno della sua morte.

 


SANT'IGNAZIO DI ANTIOCHIA

SAN MARCO APOSTOLO

Sant'Ignazio, secondo dopo Pietro alla guida della solerte comunità cristiana di Antiochia, all'inizio del II secolo, fu autore di molte Lettere giunte sino ai nostri giorni, da cui si sprigiona un grande amore per Cristo e per la Sua Chiesa.

Sotto Traiano fu imprigionato e portato a Roma dove fu dato in pasto alle belve feroci.

La sua festa è il 17 Ottobre.

Il leone è simbolo di San Marco, autore del più breve dei Vangeli, in cui si narrano soprattutto le azioni ed i miracoli di Gesù, per dimostrare che Egli è il Figlio di Dio.

Questo perché come il leone domina con il suo ruggito sugli animali della foresta, così Marco proclama a gran voce che Gesù è Figlio di Dio.

 

SAN GERONIMO

San Gerolamo o Geronimo, nacque a Stridone, in Illiria, nel 347.
E' un importante teologo romano, Padre e dottore della Chiesa che, dal greco al latino in parte tradusse l'Antico Testamento e, in un periodo successivo tutta l'intera Scrittura ebraica.

Studiò a Roma, dedicandosi anche alla retorica, poi raggiunse Treviri, per seguire Sant'Atanasio che durante il suo esilio insegnava l'anacoresi egiziana, poi, si trasferì ad Aquileia, per far parte di un gruppo di asceti che vivevano sotto il patronato di Valeriano Arcivescovo, ma non trovandosi dopo un pò a suo agio, partì per l'Oriente e si appartò nel deserto della Calcide, dove rimase per un paio d'anni, vivendo di stenti e duramente, come anacoreta.

Infatti, spesso le immagini lo ritraggono in questa fase della sua vita eremitica, come penitente in una landa solitaria.
A questo periodo risale il famoso episodio del leone che, avendo una spina nella zampa s'era affiatato con lui che gliela aveva tolta.
Ma anche tra gli eremiti non trovò la ricercata pace e tornò ad Antiochia, dove rimase fino al 378, frequentando le lezioni di Apollinare di Laodicea e divenendo presbitero, ordinato dal vescovo Paolino di Antiochia.

Si trasferì poi a Costantinopoli, dove perfezionò il greco sotto la guida di Gregorio Nazianzeno e quando questi lasciò la città, Girolamo tornò a Roma, nel 382, dove fu segretario di papa Damaso I e dove divenne padre spirituale di un gruppo di vergini e vedove che si dedicarono ad una vita di preghiera, meditazione, astinenza e penitenza.
La sua intransigenza morale, per cui era favorevole al celibato dewi sacerdoti, estirpando il fenomeno delle agapete, donne che volevano vivere in castità ma che abitavano con ecclesiastici, originariamente buona come esperienza ma poi rivelatasi un fiasco, a dispetto della spiritualità originaria, perchè dava adito a molte degenerazioni, aberrazioni e scandali. Quindi Gerolamo non era ben visto da gran parte del clero.

Alla morte di papa Damaso I, la curia romana osteggiò fortemente l'elezione di Girolamo a Papa attribuendo a lui grande responsabilità nella morte della discepola Blesilla, una ragazza rimasta vedova già da tempo che seguiva la rigida vita monastica secondo le regole di Girolamo e che, forse, a causa, dei digiuni, morì. Il caso sollevò grande clamore e, ovviamente, gli avversari di Girolamo gli diedero contro sulle mortificazioni troppo al limite, che potevano portare alla morte. Caduta la sua candidatura, sul finire del 384, fu eletto papa il diacono Siricio.

Girolamo, intanto, col fratello Paoliniano ed il prete Vincenzo ed alcuni monaci a lui fedeli, s'imbarcò da Ostia nell'agosto del 385 seguito poco dopo anche da alcune delle sue discepole della comunità romana e tornò in Oriente, dove continuò sempre battagliando per il celibato clericale e, grazie ai fondi messi a disposizione dalle sue "ancelle", fondò a Betlemme un monastero femminile ed uno maschile dove visse dal 385 fino alla morte, dedicandosi alla traduzione biblica, alla redazione di alcune opere e all'insegnamento ai giovani.
Nel 404 morì la sua discepola Paola, che verrà poi venerata come santa, ed alla quale egli dedicò post mortem l'Epitaphium sanctae Paulae.
Morì nel 419/420, a Betlemme, il 30 settembre proprio nell'anno in cui il celibato venne imposto al clero da una legge dell'imperatore Onorio.

 



SAN MAMANTE

SANTA TECLA

San Mamante (o Mamas o Mammete) è un santo poco conosciuto.

Di origine orientale, pare vivesse come umile pastore, tra boschi e montagne, in tutta semplicità, fedele a Cristo e alla sua Fede, per la quale, sotto il regno di Aurealiano, venne martirizzato.

A causa del suo nome latino, che ricordava la parola "Mamma", il Santo venne designato come Patrono delle nutrici.

Di lei si hanno poche incerte notizie, ma è definita "protomartire" e tuttavia la sua devozione è molto diffusa. Il suo nome, significa "lucente".

Quasi sempre viene raffigurata assieme ad un leone, simbolo del martirio subito.

Pare sia stata, ma forse è leggenda, discepola di San Paolo.

 

 

SAN GERMANICO

SAN FLOCELLO

Sembra sia stato martirizzato, poco più che fanciullo, a Smirne assieme ad altri 10 compagni, poco prima di San Policarpo.

Venne destinato alla morte nel circo, sbranato dalle belve feroci, ma il suo atteggiamento fiero e forte dava consolazione e vigore anche ai compagni.

Il proconsole tentò di salvarlo per la sua giovane età ma egli andò incontro al suo destino, provocando la zampata del leone per poter al più presto arrivare in cielo.

S. Flocello, un fanciullo che viveva ad Autun, città della Borgogna, venne dilaniato da una tigre nel circo per essersi dichiarato cristiano.

Viene ricordato come martire il 17 settembre.

 

 

SERPENTE

 

SAN PATRIZIO

SANTA VERDIANA O VIRIDIANA

Nato in Scozia nel III secolo da una famiglia di origini romane e morto in Irlanda nel IV, è Patrono delll'Irlanda.

La sua vita ha dei tratti a dir poco leggendari: sembra che da fanciullo fosse stato rapito da pirati irlandesi, poi venduto schiavo e che, riuscito a scappare, si fosse imbarcato, fermandosi in varie nazioni europee e approdando alla fine in Irlanda, dove divenne Vescovo.

Cercò, con una vasta attività e con grande fervore missionario di convertire alla fede di Cristo l'isola, che viveva in pieno paganesimo.

Attorno a lui sono nate molte leggende, come quella relativa al fatto che in Irlanda non ci sono serpenti, poichè lui li avrebbe ricacciati in mare.

Nata a Castelfiorentino, nel 1182, Verdiana, da famiglia nobile ma decaduta, da ragazza amministrò gli averi di un suo ricco parente e spesso donava ai poveri quello che c'era nei magazzini. Una volta, poichè aveva regalato ai poveri dei prodotti, pregò lo zio di pazientare per qualche ora e, il giorno successivo, quanto mancava riapparve.
Si recò, poi, pellegrina a Santiago di Compostela.

Nel 1221 entrò, con approvazione di S. Francesco, nel terz'Ordine, in penitenza e solitudine, vivendo in una celletta costruita da alcuni suoi conterranei, in riva al fiume Elsa, dove rimase per 34 anni, assistendo alla Messa da una piccola finestra, attraverso cui riceveva anche il cibo.

Un'altra leggenda narra che negli ultimi anni condivise la cella con due vipere, che cercarono invano di farla uscire, ma ella ne uscì solo dopo la morte. Sempre secondo tradizione, quando morì, le campane di Castelfiorentino si misero a suonare tutte insieme. La sua festa è il 1° febbraio.


SAN DOMENICO ABATE

 

San Domenico, detto da Foligno o di Sora, nacque nel 951 a Foligno, fu un abate riformatore della vita monastica tra il X e l'XI secolo.

In quel periodo storico stavano prendendo forma le cause che avrebbero portato alla lotta cittadina fra guelfi e ghibellini.

San Domenco fu predicatore e riformatore dei costumi in un'ampia zona che comprendeva l'Umbria, il Lazio, L'Abruzzo, ma anche la Campania e il Molise.

E'
ammentato soprattutto come mistico, predicatore e taumaturgo, per la sua obbedienza e devozione.

Fu affidato sin da fanciullo ai monaci benedettini e qui seguì studi di retorica, musica ed aritmetica, poi cominciò il suo cammino spirituale in Sabina e visse per un pò da eremita

Nel 974 divenne monaco benedetttino a Montecassino eppoi sacerdote, dedicandosi alla predicazione, ma rinchiudendosi poco dopo nella zona di Farfa per un lungo periodo e successivamente costruì un monastero dedicato a San Salvatore.

Con un altro compagno, divenuto suo biografo, il Monaco Giovanni, riprese la vita solitaria, ma più tardi si dedicò soprattuto alla fondazione di altri monasteri, tra cui quello dedicato alla Santissima Trinità

Successivamente si impegnò per la costruzione di un altro eremo intitolato a Maria Santissima, realizzando vicino a Scanno due altri monasteri.

Si recò poi in Molise, dove diede vita ad altre fondazioni, sempre conducendo vita eremitica w arrivando, infine, in Campania, dove eresse un monastero dedicato a San Bartolomeo - ora diventato l'Abbazia di Trisulti - e quello di San Michele Arcangelo.

Infine, sui resti della villa di Cicerone, creò l'abbazia di Maria SS. Assunta, oggi intitolata anche a lui, dove il santo morì nel 1031 e dove venne sepolto.

I fedeli lo ritengono un guaritore dai morsi dei serpenti e a Cocullo, il primo di maggio la sua statua, ricoperta di serpenti viene portata in processione.
Viene festeggiato liturgicamente il 22 gennaio.

Il Santo viene ricordato anche assieme ad un lupo, perchè, secondo tradizione, mettendosi in viaggio verso il paese di Cocullo, avrebbe trovato per strada alcune persone spaventate dall'apparire di un lupo che aveva rapito un bambino.
San Domenico aveva subito interpellato l'animale intimandogli di lasciare la preda.
Il lupo ascoltò il Santo e depose a terra il bambino senza fargli alcun male.

 

 

UCCELLI

SAN LIBERATO

SAN FRANCESCO

Sulla vita di Liberato si hanno poche notizie, ma a questa nebulosità si contrappone un’eccezionale fama di santità.

Viene, infatti, ritenuto perfetto modello di osservanza delle regole di San Francesco.

Il suo corpo venne seppellito dai suoi confratelli in una cappellina di proprietà dei signori di Brunforte e forse, proprio per questo, nacque la leggenda ch'egli fosse erede di questa casata e che, attirato da Francesco e dalla sua santità, lo avesse seguito in tutto e per tutto, rinunciando ai suoi averi e ritirandosi in un piccolo eremo a Loro, dove visse santamente e umilmente.

"Non parla che per lodare Dio ", si diceva di lui.

E quando morì, ancora giovane, dopo aver ricevuto la visione della Madonna, di tre Vergini e degli angeli, si disse che aveva vissuto da angelo.

Liberato da Loro, è identificato con il santo Anonimo di cui parlano i Fioretti di s. Francesco.


Dirigendosi verso Cannara, San Francesco venne preso dal dubbio se ritirarsi in eremitaggio o predicare, ma sollecitato dai compagni, raccolse intorno a sè molte persone e si accinse a pronunciare uno dei suoi sermoni.

Molte rondini sfrecciavano in cielo con garruli stridii ed egli comandò loro di stare in silenzio mentre lui predicava. Così fu e san Francesco riuscì a concludere la predica.

"E passando oltre con quello fervore, levò gli occhi e vide alquanti arbori allato alla via, in su' quali era quasi infinita moltitudine d'uccelli. E entrò nel campo e cominciò a predicare alli uccelli ch'erano in terra; e subitamente quelli ch'erano in su gli arbori se ne vennono a lui insieme tutti quanti e stettono fermi, mentre che santo Francesco compié di predicare [...]
Finalmente compiuta la predicazione, santo Francesco fece loro il segno della croce e diè loro licenza di partirsi; e allora tutti quelli uccelli si levarono in aria con maravigliosi canti, e poi secondo la croce c'aveva fatta loro santo Francesco si divisoro in quattro parti [...] e ciascuna schiera n'andava cantando maravigliosi canti." (Anonimo, I fioretti di San Francesco)

 

 

PESCI, CROSTACEI

 

SAN FRANCESCO SAVERIO

Spesso nelle chiese dedicate a San Francesco Saverio si trovano dei bassorilievi che riproducono un granchio con una croce e nelle immaginette il Santo viene talvolta ritratto chino sulla riva di un fiume o sulla riva del mare, mentre un piccolo granchio gli porge una croce.

Tali immagini alludono alla leggenda che racconta di un l granchio che restituì al Santo il crocifisso che Egli aveva perduto nelle acque dove viveva l'animale.

 

SANT'ANTONO

La predica di Sant'Antonio da Padova ai pesci sarebbe avvenuta a Rimini.

La città era ormai invasa da un gruppo di eretici e quando il santo vi giunse, questi avvertirono i cittadini di restare a casa e di non andare ad ascoltare le prediche di Antonio.

Egli, quindi, non trovò le solite folle di fedeli che volevano ascoltare le sue parole, le piazze e le chiese erano deserte, sembrava che nessuno fosse interessato a lui e ai suoi sermoni...

Un pò frastornato da questo fatto, si avviò verso il mare, si chinò sull'acqua e cominciò a parlare, dicendo:

"Dal momento che voi dimostrate di essere indegni della parola di Dio, ecco, mi rivolgo ai pesci, per confondere più apertamente la vostra incredulità".

I pesci affiorarono improvvisamente a centinaia e sembrò davvero che ascoltassero attentamente le sue parole...

 

 

SANTI E API

SANTA RITA DA CASCIA

Si parla di una leggenda che riguarda Rita da Cascia, per cui, al Sud è diffusa la sua devozione tra gli apicoltori.

" Sa di presagio - fecondità, dolcezza - un fatto strano. Leggenda? Vada per la leggenda, ma questo non vuol dire solo e sempre una fantasia campata in aria. Se c'è, su qualcosa poggia. e i supercritici occhialuti mi facciano il piacere di stare zitti.


Un giorno, dunque - in casa? in campagna? non so - la piccola giace nella sua cullina di vimini. E' desta? Dorme? Non so. So che uno sciame di api sembra divertitissimo a fare di quella boccuccia rosa un alveare. entrano, escono, ronzano intorno. Rientrano, riescono, ronzano ancora. Ma non le fanno male. Non la pungono.

Dicono che un mietitore insanguinato da un taglio di falce che correva verso l'acqua per lavarsi la ferita, vedesse quella scena; e nell'atto di scacciare le api per paura che facessero male alla bambina, si sentisse sanato sull'istante! E' vero?
O è vero invece che l'episodio sia avvenuto in casa e Amata e le sue amiche stessero là come sorprese, tra stupore ed estasi, lungamente?
Può darsi anche questo.

Gli artisti hanno reso la scena nell'uno e nell'altro modo. Certo è che quella bimba sarà industriosa e feconda come un'ape. E che dalla sua anima sgorgherà molta dolcezza.

DAL LIBRO "SANTA RITA" DI PADRE ANGELINI - TIP- DONNINI, 1953

 

SANT'AMBROGIO

Anche S. Ambrogio è protettore degli apicoltori in quanto una leggenda narra che quand'era ancora lattante, venne assalito nella culla da uno sciame di api che però non gli fecero nulla.

Da questa leggenda, nasce anche la sua iconografia. E', infatti, spesso ritratto con accanto un favo e delle api.

Sant’Ambrogio paragonò la Chiesa proprio ad un alveare e il cristiano a un’ape che lavora con zelo e fedeltà...

 

MADONNOC E LE API

da "Santi e animali" edito dalla Figlie della Chiesa, 1947, testo di Domenico Casagrande, ho trovato la storia di "Madonnoc e le api":

"... Volete conoscere chi portò in Irlanda l'apicoltura e l'industria del miele? Fu Madonnoc, discepolo di San David. Ecco come avvenne il fatto.

Questo Madonnoc da principio era un uomo tutt'altro che santo, anzi era uno di quegli uomini rozzi e grossolani, che non incontrano mai le simpatie delle gente per bene.

Ma dopo che fu alla scuola di S. David divenne uno dei suoi migliori discepoli, e passò tutta la sua vita in unmonastero, ad accudire agli alveari e i monaci raccoglievano ogni anno quantità enormi di miele che distribuivano ai poveri ed agli ammalati

Ormai vecchio e ricco di tanti meriti, Madonnoc domandò al suo superiore di ritornare in Irlanda, sua patria.


Lo credereste? tutte le api del monastero di s. David lo seguirono... egli ritornò due e tre volte al monastero per riportare le migliaia di animaletti ai loro alveari, ma non ci fu verso.

Dovette lasciarle in pace e accontentarsi che lo seguissero. Ve l'immaginate questo sant'uomo, curvo sul suo bastone, con quell'accompagnamento di sciami d'api?

Così anche l'Irlanda conobbe l'apicultura, che divenne poi una vera ricchezza per il paese. Il vecchio Madonnoc continuò fino alla morte a raccogliere il miele ed a spalmare con esso il pane da offrire ai poverelli di Cristo...

 

 

UNA STORIA CURIOSA. LA MADONNA DELLE GALLINE

Restando in tema di animali, pur non trattandosi di santi o sante, si parla invece della Madonna.
Un’immagine della Madonna del Carmelo, quasi simile a quella detta “La Bruna”, venne ritrovata a Pagani ( Sa) ed è all’origine del culto di quella che viene definita “La Madonna delle Galline”, ritrovata appunto da alcuni di questi volatili che razzolavano sempre in un posto, benché sembri che sin dal VII secolo i contadini dei dintorni offrissero in dono, come atto di devozione alla Vergine, delle galline (che in realtà era l’unica cosa che potessero regalare data la realtà contadina presente in quel luogo).
L’ immagine era su tavola, forse risalente al 1200, e attorno ad essa venne costruita un’edicola sul muro adiacente un oratorio appartenente ad una Confraternita. L’immagine venne quasi dimenticata, finchè nel 1609 un povero storpio che s’era addormentato sotto di essa sentì una voce che gli diceva di alzarsi perché era guarito. Da quel momento la Madonna venne fatta oggetto di venerazione e la piccola icona diventò meta di pellegrinaggi e molti furono i miracoli riconosciuti anche dalla chiesa. In un tempo brevissimo venne costruito un Santuario e sin dall’inizio i pellegrini portavano in dono alla sacra immagine delle galline, oche, volatili in genere. Da qui l’appellativo di “Madonna delle Galline” e anche sopra un affresco apposto sul portale del santuario, Maria appariva dentro una nuvola, contornata da un piccolo stuolo di galline.
Nel giorno dell’ottava di Pasqua si partiva in processione verso il Santuario con una statua della Madonna appositamente realizzata, posta su un piedistallo girevole, vestita di ricche stoffe e con la corona, a cui i fedeli “gettavano” i loro volatili ornati di nastri, creando uno svolazzio di colori, di ali, di piume. Alla fine della processione questi animali venivano poi “riscattati” in cambio di un lascito in denaro che veniva devoluto alla Confraternita presso cui sorgeva il Santuario.

 

 

 

alcune note sono tratte da


http://www.wikipedia.org e da Santi e beati.it

* foto s. Francesco di Paola tratta da http://www.incamminocongiulio.it/san-francesco-di-paola-al-via-le-celebrazioni-per-il-vi-centenario-della-sua-nascita/


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I Riferimenti sugli animali nella Bibbia e nei Vangeli li troverete nell'articolo "Animali nella Bibbia" sotto la voce "Antico Testamento"


 

- Fiori nelle immaginette religiose

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