Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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CHIESA DI SANTA MARIA DEL POPOLO

 

 

Una immaginetta (fronte in alto, retro a destra) veramente singolare, ricevuta in dono dalla cara  amica, la prof.essoressa Stefania Colafranceschi, ha costituito un intrigante invito ad approfondire le valenze devozionali, storiche ed iconografiche piacevolmente suggerite nella cornice, ad un tempo leggiadra per i fiori e geometrica per le partiture. Entro il riquadro centrale è inserita la Madonna con Bambino, Santa Maria del Popolo. Il Bambino si presenta avvolto morbidamente con un drappo rosso, colore simbolo della Sua natura umana sovraimposta a quella divina, doppia natura espressa altresì da indice e medio della mano destra alzati in segno di benedizione; le altre tre dita unite richiamano la Trinità. Secondo una interpretazione proveniente dagli studi monastici del centro dell’ortodossia di Monte Athos (repubblica autonoma in territorio greco, sede di venti monasteri di fede ortodossa, dove vivono monaci, maestri di spiritualità e studiosi) l’intreccio e la curvatura delle cinque dita suggerirebbe le lettere greche del monogramma di Cristo. Sulla spalla di Maria una stellina a otto punte rappresenta la Sua Verginità perpetua, ma è anche legata all’attributo mariano Stella del Mattino, poiché Ella precede l’Incarnazione.

La tavola bizantineggiante, dalla tradizione attribuita a san Luca, che si trova nell’abside della omonima chiesa romana di piazza del Popolo, si presenta con colori più intensi ed una luminosità suggestiva, quasi metafisica (vedi a destra).

E’ il risultato dell’opera di restauro effettuata circa trenta anni fa, in seguito a un furto e al successivo ritrovamento dell’icona. La riproduzione stampata nel santino esprime il garbo, la dolcezza e la precisione esecutiva dello stile di fine ottocento, ma non trasmette la profonda, arcaica ieraticità del dipinto originale.

Ecco alla base del santino su sfondo verde due date in cifre romane dorate: 1099-1899. Nel 1099, all’inizio del suo pontificato, nell’anno della liberazione del Santo Sepolcro, il papa Pasquale II (pontificato 1099-1118) fece costruire una cappellina, con il contributo del popolo romano, da cui forse l’origine del nome, nel luogo del demolito Mausoleo dei Domizi Enobarbi, tomba dell'imperatore Nerone. Il toponimo potrebbe risalire anche al pioppo (populus) fatto abbattere da Pasquale II per la costruzione della chiesetta, in seguito ad una visione della Vergine che lo invitava a realizzare l’opera a Lei dedicata.

Il 1899, l’ottocentesimo anniversario, è presumibilmente l’anno di stampa dell’immaginetta celebrativa.  In alto, al centro, leggiamo la didascalia dorata su sfondo verde FESTE CENTENARIE DI S.M. DEL POPOLO. Il parroco di allora, padre Raffaele Colantuoni, agostiniano, si dedicò alla redazione e pubblicazione di un testo celebrativo dal titolo S. Maria del Popolo, negli otto secoli dalla prima sua fondazione, 1099-1899, ed. Lefevre, una storia completa ed appassionata, che contiene anche un riferimento alla preghiera stampata sul verso del santino, testimoniandone la contemporaneità, ma non accenna alla sua realizzazione né alla esecuzione della Madonnina su di esso riprodotta.
Dopo cento anni, nel 1999, l’avvenimento fu di nuovo ricordato con la stampa di una guida e di una pubblicazione  illustrata (cfr. www.santamariadelpopolo.it), che oggi sembrerebbe non più reperibile.

Nei due riquadri su  sfondo giallo si legge la invocazione in latino, ripresa nei versi più accorati ed estesi sul retro della immaginetta, che si traduce SANTA MARIA – SOCCORRI I MISERI – PREGA PER IL POPOLO – INTERVIENI PER IL CLERO – INTERCEDI PER IL DEVOTO SESSO FEMMINILE, nella quale stupisce l’insistenza per l’intercessione a favore del “gentil femmineo sesso”, un femminismo in quegli anni, almeno in Italia, ante litteram, che accomuna  alle categorie, che tradizionalmente necessitano di aiuto e quindi di preghiere, le donne: una singolarità mai riscontrata in altre immagini devozionali almeno dalla scrivente, alla quale sarebbe gradito un eventuale contributo dei lettori sull’argomento. Alla fine dell’800,  a meno di 40 anni dalla conseguita unità d’Italia, era già in atto un gran fermento sociale, un desiderio di trasformazioni innovative: è del 1899 la fondazione della associazione “Unione femminile nazionale”. Tuttavia ricordo che solo dal 1874 le donne erano state ammesse nei Licei e nelle Università, mentre si dovrà arrivare al 1919 perché un pontefice, Benedetto XV, si esprima a favore del voto alle donne.

E’ altresì non comune l’inserimento, nelle volute della cornice bilateralmente, dei volti di sei pontefici, che ne scandiscono la partitura, con molta semplicità abbozzati, ma ben individuati dal cartiglio che li nomina e disposti secondo la successione temporale in senso prima orario e poi antiorario, tutti coinvolti nel progressivo secolare arricchimento dell’importante luogo di culto.

Tre di essi indossano il camauro, dal latino camelaucum, usato dai papi dal XII al XVIII secolo, copricapo realizzato in velluto rosso con bordura in ermellino o piume di cigno, ripristinato nell’uso recentemente da Giovanni XXIII e talvolta da Benedetto XVI.

L’iconografia sembra ispirarsi ai tondi con i volti di tutti i pontefici in successione, collocati, in alto, sulle pareti delle navate della Basilica  Patriarcale di San Paolo fuori le mura a Roma. 
Il primo è il fondatore già nominato Pasquale II, nel tondo in alto a sinistra e nel ritratto seicentesco (autore G. Franchi) della figura qui a destra.
Egli fu promotore della protezione della Chiesa verso gli Ospedalieri di san Giovanni di Gerusalemme (ovvero Sovrano Ordine di Malta), ma anche della loro indipendenza e sovranità, così permettendo loro di operare liberamente per 900 anni a favore dei bisognosi di assistenza medica ed aiuto.

Papa Pasquale II

Papa Gregorio IX

In alto a destra è incorniciato il volto del papa Gregorio IX (Ugolino dei Conti di Segni, Anagni - FR, pontificato 1227-1241), il quale, dopo oltre un secolo, dispose l’ampliamento della chiesetta e vi fece trasferire l’icona della Madonna del Popolo dalla Basilica di San Giovanni in Laterano.

Nella figura qui a sinistra approfondiamo la conoscenza del pontefice anagnino, che appare di profilo, ben delineato dai tratti decisi, con i solenni paramenti riccamente istoriati, lo stemma personale con l’aquila ad ali spiegate e la didascalia con la durata del pontificato, 14 anni e 5 mesi, in una incisione di Antonio Tempesta (Firenze 1555-Roma 1630), appartenente alla collezione di  Ennio Belotti.

Come i suoi due predecessori (Innocenzo III e Onorio III), questo pontefice operò nell’epoca della lotta per la supremazia politica tra il papato e l’impero, che fu segnata dalle scomuniche, poi revocate per alterne vicende, che colpirono l’imperatore Federico II, il quale aveva promesso una crociata non più realizzata e diede seguito ad alleanze e manovre politiche contrarie agli interessi della Chiesa di Roma. Gregorio IX difese con energia  la superiorità morale dell’autorità papale. Tuttavia, quando egli  morì, Roma era sotto assedio da parte dell’imperatore.
Promosse la canonizzazione di san Francesco d’Assisi, sant’Antonio di Padova, san Domenico di Guzman e santa Elisabetta di Ungheria. Condannò come eretico il testo ebraico del Talmud, condanna suffragata da una commissione presieduta da Alberto Magno (1206-1280), il maestro di san Tommaso d’Aquino, successivamente santificato e proclamato Dottore della Chiesa.

Da rilevare è l’appartenenza alla famiglia dei Conti di Segni di altri tre papi: Innocenzo III (XII-XIII sec.), Alessandro IV (XIII sec.) e Innocenzo XIII (XVIII sec.).
Dal 1250 la Chiesa di Santa Maria del Popolo fu affidata agli Agostiniani, insediati nel monastero adiacente la chiesa, oggi non più esistente.

Un impegnativo intervento di ricostruzione ed ampliamento fu commissionato ad Andrea Bregno da Sisto IV (Francesco Della Rovere, origine ligure, ordine francescano, 1471-1484), raffigurato di profilo, a destra, nel terzo tondo del santino e nella quinta figura in uno splendido dipinto di Tiziano.
A Sisto IV si deve la sistemazione in pieno stile rinascimentale dell’altare maggiore.
L’abside a conchiglia e il coro invece ci appaiono oggi come riprogettati da Bramante all’inizio del ‘500 e arricchiti, negli scomparti e nella volta a “vela”, dagli splendidi affreschi del Pinturicchio, con i quattro Evangelisti, le Sibille, i Dottori della Chiesa, tra variopinte partiture e decorazioni, ammirevoli, ma anche ricche sorgenti di informazione.
Il nome del pontefice Sisto IV appare inciso su molti edifici, monumenti e luoghi di culto a Roma, per gli investimenti prestigiosi da lui dedicati alla ricostruzione e allo sviluppo urbanistico, architettonico ed artistico della città.
La Cappella Sistina (con l’opera di artisti quali Perugino, Botticelli, Ghirlandaio, Pinturicchio, Signorelli, mentre Michelangelo intervenne successivamente su incarico di Giulio II), la via Sistina, il ponte Sisto sono solo alcune tra le mirabili opere realizzate.

Ritratto di Papa Sisto IV di Tiziano

Ritratto di Papa Giulio II dipinto da Raffaello

Numerosi esponenti della sua famiglia, come era abitudine all’epoca (nepotismo) furono chiamati a collaborare con lui e lo spinsero in impegnative azioni di guerra e in appoggi politici  a Firenze, Ferrara, Milano, Venezia e Napoli, allo scopo di ampliare i confini dello Stato Pontificio.
Istituì la festa della Immacolata Concezione l’8 dicembre. Il dogma fu promulgato molto più tardi, nel 1854, da Leone XIII.

Su iniziativa del pontefice Giulio II (Giuliano Della Rovere, nipote di Sisto IV, 1503-1513), il cui volto nell’immaginetta è rappresentato nel quarto tondo centrale a sinistra, furono eseguiti ulteriori importanti lavori.
Pontefici illuminati, appartenenti a importanti famiglie, si manifestarono fautori della cultura e delle arti, nell’epoca rinascimentale dei grandi e famosi artisti italiani, i quali espressero “…plasticamente il senso del mistero, che fa della Chiesa una comunità universale, ospitale, madre e compagna di viaggio per ogni uomo alla ricerca di Dio” (Giovanni Paolo II).

L’importanza della Famiglia Della Rovere è evidenziata all’interno della chiesa di Santa Maria del Popolo in due impegnative cappelle laterali. Lo stemma con la quercia compare più volte nelle pareti e nei pilastri ed è riportato nella foto qui sotto riportata, scolpito in bassorilievo su una balaustra marmorea.


Giulio II si manifestò anche energico politico, sia per i suoi positivi interventi in campo economico, che per la gestione delle alleanze, anche ricorrendo ad azioni di guerra, sottomettendo al papato Bologna e Modena, controllando l’espansione di Venezia, con la quale, insieme alla Spagna e l’Inghilterra, promosse la Lega Santa, riuscendo così ad estromettere i francesi dall’Italia Settentrionale.
Era molto legato a Michelangelo, al quale commissionò anche il proprio monumento sepolcrale, poi realizzato nella chiesa di san Pietro in Vincoli di Roma.

Come è coinvolto con Santa Maria del Popolo il grande Pontefice Gregorio XIII (Ugo Boncompagni di Bologna, 1572-1585)?

Egli è  considerato uno dei più importanti dell’età moderna, per il suo contributo alla Riforma Cattolica con la riorganizzazione e rigenerazione della Chiesa dopo l’avvento del Protestantesimo, per il conseguimento del rinnovato e valido ancora oggi Calendario Gregoriano (con la bolla Inter gravissimas del 24 febbraio 1582),  per  la fondazione della Università Gregoriana, oltre che per la collaborazione con i Gesuiti e l’appoggio economico all’importante centro culturale del Collegio Romano.
In occasione del restauro dell’Acquedotto Vergine, egli fece collocare una delle diciotto fontane ad esso collegate nel centro della piazza antistante la Chiesa di S. Maria  del Popolo.

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E’ nominato inoltre in una targa apposta sulla facciata, visibile nella successiva figura, per la concessione di una particolare  indulgenza plenaria perpetua per la devozione dei fedeli “in tutti i giorni di sabato”, che egli sancì con la scrittura di un Breve di Sua Santità, nella data  25 gennaio 1582

 Il Breve Apostolico costituisce una tipologia di Documento Pontificio, di minore importanza rispetto agli altri, che, ricordiamo in ordine crescente, sono: la Bolla Pontificia, la Lettera Apostolica, la Esortazione Apostolica, l’Enciclica, la Costituzione Apostolica ed il Motu Proprio. 

Il volto di Gregorio XIII è delineato, di profilo, nel quinto tondo in basso a sinistra ed è rappresentato con efficacia nella incisione di  Tempesta (collezione Belotti), benedicente, con la folta barba bianca, con il manto, il copricapo camauro e lo stemma papale con il dragone della famiglia Boncompagni

Papa Gregorio XIII

Papa Alessandro VII

Il sesto tondo contiene il volto del papa Alessandro VII (Fabio Chigi, Siena, 1655-1667), che si distinse per la grande cultura e la promozione delle arti e della filosofia, alle quali amava dedicarsi.
Egli fu ordinato cardinale dal papa Innocenzo X, che gli conferì anche il titolo cardinalizio della chiesa di Santa Maria del Popolo.
Ricordiamo che i  titoli cardinalizi sono chiese della diocesi di Roma il cui nome e le cui proprietà vengono legati ad un cardinale al momento della sua designazione, quindi non tutte le chiese lo possiedono.

Pertanto egli fu l’artefice del restauro  barocco  della chiesa di S. Maria del Popolo, del quale diede incarico, nel 1655-60, a Gianlorenzo Bernini, il suo artista prediletto, che lo ritrasse anche nel busto marmoreo, riportato qui a sinistra, e si occupò del rinnovamento della già esisten Cappella Chigi, gioiello architettonico di Raffaello, che realizzò anche i cartoni per i mosaici della cupola.

Al Bernini commissionò numerose opere, tra cui la Cattedra della Basilica di San Pietro in Vaticano, il grandioso colonnato che circonda piazza della Basilica e numerosi restauri di chiese a Roma e ad Ariccia, quando quest’ultima passò alla proprietà della sua famiglia di origine, la famiglia Chigi (ancora il nepotismo), noti banchieri toscani.

Lo stemma papale che lo contraddistingue contiene infatti  gli elementi, i sei colli d’oro su sfondo rosso, che si riferiscono ai Chigi, ai quali, per volere di Giulio II, furono unite le querce dei Della Rovere.
La composizione dello stemma pontificio appare chiaramente nella figura a colori.
Nello scudo a sfondo rosso è inserita l’arme del casato di famiglia o scelta all’atto della elezione, sormontato dal copricapo papale a tre corone, la tiara (non più in uso dopo Paolo VI), che rappresenta la dignità del Sommo Pontefice come capo supremo della Chiesa e sovrano dello Stato Pontificio, mentre dietro lo scudo sporgono le chiavi incrociate (decussate, cioè disposte come la croce di sant’Andrea), simbolo della Giurisdizione, legate da un cordone rosso con due fiocchi. Il primo stemma pontificio di cui si ha notizia è quello di Innocenzo III dei Conti di Segni, quindi lo stesso di Gregorio IX.

Durante il pontificato di Alessandro VII la regina Cristina di Svezia, dopo l’abdicazione, venne a Roma e fu da lui battezzata. Egli promosse anche la canonizzazione di Francesco di Sales.
Curò la fondazione della Biblioteca Universitaria Alessandrina, nel 1661,  come biblioteca dello Studium Urbis, già istituito con Bolla del 20 aprile  1303   da Papa Bonifacio VIII.

La chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma, un caleidoscopio coinvolgente di opere d’arte, richiederebbe ancora molta attenzione. Le due grandi tele del Caravaggio (Conversione di San Paolo e Crocifissione di San Pietro), poste nella cappella Cerase, nel transetto, da sole costituiscono un tesoro di inestimabile valore.
Il semplice santino, come sempre, oltre ad esprimere la devozione a Maria, ci ha regalato una finestra spalancata verso differenti affascinanti panoramiche: l’approfondimento iconografico, l’inquadramento storico, nella storia della Chiesa e nella storia dell’arte, la conoscenza di  informazioni mirate alla comprensione e spiegazione di eventi del passato e di tradizioni ancora valide, la gioia di poterlo ammirare, interpretare e conservare con rispetto ed amore e, personalmente, il piacere di condividere i risultati dello studio con i lettori.

 

Della stessa Autrice:

- Chiesa di Santa Maria del Riposo - Roma

- Chiesa e monastero di santa Maria del Rosario al Trionfale - Roma

- La Basilica dei 14 Santi Ausiliatori

- Rachele, una grande matriarca della Bibbia

- San Giuda Taddeo, una stella del firmamento

- Santa Maria del Popolo

 

e in Collaborazioni altro articolo di don Damiano Grenci sui:

- 14 Santi Ausiliatori

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