Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

 

COLLABORAZIONI

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STELLA SPLENDENS
SEGNI CELESTI E LUCE PRODIGIOSA PER LA NASCITA DEL BAMBINO GESU'

 

 


“Su coloro che abitavano la terra tenebrosa, una luce rifulse”. La profezia di Isaia (1), annuncio della nascita del Figlio di Dio, è una figurazione evocativa potente, che ha attraversato le generazioni col suo messaggio straordinario; la notte conobbe un nuovo giorno - riferisce la Scrittura -, e gli uomini furono illuminati da uno splendore eccezionale e sorprendente.
L’universo figurativo cristiano ebbe, nella Stella, il segno divino più alto e persistente; sul piano rappresentativo, la fulgida luce ha dato occasione agli artisti di esprimersi, ispirandosi alle fonti scritturistiche, agli apocrifi, alle leggende, alle comete di passaggio, quali la cometa di Halley, e talvolta all’estro personale.
Il repertorio narrativo dei primi secoli, erede di più antiche raffigurazioni della Stella, vede la prevalenza della stella ottogona, a otto punte, accanto al tipo che presenta cinque, sei e sette punte; a questi tipi iconografici tradizionali, di cui più avanti si tratta, si aggiunse il nuovo genere figurativo inaugurato da Giotto, il quale appone, nella Natività della Cappella degli Scrovegni a Padova, una cometa (2), come era apparsa in quegli anni nel cielo. Da allora, infatti, vediamo raffigurata la Stella in altre fogge, secondo una varietà che trova riscontro nelle tavole dell’Atlas coelestis dell’idrografo J. Seller (3): stella caudata, stella barbata, stella biforcuta … di cui gli studiosi del tempo andavano discettando, cimentandosi peraltro nelle dispute intorno alla natura delle Comete, ritenute da sempre ambivalenti, portatrici cioè di eventi favorevoli, ma, potenzialmente, anche nefasti.

Fig. 2 - Adorazione dei Magi -
Salterio di Engenbelg, miniatura, 1330

 

Fig. 5 - Attesa della nascita, XV sec.

L’arte barocca si farà interprete del tema della stella, offrendoci esempi emblematici, nella direzione di un’enfasi celebrativa e di un’apoteosi cosmica; l’incisore Pietro Testa, nell’intento di onorare il suo committente, dà vita a una “invenzione” vera e propria, una stella tridimensionale, materializzando visivamente l’irruzione del prodigio nella sfera terrena, il tempo di Dio nello spazio vissuto dagli uomini.
Questa evoluzione iconografica, in cui si riflettono fattori molteplici, trova riscontro nell’arte colta, e parallelamente, per discendenza e imitazione, nell’iconografia di carattere popolare e popolareggiante, che qui si intende ripercorrere. Accanto alle varianti figurative della luce stellare, le immaginette devozionali attestano, in una sorta di raffronto speculare, la continuità dei caratteri, e la fortuna di temi e motivi cari alla pietà popolare.
All’interno del percorso, vedremo l’affermarsi della figurazione dell’angelo-stella, portatore di luce e simbolo stesso della presenza divina; la sua funzione di ausiliatore, esplicitamente raccomandata nei trattati sull’arte del periodo post-riformistico, ne farà un protagonista ricorrente delle scene di argomento sacro, determinando nuovi temi iconografici, quali l’Adorazione degli angeli, e pratiche devote, legate alla figura dell’Angelo custode.

Alle origini: tipi e simboli

La comparsa di una stella ha contrassegnato, nella mitologia, le nascite divine di Mitra e Buddha. Compaiono stelle sul capo della dea egizia Iside, la dea-madre; nell’Olimpo greco, Venere è stata associata al simbolismo stellare, è la più fulgida delle stelle. La divinità partecipa dei segni celesti, suoi attributi ed emblemi; stella, sole, luce celeste, emanazioni di una energia cosmica.
Nella Bibbia, il Messia è paragonato alla stella (4), secondo le parole di Isaia “Alzati, rivestiti di luce perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te” (5).
Nel Vangelo, solo Matteo parla della Stella, quando riporta l’espressione dei Magi “Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo” (6).
La Stella evangelica non è stata una cometa vera e propria, ma è stata vista come tale in quanto la descrizione che ne è stata tramandata, derivata dalla letteratura orientale apocrifa antica e dalla stessa Sacra Scrittura, la presenta come ruota infuocata, spada celeste, luce dall’alto: “Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino” (7).
Non un fenomeno cosmico, quanto piuttosto un evento di natura simbolica.

I Padri della Chiesa ne hanno esplicitato il significato simbolico e spirituale, esortando i fedeli a distinguere fra l’astrologia e i segni divini:
“Considerate dunque - afferma Giovanni Crisostomo - donde venne ai Magi l’idea del viaggio e ciò che li spinse ad interpretarlo. A me pare che non fu solo opera della stella, ma anche opera di Dio che mosse le loro anime” (8).
Origene la ritiene una potentia (“dynamis”), e il più grande innografo bizantino, Romano il Melode, ha scritto: “È una stella per l’apparenza, è una potenza per l’intelligenza, venne insieme coi Magi come prestando servigio, e ancora sta ferma adempiendo il suo ufficio, e coi raggi mostrando il luogo ove fu generato fanciullo or ora nato, il Dio prima dei secoli” (Inni 59,8).
Il termine “cometa” entrò nell’uso più tardi, con l’avvento della cultura scientifica e astronomica, che mediante l’osservazione del cielo permise di conoscere i fenomeni celesti veri e propri.

Nei primi secoli, la stella è associata alle figure profetiche, e simbolizza l’intervento divino, manifestatosi con l’Incarnazione di Cristo.
Affreschi e bassorilievi sui sarcofagi paleocristiani trasmettono questa figurazione profeta-stella, che si perpetua nelle rappresentazioni pittoriche e plastiche del Romanico e del Gotico.

Ma come è disegnata la Stella, nell’arte dei primi secoli del cristianesimo?
“La stella conobbe a livello iconografico varie forme: la più antica fra tutte fu forse il monogramma del Cristo, ma antiche erano anche quelle che la rendevano come un sole, un astro di vario aspetto, un fiore, un angelo, oppure lo stesso Gesù Bambino” (9).
Tra le prime espressioni artistiche delle comunità cristiane, vi sono due raffigurazioni catacombali (10) che mostrano il profeta e una stella, come si è detto, risalenti al II-III sec. (fig. 1); gli affreschi richiamano entrambi il profeta Balaam (11), di origine mesopotamica, e la sua profezia: “una stella spunta da Giacobbe e una scettro sorge da Israele” (12).
La letteratura profetica ha influenzato a tal punto la simbolica messianica, da portare a considerare la stella come immagine stessa del Signore, ritraendolo nell’astro stesso, o includendovi il nome. Pertanto, una stella accompagnerà inconfondibilmente la Nascita di Cristo; campeggia sulla scena, l’attraversa col suo raggio, o la preannunzia (fig. 5), o contiene in sé l’immagine dell’Emanuele, o il Suo nome.
Innanzitutto, osservando l’affresco della catacomba, consideriamo la modalità esecutiva della stella, resa con essenzialità di tratteggio, e una forma a doppia croce che si interseca, dando luogo a otto raggi.
Il numero otto fa riferimento alla Resurrezione, che ebbe luogo l’ottavo giorno, segnando il passaggio dalla morte alla Vita, così come la Stella, col suo cammino, illumina i Magi nel loro percorso di ricerca, attraverso la notte, verso la fonte della conoscenza di Dio. Simbolizza, insieme, la Creazione e la Nuova Alleanza: il compimento dell’opera creativa, ma anche l’ottavo giorno della Rinascita del Signore, che segna la restaurata armonia della Creazione (13).
L’ottavo giorno diviene, per i cristiani, il giorno della Festa, consacrato a Dio, che mediante la Resurrezione ha riscattato ogni uomo, e ristabilito il patto di alleanza coi figli di Adamo. Primo giorno della nuova creazione, dell’Uomo tornato alla vita, che inaugura un regno nuovo. “Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del sole, poiché questo è il primo giorno (dopo il sabato ebraico, ma anche primo giorno) nel quale Dio, trasformate le tenebre e la materia, creò il mondo; sempre in questo giorno Gesù Cristo, nostro Salvatore, risuscitò dai morti” (14).
La simbologia legata all’ottavo giorno spiega la forma architettonica dell’arte paleocristiana e medievale; dall’impianto ottagonale della chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, l’Anastasis, ai battisteri, ai fonti battesimali, ai rosoni delle chiese romaniche e gotiche, agli ex-voto e le stelle di carta natalizie, i piccoli ricordini a doppio quadrato della Madonna del Santuario romano del Divino Amore.
Accanto alla stella ottogona, troviamo la stella a cinque punte, riconducibile alla cultura giudaica (fig. 3) (15), che risulta essere tra le più arcaiche rappresentazioni della Stella.
Vediamo poi raffigurata la stella a sei punte (figg. 2, 5); è risultante dalla sovrapposizione di due triangoli, dai vertici opposti simmetricamente, riferibili alle due dimensioni, acqua e fuoco, e ai due poli maschile-femminile, che concorrono all’armonico integrarsi nel processo cosmico: è anche la stella davidica, o stella di Salomone, che si ricollega al nome di Dio (che in essa è inserito).
Infine, esaminiamo la stella a sette punte (fig. 4) (16), il cui numero rinvia a una simbologia ricca di significati, primo tra tutti, i sette giorni della Creazione.

Vorremmo qui riportare tre immaginette (figg. 6, 7, 8), stilizzazioni dell’Astro, prodotte nella prima metà del Novecento, a cinque, sei, e otto punte; l’ultima è significativa, per l’inedita descrizione delle ali, disposte a raggiera, che suggeriscono, visivamente, la fisionomia della Stella, nella loro incorporea celeste levità.
Creature d’aria, prodigiosi ausiliatori celesti.

Fig. 6 - Immaginetta devozionale



Fig. 8 - Immaginetta devozionale


Fig. 7 - Cartolina augurale

Ben si lega a questo l’altro tipo figurativo, in cui la stella sembra personificata, ha sembianze angeliche, oppure viene sostenuta, quasi portata, da un angelo; ne abbiamo esempi nell’arte bizantina, longobarda, romanica (fig. 9) (17) e gotica, e ancora riproposto in età moderna, partecipando del patrimonio variegato dell’iconografia devozionale, come si vedrà.

La cosmologia ebraica riteneva presenti, nel cielo, stelle e angeli; messaggeri di Dio, entrando nella storia degli uomini avevano fatto conoscere il Suo volere e la sua potenza, come nell’episodio della colonna di fuoco (18), che mise in rotta l’esercito degli Egiziani, e aprì la via dell’esodo al popolo ebraico.
L’angelo, già patrimonio della cosmologia assiro-babilonese, prenderà le sembianze di angelo-stella (19), poiché il riferimento alla stella nella profezia più sopra illustrata, portò ad associare Balaam e i Magi. Inoltre, la letteratura apocrifa, gli scritti teologici e poetici hanno tramandato diffusamente il tema dell’angelo- stella: recita il vangelo arabo-siriaco dell’Infanzia “in quello stesso istante apparve loro un angelo sotto forma di quella stella che prima era stata loro guida nel viaggio”.

Fig. 9 - Cattedrale di Benevento, porta bronzea


 

 

Dall’antico al nuovo, tra leggenda, tradizione, e intenti realistici


Fig. 10a - Palermo, chiesa della Martorana

Fig. 10b - Pietro Cavallini - Mosaico in S. Maria in Trastevere, Roma

Esaminiamo ora comparativamente, alcune realizzazioni di grandi opere musive; nell’Arco Trionfale della basilica di S.Maria Maggiore, a Roma, del IV sec., la Stella ottogona campeggia sul capo del Bambino Gesù in trono; a Palermo, nella Chiesa della Martorana (fig. 10a) e nella Cappella Palatina, opera di maestranze di provenienza bizantina, si individuano raffigurazioni di Stella a sei e a otto punte, entro un globo solare (20) da cui si diparte il raggio caudicolo, direzionato verso la figura del Bambino Gesù.

Nel ciclo mariano del Cavallini, a S.Maria in Trastevere a Roma, nel riquadro della Natività, la Stella spicca su fondo scuro (fig. 10b), contornato da un profilo azzurro, che richiama la volta celeste; qui, dall’astro si dipartono tre raggi, che si ripetono in due direzioni: dapprima davanti l’altura, quasi un “prima” temporale, e poi al di qua, avanzando, “dopo”, nella direttrice prestabilita.

La persistenza della Stella, che campeggia al centro della scena, è testimoniata da moltissime opere, rappresentative di un equilibrio compositivo che non ha mai perso il suo fascino; in primo luogo consideriamo l’Attesa della nascita, una tavola del XV sec. (21) (fig. 5), rara iconografia che coglie l’attimo precedente la venuta di Cristo, e illustra quanto riferito dalle Rivelazioni di S. Brigida.

Fig. 11 - Immaginetta devozionale del XIX secolo

Il tema della luce divina, che dalla stella si diparte, e investe il Bambino Gesù col suo fulgore, è aspetto di grande suggestione, nelle rappresentazioni artistiche e devozionali; si è creduto opportuno, a questo punto del discorso, proporne la lettura, nell’intento di attestare la fortuna di questa tematica, che registra una continuità ininterrotta, fino all’arte contemporanea.
In successione cronologica, vediamo la Stella raggiante, a cinque punte, nel pregevole santino apribile del XIX sec. (fig. 11). L’impostazione della luce radiale evidenzia una continuità nell’immaginetta della fig. 12.
Per motivi compositivi, inoltre, la luce radiale viene situata lateralmente.
Tale accorgimento, nell’arte barocca, trae spunto anche dalla tendenza a disporre in diagonale gli assi visivi della composizione, per infondere movimento all’impianto della scena rappresentata, come si vede nelle due immaginette (figg. 13, 14).

Fig. 13 - Immaginetta devozionale merlettata,
- XIX sec.

Fig. 14 - Immaginetta cromolitografica,
sec. XX

Riprendendo l’excursus sull’iconografia della Stella, vediamo come, a partire dal XIII secolo, l’arte evidenzia una modalità rappresentativa più attenta alla realtà, pur mantenendosi, in parte, legata alla tradizione; nel ciclo di affreschi medievali dell’antica chiesa di S. Nicola (fig. 15) a Castro dei Volsci (FR) (22), vediamo in dettaglio un fascio di luce, di proporzioni vistose, illuminare la scena, imponendosi per richiamare visivamente, con la sua luminosità, il nitore delle fasce del Bambino; già le icone bizantine avevano fissato la tradizione iconografica, di profondo significato teologico, richiamando, con le bende candide del Bambino-ostia, posto nella mangiatoia-sarcofago, il tema della Redenzione per mezzo della morte salvifica (23).

Nella Natività dell’Antifonario miniato da Sano di Pietro (24), del XV sec. (fig 16), la stella è fuori scena, ma la sua luce attraversa tutto il campo visivo, campita a linee dorate, richiamando una simbolica tipica del mondo antico, che riservava l’oro alle figure divine, riconoscendo a queste il massimo splendore, paragonabile al Sole, fonte di energia vitale e generatrice.
Si vede, in primo piano, la colomba, elemento simbologico non inconsueto nel repertorio figurativo del Natale di Cristo, che poi assumerà, in pieno Rinascimento, maggior rilevanza.

È utile riportare quanto scrive san Tommaso, che intese enumerare le varie opinioni che la chiesa tramandava, e riferisce sugli esempi iconografici - individuabili nelle medagliette devozionali dei Musei Vaticani, del V sec. in cui, accanto alla stella, figura una colomba (25) -: “alcuni dicono che, come lo Spirito Santo discese in aspetto di colomba sul Signore che doveva essere battezzato, così apparve ai Magi in aspetto di stella. Altri, veramente, dicono che l’angelo che apparve ai pastori in forma umana, apparve ai Magi in forma di stella…” (26).

Fig. 16 - Antifonario miniato di Sano di Pietro

Due Natività (27) di Giotto, poste a confronto, evidenziano come sussista, nell’artista, tradizione e innovazione; la prima riprende la modalità nota nell’esempio antecedente, l’altra, di segno ben diverso (fig. 17-17,1), rispecchia l’intento realistico del pittore, che aveva visto una cometa di passaggio in quegli anni nel cielo (28), e la raffigurò come realmente la vide, nel suo fulgore igneo.

Fig. 17- Giotto
Basilica Inferiore di S. Francesco - Assisi

Fig. 17-1 - Giotto - Adorazione dei Magi
 Cappella degli Scrovegni - Padova

Vediamo ora, in questa xilografia (29) quattrocentesca (fig. 18), una figurazione apparentemente stravagante: tre angeli musici. Questo tema iconografico trae origine dalla “leggenda dei tre soli”, ben presto interpretati come tre angeli, che si ritrovano nelle Natività rinascimentali e barocche. “Nello stesso giorno apparvero dall’Oriente tre soli che formarono poi un solo corpo solare a simboleggiare l’unità e la trinità di Dio o anche che era nato” (30).

Fig. 19 - Presepio - Perugino

Il tema dei tre soli, originario delle tre figure angeliche sovrastanti la mangiatoia del Bambino Gesù, è qui emblematizzato da un’illustre opera d’arte, il Presepio (fig. 19) del Perugino (31), caposcuola del Rinascimento italiano, e successivamente, a titolo comparativo, da una immaginetta dell’inizio del Novecento (fig. 20).

Le figure angeliche, che abbiamo visto accompagnare l’evento, illuminandolo con la loro presenza gioiosa, e proponendosi attraverso la musica e la delicatezza dei gesti, come messaggeri al servizio dell’uomo, si fanno sempre più presenti nell’arte sacra e devozionale, assumendo il ruolo di ausiliatori e custodi a cui ogni fedele può affidarsi.

Fig. 20 - Cromolitografia

 

Il diadema stellato, che vediamo descritto in queste due immaginette del XIX e XX sec. (figg. 21, 22), è la cifra della sua natura celeste, e insieme l’emblema dell’immanenza divina, che rinnova la sua potenza tra gli uomini, soccorrendoli nei pericoli, preservandoli dall’errore, orientandone il percorso.

Nel tempo, come si evince dalla lettura comparativa delle raffigurazioni, si andranno personificando, quali sicuri compagni di viaggio, rispondendo alle domande di una pietà che si intimizza, e alimenta devozioni dalle sfumature più sentimentali.

Fig. 21 - Immaginetta devozionale del XIX sec.

Fig. 22 - Immaginetta del XX secolo

Fig. 23 - Affresco settecentesco - Silea

Sul piano artistico, la funzione dell’angelo-stella quale messaggero di luce divina, continua a sopravvivere, come nell’affresco settecentesco di Silea (32) (fig. 23).
Esempi tardivi del tema iconografico, ispirati alla tradizione nord-europea dell’albero natalizio illuminato da piccole candele, di cui si ha notizia fin dal Cinquecento (33), citiamo due immaginette con angeli porta-luce (figg. 24, 25) rispettivamente del XIX e XX sec.

Un altro tipo di rappresentazione della Stella, che trasmuta fra antico e nuovo, fra medioevo e età moderna, è quello del Bambino-stella, che identifica la figurazione del Dio Bambino con l’Astro.
Narra la Leggenda Aurea: “…tersa e trasparente era l’aria della notte, quando divenne chiara come di giorno perché Dio era disceso sulla terra; ed un celeste corpo luminoso era quello della stella … quella stella aveva la forma di un fanciullo bellissimo sulla cui testa splendeva la croce” (34); una descrizione simile è nell’Opus imperfectum in Matthaeum, che parla di una stella contenente in sé l’immagine di un fanciullo, sormontata da una croce (35).
Questa rara iconografia del Bambino-stella (36) ricorre nella miniatura (fig. 26) di un libro liturgico dell’Abbazia di Novacella, di cui sono eredi, in tempi a noi più vicini, le immaginette delle figure 6, 7 e 8, poste a confronto per esemplificare le varie forme di stella.

Infine, prendiamo in considerazione la figurazione solare della Stella, come globo luminoso, di cui parlano le fonti, tramandata dall’iconografia attraverso icone, affreschi, miniature, incisioni, che appunto evidenziano, nella parte alta della scena, al centro, un emisfero o una sfera luminosa di grandi proporzioni. In questa incisione la figurazione solare è descritta entro l’effige del Bambinello dell’Ara Coeli (fig. 27), il simulacro a cui la religiosità dei romani ha tributato un culto ancor oggi vivo e sentito (37).
Il Bambino contiene in sé tutta la Luce divina, proponendosi nella sua sacralità, e istituisce con i fedeli, per mezzo dell’immagine, un legame efficace di carattere protettivo e taumaturgico: vi si legge “Immagine del miracoloso Gesù Bambino in Ara Coeli” (38).

Fig. 27 - Incisione di A. Banzo,1820





Più chiaro che stella: il Bambino “luce delle genti”


Alle fonti narrative di ispirazione religiosa, la Leggenda Aurea e le Meditationes, opera ascetica di ambito francescano, si aggiunse il libro delle Rivelazioni di S. Brigida (1303-1373), in cui la mistica narra di aver conosciuto dalla stessa Vergine Maria la narrazione della nascita divina; nell’oscurità della grotta, il Bambino apparve splendente di luce straordinaria.
Per questo, agli albori dell’età moderna, le raffigurazioni delle Natività e Adorazioni dei Magi, trasmettono una diversa iconografia del Bambino Gesù, descritto come sfolgorante, radioso. Il Bambino irradia una luce interiore, immanente. E tutta la scena intorno a Lui ne riflette i bagliori.

Il motivo di Cristo come fonte di luce è reso con efficace semplicità nella xilografia di Giovanni du Pré (fig. 28) del 1487 (39), e nel frontespizio (fig. 28) di un libretto a stampa del XVI sec. (40), operetta in rima sulla Natività.


De nova stella barbata et caudata

 

Nella xilografia (fig. 29) che illustra una edizione in volgare della Leggenda Aurea (41) si evidenzia una stella che, per la sua forma, era definita “caudata”.
L’osservazione delle stelle, perseguita incessantemente da Galileo grazie al perfezionamento del cannocchiale, consentì da un lato l’individuazione di vari tipi di comete, e dall’altro innescò più accese discussioni, e vere e proprie dispute, sulla natura di queste, che si interpretavano sia come benefiche, che portatrici di calamità. Come in antico, ci si contrapponeva all’insegna di atteggiamenti tradizionalisti, e fatalistici.
La Stella “caudata”, qui presa in esame, trovò particolare fortuna, a motivo della sua rassomiglianza con la Croce, permettendo di istituire un legame visivo tra i due momenti del ciclo cristologico.
Variante del genere in esame, è la Stella con la coda ondulata, di particolare effetto visivo, che compare tradizionalmente nei presepi natalizi.

Fig. 29 - Xilografia, Leggenda Aurea, 1518

Anche la produzione devozionale (fig. 30) ne dà testimonianza.
La luce prodigiosa è resa inoltre come un insieme di riflessi, un effetto di pura rifrazione, in tre diverse esecuzioni qui raffrontate: l’incisione è del XVI, l’immaginetta merlettata del XIX, l’ultima del XX sec. (figg. 31, 32, 33).

Fig. 30

Fig. 32 - Santino merlettato, sec. XIX


Ancora una modalità rappresentativa della Stella, che denota l’interesse all’aspetto rifrattivo della luce, si nota nella Adorazione dei Magi (fig. 34a) di Fra Ambrogio Chelmi (42); per effetto della duplice colorazione, che suggerisce le zone d’ombra e di luce, la Stella appare quasi in rilievo. Ne richiama l’aspetto un santino devozionale (fig. 34b) con la medesima tecnica cromatica.
Per conseguire nuovi effetti sul piano figurativo, gli artisti descrivono la Stella in posizione tale che domina la scena, con la sua luce radiale penetrante, e ricorda le figurazione dei mosaici, con il raggio caudicolo congiungente l’Astro al Bambino Gesù.
Ma il desiderio di perseguire soluzioni ancora più sorprendenti, suggerisce di trasformare la Stella radiosa, in una Stella che fosse anche gloriosa.
In piena età barocca, nel periodo del trionfo e della spettacolarità del sacro, l’enfasi investe anche la Stella; la sua luminosità viene amplificata, in alcune raffigurazioni, da una gloria di angeli che la contornano, e conferiscono alla scena un senso di dinamicità e di straordinarietà.
L’incisione qui riprodotta (fig. 35) mostra questa abilità rappresentativa: gli angeli attorno alla Stella, in gruppi di tre - numero cristologico - nell’incisione tedesca di J.U. Krauss (43), suggeriscono l’idea di un’irruzione potente e subitanea, al momento della Nascita, sollecitando attenzione ed emozione nel riguardante.

E ancor più avvincente e singolare l’“invenzione” figurativa (fig. 36) dell'incisore Pietro Testa (1611-1650), il quale, volendo onorare il Cardinal Buonvisi, suo committente, a partire dall’emblema araldico di famiglia, in cui campeggia una stella, compie un’operazione trasformativa in senso tridimensionale: la Stella assume il profilo di un poligono a più punte, di cui una, di lunghezza maggiore, è trattenuta da un angelo, che sembra sorreggerla (44).
Si può notare che anche in questo caso la gloria di angeli è costituita da gruppi di tre, disposti circolarmente, sovrastati da un altro angelo, a braccia aperte e ali spiegate.

Il tema della Stella gloriosa, espressione del gusto barocco per la spettacolarità, si rispecchia in questo pregevole santino traforato (fig. 37); i raggi della Stella, e gli angeli attorno ad essa, ne accentuano la luminosità, e trasmettono un’impressione festosa e di grande armonia.

Fig 36 - Adorazione dei Magi di P.Testa,  1636 ca

Fig. 37 - Immaginetta del XIX secolo





Modernità e tradizioni

Una realizzazione attuale e originale della Stella, ogni anno ricollocata in situ per annunciare la ricorrenza del Natale, è la struttura architettonica istallata accanto all’Arena di Verona (fig. 38); una stella di 64 punte, un 8 potenziato, riproposizione di una simbologia antica.
La suggestione dell’immagine è nel contrasto col buio, e con le vestigia dell’Arena.

Fig. 38 - Verona

Fig. 39 - Biglietto natalizio inizi '900

Nel biglietto natalizio (fig. 39) che chiude il percorso di immagini, la Stella è immutata; ma i donatori rivelano una profonda trasmutazione.
Al posto dei Magi solenni e adoranti, un bambino, una donna e un giovane, rappresentativi di tutti gli offerenti e di tutte le componenti sociali, abitualmente intorno al Bambino Gesù. Accomunati dalla gioia, ci trasmettono una luce interiore.
Messaggeri di pace e serenità per l’anno che viene, i cantori (fig. 40) della “Stella”, tradizionale canto di questua ancora vivo nell’Italia del Nord, celebrano, commemorando la rinascita della Stella nel buio della notte, il proprio legame con la tradizione di un’attesa cosmica (45).

Fig. 40 - Cantori della "Stella"



Note


1) - Is 9, 2
2) - La cometa descritta da Giotto, qui nella fig. 28, è particolarmente apprezzabile, per il suo realismo, come si può cogliere dal raffronto che P. Maffei propone, con un disegno della stessa cometa, osservata nel 1652; vd La cometa d Halley, Milano 1984, pp. 220-221.
3) - Lo studioso J. Seller, idrografo, elaborò le tavole riproducenti le varie forme di comete, presenti nel catalogo Comete. Immagini e storia nei libri dell’Angelica, Biblioteca Angelica, Roma 1986, cui si rinvia, tavv. II-VII.
4) - Emmanuele Dio è con noi, Mostra 8 dicembre 2008 -18 gennaio 2009, S. Angelo in Vado, a cura di D. Tonti-S. Bartolucci, p. 18.
5) - Is 60, 1-3.
6) - Mt 2,1-2.
7) - Ap 22,16.
8) - Omelia sul Vangelo di Matteo (VI, 24).
9) - F. Cardini, La Stella e i Re, p. 48.
10) - Si tratta di un affresco nella catacomba di Via Latina (VI sec.), qui raffigurato, mentre l’altro è nella catacomba di Priscilla (II sec.), a Roma.
11) - Identificabile con Zahratustra, contemporaneo di Mosè: vd. F. Cardini, I Re Magi, pag. 28.
12) - Num 24,17.
13) - Emmanuele Dio è con noi, op. cit. p. 17 sgg.
14) -Catechismo della Chiesa Cattolica, Città del Vaticano 1992, p. 537.
15) - Altare del Duca di Ratchis, Cividale del Friuli, Museo del Duomo.
16) - San Bartolomeo in Pantano, Pistoia: particolare del pergamo.
17) - Particolare della porta bronzea della Cattedrale di Benevento. Benevento, Biblioteca
della Cattedrale; vd. In Epiphania Domini. L’Adorazione dei Magi nell’arte siciliana, Palermo, 1992.
18) - Es 14,19.
19) - M. Bussagli, Storia degli angeli, p. 200 sgg.
20) - M.C. Di Natale, In Epiphania Domini, p. 113.
21) - La tavola, del 1450, è patrimonio del Landesmuseen di Linz, e figura tra le opere
della recente mostra Apocrifi, tenutasi a Illeggio, Casa delle Esposizioni, Tolmezzo,
24 aprile-4 ottobre 2009, a cura di A.Geretti; vd. pp. 140 e 213.
22) - Per le notizie riguardanti il ciclo di affreschi, e l’immagine, ringrazio Elio Corsi, il cui lavoro di ricerca è in via di pubblicazione.
23) - G. Passarelli, Icone delle dodici grandi feste bizantine, Milano 1998, p. 85 sgg.
24) - L’immagine è stata resa disponibile dall’Archivio dei Musei Civici, Bologna.
25) - Bussagli, op. cit., p. 204.
26) -Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae III, q.36, a.7.
27) - La prima è la Natività nella Basilica di S. Francesco, ad Assisi, la seconda è l’Adorazione dei Magi nella Cappella degli Scrovegni, a Padova.
28) - Non si trattava, come è stato affermato, della cometa di Halley; studi recenti hanno dimostrato abbia attraversato i cieli d’Italia dopo la morte del pittore; così come è stato dimostrato che la medesima cometa fece la sua comparsa in anni anteriori alla nascita di Cristo.
29) - In: Xilografie italiane del Quattrocento da Ravenna ed altri luoghi, Catalogo della mostra, Ravenna 1987, pp. 74-75.
30) - Jacopo da Varazze, Leggenda Aurea, trad. di C. Lisi, Libreria Editrice Fiorentina, 1952, p. 52.
31) -Collegio del Cambio, Perugia.
32) - Nella chiesa parrocchiale di Silea (TV), il presbiterio conserva un ciclo dell’Incarnazione, eseguito su quattro grandi teleri da Giovanni Marini, nel 1720; vd. I. Sartor, La chiesa parrocchiale di Silea, Treviso, 1993.
Per l’immagine dell’angelo-stella, si ringrazia la dott.ssa Carbonere.
33) -A.M. Ravaglioli, Natale di gioia negli occhi e nel cuore, C.E.C.C., 1993, p. 63.
34) - Leggenda Aurea, op. cit, p. 51.
35) - F. Cardini, La Stella e i Re Magi, Firenze, 1993, p. 47.
36) - Manoscritto, iniziale del graduale De Tempore, Adorazione dei Magi, 1442. Abbazia di Novacella, Bressanone.
37) - La statuetta lignea sarebbe giunta progidiosamente dal mare, sulle coste in prossimità di Roma.
38) - L’incisione, dei fratelli Banzo, attivi a Roma, risulta datata al 1820.
39) - Biblioteca Comunale, Viterbo.
40) - Biblioteca Alessandrina, Roma
41) - Biblioteca Casanatense, Roma. L’esemplare è di una edizione veneta del 1518. vd. In Praesepio, op. cit, pp. 31-32.
42) - S. Francesco, Urbino.
43) -Biblioteca Casanatense, Roma. vd. In Praesepio, op. cit, p. 107.
44) -Biblioteca Casanatense, Roma. vd. In Presepio, op. cit. pp. 175-176.
45) - AA.VV., “Dolce felice notte…” I sacri canti di G.B. Michi (Tesero 1651-1690) e i canti di questua natalizio-epifanici nell’arco alpino, dal Concilio diTrento alla tradizione orale contemporanea, a cura di R. Morelli, Trento, 2001.

Bibliografia


- AA.VV., E venne ad abitare in mezzo a noi, a cura di D. Tonti-M.D. Occhipinti, Urbino, 2008.
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- M. Bussagli Storia degli angeli, Milano, 1991.
- F. Cardini, La Stella e i Magi. Mito e storia dei Magi, Firenze, 1993.
- Comete. Immagini e storia nei libri dell’Angelica, Biblioteca Angelica, Roma, 1986.
- J. da Varagine, La leggenda Aurea, trad. di C. Lisi, Firenze, 1985.
- R. De Grada, La Natività nell’arte, Bergamo, 2002.
- M. Felix, I Re Magi, Milano, 2000.
- A. Finizio-A. Salvatori, Compendio di storia del presepio, AIAP, Roma, 2007.
- In Epiphania Domini. L’Adorazione dei Magi nell’arte siciliana, a cura di M.C. Di
- Natale, V. Abbate, Palermo, 1992.
- In Presepio. Immagini della Natività nelle incisioni dei sec. XVI-XIX, a cura di I.
- Olivieri e A. Vicini Mastrangeli, Biblioteca Casanatense, Roma, 1987.
- P. Maffei, La cometa di Halley, Milano, 1984.
- G. Passarelli, Icone delle dodici grandi feste bizantine, Milano, 1998.
- S. Spartà, I Magi tra storia e leggenda, Città di castello, 1987.
- T. Verdon, Natività, Milano, 2008.
- C. Widmann, La simbologia del presepe, Roma, 2004.
- fig 10 b - Sabina Segatori www.masaoriphoto.com 

 

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