Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

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SANT’ ANTUÓNE, SANT’ANTUÓNE, LU NEMICHE DE LU DEMONIE

 

Sant’Antuòne, sant’Antuòne lu nemiche de lu demonie… è il ritornello del canto narrativo di tradizione orale, documentato e praticato come canto di questua, specie in Abruzzo.
“Forme rituali più o meno complesse (fino a strutture rappresentative abbastanza articolate) connesse alle celebrazioni di Sant’Antonio Abate - riferisce Roberto Leydi - (1), sono segnalate dalla letteratura folklorica italiana per quasi tutte le regioni del nostro paese”.

La vicenda del santo, vissuto in Egitto nel III secolo, trascorre dall’agiata condizione d’origine alla vita eremitica: “Ricco e nobile nacque Antonio / disprezzò le sue ricchezze / nonostante le bellezze / tutto a Dio si consacrò”. Il deserto divenne la sua dimora, e qui fu ripetutamente tentato dal demonio, che gli apparve sotto varie sembianze, come tramandano le antiche leggende, e gli affreschi medievali.

Operò guarigioni di uomini e animali, che ricorrevano al suo intervento.
La fama della sua virtù si diffuse e molti si unirono a lui imitandone la scelta di vita.

Questa la biografia, redatta poco dopo la sua morte, da S.Atanasio di Alessandria.

Il Medioevo tramanda il suo specifico tratto di campione della fede, vittorioso sul Male: animali mostruosi, esseri demoniaci e figure antropomorfe lo attorniano e lo assalgono per piegarne la volontà, come nell’affresco del sec XVI (2), l’incisione del sec XVII e una edizione cinquecentesca illustrata della Leggenda Aurea (3), la più importante raccolta di Vite dei santi, redatta nel XIII secolo e in auge fino al XVI secolo.

 

 

In altri casi sono figure femminili, aggraziate o scomposte, a comparirgli dinanzi: ecco ad esempio la scena presente nel ciclo pittorico di epoca rinascimentale nella chiesa di Sant’Antonio Abate a San Daniele nel Friuli, realizzato tra 1497 e 1522 da Pellegrino da San Daniele.

Nelle rappresentazioni analoghe la donna ha zampe animalesche; ma in questo caso il connotato diabolico è appena accennato, un cornetto fuoriesce dal copricapo bianco.
Dunque è la vittoria sul Male l’aspetto specifico della sua figura, come attesta la tradizione orale e insieme l’iconografia, che intendeva illustrare i tratti memorabili dei santi.

 

In età moderna l’iconografia risulta improntata al patrocinio degli animali domestici e del fuoco, che già nelle immagini più antiche si notava ai suoi piedi.
Quali i motivi di questa trasformazione?

Le figure demoniache, a ben guardare, venivano rappresentate con fisionomie animalesche, allo stesso modo con cui si raffiguravano animali selvatici a scopo allegorico, per indicare i vizi e i peccati.
Inoltre, la Vita del santo ne esaltava il potere taumaturgico, per aver guarito uomini e animali (un porcellino).

La religiosità popolare fece dei santi i referenti delle istanze di sanità, prosperità, preservazione dal male; sant’Antonio, dunque, ha assunto la valenza di taumaturgo degli animali a motivo delle sue comprovate virtù, e loro speciale patrono.

Il 17 gennaio vengono tuttora recati per la benedizione rituale sul sagrato della chiese a lui intitolate, sia gli animali domestici e da cortile, che gli animali da lavoro. I sacerdoti erano destinatari di doni in natura, e a loro volta “distribuivano immagini di sant’Antonio da appendersi come amuleti nelle stalle”.

Una stampa popolare di inizio ‘900 mostra con vivacità il santo benedicente, e 10 tipi di animali che lo circondano.

Alle sue spalle, un antro scuro richiama la vita eremitica di antica memoria, mentre sullo sfondo un cascinale in fiamme allude al pericolo di incendi per cui invocarlo.

L’elemento del fuoco, invece, sembra sia da connettere con antichi rituali precristiani, di carattere purificatorio e propiziatorio, a cui la figura del santo si è sovrapposta, poiché la data commemorativa cade in un periodo dell’anno contrassegnato dai riti del fuoco rigeneratore e fecondante.

E svariate leggende raccontano di come il santo abbia procurato il fuoco agli uomini, sia andato tra le fiamme dell’inferno…

Questo periodo del ciclo annuale, che precede la primavera, era dedicato fin dall’antichità ai riti propiziatori, in vista del nuovo ciclo vegetativo.
E la festa del santo ne ha assunto gli aspetti.
Il porcellino e la campana che lo caratterizzano, inoltre, sono essi stessi espressivi di prosperità e fecondità, secondo un linguaggio simbologico che troviamo ricorrente nella cultura popolare, documentandone la valenza e la diffusione.

 

 

Note

 

1 - R.Leydi, I canti popolari italiani, pag 86
2 - La scena appartiene al ciclo pittorico della chiesa di S.Antonio a Bardies (Bl), datato 1520-1530
3 - Entrambe della Biblioteca Casanatense di Roma.



 

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