Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori. Nello specifico, i testi sono stati realizzati da Giovanni Ruggeri, del sito www.bagnonemia.com che ha trasmesso anche le foto, mentre la grafica e la rielaborazione delle immagini è stata curata da Cartantica.
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"N.B.: L'Autore prescrive che qualora vi fosse un'utilizzazione per lavori a stampa o per lavori/studi diffusi via Internet, da parte di terzi (sia di parte dei testi sia di qualche immagine) essa potrà avvenire solo previa richiesta trasmessa a Cartantica e citando esplicitamente per esteso il lavoro originale (Autore, Titolo, Periodico) ."


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STORIA DELLA VIA CRUCIS DI VICO MONTEROLE,

FRAZIONE DEL COMUNE DI BAGNONE (MS)

DI GIOVANNI RUGGERI

 

Da qualche tempo mi ero riproposto di salire a Monterole per fotografare le quindici stazioni della Via Crucis, che si snodano lungo la strada carrozzabile che da Vico Chiesa sale a Vico Monterole. E, come dice il proverbio: "Tutti i tempi vengono basta aspettarli", oggi, sotto il sole cocente del Leone, ho fotografato tutte le stazioni del lungo percorso, riuscendo alla fine ad incontrare alcuni abitanti i quali mi hanno informato di come e per volere di chi, sia sorta questa meravigliosa Via Crucis.

Anche se la toponomastica è contraddittoria, il Comune scrive sui cartelli "Monterole" mentre le carte topografiche dell'Istituto Geografico Militare n. 173 del 6/08/1969 - 370, riportano il nome "Monteruolo", in ogni caso siamo certi di essere nello stesso paese.

Alle tre del pomeriggio di una caldissima giornata di Agosto, il primo uomo che ho incontrato a Monterole, è stato Sarti Silvano, risvegliato dall'abbaiare improvviso dei cani al mio apparire, abitante in una grande ed antica casa ristrutturata, di fronte alla XIV stazione, il quale mi ha dato le informazioni relative ai plastici, uno del Castello di Malgrate e l'altro dell'Oratorio di S. Antonio, posti alla base della stazione e di altre attività che svolge un suo cugino torinese. Silvano e i suoi cani mi hanno accompagnato nell'ultimo tratto, sino alla XV stazione "La Resurrezione" ed all'Oratorio di S. Antonio, che quel giorno era chiuso e che non ho potuto fotografare all'interno.

Sul nuovo piazzale, è stata sistemata un'antica croce in ferro che si trovava sulla cima del Monte Forca a 755 m s.l.m. ed ora portata più a valle e localizzata per volontà dagli abitanti, alla fine del percorso della Via Crucis.

Come si può notare dalle foto, la strada si snoda sulle pendici dell'Appennino, tra rigogliosi castagneti, vigneti e pinete, la cui ombra mi ha protetto ed aiutato a completare il rilevamento in meno di un'ora.

Al termine, con l'amico Silvano ci siamo seduti sotto un fresco porticato, dove in compagnia di un secondo abitante certo Martini Luigi, nato nel 1925, di anni 83, mi hanno fatto la ricostruzione storica verbale della Via Crucis.

In fine per ottenere maggiori e più precise informazioni, mi hanno consigliato di scendere nella sottostante frazione di Canneto e di chiedere di parlare con Sarti Zeffirino, fratello di Silvano, e genero del promotore Pini Ernesto.
La storia deve essere scritta con precisione per cui non ho tardato a suonare alla porta indicata, dove sono stato accolto con tanta amicizia, anche se l'ora non era delle più favorevoli, in quel caldo pomeriggio d'Agosto.

Ho atteso l'arrivo di Zeffirino, mentre la moglie Luciana, mi mostrava il meraviglioso panorama che si godeva dalla terrazza della loro abitazione

 

 

A VICO CANNETO

 

Zeffirino mi ha ricevuto in casa, nel suo rustico salotto, ma dopo la presentazione ha preferito lasciar parlare la moglie, la quale si è subito presentata, dicendo di essere Pini Luciana, la figlia di PINI ERNESTO, nato il 20/02/1920 e deceduto il 28/07/1989, il quale trasferitosi in Brianza nel dopoguerra, ha esercitato la professione di muratore e di impresario edile, con buon risultato economico.

Egli, all'età di 75 anni,  manifestò il desiderio di lasciare in sua memoria, qualche cosa al Paese natio e quest'idea venne accolta dall'allora parroco Don Mario Forni, il quale non solo ne valorizzò l'idea, ma volle partecipare alle realizzazione dell'opera, fornendo e pagando tutte le immagini in bronzo che risultano all'interno di ogni manufatto di cemento, opera dell'artista Ricci A., realizzate probabilmente nel 1986, nei laboratori di Desio.

La firma dell'artista è scritta e leggibile alla base del bronzo della XIV stazione.

Dell'artista Ricci A. non si hanno informazioni precise - se non quelle di aver trovato la sua firma su alcune immagini - e la sua origine ci è assolutamente ignota, anche se nella nostra regione operava in quel tempo un marmista di nome Ricci, che però nopn mi sembrava in grado di elaborare i quindici calchi delle immagini, necessari alla fusione. 
A Bagnone, la firma di Ricci la troviamo anche sul tronco di castagno che compone il monumento ai caduti, sul viale Lungo Bagnone.

Altra ipotesi valida è quella che il Parroco, abbia potuto acquistare le immagini già fuse, in possesso di qualche venditore di articoli di chiesa.

MONUMENTO AI CADUTI DI VICO CHIESA

Altra ipotesi valida è quella che il Parroco, abbia potuto acquistare le immagini già fuse, in possesso di qualche venditore di articoli di chiesa.

 

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I BRONZI, OPERA DI RICCI A.

 

Prima Stazione - Gesù è condannato

Seconda Stazione - Gesù è caricato della Croce

Terza Stazione - Gesù cade per la prima volta

Quarta stazione - Gesù incontra sua madre

Quinta Stazione - Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la Croce

Sesta Stazione - La Veronica asciuga il volto di Gesù

Settima Stazione - Gesù cade per la seconda volta

Ottava Stazione - Gesù incontra le donne di Gerusalemme che piangono su di lui

Nona Stazione - Gesù cade per la terza volta

Decima Stazione - Gesù è spogliato delle vesti

Undicesima Stazione - Gesù è inchiodato sulla Croce

Dodicesima Stazione - Gesù muore sulla Croce

Tredicesima Stazione - Gesù è deposto dalla Croce e consegnato alla Madre

Quattordicesima Stazione - Gesù è deposto nel sepolcro

Quindicesima Stazione - Gesù Risorto

La Croce

Pini con il genero Sarti hanno costruito i quindici manufatti di cemento in Brianza, che sono stati trasportati poi a Vico di Bagnone (distante circa 250 km) con tre viaggi di camioncino guidato da Zeffirino, assumendosi tutte le spese inerenti la costruzione, il trasporto e l'istallazione in loco delle opere.

Pini e Sarti si sono occupati anche della posa, seguendo le indicazioni e il benestare del Parroco, il quale ha fornito puntualmente le immagini che sono state da loro fissate nei manufatti, che agli inizi subirono anche danneggiamenti da parte di giovani scapestrati, ma che i genitori hanno poi rimediato nel pagando per la riparazione dei danni fatti.

Oggi, quest'opera ha già superato la prova del tempo, eretta da vent'anni, è in ottime condizioni di manutenzione e stabilità, ed è oggetto di culto periodico, da parte della popolazione di Vico, assai religiosa e devota. 

 

FOTO ENTRATA DEL PAESE DI VICO MONTEROLE

 

 

In dialetto: Vik.

Il paese di Vico si trova a nord di Bagnone, è formato da sei nuclei di case, sparsi sulle pendici dell’Appennino tosco-emiliano, lungo la valle del torrente Re di Valle. La frazione Chiesa (Cèsa), è a 401 m s.l.m., le altre sono: Finale (Fnàl), Valle (Vala), Montale (Montal), Canneto (Kanét) e Monterole (Montról). Per l’informazione si deve dire che prima del ‘600 esisteva una settima frazione ubicata fra Montale e Canneto chiamata  Casa Nuova (Cà nova).  Fu il secondogenito del Marchesotto,  Giovanni Malaspina, detto il Berretta o Berrettazzo, colui che erediterà il feudo di Treschietto e che si sposerà con Masina Picciolini dalla quale avrà: Leonardo, Federico detto il Tedesco, Andrea-Galeazzo e Guglielmo.
Il paese di Vico ha cominciato ad avere una certa importanza dopo il 1351, quando il marchese di Treschietto decise, di stabilire in Vico Chiesa la sua residenza e vi dimorò per 25 anni. In questo periodo furono emanati gli ordinamenti di Vico, ai quali ogni successore si attenne.
Treschietto, costruito come roccaforte militare difensiva, sarà ampliato ed abitato dai discendenti del Berretta.
I Malaspina hanno lasciato alla parrocchia di Vico dei legati per le funzioni del venerdì di maggio, per il mantenimento dell’altare della Madonna del Rosario, e per le celebrazioni delle SS. Messe.

La parrocchia dedicata a Santa Maria Assunta, si presume abbia origini lontane, già esistente ai tempi sopra menzionati e non iscritta nella lista delle decime diocesane, perché di appartenenza al feudo. Vico subisce le sorti del feudo di Treschietto.

Dall’abitato di Monterole, salendo per raggiungere il rifugio del Matale, in prossimità della Croce, un sentiero sulla destra conduce alla località: la Tecchia dell’Uomo Selvatico e della Ferdana.
Alcuni anziani del paese raccontano che fino a poco tempo fa, all’interno di alcune cavità naturali esistenti in quel luogo, si potevano ammirare alcuni utensili in legno: scodelle, piatti e recipienti di varie misure.

La leggenda dell’Uomo Selvatico, che ancora oggi é viva in molte zone della Lunigiana, attribuisce a questo misterioso individuo l’invenzione del formaggio e della ricotta.
Egli viene rappresentato come un gigante dai capelli neri e colorito scuro; accanto a lui, come nel caso di Vico, vi é una compagna, la Donna Selvatica, che sembrerebbe alludere al ricordo di un gruppo etnico particolare, distinto dalle popolazioni locali.
 

(Da: Bagnone, itinerari montani, di Giacomo Grande – Litografia Europa - (SP).

 

ANGOLI VARI DI VICO

 

Gironzolando da un luogo all'altro, l'occhio ha scoperto alcune immagini meritevoli di essere conservate e riprodotte a completamento del servizio fatto.

Le prime due foto sono scattate su alcuni plastici che riproducono il Castello di Malgrate e l'Oratorio di S. Antonio di Vico.

La quarta immagine riproduce una fontanella pubblica.

La quinta foto è scattata ad una statuetta scolpita da uno scultore naif, che si è cimentato nella scultura statuaria.

La sesta foto riproduce l'angolo di un vecchio fabbricato, con la finestrella tipo feritoia, idonea per sparare con un fucile.

La settima è l'angolo dello stesso fabbricato.

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L'ottava foto vuol riprendere e conservare un manufatto in pietra molto usato da noi per l'inserimento dei pali per sopportare i pergolati che coprivano le terrazze.

La nona foto è quella di una vaschetta in arenaria che funge da lavandino.

Sulla strada Vico/Mulini, al bivio per Monterolo, ci sono due cartelli gialli; il primo indica l'Oratorio di S. Antonio, mentre il secondo indica un Oratorio del XVIII secolo. Ho fatto una ricerca e gli abitanti mi hanno detto che questo edificio ò stato demolito da molto tempo e che non esiste più!...Chi controlla queste opere e chi si cura di esporre cartelli indicatori senza verificarne l'esistenza?

Madonna del Rosario

 

L'INAUGURAZIONE

 

Inaugurazione

Processione

Processione


Inaugurazione

 

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Anche questa ricerca, sperduta sulle coste dell'Appennino, è stata per me oggetto interessante, che mi ha permesso di trascorrere un piacevole pomeriggio estivo, che ho gradito tra il verde dei nostri secolari castagni e tra i ruderi, di tanta meravigliosa storia di un animato passato medioevale.

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